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Politica

Germania e Israele: dalla Shoah all’alleanza

L'ingresso del Museo Ebraico di Berlino ricorda quello dell'aeroporto di Parigiqualche giorno dopo gli attentati del Bataclan. Ogni movimento è controllato. Diverse pattuglie della polizia vigilano all'entrata e gli agenti seguono con lo sguardo chiunque varchi l'uscio. Appena entrati si viene perquisiti dal personale di sicurezza, che invita a depositare giacche, zaini e cinture nel metal detector. Una volta superati i controlli inizia un faticoso percorso psico-fisico. Tutto il tragitto è in leggera ma costante salita, che genera nel visitatore una lieve ma interminabile sensazione di fatica. Il percorso è labirintico. Zigzagando per stretti corridoi che cambiano continuamente direzione si prova uno strano senso di disorientamento. Dalle mura che stringono il passaggio si è osservati dai tristi visi di bambini che indossano pigiami a righe. Le stelle di David sono ben in vista. Sulle pareti sono scritti i nomi delle città, dei paesi e dei villaggi da cui e verso cui almeno un ebreo tedesco dovette fuggire. L'angoscioso percorso per arrivare all'uscita attraversa anche uno dei pochi passaggi in piano. Un corridoio ricoperto di pezzi di metallo tondi, su ognuno dei quali è rappresentato il volto di una persona con la bocca spalancata. Ogni passo che li calpesta genera un acuto rumore metallico, un urlo che rimbomba nello spazio chiuso. Il museo è studiato apposta per generare un senso di oppressione. Situati nel cuore della vecchia Berlino, zona un tempo in stile classico e oggi ricresciuta moderna dopo i bombardamenti alleati che la hanno rasa al suolo durante la guerra, i luoghi della memoria ebraica rivestono una funzione centrale nella sua ricostruzione. Come nella rielaborazione dell'identità tedesca. Montaggio di Roberto Di Matteo

Politica

Il nuovo nazionalismo tedesco

Schnellroda è il villaggio in cui Kubistchek si è stabilito circa 20 anni fa insieme alla moglie. Allora il numero di abitanti era di 48 persone, oggi sono circa 200. I nuovi arrivati, tutti tedeschi, vivono e lavorano per la comunità (Gemeinschaft) che Kubitschek ha fondato. Circondata solo da boschi e da immense distese di prati vedi, dista una decina di kilometri dalla stazione ferroviaria più vicina. I navigatori satellitari non la segnalano, raggiungerla è difficile. Le strade, lunghe e silenziose, sono deserte.Una volta arrivati si nota subito come l'atmosfera sia profondamente tedesca e völkisch. Bandiere nero-rosso-oro e nero-bianco-rosso sventolano alte. Sui prati di fronte alle case è pieno di numerosi bimbi biondi, che giocano o si occupano degli animali: capre, anatre, conigli, galline. Appena veniamo notati ci viene incontro un bambino, biondissimo e con gli occhi azzurro intenso che, senza conoscerci, ci dà il benvenuto e si presenta. Ha 11 anni e si chiama Wieland, nome ripreso da una celebre saga germanica. Dopo averci invitato a seguirlo ci conduce nel giardino della casa più centrale, dove parte della comunità siede intorno ad un fuoco e banchetta con i propri prodotti: le proprie verdure, la propria carne, le proprie uova, il formaggio delle proprie capre. Reportage di Luca Steinmann. Montaggio di Roberto Di Matteo

Società

I nostalgici del comunismo tedesco

La Ostalgie, il sentimento di nostalgia verso le sicurezze della Ddr, è un sentimento ancora fortemente diffuso nell’Est della Germania. Non soltanto tra militanti politici o tra i residui delle vecchie organizzazioni comuniste che sono sopravvissute al crollo del regime, ma anche e soprattutto nelle fasce popolari. I cittadini dell’Est ancora ricordano come si viveva al dilà della cortina di ferro e possono effettuare un paragone con il mondo in cui si trovano oggi. “Se sotto il comunismo vigeva la sorveglianza, sotto il capitalismo di oggi vige la disuguaglianza” continua Mandy. Quello che a molti manca è l’ordine, la pulizia, il controllo e le certezze che la Ddr garantiva. Non è un caso che molti di questi nostalgici votino a destra. Montaggio di Roberto Di Matteo

Economia e Finanza

Guerre commerciali e scontri geopolitici: verso la sfida Usa-Germania

Le esplosive accuse del direttore del Consiglio per il Commercio della Casa Bianca Peter Navarro contro la Germania, accusata di praticare una politica commerciale sleale attraverso lo sfruttamento sistematico di un “euro grossolanamente svalutato”, hanno rappresentato una decisa presa di posizione da parte dell’amministrazione di Washington, ora più che mai in rotta di collisione con Berlino. Nonostante l’attenzione costantemente rivolta dai media internazionali sul rischio di un conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina, le prospettive intuibili dalle prime politiche annunciate od avviate dall’amministrazione Trump rendono decisamente più plausibile un’analoga trade war coinvolgente Stati Uniti e Germania. Il contenzioso economico sino-americano, infatti, rientra nel quadro di una delicatissima dialettica che include altre importanti questioni di carattere geopolitico e nella quale qualsiasi strappo potrebbe causare un imprevedibile effetto domino su scala planetaria, considerato anche l’elevatissimo potere di fuoco di cui Pechino dispone in virtù del suo possesso di un’ingente fetta del debito pubblico americano. Uno scontro frontale tra le due principali potenze economiche mondiali sul terreno commerciale e monetario equivarrebbe a una vera e propria garanzia di “distruzione mutua assicurata”, come puntualizzato dal direttore di Limes Lucio Caracciolo nell’editoriale d’apertura all’ultimo numero della rivista, specie se Pechino dovesse ricorrere all’extrema ratio, la vendita in blocco di tutta la quota di debito americano in suo possesso.

Politica

La città più povera della Germania voterà Afd

Il sovranismo come unico freno all’immigrazione sfrenata. Pure in Germania, nella sassone Gorlitz, la pensano così. Alternative fur Deutschland, rispetto agli altri partiti sovranisti del Vecchio continente, si differenzia per la visione laica della cosa pubblica e per l’approccio liberista...

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