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Società

Bulgaria-Turchia: i guardiani del confine

Nelle foreste della montagna Strandja, al confine bulgaro con la Turchia, un gruppo eterogeneo di volontari si addestra alla lotta per sorvegliare la frontiera. Fra loro ci sono i membri dell’Unione Militare dei Veterani Bulgari “Vasil Levski” e del movimento nazionale “Shipka”, intenzionati a fornire alle proprie famiglie quella protezione che il governo bulgaro non sembra in grado di garantire. L'obiettivo di questa "pattuglia", guidata dall'ex ufficiale dell'esercito Vladimir Ruscev, è infatti quello di intercettare e fermare i potenziali terroristi che penetrano nel Paese mescolandosi ai gruppi di migranti. Reportage di Matteo Bastianelli.

Guerra

Istruzione: la nuova arma ucraina

La scuola e l’educazione, secondo le ultime mosse di Kiev, sono diventate centrali nella guerra ai separatisti filorussi. L’Ucraina cerca di respingere l’influenza della Russia con l’introduzione di leggi di natura pedagogica negli istituti scolastici di ogni livello. La scuola di Avdiivka, uno degli ultimi avamposti ucraini prima della linea del fronte con Donetsk, ne è un esempio.

Guerra

Strage di Odessa: fra disperazione e negazionismo

Quarantotto vittime e nessun colpevole. A tre anni di distanza, è questo il triste bilancio del massacro di Odessa, dove nel 2014 decine attivisti filorussivennero massacrati per la strada e nella Casa dei Sindacati dalle milizie nazionaliste pro-Maidan. In 36 mesi, non un imputato. Nessun arrestato, nessuno in carcere se si escludono alcuni militanti anti-Maidan imprigionati con l'accusa di aver preso parte ai disordini in cui morirono anche due estremisti di destra favorevoli al governo di Kiev. A finire sotto processo solo i vertici di polizia e vigili del fuoco, accusati di essere intervenuti con colpevole ritardo nel fermare le violenze che insanguinarono Kulikovo Pole. Il drone ronza qualche decina di metri sopra la folla, sui palazzi circostanti i cecchini col volto coperto scrutano ogni angolo della piazza attraverso i mirini telescopici. La Casa dei sindacati di Odessa, nel terzo anniversario della strage che l'ha resa tristemente famosa, è circondata da centinaia di soldati e agenti delle forze speciali armati fino ai denti. Montaggio di Roberto Di Matteo

Guerra

Giustizia zero: la strage senza colpevoli

Quarantotto vittime e nessun colpevole. A tre anni di distanza, è questo il triste bilancio del massacro di Odessa, dove nel 2014 decine attivisti filorussi vennero massacrati per la strada e nella Casa dei Sindacati dalle milizie nazionaliste pro-Maidan.In 36 mesi, non un imputato. Nessun arrestato, nessuno in carcere se si escludono alcuni militanti anti-Maidan imprigionati con l'accusa di aver preso parte ai disordini in cui morirono anche due estremisti di destra favorevoli al governo di Kiev. A finire sotto processo solo i vertici di polizia e vigili del fuoco, accusati di essere intervenuti con colpevole ritardo nel fermare le violenze che insanguinarono Kulikovo Pole.Per quei fatti, le cronache giudiziarie ucraine degli ultimi tre anni parlano di udienze rinviate di mese in mese e istruttorie che non procedono mai. Di giudici e avvocati minacciati sui social network e perfino all'interno dei tribunali. Di giornalisti indipendenti intimiditi dai servizi segreti, di pressioni su chi denuncia ritardi e omissioni nelle indagini Montaggio di Roberto Di Matteo

Guerra

La madre del ragazzo linciato a morte

Da Odessa. Elena Brazevksy ha cinquant'anni e vive a Odessa, dove insegnaStoria medievale all'università. Da tre anni veste di nero: la data che le ha cambiato la vita, spezzandola in due, è il 2 maggio del 2014. Quando suo figlio Andrey, ventiseienne ingegnere informatico, è stato ucciso nel pogrom della Casa dei sindacati. La incontriamo in un caffè della città che si affaccia sul Mar Nero, dove arriva dopo un lungo e faticoso viaggio con i mezzi pubblici. Preferisce riceverci qui che in casa, dove sarebbe "troppo pericoloso". Con voce flebile, ci racconta la propria tragedia personale. Montaggio di Roberto Di Matteo

Ambiente

Chernobyl apocalisse post nucleare

Da Chernobyl. Aleksey si sporge dal finestrino del pickup, indica una macchia d'alberi sulla destra e dice: “Questisono i magazzini Molochniy, o almeno ciò che ne resta”. L'auto sgomma veloce, ma dietro le frasche si intravede la sagoma grigia d'un palazzo in stile brutalista. L'antica Prospekt Lenina, che un tempo fu la via principale di Prypjat, è stata inghiottita dalla foresta insieme a tutta la città.Montaggio di Roberto Di Matteo

Ambiente

Chernobyl, l’inferno dei sopravvissuti

Da Chernobyl. "Non ho fretta. Nel 1986 un medico mi diede cinque anni di vita. E sono ancora qui...": Aleksey Moskalenko attende paziente di fianco al checkpoint, infagottato in una divisa militare troppo grande. All'occhiello, il distintivo del trentennale del disastro di Chernobyl, quando - nella notte fra il 26 e il 27 aprile - il reattore 4 della centrale nucleare ucraina esplose provocando il peggiore incidente della storia dell'energia atomica. Moskalenko, all'epoca ventinovenne, era vicecapo della locale unità di polizia. Reso invalido dalle radiazioni che ancora oggi ne tormentano l'anima e il corpo, si mantiene facendo la guida turistica. Ci conduce fino al punto esatto dove si trovava all'1.23 di quella notte maledetta, quando un lampo squarciò l'oscurità.

Ambiente

Gli stalker che esplorano Chernobyl

Si fanno chiamare “stalker” gli abitanti della città morta. Quel che resta di Prypiat, Ucraina, si trova nella zona di alienazione nata dall'esplosione del reattore numero quattro della centrale nucleare Lenin a Chernobyl. Gli stalker penetrano illegalmente nella zona di alienazione per viverla ed esplorarla, e questa attività diviene tutta la loro vita.

Migrazioni

Migranti, si apre la rotta balcanica

Seduti sui binari nella deserta stazione di Sarajevo, sempre più migranti progettano il proprio viaggio e per molti la destinazione è l'Italia. Da quando la polizia greca ha sgomberato gli accampamenti irregolari la rotta balcanica si è spostata verso i Balcani occidentali, e già a febbraio il governo bosniaco segnalava un aumento del 700% degli ingressi rispetto alle rilevazioni precedenti.

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