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	<title>Francia Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 15 Jun 2026 08:16:46 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Francia Archives - InsideOver</title>
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		<title>Dassault saluta Airbus: l&#8217;Eurodrone può attendere</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/dassault-saluta-airbus-leurodrone-puo-attendere.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 08:16:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il disimpegno francese rispetto al progetto di drone europeo non è solo una questione contrattuale ma una questione strategica. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/dassault-saluta-airbus-leurodrone-puo-attendere.html">Dassault saluta Airbus: l&#8217;Eurodrone può attendere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/dassault-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La vicenda Eurodrone non riguarda soltanto un disaccordo tecnico tra Dassault Aviation e Airbus. Deve essere interpretata come un episodio di guerra economica all’interno dello stesso campo europeo. Ciò che, a prima vista, appare come una controversia su compensazioni industriali rivela in realtà una lotta per il controllo delle filiere critiche, il dominio delle tecnologie militari, la protezione dei saperi nazionali e la definizione stessa della sovranità europea. <strong>La richiesta di compensazione formulata da Dassault nei confronti di Airbus, dopo la riduzione della propria quota di lavoro legata al disimpegno francese dall’acquisto dell’Eurodrone, non è dunque una semplice disputa contrattuale. </strong>È il sintomo di un disordine strategico più vasto. La Francia, senza uscire formalmente dal programma, ha smesso di prevedere il finanziamento delle proprie acquisizioni fino al 2035. Questo significa mantenere la facciata politica della cooperazione, ma togliere al progetto una parte essenziale della sua sostanza industriale e militare.</p>



<p>Per comprendere questa crisi bisogna uscire dal linguaggio convenzionale della cooperazione europea. Le parole usate nei vertici diplomatici — partenariato, condivisione, autonomia, sovranità, difesa comune — spesso mascherano realtà molto più dure. <strong>Nell’industria degli armamenti ogni programma è anche una battaglia di potenza. </strong>Si tratta di stabilire chi definisce il bisogno, chi controlla l’architettura tecnica, chi possiede i dati, chi conserva i brevetti, chi fissa le norme, chi intercetta i finanziamenti pubblici e chi impone agli altri il proprio modello industriale. È proprio qui che diventano utili le categorie della Scuola di Guerra Economica di Parigi, dell’EPGE e delle analisi diffuse da OPIG. La guerra economica non è soltanto lo scontro tra Stati nemici. È anche <strong>la concorrenza permanente tra alleati, imprese, amministrazioni, filiere industriali e sistemi nazionali </strong>di potenza. Si combatte nei contratti, nelle norme, nei finanziamenti, nei racconti pubblici, nelle dipendenze tecnologiche, nelle catene di approvvigionamento e negli arbitrati di bilancio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Eurodrone come specchio di una sovranità incompiuta</h2>



<p>L’Eurodrone avrebbe dovuto essere uno strumento dell’indipendenza europea. <strong>Il programma riuniva Francia, Germania, Italia e Spagna attorno a un drone di media altitudine e lunga autonomia, </strong>destinato alla sorveglianza, all’intelligence, alla designazione degli obiettivi e, in prospettiva, anche a missioni armate. L’obiettivo era chiaro: ridurre la dipendenza europea dai droni statunitensi e israeliani, in particolare dal Reaper americano, divenuto per anni uno dei simboli della superiorità occidentale nel settore dei sistemi senza pilota.</p>



<p><strong>Ma l’ambizione politica si è scontrata con la realtà industriale.</strong> Airbus è stata collocata al centro del dispositivo, mentre Dassault, Leonardo e Airbus Spagna avrebbero dovuto occupare ruoli importanti. Questa architettura doveva soddisfare gli equilibri nazionali. Tuttavia, in una logica di guerra economica, l’equilibrio non è mai neutrale. La distribuzione dei compiti determina la distribuzione delle competenze, dei posti di lavoro, dei margini, dei brevetti e dell’influenza futura. Chi dirige un programma non controlla soltanto un calendario industriale; controlla una posizione strategica.</p>



<p><strong>La Francia si è progressivamente interrogata sull’utilità reale di un sistema costoso, complesso e tardivo, mentre la guerra in Ucraina ha sconvolto le dottrine.</strong> I droni non sono più soltanto mezzi di ricognizione di lunga durata. Sono diventati strumenti di saturazione, logoramento, correzione del tiro, attacco tattico, pressione psicologica e disorganizzazione permanente dell’avversario. Il campo di battaglia moderno non premia più soltanto la sofisticazione. Premia anche la massa, la velocità di produzione, la capacità di sostituzione, la resilienza davanti al disturbo elettronico e l’integrazione in un ecosistema completo fatto di guerra elettronica, sensori, artiglieria e dati.</p>



<p>In questa prospettiva, la scelta francese appare meno come un’esitazione e più come una riorganizzazione strategica. <strong>Parigi non rinuncia ai droni; rifiuta di lasciarsi imprigionare in un modello industriale che potrebbe produrre troppo tardi un sistema troppo pesante. </strong>La preferenza crescente per soluzioni più nazionali, più rapide e più adatte all’alta intensità traduce una forma di patriottismo economico applicato alla difesa. Non si tratta soltanto di comprare francese per riflesso nazionale, ma di preservare una capacità sovrana di decisione, produzione e adattamento.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’intelligence economica come lucidità strategica</h2>



<p>L’intelligence economica consiste nel raccogliere, analizzare, proteggere e sfruttare l’informazione strategica utile alla decisione. Applicata alla vicenda Eurodrone, porta a porre domande che il discorso ufficiale evita spesso. Chi beneficia davvero del programma? Chi guadagna competenze? Chi perde autonomia? Quale impresa diventa centrale? Quale filiera nazionale viene indebolita? Quali saperi rischiano di essere marginalizzati? Quale dipendenza futura viene creata in nome della cooperazione presente?</p>



<p>Se si applica questa griglia, la crisi Eurodrone diventa più leggibile. <strong>Dassault difende una posizione che va oltre la sola questione della remunerazione. L’impresa difende il proprio posto nell’architettura aeronautica militare europea. </strong>Rifiuta di essere ridotta a un ruolo secondario in un settore nel quale le tecnologie senza pilota, la connettività, l’intelligenza imbarcata e l’integrazione con i futuri sistemi di combattimento diventeranno decisive. Perdere oggi una quota di lavoro significa rischiare di perdere domani una competenza. E perdere una competenza nell’industria della difesa significa perdere una porzione di sovranità.</p>



<p><strong>Airbus, da parte sua, difende la logica del grande consorzio europeo. </strong>Questa logica ha prodotto risultati notevoli nell’aviazione civile, ma si rivela più fragile nel settore militare. L’armamento non è un mercato ordinario. Tocca il segreto, la dottrina d’impiego, la proprietà delle tecnologie, la libertà decisionale degli Stati e la capacità di produrre in tempo di crisi. La questione non è quindi soltanto sapere se Airbus possa coordinare più industriali. La questione è capire se questa coordinazione produca potenza o dipendenza.</p>



<p>L’intelligence economica obbliga anche ad analizzare i racconti. Presentare Eurodrone come un programma europeo di sovranità non basta. Bisogna chiedersi se questo programma accresca davvero la libertà strategica degli Stati partecipanti o se diventi un compromesso costoso destinato a salvare l’apparenza politica dell’unità europea. Nella guerra economica le parole sono armi. La parola sovranità può mascherare una dipendenza. La parola cooperazione può nascondere una cattura di valore. La parola Europa può dissimulare rapporti di forza tra potenze nazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Patriottismo economico o ingenuità europea</h2>



<p>Il patriottismo economico, in questo dossier, non deve essere caricaturato come una chiusura protezionistica. Indica la capacità di uno Stato di identificare i propri interessi vitali, proteggere le proprie imprese strategiche, sostenere le filiere critiche e rifiutare che la logica del mercato o quella del compromesso diplomatico indeboliscano la sua potenza futura. Nel campo della difesa, questo patriottismo economico non è un’opzione ideologica. È una condizione di sopravvivenza strategica.</p>



<p>La Francia ha rivendicato a lungo questa cultura. <strong>Essa si fonda sull’idea che le industrie della difesa non siano imprese come le altre.</strong> Dassault, Naval Group, Thales, Safran o MBDA non producono soltanto beni industriali. Producono autonomia politica. Permettono allo Stato di decidere, esportare, dissuadere, intervenire, negoziare e resistere alle pressioni esterne. Quando una capacità industriale viene perduta, non si ricostituisce facilmente. Servono anni, a volte decenni, per ricostruire un sapere abbandonato.</p>



<p>La crisi Eurodrone illustra dunque una tensione fondamentale: <strong>bisogna sacrificare una parte della sovranità industriale nazionale in nome di una sovranità europea ancora incerta? </strong>La risposta francese sembra diventare più prudente. Parigi accetta la cooperazione quando questa rafforza le sue capacità. Diventa però molto più diffidente quando la cooperazione rischia di diluire i suoi saperi, ritardare i suoi programmi o collocare i suoi industriali in posizione subordinata.</p>



<p>Questa posizione può essere criticata da chi difende una difesa europea integrata. Ma è perfettamente coerente dal punto di vista della guerra economica. <strong>In un mondo in cui gli alleati sono anche concorrenti, nessuno Stato serio affida ad altri il cuore delle proprie tecnologie decisive </strong>senza garanzie solide. L’Europa della difesa non può essere costruita sull’ingenuità. Presuppone una chiarificazione brutale degli interessi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il conflitto Dassault-Airbus come guerra di posizione</h2>



<p>La rivalità tra Dassault e Airbus non nasce con Eurodrone. <strong>Attraversa già il dossier SCAF, il sistema di combattimento aereo del futuro. </strong>Anche lì la questione centrale riguarda la direzione industriale, la proprietà intellettuale, il controllo del velivolo da combattimento e la ripartizione dei compiti tra francesi, tedeschi e spagnoli. Dietro i dibattiti tecnici si nasconde una questione di potere: chi comanderà l’aviazione militare europea di domani?</p>



<p>Dassault ritiene che la progettazione di un aereo da combattimento non possa essere trasformata in un mosaico burocratico. L’esperienza del Rafale dà all’impresa francese una legittimità particolare. Ha concepito, sviluppato, migliorato ed esportato un velivolo diventato un successo strategico e commerciale. Airbus, al contrario, rappresenta la potenza del consorzio, l’equilibrio tra partner, la capacità di organizzare grandi programmi multinazionali. Queste due culture possono cooperare, ma non parlano sempre la stessa lingua.</p>



<p><strong>Nell’Eurodrone come nello SCAF, il disaccordo riguarda dunque la gerarchia. Chi dirige? Chi segue? Chi arbitra? Chi possiede le tecnologie?</strong> Chi decide le evoluzioni future? Queste domande sono al centro della guerra economica. Chi controlla l’architettura controlla la dipendenza degli altri. Chi definisce le interfacce impone i propri standard. Chi detiene i dati possiede una capacità d’influenza duratura.</p>



<p>La crisi attuale può quindi essere letta come una guerra di posizione tra due modelli industriali. Il modello francese privilegia la coerenza sovrana, l’autorità tecnica e il legame diretto tra Stato stratega e industria nazionale. Il modello Airbus privilegia la distribuzione europea, la coordinazione multinazionale e la costruzione di un attore continentale capace di competere con i grandi gruppi americani. Il problema è che questi due modelli convergono soltanto se gli Stati condividono la stessa visione strategica. E non è questo il caso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Germania, Italia, Spagna e la battaglia dei ritorni industriali</h2>



<p>L’Eurodrone coinvolge anche Germania, Italia e Spagna. Ciascuno di questi Paesi cerca di ottenere ricadute industriali, posti di lavoro, competenze e un posto nella catena del valore. È normale. Ma questa logica dei ritorni industriali può trasformare un programma militare in un compromesso geoeconomico permanente. Non si costruisce più soltanto lo strumento più efficace; si costruisce lo strumento politicamente accettabile per ogni partner.</p>



<p><strong>La Germania ragiona in un quadro particolare. Vuole rafforzare la propria difesa, ma resta profondamente legata alla NATO e alla relazione transatlantica.</strong> Desidera sviluppare la propria industria, ma conserva una cultura strategica diversa da quella francese. L’Italia cerca di preservare il ruolo di Leonardo nei grandi programmi europei e di evitare di essere marginalizzata tra l’asse franco-tedesco e le scelte americane. La Spagna vuole consolidare la propria partecipazione industriale e trarre vantaggio dalla logica Airbus. Così, ogni Paese partecipa alla sovranità europea, ma ciascuno la traduce anzitutto nel proprio interesse nazionale.</p>



<p>È esattamente ciò che mostra l’approccio della guerra economica: le alleanze non cancellano le rivalità. Le organizzano, le spostano e talvolta le rendono meno visibili. In un programma come Eurodrone, la competizione non si svolge soltanto contro Stati Uniti, Israele, Turchia o Cina. Esiste anche tra europei. La domanda è se questa competizione interna produca una potenza comune o distrugga l’efficacia collettiva.</p>



<p>La dimensione geoeconomica: il mercato mondiale dei droni non aspetta l’Europa</p>



<p>Mentre l’Europa negozia, il mercato mondiale avanza. Gli Stati Uniti conservano un vantaggio storico nei droni di media e lunga autonomia. Israele dispone di un sapere operativo antico e di una capacità d’esportazione molto solida. La Turchia ha dimostrato che un attore più agile può conquistare mercati con sistemi meno costosi, visibili sui campi di battaglia e politicamente ben sostenuti dallo Stato. La Cina propone un’offerta abbondante a Paesi che non vogliono dipendere da Washington.</p>



<p>In questo contesto, l’Eurodrone rischia di arrivare in un mondo già trasformato. Non è soltanto un problema di ritardo industriale. È un problema di guerra economica. Perdere tempo significa perdere mercati. Perdere mercati significa perdere volumi. Perdere volumi significa aumentare i costi. Aumentare i costi significa ridurre l’attrattività all’esportazione. E ridurre l’esportazione significa indebolire la filiera industriale che si voleva proteggere.</p>



<p>L’Europa si trova così intrappolata in un circolo pericoloso. Vuole produrre in modo sovrano, ma produce lentamente. Vuole competere con i grandi attori mondiali, ma moltiplica gli arbitrati interni. Vuole costruire un’industria continentale, ma non sempre possiede il riflesso di potenza necessario per imporre rapidamente le scelte. Nella guerra economica, la velocità è un’arma. L’Europa, troppo spesso, agisce come se disponesse ancora del tempo lungo delle amministrazioni. I suoi concorrenti agiscono con il tempo breve dei rapporti di forza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra cognitiva attorno alla sovranità europea</h2>



<p>Esiste anche una dimensione informativa. La crisi Eurodrone si svolge dentro uno spazio di racconti concorrenti. <strong>Per alcuni, la Francia indebolisce l’Europa riducendo il proprio impegno. Per altri, si protegge da un programma diventato troppo costoso e inadatto. </strong>Per alcuni industriali, la cooperazione europea è indispensabile di fronte agli Stati Uniti. Per altri, diventa un meccanismo di diluizione delle competenze nazionali.</p>



<p>Questa battaglia delle interpretazioni è una forma di guerra cognitiva. Determina ciò che decisori, media e opinioni pubbliche considerano legittimo. Bisogna considerare Dassault come un attore che difende in modo eccessivo i propri interessi? O come un campione nazionale che protegge una competenza strategica? Bisogna vedere Airbus come l’incarnazione necessaria dell’Europa industriale? O come un sistema di compromessi che può indebolire la prestazione militare? Bisogna presentare la decisione francese come un ripiegamento nazionale? O come un adattamento lucido alle lezioni della guerra in Ucraina?</p>



<p>Nella guerra economica, imporre il racconto giusto conta quanto controllare il contratto. Chi impone l’interpretazione, spesso, impone anche la decisione futura. Se la Francia viene presentata come responsabile del fallimento europeo, dovrà pagare un costo diplomatico. Se l’Eurodrone viene presentato come un programma superato, i suoi difensori dovranno giustificarne il mantenimento. Se Dassault appare come vittima di una riconfigurazione industriale, la sua richiesta di compensazione guadagna legittimità. Se Airbus appare come garante dell’interesse europeo, la sua posizione si rafforza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sovranità europea o somma di patriottismi nazionali</h2>



<p>La grande contraddizione è qui. <strong>L’Europa vuole costruire una sovranità comune, ma non dispone ancora di un patriottismo economico europeo abbastanza forte. </strong>Gli Stati parlano d’Europa, ma difendono le proprie imprese, i propri posti di lavoro, i propri uffici tecnici, le proprie catene di subfornitura e le proprie priorità militari. Questa realtà non è scandalosa. È normale. Il problema è negarla.</p>



<p><strong>Un patriottismo economico europeo non può nascere da una semplice somma di compromessi. </strong>Presuppone una visione comune delle minacce, una gerarchia chiara delle priorità, un’autorità capace di arbitrare, una protezione delle filiere critiche e una strategia d’esportazione coerente. Senza tutto questo, l’Europa resterà uno spazio di concorrenza interna più che un attore di potenza esterna.</p>



<p>La Francia, in questa vicenda, agisce da Stato stratega. Si possono discutere le sue scelte, ma esse rispondono a una logica identificabile: non disperdere risorse in un programma giudicato meno adatto, preservare le capacità nazionali, sostenere soluzioni più rapide, evitare che i propri industriali siano marginalizzati nelle architetture future. Questa logica corrisponde pienamente al patriottismo economico così come viene inteso dalla scuola francese della guerra economica: identificare le vulnerabilità, proteggere gli asset strategici, rafforzare le capacità nazionali e rifiutare le dipendenze mascherate da cooperazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’Europa deve scegliere tra potenza e procedura</h2>



<p>La vicenda Eurodrone mostra che la difesa europea non soffre soltanto di una mancanza di denaro. Soffre di una mancanza di pensiero conflittuale. Troppo spesso l’Europa ragiona come se la cooperazione bastasse a produrre potenza. Ma la potenza presuppone innanzitutto la coscienza del conflitto. Conflitto contro i competitori esterni, ma anche conflitto d’interessi tra partner. La Scuola di Guerra Economica, l’EPGE e le analisi di OPIG ricordano proprio questa evidenza: nella globalizzazione, l’economia non è uno spazio pacificato, ma un campo di confronto.</p>



<p>L’Eurodrone doveva ridurre la dipendenza europea. Rischia invece di rivelare un’altra dipendenza: quella dell’Europa dalle proprie illusioni. Credere di poter costruire una sovranità industriale senza arbitrare duramente i rapporti di forza è un errore. Credere che interessi nazionali divergenti produrranno spontaneamente una strategia comune è un altro errore. Credere che i concorrenti aspetteranno che l’Europa finisca i propri compromessi è forse l’errore più grave.</p>



<p>La vera domanda non è dunque soltanto se Dassault otterrà una compensazione. La vera domanda è se l’Europa sia capace di pensare i propri programmi di armamento come strumenti di guerra economica. Questo significa proteggere i saperi, controllare i dati, mettere in sicurezza le catene del valore, accelerare le decisioni, sostenere i campioni industriali, dominare i racconti e scegliere quali dipendenze accettare e quali rifiutare.</p>



<p>In questa prospettiva, Eurodrone non è un incidente. È un avvertimento. Un’Europa che vuole essere potenza non può accontentarsi di procedure, vertici e comunicati. Deve accettare la logica del rapporto di forza. Deve praticare l’intelligence economica non come un supplemento accademico, ma come uno strumento quotidiano di decisione. Deve assumere un patriottismo economico che non sia soltanto nazionale, ma anche europeo, a condizione che l’Europa sappia finalmente definire ciò che vuole proteggere.</p>



<p>La sovranità non nasce dalle dichiarazioni. Nasce dalla capacità di trasformare l’informazione in decisione, la decisione in industria, l’industria in potenza e la potenza in libertà d’azione. È precisamente ciò che rivela la crisi Eurodrone: l’Europa possiede imprese, ingegneri, bilanci e ambizioni. Ciò che ancora le manca è una cultura strategica della guerra economica capace di unificare queste risorse in un vero progetto di potenza.</p>
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		<title>Caso diplomatico in Francia: l’ambasciatore d&#8217;Isrele boccia Mélenchon e promuove Le Pen</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/caso-diplomatico-in-francia-lambasciatore-disrele-boccia-melenchon-e-promuove-le-pen.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jun 2026 03:40:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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<p>L'ambasciatore israeliano in Francia Joshua Zarka scatena polemiche dichiarando di preferire "chiunque piuttosto che Mélenchon"</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/caso-diplomatico-in-francia-lambasciatore-disrele-boccia-melenchon-e-promuove-le-pen.html">Caso diplomatico in Francia: l’ambasciatore d&#8217;Isrele boccia Mélenchon e promuove Le Pen</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1914" height="1072" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997.jpg 1914w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-1024x574.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-1536x860.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606214214712_e43096a7207fe1e61f4bc111f77d3088-e1780774971997-600x336.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1914px) 100vw, 1914px" /></p>
<p>Per anni, in Europa, abbiamo puntato il dito contro Mosca. Troll, hacker, macchine del fango e finanziamenti occulti provenienti dalla Russia sono stati il fantasma che ha giustificato leggi speciali e inchieste parlamentari. Ma oggi, a dieci mesi dalle elezioni presidenziali francesi del 2027, lo spettro dell’ingerenza assume un volto &#8220;nuovo&#8221;: quello di <strong>Israele</strong>. Non più solo un sospetto nelle pieghe del Web, ma una strategia annunciata a chiare lettere dall’ambasciata stessa <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/altro-che-russia-lombra-di-israele-sulle-elezioni-francesi.html" type="link" id="https://it.insideover.com/media-e-potere/altro-che-russia-lombra-di-israele-sulle-elezioni-francesi.html">di cui vi abbiamo parlato su <em>InsideOver</em></a>.</p>



<p>Nelle ultime settimane, infatti, la Francia è stata scossa da una duplice rivelazione. Da un lato, <a href="https://www.lemonde.fr/politique/article/2026/06/05/presidentielle-2027-l-ambassadeur-d-israel-accuse-d-ingerence-apres-avoir-declare-son-hostilite-a-jean-luc-melenchon_6697975_823448.html" type="link" id="https://www.lemonde.fr/politique/article/2026/06/05/presidentielle-2027-l-ambassadeur-d-israel-accuse-d-ingerence-apres-avoir-declare-son-hostilite-a-jean-luc-melenchon_6697975_823448.html">la clamorosa uscita dell’ambasciatore</a> <strong>Joshua Zarka</strong> che, in un&#8217;intervista televisiva, <a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" type="link" id="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks">ha violato apertamente la riserva diplomatica</a>. Dall’altro, i dettagli di una sofisticata campagna di disinformazione digitale contro esponenti de <em>La France Insoumise</em> (LFI) orchestrata da Tel Aviv.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Polemiche in Francia per le parole di Zarka</h2>



<p>Il 4 giugno, durante un&#8217;intervista a&nbsp;<em>Complément d’Enquête</em>&nbsp;su France 2, l’ambasciatore israeliano in Francia <strong>Joshua Zarka</strong> ha dichiarato di <strong>preferire «chiunque piuttosto che Jean-Luc Mélenchon</strong>» come prossimo inquilino dell’Eliseo<a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Non contento, ha rivelato di aver incontrato <strong>Marine Le Pen</strong> lo scorso aprile, giustificando la scelta con l’evoluzione del partito<a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Israel&#39;s Ambassador to France sparked a diplomatic storm after declaring on national television he would prefer &quot;anyone rather than Mélenchon&quot; as France&#39;s next president, in an extraordinary intervention into the 2027 election campaign.<br><br>Ambassador Joshua Zarka also revealed he…</p>&mdash; Clash Report (@clashreport) <a href="https://x.com/clashreport/status/2063265708788650238?ref_src=twsrc%5Etfw">June 6, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La reazione della classe politica francese è stata unanime e fulminea. <strong>Manuel Bompard</strong>, coordinatore nazionale della LFI, ha parlato di «palese ingerenza straniera». Il deputato <strong>Arnaud Le Gall</strong> è stato ancora più duro: «E&#8217; un diplomatico in servizio, dovrebbe mantenere la neutralità. Ditegli di chiudere la bocca». Anche Olivier Faure (Partito Socialista) ha tuonato contro «un&#8217;ingerenza inaccettabile», sottolineando come non si possa essere sorpresi nel vedere un inviato di Netanyahu «ammettere apertamente i suoi legami con l&#8217;estrema destra francese». Persino dalla maggioranza, Nathalie Loiseau ha attaccato l&#8217;ambasciatore per aver interferito &#8220;in modo manifesto&#8221; nella vita politica interna<a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Zarka ha giustificato l&#8217;incontro con Marine Le Pen dicendo che il &#8220;Rassemblement National è cambiato&#8221; rispetto al vecchio Front National antisemita<a href="https://www.middleeasteye.net/news/israeli-ambassador-france-accused-foreign-interference-after-election-remarks" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una strategia ben precisa</h2>



<p>L’uscita dell’ambasciatore non è un episodio isolato, ma il vertice più visibile di una strategia sommersa. Proprio in queste settimane, <a href="https://elpais.com/internacional/2026-05-15/una-empresa-israeli-intento-influir-en-las-elecciones-municipales-de-marzo-en-francia-mediante-injerencias-digitales.html" type="link" id="https://elpais.com/internacional/2026-05-15/una-empresa-israeli-intento-influir-en-las-elecciones-municipales-de-marzo-en-francia-mediante-injerencias-digitales.html">un&#8217;inchiesta congiunta dei giornali&nbsp;<em>Libération</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Haaretz</em></a>&nbsp;ha gettato luce su un tentativo di interferenza digitale durante le elezioni municipali francesi dello scorso marzo<a href="https://elpais.com/internacional/2026-05-15/una-empresa-israeli-intento-influir-en-las-elecciones-municipales-de-marzo-en-francia-mediante-injerencias-digitales.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. L’obiettivo? Tre candidati de La France Insoumise: Sébastien Delogu (Marsiglia), François Piquemal (Tolosa) e David Guiraud (Roubaix)<a href="https://information.tv5monde.com/economie/ingerence-numerique-etrangere-visant-lfi-une-action-judiciaire-est-engagee-annonce-nunez-2822369" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<p>Secondo gli investigatori francesi di Viginum, l’operazione è stata condotta da una società con sede in Israele chiamata <strong>BlackCore</strong>, che sui propri sitisi presentava come una «compagnia d&#8217;élite specializzata in influenza, cyber e tecnologie per l&#8217;era moderna della guerra dell&#8217;informazione». I metodi utilizzati ricalcano quelli della propaganda più aggressiva: siti web fake, account falsi su larga scala, foto di profilo generate dall’intelligenza artificiale e persino annunci diffamatori durante giochi come Candy Crush.</p>



<p>Nonostante le evidenze, il governo francese si muove con prudenza. Il ministro dell’Interno, <strong>Laurent Nuñez</strong>, ha annunciato alla fine di maggio un&#8217;«azione giudiziaria», ammettendo che l&#8217;ingerenza proveniva dal territorio israeliano<a href="https://www.20min.ch/fr/story/scandale-en-france-ingerence-israelienne-contre-lfi-nous-ne-cachons-rien-103567814" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Tuttavia, ha precisato che &#8220;il carattere statale o meno di questa ingerenza non è stato stabilito&#8221;<a href="https://information.tv5monde.com/economie/ingerence-numerique-etrangere-visant-lfi-une-action-judiciaire-est-engagee-annonce-nunez-2822369" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>. Una cautela sorprendente, dato che <strong>BlackCore</strong> <strong>non risulta nemmeno nei registri ufficiali delle imprese israeliane</strong>, il che suggerisce una copertura ben studiata<a href="https://www.jpost.com/international/article-896109" target="_blank" rel="noreferrer noopener"></a>.</p>



<p>La domanda a questo punto è: BlackCore agiva per conto del governo Netanyahu o come attore privato? Se la Francia non ha ancora ufficializzato l&#8217;accusa, è perché un&#8217;ammissione di interferenza statale da parte di Tel Aviv aprirebbe una crisi diplomatica gravissima tra Parigi e Tel Aviv. <strong>E le parole dell&#8217;ambasciatore non fanno altro che gettare benzina sul fuoco</strong>.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>



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<p><br></p>
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		<title>SoftBank di Masayoshi Son lancia la Francia di Macron: 75 miliardi di euro per l&#8217;IA, record in Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/softbank-di-masayoshi-son-lancia-la-francia-di-macron-75-miliardi-di-euro-per-lia-record-in-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Jun 2026 04:53:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[Mistral]]></category>
		<category><![CDATA[SoftBank]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>SoftBank lancia la Francia e Macron: 75 miliardi di euruo per l'IA, record europeo. Servono fondi esterni all'Ue.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/softbank-di-masayoshi-son-lancia-la-francia-di-macron-75-miliardi-di-euro-per-lia-record-in-europa.html">SoftBank di Masayoshi Son lancia la Francia di Macron: 75 miliardi di euro per l&#8217;IA, record in Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260531104328845_136310845623a80a9992ea873185c5e9-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Emmanuel Macron</strong> si prepara a ricevere alla Reggia di Versailles i big economici internazionali che lunedì si recheranno nell&#8217;ex sede della monarchia per il vertice Choose France dedicato all&#8217;attrazione degli investitori internazionali con <strong>75 miliardi di buoni motivi per sorridere: è questo il valore, in euro,</strong> dell&#8217;investimento che <strong>il fondo giapponese SoftBank,</strong> tra i maggiori player al mondo nel campo dell&#8217;innovazione tecnologica, ha promesso di investire in Francia per il più grande impianto di intelligenza artificiale mai costruito in Europa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;investimento di SoftBank in Francia</h2>



<p>Inizialmente, 45 miliardi di euro saranno mobilitati da <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/lasse-softbank-openai-e-sempre-piu-forte-chatgpt-vale-piu-di-300-miliardi-di-dollari.html" type="post" id="463324">SoftBank</a> tramite finanziamenti diretti e capitale a debito per sviluppare un&#8217;infrastruttura di calcolo da 3,1 Gigawatt nella regione dell&#8217;Alta Francia, per la precisione vicina a Dunkerque, regione colpita da una precipua deindustrializzazione ma che negli ultimi mesi ha ricevuto promesse di investimento da 1,3 miliardi di euro da <a href="https://it.euronews.com/my-europe/2026/02/11/arcelormittal-investe-13-miliardi-di-euro-per-produrre-acciaio-verde-a-dunkerque-in-franci">ArcelorMittal </a>per un nuovo impianto siderurgico a forno elettrico e di oltre<a href="https://en.ilsole24ore.com/radiocor/nRC_10.02.2026_17.26_628"> 5 da parte della taiwanese ProLogium per costruire batterie allo stato solido.</a> </p>



<p>Valori notevoli che SoftBank, fondata e guidata dal magnate <strong>Masayoshi Son</strong> che ha incontrato Macron ad aprile a Tokyo, promette di <strong>moltiplicare come solo il mondo dell&#8217;IA oggigiorno sa fare</strong> e a cui potrebbero <strong>aggiungersi ulteriori 30 miliardi di euro</strong> per portare a 5 GW la potenza di calcolo complessiva. </p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><strong>Geopolitica e finanza sono settori sempre più interconnessi. Andrea Muratore li racconta in “Follow the Money”, il nuovo corso on demand di “InsideOver”.&nbsp;</strong></p>



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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><a href="https://it.insideover.com/follow-the-money-iscriviti-anteprima-gratuita">Follow the money, come finanza e geopolitica si influenzano: iscriviti all’anteprima gratuita</a></p>
</blockquote>



<figure class="wp-block-image"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="434" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-1024x434.jpg" alt="" class="wp-image-501655" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-1024x434.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-300x127.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-768x325.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-1536x651.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784-600x254.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/c0f1c076-0822-442d-a6ed-5828ae8401ae_1851x784.jpg 1851w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><a href="https://it.insideover.com/course-landing/follow-the-money-come-finanza-e-geopolitica-si-influenzano">“Follow the Money”: come finanza e geopolitica si influenzano</a></p>
</blockquote>



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<p><a href="https://www.ft.com/content/1022f9bd-5b6d-44a5-9303-c8b05b8c6463?syn-25a6b1a6=1">Come nota il Financial Times, non solo SoftBank</a> dovrà partecipare all&#8217;iniziativa: &#8220;Le stime del settore indicano che il costo di ogni GW di infrastruttura per l&#8217;intelligenza artificiale si aggira intorno ai 50 miliardi di dollari, includendo terreni, costruzione, energia e apparecchiature informatiche&#8221;, dunque per arrivare a 3-5 GW servirà quantomeno triplicare la spesa complessiva. In tal senso, Macron punta sul fatto che SoftBank valorizzi la sua capacità di creare alleanze tecnologico-industriali e finanziarie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;asse con Schneider Electric</h2>



<p>Son ha scelto un partner industriale importante in Francia, <strong>Schneider Electric, come membro del progetto</strong> in materia di ingegnerizzazione e progettazione, mentre uno dei siti che saranno utilizzati per i data center sarà un&#8217;ex centrale elettronuclare della compagnia transalpina di Stato Edf. SoftBank si conferma un player globale della capacità tecnologica per l&#8217;IA. Son, finanziere con istinti da futurologo e noto per le sue scommesse di frontiera, era alla Casa Bianca alla corte di Donald Trump il 21 gennaio 2025, secondo giorno della nuova amministrazione, per annunciare assieme a Sam Altman, Ceo di OpenAI, e Larry Ellison, patron di Oracle, il Progetto Stargate per aggiungere capacità di calcolo per 500 miliardi di dollari negli Usa e presiede la copagnia Stargate LLC, basata in Delaware, che dovrà dare sostanza entro il 2029 a questo progetto, avendo inoltre stretto accordi su scala globale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Stragate globale e il ruolo dell&#8217;Europa</h2>



<p>Dopo aver aperto 5 siti in costruzione negli Usa, Stargate, su iniziativa di Son, si è espansa agli Emirati Arabi Uniti tramite la partnership tra <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/il-report-delle-spie-usa-tecnologie-degli-emirati-nei-missili-cinesi.html" type="post" id="491296">la compagnia locale G42,</a> i tre colossi del piano originale e player di peso come Nvidia e Cisco. A ottobre 2025, invece, in Argentina è stato progettato nel quadro del medesimo progetto il piano per un centro di calcolo OpenAI-Sur Energy. La proiezione dell&#8217;IA di cui Son è tra i registi è già tricontinentale, e in Europa cerca terreno fertile mirando a sfruttare, da un lato, la capacità economico-finanziaria che manca al Vecchio Continente e, dall&#8217;altro, le opportunità di business che Paesi come la Francia possono garantire. </p>



<p><strong>L&#8217;Europa è indietro nello sviluppo dei linguaggi di IA,</strong> anche se proprio la Francia ha con Mistral una positiva eccezione, ma ha la base industriale e i settori economici su cui è possibile allenare l&#8217;inferenza degli algoritmi e cercare mercato per chi si appoggerà alla potenza di calcolo sviluppata da <a href="https://www.lefigaro.fr/societes/intelligence-artificielle-le-japonais-softbank-annonce-un-investissement-record-de-75-milliards-d-euros-en-france-20260530">SoftBank da quando sarà pienamente in operatività, entro il 2031.</a> Lo scenario che si apre è sicuramente interessante e la Francia può sicuramente rivendicare un ruolo come <strong>Paese più attrattivo per investimenti di questa scala in Europa,</strong> pur nella consapevolezza che difficilmente per un attore dell&#8217;Unione Europea sarebbe difficile promettere impegni tanto paragonabili. Scala, capitali e capacità di integrazione restano in mano ai potentati finanziari e tecnologici afferenti al sistema a guida americano, di cui SoftBank, nonostante tecnicamente mostri la bandiera nipponica, è una delle maggiori protagoniste. <strong>Il vertice Choose France</strong> si aprirà dunque con un colpo notevole per la Francia che non deve far scordare, però, la minore taglia europea nella partita mondiale dell&#8217;IA. Qualcosa che la sola mole degli investimenti annunciati contribuisce a evidenziare.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/softbank-di-masayoshi-son-lancia-la-francia-di-macron-75-miliardi-di-euro-per-lia-record-in-europa.html">SoftBank di Masayoshi Son lancia la Francia di Macron: 75 miliardi di euro per l&#8217;IA, record in Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Macron sfida Xi: cosa c&#8217;è dietro al testa a testa Francia-Cina in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macron-sfida-xi-cosa-ce-dietro-al-testa-a-testa-francia-cina-in-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 May 2026 05:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Macron tenta di rilanciare l'influenza francese in Africa con 23 miliardi di investimenti per sbaragliare la concorrenza della Cina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/macron-sfida-xi-cosa-ce-dietro-al-testa-a-testa-francia-cina-in-africa.html">Macron sfida Xi: cosa c&#8217;è dietro al testa a testa Francia-Cina in Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100900823_d2576aa27c894e00da549cc22f6959d7-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Pollice alzato, sorriso appena accennato e la solita fiduciosa spavalderia di fronte alle telecamere per dare l&#8217;impressione di avere tutto sotto controllo. La partecipazione di <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-emmanuel-macron.html">Emmanuel Macron</a> all&#8217;<strong>Africa Forward Summit</strong>, a Nairobi, capitale del Kenya, è stata molto più complicata del previsto. Non solo perché il tentativo di rilanciare la <strong>Francia </strong>all&#8217;interno del continente africano è arrivato fuori tempo massimo e in contrasto con la <a href="https://it.insideover.com/economia/investimenti-armi-e-lo-yuan-cosa-ce-dietro-labbraccio-della-cina-allafrica.html">presenza sempre più capillare</a> della <strong>Cina</strong>, ma anche perché il capo dell&#8217;Eliseo si è reso protagonista di una gaffe che ha attirato diverse critiche. </p>



<p>Durante l&#8217;evento, tenutosi presso l&#8217;Università di Nairobi, seduto in prima fila, Macron stava ascoltando la presentazione di alcuni giovani imprenditori. A un certo punto, infastidito dal brusio del pubblico, si è alzato in piedi, è salito sul palco, ha chiesto il microfono e ha richiamato i presenti per la loro &#8220;totale mancanza di rispetto&#8221;. Alcuni lo hanno applaudito, altri lo hanno criticato. Anche in patria, dove Danièle Obono, parlamentare del partito di estrema sinistra France Insoumise, ha per esempio scritto su X che è &#8220;più forte di lui: non appena mette piede nel continente africano, non può fare a meno di <strong>comportarsi da colonizzatore</strong>&#8220;. </p>



<p>Un simile teatrino rischia di mettere in secondo piano il tentativo da parte di Parigi di creare un <strong>nuovo modello di partenariato</strong> con le nazioni africane. Macron ha infatti spiegato che la Francia ha stanziato <strong>23 miliardi di euro</strong> per il settore privato africano, nel tentativo di <a href="https://it.insideover.com/politica/cina-usa-duello-economico-per-la-conquista-dellafrica.html">contrastare il predominio cinese</a> e ricostruire la propria influenza nella regione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Macron interrupts a presentation in Kenya and tells noisy crowd to &#039;go outside&#039;" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/skgDA_ictmI?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_skgDA_ictmI");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Macron sfida la Cina in Africa</h2>



<p>Il leader francese ha presentato il suddetto investimento come una &#8220;scossa&#8221; per rilanciare le relazioni tra la Francia e l&#8217;Africa, posizionando l&#8217;<strong>Europa</strong> come partner per l'&#8221;autonomia strategica&#8221; del continente e lanciando un evidente guanto di sfida alla Cina. </p>



<p>Dopo aver perso terreno nel <strong>Sahel</strong>, dove colpi di Stato e sentimenti antifrancesi hanno portato Burkina Faso, Mali e Niger a interrompere i rapporti con Parigi, Macron è intenzionato a conquistare il favore dei <strong>Paesi anglofoni</strong> come il Kenya. Organizzando il vertice a Nairobi, ha inoltre aggirato il peso storico della &#8220;<strong>Françafrique</strong>&#8221; criticando quella che ha definito la &#8220;<strong>logica predatoria</strong>&#8221; del governo cinese. </p>



<p>La prospettiva francese si scontra però con una realtà ben definita. <strong>Una realtà che coincide con le profonde radici che il Dragone ha piantato in numerosi settori africani </strong>– a partire da quello infrastrutturale – e con l&#8217;attenzione mostrata dal gigante asiatico nei confronti delle esigenze di sviluppo dei vari Paesi continentali. Macron ha tuttavia provato a rompere questa narrazione, dichiarando che Pechino estrae materie prime per poi lavorarle oltre la Muraglia, creando dipendenze con il resto del mondo anziché favorire la crescita industriale locale.</p>



<p>Lo stesso presidente francese ha detto che l&#8217;Europa vuole evitare di dipendere da Pechino o Washington: &#8220;Dobbiamo assicurarci di non diventare dipendenti dalle due potenze che minacciano di oscurare tutti gli altri&#8221;. Per convincere l&#8217;Africa delle buone intenzioni di Parigi, il <strong>pacchetto finanziario</strong> francese prevede <strong>14 miliardi</strong> per sostenere le <strong>imprese francesi</strong> presenti nel continente e <strong>9 miliardi</strong> per quelle <strong>africane</strong>, il tutto a sostegno di una supposta <strong>sovranità reciproca</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518508" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527100932596_2639074cc2fd0ec7d0eb5a3f94331eba.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Una corsa contro il tempo</h2>



<p>Il crescente impegno della Cina in Africa, tra gli altri, nei settori delle infrastrutture, del commercio, della finanza, della tecnologia, dell&#8217;energia e della cooperazione in materia di sicurezza, ha giustamente fatto notare il <em>South China Morning Post</em>, ha modificato radicalmente gli <strong>equilibri di potere</strong> nel continente, riducendo il monopolio che le ex potenze coloniali &#8211; in particolare la Francia &#8211; hanno storicamente esercitato nella regione. </p>



<p>Pechino ha appena autorizzato l&#8217;ingresso nel suo territorio di tutti i prodotti africani <strong>senza dazi doganali</strong>. Si tratta di una mossa intelligente pensata per rafforzare i legami con una regione del mondo che detiene risorse strategiche per la transizione ecologica e l&#8217;economia digitale, in un evidente gioco a somma zero con l&#8217;Europa. Dal canto suo Parigi (attenzione: non l&#8217;Unione europea) sta mettendo nel mirino i centri economici dell&#8217;Africa orientale. </p>



<p>A Nairobi, Francia e Kenya hanno firmato <strong>11 accordi economici</strong> per un valore di oltre 1,1 miliardi, oltre a un patto di difesa quinquennale. L&#8217;accordo militare riguarda esercitazioni congiunte, condivisione di informazioni di intelligence, antiterrorismo e sicurezza marittima, garantendo all&#8217;Eliseo una base strategica nell&#8217;Africa orientale. </p>



<p>La Cina è però ancora una volta una presenza ingombrante, tanto che le aziende francesi spesso faticano a competere con i finanziamenti statali del Dragone. Un chiaro esempio riguarda il fallimento dell&#8217;accordo per l&#8217;<strong>autostrada del passo di Mau</strong> in Kenya, annullato nel 2024 dall&#8217;amministrazione del presidente keniota <strong>William Ruto</strong> a causa degli alti costi. Il consorzio che gestiva il progetto, guidato dall&#8217;impresa di costruzioni francese <strong>Vinci</strong>, è stato sostituito dalla <strong>China Road and Bridge Corporation</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-518509" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260527101003331_c38a11c7edd3d4900b30d498a588ee48.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
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		<title>La Repubblica degli amici: dalla Banca di Francia in giù, Macron al tramonto piazza i fedelissimi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-repubblica-degli-amici-dalla-banca-di-francia-in-giu-macron-al-tramonto-piazza-i-fedelissimi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 16:09:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="986" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-1024x526.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-1536x789.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-600x308.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La nomina di Emmanuel Moulin alla Banca di Francia è un segnale politico con cui Emmanuel Macron tenta di estendere la propria influenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-repubblica-degli-amici-dalla-banca-di-francia-in-giu-macron-al-tramonto-piazza-i-fedelissimi.html">La Repubblica degli amici: dalla Banca di Francia in giù, Macron al tramonto piazza i fedelissimi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="986" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-1024x526.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-1536x789.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260525164947903_c5d6d8e7ac0e8595c92cda163fe20745-e1779720620624-600x308.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La nomina di <strong>Emmanuel Moulin</strong> alla guida della Banca di Francia non è una semplice questione amministrativa. È un segnale politico, forse uno degli ultimi atti con cui Emmanuel Macron tenta di proiettare la propria influenza oltre la scadenza naturale del suo ciclo presidenziale. Quando un capo dello Stato, ormai entrato nella fase terminale del proprio potere, colloca figure di fiducia nelle grandi istituzioni della Repubblica, il problema non riguarda soltanto i nomi. Riguarda il rapporto tra potere politico, neutralità dello Stato e continuità delle élite.</p>



<p>Dopo <strong>Richard Ferrand</strong> al Consiglio costituzionale e Amélie de Montchalin alla Corte dei conti, la scelta di Moulin appare agli oppositori come un ulteriore tassello di quella che viene denunciata come una “repubblica degli amici”. Espressione dura, certo, ma politicamente efficace. Perché coglie un punto sensibile: la Francia macroniana, nata promettendo superamento dei vecchi apparati, sembra chiudersi proprio nel meccanismo più antico della Quinta Repubblica, quello <strong>della cooptazione dei fedelissimi nei luoghi dove il potere sopravvive al voto.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tecnico e il politico</h2>



<p>Emmanuel Moulin non è un improvvisato. È un alto funzionario con esperienza, ha attraversato ministeri, Tesoro, diplomazia economica e vertici dell’amministrazione. Il problema, infatti, non è la sua competenza. È la sua prossimità al potere che lo nomina. Essere stato segretario generale dell’Eliseo significa aver occupato uno dei posti più delicati del sistema francese. Non si tratta di un incarico tecnico qualunque, ma del cuore operativo della presidenza. <strong>È da lì che passano dossier economici, nomine, crisi politiche, mediazioni parlamentari, rapporti con Bruxelles</strong>, <strong>vincoli di bilancio e scelte industriali</strong>. Per questo l’opposizione, dalla sinistra socialista alla destra del Rassemblement National, contesta non tanto il curriculum quanto l’indipendenza sostanziale del candidato.</p>



<p>Una banca centrale nazionale, pur inserita nell’Eurosistema e dunque dentro la cornice della Banca centrale europea, conserva un peso rilevante. La Banca di Francia partecipa alla definizione della politica monetaria europea, vigila sul sistema finanziario, produce analisi macroeconomiche, interviene nella stabilità bancaria, influenza il dibattito pubblico sul debito, sulla spesa e sulla sostenibilità dei conti. <strong>Mettervi alla guida una personalità così legata all’Eliseo significa trasformare una nomina tecnica in un atto politico.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La paura del dopo Macron</h2>



<p>Il punto centrale è il 2027. La Francia entra in una fase di transizione incerta, con un presidente non rieleggibile, una maggioranza fragile e opposizioni che già ragionano sul dopo. In questo contesto, <strong>ogni nomina diventa un investimento sul futuro</strong>. Collocare uomini fidati nelle istituzioni significa costruire una cintura di sicurezza intorno all’eredità macroniana.</p>



<p>Qui nasce il sospetto: Macron starebbe blindando alcune caselle chiave prima dell’alternanza. Non è una novità nella storia francese. La Quinta Repubblica ha sempre conosciuto una forte verticalità del potere. Ma il macronismo aveva promesso di essere altra cosa: mobilità, competenza, modernizzazione, rottura degli schemi. Oggi, invece, appare come <strong>un sistema che, sentendo avvicinarsi il declino, ricorre ai riflessi più tradizionali della politica francese.</strong></p>



<p>La sostituzione anticipata di François Villeroy de Galhau rafforza questa impressione. Non perché l’avvicendamento sia illegittimo, ma perché cade in un momento politicamente sensibile. Quando le nomine avvengono alla vigilia di una fase elettorale decisiva, la domanda diventa inevitabile: si sta scegliendo il miglior profilo per l’istituzione oppure si sta preparando il terreno al dopo?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dei Républicains</h2>



<p>La partita si gioca sui Républicains. Socialisti e Rassemblement National hanno già annunciato la loro opposizione. Ma senza i voti della destra repubblicana, il destino di Moulin resta incerto. Ed è qui che si vede la crisi del sistema politico francese: l<strong>a vecchia destra, pur indebolita, continua a essere ago della bilancia.</strong></p>



<p>All’Assemblea nazionale una parte dei Républicains sembra orientata a sostenere la nomina, riconoscendo il profilo tecnico del candidato. Al Senato, invece, la situazione appare più fluida. I senatori devono scegliere tra due logiche: premiare la competenza amministrativa oppure infliggere a Macron una sconfitta politica simbolica. Il voto segreto rende tutto più imprevedibile. In teoria consente libertà di coscienza; in pratica permette regolamenti di conti senza assunzione pubblica di responsabilità. È il meccanismo perfetto per una fase politica torbida, nella quale nessuno vuole aprire una crisi frontale ma molti vogliono indebolire il presidente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Scenari economici: debito, tassi e credibilità</h2>



<p>La posta economica è alta. La Francia si trova davanti a un problema crescente di finanza pubblica. <strong>Debito elevato, deficit strutturale, bassa crescita,</strong> tensioni sociali e margini fiscali ridotti rendono il ruolo della Banca di Francia particolarmente delicato. Il prossimo governatore dovrà parlare ai mercati, alla Banca centrale europea, al governo francese e all’opinione pubblica. Se Moulin sarà percepito come uomo dell’Eliseo, ogni sua valutazione su debito, spesa pubblica, riforme o stabilità bancaria rischierà di essere letta come politicamente orientata. Questo è il vero pericolo: non l’assenza di competenza, ma l’indebolimento della credibilità istituzionale.</p>



<p>In una fase in cui i mercati guardano con attenzione alla sostenibilità dei conti francesi, la fiducia conta quanto i numeri. Una banca centrale nazionale deve poter dire cose scomode anche al governo che l’ha nominata. Se questa libertà appare ridotta, il danno non è immediatamente spettacolare, ma lavora in profondità. Colpisce la percezione della neutralità dello Stato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valutazione strategica e geopolitica</h2>



<p>La <strong>Banca di Francia non è un ministero della Difesa</strong>, ma nel mondo contemporaneo la sovranità finanziaria è parte della sicurezza nazionale. Chi controlla credito, moneta, vigilanza bancaria e interpretazione dei dati macroeconomici partecipa alla definizione della potenza di uno Stato.</p>



<p>Per la <strong>Francia, potenza nucleare, membro permanente del Consiglio di sicurezza</strong>, Paese guida dell’Unione Europea insieme alla Germania, la stabilità finanziaria è anche uno strumento geopolitico. Una Francia fiscalmente vulnerabile pesa meno a Bruxelles, negozia peggio con Berlino, dipende di più dai mercati e perde margine nelle politiche industriali, militari ed energetiche.</p>



<p>Da questo punto di vista, la nomina alla Banca di Francia riguarda anche la capacità francese di restare potenza. Se l’istituzione viene percepita come appendice del potere presidenziale uscente, la sua autorevolezza internazionale si riduce. Se invece Moulin riuscirà a emanciparsi dall’immagine di fedelissimo, potrà trasformare una nomina contestata in una prova di indipendenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il paradosso del macronismo</h2>



<p>Il <strong>paradosso è evidente</strong>. Macron ha costruito la propria ascesa sull’idea di superare i partiti, modernizzare la Francia, liberarla dalle rendite corporative. Oggi viene accusato di aver creato una nuova rendita: quella dei macronisti di Stato.</p>



<p>Non è detto che l’accusa sia del tutto fondata. Ma in politica la percezione pesa quanto la sostanza. E la sequenza delle nomine alimenta il sospetto di un potere che, non potendo più garantirsi la continuità attraverso le urne, cerca di garantirla attraverso le istituzioni.</p>



<p>La <strong>vicenda Moulin è dunque più ampia della Banca di Francia</strong>. È il sintomo di una fine ciclo. Ogni presidenza, quando si avvicina al tramonto, rivela la propria natura profonda. Quella di Macron sembra oggi oscillare tra due immagini: da un lato il tecnocrate europeo convinto di servire l’interesse generale; dall’altro il capo di una rete di potere che vuole sopravvivere a se stessa.</p>



<p>La nomina di <strong>Emmanuel Moulin</strong> sarà giudicata formalmente da un voto parlamentare. Ma politicamente è già diventata un referendum sul macronismo. Non sul candidato in sé, bensì sul metodo. Non sulla competenza, bensì sull’indipendenza. Non sulla Banca di Francia soltanto, ma sul modo in cui la Quinta Repubblica distribuisce il potere quando il presidente entra nella sua ultima stagione.</p>



<p>Se Moulin passerà, dovrà dimostrare rapidamente di non essere il governatore di Macron, ma il governatore della Banca di Francia. Se sarà respinto, Macron subirà uno schiaffo istituzionale pesante, forse il segnale più chiaro che il suo potere non riesce più a imporre nemmeno le proprie ultime nomine.</p>



<p>In entrambi i casi, la vicenda conferma una cosa: in Francia la battaglia per il dopo Macron è già cominciata. E non si combatte solo nei partiti, nei sondaggi o nelle piazze. Si combatte dentro le istituzioni, nei palazzi tecnici, nelle commissioni parlamentari, nei luoghi dove il potere democratico incontra la continuità dello Stato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-repubblica-degli-amici-dalla-banca-di-francia-in-giu-macron-al-tramonto-piazza-i-fedelissimi.html">La Repubblica degli amici: dalla Banca di Francia in giù, Macron al tramonto piazza i fedelissimi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>&#8220;Democrazia addio&#8221;: che cosa sta succedendo in Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/academy/democrazia-addio-che-cosa-sta-succedendo-in-occidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 05:08:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Academy]]></category>
		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il rapporto tra decisioni giudiziarie, regole istituzionali e volontà popolare riapre il dibattito sul futuro delle democrazie contemporanee.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/academy/democrazia-addio-che-cosa-sta-succedendo-in-occidente.html">&#8220;Democrazia addio&#8221;: che cosa sta succedendo in Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Europa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/Europa-1-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli ultimi anni il <a href="https://it.insideover.com/academy/splendori-e-miserie-del-populismo-anatomia-di-uno-strano-fenomeno-politico.html">funzionamento </a>delle democrazie occidentali è tornato al centro di un acceso dibattito. Sentenze giudiziarie, decisioni istituzionali e conflitti politici sempre più duri alimentano una domanda di fondo: f<strong>ino a che punto le regole del sistema possono intervenire nella competizione politica senza entrare in tensione con il principio della sovranità popolare? </strong>È una questione che riapre un dilemma antico ma oggi più che mai attuale, quello tra legalità e legittimità, e che porta molti osservatori a interrogarsi sul futuro stesso della democrazia. Per comprendere meglio questi fenomeni e le trasformazioni in corso nel panorama politico contemporaneo, vi inviatiamo seguire <a href="https://it.insideover.com/course-landing/populismo-sovranismo-e-democrazia">il corso “Populismo, sovranismo e crisi della democrazia: capire i fenomeni della politica contemporanea”</a>, realizzato da <strong>Marco Tarchi</strong> per <em>InsideOver</em>.</p>



<p>Il <a href="https://it.insideover.com/academy/come-decifrare-la-politica-contemporanea-iscriviti-al-corso-su-populismo-e-crisi-della-democrazia-di-marco-tarchi.html">corso </a>offre gli strumenti per analizzare le tensioni che attraversano oggi le democrazie liberali, dal ruolo crescente dei tribunali nella vita politica al rapporto sempre più problematico tra istituzioni, opinione pubblica e rappresentanza.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Democrazia addio</strong></h2>



<p>&#8220;Che la condanna all’ineleggibilità di <strong>Marine Le Pen</strong> per cinque anni – con esecuzione immediata anche nel caso, poi concretizzatosi, di un ricorso in appello – avrebbe riattizzato per l’ennesima volta il classico scontro tra <strong>destre </strong>e <strong>sinistre</strong>, con le prime a lamentarsi del carattere politico della sentenza contro la candidata <strong>data dai sondaggi al 37% al primo turno dell’elezione presidenziale del 2027 </strong>e le seconde a ribattere che le sentenze vanno rispettate e che chi commette un reato deve essere punito senza sconti per il suo ruolo politico, era scontato ancora prima che il verdetto venisse pronunciato. E i commenti che si sono ascoltati o letti nei giorni successivi alla sentenza non hanno fatto altro che ribadirlo, con l’aggiunta dei toni comprensibilmente irritati o sconsolati di parte conservatrice e di quelli altrettanto ovviamente gongolanti o irridenti degli esponenti del versante progressista.</p>



<p>C’era anche da aspettarsi che la vicenda, già di per sé clamorosa, desse la stura alla consueta corsa alla delegittimazione reciproca dei due schieramenti, in cui da un lato si è fatto ricorso alla mai spuntata arma della denuncia del complotto – dell’Unione europea, secondo <strong>Matteo Salvini </strong>– e dall’altro ci si è affidati a comparazioni mistificanti – con il portavoce di Avs Bonelli che ha accostato l’uso di fondi destinati ad assistenti all’<strong>Europarlamento</strong> e utilizzati per far lavorare costoro a profitto del partito in Francia ai famosi milioni del finanziamento pubblico della Lega finiti nel buco nero del “cerchio magico” bossiano.</p>



<p>Quello che in pochi potevano supporre è che l’unica stecca a questo coro venisse dall’avversario più dichiarato e costante della leader del <strong>Rassemblement national</strong>, <strong>Jean-Luc Mélenchon</strong>, che non ha avuto remore nel sostenere che «la decisione di destituire un eletto dovrebbe spettare al popolo», come del resto prevede il progetto di «referendum revocativo», versione transalpina dell’istituto del <em>recall</em> statunitense, proposto già da anni dal capofila della sinistra radicale francese. Presentata dai media come una sorta di romantico sfogo di nostalgia per un duello sospirato da tempo e mancato sia nel 2017 che nel 2022 per l’intrusione di Macron, questa presa di posizione, anticipata di pochi minuti dal comunicato collegiale de La <strong>France Insoumise</strong>, in cui si esternava il «rifiuto di principio dell’impossibilità di ricorso per qualsiasi imputato» e quello di «utilizzare un tribunale come strumento di azione per sbarazzarsi del Rassemblement national», da combattere invece «nelle urne e nelle piazze», pone invece un problema cruciale per il presente e il futuro della democrazia. Un dilemma che si manifesta periodicamente sulla scena politica da oltre un secolo (perlomeno dai tempi della Repubblica di Weimar) ed è rimasto sino ad epoca recente confinato negli angusti limiti della discussione accademica fra giuristi: <strong>il rapporto fra <em>legalità</em> e <em>legittimità</em> in ambito politico.</strong> Con la prima dettata e garantita da un sistema di norme e la seconda dall’unzione popolare testimoniata dai risultati elettorali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti i dubbi sulla vicenda Le Pen</h2>



<p>Ci sono innanzitutto un paio di punti da chiarire. Primo: i fatti da cui è scaturita la condanna di Le Pen non hanno nulla a che vedere con vicende di corruzione personale e neppure di finanziamento illegale di un partito. Niente tangenti estorte con accordi di scambio, niente mediazioni affaristiche, nessun pacco di banconote nascoste in cassaforte o sotto il letto. Che al Front National (oggi divenuto Rassemblement National) sia stato utile impiegare nel lavoro quotidiano sul territorio francese un certo numero di propri militanti pagati dall’Europarlamento per fare da assistenti dei deputati all’assemblea di Strasburgo, è sicuro: l’illecito è quindi difficilmente contestabile. E non è giustificabile con il ricorso all’argomento, pur fondato, che «così fan tutti»: <strong>la condotta è stata così incauta ed evidente – il partito ha dichiarato l’utilizzo dei fondi in questione nei propri bilanci pubblici annuali, facendo così scattare la procedura giudiziaria</strong> – da aggiungere semmai al reato il peccato di ingenuità. Secondo: è vero che la legge che l’ha messa adesso in questa difficilissima situazione è stata da Marine Le Pen fortemente difesa e sostenuta in più sedi, anche con interventi televisivi oggi riproposti da giornali e social, addirittura proponendo di trasformare la condanna all’ineleggibilità da temporanea a permanente. Ma è altrettanto vero che quella richiesta si riferiva soltanto ai casi in cui il reato commesso avesse comportato un arricchimento personale del condannato o una tangente illegale concessa al partito in cambio di favori.</p>



<p>Stabilito ciò, il dato che rende inequivocabilmente politica la sentenza pronunciata da un tribunale che – si noti – è composto da giudici di una sezione speciale, delegata ad occuparsi esclusivamente di questo genere di imputazioni, è la decisione di rendere <em>immediatamente esecutiva </em>la pena comminata (già di per sé molto elevata: 4 anni di reclusione, di cui 2 con braccialetto elettronico). Il tutto aggravato dalle motivazioni che i tre giudici hanno addotto a sostegno della loro scelta: il «fondato rischio» di una reiterazione del delitto e il «grave rischio di turbativa della vita pubblica» nel caso in cui la condannata fosse rimasta in libertà ed avesse potuto presentarsi alla prossima elezione presidenziale.</p>



<p>Ora, occorre una massiccia dose di faziosità per sottoscrivere entrambe le ragioni addotte. Chi mai potrebbe immaginare che, all’indomani di una condanna così pubblicizzata, la più accreditata candidata alla conquista dell’Eliseo avrebbe continuato a perpetrare l’illecito di cui le si è fatto carico (e che peraltro non si è più verificato a partire dal 2014)? Un sospetto di questo genere è, più ancora che infondato, palesemente risibile. E quanto alla seconda illazione, non è forse vero che a turbare la vita pubblica è semmai l’eliminazione per via giudiziaria di una pretendente alla presidenza della Repubblica che ha già ora dalla sua il sostegno di oltre un terzo dell’elettorato, piuttosto che la sua partecipazione a quell’elezione?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Democrazia nominale</h2>



<p>Le cose vanno quindi guardate in faccia. <strong>Ricorrendo al suo potere discrezionale, la corte parigina ha falsato la corsa elettorale e pregiudicato la libertà di scelta degli elettori francesi.</strong> Cosa che non è accaduta in casi analoghi. Per sincerarsene, basta constatare che cos’è accaduto al <strong>Mouvement Démocrate</strong> dell’ ex primo ministro francese <strong>François Bayrou</strong>, imputato dello stesso reato: fondi pubblici europei che dovevano essere destinati per pagare gli assistenti parlamentari ma in realtà versati a membri del&nbsp;movimento. Il 5 febbraio 2024, otto di costoro sono stati&nbsp;condannati&nbsp;a pene&nbsp;detentive fra i 10 e i 18 mesi (poi sospese),&nbsp;a multe dai 10.000 ai 50.000 euro, e a 2 anni di neleggibilità (anch’essa sospesa). E Bayrou è stato assolto sulla base del principio <em>in dubio pro reo</em>, consentendogli così di accedere, 10 mesi più tardi, alla guida del governo.</p>



<p>Agendo nel modo indicato, la magistratura francese – il cui sindacato ha in più occasioni espresso apertamente la sua ostilità verso “l’estrema destra” (si legga Rassemblement national) e il timore di vederla conquistare la guida del paese, ed alcuni dei cui esponenti sono arrivati al punto di collocare all’interno di un ufficio giudiziario una bacheca, poeticamente denominata <em>mur des côns</em>, sulla quale affiggere le foto dei politici detestati – ha offerto l’ennesima replica del metodo Al Capone: se non posso metterti fuori gioco in uno scontro frontale, lo farò con un sotterfugio. Negli Usa dell’epoca l’accusa di evasione fiscale, oggi quella di uso disinvolto di fondi pubblici</p>



<p>Questo criterio non è peraltro rimasto circoscritto a questo caso, ma anzi pare essere diventato particolarmente gradito a quei governanti di <strong>Paesi nominalmente democratici</strong> che si trovano improvvisamente in imbarazzo di fronte al crescente consenso di inattesi <em><strong>outsiders</strong></em>, generalmente bollati dell’etichetta infamante di populismo o addirittura da quella ancora più squalificante di estrema destra.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;caso Georgescu&#8221;</h2>



<p>Anche se è rapidamente scomparsa dalle pagine dei quotidiani, la vicenda rumena culminata nella messa al bando del candidato <strong>“filorusso” Georgescu </strong>dalla competizione elettorale per la presidenza della Repubblica che, stando ai sondaggi, avrebbe quasi certamente vinto è emblematico di questa situazione, che ormai non costituisce più un unicum. E anche in questo caso è opportuno chiarire in che modo il risultato desiderato è stato raggiunto.</p>



<p>Nel dicembre dello scorso anno, la Corte Costituzionale della Romania – composta di nove membri tutti nominati dal potere politico, cioè dai presidenti della Repubblica, della Camera e del Senato – ha annullato, a 48 ore dal ballottaggio fra i due candidati più votati al primo turno la procedura elettorale nel suo complesso. La motivazione della sconcertante sentenza, disponibile in traduzione italiana integrale<sup><a href="#sdendnote1sym" id="sdendnote1anc"><sup>i</sup></a></sup>, è, paragrafo dopo paragrafo, una prova trasparente della prevaricazione degli interessi politici di parte sulla presunta imparzialità del diritto. E tuttavia, ad avviso dell’autorevole giurista italiano che l’ha chiosata, Fulco Lanchester, <strong>è giustifica dalla «emergenza democratica» in cui verserebbe la Romania,</strong> «derivante dalla attuale situazione del quadro geopolitico e dalla dinamica politico-istituzionale interna», talché «le osservazioni operate dalla Corte sulla necessità di garantire il mantenimento di standard di correttezza e veridicità del procedimento elettorale» sarebbero «condivisibili, anche se desta dubbi l&#8217;intervento operato in extremis, che favorisce obiettivamente la posizione del Primo ministro in carica Ion-Marcel Ciolacu, presidente del partito socialdemocratico, arrivato al terzo posto nella competizione del 24 novembre».</p>



<p>Quanto fondato sia il giudizio del costituzionalista liberale, lo si può appurare scorrendo il testo del giudizio della Corte. Quest’ultima dichiara di aver deliberato sulla base di «note informative del Ministero dell’Interno» del governo socialdemocratico, basate a loro volta su informazioni dei servizi segreti desecretate all’indomani del voto che aveva messo fuori gioco Ciolacu (il quale, si noti, ad urne chiuse e basandosi sulle previsioni dei sondaggi di pochi giorni prima, che lo davano vincente, aveva parlato di «un’elezione assolutamente trasparente») e di <strong>aver riscontrato tracce di gravi interventi esterni – cioè russi </strong>– volti a manipolare l’opinione degli elettori. O, per dirla con le parole stesse contenute nel documento ufficiale, «un uso non trasparente della tecnologia digitale», dato che «l’esposizione significativa di un candidato ha portato alla riduzione direttamente proporzionale dell’esposizione mediatica online degli altri candidati nel procedimento elettorale».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il &#8220;patentino&#8221; della democrazia</h2>



<p>Persino chi è ormai da trent’anni abituato all’uso della museruola della legge sulla <em>par condicio</em> che Scalfaro riuscì ad imporre per indebolire il detestato Berlusconi non può non rendersi conto delle conseguenze che affermazioni di questo tipo sono destinate a comportare sul futuro di ciò che resta della democrazia nei Paesi occidentali che a parole ne osannano le virtù. Se infatti, in un’epoca in cui cresce di continuo il numero di coloro che, per informarsi, ricorrono alle “reti sociali”, per loro natura pressoché incontrollabili – a meno di non mettere in atto espedienti censori, come accade in paesi autoritari con grande scandalo dei commentatori liberali –, il favore degli <em>influencers</em> per un determinato candidato o partito o l’esponenziale aumento della sua visibilità causato dalla logica virale degli algoritmi dovesse essere considerato un fattore sufficiente a invalidare un’elezione, c’è da scommettere che nei prossimi anni o decenni di competizioni elettorali valide ne avremmo ben poche o nessuna. Con grande soddisfazione di quanti, sempre più numerosi, da tempo vituperano i “voti di pancia” per soggetti politici da loro osteggiati e il comportamento “irrazionale” di elettori a cui si vorrebbero infliggere corsi di formazione e “patentini” per poter esercitare il diritto ad esprimere le proprie preferenze politiche.</p>



<p>Che questo sia un rischio concreto, e non un’affermazione polemica, è la stessa sentenza rumena a chiarirlo, laddove <strong>ammette lo scopo <em>pedagogico</em> della decisione assunta dalla Corte</strong>, volta – si legge – a «rafforzare la resilienza degli elettori, anche attraverso la sensibilizzazione dell’elettorato all’uso delle tecnologie digitali nelle elezioni, in particolare attraverso la fornitura di informazioni e sostegno adeguati. Pertanto, lo Stato deve far fronte alle sfide e ai rischi generati dalle campagne di disinformazione organizzate».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo delle Ong</h2>



<p>Sono frasi che fanno accapponare la pelle a chiunque sia affezionato al concetto di democrazia, cioè di concessione al popolo del diritto di scegliere da chi farsi governare. Chi fornirebbe ai cittadini le informazioni e il sostegno «adeguati» di cui parla la sentenza? Quale «uso delle tecnologie digitali» dovrebbe essere loro imposto? E da chi? La risposta è esplicita: dallo Stato, fatto strumento di parte contro le parti politiche sgradite. <strong>Si esplicita così la considerazione della popolazione come una massa di beoti incapaci di discernimento,</strong> stregati da TikTok o da Instagram, condotti al suicidio (politico) da <em>influencers</em> in veste di replicanti del pifferaio di Hamelin. Una versione occidentale e <em>soft </em>delle motivazioni con cui i tribunali sovietici, fino a qualche decennio fa, spedivano i dissidenti in ospedali psichiatrici per aiutarli a riconoscere la retta via e curare le loro “deviazioni”. Una sorta di regola del contrappasso che ha di nuovo per protagonista l’orso o orco russo, ieri rappresentato nell’uniforme del Kgb e oggi in quelle del Putin finanziatore presunto, con 381.000 euro, di alcune star dei social scese in campo a favore di Georgescu.</p>



<p>Quel che la sentenza peraltro non dice, ma che il giornalista investigativo Lee Fang ha rivelato sul sito Substack, è che le critiche rivolte da Georgescu all’Alleanza Atlantica nel corso della campagna elettorale «hanno allarmato i funzionari statunitensi e della Nato», dato che «la Romania è il punto di partenza per i programmi di addestramento della Nato destinati ai piloti ucraini e ospita un progetto di costruzione che porterà alla&nbsp;<a href="https://balkaninsight.com/2024/03/21/romania-to-host-largest-nato-military-base-in-europe/#:~:text=The%20military%20base%20at%20Mihail,Ramstein%2C%20Germany%2C%20in%20size.">realizzazione della più grande base Nato in Europa</a>», che sorgerà nei pressi dell’attuale&nbsp;base militare Mihail Kogalniceanu, situata vicino a Costanza, che sarà adeguatamente ampliata. E, alla luce di ciò non è certo un caso che, fra le Ong finanziate dagli Usa che si sono distinte nelle accuse mosse a&nbsp;Georgescu,&nbsp;ci sia&nbsp;<a href="https://expertforum.ro/.well-known/sgcaptcha/?r=%2Fen&amp;y=powf:193.186.4.20:1733998672.725"><em>Expert Forum</em></a><em>,</em> la quale ha ipotizzato che TikTok abbia violato i suoi termini di utilizzo consentendo la diffusione di contenuti pro-Georgescu durante le elezioni.&nbsp; Septimius Pârvu, direttore esecutivo dell’organizzazione, ha dichiarato in un recente&nbsp;webinar&nbsp;che alcuni account TikTok pro-Georgescu erano stati creati nel 2016, sostenendo che ciò provava l’esistenza di una «operazione a lungo termine». I registri federali mostrano che l’Ambasciata degli Stati Uniti a Bucarest ha fornito un flusso costante di denaro a Expert Forum. L’ultimo contratto&nbsp;<a href="https://www.usaspending.gov/award/ASST_NON_SRO10023GR0065_1900">assegna al gruppo 79.964 dollari</a>&nbsp;per sviluppare una &#8220;soluzione integrata contro il regresso democratico in Romania&#8221;&#8221;.</p>



<p>[…]</p>



<p><em>Estratto dell’editoriale presente sul numero 384 di&nbsp;<strong>Diorama Lettarario</strong></em>.&nbsp;<em>Per abbonarsi alla rivista</em><strong>&nbsp;</strong><em>(10 numeri in un anno) versare&nbsp;</em><strong>35 euro&nbsp;</strong><em>sul&nbsp;</em><strong>conto corrente postale 14898506&nbsp;</strong><em>intestato a Diorama Letterario, Codice Postale 1292, 50121 Firenze&nbsp;</em><strong>oppure&nbsp;</strong><em>effettuare un bonifico sul ccb</em><strong>&nbsp;IBAN IT72Y0760102800000014898506&nbsp;</strong><em>intestato a Marco Tarchi. Inviare quindi una mail a&nbsp;</em><strong><a href="mailto:mtdiorama@gmail.com">mtdiorama@gmail.com</a>&nbsp;</strong><em>per comunicare l’indirizzo al quale si vorrà ricevere la rivista.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/academy/democrazia-addio-che-cosa-sta-succedendo-in-occidente.html">&#8220;Democrazia addio&#8221;: che cosa sta succedendo in Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Missili europei per colpire a lungo raggio (con un occhio alla Russia): la Francia si vuole unire a Germania e Uk</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/missili-europei-per-colpire-a-lungo-raggio-con-un-occhio-alla-russia-la-francia-si-vuole-unire-a-germania-e-uk.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 14:22:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Riarmo europeo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1199" height="807" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/1199px-Neptune_cruise_missile_05.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/1199px-Neptune_cruise_missile_05.jpg 1199w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/1199px-Neptune_cruise_missile_05-600x404.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/1199px-Neptune_cruise_missile_05-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/1199px-Neptune_cruise_missile_05-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/1199px-Neptune_cruise_missile_05-768x517.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1199px) 100vw, 1199px" /></p>
<p>La Francia pensa di unirsi al programma anglo-tedesco per sviluppare capacità autonome di attacco a lungo raggio sul suolo europeo. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1199" height="807" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/1199px-Neptune_cruise_missile_05.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/1199px-Neptune_cruise_missile_05.jpg 1199w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/1199px-Neptune_cruise_missile_05-600x404.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/1199px-Neptune_cruise_missile_05-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/1199px-Neptune_cruise_missile_05-1024x689.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/1199px-Neptune_cruise_missile_05-768x517.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1199px) 100vw, 1199px" /></p>
<p>La Francia ci ripensa e starebbe pensando di unirsi al programma anglo-tedesco per <strong>sviluppare capacità autonome di attacco a lungo raggio</strong> sul suolo europeo, aprendo a una collaborazione che sarebbe inedita per quanto concerne programmi tanto ambiziosi dal punto di vista della Republique. Lo riporta il <em>Financial Times</em> sottolineando come Parigi finora non abbia ancora partecipato a programmi concreti nello sviluppo dell&#8217;<em>European Long-Range Strike Approach</em> (Elsa), la strategia per attacchi in profondità concordata nel 2024 da Francia, Germania, Italia e Polonia e poi estesa a Regno Unito e Svezia, su cui invece Berlino e Londra stanno seriamente ragionando con un programma dalle potenziali ricadute industriali e geopolitiche.</p>



<p>Il timing sembra preciso: dopo che <strong>il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato l&#8217;imminente ritiro di una brigata Usa schierata in Europa</strong> e nel pieno delle discussioni sul riarmo europeo, la volontà francese di dare seguito agli impegni politici presi e di superare il tradizionale solipsismo sembra incardinata sulla possibilità di ottenere maggiore capacità d&#8217;azione nel Vecchio Continente per le sue attività militari. In sostanza, è come se nelle pieghe del ritiro Usa si sostanziasse la possibilità di creare <strong>un&#8217;Europa della difesa maggiormente integrata e strutturale, in cui Parigi, Berlino e Londra possono fare la parte del leone.</strong></p>



<p>Questo, almeno, il desiderio francese. Non è detto, ora, che Germania e Regno Unito accelerino sull&#8217;inclusione di Parigi. <a href="https://www.iss.europa.eu/publications/commentary/closing-deep-strike-gap-why-europe-needs-useful-systems-now">Come scrive l&#8217;<strong>European Institute for Strategic Studies</strong>, </a>&#8220;gli europei possiedono solo limitate capacità di attacco in profondità. Il previsto dispiegamento statunitense era importante perché avrebbe comportato lo stazionamento in Europa di missili Tomahawk e Dark Eagle, sistemi con una gittata compresa tra 1.600 e 2.800 km&#8221;, e inoltre &#8220;non dispongono di sistemi comparabili&#8221;, dato che missili come Storm Shadow, Scalp e Taurus non superano i <strong>500 km di gittata</strong>.</p>



<p>L&#8217;applicazione anglo-tedesca dell&#8217;Elsa parte dai sistemi basati a terra e, <a href="https://www.ft.com/content/c4238437-b064-451a-9900-4c56cf1977d7?syn-25a6b1a6=1">nota il Ft</a>, &#8220;i due Paesi hanno concordato di voler includere nell&#8217;armamento missili da crociera stealth e armi ipersoniche che viaggiano a velocità elevatissime su traiettorie imprevedibili, rendendole difficili da tracciare&#8221;, per poter <strong>rafforzare la capacità di deterrenza contro eventuali avversari strategici</strong>.</p>



<p>Qui ogni ragionamento sembra rivolto, inevitabilmente, al clima di confronto e ostilità con la Russia che, nonostante le recenti aperture alla diplomazia per la fine della guerra in Ucraina, resta lo spauracchio maggiore. Londra ha nei suoi documenti strategici sottolineato la necessità di rafforzare la <a href="https://it.insideover.com/difesa/merz-e-starmer-avanti-tutta-sul-riarmo-ecco-lasse-londra-berlino.html" type="post" id="478690"><em>warfighting readiness</em></a> delle sue forze armate; <a href="https://it.insideover.com/difesa/forze-di-rapido-intervento-per-combattere-nei-paesi-baltici-cosi-la-germania-studia-la-guerra-con-la-russia.html" type="post" id="485963">la Germania sta sviluppando una dottrina</a> militare che presuppone la possibilità di un conflitto combattuto nei Paesi Baltici e l&#8217;intervento di forze strutturate a Est; la Francia prevede come possibile una <a href="https://it.insideover.com/guerra/francia-allons-enfants-prepariamoci-ci-sara-la-guerra-in-europa-entro-il-2030.html" type="post" id="478168">guerra su larga scala in Europa entro il 2030.</a> Se queste dottrine fossero confermate, l&#8217;acquisizione di capacità di <em>deep strike</em> appare strutturale a orientare le forze armate dei tre Paesi a prepararsi a questi nuovi contesti. L&#8217;altra faccia della medaglia, e le mosse francesi lo confermano, è il permanere di una dipendenza sostanziale dalle priorità americane: le mosse convergenti in ambito europeo sembrano essere più reattive alle azioni statunitensi che determinate da logiche pianificatorie di lungo periodo. E l&#8217;inserimento francese in corsa sembra confermarlo.</p>
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		<title>Macron e Mitsotakis: l’asse franco-ellenico per contenere la Turchia nel Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macron-e-mitsotakis-lasse-franco-ellenico-per-contenere-la-turchia-nel-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 04:29:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’incontro tra Emmanuel Macron e Kyriakos Mitsotakis ad Atene è stato la riaffermazione di un asse storico tra Francia e Grecia.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’incontro tra <strong>Emmanuel Macron e Kyriakos Mitsotakis ad Atene non è stato soltanto un vertice diplomatico tra due governi europei.</strong> Dietro le immagini ufficiali, le strette di mano, le visite militari e le dichiarazioni sulla cooperazione strategica si intravede qualcosa di più profondo: la riaffermazione di <strong>un asse storico tra Francia e Grecia</strong> che attraversa due secoli di storia europea e mediterranea. Un rapporto che non può essere letto soltanto in termini militari o geopolitici, perché coinvolge identità, memoria storica, civiltà e persino differenti concezioni dell’Europa.</p>



<p>La scena scelta per l’incontro non è stata casuale. La visita alla fregata “Kimon”, simbolo della moderna cooperazione navale franco ellenica, ha rappresentato plasticamente la nuova postura strategica della Grecia nel Mediterraneo orientale. Atene, dopo anni di crisi economica e ridimensionamento delle proprie capacità militari, ha avviato <strong>uno dei più importanti programmi di riarmo della sua storia recente,</strong> puntando soprattutto sulla partnership con Parigi. L’acquisto in questi anni dei 24 Rafale francesi, delle 3 fregate Belharra e dei sistemi missilistici come Exocet non è soltanto una scelta tecnica o commerciale. È una scelta geopolitica. La cooperazione militare franco-ellenica supera i 5,5 miliardi di euro.</p>



<p>La Francia, da parte sua, utilizza il rapporto privilegiato con la Grecia per presentarsi come la principale potenza militare europea con capacità di proiezione nel Mediterraneo. In un’Europa frammentata, priva di una reale politica estera comune e ancora dipendente dall’ombrello americano, <strong>Macron cerca di costruire l’immagine di una Francia capace di agire come garante strategico </strong>dello spazio mediterraneo. Difendere la Grecia significa quindi anche difendere il ruolo internazionale della Francia stessa. Detto negl`apparati ellenici resta il timore se all`atto pratico Parigi è disposta ad entrare in guerra con Ankara</p>



<p>Dietro questa cooperazione si muove inevitabilmente la questione turca. La dottrina della <em>Mavi Vatan</em>, la “Patria Blu” elaborata negli ultimi anni da parte dell’establishment strategico di Ankara, ha ridefinito l’approccio turco al Mediterraneo orientale.<strong> Per Atene questa dottrina rappresenta una minaccia diretta agli equilibri dell’Egeo,</strong> alle zone economiche esclusive greco cipriote e più in generale alla presenza ellenica nel Mediterraneo orientale. In questo contesto, il rafforzamento della presenza francese assume un significato che va oltre la semplice cooperazione bilaterale.</p>



<p>Anche il recente dispiegamento navale francese nell’area cipriota, dopo l’escalation regionale e le tensioni attorno alla base britannica di Akrotiri, è stato interpretato da molti osservatori non solo come un messaggio verso Iran o Hezbollah, ma anche come <strong>una dimostrazione implicita di deterrenza verso Ankara.</strong> La Francia vuole mostrare di poter operare stabilmente nello spazio mediterraneo orientale e di essere pronta a proteggere i propri alleati regionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;concorrenza&#8221; di Israele</h2>



<p>In questo scenario <strong>Israele rimane probabilmente il partner militare più efficace e operativo per Grecia e Cipro nel contenimento delle ambizioni turche.</strong> L’asse energetico e strategico tra Gerusalemme, Atene e Nicosia si è consolidato negli ultimi anni soprattutto sul piano dell’intelligence, della sicurezza e della cooperazione navale. Tuttavia è la Francia a offrire qualcosa che Israele non può offrire pienamente sul piano simbolico e diplomatico: <strong>la legittimazione europea. </strong>Parigi riesce infatti a presentare la difesa della Grecia non come una semplice alleanza regionale ma come la protezione di una frontiera europea e mediterranea.</p>



<p>Ma il rapporto tra Francia e Grecia non nasce oggi. Le sue radici affondano nel XIX secolo e nella nascita stessa dello Stato greco moderno. L’Illuminismo francese, la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche contribuirono indirettamente alla diffusione delle idee nazionali e rivoluzionarie nei Balcani e nel Mediterraneo orientale. <strong>Molti intellettuali greci che prepararono la rivoluzione del 1821 furono influenzati dalla cultura politica francese. </strong>Per buona parte del filellenismo europeo dell’epoca la liberazione della Grecia non rappresentava soltanto una guerra nazionale contro l’Impero Ottomano, ma un evento simbolico per l’intera Europa.</p>



<p>La Grecia veniva percepita come la culla della civiltà europea, e la sua rinascita assumeva quasi un carattere messianico. Nella memoria storica ellenica è rimasta forte l’idea che la rivoluzione greca abbia inaugurato simbolicamente la stagione delle liberazioni nazionali europee dell’Ottocento. Non pochi ambienti culturali greci hanno interpretato l’indipendenza ellenica come l’archetipo della liberazione dei popoli storici europei.</p>



<p>Anche nel Novecento <strong>il rapporto con la Francia ha mantenuto una dimensione quasi esistenziale per parte dell’élite greca. </strong>Durante la dittatura dei colonnelli molti oppositori trovarono rifugio a Parigi. Konstantinos Karamanlis stesso visse nella capitale francese durante l’esilio. La Francia divenne uno dei centri politici e culturali dell’opposizione democratica ellenica, rafforzando ulteriormente il legame tra i due Paesi.</p>



<p>Eppure il rapporto tra Francia e mondo ellenico non è privo di profonde ambivalenze. Se da una parte Parigi viene vista come storica alleata dell’ellenismo moderno, dall’altra in alcuni ambienti ortodossi tradizionalisti la Francia rappresenta anche la patria dell’Illuminismo radicale, della secolarizzazione e del laicismo europeo. Qui emerge il tema della <em>Romiosini,</em> cioè la continuità spirituale e culturale del mondo romano orientale e bizantino all’interno dell’identità ellenica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un rapporto particolare</h2>



<p>Per una parte del pensiero ortodosso conservatore, il modello occidentale nato dopo la Rivoluzione francese avrebbe progressivamente allontanato l’ellenismo moderno dalla sua matrice romano bizantina. Non sono pochi i monaci o gli ambienti tradizionalisti che guardano con diffidenza al laicismo francese, all’anticlericalismo e più recentemente alle trasformazioni culturali dell’Europa contemporanea. In questa lettura polemica l’“Occidente latino” viene spesso accusato di aver accelerato la scristianizzazione europea.</p>



<p>All’interno di questi ambienti esiste talvolta anche una percezione della Russia come possibile custode dei valori tradizionali ortodossi contro la deriva secolarizzata dell’Occidente. Si tratta di una visione minoritaria e controversa nella Grecia contemporanea, ma che continua a esercitare influenza in alcuni settori religiosi e culturali.</p>



<p>È proprio questa tensione irrisolta a rendere il rapporto franco ellenico così particolare. La Francia rappresenta simultaneamente per la Grecia moderna la protezione europea, la modernità politica, il prestigio occidentale e allo stesso tempo l’origine di quella secolarizzazione che una parte del mondo ortodosso considera estranea alla tradizione della Romiosini.</p>



<p>Per questo l’incontro tra Macron e Mitsotakis non può essere interpretato soltanto come un accordo militare o una partnership economica. È il riflesso di un rapporto storico molto più profondo in cui si intrecciano geopolitica, identità europea, memoria bizantina, Mediterraneo e lotta per la leadership regionale. <strong>Difendendo la Grecia, la Francia cerca oggi di presentarsi come il principale garante europeo del Mediterraneo orientale</strong> cercando di avere una voce maggiore anche nei confronti d`isreale. E la Grecia, stringendosi a Parigi, tenta di rafforzare la propria posizione in una delle aree più instabili e strategicamente decisive del continente europeo.</p>



<p>Dietro il protagonismo mediterraneo di Macron pesa però anche il nodo economico. La Francia prevede oltre 430 miliardi di euro di spesa militare tra il 2024 e il 2030, con un aumento di 36 miliardi per le forze armate. Ma secondo “Le Monde” e la Corte dei conti francese, le ambizioni strategiche di Parigi rischiano di scontrarsi con fragilità fiscali sempre più evidenti e con un indebitamento ai livelli più alti degli ultimi quindici anni. Parigi come nella sua storia vuole giocare su molteplici tavoli da protagonista ma la coperta finanziaria e anche industriale rischia di essere corta.</p>
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		<title>Altro che Russia: l&#8217;ombra di Israele sulle elezioni francesi</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/altro-che-russia-lombra-di-israele-sulle-elezioni-francesi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 May 2026 04:01:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un'inchiesta giornalistica svela un tentativo di interferenza digitale orchestrato da una società israeliana contro tre candidati di Melenchon.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/altro-che-russia-lombra-di-israele-sulle-elezioni-francesi.html">Altro che Russia: l&#8217;ombra di Israele sulle elezioni francesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia Israele" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/OVERCOME_20260517013303376_f088b3f7ecf615e8e1605571da479c7a-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per anni abbiamo parlato di presunte ingerenze russe, di troll, hacker, bot, di macchine del fango orchestrate dal Cremlino per destabilizzare le democrazie occidentali. Ma se il prossimo fronte della guerra ibrida venisse da un’altra direzione? Da Tel Aviv, per esempio? <a href="https://elpais.com/internacional/2026-05-15/una-empresa-israeli-intento-influir-en-las-elecciones-municipales-de-marzo-en-francia-mediante-injerencias-digitales.html" type="link" id="https://elpais.com/internacional/2026-05-15/una-empresa-israeli-intento-influir-en-las-elecciones-municipales-de-marzo-en-francia-mediante-injerencias-digitales.html">Un&#8217;inchiesta congiunta</a> dei giornali&nbsp;<em>Libération</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Haaretz</em>&nbsp;ha appena gettato luce su un tentativo di interferenza digitale durante le elezioni municipali francesi dello scorso marzo. Il bersaglio? Tre candidati de&nbsp;<em>La France Insoumise</em>&nbsp;(LFI), il partito di sinistra radicale guidato da <strong>Jean-Luc Mélenchon</strong>, noto per le sue posizioni critiche nei confronti di Israele e per il sostegno alla causa palestinese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;inchiesta che getta un&#8217;ombra su Tel Aviv</h2>



<p>Secondo le rivelazioni, una società con sede in Israele, chiamata&nbsp;<strong>BlackCore</strong>, avrebbe orchestrato una campagna di disinformazione mirata contro Sébastien Delogu (Marsiglia), François Piquemal (Tolosa) e David Guiraud (Roubaix). L’obiettivo: <strong>delegittimarli, diffondere menzogne, influenzare il voto</strong>. L’agenzia francese <em>Viginum</em>, incaricata di contrastare le manipolazioni digitali, ha rilevato l’operazione: siti web fake, account falsi, foto generate dall’intelligenza artificiale e date di creazione sospette.</p>



<p>La campagna, pur definita di «bassa visibilità» e senza impatto reale sul risultato elettorale, <strong>rappresenta un campanello d’allarme</strong>. Perché se è vero che i servizi segreti francesi hanno identificato <strong>BlackCore</strong> come «porta d’ingresso» di una struttura più complessa, è altrettanto vero che l’azienda &#8211; il cui dominio web è stato registrato nell’agosto 2025 e oggi non è più raggiungibile &#8211; si presentava come una «compagnia d’élite specializzata in influenza, cybersecurity e tecnologie per l’era moderna della guerra dell’informazione». Curiosamente, la società non risulta nemmeno nei registri israeliani delle imprese.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>La reazione di Mélenchon</strong></h2>



<p>L’eco politico non si è fatto attendere. Jean-Luc Mélenchon ha tuonato su X (ex Twitter): «I servizi di intelligence sospettano che l’azienda israeliana BlackCore abbia condotto interferenze contro di noi durante la campagna municipale. Risultato: migliaia di messaggi diffusi per mentire e trascinarci nel fango. Chiediamo al governo una legge per combattere le ingerenze straniere».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">Les services de renseignement de notre pays soupçonnent l&#39;entreprise israélienne BlackCore d&#39;ingérences contre nous pendant la campagne municipale.<br><br>3 candidats LFI ont été visés : Sébastien Delogu, François Piquemal et David Guiraud. Résultat : des milliers de messages diffusés… <a href="https://t.co/bEPlU3QyYz">pic.twitter.com/bEPlU3QyYz</a></p>&mdash; Jean-Luc Mélenchon (@JLMelenchon) <a href="https://twitter.com/JLMelenchon/status/2054639211018363055?ref_src=twsrc%5Etfw">May 13, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>E qui la domanda sorge spontanea: perché Israele dovrebbe interessarsi alle elezioni municipali francesi? La risposta, per quanto scomoda, ha un nome preciso: il conflitto a Gaza e la <strong>crescente influenza del voto arabo e musulmano in Francia</strong>. LFI ha fatto della difesa dei palestinesi una bandiera, e in città come Saint-Denis — roccaforte di Mélenchon — il consenso si costruisce anche su questo. Colpire i candidati più radicali significa tentare di ridurre la loro presa su un elettorato sensibile alla causa palestinese.</p>



<p>La domanda che brucia è un’altra: <strong>BlackCore agiva per conto del governo israeliano o come attore privato?</strong> Non lo sappiamo.  Le autorità francesi non hanno ancora stabilito se si tratti di un’ingerenza statale. Ma il sospetto è legittimo, soprattutto alla luce delle recenti tensioni tra Parigi e Tel Aviv, esacerbate dalla posizione francese a favore di un cessate il fuoco a Gaza e del riconoscimento dello Stato di Palestina.</p>



<p>Non è la prima volta che, peraltro, <strong>Israele viene accusato di operazioni di influenza in Europa</strong>. Già nel 2022, un rapporto del servizio di ricerca del Parlamento europeo aveva segnalato tentativi di interferenza israeliana su questioni legate al conflitto mediorientale. Ma la novità è il metodo: l’uso di IA generativa per creare identità fake, la velocità di diffusione delle fake news, la precisione chirurgica dei bersagli. </p>



<p><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/altro-che-russia-lombra-di-israele-sulle-elezioni-francesi.html">Altro che Russia: l&#8217;ombra di Israele sulle elezioni francesi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Sminamento dello Stretto di Hormuz: perché l&#8217;Italia ha diritto al comando della missione</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sminamento-dello-stretto-di-hormuz-perche-litalia-ha-diritto-al-comando-della-missione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 May 2026 06:55:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=515751</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1079" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Italia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-1536x863.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La soluzione ideale per la missione nello Stretto di Hormuz sarebbe avere Italia e Francia al comando. Ecco perché.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sminamento-dello-stretto-di-hormuz-perche-litalia-ha-diritto-al-comando-della-missione.html">Sminamento dello Stretto di Hormuz: perché l&#8217;Italia ha diritto al comando della missione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1079" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Italia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-1536x863.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/cacciamine-italiani-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A partire dalla fine di febbraio 2026, in risposta agli attacchi aerei condotti da Stati Uniti e Israele, l&#8217;Iran ha innescato una risposta senza precedenti con il minamento di parte dello Stretto di Hormuz, imposizione di pedaggi fino a due milioni di dollari a transito e minaccia alle navi dirette verso porti americani e israeliani. Uno dei corridoi energetici più vitali al mondo si è trasformato in uno spazio di coercizione marittima. Di fronte a questa crisi, il 19 marzo 2026 Italia, Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Giappone e Canada hanno emesso una dichiarazione congiunta (al momento attuale i Paesi coinvolti sono 29 e gli Stati Uniti non sono tra questi). Ma dichiarare disponibilità non equivale a esercitare leadership. La domanda centrale è: quale ruolo deve svolgere la Marina Militare in questa operazione e perché l&#8217;Italia non dovrebbe accettare un ruolo marginale?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Situazione geopolitica e strategica</h2>



<p>La crisi di Hormuz ha ridisegnato le geometrie del potere marittimo globale. Lo Stretto non è soltanto una strettoia fisica: è una soglia politica in cui si concentrano la capacità degli Stati di usare la geografia come coercizione, la dipendenza dei mercati da rotte energetiche vulnerabili e la tenuta delle alleanze occidentali quando la sicurezza collettiva diventa un costo operativo. Francia e Regno Unito si sono proposti come potenziali leader di una coalizione multinazionale pronta a contribuire agli sforzi per garantire un passaggio sicuro attraverso questa rotta commerciale strategica articolata in tre fasi: bonifica delle mine, evacuazione delle navi bloccate e pattugliamento con scorte militari. Tuttavia questa leadership bipartita presenta fragilità strutturali. La Gran Bretagna porta il pesante retaggio del colpo di Stato del 1953 contro il premier nazionalista Mossadeq, ancora vivo nella memoria collettiva iraniana, e ha compromesso la propria credibilità diplomatica verso Russia e Cina a causa del sostegno aperto all&#8217;Ucraina. Un&#8217;operazione a guida esclusivamente anglo-francese rischierebbe di riproporre lo schema fallimentare di Suez del 1956. La Francia, pur dotata di capacità militari autonome e di una base navale permanente ad Al-Dhafra negli Emirati, porta con sé la tradizione coloniale nel Maghreb e nel Levante, che genera diffidenza negli attori regionali. In questo contesto, l&#8217;Italia possiede una credibilità diplomatica che nessuno dei due contendenti può vantare: nessun trascorso coloniale nel Golfo, relazioni<br>storicamente distese con Teheran, postura equilibrata nei confronti di Russia, Cina, India, Giappone e Corea del Sud — tutti Paesi con interessi diretti alla riapertura dello stretto. Il ministro Crosetto ha indicato che qualsiasi missione italiana deve avvenire sotto egida ONU, con una bandiera che «riunisca Europa, Cina, Asia, India», non come appendice NATO.</p>



<h2 class="wp-block-heading">PERCHÉ L&#8217;ITALIA DEVE AGIRE CON UN GRUPPO NAVALE</h2>



<p>La natura dell&#8217;operazione richiede non una presenza simbolica, ma una task force navale integrata capace di bonifica delle mine, scorta ai convogli e proiezione di credibilità coercitiva. Agire con un singolo cacciamine equivale a essere presenti senza contare; agire con un gruppo navale significa essere un attore decisionale. L&#8217;Italia ha confermato la disponibilità a schierare fino a quattro unità: due dragamine modernizzate, un&#8217;unità di scorta e una nave di supporto logistico. Questa configurazione rispecchia la dottrina operativa MCM (<em>mine counter-measures</em>), che prevede la combinazione di unità di caccia-mine con piattaforme di protezione e rifornimento in teatro. Operare come gruppo navale consentirebbe alla Marina di svolgere un ruolo articolato: bonifica con le unità della V Divisione Navale di La Spezia, protezione con l’unità di scorta, autonomia operativa prolungata grazie alla nave supporto. Oltre a ciò non va dimenticato che l&#8217;ammiraglio <strong>Aurelio De Carolis</strong>, comandante in capo della flotta, gode di una così elevata credibilità internazionale da rappresentare un irrinunciabile fattore di potenza nei rapporti con le marine<br>partecipanti all’operazione.</p>



<ol start="2" class="wp-block-list"></ol>



<h2 class="wp-block-heading">Obiettivi, esigenze operative e confronto</h2>



<p>Gli obiettivi operativi si articolano su tre livelli: bonifica delle mine con sonar, veicoli subacquei autonomi e palombari specializzati; scorta dei convogli commerciali nella fase di riapertura; mantenimento della presenza deterrente contro ulteriori<br>minamenti. La Marina eccelle nel primo livello. Con dieci unità specializzate — otto della classe Gaeta e due della classe Lerici, tutte dotate di sonar multifrequenza e droni subacquei — l&#8217;Italia è uno dei più sofisticati operatori MCM della NATO. Non è un<br>primato recente: già nell&#8217;Operazione Golfo del 1987-1988, i cacciamine italiani neutralizzarono molte mine nel Golfo Persico. Il programma CNG (Cacciamine di Nuova Generazione) da 1,6 miliardi di euro, sviluppato da Intermarine e Leonardo, conferma la continuità di questo investimento.</p>



<p>Il confronto con le altre marine rivela squilibri che vengono spesso taciuti. La Royal Navy attraversa una crisi strutturale: con appena 3-4 fregate effettivamente operative a marzo 2026, non sembra in grado di assicurare una propria adeguata presenza di<br>superficie nel Medio Oriente. Le 8 fregate FREMM italiane — tutte operative — superano quantitativamente e qualitativamente la disponibilità britannica. La Francia è l&#8217;unica marina europea con capacità autonoma di proiezione globale grazie ai suoi sottomarini nucleari, alla portaerei De Gaulle, alle basi negli Emirati e a quattro navi rifornimento moderne; sul piano MCM specifico, tuttavia, l&#8217;Italia è comparabile o superiore. Sul fronte logistico il gap italiano rimane reale — nessuna base avanzata nel Golfo — ma le nuove navi LSS Vulcano e Atlante hanno rafforzato significativamente la capacità di rifornimento, e una struttura di co-comando con la Francia renderebbe gestibile la catena logistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché la nostra Marina dovrebbe co-guidare con la Francia</h2>



<p>La tendenza a trattare l&#8217;Italia come partner di secondo rango non regge all&#8217;analisi comparativa. Le 8 fregate FREMM Bergamini, i 2 cacciatorpediniere Orizzonte, la portaerei Cavour con F-35B e l&#8217;LHD Trieste — una nave di dislocamento simile al Charles De Gaulle con le sue 38.000 tonnellate — configurano una flotta di primissimo rango europeo. Il programma di 12 nuovi cacciamine CNG e di 4-8 corvette EPC a guida italiana in ambito europeo delinea anche una marina in piena espansione qualitativa. Nella dimensione MCM, cuore dell&#8217;operazione, l&#8217;Italia ha i titoli, la tradizione e la tecnologia. La V Divisione Navale di La Spezia, la dottrina operativa maturata in decenni di bonifica, la combinazione tra scafi in fibra di vetro a bassa segnatura magnetica e droni di nuova generazione rappresentano un patrimonio che pochi paesi europei possono vantare nella stessa misura.</p>



<p>La co-guida italo-francese risponde a una logica precisa. La Francia porta ciò che all&#8217;Italia manca: basi nel Golfo, sottomarini d&#8217;attacco, capacità C4ISR autonome. L&#8217;Italia porta ciò che manca alla Francia: credibilità diplomatica con Teheran, relazioni equilibrate con i Paesi asiatici, assenza di retaggi coloniali e una componente MCM avanzata ed efficace. Una struttura di comando italo-francese non è una concessione diplomatica, ma una scelta operativamente razionale che mette in campo la somma delle rispettive eccellenze.</p>



<ol start="4" class="wp-block-list"></ol>



<h2 class="wp-block-heading">CONCLUSIONI</h2>



<p>La crisi di Hormuz non è un episodio congiunturale: è il catalizzatore di una riconfigurazione profonda degli equilibri marittimi globali. Per l&#8217;Italia rappresenta al tempo stesso una responsabilità e un&#8217;opportunità storica che non può essere sprecata nella logica della partecipazione subalterna. La Marina Militare è tecnicamente pronta: una flotta di fregate tra le più moderne d&#8217;Europa, capacità MCM importante, un programma industriale di eccellenza e una catena di comando che ha dimostrato affidabilità dal Corno d&#8217;Africa al Mediterraneo orientale. Non accettare un ruolo di co-guida sarebbe non solo una rinuncia al peso che spetta all&#8217;Italia nella <em>governance</em> marittima europea, ma una scelta contraria agli interessi nazionali di un Paese che dipende direttamente dalla stabilità di quella rotta per i suoi approvvigionamenti energetici. Il modello da perseguire è una co-leadership italo-francese nell&#8217;ambito di un mandato ONU, con l&#8217;Italia garante del settore diplomatico e MCM e la Francia garante della difesa e della logistica avanzata. Tale formula supererebbe le diffidenze iraniane verso una leadership puramente anglo-francese, coinvolgerebbe i Paesi del Golfo e dell&#8217;Asia e costruirebbe un precedente positivo per l&#8217;autonomia strategica europea nel dominio marittimo.</p>



<p>Ci auguriamo che sia finita l&#8217;epoca che vedeva marine di stati esterni al Mediterraneo allargato (UK) curare i loro interessi a scapito di quelli degli Stati che in quello scenario vivono. Sappiamo bene come le conseguenze geopolitiche create proprio da questi interventi diventino un prezzo da pagare e un problema con cui confrontarsi per anni, come l’episodio libico ci ricorda. Spesso si racconta che chi non siede al tavolo del comando è destinato a subire in silenzio. L&#8217;Italia ha i mezzi, la storia e soprattutto il dovere di dire la sua, di non essere vittima di scelte non proprie e di poter partecipare al processo decisionale quando sono in gioco le vite dei suoi militari e i suoi interessi. Il compito della classe dirigente — politica, militare e diplomatica — è di non sprecare questa opportunità, tenendo conto che una decisione in tal senso ci pone di fronte a responsabilità importanti e che non possono essere sottostimate.</p>



<p><em>ROBERTO DOMINI è Ufficiale Ammiraglio della riserva. Ha comandato nave Mogano, il contingente italiano in Sinai e le basi navali di Venezia e Augusta. Ha frequentato il Naval Staff College della Royal Navy a Greenwich a Londra ed è stato Addetto per la Difesa presso l’Ambasciata Italiana di Zagabria. Ha insegnato a lungo Strategia marittima e Storia navale all’Istituto di Guerra Marittima di Livorno e all’Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia. </em></p>



<ol start="6" class="wp-block-list"></ol>



<p></p>
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