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	<title>Campania Archives - InsideOver</title>
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	<title>Campania Archives - InsideOver</title>
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		<title>Io lo conoscevo bene: L&#8217;ascesa di Roberto Fico come autobiografia del nazional-populismo meridionale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/io-lo-conoscevo-bene-lascesa-di-roberto-fico-come-autobiografia-del-nazional-populismo-meridionale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 13:47:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="roberto fico" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Nella parabola del neo-governatore della Campania si ritrova anche l'autobiografia della rivolta collettiva anti-sistema meridionale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/io-lo-conoscevo-bene-lascesa-di-roberto-fico-come-autobiografia-del-nazional-populismo-meridionale.html">Io lo conoscevo bene: L&#8217;ascesa di Roberto Fico come autobiografia del nazional-populismo meridionale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="roberto fico" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/roberto-fico-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>È allo Shekinà, un modesto centro pastorale per giovani nel cuore trafficato del Vomero, che ha inizio l&#8217;ascesa politica di <a href="https://it.insideover.com/persone/roberto-fico">Roberto Fico</a>. È&nbsp;lì che l&#8217;ho incontrato per la prima volta quasi vent&#8217;anni fa, in una comunione di disagi che riguardava lui &#8211; trentenne un po&#8217; asceta, in sandali francescani, barba da filosofo greco, t-shirt anonima &#8211; e noi di un gruppo di street art anticamorra che pendeva dalle labbra di <strong>Roberto Saviano</strong>. Nessuno immaginava che in quel sottoscala napoletano, con pavimenti in graniglia, frequentato dalla piccola borghesia smarrita nel bipolarismo, si sarebbe formato <strong>uno dei volti nazionali del Movimento 5 Stelle, fino a presiedere la Camera dei deputati e poi governare la Campania.<br></strong><br>A vederlo allora – sorridente, ottimista, eloquio fluido, sguardo sempre attento – sembrava piuttosto uno dei tanti militanti che popolavano la città fra il 2005 e il 2007, nel periodo in cui la politica italiana provava a reinventarsi soprattutto fuori dai partiti. E il capoluogo campano, orfana di un Pci lì fortissimo e di Bagnoli, con un bassolinismo già in crisi da parecchio, era il laboratorio perfetto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I meetup prima che esistesse &#8220;il Movimento&#8221;</h2>



<p>La storia personale e politica di Fico comincia lì, ed è impossibile distinguerla dalla vicenda dei <em>meetup</em>: la piattaforma nata per la campagna di <strong>Howard Dean</strong> nelle primarie democratiche del 2003, poi importata in Italia e fatta conoscere dal blog di Beppe Grillo.</p>



<p>A Napoli il gruppo prese forma nel 2005, e Fico ne diventa subito il volto più riconoscibile. Nei primi anni raccontava di sé come organizzatore della piattaforma, e attorno alla coppia Grillo–Casaleggio il meetup partenopeo diventò uno dei più grandi del Paese. <strong>La città viveva già allora la lunga crisi dei rifiuti e del servizio idrico</strong>, e la retorica della “politica dal basso” trovava terreno fertilissimo, e in piazza Dante gli attivisti simulavano Consigli comunali improvvisati per coinvolgere i passanti.</p>



<p>In quell’ambiente, per molti versi pionieristico, ci muovevamo anche noi: piccoli gruppi di studenti, artisti, aspiranti militanti che passavano le notti ad attaccare poster con slogan pro-legalità, piuttosto velleitari, con colle fatte in casa, convincendoci di costruire qualcosa di nuovo e non riconducibile alla politica tradizionale. Fu così che un’amica &#8211; credo studentessa di Medicina, genitori anche piuttosto importanti &#8211; ci mise in contatto con Fico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un incontro sul terrazzo</h2>



<p>Ricordo con precisione il terrazzo del mio amico d&#8217;infanzia Fabrizio, nel centro storico, la luce delle undici di sera e un secchio di colla ancora caldo. Fico arrivò in jeans e camicia, con la calma di chi sa adattarsi a qualunque contesto. Gli offrimmo del succo alla pesca e <strong>lui ci parlò soprattutto di rifiuti, del sistema di potere del centrosinistra</strong> e delle nuove forme di partecipazione possibili con il Blog. Era un classico grillino ortodosso e anticasta, un bel po&#8217; lontano dall&#8217;alleanza con Mastella, Renzi, e Cesaro.</p>



<p>Non avevamo ancora capito che quella naturale determinazione, che a noi sembrava quasi fuori posto, era la cifra del suo carattere politico. Per un po’ cercammo di incrociare i nostri percorsi: noi con il nostro attivismo occasionale e un po’ improvvisato, lui già focalizzato su Roma. <strong>Alla fine fu lui a proseguire, mentre noi, semplicemente, smettemmo.</strong> La differenza tra volontarismo performativo e carriera politica &#8211; lo avremmo compreso dopo &#8211; stava tutta i.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La crescita di un leader locale</h3>



<p>Nel frattempo il meetup di Napoli cresceva rapidamente. Fico e i suoi si opponevano a qualunque forma di lista civica: un tabù che sarebbe durato fino alla grande rottura del 2011, quando l’assemblea del gruppo voleva appoggiare <strong>Luigi de Magistris</strong>, ma Grillo e Casaleggio imposero il veto. Quella decisione aprì una frattura: molti attivisti se ne andarono convinti che la “democrazia diretta” fosse un’illusione, mentre <strong>Fico si candidò comunque a sindaco con i 5 Stelle</strong>. Un cambio di linea improvviso, che già allora mostrava il peso della struttura nazionale sul gruppo napoletano.</p>



<p>A Pomigliano intanto emersero altri attori, soprattutto <strong>Luigi Di Maio</strong>: i due diventarono presto i poli opposti del movimento campano. Fico incarnava la sensibilità più “di sinistra”, attenta ai beni comuni e agli attivismi sociali; Di Maio quella più centrista e negoziatrice. Ma alle politiche del 2013 fu l’intero Movimento a cavalcare un’onda nazionale: in Campania superò il 23 per cento e inaugurò una lunga stagione di candidature e ricambi interni che allontaneranno molti dei fondatori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le contraddizioni del successo</h2>



<p>Il 2016, l’anno delle amministrative, fu un punto di svolta: la sindaca di Quarto, <strong>Rosa Capuozzo</strong>, eletta in un territorio difficile, venne espulsa dal direttorio. Era l’epoca di “onestà, onestà”, ma l’episodio provocò tensioni interne e molte uscite, fra cui quella di Paola Nugnes, storica attivista vicina a Fico.</p>



<p>Il successo del 2018 fu però il vero terremoto politico: in Campania il Movimento superò il 50 per cento. <strong>Roberto Fico divenne presidente della Camera</strong>, promettendo di calendarizzare la legge sull’acqua pubblica, simbolo delle battaglie dei comitati. La legge si arenò, ed è lì che si spezzò il legame più identitario della sua carriera politica: quello con il mondo dei beni comuni.</p>



<p>Negli stessi anni il rapporto con <strong>Vincenzo De Luca</strong> &#8211; da nemico pubblico &#8211; cambiò radicalmente. Dopo anni di opposizione durissima, nel 2020 la strategia nazionale del Conte II impose tregua e collaborazione. Nel 2021 alle comunali i 5 Stelle appoggiarono Gaetano Manfredi, con una coalizione di centrosinistra che incluse liste vicine a De Luca. Per Napoli, dove tutto era iniziato come antagonismo ai partiti, fu l’ennesima trasformazione. Prendeva forma la neutralità tattica.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una parabola meridionale</h3>



<p>La storia politica di Roberto Fico si sovrappone quasi perfettamente a quella del Movimento 5 Stelle nel Mezzogiorno, dunque: una miscela di rabbia civica, pulsioni populiste, richiami alla legalità e al moralismo e improvvisi adattamenti alle convenienze nazionali. È, in un certo senso, <strong>l’autobiografia collettiva della rivolta anti-sistema meridionale</strong>, la rivolta del concreto contro l’astratto, della quotidianità contro un’idea di politica astratta. È una storia che per molto tempo è sfuggita a buona parte degli osservatori dello spazio pubblico &#8211; incluso chi scrive &#8211; perché si collocava fuori dai codici tradizionali della &#8220;competenza&#8221;.</p>



<p>Quella stagione è stata molto caotica e ha avuto costi politici e amministrativi piuttosto evidenti, ma ha svolto una funzione importante nella democrazia italiana: ha provato a ricucire lo strappo tra mondo concreto e astratto ridando speranza, per qualche tempo, a cittadini rimasti inascoltati, contribuendo in parte alla loro legittimazione nello spazio pubblico. Anche per questo, dal tramonto del “primo” M5S &#8211; quello più movimentista, identitario e anti-istituzionale dei <em>meetup</em> &#8211; è arrivata un’astensione mai così alta, superiore al 50 per cento: <strong>un segnale di disillusione,</strong> ma anche del fatto che quel canale di sfogo, a un certo punto, si era esaurito.</p>
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		<title>Francesco “Sandokan” Schiavone, sarà vero pentimento?</title>
		<link>https://it.insideover.com/criminalita/francesco-sandokan-schiavone-sara-vero-pentimento.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Criminalità]]></category>
		<category><![CDATA[clan dei Casalesi]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1228" height="968" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407200409817_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_308320.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407200409817_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_308320.jpg 1228w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407200409817_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_308320-600x473.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407200409817_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_308320-300x236.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407200409817_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_308320-1024x807.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240407200409817_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_308320-768x605.jpg 768w" sizes="(max-width: 1228px) 100vw, 1228px" /></p>
<p>Dopo 26 anni di 41bis il boss Francesco Schiavone decide di pentirsi. Sarà realmente utile alla magistratura o è solo calcolo personale?</p>
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<p>Come un fulmine a ciel sereno, la storia delle mafie italiane si arricchisce di un nuovo, inaspettato capitolo. È infatti notizia recente che il leader del clan dei Casalesi, Francesco Schiavone detto “Sandokan”, abbia deciso di collaborare con la giustizia, a valle di 26 anni di carcere scontati sotto regime di 41 bis. Considerato uno degli ultimi irriducibili boss sempre contrario all’idea del cosiddetto “pentimento”, Sandokan ha dichiarato che aiuterà le autorità giudiziarie con informazioni rimaste in suo possesso per tutti questi anni. Per quanto in un primo momento la notizia possa sembrare di buon auspicio nell’ottica di porre luce su numerosi angoli oscuri della storia recente italiana, il cambio di rotta di Schiavone potrebbe essere meno limpido di quanto i media nostrani mostrino, specie per un criminale di siffatta carriera.</p>



<p>Nato nel 1954 da una famiglia di imprenditori agricoli, Francesco Schiavone inizia sin da giovanissimo ad orbitare attorno ai clan di Casal di Principe. Nei primi anni ’80 insieme al cugino Carmine entra dentro la Nuova Famiglia, sotto i boss Antonio Bardellino e Mario Iovine. Qui avviene la vera svolta, con Sandokan che arriva a diventare uno dei membri di spicco del clan e ad accentrare su di sè sempre maggior potere. L’occasione d’oro gli viene posta a seguito di una faida tra lo stesso Iovine e Bardellino, i quali si scontreranno poichè il fratello di Iovine è sospettato essere un informatore dei Carabinieri. La vicenda si concluderà con la presunta morte di Bardellino in Brasile nel 1988 (il corpo non verrà mai trovato) e l’incoronazione ai vertici del clan di Mario Iovine e Francesco Schiavone.</p>



<p>La diarchia tuttavia avrà vita breve. Infatti Iovine verrà ucciso in Portogallo nel 1991 a seguito di un’ulteriore faida interna al clan, rendendo Sandokan de facto il leader incontrastato dei Casalesi. Una volta consolidato il suo dominio sull’organizzazione, Schiavone tuttavia deve iniziare a difendersi contro un altro nemico ben più determinato: lo Stato Italiano. Siamo infatti negli anni ’90, dove la lotta alla mafia viene vista come una priorità nazionale. Sicuramente per la Sicilia, ma anche per altre regioni, Campania inclusa. Nel 1993 Carmine Schiavone, cugino di Francesco, decide di diventare un collaboratore di giustizia, portando ad ingenti sequestri da parte della magistratura di aziende, beni immobili, conti bancari, bar, ristoranti ed imbarcazioni. Le attività illegali del clan (estorsioni, traffico di droga, traffico di rifiuti) e quelle “pilotate” (gli appalti pubblici) avevano portato nel corso dei decenni ai Casalesi ingenti somme. Somme che ancora oggi si ritengono non essere state scalfite nella loro grande parte dalla magistratura italiana. Ed è proprio qui che la decisione di Schiavone potrebbe diventare cruciale.</p>



<p>Da quanto è stato arrestato l’11 luglio del 1998, Francesco Schiavone ha sempre affermato apertamente di non voler collaborare con la giustizia. Che sia stato per durezza del proprio carattere, per fedeltà al proprio clan o per coprire i propri familiari, affiliati e soci, non è dato saperlo. Il fatto che abbia deciso di farlo dopo 26 anni di carcere duro al 41 bis sicuramente desta delle domande, alle quali tuttavia oggi è molto difficile dare certezza. Un primo indizio potrebbe essere lo stato di salute del boss. Infatti <a href="https://www.ilriformista.it/chi-e-francesco-sandokan-schiavone-il-pentimento-la-malattia-i-sette-figli-larresto-nel-bunker-e-il-precedente-di-iovine-415143/">Schiavone sarebbe affetto da cancro</a> e sarebbe stato spostato recentemente dal carcere di Parma dove si trovava in precedenza per essere curato.</p>



<p>Ad oggi è previsto che Schiavone venga sentito per <a href="https://www.ilsud24.it/2024/04/02/francesco-schiavone-sandokan-prime-dichiarazioni-da-pentito/">due volte a settimana per 6 mesi</a>, in maniera da rivelare il maggior numero di informazioni possibili in merito alle sue attività criminali. La lista delle cose da dire è sicuramente molto lunga: la gestione degli appalti pubblici, i dettagli del traffico di rifiuti, l’ubicazione delle ricchezze del clan, nonchè i vari contatti intrattenuti con la politica. Questi ultimi in particolare sarebbero molto interessanti per la Magistratura, visti i rapporti comprovati con il Sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, <a href="https://www.ilmattino.it/caserta/nicola_cosentino_processo_cassazione_ultime_notizie_oggi-7368941.html">condannato nell’aprile 2023 in via definitiva a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa</a>. Non è quindi da escludere che vi siano ancora altri collaboratori del clan che non abbiano subito la stessa sorte del Sottosegretario ma che potrebbero essere in pericolo a valle delle dichiarazioni di Schiavone.</p>



<p>Che quello di Sandokan sia un vero pentimento o meno, lo scopriremo nei prossimi mesi. Chiamato così perchè molto simile all’attore Kabir Bedi, forse le rivelazioni di Schiavone si riveleranno esse stesse una grande messa in scena, un grande nulla con un pizzico di zucchero, strumentale a garantire un miglioramento delle proprie condizioni carcerarie, o quelle dei propri familiari, o ancora a proteggere membri della propria famiglia e del clan ancora al di fuori del carcere. Se le sue rivelazioni cambieranno davvero qualcosa nella nostra conoscenza della galassia criminale attorno a Casal di Principe, ai posteri l’ardua sentenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/criminalita/francesco-sandokan-schiavone-sara-vero-pentimento.html">Francesco “Sandokan” Schiavone, sarà vero pentimento?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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