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	<title>Lussemburgo Archives - InsideOver</title>
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	<title>Lussemburgo Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Israel Bonds: come il Lussemburgo consente la raccolta di capitali per finanziare gli attacchi su Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/israel-bonds-lussemburgo-finanzia-attacchi-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marianna Lentini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 04:37:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1352" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-600x423.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Lussemburgo consente a Israele di raccogliere capitali in tutta l'UE tramite le Israel Bonds, strumenti finanziari legati al finanziamento delle operazioni militari su Gaza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/israel-bonds-lussemburgo-finanzia-attacchi-gaza.html">Israel Bonds: come il Lussemburgo consente la raccolta di capitali per finanziare gli attacchi su Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1352" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-1024x721.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-768x541.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-1536x1082.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260630103323911_efe467003645e2241dd5767282682ea8-600x423.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Il settore finanziario è</strong> <strong>uno dei principali fattori abilitanti </strong>della perpetuazione dell’occupazione, del regime di apartheid e del genocidio del popolo palestinese da parte di Israele, destinando poderosi flussi di denaro ad attori economici o entità statali complici di tale infrastruttura dell’oppressione.&nbsp;</p>



<p>Lo ha dimostrato dettagliatamente con il suo rapporto <em>From economy of occupation to economy of genocide </em>la Relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, <strong>Francesca Albanese</strong>. Nella stessa analisi la giurista ha fatto luce sul <strong>ruolo determinante svolto dai titoli di Stato emessi da Israele, decisivi per finanziare la macchina di annientamento diretta contro la Striscia di Gaza</strong>. Nonostante tale evidenza, il Lussemburgo ha approvato il prospetto informativo per la <strong>vendita di obbligazioni israeliane, </strong>diventando motore economico per gli sforzi militari sostenuti da Tel Aviv. E innescando al contempo la reazione della società civile del Granducato, da cui <strong>è partita la campagna <em>Stop Israel bonds.</em></strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I “war bonds” israeliani finanziano l’assalto su Gaza</strong></h2>



<p>Nel rapporto della Relatrice Francesca Albanese —&nbsp;pubblicato a giugno 2025 —&nbsp; si legge che dal 2022 al 2024, la spesa militare israeliana è aumentata passando dal 4,2% all&#8217;8,3% del PIL. Nello stesso arco di tempo il bilancio pubblico è scivolato in un disavanzo vicino al 7% del PIL, mentre il rapporto debito pubblico/PIL è salito al 69%, <a href="https://www.gov.il/en/pages/press_21012025">come dichiarato dallo stesso ministro delle Finanze Bezalel Smotrich</a>. <strong>Israele ha coperto il fabbisogno legato a una condizione di “guerra permanente” aumentando l&#8217;emissione di obbligazioni. </strong>Sebbene il debito sovrano di Israele venga generalmente aggiunto al bilancio statale complessivo, sono state le stesse autorità israeliane a rivelare che <strong>le obbligazioni degli ultimi anni sono state emesse specificamente per coprire i costi delle operazioni militari su Gaza. </strong>Il marketing israeliano — «Stand with Israel. Israel is at War» — collega esplicitamente le obbligazioni al finanziamento delle operazioni militari, come si legge nell’analisi<em> </em><a href="https://drive.google.com/file/d/1Q051vToXaLE8Jr6rZ3G-c4CfqEC4cGI7/view"><em>The Approval of the Israel Bonds Prospectus in Luxembourg.&nbsp;</em></a></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La doppia architettura del debito di guerra israeliano</strong></h2>



<p>Oltre ai cosiddetti “war bond” collocati sui mercati internazionali da grandi banche d’investimento – <strong>19,4 miliardi di dollari tra ottobre 2023 e gennaio 2025</strong>, secondo <a href="https://www.banktrack.org/news/seven_underwriters_of_war_bonds_instrumental_in_enabling_israel_s_assault_on_gaza_new_research_finds">un’indagine di Profundo, BankTrack e PAX</a> – Israele ha emesso una seconda famiglia di debito: i diaspora bond commercializzati da Israel Bonds/DCI.</p>



<p>I primi sono titoli sovrani benchmark, negoziabili e destinati a investitori istituzionali; i secondi sono obbligazioni illiquide, non negoziabili — gli investitori devono cioè detenerle fino alla scadenza —, distribuite direttamente a piccoli risparmiatori, comunità religiose ed enti locali. Strutturalmente diversi, entrambi alimentano però <strong>lo stesso ammasso di liquidità cui il Tesoro israeliano può attingere per sostenere l’economia di guerra, la costruzione di insediamenti e le operazioni militari a Gaza, ma anche in Libano e Iran.</strong></p>



<p><strong>Dani Naveh</strong>, presidente e CEO di Israel Bonds, aveva dichiarato al <a href="https://www.ft.com/content/90cb26d2-fff5-43d7-a847-d61a751478fa">Financial Times nel novembre 2023</a> che la maggior parte degli investimenti proveniva da Stati Uniti ed Europa, suddivisi in modo pressoché equo tra investitori privati ​​e istituzioni, e che la società da lui amministrata — registrata negli Stati Uniti ma affiliata al Ministero delle Finanze israeliano — non aveva «mai ricevuto un sostegno così ingente, in termini di numeri e portata degli investimenti, da parte di così tante persone».</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Lussemburgo, nuovo hub regolatorio per gli Israel Bonds in Europa</strong></h2>



<p>Relativamente agli Israel Bonds/DCI, lo Stato ebraico ne ha emessi per un valore di 8 miliardi di dollari nel solo marzo 2024. Ulteriori 5 miliardi di dollari sono seguiti nel febbraio 2025 e 6 miliardi nel gennaio 2026. Tra ottobre 2023 e aprile 2025, sono stati venduti titoli di Stato israeliani per <strong>un valore di 417 milioni di euro in Francia, Germania, Austria, Belgio e Irlanda.</strong></p>



<p>Per anni la Central Bank of Ireland (CBI) è stata l’organo di regolamentazione del programma di emissione di tali obbligazioni, fino a quando, a fronte di una sostenuta opposizione in Parlamento e dnlla società civile nel Paese alla luce degli attacchi su Gaza, <strong>il ruolo di approvazione del prospetto per i bond della diaspora è stato trasferito — su richiesta dello Stato di Israele — alla Commission de Surveillance du Secteur Financier (CSSF) del Lussemburgo</strong>, che dal 1° settembre 2025, è diventata l’unico canale regolatorio attivo per l’approvazione dei prospetti delle obbligazioni israeliane destinate alla diaspora nell’UE. L&#8217;approvazione è avvenuta senza consultazione preventiva con il Ministero degli Affari Esteri ed Europei del Lussemburgo; la CSSF ha di fatto informato il governo solo il 15 settembre 2025.</p>



<p>In virtù dell’espediente tecnico del “passaporto europeo” — il meccanismo che, una volta ottenuta l’autorizzazione in uno Stato membro, consente di vendere lo stesso prodotto finanziario nell’intero blocco comunitario senza nuove autorizzazioni nazionali —<strong> Israele può raccogliere capitali in tutta l’UE </strong>attraverso uno strumento finanziario abbastanza insolito che offre <strong>rendimenti — ammantati con l’etichetta di &#8220;premio patriottico&#8221; — significativamente inferiori (circa il 4-5%) </strong>rispetto a quanto il mercato istituzionale richiederebbe per un Paese in guerra (stimato tra il 15% e il 25%). </p>



<p>Peraltro le campagne promozionali della DCI, che minimizzano il deterioramento dei conti pubblici israeliani e presentano questi titoli come sostegno a un’economia “resiliente”, pongono indubbiamente <strong>questioni legate alla tutela degli investitori.</strong> E tuttavia, queste ultime, per quanto gravi, non sono l&#8217;aspetto più controverso della vicenda. C’è ben altro che investe la sfera del diritto internazionale e pone il Lussemburgo —&nbsp;principale hub della finanza sostenibile in Europa —&nbsp;in una posizione fortemente critica sul piano reputazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong><em>Stop Israel Bonds</em></strong><strong>: la mobilitazione della società civile lussemburghese</strong></h2>



<p>Le operazioni militari condotte da Israele contro la Striscia di Gaza sono oggetto di tre ordinanze di misure cautelari della Corte Internazionale di Giustizia (CIG), che ha riscontrato <strong>un rischio plausibile di genocidio,</strong> una soglia che attiva il <strong>dovere di prevenzione</strong> ai sensi dell&#8217;articolo I della Convenzione sul Genocidio per tutti gli Stati terzi, Lussemburgo incluso, indipendentemente da qualsiasi pronuncia definitiva nel merito. Per tale ragione, secondo esperti di diritto e relatori delle Nazioni Unite,<strong> il Granducato potrebbe essere accusato di complicità in violazioni del diritto internazionale.</strong> Il Lussemburgo ha peraltro formalmente riconosciuto lo Stato di Palestina il 22 settembre 2025. I critici sottolineano, dunque, l&#8217;incoerenza tra il riconoscimento del diritto all&#8217;autodeterminazione palestinese e l&#8217;autorizzazione di strumenti finanziari che sostengono le operazioni militari contro quella stessa popolazione. Inoltre il Granducato ha votato a favore di una serie di risoluzioni ONU, succedutesi dal 2023, che chiedono un cessate il fuoco e condannano la situazione a Gaza. E, tuttavia — attraverso la CSSF — lo Stato fornisce simultaneamente l&#8217;infrastruttura finanziaria che facilita il finanziamento delle operazioni oggetto di tali risoluzioni.</p>



<p><strong>Il termine ultimo di settembre 2026 per il rinnovo del prospetto rappresenta un momento decisivo.</strong> Ed è per questo che la società civile lussemburghese si è mobilitata dando vita alla <a href="https://stopisraelbonds.com/#">campagna <em>Stop Israel bonds</em></a> che chiede con forza al settore finanziario del Lussemburgo di allinearsi a quanto richiesto dal diritto internazionale, smettendo di convogliare flussi di capitali verso uno Stato accusato di apartheid, occupazione illegale e condotta genocidiaria. L’intento è di <strong>continuare a far pressione per portare all’isolamento finanziario di Israele, come accadde al Sudafrica dell’apartheid. </strong>A proposito di quest’ultimo caso, Desmond Tutu dichiarò: «In Sudafrica, non avremmo potuto raggiungere la nostra libertà e una pace giusta senza l&#8217;aiuto delle persone in tutto il mondo, che attraverso l&#8217;uso di mezzi non violenti, come i boicottaggi e il disinvestimento, hanno incoraggiato i loro governi e altri attori aziendali a invertire decenni di sostegno al regime dell&#8217;Apartheid». Il parallelo con il Sudafrica non è solo retorico. La speranza è che si arrivi allo stesso esito anche in Palestina.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Lussemburgo: il modello migratorio che l’Europa ignora</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/lussemburgo-il-modello-migratorio-che-leuropa-ignora.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Jul 2025 10:54:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lussemburgo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lussemburgo" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lussemburgo.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lussemburgo-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lussemburgo-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>La storia del Lussemburgo può essere raccontata anche attraverso le ondate migratorie. E oggi la situazione... </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lussemburgo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lussemburgo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lussemburgo.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lussemburgo-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/07/lussemburgo-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>“Non tutti sanno che la storia del Lussemburgo si è consolidata attraverso flussi migratori che hanno plasmato l’identità di questo crocevia europeo. Fondata su uno sperone di roccia lungo la valle dell’Alzette (affluente della Mosa) nel 987, elevata a ducato del Sacro Romano Impero nel 1354 e annessa da Luigi XIV nel 1684, questa terra ha dato i natali ad Arrigo VII, meglio noto come Enrico, imperatore del <a href="https://it.insideover.com/politica/povero-carlo-magno-alla-von-der-leyen-il-premio-in-memoria-del-padre-delleuropa.html">Sacro Romano Impero</a>. Questo legame storico si rafforza nel tempo attraverso l’emigrazione, un fenomeno che ha segnato profondamente il Granducato”. <strong>Paola Cairo</strong>, giornalista italiana in Lussemburgo dal 2002 e fondatrice, insieme alla collega Maria Grazia Galati, di <strong>PassaParola Magazine</strong>, mensile in lingua italiana nel Granducato passato all’online nel 2023, ci introduce così al legame profondo e poco conosciuto tra le comunità migratorie, anche in provenienza dall’Italia, e questo piccolo Stato. </p>



<p>“Noi per primi, come italiani, abbiamo fatto parte della prima ondata migratoria verso il Lussemburgo, alla fine dell’Ottocento. Nell’epoca industriale già alcuni nuclei di italiani vennero registrati nella capitale Luxembourg-ville ma fu soprattutto la manodopera proveniente dal Nord e dal centro Italia a stabilirsi nel Sud del Paese, attratta dalle miniere di ferro e dall’industria siderurgica&#8221;, spiega <strong>Paola Cairo</strong>: &#8220;Tanto che dal secondo Dopoguerra, accordi bilaterali tra Italia e Lussemburgo, ma anche con altri Paesi come il Portogallo, favorirono un raddoppio della presenza italiana, con flussi provenienti soprattutto dal Sud della Penisola.” </p>



<p>L’economia lussemburghese, in rapida trasformazione, passò dalla siderurgia ai settori bancario, finanziario e delle istituzioni europee. “La nascita della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell&#8217;Acciaio) negli anni ’50, seguita da CEE (Comunità Economica Europea), CEEA (Comunità Europea dell&#8217;Energia Atomica) e infine dall’Unione Europea, ha attratto una nuova generazione di italiani: <strong>non più solo operai ma professionisti qualificati e famiglie.</strong> Oggi si annoverano tra le seconde, terze e quarte generazioni ministri, politici, medici, ricercatori, giornalisti, ristoratori, cineasti, artisti e professori universitari. Dal 2008, la possibilità di mantenere la doppia nazionalità ha ulteriormente permesso di diventare cittadini del Granducato. Questo consente di votare per le elezioni politiche nazionali pur mantenendo il passaporto italiano&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I requisiti di un modello per l’Europa?</strong></h2>



<p>Il Lussemburgo rappresenta sicuramente un caso unico in Europa: un piccolo Stato che, grazie alla sua posizione centrale e alla sua apertura cosmopolita, è riuscito a integrare comunità straniere senza perdere la propria identità. Ad oggi però il modello di integrazione lussemburghese si trova di fronte una situazione delicata, soprattutto per quanto riguarda i rifugiati e le comunità provenienti dal Sud globale. Per approfondire, abbiamo intervistato <strong>Roberto Marta</strong>, <strong>direttore generale di <em>Cooperation Nord Sud</em>, Sergio Ferreira, portavoce di ASTI (Association de Soutien aux Travailleurs Immigrés), Alessandro Morini, ex Presidente di Amnesty International Lussemburgo e Marianne Donven, fondatrice della catena di ristoranti Chiche! ed </strong>ex funzionaria <strong>del Ministero degli Affari Esteri.</strong></p>



<p>“Abbiamo iniziato a occuparci di integrazione professionale dei rifugiati a gennaio 2024. La nostra associazione, <em>Cooperation Nord Sud</em>, è nata nel 2011 con l’obiettivo di promuovere la solidarietà tra il Nord e il Sud del mondo, attraverso progetti di cooperazione in Kenya, Uganda, Tanzania e, presto, Ruanda, cofinanziati dal Ministero degli Esteri lussemburghese. <strong>Il Lussemburgo è uno dei Paesi più generosi al mondo in questo ambito, destinando l’1% del PIL alla cooperazione</strong>, con fondi esclusivamente dedicati a questo scopo.” Così <strong>Roberto Marta</strong>, direttore generale di <em>Coopération Nord-Sud</em> ci presenta la sua organizzazione, specializzata proprio nel fornire assistenza alle comunità marginalizzate. “Per quanto riguarda i rifugiati, il nostro programma offre un accompagnamento personalizzato: elaboriamo un bilancio delle competenze di ciascun partecipante, basato su studi, esperienze lavorative e passioni, <strong>per costruire un progetto professionale su misura</strong>, che include formazioni linguistiche, professionali e soft skills, oltre a un piano d’azione per raggiungere gli obiettivi&#8221;. </p>



<p>Marta sottolinea le peculiarità del contesto lussemburghese: “La lingua è un ostacolo significativo. Qui ci sono tre lingue ufficiali – lussemburghese, francese e tedesco – e l’inglese sta diventando sempre più importante. <strong>Per i rifugiati, imparare il francese è cruciale per l’integrazione lavorativa</strong>, ma molti vogliono anche studiare il lussemburghese per ottenere la cittadinanza dopo cinque anni di residenza. Gli ucraini, ad esempio, spesso conoscono già l’inglese e possono trovare lavoro più facilmente, ma per altre nazionalità, come siriani e afghani, la situazione è più complessa. Molte domande di asilo vengono respinte, e l’unica possibilità per rimanere è ottenere un permesso di soggiorno per motivi lavorativi, un processo lungo e difficile.”</p>



<p>Un altro aspetto critico è l’accesso al lavoro: “I richiedenti asilo non possono lavorare nei primi sei mesi dalla richiesta di protezione internazionale e, successivamente, necessitano di un’autorizzazione temporanea, che scoraggia i datori di lavoro, specialmente per lavori semplici come quelli in ristoranti o imprese di pulizia. Stiamo cercando di sensibilizzare le aziende, ma la burocrazia rimane un ostacolo.” Marta evidenzia anche il problema abitativo: “In Lussemburgo, l’alloggio è quasi impossibile da trovare. Non esistono vere case popolari, e i prezzi del mercato immobiliare sono altissimi. Anche con il salario minimo, i rifugiati non possono permettersi un affitto, e i proprietari spesso sono riluttanti ad affittare a loro. Questo ha portato a un aumento dei senzatetto, un fenomeno nuovo per un Paese ricco come il Lussemburgo.”</p>



<p><strong>Il Lussemburgo come modello migratorio?</strong> Marta è cauto: “Fino a un paio d’anni fa, avrei detto che il Lussemburgo era un modello positivo. Oggi, però, si sta adeguando al trend europeo di chiusura verso i migranti, influenzato dal nuovo Patto sulla Migrazione e l’Asilo dell’UE (che introdurrà regole più rigide nel 2026). Comunità come quella capoverdiana, grazie a legami storici con il Portogallo e alla cooperazione diretta con il Lussemburgo, gode di un’integrazione più agevole. Per altre, come gli africani o i sudamericani, le difficoltà sono crescenti, con molte domande di asilo respinte.”</p>



<h2 class="wp-block-heading">Politiche migratorie più rigide</h2>



<p><strong>Sergio Ferreira, portavoce di ASTI</strong> (Associazione di Sostegno ai Lavoratori Immigrati) ci fornisce un altro punto di vista attraverso la sua organizzazione: “ASTI è nata nel 1979, fondata da un gruppo misto di cittadini lussemburghesi e stranieri, in risposta alle trasformazioni migratorie seguite agli accordi bilaterali del 1972 con Portogallo e Jugoslavia, che per la prima volta includevano il diritto al ricongiungimento familiare.” A differenza delle precedenti ondate migratorie italiane, legate all’industria siderurgica, l’arrivo di famiglie portoghesi portò nuove difficoltà: accesso all’alloggio, istruzione e sicurezza sociale. “ASTI opera su tre livelli: <strong>progetti sul territorio, analisi e riflessione, e lobbying politico.</strong> Ci definiamo un’associazione ‘do and think’: agiamo sul campo con iniziative come il supporto linguistico e l’inserimento lavorativo, e proponiamo politiche per un’integrazione più efficace. Come direttore politico, mi occupo principalmente di advocacy presso il Parlamento e il governo.” </p>



<p>Sull’evoluzione della società lussemburghese, Ferreira osserva: “Negli anni ’70 e ’80, <strong>si pensava che l’integrazione avvenisse spontaneamente.</strong> Negli anni ’90, si è capito che servono politiche attive. Oggi, il 48% della popolazione è straniera, con il 76% proveniente dall’UE. La riforma del 2009 sulla cittadinanza, con la doppia nazionalità e il recupero della cittadinanza per i discendenti, ha permesso a oltre 20.000 brasiliani di diventare lussemburghesi, anche senza parlare le lingue del Paese. Nel 2023, il concetto di ‘integrazione’ è stato sostituito da ‘vivere insieme’, un paradigma che richiede un impegno reciproco tra chi arriva e la società ospitante.” </p>



<p>Tuttavia, Ferreira evidenzia limiti: <strong>“Le politiche migratorie si sono irrigidite dal 2023</strong>, con procedure più complesse per ricongiungimenti familiari e permessi di soggiorno. I richiedenti asilo possono aspettare fino a due anni senza poter lavorare, e il mercato immobiliare, privo di case popolari, rende l’autonomia quasi impossibile. Inoltre, ci sono discriminazioni nell’accesso al lavoro, specialmente per chi ha nomi arabi o africani. Sul piano politico, però, ci sono progressi: i cittadini europei e di Paesi terzi possono votare ed essere eletti a livello comunale, una conquista rara in Europa.”</p>



<p><strong>Il Lussemburgo come modello migratorio</strong>? Ferreira è realista: “Il concetto di ‘vivere insieme’ è innovativo, ma la sua applicazione è ancora incompleta. Il Lussemburgo considera la migrazione un fatto strutturale, non emergenziale, e questo è un punto di forza. Tuttavia, rispetto al diritto d’asilo, altri Paesi come il Belgio sono più avanzati, permettendo ai richiedenti asilo di lavorare dopo tre mesi. Il Lussemburgo oscilla tra ambizioni progressiste e una certa prudenza.”</p>



<h2 class="wp-block-heading">La solidarietà non basta</h2>



<p> <br><strong>Alessandro Morini, ex Presidente di Amnesty International Lussemburgo </strong>spiega che “le politiche del Lussemburgo, come l’assistenza rapida per i richiedenti asilo e l’educazione trilingue, sembrano progressiste, ma la loro efficacia va valutata in base alla protezione dei diritti fondamentali, come l’accesso all’alloggio, alla sanità universale e al lavoro. L’educazione multilingue è utile, soprattutto per i giovani rifugiati, ma persistono sfide strutturali, come la crisi abitativa e l’insicurezza amministrativa per migranti privi di documenti o richiedenti asilo respinti secondo il Regolamento Dublino III. Questi gruppi spesso non hanno accesso a servizi essenziali. Amnesty International Lussemburgo vede nel nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo un’opportunità per migliorare la protezione, specialmente per i minori non accompagnati, ma teme che pratiche come l’esternalizzazione delle responsabilità o la detenzione dei migranti irregolari possano compromettere valutazioni eque. </p>



<p><strong>Sul confronto con la visione di Amnesty,</strong> Morini aggiunge: “Il Lussemburgo aderisce ai quadri normativi europei e ha gestito efficacemente la protezione temporanea per gli ucraini dal 2022, mostrando attenzione anche ai minori non accompagnati. Tuttavia, l’erosione del diritto al ricongiungimento familiare e le lungaggini burocratiche per i richiedenti asilo contrastano con l’approccio umanitario che Amnesty promuove, basato su protezione, equità e prevenzione dei respingimenti. <strong>Il Lussemburgo mostra solidarietà</strong>, ma deve integrare meglio i sistemi di alloggio, istruzione, assistenza legale e accesso al lavoro.” E poi ci sono le lacune legali: “Il Lussemburgo ha un quadro migratorio solido, ma l’erosione dell’approccio umanitario a livello UE, con l’esternalizzazione e la detenzione, rischia di influenzarlo. Servono miglioramenti in alloggio, accesso al lavoro, sanità e meccanismi di rilevazione delle vulnerabilità. Chiediamo maggiore trasparenza nelle procedure di asilo e un trattamento in linea con gli obblighi internazionali, come quelli della Corte Europea dei Diritti Umani.”</p>



<p><strong>Sul modello lussemburghese come esempio per l’Europa</strong>, anche Morini è cauto: “Il Lussemburgo offre soluzioni tempestive e un sistema educativo ben strutturato, ma non è un modello replicabile per l’Europa occidentale, dati i diversi contesti nazionali. È piuttosto un laboratorio di buone pratiche, con margini di miglioramento in aree come l’alloggio, l’accesso al lavoro e la gestione dei ritorni. Fino a quando queste questioni non saranno risolte, è difficile considerarlo un modello completo.”</p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p><strong>Marianne Donven, ex funzionaria del Ministero degli Affari Esteri lussemburghese</strong> è anche tra i fondatori di Chiche!, una catena di ristoranti che fornisce lavoro ai richiedenti asilo e rifugiati. “Ho lavorato per undici anni al Ministero degli Affari Esteri, occupandomi di aiuti umanitari. Viaggiavo in zone di crisi, da disastri naturali a conflitti, carestie e siccità, vedendo molta sofferenza. Ho sviluppato un grande rispetto per le popolazioni resilienti, specialmente le donne che riuscivano a crescere i figli in condizioni estreme, in luoghi come Sud Sudan e Congo. Quando nel 2015 i rifugiati sono arrivati in Lussemburgo, volevo incontrarli, capendo bene da dove venivano e perché avevano lasciato i loro Paesi. <strong>Ho iniziato come volontaria alla Croce Rossa</strong>, poi ho contribuito a creare il progetto Hariko, un centro artistico per giovani, dove ho conosciuto molti rifugiati arrivati tra il 2015 e il 2017. Offrivamo laboratori per aiutarli a superare le loro esperienze difficili.” </p>



<p>Sul progetto Chiche! Donven racconta: “Per caso, un vecchio amico mi contattò, proponendomi di usare delle case in demolizione nel quartiere di Hollerich per un progetto. Notai che molti siriani che avevo conosciuto erano eccellenti cuochi, così decidemmo di aprire un pop-up restaurant, Syriously. L’esperienza durò sei mesi, ma non funzionò a causa di problemi con lo chef e il rispetto delle norme igieniche. Parallelamente, creammo Chiche!, che al contrario ebbe molto successo. Iniziammo con un piccolo spazio, poi ci siamo espansi, utilizzando case vicine disabitate. Quando gli edifici furono demoliti, avevamo già 18 dipendenti e molti clienti. Trovammo una sede permanente in un altro quartiere, Limpertsberg, e da lì è stata una storia di successo. Oggi abbiamo sei ristoranti e alcuni punti vendita più piccoli, come un chiosco e un servizio di catering. Impieghiamo 77 persone, tutte tranne due sono richiedenti asilo o rifugiati. Circa la metà ha ottenuto la protezione nazionale, mentre l’altra metà ha ricevuto permessi di soggiorno attraverso il lavoro. <strong>L’obiettivo di Chiche! è creare prospettive per rifugiati e richiedenti asilo che vogliono lavorare in Lussemburgo</strong>.” </p>



<p>Sulle nazionalità dei lavoratori, Donven spiega: “La maggior parte è arrivata con l’ondata migratoria del 2015-2017. Alcuni avevano scelto il Lussemburgo per la sua mentalità aperta e multiculturale, <strong>ma molti credevano di essere in Germania o Francia.</strong> I gruppi principali sono siriani, iracheni, afghani, eritrei e, più recentemente, ucraini. Alcuni sono arrivati tramite ricongiungimenti familiari, ma sono pochi. Il Lussemburgo ha una popolazione per metà di origine migratoria, spesso con contratti di lavoro già firmati in settori come l’IT o l’edilizia, a differenza di chi arriva irregolarmente cercando di ottenere documenti.” </p>



<p>Anche Marianne sottolinea la crisi abitativa: “Non abbiamo una crisi di rifugiati, ma una crisi abitativa. I prezzi degli alloggi sono insostenibili, anche per i giovani lussemburghesi. Molti rifugiati vivono in condizioni precarie, come quattro persone in una stanza, o pagano affitti esorbitanti, come 1.700 euro al mese per un alloggio. Alcuni miei dipendenti sono senza fissa dimora o dormono nei nostri ristoranti perché non trovano casa. Fino a poco tempo fa, il Lussemburgo garantiva posti nei centri di accoglienza, ma con il nuovo governo, dal 2023, le persone con un rifiuto definitivo di asilo devono lasciare i centri entro cinque giorni, creando un aumento dei senzatetto. Anche i rifugiati riconosciuti vengono spinti a trovare alloggi privati rapidamente, ma il mercato immobiliare non offre soluzioni accessibili.”</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa ne pensa la politica?</strong></h2>



<p>Per esplorare prospettive diverse, abbiamo intervistato anche alcuni esponenti politici lussemburghesi, tra cui il deputato <strong>Fred Keup, presidente del gruppo parlamentare di ADR (Alternativ Demokratesch Reformpartei)</strong>, <strong>Barbara Agostino, rappresentante del </strong><strong>Demokratische Partei&nbsp;(DP</strong>) e un rappresentante del <strong>Ministero degli Affari Familiari, Solidarietà, Vivere Insieme e Accoglienza dei Rifugiati.<br></strong>Sul modello migratorio lussemburghese, Keup è netto: “Il cosiddetto ‘modello Lussemburgo’ sembra impressionante sulla carta, ma è una facciata più che una vera coesione. Quasi la metà della popolazione non è lussemburghese, e l’uso della nostra lingua nazionale sta diminuendo rapidamente. L’integrazione oggi significa spesso che i lussemburghesi si adattano agli stranieri, invece che i nuovi arrivati si uniscano al nostro stile di vita. Questo squilibrio crea società parallele e erode i punti di riferimento condivisi di cui un Paese ha bisogno. L’identità nazionale e la coesione sociale si stanno indebolendo, e molti lussemburghesi si sentono stranieri nel loro stesso Paese.”</p>



<p>Servono riforme necessarie, Keup sottolinea: “L’immigrazione incontrollata ha un costo reale per i lussemburghesi comuni. La crisi abitativa è il sintomo più evidente: la popolazione è cresciuta da 435.700 nel 2000 a 672.050 nel 2024, con 11.000 nuovi arrivi solo tra il 2023 e il 2024, spingendo i prezzi degli alloggi alle stelle. La competizione nel mercato immobiliare e del lavoro è alta, e i lussemburghesi dovrebbero avere la priorità per evitare di essere costretti a trasferirsi all’estero per trovare case accessibili. Lo Stato richiede sempre più la conoscenza del francese in molte posizioni, trascurando il lussemburghese, il che porta a discriminazioni contro i lussemburghesi nel loro stesso Paese. I più vulnerabili ne soffrono di più. Le scuole si adattano alle esigenze dei migranti, spesso a scapito dei lussemburghesi. I benefici sociali generosi dovrebbero essere concessi solo dopo un periodo di contribuzione equo, non immediatamente. Ogni riforma deve rispondere a una domanda: serve al benessere dei cittadini lussemburghesi?”.&nbsp; <strong>Sul sistema educativo trilingue e le politiche multiculturali</strong>, Keup afferma: “Apprezziamo l’integrazione e il sistema trilingue storico, ma dividere i bambini in un nuovo percorso primario in francese frammenterebbe la coesione sociale fin dall’inizio. La scuola primaria deve unire, non separare, per questo ci opponiamo a percorsi linguistici separati. L’ADR promuoverebbe un maggiore uso del lussemburghese nelle prime classi per costruire un’identità comune, prima di passare al tedesco e poi al francese e all’inglese. Vogliamo anche una maggiore visibilità della lingua e della cultura lussemburghese nella vita pubblica e un test di cittadinanza che richieda una reale competenza linguistica. In breve, vogliamo una società costruita attorno alla nostra lingua e cultura, non comunità che coesistono.&nbsp; <strong>Sulla sostenibilità del modello migratorio</strong>, Keup è scettico: “Una crescita senza fine non è sostenibile per un Paese delle dimensioni di una città-stato. Territorio, alloggi, traffico, posti scolastici, medici e bilanci sono già al limite, e le statistiche sulla criminalità crescono più velocemente della popolazione. Nel 2023, il Lussemburgo era il quinto nell’UE per richieste di asilo pro capite, un segno che la nostra capacità di assorbimento è al confine. La sostenibilità significa che i nuovi arrivi non devono peggiorare la qualità della vita dei residenti, e su questo il modello sta fallendo. L’ADR deve essere la sentinella che impone un controllo della realtà contro gli slogan ottimistici. Proponiamo immigrazione limitata, screening più rigorosi per l’asilo e rimpatri rapidi per chi non ha diritto di restare. Con una popolazione che si avvicina al milione, la qualità della vita sarebbe a rischio, e vogliamo evitarlo, come desidera la maggior parte dei lussemburghesi. <strong>Per il modello migratorio</strong> per l’Europa, Keup conclude: “Il Lussemburgo è l’Europa in miniatura e la nostra esperienza mostra che la diversità senza assimilazione indebolisce il tessuto sociale anche di una società prospera. La prima lezione è controllare i flussi e promuovere l’integrazione attraverso una lingua e una cultura civica comuni. La seconda è che la sovranità nazionale è importante; imporre quote migratorie crea reazioni negative e sfiducia verso Bruxelles. L’ADR promuove una politica che preserva la sovranità degli Stati nazionali, come fanno molti partiti in Europa. Dimostrando che un’immigrazione rapida e massiccia può erodere l’identità anche in uno Stato prospero, offriamo un esempio cautelativo. In Europa dovremmo essere orgogliosi della nostra storia, eredità e cultura, perché solo un’identità forte consente l’integrazione.”</p>



<p>Agostino è invece positiva: “Il Lussemburgo è un esempio di coesione sociale basata su rispetto, dignità e inclusione. Abbiamo scelto la pluralità, dimostrando che l’integrazione funziona con politiche pubbliche coraggiose, un sistema scolastico plurilingue e accesso a formazione e lavoro. L’immigrazione è un’opportunità, non un problema. Servono politiche abitative ambiziose, lotta al lavoro precario e una migliore redistribuzione fiscale per garantire giustizia sociale a tutti, migranti e non.”<br>A proposito del sistema educativo, suggerisce: “Il trilinguismo va reso più flessibile, con maggiore uso del francese come lingua ponte e l’integrazione delle culture d’origine degli alunni per un’educazione inclusiva. Il modello è sostenibile con politiche lungimiranti che garantiscano diritti, doveri e coesione. I partiti devono promuovere una società aperta, integrando migrazione con politiche sociali e abitative.”<br>Uno modello per l’Europa? Conclude: “Il Lussemburgo insegna che l’integrazione funziona con politiche inclusive, che migrazione e giustizia sociale sono inseparabili, e che le identità multiple sono una forza. Il DP sostiene un’Europa basata su diritti, solidarietà e programmi di integrazione.”</p>



<p><strong>Sul concetto di “vivere insieme”,</strong> il Ministero degli Affari Familiari, Solidarietà, Vivere Insieme e Accoglienza dei Rifugiati aggiunge: “Il ‘vivere insieme interculturale’ promuove rispetto reciproco, tolleranza, solidarietà, coesione sociale e la lotta contro il razzismo e ogni forma di discriminazione, considerando la diversità un valore per una società interculturale. È un processo partecipativo, dinamico e continuo che permette a chi vive o lavora in Lussemburgo di convivere, lavorare e decidere insieme. Strumenti chiave includono il Piano d’Azione Nazionale per il Vivere Insieme, il <em>Biergerpakt </em>(un impegno volontario che offre moduli formativi su storia, tradizioni, lingue e valori del Paese) e il <em>Gemengepakt (patto comunale, ndr)</em>, che impegna i comuni in una collaborazione con il Ministero per promuovere l’accesso alle informazioni, la partecipazione e la lotta alla discriminazione, con supporto finanziario e consulenti interculturali per rispondere alle esigenze locali.”</p>



<p><strong>E’ una storia di successo?</strong> Il Ministero afferma: “Attraverso il Biergerpakt, supportiamo i nuovi arrivati con programmi come <em>l’Orientation Day</em>, che fornisce informazioni essenziali sulla vita in Lussemburgo, consigli per partecipare ad associazioni e contatti con la pubblica amministrazione. Progetti come i <em>meet&amp;speak</em> di INLL (Istituto nazionale di lingue del Lussemburgo), gli <em>Sproochekaffi </em>di ASTI o il sito <em>LinGoLux</em> promuovono l’apprendimento linguistico e culturale, aiutando i migranti a costruire reti sociali. Sebbene non abbiamo un esempio specifico, molti partecipanti diventano imprenditori o trovano lavoro in settori dove la diversità è un valore aggiunto, riflettendo la visione del Lussemburgo di una società inclusiva che valorizza la diversità.”</p>



<p>Il “<strong>modello Lussemburgo</strong>” ha dimostrato che l’integrazione è possibile quando si coniugano opportunità economiche, dialogo culturale e mobilità sociale, come testimoniano le esperienze italiane, portoghesi, capoverdiane e il progetto Chiche! Anche se le testimonianze di Marta, Ferreira, Morini e Donven e degli esponenti politici evidenziano un quadro complesso. Da un lato, il Lussemburgo si distingue per il suo approccio strutturale alla migrazione; dall’altro, secondo Keup, c’è il rischio di un’erosione dell’identità nazionale e della coesione sociale, mentre le difficoltà abitative e burocratiche, insieme al nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo, mettono alla prova la sostenibilità del modello. In un’Europa alle prese con dibattiti complessi sull’immigrazione, il Granducato rimane un laboratorio interessante, ma non privo di contraddizioni.</p>
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		<title>Niente sanzioni al Ruanda per i massacri in Congo: il Lussemburgo blocca l&#8217;Ue</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/niente-sanzioni-al-ruanda-per-i-massacri-in-congo-il-lussemburgo-blocca-lue.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2025 15:23:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Congo]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250227162312333_d6b0750515abd877bdd1efc0888c79c0.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250227162312333_d6b0750515abd877bdd1efc0888c79c0.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250227162312333_d6b0750515abd877bdd1efc0888c79c0-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250227162312333_d6b0750515abd877bdd1efc0888c79c0-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250227162312333_d6b0750515abd877bdd1efc0888c79c0-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250227162312333_d6b0750515abd877bdd1efc0888c79c0-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250227162312333_d6b0750515abd877bdd1efc0888c79c0-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il veto del Lussemburgo frena l&#8217;adozione delle sanzioni europee al Ruanda, accusato di sostenere la violenta avanzata del movimento ribelle M23 in Congo che da inizio gennaio a oggi ha portato alla caduta delle principali città del Kivu, Goma e Bukavu, e alla morte di oltre 7mila persone, massacrate nei combattimenti e nei massacri compiuti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/niente-sanzioni-al-ruanda-per-i-massacri-in-congo-il-lussemburgo-blocca-lue.html">[...]</a></p>
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<p>Il veto del <strong>Lussemburgo</strong> frena l&#8217;adozione delle sanzioni europee al Ruanda, accusato di sostenere la violenta avanzata del movimento ribelle M23 in Congo che da inizio gennaio a oggi ha portato alla caduta delle principali città del Kivu, <strong>Goma e Bukavu</strong>, e alla morte di oltre 7mila persone, massacrate nei combattimenti e nei massacri compiuti dal gruppo tutsi sostenuto da Kigali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Niente sanzioni Ue al Ruanda, per ora</h2>



<p>Il Ruanda del presidente Paul Kagame schiera circa <strong>4mila truppe in un conflitto che vede il Paese</strong> offrire copertura operativa al M23, che dall&#8217;alleato oltre confine guadagna in sostegno logistico e armamenti. L&#8217;obiettivo di Kigali è consolidare il controllo sulle regioni orientali del Congo per promuovere il <strong>traffico di minerali critici e altri asset strategici</strong> decisivi per diverse industrie di stampo tecnologico occidentali che <a href="https://it.insideover.com/economia/geoeconomia-del-nickel-la-risorsa-piu-instabile.html">rappresentano il tesoro del sottosuolo congolese.</a></p>



<p>In quest&#8217;ottica, dopo lo stop dell&#8217;accordo bilaterale di consultazione militare l&#8217;<strong>Unione Europea</strong> aveva, assieme ai partner del G7, chiesto l&#8217;<strong>immediato cessate il fuoco al Ruanda</strong> prima e iniziato a lavorare a un pacchetto di sanzioni poi. Anche il <strong>Belgio, legato storicamente al Congo e al Ruanda</strong> di cui è stato colonizzatore, ha aperto a sanzionare il regime di Kagame. </p>



<p>Una delle proposte su cui l&#8217;Ue era pronta ad agire era la revisione della partnership bilaterale sui metalli critici: &#8220;Nel febbraio 2024, il blocco ha firmato un <strong>Memorandum d&#8217;intesa (MoU) </strong>con il Ruanda, garantendogli l&#8217;accesso alle materie prime nonostante prove schiaccianti del fatto che il suo alleato africano stesse consapevolmente estraendo e contrabbandando illegalmente minerali dalla Repubblica Democratica del Congo&#8221;, <strong><a href="https://www.brusselstimes.com/eu-affairs/1458822/eu-to-sanction-rwanda-and-review-raw-materials-agreement">nota il <em>Brussels Times</em></a></strong>, aggiungendo che &#8220;il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot ha espresso la necessità non solo di condannare la situazione in Congo, ma anche di agire, mettendo in guardia contro il trattamento iniquo dei conflitti in Ucraina e Congo&#8221;.</p>



<p>Dal <strong>Granducato è arrivato un secco no. Il ministro degli Esteri ed ex premier</strong> lussemburghese Xavier Bettel ha dichiarato che il Paese, per ora, non intende porre un veto assoluto alle sanzioni ma chiederne piuttosto la procrastinazione, sottolineando l&#8217;importanza dei colloqui in atto in Zimbabwe. &#8220;&#8221;Questa settimana si stanno svolgendo ad Harare delle trattative tra i ministri degli esteri africani&#8221;, <a href="https://www.euronews.com/my-europe/2025/02/25/conflict-in-the-drc-luxembourg-delays-adoption-of-eu-sanctions-against-rwanda">ha detto Bettel,</a> &#8220;e penso che sia importante, prima di voler prendere sanzioni contro il Ruanda, aspettare questo risultato, questi prossimi tre o quattro giorni, <strong>per vedere se stiamo andando nella giusta direzione&#8221;.</strong> </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;accordo della discordia Lussemburgo-Ruanda</h2>



<p>Nonostante le piccole dimensioni il Lussemburgo, sede di importanti istituzioni, è un Paese tutt&#8217;altro che secondario in Europa: membro fondatore di Ue e Nato, è soprattutto un <strong>grande player finanziario</strong>, tra i maggiori in Europa e nel mondo. Nel 2021 Ruanda e Lussemburgo <a href="https://www.minecofin.gov.rw/news-detail/rwanda-and-luxembourg-sign-bilateral-agreement-to-support-the-kigali-international-financial-centre">hanno firmato un accordo bilaterale per sviluppare un centro finanziario a Kigali</a>, che inevitabilmente avrebbe consolidato lo sviluppo di un polo di investimenti rivolto a un trading connesso al mercato minerario. </p>



<p>A giugno 2024 <strong><a href="https://kifc.rw/wp-content/uploads/2024/06/Press-Release.Luxembourg-Rwanda-Project_-Final.pdf">Bettel si è recato in Ruanda </a></strong>per incontrare il ministro delle Finanze Yusuf Murangwa e concordare un piano da 9,3 milioni di euro per potenziare il Kigali International Financial Centre, volto a fare del Ruanda &#8220;un polo finanziario guida in Africa&#8221;. <strong>Difficile non collegare questo dato di fatto</strong> alla freddezza con cui il governo ha accolto le prime proposte di sanzioni europee. </p>



<p>Il dato di fatto è che un solo Paese su ventisette sta bloccando la risposta europea a una guerra nel cui rafforzamento ha pesato molto anche l&#8217;atteggiamento assai lassista del blocco dei Ventisette verso il sostenitore dell&#8217;aggressione. A dicembre, ad esempio,<a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-congo-contro-apple-si-e-rifornita-con-minerali-saccheggiati-dalle-milizie.html"> il Congo ha denunciato <strong>le filiali di Apple in Belgio e Francia</strong> accusandole</a> di aver usato i minerali &#8220;insanguinati&#8221; estratti dal M23 e dai gruppi affiliati e <strong>esfiltrati dal Ruanda nelle loro filiere. </strong>Poco dopo è partita la grande offensiva su Goma, con i conseguenti massacri. E ancora oggi una risposta corale europea manca. Il Lussemburgo non è ipocrita: mette solo a nudo la totale incapacità decisionale di un&#8217;Europa che ha nei poteri di veti di piccoli Paesi un freno non indifferente al suo rafforzamento geopolitico. E nel Congo si continua a morire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/niente-sanzioni-al-ruanda-per-i-massacri-in-congo-il-lussemburgo-blocca-lue.html">Niente sanzioni al Ruanda per i massacri in Congo: il Lussemburgo blocca l&#8217;Ue</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Lussemburgo è ancora epicentro dell&#8217;elusione fiscale?</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-lussemburgo-e-ancora-epicentro-dellelusione-fiscale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jul 2021 15:37:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[paradisi-fiscali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Valute-banche-centrali-mondo-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Monete valute nel mondo (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Valute-banche-centrali-mondo-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Valute-banche-centrali-mondo-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Valute-banche-centrali-mondo-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Valute-banche-centrali-mondo-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Nel contesto del mondo del fisco europeo si torna a parlare del Lussemburgo, e a quasi sette anni dai LuxLeaks, le rivelazioni dell&#8217;International Consortium of Investigative Journalists sul regime fiscale favorevole con cui il Granducato attirava permettendo negoziazioni ad hoc le multinazionali di tutta Europa (e non solo) desiderose di incontrare condizioni di tassazione favorevoli la partita &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-lussemburgo-e-ancora-epicentro-dellelusione-fiscale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-lussemburgo-e-ancora-epicentro-dellelusione-fiscale.html">Il Lussemburgo è ancora epicentro dell&#8217;elusione fiscale?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Valute-banche-centrali-mondo-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Monete valute nel mondo (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Valute-banche-centrali-mondo-La-Presse.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Valute-banche-centrali-mondo-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Valute-banche-centrali-mondo-La-Presse-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Valute-banche-centrali-mondo-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Nel contesto del mondo del fisco europeo si torna a parlare del <strong>Lussemburgo, </strong>e a quasi sette anni dai LuxLeaks, le rivelazioni dell&#8217;International Consortium of Investigative Journalists sul regime fiscale favorevole con cui il Granducato attirava permettendo negoziazioni ad hoc le multinazionali di tutta Europa (e non solo) desiderose di incontrare condizioni di tassazione favorevoli la partita sembra esser tornata al punto di partenza.</p>
<p>L&#8217;inchiesta &#8220;LuxLetters&#8221;, condotta <em>da Le Monde,</em> <em>Süddeutsche Zeitung,</em> <em>El Mundo,</em> <em>Woxx</em> e <em>IrpiMedia,</em> con le ONG Tax Justice Network (TJN) e The Signals Network sta in queste settimane mettendo sotto inchiesta i dichiarati sforzi con cui il Lussemburgo ha voluto guardare oltre la fase di apertura totale alle multinazionali coincisa con la lunga era di governo di <strong>Jean-Claude Juncker</strong>. Passato politicamente indenne nel quinquennio alla guida della Commissione europea allo scandalo che rilevò 540 accordi firmati dal suo esecutivo<a href="http://www.irishtimes.com/business/economy/luxembourg-leaks-controversy-a-game-changer-1.1992650" target="_blank" rel="noopener"> con 340 compagnie di 26 diversi Paesi per concordare condizioni fiscali favorevoli.</a> Ora il Lussemburgo dichiara di volersi sganciare dalla nomea di <strong>paradiso fiscale </strong>e, sottolinea <em>Le Monde, </em>di aver optato per una politica di trasparenza: le &#8220;sentenze&#8221;, gli accordi bilaterali tra Lussemburgo e multinazionali, secondo l&#8217;esecutivo del Granducato, &#8220;sono diminuiti del 90%, con solo 44 sentenze firmate nel 2020. Non appena rischiavano di danneggiare un altro Stato europeo dal punto di punto di bilancio, sono stati trasmessi a quest&#8217;ultimo, in conformità delle norme europee&#8221;.</p>
<p>Ma le cose stanno davvero così? &#8220;LuxLetters&#8221; ritiene di no e, anzi, che senza aver veramente fatto una legge anti-elusione a Lussemburgo abbiano, preventivamente, trovato l&#8217;inganno. Il nuovo stratagemma assume la forma di una lettera con la quale un esperto fiscale incaricato della revisione del bilancio di una grande compagnia (società di consulenza o studio professionale) informa l&#8217;amministrazione lussemburghese del vantaggioso trattamento fiscale di cui il proprio cliente (generalmente una società o un fondo di investimento) intende beneficiare e per il quale varrebbe la pena di approvare il silenzio delle autorità.</p>
<p>Di fatto, fuori dalle regole e in maniera di fatto informale in questo modo governo e società contabili <strong>pianificano il fisco </strong><em>ex ante </em>senza dover lasciare il segno ufficiale dei numerosi <em>tax ruling </em>concordati nella prima decade del nuovo millennio. Il ruolo delle società contabili passa dunque da quello di determinante effettivo dei <em>tax ruling </em>a quello di consulente informale per una pratica che nella sostanza non è diversa in termini di risultati.</p>
<p><a href="https://www.italiaoggi.it/news/elusione-il-lussemburgo-non-perde-il-vizietto-2525462" target="_blank" rel="noopener"><em>Italia Oggi </em>sottolinea in ogni caso che</a> &#8220;tale pratica è proibita dalle direttive Ue ed è probabilmente contraria alle regole Ocse sullo scambio dati. Infatti, qualsiasi tipo di accordo fiscale, anche se non legalmente vincolante, deve essere scambiato con le altre autorità fiscali&#8221; e non può ricevere intermediazioni informali. In sostanza, l&#8217;accusa al Lussemburgo è che il Granducato starebbe riciclando la sua immagine semplicemente facendo entrare dalla porta di servizio ciò che prima veniva fatto entrare dall&#8217;ingresso principale: i miliardi di euro delle compagnie che inseguono condizioni fiscali più utili alle loro priorità di business e sfruttano i numerosi accordi sul blocco della <strong>doppia tassazione </strong>che uniscono i Paesi Ue, al cui interno<a href="https://www.eurodad.org/eurodad_comment_on_the_luxletters_scandal" target="_blank" rel="noopener"> si vanno formando veri e propri paradisi fiscali.</a></p>
<p>I paradisi fiscali interni all&#8217;Europa, che hanno il loro epicentro nel Lussemburgo, nell&#8217;Irlanda e nell&#8217;Olanda, rappresentano un fattore di destabilizzazione economica e politica del Vecchio Continente. L&#8217;utilizzo dei favoritismi fiscali come arma di competizione economica drena risorse da Paesi basati su economie maggiormente orientate all&#8217;industria e alla trasformazione. L’Italia, per fare un paragone, nel campo degli utili d&#8217;impresa applica un’aliquota del 28% che scende al 26,9% nel caso limite di massimi sconti fiscali. Il <strong>Lussemburgo </strong>è il vero campione in materia di deduzioni, presentando un&#8217;aliquota che dal 26 può crollare fino allo 0,3%. Nel giugno 2020  in una audizione alla Camera dei Deputat<strong>i, il presidente di AgCom Roberto <a href="https://www.startmag.it/economia/perche-rustichelli-agcm-pizzica-google-apple-facebook-amazon-microsoft-e-whirlpool/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rustichelli </a></strong>ha sottolineato che “la concorrenza fiscale sleale genera evidenti vantaggi per taluni Paesi: il Lussemburgo, paese di circa 600 mila abitanti, è in grado di raccogliere imposte sulle società pari al 4,5% del PIL, a fronte del 2% dell’Italia”. Impietoso il confronto sugli investimenti esteri, che il Granducato attira per un valore pari al 5.760% del Pil contro il 19% nazionale.</p>
<p>Come qualificare se non come veri e propri <strong>furti </strong>al resto d&#8221;Europa queste pratiche? Nell&#8217;era del Covid-19 la pratica della concorrenza sleale in materia fiscale è di rilevanza globale. E la presenza di Paesi che esplicitamente barano cercando l&#8217;abboccamento con le multinazionali per drenare risorse dagli erari degli altri Stati è un fattore di perturbazione dell&#8217;equilibrio politico ed economico che può pesare sulle prospettive di ripresa del Vecchio Continente. La fiscalità allegra del Lussemburgo è forse la peggiore eredità lasciata da Jean-Claude Juncker all&#8217;Europa, anche più della sfiducia generata verso l&#8217;Unione e dei disastri compiuti in cinque anni di presidenza della Commissione: la sua istituzione ha generato un contesto pericoloso e competitivo di tutti contro tutti. In mezzo a cui gioca chi facilmente mette uno Stato contro l&#8217;altro per inseguire regimi di tassazione più favorevoli.</p>
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		<title>La guerra di Putin ai paradisi fiscali europei</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-guerra-di-putin-ai-paradisi-fiscali-europei.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2020 15:55:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[paradisi-fiscali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1455" height="858" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Vladimir-Putin-Federazione-Russa-La-Presse-e1597679751969.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Vladimir Putin (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Vladimir-Putin-Federazione-Russa-La-Presse-e1597679751969.jpg 1455w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Vladimir-Putin-Federazione-Russa-La-Presse-e1597679751969-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Vladimir-Putin-Federazione-Russa-La-Presse-e1597679751969-1024x604.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Vladimir-Putin-Federazione-Russa-La-Presse-e1597679751969-768x453.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1455px) 100vw, 1455px" /></p>
<p>Vladimir Putin è disposto a giocare ogni carta per evitare che la Russia precipiti in una nuova recessione economica in seguito al peggioramento dei fondamentali produttivi dopo la pandemia di Covid-19 e, soprattutto, l&#8217;emorragia del prezzo delle materie prime energetiche, vero e proprio &#8220;forziere&#8221; del Cremlino. Con Gazprom avviata al primo rosso di bilancio dal 2015, il Pil &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-guerra-di-putin-ai-paradisi-fiscali-europei.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1455" height="858" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Vladimir-Putin-Federazione-Russa-La-Presse-e1597679751969.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Vladimir Putin (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Vladimir-Putin-Federazione-Russa-La-Presse-e1597679751969.jpg 1455w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Vladimir-Putin-Federazione-Russa-La-Presse-e1597679751969-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Vladimir-Putin-Federazione-Russa-La-Presse-e1597679751969-1024x604.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Vladimir-Putin-Federazione-Russa-La-Presse-e1597679751969-768x453.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1455px) 100vw, 1455px" /></p><p><strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-vladimir-putin.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Vladimir Putin</a> </strong>è disposto a giocare ogni carta per evitare che la Russia precipiti in una nuova recessione economica in seguito al peggioramento dei fondamentali produttivi dopo la pandemia di Covid-19 e, soprattutto, l&#8217;emorragia del <a href="https://it.insideover.com/politica/petrolio-e-guerra-commerciale-fra-russia-arabia-saudita-e-stati-uniti.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">prezzo delle materie prime energetiche,</a> vero e proprio &#8220;forziere&#8221; del Cremlino.</p>
<p><a href="https://energiaoltre.it/gazprom-precipita-prima-perdita-dal-2015-per-il-gruppo-russo/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Con <strong>Gazprom </strong>avviata al primo rosso di bilancio dal 2015,</a> il Pil previsto in <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/fmi-pil-globale-calo-49percento-impatto-catastrofico-sull-occupazione-e-poverta-aumento-ADzSs4Z">picchiata di oltre il 6,5%</a> e una situazione politica interna estremamente complessa, segnata dalla difficolta di Putin di trovare un successore, a cui si aggiungono i recenti scossoni sul fianco sinistro del Paese, in Bielorussia, il Cremlino mira a consolidarsi. E uno degli obiettivi della sua azione sono divenuti, negli ultimi tempi, i <a href="https://it.insideover.com/economia/i-furti-dei-paradisi-fiscali-europei-allerario-italiano.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>paradisi fiscali &#8220;occulti&#8221; dell&#8217;Unione Europea</strong>. </a>Accusati di lucrare sugli accordi bilaterali sulla doppia tassazione, che consentono a numerose aziende russe di sfuggire all&#8217;erario nazionale, di per sè tutt&#8217;altro che oppressivo, e di portare i loro utili in lidi a loro più favorevoli.</p>
<p>&#8220;<a href="http://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/la-russia-di-putin/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Stretto tra il calo del prezzo del petrolio e l&#8217;emergenza Covid-19</a>, Putin vuole frenare la fuga di capitali dalla Russia e fare in modo che gli oligarchi paghino più imposte sugli utili e sui dividendi delle società che vengono aperte nei quattro paesi per ragioni esclusivamente fiscali&#8221;, fa notare <em>Il Sole 24 Ore</em>. Da qui, nelle ultime settimane, la decisione di muovere un&#8217;offensiva diplomatica nei confronti di Olanda, Lussemburgo, Malta e Cipro, Paesi con cui Mosca vuole rinegoziare su basi più paritarie gli accordi bilaterali di tassazione. Accordi, è bene ricordarlo, che a lungo il Cremlino non ha mai veramente contestato: anzi, il semaforo verde alla fuga di capitali è stato uno dei componenti essenziali del <em><strong>do ut des </strong></em>con cui Putin e il suo governo hanno mediato con la classe di oligarchi ridimensionata nel potere politico ma non nelle prospettive economiche nei vent&#8217;anni di presidenza dell&#8217;ex dirigente dei servizi segreti.</p>
<p><strong>Bloomberg </strong>ha stimato che in 25 anni la fuga di capitali dalla Russia possa aver coinvolto asset per 750 miliardi di euro. Risulta ragionevole supporre, considerando flussi non tracciati (criminalità organizzata, traffico d&#8217;armi, riciclaggio) che la cifra ufficiale sia ampiamente stimata al ribasso.</p>
<p>La filiale lussemburghese della <strong>Gazprom Bank </strong>è centro di smistamento di <a href="https://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2019/02/28/news/oligarchi-amici-putin-1.331931" target="_blank" rel="noopener noreferrer">numerosi affari russi rivolti al Vecchio Continente, Italia inclusa,</a> oligarchi di spessore come Dmitry Rybolovlev e Roman Abramovich da tempo hanno diversificato i loro portafogli oltre confine, e<a href="https://it.insideover.com/politica/lo-scandalo-danske-bank-tremare-deutsche-bank.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> casi problematici come quello di <strong>Danske Bank </strong>insegnano</a> quanto complesso sia il tema del <strong>riciclaggio di denaro proveniente dalla Russa</strong>. Con un malcontento sociale montante e la buriana economica in arrivo, Putin ha deciso di reagire. Perchè l&#8217;aumento dal 13% al 15% dell&#8217;aliquota massimale di tassa, prevista in vigore dal 2021, sui redditi oltre i 5 milioni di rubli all’anno (73mila dollari) che spezzerà la flat tax nazionale non basta. Putin, spiega <em>Il Sole, </em>mira a rompere il circolo vizioso che permette a diverse società di strutturare &#8220;appositamente le loro attività in modo da pagare dividendi o interessi offshore e ridurre le loro tasse. Basta un esempio per capire cosa succede: un&#8217;azienda opera in Russia ma è legalmente registrata a Cipro. Quando è il momento di pagare i dividendi, il denaro va alla società cipriota ed è tassato tra il 2% e il 5%. Se gli stessi dividendi fossero pagati in Russia, sarebbero tassati al 15%&#8221;.</p>
<p><strong>Nicosia </strong>ha deciso di adeguarsi alle pressioni della Russia, sua alleata finanziaria, alzando all&#8217;equivalente russo la tassa sui dividendi finanziari, eccezion fatta per categorie particolari come i <strong>fondi pensione</strong>. Ma l&#8217;obiettivo principale restano Lussemburgo e Olanda, con cui il confronto si annuncia lungo e serrato: veri e propri &#8220;buchi neri&#8221; dell&#8217;elusione fiscale, ben strutturate come potenze finanziarie, le Tortuga d&#8217;Europa. Come ha ben avuto modo di scoprire da tempo l&#8217;erario italiano: Putin, che in passato non ha avuto remore dal partecipare al <strong>grande banchetto della globalizzazione, </strong>mira a rimodulare i rapporti finanziari tra Mosca e il resto del mondo. Non dimenticando che tutto ciò che accade è normato da accordi firmati da governi pienamente legittimati: un monito anche per chi, come l&#8217;Italia, subisce da tempo gli appetiti predatori dei paradisi fiscali facendo finta di non poter in alcun modo cambiare le cose.</p>
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		<title>I furti dei paradisi fiscali europei all&#8217;erario italiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/i-furti-dei-paradisi-fiscali-europei-allerario-italiano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 10:11:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[paradisi-fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=281735</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Le-Maire-e-ministro-olandese-Eurogruppo-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia Olanda eurogruppo La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Le-Maire-e-ministro-olandese-Eurogruppo-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Le-Maire-e-ministro-olandese-Eurogruppo-La-Presse-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Le-Maire-e-ministro-olandese-Eurogruppo-La-Presse-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Le-Maire-e-ministro-olandese-Eurogruppo-La-Presse-1024x675.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Olanda, Cipro, Malta, Lussemburgo, Belgio e Irlanda: cinque Paesi che rappresentano altrettanti paradisi fiscali &#8220;occulti&#8221; all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea, organizzazione sinora incapace di risolvere il problema del dumping interno sulle tasse e le competizioni tra gli erari nazionali. La creazione di società di comodo, l&#8217;occultamento degli utili, il trasferimento delle sedi legali sono solo alcuni degli stratagemmi che &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/i-furti-dei-paradisi-fiscali-europei-allerario-italiano.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/i-furti-dei-paradisi-fiscali-europei-allerario-italiano.html">I furti dei paradisi fiscali europei all&#8217;erario italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Le-Maire-e-ministro-olandese-Eurogruppo-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia Olanda eurogruppo La Presse" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Le-Maire-e-ministro-olandese-Eurogruppo-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Le-Maire-e-ministro-olandese-Eurogruppo-La-Presse-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Le-Maire-e-ministro-olandese-Eurogruppo-La-Presse-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Le-Maire-e-ministro-olandese-Eurogruppo-La-Presse-1024x675.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Olanda, Cipro, Malta, Lussemburgo, Belgio e Irlanda: cinque Paesi che rappresentano altrettanti <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/quel-paradiso-fiscale-ue-cui-nessuno-osa-parlare.html">paradisi fiscali &#8220;occulti&#8221;</a> </strong>all&#8217;interno dell&#8217;Unione Europea, organizzazione sinora incapace di risolvere il problema del dumping interno sulle tasse e le competizioni tra gli erari nazionali. La creazione di società di comodo, l&#8217;occultamento degli utili, il trasferimento delle sedi legali sono solo alcuni degli stratagemmi che le imprese di tutta Europa sfruttano, senza commettere illeciti in punta di diritto, per usufruire di <strong>convenienti favoritismi fiscali</strong>.</p>
<p>A perderci, ovviamente, gli erari di Paesi come l&#8217;Italia,che vedono deviati verso l&#8217;estero valori e profitti prodotti sul territorio nazionale e conoscono un ammanco delle risorse disponibili.</p>
<p>Come ricordato <a href="https://formiche.net/2020/04/campari-olanda-ferrero-golden-power/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">da <em>Formiche </em>in occasione</a> del caso <strong>Campari,</strong> sul tema della fiscalità generale molto spesso sono i Paesi vittima di queste manovre hanno consentito che schemi del genere prendessero piede: &#8220;Tutto ruota intorno ai diversi trattati stipulati dall’Italia in passato al fine di evitare a un’azienda di dover pagare le tasse in due Paesi differenti ma che hanno stipulato l’accordo&#8221;. Ciononostante la situazione si è fatta molto più complessa.</p>
<p>Trasferire la sede fiscale è solo uno degli artifici a disposizione. <a href="https://www.corriere.it/dataroom-milena-gabanelli/tasse-evasione-ecco-come-sei-paesi-europei-sottraggono-all-italia-65-miliardi-euro/84ad216c-baf3-11ea-9e85-8f24b6c04102-va.shtml">Come ha spiegato <strong>Milena Gabanelli </strong>su Dataroom del <em>Corriere della Sera</em><em>, </em>infatti,</a> la seconda manovra possibile è quella del cosiddetto <strong>transfer pricing</strong>: &#8221; transazioni economiche (spesso fittizie) all’interno di un gruppo multinazionale (come prestiti, cessione di marchi o brevetti, servizi assicurativi), il tutto gestito da una controllata che ha sede in un paradiso fiscale&#8221;. Infine, terza e ultima strategia è quella estremamente aggressiva sfruttata dai <strong>giganti del web in Europa</strong>: fatturare nel Paese &#8220;di comodo&#8221; tutti i ricavi di un&#8217;area geografica e contribuire così a creare quella <strong><a href="https://www.wired.it/economia/business/2019/07/19/amazon-indagine-europa/">posizione dominante</a> </strong>contro cui più volte le autorità europee si sono lanciate senza cambiare le carte in tavola.</p>
<p>Gabanelli cita anche il Corporate Tax Haven Index 2019, in cui si analizza come i Paesi messi sotto indagine riescano a giocare a loro favore sul fronte dei <strong>favoritismi fiscali</strong>, attraverso un complesso sistema di deduzioni e sconti che permette di abbattere il tasso reale: &#8220;L’Italia, ad esempio, ha un’aliquota del 28% che scende, al massimo dello sconto, al 26,9%. Questo è quello che succede nella stragrande maggioranza dei Paesi dell’Ue. Ma non in Belgio (dove l’aliquota formale passa dal 30% al 3%), a Cipro (dal 13% allo 0%), in Irlanda (dal 13% allo 0%), in Lussemburgo (dal 26% allo 0,3%), a Malta (dal 35% al 5%) e in Olanda (dal 25% al 2,44%)&#8221;. L&#8217;Aja spicca per i volumi in campo: nel dicembre 2018 il viceministro delle Finanze <strong>Menno Snel, </strong>braccio destro dei super-falchi <strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-mark-rutte.html">Mark Rutte</a> e <a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/chi-e-wopke-hoekstra.html">Wopke Hoekstra</a></strong>, ha ammesso che sugli oltre<a href="https://www.dagospia.com/rubrica-4/business/paradiso-fiscale-multinazionali-ndash-dall-rsquo-olanda-190321.htm?fbclid=IwAR1_j1taghrHu-WTgweZ09vgknFrKoE82QZ9gp0FzY_WKMP4Zh1ntIjTDYU"> 4.500 miliardi di euro transitati nel Paese nel 2016</a>, una cifra eccedente di cinque volte il Pil nazionale, l&#8217;Olanda ha potuto esercitare la sua capacità impositiva solo su 200 di essi.</p>
<p>Tra i Paesi che competono con l&#8217;Italia e le maggiori economie europee sul piano fiscale andrebbe aggiunta anche l&#8217;<strong>Ungheria, </strong>che però negli anni di governo di <strong><a href="https://it.insideover.com/scheda/politica/da-piazza-degli-eroi-alla-scena-europea-chi-e-viktor-orban.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Viktor Orban</a> </strong>ha puntato su una strategia decisamente più diretta <a href="http://un a tassazione al 9% per le società dal 2017 e del 15% per le persone fisiche">promuovendo un&#8217;aggressiva <strong>flat tax </strong></a>sui redditi delle imprese, pari al 9%. Il gioco dei &#8220;paradisi fiscali&#8221; è decisamente più subdolo, in quanto sfrutta vuoti normativi e artifici contabili.</p>
<p>Su di esso ha puntato il dito anche <strong>Roberto Rustichelli</strong>, presidente dell&#8217;Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (l&#8217;antitrust italiano), in una recente audizione alla Camera dei Deputat<strong>i</strong>. <a href="https://www.startmag.it/economia/perche-rustichelli-agcm-pizzica-google-apple-facebook-amazon-microsoft-e-whirlpool/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Rustichelli non ha avuto remore a definire</a> &#8220;paradisi fiscali&#8221; i Paesi sotto osservazione: &#8220;la concorrenza fiscale sleale genera evidenti vantaggi per taluni Paesi: il Lussemburgo, paese di circa 600 mila abitanti, è in grado di raccogliere imposte sulle società pari al 4,5% del PIL, a fronte del 2% dell’Italia&#8221;. Secondo il dirigente dell&#8217;Agcm &#8220;investimenti internazionali si adattano alla geografia della concorrenza fiscale&#8221;. Un dato impressionante sulla convenienza economica dell&#8217;elusione fiscale quantifica i dividendi che i paradisi riescono a conseguire: &#8220;l’Italia attira investimenti esteri diretti pari al 19% del PIL; il Lussemburgo pari a oltre il 5.760%, l’Olanda al 535% e l’Irlanda al 311%&#8221;.</p>
<p>Assieme al dumping sociale legato alla delocalizzazione di diversi impianti produttivi verso Paesi a più basso costo del lavoro (in Europa in particolare Polonia e Bulgaria) Rustichelli individua nella concorrenza fiscale sleale un grave pregiudizio alle finanze pubbliche del Paese. La stima dell&#8217;alto funzionario di Stato è che Roma perda la possibilità di incassare tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari per la concorrenza sleale, a fronte di un giro d&#8217;affari sottratto al Paese di oltre 23 miliardi (su 290 complessivi in Europa). Siamo in un intervallo tra i <strong>4,42 e i 7,08 miliardi di euro</strong>, in cui rientra la stima parallelamente fatta dalla Gabanelli, per la quale sono 6,5 i miliardi di euro in tasse sottratti alle casse italiane. La perdita è <strong>estremamente sanguinosa, </strong>se pensiamo che con essa si sarebbe potuta finanziare per intero una misura economica come le pensioni <strong>quota cento </strong>per un intero anno solare. Al contempo, la concorrenza fiscale sleale genera <strong>rendite di posizione </strong>rischiose per gli equilibri politici nel Vecchio Continente. Lo vediamo con l&#8217;Olanda, intenta a farsi <a href="https://it.insideover.com/politica/rutte-spingera-sul-rigore-per-difendere-la-sua-leadership.html"><strong>austera paladina del fronte del rigore sui conti pubblici </strong></a>dimenticando quanto spesso le sue politiche accomodanti danneggino Paesi più fragili nell&#8217;Unione Europea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/i-furti-dei-paradisi-fiscali-europei-allerario-italiano.html">I furti dei paradisi fiscali europei all&#8217;erario italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Benelux resta la roccaforte europeista: le destre non sfondano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/benelux-unione-europea-destre-europee.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesco Boezi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 May 2019 05:43:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni europee]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1328" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9781351.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9781351.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9781351-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9781351-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9781351-1024x708.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8216;Olanda è, tra quelle andate al voto durante la giornata di ieri, una delle nazioni meglio integrate nell&#8217;Unione europea. Nei Paesi bassi, in realtà, le elezioni hanno avuto luogo qualche giorno prima, ma è un particolare di poco conto: Frans Timmermans, che è &#8211; forse adesso sarebbe meglio dire &#8220;era&#8221; &#8211; il candidato socialista alla &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/benelux-unione-europea-destre-europee.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1328" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9781351.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9781351.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9781351-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9781351-768x531.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/LP_9781351-1024x708.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L<strong>&#8216;Olanda</strong> è, tra quelle andate al voto durante la giornata di ieri, una delle nazioni meglio integrate nell&#8217;<b>Unione europea</b>. Nei Paesi bassi, in realtà, le elezioni hanno avuto luogo qualche giorno prima, ma è un particolare di poco conto:<strong> Frans Timmermans</strong>, che è &#8211; forse adesso sarebbe meglio dire &#8220;era&#8221; &#8211; il candidato socialista alla presidenza della Commissione europea, è arrivato primo, con il suo partito laburista, davanti ai popolari di <strong>Mark Rutte</strong>, che invece è il primo ministro in carica, e ai sovranisti &#8211; populisti, tanto a quelli <strong>Thierry Baudet</strong> quanto a quelli di <strong>Geert Wilders</strong>.</p>
<p>Questi erano i protagonisti annunciati, ma solo tre su quattro possono dire di essere sopravvissuti a questa turnata elettorale. L&#8217;ultimo &#8211; come si apprende sull&#8217;<em>Agi</em> &#8211; non ha ottenuto neppure un seggio all&#8217;europarlamento di Strasburgo, Lussemburgo e Bruxelles. Il Partito della Libertà, che era balzato alle cronache durante le passate elezioni politiche olandesi, è sostanzialmente scomparso dai radar: 4,1%. Thierry Baudet, che invece veniva dato come vincente dalle rilevazioni pre-elettorali, può dirsi soddisfatto solo per un&#8217;operazione riuscita: aver ottenuto i consensi che in passato erano stati consegnati dagli olandesi a Wilders. Per il resto, il suo è un parziale insuccesso: il Forum per la Democrazia ha preso solo l&#8217;11%. Basta questo dato a sottolineare come l&#8217;europeismo sia ancora l&#8217;ideologia vincente dalle parti di Amsterdam. Il sovranismo, come si usa dire in circostanze di questo tipo, tiene ma non sfonda.</p>
<p>Frans Tiemmermans, però, non deve solo fare i conti con quanto successo in casa sua. È lo scenario complessivo quello che gli interessa: &#8220;Noi &#8211; ha ammesso il leader socialdemocratico, come si legge sulla <em><a href="https://agensir.it/quotidiano/2019/5/27/elezioni-europee-timmermans-sd-abbiamo-perso-ma-abbiamo-una-grande-responsabilita/">Sir</a> </em>&#8211; abbiamo perso e quindi dobbiamo essere umili, chiari sul programma futuro, onesti con le persone&#8221;. Un virgolettato che va interpretato alla luce di un crollo generale, quello dell&#8217;eurogruppo parlamentare che intendeva rappresentare nell&#8217;esecutivo del Vecchio continente.<br />
<iframe loading="lazy" src="https://telemaco87.carto.com/viz/5afd62d5-a577-419e-a5b5-ad1725ff2377/embed_map" width="100%" height="520" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>In <strong>Belgio</strong>, invece, è possibile annotare qualche sorpresa in più. La nazione in questione si è tecnicamente frazionato in due: da una parte, cioè nelle Fiandre, hanno trionfato la destra e il centrodestra, con Vlaams Belang e quella che in italiano chiamiamo Nuova alleanza fiamminga a rubare le scene a tutti le altre formazioni partitiche, dall&#8217;altra, cioè nella Vallonia, hanno prevalso gli ambientalisti e la sinistra massimalista. Un belga di spicco, però, è <strong>Guy Verhofstadt</strong>, che si è affrettato a spiegare &#8211; come si legge sull&#8217;agenzia citata &#8211; come l&#8217;Unione europea, nonostante tutto, sia ancora viva e vegeta. Belgio e Olanda, a ben vedere, esprimono soprattutto due dei possibili leader dell&#8217;Europa che verrà.</p>
<p>Niente di nuovo nel <strong>Lussemburgo </strong>di Juncker: le prime tre piazze del podio sono occupate rispettivamente dai democratici, dai cristiano popolari e dai verdi.</p>
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		<title>Finanziamenti Ue, lo Stato con più fondi è il Lussemburgo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/finanziamenti-ue-lo-stato-con-piu-fondi-e-il-lussemburgo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Apr 2019 14:20:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8480361-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8480361-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8480361-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8480361-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8480361-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>Lussemburgo e europeismo rappresentano un binomio difficile da separare. Sarà perché tra i tredici presidenti della Commissione europea che hanno ricoperto quell’incarico dagli albori delle istituzioni sovranazionali a oggi, tre sono lussemburghesi: il settimo in totale, ma il primo antesignano di Jean Claude Juncker in ordine di tempo, è stato il liberaldemocratico Gaston Thorn. Era il 1958. Poi è stata &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/finanziamenti-ue-lo-stato-con-piu-fondi-e-il-lussemburgo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8480361-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8480361-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8480361-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8480361-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_8480361-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>Lussemburgo e europeismo rappresentano un binomio difficile da separare. Sarà perché tra i tredici presidenti della Commissione europea che hanno ricoperto quell’incarico dagli albori delle istituzioni sovranazionali a oggi, tre sono lussemburghesi: il settimo in totale, ma il primo antesignano di Jean Claude Juncker in ordine di tempo, è stato il liberaldemocratico Gaston Thorn. Era il 1958. Poi è stata la volta del nono, il popolare Jacques Santer. Infine l’ultimo che, come ben saprete, è un altro esponente popolare: l’attuale vertice dell’esecutivo continentale. Juncker siede su quello scranno dal 2014.</p>
<p>Certo è che, per essere una nazione abitata da meno di seicentomila persone, il Granducato lussemburghese ha avuto la possibilità di esprimere davvero molto, in termini politici, della cosiddetta “Europa unita”. Ma adesso è una statistica a consentire l’apertura di una riflessione più dettagliata. Sì, perché è ancora il Lussemburgo a primeggiare nell’elencazione relativa al quantitativo di finanziamenti, su base pro capite, che vengono inoltrati ogni anno da Strasburgoe Bruxelles. Non c’è solo forma in questa liaison, ma pure sostanza.</p>
<p>Quello che intercorre tra la monarchia parlamentare lussemburghese e l’Unione europea è un legame politico – ideologico, ma anche economico – finanziario. Non esistono tante altre spiegazioni plausibili. La ventilazione dell’austerity per il piccolo Stato centrale europeo non vale. In Italia siamo abituati all’esatto contrario. Ci sarebbe la questione dei porti franchi, un tema legato all’elusione fiscale, che persino l’Alde, tramite il parlamentare teutonico Wolf Klinz, aveva provato a sollevare.</p>
<p>Ma la Commissione presieduta da Juncker ha risposto picche. La disamina è unanime. L’universo lussemburghese è la Narnia nascosta dietro la bandiera delle restrizioni economiche. Uno scenario fantasy, una sorta di “fantabosco”, considerato il circondario, dove davvero nessuno sembra passarsela male. Tornando alle rilevazioni presentate dal quotidiano fondato da Vittorio Feltri, apprendiamo come ogni persona residente nel Granducato possa vantare la ricezione, in media, di 2.278 euro. Sono i famosi “fondi europei” e sono cifre che gli altri Stati membri vedono col binocolo.</p>
<p>Qualche membro dell’esecutivo del Belpaese sarà pure “bugiardo” – come ha da poco avuto modo di sostenere Juncker  e come potete leggere sull’Adnkronos – ma la sensazione è che Lussemburgo e sud d’Europa, per bravura o per altre dinamiche, vivano su universi paralleli, destinati all’interdipendenza, ma separati dalla qualità e dalla quantità dei trattamenti ricevuti. Non c’è da stupirsi, poi, se dalle parti delle Ardenne siano stati tra i primi a voler salire sul carro della Nuova via della seta.</p>
<p>Cina e Lussemburgo sembrerebbero accomunati da una certa flessibilità in materia di rispetto delle regole commerciali, ma agli ideologi dell’austerity neoliberal non importa poi molto.</p>
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		<title>Miliardi di debiti ed Europa a pezzi  Così Juncker ha affondato l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/juncker-europa-debiti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Oct 2018 06:00:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Europa]]></category>
		<category><![CDATA[unione-europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181023123422_27593316.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181023123422_27593316.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181023123422_27593316-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181023123422_27593316-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181023123422_27593316-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>I debiti si ereditano. E quelli che Jean-Claude Juncker lascerà all&#8217;Unione europea una volta finito il suo mandato, sono enormi. Economici e politici. I primi, come rivelato da L&#8217;Espresso, ammontano a circa mille miliardi di euro all&#8217;anno. Perché con il suo Paese, il Lussemburgo, a essere la capitale dell&#8217;elusione (o dell&#8217;evasione) fiscale nel continente europeo, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/juncker-europa-debiti.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181023123422_27593316.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181023123422_27593316.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181023123422_27593316-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181023123422_27593316-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/LAPRESSE_20181023123422_27593316-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p class="disable">I <strong>debiti</strong> si ereditano. E quelli che <strong>Jean-Claude Juncker</strong> lascerà all&#8217;<strong>Unione europea</strong> una volta finito il suo mandato, sono enormi. Economici e politici. I primi, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2018/10/29/news/juncker-killer-d-europa-1.328139?ref=HEF_RULLO&amp;preview=true">come rivelato da<em> L&#8217;Espresso</em></a>, ammontano a circa mille miliardi di euro all&#8217;anno. Perché con il suo Paese, il Lussemburgo, a essere la capitale dell&#8217;elusione (o dell&#8217;evasione) fiscale nel continente europeo, il bilancio dell&#8217;Ue e dei 28 Stati membri è disastroso.</p>
<p class="disable">Una voragine di tasse non riscosse, multinazionali che fanno miliardi di profitti cercando di non pagare le imposte, con il contributo di Stati membri dell&#8217;Unione europea che fanno a gara per diventare il miglior luogo dove spostare i propri capitali.</p>
<p class="disable">In questo gioco sanguinario per le casse degli Stati più ligi al dovere, Juncker, con il suo Granducato, ha avuto un ruolo fondamentale. Essendo stato per anni il padre-padrone del <strong>Lussemburgo</strong>, il suo potere ha trasformato il piccolo Paese del Benelux un vero e proprio paradiso fiscale all&#8217;interno dell&#8217;Unione europea. Tanto è vero che l&#8217;inchiesta <strong>LuxLeaks</strong> del 2014, proprio quando Juncker si insediava a Bruxelles come presidente della Commissione europea, ha svelato<strong> 28mila documenti riservati</strong> con accordi fiscali fra Lussemburgo e 340 multinazionali che avrebbero pagato <strong>meno dell&#8217;1% di tasse</strong>.</p>
<p></p>
<p class="disable"> <a href="http://www.occhidellaguerra.it/projects/conflitti-non-dimenticare/" rel="attachment wp-att-61014"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-61014 size-full" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2018/10/strip_articolo_occhi.jpg" alt="strip_articolo_occhi" width="674" height="142" /></a></p>
<p class="disable">Il Lussemburgo è solo la punta dell&#8217;iceberg di un sistema di <strong>elusione fiscale</strong> molto profondo. Un sistema ramificato che ha coinvolto non solo il Granducato di Juncker, ma anche Belgio, Olanda, Irlanda e Malta. Secondo l&#8217;Ue, questa <strong>concorrenza sleale</strong> costa mille miliardi di euro ogni anno di tasse non riscosse. Ma a quanto pare, il presidente della Commissione era più impegnato a dire agli altri come gestire i debiti pubblici piuttosto che a colpire questa vera e propria truffa ai danni di molti Stati membri e ai loro cittadini.  </p>
<p class="disable">Il quadro dipinto dalle inchieste è fatto di manovre politiche, pressioni sui singoli governi, accordi su come evitare riforme fiscali in seno all&#8217;Europa e vincoli di segretezza sui <strong>patti fra Stati e colossi dell&#8217;industria e del commercio</strong>. E quello che ne esce, è un vero e proprio incubo che dimostra, semmai ce ne fosse ancora bisogno, l&#8217;inadeguatezza (a dir poco) di Juncker come presidente della Commissione.</p>
<p></p>
<p class="disable">Un vero e proprio <strong>impresentabile</strong>, soprattutto dopo <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-07-10/premier-junker-dimette-scandalo-211459.shtml?uuid=AbS3IADI">lo scandalo dei servizi segreti</a> che aveva mostrato come l&#8217;allora premier lussemburghese avesse creato un sistema di schedatura illegale di tutti i cittadini del Granducato. E ovviamente l&#8217;Europa l&#8217;ha premiato con la carica più alta: la presidenza della Commissione.</p>
<p class="disable"> </p>
<p class="disable">A questi debiti economici, che sono poi la certificazione di una responsabilità, si aggiungono poi gli <strong>effetti politici</strong>, altrettanto disastrosi, sull&#8217;Europa. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/nemico-europa-juncker/">Come già scritto su questa testata</a>, sembra un paradosso, ma Juncker in questi anni si è rivelato un vero e proprio alleato dei più ferventi euro-scettici. Incapace di comprendere l&#8217;Europa e i cittadini europei, impermeabile alle critiche, convinto sostenitore del fatto che l&#8217;Ue, così com&#8217;è, funziona benissimo, Juncker non ha mai voluto cambiare. Ed è stata proprio questa sua granitica certezza a fare sì che l&#8217;Unione europea diventasse intollerabile a molti cittadini dei Paesi membri.</p>
<p></p>
<p class="disable">Una stanchezza che poi ha condotto all&#8217;ascesa di quel<strong> mondo sovranista</strong> e cosiddetto populista, che adesso minaccia l&#8217;establishment europeo. E che ha già dato una sonora lezione all&#8217;uomo forte di Bruxelles punendo il suo partito proprio in Lussemburgo. <a href="http://www.occhidellaguerra.it/lussemburgo-voto/">Il voto di alcuni giorni fa nel Granducato</a> ha certificato il risultato peggiore della storia del partito di Juncker (il Csv), con il 28% di consensi. </p>
<p class="disable">Incredibile a dirsi, oggi è ancora Juncker a decidere le sorti del nostro continente. Ma l&#8217;impressione è che le elezioni europee caleranno come una mannaia su questa struttura. E Juncker non sarà solo vittima, ma direttamente complice di questa o addirittura responsabile di questa futura disfatta dei moderati europei. <strong>Si è mosso come un vero e proprio sicario</strong>, ha ucciso ambizioni, speranze e anche economie dei singoli Stati membri. E ora aspetta, sul trono di Bruxelles, l&#8217;arrivo della fine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/juncker-europa-debiti.html">Miliardi di debiti ed Europa a pezzi  Così Juncker ha affondato l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Baviera, Belgio e Lussemburgo  L&#8217;uragano verde sull&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/verdi-baviera-belgio-lussemburgo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2018 14:42:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Baviera]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Verdi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181014213531_27525472.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181014213531_27525472.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181014213531_27525472-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181014213531_27525472-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181014213531_27525472-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Se c&#8217;è un qualcosa che accomuna Baviera, Belgio e Lussemburgo, è il risultato dei Verdi, che aumentano il consenso imponendosi come forza politica di primo piano nello scenario regionale o nazionale. L&#8217;ascesa del movimento ecologista in tutta l&#8217;Europa centrale è un dato di fatto con cui il mondo politico, soprattutto a sinistra, deve fare i &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/verdi-baviera-belgio-lussemburgo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181014213531_27525472.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181014213531_27525472.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181014213531_27525472-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181014213531_27525472-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/10/GETTY_20181014213531_27525472-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Se c&#8217;è un qualcosa che accomuna <strong>Baviera</strong>, <strong>Belgio</strong> e <strong>Lussemburgo</strong>, è il risultato dei <strong>Verdi</strong>, che aumentano il consenso imponendosi come forza politica di primo piano nello scenario regionale o nazionale. L&#8217;ascesa del movimento ecologista in tutta l&#8217;Europa centrale è un dato di fatto con cui il mondo politico, soprattutto a sinistra, deve fare i conti. I segnali non mancano. Ed è interessante osservare che dove crollano i partiti rappresentanti la socialdemocrazia europea, avanzano movimenti ecologisti che di fatto vanno a sostituire quei movimenti tradizionali.</p>
<p>I Verdi in Baviera</p>
<p>In Baviera, l&#8217;exploit dei Verdi è stato a dir poco sorprendente. L&#8217;astro nascente della politica bavarese, la 33enne <strong>Katharina Schulze</strong>, a capo del partito nel Land insieme a Ludwig Hartmann, si è imposta con una strategia diversa e sicuramente vincente. E se i suoi <em>Grünen </em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.ilgiornale.it/redirect/mondo/suona-lallarme-merkel-1588119.html">hanno ottenuto un invidiabile 17%</a>, lo devono anche e soprattutto alle sue doti.</p>
<p>Sempre presente nei comizi, con un&#8217;oratoria ben al di sopra degli altri rivali e capace di arrivare diretta al cuore degli elettori, la Schulze si è assunta un compito non facile: farsi largo nel Land più ricco e anche tradizionalmente conservatore della Germania. Il suo motto è sempre stato uno: &#8220;<strong>Salvare il mondo pragmaticamente</strong>, un passo alla volta&#8221;. Ed è un motto che rispecchio appieno la sua idea di politica. Senza mire sensazionaliste, senza sfociare nell&#8217;ecologismo più talebano, ma perfettamente integrato nella società contemporanea bavarese.</p>
<p></p>
<p>Il suo non è un mondo fatto di rose e fiori. È un partito ecologista ma con i piedi ben piantati per terra. Difende le battaglie storiche dei Verdi. Ma, come ha spiegato l&#8217;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.huffingtonpost.it/luca-bergamaschi/il-coraggio-dei-verdi-bavaresi_a_23560709/?utm_hp_ref=it-esteri"><em>Huffington Post</em></a>, &#8220;è una verde atipica, visto che tra le sue priorità c&#8217;è quella di portare <strong>più poliziotti</strong> nelle strade (e meno alle frontiere). Sull&#8217;immigrazione, la sua linea è che serve una politica in grado di guidarla e non solo di amministrarla&#8221;. </p>
<p>Ed è grazie a questo saper comprendere le diverse anime della Baviera, che il suo partito ha potuto strappare un risultato storico, imponendosi come seconda forza del Land (18%) e facendo tremare il tradizionale monopolio della Csu, in generale, e dello Spd, a sinistra. E adesso, <strong>Markus Soeder</strong> dovrà scegliere se puntare il timone a destra, alleandosi con <em>Freie Wähler</em> e liberali, oppure creare una coalizione inedita (e molto difficile) con i Verdi. In ogni caso, se non vuole andare a destra, dovrà per forza fare i conti con il partito ecologista.</p>
<p>I Verdi in Lussemburgo</p>
<p>L&#8217;uragano verde <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/lussemburgo-voto/">è arrivato anche in Lussemburgo</a>. Il Granducato ha assistito non solo al crollo del partito di Jean-Claude Juncker, ma anche all&#8217;ascesa del movimento ambientalista. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.eunews.it/2018/10/15/elezioni-baviera-verdi-belgio-lussemburgo/110093">Come dichiarato dai Verdi europei</a>, in Lussemburgo &#8220;hanno incrementato la loro percentuale di voti del 50 percento in 5 anni&#8221;.</p>
<p></p>
<p>Il voto consegna a <i>Déi Gréng </i>la possibilità di governare di nuovo nel Paese insieme agli altri partiti della cosiddetta coalizione &#8220;Gambia&#8221; (composta da liberali, Verdi e socialdemocratici). Ma lo fa dando al partito un peso estremamente più rilevante rispetto al precedente esecutivo.</p>
<p>I Verdi in Belgio e l&#8217;ascesa della sinistra radicale</p>
<p>Ma il vento ambientalista non si è fermato ed <a href="https://www.france24.com/en/20181015-greens-make-historic-gains-belgium-local-election">ha investito anche il Belgio</a>. Nelle elezioni provinciali e municipali di domenica, si è confermata al tendenza degli altri Paesi: ascesa del movimento ecologista e crollo dei partiti tradizionali.</p>
<p>Nella regione-capitale di <strong>Bruxelles</strong> e in <strong>Vallonia</strong>, gli ambientalisti di <em>Ecolo/Groen</em> sono arrivati al secondo posto a Bruxelles, conquistando il 16,8% dei consensi. Il partito Ecolo era al potere solo in un comune. Adesso ne ha guadagnati diversi in tutta la regione di Bruxelles. Ma il risultato storico è soprattutto ad Anversa, dove i Verdi hanno preso il 18,4% delle preferenze.</p>
<p></p>
<p>Ma in Belgio c&#8217;è un&#8217;altra caratteristica particolare. Nelle città post-industriali della Vallonia si assiste a un forte incremento della sinistra radicale. Il boom di voti per il Partito del lavoro (<em>Parti du travail</em>, PTB) a Liège e a Charleroi non è da sottovalutare, così come sorprendente è il risultato del Partito marxista. Nella famigerata <strong>Molenbeek</strong>, il 13,6% degli aventi diritto ha votato la formazione comunista.A Bruxelles l&#8217;11,6% a Bruxelles e dall&#8217;8,9% ad Anversa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/verdi-baviera-belgio-lussemburgo.html">Baviera, Belgio e Lussemburgo  L&#8217;uragano verde sull&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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