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	<title>Gaza Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Fri, 09 Oct 2026 18:40:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Gaza Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il Nobel per la Pace e il genocidio di Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-nobel-per-la-pace-e-il-genocidio-di-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 18:40:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il Nobel per la Pace e il genocidio di Gaza" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il mondo ha detto basta. E quando parliamo di mondo intendiamo tanto potere occidentale, tanta parte della diaspora ebraica e, ovviamente, le forze di opposizione a Netanyahu all'interno di Israele. Tale variegato ambito che si è unito al resto del mondo che da tempo cerca invano di frenare Israele.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-nobel-per-la-pace-e-il-genocidio-di-gaza.html">Il Nobel per la Pace e il genocidio di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il Nobel per la Pace e il genocidio di Gaza" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261009194047688_499b802e823613ac2893e7771dd0c293-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Nobel per la pace al giudice sudafricano Navanethem Pillay è un segnale alto: il mondo si è stancato del genocidio dei palestinesi. È stata lei, infatti, a firmare le conclusioni della Commissione d&#8217;inchiesta indipendente delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati in cui si dichiarava che quanto stava avvenendo in Palestina era un genocidio.</p>



<p>Il mondo ha detto basta. E quando parliamo di mondo intendiamo tanto potere occidentale, che ricomprende ovviamente tanto mondo della diaspora ebraica e, ovviamente, le forze di opposizione a Netanyahu all&#8217;interno di Israele. Tale variegato ambito che si è unito al resto del mondo che da tempo cerca invano di frenare Israele.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-09-08/ty-article-magazine/.highlight/netanyahu-got-an-explicit-warning-before-oct-7-he-didnt-brief-security-chiefs/000001a0-7a3b-d7d5-a9fc-7eff3d0f0000"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-HAARETZ-copia-4-1024x551.jpg" alt="Revealed: Netanyahu Received an Explicit Warning Days Before Oct. 7. He Didn't Brief Israel's Security Chiefs" class="wp-image-83917"/></a></figure>



<p>Ma questo è solo l&#8217;ultimo segnale in tal senso, altri lo hanno preceduto. Il primo squillo di tromba è stato lo scoop di <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-09-08/ty-article-magazine/.highlight/netanyahu-got-an-explicit-warning-before-oct-7-he-didnt-brief-security-chiefs/000001a0-7a3b-d7d5-a9fc-7eff3d0f0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Haaretz</a> sull&#8217;avvertimento ricevuto da Netanyahu sull&#8217;imminenza del 7 ottobre. Non tanto per lo scoop in sé, pure notevole, quanto per le figure coinvolte, anzitutto il principe ereditario emiratino Mohamed bin Zayed, che peraltro non ha smentito di aver avvertito Netanyahu.</p>



<p>Nello stesso giorno, il cambio di guardia della Gran Bretagna che, dopo aver sostenuto a lungo il genocidio, ha cambiato drasticamente rotta e ha imposto sanzioni contro Israele per quanto si stava consumando in Cisgiordania ad opera di coloni e governo.</p>



<p>Il secondo squillo di tromba è risuonato all&#8217;Onu dove è stato evidente l&#8217;isolamento internazionale di Bibi. Non solo per l&#8217;uscita dall&#8217;aula di quasi tutti i convenuti &#8211; maggiore delle precedenti occasioni &#8211; al momento del suo discorso, ma anche per le critiche a Israele degli intervenuti, ancora più accese delle precedenti occasioni (tra queste il j&#8217;accuse del debole re di Giordania, normalmente prono al Paese confinante).</p>



<p>Ma, soprattutto, il fatto che nell&#8217;occasione nessuna organizzazione ebraica americana abbia accolto il premier israeliano e che Trump l&#8217;abbia snobbato. Con le elezioni israeliane alle porte, il segnale è forte.</p>



<p>Il nobel alla Pillay è il terzo squillo di tromba. Ed è come se il mondo abbia messo alla sbarra Netanyahu perché il documento Onu da lei siglato non ha solo giudicato il genocidio in corso, ma ha anche dato un nome e cognome ai colpevoli di tale orrendo crimine, anzitutto quello del premier israeliano.</p>



<p>La designazione della Pillay, se si guarda al pregresso, ha anche un altro significato simbolico. Lo scorso anno il nobel per la pace fu assegnato a Maria Corinha Machado. Il momento più basso di tale onorificenza perché l&#8217;asserita dissidente venezuelana &#8211; in realtà una risorsa del Dipartimento di Stato americano &#8211; è tutt&#8217;altro che votata alla pace, come dimostrano le reiterate sollecitazioni a <a href="https://www.prio.org/comments/1830" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bombardare</a> il suo stesso popolo; ma soprattutto perché ha strenuamente sostenuto il genocidio dei palestinesi.</p>



<p>Se si considera anche che nel luglio del 2020 la Machado aveva stretto un&#8217;<a href="https://www.ventevenezuela.org/wp-inter/uploads/2020/07/Inter-Party-Agreement-Likud-Vente-Signed.pdf?utm_source=chatgpt.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">alleanza </a>con il Likud di Netanyahu, allora capo del partito e del governo, si può comprendere l&#8217;ironia del ribaltamento, con Bibi che nel 2025, per interposta persona, aveva ricevuto il Nobel per la pace dallo stesso Comitato &#8211; ma di diversa composizione &#8211; che oggi lo ha messo alla sbarra.</p>



<p>Segnale meno eclatante, ma non irrilevante, che evidenzia la stanchezza del mondo riguardo al genocidio dei palestinesi anche la vicenda di August Hanning, l&#8217;ex capo del BND, l&#8217;intelligence tedesca, arrestato per spionaggio in favore di un Paese straniero. Si ritiene che Hanning, sintetizza il <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/oct/06/germany-august-hanning-bnd-arrest-former-domestic-intelligence-chief" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Guardian</a>, avesse contatti con Russia e Cina &#8220;e che intrattenesse rapporti anche con le più alte autorità dell&#8217;intelligence di Israele&#8221;.</p>



<p>Non è tanto lo spionaggio in sé a colpire, normale amministrazione, ma che i media occidentali, non solo il Guardian, abbiano riferito dei suoi rapporti privilegiati con l&#8217;intelligence israeliana, del quale appare una risorsa, violando la prassi che vuole che i panni sporchi si lavino in famiglia.</p>



<p>Tale vicenda fa il paio con quella di David Milstein, assistente dell&#8217;ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee, sorpreso a <a href="https://www.nytimes.com/2026/10/08/world/middleeast/israel-embassy-milstein-huckabee.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">modificare in favore di Israele</a> i documenti che il suo superiore inviava in madrepatria. Anche qui, non è tanto importante la cosa in sé, la manipolazione è usuale in politica e nell&#8217;amministrazione Usa è prassi, ma che abbiano deciso di rendere pubblica una vicenda incresciosa per Israele.</p>



<p>Oltre alle bordate esterne, Netanyahu deve far fronte a quelle interne. Avi Gil, già suo segretario per gli affari militari, lo ha accusato di aver <a href="https://www.timesofisrael.com/netanyahus-former-military-secretary-alleges-attempt-to-alter-october-7-records/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">falsificato</a> il verbale della riunione della Sicurezza del 7 ottobre. E ha rincarato la dose in una successiva intervista, accusandolo di &#8220;aver dato priorità alla sua sopravvivenza politica quando avrebbe potuto salvare la vita degli ostaggi&#8221; (<a href="https://www.timesofisrael.com/pms-ex-military-secretary-netanyahu-prioritized-political-survival-when-he-could-have-saved-hostages-lives/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Timesofisrael</a>).</p>



<p>Al di là degli interna corporis israeliani, resta il tentativo di tanto mondo di usare le elezioni israeliane per eliminare dalla scena politica lo scomodo protagonista del caos globale. Ma dare per sconfitto Netanyahu è <em>sempre</em> azzardato. Sa usare la condanna globale del genocidio per alimentare la narrazione di un Israele vittima dell&#8217;odio del mondo.</p>



<p>E in Israele tale manipolazione attecchisce. &#8220;Nelle ultime tre generazioni&#8221; scriveva su <a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2025-07-31/ty-article-magazine/.premium/the-victim-identity-israel-built-over-generations-now-fuels-its-denial-of-genocide-in-gaza/00000198-603f-d669-a99d-7cbf34f70000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Haaretz </a>Daniel Blatman (uno storico specializzato nell&#8217;Olocausto e nel genocidio) Israele &#8220;si è costruito un&#8217;identità di vittima, che spazia dagli atti perpetrati durante l&#8217;Olocausto a quelli di Hamas del 7 ottobre. Nega i propri crimini e vive quindi in una realtà permanentemente distorta. Qualsiasi tentativo di parlare dei crimini commessi da Israele contro i palestinesi viene percepito come una minaccia non solo all&#8217;immagine della nazione, ma alla sua stessa sopravvivenza. La narrazione difensiva è diventata fondamentale per l&#8217;identità nazionale israeliana e qualsiasi critica a questa narrazione viene accolta con la violenza istituzionale e pubblica a cui stiamo assistendo oggi&#8221;.</p>



<p>Titolo dell&#8217;articolo: &#8220;L&#8217;identità di vittima che Israele ha costruito nel corso di generazioni oggi alimenta la sua negazione del genocidio di Gaza&#8221;.</p>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>7 ottobre 2023: tre anni di stragi ma un altro Israele e un&#8217;altra Palestina sono possibili</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/7-ottobre-2023-tre-anni-di-stragi-ma-un-altro-israele-e-unaltra-palestina-sono-possibili.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 21:11:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="7 ottobre" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre-600x399.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel ricordo perenne delle vittime innocenti israeliane e palestinesi di questi anni, un'altra Palestina e un altro Israele sono possibili. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/7-ottobre-2023-tre-anni-di-stragi-ma-un-altro-israele-e-unaltra-palestina-sono-possibili.html">7 ottobre 2023: tre anni di stragi ma un altro Israele e un&#8217;altra Palestina sono possibili</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="7 ottobre" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/7-ottobre-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli eventi del 7 ottobre 2023, a ricordarli con animo sgombro, possono dividere solo coloro nei quali già alberga lo spirito della divisione. Perché al netto delle propagande e delle speculazioni politiche, ciò che successe quel giorno è inequivocabile. Hamas, dal 2017 guidato nella Striscia di Gaza da <strong>Yahya Sinwar,</strong> organizzò e realizzò una strage di stampo genocida ai danni di 1.200 israeliani (274 militari e 859 civili) e il rapimento di altri 251, dei quali solo 168 infine tornati alle proprie case. Su un altro aspetto occorre essere molto chiari: Hamas non è un movimento di resistenza dei palestinesi bensì un dramma dei palestinesi. Per i palestinesi di Gaza il problema per eccellenza, il movimento politico che ha loro imposto un regime all&#8217;incrocio tra l&#8217;Isis e l&#8217;Urss e il movimento militare che non ha mai esitato a sacrificare le vite della propria gente pur di recare danno al nemico israeliano. </p>



<p>Hamas non è un&#8217;organizzazione di partigiani ma, <strong>come ben testimonia il suo Statuto</strong> (redatto nel 1988 e rivisto nel 2017, senza peraltro rinnegare la versione primaria) un&#8217;organizzazione islamista che persegue la distruzione di Israele per &#8220;restituire&#8221; la totalità della Palestina <strong>non ai palestinesi oppressi ma alla <em>umma</em>, la comunità universale dei credenti nell&#8217;Islam.</strong> Caratteristica, questa, che tra l&#8217;altro ha permesso ai sunniti di Hamas di ricevere concretissimi appoggi anche da Stati (l&#8217;Iran) e movimenti (gli Houthi, i Fratelli Musulmani) di convinzioni sciite. Solo chi non si è occupato seriamente di questi temi o non è mai stato a Gaza (chi scrive tre volte, compresa <strong>l&#8217;Operazione Margine Protettivo del 2014, con 2.200 palestinesi uccisi)</strong> o non ha mai parlato con i gazawi può dubitarne.</p>



<p>Tutto questo non andrà mai dimenticato e qualunque tentativo di ridimensionare la motivazione, l&#8217;intenzione e la portata di quell&#8217;attacco, organizzato e condotto a sangue freddo, andrà respinto senza esitazioni. Allo stesso modo, però, andrà respinto qualunque tentativo di farci credere che la storia di Israele, della Palestina e di Gaza sia cominciata proprio il 7 ottobre del 2023 e che l&#8217;Israele uscito da quel giorno infernale sia l&#8217;unico Israele possibile. La reazione del Governo israeliano all&#8217;attacco non è stata meno genocida dell&#8217;attacco che l&#8217;ha provocata, anzi: la maggiore disponibilità di mezzi economici e militari e la complicità degli Usa (che ancora adesso si affannano a fornire <strong>bombe per un potenziale distruttivo tre volte superiore a quello di Hiroshima</strong>)  e di molti Paesi europei hanno reso più facili i propositi di Benjamin Netanyahu e dei suoi, che hanno agito non tanto per neutralizzare Hamas o liberare gli ostaggi ma per annientare i gazawi tutti. La popolazione di Gaza è stata decimata, e non è un modo di dire: <strong>sui 2,2 milioni di abitanti di prima del 7 ottobre, le stime più affidabili </strong>come quella della rivista scientifica Lancet o dei 99 medici Usa parlano di almeno 200 mila morti. Almeno 21 mila bambini uccisi, decine di migliaia di donne e di anziani. Ogni struttura sanitaria o scolastica, ogni impianto idrico, tutte le attività economiche annientati. Gli operatori sanitari e i giornalisti falcidiati. Esattamente come ha detto l&#8217;Onu: un &#8220;intento genocidiario&#8221;. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Da Oslo a Gaza</h2>



<p>Che questo non sia l&#8217;unico Israele possibile (e che, dunque, vada respinto qualunque ricatto all&#8217;insegna di &#8220;o così o niente Israele&#8221;) è dimostrato dalla parabola politica dello stesso Netanyahu, assurto per la prima volta al rango di primo ministro nel 1996 sul cadavere di <strong>Yitzhak Rabin</strong>, il primo ministro firmatario degli Accordi di Oslo e per questo nel 1995 assassinato da <strong>Yigal Amir</strong>, compare politico degli attuali ministri <strong>Bezalel Smotrich </strong>e <strong>Itamar Ben Gvir</strong>. E forse qualcosa di più, visto che Ben Gvir, poco prima dell&#8217;assassinio, mostrò in televisione lo stemma della Cadillac staccato dall&#8217;auto del primo ministro Rabin, dicendo: &#8220;Siamo arrivati alla sua macchina e arriveremo anche a lui&#8221;. Non è certo un caso se oggi questi personaggi rifiutano persino di commemorare la morte del loro tanto più illustre predecessore.</p>



<p>Netanyahu, dopo la firma degli Accordi di Oslo nel 1993, da capo della frazione parlamentare del Likud si era impegnato nel killeraggio politico di Rabin. E in trentatré anni di una carriera politica che l&#8217;ha fatto diventare il più giovane primo ministro di Israele e il più longevo nella carica, ha finalmente portato il Paese laddove voleva portarlo: fuori dalla soluzione &#8220;due popoli due Stati&#8221;, pronto a offrire ai palestinesi di Gaza la soluzione &#8220;estinzione o esilio&#8221;, impegnato a preparare <strong>l&#8217;esproprio della Cisgiordania</strong> attraverso le violenze dei coloni (gli abitanti degli insediamenti illegali), vera milizia armata in abiti civili protetta dall&#8217;esercito israeliano.</p>



<p>E&#8217; un mistero umano e politico come possano i dirigenti di Paesi che si dicono civili credere che questa condotta porti da qualche parte e appoggiare un figuro come Netanyahu, mentitore (dal 1996 sostiene che l&#8217;Iran è in procinto di avere la bomba atomica), guerrafondaio (basta dare un&#8217;occhiata al Medio Oriente), <strong>processato per corruzione</strong>, stragista e capo di un Governo che, quando non si tratta di sparare (cosa che peraltro fanno i militari), si è rivelato un prodigio di ambiguità e inefficienza: sono i giornali israeliani a sostenere che Netanyahu era stato avvisato dell&#8217;imminente attacco di Hamas ma non fece nulla; sono <strong>i politici israeliani a mettere sotto accusa il Governo</strong> che, secondo le norme di sicurezza, sapeva del fanatico co-pilota del volo FlyDubai e non prese alcun provvedimento; sono i familiari delle vittime del 7 ottobre ad accusarlo di non aver saputo (voluto?) pensare soprattutto alle vite dei loro figli.</p>



<p>A tre anni dal 7 ottobre, nel ricordo perenne delle vittime innocenti israeliane e palestinesi di quel giorno e di questi anni, non solo speriamo ma crediamo che un&#8217;altra Palestina e un altro Israele siano possibili. E che respingere qualunque giustificazione, spiegazione di comodo e speculazione politica (sì, pensiamo anche al <strong>DDL 1004 sull&#8217;antisemitismo in via di approvazione</strong>) sia il primo ma indispensabile passo peer tramutarli in realtà.</p>



<p><a href="https://www.google.com/goto?url=CAESZQHrOzAV4V3kP2DOMQXgg62OtqcBFPOX2WRratOcVE7rJwPhJthuCZBtavqKoavWZogqpmu4jY-8h6UMS0dE04ZgIZKhD7ebUjTp8nK1YQXYaJ8SLlPMrDdAHtVc6mQ5MvkyDjHG" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a></p>



<p><strong>Riferimenti</strong></p>



<p>Per lo Statuto di Hamas: https://www.cesnur.org/2004/statuto_hamas.htm</p>



<p>Per il concetto di umma: https://www.studocu.com/it/document/universita-degli-studi-di-trento/pensiero-islamico/il-concetto-di-umma-e-nazione-nel-mondo-islamico-contemporaneo-analisi-e/127841703?sid=99167ae2-7c0b-476f-bdd8-2faaded40f971791310860</p>



<p>Per l&#8217;Operazione Margine Protettivo: https://www.amnesty.it/operazione-margine-protettivo-urgente-indagare-sugli-attacchi-deliberati-agli-operatori-sanitari-di-gaza/</p>



<p>Per le forniture Usa a Israele: https://it.insideover.com/guerra/tre-volte-hiroshima-trump-prepara-40-000-bombe-per-netanyahu-maxi-vendita-da-28-miliardi-di-dollari.html</p>



<p>Sulla situazione in Cisgiordania: https://it.insideover.com/reportage/guerra/reportage-cisgiordania-insideover.html</p>



<p></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-wp-embed is-provider-insideover wp-block-embed-insideover"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="iJVncgieh7"><a href="https://it.insideover.com/politica/gaza-lo-studio-di-lancet-75mila-morti-violente-nei-primi-16-mesi-il-35-in-piu-delle-cifre-ufficiali.html">Gaza, lo studio di Lancet: 75mila morti violente nei primi 16 mesi, il 35% in più delle cifre ufficiali</a></blockquote><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Gaza, lo studio di Lancet: 75mila morti violente nei primi 16 mesi, il 35% in più delle cifre ufficiali&#8221; &#8212; InsideOver" src="https://it.insideover.com/politica/gaza-lo-studio-di-lancet-75mila-morti-violente-nei-primi-16-mesi-il-35-in-piu-delle-cifre-ufficiali.html/embed#?secret=UNZDMlMtVZ#?secret=iJVncgieh7" data-secret="iJVncgieh7" width="500" height="282" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe>
</div></figure>



<p>Per i 99 medici Usa: https://it.insideover.com/guerra/i-morti-di-gaza-99-medici-usa-raccontano-la-verita-da-oggi-diventa-la-nostra-verita-ecco-perche.html</p>



<p>Per le accuse a Netanyahu: https://comunicazioneitaliana.it/news/49e70ea0460857c370ec4ea998e63d5f</p>



<p>Per le polemiche sul volo FlyDubai: https://www.aljazeera.com/news/2026/10/1/flydubai-attack-gives-netanyahu-new-security-message-ahead-of-israel-vote</p>



<p>Sul DDL sull&#8217;antisemitismo: https://it.insideover.com/politica/si-avvicina-allaula-il-ddl-in-cui-lantisemitismo-centra-poco-e-israele-centra-tanto.html</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/7-ottobre-2023-tre-anni-di-stragi-ma-un-altro-israele-e-unaltra-palestina-sono-possibili.html">7 ottobre 2023: tre anni di stragi ma un altro Israele e un&#8217;altra Palestina sono possibili</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Sotto le tende di Gaza: l&#8217;allarme dell&#8217;ONU su stupri, ricatti e minori date in sposa per un sacco di farina</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/sotto-le-tende-di-gaza-lallarme-dellonu-su-stupri-ricatti-e-minori-date-in-sposa-per-un-sacco-di-farina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaia Bonomelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 01:08:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[UNFPA]]></category>
		<category><![CDATA[violenze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530595</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le agenzie umanitarie sottolineano l'urgenza di migliorare le condizioni di vita nei campi, adesso a livelli drammatici. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/sotto-le-tende-di-gaza-lallarme-dellonu-su-stupri-ricatti-e-minori-date-in-sposa-per-un-sacco-di-farina.html">Sotto le tende di Gaza: l&#8217;allarme dell&#8217;ONU su stupri, ricatti e minori date in sposa per un sacco di farina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>&#8220;<em>Un uomo ha fatto sposare la figlia di 14 anni in cambio di due sacchi di farina affinché lui e i suoi figli potessero mangiare”.</em></strong> Questa drammatica testimonianza, raccolta da UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione) nei campi per sfollati di Khan Younis, fotografa la realtà vissuta dalla popolazione nella Striscia di Gaza. Tra la devastazione del conflitto e crisi umanitarie senza fine, sono le donne a pagare il prezzo più alto, quello della <strong>violenza di genere.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una donna su tre denunciava violenze già prima della guerra</strong></h2>



<p>Prima del conflitto, le donne e le ragazze palestinesi affrontavano già notevoli rischi a causa di <strong>norme di genere profondamente radicate </strong>che le posizionavano come <strong>subordinate agli uomini</strong>, limitando la loro autonomia e normalizzando il controllo maschile sui&nbsp;loro corpi e sulle risorse familiari. </p>



<p><strong>Quasi una donna palestinese su tre aveva denunciato</strong> violenze da parte del marito e, a Gaza, <strong>circa 15 donne su cento avevano subito abusi sessuali da parte dei coniugi;</strong> più della metà li aveva subiti ripetutamente (dati <a href="https://palestine.unwomen.org/en/what-we-do/ending-violence-against-women/facts-and-figures-1?utm">UN Women 2018</a>). Tuttavia, <strong>dall&#8217;ottobre 2023,</strong> i continui sfollamenti, la distruzione delle infrastrutture e la totale assenza di sicurezza hanno <strong>amplificato queste violenze in modo esponenziale</strong>, colpendo in particolare chi vive nei r<strong>ifugi collettivi e nelle aree sovraffollate.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;impatto sui siti di sfollamento</strong></h2>



<p>Quasi tutta la <strong>popolazione di Gaza</strong>, che conta oltre due milioni di abitanti, è stata costretta ad abbandonare le proprie case e la maggior parte <strong>vive in campi tendati </strong>o all&#8217;interno di edifici danneggiati. Complessivamente, <a href="https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-report-25-may-2026?utm_source=chatgpt.com">1.7 milioni di persone </a>risiedono in circa 1.600 campi profughi nella Striscia e gli spazi sicuri per donne e ragazze coprono appena il <a href="https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-report-23-july-2026?utm_source=chatgpt.com">17 per cento dei siti per sfollati.</a></p>



<p>A giugno 2026, <strong>più di un milione di persone vivevano nei campi </strong>interni alla Città di Gaza e Khan Younis e circa la metà, <strong>583mila, erano donne.</strong> Nella <strong>Città di Gaza, circa 428 siti </strong>ospitano oltre 300mila persone (di cui circa 153mila donne) e <strong>quasi un terzo è privo di un&#8217;agenzia formale di gestione</strong> e si affida all&#8217;autogestione dei residenti. <strong>Khan Younis, a sud della Striscia, </strong>è invece diventato <strong>il più grande polo di sfollamento</strong>: ospita circa 844mila persone in circa 576 siti (tra cui circa 430mila donne).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br><strong>Violenze sessuali, più 61% in tre mesi</strong></h2>



<p>Secondo alcuni recenti rapporti del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA)- che <a href="https://palestine.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/2date26-date9/Gaza-GBV-Trends-April-June-2026_0.pdf">analizzano i dati</a> raccolti da 10 organizzazioni nel secondo trimestre del 2026 e che <a href="https://www.un.org/unispal/document/unfpa-report-drivers-of-gender-based-violence-in-gaza/?utm_source=gemini">intervistano 230 donne</a> tra la fine del 2025 e l&#8217;inizio del 2026 &#8211; la prolungata crisi nella Striscia di Gaza ha &#8220;creato le condizioni in cui donne e ragazze (specialmente tra i 18 e i 59 anni) affrontano rischi crescenti di violenza di genere&#8221;. Tra le forme di violenza più diffuse vi sono quelle <strong>fisiche</strong>, in particolare i <strong>pestaggi.</strong> <em>&#8220;Questo era il tipo di violenza più diffuso prima della guerra e ora è aumentato in modo significativo&#8221;</em> racconta una donna intervistata.</p>



<p>Anche gli episodi di <strong>violenza sessuale, inclusi stupri e aggressioni, hanno raggiunto livelli critici, </strong>rimanendo tuttavia fortemente sottostimati a causa del timore di stigmatizzazione e di ritorsioni. Le verifiche di sicurezza delle Nazioni Unite hanno evidenziato <strong>rischi particolari per donne e ragazze durante le ore notturne</strong>, una condizione che le induce a evitare i servizi igienici e le docce dei campi.</p>



<p>La gravità della situazione si riflette anche nei dati statistici: gli <strong>episodi di violenza sessuale</strong>, inclusi stupro e aggressione, hanno rappresentato il <strong>2,7 per cento del totale delle segnalazioni di violenza di genere tra aprile e giugno 2026</strong>, in aumento rispetto al 2,1 per cento registrato nel trimestre precedente. Sebbene la percentuale sul totale sembri vicina, questo scostamento si traduce in <strong>un&#8217;impennata del 61 per cento nel numero assoluto delle donne</strong> che hanno subito queste violenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Orfane, anziane, disabili e donne incinte</strong></h2>



<p>Il rapporto dell’UNFPA che intervista oltre 200 donne evidenzia come quelle <strong>rimaste sole</strong> durante il conflitto siano particolarmente esposte a violenze, anche economiche. Rientrano in questa categoria <strong>le orfane, le mogli dei detenuti, le vedove e le donne divorziate</strong>, tutte percepite come <strong>tra le più economicamente vulnerabili </strong>nei campi per sfollati. Sono anche quelle che <strong>corrono rischi maggiori di abusi e sfruttamento</strong>: “<em>Una vedova stava cercando una tenda e un rappresentante del campo le disse: &#8216;Ti darò una tenda, ti sistemeremo nel nostro campo e potrai stare da me stanotte'&#8221;</em>, racconta una donna di Gaza, intervistata per il rapporto.</p>



<p>A causa di una mobilità più limitata, <strong>le donne anziane </strong>sono quelle <strong>più esposte a difficoltà nel chiedere aiuto</strong> nel caso di situazioni di pericolo. Inoltre, l&#8217;assenza di un&#8217;illuminazione adeguata e il terreno accidentato dei campi di fortuna aumentano il rischio di cadute e lesioni durante gli spostamenti, in particolare di notte. Accanto a loro, le donne e le ragazze con <strong>disabilità </strong>affrontano rischi enormi, poiché gli aggressori sfruttano la loro limitata capacità di comprendere, resistere o denunciare. Una donna racconta che:</p>



<p><em>&#8220;Quando eravamo nel campo profughi, abbiamo saputo che una ragazza disabile del campo è scomparsa per sette ore. Quando è tornata, hanno detto che si era persa. La ragazza ha iniziato a piangere e la sua famiglia non capiva cosa stesse succedendo&#8230; Due mesi dopo, poiché il suo ciclo non era regolare, hanno scoperto che era incinta ed era stata stuprata. Non sanno ancora chi sia stato”</em>.</p>



<p>Infine, <strong>le donne incinte e le neo-mamme </strong>sono quelle che affrontano le maggiori sfide legate alla salute sessuale e riproduttiva. Lo sfollamento le costringe a vivere <strong>lontano dalle poche strutture sanitarie</strong> rimaste operative. A causa della carenza di carburante e del collasso dei trasporti, molte sono costrette a <strong>spostarsi su carretti trainati da asini</strong>. Inoltre non sono esenti dalle fatiche più pesanti, come fare lunghe code per l&#8217;acqua e trasportare carichi pesanti su terreni accidentati, esponendosi anche al rischio di <strong>molestie negli spazi pubblici.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Mariti, soldati, volontari: chi commette le violenze</h2>



<p>Le aggressioni vengono perpetrate da soggetti differenti, inclusi <strong>mariti, uomini che abusano di posizioni di potere</strong> o, ancora, <strong>soldati</strong>. Un esempio emblematico è quello raccontato da una donna in merito ai checkpoint:</p>



<p><em>&#8220;La mia vicina mi ha detto che durante lo sfollamento è passata attraverso un checkpoint. Era con suo figlio e sua figlia&#8230; il soldato le ha detto di lasciare sua figlia e di andare. Ha iniziato a piangere e a supplicare il soldato di lasciare andare sua figlia, ma lui ha minacciato di uccidere suo figlio se non fosse partita. Contro la sua volontà, ha continuato la sua strada. Ha aspettato il ritorno di sua figlia. Quando l&#8217;ha vista viva, è stata felice. Ma quando lei è tornata, ha detto di aver subito molestie. <strong>I soldati le hanno detto cose volgari e le hanno toccato parti sensibili del corpo</strong>.&#8221;</em></p>



<p>A questi racconti si aggiungono quelli di <strong>donne costrette a subire rapporti sessuali in cambio di cibo, denaro, acqua o lavoro,</strong> a volte ad opera di individui coinvolti nella distribuzione degli aiuti. Persone in posizioni di potere locale come <strong>autisti, farmacisti, panettieri, personale medico o proprietari di immobili,</strong> hanno <strong>negato beni di prima necessità </strong>o cure mediche (come nel caso disperato di una <strong>madre costretta a subire ricatti da un medico per far operare il figlio malato</strong>) <strong>in cambio di favori sessuali.</strong></p>



<p>Una donna intervistata nel 2025 dall&#8217;<strong><a href="https://www.ap.org/news-highlights/spotlights/2025/women-in-gaza-say-they-were-promised-food-money-or-work-in-exchange-for-sexual-interactions/">Associated Press</a></strong>, ha raccontato di aver incontrato un uomo a Muwasi, una striscia di terra che Israele ha designato come zona umanitaria e ha raccontato di aver dato il suo <strong>numero di telefono a un operatore umanitario</strong>, un palestinese in uniforme con la scritta<strong> UNRWA</strong>, l&#8217;Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l&#8217;occupazione dei rifugiati palestinesi nel Regno Unito. Poco dopo averle chiesto il numero, l&#8217;Associated Press riporta di come siano iniziate chiamate a tarda notte con richieste a sfondo sessuale. </p>



<p>Anche i <strong>membri della famiglia figurano tra i responsabili di abusi gravi,</strong> compresi gli stupri. Una donna ha raccontato di conoscere <em>&#8220;<strong>una vedova il cui cognato l&#8217;ha molestata e stuprata mentre dormiva, ed è rimasta incinta </strong>da lui prima di completare il periodo di attesa di tre mesi legalmente richiesto (iddah) dopo la morte del marito. Quando la sua famiglia lo ha scoperto, ha cercato di organizzare un matrimonio, ma il giudice si è rifiutato, considerandolo un caso di adulterio”.&nbsp;</em></p>



<p>In altri casi, le donne si sono <strong>rifiutate di avere rapporti sessuali con i mariti, in tende affollate davanti ai figli</strong>, subendo per questo percosse e coercizioni. Molte donne parlano anche della collera dei coniugi a causa della guerra. Una rabbia rivolta non solo verso di loro, ma anche verso i figli: <em>&#8220;<strong>La violenza è aumentata a causa delle pressioni </strong>con cui abbiamo vissuto durante la guerra. <strong>Mio marito non ha mai alzato la voce contro di me fino alla guerra</strong>&#8230; Ma quando la nostra casa è stata bombardata e tutto ciò che possedevamo è andato perduto, è diventato irritabile e se la prende con me e con i bambini&#8221;</em>, riporta una testimonianza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I luoghi delle violenze</h2>



<p>Spazi che dovrebbero offrire sicurezza diventano luoghi ad alto rischio. I <strong>bagni comunitari </strong>sono tra i punti più critici per le molestie, al punto che <strong>molte donne preferiscono esporsi a rischi igienici estremi</strong>: <em>&#8220;Abbiamo persino usato un secchio come bagno per non dover andare nei servizi igienici condivisi della scuola”,</em> racconta una ragazza.&nbsp;</p>



<p><strong>Le scuole</strong>, trasformate molto spesso in rifugi, diventano teatri di stupri seguiti da matrimoni per evitare vergogna e scandalo. &#8220;Quando vengono scoperti <strong>casi di stupro nelle scuole, il giorno dopo si assiste a matrimoni e festeggiamenti</strong> proprio a scuola&#8221;, afferma una donna. </p>



<p>Le violenze avvengono spesso <strong>durante i trasferimenti da un campo a un altro</strong>: <em>&#8220;Durante lo sfollamento, i giovani che trasportavano e aiutavano le ragazze approfittavano della situazione per tenerle per mano e toccare i loro corpi&#8221;</em>, racconta una testimone.</p>



<p><strong>Anche la tecnologia viene strumentalizzata:</strong> sono stati registrati casi in cui fornitori di servizi hanno raccolto numeri di telefono di donne in difficoltà pretendendo <strong>fotografie in cambio di aiuti</strong>, o piattaforme online sfruttate per attirare donne in appartamenti isolati con la <strong>finta promessa di un colloquio di lavoro</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Matrimoni precoci, più 123%</h2>



<p>Il rapporto avverte che si è registrato un &#8220;grave aumento&#8221; dei casi di matrimoni precoci e forzati nel secondo trimestre del 2026, del <strong>123 per cento rispetto al primo trimestre.&nbsp;</strong> Sebbene la maggioranza dei casi segnalati (67%) abbia riguardato donne tra i 18 e i 59 anni, le <strong>ragazze tra i 12 e i 17 anni hanno rappresentato un ulteriore 16 per cento dei casi. </strong>La percentuale più alta si registra a Città di Gaza (33%), seguita da Deir Elbalah (31%) e dal Nord di Gaza (27%).</p>



<p><strong>Le famiglie ricorrono a questa pratica per alleviare gli oneri economici</strong> o per tentare di proteggere le adolescenti dai pericoli e dall&#8217;insicurezza dei campi. A causa della disperazione economica estrema, in alcuni casi limite si è arrivati a scambi drammatici: come racconta la testimonianza di una famiglia,<em>&#8220;un uomo ha fatto sposare la figlia di 14 anni in cambio di due sacchi di farina affinché lui e i suoi figli potessero mangiare&#8221;.</em></p>



<p>Le Nazioni Unite e la maggior parte delle organizzazioni umanitarie classificano i matrimoni di ragazze di età inferiore ai 18 anni come matrimoni precoci. Anche prima della guerra, questa pratica era diffusa tra i palestinesi nella Striscia di Gaza governata da Hamas, ma era in calo. Secondo un <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c94gm7dp40y0o?utm_source=gemini">articolo della BBC</a>, la legge a Gaza prevede delle eccezioni all&#8217;età minima di 17 anni per il matrimonio, previo consenso dei genitori e autorizzazione di un giudice ma i funzionari del tribunale possono autorizzare matrimoni anche per minori di 14 anni e sette mesi.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le r<strong>ipercussioni sulla salute mentale</strong></h2>



<p>Tutti questi fattori generano <strong>gravi impatti non solo sulla salute fisica delle donne, ma anche su quella mentale</strong>, tra cui disturbo post-traumatico da stress, depressione, pensieri suicidi e autolesionismo. Le agenzie umanitarie sottolineano l&#8217;<strong>urgenza di migliorare le condizioni di vita nei campi: </strong>occorre sostituire le tende deteriorate, potenziare i servizi igienico-sanitari, ripristinare un&#8217;assistenza sanitaria adeguata e contrastare il collasso della produzione alimentare. Per mitigare i pericoli, le organizzazioni chiedono a Israele di consentire l&#8217;ingresso di rifugi di qualità superiore, attrezzature per le latrine e sistemi di illuminazione adeguati (attualmente limitati per motivi di sicurezza militare).</p>



<p>Sebbene il corso di tante vite a Gaza sia segnato per sempre, le donne continuano a chiedere interventi strutturali, sperando in un futuro in cui possano tornare a sentirsi protette e sicure. <em>&#8220;Vogliamo campagne di sensibilizzazione affinché gli uomini si prendano cura di noi e ci trattino con un po&#8217; di rispetto”</em>, ha detto una di loro. Una bambina, quando le è stato chiesto cosa desidera, ha detto <em><strong>&#8220;Vorrei che le ragazze comprendessero i loro diritti, sapessero difendersi e non permettessero a nessuno di spezzarle&#8221;.</strong></em></p>



<p></p>



<p><strong>Fonti</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>OCHA, Humanitarian Situation Report, 23 luglio 2026 – <a href="https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-report-23-july-2026?utm_source=gemini" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-report-23-july-2026</a></li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>UN Population Fund (UNFPA), I want to feel safe again- drivers of gender-based violence in Gaza – <a href="https://www.un.org/unispal/document/unfpa-report-drivers-of-gender-based-violence-in-gaza/?utm_source=gemini" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.un.org/unispal/document/unfpa-report-drivers-of-gender-based-violence-in-gaza/</a></li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>UNFPA, Gaza GBV Trends (April-June 2026) – <a href="https://palestine.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/2date26-date9/Gaza-GBV-Trends-April-June-2026_0.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://palestine.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/2date26-date9/Gaza-GBV-Trends-April-June-2026_0.pdf</a><br></li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Associated Press- <a href="https://www.ap.org/news-highlights/spotlights/2025/women-in-gaza-say-they-were-promised-food-money-or-work-in-exchange-for-sexual-interactions/">Women in Gaza say they were promised food, money or work in exchange for sexual interactions</a></li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>BBC News, Gaza coverage – <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c94gm7dp40y0o?utm_source=gemini" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bbc.com/news/articles/c94gm7dp40y0o</a><br></li>
</ul>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/sotto-le-tende-di-gaza-lallarme-dellonu-su-stupri-ricatti-e-minori-date-in-sposa-per-un-sacco-di-farina.html">Sotto le tende di Gaza: l&#8217;allarme dell&#8217;ONU su stupri, ricatti e minori date in sposa per un sacco di farina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Chi nega il genocidio apra Google Maps. Ecco cosa (non resta) a Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ecco-come-si-presenta-una-mappa-del-genocidio-le-nuove-immagini-satellitari-google-mostrano-gli-effetti-della-pulizia-etnica-di-israele-su-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Riccardo Buccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 08:12:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[mappe]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530941</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La mappa di Google conserva ancora i nomi.&#160;Palestine College of Nursing,&#160;Kamal Adwan School,&#160;Masjid al-Nour,&#160;Mubarak Hospital. Ma nelle nuove immagini satellitari rilasciate su Google Maps, sotto molti di quei nomi non c’è più il luogo che la piattaforma continua a descrivere. Ci sono macerie, palazzi appiattiti, polvere, terra rossa. Nulla di più. Il punto da cui &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-come-si-presenta-una-mappa-del-genocidio-le-nuove-immagini-satellitari-google-mostrano-gli-effetti-della-pulizia-etnica-di-israele-su-gaza.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-come-si-presenta-una-mappa-del-genocidio-le-nuove-immagini-satellitari-google-mostrano-gli-effetti-della-pulizia-etnica-di-israele-su-gaza.html">Chi nega il genocidio apra Google Maps. Ecco cosa (non resta) a Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La mappa di Google conserva ancora i nomi.&nbsp;<em>Palestine College of Nursing</em>,&nbsp;<em>Kamal Adwan School</em>,&nbsp;<em>Masjid al-Nour</em>,&nbsp;<em>Mubarak Hospital</em>. Ma nelle nuove immagini satellitari rilasciate su Google Maps, sotto molti di quei nomi non c’è più il luogo che la piattaforma continua a descrivere. Ci sono macerie, palazzi appiattiti, polvere, terra rossa. Nulla di più.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="410" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24-1024x410.jpg" alt="" class="wp-image-530942" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24-1024x410.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24-300x120.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24-768x308.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24-1536x615.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24-600x240.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il punto da cui partire è Khan Younis. La&nbsp;<strong>Palestine College of Nursing</strong>&nbsp;era un istituto dedicato alla formazione del personale infermieristico. Nelle fotografie associate alla scheda Google appare come un campus all&#8217;avanguardia: edifici di più piani, palme, siepi, un vialetto centrale, grandi vetrate. Oggi, dalle nuove mappe di Google, è un cumulo di macerie piatto, nel mezzo di un&#8217;area completamente cancellata dalle bombe di Israele.</p>



<p>Nelle mappe satellitari che InsideOver ha raccolto, l&#8217;etichetta che la descrive come una scuola di formazione sanitaria è ancora lì. Il college, invece, non è più distinguibile nel paesaggio che lo circonda. Al suo posto e tutto intorno si vede una vasta superficie di cemento frantumato, muri collassati e piste di terra aperte attraverso le macerie. La storia del Palestine College è ciò che è accaduto a oltre l&#8217;82%, <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://news.un.org/en/story/2026/08/1168138&amp;ved=2ahUKEwjW0pnxhpOXAxW51AIHHfGeLBQQFnoECCkQAQ&amp;usg=AOvVaw2_gy_KOel6l2sudxVpBGDV">secondo i numeri UN</a>, degli edifici nella Striscia di Gaza. La cifra include 134.422 edifici distrutti, 13.848 strutture gravemente danneggiate, oltre a circa 328.627 singole unità abitative danneggiate.</p>



<p>A cambiare totalmente, quindi è l&#8217;intera morfologia dell&#8217;intera Striscia. Un intero lembo di terra in cui il cemento e il colore delle costruzioni hanno lasciato il posto a fango e terra. Una mappa che mostra cosa accade quando ogni singola abitazione o locale commerciale viene bombardato e raso al suolo. </p>



<p>Lo stesso accade spostandosi verso Rafah. In una delle sequenze, il riferimento più semplice per orientarsi è un campo da gioco. Prima della guerra era immerso in un quartiere fitto, circondato da edifici e strade secondarie. Nell’immagine più recente il simbolo verde del campo continua a comparire, ma intorno resta una distesa quasi uniforme di rovine.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-530943" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per capire però cosa significano queste superfici piatte, bisogna tornare a terra. Google permette di navigare le etichette e vedere le fotografie che negli anni chi abitava quelle zone ha salvato in quei luoghi. Ho scaricato alcune di quelle fotografie di moschee, rosticcerie, costruzioni a Rafah.  </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-530944" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nel quartiere saudita di Rafah, Google continua ad esempio a indicare il&nbsp;<strong>centro educativo Ibn Malik</strong>. La vecchia scheda conserva persino una fotografia dell’insegna e i recapiti della struttura. Nella vista dall’alto, la struttura non esiste più; si trova in mezzo a un’area devastata. La strada principale è ancora leggibile, gli edifici che la costeggiavano non esistono più.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-530945" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nelle nuove mappe è come se le strade fossero diventate una specie di impronta fossile della città. Un grande incrocio di Rafah, perfettamente leggibile nella vecchia immagine, resta identificabile nella nuova immagine soprattutto grazie alla propria geometria. Gli isolati intorno, invece, sono quasi scomparsi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-530946" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Poi ci sono i luoghi di culto. Google continua a localizzare&nbsp;<strong>Masjid al-Nour</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>moschea Saad ibn Abi Waqqas</strong>. Nelle schede compaiono ancora fotografie degli interni: tappeti rossi, colonne, sale di preghiera. Dall’alto, però, i marker rossi si trovano oggi dentro zone in cui gli edifici originari non sono più distinguibili.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-530947" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>È giusto specificare che Google non ha aggiornato le mappe su tutta la Striscia di Gaza, ma solo su alcune aree con rilievi che i satelliti hanno eseguito tra gennaio e febbraio 2026. Ci sono ancora vaste aree della Striscia di Gaza che continuano a mostrare dati che risalgono al 2025 o in alcuni casi al 2024.<br><br>Lo racconta un utente su X che scrive:<br></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The new Google Maps update doesn&#39;t show all the destruction happened in Gaza, only Rafah and the North. My home, which is marked with a red point in this pic, and the entire block where I lived, which is outlined in red, are completely destroyed, but they appear normal on the map <a href="https://t.co/ZEYbztLgkZ">pic.twitter.com/ZEYbztLgkZ</a></p>&mdash; Ahmed (@a7mgaza) <a href="https://x.com/a7mgaza/status/2104478884087382243?ref_src=twsrc%5Etfw">September 28, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>A Khan Younis lo stesso scenario apocalittico è visibile attorno a&nbsp;<strong>Mubarak Hospital</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Khan Medical Clinic</strong>. Nella vecchia immagine erano inseriti in un tessuto urbano. Nella nuova mappa, ampie porzioni dell’area circostante appaiono cancellate o ridotte a rovine. Già nel 2025 <a href="https://www.emro.who.int/images/stories/palestine/Sitrep_67a_January_2026.pdf">secondo l’OMS</a>, tutti i 36 ospedali di Gaza risultavano danneggiati.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-530949" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Al 31 gennaio 2026, sono quasi 1000 gli attacchi che Israele ha lanciato contro strutture sanitarie o ospedali, uccidendo oltre <a href="https://www.instagram.com/reels/DRh2janCHZK/">1600 tra operatori sanitari e medici</a></p>



<p>Ad ottobre 2025, esattamente un anno fa, erano oltre <a href="https://english.almayadeen.net/news/politics/in-two-years---israel--dropped-200-000-tons-of-explosives-on">200.000 le tonnellate di esplosiv</a>o già sganciate sulla Striscia di Gaza in quasi tre anni di genocidio.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-come-si-presenta-una-mappa-del-genocidio-le-nuove-immagini-satellitari-google-mostrano-gli-effetti-della-pulizia-etnica-di-israele-su-gaza.html">Chi nega il genocidio apra Google Maps. Ecco cosa (non resta) a Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Andiamo a vedere Naza, ma anche Palestine36</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/andiamo-a-vedere-naza-ma-anche-palestine36.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 07:43:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530465</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visione della pellicola tanto applaudita a Venezia va affiancata da quella di Palestine36, "quando tutto ebbe inizio".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/andiamo-a-vedere-naza-ma-anche-palestine36.html">Andiamo a vedere Naza, ma anche Palestine36</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Palestina" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/naza-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Venticinque minuti di applausi hanno salutato in sala la fine della proiezione di <em>Naza,</em> il documentario israeliano premiato alla Mostra del Cinema di Venezia, che così non solo si è aggiudicato il <a href="https://it.euronews.com/cultura/2026/09/13/woman-unknown-vince-il-leone-doro-a-venezia-naza-vince-il-premio-speciale-della-giuria">premio speciale della giuria</a> della 83^ edizione, ma soprattutto la più lunga ovazione di pubblico della storia della manifestazione.</p>



<p>Il documentario diretto dai registi israeliani <strong>Yuval Abraham </strong>e <strong>Rachel Szor,</strong> già fatti oggetto di <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/17/documentario-naza-venezia-israele-manifestazione-video/8509128/">strali</a> in patria, riprende una serie di testimonianze, rigorosamente anonime, di appartenenti alle forze armate dello stato ebraico (IDF), riguardanti uccisioni e violenze perpetrate ai danni di civili palestinesi a Gaza.</p>



<p>L’argomento non è nuovo per Venezia, visto che già lo scorso anno <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_voce_di_Hind_Rajab">La voce di Hind Rajab</a>, incentrato sull’ultima telefonata della piccola palestinese uccisa assieme ai suoi familiari in una spirale di fuoco dell’IDF, aveva commosso il pubblico, senza dimenticare <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/No_Other_Land">No Other Land</a>, premiato agli Oscar nel 2025; a quest’ultimo proposito, ricordiamo l’aggressione subita da uno degli autori palestinesi poche settimane dopo la cerimonia di premiazione a opera di alcuni estremisti israeliani.</p>



<p>La novità di Naza è costituita dal fatto che si tratta di una produzione integralmente israeliana, visto e considerato che esistono già innumerevoli <a href="https://www.amnesty.it/onu-rapporto-sulla-violenza-di-genere-a-gaza/">denunce</a> e <a href="https://www.chiesadimilano.it/news/attualita/coloni-israele-palestina-violenze-onu-2875199.html">rapporti</a> sulla condizione dei palestinesi nei territori (illegittimamente) occupati da Israele, e che sono anni che i palestinesi denunziano crimini e violenze di ogni genere perpetrati ai loro danni, e questo ben prima del 7 ottobre, tanto a Gaza che in Cisgiordania (dove, peraltro, Hamas non governa…).</p>



<p>Nel commentare l’evento, i ricercatori e analisti <a href="https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-perch_dovete_vedere_palestine_36_e_non_applaudire_naza/45289_69009/">Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad</a>, riprendendo alcune osservazioni a suo tempo fatte sulla condizione dei gazawi, parlano di Naza come di “…un atto d’accusa contro un’informazione occidentale che per tre anni ha trattato i giornalisti palestinesi come narratori inaffidabili della nostra stessa morte”. La stessa che, all’opposto, accoglie con favore, senza dubitarne, le parole dei carnefici i quali illustrano nel documentario, con dovizia di particolari macabri e raccapriccianti, le atrocità cui hanno assistito (e/o provocato). Il tutto con voce ferma, senza mostrare rimorso.</p>



<p>Sarebbe lecito a questo punto interrogarsi non tanto sull’identità delle persone, tenuta nascosta probabilmente per la loro sicurezza interna, quanto sul perché non siano chiamati a rendere conto delle loro azioni. E la risposta, temiamo, non sarebbe particolarmente edificante.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché ascoltiamo una voce sola</h2>



<p>Assieme a questo dubbio, il dato più inquietante sotto il profilo comunicativo è che persino nella tragedia e nelle azioni criminali, il ruolo dei palestinesi emerga come fonte inattendibile, tra accuse di terrorismo e fiancheggiamento, e spesso additati come diffusori di notizie false. Al contrario <strong>la fonte israeliana, per quanto riveli fatti oramai arcinoti, viene considerata come fosse l’unica e sola a meritare attenzione,</strong> guadagnandosi gli applausi del pubblico.</p>



<p>Tali considerazioni, si badi bene, non si prefiggono lo scopo di sminuire in alcun modo l’importanza della reazione dell’opinione pubblica, assai più solerte di tanti governi nel recepire e tentare di contrastare orrori indicibili, quanto suscitare qualche riflessione su certe dinamiche, che troppo spesso sfociano nei famosi doppi standard.</p>



<p>Proprio per questa ragione, facendo nostri alcuni dei preziosi consigli dei già citati analisti, è assolutamente auspicabile non solo la visione di Naza – e dei <a href="https://mescalitofilm.com/distribuzione/the-bibi-files/">Bibi files</a> – ma anche di un&#8217;altra importante pellicola intitolata <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Palestina_36_-_Quando_tutto_ebbe_inizio">Palestine 36</a>, sottotitolo “Quando tutto ebbe inizio”, che ha il grande merito di ricordare a tutti una verità nota, ma troppo spesso oscurata. La storia tormentata del popolo palestinese, a partire dalle grandi rivolte iniziate sotto il mandato britannico nel 1936, che ha origini assai risalenti.</p>



<p>Una constatazione che dovrebbe farci interrogare sulle ragioni per cui tanti (troppi) palestinesi debbano seguitare a morire, o patire sofferenze indicibili, affinché il mondo stia ad ascoltare la loro voce.  E chi non prende posizione è solamente complice, anche solo col suo silenzio. In definitiva, <strong>ascoltare (e dare credito) a una sola voce non è la mai la migliore strada per conoscere la verità</strong>, così come demonizzare un intero popolo non può mai rispondere a un elementare principio di giustizia. E non ci sembra che queste regole, per quanto scontate, vengano sempre rispettate, per usare un eufemismo. Nel caso dei palestinesi, e non solo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/andiamo-a-vedere-naza-ma-anche-palestine36.html">Andiamo a vedere Naza, ma anche Palestine36</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Così Israele sta cancellando le prove del genocidio</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-israele-sta-cancellando-le-prove-del-genocidio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 23:14:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, in visita a una postazione dell&#039;IDF vicino alla &quot;Yellow Line&quot;, all&#039;interno della Striscia di Gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele sta rimuovendo milioni di tonnellate di macerie da Gaza, senza fornire dettagli sull’operazione né garantire una supervisione indipendente. Tra quei detriti si trovano i resti di migliaia di palestinesi “scomparsi” e prove fondamentali dei crimini commessi nella Striscia. Un’operazione che, secondo Euro-Med Human Rights Monitor, rischia di cancellare le tracce del genocidio, mentre il Board of Peace di Trump finanzia parte della rimozione. Tutto questo avviene mentre i palestinesi continuano a scavare tra le macerie per recuperare i propri morti e mentre Israele impedisce l’ingresso ai giornalisti internazionali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-israele-sta-cancellando-le-prove-del-genocidio.html">Così Israele sta cancellando le prove del genocidio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, in visita a una postazione dell&#039;IDF vicino alla &quot;Yellow Line&quot;, all&#039;interno della Striscia di Gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Netanyahu-in-una-postazione-dellIDF-nella-Striscia-di-Gaza-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele sta rimuovendo <strong>milioni di tonnellate di macerie </strong>della Striscia, senza fornire alcun dettaglio sull’operazione e senza&nbsp;una&nbsp;supervisione indipendente. Così Israele sta cancellando<strong> le prove del genocidio palestinese</strong>. È quanto&nbsp;denuncia&nbsp;l’ultimo rapporto di&nbsp;<a href="https://www.euromedmonitor.org/en/article/7088/Israel-wipes-genocide-evidence-in-Gaza,-carting-off-rubble-and-remains-in-100-trucks-daily" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Euro-Mediterranean Human Rights Monitor</a>: “La rimozione sistematica delle macerie a questo ritmo nasconde le prove di crimini spaventosi commessi da Israele a Gaza, in particolare quelli legati al genocidio, come le esecuzioni sommarie e l’uccisione di civili disarmati&#8221;.</p>



<p>Infatti, tra le <strong>macerie dei 200mila edifici</strong> distrutti dai bombardamenti israeliani giacciono i “dispersi”: uomini, donne e bambini palestinesi di cui si sono perse le tracce durante i 34 mesi di&nbsp;massacri.&nbsp;<a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/gaza-families-demand-answers-over-fate-of-11-200-missing-palestinians/4042071" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ufficialmente sono 11.200</a>,&nbsp;fantasmi le&nbsp;cui&nbsp;famiglie non hanno mai smesso di chiedere notizie. In realtà, diverse stime scientifiche parlano di numeri molto più&nbsp;elevati, se si tiene conto anche di&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/guerra/un-bambino-al-giorno-ma-noi-abbiamo-smesso-di-contare-i-morti-di-gaza.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">tutte le persone&nbsp;che,&nbsp;per vari motivi,&nbsp;non hanno denunciato la scomparsa</a>&nbsp;dei loro familiari&nbsp;alle autorità palestinesi. Si pensi, per esempio, ai bambini che difficilmente&nbsp;sono riusciti a&nbsp;denunciare la scomparsa dei propri genitori dopo un bombardamento (sono oltre<a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/8/1/marathon-shines-light-on-gazas-orphaned-children-and-humanitarian-crisis" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;58mila gli orfani di Gaza</a>&nbsp;che hanno perso uno o entrambi i genitori dall’ottobre 2023).</p>



<p>Sempre nel rapporto di EuroMed si legge che almeno&nbsp;<a href="https://consortiumnews.com/2026/08/04/israel-destroying-crucial-evidence-of-genocide-in-gaza/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">100 camion colmi di detriti lasciano Gaza&nbsp;</a>ogni giorno, portando con sé parte di quelle prove che inchioderebbero <strong>Israele alle proprie responsabilità</strong>. La Corte internazionale di giustizia, che ha aperto un procedimento&nbsp;per genocidio&nbsp;contro Israele, aveva ordinato a Tel Aviv e di “adottare misure efficaci per prevenire la distruzione e garantire la conservazione delle prove relative alle accuse”.<strong>&nbsp;Ingiunzioni&nbsp;non rispettate</strong>&nbsp;da Israele, che invece si sta impegnando su più fronti per cancellare le tracce di quanto perpetrato: nella Striscia, rimuovendo le macerie;&nbsp;sui media, tentando, spesso riuscendo, di controllare notizie e narrazioni;&nbsp;sui social, cancellando video, censurando contenuti e&nbsp;<a href="https://www.middleeasteye.net/live-blog/live-blog-update/youtube-removes-videos-documenting-israels-violation-international-law" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ricorrendo allo shadowbanning</a>&nbsp;(la limitazione della visibilità di un utente).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo del Board of Peace</h2>



<p>A<a href="https://thecradle.co/articles/board-of-peace-using-gaza-reconstruction-funds-to-erase-evidence-of-Israels-genocide" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;finanziare le operazioni di rimozione</a>&nbsp;delle macerie e&nbsp;i lavori di&nbsp;“pavimentazione stradale in tutta Gaza” è il Board of Peace di Trump. Lo sostiene <strong>Muhammad Shehada</strong>, ricercatore palestinese dell’European Council on Foreign Relations: il Consiglio di pace “sta pagando le spese del <strong>trasferimento segreto dell’IDF di macerie</strong>, mescolate a cadaveri, fuori Gaza” (ad oggi,&nbsp;il&nbsp;cosiddetto&nbsp;Consiglio&nbsp;per la&nbsp;pace&nbsp;riceve finanziamenti da&nbsp;Stati Uniti, Marocco ed Emirati Arabi Uniti).</p>



<p>Tale consiglio dovrebbe destinare i fondi a&nbsp;operazioni umanitarie per cercare i dispersi,&nbsp;riaprire le strade o preparare&nbsp;il terreno alla ricostruzione,&nbsp;invece fa tutt’altro.&nbsp;Dal canto suo,&nbsp;Israele nelle aree chiuse sottoposte al suo controllo militare&nbsp;lavora nella stessa direzione: demolisce gli edifici ancora in piedi, schiaccia e mescola le macerie e poi le trasporta altrove. Tutto questo prima che squadre forensi, esperti&nbsp;balistici&nbsp;e specialisti di ordigni inesplosi possano esaminare i siti, documentarli e mettere al sicuro le prove.</p>



<p>“<strong>I detriti sparsi in tutta la Striscia</strong> – si legge nel rapporto di EuroMed –&nbsp;ricomprendono&nbsp;luoghi&nbsp;in cui sono avvenute&nbsp;uccisioni e bombardamenti illegali&nbsp;contro intere famiglie, nonché siti&nbsp;in cui&nbsp;si ritiene&nbsp;che siano state scavate&nbsp;fosse comuni o&nbsp;vi siano&nbsp;corpi sepolti&nbsp;sotto&nbsp;case, ospedali, rifugi e&nbsp;altre&nbsp;strutture civili distrutte”. Ma contengono anche prove fondamentali per &#8220;identificare le armi utilizzate, ricostruire la sequenza degli attacchi, stabilire la posizione delle vittime e di chi&nbsp;le ha&nbsp;attaccate, individuare&nbsp;le traiettorie&nbsp;dei proiettili&nbsp;e determinare la causa e le modalità della morte. Frammenti, proiettili, cartucce, tracce biologiche ed effetti personali&#8221;,&nbsp;tutto serve allo scopo.</p>



<p>Si potrebbe ribattere che questo processo può&nbsp;essere ricostruito in&nbsp;altro modo,&nbsp;attraverso fotografie aeree o testimonianze. Ciò è vero, ma solo in&nbsp;parte e&nbsp;solo attraverso&nbsp;la memoria collettiva. Non è altrettanto&nbsp;utile&nbsp;dal punto di vista giudiziario &#8220;perché indagare sui crimini internazionali richiede prove tangibili che possono essere esaminate, confrontate e legalmente verificate&#8221;, avverte EuroMed.</p>



<p>D’altronde, è per lo stesso motivo che Israele continua a negare l’ingresso a Gaza ai giornalisti delle testate internazionali. Un diniego ufficialmente dettato da motivi di sicurezza, ma che in realtà, come&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/opinion/2026-08-10/ty-article-opinion/.premium/international-media-is-failing-palestinian-journalists-in-gaza/0000019f-e592-d310-a3df-e5932d050000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha detto recentemente Omer Bartov</a>&nbsp;(forse il&nbsp;più autorevole&nbsp;esperto&nbsp;in materia di genocidio), serve&nbsp;a&#8221;cancellare le prove dei&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/2024-12-05/ty-article-magazine/.highlight/massive-database-of-evidence-compiled-by-a-historian-details-israels-war-crimes-in-gaza/00000193-979b-d408-a7d3-bfdbf1410000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">crimini di guerra</a>&#8220;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">A Gaza si stanno ancora dissotterrando i cadaveri</h2>



<p>La rimozione frenetica&nbsp;e&nbsp;sistematica delle macerie avviene proprio mentre, nella Striscia, i palestinesi continuano a scavare,&nbsp;spesso a mani nude,&nbsp;per dissotterrare i&nbsp;cadaveri o quel che ne resta. È accaduto anche nel quartiere di Sabra, a Gaza City, dove ad agosto&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/gazans-bury-nearly-whole-clan-found-rubble-mass-funeral-112-2026-08-04/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono stati rinvenuti i corpi di 112 palestinesi</a>&nbsp;in meno di 136 ore: tra loro, <strong>40 donne e 38 bambini</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Gaza is still pulling the bodies of its fallen from beneath the rubble. 💔 <a href="https://t.co/s1m74kofNq">pic.twitter.com/s1m74kofNq</a></p>&mdash; Basem Alhabel (@BAlhabel) <a href="https://x.com/BAlhabel/status/2092526669785391583?ref_src=twsrc%5Etfw">August 26, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ed è anche per questo che&nbsp;le&nbsp;operazioni&nbsp;di<strong> rimozione delle macerie dovrebbero&nbsp;coinvolgere i residenti</strong> locali. Perché a loro appartengono i resti delle persone care perdute e le macerie di quelle che un tempo erano le loro abitazioni.</p>



<p>La storia ha già visto tentativi disperati di cancellare le prove di altri e indicibili crimini. Non sono bastati.</p>



<p>Tale precedente&nbsp;ha spinto quanti hanno redatto&nbsp;lo&nbsp;<a href="https://www.icc-cpi.int/sites/default/files/2024-05/Rome-Statute-eng.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Statuto di Roma</a>&nbsp;a&nbsp;inserire <strong>l’articolo 70</strong>, nel quale si&nbsp;configura come un&nbsp;reato contro l’amministrazione della giustizia della Corte la distruzione&nbsp;delle prove, la&nbsp;loro&nbsp;manomissione o l’interferenza&nbsp;nella raccolta delle&nbsp;stesse, quando&nbsp;ciò è&nbsp;commesso&nbsp;intenzionalmente.</p>



<p>Nel secolo scorso gli enormi sforzi fatti per tentare di cancellare le tracce di crimini&nbsp;similari&nbsp;non furono sufficienti. A Gaza si sta tentando di fare lo stesso.&nbsp;Con una differenza sostanziale: il <strong>mondo ha visto</strong> non tutto, ma molto, e in diretta&nbsp;online.</p>



<p>FONTI</p>



<p><strong>Euro-Mediterranean Human Rights Monitor</strong>: https://www.euromedmonitor.org/en/article/7088/Israel-wipes-genocide-evidence-in-Gaza,-carting-off-rubble-and-remains-in-100-trucks-daily</p>



<p>Reuters: https://www.reuters.com/world/middle-east/gazans-bury-nearly-whole-clan-found-rubble-mass-funeral-112-2026-08-04/</p>



<p><strong>Anadolu Agency</strong>: https://www.aa.com.tr/en/middle-east/gaza-families-demand-answers-over-fate-of-11-200-missing-palestinians/4042071</p>



<p><strong>Haaretz</strong>: https://www.haaretz.com/israel-news/2024-12-05/ty-article-magazine/.highlight/massive-database-of-evidence-compiled-by-a-historian-details-israels-war-crimes-in-gaza/00000193-979b-d408-a7d3-bfdbf1410000</p>
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		<title>Il Board of Peace di Trump inizia a ricostruire Gaza da una base di soldati del Marocco</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-board-of-peace-di-trump-inizia-a-ricostruire-gaza-da-una-base-di-soldati-del-marocco.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 05:08:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Il primo appalto assegnato dal Board of Peace voluto da Donald Trump riguarda una base militare destinata a ospitare 150 soldati marocchini. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-board-of-peace-di-trump-inizia-a-ricostruire-gaza-da-una-base-di-soldati-del-marocco.html">Il Board of Peace di Trump inizia a ricostruire Gaza da una base di soldati del Marocco</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/gaza-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il primo appalto assegnato dal Board of Peace (Consiglio per la pace) voluto da Donald Trump per la ricostruzione di Gaza non riguarda abitazioni, ospedali, scuole, acquedotti o impianti elettrici. <strong>Riguarda una base militare destinata a ospitare 150 soldati marocchini. </strong>Il contratto, non ancora formalizzato, sarebbe stato attribuito alla società statunitense Arkel International, con sede in Louisiana e già impegnata in lavori per il governo americano in Iraq. La base dovrebbe sorgere a circa un miglio dal confine israeliano, all’interno della parte di Gaza direttamente controllata dall’esercito di Israele.</p>



<p><strong>La sequenza delle priorità è politicamente eloquente.</strong> Prima di ricostruire la società palestinese, si costruisce il dispositivo incaricato di controllarla. Prima delle case arrivano le postazioni difensive; prima delle infrastrutture civili vengono predisposte le vie per l’evacuazione dei militari.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una presenza piccola ma non simbolica</h2>



<p>L’installazione dovrebbe misurare appena cento metri per centoventi e disporre di tende, brande, servizi chimici, impianti elementari per l’igiene e un terrapieno difensivo. Sarebbe quindi una struttura provvisoria, adatta a una permanenza di breve durata. Tuttavia, <strong>nei progetti precedenti costituiva soltanto la prima fase di una base destinata a ospitare cinquemila uomini della Forza internazionale di stabilizzazione.</strong></p>



<p>La scelta del Marocco non è casuale. <strong>Rabat mantiene relazioni con Israele, gode di buoni rapporti con Washington</strong> e può presentarsi come interlocutore arabo e musulmano. Ma proprio questa posizione potrebbe trasformare il contingente marocchino in un bersaglio politico prima ancora che militare. Per una parte dei palestinesi, quei soldati rischierebbero di apparire non come garanti neutrali, ma come la componente araba di un sistema di sicurezza concepito dagli Stati Uniti e protetto da Israele.</p>



<p>Il contingente ruoterebbe inoltre da una base situata in territorio israeliano e disporrebbe di una rapida via di estrazione. Questi particolari mostrano quanto sia limitata la fiducia nella stabilità dell’operazione. <strong>Una forza incaricata di pacificare Gaza viene progettata fin dall’inizio pensando al modo di evacuarla.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il problema del disarmo di Hamas</h2>



<p><strong>Trump ha annunciato che Hamas avrebbe accettato di deporre le armi. </strong>Ma tra una dichiarazione politica e il disarmo effettivo esiste una distanza enorme. Hamas non è soltanto una formazione militare: è una struttura politica, amministrativa, sociale e clandestina radicata nel territorio.</p>



<p>Raccogliere le armi leggere sarebbe già difficile. Molto più complesso sarebbe individuare depositi sotterranei, neutralizzare le strutture residue, impedire il riarmo e sostituire le funzioni esercitate dal movimento. <strong>Israele, inoltre, si è opposto al piano e ha intensificato i bombardamenti dopo l’annuncio americano. </strong>È una contraddizione decisiva: la forza internazionale dovrebbe stabilizzare Gaza senza poter contare né sul consenso pieno di Israele né su una resa verificabile di Hamas.</p>



<p>Con appena 150 uomini, il contingente marocchino non potrebbe controllare una popolazione di circa due milioni di persone. Potrebbe difendere una struttura, scortare funzionari, proteggere alcuni corridoi e svolgere un ruolo dimostrativo. Per assumere vere funzioni di sicurezza sarebbero necessari migliaia di soldati, regole d’ingaggio precise, una catena di comando condivisa e una chiara autorità politica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La ricostruzione ridotta a progetto sperimentale</h2>



<p>Il programma originario mostrato da Trump e <strong>Jared Kushner</strong> immaginava una “Nuova Gaza” con torri, quartieri residenziali, attività industriali e un lungomare trasformato in destinazione internazionale. Quel progetto si è progressivamente ridotto a un intervento sperimentale nel Sud della Striscia.</p>



<p>La distanza tra le immagini degli edifici scintillanti e la realtà delle tende militari riassume il problema. <strong>Almeno l’80 per cento degli edifici di Gaza è stato danneggiato o distrutto,</strong> mentre gran parte dei due milioni di abitanti continua a vivere in campi precari e privi di servizi igienici adeguati. In queste condizioni, anche la ricostruzione più limitata richiederebbe decine di miliardi, anni di lavoro, rimozione delle macerie, bonifica degli ordigni, ripristino delle reti idriche e garanzie contro nuove distruzioni.</p>



<p>Nessun investitore serio finanzia edifici destinati a essere nuovamente bombardati. <strong>La sicurezza è quindi una condizione economica indispensabile. </strong>Ma se viene organizzata senza una legittimità palestinese riconosciuta, rischia di produrre l’effetto opposto: trasformare ogni cantiere in una zona fortificata e ogni infrastruttura in un possibile obiettivo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chi governerà davvero Gaza?</h2>



<p>Il Consiglio per la pace è presieduto da Trump ed è guidato da una squadra nella quale figurano Jared Kushner e <strong>Steve Witkoff.</strong> Sul terreno dovrebbe operare il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, formato da tecnici palestinesi.</p>



<p>Resta però irrisolta la questione fondamentale: <strong>chi eserciterà la sovranità?</strong> Se le decisioni strategiche saranno prese dal Consiglio, la sicurezza dipenderà da Israele e da contingenti stranieri, mentre ai palestinesi saranno affidate soltanto le funzioni amministrative, non si avrà un vero governo di Gaza. Si avrà un’amministrazione locale subordinata a un protettorato internazionale.</p>



<p>Anche la distribuzione territoriale è problematica. <strong>La base sorgerebbe nel 60 per cento della Striscia controllato direttamente dall’esercito israeliano,</strong> oltre al quale è stata creata un’ulteriore zona di sicurezza. La ricostruzione rischia così di consolidare una nuova geografia: aree palestinesi sovraffollate, zone sotto controllo israeliano e piccole enclave amministrate e protette da forze internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La pace come questione immobiliare</h2>



<p>Trump aveva dichiarato nel febbraio 2025 che gli Stati Uniti avrebbero assunto il controllo e la proprietà di Gaza. L’accordo istitutivo del Consiglio per la pace non è arrivato formalmente a tanto, ma l’impostazione rimane visibile: il territorio viene considerato soprattutto come <strong>uno spazio da mettere in sicurezza, amministrare e valorizzare economicamente.</strong> È una concezione che confonde la ricostruzione materiale con la soluzione politica. Le città possono essere ricostruite, ma non esiste progetto immobiliare capace di sostituire il consenso, la sovranità e il riconoscimento dei diritti.</p>



<p>La prima base marocchina sarà forse piccola e provvisoria. Ma contiene già l’intero paradosso della “Nuova Gaza”: un piano presentato come promessa di prosperità che comincia con tende, terrapieni, postazioni militari e una via di fuga verso Israele. La ricostruzione parte non dalla vita dei palestinesi, ma dalla protezione di coloro che dovrebbero sorvegliarli.</p>
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		<title>Chi è (e che cosa ha fatto) Khalil al-Hayya, il nuovo leader politico di Hamas</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/chi-e-e-che-cosa-ha-fatto-khalil-al-hayya-il-nuovo-leader-politico-di-hamas.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 12:47:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1337" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Hamas" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya-1536x1070.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Hamas ha scelto come leader politico un negoziatore ma questo non significa che il movimento abbia scelto anche la pace.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1337" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Hamas" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya-1024x713.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya-1536x1070.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/khalil-al-hayya-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Hamas ha scelto <strong>Khalil al-Hayya </strong>come nuovo capo del proprio ufficio politico. Succede a <strong>Yahya Sinwar,</strong> ucciso nell’ottobre 2024 durante uno scontro con le forze israeliane nella Striscia di Gaza, e conclude almeno formalmente la fase della direzione collegiale istituita dopo l’eliminazione dei principali dirigenti del movimento. La nomina non è soltanto una questione organizzativa. <strong>Al-Hayya eredita un movimento decimato nei vertici, indebolito militarmente, espulso in larga parte dalle strutture di governo della Striscia e sottoposto a una pressione regionale senza precedenti.</strong> Ma eredita anche una rete politica e militare che, nonostante le perdite, conserva capacità operative, legami internazionali e una presenza radicata nella società palestinese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Dalla Fratellanza musulmana ai vertici di Hamas</h2>



<p>Nato a Gaza nel 1960, al-Hayya appartiene alla generazione che precedette la nascita ufficiale di Hamas. <strong>Nei primi anni Ottanta aderì alla Fratellanza musulmana</strong> insieme a figure come Ismail Haniyeh e Yahya Sinwar. Entrò poi nel movimento islamista palestinese fin dalla sua fondazione, avvenuta nel 1987 durante la prima rivolta palestinese.</p>



<p>La sua formazione è religiosa e politica. <strong>Ha studiato all’Università islamica di Gaza </strong>e ha svolto attività nelle organizzazioni studentesche e sindacali. Nel 2006 venne eletto nel Consiglio legislativo palestinese, durante le elezioni vinte da Hamas, e dal 2017 ricoprì l’incarico di vice responsabile dell’ufficio politico del movimento nella Striscia.</p>



<p>A differenza di Sinwar, identificato soprattutto con l’apparato militare e di sicurezza, al-Hayya ha costruito la propria influenza attraverso l’organizzazione politica, i rapporti internazionali e le trattative indirette con Israele. Non è tuttavia un moderato nel significato occidentale del termine. <strong>Ha sempre difeso la lotta armata, rivendicato l’attacco del 7 ottobre 2023 </strong>come un punto di svolta per la causa palestinese e sostenuto che Hamas non possa rinunciare alle armi senza una soluzione politica complessiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il volto dei negoziati</h2>



<p>Negli ultimi anni al-Hayya è diventato il principale negoziatore di Hamas nei colloqui mediati da Qatar ed Egitto. Aveva già partecipato agli accordi che contribuirono a concludere la guerra del 2014 ed è stato al centro delle trattative successive per le tregue, gli scambi di prigionieri e il cessate il fuoco a Gaza.</p>



<p>La sua nomina segnala quindi che Hamas vuole affidarsi a una figura capace di parlare contemporaneamente con l’ala militare, con Teheran e con i mediatori arabi. <strong>Al-Hayya conosce il linguaggio della diplomazia regionale, ma la utilizza come prosecuzione della lotta politica. </strong>Per lui il negoziato non sostituisce la resistenza armata: serve a consolidarne i risultati, ottenere la liberazione dei detenuti palestinesi e garantire la sopravvivenza dell’organizzazione.</p>



<p>Questa doppia funzione, militante e negoziale, spiega perché abbia prevalso su <strong>Khaled Meshaal,</strong> esponente storico della direzione estera. La competizione tra i due rappresentava anche un confronto fra due sensibilità: da una parte una linea più legata a Gaza, all’Iran e alle conseguenze della guerra; dall’altra una direzione maggiormente radicata nella diaspora e più prudente nei rapporti con le monarchie arabe.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rapporto con l’Iran</h2>



<p>Al-Hayya è considerato <strong>uno dei dirigenti di Hamas con i rapporti più solidi con la Repubblica islamica iraniana, </strong>principale fonte di sostegno finanziario, militare e tecnologico per il movimento. Nel 2022 guidò inoltre una delegazione a Damasco per ricucire i rapporti con il governo siriano, interrotti dopo che Hamas aveva sostenuto la rivolta contro Bashar al-Assad. La riconciliazione con Damasco serviva a ricostruire l’asse regionale sostenuto da Teheran e comprendente Hezbollah, la Siria e altri gruppi armati.</p>



<p>La scelta di al-Hayya può quindi essere letta come una riaffermazione dell’appartenenza di Hamas a questo sistema di alleanze. Ma il nuovo leader dovrà evitare che il movimento appaia come un semplice strumento iraniano. La sua sopravvivenza politica dipende anche dal Qatar, che ospita parte della direzione, dall’Egitto, che controlla l’accesso meridionale a Gaza, e dalla Turchia. <strong>Il compito sarà mantenere l’appoggio dell’Iran senza perdere gli interlocutori arabi necessari a qualsiasi accordo.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Una famiglia colpita dalla guerra</h2>



<p>La biografia di al-Hayya è segnata da perdite familiari che ne hanno rafforzato il prestigio negli ambienti di Hamas. Nel 2007 un bombardamento israeliano contro la sua abitazione nel quartiere di Shujaiya uccise diversi parenti. <strong>Durante la guerra del 2014, un altro attacco provocò la morte del figlio maggiore Osama, della moglie di quest’ultimo e di tre loro figli.</strong></p>



<p>Nel settembre 2025 al-Hayya fu inoltre tra i dirigenti presi di mira in un attacco israeliano a Doha. La delegazione impegnata nei negoziati sopravvisse, ma l’episodio mostrò che nemmeno il territorio qatariota garantiva più una protezione assoluta alla dirigenza di Hamas. Questa storia personale gli consente di presentarsi non come un dirigente lontano dalla popolazione, ma come un uomo direttamente colpito dallo stesso conflitto che ha devastato Gaza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La ricostruzione impossibile senza una scelta politica</h2>



<p>La prima sfida di al-Hayya sarà <strong>stabilire quale Hamas dovrà sopravvivere alla guerra. </strong>Il movimento può tentare di conservare una struttura militare clandestina, mantenendo il controllo indiretto di una parte della Striscia, oppure accettare una progressiva separazione tra ala politica, amministrazione civile e apparato armato. La rinuncia formale al governo di Gaza potrebbe permettere la nascita di un’amministrazione tecnica sostenuta dai Paesi arabi. Tuttavia, nessuna ricostruzione sarà realmente possibile finché resteranno irrisolti il disarmo, il ritiro israeliano, la liberazione degli ostaggi e il futuro politico della Striscia.</p>



<p>Al-Hayya potrebbe mostrarsi più flessibile sulle forme del potere, ma difficilmente accetterà la dissoluzione dell’organizzazione. La sua strategia potrebbe essere quella di cedere l’amministrazione quotidiana, conservando però la rete politica, sociale e militare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una successione che non cambia il conflitto</h2>



<p>Israele considererà la nuova nomina come la sostituzione di un bersaglio con un altro. L’eliminazione di Haniyeh e Sinwar non ha determinato la fine di Hamas, ma ha modificato la sua direzione, rendendola più dispersa e prudente.</p>



<p><strong>La scelta di un negoziatore non significa dunque che il movimento abbia scelto la pace.</strong> Significa che Hamas cerca una figura capace di garantire la continuità politica dopo la distruzione materiale di Gaza e la perdita di gran parte della vecchia dirigenza. Al-Hayya dovrà tenere insieme l’ala militare, i dirigenti all’estero, l’Iran, i mediatori arabi e una popolazione palestinese che ha pagato un prezzo immenso. È un equilibrio quasi impossibile. Ma proprio questa capacità di muoversi tra guerra e negoziato spiega perché Hamas abbia affidato a lui la propria sopravvivenza.</p>
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		<title>Gaza e l&#8217;era del genocidio</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gaza-e-lera-del-genocidio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2026 09:27:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1331" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza e l&#039;era del genocidio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90-1024x710.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90-1536x1065.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90-600x416.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Omer Bartov: “Quanto accaduto a Gaza sembra preannunciare un nuovo futuro per questo crimine. Un futuro in cui altre nazioni o leader potrebbero essere incentivati a perseguire politiche genocidarie sapendo che non solo la faranno franca, ma che potrebbero persino trarne vantaggio”</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1331" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gaza e l&#039;era del genocidio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90-1024x710.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90-1536x1065.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260721110939477_ecc6d7c5cff78695c5d3320ee8d8df90-600x416.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Diversi i genocidi della storia moderna, da quello armeno a quello consumato dalla Germania contro le popolazioni africane degli <a href="https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2025-05/namibia-genocidio-africa-germania-pace-riconciliazione.html">Herero e dei Nama</a>, preludio a quello nazista. Secondo Omer Bartov, il più autorevole esperto di questo crimine, i primi genocidi citati riuscirono &#8220;grazie all&#8217;impunità di cui godevano all&#8217;epoca o all&#8217;assenza di successive punizioni, lo Stato responsabile continuò a trarre profitto dalle proprie azioni criminali. L&#8217;invenzione e la codificazione del concetto di genocidio dopo la Seconda Guerra Mondiale avevano appunto lo scopo di impedire il persistere di questa dinamica di impunità e profitto&#8221;.</p>



<p>Quanto accaduto a Gaza&#8221;, continua Bartov sul <a href="https://www.nytimes.com/2026/07/21/opinion/israel-gaza-palestinians-genocide.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">New York Times</a>, &#8220;sembra preannunciare un nuovo futuro per questo crimine. Un futuro in cui altre nazioni o leader potrebbero essere incentivati a perseguire politiche genocidarie sapendo che non solo la faranno franca, ma che potrebbero persino trarne vantaggio. Un futuro in cui i paesi e le organizzazioni internazionali che si erano impegnati a fermare e punire il genocidio potrebbero dare il via libera al suo ripetersi&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://www.nytimes.com/2026/07/21/opinion/israel-gaza-palestinians-genocide.html"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/A1-NYT-copia-6-1024x348.jpg" alt="I’m a Scholar of Genocide. We’re Entering a Terrifying New Era." class="wp-image-82896"/></a></figure>



<p>&#8220;[&#8230;] È improbabile che Israele debba rendere conto delle sue azioni&#8221;, nonostante Netanyahu e l&#8217;ex ministro della Difesa Yoav Gallant siano stati condannati per crimini di guerra dalla Corte penale internazionale. Infatti, &#8220;gli Stati Uniti hanno cercato di <a href="https://www.amnesty.org/en/latest/campaigns/2025/03/what-do-the-trump-administrations-sanctions-on-the-icc-mean-for-justice-and-human-rights/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">indebolire</a>&nbsp;la&nbsp;<a href="https://internationalpolicy.org/publications/us-sanctions-on-icc-undermine-rule-of-law-everywhere/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Corte</a> e Netanyahu si è recato ripetutamente alla Casa Bianca&#8221;&#8230;</p>



<p>Certo, Israele potrebbe essere condannato per genocidio dalla Corte internazionale di giustizia &#8220;ma le implicazioni di una tale sentenza non sono chiare finché Israele manterrà il sostegno degli Stati Uniti nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, organo esecutivo della Corte&#8221; dell&#8217;Aia.</p>



<p>&#8220;Pertanto, è probabile che i leader israeliani non saranno chiamati a rispondere delle proprie azioni, a meno che non vengano consegnati alla Corte penale internazionale da un nuovo governo israeliano restio a processarli in Israele e desideroso di ripristinare la reputazione internazionale del proprio Paese. Una possibilità remota&#8221;.</p>



<p>&#8220;In realtà, il <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c70155nked7o" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piano in 20 punti di Trump</a> [su Gaza] elude di fatto qualsiasi possibile assunzione di responsabilità o punizione per gli autori di questo crimine, promettendo un futuro radioso per tutti i soggetti coinvolti, sebbene le richieste di ripristino di una parvenza di normalità per i palestinesi difficilmente troveranno riscontro allorquando Israele e i suoi alleati si metteranno all&#8217;opera per costruire la città ideale [la famosa <a href="https://www.wired.it/video/watch/gaza-riviera-progetto-usa-trasforma-striscia-resort-di-lusso" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Riviera di Gaza</a> ndr.]. Che senso avrebbe riaprire vecchie accuse quando sta per emergere un mondo nuovo e radioso?&#8221;</p>



<p>[&#8230;] Il piano di Trump, se mai dovesse concretizzarsi, significherebbe che il governo statunitense o imprenditori americani che lavorano per suo conto venderebbero i diritti di locazione e costruzione su terreni espropriati ai residenti, il cui valore è destinato a salire alle stelle&#8221;.</p>



<p>&#8220;[&#8230;] Anche altre nazioni, rifiutandosi di ritenere Israele responsabile, ne trarranno vantaggio. La Germania è il secondo maggiore fornitore di armi a Israele dopo gli Stati Uniti e ha firmato importanti contratti per l&#8217;acquisto di tecnologia militare israeliana&#8221;. Inoltre, è accusato di genocidio presso la Corte dell&#8217;Aia per &#8220;aver agevolato il genocidio di Gaza finanziando Israele e tagliando gli aiuti all&#8217;Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, l&#8217;UNRWA; quindi ha tutto l&#8217;interesse politico ed economico a far sì che la questione non venga sollevata&#8221;.</p>



<p>[&#8230;] Inoltre, si ritiene che il Regno Unito abbia utilizzato le proprie basi militari di Cipro per sostenere Israele e si sta adoperando per migliorare le sue relazioni con gli Stati Uniti. La Francia, dal canto suo, sta cercando di mantenere la sua influenza politica nel Levante e di voltare pagina sulla questione del genocidio a Gaza che, secondo il presidente Emmanuel Macron, sarà definita &#8216;dagli storici, a tempo debito'&#8221;.</p>



<p>&#8220;Anche Israele ne trae profitto. Nonostante alcuni governi europei abbiano annullato contratti sulle armi e sanzionato aziende israeliane del settore della difesa [&#8230;] il settore bellico israeliano è rimasto fiorente. Le esportazioni di armi israeliane sono aumentate del 30% lo scorso anno rispetto al 2024, raggiungendo la cifra record di 19,2 miliardi di dollari, <a href="https://www.calcalistech.com/ctechnews/article/skwz8q2lzx" target="_blank" rel="noreferrer noopener">secondo Calcalist</a>, un sito israeliano di notizie finanziarie, e i test sul campo, cioè a Gaza, dei sistemi d&#8217;arma sono usati per propagandare le vendite, come riporta Calcalist. In altre parole, seminare distruzione porta profitto&#8221;.</p>



<p>&#8220;Per ora, l&#8217;impunità di Israele permetterà ai suoi cittadini ebrei di continuare a ignorare il genocidio, da cui un progressivo degrado dell&#8217;etica e della moralità israeliana, l&#8217;erosione dello stato di diritto, la violenza della polizia contro i cittadini palestinesi ed ebrei e l&#8217;ulteriore erosione di quel che resta della democrazia israeliana. Oltre a essere privati ​​di qualsiasi forma di giustizia e di responsabilità per le loro sofferenze, le vittime di Gaza continueranno a vivere in condizioni disperate, sotto sorveglianza militare e con prospettive future più che limitate&#8221;.</p>



<p>&#8220;[&#8230;] Una delle conseguenze di questo cambiamento dell&#8217;ordine postbellico potrebbe essere lo smantellamento del diritto internazionale umanitario e dei due tribunali internazionali istituiti per tutelarlo, così da assicurarsi che qualsiasi speranza di portare i politici israeliani responsabili di tali crimini davanti alla giustizia resti vana e segnalando ad altre nazioni che l&#8217;impunità sarà garantita anche a esse&#8221;.</p>



<p>&#8220;Alcuni potrebbero sostenere che il caso di Gaza è singolare perché Israele gode di una posizione internazionale unica grazie all&#8217;alleanza con gli Stati Uniti e all&#8217;eredità dell&#8217;Olocausto. E che forse altri Stati non possono sperare in compensi e che anzi potrebbero persino essere puniti per genocidio. Eppure, ciò a cui stiamo assistendo crea un precedente straordinario, che ha il potenziale di minare l&#8217;intero presupposto del genocidio come crimine punibile secondo il diritto internazionale&#8221;.</p>



<p>&#8220;[&#8230;] Se i progetti per Gaza attualmente in fase di elaborazione dovessero concretizzarsi, il genocidio potrebbe essere considerato da alcune nazioni come una legittima e redditizia estensione della politica attraverso altri mezzi. Quanto meno, le nazioni che avranno in qualche modo tratto vantaggio dal genocidio potrebbero essere meno propense a ritenere responsabili i futuri colpevoli. Raphael Lemkin, che coniò il termine genocidio nel 1944 e che si batté per l&#8217;adozione della Convenzione per la prevenzione e la repressione di tale crimine quattro anni dopo, sperava proprio di evitare questo esito. Potrebbe benissimo essere il futuro del genocidio&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PICCOLENOTE-INSIDOVER-1024x205.jpg" alt="AAA" class="wp-image-82196"/></a></figure>
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		<item>
		<title>Valerio Nicolosi: &#8220;Da Gaza all&#8217;Etiopia, la mia mappa di un pianeta e dei popoli minacciati dall&#8217;ecocidio&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/valerio-nicolosi-da-gaza-alletiopia-la-mia-mappa-di-un-pianeta-e-dei-popoli-minacciati-dallecocidio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 04:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[climate change]]></category>
		<category><![CDATA[Genocidio a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Valerio Nicolosi: "Israele vuole annientare Gaza anche attraverso l'ecocidio: una distruzione indiscriminata del pianeta".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/valerio-nicolosi-da-gaza-alletiopia-la-mia-mappa-di-un-pianeta-e-dei-popoli-minacciati-dallecocidio.html">Valerio Nicolosi: &#8220;Da Gaza all&#8217;Etiopia, la mia mappa di un pianeta e dei popoli minacciati dall&#8217;ecocidio&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Distruzione-della-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-tenda-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In un’epoca d’instabilità sociale, politica, economica e climatica come quella che stiamo attraversando, <strong>è possibile tracciare una linea di connessione tra i contesti di guerra, la crisi ambientale e l’avanzamento del capitalismo?</strong> È possibile leggere il <a href="https://it.insideover.com/politica/commissione-onu-israele-ha-deliberatamente-preso-di-mira-i-bambini-di-gaza-e-genocidio.html">genocidio di Gaza</a>, le alluvioni in Emilia-Romagna o la siccità estrema in Etiopia come manifestazioni di una stessa crisi globale? E quali responsabilità hanno la politica e il modello economico dominante nel progressivo deterioramento dell&#8217;ambiente e nell&#8217;acuirsi delle disuguaglianze sociali?</p>



<p>Sono questi alcuni dei temi centrali all’interno di <a href="https://www.ilmillimetro.it/libro/9791282062329" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Ecoguerra. Mappa di un pianeta sotto assedio </strong>(Il Millimetro, 2026)</a>, <strong>l’ultimo libro-reportage del giornalista e documentarista Valerio Nicolosi</strong>. Da anni impegnato nel racconto di conflitti, migrazioni e crisi umanitarie, Nicolosi ha documentato alcuni dei principali scenari di guerra e delle grandi trasformazioni del nostro tempo, collaborando, tra gli altri, con Rai e Mediaset, Reuters e Ansa fino al suo <a href="https://www.fanpage.it/scanner/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">podcast Scanner</a>, realizzato con Fanpage.it in cui racconta quotidianamente l’attualità. <strong>“Israele vuole annientare il popolo palestinese e lo fa anche attraverso l’ecocidio a Gaza, un’idea di distruzione indiscriminata di una popolazione e del pianeta”</strong>, ha raccontato nel corso della nostra intervista, attraverso un dialogo ampio sulla <strong>criticità del modello di sviluppo economico occidentale odierno, fino al declino degli Stati Uniti e della loro egemonia,</strong> sotto <a href="https://it.insideover.com/politica/immunita-totale-contractor-e-diritto-al-sequestro-il-board-of-peace-di-trump-per-gaza-e-un-mostro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’amministrazione di Trump</a>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="874" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/valerio-nicolosi-2-1024x874.jpg" alt="" class="wp-image-523283" style="aspect-ratio:1.1716502484526197;width:749px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/valerio-nicolosi-2-1024x874.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/valerio-nicolosi-2-300x256.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/valerio-nicolosi-2-768x656.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/valerio-nicolosi-2-600x512.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/valerio-nicolosi-2.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p><strong>Recentemente è stato pubblicato il tuo libro-reportage <em>Ecoguerra: </em>com’è nata l’idea per realizzarlo? Che ispirazione c’è dietro a questo titolo così profondamente, e supponiamo volutamente, evocativo?</strong></p>



<p>“Questo libro nasce da una necessità: sono sempre stato molto sensibile al tema ambientale, ho seguito i movimenti di <em>Fridays for Future</em>, di <em>Extinction Rebellion</em> ma ero attento alla questione anche prima. Poi, cinque anni, fa è nato mio figlio e questo ha inevitabilmente allungato la mia prospettiva sul futuro, perché con un figlio non pensi più al futuro prendendo in considerazione solo la tua pelle e la tua vita, ma inizi a farlo pensando alla sua. E per questo però, mi sono allarmato ancora di più.</p>



<p>Gli effetti della crisi climatica, oggi, sono sempre più evidenti: ho seguito e raccontato come inviato le due grandi alluvioni in Emilia-Romagna, sono stato in Etiopia e il libro si apre proprio col reportage dalla regione di Borena. Lì ho visto coi miei occhi la ‘forbice dell&#8217;acqua’: la quantità d&#8217;acqua che cade ogni anno è sostanzialmente sempre la stessa, ma il problema è che cade tutta da una parte e non cade affatto dall&#8217;altra. Ho sentito il bisogno di mettere insieme tutti questi lavori.</p>



<p>Il libro si chiama <em>Ecoguerra</em> perché mi sono occupato e mi occupo anche di guerra, ma allo stesso tempo dico sempre una cosa: sotto le bombe, in qualche modo, ci si abitua a vivere. Può sembrare assurdo, ma in Ucraina, in Cisgiordania o a Gaza dove sono stato, esisteva comunque una forma di ‘quotidianità’, nonostante tutto. Mentre senz’acqua, oppure durante un&#8217;alluvione, quella quotidianità semplicemente scompare. Sei anni di siccità, come quelli che ho visto nella regione etiope di Borena, sono molto peggio di una guerra. Da qui nasce l&#8217;idea: una guerra che l&#8217;umanità ha dichiarato al pianeta e alla quale il pianeta, inevitabilmente, sta rispondendo.”</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-523284" style="width:724px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-1024x1024.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage-100x100.jpg 100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Ecoguerra.-Mappa-di-un-pianeta-sotto-assedio.-2026-Il-Millimetro.-Valerio-Nicolosi-reportage.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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<p><strong>A proposito del capitolo dedicato a Borena, nel Sud dell’Etiopia: qui racconti come in quella regione non piova da oltre sei anni, un tempo in cui la siccità ha “ucciso l’80% del bestiame e quasi ogni forma di vita vegetale”. È un immaginario e un contesto molto lontano da noi, eppure è assurdo e tremendamente allarmante, proprio ora che l’attenzione sulla crisi climatica è aumentata anche qui, con le forti ondate di calore di queste ultime settimane. Un po’ come fosse il segnale di qualcosa di molto più grande a livello ambientale e non solo. Cosa ti ha colpito di più di quell’esperienza?</strong></p>



<p>“Ho camminato sui letti dei laghi e dei fiumi in secca. È stata una sensazione pazzesca, inimmaginabile. I primi fiumi che ho visto non sembravano nemmeno fiumi: erano talmente secchi, che hanno dovuto spiegarmi che si trattava di quelli che una volta erano fiumi. Per me erano semplicemente pezzi di terra arida, identici a tutto il resto che ci circondava. Invece una volta erano stati fiumi importanti. È un fenomeno che non si può descrivere. Paolo Virzì ha fatto un film su questo tema: <em>Siccità</em>, dove immagina un contesto contemporaneo, ma anche distopico, ovvero una Roma in cui non piove da due anni. Ecco, provate a immaginare cosa significhi, nella realtà, vivere sei o sette anni senza pioggia, non in città come nel film, ma in un contesto di agro-pastorizia seminomade, di estrema povertà, dove le persone vivono di allevamento e di sussistenza. Quelle persone hanno perso tutto. Per questo dico che, paradossalmente, è meglio la guerra della siccità.”</p>



<p><strong>Sin dalle primissime righe del libro, già dalla prefazione, a cura di Cristiano Godano, leggiamo: “Appare sempre più chiaro a molte persone che il capitalismo è una specie di gigantesca gabbia in cui l’umanità è fatta convogliare, sedata, abbindolata, raggirata da una narrazione totalmente fraudolenta che invita a credere che c’è posto per tutti con la propria libera iniziativa.” Dal tuo punto di vista, in che modo il capitalismo occidentale – e non solo – è responsabile della crisi climatica, ambientale, sociale e politica che stiamo attraversando?</strong></p>



<p>“Mark Fisher diceva che è più facile immaginare la fine del pianeta che la fine del capitalismo. Il capitalismo è il problema, non c&#8217;è molto altro da discutere. Perché è proprio un modello di sviluppo che prevede lo sfruttamento dell&#8217;uomo sull&#8217;uomo e dell&#8217;uomo sull&#8217;ambiente. Stiamo andando verso una sorta di tecnofeudalesimo, in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e arrivano perfino a immaginare – quasi come fossimo in un romanzo di fantascienza – di trovare un altro pianeta su cui trasferirsi quando questo non sarà più abitabile. Naturalmente è un’idea di pochi, solo dei più ricchi. Nel frattempo, però, continuano a sfruttare tutto ciò che questo pianeta può offrire, a discapito del restante 99% della popolazione. Lo stiamo vivendo sulla nostra pelle.</p>



<p>Le ondate di calore colpiscono direttamente e in modo particolare alcune categorie di lavoratori: rider, operai, persone che devono prendere i mezzi pubblici nelle ore più calde della giornata, che rischiano di sentirsi male quotidianamente. Nel frattempo, i più ricchi hanno una casa al mare, una in montagna, un appartamento di quattrocento metri quadrati con aria condizionata… A loro la crisi climatica non tange nel quotidiano, perché ci riguarda tutti, ma come in tutte le situazioni critiche, non siamo tutti sulla stessa barca: c&#8217;è chi è su uno yacht e chi, invece, è su un barcone che prova ad attraversare il Mediterraneo. Perché chi scappa dalla siccità, dalla fame e dagli effetti della crisi climatica si imbarca anche sui barconi.</p>



<p>In questa crisi climatica più andiamo avanti, più a essere colpiti saranno i poveri. Non c’è possibilità di cambiare la situazione, se non cambiando il modello di sviluppo con interventi mirati sul territorio: una patrimoniale per i più ricchi, una riduzione dell’asfalto, aumentare il verde pubblico e ridistribuire la ricchezza. Solo così si può iniziare a rispondere a questa macro-crisi.”</p>



<p><strong>Nel tuo reportage ti sei spostato in contesti molto diversi: in Italia, passando dalle Alpi, dalla Pianura Padana fino all’Emilia Romagna, ma anche fuori, in Etiopia, come abbiamo accennato, fino a Gaza, dove sei stato in passato. Pensando alla Striscia di Gaza oggi, ovviamente, il primo pensiero non va alla crisi climatica, quanto piuttosto alla sua completa distruzione, causata dall’offensiva militare israeliana. C’è però un concetto preciso che tu evochi, quello dell’“ecocidio”. In che modo si manifesta?</strong></p>



<p>“Ho scelto di inserire l&#8217;ecocidio di Gaza in questo libro non perché sia direttamente e strettamente legato alla crisi climatica, ma perché è la rappresentazione, a mio avviso, di quell’idea di distruzione indiscriminata, a piacimento, del pianeta e di una popolazione. Israele vuole annientare il popolo palestinese e lo fa anche attraverso l&#8217;ecocidio: ovvero rendendo inospitale quel territorio per decenni. Altro che la “New Gaza” immaginata da Trump.&nbsp;</p>



<p>Da un lato c&#8217;è l’enorme quantità di bombe che sono state sganciate, con tutti i metalli pesanti e le sostanze tossiche che hanno contaminato un territorio microscopico come quello della Striscia. Dall&#8217;altro, ci sono le tonnellate di macerie: se si iniziasse oggi a rimuoverle, servirebbero circa trent&#8217;anni per eliminarle completamente. Questo è emblematico: l’idea che la Terra sia ad uso esclusivo di qualcuno. In questo caso qualcuno che vuole eliminare un’altra popolazione. Non vi è alcun rispetto della Terra come un qualcosa di tutti, come ‘Terra madre’.</p>



<p>Faccio un volo pindarico, ma in passato io sono stato anche in Chiapas e ho vissuto per un periodo all&#8217;interno di una famiglia zapatista. La cultura maya mette la Terra al centro di tutto: il rispetto della terra è il fondamento della loro visione del mondo. Ed è una prospettiva dalla quale avremmo molto da imparare, perché cambierebbe radicalmente il nostro rapporto con il pianeta. Noi, invece, non ci limitiamo a prendere ciò che ci serve, lasciando la Terra nelle stesse condizioni per chi verrà dopo di noi. Noi cerchiamo di prendere tutto quello che possiamo, senza limiti”.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-523287" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Alluvione-Emilia-Romagna-2023-Wikimedia-Commons.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Alluvione in Emilia-Romagna, 2023</em></figcaption></figure>
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<p><strong>Negli ultimi anni l’attenzione e la sensibilità dell’opinione pubblica sulle problematiche legate al clima e all’ambiente è aumentata molto, ma esistono ancora i cosiddetti “negazionisti”, che tu citi anche nel libro. Spesso appartengono a una classe politica o economica più privilegiata. Come reporter, ma anche come cittadino, come risponderesti a chi continua, ancora oggi, a negare l’esistenza della crisi climatica?</strong></p>



<p><strong>“</strong>È difficile. Da un lato potremmo limitarci a usare i dati, che sono incontrovertibili. Ma spesso i numeri, da soli, finiscono per allontanare le persone invece di coinvolgerle. Credo sia necessario raccontare con chiarezza ciò che sta accadendo: le nostre città tra trenta o quarant’anni non saranno più le stesse e rischiano di non essere più vivibili. Oggi circa il 50% della popolazione mondiale vive nelle aree urbane e nel giro di trent&#8217;anni questa percentuale salirà al 75%. Ci saranno sempre più persone concentrate nelle metropoli, che però diventeranno sempre più inospitali. Io parlerei, per esempio, dello scioglimento dei ghiacciai, spiegando cosa comporta: non è un problema che riguarda soltanto gli alpinisti o gli appassionati di montagna. Se le Alpi perderanno la quasi totalità, il 97%, dei loro ghiacciai, perderemo una delle nostre principali riserve d&#8217;acqua e il clima cambierà radicalmente anche nelle aree sottostanti. È questo che dobbiamo spiegare alle persone, non stiamo parlando di un film di fantascienza. Non possiamo comportarci come nel film <em>Don&#8217;t Look Up</em>, continuando a negare la realtà fino all&#8217;ultimo momento.”</p>



<p><strong>Tornando alla situazione in Medio Oriente, rispetto alla tua esperienza come reporter, osservando la distruzione di Gaza, dove ormai, sappiamo, mancano tutti i tipi di beni di prima necessità, e dove, nonostante i cosiddetti “Cessate il fuoco” ci sono continui attacchi da parte dell’IDF, così come ce ne sono anche in Cisgiordania e in Libano, come vedi l’evoluzione di questo conflitto, ammesso che di conflitto si possa parlare, nel prossimo futuro?</strong></p>



<p>“Io non parlerei di guerra, quello che è in corso è un genocidio, e temo che andrà avanti nell&#8217;indifferenza pressoché totale della comunità internazionale, fino al raggiungimento di un preciso obiettivo politico: un’Israele ‘dal fiume al mare’. So che è una visione pessimista, per questo attingo alle parole delle mie amiche e dei miei amici palestinesi. Loro mi ripetono sempre che tutte le occupazioni, nella storia, prima o poi sono finite. E sono convinti che finirà anche questa. Come accadrà, nessuno lo sa. Alcuni mi dicono: ‘Per noi andrebbe bene anche uno Stato unico, purché ci vengano riconosciuti gli stessi diritti per tutti, il diritto di voto per tutti. A quel punto, come popolazione alla pari, proveremmo a convivere in pace’. Altri, invece, sostengono che riusciranno a riprendersi Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est come territori palestinesi. Non so come finirà, ma, cercando di essere ottimista, come lo sono i palestinesi, quell’occupazione prima o poi finirà, esattamente come tutte le altre.”</p>



<p><strong>Secondo te, a cosa è dovuta la nostra passività, come Unione Europea e come Stati occidentali, nei confronti della causa palestinese? Al di là delle dichiarazioni di principio, non si sono quasi mai visti interventi concreti di sostegno da parte delle istituzioni europee in questi anni</strong></p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-523285" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/Un-bambino-tra-le-macerie-nella-Striscia-di-Gaza-Ansa-2026.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Un bambino tra le macerie di Gaza, giugno 2026</em></figcaption></figure>
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<p>“Le ragioni sono principalmente due. La prima è una responsabilità storica che pesa ancora oggi, soprattutto su Paesi come l&#8217;Italia e la Germania. Non è un caso che siano stati proprio questi due governi a opporsi alle sanzioni e alla sospensione dell&#8217;accordo di associazione tra Israele e l&#8217;Unione Europea. È una responsabilità storica che continua a pesare sulle scelte politiche.</p>



<p>La seconda riguarda gli interessi economici, tecnologici e militari. Noi abbiamo messo la nostra sicurezza nelle mani di società israeliane, che spesso sono aziende private fondate da ex alti ufficiali dell&#8217;IDF, da ex membri dell&#8217;intelligence o ex esponenti politici. Si tratta di realtà strettamente collegate allo Stato israeliano, anche perché il governo investe direttamente in molte di queste aziende.</p>



<p>Prendiamo il caso di <em>Paragon</em>. Il giornale per cui lavoro, <em>Fanpage.it</em>, è stato spiato attraverso questo software. Ancora oggi non sappiamo chi abbia autorizzato quell&#8217;operazione, perché il Governo continua a non dircelo, anche se dovrebbe esserne perfettamente a conoscenza. <em>Paragon</em> è una società israeliana: gli israeliani sanno chi ha utilizzato quel sistema, mentre il Governo italiano continua a non fornire risposte. Questo episodio dimostra quanto la nostra sicurezza sia stata delegata e, di conseguenza, quanto siamo ricattabili.”</p>



<p><strong>Prima hai citato Donald Trump. Se guardiamo all&#8217;attualità, gli Stati Uniti continuano a essere coinvolti in numerosi scenari di tensione internazionale proprio in Medio Oriente, tra cui il conflitto, assieme a Israele, contro l’Iran. Allo stesso tempo Washington, nell’ultimo anno, si è progressivamente sfilata da diversi accordi internazionali, non solo in materia di conflitti, ma anche sul fronte climatico, a partire dal Protocollo di Kyoto del 1997, l’Accordo di Parigi del 2015, fino all’annullamento di qualsiasi principio del diritto internazionale. Come se non ci fossero più regole di alcun tipo. Come immagini il ruolo degli Stati Uniti e l’egemonia statunitense in questo scenario, nel prossimo futuro?</strong></p>



<p><strong>“</strong>Gli Stati Uniti sono un impero. E gli imperi, quando entrano in fase del declino, diventano più aggressivi. Trump è l’espressione di questa aggressività e di questo declino. Sta cercando di arrestarlo, ma ormai è un declino strutturale. Lo fa cercando di riportare la produzione industriale negli Stati Uniti – pochi giorni fa annunciava, ad esempio, che Toyota produrrà nuove automobili sul territorio americano – e lo fa anche vendendo a noi armi. E noi europei, purtroppo, stiamo cadendo in questa logica. Non so quanto a lungo gli Stati Uniti riusciranno a mantenere la loro posizione dominante. Rimangono una potenza enorme, ma sono anche un impero in evidente declino.”</p>



<p><strong>E come s’inserisce la Cina in questo declino?</strong></p>



<p>“La Cina è in forte ascesa. Pechino, però, ha un problema militare che gli Stati Uniti non hanno: non ha mai combattuto una guerra in tempi recenti. Possiede un esercito importante, ma è un esercito che recentemente è stato interessato anche da profonde epurazioni interne. Di conseguenza, nessuno sa davvero quale sarebbe la sua capacità di affrontare un conflitto su larga scala. Per questo motivo, credo che la Cina continuerà a seguire la strategia che ha adottato finora: osservare gli equilibri internazionali, investire sul commercio, rafforzare i rapporti bilaterali e consolidare la propria influenza economica. Quanto all&#8217;Europa, penso che dovrà prima o poi prendere atto che gli Stati Uniti, con Trump, non avranno più il ruolo che hanno avuto fino ad oggi. E questa trasformazione finirà probabilmente per accelerare ulteriormente il declino della leadership americana.”</p>



<p><strong>Restando sulla Cina, ma anche su alcune riflessioni sviluppate nel tuo libro: tra le questioni legate alla crisi climatica c&#8217;è anche l&#8217;inquinamento prodotto dall&#8217;industria. Per anni si è parlato di delocalizzazione: molti Paesi occidentali hanno spostato la produzione all&#8217;estero, soprattutto per ridurre i costi. Oggi, però, ci troviamo davanti a un paradosso. Gran parte della produzione industriale mondiale è concentrata proprio in Paesi come la Cina o del Sud-est asiatico, che sono diventati il motore di interi settori, dal tessile all&#8217;elettronica. Allo stesso tempo, però, questi Paesi sono accusati di essere i maggiori responsabili dell&#8217;inquinamento globale, anche se producono beni, spesso destinati proprio ai mercati occidentali. Come interpreti questo paradosso? È possibile uscirne?</strong></p>



<p>“La domanda ci riporta esattamente al punto da cui siamo partiti: il modello di sviluppo. Finché continueremo a comportarci come se le risorse del pianeta fossero infinite, pur sapendo che non lo sono, continueremo a riprodurre questo stesso meccanismo. È vero: in Europa abbiamo introdotto una serie di normative per ridurre l&#8217;inquinamento, limitare l&#8217;uso dei combustibili fossili e contenere le emissioni. Allo stesso tempo, però, abbiamo trasferito gran parte della produzione industriale altrove. La Cina rappresenta bene questa contraddizione. È il Paese che oggi investe di più nelle energie rinnovabili ma, contemporaneamente, è anche uno dei maggiori emettitori di gas serra. Se però si osservano i dati sulle emissioni pro capite, il quadro cambia: sono inferiori, ad esempio, a quelle degli Stati Uniti.</p>



<p>Il problema è che noi abbiamo completamente delegato la nostra produzione industriale. Lo abbiamo fatto perché conveniva economicamente: conveniva ai grandi gruppi industriali, conveniva ai proprietari delle aziende, conveniva a chi poteva produrre a costi molto più bassi. In molti casi mancavano normative ambientali rigorose e questo ha reso ancora più conveniente spostare la produzione all&#8217;estero, senza dover investire in tecnologie meno inquinanti. Oggi, però, non possiamo limitarci ad accusare quei Paesi di essere i principali responsabili dell&#8217;inquinamento, dimenticando che siamo stati noi a trasferire lì le nostre fabbriche e una parte consistente della nostra produzione. Alla fine, il nodo resta sempre lo stesso: il problema continua a essere il capitalismo.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/valerio-nicolosi-da-gaza-alletiopia-la-mia-mappa-di-un-pianeta-e-dei-popoli-minacciati-dallecocidio.html">Valerio Nicolosi: &#8220;Da Gaza all&#8217;Etiopia, la mia mappa di un pianeta e dei popoli minacciati dall&#8217;ecocidio&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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