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Donne

La rivoluzione rosa in Iraq

A Baghdad la bicicletta è diventata per le donne un simbolo di libertà e autodeterminazione. Certo, sono ancora poche coloro che hanno cominciato a pedalare per le vie della città, ma il segnale è importante: la presenza e la scelta di vivere uno spazio cittadino col mezzo che si preferisce non sono affatto scontate per una donna, anche se non esistono reali divieti in merito. L’idea è nata pochi mesi fa da una giovane universitaria, artista e performer di nome Marina, che ha deciso di usare la bicicletta negli spostamenti quotidiani, sfidando i commenti non sempre benevoli della gente. In più ha cominciato a postare sui social network le immagini delle sue passeggiate, dimostrando che andare in bicicletta, che tu sia donna o uomo non conta, può essere una cosa bella, divertente e che non fa male a nessuno.

Guerra

“Così siamo scampati all’Isis”

Era la notte tra il 6 e il 7 agosto del 2014 quando i jihadisti dell’Isis invasero la Piana di Ninive, in Iraq. Il terrore avanzava veloce. Casa dopo casa. Villaggio dopo villaggio. Oltre 120mila cristiani dovettero fuggire in poche ore, portando con sé niente di più dei vestiti che avevano indosso. Nonostante siano passati tre anni, l’orrore di quei giorni è ancora vivo negli occhi di suor Silvia. La voce di questa giovane religiosa originaria di Alqosh, che incontriamo nella sede romana della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, è ferma, ma le sue mani non smettono di tremare quando la mente torna a quelle ore di terrore e di angoscia.

Guerra

Soldati Usa in prima linea contro l’Isis

MOSUL - I possenti blindati color sabbia sfrecciano paralleli alla strada che porta a Baghdad da Mosul ovest,appena conquistata dall’avanzata irachena. L’ufficiale che ci accompagna ordina perentorio: “No video, no foto”. I soldati americani non si vedono barricati dentro e reduci da chissà quale missione. Si capisce bene che sono loro perché sui portelloni dei blindati hanno scritto curiosi nomi di battaglia: “Mickey, Ariel, Leo”. Topolino, la sirenetta ed il re leone, che sono tutti personaggi dei cartoni animati di Walt Disney. A Mosul sarebbero almeno 500 i soldati americani al fronte in appoggio alle truppe irachene. I corpi speciali operano di notte, anche dietro le linee per l’individuazione di obiettivi e la cattura dei comandanti dello Stato islamico. Altri specialisti indirizzano gli attacchi aerei delle forze alleate. L’82° divisione avio trasportata, “Teschio e serpente”, che è stata paracadutata in Normandia e ha partecipato alla campagna d’Italia e alla battaglie delle Ardenne schiera i suoi uomini sul fronte di Mosul.

Guerra

La battaglia di Mosul

Mosul Ovest - Il tiratore scelto della polizia federale irachena prende la mira con calma dal tetto di una casa nelquartiere di Giosaq a Mosul ovest. Il suo fucile di precisione è infilato in un buco nel muro di un piccolo terrazzo quadrato. Spara un colpo, poi un altro e si scatena l’inferno. I cecchini ceceni dello Stato islamico annidati ad un centinaio di metri rispondono al fuoco ed il fronte s’infiamma. I ragazzini, qualcuno sbarbatello, con la divisa blu a chiazze sono diventati veterani nell’offensiva che dura da ottobre per liberare la “capitale” del Califfo in Iraq. Mosul est è stata riconquistata, ma ad ovest, dove Abu Bakr al Baghdadi ha proclamato il Califfato nella moschea di Al Nuri, le truppe jihadiste combattono fino alla morte, come le SS a Berlino. Il tenente dei corpi speciali, Ahmed Galeb, ha pochi dubbi: “Non importa quanti bastardi ci sono ancora. Abbiamo abbastanza munizioni per farli fuori tutti”.

Terrorismo

I bunker dell’Isis

Abu Saif (Mosul) - “Invaderemo Roma, se Allah vuole” è la scritta in nero del grande murales dipinto sottoterra in una galleria bunker dello Stato islamico vicino all’aeroporto di Mosul. Alla luce delle torce, a 25 metri di profondità, la minaccia all’Italia appare ancora più lugubre. Le bandiere nere lo hanno dipinto con colori sgargianti e velieri islamici che puntano la prua verso il nostro Paese.Nella vecchia galleria della ferrovia che portava da Mosul a Baghdad le truppe jihadiste hanno creato addirittura un campo di addestramento e indottrinamento. Poi diventato un bunker anti aereo per i comandanti del Califfato e le loro famiglie. L’ingresso è semi bloccato da detriti e sembra quasi di scendere in una grotta. Ad un tratto, alla fine della scarpata, si apre un’ampia galleria lunga 2 chilometri e avvolta dal buio.

Guerra

L’esercito iracheno avanza su Mosul

MOSUL - Il razzo Rpg arriva all’improvviso, con un sibilo mortale, tracciando nell’aria una scia rossa. Per fortuna schizza sopra le nostre teste e va a schiantarsi in mezzo alla strada ad una settantina di metri con un boato fragoroso. Le bandiere nere stanno perdendo la madre di tutte le battaglie, ma non mollano. Mosul brucia con alte colonne di fumo nero che si alzano all’orizzonte su tutta la parte occidentale della città, dove le truppe irachene avanzano da domenica in una brutale battaglia.

Guerra

Mosul, tra i cecchini che combattono l’Isis

MOSUL - I cadaveri dei miliziani jihadisti sono disseminati nella strada coperta da macerie. Un fuoco d’inferno li ha fatti a pezzi. Tutte e due le gambe di un seguace del Califfo sono volate via. L’ultimo corpo è disteso davanti all’ingresso della chiesa di Santa Maria del perpetuo soccorso, la prima ad essere liberata durante l’avanzata delle truppe irachene a Mosul ovest iniziata domenica. Sul muro accanto al portone è rimasta intatta una scritta perentoria in vernice nera: “Vietato entrare, ordine dello Stato islamico”.

Guerra

Militari italiani in difesa della diga di Mosul

DIGA DI MOSUL - I fanti dell’aria della brigata Friuli, veterani dell’Afghanistan, scattano sull’attenti sul bordo della pista, al passaggio degli ufficiali, con il saluto che ricorda gli antichi legionari. La missione Prima Parthica dei 1500 soldati italiani in Iraq prende il nome da una gloriosa legione, che si era spinta fino in queste terre ai tempi dell’impero romano. La task force Praesidium ha il compito di difendere la grande diga di Mosul a soli 38 chilometri dal centro della “capitale” del Califfo stritolata dalla furiosa offensiva delle truppe irachene contro le bandiere nere. Per raggiungere l’opera strategica voluta da Saddam Hussein ci imbarchiamo su un elicottero Nh 90 dell’aviazione dell’esercito scortati da un Mangusta d’attacco. I mitraglieri sui portelloni aperti controllano di continuo il terreno. Sopra la diga i piloti sganciano i bengala prima di atterrare, che servono a deviare eventuali razzi o missili terra aria.

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