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	<title>Kenya Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 20 May 2026 07:52:00 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Kenya Archives - InsideOver</title>
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		<title>Ghana, Kenya, Zimbabwe: c&#8217;è un&#8217;Africa che rifiuta i soldi Usa per la sanità. Ecco perché</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/ghana-kenya-zimbabwe-ce-unafrica-che-rifiuta-i-soldi-usa-per-la-sanita-ecco-perche.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 07:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Ghana è il primo grande Paese africano a rifiutare l'accordo sanitario portato avanti dagli Stati Uniti con i vari governi del continente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/ghana-kenya-zimbabwe-ce-unafrica-che-rifiuta-i-soldi-usa-per-la-sanita-ecco-perche.html">Ghana, Kenya, Zimbabwe: c&#8217;è un&#8217;Africa che rifiuta i soldi Usa per la sanità. Ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260519153835975_4cde7a5bede8fb89518c961665523603-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è un<strong>primo importante intoppo </strong>nella strategia di Donald Trump di tornare a essere protagonisti nella sanità africana. Il presidente Usa, come si sa, a partire dal mese di gennaio 2025 ha deciso per un altro approccio rispetto ai predecessori: niente più fondi Usaid, erogati anche e soprattutto a favore della sanità del continente africano, <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/africa-la-nuova-politica-usa-per-gli-aiuti-sanitari-meno-soldi-e-progetti-specifici.html">a favore invece di singoli accordi con singoli Paesi africani per specifici progetti</a>. Secondo la Casa Bianca, in tal modo è possibile incidere maggiormente sui vari territori grazie anche a una maggiore trasparenza nella gestione delle somme. L&#8217;approccio trumpiano inoltre, rispecchia più fedelmente la visione politica del Tycoon, <strong>vista la maggior rilevanza data ai singoli governi africani rispetto alle organizzazioni internazionali e alle Ong. </strong>Dopo il via libera ad oltre 30 intese con altrettanti Paesi, ecco per l&#8217;appunto che all&#8217;orizzonte si intravvedono le <strong>prime nubi. </strong>Alcuni governi infatti non hanno intenzione di firmare gli accordi proposti da Washington. Il <strong>Ghana</strong> nei giorni scorsi è stato il primo grande Paese africano a rigettare l&#8217;intesa sulla salute.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il no di Accra </h2>



<p>Eppure, nei primi mesi del 2026, sembrava tutto già pronto per le firme: Accra e Washington, in particolare, dopo diversi mesi di contrattazioni avevano trovato <strong>un accordo per l&#8217;erogazione da parte statunitense di 109 milioni di dollari </strong>a favore di particolari progetti sanitari. In molti, subito dopo i primi annunci delle due parti interessate, hanno ritenuto imminente il disco verde definitivo per l&#8217;intesa. Tuttavia, a partire dallo scorso febbraio, il governo del presidente <strong>John Dramani Mahama </strong>ha iniziato a manifestare perplessità e a rallentare il processo di ratifica del documento. Tanto che da parte statunitense è stato fissato anche un ultimatum entro cui arrivare alla firma dell&#8217;accordo. Il 24 aprile, giorno stabilito da Washington per avere una definitiva risposta, <strong>da Accra non è arrivato alcun via libera</strong>. Al contrario, il Ghana ha rifiutato di attuare l&#8217;intesa.</p>



<p>Il motivo, <a href="https://www.washingtonpost.com/national/2026/05/01/ghana-us-health-deal-africa-usaid/a64a27e2-45b3-11f1-b19d-32431046b5b4_story.html">così come spiegato dal <em>Washington Post</em></a>, risiede negli impegni che Accra dovrebbe prendere con gli Usa per avere in cambio le somme pattuite. La Casa Bianca infatti, così come fatto con tutti gli altri singoli governi africani con cui ha avviato le trattative, ha legato l&#8217;erogazione dei fondi a due importanti clausole vincolanti:<strong> l&#8217;impegno a cofinanziare i progetti</strong>, aumentando così la spesa del governo locale per il comparto sanitario, ma soprattutto <strong>l&#8217;obbligo di fornire dati</strong> per verificare costantemente l&#8217;avanzamento dei progetti sostenuti. Il timore del governo ghanese è quello di essere costretto a fornire anche <strong>dati sensibili dei pazienti,</strong> offrendo quindi a Washington un potenziale vasto database contenente informazioni sui propri cittadini. Circostanza quest&#8217;ultima che ha alimentato molte polemiche all&#8217;interno dell&#8217;opinione pubblica ghanese, tanto da costringere Mahama a interrompere per il momento le trattative. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le preoccupazioni degli altri Paesi africani</h2>



<p>Il nodo riguardante la cessione dei dati dei pazienti è senza dubbio quello più spinoso. A lanciare il primo allarme in tal senso è stato il <strong>Kenya</strong>, il cui governo già lo scorso anno ha firmato l&#8217;intesa con gli Stati Uniti. Ma diverse associazioni locali, hanno espresso i propri timori riguardo il <strong>rispetto della privacy</strong> e la <strong>possibilità di trasferire in un Paese terzo i dati sensibili dei propri concittadini</strong>. Ne è così nato un ricorso che la Corte Suprema keniana ha accolto, con i giudici che hanno temporaneamente sospeso l&#8217;efficacia dell&#8217;accordo in attesa del proprio pronunciamento. L&#8217;associazione dei consumatori di Nairobi ha parlato, a proposito dell&#8217;intesa sanitaria con gli Usa, di un patto basato su &#8220;<strong>soldi in cambio di dati</strong>&#8220;. Nei mesi scorsi invece, è stato il governo dello <strong>Zimbabwe</strong> a bocciare la proposta arrivata da Washington. </p>



<p><strong>La fronda di Paesi contrari, dopo lo schiaffo di Accra, potrebbe ulteriormente crescere</strong>. Alimentando così i timori dell&#8217;amministrazione Trump, il cui progetto è quello di<strong> spendere meno ma in modo più dettagliato</strong> sulla sanità africana e <strong>senza perdere il &#8220;soft power&#8221; legato ai precedenti aiuti forniti da Usaid</strong>. Da Washington tuttavia, per il momento si tende a minimizzare. I funzionari statunitensi hanno sottolineato nei giorni scorsi che 32 Paesi africani hanno già sottoscritto gli accordi, per un totale di 12 miliardi di dollari di investimenti concordati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/ghana-kenya-zimbabwe-ce-unafrica-che-rifiuta-i-soldi-usa-per-la-sanita-ecco-perche.html">Ghana, Kenya, Zimbabwe: c&#8217;è un&#8217;Africa che rifiuta i soldi Usa per la sanità. Ecco perché</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Difesa, tecnologia, commercio: perché l&#8217;Italia ha scelto il Kenya per un nuovo patto strategico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-litalia-ha-scelto-il-kenya-per-un-nuovo-partenariato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2026 14:00:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1448" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca-1024x772.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca-768x579.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca-1536x1158.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca-600x453.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Roma e Nairobi protagoniste di un nuovo partenariato economico, politico e difensivo: così l'Italia prova a incidere in Africa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-litalia-ha-scelto-il-kenya-per-un-nuovo-partenariato.html">Difesa, tecnologia, commercio: perché l&#8217;Italia ha scelto il Kenya per un nuovo patto strategico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1448" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca-1024x772.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca-768x579.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca-1536x1158.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/OVERCOME_20260422160235787_ac52aaadab4700a1372105d86d1bdfca-600x453.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Martedì scorso al Quirinale prima e a Palazzo Chigi poi, accanto alla bandiera italiana ha sventolato quella keniana. Da Nairobi, nella capitale è arrivato il presidente keniano <strong>William Ruto</strong> per un incontro ad alti livelli che da tempo nella storia delle relazioni tra i due Paesi non aveva luogo. L&#8217;occasione è stata piuttosto importante:<a href="https://www.governo.it/it/articolo/dichiarazioni-alla-stampa-con-il-presidente-del-kenya-ruto-lintervento-del-presidente">Italia e Kenya infatti hanno sottoscritto un piano di azione triennale </a>che equivale a un <strong>accordo di partenariato tra le due parti</strong>. Un&#8217;intesa quasi inedita, seppur i rapporti tra Roma e Nairobi siano intensi da diverso tempo. <strong>Per l&#8217;Italia si tratta di un passo non secondario</strong>: l&#8217;Africa, anche dalla prospettiva della nostra penisola, non può limitarsi a quella affacciata sul Mediterraneo e non può essere unicamente quella sahariana e immediatamente sub-sahariana. Esiste, ed è parimenti importante, anche l&#8217;Africa australe e occidentale. Area del mondo dove il Kenya appare sempre più protagonista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa prevede l&#8217;accordo tra Roma e Nairobi</h2>



<p>L&#8217;intesa tra Meloni e Ruto è stata siglata direttamente a Palazzo Chigi e ha avuto luogo dopo la visita del presidente keniano al Quirinale, lì dove ha incontrato Sergio Mattarella. Un cerimoniale quindi contrassegnato da passaggi formali, <strong>a testimonianza dell&#8217;importanza data da entrambe le parti al documento. </strong>Andando nel dettaglio, l&#8217;intesa abbraccia una vasta serie di tematiche che <strong>spaziano dalla difesa allo sviluppo tecnologico, passando per l&#8217;intelligenza artificiale e la cooperazione commerciale</strong>. Un memorandum dunque, con il quale Italia e Kenya non si sono limitate a stabilire dei punti di convergenza comuni ma hanno lanciato un vero e proprio programma dettagliato da seguire da qui ai prossimi tre anni.</p>



<p>Molto spazio nel testo firmato martedì è stato dato al <strong>settore tecnologico e della formazione</strong>, con la previsione di vari accordi bilaterali in grado di far crescere la collaborazione anche tra attori privati. Prevista anche una corte <strong>cooperazione in ambito difensivo</strong>, con il Kenya desideroso di attingere in tal senso anche dalla tecnologia italiana. <strong>Importante inoltre il passaggio sulla sicurezza alimentare</strong>, tema molto caro non solo a Nairobi ma a diversi Paesi del continente africano. Ma la vera e più importante novità emersa dalla firma del trattato di martedì ha natura marcatamente politica. <strong>Italia e Kenya hanno infatti preso l&#8217;impegno di stabilire costanti contatti diplomatici</strong>:<em>&#8220;Entrambi i governi </em>&#8211; si legge nel testo ufficiale reso noto dalla presidenza del consiglio &#8211; <em>hanno convenuto di tenere consultazioni bilaterali periodiche tra i rispettivi ministeri degli Affari esteri per rafforzare il coordinamento su questioni di interesse comune nel contesto del Memorandum d’intesa sulle consultazioni politiche”</em>. Vuol dire cioè che il testo approvato martedì, non rappresenta soltanto un&#8217;intesa volta ad accrescere collaborazioni e opportunità economiche. Al contrario, <strong>segna la nascita di un vero e proprio partenariato strategico</strong>, con Italia e Kenya destinate a essere internazionalmente considerate come alleate strategiche lungo l&#8217;asse tra Europa ed Africa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza strategica del Kenya</h2>



<p>La vicinanza tra Roma e Nairobi non è comunque figlia delle ultime contrattazioni che hanno poi portato alla firma sul partenariato. Si può invece affermare che è il partenariato stesso a costituire diretta emanazione dei pluridecennali rapporti tra le parti. C&#8217;è un luogo che più degli altri testimonia il solido legame tra i due Paesi: si tratta del <strong>centro spaziale Luigi Broglio</strong>, costruito a largo di Malindi nel lontano 1964. La struttura all&#8217;epoca ha rappresentato uno dei primi vanti all&#8217;estero del nostro programma spaziale, da cui fino al 1988 sono stati lanciati satelliti made in Italy e non solo. Oggi è un centro di ricerca che, tra le altre cose, è visto come simbolo dell&#8217;intesa collaborazione tra Italia e Kenya. </p>



<p><strong>Il nostro Paese ha quindi radici profonde nel contesto keniano</strong>, circostanza che oggi ha portato Roma in prima fila nella corsa alle tante opportunità offerte da Nairobi. <strong>Il Kenya è infatti in costante crescita</strong>, con un Pil che negli ultimi dieci anni ha registrato incrementi compresi sempre tra il 4% e il 6%. La stessa Nairobi, oltre che Malindi e Mombasa, si stanno affermando sempre più come hub strategici del continente specialmente a livello tecnologico. Ultimo, ma non in ordine di importanza, il Kenya è complessivamente un Paese stabile specie se si considera la situazione di molti Paesi vicini. Non mancano i problemi: da due anni la generazione Z è in piazza nelle principali città per protestare contro la corruzione e contro dei tassi di povertà ancora molto elevati. Tuttavia, approfondire i legami con il Kenya vuol dire<strong> proiettare la propria politica e la propria economia in uno degli angoli più importanti dell&#8217;intera Africa. </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-litalia-ha-scelto-il-kenya-per-un-nuovo-partenariato.html">Difesa, tecnologia, commercio: perché l&#8217;Italia ha scelto il Kenya per un nuovo patto strategico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La luce alla fine del giorno</title>
		<link>https://it.insideover.com/fotografia/la-luce-alla-fine-del-giorno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tiziana Bonomo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 23:46:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Gallerie d'Italia]]></category>
		<category><![CDATA[mostra fotografica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1330" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land.jpg 1330w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-300x238.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-1024x813.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-768x610.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-600x476.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1330px) 100vw, 1330px" /></p>
<p>La luce alla fine del giorno è il titolo della nuova mostra fotografica presso Gallerie d'Italia-Torino. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/fotografia/la-luce-alla-fine-del-giorno.html">La luce alla fine del giorno</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1330" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land.jpg 1330w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-300x238.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-1024x813.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-768x610.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Ranger-con-zanne-di-elefante-ucciso-per-mano-di-un-uomo-Amboseli-2011-Across-the-Ravaged-Land-600x476.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1330px) 100vw, 1330px" /></p>
<p style="font-size:15px">Ricordate la canzone di Michael Jackson&nbsp;<em>Earth Song</em>&nbsp;:</p>



<p style="font-size:15px">“What about sunrise/E dell’alba che mi dici ?– What about rain /E della pioggia, che mi dici? –&nbsp;&nbsp;What about all the things that you said We were to gain/ E tutte quelle cose che dicevi che avremmo ottenuto? – Did you ever stop to notice/Ti sei mai fermato a osservare? – This crying Earth, these weeping shores? /Questa Terra che piange, queste rive in lacrime? – What have we done to the world? / Che cosa abbiamo fatto al mondo? – What about animals?/E gli animali? – We&#8217;ve turned kingdoms to dust/ Abbiamo ridotto i regni in polvere –&nbsp;&nbsp;What about us?/E noi? – What about elephants?/E gli elefanti?&#8230;.”</p>



<p style="font-size:15px">Forse per Nick Brandt è iniziato tutto da lì. Il videoclip di Earth Song di Michael Jackson girato da lui come regista. Si dice che nel 1995, mentre girava il video di &#8220;Earth Song&#8221; in Tanzania, fu sopraffatto dalla bellezza degli animali selvatici. Forse non solamente dagli animali ma anche dal testo stesso della canzone scritta da Michael Jackson nello stesso anno. Una canzone che parla del dolore che abbiamo procurato alla Terra, di una Natura che abbiamo dimenticato persino di sognare. Forse un dialogo tra due persone che si interrogano su ciò che accade e sul momento in cui abbiamo sbagliato. Forse qualcuno parla all’Umanità intera, o è l’Uomo che si rivolge a Dio?</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/%C2%A9Nick-Brandt-Elefante-che-beve-Amboseli-2007.-Ucciso-dai-bracconieri-2009-Across-the-Ravaged-Land-811x1024.jpg" alt="" class="wp-image-511215" style="width:375px;height:auto"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Elefante che beve, Amboseli, 2007. Ucciso dai bracconieri, 2009 (Across the Ravaged Land)</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">Forse quell’esperienza ha dirottato Nick Brandt verso l’Africa, la fotografia, il desiderio di esprimere&nbsp;&nbsp;con le immagini la catastrofe a cui stiamo assistendo, una progressiva scomparsa del mondo naturale e della nostra umanità. Sull’impatto devastante delle nostre azioni sugli esseri più vulnerabili del pianeta, persone e animali. Oggi è lui con le sue immagini che parla a noi. Memorabile rimane l’immagine in Amboseli nel 2011 del ranger che tiene appoggiate sulle sue spalle le zanne di un elefante ucciso per mano di un uomo (Ranger con zanne di elefante ucciso per mano di un uomo, Amboseli, 2011 &#8211; Across the Ravaged Land). Peccato non fossero in mostra.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="770" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-1024x770.jpg" alt="" class="wp-image-511218" style="width:538px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-1024x770.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-300x226.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-768x578.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-1536x1155.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020-600x451.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Fatuma-Ali-Bupa-Kenya-2020.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Fatuma, Ali and Bupa, Kenya, 2020&nbsp;</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="767" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-767x1024.jpg" alt="" class="wp-image-511219" style="width:429px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-767x1024.jpg 767w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-225x300.jpg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-768x1025.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-1151x1536.jpg 1151w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020-600x801.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Halima-Abdul-and-Frida-Kenya-2020.jpg 1439w" sizes="auto, (max-width: 767px) 100vw, 767px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Halima, Abdul and Frida, Kenya, 2020&nbsp;</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">Già nel 2023 al festival&nbsp;<em>Visa pour l’Image</em>&nbsp;di Perpignan ero rimasta incantata dal lavoro di questo artista così come oggi nella mostra THE DAY MAY BREAK. LA LUCE ALLA FINE DEL GIORNO presso Gallerie d’Italia.</p>



<p style="font-size:15px">Forse il suo curriculum ci consente di capire come sia arrivato a realizzare fotografie così&nbsp;grandi e di grande impatto visivo. Un ragazzo inglese che dopo gli studi di pittura e cinematografia presso il Central Saint Martins College of Arts and Design&nbsp;di Londra diventa un regista di video musicali di successo, lavorando con famosi artisti come ad esempio Michael Jackson.&nbsp;Il lavoro in mostra a Torino di Nick Brandt, con la curatela di Arianna Rinaldo, si distingue per un metodo rigoroso e meticoloso: ogni capitolo è il risultato di mesi di preparazione, pianificazione e collaborazione con troupe che conoscono profondamente i territori e le comunità coinvolte. È lui il regista di sé stesso e mette in scena, animali e persone, come fossero film pubblicitari. Le scene sono&nbsp;&nbsp;perfette in ogni dettaglio. La sua comunicazione sociale si arrende alle regole stilistiche rigorose della comunicazione commerciale. Infatti seguono lunghe settimane di stampa e selezione delle immagini, in un processo volto a stabilire un dialogo diretto e profondo con lo spettatore.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-511222" style="width:502px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Harriet-and-people-in-fog_Zimbabwe-2020.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Harriet and People in Fog, Zimbabwe, 2020</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">Come a Perpignan le prime due serie – diventate mondiali – sono ritratti di persone e animali vittime del degrado e della distruzione dell’ambiente. Le immagini del “primo capitolo”, “The day may break / il giorno potrebbe sorgere” (2021),  sono realizzate in Kenya e in Zimbabwe, mentre quelle del “secondo capitolo” in Bolivia (2022). Le fotografie sono state scattate in diversi santuari o aree protette per animali.  Vittime sia della distruzione del loro habitat sia del bracconaggio, la maggior parte degli animali sono sopravvissuti e non potranno più ritornare in libertà. Sono abituati alla presenza umana e quindi non si presenta il rischio che degli estranei si avvicinino a loro per essere fotografati nella stessa inquadratura. La nebbia è creata con l’aiuto di una macchina del fumo installata sul posto a simboleggiare un mondo naturale in via di scomparsa. Richiama anche il fumo degli incendi boschivi, aggravati dal cambiamento climatico, che devastano tante regioni del mondo. Sebbene abbiano perso tutto, queste persone e questi animali sono sopravvissuti. Ed è proprio qui che dovrebbe risiedere la speranza.</p>



<p style="font-size:15px">Il “terzo capitolo” “Sink Rise / Sprofondare e riemergere” (2023) è stato realizzato nell’arcipelago delle Fiji. Indubbiamente permane l’intenzione di stupire, meravigliare quasi i protagonisti fossero oggetti. Ritratti sott’acqua in pose apparentemente naturali trasferiscono un senso di triste quotidianità. Fanno parte di comunità che nei prossimi decenni perderanno terre, case e mezzi di sostentamento a causa dell’innalzamento del livello del mare.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-511224" style="width:398px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-768x1024.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-225x300.jpg 225w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-1152x1536.jpg 1152w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023-600x800.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Akessa-Looking-Down-II-Fiji-2023.jpg 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Akessa Looking Down II, Fiji, 2023&nbsp;&nbsp;</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-511225" style="width:501px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Joel-and-Sosi-Fiji-2023.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Joel and Sosi, Fiji, 2023</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">È tutto magistrale, poetico, di una raffinatezza stilistica ineccepibile.              Eppure c’è qualcosa che non torna. </p>



<p style="font-size:15px">In particolare nel capitolo conclusivo: “The Echo of Our Voices / L’eco delle nostre voci” (2024).&nbsp;&nbsp;Realizzato in Giordania, su commissione di Intesa Sanpaolo, ritrae famiglie di rifugiati siriani costrette a vivere in condizioni di sfollamento permanente.&nbsp;Le belle foto composte sono il concentrato di elementi selezionati dall’autore con notevole cura. I profughi sono diventati modelli di Vogue, lavati, ripuliti, lucidati, rivestiti con cura ed eleganza su piedistalli costruiti appositamente. Sculture senza personalità, tutti uguali nei loro abiti neri, così rigidi e impostati quasi a voler sovrastare l’imponente paesaggio giordano.&nbsp;&nbsp;</p>



<p style="font-size:15px">L’artista ha reso le persone degli oggetti per metterle in una condizione di essere osservate all’interno della fotografia. Quanto sono belle queste fotografie,&nbsp;&nbsp;applaudiamo alla bravura e capacità del fotografo e soprattutto di chi ha commissionato il lavoro: la Banca Intesa San Paolo attenta alla bella fotografia e vicina ai problemi che affliggono il nostro mondo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-1024x640.jpg" alt="" class="wp-image-511227" style="width:516px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-1024x640.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-768x480.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-1536x960.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1-600x375.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Ftaim-and-Family-Jordan-2024-AI-P-1.1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Women with Sleeping Children, Jordan, 2024&nbsp;&nbsp;</em></figcaption></figure>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-511228" style="width:525px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Rakan-Sisters-Jordan-2024-AI-P-1.1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>©Nick Brandt Rakan Sister, Jordan, 2024</em></figcaption></figure>



<p style="font-size:15px">Ma alla&nbsp;&nbsp;fotografia si deve aggiungere l’autenticità. Questa parte autentica degli individui – tutti disposti a dichiarare quanto sono stati fortunati ad essere considerati – non la ritrovo. È questo mondo pieno di contraddizioni che sembra essere sostenuto anche dall’invito dell’autore a ricordarci di quanto siamo privilegiati – noi che riusciamo ad essere dentro a Gallerie d’Italia – rispetto alle persone che ci sono nelle immagini. Sembra un meccanismo, per neutralizzare l’impeto&nbsp;&nbsp;ad una rivoluzione, quello di sentirsi in colpa e rimanere tranquilli a rimirare le immagini del più privilegiato di tutti , l’autore, che ha avuto la possibilità di muovere troupe e impianti per riportarci i profughi belli, puliti, profumati.</p>



<p style="font-size:15px">D’altronde cosa si può dire a Nick Brandt che nel 2010, ha addirittura co-fondato la <em>Big Life Foundation</em>, che si batte per proteggere gli animali e gli ecosistemi di una vasta area del Kenya e della Tanzania? Nulla.  </p>



<p style="font-size:15px">Se non che i profughi hanno dignità, carattere, personalità senza bisogno di voler costruire attraverso la bella fotografia la loro dignità. Mi sembrano più convincenti e toccanti le parole del famoso Gian Maria Volontè a proposito del cinema che credo calzante anche per il potere straordinario del linguaggio fotografico:</p>



<p style="font-size:15px">«<em>lo accetto un film o non lo accetto in funzione della mia concezione del cinema. E non si tratta qui di dare una definizione del cinema politico, cui non credo, perché ogni film, ogni spettacolo, è generalmente politico. Il cinema apolitico è un&#8217;invenzione dei cattivi giornalisti. lo cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità. Per me c&#8217;è la necessità di intendere il cinema come un mezzo di comunicazione di massa, cosi come il teatro, la televisione. Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l&#8217;arte e la vita”.</em></p>
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		<title>La sfida del Kenya (e dell&#8217;Africa) sulla prevenzione</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sfida-del-kenya-e-dell-africa-sulla-prevenzione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 19:47:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I numeri, di per sé, sono drammatici: così come riportato dalla giornalista Diana Njuguna, in Kenya ogni giorno muoiono tra le 9 e le 10 donne a causa del cancro all&#8217;utero. Ma le cifre da sole non bastano a descrivere la situazione. Il contesto keniano, al pari di quello di gran parte dell&#8217;Africa, presenta una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sfida-del-kenya-e-dell-africa-sulla-prevenzione.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sfida-del-kenya-e-dell-africa-sulla-prevenzione.html">La sfida del Kenya (e dell&#8217;Africa) sulla prevenzione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260224155744846_e2e8ad06ec8386fb88623bfed2a1cec6-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I numeri, di per sé, sono drammatici: <a href="https://www.devex.com/news/africa-has-bold-cervical-cancer-plans-now-we-must-deliver-them-111774">così come riportato dalla giornalista Diana Njuguna</a>, in Kenya ogni giorno <strong>muoiono tra le 9 e le 10 donne a causa del cancro all&#8217;utero</strong>. Ma le cifre da sole non bastano a descrivere la situazione. Il contesto keniano, al pari di quello di gran parte dell&#8217;Africa,<strong> presenta una complessità impossibile da spiegare solo con i numeri</strong>. Il cancro all&#8217;utero è infatti un tipo di malattia da cui è possibile guarire grazie a una importante prevenzione. Dunque, se la mortalità è così alta <strong>è perché poche persone attuano controlli costanti e continui.</strong> E qui vige un vero e proprio <strong>paradosso</strong>: proprio il Kenya è uno dei Paesi africani più attrezzati per la prevenzione. C&#8217;è però un doppio problema: <strong>la mancanza della cultura della prevenzione</strong> e<strong> gli squilibri </strong>che impediscono alle parti più povere del territorio di usufruire degli strumenti più importanti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;obiettivo &#8220;90-70-90&#8221;</h2>



<p>C&#8217;è un piano di riferimento, per un Paese come il Kenya, per sconfiggere la piaga del cancro all&#8217;utero. <strong>È quello che l&#8217;Oms ha ribattezzato &#8220;obiettivo 90- 70 &#8211; 90&#8221;</strong>. Così come appare nei protocolli dell&#8217;organizzazione, i tre numeri si riferiscono a tre distinti ma egualmente importanti intenti da raggiungere: <em>&#8220;Occorre vaccinare il 90% delle ragazze entro i 15 anni </em>&#8211; si legge &#8211; <em>fare screening al 70% delle donne tra i 35 e i 45 anni con un test ad alte prestazioni e garantire che il 90% di coloro che ricevono la diagnosi riceva trattamenti e cure adeguate entro il 2030&#8243;. </em></p>



<p>Non è un caso se i primi due obiettivi riguardano <strong>vaccinazione</strong> e <strong>screening</strong>. Confermano il fatto che la prima arma contro la malattia è legata alla prevenzione. Più test, più controlli e più vaccini garantiscono maggiore protezione e maggiore rapidità nelle diagnosi. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le due barriere da abbattere </h2>



<p>Il paradosso keniano, come sottolineato sempre dalla giornalista Diana Njuguna, rappresenta <strong>una ferita molto aperta nella società</strong>. Avere le attrezzature per le diagnosi e non raggiungere adeguatamente l&#8217;intera popolazione, è un dramma umanitario e rischia di assumere per la sanità locale le sembianze della sconfitta. Nairobi si sta quindi muovendo per seguire il piano dell&#8217;Oms. <strong>Iniziando dall&#8217;abbattere la prima barriera, quella territoriale.</strong> Nella capitale esistono strutture pubbliche e private per garantire gli screening e le diagnosi. Basta spostarsi un po&#8217; fuori tuttavia ed ecco che ad emergere è la situazione nella sua complessa drammaticità. Molte località sono lontane dall&#8217;ospedale o dal presidio sanitario più vicino, molte donne non hanno la possibilità logistica di raggiungere un centro dove eseguire i necessari e vitali test. </p>



<p>La strategia del governo è quella di p<strong>ortare fuori dalle grandi città le attrezzature</strong>, avvicinare le donne ai presidi in cui fare prevenzione.<strong> A quel punto, c&#8217;è un&#8217;altra barriera da superare: quella culturale</strong>. Molte donne semplicemente non sanno della presenza di test o non hanno mai avuto modo di essere informate della necessità della prevenzione. In altre ancora, c&#8217;è una vera e propria <strong>diffidenza</strong>. La sfida è tutt&#8217;altro che semplice da vincere, ma il fatto stesso che se ne parli è già un importante passo in avanti. Vale per il Kenya, Paese in questo caso preso ad esempio, ma vale per tutta l&#8217;Africa. L&#8217;attenzione su questo tipo di problemi nel continente non è mai stata alta come adesso. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-sfida-del-kenya-e-dell-africa-sulla-prevenzione.html">La sfida del Kenya (e dell&#8217;Africa) sulla prevenzione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Criptovalute, il Kenya introduce la prima legge per regolamentare il settore digitale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/kenya-legge-cripto-vasp-act-fintech-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2025 16:18:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[criptovalute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Parlamento del Kenya ha approvato il Virtual Asset Service Providers Bill (VASP Act), segnando un passaggio cruciale nella definizione del futuro finanziario del Paese. La legge, frutto di mesi di discussioni tra governo, operatori del settore e autorità di vigilanza, stabilisce per la prima volta un quadro normativo chiaro per la gestione, la custodia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/kenya-legge-cripto-vasp-act-fintech-africa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/kenya-legge-cripto-vasp-act-fintech-africa.html">Criptovalute, il Kenya introduce la prima legge per regolamentare il settore digitale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/bitcoin-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><a href="https://www.reuters.com/business/media-telecom/kenya-parliament-passes-crypto-asset-law-boost-investments-2025-10-13/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il Parlamento del Kenya ha approvato il <strong>Virtual Asset Service Providers Bill (VASP Act)</strong></a>, segnando un passaggio cruciale nella definizione del futuro finanziario del Paese. La legge, frutto di mesi di discussioni tra governo, operatori del settore e autorità di vigilanza<strong>, stabilisce per la prima volta un quadro normativo chiaro</strong> per la gestione, la custodia e lo scambio di asset digitali. L’annuncio ufficiale, dato dal presidente della Commissione Finanze <strong>Kuria Kimani</strong>, è stato accolto con favore da gran parte della comunità fintech, che da anni sollecitava regole trasparenti per un settore in piena espansione.</p>



<p>Il provvedimento intende colmare un vuoto giuridico che aveva finora ostacolato l’afflusso di investimenti esteri e la piena legittimazione del mercato delle criptovalute. Fino a oggi, infatti, le attività legate agli asset digitali <strong>operavano in un contesto semi-regolato</strong>, con margini d’incertezza che scoraggiavano le aziende internazionali. Il VASP Act assegna alla <strong>Banca Centrale del Kenya (CBK) </strong>e alla<strong> Capital Markets Authority (CMA)</strong> la supervisione diretta del comparto: la prima controllerà l’emissione di stablecoin e altri asset virtuali, la seconda regolerà le piattaforme di scambio e i fornitori di servizi di custodia.</p>



<p>Il testo introduce inoltre <strong>standard stringenti in materia di antiriciclaggio (AML) e di identificazione dei clienti (KYC)</strong>, allineando il Kenya ai modelli normativi di Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea. Si tratta di un salto qualitativo per l’Africa orientale, dove la regolamentazione delle criptovalute è ancora piuttosto frammentata.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Kenya parliament passes crypto asset law to boost investments: Kenyan lawmakers have passed a bill to regulate digital assets like cryptocurrencies, a senior parliamentarian said on Monday, as it seeks to boost investments into the sector by putting… <a href="https://t.co/XgPOepDWGU">https://t.co/XgPOepDWGU</a></p>&mdash; Hiiraan Online (@hiiraan) <a href="https://twitter.com/hiiraan/status/1977953143611957519?ref_src=twsrc%5Etfw">October 14, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Una strategia per attrarre investimenti e rafforzare la fiducia</h2>



<p>Secondo Kuria Kimani, <a href="https://www.eternitylaw.com/news/kenya-parliament-passes-crypto-asset-law-to-boost-investments/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la chiarezza normativa introdotta dal VASP Act</a> renderà il Kenya più attrattivo per investitori e startup internazionali, riducendo la percezione di rischio che fino a oggi aveva frenato molte imprese. La misura arriva in un contesto in cui diverse aziende globali – tra cui Binance e Coinbase – hanno avviato colloqui preliminari con il governo per esplorare nuove opportunità nel mercato africano. </p>



<p>La legge stabilisce che le società operanti con criptovalute <strong>dovranno ottenere licenze rilasciate dalla Banca Centrale</strong>, mentre le piattaforme di trading e i portafogli digitali dovranno conformarsi ai requisiti della Capital Markets Authority. Queste disposizioni non solo garantiranno maggiore trasparenza, ma contribuiranno a creare un ecosistema di fiducia per gli investitori locali e stranieri.</p>



<p>Particolare attenzione è stata riservata alle <strong>stablecoin</strong>: l’esecutivo ha sottolineato che la loro diffusione &#8211; se non regolamentata &#8211; potrebbe rappresentare un rischio per la stabilità monetaria dei Paesi emergenti. In risposta, la legge prevede <strong>un monitoraggio costante per prevenire derive speculative</strong>. In questo modo, il Kenya punta a bilanciare apertura e prudenza: incentivare la sperimentazione tecnologica senza compromettere l’equilibrio macroeconomico.</p>



<p>Il VASP Act rientra pienamente nella visione di sviluppo economico sostenuto dall’innovazione: il governo vede nella finanza digitale <strong>un motore di crescita e inclusione</strong>, soprattutto per una popolazione giovane – oltre il 70% dei cittadini ha meno di 35 anni – sempre più connessa e pronta a utilizzare strumenti alternativi per pagamenti, risparmio e microinvestimenti.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Kenya’s National Assembly has passed the Virtual Asset Service Providers Bill, 2025, establishing a licensing and oversight framework for crypto and digital asset firms. <br><br>The law empowers regulators like CBK and CMA to supervise operators, enforce AML/CFT rules, and ensure… <a href="https://t.co/Jyyfw3mpmU">https://t.co/Jyyfw3mpmU</a> <a href="https://t.co/L8ZowbQYDh">pic.twitter.com/L8ZowbQYDh</a></p>&mdash; Kenyan Wall Street (@kenyanwalstreet) <a href="https://twitter.com/kenyanwalstreet/status/1975829568851267601?ref_src=twsrc%5Etfw">October 8, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Un modello per l’Africa orientale</h2>



<p>Con l’approvazione del VASP Act, <a href="https://it.insideover.com/economia/kenya-privatizzazione-aziende-pubbliche-investimenti-ruto.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">il Kenya</a> diventa <strong>uno dei primi Paesi africani a introdurre una legge completa sul mercato degli asset virtuali</strong>, affiancando Sudafrica e Nigeria nel gruppo dei pionieri continentali. Ma la novità keniota risiede nella struttura bilanciata del provvedimento: un equilibrio tra controllo normativo e apertura all’innovazione che potrebbe fungere da modello per altre nazioni africane in cerca di un approccio “ibrido” alla regolamentazione.</p>



<p>Gli osservatori internazionali ritengono che l’iniziativa avrà un impatto regionale rilevante: la legge keniota potrebbe ispirare legislazioni analoghe in Uganda, Tanzania ed Etiopia, Paesi che condividono un’economia digitale in rapida crescita <strong>ma ancora priva di un quadro giuridico definito</strong>.</p>



<p>La spinta verso <a href="https://it.insideover.com/economia/chi-possiede-la-verita-come-la-blockchain-puo-riscrivere-il-diritto-e-la-societa.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la blockchain</a> non è limitata al settore dei pagamenti: il governo intende estenderne l’uso alla tracciabilità delle filiere agricole, alla gestione dei registri fondiari e alla digitalizzazione dei servizi pubblici. Il VASP Act fornisce così a queste iniziative un fondamento legale che mancava, <strong>rendendo più solido l’intero ecosistema tecnologico</strong> e migliorando la credibilità del Kenya sul mercato globale.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Kenya Passes Virtual Asset Law to Regulate Crypto, Boost Investments | Firstpost Africa | N18G" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/qr6EWQqPKL0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_qr6EWQqPKL0");</script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Criptovalute come leva strategica per la crescita economica</h2>



<p>L’adozione del VASP Act non rappresenta solo un avanzamento legislativo, ma un passo strategico nella politica economica del Kenya: il governo intende utilizzare la finanza digitale come leva per diversificare l’economia e<strong> rafforzare la propria autonomia tecnologica</strong>.</p>



<p>La nuova legge, oltre a fornire protezioni legali per gli utenti e gli investitori, crea <strong>un ambiente più competitivo per le startup fintech</strong>, riducendo i costi di accesso al mercato e favorendo la nascita di nuove imprese. In prospettiva, ciò potrebbe generare un aumento considerevole degli investimenti diretti esteri nel settore tecnologico, consolidando la posizione di Nairobi <strong>come polo regionale per l’innovazione finanziaria.</strong></p>



<p>Il Kenya assume <strong>così un ruolo di leadership </strong>nella definizione delle politiche digitali africane. Mentre altri Paesi adottano approcci più conservatori, Nairobi scommette <strong>su una regolamentazione avanzata </strong>come strumento di soft power, capace di attrarre capitali e know-how, ma anche di rafforzare la propria influenza diplomatica nella regione.</p>



<p>Più che una semplice regolamentazione tecnica, la nuova legge <strong>segna l’inizio di una visione strategica</strong> per il futuro della finanza africana<strong>:</strong> un’economia digitale trasparente, basata sulla fiducia, l’innovazione e la partecipazione dei cittadini. La sfida, ora, sarà tradurre la cornice normativa in risultati concreti: creare posti di lavoro qualificati, aumentare la competitività e garantire che i benefici della rivoluzione fintech si distribuiscano in modo equo tra le diverse fasce della popolazione.</p>
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		<title>Per rilanciare l&#8217;economia del Kenya il presidente Ruto punta sulle privatizzazioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/kenya-privatizzazione-aziende-pubbliche-investimenti-ruto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Jul 2025 10:38:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-600x300.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-1024x512.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-1536x768.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>• Annuncio del piano di privatizzazione da parte di Ruto<br />
• Prima IPO prevista: Kenya Pipeline Company<br />
• Obiettivo: rafforzare mercati dei capitali e attrarre investimenti<br />
• Contesto: austerità, debito pubblico e fine fondi USAID<br />
• Sfida: bilanciare efficienza economica e equità sociale</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/kenya-privatizzazione-aziende-pubbliche-investimenti-ruto.html">Per rilanciare l&#8217;economia del Kenya il presidente Ruto punta sulle privatizzazioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p><a href="https://www.reuters.com/world/africa/kenya-looks-ipo-state-assets-draw-private-sector-investments-says-president-ruto-2025-07-02/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il governo del Kenya ha lanciato un programma di privatizzazione</a> che punta a ristrutturare radicalmente il ruolo dello Stato nell’economia, aprendo le porte alla partecipazione del settore privato in alcune delle principali aziende pubbliche. L’annuncio è stato fatto dal presidente <strong>William Ruto</strong> nel corso di un intervento istituzionale tenuto alla Borsa di Londra, occasione in cui ha illustrato un piano articolato per attrarre capitali, <strong>alleggerire la pressione del debito pubblico</strong> e rafforzare i mercati finanziari interni. L’iniziativa prevede che i primi asset a essere collocati sul mercato siano società strategiche, a partire dalla <strong>Kenya Pipeline Company</strong>, che sarà quotata alla Borsa di Nairobi entro la fine dell’anno.</p>



<p>Il piano, strutturato secondo una tempistica definita, ha l’obiettivo di individuare un portafoglio di imprese statali da privatizzare attraverso <strong>offerte pubbliche</strong> iniziali oppure da rilanciare tramite modelli di partnership con operatori privati. Le autorità keniote ritengono che queste operazioni possano rappresentare un’opportunità concreta per attrarre investitori locali e stranieri, migliorare l’efficienza delle società coinvolte e potenziare il sistema infrastrutturale nazionale.</p>



<p>In questo contesto, la Kenya Pipeline Company è vista come un caso emblematico: un’azienda essenziale per la logistica energetica del Paese, che potrebbe diventare il <strong>volano per una nuova stagione di capitalizzazione</strong> e trasparenza nel settore pubblico. Ruto ha anche rimarcato l’importanza di modernizzare il <strong>Nairobi Securities Exchange,</strong> sottolineando come esperienze maturate in contesti come quello britannico possano contribuire a rafforzare le competenze e la credibilità del mercato finanziario keniota.</p>



<p>La scelta di procedere con la dismissione degli asset pubblici si inserisce in un quadro economico caratterizzato da <strong>uno spazio fiscale estremamente ristretto</strong>, con una difficoltà in aumento nel far fronte agli impegni di bilancio senza ricorrere all’indebitamento estero. Le difficoltà hanno raggiunto il culmine nel <strong>2023</strong>, quando un pacchetto di misure fiscali da oltre <strong>2,6 miliardi di dollari</strong> è stato ritirato a seguito di un’ondata di proteste popolari: da quel momento, il governo ha avviato una riflessione profonda sulle politiche di finanziamento dello sviluppo e sulla necessità di adottare strumenti di mercato come alternativa strutturale al debito.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="🇰🇪 Kenya’s President William Ruto announced plans to privatize key state assets" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/eXc0r37YSiA?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_eXc0r37YSiA");</script>
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<h3 class="wp-block-heading"><strong>Dalle aule di giustizia alla Borsa</strong></h3>



<p><a href="https://thevoiceofafrica.com/2025/07/04/kenya-to-privatize-key-state-assets-in-push-for-investment-and-financial-independence/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La decisione del Kenya di rilanciare il programma di privatizzazioni</a> arriva dopo una serie di ostacoli istituzionali che, nel 2023, ne avevano temporaneamente bloccato l’attuazione: l’Alta Corte del Paese aveva infatti sospeso l’iniziativa giudicando alcune modalità <strong>in conflitto con i principi costituzionali</strong>, ma il governo, senza abbandonare l’obiettivo, ha riformulato la strategia per rientrare nei parametri normativi previsti. L&#8217;attuale rilancio del piano, rivisto nei metodi e nella governance, è finalizzato a garantire maggiore legalità, trasparenza e supervisione istituzionale, elementi ritenuti essenziali per costruire fiducia tra investitori e opinione pubblica. </p>



<p>Il presidente Ruto ha segnalato con chiarezza che l’obiettivo non è la svendita degli asset pubblici ma la loro <strong>valorizzazione strategica</strong>, in modo da generare ritorni economici duraturi e condivisi. A rafforzare la credibilità dell’operazione vi sono anche i primi risultati delle <strong>cartolarizzazioni</strong> già effettuate, attraverso le quali il governo ha raccolto oltre 1,3 miliardi di dollari mediante asset come strade a pedaggio e infrastrutture pubbliche. Alcuni di questi strumenti finanziari, in una seconda fase, verranno quotati anch’essi in Borsa, permettendo l’ingresso di nuovi investitori istituzionali e retail, in una logica di <strong>diversificazione e allargamento della base proprietaria</strong>.</p>



<p>Il passaggio in Borsa delle ex società pubbliche punta anche a rafforzare la <strong>Nairobi Securities Exchange</strong>, che negli ultimi anni ha mostrato segnali di debolezza in termini di liquidità e attrattività: le IPO sono quindi viste anche come un’occasione per iniettare nuova fiducia nel sistema dei capitali, migliorare la corporate governance e rilanciare il profilo internazionale del <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-team-segreto-della-cia-in-kenya-per-lantiterrorismo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kenya</a> come <strong>destinazione sicura</strong> per gli investimenti a lungo termine. Alcuni analisti ritengono che, se gestita con rigore e visione, questa operazione potrebbe fare del Kenya un modello per altri Paesi africani che affrontano sfide simili nella gestione del debito e nella trasformazione delle economie statali in ecosistemi di mercato competitivi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="President William Ruto states that peace and stability are crucial to Kenya&#039;s prosperity" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/D0bNzRE6H1k?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_");</script>
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<h3 class="wp-block-heading">U<strong>n nuovo posizionamento internazionale per il Kenya</strong></h3>



<p>Il nuovo corso economico intrapreso da Nairobi non si esaurisce in una serie di riforme tecniche, ma rappresenta un riposizionamento più ampio della nazione nello scenario geopolitico africano e globale. L’intervento del presidente Ruto alla Borsa di Londra è stato carico di significato proprio per la scelta del luogo: un hub finanziario globale da cui trarre ispirazione per aggiornare regole, strumenti e pratiche dei mercati dei capitali kenioti. È in questa cornice che si inserisce anche il richiamo alla necessità di <strong>emanciparsi da forme di finanziamento esterne </strong>non più ritenute affidabili, come l’assistenza bilaterale a fondo perduto o i programmi internazionali spesso vincolati da condizioni politiche.</p>



<p>Il riferimento esplicito <strong>alla cessazione dei fondi USAID</strong> da parte dell’amministrazione americana – considerato uno shock istituzionale – è stato letto come un segnale della volontà di puntare sull’autonomia finanziaria e su risorse generate internamente. Le dichiarazioni di Ruto sull’intenzione di affidarsi sempre meno a fondi <strong><em>“che il Paese non può controllare”</em></strong> vanno nella stessa direzione. Parallelamente, l’apertura al capitale privato attraverso l’ingresso in Borsa viene interpretata anche come un tentativo di costruire <strong>una reputazione solida</strong>, capace di attrarre investimenti diretti esteri senza dipendere esclusivamente dalla diplomazia degli aiuti.</p>



<p>In quest’ottica, la modernizzazione e la creazione di un mercato secondario efficiente non servono solo a vendere titoli, ma a rafforzare la posizione di Nairobi come <strong>snodo finanziario</strong> per l’Africa orientale, con un modello di sviluppo ibrido che unisce pubblico e privato, locale e globale. Un modello che, se ben gestito, potrebbe stimolare investimenti settoriali anche in ambiti sensibili come sanità, energia, telecomunicazioni e trasporti, contribuendo alla crescita senza ricadere nel debito estero strutturale.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Kenya looks to privatise state assets to draw private-sector investments: Ruto<a href="https://t.co/mGYeTid66E">https://t.co/mGYeTid66E</a></p>&mdash; Times LIVE (@TimesLIVE) <a href="https://twitter.com/TimesLIVE/status/1941063181843005512?ref_src=twsrc%5Etfw">July 4, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h3 class="wp-block-heading"><strong>La sfida tra liberalizzazione e tutela dell’interesse pubblico</strong></h3>



<p>La strategia di privatizzazione delineata dal governo keniota non può essere letta solo come una misura tecnica per migliorare i conti pubblici, ma come un passaggio politico ben visibile verso una <strong>ridefinizione del ruolo dello Stato</strong> e delle sue responsabilità economiche. In questo processo, uno degli aspetti più delicati sarà riuscire a mantenere <strong>il giusto equilibrio</strong> tra efficienza gestionale e controllo pubblico, tra apertura al mercato e garanzia dei diritti sociali.</p>



<p>&nbsp;Affidare al capitale privato il futuro di settori strategici, pur garantendo trasparenza e concorrenza, comporta rischi che non possono essere sottovalutati, soprattutto in una fase storica contrassegnata da tensioni sociali, disuguaglianze diffuse e scarsa fiducia nell’establishment: la sfida consisterà nel far sì che le dismissioni non si traducano <strong>in una perdita di sovranità economica</strong> o in un’esclusione delle fasce più vulnerabili dalla fruizione dei servizi essenziali.</p>



<p>Servirà una regolazione attenta e un controllo istituzionale forte, capace di monitorare non solo i ritorni finanziari ma anche gli impatti sociali delle operazioni. La credibilità del progetto dipenderà dalla capacità del governo di spiegare le scelte, coinvolgere la cittadinanza e garantire che gli introiti generati siano reinvestiti in settori essenziali come l’istruzione, la sanità e le infrastrutture. Solo in questo modo la privatizzazione potrà essere percepita come <strong>uno strumento di crescita condivisa</strong> e non come una cessione di beni pubblici a vantaggio di pochi. Il successo del piano dipenderà, infine, dalla possibilità di costruire un ecosistema in cui la logica del profitto si integri con la funzione sociale delle imprese ex pubbliche. Se il <a href="https://it.insideover.com/economia/lacqua-del-kenya-e-il-nuovo-petrolio-dellarabia-saudita.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Kenya</a> riuscirà a percorrere questa strada con equilibrio e trasparenza, potrà posizionarsi come un laboratorio africano di <strong>modernizzazione economica sostenibile</strong>, capace di ispirare altri Paesi in cerca di soluzioni che coniughino autonomia, efficienza e giustizia sociale.</p>
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		<title>L&#8217;Africa resiste a Starlink: Governi e operatori locali contro Musk il colonizzatore</title>
		<link>https://it.insideover.com/spazio/lafrica-resiste-a-starlink-governi-e-operatori-locali-contro-musk-il-colonizzatore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2025 11:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spazio]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Internet via satellite]]></category>
		<category><![CDATA[SpaceX]]></category>
		<category><![CDATA[Starlink]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="330" height="186" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Starlink_Mission_47926144123.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Starlink_Mission_47926144123.jpg 330w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Starlink_Mission_47926144123-300x169.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 330px) 100vw, 330px" /></p>
<p>Elon Musk fatica a vedere uno dei suoi prodotti di punta sfondare nel continente d'origine: Starlink, il provider internet.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="330" height="186" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Starlink_Mission_47926144123.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Starlink_Mission_47926144123.jpg 330w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Starlink_Mission_47926144123-300x169.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 330px) 100vw, 330px" /></p>
<p>L&#8217;<strong>imprenditore africano</strong> di maggior successo al mondo fatica a vedere uno dei suoi prodotti di punta sfondare nel continente d&#8217;origine: <strong>Starlink</strong>, il provider di servizi di Internet via satellite di proprietà di <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/marco-santarelli-starlink-per-litalia-solo-finche-non-arriva-liris2-europeo.html"><strong>SpaceX</strong>, uno dei gioielli della corona del magnate americano di origini sudafricane <strong>Elon Musk</strong>,</a> si sta affermando a macchia di leopardo in Africa. <strong>Problemi di scala nella disponibilità dei servizi</strong>, fattori connessi alla <strong>concorrenza con le aziende di telecomunicazioni locali</strong> e ostacoli regolatori stanno rallentando la diffusione della connessione di rete portata dai <a href="https://it.insideover.com/difesa/starlink-e-non-solo-la-difesa-italiana-studia-le-comunicazioni-spaziali.html">satelliti a orbita bassa (Leo)</a> con cui Musk intende ampliare il mercato dell&#8217;accesso a Internet anche a aree non raggiunte da importanti connessioni infrastrutturali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sudafrica e non solo, Starlink e la sfida in Africa</h2>



<p>Come ha ricordato il portale Visual Capitalist in un&#8217;analisi dedicata a Starlink in Africa, la piattaforma di Musk è operativa in 15 Paesi del continente su oltre 50. <strong>A oggi, anche complici le manovre politiche ostili</strong> dell&#8217;uomo più ricco del mondo contro il Governo di Pretoria, paradossalmente Musk non è riuscito a far entrare il suo asset nel suo Paese d&#8217;origine, uno dei più ricchi del continente.</p>



<p>L&#8217;azienda di Musk si è ritirata dal confronto con l&#8217;Autorità indipendente per le comunicazioni del Sudafrica (Icasa) criticando, come ricorda<a href="https://techpoint.africa/2025/02/06/elon-musks-starlink-expansion-into-south-africa-expansion-stalls/"> <em>Tech Point Africa</em></a>, il fatto che il Paese più meridionale del continente chiede una partecipazione al 30% di un partner sudafricano nelle attività di aziende straniere operanti nelle telecomunicazioni. SpaceX ha visto questo come una <strong>barriera impropria al mercato</strong>, e probabilmente anche per questi screzi Musk ha alzato l&#8217;asticella delle critiche contro il <strong>presidente Cyril Ramaphosa</strong>, pressando il presidente Usa Donald Trump e l&#8217;amministrazione ad assecondarlo nel rilanciare la voce <strong>tendenziosa di una </strong><a href="https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/il-mito-razzista-del-genocidio-dei-bianchi-in-sudafrica/"><strong>presunta &#8220;persecuzione&#8221; dei bianchi sudafricani</strong> a opera della maggioranza nera.</a></p>



<p>Oltre a questo, ci sono <strong>barriere di mercato legate alla scala della penetrazione</strong> di Starlink in Africa. <a href="https://www.visualcapitalist.com/visualized-starlink-vs-leading-internet-provider-prices-in-africa/">Visual Capitalist ha messo a confronto </a>il prezzo dei servizi erogati dall&#8217;azienda di Musk in dodici Paesi africani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La concorrenza delle compagnie locali</h2>



<p>In diversi mercati, gli Internet Services Provider (Isp) restano più competitivi rispetto agli abbonamenti mensili a Starlink, a cui va aggiunto il costo dell&#8217;hardware iniziale. In particolare, ad esempio, il Paese col Pil e la popolazione maggiore dell&#8217;Africa, la Nigeria, vede un servizio Starlink erogato mediamente<strong> a 48,47 dollari al mese, contro i 9,59 dollari delle compagnie tradizionali</strong>, un rapporto di cinque a uno che rende meno competitivo l&#8217;Internet di Musk. Starlink resta molto meno competitivo degli Isp tradizionali anche in Madagascar e Ruanda, dove costa quasi 29 dollari contro 18 e 10 al mese, e in Benin (47 contro 31). Paragonabili, con un leggero sovraprezzo Starlink, i servizi in Botswana e Zambia. Starlink è offerto a prezzi più competitivi, invece, in Paesi come Mozambico, Capo Verde, Kenya e Ghana.</p>



<p>Vediamo, dunque, un <strong>contesto di relativa difficoltà di penetrazione dell&#8217;Internet via satellite</strong> che riflette la necessità di inserire la digitalizzazione in un contesto economico capace di assorbirlo al meglio e, soprattutto, di veder crescere la domanda per <strong>servizi complementari alle tradizionali connessioni</strong>. </p>



<p>Non a caso Starlink sovraperforma in Ghana, economia ad alta velocità tra quelle in maggior espansione che sta puntando al ruolo di hub dei servizi dell&#8217;Ovest del continente, in un Paese ricco di compagnie straniere energetiche come il Mozambico e in due poli turistici importanti come Capo Verde e Kenya, dove l&#8217;investimento infrastrutturale è più avanzato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I dubbi delle compagnie africane su Starlink</h2>



<p>Le compagnie africane, inoltre, stanno lavorando per alzare le barriere all&#8217;entrata di Starlink, contestando soprattutto un atteggiamento<strong> ritenuto predatorio in termini di ricerca di quote di mercato</strong>: &#8220;&#8221;Abbiamo un&#8217;azienda straniera che arriva, fa il minimo indispensabile e poi prende quote di mercato da aziende che hanno investito molto nel continente e stanno dando lavoro a migliaia di persone&#8221;, ha dichiarato a <em>Africa Business</em> il Ceo della compagnia di tlc nigeriana basata a Lagos Space in Africa, Temidayo Oniosuno. In quest&#8217;ottica, <strong>la necessaria partnership tra l&#8217;operatore Leo più attivo al mondo</strong> e le compagnie di tlc locali si ridimensiona per l&#8217;ostilità che emerge verso Starlink. </p>



<p><a href="https://african.business/2024/11/technology-information/starlinks-aggressive-push-in-africa-keeps-telcos-on-high-alert">Nota <em>Africa Business</em> che </a>&#8220;all&#8217;inizio del 2024 il tasso di penetrazione di Internet in Africa era di circa il 43%, ben al di sotto della media globale del 66%. Paesi come il Sudan del Sud, il Burundi e la Repubblica Centrafricana hanno alcuni dei tassi di penetrazione più bassi, con cifre rispettivamente pari al 12,1%, all&#8217;11,3% e al 10,6%&#8221;, e questo rende necessaria una sinergia che Starlink può costruire solo <strong>mostrando il suo contributo effettivo allo sviluppo del continente.</strong> Vedere l&#8217;Africa solo come una <strong>mucca da mungere</strong> per la crescita demografica e la necessità di amplificare la copertura di rete può non essere la strategia più attraente per espandere il business di Starlink nel continente. </p>



<p>Musk sa che dovrà <strong>cercare partnership con Governi e operatori</strong> e non apparire come un &#8220;colonizzatore&#8221; tecnologico. Pena la caduta delle opportunità di business e il ridimensionamento della tecnologica occidentale nel continente dove prospera l&#8217;influenza di Russia e Cina. Da africano di nascita, dovrebbe sapere benissimo quanto ormai i Paesi della regione rifuggano tutto quello che possa anche solo lontanamente apparire come un&#8217;estrazione di valore senza sviluppo dal loro percorso di crescita.</p>
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		<title>L&#8217;Africa e la corsa ai dati: il nuovo Eldorado digitale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/lafrica-e-la-corsa-ai-dati-il-nuovo-eldorado-digitale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2024 07:50:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="960" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-600x300.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-300x150.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-1024x512.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-768x384.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241215073942276_dbf968d7560dc06fab6106c7bc59377d-e1734248956131-1536x768.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I dati sono il nuovo tesoro dell’Africa, al centro di una rivoluzione digitale guidata dal Sudafrica e da colossi tecnologici</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/lafrica-e-la-corsa-ai-dati-il-nuovo-eldorado-digitale.html">L&#8217;Africa e la corsa ai dati: il nuovo Eldorado digitale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>I dati rappresentano oggi il vero tesoro del nostro tempo, più preziosi del petrolio e dell’oro. Il loro controllo permette di orientare consumi, economie e persino politiche internazionali. Ma dietro il loro sfruttamento si cela un intricato intreccio di potere, economia e scarsa trasparenza. Ed è proprio <strong>l’Africa a trovarsi al centro di questa rivoluzione</strong>, con grandi aspettative e altrettante contraddizioni.</p>



<p>Nel continente, a differenza di Europa e Stati Uniti, il cittadino comune non ha alcun diritto di accesso ai propri dati <strong>custoditi da giganti come Google o Meta</strong>. Una mancanza non solo normativa ma anche culturale, figlia di un’informazione carente e di una consapevolezza ancora limitata. Tuttavia, segnali di cambiamento si intravedono: la Commissione africana per i diritti umani e dei popoli ha recentemente richiesto agli Stati membri dell’Unione Africana di garantire che i dati detenuti da enti pubblici e privati siano accessibili al pubblico, segnando una svolta potenzialmente epocale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Sudafrica al centro della rivoluzione digitale</h2>



<p>Parallelamente, la crescente domanda di capacità di elaborazione dati, alimentata dall’avanzata dell’intelligenza artificiale, ha innescato una corsa senza precedenti alla costruzione di data center in Africa. Il <strong>Sudafrica</strong> guida questa trasformazione, ospitando oltre la metà della capacità del continente, seguito da <strong>Egitto, Kenya, Nigeria e Marocco</strong>. Colossi come Alibaba, Amazon Web Services, Google e Microsoft hanno scelto proprio il Sudafrica per stabilire i loro servizi cloud, affiancati da attori locali come Africa Data Center.</p>



<p>Eppure, nonostante la rapida crescita, l’Africa resta lontana dai livelli di capacità dei data center di altre regioni. Con <strong>meno del 2% dell’offerta globale</strong>, il continente è ancora un nano digitale rispetto alle Americhe o all’Europa. La domanda, però, continua a crescere: secondo l’Africa Data Centers Association, per soddisfare le esigenze del continente servirebbero oltre 700 nuove strutture e una <strong>capacità di 1.000 megawatt</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Progetti e sfide del futuro</h2>



<p>Gli investimenti non si fanno attendere. <strong>Microsoft ha annunciato un progetto da 1 miliardo di dollari</strong> per costruire un data center “verde” in Kenya, alimentato da energia geotermica, mentre in Nigeria è in corso la costruzione di una struttura hyperscale da 38 MW a Lagos. Anche Huawei, con un’iniziativa a Il Cairo, punta a conquistare il Nordafrica.</p>



<p>Ma non mancano gli ostacoli. Infrastrutture elettriche inaffidabili, burocrazia, instabilità politica e conflitti rappresentano sfide che rallentano l’espansione. Nonostante ciò, il settore appare resiliente. Si stima che il mercato africano dei data center raggiungerà i 3 miliardi di dollari entro il 2025, con <strong>un incremento del 50% entro il 2026</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro digitale di un continente in movimento</h2>



<p>In questo scenario, il futuro dell’Africa <strong>si gioca su un equilibrio delicato</strong>: da un lato, la possibilità di colmare il divario digitale rispetto al resto del mondo; dall’altro, il rischio che l’assenza di normative adeguate favorisca un&#8217;ulteriore concentrazione di potere nelle mani dei colossi tecnologici. Come in ogni rivoluzione, la sfida sarà trasformare le vulnerabilità in opportunità, costruendo un ecosistema digitale che sia inclusivo, sostenibile e rispettoso dei diritti degli utenti.</p>
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		<title>La filiera del caffè in Kenya: la controlla Spartan Tech, una start up di Milano</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/la-filiera-del-caffe-in-kenya-la-controlla-spartan-tech-una-start-up-di-milano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Aug 2024 14:37:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Blockchain]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810162623829_63e49b3a71bd06ec710d1613423efc65.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810162623829_63e49b3a71bd06ec710d1613423efc65.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810162623829_63e49b3a71bd06ec710d1613423efc65-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810162623829_63e49b3a71bd06ec710d1613423efc65-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810162623829_63e49b3a71bd06ec710d1613423efc65-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810162623829_63e49b3a71bd06ec710d1613423efc65-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240810162623829_63e49b3a71bd06ec710d1613423efc65-1536x1025.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per dare maggiori opportunità ai piccoli produttori, Spartan Tech ha sviluppato una piattaforma per tracciare la filiera del caffè kenyano.</p>
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<p>Al fine di dare maggiori opportunità ai piccoli <strong>produttori del caffè</strong> in Kenya, <strong>Spartan Tech</strong>, una start up milanese specializzata nello sviluppo di soluzioni <strong>blockchain</strong>, ha realizzato una piattaforma per la tracciabilità della filiera del caffè kenyano di qualità Arabica. Il progetto è stato possibile grazie al bando indetto da E4Impact, con il patrocinio dell’Agenzia Italiana per la cooperazione allo sviluppo e il Ministero dell’Agricoltura del Kenya.</p>



<p>A spiegare ad InsideOver come funziona la tecnologia blockchain sono stati i 4 azionisti di riferimento di Spartan Tech, <strong>Paul Renda</strong> (CEO), <strong>Pietro Gorgazzini</strong> (Chief Innovation Officer CIO), <strong>Erik Somaschini</strong> (Chief Marketing Officer CMO) e <strong>Alan Torrisi</strong> (Chief Tecnology Officer CTO). “La tecnologia blockchain è un registro decentralizzato, pubblico e immutabile che garantisce la massima trasparenza delle informazioni scritte” spiegano. In sostanza, grazie alla sua <strong>struttura reticolare</strong>, questa nuova tecnologia permette a chiunque, da qualsiasi parte del mondo, di mettere a disposizione la potenza di calcolo del suo computer o del suo smartphone, diventando un nodo della rete.</p>



<p>Ma come si applica questo alla produzione del caffè? “In Spartan Tech”, precisa Erik Somaschini, abbiamo scelto di non entrare nel mondo degli NFT e delle criptovalute, ma di utilizzare la blockchain come infrastruttura per la tracciabilità di filiera. In questo senso, abbiamo applicato la nostra app di tracciabilità più evoluta, <strong>Propagate®</strong>, per implementare un sistema che permette alle cooperative del caffè di tracciare i singoli agricoltori e i loro processi agricoli. Questo consente ai mercati di avere una carta d&#8217;identità digitale per ogni lotto di caffè, garantendo la qualità e valorizzando la produzione locale”.</p>



<p>Nella realizzazione del progetto, però, sono state affrontate diverse sfide, come “la scarsa digitalizzazione e il limitato accesso a internet”, che sono stati i due ostacoli principali. È stato quindi necessaria un’ottimizzazione della tecnologia e l’impiego di “operazioni locali per consentire a degli incaricati di raccogliere e caricare periodicamente i dati su internet nelle zone dove la rete non era disponibile”.</p>



<p>Per comprendere meglio i vantaggi di questa tecnologia bisogna pensare che “prima dell&#8217;implementazione della blockchain, il tracciamento del caffè avveniva principalmente tramite documentazione cartacea e database locali, il che comportava un alto rischio di errori e manipolazioni. Con la blockchain, ogni passaggio del processo produttivo viene registrato in modo sicuro e immutabile. Ad esempio, ogni volta che il caffè viene raccolto, elaborato o trasportato, queste informazioni vengono registrate su un ledger distribuito che può essere consultato in tempo reale da tutti gli attori della filiera. Questo non solo riduce il rischio di frodi, ma aumenta anche la fiducia dei consumatori nella qualità e nell&#8217;origine del prodotto che acquistano”.</p>



<p>AL momento sono <strong>30.000 </strong>i produttori coinvolti, selezionati “direttamente dalle nostre controparti, ovvero il governo locale e le istituzioni collegate al <strong>Ministero dell&#8217;Agricoltura</strong>. Abbiamo collaborato strettamente con queste entità per garantire che i produttori scelti fossero rappresentativi delle diverse realtà agricole del Kenya e che fossero pronti ad adottare e beneficiare delle tecnologie di tracciabilità basate su blockchain”.</p>



<p>Inoltre, la tecnologia blockchain contribuisce significativamente alla <strong>sostenibilità economica</strong> dei piccoli produttori di caffè, poiché “garantisce la trasparenza e l&#8217;immutabilità delle informazioni riguardanti l&#8217;intero processo produttivo, dalla coltivazione alla distribuzione. Questo permette ai produttori di dimostrare l&#8217;origine e la qualità del loro caffè, ottenendo così prezzi più equi sul mercato”. Inoltre, grazie alla tracciabilità completa offerta dalla blockchain, “i piccoli produttori possono accedere a nuovi mercati internazionali che richiedono standard elevati di qualità e trasparenza. La fiducia dei consumatori e dei buyer aumenta, il che porta a relazioni commerciali più solide e a lungo termine. Questo supporto alla reputazione dei produttori locali si traduce in una maggiore stabilità economica e in opportunità di crescita”.</p>



<p>Il progetto ha a cuore anche la <strong>sostenibilità ambientale</strong>. Infatti, “attraverso la certificazione della qualità delle produzioni africane di caffè, miriamo ad accorciare fisicamente la catena di approvvigionamento del prodotto, spostandola, per quanto possibile, dal Sud America alla vicina Africa. Questo cambiamento riduce i tempi di trasporto, l&#8217;utilizzo di carburante e, di conseguenza, le emissioni di CO2. In sintesi, interveniamo direttamente sulla logistica per rendere l&#8217;approvvigionamento di caffè, di cui siamo grandi consumatori in Italia e in Europa, più sostenibile”.</p>



<p>L’obiettivo è quello di “estendere l&#8217;applicazione di Propagate®️ ad altre filiere agricole, oltre al caffè, per includere prodotti come il cacao, il tè e le spezie. Questo permetterà di migliorare la tracciabilità e la trasparenza in molteplici settori, aumentando il valore e la fiducia dei consumatori”.</p>



<p>Un&#8217;altra area di sviluppo riguarda “l&#8217;espansione della nostra piattaforma a livello globale, collaborando con governi, istituzioni e organizzazioni internazionali per standardizzare e diffondere l&#8217;uso della blockchain nella tracciabilità alimentare. Questo non solo porterà benefici economici e ambientali, ma contribuirà anche a creare un sistema alimentare più equo e trasparente”.</p>



<p>Anche da parte dei produttori è stato notato “un miglioramento nella fiducia dei buyer e dei consumatori, il che ha portato a relazioni commerciali più stabili e prezzi più equi per i loro prodotti”. Tuttavia, le difficoltà iniziali non sono mancate, “come la necessità di formazione per comprendere e utilizzare la nuova tecnologia. In risposta, abbiamo implementato sessioni di training e supporto continuo per assicurare che i produttori potessero sfruttare appieno i benefici del sistema”. Un altro punto sollevato riguardava la connettività nelle aree remote. Questo ha spinto la Spartan Tech a “sviluppare soluzioni tecniche che permettessero la raccolta e l&#8217;upload dei dati anche in assenza di una connessione internet stabile, garantendo così la continuità e l&#8217;affidabilità della tracciabilità”.</p>



<p>La tecnologia è di fatto adottabile in ogni settore industriale, agricolo o dei servizi. Spartan Tech è già leader in Italia nella tecnologia per la certificazione documentale dei crediti da ecobonus avendo creato la prima piattaforma nativa in Blockchain, <a href="https://lifecredit.lifegate.it/">LifeCredit</a>, relizzata in collaborazione con <strong>Lifegate</strong>, nonché TrackCredit la soluzione che invece si occupa di consentire un trading certificato in BC di crediti. “Nello specifico, pro futuro, stiamo ragionando sul tracking di un’altra produzione agricola strategica e in grande crescita. Anch’essi tipicamente importati dal Sud America. Insomma la sfida è <strong>sostenere l’Africa</strong> e contribuire ad accorciare le catena di approvvigionamento alimentare”.</p>
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		<title>La Generazione Z fa la rivoluzione&#8230; ai confini del mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-generazione-z-fa-la-rivoluzione-ai-confini-del-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Aug 2024 12:38:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Asia]]></category>
		<category><![CDATA[Giovani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Kenya e Bangladesh rappresentano due esempi: sarà proprio dal "Sud globale" che si alzerà la voce dei giovani del XXI secolo.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240807143816704_458ca7423a18eea4bb760be315732d65-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Due rivolte, due interi Paesi in piazza e un unico filo conduttore: <strong>giovani che alzano la voce</strong> e chiedono maggior spazio. In <strong>Kenya</strong> e in <strong>Bangladesh</strong>, in particolare, <a href="https://it.insideover.com/societa/bangladesh-la-fabbrica-dei-vestiti-del-mondo-scossa-dalle-proteste.html">da settimane sono in corso proteste anti governative </a>esplose dopo l&#8217;annuncio di nuove tasse o di nuove norme, come nel caso bengalese, che limitano l&#8217;accesso al lavoro di molti giovani. La cosiddetta &#8220;<strong>generazione Z</strong>&#8221; sta quindi provando a imporsi ed è per questo che si può parlare di vera e propria guerra generazionale. Ma come mai è proprio dal &#8220;Sud del mondo&#8221; (che poi tanto Sud non è) che sta arrivando in modo più forte e intensa la voce dei giovani del XXI secolo?</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Kenya police crack down as anti-government protesters clash with pro-government group in capital" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/Wq1-yZi1XDU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_Wq1-yZi1XDU");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Dal Kenya la spinta per un&#8217;Africa diversa</h2>



<p>A Nairobi le proteste hanno avuto da subito nel mirino <strong>l&#8217;aumento delle tasse sui beni di prima necessità</strong>, deciso dal presidente <strong>William Ruto</strong> per via di un progressivo deterioramento del debito del Paese africano. Nel giro di poche ore, nella stessa Nairobi e in altre città del Paese è partita un&#8217;autentica battaglia: in migliaia, specie tra i più giovani, hanno occupato vie, piazze, stazioni e università e nel primo giorno di proteste è stato dato anche <strong>l&#8217;assalto al parlamento</strong>. Pochi giorni dopo Ruto ha ritirato l&#8217;aumento delle tasse, le proteste però sono ugualmente andate avanti e stanno andando avanti anche in questi giorni.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Kenya protests: Ten dead as demonstrators storm parliament" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/_Y2mAp7B7V8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube__Y2mAp7B7V8");</script>
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<p>Chi è sceso in piazza dunque, non aveva solo l&#8217;impennata dei prezzi nel mirino. Ben presto le richieste sono state anche altre: le dimissioni di Ruto, la convocazione di nuove elezioni, indagini sugli scontri e sulla repressione della polizia.<strong> In questo clima di emergenza, è possibile ravvisare un elemento di normalità</strong>: i giovani in piazza hanno chiesto, al pari di come avviene in altre parti del mondo, meno tasse e maggiore trasparenza. In nome di un<strong> miglioramento della qualità della vita</strong> e della <strong>ricostruzione di una fragile democrazia keniana</strong>. Si tratta di un quadro ben diverso dalle lotte in cui sono cadute le passate generazioni del Kenya, le quali invece hanno avuto come filo conduttore rivendicazioni di natura etnica e hanno riguardato soprattutto le campagne.</p>



<p>Le rivoluzioni di oggi sono<strong> figlie dei nuovi legami sociali nati nelle città</strong>, in quelle metropoli come Nairobi per l&#8217;appunto dove una rapida urbanizzazione ha portato a problemi economici e ambientali molto gravi ma, al tempo stesso, ha avviato una fase di rapido cambiamento. I figli di chi si è spostato in città tra gli anni &#8217;90 e 2000 vivono le dinamiche urbane e, nella maggior parte dei casi, hanno dimenticato i contesti riguardanti il villaggio, la tribù o l&#8217;etnia di provenienza. <em><strong>&#8220;Non è più l&#8217;Africa delle tribù e dei capi villaggio</strong></em> &#8211; ha scritto su RivistaAfrica alcuni anni fa il compianto giornalista <strong>Raffaele Masto</strong> &#8211;<em> negli slum si stanno sviluppando legami di grande interesse&#8221;</em>. Il Kenya può allora rappresentare un esempio o un&#8217;anticipazione del futuro di un&#8217;Africa diversa, in grado di farsi strada all&#8217;ombra dei grattaceli delle sue metropoli e nel buio dei vicoli più sperduti delle sue periferie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quei giovani bengalesi che non vogliono vedersi soffiato il futuro</h2>



<p>In Bangladesh non sono state nuove tasse ad agitare i giovani, ma lo spettro di vedersi preclusa una buona fetta di futuro. Il governo della premier <strong>Sheikh Hasina</strong> ha infatti varato a giugno una norma che destina il 30% dei futuri posti pubblici ai reduci e veterani della guerra del 1971, quella che ha dato al Paese l&#8217;indipendenza dal Pakistan. Pochi giorni dopo, in migliaia tra i più giovani hanno occupato le università e hanno paralizzato la capitale Dacca e le altre metropoli. Per loro, già alle prese con un&#8217;elevata disoccupazione giovanile, quel 30% da destinare ai veterani ha assunto la forma di un vero e proprio<strong> scippo delle proprie prospettive.</strong></p>



<p>Per capire il perché basta dare un<strong> occhio ai grandi numeri</strong>: la popolazione del Bangladesh è passata da 50 a 90 milioni di abitanti tra gli anni &#8217;60 e &#8217;80 e oggi conta oltre 170 milioni di cittadini. Vuol dire che ci sono molti giovani e infatti il 60% della popolazione appartiene alla categoria under 25. Un vero e proprio esercito di ragazze e ragazzi che però deve fare i conti con un&#8217;offerta di lavoro molto limitata. E questo nonostante una crescita economica sostenuta nell&#8217;ultimo decennio, al ritmo del 6% annuo.</p>



<p>In un contesto del genere, una legge che toglie a priori la possibilità di accedere a una parte dei posti pubblici ha fatto scattare l&#8217;ira della generazione Z. La quale si è vista riconoscere, da parte dell&#8217;Alta Corte, la riduzione al 5% dei posti destinati ai veterani. Anche qui però le proteste stanno andando avanti: la rabbia di molti giovani consiste nella difficoltà non solo di avere lavoro, ma anche di avere voce in capitolo in un <strong>sistema politico</strong> ancora dominato da una classe dirigente anziana e sempre più mal sopportata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La spinta dei giovani del &#8220;Sud globale&#8221;</h2>



<p>Tornando alla domanda di inizio articolo, sembra proprio non sia un caso se la voce della generazione Z si stia facendo sentire sempre di più in Paesi come Kenya e Bangladesh. Entrambi hanno una<strong> popolazione molto giovane</strong> ed entrambi hanno <strong>un&#8217;economia in crescita</strong>. Le nuove generazioni dunque, sono consapevoli di rappresentare la maggioranza della popolazione, hanno accesso a maggiori servizi, quali tra tutti l&#8217;istruzione, sono sempre più urbanizzate e non vogliono perdere il treno di una crescita economica non sempre armonica e anzi spesso origine di maggiori diseguaglianze.</p>



<p>Non deve quindi sorprendere, in definitiva, se sarà proprio dal sud globale che si solleveranno le voci più animate e più incisive dei giovani del XXI secolo. Oggi lo si sta vedendo in Kenya e in Bangladesh, domani lo si vedrà in altri Paesi in via di sviluppo e in via, soprattutto, di radicale trasformazione. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/la-generazione-z-fa-la-rivoluzione-ai-confini-del-mondo.html">La Generazione Z fa la rivoluzione&#8230; ai confini del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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