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	<title>Kazakistan Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 19 Feb 2026 16:51:13 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Kazakistan Archives - InsideOver</title>
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		<title>Marocco, Indonesia, Kazakistan, Kosovo e Albania: chi ci sarà sul terreno per la pace a Gaza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 16:51:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Board of Peace]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Alla riunione inaugurale del Board of Peace il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato 10 miliardi di dollari di aiuti per la ricostruzione di Gaza e sottolineato che sono stati trovati cinque Paesi che forniranno truppe per la costituenda Forza Internazionale di Stabilizzazione (Isf) che dovrebbe garantire il cessate il fuoco tra Israele &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/marocco-indonesia-kazakistan-kosovo-e-albania-chi-ci-sara-sul-terreno-per-la-pace-a-gaza.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/marocco-indonesia-kazakistan-kosovo-e-albania-chi-ci-sara-sul-terreno-per-la-pace-a-gaza.html">Marocco, Indonesia, Kazakistan, Kosovo e Albania: chi ci sarà sul terreno per la pace a Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/OVERCOME_20260126212251440_950aed58e639ddb0b77dbaf775c01539-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Alla riunione inaugurale del <strong>Board of Peace</strong> il presidente degli Stati Uniti <strong>Donald Trump</strong> ha annunciato 10 miliardi di dollari di aiuti per la ricostruzione di Gaza e sottolineato che sono stati trovati cinque Paesi che forniranno truppe per la costituenda <strong>Forza Internazionale di Stabilizzazione (Isf)</strong> che dovrebbe garantire il cessate il fuoco tra Israele e Hamas. <strong>Indonesia, Marocco, Albania, Kosovo e Kazakistan</strong>: cinque Paesi a maggioranza musulmana, nessuno del Medio Oriente, in sostegno a <strong>Egitto e Giordania</strong> che dovrebbero garantire lo sviluppo dell&#8217;Isf e la sicurezza militare durante lo sviluppo della &#8220;Fase 2&#8221;. </p>



<p>In teoria: <strong>Israele si dovrebbe ritirare da Gaza</strong>; Hamas dovrebbe <strong>cedere le armi</strong> all&#8217;Isf e il potere nella Striscia al <strong>Comitato nazionale per l&#8217;Amministrazione di Gaza (Ncag)</strong> guidato dall&#8217;ingegnere Ali Shaath, che a sua volta ha annunciato lo schieramento di 5mila poliziotti gazawi nei prossimi due mesi. Si tratta con ogni probabilità delle stesse unità che potrebbero<a href="https://it.euronews.com/2026/01/27/italia-ipotesi-addestramento-carabinieri-per-la-polizia-di-gazainutile-fare-speculazioni"> ricevere l&#8217;addestramento dell&#8217;<strong>Arma dei Carabinieri </strong>italiana</a> e si dovrebbero sommare all&#8217;Isf, la cui costituzione mostra la natura politica chiara del <strong>Board of Peace per Gaza come partenariato tra Paesi che cercano spazio</strong>, con la sponda di Gaza, agli occhi della superpotenza Usa. </p>



<p>Attorno ai mediatori (Egitto, Qatar, Turchia) di cui solo Il Cairo è ben visto da Israele con un ruolo sul terreno, gli Stati membri dell&#8217;Isf annunciati da Trump hanno secondi fini molto chiari. </p>



<p>Li ha sicuramente l&#8217;<strong>Indonesia, Paese pienamente inserito nel contesto globale</strong> e dall&#8217;ampia diplomazia multilaterale per cui la partecipazione sul terreno a Gaza serve per favorire via Israele l&#8217;apertura all&#8217;Occidente ma dà, al contempo, una <strong>postura globale agli occhi del mondo musulmano</strong>. L&#8217;ambiziosa nazione del Sud-Est asiatico, quarta potenza demografica e settima per Pil a parità di potere d&#8217;acquisto su scala globale, usa il Board of Peace per mostrare <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-lindonesia-vuole-triplicare-le-sue-forze-armate.html">bandiera davanti alla Umma, <strong>mettere alla prova</strong></a> le sue rinnovate forze armate e aumentare la sua esposizione internazionale, acquisendo credito agli occhi del mondo arabo. </p>



<p>Parimenti, il <strong>Kazakistan</strong> che di recente ha annunciato la volontà di firmare gli <strong>Accordi di Abramo traccia così un nuovo vettore</strong> della sua diplomazia che lo vede triangolare tra Russia, Cina e Stati Uniti, specie dopo gli avvicinamenti sul piano <a href="https://it.insideover.com/politica/nel-grande-gioco-dellasia-centrale-lindia-punta-sullafghanistan.html"><strong>economico e energetico </strong>consolidati con i meeting autunnali a Washington</a>. <strong>Il Marocco ha bisogno di ricambiare la sponda di Usa e Israele</strong> sul Sahara Occidentale, territorio la cui sovranità è stata affibbiata a Rabat da Washington e Tel Aviv in cambio della <strong>adesione del Paese agli Accordi di Abramo nel 2020. Inoltre, per Rabat</strong> la stabilità di Gaza può presupporre un contributo fattivo del Paese a quella del contestato territorio su cui il controllo del Marocco non è internazionalmente riconosciuto. </p>



<p><strong>Kosovo e Albania giocano pienamente nel campo americano</strong>, ed è curioso vedere soprattutto il primo, nato in opposizione all&#8217;ideologia espansionista serba, sostenere oggi il campo che più sembra voler controllare, piuttosto che emancipare, i palestinesi. <strong>Tirana sarà l&#8217;unica capitale della Nato, per ora, a dare un contributo alla Fis,</strong> e sarà interessante capire se giocherà in sponda con l&#8217;alleata Turchia, ritenuta spauracchio da Israele. Insomma, la stabilità di Gaza non necessariamente fa rima con l&#8217;istituzionalizzazione della soluzione a due Stati o della totale autonomia della Palestina dopo la guerra. La forza di stabilizzazione che nasce è un &#8220;taxi&#8221; politico utile per molti Paesi. Non è detto, a monte, lo sarà per i gazawi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/marocco-indonesia-kazakistan-kosovo-e-albania-chi-ci-sara-sul-terreno-per-la-pace-a-gaza.html">Marocco, Indonesia, Kazakistan, Kosovo e Albania: chi ci sarà sul terreno per la pace a Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Kazakistan: la crisi del Mar Nero spinge il greggio verso la Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/kazakstan-la-crisi-del-mar-nero-spinge-il-greggio-verso-la-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Dec 2025 18:25:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1325" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-1024x707.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-1536x1060.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-2048x1414.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo l'attacco ucraino al Caspian Pipeline, il Kazakstan manda il petrolio verso la Cina e l'Europa rischia di non importare più una goccia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/kazakstan-la-crisi-del-mar-nero-spinge-il-greggio-verso-la-cina.html">Kazakistan: la crisi del Mar Nero spinge il greggio verso la Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1325" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-1024x707.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-1536x1060.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/06/Agenzia_Fotogramma_IPA30216594-2048x1414.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un attacco nel cuore del <strong>Mar Nero</strong> ha avuto come conseguenza la ridefinizione della mappa energetica a favore di un Paese un tempo circondato da una muraglia e che oggi è aperto più che mai al mondo: la <strong>Cina</strong>. L’attacco condotto dall’Ucraina all’oleodotto kazako <em><a href="https://www.cpc.ru/EN/Pages/default.aspx">Caspian Pipeline Consortium</a></em> (CPC), più precisamente al tratto nel porto russo di Novorossiysk, ha segnato un cambio di strategia per Astana: i<strong>l petrolio sta fluendo a volumi sempre più crescenti in direzione di Pechino</strong>. Il prezioso greggio alimentava, prima dei fatti, diverse rotte energetiche. Ora tutto sta cambiando e noi europei siamo chiamati a&nbsp; fare i conti anche con questo “cambio di programma&#8221; .&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’attacco al Caspian Pipeline Consortium&nbsp;</h2>



<p>Dopo l’attacco avvenuto a novembre di quest’anno, il <a href="https://it.insideover.com/energia/asia-centrale-il-kazakistan-rilancia-il-gasdotto-tapi-e-cambia-la-geografia-del-gas.html">Kazakistan </a>ha espresso il suo forte disappunto tramite i canali della diplomazia visto che a rimanere danneggiate sono state le infrastrutture civili.</p>



<p>Il sentimento di rabbia e protesta non desta scalpore se si considera che <strong>il Governo di Astana si è&nbsp; sempre mostrato imparziale nel conflitto russo-ucraino</strong> e, per questo, non è disposto a tollerare attacchi di nessun tipo volti a colpire le sue infrastrutture. Non a caso, il ministero degli Esteri kazako ha parlato di “terza aggressione deliberata” condotta per mezzo di imbarcazioni senza pilota, meglio conosciute come<a href="https://it.insideover.com/guerra/i-droni-navali-ucraini-sono-sempre-piu-letali-ora-anche-armati-con-missili-sidewinder.html"> <strong>droni marittimi</strong></a>, che hanno messo fuori uso la piattaforma offshore VPU-2. Le operazioni logistiche, di conseguenza, hanno accusato contraccolpi non indifferenti.</p>



<p>L’incidente non si è verificato entro i confini kazaki ma a Novorossiysk, città portuale della Federazione Russa da cui passa l’oro nero di Astana diretto in diversi mercati globali. L’attacco ha messo in evidenza un <strong>cortocircuito geopolitico</strong>:&nbsp; il petrolio è kazako, ma per raggiungere il Mediterraneo deve attraversare per 1.500 km il territorio russo.&nbsp; Colpendo il Caspian Pipeline, indubbiamente nei piani iniziali di Kiev c’era l’intenzione di cagionare danno all’economia di Mosca, ma così facendo <strong>a rimanere scottati sono stati Astana e gli idrocarburi estratti dai suoi giacimenti.&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ombra del Dragone</h2>



<p>Trovandosi con le spalle al muro, il Kazakistan ha dovuto escogitare delle soluzioni alternative per le esportazioni di greggio senza attendere i tempi della riparazioni del CPC con il rischio conseguente di perdere indotti ragguardevoli. Da qui la decisione di mettere in gioco <strong>l’oleodotto Atasu-Alashankou</strong> per destinare circa 50 mila tonnellate di petrolio al di là della Grande Muraglia.   </p>



<p>Pechino, vedendosi tendere la mano, non può che leccarsi i baffi: l’oro nero del pozzo di Kashagan &#8211; uno dei più importanti al mondo &#8211; <strong>arriva dritto negli impianti di stoccaggio della China National Petroleum Corporation</strong>, il colosso dell’energia cinese, la quale può cosi contare su un flusso di approvvigionamento che dalle parti della Città Proibita si augurano possa diventare costante nel lungo termine. Da svariati anni, il Dragone cerca di espugnare le roccaforti energetiche dell’Asia Centrale &#8211; in ottica di <strong>potenziamento della <a href="https://it.insideover.com/economia/il-prezzo-della-via-della-seta-pechino-da-finanziatore-a-esattore-del-debito-globale.html">Nuova Via della Seta</a></strong> &#8211; e questa è un’opportunità troppo ghiotta per farsela scappare.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Vecchio Continente rimane all&#8217;asciutto</h2>



<p>Se la Cina ha tutto da guadagnare, chi potrebbe rimetterci? Secondo le prime analisi dopo l’incidente del CPC, <strong>l’Europa potrebbe pagare lo scotto più salato</strong>.</p>



<p>Il Vecchio Continente dipende dal greggio trasportato dall’infrastruttura kazaka per circa l’11,5% delle importazioni totali, e l&#8217;Italia è uno dei maggiori acquirenti. Dopo aver detto di no al gas russo e aver accettato l’approvvigionamento di GNL dagli Stati Uniti a costi molto più elevati, <strong>gli europei potrebbero dover fare i conti con l’allontanamento di un partner energetico importante</strong>, il quale un domani potrebbe gravitare sempre più nell’orbita di Pechino.&nbsp;</p>



<p>Solo vivendo sapremo in che modo l’Europa potrà diversificare le importazioni di petrolio. Tuttavia, è bene sottolineare che la divaricazione con il Kazakistan non nasce da attriti con il suo Governo, ma da circostanze generate dalle azioni di un Paese che negli ultimi tempi ha ricevuto un sostegno incondizionato &#8211; consistente in diversi aspetti &#8211; dagli europei: l’<strong>Ucraina</strong>.   </p>



<p><a href="https://it.insideover.com/guerra/russia-ucraina-il-generale-capitini-nellidea-di-pace-di-putin-e-trump-non-ce-posto-per-leuropa.html">La guerra tra Kiev e Mosca è una tragedia a cui è difficile mettere fine</a> e le sue conseguenze stanno ridisegnando gli equilibri geopolitici di cui tutti ne prendono atto anche rimanendo passivi, proprio come nel caso di Astana che si trova costretta a guardare a Oriente anziché a Occidente, suo malgrado.</p>



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		<title>Asia Centrale: il Kazakistan rilancia il gasdotto TAPI e cambia la geografia del gas</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/asia-centrale-il-kazakistan-rilancia-il-gasdotto-tapi-e-cambia-la-geografia-del-gas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 06:07:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Gas naturale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/03/ilgiornale2_20220318110557700_5dfff8d21c727d21bc998e6b35ff32ed-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tra i due litiganti, il terzo gode. Per anni Occidente ed Estremo Oriente hanno spostato le pedine sullo scacchiere dell’approvvigionamento energetico, ma l’Asia Centrale è pronta&#160; a fare scacco matto. Il Kazakistan ambisce a investire nel “celeberrimo” gasdotto TAPI (Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan, India) e spartirsi la torta con i quattro Paesi che gli hanno dato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/asia-centrale-il-kazakistan-rilancia-il-gasdotto-tapi-e-cambia-la-geografia-del-gas.html">[...]</a></p>
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<p>Tra i due litiganti, il terzo gode. Per anni Occidente ed Estremo Oriente hanno spostato le pedine sullo scacchiere dell’approvvigionamento energetico, ma l’<strong><a href="https://it.insideover.com/politica/laltro-teatro-di-battaglia-fra-arabia-saudita-e-iran.html">Asia Centrale</a> </strong>è pronta&nbsp; a fare scacco matto. Il Kazakistan ambisce a investire nel “celeberrimo” <strong>gasdotto TAPI </strong>(Turkmenistan, Afghanistan, Pakistan, India) e spartirsi la torta con i quattro Paesi che gli hanno dato la denominazione, ponendosi come interlocutore privilegiato con uno di loro, ovvero l&#8217;attore più influente del Sud del continente: la penisola indiana.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fa gola a tanti ma non è mai stato realizzato: il gasdotto TAPI</h2>



<p>Se i lavori della Salerno-Reggio Calabria a tanti sono parsi interminabili, il <a href="https://www.geopolitica.info/tapi-unimpresa-lastricata-di-insidie-economiche-e-geopolitiche/">gasdotto TAPI</a> batte ogni record: trent&#8217;anni sono passati dalla sua pianificazione ma la luce in fondo al tunnel ancora non si vede. Tutto è iniziato negli anni Novanta per trasportare il gas naturale dal Turkmenistan fino ai colossi demografici di India e Pakistan, ma sfortunatamente a causa di guerre e instabilità politica, il percorso per la sua realizzazione&nbsp; è stato ed è irto di ostacoli&nbsp;</p>



<p>Non tutto, però, può dirsi perduto. Il <strong>Turkmenistan ha contribuito al <a href="https://it.insideover.com/energia/afghanistan-larabia-saudita-prende-il-posto-della-cina-nella-corsa-al-gas-e-alle-risorse.html">completamento del primo tratto</a> </strong>e punta a entrare in contatto con l’Afghanistan, dopo che il Governo dei talebani ha mostrato un grande appetito per i capitali stranieri aprendo le porte agli investitori cinesi e sauditi. Se il gasdotto raggiungesse la città afghana di Herat, avrebbe un&#8217;estensione di circa 70 km, obiettivo ben al di sotto rispetto a quanto ipotizzato più di 30 anni fa dal momento che il Pakistan e l&#8217;India resterebbero tagliati fuori a causa delle continue <a href="https://it.insideover.com/guerra/india-e-pakistan-la-cronistoria-della-nuova-crisi-del-kashmir.html">tensioni che scuotono le relazioni tra i due Paesi</a>.&nbsp;</p>



<p>Con l’ingresso in partita del <strong>Kazakistan pronto ad acquistare circa il 30% del consorzio TAPI</strong>, si aggiunge nuova linfa che potrebbe consentire l’ultimazione dell’infrastruttura e raggiungere il trasporto di 33 miliardi di metri cubi di gas.    </p>



<h2 class="wp-block-heading">La posta in gioco per il Kazakistan</h2>



<p>Ma perché Astana è così interessata al TAPI?&nbsp; Il Kazakistan ha compreso che il mondo intero sta scrivendo nuove pagine del capitolo dell’energia, forte del <strong>capitale umano e tecnico che ha consentito l’amministrazione delle rotte energetiche in buona parte dell’Asia</strong>. Negli ultimi anni, i kazaki sono stati dei partner affidabili per il Turkmenistan nell&#8217;approvvigionamento del gas estratto dai suoi giacimenti&nbsp; verso Pechino. Di recente, Il ministro dell’Energia di Astana Erlan Akkenzhenov&nbsp; ha dichiarato che il Governo di Ashgabat sta attentamente valutando il coinvolgimento nel progetto TAPI e che presto i giochi saranno fatti.&nbsp;</p>



<p>Dalla sua, il Kazakistan può vantare qualche asso nella manica: <strong>la sua posizione geostrategica che consentirebbe di aprire un varco verso l’India</strong>, una potenza che cresce a ritmi vertiginosi e che divorerà sempre più energia nei prossimi decenni.&nbsp;</p>



<p>Astana ha la possibilità di trasformarsi in un ponte commerciale costruendo e investendo in un’area nevralgica per il traffico delle risorse naturali e a cui sempre più occhi guardano come un foglio bianco su cui scrivere il futuro energetico. </p>
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		<title>Il Kazakstan e gli Accordi di Abramo: la diplomazia della neutralità si piega alla geopolitica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Nov 2025 05:50:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[accordi di Abramo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="628" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/kazakstan.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Kazakstan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/kazakstan.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/kazakstan-300x157.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/kazakstan-1024x536.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/kazakstan-768x402.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/kazakstan-600x314.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p> Un’adesione simbolica ma dal valore strategico: così il Kazakstan ha ufficializzato la sua adesione agli Accordi di Abramo, Trump esulta.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="628" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/kazakstan.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Kazakstan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/kazakstan.jpeg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/kazakstan-300x157.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/kazakstan-1024x536.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/kazakstan-768x402.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/kazakstan-600x314.jpeg 600w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Un’adesione simbolica dal valore strategico. L’annuncio del 6 novembre, con cui il Kazakstan ha ufficializzato la sua adesione agli Accordi di Abramo, rappresenta un gesto apparentemente simbolico, ma denso di implicazioni geopolitiche. <strong>Astana intrattiene relazioni diplomatiche con Israele dal 1992</strong>, ma la scelta di entrare formalmente <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html">nell’iniziativa lanciata da Donald Trump nel 2020</a></strong> proietta il Paese centroasiatico in una nuova dimensione diplomatica. Non si tratta solo di un atto di cortesia verso Washington: <strong>il Kazakstan scommette su un equilibrio fragile tra il mondo arabo-musulmano, la potenza statunitense e l’asse russo-cinese.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Rilanciare il marchio Trump nel Medio Oriente</h2>



<p>La decisione arriva in un momento in cui la Casa Bianca tenta di rilanciare gli Accordi di Abramo come strumento cardine della politica estera americana. Donald Trump, tornato al potere, intende riaffermare il suo protagonismo in Medio Oriente dopo la guerra di Gaza e le tensioni con l’Iran, presentando <strong>il “cerchio della pace” come un progetto globale di stabilizzazione</strong>. Il messaggio politico è chiaro: nonostante le accuse di crimini di guerra a Israele e la condanna internazionale, l’alleanza israelo-americana continua a espandersi. L’adesione di Astana permette a Trump di mostrare che la sua diplomazia resta capace di attrarre nuovi partner anche al di fuori del mondo arabo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Astana tra Israele, Washington e Pechino</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/politica/i-metalli-critici-e-un-cuneo-tra-russia-e-cina-ecco-perche-trump-convoca-gli-stan-dellasia-centrale.html">Per il presidente kazako <strong>Kassym-Jomart Tokayev</strong></a><strong>,</strong> questa mossa risponde a un calcolo raffinato. Da un lato, rafforza i rapporti economici e tecnologici con Israele, da cui il Paese importa sistemi di irrigazione, droni e soluzioni di sicurezza informatica. Dall’altro, consolida il legame con Washington, che <strong>da anni guarda al Kazakstan come a un contrappeso strategico all’influenza russa e cinese</strong> in Asia centrale.</p>



<p>Tuttavia, l’apertura verso Israele non rompe la tradizionale politica estera multi-vettoriale di Astana, fondata sul principio di equidistanza: il Kazakstan resta un membro attivo dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e un partner chiave nell’Unione Economica Eurasiatica guidata da Mosca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un messaggio a Mosca e Teheran</h2>



<p>L’adesione agli Accordi di Abramo manda anche un segnale politico implicito a due attori regionali: la Russia e l’Iran. Dopo l’invasione dell’Ucraina, Astana ha cercato di ridurre la propria dipendenza dal Cremlino, adottando una posizione più autonoma senza rompere con Mosca. L’apertura a Israele e agli Stati Uniti rafforza l’immagine di un Kazakistan sovrano e capace di navigare tra i blocchi. Nei confronti dell’Iran, invece, la mossa rappresenta una forma di cautela geopolitica: Astana sostiene la cooperazione energetica con Teheran ma non intende associarsi al fronte islamico radicale né legittimare la linea anti-israeliana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Accordi: energia e tecnologia come collante</h2>



<p>Dietro l’aspetto politico, l’ingresso del Kazakstan ha una chiara dimensione economica. <strong>Gli Accordi di Abramo sono diventati una piattaforma per la cooperazione industriale e tecnologica</strong>, non solo diplomatica. Israele punta alle risorse energetiche e minerarie dell’Asia centrale, mentre Astana cerca accesso alle competenze israeliane in materia di difesa, intelligenza artificiale e sicurezza cibernetica. Il recente accordo tra Tokayev e il segretario di Stato <strong>Marco Rubio</strong> sui “minerali critici” — indispensabili per le catene di approvvigionamento di droni e batterie — ne è un segnale evidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La questione palestinese, grande assente</h2>



<p>L’adesione kazaka conferma la marginalizzazione della causa palestinese nel nuovo ordine mediorientale. Gli Accordi di Abramo, nati per normalizzare i rapporti tra Israele e gli Stati arabi aggirando la questione di Gerusalemme, hanno ormai ridefinito la diplomazia regionale. Nonostante le oltre 68.000 vittime palestinesi della guerra di Gaza, <strong>Paesi come Emirati, Bahrein e Marocco mantengono relazioni economiche con Israele.</strong> Il Kazakstan, pur non arabo, rafforza questo schema: una politica estera pragmatica che privilegia la cooperazione e gli investimenti alla solidarietà ideologica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso un nuovo equilibrio eurasiatico</h2>



<p>L’ingresso di Astana negli Accordi di Abramo non muterà la geografia della pace in Medio Oriente, ma <strong>amplia l’influenza americana nel cuore dell’Eurasia. </strong>Washington conquista un nuovo alleato simbolico in una regione cruciale per il transito energetico e per la competizione tecnologica con la Cina. Il Kazakistan, a sua volta, utilizza l’adesione per accrescere la propria visibilità internazionale e bilanciare le pressioni dei giganti confinanti. È la diplomazia della neutralità che si trasforma in geopolitica: un Paese senza accesso al mare, ma con una visione oceanica dei propri interessi.</p>
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		<title>I metalli critici e un cuneo tra Russia e Cina: ecco perché Trump convoca gli &#8220;Stan&#8221; dell&#8217;Asia Centrale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Centrale]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="416" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>I metalli critici e Un cuneo tra Russia e Cina: Trump convoca a Washington gli "Stan" asiatici in cerca di accordi strategici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-metalli-critici-e-un-cuneo-tra-russia-e-cina-ecco-perche-trump-convoca-gli-stan-dellasia-centrale.html">I metalli critici e un cuneo tra Russia e Cina: ecco perché Trump convoca gli &#8220;Stan&#8221; dell&#8217;Asia Centrale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="416" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/TRUMP-TOKAYEV-e1762027705368.webp 600w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Un summit inedito, nell&#8217;ampiezza e nell&#8217;ambizione, quello in programma per il <strong>6 novembre alla Casa Bianca, dove Donald Trump </strong>ospiterà i presidenti dei 5 Paesi ex sovietici dell&#8217;Asia Centrale: Kazakstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan. Attori strategici nel confronto geopolitico contemporaneo per il controllo dell&#8217;Eurasia, in graduale passaggio dalla sfera d&#8217;influenza russa alla crescente presenza cinese ma comunque desiderosi di mantenere <strong>rotte autonome per i propri interessi</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il maxi-vertice tra gli Usa e gli &#8220;Stan&#8221;</h2>



<p>E così il kazako Kassym-Jomart Tokayev, il kirghizo Sadir Japarov, il tagiko Emomalī Rahmon, il turkmeno Serdar Berdimuhamedow e l&#8217;uzbeko Shavkat Mirziyoyev avranno l&#8217;occasione di confrontarsi con Trump nel più alto vertice mai convocato nel <strong>formato C5+1, storicamente condotto dalle diplomazie dei cinque Stati asiatici e dal Dipartimento di Stato</strong>.</p>



<p>I grandi spazi euroasiatici interessano profondamente agli Usa. Un piede a terra nella regione può consentire agli Usa di <strong>marcare a uomo la Via della Seta cinese</strong>; apre la strada a supervisionare da vicino l&#8217;Afghanistan, dove i Talebani hanno risposto picche alla richiesta di Trump di riavere sotto il controllo Usa la base di Bagram; garantisce una maggior <strong>forma di coordinamento con autorità decisive</strong> per osservare il superamento delle sanzioni da parte della Russia tramite <a href="https://it.insideover.com/economia/il-boom-delle-cripto-in-russia-ovvero-la-guerra-finanziaria-ibrida-per-eludere-le-sanzioni.html">criptovalute con exchange </a>in Asia centrale o triangolazioni commerciali; può consolidare un percorso già avviato di inserimento nell&#8217;estero vicino degli avversari iniziato con la mediazione tra<a href="https://it.insideover.com/politica/la-mossa-del-cavallo-di-trump-tra-armenia-e-azerbaijan-un-messaggio-alla-russia.html"> Armenia e Azerbaijan e l&#8217;annuncio della <strong>Trump Route for International Peace and Prosperity</strong></a> nel già conteso corridoio di Zangezur. </p>



<p>Infine, apre a grandi accordi commerciali. I leader dell&#8217;Asia Centrale avrebbero preferito, inizialmente, mostrare le loro ricchezze di persona a The Donald, sul modello di quanto fatto dai Paesi del Golfo. &#8220;Da mesi, funzionari kazaki e uzbeki cercano di convincere Donald Trump a diventare <strong>il primo presidente degli Stati Uniti a  <a href="https://eurasianet.org/uzbekistan-vies-for-trump-visit-as-us-president-seems-to-float-kazakhstan-trip">visitare l&#8217;Asia centrale</a></strong><a href="https://eurasianet.org/uzbekistan-vies-for-trump-visit-as-us-president-seems-to-float-kazakhstan-trip">&#8220;, </a>nota <em><a href="https://www.intellinews.com/what-central-asia-wants-out-of-the-upcoming-washington-summit-409009/?source=kazakhstan">Bne Intellinews,</a></em> che aggiunge il fatto che &#8220;Trump apparentemente vuole il vantaggio di giocare in casa, continuando a impegnarsi per garantire agli Stati Uniti un ampio accesso alle abbondanti risorse minerarie critiche dell&#8217;Asia centrale e a controllare <a href="https://eurasianet.org/us-losing-ground-to-china-in-competition-over-central-asias-critical-minerals">l&#8217;influenza</a>  di Russia e Cina  nella regione&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Asia centrale, una miniera &#8220;geopolitica&#8221;</h2>



<p><strong>Il Central Asian Bureau for Analytical Reporting (Cabar)</strong> segnala che &#8220;l&#8217;Asia centrale&nbsp; <a href="https://www.academia.edu/94863578/Central_Asia_is_a_missing_link_in_analyses_of_critical_materials_for_the_global_clean_energy_transition?uc-sb-sw=50126783">vanta</a>&nbsp;una quota significativa dei minerali essenziali del mondo, con il 38,6% del minerale di manganese, il 30,07% di cromo, il 20% di piombo, il 12,6% di zinco e l&#8217;8,7% di titanio&#8221;, a cui si aggiunge il potenziale kazako sulle <strong>terre rare. </strong></p>



<p><strong><a href="https://cabar.asia/en/central-asia-s-critical-raw-materials-the-next-frontier-in-global-power-rivalry">Parliamo di prodotti decisivi per molte filiere,</a> dalla difesa alle nuove tecnologie</strong>, su cui Washington ha messo gli occhi nel quadro di una contesa globale con la Cina che si è sostanziata con la ricerca di <strong>profondi e continui accordi</strong> come quelli conclusi per l&#8217;accesso alle filiere o la cooperazione con <strong>Ucraina, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, <a href="https://it.insideover.com/economia/australia-cambogia-malesia-thailandia-giappone-trump-doriente-e-gli-accordi-commerciali-tra-dazi-e-metalli-critici.html">Australia, Malesia, Thailandia, Cambogia e Giappone</a></strong> dall&#8217;inizio del Trump 2.0. I Paesi centroasiatici seguiranno? Trump ci spera e <a href="https://trendsresearch.org/insight/eu-central-asia-cooperation-on-critical-minerals-within-a-global-geopolitical-race/?srsltid=AfmBOoq4CDYiKKAfwzT6XvN0GxU96vTL6luP2ldsuKHvJUaKEkzqeXq5">secondo Trends Research and Advisory </a>il Paese chiave da corteggiare è il Kazakstan, uno dei più rilevanti sul piano strategico della regione e, soprattutto, il più vasto e ricco di risorse minerarie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un do ut des strategico</h2>



<p>Ai Paesi centroasiatici gli Usa possono offrire risorse economico-finanziarie e copertura politica per progetti congiunti, oltre che una <strong>nuova alternativa di investimento e partnership</strong> capaci di farli uscire dal dualismo russo-cinese e consentire loro di trattare accordi e cooperazioni con i due riluttanti alleati nel pieno del potere contrattuale.</p>



<p>Per Trump e gli Usa si tratta invece di <strong>consolidare la strategia geoeconomica di rilancio dell&#8217;influenza americana</strong> e di potenziare gli accordi mirati con cui la superpotenza vuole tutelare i suoi approvvigionamenti critici e, dunque, la sua capacità di competere proprio con Cina e Russia su scala globale. Poterlo fare direttamente dal cortile di casa dell&#8217;Eurasia profonda aggiungerebbe un ulteriore, ghiotto dividendo a questo investimento politico. Il summit della Casa Bianca si avvicina dunque con grandi aspettative e potenziali cambi di scenario all&#8217;orizzonte.</p>



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		<title>La Russia in Asia Centrale: Rosatom costruirà la prima centrale nucleare del Kazakistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-russia-in-asia-centrale-rosatom-costruira-la-prima-centrale-nucleare-del-kazakistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 19:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_5667602.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_5667602.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_5667602-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_5667602-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_5667602-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Kazakistan affida a Rosatom la costruzione della sua prima centrale nucleare. Una scelta strategica che rafforza i legami con Mosca.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-russia-in-asia-centrale-rosatom-costruira-la-prima-centrale-nucleare-del-kazakistan.html">La Russia in Asia Centrale: Rosatom costruirà la prima centrale nucleare del Kazakistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_5667602.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_5667602.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_5667602-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_5667602-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/LP_5667602-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Kazakistan ha scelto. E la scelta, dopo mesi di trattative e offerte parallele, è ricaduta <strong><a href="https://www.reuters.com/business/energy/russias-rosatom-lead-consortium-build-first-nuclear-power-plant-kazakhstan-2025-06-14/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sul gigante nucleare russo Rosatom, che guiderà la costruzione della prima centrale atomica del Paese</a>.</strong> La decisione è arrivata in modo piuttosto sobrio, con una nota ufficiale dell’agenzia statale kazaka, ma il suo peso geopolitico è tutt’altro che trascurabile, ma dietro a quell’annuncio c’è molto più di un semplice appalto energetico. C’è una conferma: <strong>Mosca, nonostante le sanzioni e l’isolamento occidentale, continua ad avere forza e voce nel cuore dell’Asia</strong>. E Almaty, pur cercando di mantenere equilibri tra Russia e Cina, ha puntato su una carta precisa e ben nota.</p>



<p>L’impianto sarà realizzato nella zona di <strong>Ulken</strong>, non lontano dal lago Balkhash, nel Sud-Est del Paese, un’area scarsamente abitata, ma logisticamente strategica. Il referendum con cui la popolazione ha approvato il progetto si è svolto nell’autunno del <strong>2024</strong> e ha dato il via libera a quello che sarà <strong>uno dei cantieri più importanti dell’intera regione</strong> per i prossimi dieci anni. Non è passata inosservata la tempistica della comunicazione, arrivata a pochi giorni dalla visita di <strong>Xi Jinpin</strong>g in Kazakstan per il vertice “Cina–Asia centrale”, come a voler ricordare chi, al momento, ha la priorità nei rapporti bilaterali con Nur-Sultan.</p>



<p>Ufficialmente anche <strong>Cina, Francia e Corea del Sud</strong> resteranno nel consorzio guidato da Rosatom, ma nei fatti sarà l’agenzia russa a gestire l’intero ciclo, dalla progettazione al finanziamento. Una dinamica già vista altrove che serve a salvare l’equilibrio diplomatico con gli altri grandi attori internazionali, senza però mettere in discussione la leadership operativa di Mosca. La tecnologia sarà quella dei reattori <strong>VVER-1200</strong>, già utilizzati in altri Paesi alleati della Russia, e i lavori inizieranno a breve, anche se non è ancora stato comunicato un cronoprogramma ufficiale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/Rosatom.jpg-1-1024x640.webp" alt="Il Kazakistan sceglie Rosatom per costruire la prima centrale nucleare" class="wp-image-474411"/><figcaption class="wp-element-caption">Il Kazakstan sceglie Rosatom per costruire la prima centrale nucleare</figcaption></figure>



<h3 class="wp-block-heading">Rosatom in prima linea: energia, diplomazia e nuovi equilibri regionali</h3>



<p>Per un Paese che produce <strong>il 43% dell’uranio mondiale</strong>, il paradosso di dipendere ancora dal carbone per soddisfare i bisogni energetici interni è evidente ed è anche il motivo principale che ha spinto il governo di <strong>Kassym-Jomart Tokayev </strong>ad accelerare sulla costruzione di un impianto nucleare moderno e sicuro. Il progetto rientra infatti in un piano più ampio: ridurre le importazioni, rafforzare l’autonomia elettrica e, allo stesso tempo, rafforzare la posizione del Kazakstan come <strong>crocevia energetico tra Asia ed Europa.</strong></p>



<p><a href="https://www.themoscowtimes.com/2025/06/14/rosatom-to-build-kazakhstans-first-nuclear-power-plant-a89447" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rosatom ha vinto</a> perché ha offerto più di una semplice centrale e perché ha messo sul tavolo un pacchetto completo: <strong>tecnologia, esperienza, finanziamenti e relazioni consolidate</strong>. Il Governo kazako, che solo pochi anni fa sembrava intenzionato a diversificare verso l’Occidente, ha invece trovato in Mosca un partner affidabile, almeno per ora. A facilitare la decisione, anche il fatto che Rosatom sia già attiva in progetti simili nel vicino <strong>Uzbekistan</strong> e abbia proposto una centrale anche al <strong>Kirghizistan</strong>, segno che la presenza russa nel settore non è occasionale ma strutturata.</p>



<p>Il contesto regionale è cambiato in fretta negli ultimi anni: l’influenza cinese cresce, certo, ma lo fa in ambiti diversi, soprattutto nei trasporti, nelle infrastrutture e nelle telecomunicazioni. La Russia invece ha scelto il nucleare come suo campo di forza, e lo sta dimostrando con accordi concreti. L’intesa con il Kazakistan rafforza anche la sua posizione <strong>in uno spazio post-sovietico sempre più conteso</strong> e lo fa in un settore, quello dell’energia, che resta centrale per la sicurezza e la stabilità di ogni Paese. </p>



<p>Secondo quanto riferito dal capo dell’agenzia kazaka per l’energia atomica, <strong>l’impianto a Ulken sarà il primo ma non l’unico</strong>: è in programma anche un secondo progetto da sviluppare insieme alla cinese <strong>CNNC</strong>, in una località ancora da definire. Una strategia a doppio binario, pensata per non sbilanciarsi troppo, ma che nel presente sembra parlare russo, almeno per la fase operativa.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tra passato sovietico e nuove ambizioni energetiche</h3>



<p>Il Kazakstan conosce bene<a href="https://it.insideover.com/dossier/lo-spettro-atomico" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> il potere e il rischio dell’energia nucleare.</a> Durante l’era sovietica era sede di test militari, reattori sperimentali e depositi di armi, un’eredità pesante, che ha lasciato ferite ambientali e memorie difficili, ma dopo il crollo dell’URSS, il Paese ha scelto la strada del <strong>disarmo</strong>, rinunciando volontariamente alle testate e dismettendo gli impianti in attività. Ora però si torna a parlare di nucleare, con toni diversi e finalità civili, e questo passaggio non è solo tecnico, è anche politico e culturale.</p>



<p>Costruire una centrale significa molto più che dotarsi di una nuova fonte di energia ma significa ridefinire i propri rapporti internazionali, stabilire alleanze industriali di lungo periodo, affrontare resistenze interne legate a timori legittimi sulla sicurezza. Il referendum approvato nel 2024 ha segnato un punto di svolta, ma il dibattito pubblico resta acceso, anche perché, tra memoria storica e problemi energetici attuali, si gioca una partita scottante.</p>



<p>L’impianto avrà una potenza complessiva di <strong>2,4 gigawatt</strong> e, secondo il Governo, sarà pienamente operativo entro il <strong>2035</strong>, un obiettivo ambizioso, che richiederà continuità politica, risorse economiche e un’efficace gestione dei rapporti con Rosatom. Ecco perché l’attenzione resta alta: ogni avanzamento o battuta d’arresto del progetto sarà letto <strong>anche in chiave geopolitica</strong>, non solo industriale.</p>



<p>Nel frattempo, le forniture di uranio kazako continueranno ad alimentare reattori in tutto il mondo, ma per la prima volta, parte di quella materia prima servirà anche <strong>a generare elettricità per i cittadini kazaki stessi</strong>, in una fase storica in cui sicurezza energetica e sovranità tornano ad essere concetti centrali.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Short history of Russian nuclear industry" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/SLjasI0Dn78?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_SLjasI0Dn78");</script>
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<h3 class="wp-block-heading">Il nucleare, le scelte geopolitiche e la realtà che cambia</h3>



<p>C’è qualcosa di inevitabile, forse anche di simbolico, nella scelta del <a href="https://it.insideover.com/reportage/economia/expo-2017-il-kazakistan-proiettato-verso-il-futuro.html">Kazakistan </a>di tornare al nucleare proprio oggi, in una fase storica in cui il mondo è alla ricerca di alternative al carbone, ma anche di nuovi equilibri di potere. Rosatom non è solo un fornitore: <strong>è un pezzo dell’influenza russa</strong>, un’estensione diplomatica fatta di ingegneria, finanziamenti e know-how e per un Paese come il Kazakstan, da sempre in bilico tra Est e Ovest, la decisione di affidarsi a Mosca racconta molto più di quanto sembri.</p>



<p>Si potrebbe pensare che sia solo una scelta tecnica, ma non lo è. È una scelta che incrocia politica, strategia e storia, e che definisce il tipo di futuro energetico che il Kazakstan vuole costruire: in un mondo dove <strong>l’indipendenza energetica è tornata a essere un fattore di sicurezza nazionale</strong>, chi costruisce le centrali non è mai un attore neutrale. E forse la domanda non è tanto chi abbia vinto oggi, ma chi sarà davvero il partner del domani, quando la tecnologia invecchierà e i contratti diventeranno alleanze, perché il nucleare <strong>non è mai solo una questione di kilowatt.</strong></p>
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		<title>L&#8217;attacco ucraino alle basi russe: ora si apre la &#8220;pista Kazakstan&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/lattacco-ucraino-alle-basi-russe-ora-si-apre-la-pista-kazakstan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jun 2025 10:04:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="750" height="422" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina.jpeg 750w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<p>Molte ipotesi sulla costruzione dell'attacco ucraino alle basi aeree russe. Ma da dove sono arrivati i droni che hanno colpito? </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="750" height="422" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ucraina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina.jpeg 750w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/ucraina-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<p>Della grande operazione ucraina che ha portato alla distruzione (o danneggiamento) di un numero imprecisato di bombardieri strategici russi (<strong>certo non i 42 di cui si parla, o quel 34% dell&#8217;intera flotta annunciato da Zelensky, più probabilmente una dozzina</strong>) si sa troppo poco per tirare conclusioni affrettate. Tanto meno per parlare di una &#8220;nuova Pearl Harbor&#8221; o per annunciare svolte in una guerra in cui, per portare un solo ulteriore elemento, gli analisti militari ucraini di Deep State registrano tra aprile e maggio un aumento del 19% degli attacchi russi quotidiani. Si possono fare però alcune considerazioni, lasciando che sia il tempo (se mai ne sapremo di più) a confermarle o smentirle.</p>



<p>La prima è questa: davvero un&#8217;operazione costata ai servizi segreti ucraini un anno e mezzo di preparazione, come ribadito dallo stesso presidente Zelensky, è potuta scattare esattamente alla vigilia del secondo round di trattative a Istanbul? Non è un po&#8217; troppo bello per essere vero? O dobbiamo pensare che in realtà fosse già pronta prima e che le autorità di Kiev abbiano permesso ai russi di bombardare le città ucraine solo per aspettare il momento migliore per colpire? Nè l&#8217;una né l&#8217;altra tesi convincono. E <strong>le operazioni più spettacolari di guerra ibrida degli ucraini hanno la tendenza a essere un po&#8217; troppo puntuali rispetto al quadro politico </strong>che accompagna questa guerra. Il sabotaggio al gasdotto Nord Stream arriva proprio quando è necessario staccare l&#8217;Europa da qualunque ipotesi di residuo scambio con la Russia. Questo attacco alle basi aeree russe si dispiega proprio mentre la Germania del nuovo cancelliere Merz e altri Paesi discutono delle forniture di missili per colpire in profondità la Russia e le sue installazioni militari. Non è tutto un po&#8217; troppo preciso per essere casuale?</p>



<p>Non solo. L&#8217;agenzia Reuters ha anticipato <strong>il contenuto del memorandum con le condizioni che gli ucraini vogliono presentare stamattina alla delegazione russa.</strong> Sarebbero queste: cessate il fuoco completo per 30 giorni; scambio di prigionieri di guerra &#8220;tutti per tutti&#8221;; nessuna limitazione per le forze armate ucraine; nessun riconoscimento delle perdite territoriali; obbligo per la Federazione Russa di pagare i danni di guerra. Qualunque trattativa parte da posizioni distanti, ovvio. Ma davvero questa postura da Paese vincitore non ha nulla a che fare con il colpo portato contro le basi russe? Non pare che uno giustifichi l&#8217;altro e viceversa? Non sembra dire: possiamo continuare la guerra e farvi male, quindi dettiamo noi le condizioni?</p>



<p>Se questa considerazione ha un senso, diventa quasi inevitabile ipotizzare <strong>una partecipazione attiva delle intelligence occidentali a questa audace operazione ucraina.</strong> Zelensky ha smentito prima ancora che se ne parlasse (&#8220;Un&#8217;operazione autonoma ucraina che resterà nei libri di storia&#8221;, ha detto con legittimo orgoglio) ma le testimonianze sul ruolo degli specialisti Nato e occidentali nella pianificazione bellica ucraina sono ormai troppo qualificate e numerose (<a href="https://it.insideover.com/guerra/zaluzhny-una-base-segreta-della-nato-dietro-le-operazione-in-ucraina.html">si veda per esempio questo articolo di Davide Bartoccini</a>) per credere che <strong>Vasil&#8217; Maljuk</strong>, il capo del&#8217;SBU ucraina (il servizio segreto interno) abbia fatto tutto da solo. Di tutte le pressioni e le minacce che in questi mesi <strong>Donald Trump </strong>ha rivolto all&#8217;Ucraina e a Zelensky, solo una ha davvero preoccupato la dirigenza di Kiev: quella, attuata per sole 24 ore, di bloccare il flusso di informazioni di intelligence. Qualcosa vorrà pur dire.</p>



<p>Terza considerazione: <strong>Zelensky ha detto che per attaccare le basi russe sono stati impiegati 117 droni.</strong> I quali sono stati assemblati in territorio russo e, come sappiamo, trasportati da alcuni camion nelle vicinanze delle basi. Poi gli operatori sarebbero tornati indietro verso l&#8217;Ucraina e, nel passaggio (questi è, almeno, la tesi ora più dibattuta), avrebbero fatto saltare i ponti provocando i disastri ferroviari. </p>



<p>La seconda parte è ipotetica e ci pare poco verosimile. Anzi, potrebbe far comodo agli ucraini far credere che i loro sabotatori abbiano riattraversato mezza Russia per tornare a casa (facendo, <em>en passant</em>, saltare qualche ponte) e che non siano invece usciti dall&#8217;ombra di quel quasi milione e mezzo di ucraini che vivono in Russia. Ma la prima è certa. E quindi la domanda è: <strong>come sono arrivati nel cuore della Russia i componenti per 117 droni?</strong> Dovremmo credere che, come i sabotatori, abbiano attraversato la zona di guerra, poi mezza Russia fino ad arrivare a Celjabinsk, nel magazzino dove, secondo gli inquirenti russi, sono stati montati e preparati all&#8217;uso, prima di essere &#8220;distribuiti&#8221; dai camion?</p>



<p>Qui si apre un capitolo tutto da esplorare di questa storia. Celjabinsk è prossima al confine tra Russia e Kazakstan (6.846 chilometri, il secondo confine più lungo del mondo), per le sue caratteristiche assai permeabile. Da quando è presidente Kasym-Jomart Tokayev, il Kazakstan persegue, con accortezza ma con molta chiarezza, stimolato dalla pressioni occidentali e dal timore di eventuali rivendicazioni territoriali russe, una politica di progressivo distacco dalla Russia, con capitoli anche clamorosi. L&#8217;80% del petrolio kazako viene esportato verso l&#8217;Europa attraverso il porto russo di Novorossisk, che &#8220;casualmente&#8221; ha sofferto negli ultimi tempi di numerosi guasti e intoppi. Nell&#8217;ottobre scorso Tokayev ha declinato l&#8217;invito pressante della Russia a entrare nei Brics, destando un&#8217;immediata reazione russa: blocco immediato all&#8217;importazione di tutta una serie di prodotti agricoli kazaki. </p>



<p>Ma l&#8217;episodio forse più eclatante e rivelatore è stato l&#8217;ultimo. L&#8217;anno scorso, con un referendum che ha ottenuto oltre il 71% di sì, il Kazakstan ha deciso di costruire una centrale nucleare. Tema spinoso per un Paese che, ai tempi dell&#8217;Urss, ha sopportato sul proprio territorio oltre 450 test nucleari. Decisa la costruzione della centrale, è stato quasi naturale, per i kazako, rivolgersi all&#8217;agenzia statale russa Rosatom, che nel settore ha maturato una grande esperienza e affidabilità. Poi, poche settimane fa, il colpo di scena: Rosato viene liquidata e la costruzione della centrale riaffidata alla cinese CNNC. Non solo: i portavoce del Governo kazako hanno detto senza mezzi termini che la decisione è stata presa per &#8220;diversificare i rapporti di politica estera&#8221;.</p>



<p><strong>Per l&#8217;attacco ucraino alle basi russe, quindi, si apre una &#8220;pista kazaka&#8221;</strong>. Perché portarli dal Kazakstan sarebbe stato il modo più semplice per far arrivare i droni in Russia. Perché il Kazakstan sta accumulando una serie di contenziosi politici ed economici con la Russia e ha tutto l&#8217;interesse (vedi export, del petrolio ma non solo) a coltivare buoni rapporti con l&#8217;Europa. Perché il Kazakstan, non meno dei Baltici, teme la Russia e ha solo da guadagnare da un ridimensionamento delle capacità belliche e dello spazio politico della Russia. Non dimentichiamo che <strong>il Kazakstan fu il primo Paese, prima ancora dell&#8217;Ucraina con il Memorandum di Budapest del 1994,</strong> a rinunciare nel 1991 all&#8217;arsenale nucleare, trasferendo 1.400 testate alla Russia. E di certo gli eventi del Donbass prima e della guerra poi non hanno contribuito a tranquillizzarlo.    </p>



<p></p>



<p> </p>



<p></p>
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		<title>Sorpresa (ma non troppo): ritorna il Lago d&#8217;Aral</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sorpresa-ma-non-troppo-ritorna-il-lago-d-aral.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 May 2025 17:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Asia Centrale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un tempo era il quarto lago più grande al mondo. Ma considerando dov&#8217;è (anzi, dov&#8217;era) situato, tra le lande desertiche dell&#8217;Asia centrale, per decine di comunità ha svolto il ruolo di vero e proprio mare. Con tanto di porti costruiti negli anni, a testimonianza di intense attività di pesca e anche industriali. Il riferimento è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/sorpresa-ma-non-troppo-ritorna-il-lago-d-aral.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sorpresa-ma-non-troppo-ritorna-il-lago-d-aral.html">Sorpresa (ma non troppo): ritorna il Lago d&#8217;Aral</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/007_DSF5686-1536x1152.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un tempo era il quarto lago più grande al mondo. Ma considerando dov&#8217;è (anzi, dov&#8217;era) situato, tra le lande desertiche dell&#8217;Asia centrale, <strong>per decine di comunità ha svolto il ruolo di vero e proprio mare</strong>. Con tanto di porti costruiti negli anni, a testimonianza di intense attività di pesca e anche industriali. Il riferimento è al<a href="https://it.insideover.com/ambiente/lago-daral-dove-si-trova-e-perche-e-scomparso.html"> <strong>Lago d&#8217;Aral</strong></a>, sulla cui coste fino al 1991 non sorgeva alcun confine internazionale essendo la sua superficie interamente ricadente all&#8217;interno dell&#8217;Urss. Oggi sono due i Paesi ad aver ereditato il controllo su quelle acque: <strong>Kazakistan</strong> a nord e <strong>Uzbekistan</strong> a sud. Ma più che il controllo sulle acque, i due nuovi Stati hanno preso in consegna il controllo sulla sabbia dove un tempo sorgeva il lago. <strong>La portata idrica dell&#8217;Aral è oramai ridotta ai minimi termini</strong>. Anche se, almeno nella parte kazaka, si sta finalmente registrando <strong>un&#8217;inversione di tendenza. </strong></p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The drying and of the Aral Sea, the 3rd largest lake in the world, is arguably one of the worst things our species has ever done, in terms of the sheer spectacle of the ecological disaster and the utilitarian motives behind it (cotton production), yet it&#39;s barely ever discussed. <a href="https://t.co/iYvjjib4OW">pic.twitter.com/iYvjjib4OW</a></p>&mdash; Tristan S. Rapp (@Hieraaetus) <a href="https://twitter.com/Hieraaetus/status/1884254837367529521?ref_src=twsrc%5Etfw">January 28, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il disastro ambientale di fine &#8216;900 </h2>



<p>In una regione come quella centroasiatica l&#8217;acqua è fondamentale e a Mosca, nel pianificare i piani per i territori in questione, tra gli anni &#8217;50 e &#8217;60 non hanno avuto dubbi: tutti i fiumi compresi dell&#8217;area dovevano servire a irrigare campi e a dare maggior<strong>e impulso all&#8217;agricoltura</strong>. Un concetto valevole per il Kazakistan, così come per l&#8217;Uzbekistan, lì dove l&#8217;industria del cotone era considerata (e lo è ancora) vitale. Gli occhi sono così stati puntati su due corsi d&#8217;acqua in particolare<strong>: l&#8217;Amu Darya e il Syr Darya</strong>, i due fiumi che alimentavano maggiormente l&#8217;Aral. I loro percorsi sono stati deviati in modo da sfruttare le loro acque. </p>



<p>Nel 1987 ci si è però accorti, troppo tardi, di un effetto collaterale decisamente deleterio: per via della minore portata verso l&#8217;Aral, i<strong>l lago ha perso talmente tanto volume da risultare per la prima volta diviso in due sezioni distinte.</strong> Una settentrionale, coincidente con l&#8217;allora repubblica sovietica del Kazakistan, l&#8217;altra invece in area uzbeka. Da Mosca si voleva correre ai ripari, progettando una serie di canali e tubature in grado di dirottare nuovamente l&#8217;acqua verso il lago. I costi però erano ingenti e, da lì a breve, l&#8217;Unione Sovietica sarebbe collassata e al Cremlino le esigenze erano diventate ben altre. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The Aral Sea used to be the 4th largest lake in the world (between Kazakhstan and Uzbekistan) It began shrinking in the 1960s. Its shrinking has been called &quot;one of the planet&#39;s worst environmental disasters&quot;. <br><br>Source: <a href="https://t.co/2yHQT5D3IQ">https://t.co/2yHQT5D3IQ</a><br>Wikipedia: <a href="https://t.co/HIl8vGHdPA">https://t.co/HIl8vGHdPA</a> <a href="https://t.co/KMJFiM3S2m">pic.twitter.com/KMJFiM3S2m</a></p>&mdash; Simon Kuestenmacher (@simongerman600) <a href="https://twitter.com/simongerman600/status/1350097946822455298?ref_src=twsrc%5Etfw">January 15, 2021</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La diga voluta da Astana</h2>



<p>A cavallo dei due secoli,<strong> il disastro ambientale ha preso definitivamente forma.</strong> La salinizzazione dei terreni, l&#8217;evaporazione dell&#8217;acqua, l&#8217;indietreggiamento della superficie, hanno lasciato sul campo la morte di un intero ecosistema. E dei vecchi porti non è rimasto altro che una lunga serie di bracci di cemento armato coperti dalla sabbia. Il nuovo Kazakistan indipendente però, non poteva permettersi di lasciare definitivamente morire l&#8217;Aral. Non solo per una questione prettamente ambientale, ma anche economica: le acque del lago, incanalate e stoccate dentro la sua potenziale grande superficie, sono essenziali per diminuire lo stress idrico a cui spesso va incontro il Paese. </p>



<p>Già durante l&#8217;era di <strong>Nazarbayev</strong>, primo presidente kazako, il governo ha finanziato un programma chiamato<em> Syr Darya Control and Northern Aral Sea</em>. Nel nome è già spiegato tutto: si tratta di un progetto volto a rivitalizzare il Syr Darya e riportare acqua nel lago. Il tutto passando per la costruzione di una grande diga sul Syr Darya, capace di deviare in parte il corso e gettare acqua nella moribonda sezione settentrionale dell&#8217;Aral. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I primi risultati</h2>



<p>Non tutti però erano convinti della bontà del progetto. Il timore di ritrovarsi con una diga capace sì di intensificare la portata del fiume ma, nel complesso, non in grado di risolvere il problema era dietro l&#8217;angolo. I dati resi noti da Astana nei giorni scorsi hanno invece mostrato, per la prima volta, un&#8217;inversione di tendenza. Nel 2024, rispetto all&#8217;anno precedente,<strong> il volume idrico dell&#8217;Aral è aumentato del 42%</strong>. Si è ancora ben lontani dai livelli degli anni d&#8217;oro, ma almeno si sta assistendo a un incremento della superficie: lentamente, ma costantemente, il lago sta tornando a scavare la sua strada tra le sabbie dei vecchi fondali. </p>



<p>Confortato dai numeri, il governo kazako vuole adesso andare avanti. L&#8217;obiettivo è almeno ricostituire la sezione settentrionale dell&#8217;Aral, in modo da sfruttare le acque e favorire diverse attività economiche. Non solo l&#8217;agricoltura, ma anche la pesca e il turismo. Inoltre, da Astana si vuole guardare anche oltre:<strong> il governo è pronto a trattare con l&#8217;Uzbekistan </strong>per ulteriori progetti di ricostituzione del lago e di sfruttamento sostenibile delle acque. Se il progetto dovesse riuscire, la portata politica sarebbe importante: il centro Asia dimostrerebbe di aver imparato dagli errori, anche da quelli un tempo fatti più a ovest. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sorpresa-ma-non-troppo-ritorna-il-lago-d-aral.html">Sorpresa (ma non troppo): ritorna il Lago d&#8217;Aral</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Rame afghano, nichel kazako: con la diplomazia dei metalli la Cina si prepara un futuro green</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-rame-afghano-il-nichel-kazako-con-la-diplomazia-dei-metalli-la-cina-si-prepara-un-futuro-green.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Aug 2024 06:58:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Green economy]]></category>
		<category><![CDATA[Nichel]]></category>
		<category><![CDATA[Rame]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Cina è impegnata a stringere accordi con molteplici governi con l’obiettivo di arginare gli effetti del cambiamento climatico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-rame-afghano-il-nichel-kazako-con-la-diplomazia-dei-metalli-la-cina-si-prepara-un-futuro-green.html">Rame afghano, nichel kazako: con la diplomazia dei metalli la Cina si prepara un futuro green</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Afghanistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/08/OVERCOME_20240802014138686_94b53415d478b64a1df217f94f012b56-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Esiste un modo per accelerare la <strong>transizione energetica</strong> del pianeta, coinvolgere più Paesi in <a href="https://it.insideover.com/ambiente/sopravvivera-il-green-deal-alle-elezioni-europee.html">progetti green</a> e, contemporaneamente, ottenere anche <strong>successi diplomatici</strong> in politica estera? Sta provando a metterne in atto uno la <strong>Cina</strong>, impegnata a stringere accordi con molteplici Governi con l’obiettivo di arginare gli effetti del cambiamento climatico e fungere da punto di riferimento internazionale in materia.</p>



<p>Da un lato Pechino viene elogiata per gli sforzi fin qui compiuti, ma dall’altro è accusata di saccheggiare le <strong>risorse strategiche</strong> di nazioni terze per i propri interessi. Il <em>modus operandi</em> del Dragone è in realtà qualcosa di molto più raffinato rispetto ad una semplice e brutale razzia: è, semmai, un metodo attraverso il quale includere attori esterni nella &#8220;rivoluzione verde&#8221; avviata oltre la Muraglia, offrendo loro un ruolo rilevante all’interno della trasformazione che sta cambiando pelle al pianeta.</p>



<p>Ci sono due esempi emblematici, utili a spiegare meglio quella che potremmo definire la “<strong>diplomazia dei metalli</strong>” avviata dalla Cina: l’Afghanistan dei talebani e il Kazakhstan nel cortile di casa della Russia. Da affiancare, eventualmente, alle dinamiche che stanno riguardando anche ampie porzioni del Sud-Est asiatico, dell’Africa e dell’America Latina.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La miniera in Afghanistan</strong></h2>



<p>Dopo 16 anni di ritardi dovuti alla guerra, ecco finalmente la fumata bianca tra Cina e <strong>Afghanistan </strong>per l’inaugurazione di quella che diventerà la seconda miniera di rame più grande del mondo. Il colosso statale cinese <strong>China Metallurgical Group Corporation (MCC)</strong> ha avviato la costruzione di una strada lunga 25 chilometri per raggiungere il <strong>sito di Mes Aynak</strong>, uno dei più grandi giacimenti di rame incontaminati nella provincia di Logar, nell&#8217;Afghanistan centrale. </p>



<p>Come la maggior parte dei Paesi, il gigante asiatico non ha formalmente riconosciuto i <strong>talebani</strong>, ma lo scorso settembre è stato il primo Paese a nominare un nuovo ambasciatore in Afghanistan. Il progetto è di grande importanza per Kabul, alla disperata ricerca di investimenti stranieri per rilanciare la sua economia devastata dalla guerra, ma lo è ancor di più per Pechino.  Il motivo è semplice: nel 2007, quando la MCC si aggiudicò i diritti trentennali per lo sviluppo di Mes Ayank, la Commissione per la supervisione e l&#8217;amministrazione delle attività cinesi, un organismo che supervisiona le aziende statali del Paese, parlò di un tentativo riuscito &#8220;di alleviare notevolmente la carenza di risorse di rame della Cina, aumentare le riserve di risorse strategiche del Paese e rafforzare l&#8217;influenza nazionale nell&#8217;industria mineraria globale&#8221;. Il rame, per inciso, è un metallo usato per tutto: dai cavi all’elettronica fino ai <a href="https://it.insideover.com/economia/perche-lauto-elettrica-cinese-spaventa-la-ue.html">veicoli elettrici (EV)</a>. Ed è per questo che il governo cinese ne ha particolarmente bisogno.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Investimenti e risorse strategiche</strong></h2>



<p>La Cina ha acceso i riflettori anche sul <strong>Kazakhstan</strong>. L&#8217;abbondanza dei minerali presenti nel Paese incastonato nell’Asia centrale ha arricchito Astana e catturato l&#8217;attenzione degli imprenditori di mezzo mondo – cinesi compresi &#8211; che si affannano per controllare gli ingredienti necessari per combattere il cambiamento climatico. </p>



<p>Un esempio? Il <strong>nichel</strong>, un minerale chiave utilizzato nei citati veicoli elettrici e in altre tecnologie legate all’energia pulita. Come ha spiegato il <em>New York Times</em>, la transizione del mondo verso l&#8217;energia rinnovabile richiede enormi quantità di nichel, <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/benvenuti-nella-nuova-eta-del-rame-perche-il-suo-mercato-e-esploso.html">rame</a>, litio e altri cosiddetti minerali critici. Il Kazakhstan ne ha molti, e la Cina, il più grande produttore di EV e batterie, è nei paraggi e desiderosa di investire in loco. </p>



<p>L&#8217;influenza economica del Dragone è ormai evidente in tutto il Paese. Non è un caso che ad Almaty, la città kazaka più ricca, stanno spuntando nuove concessionarie di auto per marchi cinesi di EV. Non solo: al confine tra Cina e Kazakhstan, le due nazioni hanno costruito il <strong>Khorgos Gateway</strong>, il più grande porto al mondo utilizzato esclusivamente per la movimentazione di container merci trasportati su treni. </p>



<p>Nei pressi del confine occidentale del Kazakhstan, lungo il Mar Caspio, Pechino ha invece investito in un <strong>hub container</strong> nella città portuale di Aktau. Dove oggi ha preso forma un&#8217;alternativa ferroviaria per spedire merci dalla Cina all&#8217;<strong>Europa</strong>, impiegando la metà del tempo delle merci inviate via mare da Shanghai a Rotterdam. I miracoli della diplomazia dei metalli&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-rame-afghano-il-nichel-kazako-con-la-diplomazia-dei-metalli-la-cina-si-prepara-un-futuro-green.html">Rame afghano, nichel kazako: con la diplomazia dei metalli la Cina si prepara un futuro green</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Kazakistan si prepara alle presidenziali</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-kazakistan-si-prepara-alle-presidenziali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2022 10:18:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1301" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-1536x1041.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-2048x1388.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I kazaki avrebbero dovuto esprimere il loro giudizio sull&#8217;operato di Kassym-Jomart Tokayev nel 2024, anno delle programmate presidenziali, ma una serie di circostanze ed eventi ha convinto il capo di stato ad anticipare il voto di ben due anni. I kazaki, invero, saranno chiamati alle urne il prossimo mese, il 20 novembre. Tokayev ha annunciato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-kazakistan-si-prepara-alle-presidenziali.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-kazakistan-si-prepara-alle-presidenziali.html">Il Kazakistan si prepara alle presidenziali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1301" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-1536x1041.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/10/ilgiornale2_20221020121641997_7d9ce172fd689543938e1d55c6e80bc7-2048x1388.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I kazaki avrebbero dovuto esprimere il loro giudizio sull&#8217;operato di <a href="https://insideover.ilgiornale.it/schede/politica/chi-e-qasym-jomart-toqaev-il-presidente-del-kazakistan.html">Kassym-Jomart Tokayev </a>nel 2024, anno delle programmate presidenziali, ma una serie di circostanze ed eventi ha convinto il capo di stato ad anticipare il voto di ben due anni. I kazaki, invero, saranno chiamati alle urne il prossimo mese, <strong>il 20 novembre</strong>.</p>



<p>Tokayev ha annunciato l&#8217;intenzione di anticipare il momento della verità lo scorso mese, il primo settembre, in occasione del Discorso annuale alla nazione. Palese è l&#8217;obiettivo: mostrare alla cittadinanza che il &#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/discorso-nazione-tokayev-2063399.html">nuovo Kazakistan</a>&#8221; non è un concetto astratto, ma un&#8217;idea che si vuole realmente trasporre in realtà. Alta la posta in gioco: il controllo di Astana per i prossimi sette anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Verso le presidenziali più attese di sempre</h2>



<p>Ad Astana è (quasi) tutto pronto per l&#8217;arrivo delle presidenziali<strong> più attese </strong>della storia del Kazakistan indipendente e le <strong>prime </strong>in assoluto della &#8220;Seconda repubblica&#8221;. Le più attese dai kazaki e dalle grandi potenze del sistema internazionale.</p>



<p>I motivi che hanno spinto Tokayev a sfidare se stesso, chiamando i concittadini al voto a quasi un anno da una delle più gravi crisi sociali della storia recente kazaka, sono almeno tre. Vuole rassicurare la cittadinanza che il piano di rinascita nazionale, condensato nel concetto di Nuovo Kazakistan, non è un miraggio ingannevolmente utilizzato per farle dimenticare la crisi di inizio anno. Vuole tastare con mano l&#8217;effettivo livello di consenso detenuto. E, di riflesso, ambisce ad inviare un segnale forte alla comunità internazionale: Astana è ormai incamminata verso la maturità democratica. Il che significa, tra le varie cose, anche accettare un risultato contrario alle aspettative.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutto è (quasi) pronto</h2>



<p>Le autorità kazake<a href="https://astanatimes.com/2022/10/central-election-commission-anticipates-30-long-term-300-short-term-international-observers-for-upcoming-presidential-elections/"> hanno già raggiunto un accordo </a>con la Commissione elettorale centrale dell&#8217;Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani, organismo dell&#8217;Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), per il dispiegamento nelle sedi di voto di una squadra di osservatori internazionali – che dovrebbero essere 330.</p>



<p>La prontezza con cui la presidenza kazaka ha richiesto, ed ottenuto, un team di monitoraggio OSCE parla del significato di queste elezioni per Tokayev. Banco di prova e momento della verità per un esperimento ambizioso, nato sotto i migliori auspici, che, nonostante l&#8217;elevato tasso di riformismo, non è riuscito ad evitare <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/kazakistan-l-ombra-di-un-golpe-dai-mille-padri.html">lo scontro frontale con le contraddizioni del modello economico e il malcontento delle periferie della (multi)nazione</a>. Scontro che, lungi dall&#8217;inibire la macchina del cambiamento, da Tokayev è stato accolto come una sfida-opportunità per sveltire la trasfigurazione del Kazakistan. Che, nella visione del presidente, passa necessariamente dal plebiscito.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli occhi dei <em>big </em>su Astana</h2>



<p>Poiché tutto ciò che accade ad Astana si ripercuote successivamente nel resto dell&#8217;Asia centrale, gli occhi dei <em>big </em>del sistema internazionale sono puntati, dallo scorso settembre, sulla campagna elettorale. Lo suggeriscono il crescendo di pubblicazioni a tema delle grandi riviste specializzate, da <em>Foreign Policy</em> a <em>Politico</em>, e le attività dei <em>think tank</em> che influenzano gli indirizzi politici occidentali, come Chatham House, <a href="https://www.chathamhouse.org/events/all/research-event/what-can-we-expect-tokayevs-new-kazakhstan">che ha organizzato un evento</a> per decisori, focalizzato sul &#8220;nuovo Kazakistan&#8221;, alla vigilia delle presidenziali kazake.</p>



<p>La rielezione di Tokayev sarebbe sinonimo di continuità e stabilità per molti degli attori aventi degli interessi in Kazakistan, <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/l-italia-alla-prova-del-grande-gioco-2-0.html">Italia inclusa</a>. E siccome da un Kazakistan socialmente forte e politicamente prevedibile dipende l&#8217;intero sistema Asia centrale, nonché i corridoi commerciali terrestri Europa-Cina, non sorprende che gli occhi delle grandi potenze siano puntati su di esso. E la domanda di ogni spettatore è una sola: &#8220;<em>chi vincerà?</em>&#8220;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-kazakistan-si-prepara-alle-presidenziali.html">Il Kazakistan si prepara alle presidenziali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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