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Donne

La donna colpevole di essere troppo bella

A 56 anni, Dorkasse siede sul suo materasso in un piccolo appartamento vicino alla Medina di Rabat. I suoi capelli riccioli e bianchi e il suo viso, portano ancora i segni della sua bellezza giovanile, confermata da una foto posta sul comodino. Purtroppo è stata proprio la sua bellezza a mettere a repentaglio la sua vita. Originaria della Nigeria, Dorkasse è partita molto giovane per l’Italia. La sua scusa erano gli studi, ma in verità lo spostamento è stato dovuto alla tratta di prostitute. Non sembra voler parlare del suo periodo passato in Italia, se non per menzionare il suo matrimonio con un ivoriano e la nascita dei suoi due figli. “È per causa di mio marito che ho dovuto lasciare il paese. Gli ho fatto causa. Mi perseguitava, mi picchiava e mi spaccava la casa. Mi aveva reso la vita un inferno” racconta, parlando in italiano. I miei figli erano spaventati e con l’aiuto di un prete sono riuscita a scappare”. Riesce a partire per la Costa d’Avorio, dove sua madre si era trasferita.Montaggio di Roberto Di Matteo

Migrazioni

Melilla, enclave spagnola in terra africana

L’Europa è a pochi passi. Le montagne del massiccio di Gourgou sovrasta la città marocchina di Nador e un’insenatura fra i monti mostra la via per Melilla e l’Unione Europea. Al mattino, durante l’inverno, la cappa d’umidità copre le montagne e la temperatura anche a bordo oceano è bassa. Dalla pianura si scorgono le foreste arrampicarsi sulle rocce e mai si potrebbe immaginare che, al loro interno, migliaia di migranti sviluppano tattiche per tentare di “assediare” le griglie poste al confine della città di Melilla, una delle due enclavi spagnoli rimaste su territorio marocchino (insieme a Ceuta).Reportage di Filippo Rossi.Montaggio di Roberto Di Matteo

Migrazioni

Fra Algeria e Marocco: un passante si racconta

Due città, Meghnia e Oujda. La prima in Algeria e la seconda in Marocco. 40 chilometri, un fossato di sette metri e una griglia. Questo è l’ultimo ostacolo dei migranti prima di entrare in Marocco. Ultima tappa di un viaggio mortale e massacrante attraverso il deserto del Sahara e alla mercé di numerosi gruppi di ribelli o passanti, pronti a tutto pur di guadagnare (anche uccidere o lasciar morire). Insomma, l’ultimo passaggio all’inferno culmina con una maratona a ostacoli e, una volta arrivati, le opzioni sono due: regolarizzarsi in Marocco, oppure proseguire il tormento fino in Europa. Passare il confine è facile, basta pagare e correre, sperando di non essere beccati o morsicati dai cani dei militari. Arrivati a Meghnia, tappa obbligata, i migranti devono pagare una tassa di 300 euro per accedere al “ghetto” subsahariano della città, gestito da altri migranti. Il biglietto di partenza per il Marocco e il passante sono inclusi. Rispetto a quello che hanno pagato per arrivare fino a quel punto, non è molto. Tuttavia, la certezza di passare dall’altro lato non c’è.Reportage di Filippo Rossi.Montaggio di Roberto Di Matteo

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