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	<title>Palau Archives - InsideOver</title>
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	<title>Palau Archives - InsideOver</title>
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		<title>Ieri il Giappone, domani la Cina? Perché gli USA riaprono le piste di atterraggio nel Pacifico Occidentale</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/ieri-il-giappone-domani-la-cina-perche-gli-usa-riaprono-le-piste-di-atterraggio-nel-pacifico-occidentale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 May 2026 05:16:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Marines]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1208" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palau (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-1024x644.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-1536x966.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-2048x1289.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti stanno ripristinando l'insediamento militare a Palau per avere la possibilità di dispersione delle forze in caso di attacco cinese, ma non solo</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/ieri-il-giappone-domani-la-cina-perche-gli-usa-riaprono-le-piste-di-atterraggio-nel-pacifico-occidentale.html">Ieri il Giappone, domani la Cina? Perché gli USA riaprono le piste di atterraggio nel Pacifico Occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1208" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palau (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-1024x644.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-1536x966.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-2048x1289.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Palau </strong>è un arcipelago del Pacifico occidentale situato a Est delle Filippine e a Sud delle Isole Marianne. Qui, nell&#8217;atollo di Peleliu, tra i più meridionali dell&#8217;arcipelago, gli <strong>Stati Uniti</strong> <a href="https://www.dw.com/en/us-rebuilding-wwii-pacific-airfields-amid-china-threat/a-76569562">sono al lavoro</a> per ripristinare una vecchia pista di atterraggio utilizzata durante la Seconda Guerra Mondiale. Proprio quel conflitto ci fornisce la base per avere la chiave di lettura di questa mossa statunitense – per nulla a sorpresa – volta a rafforzare la propria presenza in quella che è nota anche come Seconda Catena di Isole, ovvero la serie di arcipelaghi che vanno dalle Marianne sino alla Nuova Guinea/Indonesia. </p>



<p>Durante la Seconda Guerra Mondiale, l&#8217;espansione nipponica aveva portato le truppe giapponesi a invadere buona parte dei territori del Pacifico occidentale, toccando appunto la Nuova Guinea e arrivando sino alle Salomone. Avamposti giapponesi si trovavano in Micronesia nelle isole Gilbert e nelle Marshall, e il comandante in capo del teatro del Pacifico, l&#8217;ammiraglio <strong>Chester Nimitz</strong>, per vincere il Giappone decise che le forze anfibie e aeronavali Usa non avrebbero intrapreso una lunga e sanguinosa battaglia per liberare tutte le isole occupate, ma avrebbero conquistato punti chiave in un progressivo avanzamento verso l&#8217;arcipelago giapponese. Questa tattica, definita “<strong>salto della rana</strong>”, fu efficace come sappiamo, e Palau fu sede di una di queste battaglie decisive per la vittoria statunitense.</p>



<p>L&#8217;insediamento militare Usa a Palau, tra cui anche la base aerea di Peleliu, perse d&#8217;importanza dopo la guerra: Washington aveva ristabilito la sua presenza nelle Filippine e soprattutto aveva spostato il suo baricentro molto più a Ovest grazie alla capitolazione nipponica, che fece del Giappone un Paese satellite degli Usa.</p>



<p><strong>Questo assetto è rimasto sostanzialmente immutato sino al termine della Guerra Fredda,</strong> quando la fine del blocco sovietico portò gli Usa a rinunciare ad alcune posizioni avanzate – come nelle Filippine – ma l&#8217;evolversi della situazione internazionale che ha portato sul palcoscenico la Cina con le sue aspirazioni a diventare potenza globale e soprattutto egemone nel Pacifico occidentale sta ancora una volta cambiando la postura statunitense.</p>



<p>Le Filippine, davanti all&#8217;aggressività cinese nel Mar Cinese Meridionale, sono tornate a guardare a Washington e oltre a riaprire basi militari che gli Usa avevano abbandonato negli anni Novanta, ne hanno aperte di nuove, praticamente raddoppiandone il numero.</p>



<p>Se il Pentagono sta riuscendo nell&#8217;impresa di riposizionarsi nella <strong>Prima Catena di Isole</strong>, in un processo avviato ormai da più di un lustro, ora è giunto il momento di guardare oltre alla Seconda Catena, che assume un ruolo centrale anche nella strategia cinese in quanto funzionale alla sua proiezione militare (e commerciale) in tutto il Pacifico, e da lì, possibilmente in un futuro non troppo remoto, in tutto il globo. <strong>Palau, e la base di Peleliu, diventano quindi fondamentali per il controllo del mare tra le due catene </strong>– e per il controllo delle linee di navigazione tra Australia e le Hawaii – pertanto i genieri statunitensi hanno avviato il ripristino della pista di atterraggio per farne un avamposto in grado di supportare le operazioni militari. Attualmente, ancora non sono presenti installazioni come radar di scoperta e sistemi di difesa aerea, ma si sta predisponendo tutto il necessario per il loro arrivo.</p>



<p>Il ripristino dell&#8217;insediamento militare a Peleliu non sorprende anche perché <strong>gli Stati Uniti hanno avviato <a href="https://theaviationist.com/2025/10/02/tinian-airfield-rehabilitation-work/">la stessa dinamica a Tinian</a>,</strong> una delle isole Marianne che, come le Palau, sono state importanti per il “salto della rana” dell&#8217;ammiraglio Nimitz.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I vantaggi della dispersione</h2>



<p>L&#8217;ottica generale Usa non è solo quella di ricomporre le maglie del contenimento di una potenza continentale – in questo caso la Cina invece dell&#8217;URSS – ma anche quella di avere più avamposti in cui <strong>disperdere le proprie forze</strong> in caso di conflitto. Al Pentagono sanno che le basi principali del Pacifico occidentale, come Okinawa e quelle nelle Filippine, financo la stessa Guam, <strong>sono dentro il raggio d&#8217;azione dell&#8217;offesa missilistica cinese </strong>ed è quindi necessario disperdere le proprie forze affinché possano sopravvivere a un primo, massiccio attacco in caso di conflitto aperto. La dispersione, se associata a un sistema di difesa aerea adeguato – quindi con capacità antimissili balistici – diventa efficace perché costringe l&#8217;avversario a separare numericamente le proprie salve di missili, che diventando meno numerose, hanno più probabilità di essere intercettate e di ridurre considerevolmente i danni a terra.</p>



<p>La dispersione assume anche una connotazione prettamente strategica sul piano delle <strong>operazioni anfibie</strong> in quanto col riassetto dei Marines – o per meglio dire col ritorno a una forza prettamente anfibia invece di “pesante” &#8211; il Corpo può mettere in atto le <strong>operazioni di “contro-bolla”</strong> con più flessibilità e soprattutto con più capillarità. Avere la possibilità di contare su numerosi avamposti, e quindi di poter disperdere intorno a essi sistemi missilistici di vario tipo (antinave, da attacco terrestre e antiaerei) in piccole unità, o reparti che usano droni kamikaze a lungo e medio raggio “<a href="https://it.insideover.com/difesa/dallucraina-al-golfo-larma-piu-insidiosa-e-nascosta-in-un-container-e-gli-usa.html">containerizzati</a>”, permette di disarticolare le bolle <strong><em>Anti Access/Area Denial</em></strong> cinesi che si stanno espandendo sia grazie all&#8217;ingresso in servizio di nuovi sistemi d&#8217;arma, sia grazie alla progressiva avanzata territoriale nel Mar Cinese Meridionale, dove gli atolli occupati – o costruiti artificialmente – dalla Repubblica Popolare sono stati ampiamente militarizzati con infrastrutture capaci di ospitare velivoli e unità navali di vario tipo. </p>



<p>Chi scrive ritiene anche che gli sforzi cinesi volti a costruire una forza da assalto anfibio credibile, con anche una <a href="https://it.insideover.com/difesa/dalla-turchia-alla-cina-le-navi-porta-droni-come-strumento-di-proiezione-di-potenza.html">nave porta-droni</a> di grosso tonnellaggio, non siano rivolti solo al raggiungimento della superiorità nei mari contigui alla Cina, ma anche a effettuare <strong>operazioni di sbarco proprio in isole atolli chiave oltre la Prima Catena di Isole</strong> in una riedizione del “salto della rana” dell&#8217;ammiraglio Nimitz, dove però, in questo caso, sono gli Stati Uniti a essere al posto del Giappone imperiale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/ieri-il-giappone-domani-la-cina-perche-gli-usa-riaprono-le-piste-di-atterraggio-nel-pacifico-occidentale.html">Ieri il Giappone, domani la Cina? Perché gli USA riaprono le piste di atterraggio nel Pacifico Occidentale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Gli Usa costruiranno basi a Palau?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-costruiranno-basi-a-palau.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 16:46:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1208" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palau (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-1024x644.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-1536x966.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-2048x1289.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Microscopico stato insulare del Pacifico, Palau ha un legame di vecchia data con gli Stati Uniti. Questo piccolo angolo di mondo, tuttavia, potrebbe diventare un punto nevralgico della strategia indo-pacifica degli Stati Uniti nel prossimo futuro. Perché Palau è strategicamente importante Se si osserva una qualsiasi mappa geografica è facile capire perché questo territorio di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-costruiranno-basi-a-palau.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-costruiranno-basi-a-palau.html">Gli Usa costruiranno basi a Palau?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1208" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palau (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-1024x644.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-768x483.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-1536x966.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Palau-La-Presse-2048x1289.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Microscopico stato insulare del Pacifico, <strong>Palau </strong>ha un legame di vecchia data con gli Stati Uniti. Questo piccolo angolo di mondo, tuttavia, potrebbe diventare un punto nevralgico della <a href="https://it.insideover.com/guerra/basi-usa-asia-mappa.html"><strong>strategia indo-pacifica degli Stati Uniti</strong></a> nel prossimo futuro.</p>
<h2>Perché Palau è strategicamente importante</h2>
<p>Se si osserva una qualsiasi mappa geografica è facile capire perché questo territorio di circa 200 isole, dalla natura lussureggiante e con nemmeno 20mila abitanti, possa essere fondamentale per il controllo del Pacifico. Il Giappone occupò queste isole, allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, le stesse che finirono invece nel <em>Trust Territory of the Pacific Islands </em>(sotto controllo USA) per poi diventare indipendenti nel 1994. Era ben chiaro che avere un avamposto in quel di Palau equivaleva a porsi dentro un ombelico del Mondo che guarda verso l’Asia e che troneggia in mezzo al Pacifico. Qui i marines lasciarono un tributo di sangue non indifferente, subendo pesanti perdite nell&#8217;attaccare le posizioni giapponesi sull&#8217;isola di Peleliu nel settembre 1944.</p>
<p>Palau è legata agli Stati Uniti da un <a href="https://www.archives.gov/federal-register/codification/executive-order/12569.html"><strong>Trattato di libera associazione</strong></a> (<em>Compact of Free Association</em>, COFA) che disciplina l’assistenza finanziaria e militare nei confronti di questi territori (e di territori simili). Nonostante su questo trattato piovano ripetute accuse di neocolonialismo, è l’aspetto militare quello che oggi conta di più, nella cornice delle tensioni indo-pacifiche. Gli Stati Uniti, in base al trattato, si assumono la <strong>difesa di questi territori</strong> (tuttavia, non possono dichiarare guerra in loro nome) e possono chiedere al governo locale l’autorizzazione alla costruzione di basi operative a stelle e strisce: questo, ovviamente, esclude la presenza di forze militari di altri Stati se non previa autorizzazione di Washington. A causa di gravi precedenti storici, il Cofa esclude l’utilizzo di Palau come palestra per esperimenti di alcun tipo legati ad armi nucleari, batteriologiche o chimiche. Il legame militare tra le due Nazioni è testimoniato, inoltre, dalla possibilità per gli abitanti palauani di arruolarsi nell’US Army: un loro forte coinvolgimento è stato registrato sia in Iraq che in Afghanistan.</p>
<h2>La proposta di Tommy Remengesau Jr</h2>
<p>In occasione del tour Pacifico del segretario alla Difesa Usa <strong>Mike Esper,</strong> iniziato a fine agosto, il presidente di Palau <strong>Tommy Remengesau Jr</strong> aveva esortato gli Stati Uniti a <strong>costruire infrastrutture e basi militari</strong> sul suo territorio, con l&#8217;obiettivo di ridurre l&#8217;influenza cinese nell&#8217;area. Nella richiesta, consegnata ad Esper con una lettera privata (il cui contenuto era stato diffuso parzialmente dal <em><a href="https://www.theguardian.com/world/2020/sep/04/pacific-nation-of-palau-invites-us-to-build-a-military-base-to-counter-china">Guardian</a></em>), Remengesau lamentava l’impossibilità per il piccolo stato di pattugliare una porzione di oceano gigante per le proprie ridotte capacità militari. Nella sua visione, le basi a Palau allargherebbero il raggio d’azione americano e potrebbero costituire, allo stesso tempo, una spinta per l&#8217;economia locale, fortemente colpita dalla pandemia da Covid-19. È da questo groviglio di isolette che Washington, infatti, potrebbe tenere contrastare la <a href="https://it.insideover.com/politica/piano-della-cina-per-strappare-il-pacifico-agli-stati-uniti.html">crescente influenza cinese nell&#8217;Indo-Pacifico</a>.</p>
<p>Palau è, inoltre, uno dei quattro Paesi della regione che riconoscono Taiwan (ed uno dei soli 15 al mondo), dopo che le Isole Salomone e Kiribati lo scorso anno avevano avviato relazioni diplomatiche ufficiali con Pechino. Ma qui l’annosa questione delle “due Cine” sembra davvero non essere più la discriminante: gli Stati Uniti hanno riconosciuto Pechino come l&#8217;unico governo legale della Cina nel 1979, sebbene Washington mantenga relazioni non ufficiali con Taiwan e venda armi ai sensi del Taiwan Relations Act. Corteggiare (ammesso che ce ne sia bisogno) Palau per provocare Pechino sulla questione Taiwan sembra, al momento, secondario rispetto al mero uso geografico delle isole in questione: Palau si trova su un percorso del Nord Pacifico che collega le forze statunitensi con sede alle <strong>Hawaii</strong> e <strong>Guam</strong> a potenziali punti caldi del continente asiatico. È questo ciò che conta.</p>
<p>Palau, tuttavia, non è nuova a vendette trasversali. Nel 2009, un gruppo di uiguri era stato catturato in Afghanistan perché sospettato di atti di terrorismo ed, infine, detenuto nella base di Guantanamo. Una volta rilasciati, i detenuti vennero inviati a Palau. Pechino protestò con veemenza, improvvisamente dimentica del trattamento riservato agli uiguri in patria, chiedendone immediatamente il rientro a casa. Qualche anno dopo, nel 2018, il governo cinese vietò ai propri turisti di recarsi in viaggio in quel di Palau, che negli anni è riuscita a risollevarsi economicamente anche grazie a tour operator cinesi. Mentre Palau ha cercato di accogliere i turisti e gli investimenti cinesi &#8211; particolarmente evidenti negli hotel della capitale Koror &#8211; la nazione del Pacifico ha costantemente resistito all&#8217;influenza politica del Dragone. L’arcipelago-Stato scontava, ovviamente, non solo la sua vicinanza a Washington ma anche quella con Taiwan. Una testimonianza, ancora una volta, di come il governo di Xi Jinping stia esercitando pressioni finanziarie e politiche, pubblicamente e privatamente, su molte nazioni indo-pacifiche, ridefinendo le sue relazioni internazionali.</p>
<h2>Che ne sarà della proposta?</h2>
<p>La richiesta proveniente da Palau prevede un accordo davvero semplice: costruire basi ad uso comune per poi farle divenire infrastrutture permanenti, con un controllo definitivo Usa sulle coste palauanesi. Il progetto non prevede, ovviamente, solo basi terrestri, ma anche <strong>strutture portuali e aeroporti</strong> sotto controllo dei marines. Un’opzione che sarebbe di supporto anche per i sistemi di controllo isolani: Remengesau, nella sua missiva, avrebbe anche suggerito la presenza della Guardia Costiera statunitense, che aiuterebbe Palau a pattugliare la sua vasta riserva marina.</p>
<p>Se gli Stati Uniti, al momento, hanno un disperato bisogno di controllo nel Pacifico, anche la piccola nazione di Palau si trova alle strette. Dopo il dramma della pandemia e la rottura con Pechino, può contare economicamente quasi solo su Washington. Il patto di libera associazione di Palau con gli Stati Uniti è stato rinegoziato quest&#8217;anno e scadrà nel 2024. Il destino di questo rapporto, nonché delle basi, dipende tutto dal prossimo 3 novembre. Palau, esattamente come gli Usa, andrà al voto per eleggere un nuovo presidente: Remengesau, già al suo secondo mandato, certamente non avrà più il timone delle relazioni con Washington, alle prese con la consueta faida tra falchi e colombe.</p>
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