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	<title>Namibia Archives - InsideOver</title>
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	<title>Namibia Archives - InsideOver</title>
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		<title>Dallo Stretto di Hormuz alle miniere di uranio: così la crisi Iran-USA riscrive la geografia del nucleare</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dallo-stretto-di-hormuz-alle-miniere-di-uranio-cosi-la-crisi-iran-usa-riscrive-la-geografia-del-nucleare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 04:25:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1321" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-1536x1057.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-600x413.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crisi tra Washington e Teheran sta modificando gli equilibri globali delle materie prime strategiche, l'uranio per primo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/dallo-stretto-di-hormuz-alle-miniere-di-uranio-cosi-la-crisi-iran-usa-riscrive-la-geografia-del-nucleare.html">Dallo Stretto di Hormuz alle miniere di uranio: così la crisi Iran-USA riscrive la geografia del nucleare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1321" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-1024x705.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-1536x1057.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/Non-fermeremo-larricchimento-delluranio-no-a-negoziati-diretti-con-gli-Usa-lIran-gela-Washington-600x413.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro le dichiarazioni di <a href="https://www.rainews.it/video/2026/05/nuovi-paletti-di-trump-sullintesa-con-liran-55d0ff85-db87-493c-ba0d-9b5a6597d951.html">Donald Trump, le smentite iraniane e le trattative sulla riapertura dello Stretto di Hormuz si nasconde una realtà molto più profonda</a>. La crisi tra Washington e Teheran non riguarda soltanto il futuro del programma nucleare iraniano, ma <strong>sta modificando gli equilibri globali delle materie prime strategiche </strong>e dell’intera filiera atomica. L’uranio è tornato al centro della competizione internazionale. Non per una carenza immediata del minerale, ma perché la sua disponibilità, la sua tracciabilità e la sua sicurezza politica sono diventate variabili decisive per governi, industrie energetiche e apparati di sicurezza nazionale. Le richieste avanzate da Trump – distruzione delle scorte di uranio altamente arricchito, assenza di finanziamenti a Teheran, garanzie sulla libera navigazione e sminamento di Hormuz – rappresentano infatti il tentativo di trasformare una tregua militare in un nuovo assetto strategico regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’uranio arricchito è il cuore dello scontro</strong></h2>



<p>Il punto più delicato resta la sorte dello stock di uranio arricchito accumulato dall’Iran negli ultimi anni. <a href="https://www.lasicilia.it/news/italia-mondo/3044716/uranio-hormuz-e-la-mossa-di-trump-l-intesa-con-l-iran-e-sul-filo-del-rasoio.html">Secondo le valutazioni dell’<strong>Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA)</strong>, prima degli attacchi del 2025 Teheran disponeva di centinaia di chilogrammi di uranio arricchito al 60%,</a> una soglia che non equivale alla costruzione di un’arma nucleare ma che riduce sensibilmente il tempo necessario per raggiungere livelli militari. È qui che si concentra il confronto politico. Gli Stati Uniti chiedono che il materiale venga neutralizzato, trasferito o comunque sottratto alla disponibilità diretta iraniana. Teheran, al contrario, considera tale richiesta una rinuncia preventiva a uno dei principali strumenti di pressione negoziale. La distanza tra le due posizioni appare evidente: Washington vuole eliminare il rischio alla radice; l’Iran intende conservare una leva strategica fino all’ottenimento di garanzie ritenute credibili sul piano politico e militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Hormuz vale quasi quanto il dossier nucleare</strong></h2>



<p>Parallelamente al confronto sull’uranio, si sviluppa la battaglia sul controllo dello <strong>Stretto di Hormuz</strong>, il passaggio marittimo attraverso cui transita una quota fondamentale del commercio energetico mondiale. Questo corridoio collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano e rappresenta uno dei più importanti chokepoint della geoeconomia contemporanea. Per Washington, garantire la libera navigazione significa impedire che Teheran possa utilizzare il traffico petrolifero come strumento di coercizione politica. Per l’Iran, invece, <strong>Hormuz costituisce una delle poche leve capaci di compensare l’asimmetria militare rispetto agli Stati Uniti. </strong>La riapertura completa dello stretto, annunciata da Trump ma contestata dalle autorità iraniane, è quindi molto più di una questione commerciale: è un test sulla capacità delle parti di trasformare una tregua fragile in un equilibrio sostenibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché Kazakistan, Canada e Namibia sono diventati asset strategici</strong></h2>



<p>La crisi iraniana ha prodotto un effetto meno visibile ma altrettanto significativo: la rivalutazione geopolitica dei grandi produttori mondiali di uranio. Oggi <strong>Kazakistan</strong>, <strong>Canada</strong> e <strong>Namibia</strong> concentrano circa tre quarti della produzione mineraria globale. Questo dato non significa che controllino l’intero ciclo nucleare, ma indica che una quota enorme dell’offerta primaria mondiale dipende da appena tre paesi.</p>



<p>Il <strong>Kazakistan</strong> occupa una posizione centrale grazie ai suoi giganteschi giacimenti e alla capacità di produrre a costi competitivi. Tuttavia la sua collocazione tra Russia, Cina e Occidente rende ogni valutazione strategica particolarmente complessa.</p>



<p>Il <strong>Canada</strong>, al contrario, rappresenta il modello del fornitore politicamente affidabile. Stabilità istituzionale, certezza giuridica e integrazione nelle alleanze occidentali ne fanno un partner privilegiato per i paesi che puntano sull’espansione del nucleare civile.</p>



<p>La <strong>Namibia</strong>, infine, è emersa come una nuova piattaforma strategica africana. Le sue miniere attraggono investimenti internazionali e la collocano al centro della crescente competizione tra potenze per il controllo delle filiere critiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La vera vulnerabilità è nella filiera</strong></h2>



<p>L’errore più comune consiste nel confondere il possesso del minerale con il controllo dell’intera catena produttiva. L’uranio estratto deve infatti attraversare una lunga sequenza industriale: conversione, arricchimento, fabbricazione del combustibile, trasporto certificato e gestione delle scorte. La vulnerabilità strategica non nasce quindi soltanto dalla concentrazione delle miniere. <strong>Nasce soprattutto dai colli di bottiglia industriali c</strong>he possono emergere lungo il percorso. Per questo motivo la competizione internazionale si sta spostando progressivamente dai giacimenti alle infrastrutture tecnologiche. Chi controllerà le capacità di conversione e arricchimento avrà un vantaggio probabilmente superiore rispetto a chi possiede semplicemente le risorse naturali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il ritorno della sicurezza energetica</strong></h2>



<p>La crisi tra Stati Uniti e Iran dimostra come energia, sicurezza e geopolitica siano ormai elementi inseparabili. Le centrali nucleari che numerosi paesi stanno progettando per ridurre le emissioni e rafforzare l’autonomia energetica necessitano di combustibile affidabile per decenni. Di conseguenza, la stabilità delle forniture è diventata un tema di sicurezza nazionale. La conseguenza è evidente: governi e operatori non cercano più soltanto uranio. Cercano <strong>uranio proveniente da paesi stabili, contratti garantiti, catene logistiche sicure e partner politicamente affidabili</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una crisi che ridefinisce gli equilibri globali</strong></h2>



<p>Il confronto tra Washington e Teheran non determinerà soltanto il futuro del programma nucleare iraniano. Determinerà anche il valore strategico delle grandi aree minerarie, l’orientamento degli investimenti energetici e la configurazione delle future filiere nucleari. Se l’accordo dovesse fallire, il premio geopolitico associato alle forniture provenienti da Kazakistan, Canada e Namibia aumenterebbe ulteriormente. Se invece la diplomazia riuscisse a trovare un compromesso verificabile sullo stock iraniano e sulla sicurezza di Hormuz, <strong>il sistema energetico globale potrebbe recuperare una parte della stabilità perduta. </strong>In entrambi i casi, una conclusione appare già evidente: nel XXI secolo il potere non si misura soltanto con eserciti e missili. Si misura anche attraverso il controllo delle materie prime strategiche, delle infrastrutture energetiche e delle catene industriali che alimentano la sicurezza economica delle grandi potenze.</p>
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		<title>La Cina è in testa nella corsa al litio dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-cina-e-in-testa-nella-corsa-al-litio-dellafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2023 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Litio]]></category>
		<category><![CDATA[transizione energetica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina sta superando gli Usa e gli altri Paesi occidentali nella corsa a approvvigionarsi di litio in Africa. Dopo le mosse in Afghanistan e le manovre nel &#8220;triangolo del litio&#8221; dell&#8217;America Latina Pechino si muovo con attenzione per il materiale più strategico per la transizione energetica, a partire dall&#8217;industria dell&#8217;auto elettrica, anche nel continente &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-cina-e-in-testa-nella-corsa-al-litio-dellafrica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/la-cina-e-in-testa-nella-corsa-al-litio-dellafrica.html">La Cina è in testa nella corsa al litio dell&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/04/Litio-Zimbabwe-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina sta superando gli Usa e gli altri Paesi occidentali nella corsa a approvvigionarsi di litio in Africa. <a href="https://it.insideover.com/economia/le-mani-della-cina-sul-litio-dellafghanistan.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Dopo le mosse in Afghanistan</a> e le manovre nel &#8220;<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/tramonto-dottrina-monroe-cina-russia-sconfinano-america.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">triangolo del litio</a></strong>&#8221; dell&#8217;America Latina Pechino si muovo con attenzione per il materiale più strategico per la transizione energetica, a partire dall&#8217;industria dell&#8217;auto elettrica, anche nel continente più complesso del pianeta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo Zimbabwe al centro della &#8220;via del litio&#8221; cinese</h2>



<p>Per il colosso della ricerca mineraria Trafigura l&#8217;Africa potrebbe fornire nel 2030 il 20% circa del litio mondiale. Quell&#8217;anno, la produzione globale sarà tra le 3,3 e le 3,5 milioni di tonnellate secondo le principali stime degli analisti. Ad oggi l&#8217;Africa ne produce circa 10-15mila. Ma da quest&#8217;anno con il primo impianto diretto di estrazione di proprietà cinese in Zimbabwe sarà innestata una marcia di sviluppo.</p>



<p>L&#8217;impianto operativo sul terreno acquistato da Huayou Cobalt nel 2021 per 422 milioni di dollari a Arcadia, in Zimbabwe, segnala l&#8217;importanza del Paese un tempo piagato da iperinflazione, carestie e povertà endemica per la Cina. <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/emmerson-mnangagwa-un-uomo-regime-mugabe.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Emerson Mnangagwa</a></strong>, presidente dello Zimbabwe dal golpe del 2017 che depose lo storico leader <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-robert-mugabe-padre-padrone-dello-zimbabwe.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Robert Mugabe,</a> è salito al potere con <a href="https://www.limesonline.com/il-golpe-sotto-mentite-spoglie-in-zimbabwe-mugabe-notizie-mondo-oggi-15-novembre/102950" target="_blank" rel="noreferrer noopener">un sostanziale via libera cinese</a> confermato nella giornata dell&#8217;11 novembre 2017, tre giorni prima del colpo di Stato che portò al potere l&#8217;ex vice del dittatore di Harare, con la visita del comandante delle forze armate dello Zimbabwe Constantino Chiwenga, capo dei militari golpisti, a Pechino. Da allora Harare è <strong>fermamente allineato </strong>alla Cina e vuole diventare la potenza africana del litio.</p>



<p>Il governo dello Zimbabwe ha allo studio il Base Mineral Export Control Act che subordina al via libera del governo l&#8217;esportazione di litio grezzo, fatti salvi gli accordi già esistenti. Che sono legati a uno stock di investimenti cinesi da <a href="https://www.esi-africa.com/southern-africa/chinas-moves-to-dominate-lithium-mining-in-africa/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">circa 678 milioni di dollari accumulatosi dal 2017 a oggi.</a> La produzione di litio dello Zimbabwe potrebbe salire a circa 150mila tonnellate l&#8217;anno nel 2030, rendendolo il primo produttore d&#8217;Africa. E garantendo alla Cina un accordo vantaggioso per la sua industria della transizione energetica, fonte dell&#8217;abbattimento dei costi di molti prodotti ma anche di una dipendenza sistemica dell&#8217;Occidente dalle sue tecnologie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Anche la Namibia nel mirino cinese</h2>



<p>Una vera e propria caccia al litio decisamente simile a quella compiuta da potenze occidentali e non per altre materie prime nel continente e che continua altrove. Il <em><a href="https://www.ft.com/content/02d6f35d-e646-40f7-894c-ffcc6acd9b25">Financial Times</a></em> ricorda che &#8220;la Namibia è il prossimo paese nel mirino degli investitori cinesi. Il mese scorso Huayou Cobalt ha anche preso piede a Erongo con un piccolo ma simbolico investimento in Askari, una società australiana che esplora dal sito di Uis&#8221;, attenzionato da compagnie europee e britanniche e visitato di recente anche dal Commissario Europeo all&#8217;Industria <strong>Thierry Breton</strong>. Inoltre, nel Paese del Sud-Ovest dell&#8217;Africa, c&#8217;è anche &#8220;Xinfeng, una società di esplorazione cinese attiva a Erongo, ha estratto decine di migliaia di tonnellate di minerale di litio grezzo e lo ha spedito in Cina&#8221;.</p>



<p>La Cina poi punta anche i &#8220;giganti&#8221; del Continente, Congo e Nigeria, attenzionati per la ricchezza del loro sottosuolo. Qui la penetrazione è più complessa, ma se nei miracoli geologici dell&#8217;Africa si troveranno risorse strategiche l&#8217;industria del Paese potrebbe beneficiarne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una corsa &#8220;neocoloniale&#8221;?</h2>



<p>Si nota in quest&#8217;ottico un approccio cinese totalmente organico a quello spesso stigmatizzato in passato quando promosso dell&#8217;Occidente. Vista la strategicità del litio, c&#8217;è poca attenzione all&#8217;idea della &#8220;cooperazione win-to-win&#8221;, all&#8217;uso di manodopera locale nei settori strategici della catena del valore o di qualsivoglia multipolarismo. La Cina vuole sviluppare il litio dell&#8217;Africa giocando d&#8217;anticipo sull&#8217;Occidente ma agendo totalmente <em>pro domo sua</em>. Poco o nulla lo spazio che sarà lasciato agli attori locali e al proprio sviluppo industriale oltre alle <strong>royalties da estrazione</strong>.</p>



<p>Mentre la corsa alla transizione si fa sempre più geopolitica, le regole del mercato globale premiano Pechino. Che ristruttura a sua immagine la globalizzazione, ma ne sfrutta le catene del valore globale e la libertà garantita ai flussi di investimenti. E dopo il litio potrebbero seguire infrastrutture costruite a debito con la promozione cinese e patti di mutuo commercio che condizioneranno a favore della Cina la geopolitica africana. Senza alcuna differenza rispetto al metodo occidentale, spesso indicato come &#8220;neocolonialista&#8221;. Anche così, del resto, va il mondo: le potenze sono tali quando riescono a gestire i doppi standard e a compiere impunemente ciò che ai rivali rinfacciano. E la Cina sembra esserne sempre più in grado.</p>
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