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	<title>Golfo Persico Archives - InsideOver</title>
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	<title>Golfo Persico Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Anche gli elicotteri Apache nei cieli di Hormuz, gli Usa schierano la migliore ala rotante</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/anche-gli-elicotteri-apache-nei-cieli-di-hormuz-gli-usa-schierano-la-migliore-ala-rotante.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 04:57:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Blocco navale]]></category>
		<category><![CDATA[elicotteri Apache]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F.jpeg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F-600x400.jpeg 600w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>L'impiego degli Apache si inserisce nel più ampio dispositivo militare che gli Usa hanno schierato nello Stretto di Hormuz.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/anche-gli-elicotteri-apache-nei-cieli-di-hormuz-gli-usa-schierano-la-migliore-ala-rotante.html">Anche gli elicotteri Apache nei cieli di Hormuz, gli Usa schierano la migliore ala rotante</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F.jpeg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/HGL2U95acAAfm3F-600x400.jpeg 600w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>Nei cieli a ridosso dello <strong>Stretto di Hormuz</strong>, dove in mare centinaia e centinaia di petroliere, gassiere e mercantili restano alla fonda in attesa della de-escalation che lasci libero il passaggio, hanno fatto la loro comparsa anche gli <strong>elicotteri d’attacco AH-64 Apache</strong> dell’Esercito statunitense, una delle più avanzate piattaforme ad ala rotante al mondo. Il loro impiego si inserisce nel più ampio dispositivo militare che gli Stati Uniti hanno schierato per monitorare e proteggere le navi mercantili che si apprestano ad affrontare, sotto lo scacco dei pasdaran, la rotta che le porterebbe oltre lo stretto strategico al centro di una contesa che sta assistendo a un clima di <strong>crescenti tensioni regionali</strong>, e dal quale dipende, in ultima istanza, il primo vero passo verso i negoziati con l’Iran. Ora che gli obiettivi prioritari legati al programma nucleare e missilistico iraniano, <em>target</em> principali delle operazioni militari israelo-statunitensi, sembrano poter aspettare, di fronte al <strong>prolungato shock energetico</strong> che sta arrecando enormi danni all’economia globale.   <br><br>Le immagini diffuse dal Comando Centrale degli Stati Uniti, CENTCOM, hanno mostrato degli Apache in missione di pattugliamento, <strong>da qualche parte al largo delle coste dell’Oman o degli Emirati Arabi Uniti,</strong> e la loro presenza coincide con le crescenti tensioni che si sono verificate negli ultimi giorni, culminate con il sequestro di due navi mercantili da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, la <strong>MSC Francesca</strong> e la <strong>Epaminodi</strong>, fermate dalla Marina del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e scortate verso la costa iraniana. Secondo quanto riportato dallo UK Maritime Trade Operations, <strong>i pasdaran hanno iniziato ad aprire il fuoco contro le petroliere in transito, senza alcun preavviso radio, già il 18 aprile,</strong> quando una prima imbarcazione è stata avvicinata da due cannoniere dell’IRGC-N a circa 20 miglia nautiche dalla costa dell’Oman. Un’altra nave è stata bersagliata il 22 aprile, insieme alle due navi sequestrate mentre si ritiene stessero cercando di violare il blocco iraniano. Questi gravi episodi si inseriscono in un contesto già critico, dato che Teheran ha reintrodotto restrizioni alla navigazione nello Stretto dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha confermato la prosecuzione del blocco americano sulle navi dirette ai porti iraniani. <br><br>Mentre il comando navale delle <strong>Guardie Rivoluzionarie</strong> ha ribadito che “<em>qualsiasi pressione americana riceverà una risposta adeguata</em>”, lasciando intendere che le <strong>condizioni di impercorribilità dello Stretto</strong>, già minato dai pasdaran, resteranno invariate finché le navi iraniane saranno minacciate dal dispositivo militare statunitense che ha ricevuto il compito di “riequilibrare” il vantaggio dell’Iran nel decidere chi può entrare e uscire dal Golfo Persico, per incidere sugli interessi di Teheran e dei suoi partner commerciali.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">AH-64 Apaches fly above the Strait of Hormuz during a patrol, April 17. U.S. Army Soldiers are flying in and around the strait providing a visible presence in support of freedom of navigation. <a href="https://t.co/6K6cuCoqq2">pic.twitter.com/6K6cuCoqq2</a></p>&mdash; U.S. Central Command (@CENTCOM) <a href="https://twitter.com/CENTCOM/status/2045468301799645569?ref_src=twsrc%5Etfw">April 18, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gli elicotteri Apache in azione su Hormuz</h2>



<p>In questo clima di forte instabilità gli elicotteri d&#8217;attacco sono apparsi come parte integrante della risposta militare statunitense. Il generale Dan Caine, capo di Stato Maggiore congiunto, ha confermato che, nell’ambito dell’Operazione Epic Fury, i <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-ritorno-degli-a-10-sulla-scena-il-facocero-non-pensionabile-entra-in-azione-in-iran.html">caccia <strong>A-10 Thunderbolt II</strong></a> operano sul fianco meridionale dello Stretto contro imbarcazioni veloci, mentre gli <strong>AH-64 Apache</strong> sono impiegati nella caccia a droni d’attacco.</p>



<p>Secondo <em>The Avionist</em> l&#8217;Apache è particolarmente adatto a questo tipo di scenario, grazie alla sua capacità di <strong>operare a bassa quota e con grande persistenza</strong>. Gli elicotteri AH-64 possono monitorare un ambiente complesso come quello costiero, dove i mercantili possono essere esposti a potenziali minacce, per intervenire quando le regole d&#8217;ingaggio lo consentono. L’Apache combina sensori avanzati e armamenti estremamente versatili, può individuare e tracciare bersagli attraverso sistemi elettro-ottici e infrarossi, oltre al radar An/Apg-78 Longbow, ed è in grado di classificare rapidamente e gestire simultaneamente numerosi obiettivi. Queste capacità consentono agli equipaggi di questo elicottero biposto di <strong>distinguere agilmente una minaccia reale da un mezzo civile in transito in tempi molto rapidi. </strong>Sul piano offensivo, dispone di un arsenale scalabile: dal cannone M230 da 30 mm ai <a href="https://it.insideover.com/difesa/decine-di-migliaia-di-munizioni-di-precisione-a-basso-costo-per-la-marina-statunitense.html">razzi guidati Apkws</a>, che si stanno rivelando estremamente efficaci come risorsa a basso costo da impiegare contro i droni suicidi iraniani, fino ai ben noti <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-stati-uniti-sostituiscono-micidiale-missile-hellfire.html">missili anticarro Hellfire</a> e i missili di precisione aria-superficie Jagm. <br><br>Tale flessibilità è fondamentale in un contesto come Hormuz, dove le minacce possono includere droni a basso costo, imbarcazioni veloci appartenenti alla<strong>&#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/non-sono-solo-mine-minacciare-stretto-hormuz-cos-mosquito-2637250.html">Mosquito fleet</a>&#8221; iraniana</strong>, o altre tipologie di <strong>bersagli difficili da identificare</strong>. Consentendo all&#8217;Apache di entrare in azione e reagire rapidamente, con precisione, limitando al contempo i rischi collaterali in un’area densamente trafficata.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Il blocco di Hormuz in un contesto sempre più tes</strong>o</h2>



<p>Il quadro generale continua a deteriorarsi. Al raffreddamento diplomatico tra&nbsp;Washington&nbsp;e&nbsp;Teheran&nbsp;si accompagna un’intensificazione delle operazioni militari sul mare. Il&nbsp;CENTCOM&nbsp;ha dichiarato che, dall’inizio del blocco il 13 aprile, le <strong>forze statunitensi hanno costretto almeno 28 navi a invertire la rotta</strong> o a rientrare in porti iraniani. Parallelamente, si sono registrati i primi abbordaggi, tra cui quello della <a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/lavvertimento-poi-raffica-e-i-marines-cosi-usa-hanno-2653539.html">portacontainer iraniana <strong>Touska</strong> nel&nbsp;Golfo dell’Oman</a>&nbsp;da parte del cacciatorpediniere&nbsp;Uss Spruance, con i Marines della 31ª Marine Expeditionary Unit che hanno preso il controllo della nave. Un secondo intervento è avvenuto nel&nbsp;Golfo del Bengala, dove è stata sequestrata la petroliera senza bandiera <strong>M/T Tifani</strong>, sospettata di trasportare petrolio iraniano soggetto a sanzioni. Washington non esclude ulteriori operazioni, in linea con una strategia di controllo marittimo estesa anche ad altri teatri. Teheran ha reagito duramente: il ministro degli Esteri&nbsp;Abbas Araghchi&nbsp;ha definito il blocco un “atto di guerra”, accusando gli Stati Uniti di pirateria e presa di ostaggi.</p>



<p>Nel frattempo, la situazione nello Stretto resta estremamente volatile. Le Guardie Rivoluzionarie avrebbero sequestrato due navi commerciali, mentre <strong>episodi di fuoco contro imbarcazioni mercantili </strong>continuano ad alimentare l’allarme. Anche la&nbsp;Grecia&nbsp;ha invitato le proprie navi a evitare l’area, definendo la situazione “<em>preoccupante</em>”. In questo contesto, la presenza degli Apache rappresenta un ulteriore segnale della crescente militarizzazione dello&nbsp;Stretto di Hormuz, oggi più che mai al centro di una crisi internazionale ad alto rischio. In questo quadro, il presidente degli Stati Uniti&nbsp;Donald Trump, alla ricerca di una <strong>exit strategy dall&#8217;affare Hormuz</strong>,&nbsp;ha annunciato ieri la &#8220;<em>proroga a tempo indeterminato</em>&#8221; del <a href="https://it.insideover.com/politica/iran-trump-estende-il-cessate-il-fuoco-i-negoziati-in-pakistan-in-stallo-portaerei-usa-in-rotta-verso-il-medio-oriente.html">cessate il fuoco</a>, forse nella speranza di scongiurare quella che potrebbe essere un ulteriore escalation nel conflitto.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Le possibili conseguenze regionali della guerra in Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-possibili-conseguenze-regionali-della-guerra-in-iran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Beccaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 23:24:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1463" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq-300x229.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq-1024x780.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq-768x585.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq-1536x1170.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq-600x457.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> I Paesi del golfo Persico, la Siria, l'Iraq: tutti tornati in prima linea in una guerra che minaccia la stabilità dell'intera regione. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1463" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Iraq" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq-300x229.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq-1024x780.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq-768x585.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq-1536x1170.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/iraq-600x457.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra tra Stati Uniti e Israele,da un lato, e Iran con i suoi proxy dall’altro, ha ormai scollinato il mese e al momento non sembrano esserci segnali che possano far pensare a una rapida conclusione, malgrado le roboanti dichiarazioni del presidente Trump. In questo contesto siamo ormai abituati sentire analisi più o meno catastrofiste sulla questione energetica, lo stretto di Hormuz o le capacità militari dei contendenti. Un aspetto però che viene spesso lasciato in disparte, ma che in realtà è centrale per comprendere sia come la guerra possa ampliarsi ed evolvere sia per evidenziare possibili conseguenze, <strong>è la stabilità regionale che può essere divisa in tre macro aspetti.</strong></p>



<p><strong>Il primo è relativo ai Paesi del Golfo Persico</strong> che affrontano due cruciali problemi. Il più immediato è sicuramente relativo ai danni alle infrastrutture energetiche, alle conseguenze economiche sia riguardo la riduzione dell’esportazione di petrolio e gas sia quella del turismo e in generale dell’appeal che nel corso degli ultimi anni quei Paesi erano riusciti a sviluppare. Il secondo problema è relativo al tema della sicurezza. L’idea che ha guidato per anni il rapporto tra Stati Uniti e gli stati del Golfo era basata sul consentire la presenza di asset militari americani in cambio di garanzie di sicurezza (aspetto emerso fin dall’operazione <em>Desert Shield</em> nel 1990 per difendere l’Arabia Saudita da un’eventuale invasione irachena). L’impiego di missili e droni da parte di Teheran fin dall’inizio del conflitto <strong>ha messo quei Paesi in prima linea </strong>e pone una questione di sicurezza che andrà poi affrontata. Molto dipenderà da come si concluderà il conflitto, ma chiaramente il ruolo di Washington come garante di sicurezza potrebbe essere diverso rispetto a quando la guerra è iniziata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Siria e la questione curda</h2>



<p><strong>Il secondo aspetto su cui è giusto riflettere guardando alla stabilità regionale riguarda la Siria.</strong> Con la caduta di Bashar al-Assad nel dicembre 2024 è venuta meno una buona parte della penetrazione strategica iraniana, ma i suoi proxy e le dinamiche conflittuali non sono sparite. La <a href="https://warontherocks.com/2026/03/islamic-state-containment-is-collapsing-in-syria/">Siria</a> resta un tema cruciale perché <strong>nel Paese erano e sono ancora presenti cellule di quello che fu lo Stato Islamico.</strong> A gennaio le forze del governo di Damasco hanno sferrato un’offensiva nella zona di Aleppo che ha ricacciato indietro i curdi di circa 80km. Questo aspetto è importante per due motivi. Primo, ciò è avvenuto nel contesto di un progressivo ritiro americano dalla Siria (Washington per anni ha mantenuto piccoli contingenti in varie aree del Paese che ora ha quasi interamente restituito al governo) che ha chiaramente ridotto l’esposizione dei militari americani a rappresaglie iraniane e di milizie collegate, ma dall’altro ha anche ridotto significativamente sia il controllo del territorio sia la raccolta di informazioni. Secondo, è stato mandato il messaggio ai curdi che non erano più supportati dagli Stati Uniti che hanno lasciato carta bianca al governo siriano. <strong>Ciò ha chiaramente avuto un impatto sulla volontà curda di collaborare con Stati Uniti e Israele nel contesto iraniano come si paventava nei primi giorni dell’operazione. </strong>Il ritiro curdo dalle regioni siriane prima indicate ha altresì condotto alla fuga di ex membri di ISIS da alcuni campi nella zona, in particolar modo da quello di Al-Hol, che ospitava 24.000 persone circa, primariamente donne e bambini, e 9.000 ex combattenti sotto custodia curda. Circa la metà sono stati frettolosamente trasferiti in Iraq dagli americani, ma molti sono riusciti a scappare anche grazie alla complicità delle forze siriane. Infatti, serve ricordare che l’attuale presidente siriano è un ex membro di al-Qaeda che nel corso degli ultimi 10 anni ha cercato in vari modi di ripulire la propria immagine pubblica e di conseguenza molti membri delle attuali forze di sicurezza siriane arrivano da quelle realtà estremiste. </p>



<p>Sono quindi due aspetti di cui tenere conto. Da un lato le forze armate siriane, e in generale il tessuto sociale del Paese, risultano alquanto deboli sia perché carenti in addestramento e armamento sia perché sono il risultato di un Paese profondamente diviso tra la maggioranza sunnita rappresentata dall’attuale governo e varie minoranze che nel corso degli ultimi anni hanno ripetutamente contestato l’autorità di Damasco come Alawiti, vicino a Teheran, e Druzi, coinvolti nel Sud dalla presenza israeliana. Dall’altro lato il rischio che tali criticità portino al riemergere di gruppi estremisti è alquanto serio e ciò si lega all’ultimo macro tema che si deve analizzare, ovvero l’Iraq.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Se dovesse riemergere l&#8217;Isis&#8230;</h2>



<p>Infatti, l’<a href="https://www.newarab.com/analysis/after-iran-war-turning-point-iraqs-political-order">Iraq</a> dopo l’invasione americana del 2003 ha cercato di portare avanti un duplice binario: data la maggioranza sciita nel Paese, che ha sempre portato a governi sciiti, questi hanno sempre tentato di mantenere buoni rapporti con Teheran e con Washington. Tuttavia, al momento questa scelta potrebbe rivelarsi difficile da mantenere non solo per la cronica instabilità e insicurezza del Paese, ma anche perché la presenza di proxy iraniani <strong>ha trasformato l’Iraq in un altro terreno di scontro </strong>dove agiscono e combattono entrambi i contendenti. Mentre le milizie sciite hanno condotto alcuni attacchi contro obiettivi americani e curdi, sia gli Stati Uniti sia Israele hanno colpito più volte vari edifici in Iraq definiti come centri di comando delle milizie sciite. Dati precisi su questi attacchi non ci sono ma l’<em>Institute for the Study of War</em> identifica almeno tre momenti (<a href="https://understandingwar.org/map/us-and-israeli-strikes-in-iraq-between-march-3-2026-at-400-pm-et-and-march-4-2026-at-400-pm-et/">3-4 marzo</a>; <a href="https://understandingwar.org/map/us-and-israeli-strikes-on-iraq-between-march-10-2026-at-300-pm-et-and-march-11-2026-at-300-pm-et/">10-11 marzo</a>; <a href="https://understandingwar.org/map/us-and-israeli-strikes-in-iraq-between-march-16-2026-at-300-pm-et-and-march-17-2026-at-300-pm-et/">16-17 marzo</a>) in cui sono stati colpiti obiettivi legati alle milizie sciite in Iraq. Il fatto curioso è che per la maggior parte dei casi si tratta di obiettivi situati in province a maggioranza sunnita (Mosul, le province di Al-Anbar o di Ninive), cosa che potrebbe indebolire ulteriormente la capacità del governo di Baghdad, che dal 2014 in poi ha sempre fatto ampio affidamento su tali milizie per combattere ISIS, di mantenere un stabile controllo del Paese. </p>



<p>Alla luce anche di quanto detto riguardo la Siria, ciò rischia di rappresentare una nuova finestra di opportunità per il riemergere di un gruppo estremista come ISIS che in chiave anti-iraniana al momento potrebbe fare comodo, si pensi anche alla situazione libanese, ma che in prospettiva potrebbe rappresentare un rischio non secondario. Infine, i temi qui evidenziati riguardo a Siria e Iraq fanno temere anche la possibilità di una loro maggiore instabilità interna indipendentemente da come e quando finirà la guerra con l’Iran.</p>
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		<title>I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 09:48:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=509073</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="golfo persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro una facciata di modernità, nei Paesi del Golfo Persico persistono pesanti discriminazioni ei diritti civili.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html">I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="golfo persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conflitto in Medio Oriente, scatenato dall’aggressione statunitense e israeliana contro l’Iran, ha riacceso il dibattito mai sopito sulla violazione dei <strong>diritti umani e civili delle donne e delle persone della comunità LGBTQ+ all’interno del mondo islamico</strong>.</p>



<p>Premesso che sarebbe impossibile in un singolo articolo ripercorrere in modo esaustivo la situazione nel composito e variegato mondo dei paesi a maggioranza islamica, <strong>ci concentreremo su alcuni stati della Penisola Arabica</strong>, in particolare sulle cosiddette monarchie (più o meno assolute) del Golfo, tutte coinvolte nella deflagrazione in corso. Lo scopo della presente trattazione non è certo quella di sminuire violazioni perpetrate in altri contesti, quanto portare all’attenzione del lettore l’esistenza di situazioni discriminatorie e/o repressive che sembrano non interessare i nostri media,  i quali concentrati sulla <a href="https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_condizione_della_donna_in_iran_intervista_ad_hanieh_tarkian/5496_57820/?utm_source=copilot.com">condizione della donna iraniana</a>, di gran lunga migliore rispetto a quella vissuta dalle loro omologhe dei Paesi vicini, sembrano spesso dimenticare quanto avviene altrove, magari indotti dalla maggiore aderenza di certi governi agli interessi del cosiddetto Occidente, che sembra preoccuparsi dei diritti umani o civili <strong>secondo una logica che potremmo definire a geometria variabile</strong>.</p>



<p>Nel loro insieme, le <a href="https://www.pandorarivista.it/articoli/le-monarchie-arabe-del-golfo-di-cinzia-bianco-e-matteo-legrenzi/">monarchie del Golfo</a> – ci riferiamo ad <strong>Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti</strong> (tecnicamente una <a href="https://uaelegislation.gov.ae/en/constitution?utm_source=copilot.com">federazione</a> di monarchie ereditarie) &#8211;  si presentano agli occhi del visitatore occidentale, o del viaggiatore virtuale, come laboratori di modernità e hub globali (oltre che di basi militari USA), il che contribuisce a oscurare – con una punta di ipocrisia e opportunismo &#8211; la condizione femminile e quella degli appartenenti alla comunità LGBTQ+, spesso caratterizzata da discriminazioni sistemiche, repressione legale e controllo sociale, che ne minano profondamente – in taluni casi annullano del tutto &#8211; libertà e autodeterminazione. Intendiamoci, non mancano rapporti di organizzazioni indipendenti e analisi che delineano un quadro coerente ed esaustivo, fatto <strong>di riforme annunciate (e celebrate in Occidente)</strong>, che però non possono celare la persistenza di un impianto normativo che seguita a negare i diritti fondamentali. A non voler dire, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RrbxbRBjzV0">come ci ricorda un capolavoro del cinema</a>, che non necessariamente cambiando le leggi si cambia la testa delle persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione in Arabia Saudita</h2>



<p>In <strong>Arabia Saudita</strong> è stata varata, pure grazie all’apertura al turismo, una grande campagna di modernizzazione dall’alto, promossa dal principe ereditario (e vero dominus) Mohammed bin Salman, il che non toglie che <strong>la monarchia assoluta rimanga uno dei paesi più repressivi al mondo per i diritti delle donne e delle persone LGBTQ+</strong>. Alcuni rapporti di <a href="https://www.amnesty.org/en/wp-content/uploads/2024/09/MDE2384992024ENGLISH.pdf?utm_source=copilot.com">Amnesty International</a> documentano non solo la persistente <a href="https://arabesc.it/diritti-lgbtq-e-mondo-arabo-accettazione-e-negazione/">criminalizzazione</a> dell’omosessualità, ma anche dure punizioni applicate regolarmente: carcere, fustigazione e, nei casi più gravi, pena di morte, mentre le persone transgender vengono assimilate agli omosessuali, etichettate come “segni di immoralità occidentale”. <strong>E non va meglio per le donne. </strong>L’assegnazione a Riyad della presidenza del <a href="https://www.amnesty.it/larabia-saudita-presiedera-il-forum-onu-sui-diritti-delle-donne/">Forum</a> delle Nazioni Unite sullo status delle donne fa da pendant alle restrizioni alla libertà personale, alla condizione legale e alla partecipazione politica delle cittadine, alle quali fino a pochi anni fa era precluso persino il diritto di guidare  &#8211; ricordiamo la <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/22/fermate-i-rapporti-con-larabia-saudita-viola-i-diritti-delle-donne-e-criminalizza-la-comunita-lgtbqi-la-lettera-delle-calciatrici-alla-fifa/7738544/">protesta delle calciatrici</a> contro la sponsorizzazione saudita della FIFA – mentre il velo islamico non è più obbligatorio per legge (a differenza dell’Iran dove è <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/3/30/irans-police-disperses-pro-hijab-protest-amid-security-concerns">formalmente previsto</a>), per quanto sia richiesto il rispetto di un certo <a href="https://www.visitsaudi.com/it/stories/saudi-culture-and-customs">codice di abbigliamento</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Emirati, tolleranza di facciata </h2>



<p>Non va meglio negli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, dove la tolleranza di facciata e la vetrina futurista non devono far dimenticare la vigenza di una <strong>legislazione severa</strong>. Non solo le relazioni omosessuali sono <a href="https://www.humandignitytrust.org/country-profile/united-arab-emirates/">criminalizzate</a> in diversi emirati, ma esiste una legge federale che punisce gli “atti contrari alla morale”, formula assolutamente generica che consente arresti arbitrari e atti repressivi nei riguardi di qualunque forma di libera espressione; organizzazioni come Human Rights Watch hanno più volte denunciato l’uso strumentale del cosiddetto reato di “indecenza” per colpire persone transgender e queer. Le <a href="https://www.politicshub.it/post/il-ruolo-delle-donne-negli-emirati-arabi-uniti">donne emiratine</a>, pur godendo di maggiori spazi rispetto a quelle saudite, <strong>vivono ancora oggi forti discriminazioni </strong>nel diritto di famiglia, nella tutela legale e nella libertà fondamentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le discriminazioni nel Qatar</h2>



<p>Un discorso non dissimile potrebbe farsi per il <a href="https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/middle-east/qatar/report-qatar/">Qatar</a>, particolarmente attenzionato in occasione dei Mondiali di Calcio 2022, che non solo conserva <strong>leggi che perseguono le relazioni omosessuali</strong> (compresi arresti arbitrari, centri di detenzione e “<a href="https://www.leggiscomodo.org/legali-le-terapie-di-conversione/#:~:text=Tutto%20ci%C3%B2%20mise%20in%20allerta%20l'American%20Psychiatric,psicopatologie%2C%20rispettivamente%20nel%201974%20e%20nel%201990.">terapie di conversione</a>”) ma è molto restrittivo, analogamente all’Arabia Saudita, pure sul versante dei diritti delle donne, discriminate in materia di matrimonio, divorzio, custodia dei figli ed eredità; è vero che ci sono state alcune aperture simboliche, ma queste non hanno intaccato un modello di stampo maschilista e patriarcale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bahrein, passi avanti</h2>



<p>Qualche passo avanti si è registrato in <strong>Bahrein</strong>, dove le relazioni omosessuali tra adulti sono state <a href="https://arabesc.it/diritti-lgbtq-e-mondo-arabo-accettazione-e-negazione/?utm_source=copilot.com">depenalizzate</a> nel 1976, il che non ha impedito l’adozione di normative restrittive, come quelle che puniscono le attività “contrarie alla religione, all’ordine pubblico e alla morale”. E pure le <a href="https://data.unwomen.org/country/bahrain">donne</a> continuano a essere discriminate nel diritto di famiglia e nella partecipazione politica, in un contesto caratterizzato da repressione del dissenso e controllo della società civile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le leggi del sultanato</h2>



<p>E chiudiamo questa breve panoramica con l’<strong>Oman</strong>. Pure nel sultanato le relazioni omosessuali sono <a href="https://www.state.gov/wp-content/uploads/2025/07/624521_OMAN-2024-HUMAN-RIGHTS-REPORT.pdf">vietate</a> e punite dalla legge con pene detentive, mentre le <a href="https://www.ecoi.net/en/file/local/2105450/N2404540.pdf">donne</a> vivono condizioni limitanti quanto ad autonomia personale e diritti economici, sulle quali non hanno finora inciso promesse di riforme annunciate (e mai realmente attuate) negli ultimi anni.</p>



<p>Volendo tracciare un profilo d’insieme, emerge che <strong>le cinque nazioni condividono tre elementi strutturali sotto il profilo dei diritti delle donne e delle persone LGBTQ+: criminalizzazioni dell’omosessualità, </strong>attuata in modo esplicito o ricorrendo a normative poste a tutela della morale pubblica;<strong> limitazioni ai diritti delle donne, </strong>specialmente sul versante dei rapporti familiari e della partecipazione politica (già di per se stessa fortemente limitata per chiunque); <strong>totale assenza di rimedi giuridici o tutela a fronte di discriminazioni</strong>. In tal senso, le monarchie del Golfo che tanto hanno investito sulla propria immagine internazionale in senso modernista e progressista, sono un chiaro esempio di come non necessariamente la modernizzazione in senso economico e tecnologico si accompagni necessariamente a progressi sul versante dei diritti civili.</p>



<p>E sarebbe cose buona e giusta se di queste cose si parlasse e scrivesse più spesso, invece di ricorrere a quelle geometrie variabili cui facevano cenno all’inizio, che suscitano il legittimo sospetto che perfino battaglie sacrosante come quelle per il rispetto dei diritti umani e civili siano strumentalizzate ad altri fini. Non lo scopriamo oggi, ma forse le cose date per scontate sono le prime che siamo portati a dimenticare.</p>
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		<title>La guerra in Iran e la sanità del Medio Oriente: l&#8217;impatto su un sistema in ascesa</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-guerra-in-iran-e-la-sanita-del-medio-oriente-limpatto-su-un-sistema-in-ascesa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 05:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1222" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1024x652.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1536x978.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-600x382.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fuga dei professionisti, difficoltà nel reperimento delle risorse e delle forniture: il medio oriente rischia anche a livello sanitario.</p>
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<p>Non solo sport e non solo intrattenimento: il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-il-soft-power.html">soft power</a> delle monarchie del Golfo in questi ultimi anni <strong>è passato anche dalla sanità</strong>. Tra Dubai, Abu Dhabi, Doha, Riad e tra le altre grandi città della regione, sono state costruite importanti strutture e cliniche considerate all&#8217;avanguardia. Il tutto, <strong>attraendo anche personale dall&#8217;estero</strong>. L&#8217;Italia ne sa qualcosa, visto il fenomeno molto discusso negli anni di medici e infermieri che preferiscono trasferirsi sulle sponde del Golfo. Lì dove stipendi e condizioni di lavoro molto spesso risultano migliori. Ma adesso, <strong>con la guerra che sta interessando tutta la regione</strong>, la situazione rischia di diventare problematica<strong>. La sanità delle petromonarchie potrebbe assistere alla fine della sua ascesa</strong>, tra gente che rientra e mancanza di forniture. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La fuga dal Golfo </h2>



<p>Il precedente paragone tra lo <em>sportwashing </em>e il <em>soft power</em> della sanità non è per caso. Allo stesso modo di come sono stati costruiti grandi stadi, nei Paesi del Golfo sono state edificate nell&#8217;ultimo decennio<strong> alcune delle più avveniristiche strutture sanitarie</strong>. E come non si è badato a spese per attrarre grandi campioni, così a favore di medici e infermieri stranieri sono state stanziate cifre importanti e <strong>capaci di calamitare l&#8217;attenzione di molti professionisti</strong>. Il motivo è da rintracciare non solo nella volontà di migliorare i locali sistemi sanitari, ma anche in quello di fare delle capitali della regione <strong>un&#8217;avanguardia in fatto di ricerca. </strong></p>



<p>La creazione di poli sanitari e tecnologici, rappresenta da almeno due decenni una delle prerogative dei governi delle petromonarchie.<strong> Un modo per migliorare l&#8217;immagine dei Paesi in questione, ma anche per attirare maggiori investimenti</strong>. Il problema però, è che la caduta di razzi e droni sui grattacieli iconici delle metropoli mediorientali sta vanificando molti sforzi. Anche in questo caso, la situazione si può paragonare a quella sportiva:<strong> stanno tornando a casa molti campioni, al pari di come stanno andando via diversi professionisti. </strong></p>



<p>Una circostanza che sta già adesso creando problemi. In molte cliniche, si sta cercando di frenare la fuga degli operatori nel timore di vedere le strutture andare sotto organico. Dall&#8217;Arabia Saudita al Qatar, passando per Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Oman, <strong>il timore di molti governi è quello di avere ospedali meno pronti e preparati</strong>. Il tutto poi, proprio in una fase in cui l&#8217;arrivo di ordigni dall&#8217;Iran richiederebbe maggiori sforzi. Non si può parlare di collasso della sanità regionale, almeno per il momento. Ma di certo, <strong>le preoccupazioni iniziano a diventare sempre più importanti</strong>. Anche perché, tra le altre cose, con le varie economie ferme per via del blocco dello Stretto di Hormuz, gli introiti per finanziare i progetti rischiano di venir meno. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è solo un problema mediorientale</h2>



<p>C&#8217;è inoltre la questione riguardante i rifornimenti. Con lo Stretto di Hormuz quasi del tutto impraticabile, non sono soltanto i rifornimenti di petrolio a scarseggiare. A Dubai, così come a Doha,<strong> già da giorni non si fanno vedere in porto le navi che trasportano farmaci e materiale medico</strong>. Una situazione che ha portato la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) a lanciare un&#8217;allerta. Proprio a Dubai infatti, ha sede uno degli hub dell&#8217;Oms che rifornisce di medicinali e strumenti vari alcune delle strutture allestite in situazioni di emergenza. </p>



<p> Da Dubai ad esempio, dipendono le forniture per il campo della città egiziana di <strong>El Arish </strong>usato per spedire aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.<a href="https://www.quotidianosanita.it/cronache/conflitto-in-medio-oriente-oms-si-aggrava-la-crisi-sanitaria-in-tutta-la-regione/"> Molte forniture, hanno fatto sapere dalla sede dell&#8217;Oms, sono in ritardo.</a> Con conseguente preoccupazione per la tenuta della situazione a Gaza e in altri contesti limitrofi. Lo stesso discorso vale per i campi in Afghanistan e in altre aree delicate del medio oriente. Lo stop all&#8217;hub di Dubai sta generando ritardi nelle forniture, con non secondarie ricadute internazionali. </p>
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		<title>George Prokopiou, Il &#8220;pirata di Hormuz&#8221;, e il profitto che nasce dal caos</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/george-prokopiou-il-pirata-di-hormuz-e-il-profitto-che-nasce-dal-caos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 05:45:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="790" height="444" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/George-Prokopiou.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="George Prokopiou" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/George-Prokopiou.jpg 790w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/George-Prokopiou-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/George-Prokopiou-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/George-Prokopiou-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/George-Prokopiou-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></p>
<p>L'armatore greco avanza dove gli altri arretrano. Ma l’ordine commerciale internazionale è già entrato in una fase di vulnerabilità estrema.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/george-prokopiou-il-pirata-di-hormuz-e-il-profitto-che-nasce-dal-caos.html">George Prokopiou, Il &#8220;pirata di Hormuz&#8221;, e il profitto che nasce dal caos</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="790" height="444" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/George-Prokopiou.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="George Prokopiou" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/George-Prokopiou.jpg 790w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/George-Prokopiou-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/George-Prokopiou-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/George-Prokopiou-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/George-Prokopiou-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 790px) 100vw, 790px" /></p>
<p>Quando la guerra diventa un moltiplicatore di rendita: lo chiamano il pirata di <a href="https://it.insideover.com/guerra/hormuz-aperto-per-cina-e-india-chiuso-per-gli-usa-lo-mossa-delliran-e-uno-scacco-per-trump.html">Hormuz</a>, ma il soprannome dice meno di un’illegalità e molto di più di una verità brutale dell’economia di guerra. In uno Stretto diventato uno dei punti di frattura più pericolosi del pianeta, mentre la maggior parte degli armatori si ritira, sospende i transiti o aspetta una protezione militare sempre più incerta, <strong>un armatore greco ha scelto di fare esattamente il contrario. Avanza dove gli altri arretrano. </strong>Manda le sue petroliere là dove circolano voci di mine, là dove i pasdaran fanno pesare la minaccia di attacchi, là dove la normale navigazione commerciale assume i contorni di una scommessa strategica.</p>



<p>Dall’esplosione del conflitto con l’Iran, lo Stretto di Hormuz si è progressivamente svuotato. Gli attacchi contro alcune navi, i marinai uccisi, il timore di una militarizzazione ancora più spinta del corridoio marittimo e la prospettiva di una chiusura parziale o intermittente del passaggio sono bastati a paralizzare una parte rilevante del traffico. Soprattutto quello petrolifero. <strong>Ma Hormuz non è un passaggio qualsiasi. È uno dei grandi rubinetti energetici del mondo.</strong> Quando si blocca Hormuz, non si fermano soltanto delle navi: si inceppa una parte decisiva della circolazione mondiale del greggio.</p>



<p>È in questo vuoto che si inserisce <strong>George Prokopiou</strong>. Alla guida di Inacom Tankers Management, il miliardario greco ha continuato a far transitare diverse sue navi nonostante il deterioramento del quadro di sicurezza. Il gesto può sembrare temerario. <strong>In realtà è perfettamente razionale dal punto di vista economico.</strong> In un’area che tutti giudicano improvvisamente troppo pericolosa, i costi del trasporto esplodono. La paura diventa una merce. Il rischio si trasforma in rendita. Dove il mercato normale si inceppa, se ne forma un altro: quello del premio di guerra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La rendita del rischio</h2>



<p>Il meccanismo è semplice e spietato. <strong>Meno sono le navi disposte a entrare nel Golfo, più quelle che accettano di farlo possono imporre le loro condizioni. </strong>I noli salgono, le coperture assicurative rincarano, i caricatori pagano perché non hanno alternative immediate, e l’armatore che attraversa la zona rossa trasforma ogni viaggio in un’operazione ad altissimo margine. Per le grandi petroliere impegnate su quella rotta, i ricavi giornalieri possono raggiungere livelli eccezionali. Ciò che per molti appare come follia, per pochi è una strategia di massimizzazione del profitto dentro un mercato deformato dalla guerra.</p>



<p>L’elemento più significativo è che <strong>non siamo davanti a un gesto impulsivo, ma a una logica ben precisa.</strong> Entrare nel Golfo Persico quando gli altri si ritirano, caricare il petrolio e ripartire con un enorme premio di rischio significa trasformare la crisi in vantaggio competitivo. È il capitalismo delle zone grigie, quello che prospera nei varchi aperti dal disordine internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il capitalismo della linea del fronte</h2>



<p>Sarebbe però riduttivo leggere questa vicenda soltanto come l’audacia di un uomo d’affari. Quello che accade a Hormuz rivela qualcosa di più profondo: <strong>nelle grandi crisi, il trasporto marittimo smette di essere un semplice servizio logistico e diventa un attore geopolitico. </strong>L’armatore non trasporta più soltanto greggio. In una certa misura arbitra il rapporto tra scarsità e approvvigionamento, tra paura e necessità, tra paralisi del sistema e continuità dei flussi. Diventa un operatore del disordine globale.</p>



<p>La scelta degli equipaggi di spegnere i transponder per evitare di essere localizzati in tempo reale chiarisce la natura del momento. <strong>La navigazione commerciale adotta ormai riflessi da teatro militare. </strong>Non si attraversa più semplicemente uno stretto: si entra in una zona di minaccia nella quale la discrezione elettronica, la rapidità di esecuzione e l’accettazione del pericolo diventano parametri economici. È l’incontro fra marina mercantile e guerra ibrida.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una logica già sperimentata</h2>



<p>Questa strategia non nasce oggi. Inacom aveva già continuato a trasportare petrolio russo sottoposto a sanzioni, in un quadro legale ma evitato da molti operatori più prudenti. Il precedente è importante perché dimostra che alcuni grandi gruppi marittimi hanno imparato a guadagnare proprio là dove le sanzioni, i conflitti o le tensioni politiche allontanano la concorrenza. In altri termini, hanno costruito il proprio vantaggio comparato sulla capacità di agire negli interstizi del sistema internazionale, là dove diritto, commercio e guerra si sovrappongono.</p>



<p>La lezione, dunque, va ben oltre il caso del singolo armatore greco. Ci ricorda che le crisi geopolitiche contemporanee non distruggono soltanto ricchezza: <strong>la redistribuiscono brutalmente a vantaggio di chi sa monetizzare l’esposizione al rischio. </strong>Dietro la figura suggestiva del pirata di Hormuz si nasconde una realtà meno romanzesca e più inquietante: nell’economia mondiale esistono sempre attori pronti a trasformare l’instabilità in profitto, purché altri uomini siano disposti a navigare sotto la minaccia dei missili.</p>



<p>La vera domanda, allora, non è soltanto quanto George Prokopiou possa guadagnare da questa fase. La vera domanda è fino a che punto il sistema energetico mondiale sia ormai dipendente da questi imprenditori del pericolo, da questi traghettatori della crisi, <strong>da questi capitalisti della linea del fronte.</strong> Perché quando un passaggio strategico come Hormuz resta aperto solo grazie alla disponibilità di pochi armatori a sfidare la guerra, significa che l’ordine commerciale internazionale è già entrato in una fase di vulnerabilità estrema.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/george-prokopiou-il-pirata-di-hormuz-e-il-profitto-che-nasce-dal-caos.html">George Prokopiou, Il &#8220;pirata di Hormuz&#8221;, e il profitto che nasce dal caos</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>InsideWar – La guerra “mal calcolata” in Iran e lo scenario da Seconda guerra mondiale</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insidewar-la-guerra-mal-calcolata-in-iran-e-lo-scenario-da-seconda-guerra-mondiale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 06:58:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Guerra in Afghanistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Donald Trump ricatta la Nato perché vuole le navi da guerra degli Alleati occidentali al fine di presidiare le acque del Golfo e impegnare la Us Navy in due operazioni che ci riportano a scenari del Secondo conflitto mondiale: uno sbarco sull&#8217;isola che ospita il terminal petrolifero di Kharg e una scorta militare per consentire &#8230; <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/insidewar-la-guerra-mal-calcolata-in-iran-e-lo-scenario-da-seconda-guerra-mondiale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Guerra in Afghanistan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/12776883_large-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Donald Trump ricatta la Nato perché vuole le<strong> navi da guerra</strong> degli Alleati occidentali al fine di presidiare le acque del Golfo e impegnare la Us Navy in due operazioni che ci riportano a scenari del Secondo conflitto mondiale: uno sbarco sull&#8217;isola che ospita il terminal petrolifero di Kharg e una <strong>scorta militare</strong> per consentire alle petroliere e alle gassiere intrappolate nel Golfo Persico di attraversare lo <strong>stretto strategico di Hormuz</strong>, dove Lloyd&#8217;s, portando i prezzi alle stelle, di fatto non assicura più i mercantili in transito. Gli esperti stimano che potrebbero essere necessarie fino a “<em>due navi per ogni petroliera</em>”, o “<em>una dozzina di navi per scortare convogli composti da cinque a dieci petroliere</em>”, per garantire uno schema di difesa aerea efficace, e questo già sottolinea la complessità di una simile operazione. <br><br>Ma ben più pericolosa sarebbe l’opzione anfibia che vedrebbe lo sbarco di migliaia di <strong>Marines</strong> sulla piccola <strong>isola di Kharg</strong>, ad appena 25 chilometri di distanza dalle coste iraniane, o, peggio, uno sbarco lungo le coste dell’Iran meridionale che dominano lo stretto per stabilire una testa di ponte che non permetta al Corpo della Guardia della Rivoluzione Islamica di controllarlo. Questa incursione, che inizierebbe con estesi attacchi aerei lungo la costa, cui seguirebbe lo sbarco dei Marines impegnati in un assalto anfibio dal mare, coadiuvati da team trasportati dall’aria su elicotteri, potrebbe rivelarsi estremamente complessa, dispendiosa e pericolosa per il <strong>Pentagono</strong>. Washington dovrebbe infatti pensare a una <em>exit strategy</em> capace di convincere il Presidente, invece di rischiare di impantanarsi in uno scontro con i Guardiani della rivoluzione che, secondo gli analisti militari, sono forti di 190mila uomini e possono ancora contare sulla <strong>forza d’élite Quds</strong>, specializzata nella guerra asimmetrica, minacciando di trascinare gli americani in &#8220;<em>un altro Vietnam</em>&#8220;. Al centro della nostra attenzione, e quindi dell’articolo dedicato ai nostri abbonati, sono proprio queste due &#8220;operazioni militari&#8221;</p>



<p><em>Le tensioni nel mondo, dopo una lunga fase di distensione, sono sempre più diffuse nelle latitudini e longitudini del globo soggetto al nuovo assetto multipolare. Per navigare in scenari tanto complessi,&nbsp;<strong>InsideWar,</strong>&nbsp;la newsletter che studia i cambiamenti dei conflitti e delle dinamiche militari, vuole offrire i punti di vista frutto delle analisi, la competenza e l’approfondimento di Paolo Mauri, Mauro Indelicato, e dell’autore della pubblicazione odierna. Per riceverla,&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><strong>abbonatevi a InsideOver</strong>&nbsp;</a>e potrete essere informati attentamente sui principali campi di battaglia attuali e potenziali del mondo.</em></p>
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		<title>Così la Terza guerra del Golfo può ridisegnare la corsa all&#8217;Intelligenza Artificiale</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/guerra-rischio-ai-data-center-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Maria Iannello]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Mar 2026 05:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1182" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="data center (freepik)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963-1024x630.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963-1536x946.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963-600x369.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra nel Golfo mette a rischio data center e infrastrutture digitali, spingendo le Big Tech a ripensare la geografia globale dell’AI.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1182" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="data center (freepik)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963-300x185.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963-1024x630.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963-768x473.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963-1536x946.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/65963-600x369.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi anni il Medio Oriente si è trasformato in <strong>uno dei territori più ambiziosi per lo sviluppo globale dell’Intelligenza Artificiale</strong>. Attratti da energia relativamente abbondante, disponibilità di capitale sovrano e politiche industriali aggressive, i grandi gruppi tecnologici occidentali hanno avviato nella regione una nuova fase di investimenti in infrastrutture digitali. <em>Data center hyperscale</em>, campus dedicati all’IA e corridoi di connettività sono diventati parte integrante delle strategie di diversificazione economica di Paesi come <strong>Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita.</strong></p>



<p>Il contesto economico ha favorito questa espansione: i fondi sovrani del Golfo offrono capitale su scala difficilmente replicabile altrove, mentre l’accesso a energia relativamente economica rappresenta un vantaggio decisivo per strutture ad alta intensità energetica. A questo si aggiunge <strong>la posizione geografica strategica</strong> della regione, che consente di servire contemporaneamente mercati europei, asiatici e africani. In pochi anni, quindi, il Medio Oriente è passato dall’essere principalmente un esportatore di energia a proporsi come <strong>snodo della futura economia dei dati</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando l’infrastruttura digitale è un obiettivo militare</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/economia/non-solo-petrolio-e-gas-la-terza-guerra-del-golfo-travolge-anche-i-fertilizzanti-e-minaccia-lagricoltura.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti</a> ha però introdotto una variabile che fino a poco tempo fa era rimasta marginale nei modelli di investimento delle aziende tecnologiche: <strong>la sicurezza fisica delle infrastrutture digitali. </strong>Gli attacchi di rappresaglia iraniani hanno già colpito strutture cloud nella regione, tra cui <strong>data center di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein</strong>, provocando interruzioni temporanee di servizi bancari, sistemi di pagamento e piattaforme digitali. Questi episodi hanno reso evidente un punto che nel settore tecnologico era spesso rimasto implicito: i <em>data center </em>non sono più semplicemente infrastrutture commerciali, ma <strong>asset strategici in un contesto di competizione geopolitica</strong>.</p>



<p><a href="https://www.cnbc.com/2026/03/11/iran-war-hyperscalers-huge-middle-east-ai-data-center-plans.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Secondo quanto dichiarato da <strong>Aalok Mehta</strong> del Center for Strategic and International Studies alla CNBC</a>, gli attacchi mettono chiaramente in evidenza che strutture di questo tipo potrebbero ormai essere considerate <strong>“obiettivi legittimi nei conflitti moderni”</strong>, soprattutto quando ospitano dati governativi e servizi essenziali utilizzati anche da organizzazioni militari. A ciò si aggiunge una vulnerabilità che deriva dalla loro stessa natura: i data center hyperscale sono grandi complessi industriali, spesso localizzati vicino a impianti energetici o nodi di comunicazione strategici. In scenari di guerra o escalation regionale, questa concentrazione <strong>li rende inevitabilmente parte del sistema di infrastrutture critiche.</strong></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Iran Opens NEW WAR FRONT: Airstrikes Target AI Data Centres Across Middle East | Here&#039;s Why" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/vNsp7TJJHFs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_vNsp7TJJHFs");</script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il dilemma degli hyperscaler</h2>



<p>È difficile immaginare che le grandi aziende tecnologiche abbandonino rapidamente il Golfo: infrastrutture, contratti energetici e reti rendono questi investimenti difficili da spostare nel breve periodo. Inoltre, come osserva <strong>Tancrède Foulop</strong> &#8211; analista di Morningstar &#8211; i data center devono restare relativamente vicini agli utenti per garantire bassa latenza e continuità del servizio. Trasferire capacità già costruita comporterebbe costi enormi e possibili violazioni degli accordi di servizio con clienti pubblici e privati.</p>



<p>Una strategia più plausibile è la <strong>copertura del rischio</strong>: le Big Tech potrebbero rallentare nuovi investimenti, rinviare progetti o diversificare geograficamente la prossima generazione di infrastrutture. In quest’ottica, <strong>l’India emerge come alternativa strategica</strong>: con 1,4 GW di capacità IT operativa nel 2025 e piani di raddoppio entro due anni, offre sistemi consolidati, stazioni di atterraggio di cavi sottomarini e costi competitivi. Inoltre, incentivi fiscali fino a 20 anni e terreni pre-assegnati per zone economiche dedicate ai data center la rendono particolarmente attraente. Restano comunque aperte sfide impegnative come la rete elettrica, la pressione idrica e l’incertezza normativa, che richiederanno strategie di mitigazione avanzate.</p>



<p>Altre aree considerate includono il<strong> Sud-Est asiatico</strong> – in particolare <strong>Malesia </strong>e <strong>Singapore </strong>– e <strong>l’Europa centrale</strong>, con la <strong>Polonia </strong>tra i principali hub emergenti. Singapore garantisce stabilità regolatoria, ma i costi elevati e lo spazio limitato ne riducono l’attrattiva; l’Europa centrale offre certezza normativa, ma comporta una latenza maggiore verso i clienti del Golfo. <strong>Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti</strong>, invece, potrebbero puntare sul rafforzamento e sulla protezione dei data center già esistenti grazie al sostegno del capitale sovrano e all’impegno statale. In questo scenario <strong>cresce l’attenzione alla sicurezza delle infrastrutture digitali</strong>: molti operatori valutano investimenti in sistemi anti-drone, difese antimissile e architetture di ridondanza avanzate. Il tema non è più soltanto dove costruire nuovi data center, <strong>ma come proteggerli</strong> in un contesto sempre più instabile.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
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</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Il futuro dell’AI passa anche dalla geografia del rischio</h2>



<p>La Terza guerra del Golfo sta spingendo a ripensare l’architettura globale del cloud e dell’AI: fino a pochi anni fa, l’industria tech dava per scontato che le infrastrutture digitali restassero relativamente neutrali nei conflitti internazionali, ma gli eventi recenti suggeriscono che questa ipotesi potrebbe non essere più valida. Quando i data center ospitano servizi governativi, dati strategici o piattaforme fondamentali per l’economia digitale, <strong>diventano inevitabilmente parte dell’equilibrio geopolitico. </strong>Per i Paesi del Golfo, questo rappresenta una sfida ma non necessariamente una battuta d’arresto definitiva: gli Emirati e <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/larabia-saudita-e-la-partita-dellintelligenza-artificiale.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’Arabia Saudita</a> continuano a considerare l’intelligenza artificiale <strong>una priorità strategica</strong> e potrebbero aumentare gli investimenti per rendere le infrastrutture più resilienti.</p>



<p>Per le aziende tecnologiche, invece, il conflitto potrebbe determinare l’inizio di una nuova fase. Le decisioni su dove collocare i futuri data center non dipenderanno più solo da costi energetici, incentivi fiscali o disponibilità di terreno: è sempre più probabile che a pesare sarà anche <strong>la stabilità del territorio che ospita l’infrastruttura digitale</strong> e se questo trend dovesse consolidarsi, la geografia globale dell’intelligenza artificiale potrebbe ridisegnarsi completamente in un futuro più vicino di quanto si possa prevedere.</p>
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		<title>Perché gli attacchi iraniani sono più efficaci del solito: lo spiega  l&#8217;esperto</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/perche-gli-attacchi-iraniani-sono-piu-efficaci-del-solito-lo-spiega-lesperto.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 05:50:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Golfo persico]]></category>
		<category><![CDATA[intercettazione]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Missili antiaerei]]></category>
		<category><![CDATA[Missili iraniani]]></category>
		<category><![CDATA[patriot]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-300x207.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-1024x706.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-768x529.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-1536x1059.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-2048x1412.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Le esperienze della Guerra dei dodici giorni e la strategia della saturazione: Francesco Ferrante spiega perché l'Iran è più efficace.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1323" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-300x207.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-1024x706.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-768x529.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-1536x1059.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/10/missili-Patriot-la-presse-2048x1412.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In risposta alla campagna di attacchi aerei lanciata sull&#8217;Iran dalla coalizione israelo-statunitense, Teheran ha condotto una serie di attacchi con missili balistici e droni unidirezionali che hanno messo nel mirino tutte le <strong>potenze del Golfo</strong>. Gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, l&#8217;Oman, l&#8217;Arabia Saudita, dove è stata <a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/cia-station-saudi-arabia-struck-by-suspected-iranian-drone-source-says-2026-03-03/">colpita la stazione della CIA<em> </em></a>in prossimità dell&#8217;ambasciata statunitense, il Kuwait, la Giordania e il Qatar, sono diventati bersagli privilegiati dei vettori iraniani, che dopo aver messo a segno colpi decisivi, come quello inflitto alla stazione radar di rilevamento a lungo raggio per missili balistici An/Fps-132 di Uum Dahal, in Qatar, hanno ottenuto una maggiore efficacia. <br><br>Come ci spiega da Doha <strong>Francesco Ferrante</strong>, ex ufficiale dell’Esercito Italiano con riconosciute competenze strategiche e analitiche, e una lunga esperienza operativa e di pianificazione interforze alle spalle, questa volta ci troviamo di fronte a una situazione &#8220;ben diversa&#8221; rispetto agli attacchi lanciati precedentemente contro Israele.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-508047" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/647416539_1632079144652365_7244297996729532485_n.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><br>Gli attacchi condotti dalla <strong>componente missilistica dell&#8217;IRGC </strong>rappresentano una minaccia assai più consistente rispetto a quelle del passato. Le lezioni precedenti, come la Guerra dei 12 giorni, devono aver dato modo di &#8220;imparare qualcosa&#8221; a entrambe le parti. Ognuno, compresi gli iraniani, ha aggiunto qualche piccolo tassello alla propria strategia offensiva e, nel caso di Teheran, potrebbe aver integrato piccole componenti tecnologiche, magari acquisite dalla Cina e dalla Russia (che deve molto all&#8217;Iran per la fornitura di <strong>droni unidirezionali Shahed</strong>, implementati anche con componenti cinesi).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Intercettori &#8220;contati&#8221; e tattica della &#8220;saturazione&#8221;</h2>



<p>La strategia che stanno perseguendo è ancora una volta quella della saturazione, sostiene Ferrante: &#8220;Saturano l’Air Defense lanciando i missili meno avanzati, i più desueti&#8221;, attivando i PAC-3,<strong> </strong>o <strong>Patriot Advanced Capability-3</strong>, la variante più moderna ed efficace del sistema missilistico terra-aria Patriot che è stata progettata specificamente per intercettare e distruggere missili balistici tattici, missili da crociera e velivoli avanzati.</p>



<p>I PAC-3 vengono immediatamente lanciati per intercettare la minaccia, ma bisogna tenere conto che <strong>&#8220;a ogni missile lanciato dall’Iran, corrisponde un minimo di due o tre, fino a un massimo di cinque missili intercettori,</strong> che aumentano il calcolo probabilistico di abbattimento&#8221;, e allo stesso tempo svuotano velocemente gli arsenali di una potenza regionale. I missili intercettori di vario tipo <em>&#8220;non sono infiniti&#8221;</em>. Per quanto una potenza possa stoccarli, a un certo punto finiranno. Il calcolo è &#8220;semplice&#8221;, spiega l&#8217;esperto, &#8220;per ogni missile o minaccia aerea, parliamo del lancio di due o tre intercettori, che, a secondo del loro modello, possono costare da 1 milione e mezzo a 10 milioni di dollari, l’uno&#8221;.<br><br> A fronte di “mille lanci iraniani” su una vastissima area, la risposta deve aver portato al<strong> lancio </strong>di un <strong>enorme numero di intercettori</strong>. E a questi ritmi le difese aeree di una piccolo potenza &#8220;possono avere 5/6 giorni di piena autonomia&#8221;, poi gli arsenali possono &#8220;andare in affanno&#8221;, se non viene ridotta &#8220;l’intensità dei lanci&#8221;. <br><br>Possiamo ipotizzare, che dopo la prima ondata incentrata sul lancio di missili meno avanzati e droni, gli iraniani abbiamo impiegato missili più sofisticati, e che seguendo sempre la <strong>strategia della saturazione</strong>, abbiano messo nel mirino obiettivi strategici come i radar che sono parte essenziale dei<strong> sistemi di <em>early warning</em></strong>, le infrastrutture che utilizzano radar, satelliti e sensori per rilevare, tracciare e classificare potenziali minacce — come missili, aerei o droni — in tempo reale, fornendo il tempo necessario per rispondere. Lo dimostra, ad esempio, la capacità di &#8220;bucare le difese del Barehin&#8221;, i problemi analoghi che sono stati riscontrati in Kuwait, e il<strong> radar An/Fps-132</strong> colpito in Qatar.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">💸 US loses nearly $2B in military equipment during early phase of strikes against Iran, according to estimates compiled by Anadolu ⤵️<br><br>• $1.1B AN/FPS-132 early-warning radar hit at Al Udeid Air Base in Qatar<br><br>• 3 F-15E Strike Eagles lost in friendly fire by Kuwaiti air… <a href="https://t.co/uLh8eU8vtY">pic.twitter.com/uLh8eU8vtY</a></p>&mdash; Anadolu English (@anadoluagency) <a href="https://twitter.com/anadoluagency/status/2029249401990836569?ref_src=twsrc%5Etfw">March 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Obiettivo potenze del Golfo</h2>



<p>Secondo le <a href="https://www.fw-mag.com/shownews/950/iran-strikes-us-radar-and-communication-systems-in-the-gulf">analisi </a> e dati messi insieme in questi <strong>primi 5 giorni di guerra,</strong> l&#8217;Iran ha colpito tutte le basi militari statunitensi e gli asset concessi a forze statunitensi nel Golfo. Tra gli obiettivi colpiti da Teheran<strong> </strong>ci sarebbero due radome che ospitavano i <strong>sistemi di comunicazione satellitare An/Gsc-52B SatCom</strong> nella base di Al-Jufair in Bahrein; antenne satellitari nella base di Al Dhafra, negli Emirati, e secondo alcune fonti un <strong>radar legato al sistema antibalistico Thaad</strong> di Al Ruwais, del tipo <strong>An/Tpy-2</strong>, sistema bersagliato anche presso la base saudita di Prince Sultan e presso la base di Muwaffaq Salti in Giordania. Nel mirino anche alcune strutture collegate ai sistemi Satcom Ali al Salem in Kuwait.<br><br>&#8220;Sulla base degli ultimi dati disponibili, circa l&#8217;85% degli attacchi iraniani è stato perpetrato verso i Paesi del Golfo, non verso Israele, colpito tuttavia da più di 180 missili balistici e più di 120 droni&#8221;, ha reso noto oggi il ministro della Difesa italiana, <strong>Guido Crosetto</strong>, come risposta alla richiesta di aiuti dei<strong> Paesi del Golfo</strong>. Mentre la piattaforma <em>OsintDefender</em> avverte che gli stati arabi nel Golfo Persico stanno &#8220;andando pericolosamente a corto di intercettori per abbattere i missili balistici e crociera lanciati dall&#8217;Iran&#8221;. Per questo i governi della regione hanno &#8220;chiesto agli Stati Uniti di accelerare le nuove forniture&#8221;, dicendo loro che i funzionari a Washington stanno creando una task force per risolvere il problema . Una formula che, stando alle ultime informazioni, potrebbe coinvolgere i sistemi di &#8220;<a href="https://www.ilgiornale.it/news/guerra/droni-anti-shahed-cambio-missili-patriot-cosa-c-dietro-mossa-2634242.html">difesa aerea ibrida</a>&#8221; <strong>proposta da Kiev</strong>. Che ha maturato un <em>know how </em>rilevante nel fronteggiare sciami di droni e missili, in quattro anni di guerra con la Russia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/perche-gli-attacchi-iraniani-sono-piu-efficaci-del-solito-lo-spiega-lesperto.html">Perché gli attacchi iraniani sono più efficaci del solito: lo spiega  l&#8217;esperto</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il dilemma del petrolio nella guerra Iran-Israele: gli occhi del mondo su Hormuz</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/il-dilemma-del-petrolio-nella-guerra-iran-israele-gli-occhi-del-mondo-su-hormuz.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 08:42:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Israele-Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[Stretto di Hormuz]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il dilemma del petrolio nella guerra Iran-Israele: gli occhi del mondo su Hormuz, giugulare del traffico di greggio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-dilemma-del-petrolio-nella-guerra-iran-israele-gli-occhi-del-mondo-su-hormuz.html">Il dilemma del petrolio nella guerra Iran-Israele: gli occhi del mondo su Hormuz</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/OVERCOME_20250506073216984_00c884c721474436ffd1df22c64ceaaf-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il <strong>mercato mondiale del petrolio trattiene il fiato</strong> mentre la guerra tra <strong>Israele e Iran</strong> prosegue e getta nella più grande incertezza il Medio Oriente.  &#8220;Re petrolio&#8221; continua a essere un driver fondamentale dei mercati e ad oggi tutti gli occhi sono puntati sullo <strong>Stretto di Hormuz, la vitale giugulare marittima</strong> che connette il Golfo Persico all&#8217;Oceano Indiano e da cui, ogni giorno, passano <strong>20 milioni di barili di greggio</strong> sulle petroliere. E chi opera in campo energetico guarda con attenzione e apprensione alla sfida tra le due potenze mediorientali. Essenzialmente ponendosi tre interrogativi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La guerra <strong>può causare uno shock di fornitura</strong> energetica su scala globale?</li>



<li><strong>L&#8217;Iran bloccherà Hormuz</strong> se il conflitto dovesse espandersi?</li>



<li>Quanto la guerra influenzerà le strategie dell&#8217;Opec e degli altri attori del settore petrolifero</li>
</ul>



<p>Ad oggi, dopo la fiammata di venerdì 13 giugno (+7%) i prezzi del petrolio sembrano essere tutto sommato rimasti stabili. Brent e Wti sono scesi di circa il 5% nella giornata di lunedì per poi risalire oggi ma non c&#8217;è stato ad ora alcun effetto di shock energetico globale. Il motivo di questo fatto è semplice: gli operatori da tempo scontavano il rischio geopolitico e con lo scoppio della guerra stanno stringendo i denti concentrandosi, per ora, su un solo parametro: v<strong>alutare se il traffico di greggio tramite Hormuz continua o meno</strong>. <a href="https://www.reuters.com/business/energy/oil-prices-rise-israel-iran-conflict-heightens-fears-supply-disruptions-2025-06-15/">E in caso affermativo,</a> non farsi prendere dal panico. Così è, almeno per ora. </p>



<p><a href="https://www.eia.gov/todayinenergy/detail.php?id=65504">La U.S. Energy Information Administration mostra quanto saliente sia il peso di Hormuz</a> anche in tempi in cui la retorica globale punta sulla transizione energetica (che, alla prova dei fatti è una <a href="https://it.insideover.com/energia/il-mondo-ha-fame-di-energia-fossili-e-rinnovabili-ai-massimi-storici-assieme.html">&#8220;aggiunta energetica&#8221;</a> di rinnovabili alla struttura basata sui combustibili fossili dei mix globali) ma in cui la <strong><a href="https://it.insideover.com/energia/re-petrolio-non-ha-ancora-abdicato.html">domanda mondiale di petrolio</a></strong> è ai massimi storici. Negli ultimi anni la quota di greggio transitata da Hormuz, nota la Eia, è rimasta stabile, assieme alla salienza geopolitica dello stretto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="546" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FOTO-PER-TRUE-33-1024x546.jpg" alt="" class="wp-image-474422" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FOTO-PER-TRUE-33-1024x546.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FOTO-PER-TRUE-33-600x320.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FOTO-PER-TRUE-33-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FOTO-PER-TRUE-33-768x409.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/FOTO-PER-TRUE-33.jpg 1221w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">A Hormuz il petrolio continua a passare, per ora</h2>



<p>Ragione, questa, per guardare con apprensione all&#8217;avanzamento dei raid israeliani alle strutture energetiche iraniane e, pare, anche ad alcune navi transitanti vicino allo Stretto a partire dall&#8217;avvio dei raid. <a href="https://www.ft.com/content/06ce9c20-f5cb-41bf-862c-27d1c4521d45">Il Financial Times segnalava venerdì </a>una maggiore cautela degli operatori ma nessuna interruzione dei flussi di greggio e inoltre &#8221;&nbsp;Teheran rispetto al passato è meno propensa a interrompere le spedizioni&#8221; in caso di guerra, &#8220;dati i migliorati rapporti con l&#8217;Arabia Saudita e la necessità di mantenere il flusso delle proprie esportazioni&#8221;, che per <strong>circa la metà coprono la produzione (3,2 milioni di barili al giorno)</strong> dirigendosi verso un partner-chiave come la Cina.</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">NEW 🔴<br><br>Reports say three ships are on fire in the Gulf of Oman near the Strait of Hormuz. <a href="https://t.co/IEyRJGtCLZ">pic.twitter.com/IEyRJGtCLZ</a></p>&mdash; Open Source Intel (@Osint613) <a href="https://twitter.com/Osint613/status/1934794296525455570?ref_src=twsrc%5Etfw">June 17, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Le prossime giornate saranno di <strong>grande incertezza e complessità</strong>. Va detto che ogni aumento del prezzo del greggio è comunque significativo perché la crisi intercetta un contesto critico per le forniture internazionali di petrolio, caratterizzato da una volatilità di prezzo verso il basso a causa dell&#8217;aumento della <a href="https://it.insideover.com/economia/lopec-si-riunisce-con-lo-spettro-della-guerra-alle-spalle.html">fornitura dell&#8217;Opec+ volta a mettere fuori mercato i produttori di shale oil americani</a>. </p>



<p><strong>Anche in borsa, chi investe sul greggio</strong> è per questo meno propenso a speculare, evitando che si crei un substrato finanziario alla tensione geopolitica che resta la vera molla capace di generare una crisi strutturale dal mercato del petrolio all&#8217;economia internazionale. Ad oggi, nonostante il caos bellico,<a href="https://fortune.com/2025/06/16/oil-markets-muted-despite-risk-chaos-israel-iran/"> nessuno shock si è trasmesso allo scambio di fonti energetiche. </a>Ma tutti trattengono il fiato. E &#8220;Re Petrolio&#8221; si conferma decisivo per l&#8217;economia e la stabilità del sistema globale.</p>



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