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	<title>Nagorno-Karabakh Archives - InsideOver</title>
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	<title>Nagorno-Karabakh Archives - InsideOver</title>
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		<title>Nagorno Karabakh 2020, il modello della guerra moderna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 13:34:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Nagorno-Karabakh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1189" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-600x372.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1536x951.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'uso dei droni, la superiorità aerea, l'infowar... L'offensiva ddll'Azerbaigian contro l'Armenia ha anticipato altre guerre. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nagorno-karabakh-2020-il-modello-della-guerra-moderna.html">Nagorno Karabakh 2020, il modello della guerra moderna</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il<strong> 19 settembre 2023,</strong> dopo quasi un anno di stallo, l&#8217;Azerbaigian ha ripreso l&#8217;offensiva contro la repubblica autoproclamata del <strong>Nagorno-Karabakh</strong>, ignorando le norme del diritto internazionale. In sole ventiquattr&#8217;ore, l&#8217;Artsakh ha cessato ogni resistenza, deposto le armi, e questa rapida sconfitta ha segnato la conclusione di un processo accelerato dai 45 giorni di intensi combattimenti avvenuti alla fine del 2020 nella medesima regione. Questo conflitto, studiato a posteriori, mette in evidenza la superiorità permessa da un <strong>alto grado di padronanza tecnologica in una guerra moderna ad alta intensità,</strong> in particolare l&#8217;uso di droni e dei social media. Oltre a questo aspetto contingente, gli armeni hanno perso questa guerra quando hanno perso la loro libertà di azione, mentre gli azeri hanno prevalso grazie alla concentrazione dei loro sforzi e alla rapidità della loro campagna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una terra contesa</h2>



<p>Il <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/nagorno-karabakh-storia-di-una-terra-contesa.html">Nagorno-Karabakh </a></strong>copre una superficie di 11.000 km² e ha una popolazione di 150.000 abitanti. Con un&#8217;altitudine media di 1.100 metri, foreste dense e una rete stradale poco sviluppata, <strong>il terreno ricorda molto le Prealpi francesi.</strong> È importante notare che il paese è collegato all&#8217;Armenia da un solo accesso asfaltato: il corridoio di Lachin. Pertanto, dipende logisticamente da questo unico asse di rifornimento.</p>



<p><strong>Alla dissoluzione dell&#8217;</strong><a href="https://it.insideover.com/dossier/la-fine-del-patto-di-versavia"><strong>URSS nel 1991</strong>,</a> il Nagorno-Karabakh dichiara la propria indipendenza. Per riacquistare il controllo su questa regione, le autorità azere inviano truppe, dando inizio a una guerra che durerà fino al 1994, anno in cui viene raggiunto un cessate il fuoco. <strong>Le difficili negoziazioni per una risoluzione definitiva del conflitto,</strong> condotte nel contesto del <strong>Gruppo di Minsk,</strong> conducono a un equilibrio precario: nel 2016, le ostilità riprendono durante la guerra dei Quattro Giorni, scatenata da un&#8217;offensiva azera che si rivela però infruttuosa. In assenza di reali negoziati diplomatici, tutte le condizioni sono mature per una ripresa dei combattimenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Squilibrio delle fforze alla vigilia del conflitto</h2>



<p>Alla vigilia dei combattimenti, <strong>Armenia/Artsakh e Azerbaigian avevano forze terrestri comparabili.</strong> Tuttavia, l&#8217;equipaggiamento militare di Baku era decisamente superiore a quello del suo avversario. Ad esempio, l&#8217;Azerbaigian possedeva quattro volte più carri armati. Baku aveva anche una maggiore quantità e qualità di mezzi aerei, con un netto vantaggio nel campo dei droni. Più in generale, il budget della difesa di Baku era quasi sei volte superiore a quello dell&#8217;Armenia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;offensiva azera del 2020</h2>



<p>Il 27 settembre 2020, l&#8217;Azerbaigian avvia un&#8217;offensiva. I combattimenti iniziano con bombardamenti di artiglieria e attacchi di droni. In poche ore, <strong>la difesa antiaerea armena è quasi completamente annientata. </strong>Nei giorni successivi, il parco blindato armeno viene sostanzialmente messo fuori combattimento in tutta la profondità del suo dispositivo difensivo. L&#8217;offensiva terrestre azera concentra i suoi sforzi nel sud.</p>



<p>Dopo 44 giorni di intensi combattimenti, le truppe azere raggiungono Shusha, la porta d&#8217;accesso al corridoio di Lachin. Tuttavia, la vittoria non è ancora completa, soprattutto perché l&#8217;Azerbaigian sta esaurendo le sue scorte di munizioni. Inoltre, <strong>la Russia non desidera una vittoria azera </strong>che permetterebbe alla Turchia di consolidare la sua influenza nella regione. Dopo molteplici appelli alla cessazione delle ostilità, la distruzione di un elicottero russo il 9 novembre fornisce il pretesto per imporre un cessate il fuoco. Mosca schiera quindi una forza di interposizione.</p>



<p>In definitiva, le perdite ammontano a circa <strong>25.000 morti </strong>per ciascuna parte, ovvero più di 100 morti al giorno. Anche i danni agli equipaggiamenti sono significativi. Praticamente tutti i carri armati, l&#8217;artiglieria e i lanciarazzi armeni sono stati distrutti. Le perdite sono minori per gli azeri, ma essi perdono praticamente tutti i loro droni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Nagorno-Karabakh e le sue debolezze</h2>



<p>Il sistema difensivo del Nagorno-Karabakh ha giocato un ruolo significativo nella perdita della libertà d&#8217;azione armena. Esso consisteva in una doppia linea di difesa: <strong>una situata alla frontiera e l&#8217;altra circa 20 km più arretrata</strong>. Queste erano costituite da semplici trincee di pietra e posti di combattimento. Questo dispositivo statico era completato da una divisione blindata capace di chiudere eventuali brecce. La principale vulnerabilità di questo sistema statico era la sua debolezza di fronte agli attacchi aerei, in particolare a causa dell&#8217;efficacia dei droni mentre le difese aeree armene erano ormai fuori uso.</p>



<p>Per questo motivo, già al quarto giorno dell&#8217;offensiva, il controattacco armeno con una divisione blindata si è concluso con un fallimento: 80 carri armati e decine di veicoli blindati sono stati distrutti. In pochi giorni, le truppe armene sono state immobilizzate da attacchi che colpivano tutto il territorio. <strong>Sotto la costante minaccia dei droni</strong>, sono diventate incapaci di rinforzare e sostenere le unità in combattimento. Di conseguenza, ogni posizione difensiva ha combattuto isolatamente, fino alla sua distruzione o all&#8217;esaurimento delle munizioni, di fronte all&#8217;inesorabile avanzata azera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Isolamento dell&#8217;Armenia e Impatto della Guerra Psicologica</h2>



<p>Oltre a queste difficoltà materiali, <strong>il Nagorno-Karabakh e l&#8217;Armenia si sono trovati privi di risorse nei campi cognitivi </strong>sia a livello locale che internazionale. Sul terreno, il continuo sorvolo dei droni e gli attacchi che colpivano tutto il Nagorno-Karabakh, comprese le aree urbane, hanno avuto un effetto devastante sul morale dei militari e dei civili. <strong>Un parallelo impressionante può essere tracciato con la disfatta francese del 1940</strong>. A questo proposito, è interessante notare la somiglianza del suono del drone israeliano HAROP con quello delle sirene del bombardiere Stuka tedesco della stessa epoca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La campagna di influenza dell&#8217;Azerbaigian</h2>



<p>L&#8217;Armenia si trova rapidamente isolata anche sul piano immateriale. Questo isolamento è dovuto principalmente alla comunicazione aggressiva e sistematica dell&#8217;Azerbaigian, che mira a <strong>minare la volontà di combattere delle forze armene </strong>e della loro popolazione, oltre a ridurre il loro sostegno internazionale. Baku conduce una campagna di influenza sui social network, mostrando la disfatta armena attraverso video di droni. Anche la stampa e le organizzazioni non governative di tutto il mondo vengono coinvolte, con visite organizzate per denunciare gli attacchi missilistici armeni nelle aree urbane.</p>



<p>Di fronte a un nemico privo di libertà d&#8217;azione,<strong> l&#8217;Azerbaigian concentra </strong>saggiamente i suoi sforzi fino a ottenere la vittoria. Per raggiungere questo obiettivo, Baku effettua una diversione attaccando con un corpo d&#8217;armata a Nord del Nagorno-Karabakh, ma il suo sforzo principale rimane concentrato al sud. Qui impiega il suo 2° Corpo d&#8217;armata, composto da cinque brigate meccanizzate. Dopo una settimana di offensiva, il 5° Corpo d&#8217;armata, inizialmente in riserva, viene impegnato nella stessa area. Successivamente, il 3° Corpo d&#8217;armata si aggiunge come rinforzo. Così, 30-40 gruppi tattici interarma sono impegnati contro 20 gruppi armeni su un fronte di 50 chilometri. Baku concentra quindi una forza considerevole e sostituisce continuamente le sue truppe, mentre gli armeni si esauriscono senza possibilità di rinforzi o sostituzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il terreno dell&#8217;offensiva azera</h2>



<p>Il terreno scelto per l&#8217;offensiva è una <strong>zona meno montuosa del nord dell&#8217;Artsakh. </strong>Questo permette all&#8217;Azerbaigian di dispiegare i suoi carri armati, veicoli blindati e artiglieria a supporto della fanteria. La manovra iniziale prevede la conquista di tutto il sud del Nagorno-Karabakh fino al confine armeno, seguita da una convergenza delle forze su Shusha, la porta d&#8217;ingresso del corridoio di Lachin e la via d&#8217;accesso alla capitale, Stepanakert. Si osserva quindi una marcata concentrazione degli sforzi verso questa città fortificata, che alla fine cade, segnando la fine dei combattimenti.</p>



<p><strong>Oltre alla concentrazione degli sforzi, la campagna è caratterizzata dalla sua rapidità.</strong> Gli azeri eseguono <strong>operazioni audaci</strong> e riescono ad accelerare bruscamente il ritmo delle operazioni. Questo è reso possibile principalmente da due fattori di superiorità operativa: la cooperazione e la massa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il modello turco di Ricognizione-Attacco</h2>



<p>La cooperazione è potenziata dall&#8217;adozione del modello turco di complesso &#8220;ricognizione-attacco&#8221;. Infatti, il comando e controllo, i mezzi e i modi d&#8217;azione azeri consentono una<strong> sinergia tra droni, truppe di terra, artiglieria e guerra elettronica.</strong> Questo sistema è particolarmente efficace poiché opera in profondità nel dispositivo armeno, anche quando le condizioni meteorologiche impediscono ai droni di sorvegliare, colpire o guidare i tiri. Questo è reso possibile da alcune centinaia di commandos, noti anche come &#8220;sabotatori&#8221;, probabilmente addestrati in Turchia, che si infiltrano nelle linee nemiche. <strong>Questi uomini guidano i tiri dell&#8217;artiglieria e forniscono informazioni tattiche al resto delle truppe di terra</strong>. È importante notare che l&#8217;obiettivo di queste squadre non è distruggere bersagli ad alto valore strategico, ma sostenere direttamente l&#8217;offensiva terrestre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;incremento della massa</h2>



<p>Le forze azere aumentano la loro &#8220;massa&#8221; in diversi ambiti grazie a un significativo volume di equipaggiamenti importati dall&#8217;estero. Ad esempio, utilizzano 600 lanciarazzi multipli, dieci volte più degli armeni. Inoltre, questo materiale è spesso più moderno. Baku dispone di carri armati T-90, mentre Stepanakert possiede T-72 più vecchi. La massa è aumentata anche grazie ai droni. Gli armeni non ne possiedono, mentre l&#8217;Azerbaigian utilizza una trentina di droni militari, tra cui <strong>dieci droni turchi TB2 Bayraktar</strong> e circa<strong> 200 droni suicidi HAROP israeliani.</strong> Infine, la Turchia ha attivamente sostenuto il suo partner inviando truppe ausiliarie: circa un migliaio di mercenari dell&#8217;Esercito Nazionale Siriano (ANS), finanziati ed equipaggiati dalla Turchia, sarebbero stati inviati per combattere. L&#8217;invio di queste truppe ausiliarie permette di disporre di uomini esperti, con modalità d&#8217;azione non convenzionali, che possono essere persi senza che ciò abbia un impatto sulle famiglie azere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno della guerra ad alta intensità</h2>



<p>I combattimenti del 2020 nel Nagorno-Karabakh segnano il ritorno della guerra ad alta intensità alle porte orientali dell&#8217;Europa. Questo conflitto è caratterizzato dalla sua ampia visibilità sui social network e dall&#8217;uso predominante dei droni in battaglia, anticipando in parte <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/il-livello-operativo-della-guerra-ucraina-lanalisi-di-un-esperto-di-sicurezza.html">la guerra russo-ucraina iniziata da Mosca il 24 febbraio 2022. </a></strong>Tuttavia, questo conflitto presenta delle peculiarità dovute alla natura del terreno, fortemente montuoso e scarsamente popolato, e quindi non rappresenta un modello ideale per la maggior parte degli scontri contemporanei. In molte delle guerre moderne, le aree urbane sono sempre più dense e numerose, come<strong> nel caso dell&#8217;Ucraina.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Tecnologie e ambiente Urbano</h2>



<p>Una direzione da prendere è il fatto Che le zone urbane tendono a &#8220;livellare le tecnologie&#8221;. In questi ambienti chiusi, la rapidità delle operazioni e il vantaggio offerto dai droni e dalle azioni in profondità diventano meno rilevanti. In effetti, nei contesti urbani densi, la guerra assume caratteristiche diverse. La velocità delle operazioni, pur rimanendo cruciale, deve essere integrata con tecniche avanzate di combattimento urbano e una maggiore capacità di resistere alle perdite. Le operazioni in ambienti urbani richiedono un&#8217;estrema coordinazione tra le varie unità e una rapida capacità di adattamento alle condizioni variabili del campo di battaglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Droni e infowar, le novità della guerra</h2>



<p>Un aspetto cruciale del conflitto del Nagorno-Karabakh nel 2020 è stato l&#8217;uso <strong>esteso dei droni, che hanno conferito un significativo vantaggio all&#8217;Azerbaigian</strong>. I droni non solo sono stati impiegati per sorveglianza e raccolta di informazioni, ma anche per attacchi mirati. Questa integrazione dei droni nel piano di battaglia ha permesso all&#8217;Azerbaigian di mantenere una pressione costante sulle forze armene, compromettendo il loro morale e la loro capacità operativa.</p>



<p>L&#8217;esperienza del Nagorno-Karabakh ha inoltre dimostrato come la guerra moderna si combatta non solo sul campo ma anche attraverso i media e i social network. La guerra dell&#8217;informazione è diventata un fronte cruciale. <strong>L&#8217;Azerbaigian ha abilmente utilizzato le piattaforme di social media</strong> per diffondere immagini e video dei propri successi militari, esercitando una pressione psicologica sui combattenti armeni e sull&#8217;opinione pubblica internazionale. Al contrario, l&#8217;Armenia si è trovata spesso in una posizione di difesa, cercando di contrastare la narrazione azera con comunicazioni meno efficaci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Supporto internazionale e potenze regionali</h2>



<p>Il ruolo della comunità internazionale e delle potenze regionali è stato anch&#8217;esso determinante nel conflitto del Nagorno-Karabakh. La Turchia ha fornito un supporto cruciale all&#8217;Azerbaigian, offrendo equipaggiamenti militari avanzati e assistenza logistica. Questo sostegno ha permesso a Baku di mantenere un vantaggio tecnologico e tattico durante il conflitto. La Russia, pur mantenendo una posizione ufficialmente neutrale, ha svolto un ruolo di bilanciamento, intervenendo diplomaticamente per imporre un cessate il fuoco e prevenire una vittoria totale dell&#8217;Azerbaigian, che avrebbe potuto rafforzare eccessivamente l&#8217;influenza turca nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni strategiche</h2>



<p>Le <strong>implicazioni strategiche del conflitto del Nagorno-Karabakh sono molteplici. </strong>Da un lato, ha dimostrato l&#8217;importanza della superiorità tecnologica e della capacità di condurre operazioni integrate e rapide. Dall&#8217;altro, ha evidenziato la necessità di strategie di difesa flessibili, in grado di rispondere a minacce asimmetriche e tecnologicamente avanzate. Inoltre, il conflitto ha sottolineato l&#8217;importanza di mantenere la coesione interna e di assicurarsi il sostegno internazionale, elementi che possono influenzare in modo decisivo l&#8217;esito delle guerre moderne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lezioni per le future operazioni militari</h2>



<p>Il conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020 offre un caso di studio significativo per comprendere le dinamiche dei conflitti contemporanei. Dimostra come la combinazione di tecnologia avanzata, tattiche innovative e una strategia di informazione aggressiva possa determinare il successo militare. Inoltre, mette in luce <strong>le vulnerabilità dei sistemi difensivi tradizionali di fronte a nuove forme di guerra.</strong> Le lezioni apprese da questo conflitto saranno probabilmente rilevanti per le future operazioni militari e per la definizione delle politiche di difesa delle nazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Necessità di una difesa dinamica e flessibile</h2>



<p>In secondo luogo, il conflitto evidenzia<strong> la necessità di una difesa dinamica e flessibile</strong>. Le forze armene, affidandosi a un sistema difensivo statico, non sono riuscite ad adattarsi rapidamente alle tattiche azere, rimanendo vulnerabili agli attacchi aerei e alle incursioni di commando. Questo indica che le strategie difensive future dovranno integrare una maggiore mobilità e la capacità di rispondere rapidamente alle minacce emergenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Importanza della guerra dell&#8217;informazione</h2>



<p>Il ruolo cruciale dell&#8217;informazione e della guerra psicologica non può essere sottovalutato. L&#8217;uso strategico dei media e dei social network da parte dell&#8217;Azerba igian per diffondere propaganda e demoralizzare le forze armene ha avuto un impatto significativo sul conflitto. Ciò sottolinea l&#8217;importanza di sviluppare capacità di comunicazione efficaci e di contrastare le operazioni informative nemiche. Le nazioni dovranno investire in tecnologie e strategie per gestire la guerra dell&#8217;informazione, garantendo che le loro narrazioni siano convincenti e resilienti contro la propaganda avversaria.</p>



<p>Il sostegno internazionale e le alleanze regionali hanno avuto un ruolo determinante nel conflitto del Nagorno-Karabakh.<strong> La Turchia, con il suo supporto materiale e strategico, ha aiutato l&#8217;Azerbaigian</strong> a mantenere un vantaggio tecnologico e operativo. Al contempo, la neutralità strategica della Russia ha impedito una vittoria completa da parte azera, mantenendo un equilibrio nelle dinamiche regionali. Questo mette in evidenza l&#8217;importanza delle relazioni internazionali e delle alleanze nel determinare gli esiti dei conflitti.</p>



<p>Il conflitto ha anche dimostrato l&#8217;importanza del supporto civile e del morale. La popolazione civile del Nagorno-Karabakh ha sofferto enormemente a causa degli attacchi aerei e delle incursioni di droni, il che ha avuto un impatto diretto sul morale delle forze armate. Le future strategie militari dovranno considerare non solo la protezione delle infrastrutture civili, ma anche il mantenimento del supporto e del morale della popolazione. Questo potrebbe includere misure di difesa civile, evacuazione tempestiva e campagne di informazione per sostenere il morale pubblico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Protezione contro le minacce aeree</h2>



<p>L&#8217;esperienza del conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020 evidenzia diverse sfide specifiche che le forze armate moderne dovranno affrontare. Una di queste è la protezione contro le minacce aeree avanzate, in particolare i droni. La capacità di neutralizzare tali sistemi sarà cruciale per mantenere la superiorità aerea e proteggere le truppe a terra<strong>. Tecnologie come i sistemi di difesa aerea a corto raggio, </strong>le armi a energia diretta e le contromisure elettroniche saranno fondamentali per contrastare queste minacce.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Resilienza delle comunicazioni</h2>



<p>Un&#8217;altra sfida riguarda la resilienza delle comunicazioni e dei sistemi di comando e controllo. Durante il conflitto, la capacità dell&#8217;Azerbaigian di coordinare efficacemente le operazioni tra <strong>diverse unità e piattaforme tecnologiche</strong> ha avuto un ruolo chiave. Questo richiede un&#8217;infrastruttura di comunicazione robusta, in grado di resistere a interferenze e attacchi elettronici. Le forze armate future dovranno investire in sistemi di comunicazione resilienti e flessibili per garantire che le operazioni possano continuare senza interruzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Logistica e sostenibilità pperativa</h2>



<p>La logistica rappresenta un altro aspetto critico. La dipendenza del Nagorno-Karabakh da un singolo corridoio di rifornimento ha mostrato quanto possa essere vulnerabile una rete logistica limitata.<strong> Le forze armate devono assicurarsi che le loro operazioni possano essere sostenute attraverso multiple linee di rifornimento </strong>e avere capacità logistiche rapide e adattabili. L&#8217;uso di veicoli autonomi, droni logistici e sistemi di gestione avanzata delle forniture può migliorare notevolmente la resilienza logistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione</h2>



<p>Il conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020 offre lezioni preziose su vari fronti. Sottolinea l&#8217;importanza della superiorità tecnologica, la necessità di difese dinamiche, il ruolo chiave della guerra dell&#8217;informazione e il peso delle alleanze internazionali. Questi elementi saranno cruciali per le future operazioni militari e le politiche di difesa.</p>



<p>In un contesto in cui le guerre diventano sempre più complesse e multidimensionali, i paesi dovranno adattare le loro strategie per affrontare queste nuove sfide. La lezione principale del conflitto del Nagorno-Karabakh è che la preparazione e l&#8217;adattabilità sono essenziali per il successo, e che l&#8217;innovazione tecnologica deve essere accompagnata da una strategia chiara e flessibile.</p>



<p>Alla luce di queste considerazioni, le forze armate di tutto il mondo stanno probabilmente riesaminando le loro dottrine e capacità per rispondere meglio alle nuove forme di guerra. Il futuro della difesa vedrà probabilmente un&#8217;ulteriore integrazione di tecnologie avanzate, una maggiore enfasi sulla guerra dell&#8217;informazione e una maggiore attenzione alle dinamiche delle alleanze internazionali. Il conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020 serve quindi non solo come esempio di come le guerre possono essere combattute oggi, ma anche come indicatore delle direzioni future della strategia e delle operazioni militari.</p>



<p>Le lezioni apprese dal Nagorno-Karabakh serviranno come guida per migliorare le dottrine militari e preparare meglio i paesi alle sfide della guerra moderna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nagorno-karabakh-2020-il-modello-della-guerra-moderna.html">Nagorno Karabakh 2020, il modello della guerra moderna</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Caos Nagorno-Karabakh, elezioni in Slovacchia, escalation tra Kosovo e Serbia: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Sep 2023 17:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato in Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Slovacchia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Nagorno-Karabakh]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-scaled-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230929134800336_a986f8bb57fdb53c79a7cccd25e8de50-2048x1367.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli avvenimenti in Nagorno-Karabakh si susseguono rapidamente. Tra Kosovo e Serbia le tensioni non diminuiscono. La Slovacchia sta affrontando le elezioni legislative con l&#8217;ombra delle disinformazione russa. L&#8217;Onu lancia l&#8217;allarme della gioventù tunisina: sempre meno istruita e sempre più povera. La Mauritania non accoglierà i soldati francesi cacciati dal Niger. Ecco le cinque notizie del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/caos-nagorno-karabakh-elezioni-in-slovacchia-escalation-tra-kosovo-e-serbia-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">[...]</a></p>
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<p>Gli avvenimenti in Nagorno-Karabakh si susseguono rapidamente. Tra Kosovo e Serbia le tensioni non diminuiscono. La Slovacchia sta affrontando le elezioni legislative con l&#8217;ombra delle disinformazione russa. L&#8217;Onu lancia l&#8217;allarme della gioventù tunisina: sempre meno istruita e sempre più povera. La Mauritania non accoglierà i soldati francesi cacciati dal Niger. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Di ora in ora salgono le tensioni tra Armenia e Azerbaigian&nbsp;</h2>



<p>Sale la tensione al confine tra <strong>Nagorno-Karabakh</strong> e <strong>Armenia</strong>. Un soldato azero è stato ucciso da un cecchino armeno posizionato al confine, più precisamente nell’insediamento di <strong>Zarkend</strong>, nel distretto di Basarkakecher. L’obiettivo era una postazione dell&#8217;esercito azero nell&#8217;insediamento di <strong>Ashagi Ayrim</strong>. È lo stesso ministero della Difesa di <strong>Baku</strong> a confermalo poi però smentito da <strong>Eravan</strong> che dichiara che non corrisponde a realtà la dichiarazione diffusa dal ministero della Difesa dell&#8217;Azerbaigian. I fatti si susseguono rapidamente in un conflitto che non vede margini di risoluzione rapida. Proprio oggi infatti, la procura generale dell&#8217;Azerbaigian ha annunciato l&#8217;arresto del ministro degli Esteri, <strong>David Babayan</strong>, dell’ormai sciolta autoproclamata Repubblica Nagorno-Karabakh. Il ministro è stato arrestato con l&#8217;accusa di essere &#8220;coinvolto nel coordinamento delle attività di gruppi terroristici, con l&#8217;obiettivo di instillare inimicizia e odio nazionale”. Queste accuse sono state mosse anche alla luce dell&#8217;attacco con missili balistici sferrato il 17 ottobre 2020 contro aree civili, insediamenti e territori smilitarizzati della città di <strong>Ganja</strong> in Azerbaigian, in cui sarebbe coinvolto Babayan. Nel frattempo Più di 100mila persone di etnia armena hanno lasciato il territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra Kosovo e Serbia la ostilità non accennano a diminuire e la comunità internazionale richiama all’ordine</h2>



<p>Sono passati sei giorni ma la tensione rimane alta tra <strong>Kosovo</strong> e <strong>Serbia</strong>. Gli scontri tra i due Paesi sono nati dall’uccisione di un agente kosovaro al confine con la Serbia. L’uccisione del poliziotto ha portato un gruppo di uomini armati serbi a tendere un’imboscata alla polizia kosovara e a barricarsi in un monastero ortodosso vicino al confine settentrionale con la Serbia. Gli scontri sono durati ore e sono rimasti tre uomini e altri sono stati arrestati. Ieri l’ultimo avvenimento quando la polizia kosovara si è dislocata nel nord del Paese per condurre un’operazione nelle proprietà legate alla presunta mentre dell’attacco della polizia. Belgrado non ha tardato a farsi sentire che ha difinito l’operazione una “brutale ed eccessiva dimostrazione di forza”. La vicenda è arrivata fino alle orecchie statunitensi che hanno chiesto a <strong>Belgrado</strong> di ritirare le proprie forze dal confine con il Kosovo dopo aver rilevato quello che hanno definito un rafforzamento militare serbo senza precedenti. Anche la Nato ha preso posizione dichiarando di essere pronta ad aumentare la sia forza di pace in Kosovo.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ombra russa nelle elezioni in Slovacchia</h2>



<p>Con le elezioni legislative di oggi, la <strong>Slovacchia</strong> rientra nella guerra geopolitica tra “Occidente” e Russia. Ad affrontarsi sono due correnti diametralmente opposte e, secondo i sondaggi dell&#8217;ultima ora, c&#8217;è da aspettarsi un serrato testa a testa tra il partito populista <strong>Smer-SD</strong> dell&#8217;ex primo ministro <strong>Robert Fico</strong>, che sostiene politiche più favorevoli a Mosca, e la Slovacchia progressista liberale di <strong>Michal Simecka</strong>, vicepresidente del Parlamento europeo che vuole approfondire la cooperazione con l’Ue. Come da copione il Paese è stato bombardato di disinformazione durante tutta la campagna elettorale. Uno studio rivela metà della nazione creda alle fake news in circolazione. La posta in gioco è altissima e pare che la Russia abbia giocato il suo ruolo nel diffondere fake news per agevolare il consenso nei confronti di Robert Fico che ha ornato i cartelloni della capitale <strong>Bratislava</strong> con slogan che promettono  &#8220;stabilità, ordine e benessere”. Dalle 22 di questa sera, ora italiana, avranno luogo gli exit poll e si saprà se la Slovacchia cambierà definitivamente la sua politica estera. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Allarme giovani nella Tunisia dell’esodo umano</h2>



<p>Secondo uno studio Onu, oltre un quarto dei giovani tunisini di età compresa tra i 15 e i 29 anni non è iscritto al sistema di istruzione e formazione della <strong>Tunisia</strong> e non è attivo sul mercato del lavoro. Lo studio è stato condotto da varie agenzie delle Nazioni Unite quali l&#8217;Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) e il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp). I dati riguardano giovano tunisini provenienti da diversi governatorati, ovvero Gafsa, Kairouan, Monastir e Sidi Bouzid. Non è un caso quindi che oltre alle centinaia di migliaia di disperati che cercando di arrivare sulle coste europee, in gran numero ci siano pure i tunisini. Il Paese sta attraversando non solo una drammatica crisi economica ma anche una crisi sociale. Le sfide che devono affrontare i giovani tunisini sono molteplici. Le difficoltà di apprendimento, le condizioni di vita familiare difficili e le sfide economiche e sociali portano all&#8217;abbandono scolastico e a un’inevitabile stato di disoccupazione e povertà.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Sahel, in un irremovibile sentimento anti francese, allontana la Francia: la Mauritania non accoglierà i militari francesi </h2>



<p>La <strong>Mauritania</strong> non è &#8220;né strategicamente né geograficamente&#8221; il Paese migliore per ospitare i 1.500 soldati francesi che lasceranno il Niger entro la fine dell&#8217;anno. Lo ha detto il presidente mauritano <strong>Mohamed Ould</strong> <strong>Ghazouani</strong> in un&#8217;intervista al quotidiano francese <em>Le Figaro</em>. &#8220;L&#8217;azione di forze dedicate è più logica in un Paese che si trova più al centro o vicino al campo d&#8217;azione. La Mauritania non subisce un attacco sul suo territorio dal 2011 e senza dubbio ha meno bisogno dell&#8217;assistenza di una forza multinazionale&#8221;, ha detto il capo dello Stato africano. È così che la Francia di <strong>Macron</strong> si ritrova in affanno nel Sahel dove non sa più dove fare continuare le sue operazioni anti terrorismo. Parigi è infatti ormai cacciata da tutta la regione che la sta inesorabilmente escludendo da un qualsiasi coinvolgimento militare. </p>
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		<title>Sciolta l&#8217;entità separatista del Nagorno-Karabakh, DeSantis “contro” Kiev e missili iraniani alla Russia: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Sep 2023 17:26:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Centrale nucleare di Zaporizhzhia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni americane]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Nagorno-Karabakh]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Samvel Shakhramanian, il presidente dell&#8217;autoproclamata repubblica, ha decretato lo scioglimento dell&#8217;entità separatista nel territorio dell&#8217;Azerbaigian. L&#8217;Iran fornirà nuovi missili alla Russia secondo l&#8217;Institute for the study of war. Secondo Greenpeace la centrale nucleare di Zaporizhzhia è a grave rischio per mancanza di controlli. Il candidato repubblicano DeSantis ha annunciato che in caso di vittoria, gli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/sciolta-lentita-separatista-del-nagorno-karabakh-desantis-contro-kiev-e-missili-iraniani-alla-russia-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230928191302161_454ad42775a14da626548a53b1a1c2f4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Samvel Shakhramanian, il presidente dell&#8217;autoproclamata repubblica, ha decretato lo scioglimento dell&#8217;entità separatista nel territorio dell&#8217;Azerbaigian. L&#8217;Iran fornirà nuovi missili alla Russia secondo l&#8217;Institute for the study of war. Secondo Greenpeace la centrale nucleare di Zaporizhzhia è a grave rischio per mancanza di controlli. Il candidato repubblicano DeSantis ha annunciato che in caso di vittoria, gli Usa non forniranno più aiuti all&#8217;Ucraina. Le elezioni maldiviane sono al centro dello scacchiere geopolitico di Cina e India. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le forze separatiste armene decretano o scioglimento dell&#8217;entità separatista nel territorio dell&#8217;Azerbaigian</h2>



<p>Il conflitto nella regione sembra volto al termine con la resa delle forze separatiste armene. <strong>Samvel Shakhramanian</strong>, il presidente dell&#8217;autoproclamata repubblica, ha decretato lo scioglimento dell&#8217;entità separatista nel territorio dell&#8217;Azerbaigian. &#8220;Tutti gli organi statali e le organizzazioni che dipendono da loro devono essere sciolti entro il 1 gennaio 2024 e la <strong>repubblica del Nagorno-Karabakh cessa di esistere</strong>&#8220;, si legge nel decreto. Shakhramanian ha esortato gli armeni rimasti a “familiarizzare con le condizioni di reintegrazione fornite dalla Repubblica dell&#8217;Azerbaigian, al fine di costituire una comunità indipendente e di decidere in autonomia se rimanere nella regione”. Nel frattempo sono saliti a oltre 65.000 gli armeni fuggiti in Armenia a causa del timore di una pulizia etnica da parte delle forze armene. È il corridoio di Lachin che garantisce in questi giorni il passaggio “libero, volontario e senza ostacoli dei residenti del Nagorno-Karabakh, compreso il personale militare che ha deposto le armi”, si legge nel decreto. I colloqui tra Azerbaigian e Armenia sono previsti a breve.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nuovi missili iraniani alla Russia</h2>



<p>Secondo l&#8217;<strong>Institute for the study of war (Isw)</strong> che cita rapporti dell&#8217;intelligence ucraina e israeliana, l’Iran potrebbe concludere a ottobre un accordo per la vendita di missili alla Russia, in particolare a ridosso della scadenza della <strong>risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite</strong> che vieta tali accordi, prevista per il 18 ottobre. I missili in questione sarebbero quelli balistici iraniani <strong>Fateh-110</strong> e <strong>Zolfaghar</strong>, entrambi con una gittata di almeno 300 chilometri o più. L&#8217;Isw aggiunge che &#8220;la scadenza delle restrizioni missilistiche previste dalla risoluzione 2231 in ottobre consentirà all&#8217;Iran di esportare missili e tecnologia missilistica senza supervisione internazionale, fornendo all&#8217;Iran l&#8217;opportunità di soddisfare le esigenze russe”. Sono mesi che questa notizia aleggia nell’aria alla luce dei vari viaggi del ministro della Difesa russo Sergei Shoigu che ha più volte visitato l’Iran e i suoi arsenali militari. La risoluzione delle Nazioni Unite impone restrizioni missilistiche all&#8217;Iran, vietandogli di sviluppare, testare o lanciare missili balistici in grado di trasportare armi nucleari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La centrale nucleare di Zaporizhzhia a rischio: il rapporto di Greenpeace</h2>



<p><strong>Greenpeace</strong> ha messo in guardia la comunità internazionale sulla sicurezza della <strong>centrale nucleare di Zaporizhzhia</strong>. Secondo un documento inviato ai governo occidentali, sostiene che l&#8217;Aiea non è in grado di monitorare adeguatamente l’impianto a causa della mancanza di ispettori e alle restrizioni che hanno nell’accesso. &#8220;L&#8217;<strong>Aiea</strong> rischia di normalizzare quella che rimane una pericolosa crisi nucleare, senza precedenti nella storia dell&#8217;energia nucleare, mentre nel contempo esagera la sua effettiva influenza sugli eventi sul terreno”, sostengono gli specialisti nucleari di Greenpeace. Nel documento si legge che la missione dell&#8217;Aiea non è in grado di valutare in modo completo le operazioni militari russe a causa delle restrizioni imposte all&#8217;accesso e spostamento (degli ispettori) e perchè necessita di una notifica preventiva. La centrale nucleare di Zaporizhzhia è la più grande d’Europa e al momento è occupata dai russi.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">I fondi americani all&#8217;Ucraina sono a rischio in caso di vittoria repubblicana</h2>



<p>Il futuro della guerra in Ucraina si deciderà probabilmente con l’esito delle elezioni negli Stati Uniti. Il <strong>malcontento verso la guerra</strong>, e i soldi spesi per essa, stanno generando una corrente anti Kiev che ha come principali promotori i repubblicani, più in particolare <strong>Ron DeSantis</strong>, candidato repubblicano alla Casa Bianca. &#8220;Se sarò eletto alla Casa Bianca, non staccherò assegni in bianco all’Ucraina”, ha dichiarato in un dibattito tv. DeSantis ha criticato la linea Biden riguardo agli aiuti a Kiev affermando che &#8220;hanno inviato denaro per pagare le pensioni e gli stipendi dei burocrati ucraini e finanziare piccole imprese in mezzo mondo”. &#8220;Nel frattempo &#8211; ha continuato DeSantis &#8211; il nostro Paese viene invaso. Non abbiamo nemmeno il controllo del nostro territorio. Dobbiamo difendere il popolo americano prima ancora di preoccuparci di tutte queste altre cose”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le Maldive al centro del conflitto geopolitico tra Cina e India</h2>



<p>Si è concluso il primo turno delle elezioni maldiviane. Sono emersi due candidati che si presenteranno al ballottaggio sabato 30 settembre. Si tratta del presidente uscente<strong> Ibrahim Mohamed Solih</strong>, di tendenza filo-indiane, e<strong> Mohamed Muizzu</strong>, sindaco di Malè, appoggiato dalla Repubblica Popolare Cinese. Ecco che il gruppo di atolli dell’Oceano Indiano è al centro delle mire di <strong>India</strong> e <strong>Cina</strong> che si contendono l’Oceano Indiano, le sue rotte e i Paesi chiave. L’India potrebbe perdere la sua influenza sull’Isola dal momento in cui il presidente uscente Solih si è intestato il 39% dei voti contro il 46% di Muizzu. I Maldiviani infatti contestano all’ex presidente l&#8217;incremento dell&#8217;indebitamento delle Maldive verso i Paesi stranieri e lo accusano&nbsp; le accuse di inerzia rispetto al fenomeno della corruzione e il mancato cambiamento del sistema di governo da presidenziale a parlamentare. La sfida tra i due candidati rispecchia la stessa sfida delle due superpotenze.</p>
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		<title>Colloqui Azerbaigian-Armenia, parata militare a Seul e Haftar in Russia: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Sep 2023 17:25:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Derna]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Nagorno-Karabakh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-scaled-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per la prima volta dal 2013, la Corea del Sud ha tenuto una parata militare come monito contro Pyongyang. Nel Nagorno-Karabakh nemmeno i civili sono al sicuro e scappano verso l&#8217;Armenia. Continuano i colloqui tra Putin e Haftar che oggi è volato in Russia. I colloqui tra Azerbaigian e Armenia continueranno probabilmente all&#8217;incontro di Granada &#8230; <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/colloqui-azerbaigian-armenia-parata-militare-a-seul-e-haftar-in-russia-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1282" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-scaled-600x401.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-1024x684.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-768x513.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-1536x1026.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230927102808259_824b305e44dafcda2623efc0260f03ca-1-2048x1367.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per la prima volta dal 2013, la Corea del Sud ha tenuto una parata militare come monito contro Pyongyang. Nel Nagorno-Karabakh nemmeno i civili sono al sicuro e scappano verso l&#8217;Armenia. Continuano i colloqui tra Putin e Haftar che oggi è volato in Russia. I colloqui tra Azerbaigian e Armenia continueranno probabilmente all&#8217;incontro di Granada sotto l&#8217;occhio e la guida dell&#8217;Unione Europea. L&#8217;Arabia Saudita vola nei Territori palestinesi per rassicurare l&#8217;Autorità palestinese e nel frattempo ospita il ministro del turismo israeliano. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La parata militare a Seul come monito alla Corea del Nord</h2>



<p>La <strong>Corea del Sud</strong> ha ospitato oggi la sua <strong>prima parata militare</strong> dal 2013. Alla parata, sotto una pioggia incessante, hanno preso parte circa 4.600 militari, compresi circa 330 <strong>soldati e cadetti Usa</strong>. Una partecipazione inedita. Tra le strade della capitale Seul, hanno sfilato missili e tank e più in generale un arsenale di armi sofisticate, quali droni e caccia. La parata arriva dopo un periodo di forti tensioni tra la Corea del Sud e la Corea del Nord. Infatti durante la cerimonia, il presidente sudcoreano <strong>Yoon Suk Yeo</strong>l ha rinnovato il suo monito a <strong>Pyongyang</strong>.&nbsp; &#8220;Se la Corea del Nord usasse armi nucleari, al suo regime porrebbe fine una risposta schiacciante da parte dell’alleanza Usa-Corea del Sud”. La parata ha avuto un ruolo estremamente simbolico volto a mandare un messaggio di forza non solo alla Corea del Nord ma anche alla Cina.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">La tragedia del Nagorno-Karabakh ha portato all’esodo di 19mila persone verso l’Armenia&nbsp;</h2>



<p>L’offensiva azera nel <strong>Nagorno-Karabakh</strong> sta portando a un disastro umanitario. L&#8217;Armenia ha dichiarato che un totale di <strong>19.000 rifugiati</strong> sono finora arrivati dal Nagorno-Karabakh. ”Al momento, 19.000 sfollati sono entrati in Armenia dal Nagorno-Karabakh&#8221;, ha detto il vice primo ministro Tigran Khachatryan in tv. &#8220;Le notizie che giungono testimoniano la coerente prosecuzione del progetto di distruzione di un&#8217;intera popolazione”. Intanto la Caritas armena denuncia le forze armene di aver preso di mira anche edifici residenziali, case e civili. L’esodo dei civili ha portato a un enorme ingorgo della strada che collega l’Armenia al Nagorno-Karabakh. Adesso l’Azerbaigian ha riconquistato la piena sovranità della regione e secondo l&#8217;ambasciatore armeno Andranik Hovhannisyan “l&#8217;Azerbaigian sta attuando una <strong>&#8220;pulizia etnica&#8221;</strong> e sta commettendo un &#8220;crimine contro l’umanità”, ha dichiarato al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra. “Questa non è una semplice situazione di conflitto, è un vero e proprio crimine contro l&#8217;umanità e dovrebbe essere trattato come tale”, ha concluso.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Continuano i colloqui tra Armenia e Azerbaigian per normalizzare il conflitto</h2>



<p>È avvenuto oggi l’incontro tra il segretario del Consiglio di sicurezza dell&#8217;Armenia, <strong>Armen Grigoryan</strong>, e il consigliere per la Politica estera del presidente azero, <strong>Hikmet Hajiyev</strong>, a Bruxelles. Il meeting è stato organizzato dai consiglieri diplomatici del Consiglio Europeo Charles Michel, Simon Mordue e Magdalena Grono, con la partecipazione dei consiglieri diplomatici del presidente francese Emmanuel Macron e del cancelliere tedesco Olaf Scholz, Emmanuel Bonne e Jens Ploetner, insieme al rappresentante speciale dell&#8217;Ue per il Caucaso Meridionale e la crisi in Georgia, Toivo Klaar. L’incontro sembra aver dato i suoi frutti e adesso si parla di un nuovo meeting giovedì prossimo a <strong>Granada</strong> dove si riunirà la Comunità Politica Europea. La portavoce di Michel, ha riferito che nell’incontro di oggi i partecipanti &#8220;hanno preso atto dell&#8217;interesse condiviso di Armenia e Azerbaigian nel fare uso di un possibile incontro a Granada per continuare negli sforzi di normalizzazione&#8221;, dopo l&#8217;operazione militare azera nel Nagorno-Karabakh.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Haftar vola in Russia per nuovi colloqui con il ministero della Difesa russo</h2>



<p>Il generale <strong>Khalifa Haftar</strong>, capo dell&#8217;autoproclamato Esercito nazionale, si è recato oggi in Russia e ha avuto colloqui presso il ministero della Difesa. La visita di Haftar è avvenuta su invito dello Stato russo ed è stato accolto all’aeroporto dal vice ministro russo della Difesa, <strong>Yunus-Bek Yevkurov</strong>. La visita di Haftar segue quella dello stesso Yevkurov a Bengasi del 17 settembre scorso. &#8220;Durante la visita si sono svolti negoziati con alti funzionari russi sullo sviluppo della situazione in Libia, sono state discusse le relazioni bilaterali tra i due Paesi e le modalità per rafforzarle e svilupparle”, si legge in una nota del ministero russo. <strong>Putin</strong> sta cercando di rafforzare la sua presenza in Libia e dopo il disastro di Derna ha intensificato i suoi colloqui con il generale Haftar.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impegno dell&#8217;Arabia Saudita diviso tra Israele e Palestina</h2>



<p>Una delegazione saudita si è recata nei <strong>Territori palestinesi</strong>, per la prima volta in 30 anni, per rassicurare Ramallah che Riad sta &#8220;lavorando per la realizzazione di uno Stato palestinese con Gerusalemme Est come sua capitale&#8221;. La visita dell&#8217;ambasciatore saudita, <strong>Nayef al-Sudair</strong>i, avviene mentre si intensificano le voci sui negoziati in corso per il raggiungimento di un accordo per la normalizzazione delle relazioni tra il Riad e Tel Aviv. I nodi principali sembrano essere proprio la questione palestinese e lo sviluppo di un programma nucleare civile da parte di Riad. &#8220;La questione palestinese è un pilastro fondamentale&#8221;, ha detto Sudairi dopo aver incontrato il ministro degli Esteri palestinese<strong> Riyad al-Maliki</strong>, &#8220;ed è certo che l&#8217;iniziativa araba, presentata dal Regno nel 2002, è la pietra angolare di qualsiasi accordo che verrà”. Questo è avvenuto il giorno stesso della visita del ministro del Turismo israeliano,<strong> Haim Katz</strong>, in Arabia Saudita. Si tratta della prima visita della storia di un ministro israeliano nel Regno.&nbsp;</p>
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		<title>Cosa c&#8217;è da sapere sull&#8217;operazione militare nel Nagorno-Karabakh</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/cosa-ce-da-sapere-sulloperazione-militare-nel-nagorno-karabakh</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2023 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Nagorno-Karabakh]]></category>
		<category><![CDATA[Nagorno Karabakh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-29.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-29.png 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-29-600x338.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-29-300x169.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-29-1024x576.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-29-768x432.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-29-334x188.png 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Il 19 settembre, l'Azerbaigian ha attaccato il Nagorno-Karabakh. Scopriamo i motivi che hanno portato il riaccendersi di un conflitto mai sopito</p>
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<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls poster="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-29.png" src="https://cdn.evolutionadv.it/insideover/website/2023/09/Untitled_video-36.mp4"></video></figure>



<p>Nel primo pomeriggio del 19 settembre, l&#8217;Azerbaigian ha avviato un&#8217;operazione militare nella regione del Nagorno-Karabakh, da tempo teatro di una dura guerra tra l&#8217;Azerbaigian e i separatisti armeni della regione. L&#8217;operazione è stata definita antiterroristica volta a neutralizzare le infrastrutture militari dei separatisti filoarmeni stanziati nel&nbsp;<strong>Karabakh</strong>. L’operazione speciale delle forze armate azerbaigiane è la conclusione di una unga stagione di escalation che aveva reso il conflitto prevedibile</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/cosa-ce-da-sapere-sulloperazione-militare-nel-nagorno-karabakh">Cosa c&#8217;è da sapere sull&#8217;operazione militare nel Nagorno-Karabakh</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh, Ucraina in Sudan e pene contro le donne in Iran: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Sep 2023 17:55:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Accordo sul grano]]></category>
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		<category><![CDATA[Proteste in Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Riforma della giustizia israeliana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1302" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-scaled-600x407.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-1536x1042.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-2048x1389.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dal conflitto in Nagorno-Karabakh, al possibile coinvolgimento di Kiev in Sudan, fino alle dure politiche iraniane contro le donne. Le cinque notizie del giorno</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/cessate-il-fuoco-in-nagorno-karabakh-ucraina-in-sudan-e-pene-contro-le-donne-in-iran-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Cessate il fuoco in Nagorno-Karabakh, Ucraina in Sudan e pene contro le donne in Iran: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1302" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-scaled-600x407.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-1536x1042.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230920192533845_17e81ecd5f39a46e4bf05d78738c462c-2048x1389.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Si intravede la fine del conflitto in Nagorno-Karabakh con il cessate il fuoco. Alcuni attacchi in Sudan fanno pensare a un&#8217;infiltrazione di Kiev nel Paese e nel conflitto in atto. Netanyahu è a New York e deve &#8220;convincere&#8221; Biden della solidità della democrazia israeliana. L&#8217;ambasciatore ucraino in Polonia è stato convocato dalle autorità polacche in protesta alle parole di Zelensky. L&#8217;Iran mette in atto pene draconiane contro le donne che violano il codice dell&#8217;abbigliamento. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un cessate il fuoco apre uno spiraglio di pace in Nagorno-Karabakh</h2>



<p>All’appello dei <strong>peacekeeper russi</strong> di cessare il fuoco, i separatisti armeni e l’<strong>Azerbaigian</strong> hanno risposto positivamente. Secondo l’agenzia Interfax, sarebbe stato raggiunto un accordo per il ritiro delle unità rimanenti e delle truppe delle forze armate armene dalla zona di schieramento dei peacekeeper russi nel <strong>Nagorno-Karabakh</strong>. Ad aggiungersi e a far ben sperare nella fine del conflitto &#8211; almeno per il momento &#8211;&nbsp; è l’incontro che si terrà domani dei rappresentanti dei separatisti del Karabakh con Baku nella città di <strong>Yevlakh</strong>. L’agenzia russa aggiunge che &#8220;i gruppi (armeni) illegali consegneranno tutte le armi e le attrezzature pesanti”. Dopo aver lanciato l&#8217;operazione ieri l&#8217;esercito azero ha preso il controllo di oltre 90 posizioni militari armene. Secondo quanto dichiarato da Baku, domani le due parti si incontreranno per “discutere le questioni del reinserimento in base alla Costituzione e alle leggi del Repubblica dell’Azerbaigian”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Ucraina arriva in Sudan contro Wagner?</h2>



<p>Secondo un’inchiesta della <strong>Cnn</strong>, Kiev sarebbe responsabile di una serie di attacchi e sabotaggi nell’area di <strong>Khartum</strong> contro le <strong>Forze di supporto rapido (Rsf)</strong>, vicine al gruppo paramilitare russo <strong>Wagner</strong>. La Cnn dichiara che una sua fonte ha descritto gli attacchi come un operativo “non sudanese”. Gli attacchi avvenuti attraverso <strong>droni e ordigni esplosiv</strong>i, nello stile delle forze ucraine, hanno attaccato veicoli e paramilitari delle Rsf. Otto degli attacchi analizzati dalla Cnn sono quindi stati sferrati con gli stessi droni utilizzati dalle forze armate ucraine. Anche le modalità e le tattiche sono simili e, sempre secondo la Cnn, inusuali nei conflitti del continente africano. Se davvero l’Ucraina fosse presente in quella parte di mondo, parzialmente controllata dal gruppo paramilitare russo Wagner, aprirebbe la strada a uno nuovo e drammatico scenario che porterebbe a una probabile espansione bellica ucraina contro quella russa, già in atto nell’est ucraino.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Netanyahu a New York tra visite e proteste</h2>



<p>Giornata impegnativa per <strong>Bibi</strong>. Da una parte dedito a rassicurare <strong>Biden</strong> sulla solidità della democrazia israeliana e dall’altra impegnato a fronteggiare centinaia manifestanti contro di lui. “L&#8217;impegno di <strong>Israele</strong> per la democrazia non cambierà mai. Continueremo a sostenere i valori cari a entrambe le nostre democrazie”, ha dichiarato durante l’incontro con Joe Biden a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite che si sta svolgendo a <strong>New York.</strong> I due leader si sono incontrati all&#8217;Intercontinental Hotel e non alla Casa Bianca. Scelta da tenere di conto che indica la contrarietà di Washington alle politiche portate avanti da Netanyahu in particolare la contestata riforma della giustizia promossa dal governo di <strong>estrema destra israeliano</strong>. L’incontro è avvenuto con una piazza gremita di persone che protestavano contro il primo ministro israeliano. I manifestanti, per lo più cittadini israeliani contrari alla riforma della giustizia, hanno chiesto &#8220;democrazia&#8221; mentre sventolavano bandiere di Israele.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scricchiolano sempre di più i rapporti tra Polonia e Ucraina</h2>



<p><strong>Vasil Zvarich</strong>, ambasciatore ucraino in <strong>Polonia</strong>, è stato convocato dalle autorità polacche per protestare contro le parole del presidente ucraino. <strong>Zelensky</strong> ha infatti criticato la posizione di <strong>Varsavia</strong> relativa alle restrizioni sulle importazioni di <strong>grano</strong> dall’Ucraina. Il leader ucraino ha criticato alcuni Paesi europei sostenendo che si limitano a proporre solidarietà sostenendo così indirettamente la Russia.<strong> Paweł Jablonski</strong>, vice ministro polacco, ha sottolineato che questa tesi non è vera nei confronti della Polonia e soprattutto è ingiustificata nei confronti del nostro Paese dal momento in cui Varsavia è stata la prima ad “aprire le porte all’Ucraina” dall’inizio dell’invasione russa. L’obiettivo del governo del premier <strong>Mateusz</strong> <strong>Morawiecki</strong>, è quello di non destabilizzare il mercato polacco. “Voglio avvertire le autorità ucraine che se il conflitto andrà avanti, aggiungeremo altri prodotti al divieto di importazione”, ha detto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un Iran sempre più rigido contro le donne</h2>



<p>In Iran, a un anno dalla morte della giovane <strong>Mahsa Amini</strong>, si inaspriscono le pene contro le donne violano l rigido codice di abbigliamento, a cominciare dall&#8217;<strong>obbligo del velo </strong>nei luoghi pubblici. Il Majlis, il Parlamento di Teheran, ha votato a favore di un controverso disegno di legge in tal senso, con un periodo &#8220;di prova&#8221; di tre anni. &#8220;È stato deciso che sia di tre anni il periodo di prova per l&#8217;applicazione di questa legge. Ora il Consiglio dei Guardiani deve prendere una decisione riguardo all&#8217;approvazione del periodo di prova. Il rapporto della Commissione andrà al Consiglio dei Guardiani e attenderemo il parere&#8221;, ha affermato il capo della commissione Giustizia del Parlamento iraniano, <strong>Musa Ghazanfarabadi</strong>. l testo, in base a quanto riporta l&#8217;agenzia Dpa facendo riferimento all&#8217;ultima versione, prevede sanzioni severe in caso di mancato rispetto del codice di abbigliamento: si arriverebbe fino a 15 anni di carcere e a sanzioni per l&#8217;equivalente di oltre 5.000 euro. Il testo fa riferimento anche alle donne straniere presenti nel Paese che rischierebbero l&#8217;espulsione.</p>
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		<title>La questione dell&#8217;Azerbaigian occidentale, parla Aziz Alakbarov</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-questione-dellazerbaigian-occidentale-parla-aziz-alakbarov.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Sep 2023 17:45:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1196" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-scaled-600x374.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-300x187.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-1024x638.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-768x479.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-1536x957.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/ilgiornale2_20230919194356232_c87bdd364f28bcd316b0d0fbbdbeca74-2048x1276.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Abbiamo intervistato il presidente della Comunità dell'Azerbaigian occidentale, Aziz Alakbarov, per approfondire uno delle maggiori ragioni d'attrito tra Baku ed Erevan.</p>
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<p>Il Caucaso meridionale sta vivendo un momento di <em>revival </em>geopolitico. Conflitti regionali, competizione tra grandi potenze e sviluppi energetici stanno incoraggiando un numero crescente di politici e politologi ad approfondire la loro conoscenze in merito a questa regione strategica.</p>



<p>Quando si parla di geopolitica della Transcaucasia, la <strong>questione karabakha</strong> è indubbiamente il tema scottante per eccellenza. Due guerre sono state combattute per il Karabakh dagli anni Novanta ad oggi e un&#8217;operazione militare speciale azerbaigiana per riconquistare gli ultimi territori controllati dai separatisti è iniziata il 19 settembre.</p>



<p>InsideOver ha parlato con <strong>Aziz Alakbarov</strong>, presidente della Comunità dell&#8217;Azerbaigian occidentale, per comprendere meglio le origini e le ragioni dei disaccordi tra Erevan e Baku, in particolare la questione dei cosiddetti &#8220;azerbaigiani occidentali&#8221;.</p>



<p><strong>Dottor Alakbarov, lei è il presidente della Comunità dell&#8217;Azerbaigian occidentale. Potrebbe spiegare ai nostri lettori e al pubblico italiano di che cosa si occupa questa Comunità e chi sono i suoi membri?</strong></p>



<p>La Comunità dell&#8217;Azerbaigian occidentale è un&#8217;organizzazione che rappresenta gli azerbaigiani che furono espulsi con la forza dall&#8217;Armenia. È stata fondata nel 1989 ed è da allora che difende i diritti di queste persone, con un focus primario sul loro diritto al ritorno nelle loro terre ancestrali corrispondenti all&#8217;odierna Armenia.</p>



<p><strong>Gli azerbaigiani arrivarono a costituire il 10% della popolazione totale dell&#8217;Armenia tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, ossia più di 250mila persone. Oggi, però, gli azerbaigiani d&#8217;Armenia sono virtualmente inesistenti. Che cosa chiedono gli azerbaigiani occidentali?</strong></p>



<p>Ha ragione a sottolineare quanto fosse significativa la presenza degli azerbaigiani in Armenia prima che venissero espulsi. Ma, in realtà, le percentuali furono anche più elevate in epoche precedenti.</p>



<p>La pulizia etnica consumata ai danni degli azerbaigiani fu, nella maggioranza dei casi, portata avanti da organi statali attraverso azioni violente e genocidiarie, massacri, crimini contro l&#8217;umanità e grandi violazioni dei diritti umani. Un processo che fu particolarmente violento e crudele nel 1905-06, nel 1918-21, nel 1948-53 e nel 1987-91.</p>



<p>Il patrimonio culturale e storico degli azerbaigiani in Armenia, includente moschee e tombe, è stato ampiamente distrutto, i toponimi sono stati modificati e nei loro confronti è stato operato un razzismo sistemico.</p>



<p>Noi non accettiamo l&#8217;ingiustizia commessa contro di noi, rifiutiamo le sue conseguenze, e aspiriamo al ritorno nelle nostre case in Armenia in sicurezza e con dignità, chiedendo che i nostri diritti individuali e collettivi vengano garantiti anche dopo l&#8217;avvenuto ritorno, sulla base del diritto al ritorno sancito dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e da altri importanti atti internazionali.</p>



<p><strong>Come pensate di conseguire i vostri obiettivi?</strong></p>



<p>Abbiamo un&#8217;agenda squisitamente pacifica. Abbiamo raggiunto la comunità internazionale, società civili e governi interessati. Abbiamo redatto il &#8220;Concetto per garantire il ritorno dignitoso, sicuro e pacifico degli azerbaigiani espulsi dall&#8217;Armenia&#8221;, che è stato pubblicato come documento ufficiale dal Consiglio di sicurezza e dall&#8217;Assemblea generale delle Nazioni Unite. Abbiamo chiesto a queste ultime e alle sue organizzazioni speciali, in particolare l&#8217;Unesco, di aiutarci a trasporre in realtà il nostro inalienabile diritto al ritorno, anche inviando missioni in Armenia per assistere tale processo.</p>



<p>Il dialogo con l&#8217;Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani e coi titolari delle procedure speciali e l&#8217;interazione col Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite e con altri corpi costituiscono una dimensione rilevante della nostra agenda basata sui diritti umani. Abbiamo anche intavolato un dialogo con le ong leader nel campo dei diritti umani, come Human Rights Watch e Amnesty International, cercando il loro supporto alla nostra causa.</p>



<p>Il dialogo con l&#8217;Armenia riveste certamente un aspetto fondamentale nel quadro dei nostri sforzi di risolvere pacificamente la questione del nostro ritorno. Pur riconoscendo la storia dolorosa che permane nella nostra memoria collettiva, crediamo fermamente che il percorso verso la pace e il progresso necessiti dialogo e riconciliazione. Siamo pronti a coesistere pacificamente con l&#8217;Armenia una volta che sarà avvenuto il nostro ritorno nelle nostre terre ancestrali.</p>



<p>È con questo spirito di comprensione e con questo impegno inequivocabile nei confronti del diritto internazionale, in particolare il principio del rispetto dell&#8217;integrità territoriale degli stati, che abbiamo esteso un&#8217;offerta di dialogo al governo armeno. Ma, sfortunatamente, la nostra chiamata non ha ricevuto risposta. Non è saggio da parte del governo armeno ignorare un’offerta di dialogo, in special modo se si considera che proviene da una comunità i cui diritti sono stati massicciamente violati dalle azioni dell’Armenia.</p>



<p>Il continuo rifiuto dell&#8217;Armenia di ripristinare i nostri diritti è molto ipocrita, anche alla luce dei loro tentativi di posizionarsi come dei campioni di diritti umani speculando su quelli degli armeni etnici che oggi risiedono in Azerbaigian. Ciononostante, continuiamo a sperare nel prevalere della ragione e che il governo armeno si impegnerà in un dialogo costruttivo con noi.</p>



<p><strong>La questione degli azerbaigiani occidentali rientra nelle trattative di pace in corso tra Erevan e Baku?</strong></p>



<p>Crediamo fermamente che l&#8217;inserimento del diritto al ritorno degli azerbaigiani negli accordi di pace che devono siglare i due paesi sia essenziale per rendere tale pace duratura.</p>



<p>Abbiamo preso atto della dichiarazione del governo dell&#8217;Azerbaigian, secondo il quale la questione è stata sollevata durante le trattative di pace con l&#8217;Armenia, e siamo estremamente riconoscenti al presidente Ilham Aliyev per la posizione coerente e di principio avuta su questo argomento.</p>



<p><strong>Cosa possono fare paesi come l&#8217;Italia per sensibilizzare la comunità internazionale su queste vittime, spesso trascurate, della guerra del Karabakh?</strong></p>



<p>Consentire il ritorno sicuro e dignitoso degli azerbaigiani espulsi dall&#8217;Armenia contribuirebbe a difendere i diritti umani a livello globale. Inoltre, trattasi di una questione che ha rilevanza per il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. Riconoscere questi aspetti fondamentali è essenziale per galvanizzare l&#8217;attenzione internazionale su questo argomento.</p>



<p>Paesi come l&#8217;Italia possono aiutare ad aumentare la consapevolezza riguardo agli azerbaigiani espulsi dall&#8217;Armenia affrontando questo tema all&#8217;interno di organizzazioni internazionali che si occupano di diritti umani e di sicurezza internazionale. Inoltre, sollevare questo tema a livello bilaterale, con l&#8217;Armenia, può contribuire in maniera significativa a permettere un ritorno sicuro e dignitoso degli azerbaigiani espulsi.</p>
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		<title>Il punto di vista di Ilham Aliyev sul Karabakh</title>
		<link>https://it.insideover.com/senza-categoria/il-punto-di-vista-di-ilham-aliyev-sul-karabakh.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Aug 2023 14:38:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Euronews ha intervistato Ilham Aliyev, il presidente dell'Azerbaigian, col quale è stato discusso il suo punto di vista sul Karabakh.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/il-punto-di-vista-di-ilham-aliyev-sul-karabakh.html">Il punto di vista di Ilham Aliyev sul Karabakh</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/02/12082528_large-1-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Euronews TV, il canale televisivo della piattaforma d&#8217;informazione paneuropea Euronews, ha inviato una troupe a Șușa per intervistare il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev. </p>



<p>L&#8217;intervista è stata realizzata in un momento delicato per il Caucaso meridionale, che sta risentendo della guerra in Ucraina, e per le relazioni Armenia-Azerbaigian, esacerbate dalla questione del corridoio di Laçın e plasmate dai negoziati infiniti per un accordo di pace. È stata un&#8217;occasione per capire quello che è il punto di vista di Baku su uno dei temi più scottanti per la sicurezza regionale: <strong>il Karabakh</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La pace che tarda ad arrivare</h2>



<p>Il presidente azerbaigiano ha spiegato che il permanere delle tensioni nel dopoguerra sia legato al fatto che l&#8217;armistizio mediato dal Cremlino nel novembre 2020 non costituiva &#8220;un trattato di pace&#8221;: era &#8220;una dichiarazione, un atto della capitolazione de facto dell&#8217;Armenia&#8221;. </p>



<p>La consapevolezza che gli atti di resa producono inevitabilmente ondate di risentimenti e ritorni di fiamma avrebbe spinto Baku a pronunciarsi, sin dal dopoguerra, a favore di &#8220;iniziative che trovassero una soluzione definitiva&#8221; ai problemi con Erevan. Il brainstorming su come mettere fine &#8220;alle ostilità con l&#8217;Armenia&#8221; è sfociato in una proposta, &#8220;messa sul tavolo&#8221;, basata sul &#8220;mutuo riconoscimento dell&#8217;integrità territoriale, della sovranità, dei confini internazionali, della delimitazione delle frontiere e del non impiego della forza o della minaccia della forza&#8221;.</p>



<p>Le trattative per la trasposizione della proposta in realtà &#8220;non stanno andando molto bene&#8221;, ma il presidente azerbaigiano ha dichiarato di &#8220;essere ancora ottimista, perché siamo impegnati in negoziazioni molto attive a livello di ministeri degli esteri di entrambi i paesi&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di Bruxelles</h2>



<p>Sul tentativo di mediazione avviato dall&#8217;Unione Europea, che sta tentando di facilitare il dialogo tra Baku ed Erevan e proponendo possibili soluzioni ai loro problemi, Aliyev ha dichiarato che la diplomazia comunitaria si sta focalizzando sui &#8220;futuri parametri delle frontiere, essendo il confine tra Armenia e Azerbaigian non definito&#8221;.</p>



<p>Il ruolo di Bruxelles è stato accolto molto positivamente da Baku, un po&#8217; perché &#8220;il Gruppo di Minsk ha smesso di funzionare&#8221; e un po&#8217; perché &#8220;le relazioni con l&#8217;Ue sono basate su mutuo rispetto, fiducia reciproca e interessi comuni&#8221;. Inoltre, al di là del risultato – che non è semplice da conseguire –, la piattaforma di facilitazione del dialogo offerta dell&#8217;Ue permette di evitare una &#8220;pericolosa stagnazione&#8221; delle negoziazioni.</p>



<p>L&#8217;opinione del presidente azerbaigiano è che gli incontri bilaterali, Armenia-Azerbaigian, e i multilaterali, Armenia-Azerbaigian-Ue, abbiano &#8220;creato una buona atmosfera&#8221; e che, se Erevan adottasse &#8220;un approccio costruttivo&#8221;, sarebbe possibile &#8220;trovare una soluzione pacifica anche entro la fine dell&#8217;anno&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra Occidente e Oriente</h2>



<p>Il presidente azerbaigiano ha ricordato che Baku è riconoscente a Mosca per aver mediato il cessate il fuoco del novembre 2020, ma ha anche notato come &#8220;la situazione sia cambiata dopo la guerra in Ucraina&#8221;: Russia più assente, &#8220;Stati Uniti ed Europa più attivi&#8221;. Per l&#8217;Azerbaigian, ad ogni modo, è indifferente chi sia il mediatore: &#8220;l&#8217;importante è produrre un risultato&#8221;.</p>



<p>Infine, sebbene tra Occidente e Russia il clima sia di gelo, l&#8217;Azerbaigian vuole evitare di cadere nella trappola della logica dei blocchi. Aliyev ha infatti spiegato come l&#8217;Azerbaigian veda nella Russia &#8220;un partner col quale c&#8217;è un interscambio sostanziale e tanti progetti nelle infrastrutture dei trasporti [&#8230;], nello sviluppo energetico e nel segmento culturale&#8221;. Mentre l&#8217;Occidente è un altro partner di riferimento significativo, come evidenziato dal fatto che &#8220;da più di due anni l&#8217;Azerbaigian è diventato un importante fornitore di gas dell&#8217;Europa&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/il-punto-di-vista-di-ilham-aliyev-sul-karabakh.html">Il punto di vista di Ilham Aliyev sul Karabakh</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La ricostruzione del Karabakh. I risultati nel 2021</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-ricostruzione-del-karabakh-i-risultati-nel-2021.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jan 2022 11:24:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I lavori di ricostruzione del Karabakh sono entrati in piena attività nel 2021, l&#8217;anno che ha visto il completamento di molti progetti e l&#8217;inaugurazione di altrettanti. Il processo di ricostruzione del Karabakh è iniziato poco dopo la dichiarazione del 10 novembre che ha messo fine alla guerra di quarantaquattro giorni tra Armenia e Azerbaigian. Dopo &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-ricostruzione-del-karabakh-i-risultati-nel-2021.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-ricostruzione-del-karabakh-i-risultati-nel-2021.html">La ricostruzione del Karabakh. I risultati nel 2021</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220118122004559_34bedacd3a863dbe8db56d9664934ead-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>I lavori di ricostruzione del <strong>Karabakh</strong> sono entrati in piena attività nel 2021, l&#8217;anno che ha visto il completamento di molti progetti e l&#8217;inaugurazione di altrettanti. Il processo di ricostruzione del Karabakh è iniziato poco dopo la dichiarazione del 10 novembre che ha messo fine alla guerra di quarantaquattro giorni tra <strong>Armenia</strong> e <strong>Azerbaigian</strong>. Dopo la guerra, l&#8217;Azerbaigian ha liberato i suoi territori, costituenti circa il 20% del territorio totale dell&#8217;Azerbaigian, che erano stati occupati dalle forze armene nei primi anni Novanta.</p>
<p>Durante l&#8217;occupazione, durata approssimativamente trent&#8217;anni, il Karabakh è stato oggetto di distruzione bieca e saccheggio da parte degli occupanti. Di conseguenza, la maggior parte delle infrastrutture sociali, inclusi edifici residenziali, scuole e ospedali, sono state totalmente distrutte e molte parti dei territori occupati lasciate senza niente.</p>
<p>Nonostante la distruzione totale del Karabakh renda il processo di ricostruzione complesso e lungo, l&#8217;Azerbaigian ha voluto cominciare immediatamente i lavori. Per questo fine, è stato preparato il piano per lo sviluppo socioeconomico dei territori liberati, per la cui implementazione sono stati costituiti i quartieri generali di coordinamento e diciassette gruppi di lavoro in diverse aree.</p>
<h2>Gli aeroporti del Karabakh</h2>
<p>Nel 2021, due miliardi e duecento milioni di dollari sono stati allocati dal bilancio statale al processo di ricostruzione. Ed è previsto lo stanziamento della stessa quantità nel 2022. L&#8217;allocazione delle dovute risorse finanziarie e lo stabilimento di corpi statali per l&#8217;organizzazione efficiente del processo di ripresa hanno condotto all&#8217;implementazione rapida dei progetti nel 2021.</p>
<p>Il progetto più degno di nota, che è stato quasi completato, è l&#8217;aeroporto internazionale di Fuzuli. L&#8217;inaugurazione dell&#8217;aeroporto ha avuto luogo a Fuzuli, città liberata dell&#8217;Azerbaigian localizzata nel Karabakh, il 26 ottobre. Si è trattato del primo aeroporto edificato nelle aree liberate dall&#8217;Azerbaigian, e ci sono voluti soltanto otto mesi per costruirlo. È stato costruito in accordo con gli standard internazionali più elevati, che lo rendono in grado di ricevere ogni tipo di velivolo – è stato dotato di una pista lunga tremila metri e larga sessanta metri.</p>
<p>Il primo volo pilota all&#8217;Aeroporto internazionale di Fuzuli è stato eseguito il 5 settembre 2021, quando il più grande aereo di linea dell&#8217;Azerbaigian Airlines, chiamato Karabakh, è atterrato all&#8217;aeroporto. In ragione della sua posizione, il nuovo aeroporto è considerato la &#8220;porta aerea del Karabakh&#8221;. Insieme all&#8217;aeroporto di Fuzuli, nel 2021 sono state gettate le fondamenta di altri due aeroporti nei distretti di Lachin e Zangilan.</p>
<h2>Tanti chilometri di autostrade</h2>
<p>L&#8217;anno 2021 è stato caratterizzato dall&#8217;inaugurazione dell&#8217;autostrada <span style="font-size: 1rem;">Horadiz-Jabrayil-Zangilan-Agband. La pietra fondativa di questa strada è stata posata il 26 ottobre, in presenza dei capi di Stato di Azerbaigian e Turchia. Lunga 124 chilometri, è parte del corridoio dello Zangezur, il cui stabilimento era stato immaginato nella dichiarazione del 10 dicembre. Il corridoio dello Zangezur è un progetto molto importante e cambierà l&#8217;architettura dei trasporti del Caucaso meridionale e del suo vicinato. La sua prossimità al Karabakh, e la connessione alle principali strade della regione, accelereranno il rinnovamento e lo sviluppo del Karabakh.</span></p>
<p>Un altro importante evento del 2021, concepito all&#8217;interno del processo di ricostruzione, è stata l&#8217;inaugurazione dei lavori del primo villaggio intelligente del Karabakh, ad Agali (distretto di Zangilan), il 26 aprile. Lo scorso ottobre, era in corso la costruzione di oltre 110 ettari. Il villaggio includerà duecento case ecologiche, quattro edifici non residenziali, una scuola intelligente per circa 360 studenti e un asilo per sessanta bambini. E sono anche in corso i lavori per costruire un&#8217;infrastruttura agricola intelligente di circa seicento ettari. Il programma di ricostruzione prevede di rifondare le città e i villaggi nei territori liberati in accordo coi concetti di &#8220;città intelligente&#8221; e &#8220;villaggio intelligente&#8221;. Perciò, dopo il villaggio di Agali, il concetto verrà esportato nelle altre aree del Karabakh.</p>
<p>Il 2021 ha anche visto l&#8217;apertura dell&#8217;autostrada che connette le città di Fuzuli e Shusha. Dato che quest&#8217;autostrada traversa il territorio utilizzato per liberare Shusha, che ha un significato simbolico per l&#8217;Azerbaigian, è stata perciò ribattezzata la &#8220;strada della vittoria&#8221;. La Fuzuli-Shusha, a sua volta, è parte della <span style="font-size: 1rem;">Ahmadbeyli-Fuzuli-Shusha, una delle principali autostrade del Karabakh – 101.5 chilometri di lunghezza, riduce la distanza da Baku a Shusha di circa 363 chilometri.</span></p>
<p>Nel corso del 2021, inoltre, sono state gettate le fondamenta di un altro progetto di trasporto: la ferrovia <span style="font-size: 1rem;">Horadiz–Agband. Essa avrà una lunghezza di cento chilometri ed un valore strategico, visto che connetterà l&#8217;Azerbaigian storico con l&#8217;exclave di Nakhchivan attraverso il corridoio dello Zangezur.</span></p>
<p>Sempre nel corso del 2021, insieme alle strade di cui si è scritto, si è svolta la cerimonia inaugurale dell&#8217;autostrada di ventotto chilometrii che connette la città di Tartar con i villaggi di Sugovushan e Talish. Oltre ai ventotto chilometri, un&#8217;ulteriore espansione del progetto, da Talish a Naftalan, condurrà alla costruzione di altri ventidue chilometri. Sono, infine, continuati i lavori di diversi progetti di trasporto, tra i quali la linea ferroviaria Barda-Agdam, la linea ferroviaria Fuzuli-Shusha e l&#8217;autostrada Toganal-Kalbahar.</p>
<h2>L&#8217;energia</h2>
<p>Nell&#8217;ambito del programma di ricostruzione sono stati condotti anche dei lavori globali nel settore energetico, che sono stati eseguiti tenendo a mente che la strategia per i territori liberati prevede che siano trasformati in &#8220;zone ad energia verde&#8221; e connessi alla rete infrastrutturale energetica dell&#8217;Azerbaigian.</p>
<p>Nel 2021, nei territori liberati sono state ricostruite e rimesse in funzione le piccole stazioni idroelettriche Gulabird, Sugovushan-1 e Sugovushan-2, che hanno una capacità totale di venti megawatt. Nel complesso, tra le regioni del Karabakh e dello Zangezur orientale sono state erette nove sottostazioni digitali. Simultaneamente, nelle regioni di Agdam e Jabrayil è stata completata la costruzione delle sottostazioni Agdam-1, Agdam-2 e Jabrayil, così come l&#8217;edificazione del Centro per la gestione dati regionale del Karabakh.</p>
<p>L&#8217;altro importante progetto nel settore energetico è stato il Centro di gestione digitale di Fuzuli. Questo progetto, la cui realizzazione rappresenta una prima storica per il Caucaso meridionale, consentirà, attraverso processi automatizzati, di ridurre l&#8217;impatto antropico nei processi del circuito elettrico, aumentandone l&#8217;affidabilità e riducendo le perdite durante la trasmissione di energia. Tutti questi progetti nel settore energetico serviranno a mantenere la sicurezza energetica nei territori liberati e a trasformarli in &#8220;zone ad energia verde&#8221;.</p>
<p>I progetti di cui sopra mostrano che l&#8217;Azerbaigian ha lavorato attivamente alla ricostruzione del Karabakh nel 2021. Ciò permetterà all&#8217;Azerbaigian di integrare pienamente l&#8217;economia del Karabakh in quella dell&#8217;Azerbaigian e di sfruttarne le potenzialità economiche negli anni a venire. Anche il settore non petrolifero dell&#8217;Azerbaigian trarrà beneficio dalla ricostruzione, dato che i territori liberati possiedono un vasto potenziale in settori quali l&#8217;agricoltura e l&#8217;energia. L&#8217;implementazione di tutti i progetti cominciati nel 2021 non soltanto contribuirà allo sviluppo economico dell&#8217;Azerbaigian, ma permetterà all&#8217;Azerbaigian e al Karabakh di diventare il centro economico e dei trasporti della regione.</p>
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		<title>L&#8217;ombra del Karabakh sui colloqui di pace tra Armenia e Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/l-ombra-del-karabakh-sui-colloqui-di-pace-tra-armenia-e-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2022 11:18:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel Karabakh, antica vena scoperta del Caucaso meridionale, la pace e la riconciliazione continuano ad avere la forma di un miraggio, di qualcosa che si può intravedere ma non raggiungere, nella quale si può sperare ma non si deve confidare. Perché oggi, ad un anno e due mesi dalla fine della seconda guerra del Karabakh, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-ombra-del-karabakh-sui-colloqui-di-pace-tra-armenia-e-turchia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-ombra-del-karabakh-sui-colloqui-di-pace-tra-armenia-e-turchia.html">L&#8217;ombra del Karabakh sui colloqui di pace tra Armenia e Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220113120706797_a11709eee80fa27f32e67663c4467a5c-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nel Karabakh, antica vena scoperta del Caucaso meridionale, la pace e la riconciliazione continuano ad avere la forma di un miraggio, di qualcosa che si può intravedere ma non raggiungere, nella quale si può sperare ma non si deve confidare.</p>
<p>Perché oggi, ad un anno e due mesi dalla fine della <a href="https://www.insideover.com/war/nagorno-karabakh-winners-and-losers.html">seconda guerra del Karabakh</a>, il clima nella regione continua ad essere pesante, nell&#8217;aria persiste l&#8217;elettricità, come mostrano e dimostrano gli episodici e periodici confronti armati tra i militari azerbaigiani e i separatisti filoarmeni, l&#8217;ultimo dei quali, mortale, avvenuto a cavallo tra l&#8217;11 e il 12 gennaio. Eppure, nonostante tutto, una luce in fondo al tunnel sembra esserci.</p>
<h2>Nel Karabakh si spara e si muore ancora</h2>
<p>Territori liberati del Karabakh, sera dell&#8217;11 gennaio 2022. Sono approssimativamente le 23 quando i militari azerbaigiani di stanza nei distretti di Tovuz e Kalbajar vengono messi in allerta da uno sciame di fuoco proveniente dal buio. È l&#8217;inizio di un attacco a sciame, consumato in una pluralità di villaggi simultaneamente – Aghbulag, Asrik Jirdakhan, Gosha, Kokhanebi, Munjuglu, Zeylik e Yellija – e proveniente da due luoghi ben definiti: le postazioni militari armene di Yukhari Shorzha (Basarkechar) e di Chinarli e Mughanjig (Shamshaddin).</p>
<p>L&#8217;attacco a sorpresa, condotto a mezzo di armi leggere e mitragliatrici pesanti, dura per sei ore, ovverosia fino alle cinque del mattino successivo, e si conclude con un<a href="https://www.france24.com/en/europe/20220112-four-soldiers-killed-in-new-clashes-at-armenia-azerbaijan-border"> bollettino piuttosto pesante</a>: quattro morti (tre armeni e uno azerbaigiano). Quattro morti sono tanti, troppi, considerando che, sulla carta, tra <strong>Armenia</strong> e <strong>Azerbaigian</strong> è in vigore un regime di cessate il fuoco dal 10 novembre 2020.</p>
<p>Il copione è il solito, lo stesso di sempre: Baku accusa Erevan, mentre quest&#8217;ultima nega e respinge al mittente ogni addebito. E uguale è ciò che accade dopo lo scontro a fuoco: stabilire chi dice la verità e chi mente risulta impossibile, salvo l&#8217;emergere di prove incontestabili, mentre i garanti della pace, <strong>Russia</strong> e <strong>Turchia</strong>, si trovano costretti ad alzare la cornetta del telefono rosso per placare gli animi ed evitare che una provocazione diventi un <em>casus belli</em>. Ma questa volta, forse, il fuoco non è stato aperto per provocare, quanto per negoziare.</p>
<h2>Provocare per negoziare</h2>
<p>Potrebbe non essere una coincidenza, e probabilmente non lo è, che uno dei più gravi confronti armati tra gli ex belligeranti sia avvenuto alla vigilia degli storici colloqui di riconciliazione tra Armenia e Turchia, che cominceranno a Mosca il 14 di questo mese. Un messaggio firmato col sangue, dal mittente ignoto ma dal contenuto lapalissiano: il fuoco si può riaccendere da un momento all&#8217;altro. Provocare per negoziare, più che per boicottare: un classico da manuale.</p>
<p>I rapporti tra turchi e armeni non sono mai stati semplici, anche perché i primi non hanno mai voluto riconoscere il genocidio commesso nei confronti dei secondi, ed è dal 2009, anno della firma dei<strong> protocolli di Zurigo</strong>, che non tentavano di superare la condizione di ibernazione diplomatica. Firmati sotto gli auspici di <strong>Stati Uniti</strong>, <strong>Russia</strong> e <strong>Francia</strong>, gli accordi di normalizzazione avrebbero avuto una vita brevissima, in quanto falcidiati dalla Corte costituzionale dell&#8217;Armenia l&#8217;anno seguente e definitivamente dichiarati nulli, sempre da parte armena, nel 2018.</p>
<p>Oggi come in passato, complice il nodo del genocidio armeno, gli aspiranti firmatari si dirigono verso il tavolo negoziale coi piedi di piombo, preferendo esibire una saggia cautela in luogo di uno smodato ottimismo. Diversamente dal passato, però, sono il contesto internazionale e la suddivisone del potere regionale a esigere da loro lo sforzo di scrivere la storia, di voltare pagina:</p>
<ul>
<li>L&#8217;Armenia ha perduto la seconda guerra del Karabakh e non possiede né l&#8217;economia né la forza, e neanche la demografia, per sostenere uno sforzo bellico nel prossimo futuro. A complicare la situazione, poi, l&#8217;obbligato abbandono di ogni pretesa di autonomia da Mosca nel dopoguerra.</li>
<li>L&#8217;Azerbaigian, contrariamente al passato, appoggia l&#8217;idea della normalizzazione per varie ragioni, tra le quali una percezione di sicurezza molto forte e la necessità di un&#8217;Armenia amica per sbloccare i lavori tra Nakhchivan e Zangezur.</li>
<li>La Turchia, causa il nuovo corso politico inaugurato alla Casa Bianca dall&#8217;amministrazione Biden, ha preferito ridurre a tempo indefinito gli eccessi di muscolarismo in alcuni teatri, tra i quali Armenia e <a href="https://it.insideover.com/politica/lultimo-piano-di-erdogan-fare-pace-con-israele.html">Israele</a>, ottenendo in cambio vari benefici, come il ruolo di faccendiere degli Stati Uniti nel geostrategico <strong>Afghanistan</strong>.</li>
<li><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin</a>, decifrando i messaggi crittati della presidenza Biden dei mesi precedenti – <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-biden-ha-riconosciuto-il-genocidio-degli-armeni.html">come l&#8217;eloquente riconoscimento del genocidio armeno</a> –, abbisogna di offrire al figliol prodigo<strong> Nikol Pashinyan</strong> qualcosa di altrettanto prezioso per averne la lealtà, come l&#8217;agognata pace con la temuta Turchia. In secondo luogo, è una questione di immagine – la Russia come potenza al servizio della pace. Infine, ha fretta di irrobustire i <a href="https://it.insideover.com/politica/fuochi-agli-angoli-dellimpero-cosa-rischia-e-cosa-puo-fare-putin.html">punti deboli del proprio estero vicino</a>, come il Caucaso meridionale, nella consapevolezza che la competizione tra grandi potenze è entrata nella fase delle &#8220;<a href="https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/martinica-guadalupa-barbados-salomone-perche-le-periferie-del-mondo-ribollono/">periferie al centro</a>&#8220;.</li>
</ul>
<p>Il sangue di armeni e azerbaigiani ha macchiato la vigilia dei colloqui di riconciliazione tra Armenia e Turchia, ma questo non ne decreta aprioristicamente il fallimento. Perché a volte, <em>repetita</em> <em>iuvant</em>, si provoca più per trattare che per sabotare. E perché il mondo del 2022 è radicalmente diverso da quello del 2009. Ma se sarà tanto diverso da incoraggiare due acerrimi nemici a fare pace, lo si saprà soltanto prossimamente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/l-ombra-del-karabakh-sui-colloqui-di-pace-tra-armenia-e-turchia.html">L&#8217;ombra del Karabakh sui colloqui di pace tra Armenia e Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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