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	<title>Nigeria Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 28 Jun 2026 18:28:07 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Nigeria Archives - InsideOver</title>
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		<title>Dall&#8217;Africa ai Balcani, la diaspora dei talenti che rende forte il calcio europeo</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/dallafrica-ai-balcani-la-diaspora-dei-talenti-che-rende-forte-il-calcio-europeo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 07:16:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Nationalism]]></category>
		<category><![CDATA[mondiali di clacio]]></category>
		<category><![CDATA[Nigeria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="calcio" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La presenza massiccia di giocatori di origine africana nelle nazionali occidentali è il risultato di precise dinamiche storiche. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/dallafrica-ai-balcani-la-diaspora-dei-talenti-che-rende-forte-il-calcio-europeo.html">Dall&#8217;Africa ai Balcani, la diaspora dei talenti che rende forte il calcio europeo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="calcio" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/calcio-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una delle esclusioni più clamorose dai Mondiali di calcio del 2026, dopo quella dell&#8217;Italia senza talenti dei Gattuso e dei Gravina, è quella della nazionale della Nigeria, conosciuta storicamente come le <strong>Super Eagles</strong>. Eppure il dna del Paese africano è si trova un po&#8217; ovunque nelle rose delle squadre che si contendono la coppa: anzi si può dire che la Nigeria sia una delle nazioni più rappresentate in assoluto. È il fenomeno della diaspora nel calcio globale, che sta ridefinendo i rapporti di forza tra le nazionali calcistiche e alimentando un acceso dibattito sull&#8217;<a href="https://it.insideover.com/politica/il-calcio-italiano-non-cambia-la-figc-riparte-da-malago.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/il-calcio-italiano-non-cambia-la-figc-riparte-da-malago.html">estrazione del talento sportivo</a>, mostrando forti analogie con quanto accade in altre parti del mondo, come nella più famosa diaspora calcistica dei paesi balcanici.</p>



<p>Nelle sole liste dei convocati del torneo si contano moltissimi calciatori di primissimo livello che avrebbero potuto rappresentare la Nigeria per nascita o per discendenza diretta, ma che hanno scelto di indossare la maglia di una federazione europea o nordamericana. Si pensi a <strong>Bukayo Saka</strong>, ala dell&#8217;Arsenal e punto fermo della nazionale inglese, nato a Londra da genitori nigeriani. O a <strong>Jamal Musiala</strong>, trequartista del Bayern Monaco e della Germania, figlio di padre anglo-nigeriano, e a <strong>Manuel Akanji</strong>, difensore del Manchester City e pilastro della Svizzera, che ha origini nigeriane da parte di padre e ha persino tatuato il simbolo delle Super Eagles sul corpo. Discorso simile vale per l&#8217;attaccante francese <strong>Michael Olise</strong>, che poteva scegliere tra quattro diverse nazionali, i giocatori inglesi <strong>Noni Madueke</strong> ed <strong>Eberechi Eze</strong>, lo statunitense <strong>Folarin Balogun</strong>, lo svizzero <strong>Noah Okafor</strong> e il veterano <strong>David Alaba</strong>, storico capitano dell&#8217;Austria.</p>



<p><strong>Questa presenza massiccia di giocatori di origine africana nelle nazionali occidentali non è casuale,</strong> ma è il risultato di precise dinamiche storiche ed economiche. Le grandi nazioni calcistiche europee beneficiano da decenni dei <strong>flussi migratori </strong>e soprattutto dei settori giovanili dei club più ricchi, che scoprono talenti quando sono quasi in fasce. Esiste però anche un<strong>canale diretto di </strong>che parte dal continente africano, e che porta i giganti europei e i loro investitori a finanziare accademie calcistiche in Nigeria o Ghana per scovare i migliori ragazzi all&#8217;età di 12 o 13 anni, crescerli sul posto e trasferirli in Europa non appena compiono 18 anni. Inevitabilmente, dei miliardi di dollari mossi ogni anno dal calciomercato mondiale, solo una frazione infinitesimale ritorna effettivamente ai club africani. Le accademie finiscono così per funzionare come una sorta di startup a forte squilibrio geografico. A questo si aggiunge il fatto che la crisi delle infrastrutture locali e i problemi di governance della federazione nigeriana spingono i giovani nati all&#8217;estero a preferire le federazioni in cui sono cresciuti, ritenute più serie e capaci di garantire carriere ad alti livelli.</p>



<p>Come dicevamo all&#8217;inizio, questa dinamica non è affatto un&#8217;esclusiva del calcio africano, ma ricorda molto da vicino il dibattito che da anni infiamma i tifosi dell&#8217;Europa dell&#8217;Est, in particolare quelli della Serbia. Se tutti i giocatori della diaspora serba avessero scelto di rappresentare la propria nazionale di origine, la Serbia possiederebbe oggi una delle squadre più profonde e di maggior talento del pianeta. Se <strong>Lazar Samardžić</strong>, nato in Germania da genitori serbi, ha deciso di sposare la causa della nazionale serba, altri hanno fatto scelte opposte, come <strong>Miloš Degenek</strong>, nato in Croazia e fuggito con la famiglia durante le guerre jugoslave per poi stabilirsi in Australia e diventarne un titolare, o <strong>Marko Arnautović</strong>, nato in Austria da padre serbo e diventato capitano e simbolo della nazionale austriaca. Ci sono poi stati i casi di <strong>Neven Subotić</strong>, cresciuto tra Germania e Stati Uniti, che scelse la Serbia per poi ritirarsi precocemente dal calcio internazionale, e persino di <strong>Zlatan Ibrahimović</strong>, nato in Svezia da madre serbo-bosniaca e padre musulmano-bosniaco, che ha legato il suo nome alla storia della nazionale svedese. </p>



<p>Questo intreccio diasporico tocca anche vette di forte rivalità sportiva, come accaduto con <strong>Xherdan Shaqiri</strong> e <strong>Granit Xhaka</strong>, nati nell&#8217;ex Jugoslavia da famiglie albanesi del Kosovo e cresciuti fino a diventare i leader della Svizzera, accendendo storici e tesi confronti sul campo proprio contro la Serbia. Invece, a causa delle doppie cittadinanze, dei luoghi di nascita all&#8217;estero o di precise scelte personali, molte stelle giocano per altri Paesi.</p>



<p>Tornando al contesto africano, questa fuga di talenti genera non pochi malumori. L&#8217;ex centrocampista del Chelsea e della nazionale nigeriana, <strong>Mikel John Obi</strong>, <a href="https://www.channelstv.com/2024/07/26/dont-treat-africa-as-second-option-obi-tells-foreign-based-players/" type="link" id="https://www.channelstv.com/2024/07/26/dont-treat-africa-as-second-option-obi-tells-foreign-based-players/">ha criticato </a>duramente i calciatori della diaspora che crescono in Inghilterra o in Francia, aspettando una chiamata dalle nazionali europee e poi, verso i 25 o 26 anni, quando capiscono che non c&#8217;è spazio, decidono di accettare la convocazione della Nigeria. Per l&#8217;ex capitano la federazione nigeriana non dovrebbe essere trattata come una seconda scelta, poiché i giocatori dovrebbero decidere prima ed essere fieri delle proprie radici. I calciatori, dal canto loro, si trovano spesso a fare i conti con un forte senso di appartenenza al Paese in cui sono nati. Giocatori come <strong>Kobbie Mainoo</strong>, un altro giovane talento di origini ghanesi che ha scelto l&#8217;Inghilterra, hanno spiegato che giocare per la nazionale del Paese in cui si è cresciuti e in cui si è stati formati è semplicemente il coronamento di un sogno d&#8217;infanzia.</p>



<p>Non tutti i Paesi europei si regolano allo stesso modo. Se Francia e la Germania hanno costruito i propri successi sportivi recenti integrando perfettamente i figli degli immigrati di prima e seconda generazione. l&#8217;Italia mostra il volto opposto della medaglia, con rigidissime leggi sulla cittadinanza italiana che rendono molto complicato per i figli di immigrati nati nel Paese ottenere il passaporto prima dei 18 anni. Questo muro burocratico ha di fatto escluso per anni potenziali talenti dai circuiti delle nazionali giovanili. Il caso più celebre? Quello di <strong>Mario Balotelli</strong>, nato a Palermo da genitori ghanesi ma impossibilitato a giocare per le nazionali azzurre fino alla maggiore età.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/dallafrica-ai-balcani-la-diaspora-dei-talenti-che-rende-forte-il-calcio-europeo.html">Dall&#8217;Africa ai Balcani, la diaspora dei talenti che rende forte il calcio europeo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Europa ha fame di energia? Ci pensano Algeri e Rabat a fornirle il gas</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/leuropa-ha-fame-di-energia-ci-pensano-algeri-e-rabat-a-fornirle-il-gas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Jun 2026 13:52:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1485" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-300x232.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-1024x792.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-768x594.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-1536x1188.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220308171700666_4545688f567500966732a65e13613a17-2048x1584.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La tempesta energetica imperversa a tutte le latitudini del globo, ma la risposta al fabbisogno apre scenari molto interessanti per l’Africa. La Nigeria, nazione che vanta&#160; le più grandi riserve di gas nel continente, si appresta a diventare uno dei principali mercati di approvvigionamento per l’Europa, la quale è sempre più determinata ad azzerare le &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/leuropa-ha-fame-di-energia-ci-pensano-algeri-e-rabat-a-fornirle-il-gas.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/leuropa-ha-fame-di-energia-ci-pensano-algeri-e-rabat-a-fornirle-il-gas.html">L&#8217;Europa ha fame di energia? Ci pensano Algeri e Rabat a fornirle il gas</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La tempesta energetica imperversa a tutte le latitudini del globo, ma la risposta al fabbisogno apre scenari molto interessanti per l’<strong>Africa</strong>. La <strong>Nigeria</strong>, nazione che vanta&nbsp; le più grandi riserve di gas nel continente, si appresta a diventare uno dei principali mercati di approvvigionamento per l’Europa, la quale è sempre più determinata ad <a href="https://it.insideover.com/politica/bruxelles-stop-al-gas-russo-entro-il-2027-ma-dietro-le-quinte-si-trama-per-il-ritorno.html">azzerare le importazioni di oro blu da Est</a>, ovvero dalla Russia e dai Paesi limitrofi alleati. Per rendere tutto questo una realtà, è necessaria la costruzione di infrastrutture che siano in grado di collegare le sponde del Mediterraneo e qui entrano in gioco due economie emergenti della fascia nordafricana: <strong>Marocco</strong> e <strong>Algeria</strong>.</p>



<p>Rabat e Algeri non vogliono restare alla finestra mentre passa il treno delle opportunità e per questo si ergono a paladini di due grandi opere: il gasdotto <strong>Trans-Sahariano</strong> e il gasdotto <strong>Africa-Atlantico</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La prima pietra poggiata dall’Algeria&nbsp;&nbsp;</h2>



<p>Ci sono voluti non pochi decenni prima che il gasdotto Trans-Sahariano potesse vedere la luce. Dopo svariati rinvii e accordi più volte rimasti lettera morta a causa dell’<a href="https://it.insideover.com/politica/sudan-etiopia-congo-jihadismo-le-molte-crisi-che-perturbano-lafrica.html">instabilità endemica che permea tutta l’Africa subsahariana</a>, sembrava che le carte del progetto fossero rimaste chiuse in un cassetto ma <strong>a inizio giugno sono stati avviati i lavori nella regione algerina di Alouf.</strong>&nbsp;</p>



<p>L’infrastruttura, lunga circa 4100 chilometri,&nbsp; attraverserà Nigeria, Niger e Algeria partendo dalla città nigeriana di Warri fino a raggiungere la località nordafricana di Hassi R’Mel da cui già si dirama una fitta rete infrastrutturale in grado di far fluire metri cubi di gas verso l’Italia e la Spagna.&nbsp;</p>



<p>Se il gasdotto Trans-Sahariano dovesse giungere a compimento, l’oro blu che raggiungerà il Vecchio Continente <strong>costituirebbe circa il 10% delle importazioni europee</strong> e altro gas arriverebbe via mare sotto forma di GNL grazie agli impianti di liquefazione algerini di Arzew e Skikda.</p>



<p>Tuttavia, è ancora troppo presto per cantare vittoria. L’opera dovrebbe essere ultimata entro il 2029 ma rispetto agli anni in cui è stata pensata, i costi sarebbero lievitati fino a 20 miliardi di dollari (in principio si aggiravano intorno ai 13 miliardi) <strong>a causa dell’inflazione galoppante che colpisce anche il settore delle infrastrutture e delle attività criminali e terroristiche</strong> che lacerano il tessuto economico-produttivo di gran parte delle zone attraversate dal gasdotto. Perdipiù, <a href="https://it.insideover.com/politica/sahel-cosi-il-marocco-erode-linfluenza-dellalgeria.html">i vicini di casa marocchini </a>stanno già lavorando a un progetto alternativo che darà del filo da torcere alle aspirazioni algerine.&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli investitori internazionali che credono nel Marocco</h2>



<p>Nel 2016, la compagnia energetica NNPC e l’ente pubblico marocchino ONHYM siglarono un accordo per <strong>l’edificazione dell’imponente gasdotto Africa-Atlantico</strong>, lungo circa 5.660 chilometri, <strong>che dovrebbe passare da ben 13 Paesi</strong>. La novità rispetto all’infrastruttura finanziata dall’Algeria? L’opera percorrerebbe la costa e non il deserto evitando così le zone maggiormente calde dove i cartelli terroristici rischierebbero di mettere a repentaglio i piani di realizzazione.</p>



<p>Il gasdotto dovrebbe avere origine in Nigeria e terminare in Marocco per poi collegarsi all’infrastruttura già funzionante, ovvero il <strong>Maghreb-Europa</strong>, per fornire metri cubi di oro blu al Vecchio Continente. L’obiettivo non è solo fare affari con gli occidentali, ma anche quello di stimolare investimenti e opportunità di lavoro in nazioni a basso reddito come Costa D’Avorio, Senegal e Mauritania in un ambito che sarà fondamentale nel futuro prossimo come quello dell’energia. La presenza del Marocco nel progetto è un <strong>elemento di sufficiente rassicurazione per <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-gli-usa-ora-puntano-tutto-sul-marocco.html#google_vignette">gli investitori internazionali</a></strong> e la Comunità economica degli Stati dell&#8217;Africa occidentale (ECOWAS), ma ciò non significa che manchino delle perplessità. L&#8217;infrastruttura costerebbe circa 25 miliardi e dovrebbe avere il nullaosta di più di una decina di Paesi la cui stabilità politica è spesso vacillante; inoltre, il progetto vedrebbe la luce dopo più di 20 anni secondo i tempi stimati ma potrebbe essere anche di più considerato che nessuna pietra è stata posata fino a oggi .&nbsp;</p>



<p>Allo stato dell’arte, Algeri ha mosso i primi passi ma Rabat non si dà per vinta e non per nulla sta intessendo una rete di relazioni finanziarie che possano battere la sua vicina sul terreno delle risorse economiche. È ancora presto per i pronostici, ma il Nord Africa potrebbe cambiare gli equilibri energetici in tutta l’area del Mediterraneo.&nbsp;</p>



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		<title>Nigeria, bombe del governo sul mercato: almeno 100 morti nel Nord</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/nigeria-bombe-del-governo-sul-mercato-almeno-100-morti-nel-nord.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2026 18:54:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1399" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-600x437.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-300x219.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-1024x746.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-768x560.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250204113534668_fee96c37e58a7363107694070a787017-1536x1119.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un raid aereo dell'esercito nigeriano ha colpito un mercato nello Stato settentrionale di Yobe, provocando almeno 100 morti (si teme possano essere il doppio)</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/nigeria-bombe-del-governo-sul-mercato-almeno-100-morti-nel-nord.html">Nigeria, bombe del governo sul mercato: almeno 100 morti nel Nord</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Un raid aereo dell&#8217;<strong>esercito nigeriano ha colpito un mercato nello Stato settentrionale di Yobe,</strong> provocando almeno 100 morti<a href="https://www.daily-sun.com/world/868501/nigerian-airstrike-hits-market-200-feared-dead-in-northeast-yobe-state"> (ma si teme possano essere il doppio)</a> nella località di Jilli, vicino al confine con lo Stato di Borno epicentro dell&#8217;insorgenza di Boko Haram. Lo riporta Amnesty International, che sottolinea come la strage sia stata una delle più importanti nell&#8217;ultimo decennio, durante il quale Abuja ha sfruttato la superiorità aerea pressoché incontrastata dai mezzi di terra che gli insorti islamisti posseggono per contrastarla per compiere raid contro le roccaforti delle varie milizie, arrivando però molto spesso a colpire i civili. </p>



<p>Almeno 500 i morti dal 2017 a oggi, nota il Guardian. Una conta che si impenna drammaticamente in queste ore. Per la testata britannica, l&#8217;esercito nigeriano è spesso avvezzo a errori tragici di questo tipo perché &#8220;gli analisti della sicurezza hanno evidenziato lacune nella raccolta di informazioni, nonché un coordinamento insufficiente tra truppe di terra, mezzi aerei e parti interessate&#8221;. Tutto questo non ha fatto mai recedere, però, le autorità di Abuja dallo spingere duramente contro Boko Haram e i santuari dello <strong>Stato Islamico nel Nord del grande Paese americano.</strong> </p>



<p>A dicembre, in un&#8217;occasione, anche gli<a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-allattacco-dellisis-in-nigeria-tomahawk-sui-campi-daddestramento-nel-nord.html" type="post" id="499308"> <strong>Stati Uniti</strong> si sono uniti all&#8217;attacco ai jihadisti, con il raid missilistico nel Nord-Ovest condotto contro l&#8217;Isis</a>, poco dopo che proprio i caccia nigeriani si erano rivelati, una volta di più, la punta di lancia di Abuja colpendo i golpisti che avevano provato a rovesciare il governo del vicino Benin. <strong>In questo caso, la spinta a colpire Boko Haram</strong> si è rivelata tragicamente frettolosa e improvvida. <strong>Episodi del genere non solo rappresentano vere e proprie stragi</strong>, ma sono dimostrazioni della tragicità dei contesti locali dei Paesi africani, di fronte alle più profonde ramificazioni della minaccia degli insorti. La Nigeria ne è l&#8217;esempio. Resta la violenza dei raid e restano decine, forse centinaia di morti che rischiano di restare senza nome e senza storia in una delle tante guerre dimenticate del continente più conteso al mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/nigeria-bombe-del-governo-sul-mercato-almeno-100-morti-nel-nord.html">Nigeria, bombe del governo sul mercato: almeno 100 morti nel Nord</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Nigeria: i bambini &#8220;nati per morire&#8221; e la missione che sfida le superstizioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nigeria-i-bambini-nati-per-morire-e-la-missione-che-sfida-le-superstizioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 15:46:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="768" height="380" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/vine-e1772794293596.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>La Nigeria vive un paradosso: è un Paese giovanissimo, ma spesso ostile verso i più piccoli.Un nigeriano su due (dati Unicef del 2025) ha meno di 18 anni, per un totale di 98 milioni di bambini e adolescenti. Tuttavia, uno su nove muore prima di aver compiuto cinque anni. Un abisso, se paragonato all&#8217;Europa, dove la stessa tragedia colpisce appena un bambino ogni 333. Nelle &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/nigeria-i-bambini-nati-per-morire-e-la-missione-che-sfida-le-superstizioni.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nigeria-i-bambini-nati-per-morire-e-la-missione-che-sfida-le-superstizioni.html">Nigeria: i bambini &#8220;nati per morire&#8221; e la missione che sfida le superstizioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="768" height="380" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/vine-e1772794293596.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" /></p>
<p>La<strong> Nigeria </strong>vive un paradosso: è un<strong> Paese giovanissimo, </strong>ma spesso ostile verso i più piccoli.Un nigeriano su due (dati <a href="https://www.unicef.org/nigeria/reports/nigerian-child" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Unicef</a> del 2025) ha meno di 18 anni, per un totale di <strong>98 milioni di bambini e adolescenti</strong>. Tuttavia, <strong>uno su nove muore </strong>prima di aver compiuto cinque anni. Un abisso, se paragonato all&#8217;<a href="https://data.worldbank.org/indicator/SH.DYN.MORT" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Europa</a>, dove la stessa tragedia colpisce appena un bambino ogni 333. <br>Nelle aree rurali più isolate inoltre, la povertà e l’assenza di cure mediche si intrecciano a superstizioni ancestrali. <strong>Gemelli, albini, disabili ed orfani di madre non arrivano </strong>nemmeno al mese di vita. Si dice che siano presagi di sventura, <strong>“nati per morire”</strong>. E per questo, vengono uccisi. </p>



<p><strong>C’è chi salva i bambini condannati a morte&nbsp;</strong></p>



<p>In questo scenario opera la&nbsp;<a href="https://vineheritagehome.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Vine Heritage Home Foundation</strong></a>. Fondata nel 2004 ad Abuja dai coniugi&nbsp;<strong>Olusola e Chinwe Stevens</strong>, l&#8217;organizzazione che opera nel&nbsp;<strong>Territorio della Capitale Federale&nbsp;</strong>della Nigeria ha la missione di “<strong>salvare i bambini in pericolo, crescerli e riunirli</strong>&nbsp;alle famiglie originarie quando è sicuro riportarli nelle loro comunità”,&nbsp;<strong>spiega a InsideOver il pastore</strong>&nbsp;<strong>Stevens Olusola.&nbsp;</strong></p>



<p>Tutto ebbe inizio nel 1996, quando gli Stevens scoprirono la pratica dell&#8217;infanticidio grazie “a una donna che implorava di salvare il proprio figlio”. All’epoca, la fondazione era solo un “modesto appartamento di due stanze dove accoglievamo i piccoli”. Oggi, la struttura&nbsp;<strong>ospita 225 bambini</strong>; il più piccolo “ha tre settimane, mentre la più grande frequenta l’università”. Nel corso degli anni la fondazione&nbsp;<strong>ha salvato 300 bambini dall’infanticidio.&nbsp;</strong></p>



<p><strong>Scarse cure mediche e superstizioni: l’infanticidio in Nigeria&nbsp;</strong></p>



<p>La storia dell&#8217;infanticidio in Nigeria ha radici profonde. Secondo Stevens viene praticato da “oltre un secolo. Dal nord-est, al centro-nord, fino alla fascia centrale e ad alcuni villaggi nella parte meridionale del Paese”.&nbsp;</p>



<p>Avverrebbe spesso attraverso&nbsp;<strong>soffocamento, annegamento, esposizione, strangolamento e sepoltura in vita</strong>. Anche se, secondo un articolo dell’ICIR, i decessi vengono spesso archiviati come &#8220;circostanze misteriose”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/vineheritage.jpg" alt="" class="wp-image-508141" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/vineheritage.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/vineheritage-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/vineheritage-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/vineheritage-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/vineheritage-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/vineheritage-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nella parte centro-settentrionale della Nigeria, secondo Stevens, la pratica era avvolta nel segreto: &#8220;Noi l’abbiamo portata alla luce e ciò ha spinto il ministro della capitale federale a istituire una&nbsp;<strong>commissione d’inchiesta.</strong>&nbsp;Il rapporto dell&#8217;ufficio del ministro ha confermato la nostra storia: venivano&nbsp;<strong>uccisi gemelli, trigemini</strong>,&nbsp;<strong>bambini che hanno perso le madri&nbsp;</strong>durante il parto,&nbsp;<strong>albini, bambini nati con difetti&nbsp;</strong>alla nascita e infine bambini&nbsp;<strong>a cui cresce prima il dente superiore</strong>”.&nbsp;</p>



<p>Nonostante sia illegale, la pratica spesso resiste grazie al silenzio e al suo radicamento, alimentato dagli anziani dei villaggi. Un sondaggio di ActionAid (2019) ha rivelato che, in alcuni villaggi intorno ad Abuja,&nbsp;<strong>quasi due uomini su dieci sostengono&nbsp;</strong>apertamente queste tradizioni. &#8220;In alcuni luoghi il cristianesimo e l&#8217;Islam stanno frenando il fenomeno, ma le tradizioni hanno radici profonde”.&nbsp;</p>



<p><strong>&#8220;Sette neonati su dieci hanno perso la mamma&#8221;</strong></p>



<p>Oltre alle superstizioni, uno dei principali fattori che alimentano l&#8217;infanticidio è&nbsp;<strong>l&#8217;elevato tasso di mortalità materna nelle comunità rurali.</strong>&nbsp;La Nigeria è oggi uno dei Paesi più pericolosi al mondo per partorire:&nbsp;<strong>una donna su 100 muore durante o subito dopo il parto</strong>. Nei villaggi la situazione è emergenziale. Spesso molto distanti dalle strutture ospedaliere, le zone rurali fanno affidamento su ostetriche locali e molti parti hanno complicazioni che portano alla morte delle donne. Inoltre, le credenze e le pratiche radicate nella tradizione (trattamenti erboristici o allattamento non praticato per motivi religiosi) aumenterebbero i decessi. “<strong>Il 70% dei bambini curati dalla nostra fondazione è stato salvato in seguito alla morte della madre</strong>”, racconta Stevens.&nbsp;</p>



<p>Per contrastare questa emergenza, il Governo Federale ha avviato “Il&nbsp;<em>Health Sector Investment Renewal Plan</em>, volto a potenziare i servizi sanitari di base. L’infanticidio è considerato la forma più estrema dell’incapacità di investire nella salute nella prima infanzia”, spiega Stevens. &nbsp;</p>



<p><strong>Come gli Stevens salvano i bambini&nbsp;</strong></p>



<p>Il&nbsp;<strong>processo di contrasto dell’infanticidio</strong>, secondo Olusola Stevens è stato avviato con l’arrivo dei&nbsp;<strong>missionari,&nbsp;</strong>in particolare“la missionaria scozzese Mary Slessor ha portato alla luce la piaga dell’infanticidio nella zona sud-orientale della Nigeria; anche nelle colline di Koma, nel nord-est del Paese, questa pratica era diffusa finché i missionari non l’hanno affrontata”.</p>



<p>Inizialmente i coniugi Stevens facevano visita alle comunità, implorando le famiglie di consegnare loro i bambini “maledetti”, piuttosto che ucciderli. Successivamente i due hanno creato una&nbsp;<strong>rete di informatori tra i missionari locali.</strong>&nbsp;Quando ricevono una segnalazione,&nbsp;<strong>entrano in azione per prelevare il bambino</strong>, spesso affrontando strade rurali quasi impraticabili. Nonostante non manchino le resistenze, l’intervento della fondazione è sempre pacifico:&nbsp;<strong>&#8220;Non accusiamo nessuno, manteniamo un approccio amichevole</strong>&nbsp;come missionari di pace”. Oggi sempre più comunità stanno diventando consapevoli del lavoro degli Stevens e portano direttamente i neonati, prima che le loro condizioni possano aggravarsi ulteriormente.&nbsp;</p>



<p>Quando un bambino arriva alla fondazione, la&nbsp;<strong>prima assistenza che riceve è quella sanitaria</strong>. “La maggior parte dei nostri bambini arriva che è neonato, in una situazione molto delicata”. Infatti molti possono essere indeboliti a seguito di avvelenamento o grave malnutrizione. “Dopo il primo check-up medico, il bambino inizia il ciclo di vaccinazioni in una struttura governativa, mentre i casi più critici vengono trasferiti in reparti specializzati di terapia intensiva neonatale”.&nbsp;</p>



<p><strong>Come si vive all’interno del rifugio&nbsp;</strong></p>



<p>La giornata inizia alle cinque del mattino con “la devozione familiare, un momento di preghiera comune a cui tutti sono tenuti a partecipare, fatta eccezione per i neonati”. Poi ognuno fa il bagno, fa colazione e si prepara per andare a scuola. La fondazione fornisce&nbsp;<strong>istruzione a tutti i bambini a partire dai tre anni.</strong>&nbsp;“Abbiamo la scuola primaria, secondaria e l’università”, spiega Stevens. Tutti i bambini tornano alla struttura dopo l&#8217;orario scolastico dove “consumano il pasto del primo pomeriggio e fanno i compiti”. La giornata si conclude con la cena e la preghiera notturna.&nbsp;</p>



<p>Tutti i bambini partecipano ad&nbsp;<strong>attività sportive ed extra-curriculari:</strong>&nbsp;“Abbiamo una squadra di calcio per gli adolescenti, un gruppo di canto che riceve inviti per esibizioni esterne” ed è concesso ai ragazzi “frequentare scuole pubbliche o private con altri bambini così da stimolare il loro impegno sociale. Possono&nbsp;<strong>mescolarsi con la società all’esterno per evitare la stigmatizzazione</strong>”. La fondazione fornisce anche&nbsp;<strong>supporto psicologico.&nbsp;</strong>“Tutte le nostre assistenti sono esperte, fungono da madri surrogate ai bambini quando arrivano al nostro rifugio, fornendo costantemente il supporto finché i bambini non raggiungono l’adolescenza”.&nbsp;</p>



<p><strong>Il ritorno ai villaggi</strong></p>



<p>Di solito, gli Stevens aspettano che i bambini abbiano&nbsp;<strong>almeno dieci anni prima di raccontare</strong>&nbsp;loro come sono arrivati alla casa. Qui rimangono finché non finiscono la loro istruzione universitaria ma, ogni tanto, capita che alcuni si riuniscano in anticipo alle famiglie originarie. Il ricongiungimento non avviene se “la comunità d’origine è ancora ostile”.&nbsp;</p>



<p>Infatti, non sempre le persone dei villaggi accettano i bambini una volta cresciuti, perché continuano a pensare che siano di cattivo presagio. È capitato che alcuni bambini ricongiunti venissero ricondotti nuovamente alla Vine Heritage Foundation che, prima di acconsentire al ricongiungimento, cerca in tutti i modi di verificare che, oltre al ragazzo, tutto il villaggio sia concorde al reinserimento.</p>



<p><strong>Per chi torna a vivere in comunità</strong>, è spesso complesso adattarsi alla vita rurale, molto distante da quella che la fondazione cerca di fornire ogni giorno. Mentre nelle città si corre verso il futuro, i villaggi isolati sembrano rimasti prigionieri di un altro secolo. I bambini della Vine Heritage sono abituati all&#8217;acqua corrente, all&#8217;elettricità e ai pasti regolari, condizioni spesso assenti o precarie nei villaggi. Per i bambini della fondazione abituati a questi standard, tornare nei villaggi d&#8217;origine significa spesso affrontare un vero e proprio &#8220;shock culturale&#8221; e materiale.</p>



<p><strong>La svolta istituzionale e la fine del negazionismo</strong></p>



<p>Nel 2013, quando decisero di parlare pubblicamente di infanticidio, il governo del Territorio della Capitale Federale accusò gli Stevens di diffondere falsità e danneggiare l&#8217;immagine della Nigeria, solo per attirare l&#8217;attenzione e raccogliere donazioni. Ma lo scetticismo è svanito dopo le prove fornite. L&#8217;esposizione mediatica sul lavoro della fondazione “ha favorito l&#8217;indagine governativa sulle pratiche culturali che mettono in pericolo la vita dei bambini nelle comunità rurali”, spiega Stevens.</p>



<p>Il governo ha così incaricato la coppia di condurre campagne di sensibilizzazione nelle comunità colpite e da allora “ha fatto grandi passi avanti: se inizialmente si limitava a indagare sulla nostra storia, oggi&nbsp;<strong>ci sostiene</strong>&nbsp;attraverso diverse agenzie e organi parastatali, che ci fanno visita soprattutto durante i periodi festivi per offrire il loro contributo. Anche la First Lady della Repubblica Federale della Nigeria, la moglie del Presidente Bola Tinubu, ha inviato personalmente il proprio sostegno per il benessere dei bambini”.&nbsp;</p>



<p>Secondo quanto racconta Stevens, nel 2014 “è stato avviato un programma di sensibilizzazione in dieci comunità, in collaborazione con il Centre for Democracy e con il patrocinio di Amnesty International Nigeria”. L’esito positivo del progetto ha spinto “<strong>sette di queste comunità&nbsp;</strong>a sottoscrivere una dichiarazione ufficiale per&nbsp;<strong>porre fine all&#8217;uccisione dei neonati”.&nbsp;</strong></p>



<p>Nel 2018 è stato lanciato un nuovo progetto, denominato MATAI, in collaborazione con ActionAid Nigeria: “L’iniziativa coinvolge 55 comunità distribuite in cinque distretti del Territorio della Capitale Federale. Dopo tre anni di costante impegno con le comunità rurali, i risultati sono stati straordinari: molte famiglie hanno iniziato a farci visita, chiedendo la possibilità di riportare i figli nei villaggi. L&#8217;idea è che questi ragazzi possano diventare un punto di riferimento e&nbsp;<strong>un esempio vivente</strong>&nbsp;per tutti coloro che, in futuro, si troveranno ad affrontare la nascita di&nbsp;<strong>bambini con storie simili</strong>”.&nbsp;</p>



<p>Di recente, la fondazione è riuscita a “raggiungere un&#8217;altra tribù nella regione del Centro-Nord dove questa pratica era ancora in uso, facilitando il trasferimento dei bambini dalla loro comunità verso luoghi sicuri all&#8217;interno dello Stato”.</p>



<p><strong>Come sostenere la fondazione&nbsp;</strong></p>



<p>Qualche anno fa la Vine Heritage si è trasferita da una struttura più piccola a una più grande a Gwagwalada, costruita con finanziamenti dell&#8217;UE in collaborazione con l&#8217;organizzazione benefica ActionAid. “Abbiamo cuochi, un elettricista, un infermiere e autisti che lavorano tutto il giorno fornendo servizi per la casa”, racconta Stevens. La casa, secondo un&nbsp;<a href="https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2026/feb/05/the-children-are-not-safe-here-the-nigerian-couple-fighting-infanticide" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo del The Guardian</a>, conta 18 dipendenti dedicati che lavorano a turni per fornire assistenza 24 ore su 24 ai neonati e ai bambini piccoli.&nbsp;</p>



<p>Crescere questi bambini però non è semplice: “<strong>Abbiamo bisogno di molti soldi per mantenere la struttura operativa su base giornaliera.&nbsp;</strong>Parliamo di oltre 800 euro a settimana per il vitto, oltre&nbsp;<strong>300 euro al mese per le spese mediche</strong>, in assenza di bambini ricoverati; di oltre&nbsp;<strong>3200 euro di spese scolastiche per trimestr</strong>e; di oltre 300 euro per i costi di mobilità per ogni mese e di circa 90 euro per i costi mensili dell’energia.Vestiti e altri articoli vengono acquistati man mano che sorge la necessità”.&nbsp;</p>



<p>Stevens si dice certo che &#8220;<strong>molto presto l&#8217;infanticidio sarà solo un ricordo del passato</strong>&nbsp;e verrà definitivamente cancellato dalla storia della Nigeria”. Ciò è possibile solamente “attuando e integrando il&nbsp;<em>Child’s Right Act</em>&nbsp;in tutti i 36 Stati della Nigeria. Si tratta di una legge del 2003 che disciplina in modo completo le questioni relative all&#8217;infanzia e alla vulnerabilità nel Paese”, ma anche attraverso &#8220;una maggiore sensibilizzazione sui diritti dei minori attraverso la&nbsp;<em>National Orientation Agency</em>, ente sotto il Ministero dell’Informazione” e soprattutto&nbsp; con una “maggiore attenzione da parte del Ministero Federale della Salute ai servizi sanitari di base nelle comunità rurali: assistenza prenatale e postnatale per le donne delle campagne, per ridurre drasticamente l’alto tasso di mortalità materna tra la popolazione rurale”.&nbsp;</p>
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		<title>Cento uomini nel Nord della Nigeria: il segnale americano che può cambiare gli equilibri del Sahel</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cento-uomini-nel-nord-della-nigeria-il-segnale-americano-che-puo-cambiare-gli-equilibri-del-sahel.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 05:50:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="877" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> L’arrivo di un contingente statunitense nel Nord della Nigeria con funzioni di addestramento va ben oltre il dato numerico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cento-uomini-nel-nord-della-nigeria-il-segnale-americano-che-puo-cambiare-gli-equilibri-del-sahel.html">Cento uomini nel Nord della Nigeria: il segnale americano che può cambiare gli equilibri del Sahel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="877" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cento militari non fanno una guerra. Ma possono segnare un cambio di postura. <strong>L’arrivo di un contingente statunitense nel Nord della Nigeria</strong>, con funzioni dichiarate di addestramento e supporto tecnico, va letto oltre il dato numerico. Non è un intervento diretto contro Boko Haram o contro la Provincia dell’Africa Occidentale dello Stato islamico, ma è la trasformazione di una cooperazione discreta in <strong>presenza visibile</strong>. Il Magg. Gen. <strong>Samaila Uba</strong> ha chiarito che i militari americani non avranno compiti di combattimento e resteranno sotto cornice operativa nigeriana. Eppure, in geopolitica, conta il segnale: quando Washington dispiega uomini e mezzi, significa che considera quel fronte strategico.</p>



<p><strong>Un conflitto che non è solo religioso</strong></p>



<p>Ridurre la crisi nigeriana a uno scontro confessionale è fuorviante. Il governo di Abuja ha respinto la narrativa di un “genocidio cristiano”, ricordando che le vittime dei gruppi jihadisti includono in larga parte musulmani del Nord<a href="https://www.rid.it/shownews/7873/gli-stati-uniti-invieranno-200-militari-in-nigeria">. Le violenze si intrecciano con <strong>dispute per terre e risorse idriche</strong>, economie illegali, traffici minerari e reti criminali.</a> Gli attacchi nelle aree rurali e nei corridoi boschivi – dalla foresta di Kainji alle zone di confine con il bacino del Lago Ciad – mostrano una dinamica tipica delle guerre a bassa intensità: svuotare territori, controllare rotte, f<strong>inanziare l’insurrezione con rapimenti ed estrazioni illegali.</strong> È un mosaico dove ideologia e criminalità si sovrappongono.</p>



<p><strong>Dalla cooperazione silenziosa alla presenza misurabile</strong></p>



<p>Negli ultimi anni la cooperazione tra Abuja e Washington si è sviluppata in modo prudente, dentro una logica “a bassa impronta”: addestramento, intelligence, supporto logistico. Ora il salto è quantitativo e simbolico. Secondo fonti statunitensi, il contingente potrebbe crescere fino a circa 200 unità nelle prossime settimane, integrando un team già inserito nelle forze locali. <a href="https://www.notiziegeopolitiche.net/nigeria-il-ritorno-discreto-degli-stati-uniti-nella-guerra-del-sahel/">Il Gen. Dagvin Anderson di United States Africa Command ha parlato di rafforzamento degli sforzi antiterrorismo per proteggere vite innocenti e cittadini americani.</a> È la cornice ufficiale. Ma l’effetto reale è un’<strong>alterazione dello status quo</strong>: da supporto episodico a presenza strutturata.</p>



<p><strong>Incentivi, reazioni, narrazioni</strong></p>



<p>Ogni presenza militare esterna produce tre conseguenze.</p>



<p><strong>Primo: incentivi interni.</strong> Se il governo nigeriano migliora capacità di sorveglianza, logistica e coordinamento grazie al supporto americano, cresce la tentazione di legare il successo operativo a quel canale. La cooperazione diventa anche tema di politica interna.</p>



<p><strong>Secondo: adattamento degli attori armati.</strong> Un miglioramento dell’asimmetria informativa può spingere i gruppi jihadisti a cambiare tattica: più propaganda, obiettivi simbolici, spostamento geografico per rendere meno prevedibili le operazioni.</p>



<p><strong>Terzo: narrazione internazionale.</strong> Il recente attacco con missili TOMAHAWK annunciato dal presidente Donald Trump contro presunte postazioni dell’ISIS ha già caricato il dossier Nigeria di significati politici a Washington. Quando la sicurezza entra nel linguaggio identitario, ogni incidente rischia di essere letto come conferma di una tesi.</p>



<p><strong>La dimensione economica e fiscale</strong></p>



<p>L’instabilità del Nord pesa sull’intera economia nigeriana. La Nigeria è la maggiore economia africana e il Paese più popoloso del continente. Le aree colpite coincidono con corridoi agricoli e commerciali strategici. L’insicurezza aumenta i costi assicurativi, scoraggia investimenti, alimenta inflazione e disoccupazione. C’è poi il nodo dell’estrazione illegale di minerali, che sottrae entrate fiscali e finanzia gruppi armati. Stabilizzare significa anche <strong>recuperare base imponibile e sovranità economica.</strong></p>



<p><strong>Il contesto saheliano</strong></p>



<p><strong>Il rientro più visibile degli Stati Uniti va letto nel quadro del Sahel</strong>, dove in diversi Paesi la presenza occidentale si è ridotta, lasciando spazio ad altri attori. Abuja rappresenta per Washington un partner demograficamente ed economicamente centrale. Rafforzarlo significa evitare che l’instabilità saheliana si riversi verso il Golfo di Guinea. Per la Nigeria, però, il margine è sottile: accettare assistenza senza apparire dipendente. Da qui l’insistenza sul comando nazionale e sul ruolo non combattente del contingente.</p>



<p><strong>Best e worst case</strong></p>



<p>Nel migliore degli scenari, la missione resta tecnica: addestramento, condivisione informativa, miglioramento graduale delle capacità. I risultati arrivano senza spettacolarizzazione, e la cooperazione rafforza strutture già proprie. Nel peggiore, <strong>la presenza diventa simbolo.</strong> Un incidente, un’accusa di “mission creep”, una percezione di ingerenza possono trasformare il supporto in fattore di polarizzazione. Gli attori armati sfrutterebbero la narrativa dell’interferenza esterna per reclutare e colpire obiettivi simbolici.</p>



<p><strong>Le variabili decisive</strong></p>



<p>Tre fattori diranno se il segnale sarà stabilizzante o destabilizzante: <strong>durata della presenza</strong>, <strong>dimensione effettiva del contingente</strong>, <strong>trasparenza della cooperazione</strong>. A questi si aggiunge la reazione adattiva dei gruppi armati e il clima politico interno, sia a Abuja sia a Washington. Cento militari non cambiano da soli una guerra. Ma possono cambiare la traiettoria di un equilibrio regionale. In Africa occidentale, più dei numeri contano i segnali. E questo segnale sarà letto ben oltre il Nord della Nigeria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cento-uomini-nel-nord-della-nigeria-il-segnale-americano-che-puo-cambiare-gli-equilibri-del-sahel.html">Cento uomini nel Nord della Nigeria: il segnale americano che può cambiare gli equilibri del Sahel</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Usa all&#8217;attacco dell&#8217;Isis in Nigeria: Tomahawk sui campi d&#8217;addestramento nel Nord</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/usa-allattacco-dellisis-in-nigeria-tomahawk-sui-campi-daddestramento-nel-nord.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Dec 2025 07:18:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1898" height="896" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5.jpg 1898w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5-1024x483.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5-768x363.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5-1536x725.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5-600x283.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1898px) 100vw, 1898px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti hanno attaccato lo Stato Islamico nel Nord-Ovest della Nigeria. Lo ha comunicato il presidente Donald Trump annunciando il raid avvenuto nella notte di Natale americana. Oltre dodici missili Tomahawk sono stati utilizzati per un attacco di precisione su due campi d&#8217;addestramento dell&#8217;Isis, lanciati dal cacciatorpediniere Uss Paul Ignatius, della classe Arleigh Burke, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-allattacco-dellisis-in-nigeria-tomahawk-sui-campi-daddestramento-nel-nord.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-allattacco-dellisis-in-nigeria-tomahawk-sui-campi-daddestramento-nel-nord.html">Usa all&#8217;attacco dell&#8217;Isis in Nigeria: Tomahawk sui campi d&#8217;addestramento nel Nord</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1898" height="896" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5.jpg 1898w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5-300x142.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5-1024x483.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5-768x363.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5-1536x725.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/68c1a4da-5570-4b05-bf75-cf899692fdf5-600x283.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1898px) 100vw, 1898px" /></p>
<p>Gli <strong>Stati Uniti hanno attaccato lo Stato Islamico</strong> nel Nord-Ovest della Nigeria. Lo ha comunicato il presidente <strong>Donald Trump</strong> annunciando il raid avvenuto nella notte di Natale americana. Oltre dodici <strong>missili Tomahawk</strong> sono stati utilizzati per un attacco di precisione su due campi d&#8217;addestramento dell&#8217;Isis, lanciati dal <strong>cacciatorpediniere Uss Paul Ignatius,</strong> della classe <strong>Arleigh Burke</strong>, che nelle scorse settimane si era avvicinata al teatro d&#8217;operazioni dell&#8217;Atlantico centro-orientale dopo aver incrociato al largo del Marocco.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">VIDEO: The US missile strike that hit ISIS in north-west Nigeria <a href="https://t.co/NlIeITYh5y">pic.twitter.com/NlIeITYh5y</a></p>&mdash; TheCable (@thecableng) <a href="https://twitter.com/thecableng/status/2004446700161978492?ref_src=twsrc%5Etfw">December 26, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il<a href="https://it.insideover.com/guerra/caos-in-benin-tentativo-di-golpe-fallisce-dopo-lintervento-nigeriano.html"> governo nigeriano </a>avrebbe approvato l&#8217;azione del Comando Africano (Africom) degli Usa nel quadro del coordinamento d&#8217;intelligence e sicurezza. Abuja avrebbe richiesto l&#8217;assistenza militare Usa anche se Washington non ha approvato alcuna <strong>risoluzione operativa finalizzata a approvare azioni di questo tipo</strong>. Justin Amash, ex deputato repubblicano del Michigan, ha scritto su X un duro post di critica all&#8217;unilateralismo di Trump, sottolineando che &#8220;se gli Stati Uniti debbano o meno impegnarsi in conflitti in tutto il mondo è una decisione che spetta ai rappresentanti del popolo al Congresso, non al presidente&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">There’s no authority for strikes on terrorists in Nigeria or anywhere on earth.<br><br>The 2001 AUMF is only for the perpetrators of the 9/11 attacks.<br><br>The War Powers Resolution doesn’t grant any authority beyond the Constitution. Offensive military actions need congressional approval.… <a href="https://t.co/CUbx3yQXC9">pic.twitter.com/CUbx3yQXC9</a></p>&mdash; Justin Amash (@justinamash) <a href="https://twitter.com/justinamash/status/2004337047343972528?ref_src=twsrc%5Etfw">December 25, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>L&#8217;operazione segue una serie di <strong>analoghe operazioni contro lo Stato Islamico in Siria, dove settimana scorsa gli Usa</strong> hanno colpito almeno <strong>70 obiettivi riconducibili ai jihadisti</strong> e, al contempo, si inserisce nella complessa dialettica con la Nigeria. Negli scorsi mesi Trump ha più volte polemizzato a distanza con il presidente nigeriano <strong>Bola Tinbu,</strong> accusando Abuja di non fare abbastanza per contrastare il terrorismo e l&#8217;insorgenza dell&#8217;Isis e di Boko Haram e ponendo in particolare al centro la questione dei <strong>massacri di cristiani</strong> nigeriani. Quest&#8217;ultimo fronte è molto diffuso nel mondo <strong>conservatore statunitense come cavallo di battaglia</strong></p>



<p>&#8220;L&#8217;insurrezione è in corso da oltre un decennio, uccidendo migliaia di cristiani e musulmani di ogni confessione religiosa&#8221;, <a href="https://www.nytimes.com/2025/12/25/us/politics/trump-isis-nigeria-strike.html">scrive il New York Times</a>, sottolineando che le autorità nigeriane respingono l&#8217;idea del &#8220;genocidio cristiano&#8221;, nel contesto di un&#8217;escalation di violenza che nel Nord del Paese crea grandi problemi: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>La Nigeria non è ufficialmente in guerra, ma lì vengono uccise più persone che nella maggior parte dei paesi devastati dalla guerra. Solo quest&#8217;anno, più di 12.000 persone sono state uccise da vari gruppi violenti, secondo Armed Conflict Location and Event Data, un gruppo di monitoraggio dei conflitti.</p>
</blockquote>



<p>Un conflitto violento che anche nel mondo delle <strong>istituzioni religiose cristiane è letto con cautela, tanto che anche il Cardinale Pietro Parolin</strong>, segretario di Stato <a href="https://www.ncregister.com/news/caldwell-parolin-nigeria-comments">della Santa Sede, ha ribadito che <strong>la radice dello scontro è sociale, non religiosa</strong>.</a> Ma per gli Usa quest&#8217;ultima chiave di lettura va cavalcata, tanto che il capo del Pentagono Pete Hegseth ha giustificato l&#8217;azione dichiarando che &#8221; l&#8217;uccisione di <a href="https://abcnews.go.com/Politics/trump-us-launched-strike-isis-terrorists-nigeria/story?id=128697246">cristiani innocenti in Nigeria (e altrove) deve finire&#8221;.</a> </p>



<p><strong>Il primo Natale del Trump 2.0 si chiude dunque come un Natale di bombe e missili</strong> che segna l&#8217;intervento Usa in un nuovo conflitto dopo che nel 2025 Washington ha colpito in Yemen, Somalia, Siria, Iran e tra Oceano Pacifico e Mar dei Caraibi contro i presunti narcotrafficanti. Un&#8217;espansione della proiezione militare americana che oggi arriva fino all&#8217;Africa occidentale, con conseguenze tutte da analizzare sugli equilibri interni della Nigeria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/usa-allattacco-dellisis-in-nigeria-tomahawk-sui-campi-daddestramento-nel-nord.html">Usa all&#8217;attacco dell&#8217;Isis in Nigeria: Tomahawk sui campi d&#8217;addestramento nel Nord</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Benin, lo stop al golpe non fa rima con democrazia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/benin-lo-stop-al-golpe-non-fa-rima-con-democrazia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 05:03:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=497174</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="900" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/benin.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Benin" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/benin.webp 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/benin-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/benin-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/benin-600x400.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>La vera crisi, in Benin, non sta solo negli ufficiali ribelli ma uno Stato che si proclama democratico ma da anni svuota le istituzioni. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/benin-lo-stop-al-golpe-non-fa-rima-con-democrazia.html">Benin, lo stop al golpe non fa rima con democrazia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="900" height="600" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/benin.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Benin" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/benin.webp 900w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/benin-300x200.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/benin-768x512.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/benin-600x400.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 900px) 100vw, 900px" /></p>
<p>Il tentativo di colpo di Stato del 7 dicembre in Benin è finito sotto le bombe nigeriane prima ancora che nei comunicati ufficiali.<a href="https://it.insideover.com/guerra/caos-in-benin-tentativo-di-golpe-fallisce-dopo-lintervento-nigeriano.html"> I jet di Abuja</a> hanno colpito i mezzi dei militari ammutinati, le forze speciali ivoriane si sono mosse in appoggio, la Comunità degli Stati dell’Africa Occidentale ha applaudito. <strong>Sulla carta, una storia di “ritorno all’ordine costituzionale”.</strong> Ma basta grattare la vernice per capire che la vera crisi, in Benin, non riguarda solo un gruppo di ufficiali ribelli. Riguarda uno Stato che si proclama democratico ma da anni svuota le proprie istituzioni dall’interno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un colpo di Stato sventato dal cielo</h2>



<p>Secondo la ricostruzione del governo, i soldati partiti dalla base di Togbin hanno provato prima a colpire il cuore militare del potere, aggredendo il capo di stato maggiore di Talon, <strong>il generale Bertin Bada</strong>, la cui moglie è stata uccisa. Poi hanno rapito il capo di stato maggiore dell’esercito e un colonnello, tentato il sequestro del presidente nella sua residenza, occupato la televisione pubblica. Infine si sono ritirati verso la base, dove sono stati circondati e colpiti dai raid nigeriani.</p>



<p>È lo schema classico dei colpi di Stato africani: controllo del capo, dei vertici militari, dei mezzi di comunicazione. Questa volta però l’elemento decisivo non è stato il consenso interno agli insorti, ma <strong>la rapidità dell’intervento esterno</strong>, con Abuja determinata a non lasciarli arrivare fino in fondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché la Nigeria è intervenuta davvero</h2>



<p>Negli ultimi anni la Nigeria aveva reagito con ben altra prudenza ai colpi di Stato in Mali, Burkina Faso, Niger, Guinea-Bissau. Dichiarazioni, minacce, qualche sanzione, nessuna operazione militare reale. Perché in Benin sì, e altrove no?</p>



<p>Perché il Benin non è un vicino qualunque. <strong>È una cerniera tra i teatri jihadisti del Sahel e la fascia costiera atlantica</strong>, è un corridoio commerciale vitale per il Sud-Ovest nigeriano, è un potenziale retroterra per traffici d’armi e gruppi armati che potrebbero spostarsi oltre confine. Vedere Cotonou passare nelle mani di una giunta imprevedibile, in un momento in cui il Nord del Paese è già sotto pressione jihadista, per Abuja significava rischiare di avere un altro anello instabile in una catena di Stati fragili che va dal Golfo di Guinea al deserto.</p>



<p>Dietro il linguaggio dei comunicati, la logica è semplice: la Nigeria non difende solo il “ritorno all’ordine costituzionale”, ma <strong>la propria sicurezza e la propria economia.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il corridoio commerciale e il costo dell’instabilità</h2>



<p><strong>Il Benin è uno dei principali sbocchi per le merci dirette e provenienti dalla Nigeria. </strong>Il porto di Cotonou e le strade che collegano il Paese alle regioni meridionali nigeriane sono canali essenziali per il commercio ufficiale ma anche per quello parallelo: carburante, prodotti agricoli, beni di consumo. Un collasso dello Stato beninese, o anche solo mesi di incertezza, significherebbero costi più alti, contrabbando fuori controllo, aumento della pressione sui confini nigeriani.</p>



<p>Per Abuja, quindi, lo scenario di un Benin “alla nigerina”, con una giunta militare ostile o prigioniera di altre potenze esterne, non è accettabile. Soprattutto in un momento in cui la Nigeria stessa deve fronteggiare inflazione elevata, valuta debole, difficoltà a mantenere consenso interno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Cedeao tra fermezza e ipocrisia</h2>



<p>La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale ha colto l’occasione per mostrarsi finalmente efficace, dopo anni di umiliazioni. A differenza del Niger nel 2023, dove i militari hanno avuto tutto il tempo di consolidare il potere mentre la Cedeao minacciava un intervento mai realizzato, <strong>in Benin l’appoggio all’azione nigeriana è stato immediato.</strong></p>



<p>Ma dietro la narrativa della “difesa della democrazia” resta una contraddizione imbarazzante: la Cedeao interviene con decisione contro i militari insorti, ma ha chiuso un occhio per anni sullo svuotamento progressivo delle istituzioni beninesi da parte di Talon. <strong>Se la legittimità si riduce alla sola forma elettorale</strong>, anche elezioni controllate e opposizioni decapitate diventano “ordine costituzionale” da salvare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Talon, il riformatore che ha svuotato la democrazia</h2>



<p>È qui che il commento di Tafi Mhaka coglie il punto: il vero colpo di Stato, in Benin, è già avvenuto. Non con i carri armati davanti al palazzo presidenziale, ma con leggi elettorali su misura, tribunali speciali, oppositori esclusi dalla competizione e poi incarcerati con accuse di terrorismo o sabotaggio.</p>



<p>Dal 2016 in poi, il milionario del cotone Talon ha progressivamente trasformato un modello di alternanza relativamente pacifica in un sistema bloccato, dove <strong>due soli partiti filogovernativi hanno avuto accesso alle legislative del 2019</strong> e le presidenziali del 2021 si sono svolte tra boicottaggi, proteste represse e percentuali plebiscitarie. Quando in un Paese chi dissente finisce davanti a una corte “per la repressione del terrorismo” e le forze politiche non possono partecipare alle elezioni, la democrazia è già stata rovesciata.</p>



<p>I militari ribelli hanno sfruttato questa degenerazione come giustificazione, appellandosi all’insicurezza nel Nord. Ma non sono i salvatori della democrazia: sono l’altra faccia di un sistema che non ha più canali politici aperti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra jihadismo, traffici e nuove influenze esterne</h2>



<p>Sul piano regionale, il fallito colpo di Stato si innesta su una mappa in rapido mutamento. <strong>A Nord ci sono Niger, Mali e Burkina Faso finiti sotto giunte militari </strong>che cercano appoggi esterni alternativi, dalla Russia ad altri attori. <strong>A Est si muovono gruppi jihadisti che puntano ai corridoi commerciali</strong> e alle aree di confine. A Sud, lungo la costa, gli Stati temono che la violenza del Sahel scenda fino ai porti.</p>



<p><strong>Il Benin è una cerniera e un laboratorio</strong>: se il Paese deraglia, si aprono spazi per nuovi sponsor esterni, per economie criminali più aggressive, per conflitti per procura mascherati da guerre contro il terrorismo. L’intervento nigeriano cerca di chiudere questa finestra prima che si spalanchi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Stabilità armata o ritorno alla politica?</h2>



<p>Il messaggio che esce da Cotonou è chiaro: i colpi di Stato possono essere fermati, se c’è volontà politica e capacità militare. Ma resta aperta la domanda decisiva: che cosa si difende, esattamente? Un sistema che ha smantellato la competizione politica, incarcerato oppositori e ridotto il voto a rituale controllato può essere salvato dalle bombe, ma non per questo diventa legittimo.</p>



<p>Per evitare che il prossimo colonnello si presenti come “correttore” degli abusi di Talon, non basteranno i jet nigeriani. Serviranno riforme vere, spazi riaperti per l’opposizione, garanzie per chi dissente. Altrimenti il Benin resterà sospeso tra stabilità armata e democrazia mutilata: un equilibrio apparente che, prima o poi, qualcuno proverà di nuovo a rovesciare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/benin-lo-stop-al-golpe-non-fa-rima-con-democrazia.html">Benin, lo stop al golpe non fa rima con democrazia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Caos in Benin, tentativo di golpe fallisce dopo l&#8217;intervento nigeriano</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/caos-in-benin-tentativo-di-golpe-fallisce-dopo-lintervento-nigeriano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Dec 2025 07:05:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di Stato]]></category>
		<category><![CDATA[ECOWAS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="919" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/G7jgjKyWsAECXhh.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/G7jgjKyWsAECXhh.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/G7jgjKyWsAECXhh-300x144.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/G7jgjKyWsAECXhh-1024x490.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/G7jgjKyWsAECXhh-768x368.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/G7jgjKyWsAECXhh-1536x735.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/G7jgjKyWsAECXhh-600x287.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Caos in Benin, dove nella giornata di ieri il presidente Patrice Talon e i suoi lealisti sono riusciti a sventare, con l&#8217;aiuto della Nigeria, un tentativo di golpe. La domenica si è consumata nel caos, con la capitalr Cotonou che è stata presa d&#8217;assalto da gruppi di soldati guidati dal tenente colonnello Pascal Tigri, che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/caos-in-benin-tentativo-di-golpe-fallisce-dopo-lintervento-nigeriano.html">[...]</a></p>
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<p>Caos in <strong>Benin</strong>, dove nella giornata di ieri il presidente <strong>Patrice Talon </strong>e i suoi lealisti sono riusciti a sventare, con l&#8217;aiuto della Nigeria, un tentativo di golpe. La domenica si è consumata nel caos, con la capitalr Cotonou che è stata presa d&#8217;assalto da gruppi di soldati guidati dal tenente colonnello Pascal Tigri, che hanno messo in scena un&#8217;operazione simile a quella che negli anni scorsi ha condotto alla caduta dei governi di<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/ecowas-addio-mali-burkina-faso-e-niger-se-ne-vanno.html"> Niger, Mali, Burkina Faso</a></strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Benin e il caos a Cotonou</h2>



<p>I golpisti sono andati all&#8217;attacco di un governo ritenuto corrotto e inefficiente. In Benin il 38,5% della popolazione vive sotto la soglia di povertà e <a href="https://www.wfp.org/operations/bj03-benin-country-strategic-plan-2024-2027">la nazione ex colonia francese è 166esima su 191 per Indice di Sviluppo Umano</a>, ma in un contesto di grande difficoltà per la regione <strong>la pur divisiva leadership di Talon, al potere dal 2016,</strong> è stata ritenuta da molti osservatori internazionali come mantenuta nell&#8217;alveo della democrazia.</p>



<p>L&#8217;ex &#8220;re del cotone&#8221;, nota la Bbc, ha però spesso deluso le aspettative sul piano delle politiche concrete ed è stato criticato dai ribelli per diverse motivazioni: &#8220;negli <a href="https://www.bbc.co.uk/news/articles/c4gxqv79r1jo">ultimi anni l&#8217;esercito del Benin ha subito perdite nei pressi del confine settentrionale</a> con il Niger e il Burkina Faso, colpiti dall&#8217;insurrezione, mentre i <strong>militanti jihadisti legati allo Stato islamico e ad al-Qaeda</strong> si diffondevano verso sud&#8221;, scrive sul suo<a href="https://www.bbc.com/news/articles/c62v7n9wzkyo"> sito l&#8217;emittente britannica,</a> aggiungendo che &#8220;i ribelli hanno criticato anche i tagli all&#8217;assistenza sanitaria, tra cui la cancellazione della dialisi renale finanziata dallo Stato, e gli aumenti delle tasse&#8221;. L&#8217;esito è stata una giornata di fuoco a Coutonou, risoltasi però col ritorno alla normalità. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Ecowas in campo a fianco del Benin</h2>



<p>Talon, parlando alla Tv nazionale, ha accusato i golpisti di aver provato a trascinare il Benin in una &#8220;avventura senza futuro con cosneguenze disastrose&#8221;. Da segnalare il fatto che di fronte al rischio che anche il Benin precipitasse nel vortice del golpismo, Coutonou ha avuto il pronto sostegno dei Paesi della Comunità Economica degli Stati dell&#8217;Africa Occidentale (Ecowas), capitanati dalla Nigeria. </p>



<p>Il presidente nigeriano Bola Ahmed Tinbu ha ordinato ai caccia dell&#8217;aviazione del suo Paese di colpire degli obiettivi dei golpisti, secondo diversi report comprendenti anche caserme della Guardia Nazionale a Coutonou, dopo aver ricevuto un&#8217;espressa richiesta di assistenza di Talon. Parliamo di <strong>meccanismi di assistenza e coordinamento che hanno funzionato rapidamente</strong> dopo che l&#8217;Ecowas aveva assistito impotente allo sdoganamento dei golpe nella regione dal 2021 in avanti.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Nigeria’s response to the wave of coups across West Africa has largely been limited to diplomatic condemnations, and in the case of Niger threats of intervention. However, Sunday’s attempted military coup to overthrow President Patrice Talon of Benin appears to have been the… <a href="https://t.co/dEhkz3cy3R">pic.twitter.com/dEhkz3cy3R</a></p>&mdash; Defense News Nigeria (@DefenseNigeria) <a href="https://twitter.com/DefenseNigeria/status/1997700751628345603?ref_src=twsrc%5Etfw">December 7, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La Nigeria argine al golpismo africano</h2>



<p>Complici le ridotte dimensioni del Benin e la vicinanza al suo territorio, la Nigeria, gigante politico ed economico della regione, ha saputo agire con tempismo. Secondo il canale X Defense News Nigeria, la mossa di Abuja di far decollare i caccia partiti da Lagos <a href="https://x.com/DefenseNigeria/status/1997668239384404108">è stata sostenuta dalla <strong>Francia di Emmanuel Macron</strong></a>. Dopo il tramonto della Françafrique, il Benin è uno degli ultimi brandelli di influenza occidentale in Africa e la Nigeria se ne è fatta garante contro la diffusione di istinti golpisti. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Earlier today, on my orders, the Nigerian armed forces stood gallantly as a defender and protector of constitutional order in the Republic of Benin on the invitation of the government. <br><br>Our armed forces acted within the ambit of the ECOWAS <a href="https://twitter.com/ecowas_cedeao?ref_src=twsrc%5Etfw">@ecowas_cedeao</a> Protocol on Democracy…</p>&mdash; Bola Ahmed Tinubu (@officialABAT) <a href="https://twitter.com/officialABAT/status/1997800992725721585?ref_src=twsrc%5Etfw">December 7, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p><a href="https://africa.businessinsider.com/local/lifestyle/nigeria-storms-benin-guns-ablazing-as-fighter-jets-and-troops-foil-coup-attempt/tp3vwgx">Nota <em>Business Insider</em></a> che &#8221; l&#8217;aggravarsi della povertà, la riduzione dell&#8217;autorità statale e la competizione geopolitica tra potenze globali hanno creato un terreno fertile per le conquiste militari&#8221;, ma questa volta &#8220;l&#8217;intervento rafforza il ruolo della Nigeria come forza stabilizzatrice chiave nell&#8217;Africa occidentale e mette in luce il calcolo strategico di fermare l&#8217;instabilità prima che raggiunga i suoi confini, un calcolo reso ancora più urgente dalla crescente insicurezza della Nigeria stessa&#8221;. Un messaggio anche per <strong>Donald Trump, che ha denunciato l&#8217;insicurezza nel Paese e la presunta scarsità d&#8217;attenzione</strong> di Tinbu verso i cristiani nigeriani? Plausibile. Ma il caso-Benin parla chiaro: l&#8217;Ecowas intende vaccinarsi contro il virus del golpismo. Ed è disposta a usare la forza per evitare nuovi contagi.</p>



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		<title>I rapimenti dei cristiani e le vulnerabilità della Nigeria</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/i-rapimenti-dei-cristiani-e-le-vulnerabilita-della-nigeria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 13:16:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Nigeria è piombata nuovamente nell&#8217;incubo di Chibok, località quest&#8217;ultima resa tristemente famosa dal rapimento di massa di 275 giovani studentesse cristiane da parte di Boko Haram. La storia adesso si ripete. Venerdì scorso a Papiri, nello Stato di Niger (da non confondere con l&#8217;omonimo Paese saheliano), un gruppo armato ha portato via 315 persone &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/i-rapimenti-dei-cristiani-e-le-vulnerabilita-della-nigeria.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/i-rapimenti-dei-cristiani-e-le-vulnerabilita-della-nigeria.html">I rapimenti dei cristiani e le vulnerabilità della Nigeria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_202511241400497_61d6897f34e47fe4df2ac159dd68ae1c-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Nigeria è piombata nuovamente nell&#8217;incubo di <strong>Chibok</strong>, località quest&#8217;ultima resa tristemente famosa dal rapimento di massa di 275 giovani studentesse cristiane <a href="https://it.insideover.com/video/in-fuga-da-boko-haram">da parte di Boko Haram</a>. La storia adesso si ripete. Venerdì scorso a <strong>Papiri</strong>, nello Stato di Niger (da non confondere con l&#8217;omonimo Paese saheliano), un gruppo armato ha portato via 315 persone da una scuola cattolica. Si tratta dell&#8217;istituto <strong>St. Mary</strong>, dove studiano ragazzi e ragazze tra gli 8 e i 18 anni. Tra le persone rapite, 303 sono studenti e 12 sono invece insegnanti. Alcuni di loro sono riusciti a fuggire dalle grinfie dei rapitori, ma tanti altri sono ancora rinchiusi da qualche parte nella foresta attorno Papiri. <strong>Il loro incubo è lo stesso di un intero Paese</strong> che, ancora una volta, si mostra vulnerabile e impotente davanti l&#8217;avanzare della violenza. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;incubo iniziato durante le ore di lezione</h2>



<p>Alcuni segnali, è la testimonianza emersa dei media locali, si sono avuti nei giorni precedenti il rapimento. Il 17 novembre, ad esempio, nel vicino Stato di <strong>Kebbi</strong> almeno 25 studentesse<a href="https://www.dw.com/en/nigeria-gunmen-kidnap-25-students-from-kebbi-high-school/a-74782165"> sono state portate via da un&#8217;altra scuola cristiana</a>. Più a sud, nella località di <strong>Eruku</strong>, nello Stato di Kwara, un gruppo armato il 18 novembre ha fatto irruzione in una Chiesa pentecostale durante la messa e ha rapito 38 fedeli. Le condizioni di sicurezza dunque, in tutta l&#8217;area sono considerate <strong>in fase di repentino deterioramento. </strong></p>



<p>Venerdì scorso, durante le ore di lezione, il rumore dei colpi di arma da fuoco avvertito dagli studenti della St. Mary ha forse subito fatto pensare al peggio. Dopo i tanti episodi registrati nei giorni precedenti, l&#8217;ombra dei rapimenti ha fatto così capolino a Papiri<strong>. I rapitori hanno agito pressoché disturbati</strong>: l&#8217;istituto ha alcune guardie armate all&#8217;ingresso, ma sono state ferite e subito messe in condizione di non agire. Gli assalitori sono andati verso le classi e lì hanno iniziato con la forza a caricare decine di studenti su alcune camionette. Dopo l&#8217;azione, <strong>la banda armata ha fatto perdere le sue tracc</strong>e. L&#8217;area circostante presenta una fitta vegetazione, con diversi boschi a lambire le rive del fiume Niger: condizioni ideali per nascondere e far sparire nel nulla centinaia di persone. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Ignoti ancora molti dettagli dell&#8217;irruzione</h2>



<p>C&#8217;è un dettaglio che occorre sottolineare: lo Stato di Niger si trova nella <strong>Nigeria centro occidentale</strong>, lontano dalle aree settentrionali del Paese.<strong> Lì dove cioè l&#8217;azione islamista di Boko Haram e dell&#8217;Isis è più ramificata</strong>. Questo rende più difficile risalire agli autori del rapimento di Papiri. Perché ad agire potrebbero essere stati miliziani jihadisti, così come però anche bande sì organizzate ma non ricollegabili all&#8217;islamismo. Oppure, ancora, potrebbe esserci stata l&#8217;azione di chi pensa solo a guadagnare dai riscatti ma, all&#8217;occorrenza, preferisce indossare le insegne dei gruppi islamisti.</p>



<p>L&#8217;assenza di rivendicazioni sta al momento complicando ulteriormente il quadro. Il governo centrale è costretto a brancolare nel buio delle ipotesi, mostrandosi ancora una volta <strong>incapace di gestire la sicurezza.</strong> L&#8217;unica misura presa dopo i fatti di Papiri, ha riguardato la chiusura di decine di scuole cristiane per evitare nuovi episodi del genere. Una scelta forse obbligata, ma che sa più di <strong>resa</strong> al cospetto della proliferazione dei gruppi armati. </p>



<p>Non proprio un bel segnale per il governo del presidente<strong> Bola Tinubu</strong>, rientrato di corsa dal G20 di Johannesburg dopo la notizia del rapimento. Proprio lui nei giorni scorsi ha subito la minaccia del presidente Usa, <strong>Donald Trump</strong>, di un intervento militare per proteggere i cristiani in Nigeria. La risposta di Tinubu è stata piuttosto schietta: <em>&#8220;Non abbiamo problemi con i cristiani</em> &#8211; si legge nelle sue frasi &#8211; <em>ma problemi con un terrorismo che colpisce indiscriminatamente tutti&#8221;</em>. Dimostrare oggi di saper tenere in mano la situazione, appare molto più difficile. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/i-rapimenti-dei-cristiani-e-le-vulnerabilita-della-nigeria.html">I rapimenti dei cristiani e le vulnerabilità della Nigeria</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Trump minaccia l&#8217;intervento militare in Nigeria: &#8220;Proteggeremo i cristiani a fucilate&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-minaccia-lintervento-militare-in-nigeria-proteggeremo-i-cristiani-a-fucilate.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="877" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Trump minaccia un intervento armato in Nigeria per proteggere i cristiani dalle violenze degli estremisti islamici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/trump-minaccia-lintervento-militare-in-nigeria-proteggeremo-i-cristiani-a-fucilate.html">Trump minaccia l&#8217;intervento militare in Nigeria: &#8220;Proteggeremo i cristiani a fucilate&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="877" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/OVERCOME_20251102220418625_e259985e2a7103e9b7da0d92c2e788d4-e1762117541266.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In un post incendiario sui social media pubblicato sabato, il presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cev18jy21w7o">ha ordinato al Dipartimento della Guerra</a> di prepararsi a un possibile intervento armato in <strong>Nigeria</strong>, accusando il governo di Abuja di non fare abbastanza per <strong>proteggere i cristiani dalle atrocità commesse da gruppi militanti islamisti.</strong> In un messaggio su Truth Social, il tycoon ha minacciato di tagliare tutti gli aiuti alla Nigeria, definendola un &#8220;Paese senza onore&#8221;, e di inviare truppe &#8220;a fucili spianati&#8221; se il governo non interverrà immediatamente. &#8220;Se attaccheremo, sarà veloce, feroce e dolce, proprio come i terroristi attaccano i nostri AMATI cristiani!&#8221;, ha scritto, esortando il Dipartimento della Guerra – rinominato così dalla sua amministrazione – a prepararsi all&#8217;azione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trump minaccia di intervenire in difesa dei cristiani</h2>



<p>Il segretario alla Difesa <strong>Pete Hegseth</strong> ha risposto prontamente al post presidenziale con un &#8220;Sì, signore&#8221; su X, ribadendo: &#8220;Il Dipartimento della Guerra si sta preparando per l&#8217;azione. O il governo nigeriano protegge i cristiani, o noi elimineremo i terroristi islamici che commettono queste orribili atrocità&#8221;. Questa escalation fa seguito alla designazione della Nigeria come &#8220;Paese di particolare preoccupazione&#8221; per violazioni della libertà religiosa, annunciata venerdì da Trump <a href="https://eu.usatoday.com/story/news/politics/2025/11/01/trump-threatens-nigerian-government-christian-attacks/87042166007/">ai sensi dell&#8217;<em>International Religious Freedom Act</em></a>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Yes sir.<br><br>The killing of innocent Christians in Nigeria — and anywhere — must end immediately. The Department of War is preparing for action. Either the Nigerian Government protects Christians, or we will kill the Islamic Terrorists who are committing these horrible atrocities. <a href="https://t.co/C0v9RHGoS1">pic.twitter.com/C0v9RHGoS1</a></p>&mdash; Pete Hegseth (@PeteHegseth) <a href="https://twitter.com/PeteHegseth/status/1984751436102791607?ref_src=twsrc%5Etfw">November 1, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La replica della Nigeria</h2>



<p>In risposta alle affermazioni del presidente venerdì, il presidente nigeriano <strong>Bola Ahmed Tinubu</strong> ha replicato sui social media, sostenendo che definire il suo Paese religiosamente intollerante &#8220;non riflette la nostra realtà nazionale&#8221; e che la libertà religiosa &#8220;è stata un principio cardine della nostra identità collettiva e lo rimarrà sempre&#8221;. Le minacce di Trump su Truth Social seguono l&#8217;attenzione posta dal senatore <strong>Ted Cruz</strong> all&#8217;inizio del mese, che ha accusato la Nigeria di consentire un &#8220;massacro&#8221; di cristiani. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione difficile nel Paese africano</h2>



<p>La situazione della sicurezza in <strong>Nigeria</strong> è sempre più precaria e le sue cause vanno ben oltre la violenza jihadista di<strong> Boko Haram</strong>. Riguardano, infatti, una complessa combinazione di fattori, non solo religiosi. Nel Nord a maggioranza musulmana, <strong>il deterioramento della sicurezza dura da anni</strong>. Da quando il presidente <strong>Bola Tinubu</strong> ha assunto l&#8217;incarico a metà del 2023, si stima che ci siano state circa 10.000 vittime e centinaia di rapimenti, con uno sfollamento forzato che ha <a href="https://www.dw.com/en/nigeria-christianity-genocide-religion-boko-haram/a-74421780">coinvolto fino a 3 milioni di persone</a>. Le regioni di <strong>Benue</strong> e <strong>Plateau</strong>, nel Centro-Nord, sono tra le più colpite. Qui, gruppi armati non statali compiono omicidi, sequestri e distruggono sistematicamente infrastrutture civili come scuole, cliniche e luoghi di culto.</p>



<p>Innegabile, tuttavia, che i cristiani non se la passino affatto bene in <strong>Nigeria</strong>. Secondo un <a href="https://globalchristianrelief.org/resources/countries/nigeria/">rapporto dell&#8217;aprile 2023 della <em>International Society for Civil Liberties and Rule of Law</em></a>, almeno <strong>52.250 cristiani perseguitati</strong> sono stati uccisi negli ultimi quattordici anni in Nigeria, solo per il crimine di essere cristiani. Negli ultimi cinque anni, la violenza si è estesa verso Sud fino alla cintura centrale del Paese, dove pastori radicalizzati uccidono cristiani per rubare le loro terre. A Boko Haram si è unito un altro gruppo estremista attivo nella zona, <strong>l&#8217;Islamic State West Africa Province (ISWAP)</strong>.</p>



<p>Dal punto di vista geopolitico, le minacce di Washington arrivano in una <a href="https://oe.tradoc.army.mil/product/china-upgrades-strategic-partnership-with-nigeria/">fase di crescente influenza cinese nel Paese africano</a>. E potrebbero essere una mossa per recuperare un po&#8217; di influenza in Africa, attraverso la coercizione. L’aggiornamento delle relazioni sino-nigeriane a “partenariato strategico globale” e l’avvio di un comitato intergovernativo e la promessa di cooperazione per il Global South hanno di recente rafforzato il ruolo di Pechino come alleato privilegiato della Nigeria, in competizione diretta con Washington. </p>



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