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	<title>Israele Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 15 May 2026 14:37:26 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Israele Archives - InsideOver</title>
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		<title>Truffatori, veterani IDF, fan di Netanyahu e lobby sioniste: chi ha prodotto il rapporto sulle violenze di Hamas a cui nemmeno gli israeliani credono</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/truffatori-veterani-idf-fan-di-netanyahu-e-lobby-sioniste-chi-ha-prodotto-il-rapporto-sulle-violenze-di-hamas-a-cui-nemmeno-gli-israeliani-credono.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Riccardo Buccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 14:37:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’11 maggio 2026, l’editorialista del New York Times Nicholas Kristof pubblica un’inchiesta destinata a riaprire il dibattito internazionale sulle violenze dell&#8217;IDF nel genocidio di Gaza. Il titolo è “The Silence That Meets the Rape of Palestinians” e il lavoro si basa su rapporti delle Nazioni Unite, documentazione di organizzazioni internazionali e interviste a quattordici sopravvissuti palestinesi — uomini, donne &#8230; <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/truffatori-veterani-idf-fan-di-netanyahu-e-lobby-sioniste-chi-ha-prodotto-il-rapporto-sulle-violenze-di-hamas-a-cui-nemmeno-gli-israeliani-credono.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/truffatori-veterani-idf-fan-di-netanyahu-e-lobby-sioniste-chi-ha-prodotto-il-rapporto-sulle-violenze-di-hamas-a-cui-nemmeno-gli-israeliani-credono.html">Truffatori, veterani IDF, fan di Netanyahu e lobby sioniste: chi ha prodotto il rapporto sulle violenze di Hamas a cui nemmeno gli israeliani credono</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/111111-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’11 maggio 2026, l’editorialista del <em>New York Times </em><strong>Nicholas Kristof </strong>pubblica un’inchiesta destinata a riaprire il dibattito internazionale sulle violenze dell&#8217;IDF nel genocidio di Gaza. Il titolo è <em>“<a href="https://www.nytimes.com/2026/05/11/opinion/israel-palestinians-sexual-violence.html">The Silence That Meets the Rape of Palestinians</a>”</em> e il lavoro si basa su rapporti delle Nazioni Unite, documentazione di organizzazioni internazionali e interviste a quattordici sopravvissuti palestinesi — uomini, donne e bambini — che denunciano torture e violenze sessuali durante la detenzione israeliana. Nell’articolo, la violenza sessuale contro i detenuti palestinesi viene descritta da più testimonianze come una pratica sistematica, una sorta di “procedura operativa standard”.</p>



<p>Il giorno successivo, il 12 maggio, gran parte dei principali media occidentali — <em>New York Times,</em> Associated Press, CNN, BBC e numerose testate europee — rilanciano invece un altro dossier: <em><a href="https://cc4e0711-9401-400e-ae14-65ae0400675b.filesusr.com/ugd/aab121_4ee92a27756c45848ad430f6292406af.pdf">“Silenced No More – Sexual Terror Unveiled: The Untold Atrocities of October 7 and Against Hostages in Captivity”</a></em>, pubblicato dalla <a href="https://www.civilc.org/silenced-no-more">Civil Commission</a> <em>on October 7th Crimes by Hamas Against Women and Children.</em> Il rapporto viene presentato come la più ampia e dettagliata raccolta di prove sulle presunte violenze sessuali sistematiche commesse da Hamas il 7 ottobre 2023. </p>



<p>I media parlano di “inchiesta definitiva”, “documentazione più completa mai raccolta”, “dossier cruciale”. Eppure, già leggendo attentamente gli stessi articoli che ne celebrano le conclusioni, emerge un problema enorme: il materiale utilizzato non è verificabile indipendentemente. L’Associated Press ammette che gran parte dell’archivio resta segreto. Il <em>New York Times </em>scrive che i documenti e le testimonianze sono stati secretati “per proteggere la privacy delle vittime”. In pratica, l’opinione pubblica e la comunità internazionale vengono chiamate a considerare il rapporto come una prova decisiva senza poter accedere direttamente alla documentazione su cui si basa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Più schierati di così&#8230;</h2>



<p>Ma il problema più profondo non riguarda soltanto l’assenza di verificabilità esterna. <strong>Riguarda soprattutto chi ha prodotto quel dossier.</strong> Dietro il rapporto c’è infatti un gruppo di figure che, osservando le loro attività pubbliche, appaiono apertamente schierate sul piano politico e ideologico. Non si tratta semplicemente di simpatizzanti di Israele, ma di persone che sui social condividono propaganda governativa, celebrano l’IDF, rilanciano i messaggi di Netanyahu e sostengono apertamente la narrativa militare israeliana durante il genocidio a Gaza.</p>



<p>La figura più centrale è <strong>Sharon Rapaport-Palgi</strong>, indicata nel rapporto come <em>Lead Documentor</em>, ovvero la persona che guida il team incaricato di raccogliere testimonianze e documentazione sui casi analizzati. Il suo ruolo è fondamentale: è una delle figure che hanno materialmente contribuito all&#8217;ideazione e costruzione del dossier. Eppure, osservando la sua attività pubblica su X, emerge una posizione politica tutt’altro che neutrale. In un post del 13 giugno 2025, Sharon Rapaport-Palgi pubblica il messaggio “Stand with Israel”, accompagnandolo con la ricondivisione di un contenuto ufficiale dell’IDF che recita “History is watching you” e “Decide before it’s too late”. Il video condiviso utilizza un linguaggio tipico della comunicazione bellica e morale dell’esercito israeliano. Non è il comportamento di una ricercatrice che mantiene una distanza professionale dal conflitto, ma quello di <strong>una figura pienamente coinvolta nella mobilitazione narrativa a favore dello Stato israeliano e delle sue forze armate. </strong>Questa linea emerge ancora più chiaramente in altri re-post. Rapaport-Palgi rilancia ad esempio un contenuto pubblicato da John Spencer, nel quale Spencer sostiene che l’IDF abbia “implementato più misure per prevenire danni ai civili di qualsiasi altro esercito nella storia”.</p>



<p>In un altro caso, Sharon Rapaport-Palgi ricondivide un post di&nbsp;COGAT, l’organo ufficiale israeliano responsabile delle attività nei territori palestinesi. Nel contenuto si sostiene che Hamas avrebbe utilizzato una scuola dell’UNRWA come base operativa, amplificando la propaganda che vede la principale agenzia umanitaria colpita dall&#8217;etichetta di &#8220;strumento di Hamas&#8221;.</p>



<p>Uno dei repost più controversi riguarda invece un contenuto condiviso dall’account ufficiale di Israele nel febbraio 2025. Nel video si vedono bambini palestinesi armati durante una liberazione di ostaggi a Gaza e il messaggio che accompagna il post recita “Hamas is creating the next generation of terrorists”. <strong>Anche questo contenuto viene rilanciato da Sharon Rapaport-Palgi senza alcuna contestualizzazione critica. </strong>La questione è delicatissima: una persona incaricata di raccogliere prove e testimonianze per un rapporto destinato a organismi internazionali contribuisce contemporaneamente alla diffusione di contenuti che descrivono bambini palestinesi come futuri terroristi e celebra le gesta dell&#8217;IDF. In qualsiasi standard investigativo internazionale, una simile esposizione ideologica rappresenterebbe un evidente problema di imparzialità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Elkayam-Levy, nemmeno gli israeliani le credono</h2>



<p>Accanto a Rapaport-Palgi emerge poi il caso di <strong>Orna Weinstein,</strong> che ha fatto parte del team di ricerca. Da un controllo dei suoi profili social pubblici emerge una descrizione personale estremamente esplicita: “Former combat soldier at IDF”. Nel profilo Facebook pubblicamente accessibile, <strong>Weinstein si presenta come ex combattente dell’esercito israeliano</strong>, residente a Jaffa e laureata alla Hebrew University of Jerusalem. Il problema non è il servizio militare in sé — esperienza comune in Israele — ma il fatto che una persona che si definisce apertamente ex combattente dell’IDF partecipi alla redazione di un dossier internazionale che dovrebbe ricostruire presunti crimini di guerra con criteri di assoluta neutralità.</p>



<p>Il nodo dei conflitti d’interesse diventa ancora più evidente osservando la figura di <strong>Irwin Cotler</strong>, indicato come principal contributor del rapporto. <strong>Cotler è un avvocato, accademico ed ex ministro della Giustizia canadese,</strong> noto da decenni per il suo attivismo sui diritti umani ma anche per il suo storico sostegno alle posizioni israeliane in ambito internazionale. È stato tra i giuristi che hanno contestato la giurisdizione della Corte Penale Internazionale sui territori palestinesi, sostenendo che la Palestina non dovesse essere considerata uno Stato ai sensi dello Statuto di Roma. Nel gennaio 2024 ha inoltre criticato il procedimento avviato dal Sudafrica presso la Corte Internazionale di Giustizia contro Israele, dichiarando che Israele “cerca costantemente di minimizzare i danni ai civili” attraverso volantini, messaggi telefonici, corridoi umanitari e zone di evacuazione. <strong>Posizioni che coincidono perfettamente con la linea difensiva del governo israeliano.</strong></p>



<p>Dietro la Civil Commission compare infine <strong>Cochav Elkayam-Levy,</strong> fondatrice e presidente dell’organizzazione. Ed è proprio attorno alla figura di Elkayam-Levy che emergono alcune delle contestazioni più pesanti sulla credibilità dell’intero progetto. La Civil Commission, iniziativa lanciata subito dopo il 7 ottobre, <strong>era già stata fortemente criticata dalla stampa israeliana oltre due anni fa. </strong>Secondo <em>Ynet</em>, testata collegata al quotidiano <em>Yedioth Ahronoth</em>, diversi funzionari governativi israeliani avrebbero preso le distanze dal lavoro della Commissione per problemi metodologici e mancanza di accuratezza. Una fonte governativa israeliana dichiarò che “le persone hanno preso le distanze da lei perché la sua indagine non è accurata”, aggiungendo che Elkayam-Levy aveva contribuito a diffondere nei media internazionali la falsa storia di combattenti palestinesi che avrebbero “squarciato il ventre di una donna incinta”, episodio poi rivelatosi infondato.</p>



<p>In precedenza era inoltre emerso che Elkayam-Levy aveva utilizzato la fotografia di una combattente curda morta anni prima in un altro Paese, presentandola come vittima delle violenze del 7 ottobre. Le critiche non si limitarono alla metodologia. Secondo Ynet, funzionari israeliani accusarono Elkayam-Levy anche di opportunismo economico. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The chair of Israel&#39;s investigative committee into rape on 10/7 by Hamas, <a href="https://twitter.com/CochavElkayam?ref_src=twsrc%5Etfw">@CochavElkayam</a>, presents an old image of dead female Kurdish fighters as women sexually assaulted at the Nova music fest <br><br>During a 11/12 talk for Harvard&#39;s Maimonides Society, Elkayam referred to &quot;an image… <a href="https://t.co/DjGT1L45LI">pic.twitter.com/DjGT1L45LI</a></p>&mdash; Max Blumenthal (@MaxBlumenthal) <a href="https://twitter.com/MaxBlumenthal/status/1731567229118886048?ref_src=twsrc%5Etfw">December 4, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La rete dei finanziatori</h2>



<p>Leggendo il rapporto integrale, gli autori sostengono di aver realizzato oltre 430 “interviste formali e informali, testimonianze e incontri” e di aver analizzato <em>media reports</em>, documentari, podcast, audizioni parlamentari e più di 10.000 fotografie e segmenti video per un totale di oltre 1.800 ore di materiale. Tuttavia il rapporto non fornisce un elenco chiaro delle presunte vittime di stupro, non quantifica il numero dei casi verificati e non chiarisce quanti episodi derivino da testimonianze dirette, voci indirette o affermazioni basate sull’osservazione dei corpi.</p>



<p>Il rapporto cita inoltre ripetutamente membri di ZAKA, l’organizzazione israeliana di soccorso che aveva contribuito alla <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.youtube.com/watch%3Fv%3D95X6uWZ9k9Q&amp;ved=2ahUKEwj604GsjbuUAxWK9QIHHXiGHJ4QFnoECDAQAQ&amp;usg=AOvVaw1Ob7dojyAqzobROlLi6Sfb">diffusione di alcune delle false narrazioni </a>più note del post-7 ottobre, come la storia dei “40 bambini decapitati”, <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://it.insideover.com/guerra/40-bambini-decapitati-da-hamas-era-un-falso-e-si-poteva-saperlo.html&amp;ved=2ahUKEwiLnabZjbuUAxUU5QIHHQXPBykQFnoECB0QAQ&amp;usg=AOvVaw3_VkawWc2-eBDZh1KYObQE">smontata anche da InsideOver</a> con un&#8217;analisi <em>open source</em> approfondita.</p>



<p>Un ulteriore elemento riguarda la rete di finanziatori e partner indicata dalla stessa Civil Commission. Sul sito dell&#8217;organizzazione compaiono numerose fondazioni, federazioni e organizzazioni filantropiche legate al mondo ebraico e pro-Israele: Jewish Federations of North America, Jewish Federation Los Angeles, UJA Federation New York, Jewish United Fund Chicago, Combined Jewish Philanthropies, Jewish Federation of Greater Philadelphia, Jewish Federation of San Diego, New Israel Fund, Wilf Family Foundations, Schusterman Family Philanthropies, Israel at Heart, UCEI, oltre al governo canadese, all’ambasciata tedesca a Tel Aviv e a partner privati come Microsoft, Wix e CloudEdge. Questa costellazione di soggetti non prova di per sé un condizionamento diretto sul contenuto del rapporto, ma mostra che il dossier nasce e circola dentro un ecosistema politico, finanziario e comunicativo fortemente connesso alla difesa pubblica di Israele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/truffatori-veterani-idf-fan-di-netanyahu-e-lobby-sioniste-chi-ha-prodotto-il-rapporto-sulle-violenze-di-hamas-a-cui-nemmeno-gli-israeliani-credono.html">Truffatori, veterani IDF, fan di Netanyahu e lobby sioniste: chi ha prodotto il rapporto sulle violenze di Hamas a cui nemmeno gli israeliani credono</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>“I monumenti zoppicanti della nostra politica&#8221;: così Israele rivendica le mutilazioni inflitte ai palestinesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-monumenti-zoppicanti-della-nostra-politica-cosi-israele-rivendica-le-mutilazioni-inflitte-ai-palestinesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 13:00:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un anziano palestinese ferito mentre lavorava nei suoi campi in Cisgiordania" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cisgiordania, il generale dell'esercito Avi Bluth ha parlato apertamente di apartheid:“Spariamo ai palestinesi e non agli ebrei, per evitare conseguenze sociali”. E sui palestinesi che cercano di entrare in Israele per lavorare: “Gli spariamo alle gambe per mutilarli. Sono i nostri monumenti zoppicanti”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-monumenti-zoppicanti-della-nostra-politica-cosi-israele-rivendica-le-mutilazioni-inflitte-ai-palestinesi.html">“I monumenti zoppicanti della nostra politica&#8221;: così Israele rivendica le mutilazioni inflitte ai palestinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Un anziano palestinese ferito mentre lavorava nei suoi campi in Cisgiordania" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Palestinese-ferito-in-Cisgiordania-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Cisgiordania l’esercito israeliano può sparare ai palestinesi, ma non agli ebrei. È una regola non scritta, ma pienamente operativa, tant&#8217;è che a raccontarlo — anche con estrema fierezza — è <strong>Avi Bluth,</strong> capo del Comando Centrale dell’esercito israeliano. La cronaca della Cisgiordania, dove dall’ottobre 2023 sono stati uccisi almeno <a href="https://www.middleeasteye.net/live-blog/live-blog-update/death-toll-occupied-west-bank-israeli-attacks-rises">1.151 palestinesi</a>, lo testimonia da tempo. Altra cosa, però, è sentire dichiarazioni tanto esplicite dalla voce del comandante dell’IDF in West Bank. A riportare le sconvolgenti parole di Bluth, pronunciate durante un forum a porte chiuse e mai smentite, è stato <em>Haaretz</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I palestinesi gambizzati: “I nostri monumenti zoppicanti&#8221;</h2>



<p>Non ci sono solo il muro di separazione, il filo spinato e i checkpoint. Il sistema di apartheid imposto da Israele in Cisgiordania si vede anche nei corpi dei palestinesi. Molti di loro — soprattutto giovani e uomini in età lavorativa — zoppicano. Bluth li definisce “i monumenti zoppicanti della nostra politica”. I soldati israeliani hanno l’ordine di sparare “dal ginocchio in giù” contro i palestinesi che tentano di attraversare la barriera che separa la Cisgiordania da Israele. L’obiettivo è mutilare. “Devono essere colpiti intenzionalmente, senza necessariamente essere uccisi. <strong>Occorre lasciarli feriti in modo permanente”, ha dichiarato Bluth.</strong> Le mutilazioni hanno come scopo la deterrenza. Si tratta di creare una “coscienza della barriera”: diffondere la paura delle conseguenze per chi tenta di attraversarla. <strong>“I villaggi palestinesi sono pieni di ‘monumenti zoppicanti&#8217;:</strong> il prezzo di chi ha provato ad attraversare”, ha aggiunto Bluth.</p>



<p>Ma questa pressione non si esercita solo sul corpo. È anche economica e strutturale. La disoccupazione in Cisgiordania è il risultato di un sistema di restrizioni che ha progressivamente eroso le possibilità di sostentamento. Molti terreni agricoli sono finiti oltre il muro di separazione, rendendo impossibile per tanti contadini accedere alle proprie terre. A ciò si aggiungono le <a href="https://www.972mag.com/jayyous-greenhouses-israel-demolition-west-bank/">demolizioni di serre e infrastrutture agricole</a> dei palestinesi, soprattutto nell’Area C, sotto il pieno controllo israeliano. Il risultato è un impoverimento dilagante che lascia sempre meno alternative: <strong>per molti, attraversare la barriera diventa l’unica possibilità di lavoro, nonostante i rischi.</strong></p>



<p>Così, ogni giorno, centinaia di palestinesi cercano di entrare in Israele. Con la disoccupazione altissima in Cisgiordania e salari molto più alti in Israele, molti rischiano la vita — o, come dice Bluth, le gambe — pur di lavorare. “Un muratore di Ramallah &#8211; prosegue il generale &#8211; guadagna 1.500 shekel al mese. In Israele può arrivare a 7.000: quindi è disposto a rischiare di essere gambizzato. Se dovessimo colpirlo, potrà comunque attraversare di nuovo e lavorare in una panetteria”. Bluth ha poi aggiunto: “La prossima volta che siete in una panetteria, guardate dietro il bancone: probabilmente ci sono quattro residenti di Hebron lì dentro”. Qualcuno, magari, zoppicante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“<strong>Abbiamo ucciso decine di lanciatori di pietre”</strong></h2>



<p>Tra i simboli della resistenza palestinese (<em>sumud</em>) ci sono anche le pietre. Le immagini della prima Intifada &#8211; iniziata nel 1987 — di bambini che lanciano sassi contro i mezzi blindati israeliani sono diventate l’icona della dicotomia tra oppressori e oppressi. Israele, consapevole della forza simbolica di quel gesto, ha progressivamente inasprito le pene contro chi lo compie. <strong>“Nel solo 2025 abbiamo ucciso 42 lanciatori di pietre”, ha dichiarato Bluth. “Si tratta di terrorismo, altro che resistenza popolare”.</strong> Il <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/twilight-zone/2026-05-09/ty-article-magazine/.highlight/a-palestinian-boy-was-shot-dead-his-death-has-no-sociological-consequences/0000019e-0af8-d930-adde-bbfe6ab60000">23 aprile un ragazzino di 15 anni è morto c</a>osì. Si chiamava Youssef Shtayyeh ed è stato ucciso dai soldati israeliani mentre scappava via dopo aver lanciato dei sassi contro i carri armati. Gli hanno sparato alla schiena, a 100 metri di distanza.</p>



<p>Eppure, a lanciare pietre sono talvolta anche i coloni ebrei. Ed è qui che l’esistenza di un sistema di apartheid emerge in modo lampante: <strong>“Il pericolo del lancio di pietre è lo stesso, ma non dobbiamo sparare agli ebrei”. </strong>“Purtroppo qualche incidente c’è stato”, ha aggiunto Bluth, “e ha avuto conseguenze sociali”. Il riferimento è alla scorsa estate, quando due soldati dell’IDF spararono contro coloni mascherati che stavano lanciando pietre contro alcune automobili. “Abbiamo colpito due ebrei, ferendo un quindicenne. La notizia provocò molto clamore. Fortunatamente quegli ebrei non sono morti”.</p>



<p>Con i coloni, ha spiegato Bluth, “preferiamo usare altri mezzi” perché altrimenti “si rischiano delle conseguenze psicologiche”. Per i quindicenni palestinesi uccisi a colpi di fucile, invece, nessun trauma collettivo. Purché non siano ebrei, annota amaramente <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/twilight-zone/2026-05-09/ty-article-magazine/.highlight/a-palestinian-boy-was-shot-dead-his-death-has-no-sociological-consequences/0000019e-0af8-d930-adde-bbfe6ab60000">Gideon Levy</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">“<strong>Una cella con due brandine per 18 detenuti”</strong></h2>



<p>Molti dei palestinesi sorpresi in Israele senza permesso finiscono gambizzati o nelle carceri israeliane. Attualmente, infatti, oltre 4mila palestinesi si trovano in detenzione amministrativa, misura che prevede la carcerazione senza passare per un processo e altro (<strong>i prigionieri totali sono più di 11mila)</strong>.</p>



<p>Il 2 maggio scorso la polizia israeliana ne <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-05-11/ty-article/.premium/two-beds-for-18-people-israel-detains-w-bank-palestinians-in-harsh-conditions/0000019e-0d11-d0cf-a7ff-1f3b4e160000">ha arrestati altri 18</a>. “Sono stati portati alla stazione di polizia di Arad, nel Sud del Paese”, riporta <em>Haaretz</em>. Lì sono stati rinchiusi in una cella con due materassi e un bagno. Incatenati l’uno all’altro. Sono rimasti per dieci giorni in una cella di appena nove metri quadrati, in attesa di essere trasferiti in una struttura carceraria e di sapere se la detenzione verrà trasformata in reclusione a lungo termine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-monumenti-zoppicanti-della-nostra-politica-cosi-israele-rivendica-le-mutilazioni-inflitte-ai-palestinesi.html">“I monumenti zoppicanti della nostra politica&#8221;: così Israele rivendica le mutilazioni inflitte ai palestinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Netanyahu rivendica che Israele è ben oltre la linea del cessate il fuoco nel controllo di Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-rivendica-che-israele-e-ben-oltre-la-linea-del-cessate-il-fuoco-nel-controllo-di-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 10:55:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Oggi controlliamo il 60% di Gaza domani vedremo”: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rivendicato ieri che Tel Aviv non intende recedere dal controllo di una quota importante del territorio marittimo palestinese teatro dei massacri post-7 ottobre 2023 e del genocidio della popolazione civile. Parlando nella Giornata di Gerusalemme che commemora la vittoria nella &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/netanyahu-rivendica-che-israele-e-ben-oltre-la-linea-del-cessate-il-fuoco-nel-controllo-di-gaza.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/netanyahu-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Oggi controlliamo il 60% di Gaza domani vedremo”: il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rivendicato ieri che Tel Aviv non intende recedere dal controllo di una quota importante del territorio marittimo palestinese teatro dei massacri post-7 ottobre 2023 e del genocidio della popolazione civile. </p>



<p>Parlando nella Giornata di Gerusalemme che commemora la vittoria nella Guerra dei Sei Giorni del 1967 e il ritorno della città nel totale controllo israeliano, e alla vigilia di quella che per i palestinesi è la Nakba, l&#8217;anniversario dell&#8217;esodo di massa di centinaia di migliaia di cittadini arabi dalla Terrasanta nel 1948, Netanyahu è stato perfino modesto:<strong> Israele, infatti, controlla ben il 64% del territorio di Gaza</strong>, ben oltre la quota che dovrebbe mantenere ai sensi della <strong>Fase 1 del cessate il fuoco negoziato da Egitto, Qatar e Stati Uniti a ottobre</strong> (53%) e anche di quella che occupava al momento della tregua (58%). ù</p>



<p>In sostanza, in otto mesi <strong>Israele ha rosicchiato circa l&#8217;11% </strong>del territorio della Striscia di Gaza, <a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-si-lavora-alla-tragica-bonanza-vagheggiata-da-smotrich.html" type="post" id="493495">ampliandosi oltre la cosiddetta <strong>Linea Gialla</strong> che avrebbe dovuto sancire il perimetro definitivo di controllo</a> fino al dibattito sulla <strong>Fase 2, che dovrebbe prevedere il disarmo di Hamas</strong> e al contempo il totale ritiro dell&#8217;<strong>Israel Defense Force</strong> dai territori palestinesi oggetto della guerra del 2023-2025. Prospettiva, questa, che appare oltremodo remota. Netanyahu ha incassato il sostanziale appoggio del <strong>Board of Peace,</strong> l&#8217;organo di monitoraggio del cessate il fuoco presieduto dal presidente Usa Donald Trump, il cui segretario generale <strong>Nikolaj </strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/gaza-il-board-of-peace-non-frena-israele-hamas-resta-il-nemico-perfetto.html" type="post" id="516180"><strong>Mladenov</strong> ha sostanzialmente lasciato intendere che il disarmo di Hamas dovrebbe precedere temporalmente il ritiro dell&#8217;Idf.</a> </p>



<p>Netanyahu si sente dunque titolato di capacità d&#8217;agire in maniera risoluta se può arrivare a <strong>rivendicare esplicitamente che Israele sta violando apertamente il principio del <em>pacta sunt servanda</em></strong> e gli impegni presi, arrivando ad estendere dalla Linea Gialla alla neo-costituita Linea Arancione, più vicina ai confini marittimi della Striscia, la zona di occupazione. &#8220;Netanyahu ha affermato che Israele è riuscito a riportare indietro gli ostaggi senza ritirarsi dalle aree occupate&#8221; e osservato che &#8220;nonostante ci fossero soggetti che chiedevano a Israele di uscire da Gaza, il governo ha invece scelto di rimanere sul terreno e rafforzare il controllo della sicurezza&#8221;, ha scritto Israel National News, riportando come nel contesto dell&#8217;evento organizzato dall&#8217;influente Yeshiva Mercaz HaRav, la scuola rabbinica sionista più influente al mondo, dove ha parlato il suo discorso è stato accolto da scroscianti applausi. <strong>Mentre a Gaza la tregua resta incerta e continuamente violata, Israele ormai ha una roadmap precisa</strong> che non punta alla pace: e la Striscia rischia, sostanzialmente, di restare <strong>divisa a tempo indeterminato. Mentre migliaia di cittadini </strong>si troveranno in una zona di occupazione non formalizzata ma soggetta all&#8217;inevitabile controllo ferreo delle truppe di Tel Aviv. Con le prevedibili conseguenze del caso.</p>
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		<title>Nakba, il giorno in cui 770 mila palestinesi persero la patria</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/nakba.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 05:53:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-600x396.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-1536x1013.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 15 maggio, il popolo palestinese ricorda la Nakba, il giorno in cui 700mila palestinesi furono cacciati dal nuovo Stato di Israele.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1266" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-600x396.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-1024x675.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-768x506.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240515145954147_091a0a29db9429a209c57f888403652f-1536x1013.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ogni anno, il <strong>15 maggio</strong>, il popolo palestinese ricorda la <strong>Nakba</strong>, letteralmente &#8220;disastro&#8221; o &#8220;catastrofe&#8221;. Settantasei anni fa, 700mila palestinesi vennero cacciati dalle proprie case dal nuovo Stato di Israele. Era il 1948, l’anno in cui la Palestina perse la guerra contro Israele. Il 15 maggio è il ricordo di una sconfitta, ma anche l&#8217;inizio delle violenze e delle persecuzioni che giungono fino ai giorni nostri. La data è simbolica, poiché si tratta del giorno seguente alla nascita dello Stato di Israele, ovvero il 14 maggio 1948. Ogni anno il popolo palestinese commemora questo giorno, esponendo alcuni simboli durante le manifestazioni e le parate. Tra questi simboli sono note le <strong>chiavi</strong>, con cui rivendicano il ritorno alle case da cui vennero cacciati con violenza. Il gesto ricorda anche una delle tradizioni dei profughi palestinesi legate a questi eventi, che consiste nel conservare la chiave della vecchia abitazione, passandola di padre in figlio.</p>



<p>L’<strong>Onu</strong>, alla fine della guerra del 1948, aveva garantito ai palestinesi il diritto di ritorno alle proprie case, ma Israele non ha mai acconsentito e quel diritto, oggi, non è mai stato rivendicato.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Prima di Israele</strong></h2>



<p>Il territorio palestinese divenne luogo di interesse a partire dall’Ottocento, caratterizzato da un lento ma costante flusso migratorio dall’Europa. Veniva descritto come un territorio <strong>primitivo ma ricco di risorse</strong>, nonché una perfetta preda della colonizzazione.</p>



<p>La Palestina divenne meta di viaggiatori in cerca di nuove terre, ma anche dei missionari cristiani che desideravano visitare la Terra promessa, e in particolar modo divenne l&#8217;obiettivo dei nuovi programmi del movimento sionista. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento aumentò il flusso degli ebrei che si recavano in Palestina, dando il via ad un insediamento radicale che non teneva alcun conto della cultura e delle tradizioni locali della popolazione araba.</p>



<p>Conclusa la prima guerra mondiale, a causa della confitta dell&#8217;Impero ottomano, la Gran Bretagna divenne sovrana <em>de facto</em> della Palestina e, per ragioni diplomatiche, espresse la sua approvazione alla creazione di uno Stato ebreo in quei territori. Il mandato britannico durò dal 1920 al 1948, anni in cui ci fu una crescente immigrazione di ebrei. Trattandosi di due nazionalismi inconciliabili, in quegli anni la popolazione autoctona e i coloni sionisti vissero in una<strong> convivenza forzata</strong> e non mancarono momenti di tensione. In Occidente, invece, si discuteva sulla possibilità di una soluzione a due Stati o se creare un unico Stato arabo-israeliano.</p>



<p>Tra il <strong>1936 al 1939</strong> ci fu la Grande Rivolta, condotta dai nazionalisti palestinesi in opposizione al Sionismo e alla presenza britannica. La repressione britannica e la reazione delle organizzazioni sioniste fu violenta. Alla fine, però, i nazionalisti arabi ottennero un drastico contenimento dell’immigrazione ebraica. Il prezzo pagato non fu basso: la rivolta aveva causato 5mila morti dalla parte araba e 500 dalla parte ebrea. Inoltre, le organizzazioni paramilitari sioniste ne uscirono più forti, mentre la maggior parte dei componenti dell&#8217;élite politica araba palestinese fu arrestata e costretta all’esilio. Tra questi vi era il capo del Supremo Comitato Arabo, <strong>Hājjī Amīn al-Ḥusaynī</strong>, che si rifugiò nella Germania nazista cercando appoggio alla sua causa.</p>



<p>Il massacro mirato della popolazione palestinese da parte dei Sionisti iniziò molto prima della costituzione di uno Stato. Nel 1942 l&#8217;organizzazione terrorista Sionista <strong>Irgun</strong> iniziò ad attaccare i civili palestinesi, diversi furono i<a href="https://www.instagram.com/p/C6-0vdbu-dl/?igsh=MW1vaDZ3d2ZsNTNkbg%3D%3D"> bombardamenti mirati, le espulsioni e i massacri</a>.</p>



<p>In seguito agli eventi della seconda guerra mondiale, venne data la spinta necessaria per la creazione definitiva di uno Stato ebraico. Così la terra palestinese divenne perfetta per dare rifugio agli ebrei dopo la loro persecuzione in Europa, quindi, la terra in cui creare lo Stato di Israele per dare una casa a tutti gli ebrei del mondo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Verso l’esodo</strong></h2>



<p>Nel 1947 l’Onu formò un <strong>Comitato speciale per la Palestina</strong>, con lo scopo di studiare la questione nell’area e fornire una soluzione alla convivenza tra il popolo arabo e i coloni sionisti. Gli emissari del Comitato, sfortunatamente, non avevano esperienza del Medio Oriente e seguirono uno schema di partizione pronto all’uso fornito dagli emissari sionisti, mentre i palestinesi non riuscirono a proporre alternative.</p>



<p>Il piano di partizione definitivo arrivò il 29 novembre 1947: il popolo ebreo otteneva la fascia costiera, Galilea occidentale e deserto del Negev; al popolo arabo venne lasciata un’area minoritaria. In pratica, il <strong>56 per cento</strong> del territorio doveva essere concesso agli ebrei e il resto ai palestinesi, mentre Gerusalemme sarebbe stata governata direttamente dall’ONU e rimanere territorio neutrale. I palestinesi non accettarono il piano, rifiutando l’idea che quello che era un territorio quasi interamente abitato da popolazioni arabe dovesse accogliere lo Stato di Israele. D’altra parte, però, questo diede un pretesto ai sionisti per creare il proprio Stato con la forza e far tornare in auge un progetto già in cantiere dagli anni Trenta che prevedeva l’espulsione della popolazione locale. Il periodo tra il 1947 e il 1948 fu caratterizzato da attacchi da parte degli arabi nei confronti delle comunità ebraiche e dalla distruzione da parte dei coloni sionisti dei primi villaggi arabi. A marzo 1948 scoppiò la guerra.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il giorno della Nakba</strong></h2>



<p>Il 14 maggio il presidente dell’Organizzazione sionista mondiale, <strong>David Ben Gurion, </strong>dichiarò la fondazione dello Stato di Israele. <strong>Cinquantotto villaggi </strong>arabi erano già stati sgombrati e i soldati israeliani li circondavano armati, lasciando una via per indurre alla fuga la popolazione locale. Chi invece si rifiutava di fuggire aveva dinanzi due scenari: essere caricato sugli autocarri per le <strong>deportazioni </strong>o essere <strong>fucilato</strong>. Quando i villaggi erano svuotati, si procedeva alla loro distruzione, per costruire nuovi insediamenti e per impedire rivendicazioni future dagli arabi. I palestinesi fuggiti trovarono rifugio nelle tendopoli improvvisate dall’Onu.</p>



<p>Successivamente fu formata una coalizione tra gli<strong> Stati arabi</strong>, Egitto, Iraq, Giordania e Siria, che attaccarono Israele. Nonostante qualche successo iniziale, l’esercito israeliano fu abbastanza forte da contrattaccare e sconfiggere gli eserciti avversari, estendendo persino il suo controllo a territori non riconosciuti dal piano Onu, successivamente approvati.</p>



<p>I rifugiati palestinesi e i loro discendenti registrati dall&#8217;<strong>UNRWA</strong>, l’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l&#8217;occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente&nbsp;costituita nel 1949, erano 5.149.742 nel 2015, distribuiti in Giordania, Striscia di Gaza, Cisgiordania, Siria e Libano. Molti di questi risiedevano nei campi profughi palestinesi.</p>



<p>L’operazione di messa in fuga e di pulizia etnica messa in pratica da Israele nella primavera del 1948, costituisce la Nakba. Nonostante sia avvenuta nell’arco di mesi, la Nakba è ricordata dai palestinesi ogni anno il 15 maggio, proprio perché rappresenta il primo giorno di vita dello Stato di Israele, nonché uno dei giorni più difficili per la popolazione palestinese che ancora risiede nei territori israeliani. Inoltre, è considerata la data di origine dei problemi del popolo palestinese. Commemorare il Giorno della Nakba non è concesso in Israele da una legge del 2010, che vieta di celebrare la data di dichiarazione di indipendenza di Israele come un giorno di lutto. Questa restrizione riflette la necessità di promuovere l’identità e il patriottismo israeliano e cancellare il dolore della sconfitta, rappresentando anch’essa una violenza nei confronti del popolo palestinese.</p>



<p>Nel 2023, per la prima volta nella sua storia, anche l’ONU&nbsp;ha commemorato&nbsp;ufficialmente la Nakba. Il ritorno alla propria terra per i palestinesi rappresenta ormai un sogno infranto, un diritto irraggiungibile. Oggi ne rimane solo il labile, e per qualcuno vietato, ricordo.</p>
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		<title>I giochetti del NYT: ieri il rapporto sulle sevizie sessuali (provate) sui palestinesi, oggi quello sulle violenze (non provate) dei palestinesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/il-nyt-dimostra-le-violenze-sui-palestinesi-subito-in-prima-pagina-il-rapporto-senza-prove-di-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 10:39:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I media occidentali hanno enfatizzato le accuse non verificate contro Hamas, trascurando quelle documentate contro Israele</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/il-nyt-dimostra-le-violenze-sui-palestinesi-subito-in-prima-pagina-il-rapporto-senza-prove-di-israele.html">I giochetti del NYT: ieri il rapporto sulle sevizie sessuali (provate) sui palestinesi, oggi quello sulle violenze (non provate) dei palestinesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514101816272_55d08d42022ab3f8798f1c994da5dcc7-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il NYT non sa decidere: ieri il rapporto sulle violenze (provate) sui palestinesi, oggi quello sulle violenze (non provate)  dei palestinesi</p>



<p></p>



<p>Una sola giornata separa due tragiche storie di violenza sessuale legate al conflitto israelo-palestinese. Ma il modo in cui i principali media occidentali le hanno trattate, <a href="https://x.com/DropSiteNews/status/2054611781671415937?s=20" type="link" id="https://x.com/DropSiteNews/status/2054611781671415937?s=20">evidenzia <em>Drop Site News</em></a>, rivela un’asimmetria difficile da ignorare. L’11 maggio 2026, il noto editorialista del&nbsp;<em>New York Times</em>&nbsp;Nicholas Kristof ha pubblicato &#8211; tra le <em>opinion</em> &#8211; un’inchiesta meticolosamente documentata, intitolata <em><a href="https://www.nytimes.com/2026/05/11/opinion/israel-palestinians-sexual-violence.html" type="link" id="https://www.nytimes.com/2026/05/11/opinion/israel-palestinians-sexual-violence.html">The Silence That Meets the Rape of Palestinians</a></em>. Kristof ha intervistato quattordici sopravvissuti palestinesi – uomini, donne e persino bambini – che hanno <strong>raccontato stupri, sevizie sessuali e torture sistematiche da parte di guardie carcerarie, soldati e interrogatori israeliani</strong>. La sua inchiesta citava rapporti delle Nazioni Unite e di organizzazioni internazionali per i diritti umani, descrivendo un quadro in cui la violenza sessuale contro i detenuti palestinesi è diventata una «procedura operativa standard».<a href="https://nytimes.com/2026/05/11/opinion/israel-palestinians-sexual-violence.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p>Il giorno dopo, la stessa testata – insieme ad <em>Associated Press</em>, <em>Cnn</em> e <em>Bbc</em> – <a href="https://www.nytimes.com/2026/05/12/world/middleeast/israel-sexual-violence-hamas-attack-report.html" type="link" id="https://www.nytimes.com/2026/05/12/world/middleeast/israel-sexual-violence-hamas-attack-report.html">ha dato ampio spazio a un nuovo rapporto della&nbsp;<em>Civil Commission</em></a>, un’organizzazione non governativa israeliana <a href="https://thegrayzone.com/2024/03/25/israeli-propagandist-hamas-grifter-fraud/" type="link" id="https://thegrayzone.com/2024/03/25/israeli-propagandist-hamas-grifter-fraud/">guidata dalla giurista Cochav Elkayam-Levy</a>. Il rapporto sosteneva che Hamas avesse commesso <strong>violenze sessuali sistematiche durante gli attacchi del 7 ottobre 2023</strong>. I quattro media hanno ripreso le conclusioni del rapporto in termini entusiastici, definendolo «senza precedenti» e «la prova più completa finora raccolta». Solo&nbsp;l&#8217;<em>Associated Press</em>&nbsp;ha ammesso che i risultati di tale indagine «non possono essere verificati indipendentemente». La&nbsp;<em>Cnn</em>&nbsp;ha scritto di aver «visionato molti dei materiali visivi», ma non di aver verificato tutto. Il&nbsp;<em>New York Times&nbsp;</em>ha parlato di «archivio chiuso per proteggere la privacy delle vittime», mentre la <em>Bbc</em>&nbsp;non ha nemmeno chiarito se abbia visionato l’archivio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi c’è dietro il rapporto israeliano</h2>



<p>Vero o meno, non si può ignorare chi abbia redatto il rapporto della <em>Civil Commission</em>, che è guidata da&nbsp;<strong>Cochav Elkayam-Levy</strong>, fondatrice e presidente della&nbsp;medesima commissione. La sua credibilità era stata messa in discussione dal <a href="https://www.ynet.co.il/news/article/skt8j03rt" type="link" id="https://www.ynet.co.il/news/article/skt8j03rt">più grande giornale israeliano,&nbsp;<em>Yedioth Ahronoth</em></a>, che nel 2024 ha pubblicato un’inchiesta in cui funzionari governativi israeliani affermavano:&nbsp;«La sua metodologia non era né buona né accurata”&nbsp;e&nbsp;«le persone si sono allontanate da lei perché la sua ricerca è inaccurata».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">⭕️ The Day After NYT’s Kristof Documented Systematic Israeli Rape of Detained Palestinians, CNN, AP, BBC, and NYT Gave Largely Uncritical Coverage to an Unverifiable Israeli Report<br><br>One day after New York Times columnist Nicholas Kristof published a meticulously sourced… <a href="https://t.co/yJk1mWcTjq">pic.twitter.com/yJk1mWcTjq</a></p>&mdash; Drop Site (@DropSiteNews) <a href="https://twitter.com/DropSiteNews/status/2054611781671415937?ref_src=twsrc%5Etfw">May 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>In particolare, Elkayam-Levy ha diffuso la notizia (poi smentita) di una donna incinta trovata con l’utero tagliato. Ha anche mostrato, durante una conferenza ad Harvard, <strong>una vecchia immagine di combattenti curde uccise spacciandola per una donna violentata al Nova Festival</strong>. Non ha mai corretto &#8211; né ammesso &#8211; l’errore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dei rapporti ONU: cosa dicono (e cosa non dicono)</h2>



<p>Tutti e quattro i media hanno citato il rapporto del 2024 di <strong>Pramila Patten,</strong> l’inviata speciale dell’ONU sulla violenza sessuale nei conflitti. La BBC ha descritto la visita di Patten in Israele come un’“indagine” – nonostante Patten stessa abbia esplicitamente rifiutato questa definizione, dichiarando che la sua missione “non era intesa né autorizzata ad avere natura investigativa”. Patten ha anche ammesso di non aver raccolto né esaminato “prove”.</p>



<p>Nel frattempo, i quattro media hanno ignorato completamente i rapporti di altre agenzie ONU potenzialmente più autorevoli. La&nbsp;<strong>Commissione d’inchiesta dell’Onu</strong>&nbsp;– il più alto organismo investigativo delle Nazioni Unite &#8211; ha dichiarato di&nbsp;<strong>non essere stata in grado di verificare alcun singolo caso di stupro</strong>&nbsp;il 7 ottobre 2023. La Commissione ha anche rilevato che le autorità israeliane non hanno consentito ai suoi investigatori di accedere a vittime, testimoni o siti degli attacchi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">I&#39;ve read the entire Israeli &quot;Civil Commission&quot; report on Oct 7 sexual violence.<br><br>It consists largely, if not entirely, of recycled second and third hand allegations that were discredited two years ago, many by Israeli media but also by independent outlets like The Grayzone,… <a href="https://t.co/zNdYl3u85P">https://t.co/zNdYl3u85P</a></p>&mdash; Max Blumenthal (@MaxBlumenthal) <a href="https://twitter.com/MaxBlumenthal/status/2054625147701571699?ref_src=twsrc%5Etfw">May 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La stessa conclusione fu raggiunta da&nbsp;<em>Human Rights Watch</em>&nbsp;(luglio 2024): «i suoi ricercatori non sono stati in grado di verificare in modo indipendente le accuse di violenza sessuale e stupro».&nbsp;E da&nbsp;<em>Amnesty International</em>&nbsp;(dicembre 2025), che pur confermando la commissione di crimini contro l’umanità, ha ammesso di&nbsp;<strong>non aver potuto determinare la piena portata della violenza sessuale</strong>.</p>



<p>Il punto, tuttavia, non si esaurisce nel verificare se il rapporto della <em>Civil Commission</em> sia inattaccabile al 100%. La questione centrale è un’altra: <strong>la clamorosa ed evidente disparità di trattamento che i due racconti hanno ricevuto dai media</strong>. Da una parte, il rapporto della <em>Civil Commission</em> è stato ripreso e amplificato da praticamente tutti i grandi organi d’informazione internazionali, spesso in modo acritico. Dall’altra, l’inchiesta accurata e documentata di Kristof ha ottenuto una risonanza molto più limitata e decisamente meno entusiastica. Un doppio standard che racconta la <em>scorta mediatica</em> dietro questo conflitto.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>



<p><br></p>
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		<title>La nuova CBS di Ellison e Weiss: media partner di Netanyahu che può scegliersi l&#8217;intervistatore</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/la-nuova-cbs-di-ellison-e-weiss-media-partner-di-netanyahu-che-puo-scegliersi-lintervistatore.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 10:39:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Cbs: sotto l'egida della giornalista pro-Israele Bari Weiss, Netanyahu ha potuto scegliersi l'intervistatore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/la-nuova-cbs-di-ellison-e-weiss-media-partner-di-netanyahu-che-puo-scegliersi-lintervistatore.html">La nuova CBS di Ellison e Weiss: media partner di Netanyahu che può scegliersi l&#8217;intervistatore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260514114648216_bdb4088cbe2fb70fb91a058441b9b6c6-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La &#8220;nuova Cbs&#8221; degli Ellison, guidata dalla giornalista pro-Israele <strong>Bari Weiss</strong>, ha permesso al premier <strong>Benjamin Netanyahu</strong> un grande privilegio che la dice lunga sulla direzione della testata: scegliersi l&#8217;intervistatore. <a href="https://nypost.com/2026/05/12/media/bari-weiss-gave-netanyahu-choice-between-lesley-stahl-major-garrett-for-newsy-60-minutes-interview/" type="link" id="https://nypost.com/2026/05/12/media/bari-weiss-gave-netanyahu-choice-between-lesley-stahl-major-garrett-for-newsy-60-minutes-interview/">Secondo quanto appreso dal <em>New York Post</em></a>, Bibi ha accettato di concedere la sua prima grande intervista a una rete televisiva statunitense dall’inizio della guerra con l’Iran solo dopo una «negoziazione» con il nuovo capo della <em>Cbs News</em>, Bari Weiss, che ha di fatto escluso la corrispondente storica di <em>60 Minutes</em> <strong>Lesley Stahl</strong>. </p>



<p>L’intervista, andata in onda domenica scorsa, è stata condotta da <strong>Major Garrett</strong>, capo corrispondente da Washington per <em>Cbs News</em>, figura esterna al team abituale del programma di punta della rete. Una fonte ha rivelato al <em>Post</em> che Weiss, che ha personalmente organizzato l’incontro, ha concesso al premier israeliano una scelta secca: parlare con Stahl oppure con Garrett. Netanyahu ha scelto quest’ultimo.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Larry Ellison bought CBS News (and Paramount, TikTok and soon Warner Brothers/CNN) precisely to place them in servitude to Netanyahu and the Israeli government. Look at everyone Bari Weiss hired if you have doubts.<br><br>So of course the Big Boss gets to choose who interviews him. <a href="https://t.co/svSmrzJl61">https://t.co/svSmrzJl61</a></p>&mdash; Glenn Greenwald (@ggreenwald) <a href="https://twitter.com/ggreenwald/status/2054578109915988341?ref_src=twsrc%5Etfw">May 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La decisione arriva dopo mesi di tentativi da parte di Stahl, 84 anni, di assicurarsi l’intervista. Secondo la newsletter <em>Status</em>, la giornalista, che collabora con “60 Minutes” dal 1991, aveva «instancabilmente» cercato di convincere l’entourage di Netanyahu, senza ottenere alcun riscontro. Fonti vicine alla situazione hanno spiegato che la scelta di dare potere di veto a Netanyahu è stata un «tentativo disperato» di Weiss per assicurarsi l’esclusiva per la rete. «Bari ha fatto quello che doveva fare per ottenere l’intervista», ha confidato un insider al <em>Post</em>. «Lo staff di Bibi ha scelto Major invece di Lesley». </p>



<p>Ma è evidente che a convincere Netanyahu ad affidarsi alla Cbs per parlare al pubblico americano, è stato il recente cambio di proprietà: <em>Cbs</em>, infatti, fa parte di <strong><em>Paramount Global</em></strong> (precedentemente ViacomCBS), che è stata acquisita da <strong>Skydance Media</strong> nel 2025 attraverso una fusione completata ad agosto 2025. Il leader di Skydance è <strong>David Ellison</strong>, figlio del fondatore di Oracle, <strong>Larry Ellison</strong>. </p>



<p>Com&#8217;è noto,<a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/con-40-miliardi-per-scalare-warner-bros-larry-ellison-punta-al-maxi-polo-di-news-contenuti-e-ia.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/con-40-miliardi-per-scalare-warner-bros-larry-ellison-punta-al-maxi-polo-di-news-contenuti-e-ia.html"> la famiglia Ellison è profondamente legata al governo israeliano</a>. Nel 2017, infatti, <strong>Larry Ellison ha donato 16,6 milioni di dollari</strong> a <em>Friends of the Israel Defense Forces (FIDF)</em>, la cifra singola più alta nella storia dell&#8217;organizzazione all&#8217;epoca e ha finanziato strutture per i soldati dell&#8217;Idf (Forze di Difesa Israeliane).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cbs al centro della tempesta</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/cbs-bari-weiss-caccia-la-corrispondente-non-allineata-su-israele-al-suo-posto-il-giornalista-dello-scandalo-unrwa.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/cbs-bari-weiss-caccia-la-corrispondente-non-allineata-su-israele-al-suo-posto-il-giornalista-dello-scandalo-unrwa.html">Come vi abbiamo raccontato nelle scorse settimane</a>, all centro della tempesta c&#8217;è l’arrivo della nuova caporedattrice <strong>Bari Weiss</strong> e il licenziamento dei giornalisti non allineati con la linea editoriale ora marcatamente filo-israeliana e in linea con l’agenda politica dell’editore. L’ultimo atto di quella che il giornalista Premio Pulitzer <strong>Glenn Greenwald</strong> definisce la creazione di un vero e proprio <em>Israel State Media</em>, arriva da Londra, e ha il sapore amaro di una resa dei conti interna.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="iw" dir="rtl">צפו בראיון המיוחד של ראש הממשלה בנימין נתניהו לתוכנית 60 דקות ברשת האמריקנית CBS News &gt;&gt; <a href="https://t.co/5ycL0b1sxf">pic.twitter.com/5ycL0b1sxf</a></p>&mdash; Benjamin Netanyahu &#8211; בנימין נתניהו (@netanyahu) <a href="https://twitter.com/netanyahu/status/2053818764496367771?ref_src=twsrc%5Etfw">May 11, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Secondo quanto riportato dal <em>New York Post</em>, <a href="https://www.yahoo.com/entertainment/tv/articles/cbs-news-hires-shayndi-raice-151558474.html?guccounter=1&amp;guce_referrer=aHR0cHM6Ly93d3cuZ29vZ2xlLmNvbS8&amp;guce_referrer_sig=AQAAAAUkeHIbK4yGNH8TfPn1Ajg-ixjjQm3eIN5LM6pMLFhrpOQuuRWIeaMmL125w92XOjZBtvHayWBzesfSK6DJzbAxUJWFBG2AEonrOmUt1kfW07zLk83zZIYNmw4ddx5CxvLJWCxEvdK9SO-t00YXvy7pvaeFHf-CFlAgmaiohXB0">la Cbs ha esonerato la capa dell’ufficio di Londra</a>, <strong>Claire Day</strong>, una giornalista con quasi 25 anni di carriera nel <em>network</em>, in seguito a scontri con la nuova direttrice editoriale Bari Weiss sulla copertura <strong>delle guerre a Gaza e in Iran</strong>. Day, che secondo fonti interne aveva spinto per una copertura più equilibrata, non avrebbe superato un «indefinito test di purezza» imposto dalla nuova dirigenza. Come riporta <em>Yahoo News</em> citando la newsletter <em>Status</em>, la Weiss, autodefinitasi una «fanatica sionista», riteneva che la Day fosse «eccessivamente favorevole alla parte palestinese» e che l’ufficio di Londra fosse quindi «fazioso contro Israele».</p>



<p>Oggi, dunque, <em>Cbs News</em> è a tutti gli effetti <strong>un media partner (semi)ufficiale del governo Netanyahu</strong>. Quanto accaduto a Lesley Stahl e Claire Day invia un messaggio inequivocabile agli altri giornalisti del <em>network</em>: la professionalità e il rigore non sono più parametri di valutazione; ciò che conta è l&#8217;allineamento alla linea editoriale imposta dall&#8217;alto.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/la-nuova-cbs-di-ellison-e-weiss-media-partner-di-netanyahu-che-puo-scegliersi-lintervistatore.html">La nuova CBS di Ellison e Weiss: media partner di Netanyahu che può scegliersi l&#8217;intervistatore</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Grimaldi (Avs) boccia il Ddl Romeo: &#8220;Equipara critica a Israele ad antisemitismo&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/grimaldi-avs-boccia-il-ddl-romeo-equipara-critica-a-israele-ad-antisemitismo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 09:55:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[antisemitismo]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="970" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ddl antisemitismo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748-1024x517.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748-768x388.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748-1536x776.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748-600x303.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Intervista a Marco Grimaldi: il Ddl antisemitismo rischia di censurare le critiche legittime a Israele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/grimaldi-avs-boccia-il-ddl-romeo-equipara-critica-a-israele-ad-antisemitismo.html">Grimaldi (Avs) boccia il Ddl Romeo: &#8220;Equipara critica a Israele ad antisemitismo&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="970" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Ddl antisemitismo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748-300x152.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748-1024x517.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748-768x388.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748-1536x776.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260513091958573_166428e58a19f35d953dd9c244cdfc3f-e1778656837748-600x303.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Prosegue su <em>InsideOver</em> <a href="https://it.insideover.com/politica/esclusivo-intervista-a-maiorino-m5s-con-il-ddl-antisemitismo-si-proibirebbero-le-manifestazioni-pro-pal-plauso-allordine-dei-giornalisti.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/esclusivo-intervista-a-maiorino-m5s-con-il-ddl-antisemitismo-si-proibirebbero-le-manifestazioni-pro-pal-plauso-allordine-dei-giornalisti.html">il dibattito</a> sul <strong>Ddl antisemitismo</strong>. Ne parliamo con <strong>Marco Grimaldi</strong>, deputato alla Camera per <strong>Alleanza Verdi e Sinistra (Avs)</strong>, vicepresidente del gruppo parlamentare nonché delegato d’aula e membro della V Commissione (Bilancio, Tesoro e Programmazione). Abbiamo chiesto a Grimaldi, tra i deputati più attivi su Gaza alla Camera, di approfondire le criticità del testo, la posizione di Avs e le possibili vie alternative per combattere odio e <a href="https://it.insideover.com/politica/lotta-allantisemitismo-o-censura-col-ddl-delrio-il-pd-si-mette-nellangolo-da-solo.html" type="link" id="https://it.insideover.com/politica/lotta-allantisemitismo-o-censura-col-ddl-delrio-il-pd-si-mette-nellangolo-da-solo.html">antisemitismo</a> senza compromettere diritti e libertà fondamentali.  </p>



<p><strong>Gentile Onorevole, condivide il timore che l’adozione della definizione IHRA, cuore del provvedimento, rischi di equiparare la legittima critica alle politiche del governo israeliano all’antisemitismo?</strong></p>



<p>&#8220;Sì, ritengo che il primo punto problematico stia proprio in quella definizione, contestata da centinaia di studiosi anche di origine ebraica coma Anna Foa. Perché in sostanza permette di includere fra le manifestazioni di antisemitismo le critiche allo Stato di Israele (i famosi sette esempi su undici)&#8221;.</p>



<p><strong>Al di là della condivisione dell’obiettivo di contrastare l’antisemitismo, qual è la vostra obiezione di fondo a questo ddl? </strong></p>



<p>&#8220;La Shoa, lo sterminio di 6 milioni di ebrei è un fatto storico non eguagliato finora da nessun eccidio e genocidio, ma ciò non significa che accostare le politiche di un governo al nazismo sia un elemento di propaganda antisemita. Avallare ciò sarebbe in contrasto con la nostra Costituzione, con l’articolo 25 che sancisce la libertà di espressione&#8221;.</p>



<p><strong>Secondo lei, questo disegno di legge finirebbe per trasformare una legittima critica politica in un reato di opinione? Se sì, può indicare il meccanismo normativo che produce questo rischio? </strong></p>



<p>&#8220;La definizione operativa dell’Alleanza internazionale per il ricordo dell’Olocausto diventa un indicatore da utilizzare per interventi nell’ambito culturale ed educativo, in contesti di formazione universitaria, delle forze di polizia, delle forze armate, del personale prefettizio, della magistratura e delle associazioni sportive, nonché il punto di riferimento per il monitoraggio e il contrasto alla diffusione di un linguaggio antisemita sulle piattaforme social. Il rischio che si trasformi in strumento di censura e di repressione è evidente. Per esempio, sulla base di quella definizione, il movimento <em>Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) </em>viene individuato come una forma di lotta antisemita contro Israele. Così come si riscontra una forma di antisemitismo nei rapporti di Amnesty International sul genocidio nella Striscia di Gaza e sulle pratiche di apartheid nei confronti della popolazione palestinese&#8221;.</p>



<p><strong>Proprio in queste settimane il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha scelto, per la deontologia professionale, di adottare la Jerusalem Declaration on Antisemitism invece della definizione IHRA. Come giudica questa scelta? La ritiene un modello alternativo capace di tutelare insieme la lotta all’antisemitismo e la libertà di stampa? </strong></p>



<p>&#8220;Trovo la scelta corretta perché quel documento, sottoscritto da circa duecento studiose e studiosi internazionali, pone la lotta all’antisemitismo in relazione al contrasto di ogni forma di odio, alla difesa della libertà di parola, e alla protezione dei diritti umani, senza includere fra gli esempi di antisemitismo posizioni critiche sullo stato di Israele. La <em><strong>Jerusalem Declaration</strong></em> esplicita che <em>non</em> è da considerarsi esempio di antisemitismo “opporsi al sionismo come forma di nazionalismo”, o “sostenere una varietà di assetti costituzionali per ebrei e palestinesi nell&#8217;area compresa tra il fiume Giordano e il Mediterraneo”. Così come non è antisemitismo criticare “Israele come Stato”, le sue istituzioni e le sue politiche e pratiche sulla base di prove concrete, né “paragonare Israele ad altri casi storici, tra cui il colonialismo di insediamento o l&#8217;apartheid”. Non posso che trovarmi d’accordo&#8221;.</p>



<p><strong>Il ddl ora approderà alla Camera. Avs intende presentare emendamenti? Se sì, su quali punti specifici? </strong></p>



<p>&#8220;Credo si debba fare attenzione. Contrastare l’antisemitismo è un dovere democratico. Le leggi contro l’istigazione all’odio e alla discriminazione, come noto, ci sono e vanno applicate. Temo che però questo ddl non aiuterà, anzi rischierà di esacerbare ulteriormente il dibattito pubblico. Contribuendo per esempio ad additare come antisemiti tutti coloro che contestano la politica di Netanyahu e, in ultima istanza, la sinistra. Gli episodi di violenza verificatisi il 25 aprile suggeriscono che non è il caso di proseguire su quella strada. Di sicuro noi, nipoti di partigiani, di deportati, di antifascisti, non siamo i nemici di quelle comunità, anche se presenteremo emendamenti sul ddl e voteremo contro se non verranno accolti&#8221;.</p>



<p><strong>Indipendentemente dalle intenzioni dichiarate, quali conseguenze concrete teme di più – in termini di limitazione del dibattito pubblico, dell’informazione o della mobilitazione civile – se il ddl venisse approvato nella sua formulazione attuale?</strong></p>



<p>&#8220;Dal 2025, nella Strategia nazionale italiana per la lotta all’antisemitismo è stato eliminato ogni riferimento all’antisemitismo di stampo nazi-fascista, mentre si fa riferimento alle manifestazioni contro lo stato di Israele, in particolare in seguito al 7 ottobre. Il ddl Romeo accoglie queste premesse e traduce la definizione dell’IHRA in misure che consentirebbero alle autorità di vietare o bloccare manifestazioni pubbliche considerate “potenzialmente antisemitiche” in base alla definizione IHRA (con un’aggiunta alle ragioni contenute nel Tulps che consentono al questore di negare l’autorizzazione). La diffusa e legittima rabbia – che è anche la mia – nei confronti di una potenza occupante che sta negando il diritto a esistere di un altro popolo attraverso pulizia etnica e un vero e proprio genocidio non può essere censurata. Come trovo profondamente grave cancellare dalla nostra memoria e nel nostro impianto normativo le responsabilità dei soggetti che storicamente sono stati portatori di vero antisemitismo fondato su odio razziale: i nazisti e i fascisti che hanno agito materialmente per cancellare il popolo ebraico nella sua interezza e che ancora oggi si nascondono e covano quell’odio fra le fila della nuova destra, che improvvisamente si erge a paladina delle comunità ebraiche&#8221;. </p>
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		<title>L&#8217;inchiesta del New York Times: così Netanyahu si comprava pure i risultati dell&#8217;Eurovision</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/linchiesta-del-new-york-times-cosi-netanyahu-si-comprava-pure-i-risultati-delleurovision.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 May 2026 04:07:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele Eurovision" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Secondo un'inchiesta del New York Times, Israele ha speso oltre un milione di dollari in propaganda per influenzare l'Eurovision.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/linchiesta-del-new-york-times-cosi-netanyahu-si-comprava-pure-i-risultati-delleurovision.html">L&#8217;inchiesta del New York Times: così Netanyahu si comprava pure i risultati dell&#8217;Eurovision</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele Eurovision" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260511165457815_317cf88bac58abfb83cbdd402767a9c4-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per oltre un anno, mentre il mondo seguiva le esibizioni scintillanti e i costumi stravaganti dell&#8217;Eurovision Song Contest, dietro le quinte si consumava una battaglia silenziosa ma feroce. <strong>Una guerra di propaganda</strong>. <a href="https://www.nytimes.com/2026/05/11/world/europe/eurovision-israel-gaza-netanyahu.html" type="link" id="https://www.nytimes.com/2026/05/11/world/europe/eurovision-israel-gaza-netanyahu.html">Un&#8217;inchiesta del <em>New York Times</em></a> rivela oggi i dettagli di una campagna organizzata dal governo israeliano per trasformare la competizione canora più seguita al mondo in un <em>potente strumento di propaganda nazionale</em>, con una spesa di almeno un milione di dollari e un&#8217;intensa attività diplomatica che ha rischiato di destabilizzare l&#8217;intero concorso.</p>



<p>L&#8217;indagine, condotta in dieci Paesi europei attraverso oltre cinquanta interviste e l&#8217;analisi di documenti interni dell&#8217;Unione europea di radiodiffusione (EBU), dipinge il ritratto di un governo, quello di <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, che avrebbe visto nell&#8217;Eurovision un&#8217;occasione unica per ribaltare l&#8217;isolamento internazionale legato alla guerra a Gaza e <a href="https://it.insideover.com/guerra/amici-di-israele-basta-alibi-a-gaza-e-genocidio-e-lancet-ci-spiega-perche.html" type="link" id="https://it.insideover.com/guerra/amici-di-israele-basta-alibi-a-gaza-e-genocidio-e-lancet-ci-spiega-perche.html">alle accuse di genocidio davanti alle Nazioni Unite</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La svolta: dal boicottaggio alla vittoria inaspettata</h2>



<p>La crisi è esplosa durante l&#8217;edizione del 2024 a <strong>Malmö</strong>, in Svezia, la prima dopo l&#8217;inizio del conflitto. Diversi Paesi, tra cui <strong>Islanda</strong> e <strong>Slovenia</strong>, minacciavano il boicottaggio. La cantante israeliana <strong>Eden Golan</strong>, nonostante il clima di protesta, ottenne un sorprendente secondo posto, trionfando nel voto del pubblico in nazioni dove il sentimento pro-palestinese è storicamente forte. Un risultato che, secondo l&#8217;inchiesta, non sarebbe stato né spontaneo né casuale.</p>



<p>Documenti finanziari ottenuti dalla testata israeliana <em>The Seventh Eye</em> e condivisi con il Times mostrano che il governo Netanyahu aveva stanziato oltre <strong>800.000 dollari in pubblicità online per promuovere Golan</strong>. Una cifra che sale a oltre un milione considerando le spese per l&#8217;edizione successiva. Una parte di quei fondi, rivelano i registri, proveniva direttamente dall&#8217;ufficio del primo ministro per la <em>hasbara </em>– termine con cui Israele definisce la sua propaganda all&#8217;estero – con una specifica voce dedicata alla &#8220;promozione del voto&#8221;.</p>



<p>«Tutti sono gelosi perché Israele ottiene grandi risultati», si è difeso <strong>Doron Medalie</strong>, ex autore di canzoni israeliane per l&#8217;Eurovision, che ha ammesso che il governo promuove i propri artisti almeno dal 2018. «Israele spende così tanto per la sicurezza – ha aggiunto – che è giusto che il governo finanzi la promozione». </p>



<h2 class="wp-block-heading">La vulnerabilità del voto: bastano poche centinaia di fan</h2>



<p>Il cuore dell&#8217;inchiesta rivela una <strong>debolezza strutturale del concorso</strong>. L&#8217;analisi dei dati di voto, finora tenuti segreti dagli organizzatori, dimostra che in molti Paesi il numero di spettatori che partecipa al televoto <strong>è sorprendentemente basso, a volte poche migliaia</strong>. In questo contesto, una campagna coordinata che inviti a votare il massimo consentito (20 volte) potrebbe essere decisiva.</p>



<p>«Basterebbero poche centinaia di persone che votano ripetutamente per ribaltare l&#8217;esito di un&#8217;intera nazione», spiega l&#8217;analisi del Times. Ed è esattamente quello che è successo. Durante l&#8217;edizione del 2025 a <strong>Basilea</strong>, lo stesso Netanyahu ha condiviso un post su Instagram esortando i fan a votare &#8220;20 volte&#8221; per la rappresentante israeliana <strong>Yuval Raphael</strong>, che poi ha vinto il voto del pubblico. Grafiche identiche sono state diffuse da gruppi filo-israeliani in tutta Europa, mentre il vice ambasciatore israeliano in Austria, <strong>Ilay Levi Judkovsky</strong>, ha ammesso di aver contattato personalmente la diaspora per mobilitare i consensi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La diplomazia parallela di Tel Aviv</h2>



<p>L&#8217;influenza israeliana non si è limitata ai social media. Nell&#8217;autunno del 2025, mentre l&#8217;EBU era dilaniata da richieste di espulsione, i diplomatici israeliani hanno avviato una pressione senza precedenti sui broadcaster europei. «Sono un po&#8217; sorpreso che questa sia una questione di cui si sta occupando l&#8217;ambasciata», scrisse perplesso <strong>Stefan Eiriksson</strong>, capo della televisione islandese, a un diplomatico israeliano che chiedeva un colloquio a dicembre.</p>



<p>La campagna di pressione su Eurovision fa parte di una più ampia strategia globale di cui abbiamo più volte parlato sulle colonne di questa testata. <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/hasbara-da-record-israele-stanzia-730-milioni-di-dollari-per-far-dimenticare-il-genocidio.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/hasbara-da-record-israele-stanzia-730-milioni-di-dollari-per-far-dimenticare-il-genocidio.html">Come abbiamo già spiegato</a>, non è solo una questione di immagine, ma di sopravvivenza strategica. Con un bilancio della propaganda decuplicato in meno di due anni,&nbsp;<strong>Israele</strong>&nbsp;ammette – attraverso i numeri – che la sua reputazione globale, per via di Gaza e dei fronti aperti in Medio Oriente, è precipitata a livelli mai visti dalla sua fondazione. Secondo la legge di bilancio approvata a marzo, lo Stato ebraico ha stanziato&nbsp;<strong>730 milioni di dollari</strong>&nbsp;per la direzione nazionale di pubblica diplomazia, l’<em>hasbara</em>. La cifra rappresenta un incremento vertiginoso rispetto ai 150 milioni dell’anno scorso, che a loro volta erano già venti volte superiori alle spese pre-2023.&nbsp;A giustificare questa spesa faraonica è il tracollo dell’immagine israeliana negli Stati Uniti e in tutto il mondo. </p>



<p>Ma se parliamo di musica, torna in mente la lezione dei Beatles che già nel 1964 cantavano <em>Can’t Buy Me Love</em>: i soldi non comprano l’amore. E proprio per questo, anche questa imponente operazione rischia di produrre risultati limitati per Israele. Non a caso, nell’edizione 2026 dell’Eurovision Song Contest in corso in questi giorni a Vienna, cinque Paesi storici – Islanda, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Spagna – hanno annunciato il loro ritiro in segno di protesta contro la partecipazione israeliana. <strong>Si tratta del boicottaggio più ampio della storia recente della manifestazione</strong>.</p>



<p><br><br></p>



<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/linchiesta-del-new-york-times-cosi-netanyahu-si-comprava-pure-i-risultati-delleurovision.html">L&#8217;inchiesta del New York Times: così Netanyahu si comprava pure i risultati dell&#8217;Eurovision</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Operazione Ali dell’Alba: prosegue il piano di Israele per sostituire i lavoratori palestinesi </title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/operazione-ali-dellalba-prosegue-il-piano-di-israele-per-sostituire-i-lavoratori-palestinesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 08:23:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1133" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196-1024x604.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196-768x453.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196-1536x906.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196-600x354.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele finanzia l'immigrazione dei Bnei Menashe, comunità indiana che si ritiene discendente da una tribù ebraica perduta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/operazione-ali-dellalba-prosegue-il-piano-di-israele-per-sostituire-i-lavoratori-palestinesi.html">Operazione Ali dell’Alba: prosegue il piano di Israele per sostituire i lavoratori palestinesi </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1133" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196-300x177.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196-1024x604.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196-768x453.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196-1536x906.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260510072118586_7c5f74bb95db56fd9f85174077fc1861-e1778390514196-600x354.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A novembre 2025, Israele ha deciso di finanziare l&#8217;immigrazione di migliaia di indiani provenienti dagli stati di Mizoram e Manipur, nel <strong>Nord-Est dell&#8217;India</strong>. Qui si trova la comunità dei <strong>Bnei Menashe</strong>, una tra le tribù più isolate del mondo, confinata in una zona remota dell’India, a ridosso del Myanmar. Giovedì 7 aprile, 250 <a href="https://www.timesofisrael.com/group-of-over-250-bnei-menashe-immigrants-from-india-lands-in-israel/" type="link" id="https://www.timesofisrael.com/group-of-over-250-bnei-menashe-immigrants-from-india-lands-in-israel/">membri della comunità Menashe sono arrivati a Tel Aviv</a>. Per quanto possa apparire curioso, <strong>questa comunità indiana ha un forte legame con il popolo ebraico</strong>, e quindi con Israele.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Bnei Menashe e il legame con il popolo ebraico</strong></h2>



<p>Questa comunità ritiene di discendere da <strong>Manasse</strong>, una delle dieci tribù perdute del Regno d&#8217;Israele che furono deportate dagli Assiri nel <strong>722 a.C</strong>. e che oggi funge da ponte identitario per il loro trasferimento in Israele. Alle circa 10mila persone che la compongono, è stato insegnato per generazioni che i loro antenati provenienti dal Medio Oriente vagarono per l’Asia fino a trovare rifugio nella giungla. La religione è diventato il loro principale collante sociale.</p>



<p>I Menashe nel Manipur sono considerati un popolo di etnia <strong>Kuki</strong>, parlano lingue appartenenti alla famiglia tibeto-birmana e le loro origini antropologiche sono riconducibili all’attuale territorio cinese. Convertiti al cristianesimo all&#8217;inizio del Novecento dai <strong>missionari britannici</strong>, i Bnei Menashe destarono l’interesse degli antropologi israeliani negli anni Settanta. Gli studiosi notarono sorprendenti analogie tra le loro antiche usanze e il giudaismo: canti rituali che narravano la fuga dall&#8217;Egitto e il costante riferimento a un mitico antenato chiamato <strong>&#8220;Manmasi</strong>&#8220;, identificato dai ricercatori come il patriarca biblico <strong>Manasse</strong>.</p>



<p>A partire dagli anni Novanta, i membri di questa comunità hanno iniziato a migrare gradualmente verso Israele. Oggi, però, la loro <strong>Aliyah</strong>, il diritto al ritorno che garantisce la cittadinanza a tutti gli ebrei della diaspora, è più prossima che mai. La comunità è ansiosa di poter tornare laddove sostengono siano radicate le loro origini. Un ritorno che significa vivere pienamente l&#8217;identità ebraica, superando le difficoltà quotidiane legate all&#8217;osservanza religiosa e ai precetti della dieta Kosher, difficili da seguire nelle regioni indiane di provenienza.</p>



<p>Sono anche le migliori aspettative di vita a motivarli: il Manipur è una delle regioni più povere dell’India, dove la maggior parte del lavoro si concentra nelle <strong>fattorie di famiglia</strong>. Chi ha già raggiunto Israele racconta invece di lavorare come autista di camion, nell’ediliza e nelle fabbriche, esortando chi è ancora in India a raggiungerli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il trasferimento negli insediamenti</h2>



<p>Attraverso l’operazione denominata <strong>&#8216;Wings of Dawn&#8217;</strong> (<em>Ali dell’Alba</em>), il governo israeliano ha pianificato il trasferimento dei restanti <strong>6.000 membri</strong> della comunità entro il 2030, assumendosi l’intero onere dei costi di trasporto e di prima integrazione. Tel Aviv ha stanziato in totale circa 30 milioni di dollari per l&#8217;operazione, un investimento che favorisce anche il popolamento degli insediamenti nei territori occupati, dove storicamente gran parte della comunità viene indirizzata.</p>



<p>&#8220;Una decisione importante e sionista che rafforzerà anche il Nord e la Galilea&#8221;, ha dichiarato il primo ministro israeliano <strong>Benjamin Netanyahu</strong>. Giovedì 7 aprile, 250 membri della comunità Menashe sono arrivati a Tel Aviv. Rivolgendosi ai nuovi israeliani, Ofir Sofer, il <strong>Ministro dell&#8217;Aliyah</strong> ha affermato: &#8220;Stiamo facendo la storia portando l’intera comunità di Bnei Menashe in Israele… Non c’è momento più appropriato e toccante per dare il benvenuto a un aereo pieno di immigrati subito dopo il 78° anniversario dell’indipendenza dello Stato. Benvenuti a casa&#8221;.&nbsp;</p>



<p>Un’operazione che ha, tra i suoi scopi, quello di rigenerare la forza lavoro venuta meno dopo il 7 ottobre 2023. Il vuoto è stato causato dalla mobilitazione militare degli israeliani, dallo sfollamento interno a causa degli attacchi missilistici, dal drastico calo di migranti provenienti da Nepal, Thailandia, Uzbekistan e Sri Lanka. <strong>Ma il fattore determinante resta l&#8217;esclusione dei lavoratori palestinesi della Cisgiordania,</strong> ai quali è stato revocato l&#8217;accesso al mercato israeliano.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La sostituzione etnica del lavoratori palestinesi</strong></h2>



<p>L’operazione Ali dell’Alba va contestualizzata alla lenta sostituzione del lavoratori palestinesi con migranti provenienti da diversi Paesi. Recentemente, +972 Magazine ha riportato un video del 13 aprile diffuso dalla polizia israeliana in cui lavoratori palestinesi senza permessi vengono trattati come pericolosi fuorilegge. Israele è stato per decenni dipendente economicamente dai lavoratori palestinesi, che costituivano la spina dorsale del sostentamento nei territori occupati con un flusso mensile di <strong>380 milioni di dollari.</strong> Questa dipendenza è stata interrotta dopo il 7 ottobre 2023. Da allora, anche chi prima lavorava regolarmente è ora trattato come un criminale.</p>



<p>Più di 200mila lavoratori palestinesi provenienti da Cisgiordania e Gaza hanno visto revocati i permessi di ingresso in Israele, ufficialmente per motivi di sicurezza, sebbene<a href="https://www.inss.org.il/he/publication/palestinian-workers-data/"> ricerche</a> come quella dell&#8217;<strong>Istituto per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale </strong>(INSS) dimostrino che i lavoratori con permessi raramente fossero coinvolti in attività militanti. <strong>La conseguenza immediata è stata un crollo del 95% nell&#8217;edilizia residenziale israeliana e un calo dell&#8217;80% nella produzione agricola.</strong></p>



<p>Israele ha accelerato la sostituzione con <strong>manodopera migrante,</strong> pianificando il reclutamento di circa 65mila lavoratori da India, Sri Lanka e Uzbekistan attraverso nuovi centri di reclutamento, con la possibilità di aumentare questo numero fino a 80mila. <strong>Attualmente sono impiegati circa 270mila lavoratori migranti in Israele</strong>, mentre solo 8mila permessi di lavoro sono stati rilasciati ai palestinesi nel 2025, cifra insufficiente a sostenere l&#8217;economia cisgiordana dove oltre 10.000 palestinesi continuano a lavorare negli insediamenti.</p>



<p>I lavoratori migranti subiscono <strong>gravi abusi</strong>: ricevono mediamente solo il 70% dei salari dovuti per legge, sono esposti a pesticidi senza adeguate protezioni, subiscono trattenute salariali e vivono in alloggi inadeguati. Durante gli attacchi del 7 ottobre, 22 lavoratori thailandesi sono stati presi in ostaggio e 32 uccisi, mentre dall&#8217;inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l&#8217;Iran almeno tre lavoratori migranti sono stati uccisi da attacchi missilistici, nell&#8217;assordante silenzio dell&#8217;opinione pubblica.</p>



<p>Questo sistema di sostituzione della forza lavoro, basato sulla dipendenza dalla volontà dei datori di lavoro e dello Stato, ha trasformato i lavoratori in figure facilmente sostituibili, spostando rapidamente il mercato del lavoro da palestinese a migrante dopo decenni di &#8220;inclusione controllata&#8221; che bilanciava esigenze economiche con imperativi coloniali.</p>



<p>La sostituzione sistematica della manodopera palestinese con flussi migratori pianificati non risponde ad un&#8217;emergenza isolata, ma è l’ultimo tassello di un <strong>progetto coloniale decennale</strong> volto a recidere il legame economico tra la popolazione palestinese occupata e la loro terra. In questo contesto, l&#8217;operazione Ali dell’Alba si rivela essere molto più di una risposta alle difficoltà post-7 ottobre: è lo strumento con cui Israele tenta di rendere definitiva l&#8217;esclusione dei palestinesi e, piuttosto che garantire diritti di chi vive sotto occupazione, opta per la sostituzione di quei lavoratori con nuovi arrivati, risolvendo persino un problema economico con una mossa demografica.</p>
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		<title>New York, quando in sinagoga vanno all&#8217;asta le terre dei palestinesi </title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/new-york-quando-in-sinagoga-vanno-allasta-le-terre-dei-palestinesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 May 2026 05:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[israele]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Proteste a New York per l'ennesimo utilizzo di una sinagoga per mettere all'asta appezzamenti di terra nelle colonie in Cisgiordania.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/new-york-quando-in-sinagoga-vanno-allasta-le-terre-dei-palestinesi.html">New York, quando in sinagoga vanno all&#8217;asta le terre dei palestinesi </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/palestina-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una «organizzazione benefica ebraica» a <a href="https://it.insideover.com/persone/zohran-mamdani" type="link" id="https://it.insideover.com/persone/zohran-mamdani">New York</a> qualche giorno fa è <strong>stata</strong> presa di mira da «manifestanti musulmani» con l&#8217;accusa di essere protagonista di una non meglio precisata «vendita di terreni». Così l&#8217;ex direttore di Repubblica, <strong>Maurizio Molinari</strong>, sempre più calato nel ruolo di difensore d&#8217;ufficio di Israele, <a href="http://facebook.com/reel/1660787108583933" type="link" id="http://facebook.com/reel/1660787108583933">ha definito</a> l&#8217;ennesimo utilizzo di una sinagoga per mettere all&#8217;asta appezzamenti di terra a disposizione di colonie in Cisgiordania, e cioè illegali per il diritto internazionale: un uso improprio di uno spazio religioso secondo i contestatori (subito liquidati dalla stampa ebraica conservatrice e dagli alleati di <strong>Netanyahu</strong> come jihadisti o poco ci manca). E anche secondo <strong>Zohran Mamdani</strong>, neoeletto sindaco della Grande Mela, che dopo avercela messa tutta in questi mesi a mostrarsi come moderato non ha potuto fare a meno di difendere il diritto dei manifestanti a protestare.</p>



<p>La contestazione davanti alla sinagoga di <strong>Park East</strong>, nell&#8217;<strong>Upper East Side</strong> di Manhattan, si inserisce in un triste trend che va avanti da anni e che ha creato tensioni simili: l&#8217;evento preso di mira si chiama <em>Great Israeli Real Estate Event</em>, viene organizzato regolarmente negli Stati Uniti e in Canada con l’obiettivo di attirare acquirenti stranieri interessati a trasferirsi in Israele. La questione problematica è che molte delle proprietà pubblicizzate <strong>comprendono</strong> lotti di terra situati in insediamenti come <strong>Gush Etzion</strong>, <strong>Kfar Eldad</strong> e <strong>Karnei Shomron</strong>. Ossia costruiti su <strong>territori occupati militarmente</strong>: cosa che non sembra preoccupare né un segmento importante della leadership ebraica statunitense, né la politica che lo difende. Ma a protestare tra i circa cento attivisti pro-Palestina (la seconda <strong>manifestazione</strong> di questo tipo negli ultimi sei mesi, e che ha portato a diversi momenti di tensione e scontri con la polizia) c&#8217;erano anche <strong>attivisti ebrei</strong>.</p>



<p>E sono proprio loro a ricordare l&#8217;ovvio: la scelta della sinagoga per queste <strong>pratiche immobiliari</strong> non è casuale. Serve a sfruttare uno spazio che grazie al suo status si ammanta di uno <strong>scudo di intoccabilità</strong>. Fare casino davanti a una sinagoga vuol dire esporsi all&#8217;accusa più scontata di <strong>antisemitismo aggressivo</strong> e di importazione dell&#8217;Intifada globale, <em>from the river to the sea</em>, magari per conto di <strong>Hamas</strong>: accusa puntualmente formulata dalla politica dominante, incluso l&#8217;establishment democratico. Le associazioni che hanno organizzato la protesta, tra cui <strong>Jewish Voice for Peace</strong>, sostengono che la scelta di ospitare tali vendite all’interno di luoghi di culto sia una <strong>strategia deliberata</strong> per far apparire le critiche politiche come attacchi religiosi. Dall&#8217;altra parte, alcuni legislatori locali e rappresentanti della comunità ebraica hanno criticato duramente il presidio, definendolo un tentativo di intimidire i cittadini ebrei di New York.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le sinagoghe come agenzie immobiliari</h2>



<p><strong>Mamdani</strong>, che pure ha promosso nuove norme che prevedono zone cuscinetto e restrizioni specifiche per le manifestazioni che si svolgono in prossimità di istituzioni religiose (necessità partorita da eventi del genere), ha condannato l&#8217;iniziativa senza mezzi termini. Un portavoce dell’amministrazione comunale ha spiegato che la commercializzazione di questi terreni è profondamente legata all&#8217;<strong>espulsione della popolazione palestinese</strong>. Anche diverse organizzazioni per i diritti civili, come l’<strong>American Arab Anti-Discrimination Committee</strong>, hanno presentato esposti formali sostenendo che queste fiere immobiliari violino le leggi statunitensi contro la <strong>discriminazione</strong>, poiché l&#8217;accesso agli eventi e la vendita delle case sarebbero preclusi ai non ebrei. Questi eventi puntano ad aumentare il numero di <strong>coloni</strong> di provenienza statunitense in Cisgiordania, circondando al tempo stesso la transazione con l’intimità e la legittimità dello spazio comunitario.</p>



<p>Ciò che rende inquietanti queste fiere immobiliari non è soltanto ciò che vendono, ma l’<strong>infrastruttura simbolica</strong> che rende possibile la vendita. Nelle sinagoghe nordamericane (spazi storicamente associati alla diaspora) le società immobiliari israeliane legate al movimento dei coloni, come <strong>Amana</strong> o <strong>Tivuch Shelly</strong>, organizzano eventi promozionali calibrando il linguaggio con attenzione: non si parla mai di colonie, bensì di <em>English-speaking neighborhoods</em> perfetti per realizzare un <em>Zionist dream</em>. I territori occupati vengono ripacchettizzati attraverso i codici estetici della classe media nordamericana: <em>gated communities</em>, ville di lusso, investimenti sicuri, piscine affacciate su colline i cui nomi arabi scompaiono dalle brochure. L’ideologia sionista viene tradotta in <em>marketing lifestyle</em>.</p>



<p>La posizione ufficiale del governo degli Stati Uniti sugli <strong>insediamenti illegali</strong> in Palestina rimane volutamente ambigua. Sebbene molte amministrazioni abbiano criticato l&#8217;espansione dei coloni, al governo israeliano è stata risparmiata qualsiasi azione punitiva, anche la più lieve. Nel 2019, durante la sua prima presidenza, <strong>Donald Trump</strong> ha promosso un salto di complicità, annunciando che Washington non avrebbe più considerato gli insediamenti illegali. Oggi, pur opponendosi formalmente a un’annessione totale della Cisgiordania, continua a garantire massicci <strong>aiuti militari</strong> a Israele.</p>



<p>Difficile immaginare una pratica più in malafede, e più foriera di ulteriore odio, dell’uso delle sinagoghe come <strong>scudo morale</strong> per proteggere la compravendita della Palestina, e del conseguente liquidamento dei legittimi, prevedibili contestatori (molti dei quali ebrei) come una marmaglia di pogromisti. Difficile immaginare un uso più spericolato dell&#8217;<strong>identità religiosa</strong> per pretendere un <em>safe space</em>. Forse solo rimettere in discussione certe dinamiche, a lungo protette da una politica pusillanime, potrà davvero favorire la convivenza.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/new-york-quando-in-sinagoga-vanno-allasta-le-terre-dei-palestinesi.html">New York, quando in sinagoga vanno all&#8217;asta le terre dei palestinesi </a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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