REPORTAGE | Il pugno duro del Marocco
Dopo l’ondata migratoria del 2018, il Marocco ha sviluppato delle nuove politiche per fermare i migranti, che denunciano: “Abbiamo paura della polizia”. Leggi qui il reportage completo.
Dopo l’ondata migratoria del 2018, il Marocco ha sviluppato delle nuove politiche per fermare i migranti, che denunciano: “Abbiamo paura della polizia”. Leggi qui il reportage completo.
Per sfuggire ad arresti e deportazioni, i migranti si nascondono nei boschi a sud di Tangeri. Di fronte a loro il mare e l’Europa.
Senza documenti e senza possibilità di avere una casa, i migranti in arrivo a Tangeri vivono nascosti nella foresta, inseguendo la speranza di raggiungere l'Europa
Nel 2018, Marocco e Spagna sono stati invasi da migliaia di migranti. Dopo che la rotta libica ha subito un rallentamento con le politiche del governo italiano, il regno marocchino è stato investito da un’ondata migratoria senza precedenti. Da lì,...
Tangeri (Marocco) Le strade di Tangeri sono affollate ad ogni ora del giorno e della notte. I petit taxi azzurri e gialli sfrecciano per la città senza sosta. Sui larghi marciapiedi delimitati da grandi palme camminano uomini, donne e bambini...
Il Marocco appare come uno dei paesi più stabili del nord Africa, sfiorato appena dalle primavere arabe del 2011 così come dal fenomeno del terrorismo islamista. Qui la jihad colpisce una sola volta: il 16 maggio del 2003 una serie...
A 56 anni, Dorkasse siede sul suo materasso in un piccolo appartamento vicino alla Medina di Rabat. I suoi capelli riccioli e bianchi e il suo viso, portano ancora i segni della sua bellezza giovanile, confermata da una foto posta sul comodino. Purtroppo è stata proprio la sua bellezza a mettere a repentaglio la sua vita. Originaria della Nigeria, Dorkasse è partita molto giovane per l’Italia. La sua scusa erano gli studi, ma in verità lo spostamento è stato dovuto alla tratta di prostitute. Non sembra voler parlare del suo periodo passato in Italia, se non per menzionare il suo matrimonio con un ivoriano e la nascita dei suoi due figli. “È per causa di mio marito che ho dovuto lasciare il paese. Gli ho fatto causa. Mi perseguitava, mi picchiava e mi spaccava la casa. Mi aveva reso la vita un inferno” racconta, parlando in italiano. I miei figli erano spaventati e con l’aiuto di un prete sono riuscita a scappare”. Riesce a partire per la Costa d’Avorio, dove sua madre si era trasferita.Montaggio di Roberto Di Matteo
L’Europa è a pochi passi. Le montagne del massiccio di Gourgou sovrasta la città marocchina di Nador e un’insenatura fra i monti mostra la via per Melilla e l’Unione Europea. Al mattino, durante l’inverno, la cappa d’umidità copre le montagne e la temperatura anche a bordo oceano è bassa. Dalla pianura si scorgono le foreste arrampicarsi sulle rocce e mai si potrebbe immaginare che, al loro interno, migliaia di migranti sviluppano tattiche per tentare di “assediare” le griglie poste al confine della città di Melilla, una delle due enclavi spagnoli rimaste su territorio marocchino (insieme a Ceuta).Reportage di Filippo Rossi.Montaggio di Roberto Di Matteo
Due città, Meghnia e Oujda. La prima in Algeria e la seconda in Marocco. 40 chilometri, un fossato di sette metri e una griglia. Questo è l’ultimo ostacolo dei migranti prima di entrare in Marocco. Ultima tappa di un viaggio mortale e massacrante attraverso il deserto del Sahara e alla mercé di numerosi gruppi di ribelli o passanti, pronti a tutto pur di guadagnare (anche uccidere o lasciar morire). Insomma, l’ultimo passaggio all’inferno culmina con una maratona a ostacoli e, una volta arrivati, le opzioni sono due: regolarizzarsi in Marocco, oppure proseguire il tormento fino in Europa. Passare il confine è facile, basta pagare e correre, sperando di non essere beccati o morsicati dai cani dei militari. Arrivati a Meghnia, tappa obbligata, i migranti devono pagare una tassa di 300 euro per accedere al “ghetto” subsahariano della città, gestito da altri migranti. Il biglietto di partenza per il Marocco e il passante sono inclusi. Rispetto a quello che hanno pagato per arrivare fino a quel punto, non è molto. Tuttavia, la certezza di passare dall’altro lato non c’è.Reportage di Filippo Rossi.Montaggio di Roberto Di Matteo
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