Skip to content
Religioni

Le città cristiane liberate

Le città cristiane d’Iraq che per oltre due anni sono rimaste sotto il controllo dello Stato islamico hanno iniziato la loro seconda vita dalla fine dello scorso ottobre, quando finalmente sono state riconquistate dalle Forze Speciali irachene.Ma insieme alla gioia per la liberazione dei luoghi sacri per i cristiani d’Iraq, è arrivata anche la conta dei danni. In oltre ottocento giorni i daesh hanno portato distruzione e profanazione ovunque, soprattutto nelle chiese, numerose delle tre città di Bartalla, Qaraqosh, conosciuta anche come Baghdida o Al Hamdanya, e nella piccola Karemlesh.

Terrorismo

I kamikaze si fanno esplodere a Mosul

Mosul. Il minareto che pende dalla moschea Al Nuri spicca fra le colonne di fumo della battaglia per conquistare il luogo simbolo di Mosul ovest dove Abu Bakr al Baghdadi proclamò il Califfato nel 2014. Gli elicotteri lanciano dal cielo una gragnola di colpi. Le truppe speciali - gli "Scorpioni" addestrati dagli italiani - avanzano metro per metro all'ingresso della città vecchia, diventata ormai un dedalo mortale di viuzze.

Guerra

L’esercito iracheno circonda la moschea Al Nuri

MOSUL OVEST - La palla di fuoco rossa esplode verso il cielo per un centinaio di metri. Il boato e lo spostamento d’aria ci investono, come il soffio della morte. Il kamikaze al volante della macchina minata si è fatto esplodere ad un paio di isolati di distanza. Dal fuoristrada osserviamo la scena con terrore. Pochi minuti prima gli agenti della polizia federale si erano messi ad urlare “tre autobombe in arrivo" facendoci salire in fretta e furia sui mezzi per partire a tutta velocità. Nella battaglia di Mosul le bandiere nere lanciano i loro arieti suicidi nel disperato tentativo di fermare l’offensiva delle truppe irachene

Guerra

Il volontario italiano che combatte l’Isis

DAKUK - L’ufficiale curdo apre il fuoco contro le postazioni dei cecchini dello Stato islamico. Sul fronte di Hawjia, l’ultima sacca jihadista dopo Mosul, nel nord dell’Iraq, i tiratori scelti delle bandiere nere hanno centrato in testa un Peshmerga, pochi giorni fa. L’italiano Alex Pineschi, in tenuta da combattimento, dà una mano ai soldati curdi della 9° brigata, che avvicinano la mitragliatrice pesante montata sul cassone del fuoristrada al vallo, la linea di difesa lunga 36 chilometri a sud di Kirkuk. L’arma si inceppa, ma Alex la sblocca ed il Peshmerga spara, con un secco boato, proiettili da 12,7 millimetri verso le linee nemiche

Guerra

Pozzi di petrolio in fiamme

Il fumo appare già a molti chilometri di distanza. Più ci si avvicina, più sembra una scena da film. Una nuvola di colore grigio scuro, quasi nero, sovrasta la cittadina di Qayyara, a circa 70 chilometri a sud di Mosul, liberata ad agosto dalle forze irachene. La riconquista di Qayyara è stata molto importante per due ragioni: ha aperto le porte alla riconquista della "capitale" irachena del Califfato, e soprattutto, ha permesso a Baghdad di impossessarsi nuovamente degli importanti giacimenti di petrolio che rendono celebre questa cittadina e che, secondo diverse stime, producono un ricavo di circa 1 milione di dollari al giorno. Lo Stato islamico, dopo aver perso terreno, ha completamente distrutto i 13 pozzi, lasciandoli inagibili. Ancora oggi, a tanti mesi dalla liberazione, questi pozzi rappresentano più un costo che un ricavo per Baghdad.Montaggio di Roberto Di Matteo

Terrorismo

La propaganda dell’Isis

Vivere due anni e mezzo sotto un regime di terrore non è cosa da poco. In un periodo così lungo è possibile cambiare molte cose. Ed è quello che ha tentato di fare lo Stato islamico: attraverso una campagna di propaganda ha cercato di inculcare alle persone la sua ideologia, creata su principi storici ma anche basata su semplice fanatismo.Montaggio di Roberto Di Matteo

Guerra

Le trincee mobili nel deserto iracheno

La collina di al-Houthi sorge in mezzo ad una pianura a circa una decina di chilometri a ovest di Tal Afar (uno dei principali poli dell’Iraq settentrionale ancora controllati dal Califfato). Dall’alto si possono vedere tutte le zone controllate da Daesh ed è per questo che la collina di al-Houti ha un’importanza strategica. A pochi chilometri da essa, passa la strada che collega la frontiera siriana a Mosul e che rappresenta quindi un'importante via di rifornimento dei terroristi. “Cercheranno di combattere fino alla fine per quella strada, ma non ce la faranno” dice Ammar, comandante del “War Media Team” di al-Hashd al-Shaabi (dall’arabo, Forze di mobilitazione popolare).Montaggio di Roberto Di Matteo

Guerra

Le ultime ore di Mosul

I proiettili sibilano sopra le nostre teste o rimbalzano impazziti sulle macerie nell’ultima, feroce battaglia che ha liberato Mosul, la “capitale” del Califfato in Iraq. Il generale Shaker Jawdat, capo della polizia federale irachena, ha annunciato ieri la conquista della città vecchia nella zona ovest. L’ultimo bastione jihadista, dove, in realtà, rimangono ancora cellule e sacche di irriducibili, ma le bandiere nere sono oramai sconfitte. Nonostante lo Stato islamico abbia risposto che i suoi uomini continueranno a combattere fino alla morte. E così è stato durante la battaglia finale di venerdì nella parte antica di Mosul. Il paesaggio nella città vecchia, ultimo ridotta dello Stato islamico, è lunare: le case, una attaccata all’altra sono sventrate, annerite delle fiamme o fatte a pezzi dagli attacchi aerei, dopo 9 mesi di furiosi scontri. Le raffiche di mitragliatrice degli ultimi jihadisti di Mosul sono rabbiose, ma è al fruscio della morte che non ti abitui. L’artiglieria tuona da chilometri di distanza. Quando il colpo arriva sopra le nostre teste fendendo l’aria, come una sciabola sguainata, sembra sempre che ti piombi addosso. Pochi secondi dopo la granata esplode sulle postazioni delle bandiere nere con un pauroso boato. Un manipolo di 200 miliziani votati alla morte era asserragliato, con le unghie e con i denti, in un fazzoletto dell’antica Mosul. I seguaci del Califfo, completamente circondati e con alle spalle il fiume Tigri hanno continuato a combattere senza speranza.

Guerra

Nell’inferno di Mosul

MOSUL - “Benvenuti all’inferno. Questo è il pronto soccorso avanzato della 9° divisione dell’esercito iracheno. Oltre ai soldati feriti arrivano i civili ed io sono la componente pediatrica. Visito anche 100 bambini al giorno”. Si presenta così, Marino Andolina, triestino, non più un giovincello, con il camice verde ed un pizzetto grigio in stile Mefistofele. Uno dei pochi, se non l’unico volontario italiano così a ridosso della battaglia di Mosul, che volge al termine. Il pronto soccorso avanzato serve per stabilizzare i feriti ed evacuarli verso ospedali da campo più attrezzati. Andolina è noto alle cronache per il metodo Stamina, il controverso utilizzo di cellule staminali su pazienti senza speranze. A Mosul da giugno è volontario dell’organizzazione umanitaria Road to peace dell’eroina inglese Sally Becker.

Società

L’arte della resistenza

La cultura e l’arte fanno parte di Baghdad, della sua storia e della sua contemporaneità, perché nella capitale irachena la guerra, il caos politico e i frequenti attentati non hanno spento la voglia di reagire e di comunicare con scrittura, la letteratura, o le arti visive.Per farsi un’idea di quello che sia l’arte contemporanea a Baghdad si può partire da Karrada, quartiere centrale abbracciato dal Tigri, ricco di luoghi di incontro, caffè-librerie, spazi teatrali, locali all’aperto. È il ritrovo di chi produce e fruisce cultura: ci sono scrittori, attori, registi, pittori, videomaker. E luoghi come il Burj Babel Centre o il Coffè and Book Coffe House che organizzano mostre, concerti, incontri pubblici, presentazioni di libri, proiezioni di film.

Newsletter
Notizie e approndimenti direttamente nella tua inbox

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.