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Politica

Il nuovo nazionalismo tedesco

Schnellroda è il villaggio in cui Kubistchek si è stabilito circa 20 anni fa insieme alla moglie. Allora il numero di abitanti era di 48 persone, oggi sono circa 200. I nuovi arrivati, tutti tedeschi, vivono e lavorano per la comunità (Gemeinschaft) che Kubitschek ha fondato. Circondata solo da boschi e da immense distese di prati vedi, dista una decina di kilometri dalla stazione ferroviaria più vicina. I navigatori satellitari non la segnalano, raggiungerla è difficile. Le strade, lunghe e silenziose, sono deserte.Una volta arrivati si nota subito come l'atmosfera sia profondamente tedesca e völkisch. Bandiere nero-rosso-oro e nero-bianco-rosso sventolano alte. Sui prati di fronte alle case è pieno di numerosi bimbi biondi, che giocano o si occupano degli animali: capre, anatre, conigli, galline. Appena veniamo notati ci viene incontro un bambino, biondissimo e con gli occhi azzurro intenso che, senza conoscerci, ci dà il benvenuto e si presenta. Ha 11 anni e si chiama Wieland, nome ripreso da una celebre saga germanica. Dopo averci invitato a seguirlo ci conduce nel giardino della casa più centrale, dove parte della comunità siede intorno ad un fuoco e banchetta con i propri prodotti: le proprie verdure, la propria carne, le proprie uova, il formaggio delle proprie capre. Reportage di Luca Steinmann. Montaggio di Roberto Di Matteo

Società

I nostalgici del comunismo tedesco

La Ostalgie, il sentimento di nostalgia verso le sicurezze della Ddr, è un sentimento ancora fortemente diffuso nell’Est della Germania. Non soltanto tra militanti politici o tra i residui delle vecchie organizzazioni comuniste che sono sopravvissute al crollo del regime, ma anche e soprattutto nelle fasce popolari. I cittadini dell’Est ancora ricordano come si viveva al dilà della cortina di ferro e possono effettuare un paragone con il mondo in cui si trovano oggi. “Se sotto il comunismo vigeva la sorveglianza, sotto il capitalismo di oggi vige la disuguaglianza” continua Mandy. Quello che a molti manca è l’ordine, la pulizia, il controllo e le certezze che la Ddr garantiva. Non è un caso che molti di questi nostalgici votino a destra. Montaggio di Roberto Di Matteo

Economia e Finanza

Guerre commerciali e scontri geopolitici: verso la sfida Usa-Germania

Le esplosive accuse del direttore del Consiglio per il Commercio della Casa Bianca Peter Navarro contro la Germania, accusata di praticare una politica commerciale sleale attraverso lo sfruttamento sistematico di un “euro grossolanamente svalutato”, hanno rappresentato una decisa presa di posizione da parte dell’amministrazione di Washington, ora più che mai in rotta di collisione con Berlino. Nonostante l’attenzione costantemente rivolta dai media internazionali sul rischio di un conflitto commerciale tra Stati Uniti e Cina, le prospettive intuibili dalle prime politiche annunciate od avviate dall’amministrazione Trump rendono decisamente più plausibile un’analoga trade war coinvolgente Stati Uniti e Germania. Il contenzioso economico sino-americano, infatti, rientra nel quadro di una delicatissima dialettica che include altre importanti questioni di carattere geopolitico e nella quale qualsiasi strappo potrebbe causare un imprevedibile effetto domino su scala planetaria, considerato anche l’elevatissimo potere di fuoco di cui Pechino dispone in virtù del suo possesso di un’ingente fetta del debito pubblico americano. Uno scontro frontale tra le due principali potenze economiche mondiali sul terreno commerciale e monetario equivarrebbe a una vera e propria garanzia di “distruzione mutua assicurata”, come puntualizzato dal direttore di Limes Lucio Caracciolo nell’editoriale d’apertura all’ultimo numero della rivista, specie se Pechino dovesse ricorrere all’extrema ratio, la vendita in blocco di tutta la quota di debito americano in suo possesso.

Società

L’ultima capitale divisa

Si dice che la forma di Cipro ricordi la sagoma di una chitarra, adagiata sulle acque calde del Mediterraneo orientale. Un’immagine poetica, che contrasta con la realtà di un’isola spaccata in due da un confine fortificato che la taglia in due come un colpo di accetta.Dal 1974 Cipro è divisa dalla cosiddetta “Linea verde”: 130 chilometri di fortificazioni, filo spinato e cavalli di Frisia che corrono da una spiaggia all’altra, separando la Repubblica di Cipro dalla sedicente Repubblica turca di Cipro Nord. La metà greco-cipriota da una parte, quella turco-cipriota dall’altra. Reportage di Giovanni Masin

Religioni

I cristiani dimenticati di Cipro

Nella parte turca di Cipro si assistenza ad una discriminazione a donna dei cristiani: le chiese sono lasciate in uno stato di abbandono, le opere d'arte sacre necessitano di profondi interventi di restauro, i cimiteri profanati quarant'anni fa non possono essere sistemati. I cristiani infatti in questo Paese non hanno il diritto di mettere a posto le tombe dei propri cari. Da Cipro Giovanni Masini per Gli Occhi della Guerra, montaggio di Roberto Di Matteo

Religioni

I cristiani dimenticati di Cipro

Nella parte turca di Cipro si assistenza ad una discriminazione a donna dei cristiani: le chiese sono lasciate in uno stato di abbandono, le opere d'arte sacre necessitano di profondi interventi di restauro, i cimiteri profanati quarant'anni fa non possono essere sistemati. I cristiani infatti in questo Paese non hanno il diritto di mettere a posto le tombe dei propri cari. Da Cipro Giovanni Masini per Gli Occhi della Guerra, montaggio di Roberto Di Matteo

Guerra

Desaparecidos e fosse comuni: quello che resta di Cipro

Da Cipro. La benna della ruspa vibra, poi scatta in avanti e la terra inizia a tremare, franando sotto i colpi che ne mangiano le zolle. A manovrare il bestione giallo è un tecnico turco-cipriota dall’aspetto di giannizzero, che sonda delicatamente il terreno centimetro dopo centimetro. Sotto la supervisione attenta di due archeologi scava alla ricerca dei cadaveri di sei persone uccise durante la guerra del 1974 e mai ritrovate. Dopo quarant’anni un testimone ne ha indicato in questo campo il luogo di sepoltura. Se i cadaveri verranno trovati, si procederà all’identificazione e alla restituzione alle famiglie d’origine.Quella delle persone disperse è una delle ferite più brucianti nella storia recente dell’isola di Afrodite. Una vicenda che ricorda per tanti aspetti quella dei desaparecidos sudamericani. Fra gli anni Sessanta e Settanta, oltre duemila persone andarono disperse in seguito alla pulizia etnica scatenatasi fra le comunità greca e turca e soprattutto in conseguenza dell’invasione turca del 1974.

Religioni

L’ultimo villaggio cristiano di Cipro Nord

Da Kormakitis – “Repubblica turca di Cipro nord”. “Apri, Signore, le porte della tua misericordia - sillaba suor Piera seguendo con il dito l'iscrizione nel legno – Questa è la porta più antica dell'isola: è del 1300, sai caro?”. Poi si ferma sulla soglia e lascia correre lo sguardo sulla chiesa di San Giorgio: l'unica campana che in tutta Cipro nord non ha mai smesso di suonare, in tutti e quarantadue gli anni dell'occupazione turca.Questa primazia è l'orgoglio delle tre suore francescane missionarie del Sacro Cuore che, alle soglie degli ottant'anni, ancora presidiano il piccolo convento di Kormakitis: il villaggio sopravvissuto.Popolato dai discendenti dei cristiani maroniti che secoli fa attraversarono il mare ed arrivarono fin qui dal Libano, per centinaia di anni rappresentò un'enclave araba e cattolica che ha sempre resistito alle invasioni di veneziani, ottomani e britannici .Quando nel 1974 le truppe turche sbarcarono nella parte nord dell'isola – dove Ankara mantiene ancor oggi decine di migliaia di soldati – gli abitanti di Kormakitis furono fra i pochissimi che non fuggirono ma scelsero di restare in paese, aggrappati al campanile e “alla protezione di San Giorgio”, spiega suor Paola, sempre sorridente nonostante i 78 anni e una gamba malandata

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