<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Emirati Arabi Uniti Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/luoghi/emirati-arabi-uniti-7/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/luoghi/emirati-arabi-uniti-7</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sat, 06 Jun 2026 09:53:00 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Emirati Arabi Uniti Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/luoghi/emirati-arabi-uniti-7</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Il Golfo si arma con il software italiano: la diplomazia industriale di Leonardo vale 320 milioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-golfo-si-arma-con-il-software-italiano-la-diplomazia-industriale-di-leonardo-vale-320-milioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 09:52:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Technology]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=518909</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="leonardo" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per l’Italia il Golfo rappresenta ormai una direttrice strategica. Leonardo e Fincantieri hanno costruito una presenza credibile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-golfo-si-arma-con-il-software-italiano-la-diplomazia-industriale-di-leonardo-vale-320-milioni.html">Il Golfo si arma con il software italiano: la diplomazia industriale di Leonardo vale 320 milioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="leonardo" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/leonardo-velivoli-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro il contratto da <strong>320 milioni di euro</strong> firmato da <strong>Leonardo</strong> con <em>Abu Dhabi Ship Building </em>(ADSB), controllata del gruppo emiratino EDGE, non c’è soltanto una grande commessa militare. C’è soprattutto la fotografia di come sta cambiando la sicurezza nel Golfo Persico: meno centralità delle grandi flotte oceaniche, più peso a software, radar, sensori, interoperabilità e supporto tecnologico permanente. <a href="https://it.euronews.com/business/2026/05/22/leonardo-equipaggera-pattugliatori-del-kuwait-rafforzata-la-presenza-dellitalia-nel-golfo-">L’accordo riguarda la fornitura di sistemi di combattimento navali destinati agli otto pattugliatori Offshore Patrol Vessel (OPV) FALAJ 3 ordinati dal Kuwait nell’ambito del programma “Al Dorra”.</a> Formalmente si tratta di navi leggere. Strategicamente, invece, rappresentano piattaforme digitali integrate pensate per operare in uno degli spazi marittimi più instabili del pianeta. Il Golfo Persico è infatti un ambiente operativo compresso, dove la distanza tra infrastrutture energetiche, rotte commerciali e aree di crisi è minima. In questo contesto, la superiorità non dipende più dalla dimensione della nave, ma dalla capacità di vedere prima, classificare più rapidamente le minacce e reagire in tempi ridotti.</p>



<p><strong>Kuwait, Iran e Hormuz: la geografia della vulnerabilità</strong></p>



<p>Il Kuwait occupa una posizione delicata. È affacciato sull’estremità nord-occidentale del Golfo, vicino all’Iraq e relativamente esposto alla pressione strategica iraniana. Le tensioni nello Stretto di Hormuz, gli attacchi contro tanker e infrastrutture energetiche, la proliferazione di droni e missili antinave hanno trasformato la sicurezza marittima in una priorità esistenziale per le monarchie del Golfo. <strong>Non è un caso che le marine regionali stiano investendo soprattutto in capacità di sorveglianza,</strong> difesa di punto e protezione delle rotte energetiche. Le piattaforme leggere ma altamente integrate risultano più adatte rispetto alle grandi unità tradizionali a contrastare minacce asimmetriche, barchini esplosivi, sciami di droni e missili a corto raggio. In questo scenario, l’Italia rafforza il proprio ruolo come fornitore di tecnologie ad alto valore aggiunto, evitando di competere sul terreno quantitativo dominato dagli Stati Uniti.</p>



<p><strong>Il vero valore: il “cervello” elettronico delle FALAJ 3</strong></p>



<p>La parte più importante della commessa non è lo scafo delle navi, ma il loro sistema nervoso digitale. Leonardo fornirà infatti il <em>Combat Management System </em>(CMS) ATHENA, il radar KRONOS Naval HP e il cannone SUPER RAPIDO da 76 mm con munizionamento guidato STRALES. Il CMS rappresenta il centro operativo della nave: <strong>integra radar, sensori, armamenti e catena decisionale in un’unica architettura software. </strong>In pratica, è il sistema che consente all’unità di individuare una minaccia, valutarla e reagire in pochi secondi. Il radar KRONOS Naval HP aumenta le capacità di scoperta e tracciamento, mentre il sistema STRALES consente di migliorare l’efficacia contro bersagli veloci e manovranti, inclusi droni e missili antinave. Questo spiega perché il contratto abbia una valenza geopolitica molto superiore rispetto al valore economico nominale. Chi controlla software, integrazione e aggiornamenti mantiene infatti un rapporto strutturale con il cliente per decenni.</p>



<p><strong>La strategia italiana: esportare integrazione, non solo armamenti</strong></p>



<p>Per l’Italia il Golfo rappresenta ormai una direttrice strategica sia economica sia geopolitica. <strong>Leonardo e Fincantieri hanno costruito negli anni una presenza credibile nel settore navale, elettronico e aerospaziale</strong>, puntando soprattutto sull’integrazione tecnologica. Il caso kuwaitiano conferma questa impostazione. Roma non compete con Washington sul piano della proiezione militare globale né con Parigi su quello politico-diplomatico nel Golfo. Tuttavia, può conquistare spazi attraverso la filiera industriale della difesa. La collaborazione tra Leonardo e ADSB dura da oltre vent’anni e ha già portato alla realizzazione di circa trenta unità navali. Ora il salto di qualità potrebbe arrivare con la joint venture annunciata tra Leonardo ed EDGE Group, prevista operativa dal 2026. L’accordo prevede che il gruppo emiratino detenga il 51% della nuova società e Leonardo il 49%, con attività che spaziano dalla progettazione alla produzione locale, fino alla formazione del personale e alla gestione della proprietà intellettuale.</p>



<p><strong>Difesa e diplomazia: il modello del Golfo</strong></p>



<p><strong>Nel Golfo Persico la difesa è sempre più diplomazia industriale. </strong>Gli Stati della regione vogliono continuare ad acquistare tecnologia occidentale, ma pretendono anche trasferimento di competenze, formazione e capacità produttive locali. EDGE rappresenta esattamente questa ambizione emiratina: trasformare gli Emirati Arabi Uniti in un hub regionale della difesa capace di integrare tecnologie europee e venderle all’intera area GCC. Per Leonardo, entrare stabilmente in questo ecosistema significa ottenere non solo contratti, ma <strong>accesso permanente a un mercato strategico in crescita. </strong>Il punto decisivo è che i sistemi navali moderni non terminano il loro ciclo economico con la consegna. Richiedono aggiornamenti software, manutenzione, cybersecurity, addestramento degli equipaggi e supporto logistico continuo. È qui che nasce la vera influenza geopolitica.</p>



<p><strong>Il legame militare tra Roma e Kuwait</strong></p>



<p>La cooperazione tra Italia e Kuwait non si limita alla componente navale. Nel 2016 il Kuwait ha acquistato 28 Eurofighter Typhoon prodotti da Leonardo, mentre nel 2024 è stato rinnovato l’accordo triennale tra Aeronautica Militare italiana e Kuwait Air Force per addestramento, guerra elettronica e supporto operativo. L’Italia mantiene inoltre una presenza militare stabile nella base di Ali al Salem, dove operano circa 320 militari italiani insieme a velivoli MQ-9A Predator ed Eurofighter del Task Group “Typhoon”. La base svolge attività di sorveglianza, raccolta dati e cooperazione con le forze irachene nell’ambito delle operazioni contro il terrorismo jihadista e per la stabilizzazione regionale. <strong>Questo intreccio tra presenza industriale e presenza militare rende il rapporto con il Kuwait particolarmente strategico per Roma.</strong></p>



<p><strong>Il rischio escalation e la corsa regionale agli armamenti</strong></p>



<p>Resta però un elemento di rischio. I<strong>l rafforzamento navale del Golfo avviene in un momento di forte instabilità regionale.</strong> La pressione iraniana, le tensioni sul Mar Rosso e gli attacchi contro infrastrutture energetiche stanno accelerando la militarizzazione dell’area. In questo quadro, anche sistemi formalmente difensivi possono essere percepiti come parte di una corsa agli armamenti tecnologici. Per l’Italia la sfida sarà quindi mantenere un equilibrio delicato: rafforzare la propria industria della difesa senza apparire come attore destabilizzante in una delle aree più sensibili del pianeta. Perché il vero significato del contratto Leonardo-Kuwait non sta nei 320 milioni di euro. Sta nel fatto che, nel Golfo del XXI secolo, il potere non passa più soltanto dalle navi. Passa soprattutto dai dati, dai radar, dai software e dalla capacità di restare dentro il sistema operativo della sicurezza regionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-golfo-si-arma-con-il-software-italiano-la-diplomazia-industriale-di-leonardo-vale-320-milioni.html">Il Golfo si arma con il software italiano: la diplomazia industriale di Leonardo vale 320 milioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli Emirati scoprono il prezzo della protezione americana</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/gli-emirati-scoprono-il-prezzo-della-protezione-americana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 15:33:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=514176</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1389" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="emirati" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati-1024x741.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati-768x556.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati-1536x1111.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati-600x434.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Gli Emirati hanno aperto colloqui per ottenere una rete di sicurezza finanziaria, fino a evocarela possibilità di vendere petrolio in yuan. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/gli-emirati-scoprono-il-prezzo-della-protezione-americana.html">Gli Emirati scoprono il prezzo della protezione americana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1389" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="emirati" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati-300x217.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati-1024x741.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati-768x556.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati-1536x1111.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/04/emirati-600x434.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>C’è una lezione che torna sempre nelle crisi internazionali</strong>: gli imperi credono di esportare sicurezza e finiscono per importare instabilità. È esattamente quello che sta accadendo nel Golfo. Secondo il Wall Street Journal, gli<strong> Emirati Arabi Uniti </strong>hanno aperto colloqui con Washington per ottenere una rete di sicurezza finanziaria, fino a evocare, in caso di grave carenza di dollari, la possibilità di vendere <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/dal-petrodollaro-al-petroyuan-perche-la-guerra-in-iran-rilancia-la-valuta-cinese.html" type="post" id="512555">petrolio in yuan</a></strong> o in altre valute. Non è ancora una rottura del sistema del petrodollaro, ma è già qualcosa di più di un malumore: è u<strong>n avvertimento strategico.</strong></p>



<p>Il punto non è solo monetario. Il dirham è ancorato al dollaro e la stessa banca centrale emiratina ricorda che interviene per mantenerne la stabilità. Ma proprio questo legame, in un contesto di guerra regionale, <strong>trasforma la dipendenza dal dollaro in una vulnerabilità.</strong> Se i flussi petroliferi si interrompono, se i mercati diventano più nervosi, se aumenta la fuga di capitali, l’ancoraggio che in tempi normali garantisce stabilità può diventare una camicia di forza. Ed è per questo che Abu Dhabi ha sondato l’idea di una linea di swap o comunque di un sostegno straordinario da parte americana.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il conto della guerra non lo vogliono pagare gli alleati del Golfo</h2>



<p>Qui emerge il vero nodo geopolitico. Washington sembra aver pensato di poter replicare nel Golfo un modello già sperimentato altrove: <strong>dirigere l’escalation, scaricare una parte significativa dei costi sugli alleati, e mantenere il controllo politico della coalizione. </strong>Ma il Golfo non è l’Europa. Gli Emirati, come altre monarchie arabe, ragionano in termini di sopravvivenza del regime, protezione dei capitali, continuità dei commerci, reputazione finanziaria. Se la guerra contro l’Iran mette in pericolo questi pilastri, allora <strong>l’alleanza con gli Stati Uniti smette di essere una garanzia e diventa un fattore di rischio.</strong></p>



<p>Da questo punto di vista, la minaccia implicita sullo yuan è formidabile. Non perché gli Emirati vogliano davvero smantellare domani il predominio del dollaro, ma perché <strong>segnalano agli americani che l’ordine monetario non è intoccabile. </strong>Se gli Stati Uniti non sono più in grado di proteggere contemporaneamente sicurezza militare, rotte energetiche e liquidità in dollari, allora i loro partner iniziano a pensare ad alternative. È così che nascono le vere crepe sistemiche: non con un gesto clamoroso, ma con una serie di messaggi prudenti, tecnici, apparentemente reversibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le basi americane da scudo a bersaglio</h2>



<p>Il secondo elemento, ancora più significativo, è politico-militare. <strong>Abdulkhaleq Abdulla,</strong> figura vicina agli ambienti di potere emiratini, ha sostenuto pubblicamente che le basi americane nel Paese sono diventate un peso più che una risorsa strategica. La frase è troppo netta per essere liquidata come semplice opinione personale. Riflette un sentimento crescente: in una guerra regionale, la presenza militare americana non protegge necessariamente il paese ospitante, ma può trasformarlo in bersaglio.</p>



<p>È il paradosso di tutte le architetture di sicurezza costruite dagli Stati Uniti nel Medio Oriente. <strong>Finché il rischio è contenuto, le basi appaiono come una garanzia.</strong> Quando invece il confronto si allarga, quelle stesse installazioni diventano magneti per la rappresaglia. L’alleato si accorge allora di ospitare non tanto una protezione quanto una potenziale calamita di attacchi. E in paesi come gli Emirati, dove la credibilità internazionale si misura anche sulla capacità di restare piattaforma commerciale, turistica e finanziaria, questo costo pesa enormemente più che altrove.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Valutazione strategica e geoeconomica</h2>



<p>Sul piano strategico, la guerra produce dunque un effetto contrario a quello desiderato da Washington: <strong>invece di consolidare il sistema di alleanze, ne mette in luce la fragilità.</strong> Sul piano geoeconomico, incrina il nesso tra petrolio, dollaro e sicurezza americana che ha sorretto per decenni il Golfo. Gli Emirati non stanno ancora rompendo con gli Stati Uniti, ma stanno dicendo una cosa molto precisa: se la protezione americana ci espone a shock finanziari, missili e perdita di competitività, allora il prezzo dell’alleanza va rinegoziato.</p>



<p>Ed ecco l’eterogenesi dei fini. Una guerra pensata anche per riaffermare la centralità americana nel Medio Oriente <strong>rischia invece di accelerare la riflessione dei partner arabi su vie di fuga monetarie, diplomatiche e strategiche.</strong> Non siamo ancora alla fine del petrodollaro, ma siamo davanti a qualcosa di più interessante: alla politicizzazione della sua fragilità. E quando anche gli Emirati, cioè uno dei nodi più sofisticati della finanza del Golfo, cominciano a farlo capire apertamente, significa che il problema non è più teorico. È entrato nella stanza dei bottoni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/gli-emirati-scoprono-il-prezzo-della-protezione-americana.html">Gli Emirati scoprono il prezzo della protezione americana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 09:48:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=509073</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="golfo persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro una facciata di modernità, nei Paesi del Golfo Persico persistono pesanti discriminazioni ei diritti civili.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html">I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="golfo persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conflitto in Medio Oriente, scatenato dall’aggressione statunitense e israeliana contro l’Iran, ha riacceso il dibattito mai sopito sulla violazione dei <strong>diritti umani e civili delle donne e delle persone della comunità LGBTQ+ all’interno del mondo islamico</strong>.</p>



<p>Premesso che sarebbe impossibile in un singolo articolo ripercorrere in modo esaustivo la situazione nel composito e variegato mondo dei paesi a maggioranza islamica, <strong>ci concentreremo su alcuni stati della Penisola Arabica</strong>, in particolare sulle cosiddette monarchie (più o meno assolute) del Golfo, tutte coinvolte nella deflagrazione in corso. Lo scopo della presente trattazione non è certo quella di sminuire violazioni perpetrate in altri contesti, quanto portare all’attenzione del lettore l’esistenza di situazioni discriminatorie e/o repressive che sembrano non interessare i nostri media,  i quali concentrati sulla <a href="https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_condizione_della_donna_in_iran_intervista_ad_hanieh_tarkian/5496_57820/?utm_source=copilot.com">condizione della donna iraniana</a>, di gran lunga migliore rispetto a quella vissuta dalle loro omologhe dei Paesi vicini, sembrano spesso dimenticare quanto avviene altrove, magari indotti dalla maggiore aderenza di certi governi agli interessi del cosiddetto Occidente, che sembra preoccuparsi dei diritti umani o civili <strong>secondo una logica che potremmo definire a geometria variabile</strong>.</p>



<p>Nel loro insieme, le <a href="https://www.pandorarivista.it/articoli/le-monarchie-arabe-del-golfo-di-cinzia-bianco-e-matteo-legrenzi/">monarchie del Golfo</a> – ci riferiamo ad <strong>Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti</strong> (tecnicamente una <a href="https://uaelegislation.gov.ae/en/constitution?utm_source=copilot.com">federazione</a> di monarchie ereditarie) &#8211;  si presentano agli occhi del visitatore occidentale, o del viaggiatore virtuale, come laboratori di modernità e hub globali (oltre che di basi militari USA), il che contribuisce a oscurare – con una punta di ipocrisia e opportunismo &#8211; la condizione femminile e quella degli appartenenti alla comunità LGBTQ+, spesso caratterizzata da discriminazioni sistemiche, repressione legale e controllo sociale, che ne minano profondamente – in taluni casi annullano del tutto &#8211; libertà e autodeterminazione. Intendiamoci, non mancano rapporti di organizzazioni indipendenti e analisi che delineano un quadro coerente ed esaustivo, fatto <strong>di riforme annunciate (e celebrate in Occidente)</strong>, che però non possono celare la persistenza di un impianto normativo che seguita a negare i diritti fondamentali. A non voler dire, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RrbxbRBjzV0">come ci ricorda un capolavoro del cinema</a>, che non necessariamente cambiando le leggi si cambia la testa delle persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione in Arabia Saudita</h2>



<p>In <strong>Arabia Saudita</strong> è stata varata, pure grazie all’apertura al turismo, una grande campagna di modernizzazione dall’alto, promossa dal principe ereditario (e vero dominus) Mohammed bin Salman, il che non toglie che <strong>la monarchia assoluta rimanga uno dei paesi più repressivi al mondo per i diritti delle donne e delle persone LGBTQ+</strong>. Alcuni rapporti di <a href="https://www.amnesty.org/en/wp-content/uploads/2024/09/MDE2384992024ENGLISH.pdf?utm_source=copilot.com">Amnesty International</a> documentano non solo la persistente <a href="https://arabesc.it/diritti-lgbtq-e-mondo-arabo-accettazione-e-negazione/">criminalizzazione</a> dell’omosessualità, ma anche dure punizioni applicate regolarmente: carcere, fustigazione e, nei casi più gravi, pena di morte, mentre le persone transgender vengono assimilate agli omosessuali, etichettate come “segni di immoralità occidentale”. <strong>E non va meglio per le donne. </strong>L’assegnazione a Riyad della presidenza del <a href="https://www.amnesty.it/larabia-saudita-presiedera-il-forum-onu-sui-diritti-delle-donne/">Forum</a> delle Nazioni Unite sullo status delle donne fa da pendant alle restrizioni alla libertà personale, alla condizione legale e alla partecipazione politica delle cittadine, alle quali fino a pochi anni fa era precluso persino il diritto di guidare  &#8211; ricordiamo la <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/22/fermate-i-rapporti-con-larabia-saudita-viola-i-diritti-delle-donne-e-criminalizza-la-comunita-lgtbqi-la-lettera-delle-calciatrici-alla-fifa/7738544/">protesta delle calciatrici</a> contro la sponsorizzazione saudita della FIFA – mentre il velo islamico non è più obbligatorio per legge (a differenza dell’Iran dove è <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/3/30/irans-police-disperses-pro-hijab-protest-amid-security-concerns">formalmente previsto</a>), per quanto sia richiesto il rispetto di un certo <a href="https://www.visitsaudi.com/it/stories/saudi-culture-and-customs">codice di abbigliamento</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Emirati, tolleranza di facciata </h2>



<p>Non va meglio negli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, dove la tolleranza di facciata e la vetrina futurista non devono far dimenticare la vigenza di una <strong>legislazione severa</strong>. Non solo le relazioni omosessuali sono <a href="https://www.humandignitytrust.org/country-profile/united-arab-emirates/">criminalizzate</a> in diversi emirati, ma esiste una legge federale che punisce gli “atti contrari alla morale”, formula assolutamente generica che consente arresti arbitrari e atti repressivi nei riguardi di qualunque forma di libera espressione; organizzazioni come Human Rights Watch hanno più volte denunciato l’uso strumentale del cosiddetto reato di “indecenza” per colpire persone transgender e queer. Le <a href="https://www.politicshub.it/post/il-ruolo-delle-donne-negli-emirati-arabi-uniti">donne emiratine</a>, pur godendo di maggiori spazi rispetto a quelle saudite, <strong>vivono ancora oggi forti discriminazioni </strong>nel diritto di famiglia, nella tutela legale e nella libertà fondamentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le discriminazioni nel Qatar</h2>



<p>Un discorso non dissimile potrebbe farsi per il <a href="https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/middle-east/qatar/report-qatar/">Qatar</a>, particolarmente attenzionato in occasione dei Mondiali di Calcio 2022, che non solo conserva <strong>leggi che perseguono le relazioni omosessuali</strong> (compresi arresti arbitrari, centri di detenzione e “<a href="https://www.leggiscomodo.org/legali-le-terapie-di-conversione/#:~:text=Tutto%20ci%C3%B2%20mise%20in%20allerta%20l'American%20Psychiatric,psicopatologie%2C%20rispettivamente%20nel%201974%20e%20nel%201990.">terapie di conversione</a>”) ma è molto restrittivo, analogamente all’Arabia Saudita, pure sul versante dei diritti delle donne, discriminate in materia di matrimonio, divorzio, custodia dei figli ed eredità; è vero che ci sono state alcune aperture simboliche, ma queste non hanno intaccato un modello di stampo maschilista e patriarcale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bahrein, passi avanti</h2>



<p>Qualche passo avanti si è registrato in <strong>Bahrein</strong>, dove le relazioni omosessuali tra adulti sono state <a href="https://arabesc.it/diritti-lgbtq-e-mondo-arabo-accettazione-e-negazione/?utm_source=copilot.com">depenalizzate</a> nel 1976, il che non ha impedito l’adozione di normative restrittive, come quelle che puniscono le attività “contrarie alla religione, all’ordine pubblico e alla morale”. E pure le <a href="https://data.unwomen.org/country/bahrain">donne</a> continuano a essere discriminate nel diritto di famiglia e nella partecipazione politica, in un contesto caratterizzato da repressione del dissenso e controllo della società civile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le leggi del sultanato</h2>



<p>E chiudiamo questa breve panoramica con l’<strong>Oman</strong>. Pure nel sultanato le relazioni omosessuali sono <a href="https://www.state.gov/wp-content/uploads/2025/07/624521_OMAN-2024-HUMAN-RIGHTS-REPORT.pdf">vietate</a> e punite dalla legge con pene detentive, mentre le <a href="https://www.ecoi.net/en/file/local/2105450/N2404540.pdf">donne</a> vivono condizioni limitanti quanto ad autonomia personale e diritti economici, sulle quali non hanno finora inciso promesse di riforme annunciate (e mai realmente attuate) negli ultimi anni.</p>



<p>Volendo tracciare un profilo d’insieme, emerge che <strong>le cinque nazioni condividono tre elementi strutturali sotto il profilo dei diritti delle donne e delle persone LGBTQ+: criminalizzazioni dell’omosessualità, </strong>attuata in modo esplicito o ricorrendo a normative poste a tutela della morale pubblica;<strong> limitazioni ai diritti delle donne, </strong>specialmente sul versante dei rapporti familiari e della partecipazione politica (già di per se stessa fortemente limitata per chiunque); <strong>totale assenza di rimedi giuridici o tutela a fronte di discriminazioni</strong>. In tal senso, le monarchie del Golfo che tanto hanno investito sulla propria immagine internazionale in senso modernista e progressista, sono un chiaro esempio di come non necessariamente la modernizzazione in senso economico e tecnologico si accompagni necessariamente a progressi sul versante dei diritti civili.</p>



<p>E sarebbe cose buona e giusta se di queste cose si parlasse e scrivesse più spesso, invece di ricorrere a quelle geometrie variabili cui facevano cenno all’inizio, che suscitano il legittimo sospetto che perfino battaglie sacrosante come quelle per il rispetto dei diritti umani e civili siano strumentalizzate ad altri fini. Non lo scopriamo oggi, ma forse le cose date per scontate sono le prime che siamo portati a dimenticare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html">I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La guerra in Iran e la sanità del Medio Oriente: l&#8217;impatto su un sistema in ascesa</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-guerra-in-iran-e-la-sanita-del-medio-oriente-limpatto-su-un-sistema-in-ascesa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 05:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=509653</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1222" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1024x652.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1536x978.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-600x382.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fuga dei professionisti, difficoltà nel reperimento delle risorse e delle forniture: il medio oriente rischia anche a livello sanitario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-guerra-in-iran-e-la-sanita-del-medio-oriente-limpatto-su-un-sistema-in-ascesa.html">La guerra in Iran e la sanità del Medio Oriente: l&#8217;impatto su un sistema in ascesa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1222" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1024x652.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1536x978.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-600x382.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non solo sport e non solo intrattenimento: il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-il-soft-power.html">soft power</a> delle monarchie del Golfo in questi ultimi anni <strong>è passato anche dalla sanità</strong>. Tra Dubai, Abu Dhabi, Doha, Riad e tra le altre grandi città della regione, sono state costruite importanti strutture e cliniche considerate all&#8217;avanguardia. Il tutto, <strong>attraendo anche personale dall&#8217;estero</strong>. L&#8217;Italia ne sa qualcosa, visto il fenomeno molto discusso negli anni di medici e infermieri che preferiscono trasferirsi sulle sponde del Golfo. Lì dove stipendi e condizioni di lavoro molto spesso risultano migliori. Ma adesso, <strong>con la guerra che sta interessando tutta la regione</strong>, la situazione rischia di diventare problematica<strong>. La sanità delle petromonarchie potrebbe assistere alla fine della sua ascesa</strong>, tra gente che rientra e mancanza di forniture. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La fuga dal Golfo </h2>



<p>Il precedente paragone tra lo <em>sportwashing </em>e il <em>soft power</em> della sanità non è per caso. Allo stesso modo di come sono stati costruiti grandi stadi, nei Paesi del Golfo sono state edificate nell&#8217;ultimo decennio<strong> alcune delle più avveniristiche strutture sanitarie</strong>. E come non si è badato a spese per attrarre grandi campioni, così a favore di medici e infermieri stranieri sono state stanziate cifre importanti e <strong>capaci di calamitare l&#8217;attenzione di molti professionisti</strong>. Il motivo è da rintracciare non solo nella volontà di migliorare i locali sistemi sanitari, ma anche in quello di fare delle capitali della regione <strong>un&#8217;avanguardia in fatto di ricerca. </strong></p>



<p>La creazione di poli sanitari e tecnologici, rappresenta da almeno due decenni una delle prerogative dei governi delle petromonarchie.<strong> Un modo per migliorare l&#8217;immagine dei Paesi in questione, ma anche per attirare maggiori investimenti</strong>. Il problema però, è che la caduta di razzi e droni sui grattacieli iconici delle metropoli mediorientali sta vanificando molti sforzi. Anche in questo caso, la situazione si può paragonare a quella sportiva:<strong> stanno tornando a casa molti campioni, al pari di come stanno andando via diversi professionisti. </strong></p>



<p>Una circostanza che sta già adesso creando problemi. In molte cliniche, si sta cercando di frenare la fuga degli operatori nel timore di vedere le strutture andare sotto organico. Dall&#8217;Arabia Saudita al Qatar, passando per Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Oman, <strong>il timore di molti governi è quello di avere ospedali meno pronti e preparati</strong>. Il tutto poi, proprio in una fase in cui l&#8217;arrivo di ordigni dall&#8217;Iran richiederebbe maggiori sforzi. Non si può parlare di collasso della sanità regionale, almeno per il momento. Ma di certo, <strong>le preoccupazioni iniziano a diventare sempre più importanti</strong>. Anche perché, tra le altre cose, con le varie economie ferme per via del blocco dello Stretto di Hormuz, gli introiti per finanziare i progetti rischiano di venir meno. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è solo un problema mediorientale</h2>



<p>C&#8217;è inoltre la questione riguardante i rifornimenti. Con lo Stretto di Hormuz quasi del tutto impraticabile, non sono soltanto i rifornimenti di petrolio a scarseggiare. A Dubai, così come a Doha,<strong> già da giorni non si fanno vedere in porto le navi che trasportano farmaci e materiale medico</strong>. Una situazione che ha portato la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) a lanciare un&#8217;allerta. Proprio a Dubai infatti, ha sede uno degli hub dell&#8217;Oms che rifornisce di medicinali e strumenti vari alcune delle strutture allestite in situazioni di emergenza. </p>



<p> Da Dubai ad esempio, dipendono le forniture per il campo della città egiziana di <strong>El Arish </strong>usato per spedire aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.<a href="https://www.quotidianosanita.it/cronache/conflitto-in-medio-oriente-oms-si-aggrava-la-crisi-sanitaria-in-tutta-la-regione/"> Molte forniture, hanno fatto sapere dalla sede dell&#8217;Oms, sono in ritardo.</a> Con conseguente preoccupazione per la tenuta della situazione a Gaza e in altri contesti limitrofi. Lo stesso discorso vale per i campi in Afghanistan e in altre aree delicate del medio oriente. Lo stop all&#8217;hub di Dubai sta generando ritardi nelle forniture, con non secondarie ricadute internazionali. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-guerra-in-iran-e-la-sanita-del-medio-oriente-limpatto-su-un-sistema-in-ascesa.html">La guerra in Iran e la sanità del Medio Oriente: l&#8217;impatto su un sistema in ascesa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rsf sotto pressione, Iran in campo: la guerra nel Golfo cambia il conflitto in Sudan</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/rsf-sotto-pressione-iran-in-campo-la-guerra-nel-golfo-cambia-il-conflitto-in-sudan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 08:51:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Sudan]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=509157</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1082" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Rsf sotto pressione, Iran in campo: la guerra nel Golfo cambia il conflitto in Sudan. Gli scenari a tre anni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/rsf-sotto-pressione-iran-in-campo-la-guerra-nel-golfo-cambia-il-conflitto-in-sudan.html">Rsf sotto pressione, Iran in campo: la guerra nel Golfo cambia il conflitto in Sudan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1082" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260314151201105_4808207ff253183c82cbb5f3cdc4c25f-e1773497558672.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>guerra civile in Sudan</strong> si avvicina al terzo anniversario, il prossimo 15 aprile, e nel quadro dell&#8217;interdipendenza tra i conflitti che perturbano profondamente l&#8217;ordine globale sta venendo impattata dalle conseguenze della <strong>Terza guerra del Golfo</strong> e dall&#8217;attacco di Israele e Usa contro l&#8217;Iran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come prosegue la guerra in Sudan</h2>



<p>Il confronto tra le Forze Armate Sudanesi (Saf), l&#8217;esercito regolare fedele al regime castrense di <strong>Abdel Fattah al-Buhran</strong> che governa a Khartoum, e le <strong>Forze di Supporto Rapido (Rsf)</strong> ribelli guidate da&nbsp;<strong>Mohamed Hamdan Dagalo</strong>, detto “<strong>Hemedti</strong>”, dopo un 2025 di inaudita ferocia contraddistinto, in particolar modo, dalla campagna di massacri di massa delle Rsf nell&#8217;area del Sudan occidentale occupato e dall&#8217;accusa di <strong>genocidio contro i popoli non arabi</strong> dell&#8217;area, è influenzato direttamente dalla situazione di conflitto. E la crisi riguarda principalmente le truppe di Hemedti che, come noto, <a href="https://it.insideover.com/politica/egitto-arabia-emirati-strage-sudan.html">hanno avuto negli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong></a> un importante sponsor e il principale fornitore di armamenti, logistica, sostegno operativo.</p>



<p>Con Abu Dhabi e Dubai messe nel mirino dall&#8217;<strong>assalto iraniano promosso da Teheran come risposta agli attacchi israelo-americani</strong> per rovesciare il regime e deteriorare le capacità balistiche del Paese, i rifornimenti degli Emirati ai ribelli sudanesi sono decisamente incerti e non c&#8217;è certezza di <strong>quanti carichi possano essere giunti, via Etiopia e Kenya</strong>, dal 28 febbraio, giorno dello scoppio del conflitto, a oggi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli Emirati Arabi Uniti riducono la presenza in Sudan?</h2>



<p>Gli Emirati Arabi Uniti combattono una <strong>battaglia esistenziale</strong> non tanto per la sopravvivenza materiale quanto per difendere il loro ruolo di porto sicuro per gli affari, paradiso nel quadrante del Golfo e hub di interconnessione globale che è alla base della loro prosperità. <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-golfo-a-corto-di-intercettori-i-timori-degli-usa-e-dei-paesi-arabi-per-la-guerra.html">E mentre le <strong>scorte di intercettori in ridimensionamento</strong></a> e i dubbi sulle future mosse di Usa e Israele inquietano il Golfo, le Rsf sono indirettamente messe sotto pressione. Le Saf sono state in avanzata nella regione contesa del Kordofan, che le Rsf pensavano di consolidare come perno del loro personale Stato.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">It looks like the SAF is exploiting the momentum of the Iran War to make gains against the RSF<br><br>The UAE&#39;s supply chain to the RSF is under heavy strain as Emirati cities are subjected to reckless Iranian fire and Gulf logistics are effectively coming to a halt <a href="https://twitter.com/hashtag/Sudan?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Sudan</a> <a href="https://t.co/x7fyhqj2d9">https://t.co/x7fyhqj2d9</a></p>&mdash; Dr Andreas Krieg (@andreas_krieg) <a href="https://twitter.com/andreas_krieg/status/2031693848729260369?ref_src=twsrc%5Etfw">March 11, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Il 5 marzo, <em>Agenzia Nova</em> prospettava l&#8217;ipotesi che le forze armate sudanesi potessero espandere il loro raggio d&#8217;azione in caso di <strong><a href="https://www.theafricareport.com/411364/conflict-ravaged-sudan-hit-hard-by-iran-war-fallout/">prolungato deterioramento del sostegno emiratino</a></strong>. Più di <a href="https://thecradle.co/articles-id/36461#google_vignette">recente <em>The Cradle</em></a><em> </em>ha parlato di prospettive di un &#8220;rapido collasso&#8221; delle Rsf. Questa affermazione è per ora prematura, ma indica un possibile trend che una durata prolungata della guerra può alimentare. Ad oggi lo scenario è quello di un prosieguo della guerra di logoramento che ha già provocato centinaia di migliaia di morti e milioni di sfollati.</p>



<p><a href="https://www.aljazeera.com/opinions/2026/3/11/sudans-devastating-war-rages-on-as-regional-rivalries-deepen"><em>Al Jazeera</em> ricorda </a>che la diplomazia è frenata, e ricordando che &#8220;il &nbsp;12 settembre 2025, dopo mesi di negoziati guidati dagli Stati Uniti, il Quad – composto da Stati Uniti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto – ha proposto una tabella di marcia per porre fine alla guerra&#8221; ma ora &#8221;&nbsp;le crescenti tensioni tra due membri del Quad, l&#8217;Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, ora gettano un&#8217;ombra sui negoziati relativi alla tabella di marcia&#8221;. <strong>Abu Dhabi è tutt&#8217;altro che un mediatore neutrale,</strong> e anche Riad sta passando fortemente a sostenere Khartoum, seguendo sul suo terreno la <strong>Turchia che, assieme al Qatar,</strong> già appoggia apertamente le forze anti-Rsf.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ombra iraniana sul Sudan</h2>



<p>In tal senso, è bene ricordare che Khartoum può contare anche su un partner di peso, il cui sostegno è stato a lungo sottovalutato: l&#8217;<strong>Iran</strong>. Teheran ha sostenuto apertamente diverse milizie islamiste che puntellano l&#8217;esecutivo di Kharthoum.</p>



<p><a href="https://www.cmi.no/publications/9880-the-war-on-iran-and-sudan">Il <strong>Chr. Michelsen Institute</strong> nota che nel campo pro-Saf </a>&#8220;la Brigata al-Baraa Bin Malik, una fazione armata legata al movimento islamista sudanese, ha espresso pubblicamente solidarietà all&#8217;Iran. Tale dichiarazione ha minacciato di trascinare il Sudan in un confronto geopolitico che non può permettersi&#8221;. <a href="https://www.fides.org/en/news/77453-AFRICA_SUDAN_The_impact_of_the_war_against_Iran_on_the_situation_in_Sudan">L&#8217;Agenzia Fides riporta </a>che &#8220;l&#8217;esercito sudanese ha incorporato nelle proprie fila circa 15.000 combattenti provenienti da una milizia armata legata ai Fratelli Musulmani dall&#8217;inizio della guerra civile nel 2023&#8221;, e di essi questa formazione è una dei massimi rappresentanti.</p>



<p>La Brigata al-Baraa Bin Malik ha addirittura prospettato l&#8217;idea di <a href="https://www.thenationalnews.com/news/mena/2026/03/04/sudanese-islamist-commander-vows-to-send-troops-to-iran-if-us-and-israel-deploy-soldiers/">inviare supporti militari in Iran</a> qualora Washington e Tel Aviv ampliassero il raggio del conflitto, ricevendo la severa reprimenda di Al-Buhran che ha intimato alle fazioni sudanesi di stare fuori dalla guerra nel Golfo. <a href="https://www.state.gov/releases/office-of-the-spokesperson/2026/03/terrorist-designation-of-the-sudanese-muslim-brotherhood">Il Dipartimento di Stato Usa guidato da <strong>Marco Rubio</strong></a> ha inserito la Fratellanza Musulmana sudanese nella lista delle organizzazioni terroriste di Washington.</p>



<p><strong>L&#8217;arco di crisi, di conseguenza, va gradualmente componendosi</strong> in un&#8217;unica, grande tempesta macroregionale, a cavallo tra Asia Sud-Occidentale, Golfo e Africa orientale, vicino a dove insistono rotte cruciali per i commerci e i traffici energetici globali e con geometrie variabili di interessi strategici delle potenze che variano da territorio a territorio. E così l&#8217;Iran, formalmente, è dalla stessa parte della barricata in Sudan rispetto a alcuni dei Paesi su cui sta concentrando la rappresaglia anti-americana e anti-israeliana, mentre il fronte del Golfo va in frantumi sul sostegno a Rsf e Saf come era successo, nel recente passato, in Yemen. L&#8217;entropia si accumula senza sosta, mentre gli estremisti di entrambe le fazioni promettono una guerra lunga in un Sudan stremato da quasi tre anni di massacri.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a><a href="https://x.com/ShawnRyan762"></a><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/rsf-sotto-pressione-iran-in-campo-la-guerra-nel-golfo-cambia-il-conflitto-in-sudan.html">Rsf sotto pressione, Iran in campo: la guerra nel Golfo cambia il conflitto in Sudan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Monsignor Paolo Martinelli: &#8220;La nostra Chiesa di migranti che dal Golfo chiede la pace&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/monsignor-paolo-martinelli-la-nostra-chiesa-di-migranti-che-dal-golfo-chiede-la-pace.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 10:04:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=509043</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Emirati Arabi Uniti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Vicario apostolico per l'Arabia Meridionale, monsignor Martinelli racconta ansie e speranze di un milione di cattolici del Golfo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/monsignor-paolo-martinelli-la-nostra-chiesa-di-migranti-che-dal-golfo-chiede-la-pace.html">Monsignor Paolo Martinelli: &#8220;La nostra Chiesa di migranti che dal Golfo chiede la pace&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Emirati Arabi Uniti" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Paolo-Martinelli-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Frate minore cappuccino, ex vescovo ausiliare di Milano, 67 anni, monsignor <strong>Paolo Martinelli</strong> è dal luglio del 2022 vicario apostolico dell&#8217;Arabia Meridionale, una giurisdizione della Chiesa cattolica che comprende Emirati Arabi Uniti (il vicariato ha sede ad Abu Dhabi, presso la cattedrale di St. Joseph, Oman e Yemen, ripercorrendo così le orme di tanti confratelli: i frati cappuccini, infatti, operano nella penisola arabica da più di un secolo, secondo una missione che fu loro ufficialmente affidata nel 1916. Il vicario, dunque, si trova impegnato a curare una comunità di circa un milione di cattolici in una delle zone ora più &#8220;calde&#8221; del pianeta. Un osservatorio, il suo, indubbiamente speciale. </p>



<p><strong>Nel 2022, al momento di cominciare la Sua missione nel Vicariato apostolico dell’Arabia Meridionale, Lei disse che si disponeva a “capire e imparare”. Sono passati quattro anni ricchi di eventi e, purtroppo, anche di momenti drammatici. Quali sono le cose che si sentirebbe di aver capito e imparato?</strong></p>



<p>&#8220;Sono arrivato quasi 4 anni fa ed effettivamente sono tante le cose che ho imparato.<br>Innanzitutto a livello ecclesiale: ho incontrato una Chiesa numerosa, giovane, fortemente partecipativa con un grande senso di corresponsabilità tra i fedeli. La nostra è una Chiesa di migranti: a parte pochissime eccezioni, nessuno ha la cittadinanza nei Paesi compresi nel Vicariato (Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen). I fedeli vengono da oltre cento paesi diversi con culture, lingue e riti diversi. Penso che la condizione di migrante – in particolare in un Paese islamico &#8211; possa favorire<br>una riscoperta della fede. Vedere tante espressioni diverse della stessa fede cristiana desta il desiderio della partecipazione e della condivisione. Mi colpisce la disponibilità di tanti fedeli ai diversi ministeri e servizi nella chiesa. Sono edificato dalla passione che hanno per la comunicazione della fede alle nuove generazioni. Penso ai 35mila bambini che partecipano ogni settimana al catechismo e agli oltre 3mila catechisti. </p>



<p>Inoltre ho avuto occasione di conoscere tanti fedeli musulmani, la loro accoglienza e ospitalità. Vivono molto seriamente la loro fede. Colpisce l’armonia tra religione e modernità, soprattutto evidente negli Emirati Arabi Uniti. Sono molto fedeli alla loro tradizione religiosa, ma sono molto proiettati al futuro. Penso che noi, dopo cinque secoli di conflitto tra Chiesa e modernità, possiamo imparare qualcosa, sia come Chiesa che come società. Poi c’è la guerra, di cui avevo solo sentito parlare dai miei genitori quando ero bambino. Qui lo Yemen è in guerra da oltre 10 anni. Mi colpisce la testimonianza delle suore di Madre Teresa di Calcutta, le Missionarie della Carità. Nonostante 4 di loro siano state uccise da un<br>commando estremista nel 2016, sono rimaste e ancora sono al servizio dei più poveri tra i poveri. Ora la guerra c’è anche qui da noi, siamo coinvolti direttamente e ogni giorno subiamo più attacchi dall’Iran, con missili e droni. Le autorità ci rassicurano e si preoccupano molto di come stiamo. Nonostante i pericoli, le nostre chiese rimangono piene&#8221;.</p>



<p><strong>Nel 2019 papa Francesco fu il primo pontefice a recarsi nel Golfo Persico con una storica visita proprio negli Emirati, dove ha sede il Vicariato. Che cos’è rimasto di quegli incontri, qual è stata l’eredità? Lo spirito del Documento sulla fratellanza umana è ancora vivo, anche in tempi come questi?</strong></p>



<p>&#8220;Papa Francesco è molto amato negli Emirati Arabi Uniti. La sua visita rimane memorabile. Ha lasciato un&#8217;impronta indelebile. Ogni anno a febbraio, si tengono eventi commemorativi della firma del documento sulla Fratellanza umana e viene conferito un premio a persone e associazioni meritevoli per promuovere il bene dei poveri e la pace. Da quel documento è nata la <em>Abrahamic Family House</em>, un centro unico al mondo, che comprende una Chiesa Cattolica, una Moschea e una Sinagoga, a cui si aggiunge uno spazio detto “forum” per il dialogo e incontri di formazione, soprattutto per i giovani. Il documento firmato ad Abu Dhabi sulla <em>Human Fraternity</em> è ancora molto apprezzato; si tratta di un testo che costituisce un nuovo capitolo della relazione tra le religioni, incentrato soprattutto sul rifiuto della violenza in nome di Dio, sulla libertà delle persone, sulla educazione al senso religioso, e sulla promozione di un mondo più umano attraverso la  conoscenza reciproca e la collaborazione tra persone di fedi diverse. Certamente l&#8217;attuale conflitto mette alla prova tutto questo. M ritengo che il documento sia un passo di non ritorno che occorre approfondire e diffondere&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PRETI-1024x683.jpeg" alt="" class="wp-image-509064" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PRETI-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PRETI-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PRETI-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PRETI-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PRETI-600x400.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/PRETI.jpeg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Vicarariato Apostoico dell&#8217;Arabia Meridionale /AVOSA</figcaption></figure>



<p><strong>Il Vicariato serve un milione di cattolici, tutti migranti. Ci può descrivere questo popolo di cattolici, la sua composizione, la sua distribuzione, le forze di cui dispone il Vicariato per assisterlo?</strong></p>



<p>&#8220;Come Chiesa di Migranti, la nostra gente viene tutta da Paesi diversi. La maggior parte dei nostri fedeli è filippina e indiana, moltissimi vengono da diversi Paesi del continente asiatico. Il numero dei fedeli di lingua araba è cresciuto notevolmente in questi ultimi anni, trainato dalle migrazioni dai Paesi del Medio Oriente, anche a causa dei conflitti in corso. In crescita sono anche i fedeli dall’Africa. In numero minore sono presenti fedeli dall’Europa, America e Oceania. Negli Emirati Arabi Uniti abbiamo nove parrocchie, in Oman quattro e nello Yemen quattro, purtroppo queste ultime inagibili a causa dei danni provocati dalla guerra. In genere le nostre chiese sono sempre sovraffollate soprattutto in fine settimana per la partecipazione alle Messe, per il catechismo e gli altri incontri di formazione e di preghiera. Abbiamo anche dieci scuole cattoliche, di cui sette gestite direttamente dal Vicariato. Abbiamo 72 sacerdoti e tre diaconi permanenti. I sacerdoti sono per due terzi Frati Cappuccini, avendo la Santa Sede dato l’incarico a questo ordine religioso di provvedere al clero necessario per il Vicariato. Poi ci sono membri di altri istituti di vita consacrata, qualche sacerdote diocesano <em>fidei donum </em>e un ristretto numero di sacerdoti incardinati nel vicariato. Anche il clero, come la gente, è composto interamente da sacerdoti provenienti da diverse nazioni e con la possibilità di celebrare nei diversi riti. La loro unità è un esempio molto importante per la nostra gente. Infine abbiamo circa 50 suore di diverse congregazioni, che si occupano soprattutto delle scuole e della catechesi nelle parrocchie. Sono una presenza davvero preziosa e stimata. Spero in futuro di poter aumentare la loro presenza nel vicariato apostolico&#8221;.</p>



<p><strong>Quali sono i principali bisogni di questa comunità piuttosto eterogenea?</strong></p>



<p>&#8220;La sfida più grande è la tensione tra l’unità della Chiesa e le pluralità delle forme. Poiché i fedeli non hanno la prospettiva della cittadinanza, mantengono naturalmente un nesso con la propria terra di origine. Dall’altra parte si inseriscono in una Chiesa che ha una storia precisa, la Chiesa in Arabia, che affonda la sua radice nell’epoca apostolica; c’erano grandi comunità cristiane nei primi secoli. In particolare celebriamo la ricorrenza di Sant’Areta e compagni, che subirono il martirio nel VI secolo, menzionati anche nel Corano con parole di elogio. Recenti reperti archeologici mostrano che anche in epoca islamica ci sono stati per lungo<br>tempo monasteri cristiani che hanno potuto convivere. Pertanto, i nostri fedeli migranti si inseriscono in una storia molto ricca. Oggi loro sono la Chiesa in Arabia, non sono qui in prestito. Per questo il nostro grande lavoro è quello di approfondire il senso di appartenenza alla Chiesa in questa regione. Quando si approfondisce quello che ci unisce – la stessa fede, lo stesso battesimo – le differenze diventano una ricchezza vicendevole. Si può imparare gli uni dagli altri e ammirare i diversi doni della sapienza di Dio!&#8221;.</p>



<p><strong>Lei è in costante contatto con le parrocchie del Vicariato. Qual è il sentimento dei sacerdoti e della gente di fronte a questa nuova ondata di violenza?</strong></p>



<p>&#8220;Per noi la figura del parroco è molto importante: è un punto di riferimento e di unità per tutti i gruppi presenti nelle parrocchie. Anche nella circostanza triste della guerra, il collegamento tra loro e con me è decisivo. Per noi è importante seguire le indicazioni che ci vengono date dall’autorità civile, che ha chiesto innanzitutto di evitare grossi assembramenti. Per questo abbiamo deciso di cancellare alcuni incontri in programma in cui si prevedeva una grande presenza di popolo. Le Chiese rimangono aperte e si garantisce il servizio liturgico. I nostri sacerdoti sono sereni, calmi. Questo è necessario per essere un punto di riferimento per la gente. Al momento nonostante i numerosi allarmi e gli attacchi, perlopiù respinti, non ci sono stati danni alle nostre chiese. Stiamo promuovendo la preghiera quotidiana per la pace tra i nostri fedeli. Spesso ci si incontra online per recitare il rosario. Dopo i primi giorni, in cui abbiamo avuto una diminuzione di fedeli, la gente è tornata alla frequenza abituale&#8221;.</p>



<ol start="3" class="wp-block-list">
<li></li>
</ol>



<p><strong>Molte persone immigrate nei Paesi del Vicariato e in quelli vicini stanno cercando di tornare ai Paesi d’origine per ragioni di sicurezza. Anche tra i cattolici c’è questo fenomeno?</strong></p>



<p>&#8220;Al momento è ancora presto per avere un quadro completo della tendenza. Ovviamente la prima realtà ad essere colpita è il turismo. Per quanto conosco, il rientro di lavoratori è ancora minimo ed appare perlopiù temporaneo in attesa di capire gli sviluppi della situazione. Se la situazione dovesse continuare o peggiorare certamente si porrebbero grandi problemi. Spero che la situazione non degeneri e si torni alla normalità quanto prima&#8221;.</p>



<p><strong>Parlando della guerra in corso: ci sono tentativi, da un lato e dall’altro, di dare a questo conflitto quasi i toni di uno scontro tra civiltà e religioni. Da un luogo come gli Emirati, dove mescolanza tra popoli e convivenza tra diversità sono ormai una norma, come osserva tutto questo?</strong></p>



<p>&#8220;Escluderei radicalmente che si tratti di uno scontro tra civiltà e religioni. La situazione del Golfo è estremamente complessa e non permette semplificazioni indebite. Certamente ci sono ancora usi strumentali, ideologici e nazionalistici della religione che occorre contrastare e superare. Ci sono obiettivi problemi di equilibrio geopolitico. L’attuale situazione ha radici molto profonde. Trovare un nuovo equilibrio richiede grande lungimiranza e sapienza. Paesi come gli Emirati Arabi Uniti in cui convivono pacificamente persone con religioni e cultura diverse sono un esempio e un messaggio molto chiaro a questo proposito&#8221;.</p>



<p><strong>Lei stesso, come la Chiesa tutta, si è speso in appelli contro la guerra e a favore del dialogo e della diplomazia. Invano, purtroppo. Che cosa si può fare, ancora, per fermare questa ondata di bellicismo che pare irrefrenabile? E quale ruolo può avere non solo la Chiesa cattolica, ma la comunità cattolica nel mondo?</strong></p>



<p>&#8220;Innanzitutto, credo che si debba insistere sulla via del dialogo e della diplomazia perché non c’è alternativa ad esse. Le attuali problematiche geopolitiche sono anche complesse a causa dei conflitti precedenti che non hanno portato a soluzioni ma all’indurimento delle relazioni. Il compito della Chiesa è innanzitutto quello di essere una presenza dialogante con tutti; in particolare, la promozione del dialogo interreligioso come antidoto all’uso ideologico della religione; spingere e sostenere il lavoro delle diplomazie per ricucire pazientemente rapporti feriti. Inoltre è importante promuovere la preghiera per la pace pubblicamente. Quando un popolo<br>si trova a pregare per chiedere la pace, questo non ha solo un valore religioso e spirituale, ma anche culturale e sociale. La pace è un dono di Dio che va continuamente chiesto nella preghiera, accolto, promosso e diffuso attraverso la testimonianza della vita buona dei credenti&#8221;.</p>



<p><strong>Lei ha parlato spesso della crisi degli organismi internazionali. È un tema molto discusso ma quasi sempre da una prospettiva “eurocentrica”. Dall’osservatorio privilegiato in un’area del mondo tormentata ma anche sempre più importante per gli equilibri mondiali, qual è il suo punto di vista?</strong></p>



<p>&#8220;Mi sembra che tutti questi conflitti siano una dimostrazione che gli organismi internazionali deputati alla promozione del bene comune e della pace tra i popoli sono in crisi, in grave difficoltà. Penso che questo sia dovuto al fatto che la situazione è profondamente mutata ed occorre ripensare queste strutture perché si arrivi ad evitare situazioni come quelle che stiamo vivendo ora, di un conflitto di cui non si vedono confini e vie di uscita&#8221;.</p>



<p><strong>I Paesi del Golfo, tra cui appunto quelli del Vicariato, sono stati colpiti ma non hanno reagito militarmente. Teme che si possa arrivare a un coinvolgimento anche militare, per esempio, degli Emirati?</strong><br>&#8220;Mi sembra che in questo momento sia l’atteggiamento più saggio e lungimirante non arrivare al coinvolgimento militare. Preghiamo perché questo atteggiamento favorisca il cessate il fuoco e il ritorno al dialogo e alla diplomazia&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/monsignor-paolo-martinelli-la-nostra-chiesa-di-migranti-che-dal-golfo-chiede-la-pace.html">Monsignor Paolo Martinelli: &#8220;La nostra Chiesa di migranti che dal Golfo chiede la pace&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il Golfo a corto di intercettori? I timori degli Usa e dei Paesi arabi per la guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-golfo-a-corto-di-intercettori-i-timori-degli-usa-e-dei-paesi-arabi-per-la-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 05:14:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=508864</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Golfo a corto di intercettori? I timori degli Usa e dei Paesi arabi per la guerra. Calano le scorte, aumentano i raid a segno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-golfo-a-corto-di-intercettori-i-timori-degli-usa-e-dei-paesi-arabi-per-la-guerra.html">Il Golfo a corto di intercettori? I timori degli Usa e dei Paesi arabi per la guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Il-Golfo-a-corto-di-intercettori-I-timori-degli-Usa-e-dei-Paesi-arabi-per-la-guerra-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La <strong>Terza guerra del Golfo</strong> prosegue e il tema della risposta iraniana si fa sempre più urgente di fronte alle prospettive che un <strong>conflitto duraturo possa mettere sempre più sotto pressione</strong> non solo la Repubblica Islamica ma anche gli Stati arabi. Mentre <strong>Usa e Israele</strong> bombardano l&#8217;Iran e Teheran risponde colpendo basi e infrastrutture energetiche nella regione, la sfida è tra <strong>la capacità balistica della Repubblica Islamica</strong> e quella di intercettazione di chi vuole contenere i danni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Missili e droni contro antiaerea</h2>



<p><strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-lancia-meno-droni-e-meno-missili-due-ipotesi-tattica-per-non-esaurire-larsenale-o-scarsita-di-risorse.html">Paolo Mauri ha segnalato il calo dei lanci di missili</a></strong> e droni iraniani dall&#8217;inizio della guerra, il 28 febbraio scorso, ponendosi il dubbio se Teheran fosse stata <strong>effettivamente indebolita sul piano tattico o se strategicamente stesse tenendo l&#8217;arsenale </strong>da parte per sfruttare possibili effetti sorpresa. Dubbio alimentato dalla <a href="https://www.cbsnews.com/news/white-house-aware-gulf-countries-missile-interceptor-shortage/">partita a scacchi con l&#8217;<strong>intercettazione di Paesi che l&#8217;Iran bersaglia</strong> </a>in risposta ai raid, non ritenendoli formalmente nemici ma coinvolgendoli nella guerra per alzare l&#8217;asticella del conflitto. </p>



<p>Il politologo dell&#8217;Università di Albany e dello Stimson Center <strong>Christopher Clary </strong>ha indicato che dal 7 al 10 marzo il tasso di mancata intercettazione dei droni lanciati da parte dell&#8217;Iran in direzione degli Emirati Arabi Uniti si è drammaticamente impennato,<strong> salendo dall&#8217;1,7% al 25,7% dei colpi a segno.</strong> Parliamo di una <strong>strategia di logoramento intensiva</strong>, con l&#8217;Iran che mette nel mirino le basi americane e gli impianti ritenuti abilitanti del conflitto, da ultimo segnalando come bersagli legittimi <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-big-tech-usa-nel-mirino-i-pasdaran-mirano-al-complesso-militare-industriale-nel-golfo.html">anche gli asset delle compagnie tecnologiche Usa nel Golfo.</a></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The hit vs. intercept rate for ballistic missiles and drone attacks since Feb. 28 for the UAE through today. Today is not like prior days. <a href="https://t.co/QBsUbuysLK">https://t.co/QBsUbuysLK</a> <a href="https://t.co/my52fmztdX">pic.twitter.com/my52fmztdX</a></p>&mdash; Christopher Clary (@clary_co) <a href="https://twitter.com/clary_co/status/2031375081608290692?ref_src=twsrc%5Etfw">March 10, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I Paesi del Golfo sono a corto di intercettori</h2>



<p>L&#8217;obiettivo è, come detto, quello di rendere oneroso il conflitto sotto ogni punto di vista. E creare, in prospettiva, un <strong>dubbio ai nemici americani e israeliani: costringere soprattutto Washington</strong> a esplicitare le sue vulnerabilità nel sostegno agli alleati. </p>



<p><strong>Margaret Brennan </strong>della Cbs <a href="https://www.cbsnews.com/news/arab-states-running-low-interceptors-iranian-fired-missiles/">aveva indicato già il 5 marzo</a> scorso della <strong>percepita vulnerabilità delle difese aeree che attanagliava i leader del Golfo</strong>, e del fatto che Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait e altri governi avessero chiesto aiuto agli Usa per aumentare le spedizioni di intercettori.</p>



<p>Una lettura coerente sia col <a href="https://www.middleeasteye.net/news/swinging-action-saudi-arabian-pipeline-designed-break-bypass-strait-hormuz" target="_blank" rel="noreferrer noopener">resoconto</a> di Middle East Eye del 2 marzo sulla <strong>scarsa volontà americana di puntellare gli alleati</strong> sia con il degrado graduale del tasso di intercettazione. Per l&#8217;analista <strong>Michal Kudzia,</strong> peraltro, non è da escludere che &#8220;se la campagna aerea statunitense e israeliana perderà intensità, l&#8217;Iran potrebbe essere in grado di aumentare la portata dei suoi attacchi e ottenere un temporaneo vantaggio in termini di escalation&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Iran, though less intensely than in the first days, continues to attack and maintain constant pressure on the Gulf states. At the same time, those countries are using up their interceptors for their own defense. In a prolonged conflict, this could create friction between the Gulf… <a href="https://t.co/qUtuaG3Uq3">https://t.co/qUtuaG3Uq3</a></p>&mdash; Michał Kudzia (@MikeKubus) <a href="https://twitter.com/MikeKubus/status/2031804946924949629?ref_src=twsrc%5Etfw">March 11, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Lo scontro con l&#8217;Iran &#8220;brucia&#8221; le scorte di Patriot</h2>



<p>Dal punto di vista dell&#8217;antiaerea, quella in corso in Medio Oriente è una <strong>guerra ad altissima intensità in cui, per fare un paragone, si sono già sparati molti più missili Patriot,</strong> un migliaio per la precisione, che in quattro anni di invasione russa dell&#8217;Ucraina, che hanno visto gli asset americani in mano a Kiev in azione &#8220;solo&#8221; 600 volte complessivamente.</p>



<p>&#8220;Gli stati del Golfo hanno utilizzato costosi intercettori provenienti dai sistemi di difesa missilistica balistica <em>Terminal High Altitude Area Defence</em> (Thaad) e dalle batterie Patriot&#8221;, <a href="https://www.middleeasteye.net/news/interceptor-shortage-could-force-gulf-states-selective-targets">nota Middle East Eye, </a>aggiungendo che &#8220;gli Stati Uniti <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://www.theguardian.com/us-news/2025/jul/08/us-pentagon-military-plans-patriot-missile-interceptor&amp;ved=2ahUKEwiWq4CZxJiTAxWuQvEDHXFaLfUQFnoECCEQAQ&amp;usg=AOvVaw11S4Vj9Zyl74uLP3cK8v4e" target="_blank" rel="noreferrer noopener">producono solo</a> circa 600 intercettori Patriot Pac-3 all&#8217;anno&#8221; e &#8220;le foto sui <a href="https://x.com/washington_EY/status/2029315961917194570?s=20" target="_blank" rel="noreferrer noopener">social media</a> mostrano detriti che suggeriscono l&#8217;utilizzo di vecchi intercettori Pac-2 nel Golfo&#8221; <strong>per ovviare alle carenze</strong>.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🚨The USA and the countries of the Persian Gulf used more than 1,000 PAC-3 interceptors in a week, — Bloomberg <br><br>(<a href="https://t.co/lMuDZQNx2E">https://t.co/lMuDZQNx2E</a>)<br><br>Ukraine has received about 600 PAC-3 missiles since the Russian invasion in 2022.</p>&mdash; BiffBifford™ 🇺🇸 (@TBifford) <a href="https://twitter.com/TBifford/status/2031851069387767935?ref_src=twsrc%5Etfw">March 11, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Già la <strong>Guerra dei dodici giorni di giugno 2025 fu un bagno di sangue per le scorte antiaeree statunitensi,</strong> e allora si trattava unicamente di <strong>puntellare la difesa israeliana</strong>. Ora la necessità di aiutare anche il Golfo, spalleggiato da partner come i Paesi europei <a href="https://it.insideover.com/guerra/difendere-i-cieli-e-proteggere-le-rotte-marittime-la-strategia-italiana-nella-terza-guerra-del-golfo.html">interessati a tutelare i loro asset in loco ma non decisivi per gestire la minaccia,</a> chiama un ampliamento del perimetro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Usa, rafforzare il Medio Oriente e sguarnire l&#8217;Asia?</h2>



<p>A giugno, la guerra Israele-Iran consumò un quinto <a href="https://it.insideover.com/difesa/usa-allarme-difesa-aerea-laiuto-a-israele-ha-lasciato-un-buco-negli-arsenali-e-un-conto-miliardario-da-saldare.html">delle disponibilità delle batterie Thaad americane</a>, e in questo caso <strong>Washington potrebbe trovarsi costretta a puntellare la difesa aerea mediorientale</strong> sguarnendo altri teatri. </p>



<p>Ieri &nbsp;il presidente sudcoreano Lee Jae Myung&nbsp;<a href="https://www.chosun.com/english/national-en/2026/03/10/NFEU3J6COZCBRGXJXXYXRCNRU4/">ha dichiarato</a> che è <strong>possibile lo spostamento di una batteria Thaad dal comando indo-pacifico all&#8217;area d&#8217;operazione mediorientale gestita da Centcom,</strong> <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/mar/11/redeployment-us-missiles-thaad-south-korea-middle-east-seoul-iran">oltre che di diversi sistemi Patriot.</a> Ipotesi, questa, che spaventa Seul, impaurita per l&#8217;ipotesi di restare sguarnita in caso di confronto con la Corea del Nord.</p>



<p>Il fatto che Washington abbia pensato di indebolire il suo teatro strategico più importante per evitare emergenze in Medio Oriente parla chiaro. L&#8217;Iran ha <strong>accettato la guerra d&#8217;attrito</strong> e con la sua &#8220;<a href="https://it.insideover.com/guerra/difesa-e-contrattacco-le-opzioni-per-liran-nella-guerra-contro-israele-e-usa.html">difesa a mosaico</a>&#8221; assorbe i danni e prova a distribuirli su più fronti. <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-e-usa-martellano-liran-dietro-le-bombe-poca-visione-strategica-e-possibili-divisioni.html">I calcoli di Usa e Israele circa un rapido collasso di Teheran</a></strong> sono risultati fallaci. E ora la battaglia tra missili della Repubblica Islamica e capacità d&#8217;intercettazione sarà sul filo del rasoio. La strategia iraniana è chiara: alzare i costi per gli attaccanti e i loro partner. Più si consumeranno le scorte antiaeree senza essere ricostituite, più Teheran potrà dire di aver incassato risultati.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-golfo-a-corto-di-intercettori-i-timori-degli-usa-e-dei-paesi-arabi-per-la-guerra.html">Il Golfo a corto di intercettori? I timori degli Usa e dei Paesi arabi per la guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dubai trema: perché l&#8217;Iran martella gli Emirati Arabi Uniti dopo l&#8217;attacco di Usa e Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/dubai-trema-perche-liran-martella-gli-emirati-arabi-uniti-dopo-lattacco-di-usa-e-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Feb 2026 23:47:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=507266</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1180" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488-1024x629.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488-768x472.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488-1536x944.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488-600x369.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è un Paese che sta subendo in particolar modo la risposta iraniana agli attacchi di Usa e Israele iniziati nella mattina del 28 febbraio: parliamo degli Emirati Arabi Uniti. Il Paese diviso dall&#8217;Iran dallo Stretto di Hormuz, sostanzialmente interdetto al traffico petrolifero e gasiero dal blocco imposto dai Pasdaran, sta subendo la salva più pesante &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/dubai-trema-perche-liran-martella-gli-emirati-arabi-uniti-dopo-lattacco-di-usa-e-israele.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/dubai-trema-perche-liran-martella-gli-emirati-arabi-uniti-dopo-lattacco-di-usa-e-israele.html">Dubai trema: perché l&#8217;Iran martella gli Emirati Arabi Uniti dopo l&#8217;attacco di Usa e Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1180" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488-300x184.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488-1024x629.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488-768x472.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488-1536x944.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260301004654151_aff08c6046d2d27381d95cacff7d1488-600x369.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>C&#8217;è un Paese che sta subendo in particolar modo la risposta iraniana agli attacchi di Usa e Israele iniziati nella <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-usa-iran-se-torna-in-scena-sigonella.html">mattina del 28 febbraio: </a>parliamo degli Emirati Arabi Uniti</strong>. Il Paese diviso dall&#8217;Iran dallo Stretto di Hormuz, sostanzialmente interdetto al traffico petrolifero e gasiero dal blocco imposto dai Pasdaran, sta subendo la salva più pesante da parte dei missili e dei droni di Teheran. Non solo le basi americane negli Emirati Arabi Uniti sono state prese di mira, ma in generale a essere interdetta è stata l&#8217;ordinaria vita quotidiana nel Paese, con <strong>droni e missili giunti a Dubai e Abu Dhabi su aeroporti, grattacieli, edifici residenziali</strong>.</p>



<p>A Dubai è andato in fiamme l&#8217;albergo lussuoso Fairmont The Palm e sono stati colpite zone della Dubai Marina e del Dubai Palm in un primo raid, coinvolgente anche droni Shahed, modelli spesso utilizzati nei raid di giugno in risposta a Israele e su cui sono modellati i Geran russi. Nuovi attacchi hanno visto l&#8217;intercettazione colpire missili iraniani, con <strong>frammenti caduti su Abu Dhabi e Dubai.</strong> Un civile sarebbe morto per i frammenti dell&#8217;esplosione, ma al contempo il danno a cui gli Emirati guardano con maggior attenzione è quello connesso alla disruption economica e sociale. Abu Dhabi e Dubai vivono come piattaforme economiche, finanziarie, di connettività a cavallo tra Europa, Asia, Africa. Si stanno ponendo le premesse per mettere in discussione, temporaneamente, le <strong>fondamenta strategiche su cui gli Emirati </strong>fondano la loro prosperità.</p>



<p><a href="https://gulfnews.com/uae/uae-intercepts-137-ballistic-missiles-and-209-drones-in-iranian-attack-1.500459154">137 missili e 209 droni</a> hanno paralizzato la <strong>navigazione di Emirates, compagnia che fa scalo nel Paese</strong> di cui mostra bandiera per voli intercontinentali, messo in discussione il ruolo di Dubai come paradiso finanziario, <strong>mostrato tutte le vulnerabilità del sistema emiratino</strong>. Il blocco di Hormuz può fare il resto. Quanto possono reggere gli Emirati sotto i colpi asimmetrici iraniani? Quanto hanno capacità di tenere prima di dover spingere su Usa e Israele per una fine dell&#8217;assalto della Repubblica Islamica? Quali <strong>contromisure</strong> effettive hanno gli Emirati, dalla sostenibilità alimentare a quella medicale e farmaceutica per la popolazione, per affrontare uno scenario di crisi? Che danni ha subito, nel fatidico 28 febbraio, la loro immagine di Paese aperto al mondo e dinamico? <strong>Queste domande valgono anche per tutta la regione</strong>, ma per Abu Dhabi acquisiscono una valenza ulteriore per il legame sistemico con Israele, che in un certo senso Teheran sta facendo loro pagare. <em>Mala tempora currunt</em> per chi si considerava fino a poco tempo fa il potenziale signore del Golfo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/dubai-trema-perche-liran-martella-gli-emirati-arabi-uniti-dopo-lattacco-di-usa-e-israele.html">Dubai trema: perché l&#8217;Iran martella gli Emirati Arabi Uniti dopo l&#8217;attacco di Usa e Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il grande gioco di Erdogan con l&#8217;Arabia Saudita, con vista Egitto e Pakistan</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-grande-gioco-di-erdogan-con-larabia-saudita-con-vista-egitto-e-pakistan.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 15:11:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=504350</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1274" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513-1536x1019.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Recep Tayyip Erdogan consolida sempre più i rapporti personali con il principe ereditario e uomo forte saudita Mohammad bin Salman mentre la Turchia stringe le relazioni con l&#8217;Arabia Saudita. Visitando Riad nella giornata di martedì 3 febbraio, il presidente turco ha saldato ulteriormente una partnership a tutto campo col Trono delle Spade di cui Mbs &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-gioco-di-erdogan-con-larabia-saudita-con-vista-egitto-e-pakistan.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-gioco-di-erdogan-con-larabia-saudita-con-vista-egitto-e-pakistan.html">Il grande gioco di Erdogan con l&#8217;Arabia Saudita, con vista Egitto e Pakistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1274" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513-1024x679.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513-1536x1019.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_20260205161136504_98b9f6328dfd98bc0fbe656d1b676513-600x398.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> consolida sempre più i rapporti personali con il principe ereditario e uomo forte saudita <strong>Mohammad bin Salman</strong> mentre la <strong>Turchia stringe le relazioni con l&#8217;Arabia Saudita</strong>. Visitando Riad nella giornata di martedì 3 febbraio, il presidente turco ha saldato ulteriormente una partnership a tutto campo col Trono delle Spade di cui Mbs è erede, superando anni di diffidenze reciproche. </p>



<p>Una proiezione strategica notevole, dopo settimane in cui a distanza Ankara e Riad hanno contenuto l&#8217;assertività degli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> dallo Yemen al Sudan, mentre entrambi i Paesi hanno mostrato rimostranze verso l&#8217;assertività americana nei confronti dell&#8217;Iran e nella fase in cui la Turchia ha un approccio duro contro Israele, con cui i sauditi valutano se sia opportuno consolidare la distensione. E un asse con ricadute politiche, economiche, militari. </p>



<p>Politiche: subito dopo Riad, Erdogan ha visitato Il Cairo, raggiungendo <strong>il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi</strong>, grande mediatore della crisi di Gaza e partner strategico per i sauditi, cercando di rafforzare la relazione con un Paese chiave, sostenuto dai sauditi con finanziamenti e investimenti. Economiche: <strong>l&#8217;Arabia Saudita ha annunciato 2 miliardi di dollari di investimenti</strong> nello sviluppo <a href="https://www.reuters.com/sustainability/boards-policy-regulation/saudi-arabia-build-2-billion-solar-farms-turkey-turkish-energy-minister-says-2026-02-03/">dell&#8217;industria fotovoltaica in Turchia</a>, mentre rimane sul tavolo la possibile <a href="https://defensemirror.com/news/40963/Saudi_Arabia_Considering_Purchasing_Turkish_Air_Defense_Systems">fornitura di sistemi di difesa antiaerea di Ankara a Riad.</a> <strong>Ma sul piano dei patti militari, la prospettiva potrebbe essere notevole:</strong> se per ora Ankara non si unirà all&#8217;accordo di mutua assistenza militare dell&#8217;Arabia Saudita col Pakistan, è pur vero che Erdogan da tempo strizza l&#8217;occhio a Islamabad.</p>



<p>Il turco Daily Sabah ha elogiato le prospettive di cooperazione comune notando che &#8220;entrambi i Paesi stanno cooperando attivamente a Gaza, lavorando insieme per scoraggiare Israele, esercitare pressioni diplomatiche e ricostruire la Striscia di Gaza dopo la guerra&#8221; e sottolineato che &#8220;il trasferimento di tecnologia e la produzione congiunta con aziende turche, nell&#8217;ambito della politica di localizzazione dei prodotti per la difesa dell&#8217;Arabia Saudita, fungono da forza trainante per le relazioni economiche&#8221;. </p>



<p>Il triangolo col Pakistan per ora è mediato dai sauditi. Poche settimane fa <strong>il governo nazionale sudanese appoggiato dalla Turchia e dall&#8217;Arabia Saudita,</strong> opposto alle Forze di Supporto Rapido (Rsf) sostenute dagli Emirati, ha aperto <a href="https://www.worldpoliticsreview.com/sudan-purchase-fighter-jets-pakistan/">all&#8217;acquisto di caccia sino-pakistani JF-17.</a> </p>



<p>E mentre tra Turchia e Arabia Saudita nasce una partnership sempre più solida, <strong>tra proiezione e scelte politiche la pressione sui rivali comuni, gli Emirati, e sull&#8217;ambigua Israele</strong> continua. Riad spalleggia la presenza turca a Gaza nel processo di pace; la Turchia è intervenuta in Somalia mentre Israele riconosceva l&#8217;indipendenza del Somaliland e ha schierato dei caccia F-16; a poca distanza, la caduta dei secessionisti del Sud dello Yemen ha lasciato libera l&#8217;isola di Socotra, usata come base dagli Emirati,<a href="https://saudigazette.com.sa/article/658658"> e in cui si stanno inserendo i sauditi.</a> </p>



<p>Lo schieramento turco in Somalia e la visita di Erdogan all&#8217;Egitto controbilanciano inoltre l&#8217;avvicinamento emiratino all&#8217;Etiopia, Paese che concede il via libera ai<a href="https://www.middleeasteye.net/news/uae-flights-linked-sudan-war-tracked-israel-ethiopia"> voli di rifornimento alle Rsf</a>, mira a usare il Somaliland come scalo ed è malvisto dall&#8217;Egitto per il potenziale sfruttamento della <a href="https://it.insideover.com/guerra/rebus-etiopia-a-rischio-la-stabilita-del-corno-dafrica.html">Grande Diga del Rinascimento Etiope (Gerd) per sfruttare geopoliticamente il flusso del Nilo.</a> <em>Last but not least</em>, sembra essere arrivata dalla Turchia patrona della nuova Siria l&#8217;apertura alla presenza saudita nella ricostruzione di Damasco, con voci sempre più solide di un <strong>annuncio di nuovi </strong><a href="https://www.agbi.com/development/2026/02/saudi-arabia-to-announce-major-new-syria-investments/?utm_term=Autofeed&amp;utm_medium=social&amp;utm_source=Twitter#Echobox=1770220149"><strong>investimenti miliardari da parte del governo di Mbs</strong>.</a> L&#8217;asse turco-saudita si rafforza nel quadro del caos del Grande Medio Oriente ed è una realtà di cui tutti devono tener conto. A partire da Israele e Stati Uniti. Consci che la partnership Riad-Ankara ha le potenzialità per essere un patto a cui ogni potenza desiderosa il Medio Oriente dovrà guardare con attenzione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-gioco-di-erdogan-con-larabia-saudita-con-vista-egitto-e-pakistan.html">Il grande gioco di Erdogan con l&#8217;Arabia Saudita, con vista Egitto e Pakistan</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Israele si prepara per una base in Somaliland, la Turchia schiera i caccia in Somalia</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/israele-si-prepara-per-una-base-in-somaliland-la-turchia-schiera-i-caccia-in-somalia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 16:24:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Caccia F-16]]></category>
		<category><![CDATA[Corno d'Africa]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=503548</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1099" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia-300x172.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia-1024x586.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia-768x440.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia-1536x879.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia-600x343.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Israele non si ferma nel suo rapporto con il Somaliland e dopo aver riconosciuto l&#8217;indipendenza dello Stato secessionista dalla Somalia spinge per concretizzare il progetto di una base militare nel Corno d&#8217;Africa. Una prospettiva che, se attuata, cambierebbe notevolmente i paradigmi geostrategici e consoliderebbe la proiezione regionale di Tel Aviv, oltre che il braccio di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/israele-si-prepara-per-una-base-in-somaliland-la-turchia-schiera-i-caccia-in-somalia.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/israele-si-prepara-per-una-base-in-somaliland-la-turchia-schiera-i-caccia-in-somalia.html">Israele si prepara per una base in Somaliland, la Turchia schiera i caccia in Somalia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1099" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia-300x172.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia-1024x586.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia-768x440.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia-1536x879.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/Israele-si-prepara-per-una-base-in-Somaliland-la-Turchia-schiera-i-caccia-in-Somalia-600x343.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Israele</strong> non si ferma nel suo rapporto con il <strong>Somaliland</strong> e dopo aver riconosciuto l&#8217;indipendenza dello Stato secessionista dalla <strong>Somalia</strong> spinge per <strong>concretizzare il progetto di una base militare</strong> nel Corno d&#8217;Africa. Una prospettiva che, se attuata, cambierebbe notevolmente i paradigmi geostrategici e consoliderebbe la proiezione regionale di Tel Aviv, oltre che il braccio di ferro condotto in campo regionale al fianco degli Emirati Arabi Uniti contro il maggior spauracchio dello Stato Ebraico, la Turchia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;apertura del Somaliland a Israele</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/politica/israele-riconosce-il-somaliland-per-avere-una-sua-base-africana.html">Il governo di Hargheisa</a> guidato dal presidente <strong>Abdirahman Mohamed Abdullahi</strong> ha aperto la strada all&#8217;accordo con Tel Aviv, accogliendo in visita Gideon Sa&#8217;ar, ministro degli Esteri israeliano, il 6 gennaio scorso. <a href="https://www.timesofisrael.com/somaliland-official-confirms-talks-with-israel-on-hosting-a-military-base/">Dal Somaliland il Times of Israel ha raccolto voci </a>che parlano di una discussione su una base militare che &#8220;è sul tavolo e in fase di discussione&#8221;. </p>



<p><a href="https://www.iiss.org/online-analysis/military-balance/2026/01/extended-reach-diplomatic-recognition-paves-the-way-for-idf-basing-in-somaliland/">L&#8217;International Institute for Strategic Studies (Iiss) ha scritto che, in particolar modo, </a>&#8220;la possibilità di operare<strong> dall&#8217;aeroporto internazionale di Berbera, sul Golfo di Aden</strong>, potrebbe essere vantaggiosa per Israele, consentendo all&#8217;Aeronautica Militare Israeliana (Iaf) di ampliare la gamma di missioni condotte nella regione e i mezzi impiegati&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché a Israele una base in Somaliland torna comoda</h2>



<p>Tel Aviv<a href="https://it.insideover.com/guerra/ucciso-il-numero-due-degli-houthi-la-mano-di-israele-dietro-leliminazione.html"> ha spesso messo nel mirino gli<strong> Houthi dello Yemen</strong> che ne occupano la capitale Sana&#8217;a,</a> colpiti con attacchi a lungo raggio compiuti da caccia sostenuti da aerocisterne. Ma, nota l&#8217;Iiss, &#8220;Berbera dista solo 550 chilometri da Sana&#8217;a, mentre l&#8217;attuale base in Israele dista almeno 1.800 chilometri, con una riduzione del 70% della distanza&#8221;.<strong> </strong></p>



<p><strong>La base di Berbera sarebbe strategica anche perché già interessata dagli investimenti emiratini,</strong> che l&#8217;Iiss ha ricollegato a una possibile <strong>procedura di adattamento dell&#8217;hub</strong> per ospitare un maggior<a href="https://defensemirror.com/news/40965"> quantitativo di dispositivi militari, munizioni</a>, carburante e altri asset strategici, finora sfruttati da Abu Dhabi nel quadro del ponte aereo <a href="https://it.insideover.com/guerra/laccusa-del-sudan-emirati-arabi-uniti-complici-del-genocidio-in-darfur.html">per rifornire le Forze di Supporto Rapido impegnate nella guerra civile in Sudan.</a> Lo scenario operativo aprirebbe dunque la strada a uno schieramento degli F-15, F-16 e F-35 di Tel Aviv sul Golfo di Aden, spostando radicalmente gli equilibri di potere nell&#8217;area. Il Somaliland percepisce l&#8217;avvicinamento a <strong>Israele come una forma di tutela della sua autonomia, </strong>ma chiaramente il balzo in avanti di una base militare di Tel Aviv non sarà da compiere a cuor leggero.</p>



<p>Per Hargheisa, che in 35 anni di sostanziale autonomia è riuscita a costruire un esperimento democratico virtuoso e un sistema ben più stabile di quello facente riferimento al governo di Mogadiscio, entrare nella condizione di <strong>protettorato militare israeliano (ed economico emiratino)</strong> potrebbe risultare destabilizzante, creando le condizioni per identificare il Somaliland come una scheggia impazzita nella regione. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;alt della Turchia e gli F-16 in Somalia</h2>



<p>Chi vuole prevenire lo schieramento israeliano nell&#8217;area, e sta mandando messaggi chiari,<a href="https://it.insideover.com/politica/israele-emirati-da-un-lato-turchia-dallaltro-sfida-senza-limiti-tra-medio-oriente-mar-rosso-africa.html"> è la <strong>Turchia prima patrona della Somalia</strong></a> e rivale dell&#8217;asse Abu Dhabi-Tel Aviv, che vede come una minaccia nella partita a scacchi regionale con i Paesi rivali proprio l&#8217;avanzamento in quello che ritiene essere un suo cortile di casa. Mercoledì 28 gennaio, non a caso,<strong><a href="https://www.dawan.africa/news/turkey-deploys-fighter-jets-to-somalia-to-boost-al-shabaab-fight"> tre caccia F-16</a></strong> e due elicotteri d&#8217;attacco turchi sono giunti a Mogadiscio per sostenere le operazioni somale contro i jihadisti di Al-Shabaab. </p>



<p>La mossa mira a <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-somalia-al-centro-del-grande-gioco-africano-di-erdogan.html">rafforzare il governo centrale somalo, </a></strong>ma anche a mandare un messaggio chiaro a chiunque voglia mettere piede nel Corno d&#8217;Africa circa le effettive mire turche e la volontà di difendere uno spazio di proiezione strategica. <strong>Ankara segnala che la sua presenza è reale,</strong> non ipotetica. E che difficilmente un avanzamento di Tel Aviv nell&#8217;area avverrà indisturbato. Parliamo dell&#8217;ennesima tappa di una rivalità senza limiti che dalla Siria al Sudan, da Cipro alla Somalia, va sommando scenari di scontro. E pone la Turchia e Israele, sostenuta da Abu Dhabi, su una rotta di collisione che può in prospettiva aprire la strada a un confronto ben più muscolare dell&#8217;attuale braccio di ferro.</p>



<p><strong><em>Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto.&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/israele-si-prepara-per-una-base-in-somaliland-la-turchia-schiera-i-caccia-in-somalia.html">Israele si prepara per una base in Somaliland, la Turchia schiera i caccia in Somalia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 72/387 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-07 03:08:19 by W3 Total Cache
-->