<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Etiopia Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/luoghi/etiopia/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/luoghi/etiopia</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 14 Jun 2026 05:20:00 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Etiopia Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/luoghi/etiopia</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Sudan, l&#8217;ombra dell&#8217;Etiopia dietro il sostegno militare ai ribelli</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sudan-lombra-delletiopia-dietro-il-sostegno-militare-ai-ribelli.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Jun 2026 05:19:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra civile sudanese]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=520368</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1375" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sudan" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-1024x733.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-1536x1100.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-600x430.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> L'esercito di Addis Abeba avrebbe fornito armi ed equipaggiamenti alle milizie ribelli sudanesi delle Forze di Supporto Rapido. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-lombra-delletiopia-dietro-il-sostegno-militare-ai-ribelli.html">Sudan, l&#8217;ombra dell&#8217;Etiopia dietro il sostegno militare ai ribelli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1375" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Sudan" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-1024x733.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-1536x1100.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/sudan-600x430.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un documento realizzato dalla <a href="https://sudantribune.com/article/314982">statunitense <strong>Yale School of Public Health</strong> ha documentato</a> che le Forze di Difesa Nazionali Etiopi (ENDF), vale a dire <strong>l’esercito di Addis Abeba,  avrebbe fornito armi ed equipaggiamenti alle milizie ribelli sudanesi delle Forze di Supporto Rapido. </strong>Il materiale satellitare mostra veicoli modificati e riverniciati per essere poi spediti oltre confine, nella regione sudanese nel Blue Nile, dove i ribelli al comando del generale <strong>Hemeti </strong>ne prenderebbero possesso. I pick-up armati con mitragliatrici tattiche sono diventati un’arma d’assalto per le Forze di Supporto Rapido nella battaglia per il controllo del Blue Nile e i rifornimenti arriverebbero dalla base etiope di Asosa, a pochi chilometri dal confine fra le due nazioni. Questa base aerea rappresenta un fronte strategico cruciale nella guerra tra l’esercito sudanese (SAF) e le RSF, alleate nella zona con la fazione dell’SPLM-N di <strong>Abdelaziz al-Hilu,</strong> un signore della guerra locale che si è schierato con i ribelli. I governatici del generale Abdel-Fattah al Burhan stanno cercando di riprendere il controllo delle regione da mesi e stanno martellando con i droni le piazzaforti rimaste ancora ai ribelli.</p>



<p>Da oltre tre anni il Sudan è dilaniato da una feroce guerra civile che ha provocato circa 200.000 morti e almeno 13 milioni di sfollati. Oggi i cosiddetti governativi controllano circa il 70% del territorio nazionale, ma restano sacche di resistenza nel Blue Nile e nel Kordofan, mentre il Darfur è totalmente nelle mani dei miliziani guidati da <strong>Hemeti. Mohamad Hamdam Dagalo,</strong> detto Hemeti, era il vice di al Burhan fino a quando il capo della giunta militare ha cercato di assorbire nell’esercito nazionale i suoi paramilitari, considerati un pericoloso potere alternativo allo Stato. <strong>Da quel momento è cominciato una delle guerra più feroci della storia del continente africano </strong>che ha visto come principale terreno di scontro la capitale Khartoum diventata un campo di battaglia con la popolazione prigioniera degli scontri. Per mesi si è combattuto quartiere per quartiere con l’aviazione sudanese, rimasta fedele ad al Burhan, che martellava le aree sotto controllo dei ribelli come Bahri e Khartoum North.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra e il risiko geopolitico</h2>



<p>La capitale provvisoria era stata spostata a Port Sudan, in una regione rimasta sempre saldamente nelle mani dei governativi e Khartoum era stata quasi rasa al suolo. <strong>Da inizio anno l’esercito sudanese ha riconquistato la capitale costringendo i ribelli a ripiegare su zone più facili da difendere. </strong>L’offensiva della Forze di Supporto Rapido si era così concentrata sul Darfur, già teatro di un genocidio all’inizio degli anni 2000, espugnando l’ultima città fedele al governo e massacrando la popolazione che aveva opposto resistenza e consolidando il controllo di tutta la regione nella quale minacciano la secessione. <strong>Oggi la situazione appare catastrofica quasi ovunque ed i 13 milioni di sfollati, fra interni ed esterni, vivono in condizioni drammatiche.</strong> Le nazioni confinanti come Ciad, Sud Sudan, Eritrea ed Etiopia non sono in grado di reggere l’urto di centinaia di migliaia che hanno bisogno di tutto. Le Nazioni Unite hanno aperto fascicolo su entrambi i contendenti accusandoli di crimini di guerra, ma ormai da mesi esistono ufficialmente due governi che si accusano a vicenda.</p>



<p>Nella terribile guerra sudanese non mancano le <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/lafrica-nel-centro-delle-mire-espansionistiche-delle-grandi-potenze.html" type="post" id="366678">ingerenze internazionali </a></strong>che hanno trasformato Khartoum in un risiko geopolitico. <strong>Le Forze di Supporto Rapido sono finanziate dagli Emirati Arabi Uniti </strong>che attraverso un piccolo aeroporto del Ciad riforniscono di armi e soldi i miliziani di Hemeti. <strong>I governativi hanno come principale mentore l’Egitto </strong>ed ogni settimana al Burhan vola al Cairo dal suo alleato al Sisi per stabilire insieme la strategia. <strong>Anche l’Arabia Saudita appoggia l’esercito sudanese con cospicui finanziamenti, mentre la Russia ha rifornito entrambi i combattenti. </strong>Il Sudan è allo stremo, ma non è in programma nessun incontro per un cessate il fuoco. I due comandanti si accusano reciprocamente e hanno già emesso una sentenza di morte per l’avversario, mentre le Nazioni Unite non riescono a trovare un accordo per inviare una missione che possa interporsi fra di loro in difesa di un popolo disperato.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-lombra-delletiopia-dietro-il-sostegno-militare-ai-ribelli.html">Sudan, l&#8217;ombra dell&#8217;Etiopia dietro il sostegno militare ai ribelli</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Etiopia: Abiy Ahmed vince un voto senza storia ma tigrino e oromo non cedono le armi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/abiy-ahmed-vince-un-voto-senza-storia-ma-i-problemi-sono-altri.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 04:50:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=519308</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Vittoria senza particolari patemi per il premier, il quale però deve vedersela con l'instabilità interna e con il puzzle della politica estera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/abiy-ahmed-vince-un-voto-senza-storia-ma-i-problemi-sono-altri.html">Etiopia: Abiy Ahmed vince un voto senza storia ma tigrino e oromo non cedono le armi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260603162709215_e2ab57e85fb91c198147bf9c728cb5a5-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conteggio delle schede non sta rivelando sorprese: buona parte dei 547 seggi del Parlamento etiope saranno assegnati al <strong>Partito della Prosperità</strong> del <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-abiy-ahmed.html">premier Abiy Ahmed</a>. E non c&#8217;erano affatto dubbi alla vigilia. Nel 2019, l&#8217;attuale capo dell&#8217;esecutivo ha deciso di riunire in un&#8217;unica formazione tutti i principali partiti etiopi i quali, a loro volta, per molto tempo sono stati espressione ciascuno delle proprie etnie di appartenenza. Vi era il partito degli oromo, a cui appartiene Ahmed, il partito degli amara, delle popolazioni etiopi del Sud, dei somali e degli afar. Una volta riuniti tutti dentro lo stesso contenitore politico sotto le insegne del Partito della Prosperità, <strong>la nuova formazione è diventata quasi egemone e non si è mai formata da allora una vera alternativa</strong>. Questo ha forse garantito stabilità ad Abiy Ahmed, ma ha anche suscitato le critiche nei suoi confronti per una certa deriva autoritaria. Non solo, ha anche scatenato <strong>diverse rivolte in giro per il Paese</strong> da parte di gruppi che hanno avvertito una certa discriminazione da parte del potere centrale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rischio instabilità interna</h2>



<p>Tra i partiti etnici che hanno dato vita al Partito della Prosperità, ne manca uno all&#8217;appello: è il <strong>Tplf</strong>, il partito dei tigrini capace di dominare la scena etiope per quasi 30 anni. Con l&#8217;arrivo al governo di Ahmed, la formazione tigrina si è &#8220;limitata&#8221; a governare la regione del Tigray senza però aderire al nuovo partito del premier. Il motivo è da rintracciare nel fatto che il Tplf non ha mai visto di buon occhio il massimo progetto politico dell&#8217;attuale capo del governo: <strong>l&#8217;etiopianismo</strong>. Ossia il superamento delle divisioni etniche e federali a favore di una forma di governo più centralizzata, avente come perno i tratti comuni e distintivi dell&#8217;identità etiope. Il Tplf ha rifiutato il superamento del federalismo, ha confermato il proprio potere nella propria regione di riferimento e nel 2020 <strong>è stato attaccato dalle truppe centrali su ordine di Abiy Ahmed</strong>. Ne è scaturito un conflitto molto duro, solo parzialmente risolto dagli accordi di Pretoria del 2022. Nelle ultime settimane, sono stati registrati movimenti sospetti da ambo le parti in grado di coinvolgere anche la confinante (e mai del tutto amica) Eritrea.</p>



<p>Il governo deve vedersela però anche con altre fonti di instabilità interna. <strong>C&#8217;è quella legata alla guerriglia oromo</strong>, così come quella generata dal gruppo <strong>Fano</strong>. Quest&#8217;ultimo è il nome della <a href="https://it.insideover.com/guerra/rebus-etiopia-a-rischio-la-stabilita-del-corno-dafrica.html">principale formazione combattente degli amara</a>, impegnata in pesanti combattimenti in diverse aree della regione in cui gli amara costituiscono la maggioranza. Nei mesi passati, i guerriglieri Fano sono riusciti a conquistare diverse località salvo poi indietreggiare. Rimane però il fatto che un conflitto, seppur a bassa intensità, esiste e le forze regolari hanno difficoltà a domarlo. <a href="https://www.bbc.com/news/articles/cn0pngz2rego">Per questo in varie aree non si è nemmeno votato</a>: seggi chiusi lì dove la guerriglia degli oromo e dei combattenti Fano ha al momento sottratto il territorio dal controllo statale. Schede rimaste sigillate anche in buona parte del Tigray, <strong>a testimonianza di come l&#8217;Etiopia debba fare i conti per adesso con una situazione tutt&#8217;altro che tranquilla. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La partita in politica estera</h2>



<p>Il successo nel voto di pochi giorni fa non contribuirà certo ad appianare le varie crisi interne. Per Abiy Ahmed tuttavia, il valore delle elezioni<strong>è importante soprattutto a livello di politica estera</strong>. In questo campo, presentarsi con un Parlamento quasi interamente dominato dal proprio partito potrebbe rappresentare una carta non indifferente. <strong>Il motivo è dato dal fatto che Addis Abeba sta giocando una partita molto delicata</strong>. Abiy Ahmed ha come ambizione quella di rendere l&#8217;Etiopia il terzo polo economico e politico d&#8217;Africa (dopo Sudafrica e Nigeria), sfruttando soprattutto il fatto di rappresentare già oggi il secondo Paese più popoloso del continente. Per farlo,<strong>il premier ha incastonato il suo governo in un puzzle molto intricato di alleanze. </strong></p>



<p>Ahmed ha sempre rivendicato uno sbocco a mare per il proprio Paese, andando così ad avvicinarsi al <strong>Somaliland</strong>. Quest&#8217;ultima è l&#8217;entità separatista della Somalia riconosciuta il primo gennaio scorso da <strong>Israele</strong> e molto vicina agli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>. Di riflesso, <strong>l&#8217;Etiopia è oggi politicamente alleata di Abu Dhabi in contrapposizione quindi dell&#8217;altro blocco venutosi a creare in medio oriente.</strong> Quello cioè formato da Arabia Saudita, Sudan ed Egitto. Con Il Cairo poi, le posizioni sono tese da tempo per via della diga <strong>Gerd</strong>, l&#8217;immensa infrastruttura che per l&#8217;Etiopia rappresenta la rinascita mentre per gli egiziani una drammatica diminuzione della portata del Nilo. In generale, si può dire che il voto per Ahmed altro non è stato che un tassello da incastrare sia nel mosaico della politica interna che in quello della politica estera. Entrambi i mosaici però, rischiano di crollare al primo movimento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/abiy-ahmed-vince-un-voto-senza-storia-ma-i-problemi-sono-altri.html">Etiopia: Abiy Ahmed vince un voto senza storia ma tigrino e oromo non cedono le armi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sudan ed Etiopia ormai pronti alla guerra. E dietro di loro Emirati, Arabia Saudita, Egitto e&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-venti-di-guerra-tra-sudan-ed-etiopia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 05:06:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=516274</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Khartoum ha accusato Addis Abeba di supportare attivamente i ribelli delle Rsf e di essere oramai un proxy degli Emirati Arabi Uniti. Esplicita la minaccia sudanese: "Pronti a un confronto diretto con l'Etiopia".</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-venti-di-guerra-tra-sudan-ed-etiopia.html">Sudan ed Etiopia ormai pronti alla guerra. E dietro di loro Emirati, Arabia Saudita, Egitto e&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/09/sudan-guerrA-EMIRATI-ARABI-UNITI-TURCHIA-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando si inizia a parlare di &#8220;<strong>guerra aperta</strong>&#8220;, vuol dire che l&#8217;ultimo tabù prima dell&#8217;inizio di un conflitto armato si è oramai infranto. E l&#8217;idea di portare avanti un conflitto armato non risulta più tanto remota per una delle possibili parti in causa. Per questo non possono che suscitare clamore le parole del portavoce del governo sudanese dei giorni scorsi, <strong>secondo cui Khartoum è ormai pronta ad affrontare una &#8220;guerra aperta&#8221; contro l&#8217;Etiopia</strong>. Il motivo è legato al presunto <strong>appoggio offerto da Addis Abeba alle Rsf,</strong> le forze di supporto rapido comandate dal <strong>generale Dagalo</strong> e in conflitto con il governo centrale sudanese dall&#8217;aprile del 2023. Khartoum ha presentato le sue prove del coinvolgimento etiope, ovviamente dall&#8217;altra parte della barricata si è negata ogni accusa. <strong>Ma i timori di un nuovo conflitto nel cuore dell&#8217;Africa appaiono oggi più forti che mai</strong>. Anche perché, sullo sfondo, ci sono contrasti e tensioni riguardanti più in generale gli interi equilibri del medio oriente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La goccia che ha fatto traboccare il vaso: il raid sull&#8217;aeroporto di Khartoum </h2>



<p><strong>Il 4 maggio scorso il principale aeroporto di Khartoum è stato investito da diverse esplosioni</strong>. Lo scalo è entrato subito in stato di allerta, l&#8217;esercito sudanese ha attivato la contraerea, dopo alcuni minuti di trambusto la situazione è tornata alla normalità. Khartoum, capitale del Sudan, è tornata nelle mani dell&#8217;esercito soltanto lo scorso anno. I militari agli ordini del generale e presidente ad interim <strong>Al Burhan</strong>, hanno strappato la città dalle mani delle milizie rivali delle Rsf. Questo però non ha comportato la fine della guerra, al contrario le stesse Rsf hanno rilanciato nel <strong>Darfur</strong>. Lì dove hanno commesso atrocità di ogni tipo contro le popolazioni masalit e fur, così come documentato in diversi drammatici report internazionali. <strong>Le Rsf sono sostenute dagli Emirati Arabi Uniti</strong>, il cui governo ha spesso negato l&#8217;appoggio militare ma non quello politico. Ad ogni modo, non è certo un segreto nelle stanze della diplomazia internazionale che Abu Dhabi ha costantemente rifornito di armi e soldi i propri alleati nella guerra civile sudanese. Il tutto nell&#8217;ottica di esercitare influenza in un Paese, quale il Sudan, ricco di risorse e strategico a livello politico.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Drone strikes hit Khartoum International Airport and strategic military sites on Monday as the RSF intensifies its aerial campaign. Authorities evacuated the airport and canceled flights following the attack.<br>Military sources further allege drones were launched from bases within… <a href="https://t.co/RgYRuWAxiN">pic.twitter.com/RgYRuWAxiN</a></p>&mdash; Sudan Tribune (@SudanTribune_EN) <a href="https://twitter.com/SudanTribune_EN/status/2051334710370984095?ref_src=twsrc%5Etfw">May 4, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Nelle ore successive al raid contro lo scalo di Khartoum, ovviamente il governo sudanese ha accusato le Rsf. Ma non solo: secondo il presidente Al Burhan e i suoi principali collaboratori, <a href="https://www.agenzianova.com/news/sudan-il-governo-accusa-gli-emirati-e-letiopia-per-gli-attacchi-con-droni-allaeroporto-di-khartum/">l&#8217;attacco è stato organizzato con l&#8217;aiuto dell&#8217;Etiopia</a>. In particolare, i droni che hanno poi colpito la capitale sudanese sarebbero partiti dall&#8217;aeroporto etiope di <strong>Bahir Dar</strong>. Khartoum ha detto di avere prove a riguardo, ritenute però senza fondamento da parte di Addis Abeba. A premere maggiormente sulle accuse contro l&#8217;Etiopia, è stato il ministro degli Esteri <strong>Mohieddin Salem</strong>, protagonista di un&#8217;infuocata conferenza stampa pochi giorni dopo il raid contro l&#8217;aeroporto della capitale. È proprio in quell&#8217;occasione che i vari portavoce del governo sudanese hanno dichiarato di &#8220;essere pronti a una guerra aperta&#8221; contro la controparte etiope. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il puzzle di equilibri regionali </h2>



<p>L&#8217;accusa avanzata dal Sudan all&#8217;Etiopia ha soprattutto una <strong>base politica</strong>. Khartoum infatti ha messo, per ovvi motivi, nel mirino tutti i governi dei Paesi vicini ritenuti veri e propri &#8220;proxy&#8221; degli Emirati Arabi Uniti. <strong>Addis Abeba in effetti negli ultimi mesi ha intensificato i rapporti con Abu Dhabi</strong>. Il governo etiope di <strong>Abiy Ahmed </strong>ha bisogno di soldi per continuare a finanziare le mega opere pubbliche avviate nell&#8217;ultimo decennio, gli emiratini dal canto loro necessitano di trovare un aggancio solido nel<strong>Corno d&#8217;Africa</strong>. Entrambi inoltre, sia l&#8217;Etiopia che gli Emirati Arabi Uniti, appaiono interessati a sviluppare i legami con la regione separatista somala del <strong>Somaliland</strong>. Addis Abeba per provare ad avere un porto, vista l&#8217;assenza di propri sbocchi a mare, Abu Dhabi invece sempre per il motivo legato alla necessità di avere appoggi in questa porzione del continente.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Suspicious UAE 🇦🇪 flights to Ethiopia 🇪🇹 have increased significantly since December 2025, peaking in January and February with 35 flights recorded in each month; notably, this rise coincided with the UAE abandoning the known supply route to the RSF via Libya 🇱🇾 and Bosaso 🇸🇴. 2/ <a href="https://t.co/LtrdLjNN9d">pic.twitter.com/LtrdLjNN9d</a></p>&mdash; Rich Tedd 🛰 ✈️ (@AfriMEOSINT) <a href="https://twitter.com/AfriMEOSINT/status/2051599552608670083?ref_src=twsrc%5Etfw">May 5, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il coinvolgimento dell&#8217;Etiopia quindi, non è solo da intendersi come un confronto diretto tra Khartoum e Addis Abeba. Al contrario, <strong>in ballo ci sono tutti i vari più delicati tasselli del mosaico mediorientale</strong>. Il conflitto sudanese altro non è che uno specchio su cui si riflettono le varie alleanze regionali più o meno consolidate. Da una parte ci sono le Rsf, proxy degli Emirati Arabi Uniti e del blocco facente capo ad Abu Dhabi e che comprende, tra gli altri, Etiopia, Somaliland, il generale libico Khalifa Haftar (anche se adesso in maniera più sfumata) e il gruppo separatista del sud dello Yemen, il quale però è stato sconfitto e ridimensionato dalle forze regolari yemenite. Dall&#8217;altra parte, si trova invece l&#8217;esercito sudanese supportato dall&#8217;Arabia Saudita, dall&#8217;Egitto, dall&#8217;Eritrea e dalla Somalia.</p>



<p>Lo scontro tra le due parti potrebbe portare a un inasprimento del confronto. <strong>Non solo in Sudan, ma anche per l&#8217;appunto nella stessa Etiopia</strong>: non è un caso che Addis Abeba, nel rispondere alle accuse di ingerenza da parte sudanese, ha controreplicato affermando come in realtà sia il Sudan a interferire armando i ribelli del <strong>Tigray</strong>. Altra regione quest&#8217;ultima dove i venti di guerra stanno tornando a soffiare in modo importante.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-venti-di-guerra-tra-sudan-ed-etiopia.html">Sudan ed Etiopia ormai pronti alla guerra. E dietro di loro Emirati, Arabia Saudita, Egitto e&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Egitto, Etiopia e Sudan alla guerra del Nilo: la sfida per la sovranità sull&#8217;acqua</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/egitto-etiopia-e-sudan-alla-guerra-del-nilo-la-sfida-per-la-sovranita-sullacqua.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 04:37:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=512561</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La Grand Ethiopian Renaissance Dam, la diga sul Nilo, è operativa. Ora la disputa tra i tre Paesi è su come gestirla. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/egitto-etiopia-e-sudan-alla-guerra-del-nilo-la-sfida-per-la-sovranita-sullacqua.html">Egitto, Etiopia e Sudan alla guerra del Nilo: la sfida per la sovranità sull&#8217;acqua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1272" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-768x509.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_2474259-1024x678.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per oltre un decennio, la disputa sulla <strong>Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD)</strong> è stata raccontata come un conflitto sulla sua costruzione. Oggi questa lettura è superata. La diga è una <strong>realtà operativa</strong>, inaugurata e integrata nel sistema del <strong>Nilo orientale</strong>. Il vero terreno di scontro si è spostato: non è più “se” la diga debba esistere, ma <strong>come deve essere gestita</strong>. Le nuove linee di frizione riguardano <strong>regole di rilascio, gestione delle siccità, condivisione dei dati e meccanismi giuridici vincolanti</strong>. In altre parole, la disputa è diventata una questione di <strong>governance idrica e potere regionale</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il nodo egiziano: vulnerabilità strutturale e diritto storico</strong></h3>



<p>Per l’Egitto, il dossier resta esistenziale. Il Paese dipende dal <strong>Nilo per circa il 97% delle risorse idriche</strong>, un dato che rende il sistema estremamente fragile. Non è solo una questione di quantità, ma di <strong>prevedibilità dei flussi</strong>. Il Cairo continua a richiamarsi ai trattati del <strong>1929 e 1959</strong>, che garantivano una posizione dominante a valle. Tuttavia, questi accordi sono oggi contestati perché escludevano gli Stati a monte, in primis l’Etiopia. La richiesta egiziana è chiara: un <strong>accordo giuridicamente vincolante</strong> che disciplini la gestione della diga. Senza regole certe, il rischio è che eventi climatici – soprattutto <strong>anni di siccità</strong> – si trasformino in shock sistemici difficilmente gestibili.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Etiopia: sovranità energetica e leva geopolitica</strong></h3>



<p>Per Addis Abeba, la GERD rappresenta molto più di un’infrastruttura. È un simbolo di <strong>sovranità nazionale</strong>, uno strumento di sviluppo e una leva di <strong>proiezione regionale</strong>. Con una capacità superiore ai <strong>5.000 megawatt</strong>, la diga consente all’Etiopia di raddoppiare la produzione energetica e diventare un esportatore di elettricità. Questo rafforza il principio di <strong>uso equo e ragionevole delle risorse idriche</strong>, in contrapposizione ai diritti storici rivendicati dall’Egitto. Il vero vantaggio strategico, però, è un altro: il <strong>controllo a monte dei flussi</strong>. Anche senza ridurre drasticamente l’acqua disponibile, la capacità di modulare tempi e quantità conferisce ad Addis Abeba una <strong>leva negoziale strutturale</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Sudan: l’anello fragile del sistema</strong></h3>



<p>Il Sudan occupa una posizione intermedia cruciale ma fragile. Geograficamente è la <strong>cerniera idraulica</strong> tra la diga etiope e il sistema egiziano di <strong>Assuan</strong>. In teoria, Khartoum potrebbe beneficiare della regolazione delle piene e di una maggiore disponibilità energetica. In pratica, però, la sua vulnerabilità è elevata: <strong>instabilità politica, debolezza istituzionale e dipendenza dai dati operativi</strong>. Senza un coordinamento tecnico efficace, il Sudan rischia di essere il primo a subire gli effetti di <strong>rilasci non coordinati</strong>, trasformando ogni anomalia idrologica in una crisi.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il vuoto giuridico: tra principi e assenza di regole operative</strong></h3>



<p>Un elemento centrale della disputa è la mancanza di un <strong>regime giuridico moderno e vincolante</strong>. La <strong>Dichiarazione di principi del 2015</strong> ha fissato alcune basi – come il principio di non arrecare danno significativo – ma non ha definito aspetti cruciali: <strong>tempi e modalità di rilascio</strong>; gestione delle <strong>siccità prolungate</strong>; <strong>condivisione dei dati in tempo reale</strong>; meccanismi di risoluzione delle controversie. Nel frattempo, l’entrata in vigore del <strong>Cooperative Framework Agreement (CFA)</strong> nel 2024 ha segnato una svolta politica: il vecchio ordine basato sui diritti storici non è più dominante. Si afferma una logica di <strong>multilateralismo imperfetto</strong>, che però l’Egitto continua a rifiutare.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Dati, siccità e rischio: la nuova arma geopolitica</strong></h3>



<p>La vera posta in gioco è la gestione del rischio. La GERD non è percepita dall’Egitto come una semplice riduzione dei flussi, ma come un <strong>moltiplicatore di incertezza</strong>. In anni normali, il sistema può reggere. Ma in condizioni estreme – come una sequenza di stagioni secche – la mancanza di coordinamento potrebbe costringere il Cairo a consumare rapidamente le riserve accumulate ad Assuan. In questo contesto, anche i <strong>dati idrologici</strong> diventano una leva strategica: chi controlla le informazioni controlla la previsione; chi controlla la previsione controlla la sicurezza. La trasparenza, quindi, non è tecnica ma <strong>politica</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Nuovi equilibri regionali e ruolo internazionale</strong></h3>



<p>L’inaugurazione della diga ha già prodotto un effetto irreversibile: ha <strong>spostato il baricentro del potere idrico verso l’Etiopia</strong>. Gli Stati Uniti hanno tentato di riaprire una mediazione, ma il margine è limitato. Addis Abeba teme pressioni sbilanciate, mentre il Cairo punta a <strong>internazionalizzare il conflitto</strong> per compensare la perdita di leva diretta. Nel frattempo, il dossier si intreccia con altre dinamiche:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>cambiamento climatico</strong></li>



<li>aumento della domanda idrica</li>



<li>competizione regionale per le risorse</li>
</ul>



<p>Il Nilo diventa così un laboratorio della <strong>geopolitica delle risorse nel XXI secolo</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Una diga che ridefinisce il potere</strong></h3>



<p>La GERD segna il passaggio da una disputa infrastrutturale a una <strong>competizione permanente sulla governance</strong>. Per l’Egitto, la sfida è ridurre una dipendenza strutturale che lo espone a shock. Per l’Etiopia, è consolidare una vittoria materiale senza trasformarla in isolamento diplomatico. Per il Sudan, è sopravvivere come attore tecnico in un sistema sempre più complesso. La vera linea di faglia non è più tra chi vuole o meno la diga, ma tra due modelli:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>sovranità unilaterale delle risorse</strong></li>



<li><strong>gestione condivisa e verificabile</strong></li>
</ul>



<p>Se prevarrà il primo, ogni crisi climatica diventerà una crisi politica. Se emergerà il secondo, il Nilo potrà trasformarsi da fattore di conflitto a <strong>infrastruttura di interdipendenza regionale</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/egitto-etiopia-e-sudan-alla-guerra-del-nilo-la-sfida-per-la-sovranita-sullacqua.html">Egitto, Etiopia e Sudan alla guerra del Nilo: la sfida per la sovranità sull&#8217;acqua</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Sudan, Etiopia, Congo, jihadismo: le molte crisi che perturbano l&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/sudan-etiopia-congo-jihadismo-le-molte-crisi-che-perturbano-lafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Mar 2026 00:21:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=510726</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="968" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-600x387.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-1024x661.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-768x496.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Sudan, Etiopia, Congo, jihadismo: le molte crisi che perturbano l'Africa lette dall'analista Luciano Pollichieni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sudan-etiopia-congo-jihadismo-le-molte-crisi-che-perturbano-lafrica.html">Sudan, Etiopia, Congo, jihadismo: le molte crisi che perturbano l&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="968" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-600x387.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-300x194.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-1024x661.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060314025129_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_393352-768x496.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le <strong>crisi dell<a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/africa-la-crescita-economica-come-arma-per-una-sanita-sostenibile.html">&#8216;Africa contemporanea</a></strong> sono molte e polimorfe e delineano uno scenario geopolitico instabile in cui guerre, unità nazionali precarie, insorgenze jihadiste rendono critico il contesto interno di un continente strategico che, proprio per la sua crescente importanza nelle dinamiche globali, è oggi conteso da molti appetiti contrastanti. Per capire le sfide che lo riguardano abbiamo dialogato con <strong>Luciano Pollichieni,</strong> analista di scenari strategici e securitari specializzato nel contesto africano e nelle sue dinamiche geopolitiche e militari, <a href="https://africanniche.substack.com/">autore della newsletter Substack &#8220;Africanismi&#8221;.</a></p>



<p><strong>Lo scenario africano vede una serie di conflitti attivi e latenti che, oggigiorno, minacciano la stabilità del continente. Che scenari e che punti caldi interessano, principalmente, il continente?</strong></p>



<p>&#8220;Se guardiamo alle regioni caratterizzate da instabilità e strategicamente più rilevanti, le aree calde sono fondamentalmente tre. <strong>La prima è il Sahel occidentale,</strong> in particolare Burkina Faso, Mali e Niger, che si trova al centro di un&#8217;insurrezione nominalmente jihadista &nbsp;persistente. <strong>Segue l&#8217;area dei Grandi Laghi</strong>, in particolar modo quella delle province orientali del Nord e Sud Kivu della Repubblica Democratica del Congo. Qui è in corso una guerra tra il governo di Kinshasa, sempre più supportato dagli Stati Uniti di Donald Trump che hanno dispiegato i loro <em>contractors</em> nell’area, e il gruppo ribelle M23, supportato dal Ruanda, che è riuscito a estendere il proprio dominio su aree significative del Paese. Nonostante i ripetuti dinieghi ufficiali, il legame tra l&#8217;M23 e il governo ruandese appare evidente, come dimostrato anche dalle recenti sanzioni statunitensi comminate contro alti graduati dell&#8217;esercito di Kigali per il loro coinvolgimento nel conflitto. </p>



<p>Infine, <strong>il terzo fronte è quello del Corno d’Africa,</strong> dove assistiamo a una ridefinizione generale degli equilibri regionali e dei sistemi di potere interni a diversi Stati. In quest&#8217;area dobbiamo distinguere tre conflitti principali: la crisi nel Nord-Est dell&#8217;Etiopia, dove la regione del Tigray sembra prossima a una nuova guerra e poi le iniziative del governo etiope per garantirsi un accesso diretto al Mar Rosso, che si scontrano con la ferma opposizione di Somalia ed Eritrea; e infine la guerra civile somala. Quest&#8217;ultima è aggravata non solo dall&#8217;insurrezione di Al-Shabaab che continua a mostrarsi resiliente ma anche dal deterioramento delle relazioni tra il governo centrale e gli Stati federati. </p>



<p><strong>Infine c’è la guerra dei &#8220;due generali&#8221; in Sudan</strong>, dove lo scontro tra le forze regolari guidate da Al-Burhan e i paramilitari delle RSF guidate da Hemedti mette in discussione il futuro stesso del sistema di potere interno allo Stato. Da un lato, l&#8217;esercito regolare mira a salvaguardare la leadership delle élite storica di Khartoum, mentre dall&#8217;altro le RSF puntano sulla cosiddetta &#8220;alleanza delle periferie&#8221; per ridimensionare o epurare i partiti islamisti legati al vecchio regime e dare un maggior peso nei centri decisionali del Paese al popolo delle periferie&#8221;.</p>



<p><strong>Sul fronte del conflitto in Sudan, come la guerra a tuo avviso sta venendo impattata dall’estensione dei conflitti mediorientali al Golfo e all’Iran?</strong></p>



<p>&#8220;Credo che in questa fase l&#8217;impatto della guerra in Iran sul conflitto sudanese sia piuttosto minimo, anche se mi rendo conto che questa valutazione mi pone in netta minoranza. Al momento, la dinamica bellica sul campo non risente in modo particolare dell&#8217;impegno iraniano nel difendersi dagli attacchi americani e israeliani, stiamo pur sempre parlando di un orizzonte temporale di circa 20 giorni, quindi abbastanza breve. Tuttavia, se il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi più lungo del previsto, potremmo assistere a ripercussioni significative nel medio e lungo periodo. Per esempio l’Iran potrebbe non riuscire più a fornire il proprio supporto, specialmente la fornitura di droni e missili, alle forze regolari sudanesi (SAF), ridimensionandone le capacità belliche e spingendole a cercare nuovi fornitori. </p>



<p>Parallelamente, penso che assisteremo a un blocco quasi completo degli sforzi diplomatici per un cessate il fuoco: attori chiave come gli Emirati Arabi Uniti e l&#8217;Arabia Saudita sono attualmente assorbiti dalle conseguenze dirette del conflitto mediorientale, e quindi la mediazione diplomatica sul Sudan perde importanza nella lista delle loro priorità. <strong>Un altro aspetto fondamentale riguarda l&#8217;aumento dei prezzi di petrolio e gas. </strong>Sarà determinante osservare come le parti metteranno a frutto il controllo delle infrastrutture energetiche: i regolari controllano i terminali di Port Sudan, mentre le RSF hanno conquistato diversi giacimenti e coltivano rapporti importanti con il governo del Sud Sudan (il vero detentore degli idrocarburi in questo quadrante). A questo punto bisognerà vedere come l’aumento dei prezzi si innesterà nel calcolo bellico dei belligeranti. I due eserciti potrebbero decidere di danneggiare le infrastrutture o di utilizzare un numero sempre maggiore di effettivi per il controllo delle infrastrutture, capitalizzando sulla crisi energetica&#8221;.</p>



<p><strong>Turchia, Emirati, Arabia Saudita: la guerra in Sudan è da molti ritenuta anche una “proxy war” tra potenze regionali mediorientali. Come si saldano gli archi di crisi del Medio Oriente e l’Africa orientale?</strong></p>



<p>&#8220;Anche in questo caso ho un&#8217;opinione minoritaria: non considero la guerra sudanese una <em>proxy </em><i>par</i>, né ritengo che l&#8217;instabilità in Medio Oriente e Africa Orientale possa essere ricondotta a un unico schema interpretativo. Spesso queste letture sono frutto di una certa pigrizia intellettuale nostra o di una scarsa conoscenza della natura profonda dei conflitti africani. La guerra in Sudan ha cause chiare ma di tutt’altra natura. La caduta del regime di Al-Bashir ha innescato un processo endogeno di ridefinizione degli equilibri di potere. I militari e le RSF sono stati d&#8217;accordo solo sull’esclusione dei civili dal futuro governo; una volta rimossi i civili dal governo, l&#8217;impossibilità di una convivenza tra Al-Burhan e Hemedti è diventata ineludibile e ha portato inevitabilmente alla guerra. </p>



<p>Gli Stati esterni si sono limitati a riposizionarsi per cercare di mantenere un ruolo di rilievo o prepararsi a un futuro tavolo della pace, ma la violenza sul campo è dettata da due visioni opposte per il futuro del Paese e meeno dalle agende di attori esterni. Lo dimostrano sia il fatto che la dinamica del conflitto in Sudan, a 20 giorni dallo scoppio della guerra in Iran, è sostanzialmente intatta, cioè è rimasta quella carneficina che culmina in una guerra d&#8217;attrito. Lo dimostra anche la formazione di due governi paralleli tra Khartoum e il Darfur. <strong>Mentre in Medio Oriente assistiamo a un classico conflitto interstatale, in Africa si combatte per ridisegnare la cartografia e gli equilibri interni,</strong> influenzati da una bilancia demografica in piena espansione che differisce da quella mediorientale. Esistono certamente legami geografici e commerciali tra le due regioni, come la rotta del Canale di Suez, che è parte di un unico circuito commerciale che comincia nello stretto di Hormuz ma i conflitti africani mantengono una loro autonomia e non sono necessariamente lo specchio di quelli esterni. Se così non fosse allora perché non ci poniamo mai la domanda in termini inversi: cioè come le tensioni in Sudan, in Etiopia o in Somalia stanno influenzando le dinamiche mediorientali? Dovremmo imparare che non si possono comprendere queste crisi se cerchiamo di raggrupparle o vederle come mere appendici di dinamiche globali&#8221;.</p>



<p><strong>Ritieni possibile che sulla dorsale Egitto-Sudan-Sud Sudan-Etiopia si possano espandere ulteriori dinamiche critiche?</strong></p>



<p>&#8220;Il rischio di <strong>una ripresa del conflitto tra l&#8217;Etiopia e il Tigray, quest&#8217;ultimo potenzialmente supportato dall&#8217;Eritrea, rappresenta oggi la minaccia principale. </strong>Parliamo di una guerra che ha già causato centinaia di migliaia di morti nel 2020 e il 2022 e che rischia di saldarsi con l&#8217;instabilità interna nelle regioni etiopi dell’Oromia e dll’Amhara. Tuttavia, un elemento spesso sottovalutato ma altrettanto pregnante è la ripresa del conflitto in Sud Sudan. Nonostante i tentativi di Giuba di isolarsi dalla crisi del Sudan, i due conflitti si stanno progressivamente saldando in un&#8217;unica placca di destabilizzazione che parte dal Sudan, attraversa Etiopia e Somalia e arriva fino ai confini del Kenya. Data la strategicità dell&#8217;area per il commercio marittimo, un allargamento di questa faglia avrebbe ripercussioni economiche e umanitarie notevoli. In Somalia, inoltre, oltre alla questione del Somaliland, i rapporti tra governo centrale e governi federati sono travagliate. Stati come il Jubaland e il Puntland, evocano sempre più frequentemente la possibilità di una secessione a fronte di una riforma costituzionale centralista varata dal governo federale. In sintesi, <strong>lo scenario peggiore vede la ripresa della guerra etiope, l&#8217;allargamento della crisi sudanese al Sud Sudan e il rafforzamento delle spinte centrifughe in Somalia.</strong> A questo si aggiungono le notizie degli ultimi giorni su un possibile allargamento del conflitto in Sudan al Ciad. Insomma, l’Africa centrorientale è in piena ebollizione e in questo contesto tutto può succedere&#8221;.</p>



<p><strong>Qual è, invece, lo stato dell’arte della sfida dell’insorgenza jihadista in Africa?</strong></p>



<p>&#8220;Frammentato, ma purtroppo positivo per le insorgenze cosiddette jihadiste. In Somalia, al-Shabaab è riuscita, almeno finora, a speculare sulle divisioni interne al fronte governativo: nonostante alcune sconfitte militari importanti, il gruppo beneficia del peggioramento delle relazioni tra Stato federale e Stati federati, che impedisce un coordinamento efficace della contro-insurrezione. Al contrario, <strong>lo Stato Islamico nel Puntland ha subito pesanti perdite</strong> grazie a una stretta collaborazione tra le autorità locali e gli Stati Uniti, un successo che però alimenta ulteriormente la spinta autonomista del Puntland rispetto a Mogadiscio. In Africa Occidentale assistiamo a un consolidamento della supremazia jihadista in Mali e Burkina Faso, dove ampie aree di entrambi i Paesi sono sotto l’influenza di gruppi che utilizzano una strategia di strangolamento economico contro Bamako e Ouagadougou attraverso il controllo delle reti logistiche che in questo momento mettono sotto pressione i principali centri abitati di entrambi i paesi. </p>



<p>In questo contesto sta prendendo piede anche la spinta verso il Golfo di Guinea, con attacchi in Togo, Benin e ai confini con il Ghana, che recentemente ha firmato un accordo di cooperazione contro il terrorismo con l’Unione Europea. Io non credo che in questa fase i gruppi jihadisti abbiano la potenzialità per arrivare fino all&#8217;oceano Atlantico ma possono comunque mettere pressione ai principali paesi rivieraschi della regione con le ricadute economiche che immaginiamo. <strong>Anche la Nigeria, nonostante il rinnovato supporto americano, vive una recrudescenza jihadista </strong>che mette sotto pressione il principale attore economico della regione. In linea generale poi vanno considerate due dinamiche. La prima è il pragmatismo crescente dei jihadisti in Africa occidentale, con gruppi come il JNIM che si sono alleati anche con organizzazioni separatiste a causa dell’etnicizzazione del conflitto prodotta dai discorsi delle giunte al potere nella regione che hanno stigmatizzato più volte le comunità Peul e Tuareg. Seconda, e più tattica, la progressiva sofisticazione degli arsenali degli insorti che ormai usano i droni con una grande capacità diventando più letali&#8221;.</p>



<p><strong>Come l’Europa e Paesi come l’Italia dovrebbero, a tuo avviso, affrontare tali scenari?</strong></p>



<p>&#8220;Difficile dirlo perché oggettivamente, almeno per quanto riguarda l&#8217;Africa subsahariana, la situazione attuale richiederebbe l’uso di una dose massiccia di realismo politico e di pragmatismo e in questa fase in pochi sono disposti ad usarlo. Per quanto riguarda l&#8217;Africa occidentale, sarebbe logico spingere per accordi con i gruppi armati locali, dato che ogni opzione di tipo militare ha fallito, ma questo tipo di iniziative è inconcepibile per Paesi come la Francia. Questo posizionamento francese apre a delle possibilità per noi italiani, <strong>più ben voluti nella regione rispetto all’ex potenza coloniale</strong>, e che come già avvenuto in passato, potremmo giocare di sponda con la diplomazia vaticana, storicamente un moltiplicatore della nostra influenza in Africa, per favorire queste mediazioni che sedando o ridimensionando i conflitti contribuirebbero a ridimensionare anche i flussi migratori verso il nostro Paese. Nel Corno d’Africa la situazione è invece completamente diversa. <strong>Il nostro spazio di manovra rispetto a conflitti come quello in corso in Sudan è molto più limitato</strong>, specialmente dopo che la nuova amministrazione americana ha escluso i partner europei dalla principale piattaforma negoziale, il cosiddetto quartetto. </p>



<p>Al momento possiamo solo cercare di mitigare le esternalità negative, come la crisi umanitaria e i rischi per la navigazione. Il nostro governo si è mosso in questo senso consegnando una prima tranche di aiuti umanitari che sono arrivati a Port Sudan nel dicembre scorso, poco prima di Natale. Nel lungo termine, <strong>la crisi del Corno d’Africa potrebbe rappresentare un banco di prova per la nostra postura diplomatica</strong>: abbiamo sempre mantenuto una posizione equilibrata, che ci ha consentito di parlare con tutti gli attori della regione, anche con quelli in conflitto tra loro, ma questa potrebbe diventare non più sostenibile. Il protrarsi dei conflitti potrebbe imporci di sceglier tra fazioni contrapposte in Sudan, Somalia o Etiopia. Sarà necessario modificare la nostra strategia storica per adattarci a un&#8217;epoca di scelte inevitabili, sperando di confermare la capacità del nostro Paese di individuare la direzione corretta nel lungo periodo come abbiamo spesso fatto dalla fine della Seconda Guerra Mondiale&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/sudan-etiopia-congo-jihadismo-le-molte-crisi-che-perturbano-lafrica.html">Sudan, Etiopia, Congo, jihadismo: le molte crisi che perturbano l&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rebus Etiopia: a rischio la stabilità del Corno d&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/rebus-etiopia-a-rischio-la-stabilita-del-corno-dafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2026 05:17:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=504135</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il governo di Addis Abeba nelle scorse ore ha rivendicato importanti successi di natura economica. Le stime di crescita del Pil infatti, per il 2026 prevedono la doppia cifra percentuale: in particolare, l&#8217;economia etiope dovrebbe far registrare a fine anno un +10%. Questo conferisce al Paese senza dubbio il ruolo di traino a una regione, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/rebus-etiopia-a-rischio-la-stabilita-del-corno-dafrica.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/rebus-etiopia-a-rischio-la-stabilita-del-corno-dafrica.html">Rebus Etiopia: a rischio la stabilità del Corno d&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260203163012280_10a9dfbbd455c0cad967aadf41563f44-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il governo di Addis Abeba nelle scorse ore ha rivendicato importanti successi di natura economica. Le stime di crescita del Pil infatti,<a href="https://www.africaeaffari.it/etiopia-onu-crescita-debito-rischio/"> per il 2026 prevedono la doppia cifra percentuale</a>: in particolare, l&#8217;economia etiope dovrebbe far registrare a fine anno un +10%. Questo conferisce al Paese senza dubbio il ruolo di<strong> traino a una regione, quella del Corno d&#8217;Africa, sempre più centrale nel contesto internazionale. </strong>Ma i risultati economici attesi, cozzano con una realtà sul campo che, al contrario, appare sempre più difficile. L&#8217;Etiopia infatti, mentre celebra la sua crescita, <strong>deve oggi più che mai stare attenta alla sua tenuta interna</strong>. Sono molti<strong> i fronti che minacciano la sua stabilità</strong>, con il rischio concreto di trascinare nell&#8217;abisso l&#8217;intera regione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerriglia in Amhara e la tensione a Gambella</h2>



<p>Quando dieci anni fa il premier <strong>Abiy Ahmed </strong>ha lanciato il termine &#8220;<strong>etiopianismo</strong>&#8220;, entusiasmo e scetticismo hanno viaggiato di pari passo. Con quella parola infatti, si è voluto indicare <strong>il nuovo corso etiope caratterizzato da una visione maggiormente unitaria del Paese.</strong> Il tutto contrapposto invece alla tradizionale divisione su cui è basata l&#8217;attuale federazione, lì dove ogni etnia ha il suo Stato. Il <strong>Tigray</strong>, tra tutti gli Stati etiopi, è l&#8217;unico ad aver rifiutato questa visione. E, per tutta risposta, Abiy Ahmed ha lanciato lì le truppe federali contro il <strong>Tplf</strong>. Ossia il partito tigrino al potere nella regione e per quasi trent&#8217;anni al potere ad Addis Abeba. </p>



<p>La guerra che ne è scaturita è stata solo parzialmente fermata nel 2022 con gli <strong>accordi di Pretoria</strong>. Nessuno ha vinto sul campo, ma a livello politico Ahmed ha perso in reputazione. Inoltre, il suo governo<strong> ha ricevuto in eredità l&#8217;attivazione di molti gruppi armati contrari al potere centrale</strong>. Tra questi, il principale è noto con l&#8217;acronimo di <strong>Fano</strong>. I combattenti sono di <strong>etnia amhara</strong>, la più numerosa del Paese. Nonché quella stanziata nell&#8217;omonima regione, la quale circonda per intero il territorio del distretto federale di Addis Abeba. La guerriglia Fano ha messo l&#8217;esercito in difficoltà, avvicinandosi alla capitale.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">FANO militia members (Ethiopia) with quite some collection of small arms and associated equipment. I especially like the continuation of PGO-7 installed on AK tradition <a href="https://t.co/yDELw81ZWF">pic.twitter.com/yDELw81ZWF</a></p>&mdash; Safar Publishing (@safarpub) <a href="https://twitter.com/safarpub/status/2016952670771171653?ref_src=twsrc%5Etfw">January 29, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ma se la situazione nell&#8217;Amhara è più legata a una questione interna, le tensioni nella regione di <strong>Gambella</strong> sono figlie dirette del contesto internazionale circostante. Qui da giorni<a href="https://www.africarivista.it/gambella-sotto-assedio-la-crisi-invisibile-nellestremo-ovest-delletiopia/300294/"> sono in corso scontri settari tra le due più importanti etnie che abitano la regione</a>: i <strong>Nuer</strong> da un lato e gli <strong>Anuak</strong> dall&#8217;altro. I primi sono presenti anche nel Sudan del Sud, lì dove a sua volta sono esplose nuove violenze con le forze governative. Di conseguenza, molti Nuer sono scappati al di là del confine etiope, andando a creare ulteriori tensioni con gli Anuak. <strong>Il governo di Addis Abeba appare quasi impotente</strong>: l&#8217;invio di soldati non è bastato al momento a sedare le tensioni e a riportare la calma. Al contrario, diverse località sono preda di scorribande tra i due lati del confine. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La mai risolta questione del Tigray</h2>



<p>Ma il fronte più pesante continua a essere, nonostante tre anni di sostanziale tregua, quello del Tigray. Qui, in primo luogo,<strong> si continua a patire la fame per via della mancanza di seri piani di ricostruzione.</strong> Inoltre, all&#8217;interno del prima citato Tplf sono nate nel 2025 importanti spaccature. Da un lato c&#8217;è la fazione di <strong>Getachew Reda</strong>, a capo del governo regionale e ritenuto più moderato. Dall&#8217;altro invece, c&#8217;è la corrente di <strong>Debretsion Gebremichael</strong>, apertamente contrario ad Addis Abeba. Da alcuni giorni vengono segnalati scontri, con Reda che ha accusato il rivale di voler prendere il potere con la forza. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://twitter.com/AFP/status/2018482082096296083
</div></figure>



<p>L&#8217;attuale governatore del Tigray ha tirato in ballo anche <strong>Eritrea</strong> ed <strong>Egitto</strong>. Secondo Reda è Asmara infatti ad armare la fazione scissionista del Tplf. Con Il Cairo accusata di assecondare le velleità eritree. <strong>E questo in virtù di un trattato militare che lega per l&#8217;appunto Egitto, Eritrea e la Somalia. </strong></p>



<p>Qui l&#8217;intrigo diventa ancora più pesante. <strong>La Somalia infatti è ai ferri corti con l&#8217;Etiopia</strong> per via della mossa del 2024, da parte di Abiy Ahmed, di stringere patti commerciali con il <strong>Somaliland</strong>. Mogadiscio ha così chiesto aiuto anche all&#8217;Egitto. Al Sisi non si è fatto certo pregare: il rais de Il Cairo infatti, da tempo è in rotta di collisione con l&#8217;Etiopia per via della <strong>Gerd</strong>, la grande diga sul lato etiope del Nilo che secondo gli egiziani è destinata a lasciare a secco il proprio Paese.<strong> Il Cairo, secondo questa ricostruzione, potrebbe quindi aver armato la mano eritrea</strong>. Asmara, a sua volta, potrebbe approfittarne per avanzare storiche rivendicazioni territoriali nel Tigray.  </p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa rischia l&#8217;Etiopia</h2>



<p>Se i vari conflitti dovessero avere ulteriore seguito, l&#8217;Etiopia rischia seriamente di essere risucchiata da una spirale di instabilità senza precedenti. Con i vari fronti aperti capaci di trasformarsi in una vera e propria incudine per la tenuta di Addis Abeba<strong>. A sua volta, un&#8217;ulteriore destabilizzazione del Paese verrebbe pagata dall&#8217;intera regione</strong>, vista l&#8217;importanza del ruolo etiope in ambito economico e politico. Un circolo vizioso quindi, con sullo sfondo anche la questione legata al Somaliland. Ossia la regione separatista somala recentemente riconosciuta, non senza reazioni da parte di diversi governi del Corno d&#8217;Africa, da Israele. </p>



<p> </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/rebus-etiopia-a-rischio-la-stabilita-del-corno-dafrica.html">Rebus Etiopia: a rischio la stabilità del Corno d&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Donald Trump ha davvero fermato otto guerre? Vediamole una per una&#8230;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/donald-trump-ha-davvero-fermato-otto-guerre-vediamole-una-per-una.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 09:45:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra di Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Congo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Israele-Iran]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=491477</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-1536x1007.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La narrazione della Casa Bianca è quella di Trump come grande pacificatore. Ma spesso si confonde una tregua con la pace. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/donald-trump-ha-davvero-fermato-otto-guerre-vediamole-una-per-una.html">Donald Trump ha davvero fermato otto guerre? Vediamole una per una&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-1024x671.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-1536x1007.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/Ma-dove-sono-le-otto-guerre-fermate-da-Donald-Trump-600x393.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Donald Trump</strong>&nbsp;ha detto più volte, nelle ultime settimane, di aver “messo fine a otto guerre” da quando è tornato alla Casa Bianca, quasi “una al mese”. Lo ha ripetuto anche per sostenere che&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/politica/con-machado-il-nobel-per-la-pace-diventa-il-nobel-della-guerra.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">avrebbe meritato</a>&nbsp;il premio&nbsp;<strong>Nobel per la Pace</strong>, poi finito a una sua stretta alleata in&nbsp;<strong>Venezuela</strong>. Ma molte delle guerre che cita non sono tecnicamente finite, e in alcuni casi non sono nemmeno guerre risolte dagli Stati Uniti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Trump tra guerra e pace</h2>



<p>Un esempio evidente è il conflitto nell’Est della <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong>, dove da anni combattono l’esercito congolese, il gruppo ribelle M23 appoggiato dal Ruanda, e molte altre milizie locali e straniere. A giugno i ministri degli Esteri di Congo e Ruanda hanno firmato alla Casa Bianca un accordo facilitato anche dagli Stati Uniti, e Trump lo ha presentato come la fine di “una delle peggiori guerre mai viste”. <strong>Ma l&#8217;M23, che è il principale attore armato sul terreno e che il Congo accusa di massacri e pulizia etnica, non era parte dell’accordo</strong> e non lo riconosce. Da luglio, dopo il presunto cessate il fuoco, l’M23 e altri gruppi armati hanno continuato a combattere e uccidere civili in modo sistematico nell’est del Congo, con centinaia di morti denunciati dal governo congolese. La guerra quindi va avanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Annunci di pace</h2>



<p>Questo schema (un annuncio politico di pace, seguito da una realtà molto più complicata) si ripresenta negli altri casi citati da Trump.<br><br><strong>Armenia e Azerbaigian</strong>: Ad agosto 2025 i leader dei due Paesi <a href="https://it.insideover.com/politica/la-mossa-del-cavallo-di-trump-tra-armenia-e-azerbaijan-un-messaggio-alla-russia.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno annunciato</a> alla Casa Bianca un accordo di pace dopo decenni di ostilità sul <strong>Nagorno-Karabakh</strong>. È probabilmente l’esempio più solido a favore di Trump: gli scontri armati tra i due Paesi si sono di fatto fermati, e sia Armenia che Azerbaigian lo hanno ringraziato pubblicamente e nominato per il Nobel. Ma diversi analisti fanno notare che questo risultato dipende anche dal crollo dell’influenza russa nel Caucaso e che restano punti di attrito irrisolti: non è detto che la questione sia stabilmente chiusa.</p>



<p><strong>Thailandia e Cambogia</strong>: a luglio c’è stata un’escalation militare al confine lungo 500 km, con decine di morti. Trump dice di aver minacciato ritorsioni commerciali e di aver “fermato la guerra” convincendo i due governi a firmare una tregua. La tregua esiste, ma <strong>gli esperti ricordano che una cosa è ottenere un cessate il fuoco di emergenza, un’altra è risolvere dispute territoriali vecchie di decenni.</strong> Il rischio è che l’accordo abbia congelato la crisi, non risolto le sue cause.</p>



<p><strong>Israele e Iran</strong>: a giugno c’è stato un conflitto brevissimo ma molto grave, in cui Trump e Netanyahu hanno colpito <strong>siti nucleari</strong> e militari in Iran. Washington sostiene di aver imposto un cessate il fuoco “entro 24 ore” e di aver chiuso la “guerra di 12 giorni”. In realtà non è stato firmato nessun trattato tra Iran e Israele, e la rivalità strategica tra i due Paesi (nucleare, militare e regionale) rimane intatta. Gli analisti parlano piuttosto di <strong>una pausa forzata</strong>, qualcuno anche di una guerra pronta a esplodere a breve.</p>



<p><strong>Israele e Hamas / Gaza</strong>: è il dossier politico a cui Trump tiene di più. Dopo due anni di guerra a Gaza, con oltre 67mila palestinesi uccisi secondo le autorità sanitarie locali e più di 1.200 israeliani uccisi nell’attacco del 7 ottobre 2023, la Casa Bianca ha spinto un “<a href="https://it.insideover.com/politica/trump-e-la-tregua-di-sharm-la-pace-di-gaza-come-architettura-di-potere.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">piano di pace in 20 punti</a>”: cessate il fuoco immediato, liberazione degli ostaggi israeliani ancora vivi in cambio del rilascio di prigionieri palestinesi, ritiro graduale di parte delle forze israeliane da Gaza, un’architettura internazionale di sicurezza e amministrazione sul territorio e il disarmo di Hamas nelle fasi successive. <strong>A inizio ottobre 2025 Hamas ha accettato la prima fase</strong>, l’ultimo ostaggio vivo israeliano è stato rilasciato e Trump ha annunciato alla Knesset (il parlamento israeliano) che “la guerra è finita”. Ma il piano lascia aperti i nodi maggiori: chi governerà Gaza, come verrà imposto (e verificato) il disarmo di Hamas, quanto e come Israele rinuncerà al controllo militare diretto sul territorio. Anche qui: si è fermato il fuoco, non è stata risolta la questione politica.</p>



<p><strong>India e Pakistan</strong>: dopo un picco di violenze in&nbsp;<strong>Kashmir</strong>&nbsp;a maggio, India e Pakistan hanno annunciato di aver ristabilito un cessate il fuoco. Trump rivendica una mediazione americana “durata tutta la notte”. Islamabad lo ha persino candidato al Nobel. New Delhi però ha smentito che gli Stati Uniti abbiano avuto un ruolo diretto e ribadisce che il dossier Kashmir resta una questione bilaterale. E nessuno pensa davvero che la disputa su Kashmir, aperta dal 1947, sia stata “risolta”.</p>



<p><strong>Egitto ed Etiopia</strong>: Trump inserisce tra i suoi successi anche la disputa ultra-sensibile sulla <em>Great Ethiopian Reinassance Dam</em>, la grande diga etiope sul Nilo, che l’Egitto teme possa ridurre l’acqua disponibile a valle. <strong>Qui però non c’è stato alcun accordo finale</strong>. Addis Abeba dice che la diga è stata costruita senza aiuti stranieri, smentendo anche l’idea, avanzata da Trump, che gli Stati Uniti l’abbiano “pagata”. La crisi non è chiusa.</p>



<p><strong>Serbia e Kosovo</strong>: Trump cita anche di aver fermato una possibile escalation tra Serbia e Kosovo minacciando di togliere benefici commerciali agli attori coinvolti. È vero che esiste un canale americano forte su questa crisi, e che già nel 2020 l’amministrazione Trump aveva facilitato un accordo di normalizzazione economica. Ma la questione dello status del Kosovo non è stata risolta e non c’è stato un trattato di pace riconosciuto da entrambe le parti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La narrazione della Casa Bianca</h2>



<p>Dunque la narrazione della Casa Bianca è: Trump fa&nbsp;accordi, gli altri smettono di sparare, quindi le guerre finiscono, quindi merita il Nobel. È anche un messaggio interno: Trump come “presidente della pace”, contrapposto all’idea del presidente interventista.</p>



<p>Lontano dalla Casa Bianca la valutazione è diversa. Diversi studiosi di relazioni internazionali dicono che<strong>&nbsp;Trump spesso confonde un cessate il fuoco</strong>, che può essere fragile, localizzato, temporaneo,&nbsp;<strong>con la fine di una guerra.</strong>&nbsp;In alcuni casi (Congo-Ruanda, Israele-Iran) la violenza è semplicemente passata da un picco aperto a una fase di “dormienza” armata, pronta a riaccendersi. In altri (Gaza) il cessate il fuoco è reale, ma lascia irrisolto ciò che ha causato la guerra: praticamente tutto il resto.</p>



<p><strong><em>Con InsideOver scegli un’informazione leale e basata su fatti e concretezza, che legge la realtà in maniera profonda provando a cogliere tutta la sua complessità. Se vuoi sostenere il nostro metodo di lavoro,&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati e contribuisci al percorso di questa avventura di coraggiosi sognatori.</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/donald-trump-ha-davvero-fermato-otto-guerre-vediamole-una-per-una.html">Donald Trump ha davvero fermato otto guerre? Vediamole una per una&#8230;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Così la diga della Rinascita cambia gli equilibri del Corno d&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-la-diga-della-rinascita-cambia-gli-equilibri-del-corno-dafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2025 14:11:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Diga]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=485106</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La più grande diga africana, costruita in Etiopia dopo 14 anni di lavori, è destinata a incidere anche a livello politico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-diga-della-rinascita-cambia-gli-equilibri-del-corno-dafrica.html">Così la diga della Rinascita cambia gli equilibri del Corno d&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/07/GUM_20230515_sud_sudan_030-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>Panta Rei</em>, tutto scorre. È uno degli aforismi più noti ereditati dalla storia greca e che oggi, probabilmente, può meglio descrivere<strong> il nuovo assetto politico del Corno d&#8217;Africa</strong>. Tutto scorre, per l&#8217;appunto, proprio come l&#8217;acqua del Fiume Azzurro che dal 9 settembre ha iniziato a solcare le nuove gole della <strong>Gerd</strong>. Un acronimo quest&#8217;ultimo che indica la &#8220;<strong>Grande Diga della Rinascita Etiope</strong>&#8220;. Per Addis Abeba, così come per molti Paesi vicini, si tratta della più grande occasione di riscatto e rinascita. Per l&#8217;Egitto e il Sudan, al contrario, è l&#8217;anticamera di un <strong>disastro idrico ed economico</strong>. Due posizioni agli antipodi che, nel bel mezzo dello scorrere della storia, stanno già dando vita a un serrato confronto potenzialmente in grado di ridisegnare questo angolo di Africa. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Ethiopia’s Prime Minister, Abiy Ahmed (Ph.D), has officially inaugurated the Grand Ethiopian Renaissance Dam (<a href="https://twitter.com/hashtag/GERD?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#GERD</a>), which stands as Africa’s largest hydroelectric project. <br><br>This significant event was attended by various African leaders, symbolizing regional cooperation and… <a href="https://t.co/72rhSdDEXl">pic.twitter.com/72rhSdDEXl</a></p>&mdash; Institute of Foreign Affairs &#8211; IFA (@ifa_ethiopia) <a href="https://twitter.com/ifa_ethiopia/status/1965322929358458964?ref_src=twsrc%5Etfw">September 9, 2025</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Etiopia come nuovo riferimento del Corno d&#8217;Africa </h2>



<p>I numeri della nuova opera danno subito idea di cosa voglia dire la Gerd per Addis Abeba. Dalle turbine aperte nei giorni scorsi, usciranno ogni anno qualcosa come <strong>5.150 megawatt di energia elettrica</strong>. Ossia, più del doppio dell&#8217;attuale capacità complessiva dell&#8217;Etiopia. Inoltre, la diga ha una capienza di <strong>74 miliardi di metri cubi d&#8217;acqua</strong>. In un solo colpo, il più grande Paese del Corno d&#8217;Africa (e secondo più abitato in assoluto a livello continentale), ha risolto o almeno ridimensionato due atavici problemi: quello legato alla fornitura di energia elettrica, fino a oggi erogata solo a una parte della popolazione, e quello legato alle mai bastevoli riserve idriche.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
https://twitter.com/AfricaFirsts/status/1965339030260002970
</div></figure>



<p>Ma il premier <strong>Abiy Ahmed</strong> vuole andare oltre. Il suo più grande sogno è dettato dalla possibilità di rendere l&#8217;Etiopi<strong>a il terzo polo africano dopo Sudafrica e Nigeria</strong>. E il primo forse come<strong> riferimento economico del Corno d&#8217;Africa.</strong> L&#8217;energia prodotta dalla Gerd, non verrà solo dirottata verso il territorio etiope ma, al contrario, verrà anche venduta all&#8217;estero. Kenya, Sud Sudan, Somalia e Gibuti sono pronte a stipulare accordi per ricevere l&#8217;elettricità etiope a costi ridotti. <strong>Addis Abeba potrebbe incassare fino a un miliardo di dollari l&#8217;anno</strong>. Anche se il vero obiettivo del premier etiope riguarda il <strong>soft power</strong>: l&#8217;Etiopia, da ora in poi, si presenterà come la prima nazione dell&#8217;area ad aver concluso un&#8217;opera tanto imponente quanto importante per i destini del Corno d&#8217;Africa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Cairo non si arrende</h2>



<p>I numeri però danno manforte anche alle argomentazioni del Sudan e soprattutto dell&#8217;Egitto. La Gerd è stata costruita lungo il corso del<strong> Nilo Azzurro</strong>, dalle cui sorgenti etiopi scendono a valle circa l&#8217;85% delle acque che in Egitto confluiscono nel Nilo. <strong>Un fiume quest&#8217;ultimo da cui oggi Il Cairo dipende per il 97% del proprio fabbisogno idrico</strong>. Per questo, proprio nelle ore in cui Abiy Ahmed tagliava il nastro alla diga Gerd, i rappresentanti de Il Cairo all&#8217;Onu hanno depositato una nuova (l&#8217;ennesima) <strong>lettera di protesta</strong>. Con tanto di riferimenti alla violazione di alcuni trattati precedenti, oltre che alla necessità di accordi per non veder ridimensionata la portata del Nilo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I nuovi equilibri </h2>



<p>E qui si torna al riferimento iniziale dell&#8217;articolo: panta rei. L&#8217;acqua scorre, portando assieme a sé le incessanti vicissitudini politiche ed economiche dei Paesi coinvolti. <strong>L&#8217;Egitto ha promesso battaglia </strong>e non solo all&#8217;Onu. Da anni Il Cairo sta provando a mettere pressione sull&#8217;Etiopia.<a href="https://it.insideover.com/guerra/egitto-ed-etiopia-ai-ferri-corti-passa-dalla-somalia-la-guerra-del-nilo.html"> L&#8217;ultima trovata riguarda l&#8217;accordo di difesa stipulato con la Somalia</a>, il quale ha permesso ad Al Sisi di piazzare proprie truppe non lontane dal confine etiope. Ufficialmente, i soldati egiziani si limiteranno ad addestrare le forze di Mogadiscio ma il messaggio inviato ad Abiy Ahmed appare molto chiaro.</p>



<p>Quest&#8217;ultimo però non ha intenzione di chiudere una singola turbina della Gerd. Il suo governo, come detto in precedenza, è pronto a ergersi come riferimento economico e politico del Corno d&#8217;Africa. <strong>Il tira e molla è appena agli inizi</strong>. A mitigarlo, forse potranno essere soltanto i <strong>Paesi del Golfo</strong> con i loro petrodollari,capaci di mettere d&#8217;accordo tutti. Ma prima che la questione possa realmente risolversi, di acqua dalla diga ne dovrà davvero scorrere tanta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-la-diga-della-rinascita-cambia-gli-equilibri-del-corno-dafrica.html">Così la diga della Rinascita cambia gli equilibri del Corno d&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dopo la Siria, Erdogan si prende anche il Corno d&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dopo-la-siria-erdogan-si-prende-anche-il-corno-d-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2024 10:56:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=448945</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1325" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Erdogan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d-600x414.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d-1024x707.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d-1536x1060.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente turco è riuscito a mediare un accordo tra Etiopia e Somalia e ora la Turchia estende la sua influenza nel Corno d'Africa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-la-siria-erdogan-si-prende-anche-il-corno-d-africa.html">Dopo la Siria, Erdogan si prende anche il Corno d&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1325" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Erdogan" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d-600x414.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d-1024x707.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240523134734791_0bbb249b888049b654f70bc1c8390f1d-1536x1060.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Somalia ed Etiopia sono ai ferri corti da almeno un anno</strong>. Addis Abeba, alla ricerca di sbocchi a mare dopo aver perso l&#8217;Eritrea nel 1993, nei mesi scorsi aveva stretto un accordo con il Governo del <strong>Somaliland</strong> per avere accesso ai suoi porti. Ma il Somaliland è uno Stato non riconosciuto dalla Somalia, il cui Governo ne rivendica la sovranità. Da qui uno scontro che nelle ultime settimane ha rischiato di trasformarsi nell&#8217;ennesima guerra regionale, <a href="https://it.insideover.com/guerra/egitto-ed-etiopia-ai-ferri-corti-passa-dalla-somalia-la-guerra-del-nilo.html">con il coinvolgimento di altri attori africani. </a></p>



<p>A far sedere attorno uno stesso tavolo i rappresentanti di Etiopia e Somalia è stato però, nella giornata di mercoledì, il presidente turco <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong>. Il &#8220;sultano&#8221;, f<a href="https://it.insideover.com/guerra/la-caduta-di-assad-chiude-un-2024-da-incubo-per-liran.html">resco vincitore della partita siriana</a>, ha riunito ad Ankara il premier etiope, <strong>Abiy Ahmed</strong>, e il presidente somalo <strong>Hassan Mohamud</strong>. I due hanno siglato un&#8217;intesa, su cui la Turchia ha &#8220;prenotato&#8221; il diritto di supervisione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;accordo sottoscritto ad Ankara</h2>



<p>Il principio seguito nella sottoscrizione del documento è semplice: far arrivare le parti a un <strong>compromesso</strong> capace di accontentare tutti. Se la Somalia ha timore per il rispetto della propria sovranità e integrità territoriale, allora l&#8217;Etiopia si impegna a non mandare avanti azioni in grado di rafforzare le velleità separatiste del Somaliland. Dall&#8217;altro lato, se l&#8217;Etiopia ha la necessità di trovare sbocchi sull&#8217;Oceano Indiano per dare maggiore impulso alla propria economia in crescita, allora Mogadiscio si impegna nel garantire un più rapido accesso al mare al gigante vicino. </p>



<p>È su queste basi che ad Ankara è stato stilato l&#8217;accordo tra i due Paesi africani. In particolare, <strong>Etiopia e Somalia si impegnano a risolvere le proprie controversie tramite colloqui dalla durata massima di quattro mesi</strong> e che, stando all&#8217;accordo, dovrebbero cominciare nel prossimo mese di febbraio. Negli incontri, le due parti stabiliranno <strong>modalità e tempistiche</strong> per giungere ad intese definitive in grado di risolvere definitivamente le controversie. Durante la permanenza nella capitale turca, sia Abiy che Mohamud hanno sottolineato l&#8217;importanza di giungere politicamente e diplomaticamente a un accordo che, tra le altre cose, è stato ritenuto vantaggioso da entrambe le parti. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Turchia protagonista nel Corno d&#8217;Africa</h2>



<p>Ma il vero vincitore, ancora una volta, è stato il padrone di casa: Erdogan, in quanto artefice della stretta di mano tra i due quasi belligeranti, <strong>si è guadagnato un ruolo di primo piano e un&#8217;influenza molto forte nel Corno d&#8217;Africa</strong>. Una regione dove la Turchia è da anni presente in modo massiccio: Ankara da almeno un decennio infatti ha molti interessi in Somalia, dove cura diversi investimenti e dove ha sottoscritto accordi con il governo locale per l&#8217;esplorazione di giacimenti di petrolio e gas offshore. </p>



<p><strong>Anche in Etiopia l&#8217;influenza turca è sempre più in crescita</strong>, soprattutto sul fronte economico. Da qui la volontà di evitare uno scontro tra Addis Abeba e Mogadiscio, volontà esplicitata da Erdogan nel lavoro di mediazione compiuto in sordina in questi mesi. Nella stessa settimana in cui il presidente turco ha potuto salutare con favore la caduta di Assad in Siria, grazie al ruolo avuto dalle milizie pagate da Ankara nel rovesciamento del Governo di Damasco, coglie un altro importante successo: fissare la propria bandiera in una delle regioni più strategiche del continente africano.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/dopo-la-siria-erdogan-si-prende-anche-il-corno-d-africa.html">Dopo la Siria, Erdogan si prende anche il Corno d&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Etiopia ponte tra l&#8217;Africa e il mondo con il nuovo maxi-aeroporto della capitale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/letiopia-ponte-tra-lafrica-e-il-mondo-con-il-nuovo-maxi-aeroporto-della-capitale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Nov 2024 21:30:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Aeroporti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=443241</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In un momento in cui l’Africa cerca di posizionarsi come protagonista globale, l’Etiopia compie un passo storico con l’inizio della costruzione del più grande aeroporto del continente ad Addis Abeba. L’annuncio del governo etiope segna non solo un’importante svolta infrastrutturale per il paese, ma rappresenta anche un segnale forte in termini di strategie economiche e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/letiopia-ponte-tra-lafrica-e-il-mondo-con-il-nuovo-maxi-aeroporto-della-capitale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/letiopia-ponte-tra-lafrica-e-il-mondo-con-il-nuovo-maxi-aeroporto-della-capitale.html">L&#8217;Etiopia ponte tra l&#8217;Africa e il mondo con il nuovo maxi-aeroporto della capitale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f-600x399.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/11/OVERCOME_20241102150702698_1376633b7f8aa41a446f24a5b236429f-1536x1022.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In un momento in cui l’Africa cerca di posizionarsi come protagonista globale, l’Etiopia compie un passo storico con l’inizio della costruzione del più grande <strong>aeroporto del continente ad Addis Abeba.</strong> L’annuncio del governo etiope segna non solo un’importante svolta infrastrutturale per il paese, ma rappresenta anche un segnale forte in termini di strategie economiche e politiche per tutta l’Africa orientale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un’Infrastruttura di Portata Globale</h2>



<p>Progettato per gestire fino a 130 milioni di passeggeri all&#8217;anno, questo nuovo hub sarà essenziale per Ethiopian Airlines, che si afferma come la principale compagnia aerea del continente. Il progetto sottolinea il crescente ruolo di Addis Abeba come snodo cruciale per i collegamenti tra l’Africa e il resto del mondo. L’aeroporto punta a diventare una piattaforma per il trasporto aereo africano, permettendo di ridurre la dipendenza del continente dalle connessioni aeroportuali in Medio Oriente e in Europa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Impatti Economici di Portata Regionale</h2>



<p>L&#8217;investimento in questa infrastruttura è destinato a generare significativi benefici economici, sia a breve che a lungo termine. L’aeroporto richiederà enormi investimenti pubblici e privati, generando una spinta notevole nell’occupazione e creando opportunità economiche per numerose imprese locali. Inoltre, la sua costruzione potrebbe stimolare lo sviluppo di settori correlati, come l’ospitalità, il turismo e i servizi logistici.</p>



<p>Sul fronte macroeconomico, la struttura consentirà all’Etiopia di posizionarsi come uno dei principali centri logistici dell’Africa. Ciò attirerà investimenti diretti esteri, grazie anche alla possibilità di ridurre i tempi di trasporto delle merci verso e dal continente africano. A medio termine, il governo etiope potrebbe beneficiare di nuove entrate, provenienti dai servizi aeroportuali e dai flussi turistici, contribuendo a consolidare l’economia nazionale in un’area geografica spesso soggetta a instabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni Politiche: L’Africa Orientale al Centro</h2>



<p>Sul piano politico, l’apertura di un’infrastruttura di queste dimensioni rafforzerà il peso geopolitico dell’Etiopia nella regione del <a href="https://it.insideover.com/guerra/egitto-ed-etiopia-ai-ferri-corti-passa-dalla-somalia-la-guerra-del-nilo.html">Corno d’Africa e oltre.</a> Addis Abeba, che già ospita la sede dell’Unione Africana, potrà consolidarsi come polo decisionale africano e come centro di attrazione per eventi internazionali e incontri diplomatici. La centralità di Ethiopian Airlines e dell’aeroporto contribuirà a rafforzare il peso del paese in ambito continentale e internazionale, potenziando le capacità di negoziazione del governo etiope su vari fronti, dai rapporti commerciali fino a quelli di cooperazione e sicurezza.</p>



<p>Questa mossa infrastrutturale potrebbe essere interpretata come un tentativo dell’Etiopia di diversificare le proprie alleanze internazionali e di affermarsi come un partner strategico affidabile sia per le potenze occidentali che per i paesi emergenti, come Cina e India, sempre più interessati alle opportunità commerciali e di investimento in Africa. In tal senso, la struttura potrebbe rafforzare il dialogo con paesi dell’Africa orientale e delle regioni circostanti, incoraggiando una cooperazione multilaterale e lo sviluppo di relazioni bilaterali forti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ethiopian Airlines: Il Volo dell’Africa verso il Futuro</h2>



<p>Ethiopian Airlines è senza dubbio il fiore all’occhiello dell’aviazione africana. Grazie a una crescita sostenuta e a una strategia lungimirante, la compagnia si è trasformata in un vettore di riferimento per l’intero continente, diventando un modello di successo e un simbolo di ambizione africana. Con il nuovo hub aeroportuale, Ethiopian Airlines non solo potrà aumentare la propria flotta e le proprie rotte, ma anche incrementare la capacità di movimentare passeggeri e merci, stimolando lo sviluppo di altre compagnie africane e favorendo una maggiore interconnessione interna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione: Un Ponte verso la Crescita Africana</h2>



<p>La costruzione del più grande aeroporto d’Africa rappresenta un’opportunità senza precedenti per l’Etiopia e per l’intero continente. L’ambizione di questo progetto dimostra la volontà del governo etiope di trasformare il paese in un centro economico, politico e logistico di riferimento, proiettando l’Africa verso una nuova era di crescita e cooperazione. In un contesto internazionale in evoluzione, il nuovo aeroporto di Addis Abeba promette di essere non solo una porta verso il mondo, ma anche una via di accesso alla rinascita economica e politica africana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/letiopia-ponte-tra-lafrica-e-il-mondo-con-il-nuovo-maxi-aeroporto-della-capitale.html">L&#8217;Etiopia ponte tra l&#8217;Africa e il mondo con il nuovo maxi-aeroporto della capitale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 54/668 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-29 13:16:15 by W3 Total Cache
-->