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	<title>Libia Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 14 May 2026 15:12:38 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Libia Archives - InsideOver</title>
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		<title>Esclusivo &#8211; Parla il ministro libico Trabelsi: &#8220;Parliamo anche con Haftar ma Tripoli deve essere la capitale&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/esclusivo-parla-il-ministro-libico-trabelsi-parliamo-anche-con-haftar-ma-tripoli-deve-essere-la-capitale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 15:12:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1104" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-1024x589.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-768x442.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-1536x883.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-600x345.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A Tunisi si è tenuto il secondo round del mini-meeting 4+4 tra rappresentanti dei due governi libici, sostenuto da ONU e Italia</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/esclusivo-parla-il-ministro-libico-trabelsi-parliamo-anche-con-haftar-ma-tripoli-deve-essere-la-capitale.html">Esclusivo &#8211; Parla il ministro libico Trabelsi: &#8220;Parliamo anche con Haftar ma Tripoli deve essere la capitale&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1104" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-1024x589.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-768x442.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-1536x883.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514161624969_7901ccaa1600032e360378397a342bf9-e1778768231463-600x345.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><br>A Tunisi è andato in scena il secondo round del cosiddetto <strong>mini-meeting 4+4 dedicato alla Libia</strong>. Questo vertice, così chiamato per la presenza di 4 rappresentanti del governo orientale e 4 di quello occidentale, è sostenuto dalle Nazioni Unite e dalla missione onusiana nel Paese arabo per superare lo stallo elettorale e provare ad iniziare una lunga e complessa <em>road-map </em>che porti alla riunificazione della Libia. Nella nazione affacciata sul Mediterraneo da ormai oltre un decennio agiscono due governi, il primo nella capitale Tripoli chiamato <strong>Governo di Unità Nazionale (GNU)</strong> ed il secondo, tecnicamente suddiviso fra <strong>Tobruch</strong> e <strong>Bengasi</strong>, denominato <strong>Governo di Stabilità Nazionale (GNS)</strong>. Il primo è riconosciuto dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea, il secondo ha un riconoscimento internazionale piuttosto limitato, ma ha l’appoggio militare della Russia e quello politico di Egitto, Emirati Arabi Uniti, e anche la Francia che ha giocato su entrambi i tavoli. L’esecutivo di Tobruch è in realtà un governo fantoccio, controllato dal <strong>feldmaresciallo Khalifa Haftar</strong> e dalla sua famiglia, un signore della guerra dotato di un esercito privato. La situazione libica resta molto difficile e le milizie sono i veri padroni dello stato.</p>



<p>La stessa capitale <strong>Tripoli è controllata da gruppi paramilitari alleati del debole governo del GNU</strong> che deve continuamente venire a patti con questi miliziani per restare al potere. Sul terreno Haftar ha provato più volte a riunificare la Libia con la forza e oggi controlla <strong>circa il 70% dell’intero territorio nazionale</strong>. In questo complicato scenario la via diplomatica cerca faticosamente di trovare una soluzione pacifica e questo vertice punta proprio a questo. Il primo incontro si era tenuto a Roma, sotto l’egida del governo italiano, che continua ad avere un ruolo determinante nel cercare di raggiungere la riunificazione. <strong>Imad Mustafa Trabelsi è il ministro dell’Interno del governo di Tripoli</strong> ed allo stesso tempo è il capo di una milizia della cittadina di Zintan, una delle più potenti ed influenti in Tripolitania.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le parole (in esclusiva) del ministro Trabelsi</h2>



<p>«L’incontro di Tunisi arriva in un momento particolarmente delicato, ma il nostro governo lo sostiene con convinzione ed i nostri inviati vogliono fare il bene del popolo libico. <strong>Voglio ringraziare le Nazioni Unite e l’Italia per l’impegno profuso nell’organizzazione di questi meeting. </strong>Quello che viene chiamato Alto Consiglio di Stato, che ha sede in Cirenaica e che non rappresenta la Libia, ha fortemente criticato questa operazione delle Nazioni Unite, perché sono degli islamisti che vogliono trasformare la nostra grande nazione in un campo di battaglia. La delegazione ha però elementi di alto livello anche da Est come <strong>Abdelrahman Al-Abbar, </strong>che è stato ministro delle giustizia e procuratore generale o Al-Shaibani Abu Hmoud che ha prestato servizio come ambasciatore in Francia. Il GNU ha inviato Walid Al-Lafi, nostro ministro per la Comunicazione e l’ex presidente della Banca Centrale Mustafa Al-Manna, tutti uomini con il senso dello stato e che conoscono l’importanza di mantenere aperta una trattativa».</p>



<p>Il ministro Trabelsi rimane però scettico sulla possibilità che le decisioni di questo meeting possano davvero essere recepite in <strong>Cirenaica</strong>. «Il primo passo sarebbe la ricostituzione del consiglio dell’Alta Commissione Elettorale Nazionale che gente come il presidente dell’Alto Consiglio di Stato di Tobruch Aguila Saleh ha sempre boicottato. Saleh è l’uomo del Cairo, ma è al servizio di Khalifa Haftar ed il suo clan come tutti. Servono piccoli passi e l’unificazione delle istituzioni appare al momento fuori delle portata di questo comitato. <strong>Tripoli vuole ascoltare tutti, compresa la società civile, ma questa è la capitale e qui deve essere espresso il governo unitario della Libia</strong>».</p>



<p>Il processo elettorale è bloccato da molti mesi ed è stato al centro della crisi del 2021. L’iscrizione alle liste elettorali resta difficoltoso e votare in alcune aree appare impossibile. «Nelle regioni controllate dal GNU si può votare democraticamente, nel resto del Paese è molto difficile- continua <strong>Imad Mustafa Trabelsi</strong>&#8211; la violenza a Tripoli è cessata quando abbiamo sconfitto delle bande criminali che lavoravano per governi stranieri e adesso lo Stato è tornato al fianco dei cittadini». <br><br></p>
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		<title>Dalla Libia al Sahel: la guerra tra Ucraina e Russia trascina anche l’Africa sulla linea del fronte</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dalla-libia-al-sahel-la-guerra-tra-ucraina-e-russia-trascina-anche-lafrica-sulla-linea-del-fronte.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 12:31:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia e Russia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x479.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x240.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x614.jpg 768w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Offrire assistenza militare in cambio di sostegno geopolitico, informazioni strategiche o forniture. Russia e Ucraina si contendono l'Africa. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="799" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia e Russia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x479.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x240.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x614.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>L’attacco alla petroliera russa <em>Artic Metagaz</em>, colpita nel Mediterraneo centrale e successivamente abbandonata tra Malta, Lampedusa e la Cirenaica, rappresenta molto più di un episodio isolato. È il segnale di una trasformazione profonda: la guerra tra Mosca e Kiev non è più confinata all’Europa orientale, ma si sta espandendo lungo le rotte energetiche, commerciali e militari che collegano il <strong>Mediterraneo</strong>, il <strong>Sahel</strong> e il <strong>Mar Rosso</strong>. <a href="https://www.terzogiornale.it/2025/08/12/libia-e-russia-il-legame-pericoloso/">Secondo diverse ricostruzioni, i droni utilizzati contro la nave russa sarebbero partiti dalla Libia occidentale</a>. Se confermata, l’operazione dimostrerebbe che l’Ucraina dispone ormai di una rete logistica e operativa capace di proiettarsi ben oltre il Mar Nero. L’obiettivo strategico appare evidente: colpire la <strong>flotta ombra russa</strong> utilizzata per aggirare le sanzioni energetiche occidentali e ridurre i flussi finanziari con cui il Cremlino sostiene il proprio apparato bellico. La nave trasportava Gnl ed era già sottoposta a sanzioni internazionali. Ma il vero nodo geopolitico riguarda il luogo dell’attacco: <strong>la Libia, oggi diventata il crocevia della competizione globale tra Russia, Ucraina, Turchia, Stati Uniti </strong>e potenze regionali arabe.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La strategia africana di Kiev</h2>



<p>Negli ultimi tre anni Kiev ha progressivamente modificato la propria politica estera verso il continente africano. Dopo il voto dell’Assemblea generale Onu del 2022, che registrò numerose astensioni africane sulla condanna della Russia, la leadership ucraina ha compreso come il conflitto si giochi anche sul terreno diplomatico e simbolico. L’Ucraina non vuole più essere percepita soltanto come avamposto dell’Occidente. <a href="https://it.euronews.com/2026/05/07/niger-russia-il-corridoio-segreto-delluranio-passa-dalla-libia-di-haftar">Per questo ha iniziato a costruire relazioni dirette con governi africani e mediorientali, sfruttando soprattutto il proprio know-how militare nel settore dei <strong>droni</strong>, della guerra elettronica e delle operazioni speciali.</a> In Sudan, ad esempio, emissari dell’intelligence ucraina sarebbero intervenuti contro strutture riconducibili al vecchio Gruppo Wagner. Parallelamente Kiev avrebbe ottenuto canali alternativi di approvvigionamento di armamenti sovietici, indispensabili per sostenere lo sforzo bellico sul fronte orientale. Il modello è chiaro: <strong>offrire assistenza tecnica e militare in cambio di sostegno geopolitico, informazioni strategiche o forniture belliche. </strong>È una forma di diplomazia securitaria che trasforma l’esperienza maturata nella guerra contro Mosca in uno strumento di influenza internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La Libia come piattaforma militare e logistica</strong></h2>



<p>La Libia rappresenta il perno di questa nuova proiezione strategica. Formalmente il Paese vive una fase di relativa stabilizzazione dopo gli scontri tra Tripoli e Bengasi, ma sul terreno permane una frammentazione profonda. A Est domina il sistema di potere del maresciallo <strong>Khalifa Haftar</strong>, sostenuto da Russia, Emirati Arabi Uniti ed Egitto. A Ovest resiste il Governo di Unità Nazionale di Tripoli, riconosciuto dall’Onu e appoggiato militarmente dalla Turchia. In mezzo si sviluppa un mosaico di milizie, traffici illegali, rotte migratorie e interessi energetici che rende la Libia il principale hub geopolitico africano del Mediterraneo. Le recenti segnalazioni sulla presenza di personale ucraino nell’area di Misurata suggeriscono che Kiev stia tentando di replicare, in senso opposto, la penetrazione che Mosca aveva costruito attraverso Wagner negli anni precedenti. Non più soltanto supporto diplomatico, ma presenza operativa stabile. La Libia consente infatti tre vantaggi decisivi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>controllo delle rotte marittime nel Mediterraneo centrale;</li>



<li>accesso diretto al Sahel;</li>



<li>possibilità di monitorare i flussi energetici e militari tra Africa ed Europa.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il Sahel e la guerra per le risorse strategiche</strong></h2>



<p>Dietro la dimensione militare emerge una competizione ancora più importante: quella per le <strong>materie prime strategiche</strong>. Il Niger, dopo il golpe del 2023, è progressivamente entrato nell’orbita russa. La presenza dell’Africa Corps, struttura subentrata a Wagner, <strong>ha consolidato il controllo di Mosca su aree cruciali per l’estrazione dell’uranio. </strong>Secondo diverse fonti regionali, sarebbe operativo un corridoio logistico che collega Niamey alla Cirenaica libica per trasferire “yellowcake” verso la Russia mediante cargo militari. <strong>La base di Al Khadim, nei pressi di Bengasi, sarebbe diventata uno snodo fondamentale di questa rete.</strong> L’uranio del Niger possiede un valore strategico enorme. Serve alla produzione energetica civile, ma soprattutto rappresenta un asset geopolitico centrale nella filiera nucleare globale dominata dal colosso russo Rosatom. Chi controlla le miniere saheliane e le rotte di trasporto controlla una parte decisiva della sicurezza energetica internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Droni, mercenari e guerra ibrida</strong></h2>



<p>La vera novità dello scenario africano è tuttavia l’evoluzione della guerra ibrida. In Libia, Sudan e Sahel si stanno sperimentando modelli operativi già osservati in Ucraina e nel Golfo Persico: utilizzo massiccio di droni, mercenari, intelligence privata e operazioni clandestine. Le forze di Haftar avrebbero recentemente acquisito droni cinesi Feilong-1 e Bayraktar TB2 turchi, mentre diverse inchieste hanno documentato traffici di componenti elettroniche dirette verso la Cirenaica. <strong>L’Africa rischia così di diventare il nuovo laboratorio mondiale della guerra automatizzata a basso costo. </strong>Non è un caso che anche gli Stati Uniti stiano aumentando la propria attenzione verso la regione. Le esercitazioni Flintlock 2026, coordinate dall’US Africa Command con il coinvolgimento di forze libiche, italiane e turche, mostrano come Washington consideri ormai la Libia un teatro strategico prioritario.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il nuovo confronto globale passa dall’Africa</strong></h2>



<p>Dietro le operazioni navali, i droni e le basi militari si intravede una trasformazione geopolitica più ampia. La guerra tra Russia e Ucraina sta progressivamente mutando in un conflitto globale per il controllo delle infrastrutture energetiche, delle risorse minerarie e delle rotte strategiche africane. <strong>Mosca punta a consolidare una cintura d’influenza che dal Sahel arrivi al Mediterraneo. </strong>Kiev, sostenuta indirettamente da parte dell’Occidente, tenta invece di sabotare questa espansione costruendo proprie reti di influenza locali. La Libia diventa così il punto di collisione tra due modelli di proiezione geopolitica: quello russo fondato su mercenari, risorse e basi militari; e quello ucraino, basato su droni, intelligence e operazioni asimmetriche. Il rischio è che il continente africano si trasformi definitivamente nel nuovo fronte occulto della guerra euroasiatica.</p>
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		<title>Flintlock 2026: quando USA e Italia mettono d&#8217;accordo la Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/flintlock-2026-quando-usa-e-italia-mettono-daccordo-la-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 05:13:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Libia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x491.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1536x982.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con l'avvio dell'esercitazione a guida USA Flintlock 2026 in Libia, il Paese potrebbe avviarsi verso una pacificazione che allontanerebbe le mire russe.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/flintlock-2026-quando-usa-e-italia-mettono-daccordo-la-libia.html">Flintlock 2026: quando USA e Italia mettono d&#8217;accordo la Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x491.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1536x982.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Libia</strong>, che afferisce – o dovrebbe afferire – alla nostra sfera di sicurezza mediterranea, da anni è sostanzialmente spaccata in due, con Tripoli e Tobruk che si sono trovate su posizioni apertamente conflittuali e una panoplia di milizie agli ordini di “signori della guerra” che di volta in volta cambiano schieramento.</p>



<p>In questo contesto di instabilità interna si sono inseriti attori internazionali – alcuni apertamente ostili agli interessi europei – per perseguire le proprie finalità strategiche: la <strong>Russia </strong>è presente in Libia almeno sin dal 2017 in appoggio alle forze del generale <strong>Khalifa Haftar</strong> leader del <em>Libyan National Army </em>(LNA), il cui centro di potere è a Tobruk, in Cirenaica. Il sostegno russo si è tradotto, nel corso degli anni, nell&#8217;invio di mezzi e <a href="https://it.insideover.com/difesa/non-solo-wagner-luniverso-dei-contractors-russi-nel-mondo.html">PMC (Private Military Company)</a> sino ad arrivare al culmine nel 2020, quando il coinvolgimento militare della Russia si era intensificato, segnando un momento cruciale nel conflitto in corso nel Paese. Mosca ha fornito un sostanziale supporto militare all&#8217;LNA, tra cui personale ed equipaggiamento (compresi cacciabombardieri) e personale dell&#8217;allora nominato Gruppo Wagner col fine di espandere la propria influenza in Nord Africa e contrastare gli interessi occidentali ed europei. Lo scopo finale della Russia era <strong>avere un&#8217;impronta stabile in Libia</strong>, che potesse portare all&#8217;installazione di un porto nel Mediterraneo – necessità sentita maggiormente dopo l&#8217;estromissione dalla Siria – e di basi avanzate verso l&#8217;area del Ciad/Sudan, con proiezione nel Mar Rosso.</p>



<p>La Russia non è l&#8217;unico attore allogeno: <strong>in Libia sono presenti la Turchia, gli EAU, l&#8217;Egitto, la Francia, e in misura diversa la Repubblica Popolare Cinese, la Bielorussia, l&#8217;India e l&#8217;Italia.</strong> La comunità internazionale occidentale è formalmente schierata con Tripoli, ma nel quadro della stabilizzazione del Paese, almeno dal 2018, si sta cercando di risolvere i dissidi tra Tripolitania e Cirenaica, e in questo senso anche l&#8217;Italia ha avuto parte attiva.</p>



<p>Lo scoppio del conflitto in Ucraina ha riaperto la porta per la mediazione europea/occidentale – nonostante parossismi di violenza che periodicamente esplodono all&#8217;approssimarsi delle elezioni – in quanto il governo di Tobruk ha iniziato a diffidare della presenza russa, nel timore di un <em>coup </em>che lo esautorasse. </p>



<p>La strada del compromesso, mediata principalmente dagli Stati Uniti e dall&#8217;Italia, si è quindi riaperta e proprio recentemente – intorno al 15 aprile – è avvenuto un fatto storico in tal senso: a <strong>Sirte</strong>, <strong>Saddam Haftar </strong>e <strong>Abdulsalam Al Zoubi </strong>si sono stretti la mano in occasione dell’avvio dell’esercitazione multinazionale <strong>Flintlock 2026</strong>, segnando il primo gesto pubblico di distensione in Libia tra rappresentanti militari dei due schieramenti rivali. Prima di oggi, l’unico precedente pubblico risale al 2024 a Istanbul, quando il generale Haftar incontrò il ministro dell’Interno Imad Trabelsi a margine del Saha Expo, sotto l’egida turca, ma il gesto di Sirte è altamente simbolico in quanto la città è stata un nodo centrale della guerra civile tra le due principali fazioni del Paese per anni.</p>



<p>Questo sviluppo si inquadra nell&#8217;obiettivo statunitense di pacificazione attraverso tre direttrici – sicurezza, economia e politica – che ha l’obiettivo di <strong>contenere le influenze degli avversari esterni</strong> come la Russia. In questo quadro, come riporta <em><a href="https://www.agenzianova.com/news/lesercitazione-flintlock-2026-parte-con-una-stretta-di-mano-tra-i-leader-militari-rivali-della-libia/">Nova News</a></em>, si collocano anche i segnali di attivismo diplomatico russo registrati nelle ultime ore: poco prima dell’avvio dell’esercitazione, l’ambasciatore di Mosca in Libia, <strong>Aydar Aganin</strong>, ha incontrato <strong>Khaled Haftar,</strong> fratello di Saddam e figura influente nell’Est del Paese, per esprimere posizioni critiche verso iniziative a guida statunitense per l’unificazione delle istituzioni libiche.</p>



<p>Flintlock è la principale esercitazione annuale delle forze speciali guidata dall&#8217;<strong>AFRICOM</strong> (il comando militare USA per l&#8217;Africa) che quest&#8217;anno è stata organizzata in Libia: solo questo evidenzia il cambiamento nelle condizioni politiche e di sicurezza del Paese. Secondo quanto reso noto dall’ambasciata USA, le manovre riuniscono forze provenienti da Africa del Nord e occidentale, Europa (Regno Unito, Italia, Egitto, Turchia e Francia, così come alcune inviati del Ciad) e Stati Uniti, con l’obiettivo di rafforzare cooperazione antiterrorismo, sicurezza delle frontiere e interoperabilità in scenari ad alta intensità. <strong>Il punto fondamentale è però il ruolo della Libia nelle manovre,</strong> ovvero quello di “<strong>co-organizzatore</strong>” nel tentativo di avviare il Paese vero istituzioni militari più unificate. Questo messaggio ha attecchito: il generale Haftar ha parlato di “rafforzamento della cooperazione militare internazionale” e della necessità di costruire “forze armate professionali capaci di proteggere la Libia e le sue risorse”, mentre dal lato di Tripoli, Zoubi ha elogiato “l’alto livello di disciplina e professionalità” dei partecipanti, definendo Flintlock “un passo importante verso il consolidamento della cooperazione militare internazionale”, indicando Sirte come simbolo di una transizione “dal conflitto alla cooperazione”.</p>



<p>In questo contesto l’Italia si inserisce come partner operativo e politico: alla cerimonia inaugurale hanno partecipato l’ambasciatore <strong>Gianluca Alberini,</strong> il vice ambasciatore Riccardo Villa, il comandante della missione <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/che-cose-la-missione-italiana-miasit-in-libia.html">MIASIT </a>Maurizio Settesoldi e l’addetto alla Difesa Massimiliano Grazioso. Un risultato ottenuto grazie al lavoro – svolto sottotraccia – della diplomazia nazionale con i due più grandi attori libici.</p>



<p>Una Libia riunificata potrebbe sentirsi incoraggiata a <strong>interrompere il corridoio aereo che la Russia usa per trasferire personale e armi ai suoi alleati africani</strong> – che passa per una base nel Sud-Est del Paese – proprio come Mosca è stata messa da parte in Siria dopo la caduta del dittatore Bashar al-Assad. Soprattutto allontanerebbe, per quanto riguarda la nostra sfera di sicurezza nazionale, la possibilità di vedere la nascita di una base navale russa in Cirenaica come è stata Tartus in Siria &#8211; ipotesi che è stata ventilata più volte &#8211; quindi vedere allontanarsi la possibilità di avere sottomarini armati con missili da crociera a lunga gittata alle porte delle nostre coste. Risulta chiaro che non si debba essere troppo ottimisti: la Libia ci ha abituato a capovolgimenti di fronte repentini che hanno allontanato la pacificazione, soprattutto all&#8217;approssimarsi delle elezioni politiche che, come noto, generano instabilità per via dei contrasti tra clan e milizie che sfociano a volte in attacchi sanguinosi per via delle dinamiche di rivalità che le caratterizzano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/flintlock-2026-quando-usa-e-italia-mettono-daccordo-la-libia.html">Flintlock 2026: quando USA e Italia mettono d&#8217;accordo la Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La sanità in Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sanita-in-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Apr 2026 14:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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<p>Un'analisi della situazione legata alla sanità nel Paese con la storia recente più travagliata del nord Africa e rimasto, di fatto, senza Stato</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sanita-in-libia.html">La sanità in Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La Libia da molto tempo è un Paese diviso e, di fatto, fallito. Lo è soprattutto dal 2011, <strong>anno in cui l&#8217;intervento anglo-francese a guida Nato ha ribaltato il regime di Gheddafi.</strong> Ma anche durante l&#8217;era del rais, il concetto di Stato all&#8217;interno del territorio libico appariva alquanto aleatorio per non dire inesistente. In una situazione del genere, <strong>appare difficile organizzare una qualche forma di servizio sanitario adeguato per le esigenze della popolazione.</strong> Soltanto nelle realtà più grandi, a partire da Tripoli e Bengasi, la situazione appare quantomeno gestibile. Ma la Libia è un Paese molto vasto, con ampi territori desertici e remoti in cui anche in condizioni normali sarebbe difficile impiantare un servizio adeguato. Qualcosa però si muove, tra investimenti stranieri e spinte interne.<strong> La sanità libica rappresenta da un lato l&#8217;emblema di cosa accade all&#8217;interno di uno Stato fallito</strong>, ma dall&#8217;altro anche<strong> l&#8217;esempio di come un sistema può riuscire a sopravvivere in condizioni proibitive. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il primo problema: la mancanza di strutture </h2>



<p>Sotto il profilo prettamente politico, la Libia è divisa grossomodo in due grandi parti:<strong> l&#8217;area occidentale e gravitante attorno Tripoli </strong>e la <strong>regione orientale controllata in gran parte dal generale Khalifa Haftar</strong>. La prima è sotto l&#8217;influenza del governo di unità nazionale guidato da <strong>Abdul Hamed Ddeibah</strong>, l&#8217;unico internazionalmente riconosciuto. Ma le sue istituzioni sono tutt&#8217;altro che unitarie e in grado di controllare il territorio. Al contrario, il governo si regge sull&#8217;appoggio delle milizie e su un equilibrio militare molto precario. A est, Haftar ha provato a dare una parvenza di unità ma anche il suo esercito in realtà altro non è che una sommatoria di gruppi armati e tribù. <strong>Sono almeno tre le guerre subite dal Paese dal 2011 in poi</strong>: la prima è quella caratterizzata dal sopra richiamato intervento della Nato, poi si è avuto il conflitto civile successivo alle elezioni del 2014 e infine la guerra innescata dall&#8217;azione di forza di Haftar contro Tripoli nel 2019. </p>



<p><strong>Ognuna di questa fase di conflitto ha causato danni imponenti alle infrastrutture.</strong> Strade, acquedotti, scuole sono finite nel mirino delle parti in lotta. A questo elenco, non possono purtroppo mancare nemmeno gli <strong>ospedali</strong>. Diversi presidi sanitari sono andati distrutti perché raggiunti da raid e bombardamenti oppure perché, come accaduto soprattutto nella guerra urbana combattuta nella periferia di Tripoli nel 2019, le linee del fronte sono pericolosamente arrivate a ridosso delle strutture. Una situazione vista non solo nella capitale libica, ma anche in altre città. Difficile quantificare quanti ospedali e quanti presidi sanitari siano stati distrutti o danneggiati, ma fonti locali da tempo parlano di <strong>decine di strutture in rovina</strong>. Ma il problema investe anche gli edifici rimasti in piedi: senza la ricostituzione di uno Stato, è complesso gestire quel poco che ancora funziona.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La forte pressione sugli ospedali </h2>



<p>Il risultato è quindi quello di avere poche strutture, messe peraltro sotto pressione a causa del clima di guerra perenne. Ogni fase conflittuale infatti, provoca feriti durante e dopo gli scontri.<strong> Gli ospedali sono così frequentati da mutilati e altre persone bisognose di cure per un lungo periodo a causa delle ferite di guerra. </strong>C&#8217;è poi il tema dei <strong>rifugiati interni</strong>: secondo le stime delle Nazioni Unite,<a href="https://helpcode.org/progetti/ospedali-funzionanti-e-accessibili-per-la-libia"> su sette milioni di abitanti la Libia conta oltre un milione di persone rimaste senza casa.  </a> </p>



<p>Importante anche il tema legati ai <strong>migranti</strong>, soprattutto a Tripoli. Si calcola che in tutto il Paese sono circa 800.000 gli stranieri irregolari, molti di loro provengono dall&#8217;Africa subsahariana. Si tratta di persone arrivate, nella stragrande maggioranza dei casi, durante l&#8217;era Gheddafi quando la Libia attirava diversi lavoratori impiegati poi nella manodopera. Ma ci sono anche interi gruppi giunti tramite le <strong>carovane organizzate dai trafficanti di esseri umani</strong>. Purtroppo, secondo stime di<em> Amnesty International </em>e di <em>Medici Senza Frontiere</em>, molti a Tripoli e dintorni vivono in improvvisati centri gestiti dalle milizie. Altri in campi in mano alle istituzioni, dove però la situazione non è certo delle migliori. </p>



<p>Ogni giorno, da qui<strong> decine di persone vengono indirizzate negli ospedali per patologie ricollegabili alla malnutrizione, all&#8217;ipotermia oppure anche a ferite provocate dai trafficanti durante il tragitto o dentro i campi. </strong>Il più delle volte, i servizi sanitari necessari per i migranti non riescono a essere gestiti dalle strutture locali. Confermando quindi l&#8217;estrema fragilità della sanità libica. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra investimenti stranieri e progetti locali</h2>



<p>Nonostante la mancanza di una vera stabilità, in Libia si cerca in qualche modo di guardare ugualmente avanti. Del resto, costruire nuove opere genera consenso e chi attualmente governa porzioni del Paese ha tutto l&#8217;interesse a mostrare l&#8217;apertura di nuovi cantieri. Inoltre, le grandi opere da ricostruire e risanare sono anche un&#8217;occasione per nuovi bandi, nuovi appalti e nuove opportunità tanto per i potentati locali quanto per le aziende straniere. A <strong>Misurata</strong> e a <strong>Tripoli</strong> si sta mettendo mano agli aeroporti e a diverse nuove strade, con i turchi che provano a sfruttare il legame particolare con il premier Ddeibah. Aziende del Paese anatolico sono interessate anche al recupero di diverse strutture sanitarie chiuse oramai da un decennio. Altri bandi sono stati invece emanati dalle autorità dell&#8217;est, uno di questi riguarda il recupero e il potenziamento del principale ospedale pubblico di <strong>Bengasi</strong>. Il fondo nazionale per la ricostruzione, guidato dalla famiglia Haftar, ha messo sul piatto due miliardi di Euro per i lavori affidati a una delle più importanti aziende del settore del nostro Paese, il <a href="https://www.avvenire.it/economia/sanita-e-ambiente-affare-da-2-miliardi-per-il-gruppo-san-donato-in-libia_103289">Gruppo San Donato. </a></p>



<p>Nel sud del Paese, in quel <strong>Fezzan</strong> che rappresenta l&#8217;area più remota del territorio libico, diverse associazioni stanno provando a rianimare una situazione disastrosa. Nel distretto di <strong>Ghat</strong> ad esempio, così come sottolineato dall&#8217;associazione Helpcode, sono rimasti attivi soltanto un ospedale e due centri di assistenza primaria. Qui la popolazione locale, unita ad altre associazioni straniere, stanno portando avanti progetti per mettere a rete nuove strutture. Segno di una Libia che continua a navigare sull&#8217;orlo del disastro ma che, come accade da oltre un decennio, non dà segni di resa definitiva.   </p>



<p> </p>
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		<title>Libia: produzione di petrolio record ma la stabilità è un traguardo ancora lontano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/libia-produzione-di-petrolio-record-ma-la-stabilita-e-un-traguardo-ancora-lontano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 05:16:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/libia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Libia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/libia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/libia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/libia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/libia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/libia-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/libia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con una produzione di 1,43 milioni di barili al giorno, Tripoli manda un segnale chiaro. Ma in Libia il petrolio non è mai soltanto petrolio. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-produzione-di-petrolio-record-ma-la-stabilita-e-un-traguardo-ancora-lontano.html">Libia: produzione di petrolio record ma la stabilità è un traguardo ancora lontano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>La Libia torna a pompare petrolio ai massimi da oltre dieci anni e il dato, da solo, basta a spiegare perché il Paese resti una delle partite più sensibili del Mediterraneo allargato. <strong>Con una produzione che sfiora 1,43 milioni di barili al giorno, Tripoli manda un segnale chiaro ai mercati,</strong> ai partner europei e ai suoi stessi rivali interni: nonostante la frammentazione istituzionale, il caos delle milizie e le tensioni tra Est e Ovest, il cuore energetico della Libia continua a battere. Ma sarebbe un errore leggere questi numeri come la prova di una normalizzazione compiuta. <strong>In Libia il petrolio non è mai soltanto petrolio. È potere, ricatto, leva </strong>diplomatica, sopravvivenza dello Stato e moneta di scambio tra fazioni.</p>



<p>Il fatto che <strong>i proventi di febbraio abbiano superato i 2 miliardi di dollari </strong>e siano stati integralmente trasferiti al tesoro senza trattenute è un segnale importante, quasi eccezionale. Significa che, almeno per ora, uno dei meccanismi più delicati del sistema libico ha funzionato. Ma proprio questa eccezionalità dimostra quanto il sistema resti vulnerabile. In un Paese dove per anni terminal, oleodotti e giacimenti sono stati ostaggi di milizie, tribù, gruppi locali e poteri paralleli, ogni flusso regolare di denaro appare più come una tregua che come una conquista definitiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Al-Sharara e il petrolio come barometro del potere</h2>



<p>Il ripristino della piena operatività di Al-Sharara, il più grande giacimento del Paese, ha un valore che va oltre la tecnica. <strong>Chi controlla o influenza Al-Sharara controlla un pezzo decisivo dell’equilibrio nazionale. </strong>Non è un caso che la manutenzione dell’oleodotto venga presentata come una vittoria della gestione pubblica e dell’efficienza operativa. In realtà, dietro la dimensione industriale si muove una questione eminentemente politica: la capacità dello Stato, o di ciò che ne resta, di imporre continuità in una geografia attraversata da poteri armati e fedeltà instabili.</p>



<p>Sul piano strategico, il dato produttivo ha anche un significato internazionale. In una fase in cui i mercati energetici restano esposti a shock geopolitici tra Medio Oriente, Mar Rosso e competizione sulle rotte del gas, <strong>la Libia torna a essere un fornitore importante per l’Europa mediterranea.</strong> Non ancora una potenza stabilizzatrice, ma certamente una risorsa che Bruxelles, Roma e altri attori europei non possono permettersi di trascurare. Più la produzione libica regge, più il Paese acquista peso negoziale. E più aumenta il rischio che le sue divisioni interne diventino oggetto di interferenze esterne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra non è finita, si è solo spostata</h2>



<p>La crescita produttiva può far pensare a una Libia che esce finalmente dalla logica della guerra permanente. In realtà la guerra non è scomparsa: si è trasformata. Meno battaglie aperte, più competizione per il controllo delle rendite, degli apparati amministrativi, delle infrastrutture e della distribuzione delle risorse. È una forma di conflitto meno spettacolare ma non meno pericolosa. Perché <strong>un sistema del genere può reggere finché il denaro scorre;</strong> quando il flusso si interrompe o si riduce, le fratture riemergono con forza.</p>



<p>Sul piano militare, questo significa che la sicurezza delle installazioni energetiche rimane il vero centro di gravità del Paese. Non bastano i progressi tecnici, né la buona volontà della <em>National Oil Corporation. </em>Servono una rete elettrica affidabile, una filiera logistica funzionante e soprattutto <strong>un quadro di sicurezza che impedisca il ritorno delle chiusure forzate e dei sabotaggi. </strong>Se questi elementi vengono meno, il record di oggi può diventare il blocco di domani. La Libia ha già mostrato più volte quanto la produzione possa essere usata come arma politica interna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sebha e il Sud: sviluppo o pacificazione preventiva?</h2>



<p>In questo quadro, il progetto residenziale Palm City a Sebha non va letto solo come iniziativa urbanistica. Il Sud libico è una fascia decisiva, troppo spesso marginalizzata, <strong>dove si intrecciano traffici, migrazioni, rivalità tribali, economie informali e controllo del territorio.</strong> Investire lì significa tentare di spostare il baricentro dello Stato dalla sola gestione dell’emergenza alla costruzione di consenso sociale. Ma anche qui conviene diffidare delle letture troppo ottimistiche. L’edilizia, le case, i servizi, i posti di lavoro promessi sono certamente un fattore positivo. Tuttavia, in un contesto come quello libico, lo sviluppo urbano è anche uno strumento di pacificazione politica e di consolidamento del controllo. Il messaggio è chiaro: il potere centrale o para-centrale cerca di comprare stabilità attraverso infrastrutture e redistribuzione. È una scelta razionale, ma non sufficiente. Se non sarà accompagnata da una vera integrazione istituzionale del Sud, il rischio è che il progetto resti una vetrina o, peggio, una nuova fonte di contesa per appalti, rendite e fedeltà locali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La partita geoeconomica del Mediterraneo</h2>



<p>Dal punto di vista geoeconomico, la Libia torna ad avere un profilo che interessa tutti. <strong>All’Europa serve petrolio vicino, relativamente economico e logisticamente favorevole.</strong> All’Italia serve anche qualcosa di più: evitare che il collasso libico riapra simultaneamente tre fronti, quello energetico, quello migratorio e quello securitario. Per questo ogni incremento della produzione libica viene accolto con sollievo. Ma il sollievo non deve diventare illusione. La vera domanda è se la Libia riuscirà a trasformare questa fase favorevole in un processo di consolidamento statale oppure se userà il nuovo flusso di entrate per rinviare ancora una volta il confronto con i suoi nodi strutturali. Perché <strong>il petrolio può finanziare la stabilità, ma può anche corromperla.</strong> Può rafforzare le istituzioni, ma anche sostituirle con una pace comprata e sempre revocabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un successo reale, ma ancora reversibile</h2>



<p>Il record produttivo, i proventi versati al tesoro, il recupero di Al-Sharara e il piano di Sebha <strong>dicono che la Libia non è un corpo morto.</strong> Dicono anzi che il Paese possiede ancora risorse materiali e margini politici per evitare il collasso. Ma dicono anche un’altra cosa: che tutta la sua fragile ripresa dipende da un equilibrio ancora instabile tra interessi locali, infrastrutture vulnerabili, ambizioni esterne e capacità molto limitata dello Stato di imporsi davvero.</p>



<p>In fondo, la Libia continua a vivere nella sua contraddizione fondamentale: è ricca abbastanza da restare strategica, ma troppo fragile per considerarsi al sicuro. E finché questa contraddizione non verrà risolta, ogni barile in più sarà insieme una buona notizia e un promemoria del pericolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/libia-produzione-di-petrolio-record-ma-la-stabilita-e-un-traguardo-ancora-lontano.html">Libia: produzione di petrolio record ma la stabilità è un traguardo ancora lontano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Ucraina e le tre basi in Libia per braccare le petroliere russe (e non solo)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Apr 2026 04:53:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'emittente francese Rfi ha ricostruito tutte le dinamiche che provano la presenza ucraina in Tripolitania, grazie ad un accordo tra Kiev e Tripoli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/lucraina-e-le-tre-basi-in-libia-per-braccare-le-petroliere-russe-e-non-solo.html">L&#8217;Ucraina e le tre basi in Libia per braccare le petroliere russe (e non solo)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122911752_864c3610635c5e62ed471e02d066f48d-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra la fine di febbraio e l&#8217;inizio di marzo, diverse autorità navali hanno iniziato a segnalare la presenza di una <strong>metaniera in avaria nel Mediterraneo</strong>. La nave in questione era la<strong> Arctic Metagaz </strong>e i vari servizi di sicurezza in Europa non hanno avuto dubbi: si tratta di una delle navi appartenenti alla cosiddetta <strong>&#8220;flotta ombra&#8221; della Russia</strong>. La conferma è arrivata anche dallo stesso governo di Mosca, il quale il 4 marzo ha ufficialmente denunciato un raid contro la metaniera. La nave intanto ha proseguito per almeno tre settimane la propria corsa indirizzata unicamente dal vento, essendo rimasta senza equipaggio e con la sala macchine in avaria. Le immagini arrivate tramite i droni hanno mostrato la presenza di incendi ed esplosioni a bordo. Pochi dubbi quindi: <strong>la nave è stata colpita da velivoli senza pilota</strong>. Il sospetto è andato subito su <strong>Kiev</strong>, i cui servizi già in altre occasioni hanno messo nel mirino la flotta ombra russa. Il fatto però che il raid sia avvenuto contro una nave che navigava vicino alle coste libiche <strong>ha fatto pensare alla presenza ucraina all&#8217;interno della Libia</strong>. Oggi il sospetto ha preso le sembianze di una conferma. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il report dell&#8217;emittente francese Rfi </h2>



<p>Il 2 aprile scorso, dalla Francia, sono arrivate le prime importanti indiscrezioni su quanto successo alla Arctic Metagaz. <a href="https://www.rfi.fr/fr/afrique/20260402-exclusif-rfi-ces-militaires-ukrainiens-pr%C3%A9sents-dans-l-ouest-libyen">Secondo l&#8217;emittente transalpina Rfi</a>, la nave è stata effettivamente colpita da droni ucraini. Il reportage pubblicato in Francia ha riaperto il caso, visto che della metaniera si era smesso di parlare a livello internazionale dopo la sua messa in sicurezza all&#8217;interno di un porto libico. Ma c&#8217;è di più: secondo Rfi, <strong>l&#8217;operazione di Kiev è partita proprio dalla Tripolitania</strong>. Segno quindi della presenza di membri delle forze di sicurezza ucraine operative in territorio libico.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="700" height="729" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122932340_3ccdaec57bf5c9e5a5d7336f0432e97d-1.jpg" alt="" class="wp-image-512794" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122932340_3ccdaec57bf5c9e5a5d7336f0432e97d-1.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122932340_3ccdaec57bf5c9e5a5d7336f0432e97d-1-288x300.jpg 288w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260410122932340_3ccdaec57bf5c9e5a5d7336f0432e97d-1-600x625.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></figure>



<p>I giornalisti francesi si sono avvalsi di alcune fonti vicine al governo del premier libico<strong>Abdul Hamed Ddeiba</strong>, l&#8217;unico riconosciuto a livello internazionale e rivale delle autorità dell&#8217;Est più vicine invece al generale Haftar. I funzionari libici hanno detto a Rfi che<strong> esistono almeno tre basi in cui gli ucraini operano nell&#8217;area attorno Tripoli</strong>. La prima è a <strong>Misurata</strong> ed è la stessa che ospita una delle più importanti strutture militari del Paese, al cui interno hanno sede i <strong>comandi turchi</strong>, così come alcune squadre del comando statunitense in Africa (<strong>Africom</strong>). Non solo, ma <strong>a Misurata operano anche britannici e italiani. </strong>L&#8217;altra base invece si trova nella cittadina portuale di <strong>Zawiya</strong>: da qui gli ucraini possono monitorare più da vicino la presenza di obiettivi russi nel Mediterraneo e possono avere anche un accesso diretto al mare. Infine, gli uomini di Kiev sarebbero presenti anche <strong>in una base non lontana dall&#8217;aeroporto di Tripoli.</strong> In particolare, si tratterebbe della sede della 111esima brigata dell&#8217;esercito libico, usata per gli incontri di alto rango tra rappresentanti di Tripoli e rappresentanti di Kiev.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dal Donbass al Mediterraneo </h2>



<p>La presenza ucraina in Libia non sarebbe sporadica né tantomeno episodica. Al contrario, ci sarebbe un vero e proprio accordo tra le parti a regolare l&#8217;uso di basi libiche a favore di Kiev. L&#8217;intesa sarebbe stata siglata, sempre secondo Rfi, a ottobre con la mediazione del rappresentante militare ucraino ad Algeri, ossia il generale<strong>Andrei Bayouk</strong>. I contorni dell&#8217;accordo appaiono molto semplici: <strong>presenza militare ucraina in cambio di armi e addestramento a favore dei libici. </strong></p>



<p>L&#8217;obiettivo ucraino appare in tal senso molto chiaro: <strong>supervisionare da vicino i movimenti russi nel Mediterraneo</strong>. Kiev infatti in questa fase del conflitto è impegnata a <strong>colpire le principali fonti di entrate economiche per i russi</strong>, ossia tutto ciò che è ricollegabile alle infrastrutture energetiche. Un obiettivo perseguito tanto sulla terraferma, come dimostrato dai raid continui contro stabilimenti e raffinerie in territorio russo, e tanto sul mare. Ma se per colpire le navi russe che transitano nel Mar Nero è possibile usare le basi presenti nel proprio territorio, diversa è la situazione nel Mediterraneo: qui gli ucraini devono avvicinarsi il più possibile al Mare Nostrum e la Libia, sia per motivi geografici che politici, è in tal senso il luogo perfetto.</p>



<p>Anche perché gli obiettivi di Kiev non sono limitati ai raid contro le petroliere e le metaniere di Mosca. <strong>La presenza ucraina in Libia si spiega anche con la strategia volta a &#8220;inseguire&#8221; i russi laddove hanno i propri più importanti interessi</strong> strategici e geopolitici. Non è certo un mistero che la Russia sia ben presente in Africa e anche nella stessa Libia, Paese in cui da tempo le forze di <strong>Haftar</strong> sono alleate con il Cremlino. <strong>Marcare Mosca all&#8217;estero </strong>e nelle aree dove proietta le proprie ambizioni di potenza, per gli ucraini appare quanto mai fondamentale per indebolire l&#8217;immagine degli avversari e costringerli a disperdere e impiegare quante più forze possibili. In poche parole, <strong>la guerra in Ucraina non si combatte solo tra le trincee del Donbass</strong>. Al contrario, anche le coste libiche costituiscono il fronte di un conflitto sempre più esteso.</p>
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		<title>I Gheddafi e il calcio, storia di un regime attraverso il pallone</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/i-gheddafi-e-il-calcio-storia-di-un-regime-attraverso-il-pallone.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 09:10:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2048" height="1120" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>La scomparsa di Saif Gheddafi fa rievocare nella mente i tentativi della sua famiglia di pulire l'immagine tramite il calcio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-gheddafi-e-il-calcio-storia-di-un-regime-attraverso-il-pallone.html">I Gheddafi e il calcio, storia di un regime attraverso il pallone</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2048" height="1120" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209133950932_30d7d46e58a502d1ce18fc47113292d3-e1770973808805.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>C&#8217;è uno scatto, risalente al 25 agosto 2002, che ritrae in primo piano <strong>Adriano Galliani </strong>e <strong>Saadi Gheddafi</strong>. Alle loro spalle, compare invece <strong>Luciano Moggi</strong>. Sullo sfondo, ci sono le tribune gremite dello <strong>stadio 11 giugno di Tripoli</strong>. Galliani all&#8217;epoca era amministratore delegato del Milan, e anche presidente della Lega Calcio. Moggi, dal canto suo, era alla testa della dirigenza della Juventus.<strong> Saadi Gheddafi è invece il terzogenito di Muammar Gheddafi</strong>, in quel momento rais incontrastato della Libia. La foto rappresenta uno degli esempi principali di come proprio il rais abbia <strong>sfruttato il calcio come elemento di soft power</strong>. Il rapporto tra i Gheddafi e il mondo del pallone è stato molto stretto e intenso. <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-caduta-dell-ultimo-dei-gheddafi.html">La recente morte di Saif Al Islam Gheddafi</a>, secondogenito di Muammar, ha richiamato alla memoria il gheddafismo. E, con esso, le strategie del rais per provare a legittimarsi tramite lo sport più popolare.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="696" height="444" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/gheddafi-moggi-galliani.webp" alt="" class="wp-image-504877" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/gheddafi-moggi-galliani.webp 696w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/gheddafi-moggi-galliani-300x191.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/gheddafi-moggi-galliani-600x383.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 696px) 100vw, 696px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Adriano Galliani, Saadi Gheddafi e Luciano Moggi all&#8217;interno dello stadio di Tripoli il 25 agosto 2002</em></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il calcio secondo Muammar</h2>



<p>Eppure, all&#8217;inizio della sua avventura come leader libico, il capostipite dei Gheddafi sembrava disprezzare il calcio. Nel &#8220;<strong>libro verde</strong>&#8220;, il testo con cui il rais ha esposto la sua visione politica, ha dedicato agli sport di massa un intero paragrafo. E ha profondamente condannato l&#8217;immagine degli spalti assiepati da tifosi,<strong> vista come simbolo di alienazione</strong>: <em>&#8220;Le migliaia di spettatori che riempiono le gradinate degli stadi per applaudire e ridere </em>&#8211; si legge in un passaggio &#8211; <em>sono migliaia di stolti incapaci di praticare lo sport di persona&#8221;</em>. Essere spettatore, secondo questa prospettiva, rende i soggetti passivi e, per l&#8217;appunto, alienati dalle proprie abilità sportive. </p>



<p>Le cose sono però in breve tempo cambiate. <strong>Nel 1982 la Libia ha ospitato per la prima volta la Coppa d&#8217;Africa</strong> e l&#8217;approdo della nazionale in finale, con un seguito molto ampio di tifosi con le bandiere verdi negli stadi, ha convinto Gheddafi dell&#8217;importanza dello sport e del calcio in particolar modo. Da allora, gli investimenti nel mondo del pallone da parte del rais hanno rappresentato una costante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Atalanta e poi Juventus, così Tripoli entrò in Serie A</h2>



<p>Nel 1990 sono passati solo quattro anni dall&#8217;operazione condotta dagli Usa di Reagan contro l&#8217;abitazione di Gheddafi. E solo due dalla strage di Lockerbie, attribuita ai servizi segreti libici. Ecco però che sulle maglie nerazzurre dell&#8217;Atalanta ha fatto la sua comparsa lo sponsor <strong>Tamoil</strong>, l&#8217;azienda petrolifera di Tripoli. Sponsor che dieci anni dopo ha fatto capolino anche sulle maglie della <strong>Juventus</strong>. Ma in quel frangente non si trattava più solo di pubblicità. Nel 2001 infatti, tramite la finanziaria Lafico, <strong>Gheddafi è entrato tra i soci del club con il 7.5% di azioni. </strong></p>



<p>Investimenti importanti che seguivano quelli già attuati in patria. La famiglia Gheddafi è stata per lungo tempo infatti proprietaria dell&#8217;<strong>Al Ittihad </strong>di Tripoli, compagine biancorossa rivale dei biancoverdi dell&#8217;Al Ahly. In questo club ha militato all&#8217;inizio della sua carriera anche Saadi Gheddafi. Con questa maglia nella primavera del 2000 ha giocato a Bengasi contro la locale Al Ahly, i cui tifosi hanno denunciato arbitraggi irregolari e per protesta hanno vestito un asino con la maglia di Saadi. Uno sgarbo punito da Muammar Gheddafi <a href="https://www.theguardian.com/world/2011/may/25/libya-gaddafi-al-ahly-football-benghazi">con l&#8217;invio di ruspe nella sede dell&#8217;Al Ahly di Bengasi e la distruzione del centro sportivo</a>. Per molti, questo episodio ha rappresentato <strong>l&#8217;inizio del dualismo tra Tripoli e Bengasi anche a livello politico. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Nel segno di Saadi Gheddafi</h2>



<p>Saadi poi è diventato presidente, giocatore e capitano dell&#8217;Al Ittihad. Ma le sue doti non hanno mai convinto il commissario tecnico chiamato a guidare la nazionale libica, l&#8217;italiano <strong>Franco Scoglio</strong>. Quest&#8217;ultimo, una volta lasciato a casa Saadi, è stato ovviamente allontanato. Si è comunque così arrivati alla foto iniziale del 2002. Il rampollo dei Gheddafi è allo stadio di Tripoli con Galliani e Moggi perché è riuscito, su input del padre e seguendo il filo del miglioramento dei rapporti politici tra la Libia e l&#8217;Italia,<strong> a organizzare proprio nella capitale libica la finale di supercoppa italiana</strong>. La sfida, vinta dalla Juventus di Lippi contro il Parma, ha rappresentato un &#8220;antipasto&#8221; della strategia di <strong>sportwashing</strong> fatta propria poi dai Paesi del Golfo. Strategia che prevedeva, tra le altre cose, <strong>la candidatura poi non andata in porto per ospitare i mondiali del 2010. </strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="700" height="649" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209135026490_8514c08ddd9167ef5ed5594109202a89-1.jpg" alt="" class="wp-image-504879" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209135026490_8514c08ddd9167ef5ed5594109202a89-1.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209135026490_8514c08ddd9167ef5ed5594109202a89-1-300x278.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260209135026490_8514c08ddd9167ef5ed5594109202a89-1-600x556.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Saadi Gheddafi con la maglia del Perugia in occasione della sfida contro la Juventus il 2 maggio 2004</em></figcaption></figure>



<p>Saadi negli anni è stato anche presidente della federcalcio libica. Due anni dopo invece è atterrato in Italia con addosso la maglia di una squadra della Serie A, quella del <strong>Perugia di Luciano Gaucci</strong>. Un altro tassello quindi dello sportwashing in salsa gheddafiana. Tuttavia, il Saadi atleta non ha certo lasciato grandi ricordi. Una sola presenza con il Perugia, una con l&#8217;Udinese e zero con la Sampdoria. In mezzo una squalifica per doping e<strong> un caso diplomatico </strong>scoppiato quando, all&#8217;improvviso, il figlio del rais ha deciso di rimanere in Italia per assecondare un suo flirt amoroso. Per tutta risposta, il padre ha convocato l&#8217;ambasciatore italiano e ha minacciato ritorsioni economiche. </p>



<p>Le fortune di Saadi sono ovviamente finite con la caduta del regime nel 2011. Anni dopo è apparso in un video in cui veniva bastonato da alcuni carcerieri. Oggi vivrebbe in Turchia, da cui nei giorni scorsi ha postato una foto artefatta del funerale del fratello.<strong> Adesso il suo posto è idealmente occupato da Belgacem Haftar, figlio del generale Khalifa Haftar</strong> che controlla buona parte della Cirenaica. Belgacem sembra aver ereditato le strategie di sportwashing dei Gheddafi, come dimostrato dal suo ruolo nella milionaria ristrutturazione dello stadio di Bengasi. Proprio la città che più ha odiato e il regime e in cui gli Haftar hanno più interessi a ramificarsi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-gheddafi-e-il-calcio-storia-di-un-regime-attraverso-il-pallone.html">I Gheddafi e il calcio, storia di un regime attraverso il pallone</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>ENI (insieme con il Qatar) torna nella Libia di Haftar</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/eni-insieme-con-il-qatar-torna-nella-libia-di-haftar.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2026 05:58:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Eni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=505241</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1014" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella Libia di Haftar ENI mette a segno un colpo diplomatico aggiudicandosi - insieme al Qatar - una concessione petrolifera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/eni-insieme-con-il-qatar-torna-nella-libia-di-haftar.html">ENI (insieme con il Qatar) torna nella Libia di Haftar</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1014" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260213070237125_bfbf54aa1f5fc5178a56862cccf5c95c-e1770962583649.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>ENI </strong>si è <a href="https://www.eni.com/en-IT/media/press-release/2026/02/eni-awarded-a-new-offshore-exploration-license-in-libya.html">aggiudicata </a>una licenza per l&#8217;esplorazione offshore di idrocarburi nella provincia petrolifera della Sirte, in una regione della Libia controllata dalle forze del generale <strong>Khalifa Haftar.</strong> La concessione è stata assegnata a un consorzio guidato da ENI ma in partnership con <strong>QatarEnergy</strong>, segnando un significativo passo avanti nel rafforzamento della posizione <em>upstream</em> nazionale in Libia.</p>



<p>Con una superficie di circa 29mila km², il blocco della concessione offre un notevole potenziale esplorativo, comprese ampie aree ancora inesplorate che potrebbero ospitare ulteriori accumuli di idrocarburi. Secondo i termini dell&#8217;accordo, ENI gestirà la concessione, con il consorzio che deterrà una quota del 100% durante le fasi di esplorazione e sviluppo. I partner prevedono di condurre attività di esplorazione con metodologie sismiche a 2 e 3 dimensioni e di perforazione durante il primo periodo esplorativo quinquennale. <strong>Si prevede che l&#8217;accordo venga firmato formalmente a Tripoli entro la fine di febbraio</strong>, alla presenza dei rappresentanti della NOC (National Oil Corporation) e dei partner del consorzio.</p>



<p>Dalla destabilizzazione della Libia è la prima volta che ENI torna a ottenere concessioni nella zona del Paese controllata dal <strong>generale Haftar</strong>, che si oppone al governo di Tripoli internazionalmente riconosciuto, ma la compagnia petrolifera nazionale, proprio in Tripolitania, ha <a href="https://www.rigzone.com/news/eni_resumes_exploration_in_libyan_offshore_block-07-oct-2025-182012-article/">ripreso l&#8217;attività</a> esplorativa alla fine dello scorso anno quando <strong>il 7 ottobre, dopo 5 anni di stop, ha riaperto l&#8217;attività di perforazione onshore e offshore.</strong> In altre zone della Libia controllata da Tripoli, ENI nel 2023 ha <a href="https://www.eni.com/en-IT/media/press-release/2023/08/eni-revokes-force-majeure-status-on-three-exploration-assets-in-libya.html">revocato </a>la “dichiarazione di forza maggiore” del 2014 a seguito del completamento di una valutazione del rischio di sicurezza. Il 26 ottobre 2024, la NOC ha dichiarato che ENI aveva avviato l&#8217;esplorazione dell&#8217;area B del bacino di Ghadames. ENI è attiva in Libia dal 1959 ed è attualmente il principale operatore energetico internazionale del Paese, con una produzione di idrocarburi di circa <strong>162mila barili di petrolio equivalente al giorno nel 2025</strong>.</p>



<p>La compagnia, con l&#8217;accordo per lo sfruttamento nel Golfo della Sirte, fa segnare un importante e <strong>ulteriore passo diplomatico di normalizzazione dei rapporti con Bengasi </strong>e torna in una realtà geopolitica molto complessa e caratterizzata dalla ingombrante presenza di attori internazionali anche ostili agli interessi nazionali.</p>



<p>Sappiamo che la Libia di Haftar è in stretto contatto con la <strong>Russia</strong>, che da anni ha inviato le sue truppe paramilitari dell&#8217;Africa Corp (già Gruppo Wagner) insieme a mezzi e aerei da caccia per sostenere il generale. Tali contatti sono proseguiti con continuità sino a oggi: proprio la scorsa settimana un volo di un aviogetto privato è stato osservato tra Mosca e Bengasi. Ma la Russia non è l&#8217;unico attore presente nel Paese da tenere sotto osservazione. </p>



<p>La <strong>Bielorussia </strong>ha avviato un&#8217;importante collaborazione con la Libia di Haftar: l&#8217;<a href="https://libyasecuritymonitor.com/eastern-libya-and-belarus-intensify-their-cooperation/">11 novembre scorso</a>, una delegazione bielorussa capitanata dal vice ministro dell&#8217;Interno <strong>Dmitry Korzyuk</strong> è stata accolta a Bengasi per discutere sulla revisione degli accordi esistenti, sul rafforzamento dei legami bilaterali e sull&#8217;individuazione di nuovi ambiti di collaborazione, in particolare nella formazione e nello scambio di competenze in settori di sicurezza rilevanti. Nel quadro della lotta alla criminalità, e della modernizzazione delle istituzioni di sicurezza è stato siglato un accordo per sviluppare una formazione specializzata nella sorveglianza con telecamere e per la cessione di moderne tecnologie di sicurezza informatica. I contatti si sono anche avuti <a href="https://www.thetripolipost.org/libya-belarusian-delegations-visit-to-benghazi-a-recap/">nei mesi precedenti</a>, e come diretta conseguenza dal punto di vista militare, unità delle forze speciali libiche di Haftar hanno <a href="https://www.africansecurityanalysis.com/updates/haftar-oversees-libya-s-special-forces-training-in-belarus">completato esercitazioni</a> di paracadutismo ad alta quota in Bielorussia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ci sono anche il Pakistan e la Cina</h2>



<p>La scorsa settimana il Capo di Stato Maggiore dell&#8217;Esercito pakistano, generale <strong>Asim Munir</strong>, ha incontrato Haftar in <strong>Pakistan </strong>– ricambiando la visita a Bengasi di dicembre – per discutere soprattutto del recente accordo di forniture militari pakistane per un valore di 4 miliardi dollari, che comprende anche<strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/caccia-pakistani-per-la-libia-e-la-cina-si-esercita-a-bloccare-taiwan.html"> caccia JF-17</a></strong> – costruiti dal Pakistan insieme alla Repubblica Popolare Cinese (RPC).</p>



<p>Parlando di <strong>Pechino</strong>, a giugno 2024, le autorità doganali italiane hanno intercettato due <strong>droni militari</strong> di fabbricazione cinese nel porto di Gioia Tauro. Spedito da Yantian e diretto a Bengasi, il carico era stato occultato come componenti di turbine eoliche nel tentativo di aggirare l&#8217;embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite alla Libia. </p>



<p>Il recente assassinio di <strong>Saif al-Islam Gheddafi</strong>, figlio di Muhammad Gheddafi, nel suo confino a Zintan, nella Libia occidentale, ha aggiunto instabilità a un&#8217;instabilità fomentata da attori internazionali che potrebbe avere ripercussioni in tutta la Libia, non solo nella Tripolitania già percorsa da diversi assassini politici – tra cui quello di Abdelghani al-Kekli, comandante della più grande milizia di Tripoli, l&#8217;Apparato di Supporto alla Stabilizzazione (SSA) avvenuto lo scorso anno. Nonostante Saif fosse sempre rimasto al di fuori del sistema di alleanze e contrasti della Libia odierna, venendo tollerato, contenuto e sorvegliato, <strong>ha vissuto sotto il rischio costante di essere assassinato almeno sin dal 2017</strong> per via dell&#8217;eredità che portava: quella della famiglia Gheddafi che gode ancora di simpatie tra diversi clan libici della Sirte. Il sistema libico, compreso quello di Haftar, è infatti clientelare, transazionale, e l&#8217;eliminazione di Saif ha sostanzialmente eliminato un possibile rivale di Haftar che avrebbe potuto raccogliere consenso tra i clan libici.</p>
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		<title>La situazione in Libia dopo la morte di Saif Gheddafi</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/la-situazione-in-libia-dopo-la-morte-di-saif-gheddafi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Feb 2026 06:06:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1202" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6-1024x641.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6-1536x962.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6-600x376.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il secondogenito di Muammar Gheddafi, Saif Gheddafi, non aveva proprie milizie armate, né sembrava prossimo a poter ambire a un controllo del Paese. Non rappresentava, in poche parole, una minaccia imminente per nessuna delle parti operanti in Libia. Il nome però era piuttosto pesante. Forse è proprio da qui che occorre partire per comprendere il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/la-situazione-in-libia-dopo-la-morte-di-saif-gheddafi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/la-situazione-in-libia-dopo-la-morte-di-saif-gheddafi.html">La situazione in Libia dopo la morte di Saif Gheddafi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1202" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6-1024x641.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6-768x481.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6-1536x962.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_2026020916072792_c6c3ed46f23474b0ad15c7cebd8c6fd6-600x376.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il secondogenito di Muammar Gheddafi, Saif Gheddafi, non aveva proprie milizie armate, né sembrava prossimo a poter ambire a un controllo del Paese. Non rappresentava, in poche parole, <strong>una minaccia imminente per nessuna delle parti operanti in Libia.</strong> Il nome però era piuttosto pesante. Forse è proprio da qui che occorre partire per comprendere il suo omicidio. Le circostanze sono ancora avvolte nel mistero. L&#8217;unica cosa certa è che quanto accaduto serve a sottolineare, ancora una volta,<strong> il profondo livello di instabilità della Libia</strong>. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://twitter.com/IntelWarRoom/status/2020881625320685964
</div></figure>



<p>Un&#8217;instabilità che passa da almeno due faglie importanti. La prima è interna e riguarda, ancora una volta, la spaccatura tra est e ovest. Con l&#8217;est sempre in mano al generale Haftar, messo però in allarme da recenti attacchi che hanno coinvolto le proprie forze al confine con il Niger. L&#8217;altra spaccatura riguarda invece il medio oriente, con la sfida tutta interna al mondo sunnita tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti che sta avendo conseguenze anche in territorio libico. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><strong>Abbonati a InsideWar</strong> per leggere la newsletter!</a></p>
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		<title>Libia: Saif Gheddafi, la sua tribù accusa il governo di Tripoli di omicidio politico</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/libia-saif-gheddafi-la-sua-tribu-accusa-il-governo-di-tripoli-di-omicidio-politico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Feb 2026 14:39:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
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<p>Saif al-Islam Gheddafi è stato assassinato il 3 febbraio 2026 da un commando di quattro sicari mascherati nella sua casa a Zintan.</p>
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<p><em>Da Tripoli</em></p>



<p>L’eliminazione di <strong>Saif el Islam Gheddafi</strong> dalla politica libica fa comodo a molti e rafforza soprattutto l’esecutivo di Tripoli. Il secondogenito di <strong>Muammar Gheddafi</strong> era il volto politico della famiglia e da tempo stava lavorando per correre alle elezioni presidenziali, rinviate ormai da anni. <strong>La sua è stata un’esecuzione in piena regola</strong> con un commando di quattro sicari a volto coperto che lo hanno crivellato di colpi nel giardino della sua abitazione a Zintan. Saif aveva scelto di vivere in questa cittadina, a circa 130 chilometri da Tripoli, dopo essere stato prigioniero delle milizie locali e scarcerato nel 2016 grazie ad un’amnistia.</p>



<p>Sulla sua testa pendeva un mandato di arresto della <strong>Corte Penale Internazionale</strong> ed una condanna a morte in contumacia del tribunale di Tripoli, ma <strong>dal 2021 era tornato alla vita politica </strong>cercando di candidarsi alle elezioni dalle quali era stato escluso per le condanne, elezioni che poi non si erano mai svolte. Il suo reale esordio erano state le amministrative del 2024 dove nella municipalità di Sabha, abitata dai Qadhadhfa, sua tribù di appartenenza, aveva ottenuto ottimi risultati, rilanciandosi come uomo politico nazionale.</p>



<p><strong>La sua eliminazione ha una chiara matrice politica </strong>e non ha nulla a che vedere con le false notizie fatte girare nelle prime ore che avevano parlato di una battaglia fra milizie. Proprio le forze di Zintan, che controllano saldamente la città, hanno negato che ci siano stati scontri, confermando che <strong>Saif Gheddafi</strong> viveva da tempo in quella casa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo del Governo di Tripoli</h2>



<p><strong>Ahmad Ibrahim al Mansour</strong> è un membro del Consiglio Sociale della tribù Qadhadhfa e vive a Tripoli, anche se dopo il crollo del <strong>regime del Rais</strong> molti membri della tribù hanno lasciato la capitale.</p>



<p>“Avevamo suggerito a Saif di far arrivare a Zintan alcuni nostri uomini per rafforzare la sua sicurezza, ma aveva rifiutato dicendo che non voleva isolarsi dal popolo libico e che la sua difesa era il seguito che stava crescendo. <strong>Noi siamo certi che i mandanti siano a Tripoli,</strong> dove avevano paura della sua popolarità e della grande insoddisfazione nella quale si trova a vivere la Libia. La <strong>Brigata 444</strong>, un gruppo di tagliagole che mantengono in piedi il governo illegittimo di <strong>Abdul Hamid Dbeibah</strong>, ha subito fatto sapere di essere estranea ai fatti. Un rapidità sospetta che nasconde il vero motivo di questa azione: un omicidio politico che insieme a Saif al Islam Gheddafi uccide il futuro della nostra nazione”.</p>



<p>Intanto l’ufficio del Procuratore Generale ha inviato a Zintan una squadra investigativa, accompagnata da medici legali ed esperti nel tentativo di identificare la cerchia dei sospettati responsabili del reato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le manovre di Haftar</h2>



<p>Il <strong>Governo di Unità Nazionale (GNU)</strong> di Tripoli per il momento si è astenuto dal rilasciare qualsiasi tipo di commento ufficiale. <strong>Imad Mustafa Trabelsi </strong>è il ministro degli Interni di Tripoli dal novembre del 2022, una longevità inconsueta in governi che vengono cambiati continuamente. Trabelsi è anche un capo milizia della Forza per le operazioni speciali di Zintan, la città dove è stato assassinato Saif Gheddafi. “La procura ha già aperto un’inchiesta formale perché è giusto fare luce su quanto accaduto. Il nostro governo non ha preso nessuna posizione ufficiale perché non si tratta di un atto politico e tanto meno di un omicidio politico. Dobbiamo proteggere tutti i cittadini libici che hanno diritto alla sicurezza nelle proprie case. Zintan è una città pacificata ed amministrata da un governo locale forte e fedele a Tripoli ed escludo che le forze locali siano coinvolte in questo atto di violenza.”</p>



<p>Poche ed evasive le dichiarazioni del responsabile della politica interna libica che invece conosce perfettamente il peso politico che <strong>Saif al Islam Gheddafi</strong> avrebbe potuto esercitate nelle elezioni presidenziali del paese arabo. La situazione in Libia appare in una fase di stallo e dopo le minacce di riunificazione a colpi di cannone da parte del generale <strong>Khalifa Haftar</strong>, i due governi hanno riaperto dei tavoli di trattativa facendo votare alle rispettive assemblee parlamentari dei percorsi di riunificazione nazionale. </p>



<p><strong>L’esecutivo di Tobruk risponde sempre meno alla Russia</strong> e si sta aprendo, grazie alla mediazione dell’Egitto, anche all’Italia che insieme all’Unione Europea e alle Nazioni Unite riconosce soltanto il governo di Tripoli. La figura di Saif al Islam Gheddafi stava radunando intorno a se molte tribù ed una sua eventuale candidatura avrebbe potuto mettere in difficoltà i rappresentanti di Tripolitania e Cirenaica, dimostrando l’ennesimo fallimento delle cosiddette Primavere arabe.</p>
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