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	<title>Ecuador Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 28 Dec 2024 11:02:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Ecuador Archives - InsideOver</title>
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		<title>Una base Usa alle Isole Galapagos: l&#8217;Ecuador ipoteca la sua sovranità?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/una-base-usa-alle-isole-galapagos-lecuador-ipoteca-la-sua-sovranita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Dec 2024 11:02:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>L’Ecuador torna a essere protagonista del cosiddetto Debt-for-nature swap, una forma di conversione del debito estero che promette di coniugare la lotta al cambiamento climatico con il sollievo per economie soffocate dal debito, mentre nel frattempo apre uno dei suoi santuari naturali, le Isole Galapagos, alle truppe Usa. Questa volta si tratta di 1.527 milioni &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/una-base-usa-alle-isole-galapagos-lecuador-ipoteca-la-sua-sovranita.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/una-base-usa-alle-isole-galapagos-lecuador-ipoteca-la-sua-sovranita.html">Una base Usa alle Isole Galapagos: l&#8217;Ecuador ipoteca la sua sovranità?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Blue_footed_Booby_on_North_Seymour_Island_Galapagos_photo_by_Alvaro_Sevilla_Design-334x188.jpg 334w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>L’Ecuador torna a essere protagonista del cosiddetto <em>Debt-for-nature swap</em>, una <strong>forma di conversione del debito estero</strong> che promette di coniugare la lotta al cambiamento climatico con il sollievo per economie soffocate dal debito, mentre nel frattempo apre uno dei suoi santuari naturali, le <strong><a href="https://it.insideover.com/economia/la-battaglia-per-le-risorse-del-pacifico.html">Isole Galapagos</a></strong>, alle truppe Usa.</p>



<p>Questa volta si tratta di <strong>1.527 milioni di dollari di debito estero</strong> convertiti per investire 460 milioni nella protezione della foresta amazzonica, con un risparmio stimato di 816 milioni di dollari fino al 2035.</p>



<p>Un’operazione che ha visto la partecipazione di <strong>Amazon Conservation, The Nature Conservancy e Bank of America,</strong> con i fondi destinati al programma Biocorredor Amazónico, un’area cruciale per la biodiversità che include i bacini dei <strong>fiumi Napo, Pastaza e Santiago. </strong>Tuttavia, questo innovativo strumento finanziario, celebrato come una soluzione alla crisi del debito e a quella climatica, non è privo di critiche, sia per la reale portata dei benefici economici sia per l’effettivo impatto sulla conservazione degli ecosistemi minacciati da deforestazione, attività minerarie ed estrazione petrolifera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Critiche al &#8220;Debt-for-nature swap&#8221;</h2>



<p>L’operazione non rappresenta un caso isolato. Già nel maggio 2023 l’Ecuador aveva concluso un primo scambio debito-natura, destinando<strong> 450 milioni di dollari alla protezione delle isole Galapagos grazie all’intervento di Credit Suisse e della Banca Interamericana di Sviluppo</strong>. Con i suoi quasi 200mila km quadrati, l’arcipelago, patrimonio Unesco dal 1978, è una delle più grandi aree marine protette del pianeta. Nonostante il primato dell’iniziativa, essa è stata oggetto di numerose contestazioni, in particolare per l’insufficienza dei fondi mobilitati e l’esclusione delle comunità locali dalle decisioni strategiche.</p>



<p>A suscitare perplessità non è solo l’efficacia delle risorse stanziate, ma anche l’apparente contraddizione nelle politiche governative. Mentre si annunciano progetti per la conservazione ambientale, il presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-maxi-prigione-nella-terra-degli-indigeni-indigna-lecuador.html">Daniel Noboa</a></strong> ha autorizzato l’installazione di una base militare statunitense nelle Galapagos. Una decisione ufficializzata il 10 dicembre scorso, che rischia di compromettere il fragile equilibrio ecologico dell’arcipelago.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una base militare nel cuore delle Galapagos</h2>



<p>La base, giustificata dal governo come un necessario baluardo contro il narcotraffico e la pesca illegale, appare invece a molti come un atto di sottomissione agli Stati Uniti. La storia recente dell’Ecuador ricorda bene i risultati fallimentari della base statunitense di Manta, operativa per un decennio nel contesto del Plan Colombia: un progetto che, invece di migliorare la sicurezza, ha coinciso con un aumento degli omicidi nel paese, <strong>saliti dai 13,55 ogni 100mila abitanti nel 1999 ai 17,74 del 2009.</strong></p>



<p>La nuova base delle Galapagos viola inoltre apertamente la Costituzione del 2008, che <strong>vieta esplicitamente l’installazione di basi militari straniere sul territorio nazionale</strong>. Nonostante il parlamento abbia respinto la proposta di modificare la norma costituzionale, la costruzione è proseguita con l’avallo della Corte costituzionale e senza consultare la popolazione locale, in palese violazione del regime speciale che tutela l’arcipelago.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La fragile sovranità dell’Ecuador</h2>



<p>Le scelte di Noboa, pur giustificate dalla necessità di rispondere a pressioni economiche e di sicurezza, sollevano interrogativi sulla sovranità dell’Ecuador e sulla reale priorità data alla tutela del patrimonio naturale. La contraddizione tra <strong>proclami ambientalisti e concessioni strategiche agli Stati Uniti</strong> mette in discussione non solo l’efficacia dei programmi di conservazione, ma anche la capacità del paese di difendere i propri interessi in un contesto geopolitico sempre più complesso.</p>



<p>L’ombra della base militare si staglia così sulle Galapagos, simbolo di un patrimonio universale che rischia di essere sacrificato sull’altare di strategie discutibili. Resta da chiedersi se la promessa di protezione ambientale non sia, alla fine, il prezzo da pagare per un debito che continua a pesare sulle spalle di un paese in cerca di riscatto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/una-base-usa-alle-isole-galapagos-lecuador-ipoteca-la-sua-sovranita.html">Una base Usa alle Isole Galapagos: l&#8217;Ecuador ipoteca la sua sovranità?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La maxi-prigione nella terra degli indigeni indigna l&#8217;Ecuador</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-maxi-prigione-nella-terra-degli-indigeni-indigna-lecuador.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2024 13:29:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Amazzonia]]></category>
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<p>C’è qualcosa di profondamente emblematico nella vicenda della megaprigione di Archidona, piccolo centro immerso nell’Amazzonia ecuadoregna. Una città di appena 8.000 abitanti, dove più della metà della popolazione appartiene alla comunità Kichwa, si trova oggi al centro di un conflitto che non è solo sociale, ma culturale e ambientale. Il progetto di costruzione di un &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-maxi-prigione-nella-terra-degli-indigeni-indigna-lecuador.html">[...]</a></p>
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<p>C’è qualcosa di profondamente emblematico nella vicenda della <strong>megaprigione di Archidona, piccolo centro immerso<a href="https://it.insideover.com/ambiente/lamazzonia-brucia-come-non-mai-ma-lula-vuole-costruirci-unautostrada.html"> nell’Amazzonia</a> ecuadoregna</strong>. Una città di appena 8.000 abitanti, dove più della metà della popolazione appartiene alla comunità Kichwa, si trova oggi al centro di un conflitto che non è solo sociale, ma culturale e ambientale. Il progetto di costruzione di un carcere di massima sicurezza, annunciato dal presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dallecuador-ad-haiti-il-cortile-di-casa-di-biden-e-in-fiamme.html">Daniel Noboa</a></strong>, ha scatenato proteste che durano ormai da dodici giorni, segnando l’ennesima frattura tra il potere centrale e le comunità indigene.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il simbolo di un modello imposto</h2>



<p>Ad Archidona, le proteste hanno raggiunto il culmine il 12 dicembre, quando centinaia di manifestanti, armati delle tradizionali lance Kichwa, hanno assediato il palazzo del governatore. Gas lacrimogeni, scontri con la polizia, barricate. Alla fine, i manifestanti hanno preso il controllo dell’edificio, oggi trasformato in una sorta di presidio popolare. L’immagine di queste tende improvvisate, coperte di manifesti che urlano “<strong>No al carcere di Archidona</strong>”, racconta più di mille parole il conflitto che dilania questa regione.</p>



<p>Non si tratta solo di un carcere, né della sua funzione di deterrenza contro la criminalità. Si tratta del simbolo di un modello di sviluppo imposto dall’alto, che non tiene conto né delle specificità locali né delle esigenze delle comunità indigene. Daniel Jaque, leader del Geoparco Napo Sumaco, lo ha spiegato chiaramente: “Prima della pandemia, Archidona era una delle città più sicure del Paese. L’estrazione mineraria illegale ha già alterato questa realtà, e il carcere peggiorerà la situazione”. Un carcere che, ironia della sorte, sorge in una regione candidata a diventare il primo geoparco amazzonico riconosciuto dall’UNESCO.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eredità di Bukele e la fragilità di Noboa</h2>



<p>L’idea del megaprigione prende chiaramente ispirazione dal presidente salvadoregno <strong>Nayib Bukele, celebre per le sue carceri modello</strong>, presentate come una panacea contro il crimine. Ma l’Ecuador non è El Salvador, e Archidona non è San Salvador. Il presidente Noboa sembra aver ereditato non solo l’idea, ma anche il piglio decisionista di Bukele, scegliendo di ignorare le proteste delle comunità locali e affidando i lavori a una società legata alla China Road and Bridge Corporation, lo stesso gruppo dietro progetti simili in altre zone del Paese, anch’essi contestati.</p>



<p>Questa scelta non è casuale. Noboa si trova a governare un Paese intrappolato tra una crescente crisi di sicurezza e un contesto economico fragile. La retorica della “tolleranza zero” contro il crimine è, oggi, uno degli strumenti preferiti dai governi in difficoltà. Ma a quale costo? Ad Archidona, il carcere non rappresenta una risposta alla criminalità, bensì un atto di violenza simbolica contro una comunità che vive di agricoltura ed ecoturismo e che teme, giustamente, di vedere il proprio futuro compromesso.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lo sviluppo tradito</h2>



<p>Questa vicenda rivela una verità scomoda: in Ecuador, come in molte altre parti del mondo, le politiche di sicurezza diventano troppo spesso sinonimo di imposizione. La sicurezza non può essere realizzata sacrificando l’identità culturale e l’equilibrio economico delle comunità locali. Il carcere di Archidona, con i suoi 52 milioni di dollari di budget, è un monumento all’incapacità di ascoltare, di mediare, di rispettare.</p>



<p>Eppure, le alternative non mancherebbero. Noboa stesso, prima di optare per i mega-carceri, aveva proposto l’idea di prigioni galleggianti nel Pacifico, una soluzione meno invasiva per le comunità locali. Ma la pressione politica, unita alla necessità di mostrare risultati rapidi, lo ha portato ad adottare un modello che, più che risolvere i problemi, rischia di aggravarli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una lezione da imparare</h2>



<p>La protesta di Archidona è un avvertimento per tutti coloro che credono di poter risolvere i problemi con misure calate dall’alto. I popoli indigeni, custodi di un patrimonio culturale e ambientale unico, non possono essere trattati come un ostacolo allo sviluppo. La loro resistenza non è solo una difesa del proprio territorio, ma una battaglia per un modello di sviluppo più rispettoso e sostenibile.</p>



<p><strong>Daniel Noboa f</strong>arebbe bene a considerare questa lezione, prima che il megaprigione di Archidona diventi il simbolo di un fallimento politico più grande: quello di un governo che ha scelto di costruire muri invece di ponti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-maxi-prigione-nella-terra-degli-indigeni-indigna-lecuador.html">La maxi-prigione nella terra degli indigeni indigna l&#8217;Ecuador</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I narcos albanesi in Ecuador, ecco il  ponte della droga tra America Latina ed Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/i-narcos-albanesi-in-ecuador-ecco-il-ponte-della-droga-tra-america-latina-ed-europa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 15:44:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[Cocaina]]></category>
		<category><![CDATA[droga]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Droga" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/07/OVERCOME_20240726164033974_ee05578cf9ba30c13d45dcc463724602-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>I narcos albanesi in Ecuador fanno da "ponte" della droga tra Europa e America. Un'operazione anti-droga sembra confermarlo...</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/i-narcos-albanesi-in-ecuador-ecco-il-ponte-della-droga-tra-america-latina-ed-europa.html">I narcos albanesi in Ecuador, ecco il  ponte della droga tra America Latina ed Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il recente raid delle autorità ecuadoriane e spagnole che ha portato all&#8217;arresto di 31 presunti membri di un&#8217;organizzazione internazionale di traffico di cocaina ha messo in luce il ruolo crescente dei trafficanti di droga albanesi nel panorama <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/ecuador-paria-del-sud-america.html">criminale dell&#8217;Ecuador.</a></strong> Tra questi, <strong>Dritan Gjika</strong> emerge come una figura centrale, accusato di aver orchestrato un sofisticato schema di traffico di droga che ha collegato i produttori colombiani ai mercati europei attraverso l&#8217;Ecuador. Nato a Shkodër, nel nord dell&#8217;Albania, Gjika si è trasferito in Ecuador nel 2009 e ha ottenuto la cittadinanza quattro anni dopo, stabilendosi a Guayaquil, dove ha iniziato a costruire il suo impero criminale sotto le spoglie di un uomo d&#8217;affari rispettabile.</p>



<p>L&#8217;ascesa di Gjika nel traffico di droga ecuadoriano è strettamente legata alla sua capacità di creare connessioni con figure influenti del mondo degli affari e della politica locale.<strong> La collaborazione con Rubén Cherres,</strong> un uomo d&#8217;affari ecuadoriano con un passato controverso, e il presunto sostegno del capo della polizia ecuadoriana Tannya Varela hanno permesso a Gjika di operare con una certa impunità. Le sue attività hanno subito un&#8217;accelerazione dopo la firma dell&#8217;accordo di pace tra il governo colombiano e le FARC nel 2016, che ha portato alla smobilitazione di parte dei guerriglieri e alla nascita di gruppi dissidenti che controllano ancora territori chiave lungo il confine Colombia-Ecuador.</p>



<p>La strategia di Gjika ha incluso l&#8217;acquisizione di aziende di esportazione come Cresmark S.A. e Agricomtrade, che hanno fornito coperture legali per il traffico di cocaina verso l&#8217;Europa. Queste società hanno inviato centinaia di spedizioni a un importatore albanese, <strong>Alba Exotic Fruit</strong>, che è stato utilizzato per introdurre la droga in Albania. Nonostante la crescente pressione delle forze dell&#8217;ordine, Gjika ha dimostrato una notevole adattabilità, passando da metodi di contrabbando tradizionali all&#8217;uso di contenitori di spedizione di terze parti, una tecnica nota come rip-on rip-off, che coinvolge la corruzione di lavoratori portuali per l&#8217;estrazione della droga una volta giunta a destinazione.</p>



<p>L&#8217;operazione di polizia del<strong> febbraio 2024 ha smantellato gran parte dell&#8217;infrastruttura di traffico di Gjika</strong>, arrestando numerosi membri di alto rango della sua organizzazione. Tuttavia, Gjika stesso è rimasto in fuga, continuando apparentemente a gestire le sue operazioni da remoto. La sua abilità nel mantenere un basso profilo e nel delegare le operazioni quotidiane a una rete di collaboratori ha complicato gli sforzi delle autorità per catturarlo. Nonostante le recenti battute d&#8217;arresto, la domanda di cocaina in Europa rimane alta, e altre reti transatlantiche stanno colmando il vuoto lasciato dalla parziale disfatta dell&#8217;organizzazione di Gjika.</p>



<p>Il caso di Gjika illustra le sfide che l&#8217;Ecuador deve affrontare nella lotta contro il traffico di droga, evidenziando la necessità di una cooperazione internazionale più efficace e di riforme profonde nelle istituzioni di sicurezza e giustizia. La connessione tra narcotrafficanti e figure di alto livello della politica e degli affari suggerisce un livello di corruzione che mina gravemente gli sforzi di contrasto al crimine organizzato. <strong>La storia di Gjika è un monito sulla pericolosità dei trafficanti di droga albanesi, </strong>che, attraverso sofisticate reti transnazionali, continuano a influenzare il mercato globale della cocaina e rappresentano una minaccia significativa alla stabilità e alla sicurezza di nazioni vulnerabili come l&#8217;Ecuador.</p>
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		<title>Ecuador: paria del Sud America</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ecuador-paria-del-sud-america.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2024 14:35:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ambasciata messicana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042210472872_d8ade00aba198d1694fd5b21d65e7ed6-e1713775813864.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042210472872_d8ade00aba198d1694fd5b21d65e7ed6-e1713775813864.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042210472872_d8ade00aba198d1694fd5b21d65e7ed6-e1713775813864-600x330.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042210472872_d8ade00aba198d1694fd5b21d65e7ed6-e1713775813864-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042210472872_d8ade00aba198d1694fd5b21d65e7ed6-e1713775813864-1024x563.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042210472872_d8ade00aba198d1694fd5b21d65e7ed6-e1713775813864-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_2024042210472872_d8ade00aba198d1694fd5b21d65e7ed6-e1713775813864-1536x845.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'irruzione nell'ambasciata messicana a Quito delle forze speciali dell'Ecuador causa un pesante l'isolamento internazionale dell'Ecuador.</p>
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<p>Da stato tra i più pacifici dell’America Latina a paria della comunità sudamericana. È questa la trasformazione in atto in Ecuador negli ultimi mesi, causata dalla particolare ondata di violenza legata al narcotraffico, ma soprattutto dalle azioni del suo stesso presidente Daniel Noboa. La più eclatante e recente di quest’ultime è stato sicuramente l’assalto della polizia di Quito all’ambasciata messicana nella notte tra il 5 ed il 6 aprile.</p>



<p>L’irruzione è stata compiuta per poter arrestare l’ex vicepresidente ecuadoriano Jorge Glas, rifugiatosi nell’ambasciata messicana da dicembre scorso. Fedelissimo dell’ex presidente di sinistra Rafael Correa, Glas è stato condannato per corruzione e associazione a delinquere per un totale di 22 anni di carcere perchè coinvolto in uno scandalo insieme alla società di costruzioni brasiliana Odebrecht, pena che aveva iniziato a scontare nel 2017 per poi essere <a href="https://www.reuters.com/world/americas/former-ecuador-vice-president-released-prison-2022-04-10/">rilasciato nel 2022 in libertà vigilata</a>. Viste le sue continue entrate e uscite dal carcere per motivi di salute, nel dicembre 2023 il politico 54enne si era rifugiato nell’ambasciata messicana, dalla quale <a href="https://www.corriere.it/esteri/24_aprile_07/crisi-diplomatica-senza-precedenti-ecuador-messico-il-raid-polizia-quito-nell-ambasciata-messicana-3d482b66-f4c2-11ee-8039-1c28fae7e4cb.shtml">ha ricevuto asilo politico proprio il 5 aprile</a>.</p>



<p>A seguito del blitz delle forze ecuadoriane, Glas è stato sequestrato e trasferito in un carcere di massima sicurezza. Qui il 9 aprile l’ex vicepresidentse ha <a href="https://www.reuters.com/world/americas/ecuador-ex-vice-president-glas-attempted-suicide-ex-president-correa-says-2024-04-10/">tentato il suicidio</a>, rimanendo tuttavia illeso e venendo trasferito in ospedale. A seguito di questa grave violazione, il <a href="https://apnews.com/article/mexico-ecuador-diplomatic-crisis-de5aa3a638b54fdfa3474c8ee25ca57e">Messico ha immediatamente rotto le relazioni diplomatiche con l’Ecuador</a> ed il presidente messicano Lopez Obrador ha tuonato contro la «flagrante violazione del diritto internazionale e della sovranità del Messico». Il tutto a conferma dell’enorme tensione presente già da settimane tra i governi di Città del Messico e Quito. Infatti recentemente Obrador aveva messo in dubbio la legittimità delle elezioni presidenziali ecuadoriane, le quali avevano visto vincitore il candidato di destra Daniel Noboa, poiché svoltesi in un clima molto teso a detta di Obrador creato in parte dallo stesso Noboa, con svariati episodi violenti nel corso della campagna elettorale. Primo fra tutti, <a href="https://www.corriere.it/esteri/23_agosto_10/ecuador-ucciso-termine-un-comizio-candidato-presidenziali-villavicencio-ef1fe1d8-3728-11ee-9948-9111a8f29e75.shtml">l’assassinio lo scorso agosto avvenuto presso la capitale Quito di Fernando Villavicencio</a>, tra i pochi candidati ad opporsi alla commistione tra classe politica e criminalità organizzata. Gli esecutori dell’attentato, una volta arrestati, sarebbero stati <a href="https://www.corriere.it/esteri/23_ottobre_08/ecuador-impiccati-carcere-sicari-candidato-presidente-villavicencio-7e08dc94-65bc-11ee-be50-fc53f6bb2a42.shtml">trovati poi impiccati in carcere</a>, cancellando così qualsiasi pista che potesse portare ai mandanti. A seguito delle accuse di Obrador e soprattutto dell’asilo politico concesso a Glas, l’ambasciatore messicano in Ecuador è stato dichiarato «persona non grata». È importante ricordare come Obrador sia stato un esponente di sinistra alleato di lunga data del predecessore di Noboa, l’ex presidente Rafael Correa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;assalto all&#8217;ambasciata, la condanna unanime</h2>



<p>Il 7 aprile il <a href="https://www.internazionale.it/ultime-notizie/2024/04/08/messico-ecuador-ricorso-cig">Messico ha annunciato l’intenzione di ricorrere alla Corte Internazionale di Giustizia</a>. Parallelamente quasi l’intera comunità statuale dell’America Latina si è schierata con il Messico. Svariati Stati sono arrivati addirittura a richiamare le proprie delegazioni diplomatiche da Quito, tra cui il <a href="https://www.agenzianova.com/news/venezuela-ecuador-maduro-ordina-la-chiusura-dellambasciata-a-quito/">Venezuela di Maduro</a>, il <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2024/04/06/anche-il-nicaragua-rompe-le-relazioni-con-lecuador_8ee26bea-0cd5-4f48-90f9-d9a643986034.html">Nicaragua</a>, la <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/americalatina/2024/04/08/crisi-messico-ecuador-la-bolivia-richiama-ambasciatrice-a-quito_895169f0-2ab3-4d9a-a086-ff05c3702c38.html">Bolivia</a> ed il <a href="https://apnews.com/article/politics-mexico-government-peru-caribbean-dina-boluarte-9aca91c08fd75905c52f32e801aacdde">Perù</a>. Andando più a Nord, Washington ha condannato aspramente la violazione della Convenzione di Vienna del 1961, la quale afferma che le forze di sicurezza di un paese ospitante non possono entrare in un’ambasciata senza il permesso del personale diplomatico ivi residente. Anche il segretario generale dell’ONU Guterres si è detto «allarmato» sulla violazione avvenuta a Quito. A conti fatti l’irruzione di Noboa è stata di una gravità inaudita, andando ad infrangere l’inviolabilità delle ambasciate, cosa peraltro che sembra andare di moda nell’ultimo periodo storico (vedesi le vicende legate all’attacco israeliano dell’ambasciata iraniana a Damasco).</p>



<p>Dall’altro lato, l’entourage del presidente Noboa ha affermato che l’arresto di Glas è stato effettuato poiché l’asilo politico è stato dato <a href="https://www.atlanteguerre.it/crisi-diplomatica-in-america-latina/">«in contrasto con il quadro giuridico convenzionale»</a>. Il presidente Daniel Noboa, esponente liberale di destra figlio dell’uomo più ricco del paese nonché vincente alle elezioni contro la “correista” Luisa González, sta gestendo da mesi un’agenda di politica interna tra le più difficili di tutto il continente. Entrato di fatto <a href="http://www.instoria.it/home/ecuador_narco_golpe.htm">in guerra con i gruppi criminali legati al narcotraffico</a>, a gennaio è stato dichiarato lo stato di emergenza nazionale portando ad un’ondata di violenza mai vista prima sul suolo ecuadoriano. Il blitz presso l’ambasciata messicana rientrerebbe nella strategia di Noboa di dimostrare al proprio elettorato una <a href="https://www.nytimes.com/2024/04/07/world/americas/ecuador-mexico-embassy-noboa.html">mano più incisiva sulle questioni di politica interna</a>. Infatti, dopo le violenze di gennaio i sondaggi sono stati molto altalenanti e Noboa deve pensare a riassicurarsi la riconferma alle prossime elezioni, programmate nel maggio 2025, poiché è stato eletto solo per terminare il mandato dell&#8217;ex presidente Guillermo Lasso, rimosso tramite impeachment per appropriazione indebita.</p>



<p>In generale le vicende di Quito rientrano in quella <strong>polarizzazione politica </strong>a cui stiamo assistendo negli ultimi anni in America Latina. Sono difatti sempre più nette e marcate le differenze tra i governi di sinistra (il Messico di Obrador, la Colombia di Petro o il Brasile di Lula) e quelli di destra (l’Argentina di Milei, l’El Salvador di Bukele o l’Ecuador di Noboa). Per quanto Noboa possa aver provato a rinsaldare la posizione del proprio consenso con un’azione di forza interna, ciò gli servirà a poco se l’Ecuador diventerà il paria dell’America Latina, portando così il paese de facto nelle mani dei narcotrafficanti a cui Noboa stesso ha voluto fare la guerra all’inizio di quest’anno.</p>
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		<title>Orrore in Ecuador, Kim minaccia la guerra, patto Tunisia-Libia sui migranti: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/orrore-in-ecuador-kim-minaccia-la-guerra-patto-tunisia-libia-sui-migranti-cose-successo-oggi-nel-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Aug 2023 17:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi migratoria]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[InsideNews]]></category>
		<category><![CDATA[Programma missilistico nordcoreano]]></category>
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<p>Dall'omicidio del candidato alle presidenziali in Ecuador, al nuovo accordo sui migranti tra Tunisi e Tripoli, fino agli incendi alle Hawaii: ecco le cinque notizie del giorno</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/orrore-in-ecuador-kim-minaccia-la-guerra-patto-tunisia-libia-sui-migranti-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Orrore in Ecuador, Kim minaccia la guerra, patto Tunisia-Libia sui migranti: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1259" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230810181948781_b1fef1b19bf1f91ebd77bd6df41b4196-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230810181948781_b1fef1b19bf1f91ebd77bd6df41b4196-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230810181948781_b1fef1b19bf1f91ebd77bd6df41b4196-scaled-600x394.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230810181948781_b1fef1b19bf1f91ebd77bd6df41b4196-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230810181948781_b1fef1b19bf1f91ebd77bd6df41b4196-1024x672.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230810181948781_b1fef1b19bf1f91ebd77bd6df41b4196-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230810181948781_b1fef1b19bf1f91ebd77bd6df41b4196-1536x1008.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230810181948781_b1fef1b19bf1f91ebd77bd6df41b4196-2048x1343.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Ecuador sprofonda nel terrore dopo che una banda criminale uccide un candidato alle presidenziali. Alle Hawaii muoiono 36 persone per devastanti incendi che hanno completamente distrutto una parte dell&#8217;isola di Maui. Kim Jong-un ordina all&#8217;esercito di prepararsi a un&#8217;imminente guerra. La Polonia aumenta il numero dei suoi uomini al confine con la Bielorussia per &#8220;spaventarla&#8221;. Tunisia e Libia raggiungono un accordo sulla gestione dei migranti nell&#8217;anno col numero più alto di vittime nel Mediterraneo da sei anni. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Nell&#8217;Ecuador delle bande criminali, muore ucciso candidato alle presidenziali</h2>



<p>È stato ucciso a colpi di pistola uno dei candidati alle elezioni presidenziali in <strong>Ecuador</strong> del 20 agosto. Si tratta di <strong>Fernando Villavicencio</strong>, giornalista di 59 anni, ex deputato e convinto detrattore del presidente Rafael Correa, in carica dal 2007 al 2017. L’aggressione è avvenuta ieri pomeriggio all’esterno di un’arena dove il candidato aveva radunato i sostenitori in un comizio per la campagna elettorale. L’omicidio avviene in un momento particolare per il Paese che sta vivendo un’escalation di violenza da parte delle organizzazioni criminali. Oggi l’omicidio è stato rivendicato da “<strong>Los Lobos</strong>”, banda criminale che ha origini dai temuti <strong>Los Choneros</strong>, altra banda dedita a spaccio di droga e altro. La dichiarazione è avvenuta tramite un video che mostra una ventina di persone, tutte incappucciate e armate. Secondo la testata spagnola <em>La Razon</em>, la banda ha anche lanciato minacce contro altri politici dichiarando di voler continuare fin quando i politici non manterranno le loro promesse. I fatti hanno causato forti reazioni tra i candidati, diversi dei quali hanno sospeso le attività della loro campagna mostrando tutto il loro cordoglio al collega ucciso.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Aria di guerra in Corea: Kim Jong-un chiede di prepararsi a un eventuale scontro nella penisola&nbsp;</h2>



<p>Il leader nordcoreano <strong>Kim Jong-un</strong> h chiesto al suo esercito di preperarsi per una potenziale guerra nella penisola dove nell’ultimo sono aumentate le tensioni. La richiesta è stata fatta formalmente durante una riunione della Commissione militare centrale del partito. Secondo quanto ripotato dall’agenzia di stampa statale Korean Central News Agency (Kcna), Kim avrebbe esortato l’esercito a dispiegare mezzi mobili come “deterrente” per le provocazioni delle forze nemiche. Sono state fatte anche modifiche ai vertici dell’esercito: generale <strong>Pak Su-il</strong>, è stato &#8220;congedato&#8221; appena sette mesi dopo aver assunto l’incarico ed è stato affidato il suo posto al generale<strong> Ri Yong-gil</strong>, ex ministro della difesa. Solo la scorsa settimana il leader nordcoreano aveva visitato una fabbrica di munizioni e di produzione di armi incentivandone la produzione, in particolare di motori per razzi, sistemi di artiglieria e altri armamenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">10.000 soldati polacchi alla frontiera con la Bielorussia</h2>



<p>Oggi la <strong>Polonia</strong> ha dichiarato di voler spostare altri<strong> 10.000 soldati</strong> alla frontiera con la <strong>Bielorussia</strong> dopo che la settimana scorsa Minsk ha violato lo spazio aereo polacco. &#8220;Circa 10.000 soldati saranno spostati al confine, di cui 4.000 supporteranno direttamente la Guardia di frontiera e 6.000 saranno nella riserva”, ha dichiarato Mariusz Baszczak, ministro della Difesa di Varsavia. &#8220;Spostiamo l&#8217;esercito più vicino al confine con la Bielorussia per spaventare l&#8217;aggressore in modo che non osi attaccarci”, ha aggiunto. Fino a ieri erano previsti numeri molto più bassi. Si era infatti parlato di 2.000 uomini in più.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tunisia e Libia raggiungono nuovo accordo sui migranti</h2>



<p><strong>Tunisi</strong> e <strong>Tripoli</strong> hanno raggiunto oggi un accordo sulla gestione dei <strong>migranti</strong> rimasti bloccati ai rispettivi confini. &#8220;Abbiamo concordato di condividere i gruppi di migranti che si trovano al confine”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli interni tunisino, dopo un colloquio bilaterale che ha avuto luogo a Tunisi. Secondo quanto concordato i due Paesi si divideranno la responsabilità di dare rifugio a quei migranti che rimarranno bloccati alla frontiera tra i due Paesi. Nell’ultimo mese infatti, sono rimasti bloccati un centinaio di migranti nella zona di confine. Alcuni di loro sono già stati condotti dalle autorità tunisine nella zona desertica di Ras Jedir. L&#8217;accordo arriva dopo mesi di colloqui con i governi europei che chiedono ai due Paesi maggior impegno nella gestione della crisi e dopo un<strong>&#8216;estate di morte</strong> nel Mediterraneo. Si stima che da inizio anno siano morte o andate disperse più di 1.300 persone, il dato più alto dal 2017.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Inferno roghi alle Hawaii dove sono morte 36 persone</h2>



<p>Da 24 ore le <strong>Hawaii</strong> sono in <strong>fiamme</strong>. Incendi boschivi stanno dilagando sull’arcipelago colpendo principalmente l’isola di Maui. Ad aggravare l’incendio è l’uragano Dora, di categoria 4 con venti fino a 200km/h. Solo a <strong>Maui</strong> sonostate evacuate oltre 11.000 persone. Altrettante le persone rimaste al buio senza corrente. Tra le aree più devastate, gran parte della comunità <strong>Lahaina</strong>, nel Maui occidentale, dove vivono 12.000 persone circa. La cittadina&nbsp; è stata completamente distrutta e centinaia di famiglie sono state evacuate. 270 strutture pubbliche sono state colpite dagli incendi e danneggiate. Il bilancio dei morti è salito a 36. Le fiamme hanno spinto molte persone a gettarsi in mare per cercare di sfuggire all&#8217;incendio: la Guardia Costiera ha detto di aver messo in salvo almeno una decina di persone in acqua. Il presidente degli Stati Uniti, <strong>Joe Biden</strong>, ha ordinato la mobilitazione di tutti i mezzi federali per contrastare i roghi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/orrore-in-ecuador-kim-minaccia-la-guerra-patto-tunisia-libia-sui-migranti-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">Orrore in Ecuador, Kim minaccia la guerra, patto Tunisia-Libia sui migranti: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Migrazioni, moneta di scambio nel primo anno dell’era Biden</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/migrazioni-moneta-di-scambio-nel-primo-anno-dellera-biden.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jan 2022 18:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il primo anno di incarico di Joe Biden si conclude con un segno di continuità in materia migratoria. Nonostante la promessa di una riforma integrale sia stata il cavallo di battaglia della campagna presidenziale che, con la deplorazione delle misure restrittive di Donald Trump, gli ha procurato simpatie e preferenze, non si è rivelato coerente, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/migrazioni-moneta-di-scambio-nel-primo-anno-dellera-biden.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/migrazioni-moneta-di-scambio-nel-primo-anno-dellera-biden.html">Migrazioni, moneta di scambio nel primo anno dell’era Biden</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220123191528448_0d3e47162fb7423cb38c5257aef51cb4-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il primo anno di incarico di <strong>Joe Biden</strong> si conclude con un segno di continuità in materia migratoria. Nonostante la promessa di una riforma integrale sia stata il cavallo di battaglia della campagna presidenziale che, con la deplorazione delle misure restrittive di <strong>Donald Trump</strong>, gli ha procurato simpatie e preferenze, non si è rivelato coerente, efficace o, persino, trasparente. Gran parte dell’architettura della gestione precedente persiste in vigore e gli stessi attivisti affermano che il contributo dei democratici si limita alla narrativa, con qualche ritocco isolato.</p>
<p>Soprattutto, si conservano i capisaldi dell’<strong>espulsione rapida</strong> (provvedimento d’urgenza, decretato da Trump a marzo del 2020, e noto come Titolo 42) e della permanenza delle persone sul lato messicano, in attesa dei pronunciamenti giudiziari dei fascicoli aperti (Protocollo di protezione dei migranti, Mpp per la sigla in inglese). Le organizzazioni di diritti umani hanno postulato la cessazione del Titolo 42 e del Mpp, così come la elaborazione di una strategia proattiva per ricostruire il processo di asilo, senza poter vedere alcuna correzione sostantiva.</p>
<p>Malgrado l’eliminazione del Mpp, altrimenti conosciuto come “<strong>Restare in Messico</strong>”, poco dopo l’investitura, il tribunale supremo giudicò l’azione come indebita e ordinò il suo ripristino. Biden non aveva fatto i conti con le preoccupazioni degli stati del sud, Texas in testa, pensando di affrontare e risolvere una questione dai risvolti politici, sociali ed economici, nonché identitari, interculturali e psicologici, con una decisione esecutiva, il cui esito negativo ha tagliato le gambe a una eventuale negoziazione con i repubblicani. Biden ha introdotto alcune esenzioni per minori non accompagnati, famiglie con bambini, e donne in stato interessante, essendo i casi che avevano occupato i <em>media</em> internazionali. Tuttavia, centinaia di migliaia di aspiranti all’asilo negli Stati Uniti vengono rimpatriati, ed è il Titolo 42 a tenere l’impatto maggiore sulla crisi, complicato dalle conseguenze di “Restare in Messico”.</p>
<p>La principale differenza introdotta da Biden, che ha fatto largo uso del Titolo 42, si trova nella diversa applicazione della legge all’interno del paese, per la presenza di nessi di vicinanza sociale fra l’elettore statunitense e i migranti, e sulla frontiera, dove l’attenzione del cittadino medio è inferiore. Le retate nei posti di lavoro di Trump, per esempio, avevano scosso l’opinione pubblica americana. In quel frangente, ogni individuo privo di documentazione, per effetto dell’infrazione della normativa nazionale sull’immigrazione, poteva essere sottoposto ad arresto e deportazione. Con Biden, invece, nei contesti urbani, si priorizzano soggetti che rappresentano una <strong>minaccia per la sicurezza</strong>, e si estende l’attuazione a tutti gli illegali, sulla demarcazione con il Messico e il Canada.</p>
<p>Questa dicotomia ha generato uno scenario in cui sono diminuiti gli arresti della polizia all’interno &#8211; 72mila nel 2021, quando con Trump la media era di 148 mila l’anno -,  e sono aumentate le <strong>espulsioni al confine</strong> &#8211; 1.7 milioni, un totale non registrato prima, complice il fatto che, dal momento dell’installazione di Biden, l’esodo dal sud ha toccato una cifra record. Il 61 per cento è stato allontanato con il Titolo 42, uno strumento che ha permesso di decongestionare il confine con il Messico. I repubblicani hanno, infatti, messo in chiaro che non agevoleranno nessun riordino fino a quando la frontiera non sarà sotto controllo.</p>
<p>Il quadro non è molto diverso sul versante delle quote per i <strong>rifugiati</strong>. Trump le ridusse da 85 mila a 15 mila, il limite più basso nella storia moderna degli Stati Uniti. All’inizio, Biden avvallò questo tetto, ma le energiche proteste di alleati a Capitol Hill, e il timore di perdere il consenso, lo indussero a elevarlo a 62.500. Per il 2022, è stato fissato un massimo di 125 mila. Comunque, nell’anno fiscale 2021 sono stati approvati solo 11.411 richiedenti e la situazione, per stessa ammissione del governo, non lascia intravedere che la meta possa essere raggiunta.</p>
<p>L’ambiziosa agenda, che prevedeva una <em>roadmap</em> di otto anni, per concedere la cittadinanza ai circa 11 milioni che risiedono in forma clandestina negli Stati Uniti, non è stata votata né al parlamento né al senato, e si considera ormai un testo morto. I senatori democratici hanno, anche, cercato di far passare elementi di revisione migratoria in una proposta sulla previdenza sociale, ma ne è stata deliberata l’incongruenza con l’ambito della spesa pubblica. L’incapacità del mandatario di dialogare con l’opposizione e concretare i propri annunci è stata oggetto di feroci critiche. A ciò, si aggiunge il reclamo del <strong>Partito Repubblicano</strong>, per il quale il messaggio propagandistico di Biden avrebbe espanso i flussi dal Centroamerica.</p>
<p>Non solo la virata verso una politica umanista in contrasto alla dottrina della mano dura non è pervenuta, ma alcune contraddizioni si sono presentate sul campo. Il gruppo di lavoro sulla riunificazione delle famiglie, che venivano separate per disincentivare i movimenti irregolari, avanza con un ritmo troppo lento per un’emergenza, e Biden aveva, dunque, dichiarato di volerle compensare. Il<em> Wall Street Journal</em> ha rivelato che il dipartimento di giustizia avrebbe discusso a livello extragiudiziale quasi un migliaio di cause, per detenzioni avvenute nel 2017 e nel 2018, ognuna delle quali avrebbe potuto conciliarsi fino a 450 mila dollari, in riparazione di danni morali. Biden ha negato che esistesse tale patteggiamento. É poi trapelato dalla <em>CNN</em> che il governo ha abbandonato il tavolo ed è ricorso alla magistratura, adottando lo argomento dell’amministrazione Trump, in base al quale gli interessati non si trovano nella posizione di fare causa allo stato e, pertanto, non sono indennizzabili.</p>
<p>Biden aveva anche assicurato che ci sarebbe stato un aggiornamento dello statuto di protezione temporale che non ha avuto luogo, anche se il criterio è stato messo in pratica a favore di venezuelani, birmani, siriani e liberiani. Nondimeno, per frenare il dislocamento massivo verso gli Stati Uniti, a partire dal 21 gennaio, i cittadini del Venezuela dovranno sollecitare un visto per entrare in Messico. Il ministero degli interni calcola che, fra gennaio e settembre del 2021, il transito procedente dal Venezuela, con l’obiettivo di attraversare a nord, è accresciuto del 1.000 per cento, in comparazione con il medesimo periodo nei cinque anni anteriori, con fenomeni delittivi associati alla tratta di esseri umani e il traffico di migranti. Per le stesse ragioni, dall’11 dicembre, gli accordi di esenzione del visto vengono sospesi, in ugual modo, a Brasile e Ecuador.</p>
<p>“Restare in Messico”, che dalla sua introduzione ha diminuito del 75 per cento  il trapasso frontaliero, è stato rinegoziato il passato dicembre, posticipando senza ulteriore avviso la trasformazione del sistema. <strong>Andrés Manuel López Obrador</strong> ha trasmesso a Washington varie condizioni per procedere che passano per l’accelerazione di iniziative di cooperazione per lo sviluppo del sud del paese e il Centroamerica. Il riflesso della contenzione dell’immigrazione sulla popolarità di Biden, e le opportunità economiche e di capitale politico regionale, che scaturiscono dalla responsabilità delegata dagli Stati Uniti, compongono il prisma delle relazioni fra Messico e Stati Uniti. Intanto, espressioni della società civile hanno denunciato le circostanze precarie nelle quali le persone sono costrette a vivere, e la loro vulnerabilità a crimini e violenza che comprendono aggressioni sessuali, sequestri e torture.</p>
<p>Nella lista dei fallimenti si annoverano, inoltre, il riesame delle procedure d’asilo, per la quale è stata firmata un’istruzione esecutiva, e che non è stata prodotta nei tempi previsti; il congelamento delle deportazioni per 100 giorni, bloccato dall’apparato  giudiziario; il progetto di porre termine alla  detenzione prolungata, statuendo un limite di 72 ore, che non è stato messo in essere, nemmeno per i  minori; la realizzazione di una riunione con i <em>premier</em> di El Salvador, Guatemala, Honduras, Messico e Canada, per affrontare le cause della mobilità forzata dalle sue radici, mai convocata da Kamala Harris; il programma di protezione speciale dei <em>dreamers</em>, giovani illegali giunti negli Stati Uniti con i genitori, che non ha preso il volo. I democratici, del resto, non hanno incassato nessuna vittoria contundente per i migranti negli ultimi decenni. L’ultima grande amnistia di non documentati venne approvata da un repubblicano, <strong>Ronald Reagan</strong>.</p>
<p>In vista del suffragio di medio termine del 2022, Biden dovrà stabilire se optare fra le aspettative delle reti che lo hanno aiutato a guadagnare la Casa Bianca e quelle del gruppo di pontieri repubblicani che gli permette di stringere alleanze congiunturali su altre faccende algide nella camera alta, dove conta con 50 senatori del <em>caucus</em> democratico contro i 60 repubblicani. Il disincanto dei <em>latinos</em>, peró, in merito agli impegni non mantenuti potrebbe costargli caro. Il loro voto rappresentò il 10.6 per cento, un incremento del 1.4, rispetto al censo. Due terzi sostennero  la formula Biden-Harris: la vicepresidente, da senatrice, fu una delle principali detrattrici del Titolo 42. L’appoggio risultò determinante in stati  incerti, come Arizona, Georgia e Nevada. Il gradimento di Biden, in questa comunità, è ceduto di 20 punti e, per un sondaggio di <em>Economist/YouGov</em>, solo 2 su 10 ispanici si dichiarano soddisfatti con ciò che ha ottenuto sul piano delle migrazioni.</p>
<p>La contingenza umanitaria sui 3mila chilometri tra Stati Uniti e Messico, dove l’ondata ha assunto dimensioni storiche, e si manifestano fatti inediti come l’arrivo nel solo mese di marzo di 18 mila minori non accompagnati, non ha una soluzione definitiva, ma puó essere favorita o acuita da una gerenza migliore o peggiore. I respingimenti, mediante diversi strumenti, sono al 70 per cento e la frontiera resta chiusa come all’epoca di Trump, di cui si ottemperano le disposizioni. Secondo l’<em>American Immigration Council</em>, si sta dispensando la facoltà di permanere a meno famiglie negli Stati Uniti di Biden nel 2021 che in quelli di Trump nel 2019.</p>
<p>Biden e i democratici del congresso, nell’impossibilità di impiantare un pacchetto di grandi proporzioni, hanno dovuto ridimensionare le proprie ambizioni, e si sono concentrati su cambiamenti puntuali, ma inadeguati, con la speranza di marcare una direzione futura. Invece di proiettare un discorso energico sui pericoli dell’estremismo e la xenofobia, hanno adottato un atteggiamento moderato che, pur avendo l’intenzione di tranquillizzare i repubblicani, non ne ha smorzato la bellicosità, nemmeno con l’impiego estensivo di un modello di risposta a loro affine. Minimizzare i rischi e permettere migrazioni regolari, sicure e ordinate, rimangono, quindi, un’intenzione.</p>
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		<title>Ecuador, i nuovi padroni della droga parlano albanese</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/ecuador-i-nuovi-padroni-della-droga-parlano-albanese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Feb 2021 19:51:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Narcotraffico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="898" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cartello della droga lotta al narcotraffico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428-1024x479.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428-768x359.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428-1536x718.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428-2048x957.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;America Latina è alle prese con il narcotraffico sin dall&#8217;epoca di Pablo Escobar e del cartello di Medellin ma è soltanto nell&#8217;ultimo ventennio che il problema ha assunto proporzioni continentali, complici la polverizzazione del panorama criminale, la pauperizzazione e la calcificazione della corruzione, finendo per riguardare in egual misura Messico e Colombia, Brasile e Paraguay, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/ecuador-i-nuovi-padroni-della-droga-parlano-albanese.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/ecuador-i-nuovi-padroni-della-droga-parlano-albanese.html">Ecuador, i nuovi padroni della droga parlano albanese</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="898" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cartello della droga lotta al narcotraffico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428-300x140.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428-1024x479.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428-768x359.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428-1536x718.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Radi-cartelli-della-droga-in-Usa-La-Presse-e1597680686428-2048x957.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;America Latina è alle prese con il narcotraffico sin dall&#8217;epoca di <strong>Pablo Escobar</strong> e del cartello di Medellin ma è soltanto nell&#8217;ultimo ventennio che <span style="font-size: 1rem;">il problema ha assunto proporzioni continentali</span><span style="font-size: 1rem;">, complici la polverizzazione del panorama criminale, la pauperizzazione e la calcificazione della corruzione, finendo per riguardare in egual misura <strong>Messico</strong> e <strong>Colombia</strong>, <strong>Brasile</strong> e <strong>Paraguay</strong>, <strong>Argentina</strong> ed <strong>El Salvador</strong>.</span></p>
<p>Intere aree dell&#8217;Ispanoamerica hanno assunto la forma di zone grigie, ovverosia degli stati paralleli al di fuori del controllo delle autorità statali, dove vigono l&#8217;anarchia e la legge della strada e in cui le guerre tra bande, divenute una parte integrante di un&#8217;anormale quotidianità, vengono interiorizzate da abitanti orribilmente assuefatti alla violenza.</p>
<p>Nel solo Messico,<a href="https://www.dw.com/en/mexican-police-officers-arrested-for-killings-near-us-border/a-56443650"> la nazione più colpita dal fenomeno del narcotraffico</a>, dal 2006 ad oggi sono state uccise più di 300mila persone, 34mila delle quali l&#8217;anno scorso, oltre 82mila sono scomparse e <a href="https://america.cgtn.com/2021/02/09/violence-in-mexico-is-forcing-people-out-of-their-homes">150mila sono state costrette a migrare altrove</a>. Le guerre iugoslave, durate un decennio e coinvolgenti stati, organizzazioni paramilitari e l&#8217;<strong>Alleanza Atlantica</strong>, per quanto crude,<a href="https://www.equaltimes.org/our-society-is-completely?lang=en#.YDPzfuhKhPY"> hanno mietuto meno vittime</a>: 140mila decessi e 12mila dispersi.</p>
<p>Vi sono, poi, i casi curiosi della <strong>Triplice Frontiera</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/argentina-laltro-teatro-di-battaglia-tra-iran-e-israele.html">divenuta il paradiso infernale in cui si incrociano le strade di cartelli della droga e terrorismo internazionale</a>, e dell&#8217;<strong>Ecuador</strong>, sede di un moto migratorio<em> sui generis</em> di narcotrafficanti provenienti dall&#8217;<strong>Albania</strong> che sta alimentando la violenza per le strade, soprattutto di Guayaquil, e ha catturato l&#8217;interesse e l&#8217;attenzione di Europol e Interpol.</p>
<h2>Il narco-re di Quito parla albanese</h2>
<p>Questa storia non inizia dal principio, anche perché un vero e proprio principio non c&#8217;è, ma dalla fine. La fine reca una data precisa: 15 settembre 2020, <a href="https://balkaninsight.com/2021/02/19/undisputed-capo-the-albanian-behind-a-cocaine-pipeline-to-europe/">giorno in cui l&#8217;Europol e le forze dell&#8217;ordine di dieci nazioni hanno smantellato</a> un cartello della droga unico nel suo genere, ovverosia senza analoghi nel resto del mondo.</p>
<p>Questo sindacato criminale transnazionale specializzato nel traffico internazionale di cocaina, noto come &#8220;<strong>Kompania Bello</strong>&#8220;, possedeva una peculiarità: era interamente albanese, da capo a coda, dalla sorgente alla foce. Albanese la manovalanza per le strade, albanesi i controllori della manovalanza, albanesi gli acquirenti delle partite di droga e albanese, incredibilmente, la fonte localizzata in America Latina.</p>
<p>La fonte si chiama(va)<strong> Dritan Rexhepi</strong>, ha 40 anni ed è un genio del crimine ricercato in Albania, <strong>Italia</strong> e <strong>Belgio</strong> per reati che spaziano dal traffico di stupefacenti ai delitti su commissione. La sua storia ha dell&#8217;incredibile per una serie di ragioni: è l&#8217;architetto di un sindacato criminale che non ha precedenti storici, vanta una sfilza di evasioni spettacolari dalle carceri, prima di darsi al narcotraffico era in procinto di laurearsi in legge all&#8217;università di Tirana, ed è divenuto il re della droga da una cella, in quanto detenuto dal 2014, anno in cui è stato arrestato a Quito con 278 chilogrammi di cocaina e condannato a tredici anni di reclusione.</p>
<p>Rexhepi avrebbe dovuto essere innocuo, almeno in linea teorica, in quanto incarcerato e oggetto di un regime di sorveglianza particolarmente elevato in ragione della sua caratura criminale. Così non era, non lo è mai stato, perché Rexhepi ha creato e gestito a distanza Kompania Bello per sei lunghi anni, commissionando almeno due omicidi in questo periodo – secondo i procuratori italiani – e amministrando un giro d&#8217;affari che soltanto fra il 2016 e il 2017, invadendo l&#8217;Europa con <span style="font-size: 1rem;">6.022 chilogrammi di cocaina,</span><span style="font-size: 1rem;"> avrebbe fruttato 141 milioni di euro.</span></p>
<h2>Come si diventa dei narco-re</h2>
<p>Come è giunto Rexhepi a Quito? E come ha fatto a scalare i vertici del narco-panorama ecuadoriano? La storia di questo gangster pittoresco inizia nell&#8217;Albania dei turbolenti anni &#8217;90. La feroce dittatura di <strong>Enver Hoxha</strong> è caduta e la nazione è abbandonata a se stessa, preda dell&#8217;anarchia, e il giovane Rexhepi abbandona il sogno di una carriera nella giustizia scegliendo la strada opposta: il crimine. Una scelta sofferta, dirà alcuni anni più tardi ad un giornalista, spiegandogli che &#8220;avevo due opzioni: arrendermi al sistema marcio e ingiusto dell&#8217;Albania, che mi avrebbe condannato all&#8217;ergastolo, o cercare una seconda occasione facendo qualcos&#8217;altro con la mia vita. Per questo sono entrato nel traffico di droga&#8221;.</p>
<p>Perché uno studente di legge avrebbe dovuto temere una condanna a vita? A questa domanda è stata data una risposta nel 2013, quando Rexhepi, già latitante, è stato condannato a venticinque anni di reclusione da un tribunale di Tirana per due omicidi avvenuti nel 1998, uno dei quali di un poliziotto. Non un semplice studente, quindi, ma un abile criminale la cui carriera, iniziata nella realtà degli omicidi su contratto, sarebbe sfociata prima nelle rapine a mano armata – in Belgio – e poi nel traffico di stupefacenti.</p>
<p>Prima di approdare in Ecuador, Rexhepi ha traversato il Vecchio Continente sia da detenuto che da ricercato. Condannato da un tribunale nostrano per traffico di cocaina, viene identificato nei <strong>Paesi Bassi</strong> e da lì estradato in <strong>Italia</strong> nel 2008. Evade dal carcere di Voghera nel 2011 segando le sbarre con una lima e annodando le coperte del letto, come in un film. Catturato in <strong>Spagna</strong> alcuni mesi più tardi ed estradato in Belgio, dove era ricercato per una rapina a mano armata, viene rinchiuso ad Antwerp. Fuggito anche da lì, questa volta avrebbe abbandonato l&#8217;Europa alla volta dell&#8217;America Latina.</p>
<p>Giunto in Ecuador, l&#8217;intraprendente genio del crimine riesce a entrare nelle grazie del più importante narcotrafficante della nazione, <strong>Cesar Emilio Montenegro</strong> <strong>Castillo</strong>, detto &#8220;Don Monti&#8221;, che, a sua volta, è in affari con il cartello colombiano di <strong>Norte del Valle</strong> e con l&#8217;indiscusso re dei re della droga, <strong>Joaquin &#8220;El Chapo&#8221;</strong> <strong>Guzman</strong>.</p>
<p>L&#8217;idillio nasce quando Rexhepi risolve i problemi di Montenegro Castillo, il quale si avvaleva dei canali di trasferimento del denaro offerti dalle organizzazioni criminali cinesi lamentandosi in continuazione dei loro elevati tassi di commissione. Confermando l&#8217;eterna validità del rasoio di Occam, il narco albanese propone di eliminare i mediatori, ovvero i cinesi, e inviare il denaro utilizzando degli &#8220;economici&#8221; corrieri albanesi ed effettuando tante piccole operazioni tramite Western Union. L&#8217;idea persuade e convince il boss, che, a partire da quel momento, avrebbe affidato a Rexhepi, oltre alla gestione della contabilità, l&#8217;amministrazione dei carichi di droga da spedire in Europa.</p>
<h2><span style="font-family: 'TT Travels', sans-serif; font-size: 1.8rem;">Kompania Bello</span></h2>
<p>Rexhepi viene arrestato a Quito nel giugno 2014 durante un&#8217;operazione che ha condotto al sequestro di 278 chilogrammi di cocaina. Condannato a tredici anni di reclusione, corrompendo buona parte del personale penitenziario riesce ad avere accesso a varie comodità, a organizzare incontri di lavoro e a possedere un cellulare in maniera permanente. Chiuso in una cella, ma armato di telefono, Rexhepi sfrutta i propri contatti in Europa e il denaro e la droga di Montenegro Castillo per dare vita a Kompania Bello.</p>
<p>Il cartello è unico nel suo genere: ha la forma di una &#8220;federazione transnazionale&#8221; ed è composto interamente da organizzazioni criminali albanesi con base  nel Vecchio Continente, quattordici per la precisione, alle quali fa capo Rexhepi. È lui che procura loro la droga, ed è sempre lui che si occupa della contabilità: nessun intermediario tra Tirana e Quito. Per la prima volta nella storia, i narcotrafficanti albanesi non devono rivolgersi ai rappresentanti in Europa dei cartelli latinoamericani né alle mafie italiane: sono loro che gestiscono il traffico, dal montaggio alla distribuzione.</p>
<p>La logica di Kompania Bello è semplice ma pratica: la cocaina viene spedita via nave ed entra nel Vecchio Continente dai porti di Antwerp e Rotterdam, il denaro viene ripulito attraverso il sistema cinese <em>fei ch</em>&#8216;<em>ien</em>, i membri comunicano in codice utilizzando esclusivamente servizi crittografati e vengono organizzate periodicamente delle sessioni di &#8220;<em>brainstorming</em>&#8221; per lavorare a nuovi metodi di trasporto, di depistaggio delle indagini e di riciclaggio dei proventi illeciti. Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile, però, in mancanza di un elemento fondamentale: la corruzione. Corrotte erano le guardie nel carcere di Quito, come corrotto era il personale nei porti selezionati per lo smercio dei carichi.</p>
<p>L&#8217;organizzazione, inoltre, si era data un codice di condotta basato sull&#8217;omertà e sulla fedeltà. Ogni membro, entrando a far parte di Kompania Bello, accettava di sottostare ad una serie di regole, tra le quali la ritorsione nei confronti della propria famiglia in caso di tradimento. I capi-banda, inoltre, si impegnavano a reclutare nuovi soldati e spacciatori tra le diaspore, specialmente di Paesi Bassi e Italia, per sveltire la vendita delle partite e creare un clima del silenzio impermeabile ad eventuali tentativi di infiltrazione da parte della polizia.</p>
<p>L&#8217;epopea di Kompania Bello è durata fino al 15 settembre dell&#8217;anno scorso, giorno in cui Europol, Interpol e varie polizie nazionali hanno tratto in arresto venti persone in dieci Paesi, tra i quali Albania, Italia, <strong>Romania</strong> ed <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, e posto fine alla carcerazione dorata di Rexhepi. Si consideri, inoltre, che nei cinque anni che hanno preceduto l&#8217;operazione finale, denominata Los Blancos, 84 trafficanti appartenenti al cartello erano stati arrestati tra Italia, Ecuador, Paesi Bassi, <strong>Regno Unito</strong>, <strong>Svizzera</strong> e <strong>Germania</strong>.</p>
<h2>I narcos albanesi alla conquista dell&#8217;Ecuador</h2>
<p>Rexhepi è unico nella maniera in cui ha saputo creare un narco-impero transnazionale interamente albanese, dalla sorgente alla foce, ma non è il solo criminale proveniente da Tirana che ha fatto fortuna a Quito. L&#8217;Ecuador, invero, negli anni recenti <a href="https://insightcrime.org/news/analysis/adriatik-tresa-albanian-mafia-ecuador/">ha scoperto di avere un problema di narcotraffico di importazione</a>: narcotraffico <em>shqiptare</em>.</p>
<p>Indagini ufficiali hanno appurato che dei 180 cittadini albanesi che hanno fatto ingresso in Ecuador nel 2018, almeno 20 sarebbero stati dei potenziali trafficanti di droga. Un lento assedio, iniziato nei primi anni 2000 e avvenuto all&#8217;ombra della corruzione dilagante e di mille altri problemi, che, negli ultimi tempi, ha rotto il silenzio e cominciato a fare rumore, rumore di pistole. La scia di sangue lasciata dal narcotrafficante shqiptare nell&#8217;insospettabile Ecuador è lunga, e qui verranno elencati soltanto alcuni degli eventi più degni di nota:</p>
<ul>
<li>Guayaquil, 11 aprile 2013. Viene ucciso a colpi di pistola il giornalista investigativo<strong> Fausto Valdiviezo</strong>, ventinove anni di carriera e fama nazionale. Movente ed esecutori permangono ignoti ancora oggi, ma le indagini hanno condotto gli inquirenti a sospettare il coinvolgimento di <strong>Adriatik Tresa</strong>, un narcotrafficante albanese approdato nel Paese nel 2011.</li>
<li>Guayaquil, maggio 2017. Alcuni sicari in moto uccidono<strong> Ilir Hidri</strong>, albanese e presunto narcotrafficante.</li>
<li>Guayaquil, novembre 2017. Un commando in Suv fa fuoco in direzione di <strong>Remzi Azemi</strong>, albanese e presunto narcotrafficante, il quale riesce a scappare e sopravvivere.</li>
<li>Guayaquil, marzo 2018. Assassini professionisti travestiti da poliziotti prelevano i coniugi Kacanic, montenegrini di nazionalità di albanese, i cui corpi (senza vita) verranno ritrovati successivamente.</li>
<li>Guayaquil, 20 novembre 2020. Il copione dei finti poliziotti (gli stessi?) viene rimesso in scena, questa volta per eliminare Tresa. L&#8217;uomo, che viveva in una lussuosa dimora nel cuore de La Aurora, la comunità chiusa più esclusiva della città, viene ucciso da un plotone composto dalle tre alle sette persone.</li>
</ul>
<p>Ma perché l&#8217;Ecuador? Le ragioni sono molteplici, dalla vaporosità delle frontiere alla permeabilità delle forze dell&#8217;ordine alla corruzione, dalla posizione geostrategica dei suoi porti al possesso di un&#8217;economia priva di meccanismi contro il riciclaggio del denaro illecito. Inoltre, la presenza di un panorama criminale decentralizzato e deterritorializzato, contrariamente a Colombia, Brasile o Messico, permette ai gruppi criminali esteri un grado di autonomia piuttosto elevato – come dimostrano Kompania Bello e i regolamenti di conti tra le varie bande albanesi operanti a Guayaquil.</p>
<p>Una cosa è sicura: la curiosa odissea del narcotraffico shqiptare trapiantato in Ecuador non è terminata con lo smantellamento di Kompania Bello né con l&#8217;esecuzione cinematografica del temibile ed enigmatico Adriatik Tresa. Nuovi Rexhepi e nuovi Tresa sorgeranno inevitabilmente perché, oramai, nelle realtà criminali di Quito e Guayaquil si parla più albanese che spagnolo.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Disincanto e incertezza per le presidenziali in Ecuador</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/disincanto-e-incertezza-per-le-presidenziali-in-ecuador.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Pezzotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2021 16:27:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/?p=306091</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="2400" height="1356" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Elezioni in Ecuador (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-1024x579.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-1536x868.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-2048x1157.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p>
<p>Il prossimo 7 febbraio in Ecuador si andrà alle urne per eleggere il presidente e i 137 membri dell’assemblea nazionale, per il periodo 2021-25, in un contesto dove l’amministrazione uscente di Lenin Moreno ha raggiunto un indice di disapprovazione del 90% da parte dei cittadini. I sondaggi mostrano che fra il 40 e il 50 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/disincanto-e-incertezza-per-le-presidenziali-in-ecuador.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2400" height="1356" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Elezioni in Ecuador (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597.jpg 2400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-300x170.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-1024x579.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-768x434.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-1536x868.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-2048x1157.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/01/Elezioni-in-Ecuador-La-Presse-e1612196841597-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 2400px) 100vw, 2400px" /></p><p>Il prossimo 7 febbraio in Ecuador si andrà alle urne per eleggere il presidente e i 137 membri dell’assemblea nazionale, per il periodo 2021-25, in un contesto dove l’amministrazione uscente di <strong>Lenin Moreno</strong> ha raggiunto un indice di disapprovazione del 90% da parte dei cittadini. I sondaggi mostrano che fra il 40 e il 50 per cento degli aventi diritto non ha ancora stabilito a chi darà il proprio voto e il 37 per cento pensa annullarlo o consegnare una scheda bianca. A questa valanga di indecisi e disillusi, risponde un <strong>numero eccezionale di aspiranti</strong>, sedici in totale, tra i quali una sola donna. La rosa annovera accoliti dell’Opus Dei e della Chiesa evangelica contrari all’aborto e la diversità delle orientazioni sessuali, eccentrici che hanno fatto comizi in uniforme militare e con mezzi blindati, portavoce di interessi petroliferi e minerari, imprenditori di vecchia e nuova generazione, e una pletora di ex ministri e prefetti. Intanto, il Consiglio nazionale elettorale (Cne) ha dovuto licenziare 570 dipendenti per mancanza di risorse.</p>
<p>La campagna è stata una delle più convulse dal ritorno alla democrazia nel 1979, dovuto a tre questioni principali, che per quanto superate, hanno lasciato agitate le acque nelle quali dovrà navigare l’esecutivo: la partecipazione dell’ex presidente <strong>Rafael Correa</strong>, in esilio in Belgio, il quale è stato inabilitato per otto anni, a causa di una sentenza per corruzione; il tentativo di frenare per vie legali il binomio <strong>Andrés Arauz</strong> e Carlos Rabascall, della <em>Unión por la Esperanza </em>(Unes), appoggiato da Correa; e la polemica cancellazione dalle liste di Álvaro Noboa, multimilionario alla sua ottava prova, per gli analisti ecuadoriani l’unica opzione capace di fermare l’Unes &#8211; si era collocato in testa al solo annuncio della sua corsa -, e che ha provocato un <strong>clima di</strong> <strong>sfiducia </strong>nel Cne.</p>
<p>L’<strong>ingerenza degli Stati Uniti </strong>rimane un nodo non risolto. Un’alleanza di muto beneficio ha permesso l’estradizione dell’ideatore di Wikileaks Julian Assange, dall’ambasciata dell’Ecuador a Londra, in cambio dell’affossamento dei reati imputati a Moreno, e ai suoi soci e famigliari. La stessa protezione viene garantita all’impresario di destra Guillermo Lasso, che si lancia per la terza volta. Considerato <strong>“l&#8217;uomo di Washington”</strong>, è a capo di un apparato di holding finanziarie, tra cui la Banca Guayaquil, e compagnie offshore, 49 nelle isole Cayman e in Florida, che attraverso operazioni di riciclaggio immobiliare, gli ha permesso di eludere gli obblighi fiscali ed esportare valuta all’estero.</p>
<p>Il panorama continua a essere caratterizzato da una<strong> propaganda contro il </strong><strong>correísmo</strong> che si teme eserciti la stessa influenza avuta da Evo Morales nella vittoria del <em>Movimiento Al Socialismo</em> in Bolivia sullo schieramento conservatore. La <a href="https://it.insideover.com/politica/la-persecuzione-politica-in-ecuador.html">persecuzione politica</a> e mediatica, che nella sua fase più acuta ha avuto anche un braccio giudiziale, si è concretata in un attacco comune e persistente di tutte le fazioni a Andrés Arauz, ex ministro di Correa. L’iconografia legata a Correa ha dovuto essere eliminata da tutte le immagini pubblicitarie della Unes e la politica ecuadoriana continua a essere incasellata nella disputa fra il correísmo e la sua antitesi. In questo scenario, la sfida per l’Unes è una <strong>vittoria al primo turno</strong>, e con un ampio margine, per evitare accuse di frode, o l’unificazione del fronte opposto.</p>
<p>Un fattore di novità proviene dal <strong>movimento indigeno Pachakutik</strong>, protagonista delle sollevazioni sociali del 2019, che avanza la candidatura di Yaku Pérez Yacambel. Nonostante la vicinanza delle posizioni, Pachakutik, che potrebbe garantire una vittoria senza discussioni, è stato restio nel suo avvicinamento all’Unes. L’alleanza non ha avuto luogo a ragione dell’esacerbazione del modello &#8220;estrattivista&#8221;, al quale Correa ha aderito durante il boom delle materie prime, e che i popoli nativi dell’Ecuador hanno osteggiato. Inoltre, il loro progetto plurinazionale, antineoliberale e anticoloniale, è nella sostanza lontano dalla matrice nazionalpopolare che oggi esprime il correísmo. Ci sarebbero, comunque, gli indizi di un dialogo su tematiche rilevanti e la rappresentanza indigena. La <strong>mobilitazione nazionale</strong> del 28 gennaio in rifiuto a Moreno, e la sua gestione economica fallimentare, che include gli ambiti della riforma delle pensioni e la privatizzazione di settori strategici dello stato, come lo sfruttamento petrolifero e minerario, la gestione dell’energia elettrica e le telecomunicazioni, e dove entrambe le forze hanno marciato, potrebbe esserne una dimostrazione.</p>
<p>In realtà, solo tre progetti hanno reali possibilità numeriche di arrivare alla meta, o almeno al secondo turno: quello del correísta Andrés Arauz, quello indigenista di Yaku Pérez Guartambel, e quello di Guillermo Lasso. Gli altri non superano il 2 per cento e, nemmeno, dimostrano volontà di creare alleanze o ritirarsi.</p>
<p>A dispetto del consenso, tuttavia, non sono basate su piattaforme realiste e compongono un <strong>quadro disarticolato</strong>. Sebbene i dati della Banca Mondiale indichino l’Ecuador come la terza economia della regione con maggiore decrescita nel 2020, molte proposte peccano di pericoloso <strong>demagogismo</strong>, e sono prive di stanziamenti, dal reddito di cittadinanza di mille dollari per un milione di persone di Arauz, passando per la legalizzazione del porto d’armi nelle zone rurali di Lasso, fino ai sussidi per i combustibili di Pérez. Tutti hanno promesso la riduzione delle tasse, l’immunizzazione al Covid-19 universale senza costo, la modernizzazione del sistema di salute, e internet gratuito.</p>
<p>A pochi giorni dal suffragio, Arauz denuncia manovre del governo in carica per ritardare le elezioni e impedire la convocazione dei cittadini residenti all’estero, chiamando gli <strong>osservatori internazionali</strong> alla vigilanza. Arauz è il favorito con il 37.4% delle intenzioni di voto e il 49.4% delle preferenze raccolte da una inchiesta posteriore alle tribune televisive di <em>Comunicaliza</em>. Gli avversari Lasso e Pérez restano al di sotto del 13 per cento. Il seguitore meglio posizionato è bloccato sul 6.</p>
<p>L’asse del dibattito è stata la dicotomia tra uno schema neoliberale, fondato sulla riduzione dell’intervento dello stato, compresa l’educazione, e le privatizzazioni, e la sua critica, con al centro la protezione sociale dei cittadini, la riduzione della povertà e l’esclusione. Ciò che preoccupa la popolazione è la mancanza di opportunità lavorative e la <strong>disoccupazione</strong> per il 27.3 per cento degli intervistati; una cifra superiore ai timori della pandemia che si assestano al 19.9 per cento. Ma le soluzioni non appaiono efficaci o convincenti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/disincanto-e-incertezza-per-le-presidenziali-in-ecuador.html">Disincanto e incertezza per le presidenziali in Ecuador</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il grande gioco in Ecuador</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/il-grande-gioco-in-ecuador.html</link>
		
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 04:00:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Parlare del Sudamerica ha spesso significato raccontare i movimenti del mondo con la quasi certezza che ogni sua contrazione, per quanto piccola e contenuta, sia in realtà il sintomo di un malessere cosmico dell’uomo. Se il continente sudamericano è la faccia dalla quale si percepiscono le espressioni dello Spirito del Tempo, allora l’Ecuador è il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/il-grande-gioco-in-ecuador.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/il-grande-gioco-in-ecuador.html">Il grande gioco in Ecuador</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><div
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                    Il grande gioco in Ecuador
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                        Parlare del Sudamerica ha spesso significato raccontare i movimenti del mondo con la quasi certezza che ogni sua contrazione, per quanto piccola e contenuta, sia in realtà il sintomo di un malessere cosmico dell’uomo. Se il continente sudamericano è la&#8230;
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        <p><span style="font-weight: 400;">Parlare del Sudamerica ha spesso significato raccontare i movimenti del mondo con la quasi certezza che ogni sua contrazione, per quanto piccola e contenuta, sia in realtà il sintomo di un malessere cosmico dell’uomo. Se il continente sudamericano è la faccia dalla quale si percepiscono le espressioni dello Spirito del Tempo, allora l’Ecuador è il suo neo più pronunciato. Un’escrescenza così piccola eppure così significativa, un laboratorio sociale complesso e frastagliato. Le violente manifestazioni dello scorso ottobre, con 7 morti e 1340 feriti, non delineano solo momenti di lotta contro qualcosa, ma rappresentano un momento di riflessione universale sugli esili equilibri sociali su cui è costruito un mondo fatto di modelli economici iniqui e conformismo culturale. Le proteste in Ecuador sono iniziate il 3 ottobre, quando il governo ha approvato un insieme di misure economiche conosciute in Sudamerica come il “<i>paquetazo</i>”. </span></p><p>&nbsp;</p><p>&nbsp;</p>
    </div>
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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-280889" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/2_Militare-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Palacio del Gobierno circondato da militari e fino spinato.  La tensione è alta nonostante le festività natalizie. Quito, 2019</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Tra queste il decreto 883 del presidente Lenin Moreno, che determinava la fine dei decennali sussidi statali sul carburante. Questo pacchetto seguiva le richieste di </span><i><span style="font-weight: 400;">austerity</span></i><span style="font-weight: 400;"> del Fondo monetario internazionale (Fmi) come condizione per rientrare del prestito di 4.2 miliardi, contratto da Moreno nel 2018. </span><span style="font-weight: 400;">Come mai un Paese ricco di petrolio è costretto a chiedere un prestito?</span></p>
<figure id="attachment_280891" aria-describedby="caption-attachment-280891" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-scaled.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-280891 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/6_Pozzo-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-280891" class="wp-caption-text">L’Ecuador ricava circa il 50% del suo PIL dalla commercializzazione de “el crudo”, cioè del petrolio grezzo. La sua scoperta, nel nord del Paese, risale al 1941, quando il Perù lo invase per appropriarsi dei pozzi. Da allora l’Ecuador è riuscito a riconquistare i giacimenti, anche se ancora non è in grado di raffinare il suo stesso petrolio grezzo: si affida al Perù pagandogli la stecca. Via Auca, 2019</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">L’accusa al presidente è di essersi allontanato dalle linee guida della precedente amministrazione socialista di Rafael Correa, del quale Moreno era vicepresidente. La sua svolta neoliberista è stata percepita dalle città più grandi e turistiche come un’apertura importante a investimenti esteri. Al contrario, le periferie e le campagne, che non beneficiano direttamente del turismo, hanno subito espropriazioni a causa delle estrazioni. Nei giorni delle manifestazioni, le comunità e gli studenti, aiutati da volontari locali, hanno creato dei presidi permanenti occupando le università e </span><i><span style="font-weight: 400;">La Casa de la Cultura</span></i><span style="font-weight: 400;">. Il 9 ottobre, a soli 900 metri da quest’ultima, i manifestanti irrompono nell’Assemblea Nazionale al grido di “Moreno vattene”.</span></p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-280897" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-768x535.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/LP_11049524-2048x1428.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Una guardia Waorani davanti alla polizia fuori dalla Corte Costituzionale a Quito, Ecuador, febbraio 2020. I Waorani e i Cofan chiedono alla corte di emettere una sentenza che protegga il loro diritto a vivere senza sfruttamento minerario e petrolifero delle loro terre nella foresta pluviale amazzonica.  AP Foto/Dolores Ochoa</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Mentre i media internazionali osannavano la rivolta degli indigeni come un movimento di classe contro il governo dei poteri forti, c’è chi racconta la vicenda in altri termini. Secondo alcuni giornalisti, come ad esempio Álvaro Vargas Llosa, editorialista del </span><i><span style="font-weight: 400;">Washington Post, </span></i><span style="font-weight: 400;">gli indigeni sono stati strumentalizzati. Ad essere sotto accusa è la Conaie, la più grande associazione di rappresentanza degli indigeni dell’Ecuador. È stata la potente Conaie a chiamare in massa gli indigeni a Quito. L’aumento del prezzo del carburante sarebbe stato solo un pretesto per manifestare contro la svolta neoliberale di Moreno e per chiedere più diritti. È interessante riportare a questo punto il dato sulla libertà personale e sui diritti in Ecuador di</span><a href="https://www.hrw.org/world-report/2019/country-chapters/ecuador"> <span style="font-weight: 400;">Human Rights Watch</span></a><span style="font-weight: 400;">, che indica la presidenza di Moreno come il punto di svolta verso una società e una stampa più libera e indipendente.</span></p>
<figure id="attachment_280894" aria-describedby="caption-attachment-280894" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-scaled.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-280894 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/1_Quito-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-280894" class="wp-caption-text">La crisi economica che ha investito la città di Quito ha incrementato &#8220;el trabajo sexual&#8221; nel centro storico dove le donne aspettano sotto il sole ecuadoriano per ore pur di trovare &#8220;clientes&#8221;. Quito, 2019</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Un altro pezzo del mosaico è da cercare nella struttura sociale e culturale del Paese. In Ecuador convivono varie etnie indigene che sono inquadrate come minoranze, pur contando assieme il 53% della popolazione. Alcune di queste sono gli Achuar, i Shuar, i Kichwa, gli Otavalos e i Waorani, a cui viene riconosciuto un ruolo culturale centrale: a loro si riconosce la potestà della terra e per questo godono di un’aura ieratica. Eppure </span><i><span style="font-weight: 400;">los indígenas</span></i><span style="font-weight: 400;"> sono quelli che abitano le periferie, i campi, sono i più poveri e gli ultimi, sono gli esclusi della globalizzazione. Per loro sembra non esserci spazio nel nuovo Ecuador.</span></p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-280895" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/10_Huare-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Huare è il fratello maggiore. A scuola impara lo spagnolo mentre la lingua parlata a casa rimane quella Waorani. A casa sua non lavora nessuno, neanche i giovani “scolarizzati”, dato che le compagnie petrolifere li pagano per non farlo.  Si tratta di una forma di assistenzialismo corruttiva e perniciosa, che ha già sortito i suoi effetti. Infatti il sogno più ambito tra i giovani Waorani è quello di poter lavorare per le compagnie petrolifere e guidare uno di quei grandi camion che passano di continuo sulla via Auca.  Río Shiripuno, 2019
</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Miguel Ángel è un attivista di discendenza Otavalos che ha preso parte alle manifestazioni di ottobre: </span><i><span style="font-weight: 400;">“</span></i><span style="font-weight: 400;">Mentre sotto la sede del governo c’erano le cariche della polizia, a meno di due isolati la gente andava al centro commerciale, beveva caffè e fumava la pipa come se nulla fosse. Lì ci siamo resi conto che i nostri problemi non interessavano al nostro Paese”. </span><span style="font-weight: 400;">C’è un forte senso di frustrazione tra i manifestanti indigeni, dovuto principalmente al realizzare che, repentinamente, si sta giocando un Risiko sulle loro teste. “Entrambi i Presidenti (Correa e Moreno) hanno venduto il Paese agli stranieri. Il nostro oro verde era il mais e ora ci troviamo con PetrolChina che sfrutta i nostri giacimenti”.</span></p>
<figure id="attachment_280892" aria-describedby="caption-attachment-280892" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-scaled.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-280892 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/7_Pipes-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-280892" class="wp-caption-text">Ci sono migliaia di chilometri di tubi che percorrono tutto il nord del paese e che passano attraverso la foresta Amazzonica fino ad arrivare alla costa e al Perù. Nelle periferie si è sedimentato un intenso livore attorno allo sfruttamento del petrolio che aumenta all’avvicinarsi dei blocchi estrattivi.  ​Via Auca, 2019</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Le manifestazioni di ottobre sono solo la punta dell’iceberg. Infatti, l’ultimo pezzo del mosaico, forse l’apicale, è da individuare nel rapporto degli ecuadoriani con la loro maggior risorsa: il petrolio. Basta passare qualche tempo tra la gente per rendersi conto di esser di fronte a una sindrome di Stoccolma collettiva, dove tutti hanno un rapporto di dipendenza psicologica con l’oro nero. Dalla commercializzazione de “</span><i><span style="font-weight: 400;">el crudo</span></i><span style="font-weight: 400;">”, cioè del petrolio grezzo, l’Ecuador ricava circa il 50% del suo Pil. </span></p>

    </div>
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                                    <a class="d-flex align-items-center justify-content-between" href="https://it.insideover.com/un-grande-anno-insieme">
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    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Da Coca si entra in quello che è oggi il parco dello Yasuní. Qui il turismo è oro, come lo è il petrolio. La via Auca percorre perpendicolarmente la giungla e sembra una cicatrice nel verde della foresta pluviale. La strada è intervallata da chiese e piccoli agglomerati urbani, dove vivono i lavoratori dei pozzi, quasi tutti di etnia Shuar. Di continuo transitano autocisterne che creano una piccola economia di passaggio. Sui cigli spuntano minuscoli supermercati che vendono Coca-Cola e altri prodotti importati dagli Stati Uniti.</span></p>
<figure id="attachment_280916" aria-describedby="caption-attachment-280916" style="width: 1024px" class="wp-caption aligncenter"><a href="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-scaled.jpg"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-280916 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-1024x683.jpg" alt="" width="1024" height="683" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/9_Huare-Dawa-e-Gaba-junior-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a><figcaption id="caption-attachment-280916" class="wp-caption-text">Huare, Dawa e Gaba junior, appartenenti alla comunità Waorani, mentre giocano nel fiume vicino al villaggio. La loro scuola dista circa due ore di barca.  ​Río Shiripuno, 2019</figcaption></figure>

    </div>
</div><div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">La famiglia di Gaba vive sulla costa destra del fiume Shiripune, nella foresta amazzonica, a cinque ore di barca dall’ultimo centro abitato. La lingua parlata è il </span><i><span style="font-weight: 400;">Sabela</span></i><span style="font-weight: 400;">, una lingua non scritta forse più antica del latino. Un suo nipote, Nenkerey, che parla spagnolo, dice che Gaba va pazzo per la Coca-Cola.</span></p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-280896" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/12_Curaro-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Non tutti i Waorani hanno accettato il contatto. Un gruppo, quello di Tagae, si è addentrato nella giungla ed è rimasto isolato. I Tagaeri sono stati chiamati le “patas coloradas” (gambe rosse) e tutti li temono. 
Qui Gaba mentre prepara il curaro, un estratto vegetale preparato a partire da varie piante della foresta amazzonica, utilizzato dagli indigeni come veleno da freccia.  Río Shiripuno, 2019

</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Nel 2019 un tribunale dell’Ecuador ha confermato una sentenza che impedisce al governo di vendere terreni nella foresta pluviale alle compagnie petrolifere. Una mossa che gli attivisti hanno definito una vittoria storica per la tribù indigena Waorani che vive lì da sempre. Ma nonostante la sentenza, il presidente Moreno sta spingendo per aprire più foresta pluviale e sviluppare le sue riserve di petrolio e gas, nella manifesta speranza di risanare l’economia e ridurre l’elevato deficit fiscale e debito estero. Gli attivisti sono convinti che dietro ci siano forti pressioni del Fmi e degli Stati Uniti che cercano di togliere il controllo dei pozzi alle multinazionali cinesi.</span></p>

    </div>
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    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-280899" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/3_Marta-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Marta non è mai uscita dalla sua città dove restaura figure religiose. Il 95 % della popolazione in Ecuador è di religione cattolica. Mentre gli indigeni, per quanto dichiarano di essere cattolici, tendono a fondere il cattolicesimo con le credenze tradizionali. Otavalo, 2019</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Sono in gioco poteri molto grandi e forse incomprensibili per gli abitanti della foresta pluviale. Solo a metter piede in questo piccolo, ricco lembo di terra ci si rende conto dell’invadenza molesta del mondo esterno, con le sue pretese e i suoi interessi. Un mondo vizioso, che ha già contaminato la materia e lo spirito. Un mondo che non si fa domande e penetra con le sue armi più seducenti, cha vanno dalla Coca-Cola al Padre Nostro.</span></p>

    </div>
</div>    
    <figure class="wp-block-image is-style-full-content"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-scaled.jpg" alt="" class="wp-image-280900" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/06/4_Marta-II-2048x1366.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /><figcaption>Marta non è mai uscita dalla sua città dove restaura figure religiose. Il 95 % della popolazione in Ecuador è di religione cattolica. Mentre gli indigeni, per quanto dichiarano di essere cattolici, tendono a fondere il cattolicesimo con le credenze tradizionali. Otavalo, 2019</figcaption></figure>
    <div class="special-container">
    <div class="special-container__content primary-color">
        <p><span style="font-weight: 400;">Tutto il Sud America è una polveriera con la miccia innescata, basti citare i tumulti in Cile, Venezuela, Bolivia o Argentina. Da un certo punto di vista è un continente simile all’Africa, dove potenze neo-coloniali e commerciali non si fanno scrupolo alcuno a calpestare governi, a ledere diritti acquisiti e individuali, anche solo per questioni geo-economiche e geopolitiche. </span></p>

    </div>
</div><div class="bottom-page">
    <div class="bottom-page-content text-center d-flex justify-content-center flex-column">
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                            Testo e foto
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                                    Giuseppe De Lauri
                                </a>
                                                                                                                <a class="authors__link" href="https://it.insideover.com/autore/margherita-teodori">
                                    Margherita Teodori
                                </a>
                                                                        </div>
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		<title>Covid-19, Ecuador al collasso: corpi bruciati in strada</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/covid-19-ecuador-al-collasso-corpi-bruciati-in-strada.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giovanni Giacalone]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2020 13:52:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-Ecuador.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Coronavirus in Ecuador (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-Ecuador.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-Ecuador-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-Ecuador-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-Ecuador-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L’Ecuador in piena emergenza da Covid-19 è al collasso e in particolare Guayaquil, città di più di tre milioni di abitanti sulla costa del Pacifico. Le scene diffuse su web e sui social sono a dir poco agghiaccianti: gente che trascina corpi di familiari deceduti, avvolti in sacchi di plastica, fuori dalle abitazioni per lasciarli in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/covid-19-ecuador-al-collasso-corpi-bruciati-in-strada.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-Ecuador.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Coronavirus in Ecuador (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-Ecuador.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-Ecuador-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-Ecuador-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/04/Coronavirus-Ecuador-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L’<strong>Ecuador </strong>in piena emergenza da<strong> Covid-19 </strong>è al collasso e in particolare <strong>Guayaquil</strong>, città di più di tre milioni di abitanti sulla costa del Pacifico. Le scene diffuse su web e sui social sono a dir poco agghiaccianti: gente che trascina corpi di <strong>familiari deceduti</strong>, avvolti in sacchi di plastica, fuori dalle abitazioni per lasciarli in strada nella speranza che la polizia li porti via. In certi casi i cadaveri restano all&#8217;interno delle abitazioni anche per quattro o cinque giorni a causa del collasso del sistema funerario. In altri, i corpi vengono <strong>dati alle fiamme</strong> in mezzo alla strada per cercare di disinfettare la zona dal virus o semplicemente gettati nell&#8217;immondizia, pur di cercare di evitare la contaminazione in casa. Gli obitori sono strapieni, le ambulanze non ci sono e gli ospedali sono al collasso. Intanto in diverse zone della città vengono segnalate<strong> fosse comuni</strong> per gettare i corpi. Ai morti da Covid-19 vanno ad aggiungersi anche i decessi per altre patologie, ma oramai è diventato difficilissimo persino distinguerli, in una situazione da girone dantesco dove i morti non si contano neanche più.</p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Coronavirus Guayaquil MUERTOS QUEDAN EN LAS CALLES de la ciudad portuaria de Ecuador por covid-19" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/5QHgqETq8Mg?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
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<p>Terrificante la testimonianza di Jésica Castañeda, rilasciata alla <em><a href="https://www.bbc.com/portuguese/internacional-52129845">BBC Mundo</a></em>: &#8220;Mio zio è morto il 28 marzo e nessuno è venuto ad aiutarci. Gli ospedali ci hanno detto che non avevano più barelle e lui è deceduto a casa. Il corpo è ancora lì, a letto, perché nessuno può toccarlo&#8221;. E ancora un&#8217;altra: &#8220;Il clima qui rende il livello di decomposizione dei cadaveri più veloce che in altre parti del Paese. Ho sentito parlare del caso di un defunto nella sua camera da letto i cui parenti hanno portato il corpo sul materasso direttamente sul marciapiede&#8221;. Sono già 300 i cadaveri recuperati in queste condizioni.</p>
<p>Allo stato attuale in Ecuador si registrano 3.163 casi di positivi al Covid-19, la maggior parte dei quali proprio a Guayaquil, ma i numeri sono relativi, visto che moltissimi pazienti non vengono nemmeno controllati. Difficilissimo fare poi una stima dei morti; fonti ufficiali parlano di 120 decessi, ma è difficile credere che il sistema funerario sia collassato per un numero del genere. Del resto, diverse Ong della regione di Guayas hanno già <a href="https://www.youtube.com/watch?v=mEl7y6oFYk8">denunciato</a> l&#8217;occultamento del numero di morti da parte delle autorità, richiedendo l&#8217;intervento dell&#8217;Organizzazione mondiale della sanità affinché vengano fatte ispezioni.</p>
<p>Durissima la sindaca di Guayaquil, Cynthia Viteri (risultata positiva al Covid-19) che ha attaccato pesantemente il governo ecuadoriano per il fatto che nessuno vuole raccogliere i cadaveri nel timore di venire contagiato. Lo scorso 30 marzo il comandante della Marina nazionale, Darwin Jarrin, ha assunto il coordinamento di esercito e polizia per la provincia di Guayas ed ha assicurato che entro giovedì 2 aprile tutti i morti sarebbero stati sepolti a Guayaquil, ma la situazione ad oggi resta ancora caotica.</p>
<p>Il primo caso di Covid-19 in Ecuador era stato <a href="https://www.ngenespanol.com/el-mundo/ecuador-confirma-su-primer-caso-de-coronavirus/">registrato</a> lo scorso 29 febbraio: una donna asintomatica arrivata dalla Spagna quindici giorni prima. Il 15 marzo il governo decretava lo stato di emergenza sanitaria in tutto il Paese, con quarantena dal 17 marzo. Attualmente è inoltre attuato un coprifuoco dalle ore 14 alle 5 di mattina.</p>
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Calles de Ecuador se LLENAN de CADÁVERES por crisis de Covid-19" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/ZN-mNFX_9m8?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
<p><script>ga("set", "video_embed", "youtube_ZN-mNFX_9m8");</script></p>
<p>Lo scorso 18 marzo, inoltre, la polizia di Guayaquil aveva tentato di impedire a un volo della Iberia, partito da Madrid, di atterrare all&#8217;aeroporto facendo occupare la pista da auto della polizia metropolitana e del Comune guayaquileno come riportato, con tanto di video, <a href="https://video.corriere.it/esteri/coronavirus-auto-pista-impedire-l-atterraggio-all-aereo-madrid/22967572-69fa-11ea-a8a1-df48c20e9d2e" target="_blank" rel="noopener">dal <em>Corriere della Sera</em></a>.</p>
<p>Il 13 marzo il quotidiano ecuadoriano <em>Diario Extra </em>aveva pubblicato un <a href="https://www.pressreader.com/ecuador/diario-extra/20200313/282265257497465">articolo</a> dal titolo piuttosto inopportuno per raccontare il decesso di una signora 66enne cittadina dell&#8217;Ecuador deceduta vicino Milano a causa del Covid-19: &#8220;Muriò en la tierra de la peste&#8221; (E&#8217; morta nella terra della peste), riferendosi all&#8217;Italia. Purtroppo oggi anche l&#8217;Ecuador è diventato terra di peste. Il messaggio deve essere chiaro: il Covid-19 è un nemico globale che può colpire chiunque e ovunque, sono dunque necessarie solidarietà e collaborazione a livello globale contro il nemico invisibile comune.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/covid-19-ecuador-al-collasso-corpi-bruciati-in-strada.html">Covid-19, Ecuador al collasso: corpi bruciati in strada</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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