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	<title>Camerun Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 08 Feb 2020 15:06:36 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Camerun Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Nuova bomba migratoria dal Camerun orientale?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nuova-bomba-migratoria-dal-camerun-orientale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Feb 2020 09:39:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="883" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-768x353.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-1024x471.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra civile che sta tediando le province anglofone del Camerun non accenna a fermarsi, con i militanti separatisti &#8211; che rivendicano il riconoscimento dello Stato dell&#8217;Ambazonia &#8211; che hanno annunciato già negli scorsi giorni di voler boicottare le elezioni presidenziali nelle regioni sotto il loro controllo. Secondo quanto riferito dalle fonti vicine sia al &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/nuova-bomba-migratoria-dal-camerun-orientale.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="883" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-768x353.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-1024x471.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>guerra civile</strong> che sta tediando le province anglofone del Camerun non accenna a fermarsi, con i militanti separatisti &#8211; che rivendicano il riconoscimento dello Stato dell&#8217;<strong>Ambazonia</strong> &#8211; che hanno annunciato già negli scorsi giorni di voler boicottare le elezioni presidenziali nelle regioni sotto il loro controllo. Secondo quanto riferito dalle fonti vicine sia al partito socialdemocratico sia al partito dei popolari del Camerun, dall&#8217;inizio della campagna elettorale un&#8217;ottantina tra candidati e sostenitori sarebbero stati rapiti nella regioni; cifra che sale a 140 se si considerano anche coloro di cui si sono ormai perse le tracce già da giorni.</p>
<p>La mossa messa in campo dalle forze separatiste anglofone  non è che l&#8217;ennesimo tentativo di boicottare il Paese, nella speranza di ottenere l&#8217;indipendenza da Yaoundé e poter giungere al riconoscimento dell&#8217;autonomia del <strong>Camerun occidentale</strong>. Dall&#8217;inizio del conflitto ad oggi, gli osservatori internazionali sostengono che le vittime riconosciute siano già oltre 3mila persone, cui maggioranza è tristemente composta da civili che si sono trovati coinvolti negli scontri a fuoco tra le forze governative ed i ribelli dell&#8217;Ambazonia.</p>
<p>Questa situazione ha provocato negli scorsi anni <a href="https://www.voanews.com/africa/scared-cameroonians-flee-english-speaking-regions-ahead-sundays-polls">una grossa emigrazione</a> (si stimano circa <strong>50mila persone</strong>, dati ufficiali) verso territori più sicuri: in parte verso le regioni di lingua francese e in parte verso la Nigeria di <strong>Muhammadu Buhari</strong>, accusato sovente di non essere mai intervenuto attivamente per risolvere la crisi. In particolar modo, il fenomeno migratorio avrebbe interessato i villaggi a causa della fame e della carestia a cui ha condotto la guerra civile ed i quartieri urbani abitati dai gruppi separatisti, dove il <strong>terrore</strong> ha creato una sorta di potere parallelo. Molte delle vittime si registrano infatti proprio nei quartieri &#8220;separatisti&#8221;, dove coloro che si sono opposti al regime dei ribelli sono stati ripetutamente percossi ed uccisi , con lo scopo di terrorizzare la popolazione ed accrescere il consenso dovuto alla paura di ripercussioni.</p>
<p>In questo scenario e con la crisi che sembra aumentare negli ultimi giorni dopo la decisione di Yaoundé di dispiegare un maggior numero di <strong>militari</strong> nell&#8217;area, risulta evidente come il rischio di una nuova ondata migratoria sia molto elevato. Nonostante allo stato attuale non siano ancora conosciuti i numeri, gli osservatori hanno stimato che sarà il più grosso fenomeno migratorio degli ultimi anni, verosimilmente più ampio di quello che il Camerun occidentale ha vissuto dallo scoppio della guerra civile. Il rischio in questo caso è che una nuova<strong> bomba umana</strong> si riversi nei Paesi limitrofi o cerchi la traversata per venire in Europa, causando l&#8217;ennesima crisi umanitaria che, a questo punto, diventerebbe di difficile gestione. Non soltanto per la Nigeria, già impiegata nel Nord del Paese con i profughi provenienti dal Sahel e interessata a gestire anche il fenomeno dello spostamento interno al suo territorio, ma anche per lo stesso Camerun francofono a causa degli attriti tra la popolazione di differente idioma.</p>
<p>Ancora una volta, la questione dell&#8217;Ambazonia tiene banco nelle questioni dell&#8217;Africa occidentale, con una crisi umana e sociale che evidenzia ancora una volta come le troppo sbrigative <strong>divisioni delle ex-colonie</strong> abbiano creato attriti difficili da risolvere; nonostante i tanti anni di unione delle due macro&#8211;regioni. E con le elezioni di domenica che si avvicinano, il rischio di una nuova serie di attacchi e di attentati che possano mietere vittime civili è sempre più ingombrante, con la popolazione ormai che ha raggiunto il limite della sua sopportazione.</p>
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		<item>
		<title>Quella guerra nascosta nel cuore dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/quella-guerra-nascosta-nel-cuore-dellafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Massardo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Nov 2019 17:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Emmanuel-Macron-e-Paul-Biya-e1573924397803.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Emmanuel Macron e Paul Biya (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Emmanuel-Macron-e-Paul-Biya-e1573924397803.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Emmanuel-Macron-e-Paul-Biya-e1573924397803-300x114.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Emmanuel-Macron-e-Paul-Biya-e1573924397803-768x291.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Emmanuel-Macron-e-Paul-Biya-e1573924397803-1024x388.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'Ambazonia discende dall'ex colonia britannica del Camerun Meridionale, rimasto legato alla corona britannica sino al 1961. Dopo le...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="727" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Emmanuel-Macron-e-Paul-Biya-e1573924397803.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Emmanuel Macron e Paul Biya (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Emmanuel-Macron-e-Paul-Biya-e1573924397803.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Emmanuel-Macron-e-Paul-Biya-e1573924397803-300x114.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Emmanuel-Macron-e-Paul-Biya-e1573924397803-768x291.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/11/Emmanuel-Macron-e-Paul-Biya-e1573924397803-1024x388.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Lo scorso 12 novembre al <strong>Forum della Pace di Parigi</strong> è stato lanciato un appello diretto al presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> per chiedergli di porsi come mediatore per la crisi secessionista della regione camerunese dell&#8217;<strong>Ambazonia</strong>. Dalla dichiarazione di indipendenza del 2017, la guerra tra le province anglofone e il Camerun ha mietuto oltre <strong>3mila vittime</strong>, costringendo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/camerun-sempre-piu-in-crisi-gia-piu-di-500mila-sfollati.html">mezzo milione di persone</a> dell&#8217;area a emigrare per scappare dal conflitto. Questi dati rendono il bilancio drammatico, se si considera che la popolazione si attesta intorno ai 3.5 milioni di persone (sono solo dati indicativi in quanto nessun censimento è ancora stato effettuato dalla dichiarazione di indipendenza del 1 ottobre 2017).</p>
<p>Secondo gli osservatori internazionale, la crisi dell&#8217;Ambazonia ricorda molto la crisi del Ruanda del 1990-1993, sebbene lo svolgersi dell&#8217;azione sia notevolmente più lento: le accuse di <strong>sterminio di massa</strong> e di <strong>violazione dei diritti umani</strong> vengono rivolte ad entrambe le fazioni, rendendo qualsiasi dialogo molto più complicato. Inoltre questo conflitto rappresenta lo stereotipo della guerra etnica del Continente nero in cui le differenze linguistiche, le discendenze differenti e le ingerenze internazionali hanno svolto la restante parte di lavoro, portando la regione alla <strong>guerra civile</strong>.</p>
<h3>La storia dell&#8217;Ambazonia</h3>
<p>L<strong>&#8216;Ambazonia</strong> discende dall&#8217;ex colonia britannica del Camerun meridionale, rimasta legato alla corona britannica sino al 1961. Dopo le consultazioni popolari, la regione decise di annettersi ai territori del Camerun francofon. I primi scontri iniziarono quando venne emanata la costituzione del Paese: l&#8217;assemblea parlamentare della regione anglofona non votò infatti mai il documento. Questo fatto ancora oggi è la base della tesi che considera illegale l&#8217;unione e, di conseguenza, darebbe diritto all&#8217;Ambazonia di dichiararsi indipendente.</p>
<p>Fino al 2016, tuttavia, la situazione è rimasta sostanzialmente congelata, rimanendo legata più ai terreni dialettici e di riconoscimento legale dei documenti redatti nelle rispettive lingue. Proprio quest&#8217;ultimo fatto fu però alla base dei primi scioperi che interessarono il Camerun occidentale (ex Camerun meridionale) nel 2016. L&#8217;escalation di tensioni portò alla <strong>dichiarazione d&#8217;indipendenza</strong> del 1 ottobre 2017 e all&#8217;inizio della guerra civile con la dichiarazione di guerra alle forze separatiste da parte del presidente della Repubblica del Camerun <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-lafrica-dimostra-potere-non-logora.html">Paul Biya</a> il 30 novembre 2017.</p>
<p>Nonostante l&#8217;incarcerazione dei leader separatisti nel 2018, gli scontri non si sono attenuati e le forze paramilitari dell&#8217;Ambazonia hanno dichiarato di essere pronte per la seconda fase del conflitto che vedrà la loro partecipazione attiva in attacchi mirati di guerriglia.</p>
<h3>Orizzonti economici di uno Stato indipendente</h3>
<p>Da un punto di vista economico, l&#8217;Ambazonia non gode di una condizione economica tale per cui un&#8217;ipotetica indipendenza possa portare a dei vantaggi in termini di crescita e occupazione. Tolto il <strong>commercio dell&#8217;ambra</strong> dalla quale la terra prende il nome, non sono noti particolari giacimenti petroliferi nonostante la vicinanza alla Nigeria e lo stesso vale per quanto concerne i giacimenti di minerali. L&#8217;unico vero vantaggio è dettato dalla sua natura geografica, che lo pone al centro del <strong>Golfo della Guinea</strong>, rendendolo potenzialmente un ottimo porto per i commerci navali da e verso l&#8217;Africa subsahariana.</p>
<h3>Lo scontro tra Francia e Regno Unito</h3>
<p>In più occasioni la Francia ha dichiarato di sostenere il governo di unità guidato dal oresidente della <strong>Repubblica del Camerun</strong> Paul Biya, unico ai loro occhi in grado di garantire il rispetto dei diritti umani della regione.</p>
<p>La verità però è da ricercarsi negli interessi nell&#8217;area non solo della Francia, ma anche e soprattutto del <strong>Regno Unito</strong>. Un&#8217;eventuale indipendenza dell&#8217;Ambazonia significherebbe la nascita di un nuovo Stato dalle discendenze coloniali britanniche. In virtù di ciò rientrerebbe a pieno diritto nel programma di allargamento dell&#8217;impero commerciale della Corona, poggiante sull&#8217;accordo di libero commercio del <strong>Commonwealth</strong>. Dopo il Gambia con il Senegal, significherebbe per la Francia avere un&#8217;ulteriore enclave nei propri territori di competenza, dando alla regina Elisabetta un secondo avamposto nell&#8217;Africa francese.</p>
<p>Un rischio, questo, che Macron non è intenzionato a correre.</p>
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		<item>
		<title>Camerun sempre più in crisi: già più di 500mila sfollati</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/camerun-sempre-piu-in-crisi-gia-piu-di-500mila-sfollati.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Oddi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Aug 2019 21:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[guerra civile]]></category>
		<category><![CDATA[postcolonialismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="883" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-768x353.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-1024x471.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono quasi tre anni che in Camerun è in corso una violenta guerra civile che ha le sue radici storiche nel colonialismo. Le regioni anglofone (25 milioni di abitanti) chiedono maggiore autonomia e rispetto dei propri diritti, mentre il governo di Yaoundé nega addirittura che ci sia una crisi, che fino ad oggi ha causato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/camerun-sempre-piu-in-crisi-gia-piu-di-500mila-sfollati.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="883" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-768x353.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Camerun-elezioni-La-Presse-e1567259692549-1024x471.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sono quasi tre anni che in <strong>Camerun</strong> è in corso una violenta guerra civile che ha le sue radici storiche nel colonialismo. Le regioni anglofone (25 milioni di abitanti) chiedono maggiore autonomia e rispetto dei propri diritti, mentre il governo di Yaoundé nega addirittura che ci sia una crisi, che fino ad oggi ha causato oltre 500mila sfollati interni.</p>
<h2>Una colonia per tre colonizzatori</h2>
<p>Il Camerun diviene ufficialmente una colonia tedesca nel 1885 in seguito alla Conferenza di Berlino, in cui gli Stati europei si spartiscono i territori del continente africano. Dopo la seconda guerra mondiale, la Germania perde i suoi possedimenti coloniali. Il Camerun è diviso fra <strong>Gran Bretagna</strong> (regioni Occidentali e Settentrionali) e <strong>Francia</strong>, che ricevono il mandato ufficiale della Società delle Nazioni nel 1922. Il Camerun francese raggiunge l’indipendenza nel 1960, quello britannico l’anno successivo. La parte Settentrionale, degli ex possedimenti del Regno Unito, sceglie di annettersi alla Nigeria, mentre la regione Occidentale, che affaccia sul Golfo di Guinea, entra a far parte della nascente Federazione del Camerun (bilingue). Nel 1972 il presidente camerunense Ahmadou Ahidja abolisce ufficialmente il federalismo e divide l’area anglofona in due province: la provincia del Nord – Ovest e quella del Sud &#8211; Ovest. L’opera di centralizzazione prosegue con <strong>Paul Biya</strong> in carica dal 1982. L’anziano presidente camerunense, recentemente riconfermato con il 71% dei consensi, nei suoi 37 anni di governo ha attuato un progressivo appiattimento dell’identità binaria del Camerun, a favore dell’elemento francofono.</p>
<h2>La peggiore crisi della storia del Camerun</h2>
<p>Una tale gestione ha accresciuto ed esacerbato il sentimento di frustrazione delle <strong>regioni anglofone</strong>, che esplode nell’Ottobre 2016, quando Yaoundé invia, nei tribunali e nelle scuole, giudici e professori francofoni che non hanno conoscenza dei sistemi legislativi e educativi locali. I separatisti sono stati a lungo in minoranza rispetto ai moderati che chiedevano maggiore autonomia e gli stessi diritti della popolazione francofona, ma una così evidente ingerenza di Paul Biya è letta come il definitivo atto di consacrazione della supremazia francese. Avvocati, professori e studenti scendono in piazza. La risposta del governo centrale, inizialmente moderata, in pochi mesi si trasforma in una lotta senza quartiere contro i separatisti, dando il via a una <strong>guerra civile</strong> che ha radici in una più ampia crisi socio – politica. Dal 2017 in poi si assiste a un’escalation delle violenze perpetrate a danno dei civili. A oggi il conflitto ha causato 530 000 sfollati interni; 35 000 rifugiati in Nigeria; la distruzione di oltre 170 villaggi; 1885 morti (1000 separatisti, 235 tra soldati dell’esercito regolare e polizia, 650 civili). A questi vanno aggiunti un numero imprecisato di arresti tra le file degli anglofoni e il totale blocco d’internet nelle due province.</p>
<h2>Gruppi armati contro le forze speciali</h2>
<p>Dopo una prima fase in cui Nazioni Unite e attori internazionali si sono disinteressati della crisi, nell’ultimo anno è emersa con evidenza la portata della guerra civile, anche a causa delle ripetute violazioni dei diritti civili e umani ai danni della popolazione anglofona non coinvolta direttamente nel conflitto. Queste violazioni portano la firma delle due fazioni che si contrappongono: esercito e polizia regolare, fedeli al governo centrale, e il CAA (<strong>Consiglio per l’autonomia dell’Ambazona</strong>), che racchiude al suo interno almeno sette sigle di combattenti. Tra questi gruppi quelli maggioritari sono il Manyu Tigers, guidato da Martin Ashu con circa 500 elementi, l’SCDF di Ebeneze Akwanga che consta di 400 unità e l’ADF di Benedict Kuah, tra i 200 e i 500 uomini. Per contrastare le milizie separatiste, il governo ha messo in campo il <strong>Battaglione di Intervento Rapido</strong> (BIR), una forza d’elite, nata per contrastare le infiltrazioni di Boko Haram nel Nord del paese. Il prezzo di questa violenta guerra civile sta ricadendo sulla popolazione delle due province costretta a subire violenze, torture, esecuzioni sommarie e distruzione delle proprie case, operate dal BIR, principalmente, e dai separatisti.</p>
<p>Oggi, a quasi tre anni dall’inizio delle proteste, il sogno di una pacifica indipendenza è definitivamente sfumato, trasformandosi in una guerra civile, la peggiore della storia del Camerun. La risoluzione di questa crisi potrà avvenire unicamente tramite il dialogo fra le due parti: Paul Biya dovrebbe rinunciare all’idea di una rapida vittoria militare; i moderati e federalisti, che continuano a essere la maggioranza, dovrebbero isolare i gruppi armati separatisti, organizzando una piattaforma di dialogo, per parlare con un’unica voce. A quasi Sessant’anni dall’indipendenza, il Camerun paga ancora il peso di una spartizione coloniale arbitraria e scellerata che ha condizionato, e forse reso impossibile, la creazione di un’identità nazionale forte e coesa.</p>
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		<title>L&#8217;esercito tedesco si ritira dal Camerun: ma doveva essere segreta</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lesercito-tedesco-si-ritira-dal-camerun-ma-doveva-essere-segreta.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Meneghetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jul 2019 07:29:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1114" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9740649-e1563607741877.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9740649-e1563607741877.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9740649-e1563607741877-300x174.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9740649-e1563607741877-768x445.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9740649-e1563607741877-1024x594.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da qualche giorno, i principali quotidiani tedeschi stanno dando spazio a una notizia che ha fatto irruzione come un fulmine nello scenario politico nazionale: quella del ritiro di una missione militare e di addestramento in Camerun che, tuttavia, non sarebbe mai stata autorizzata dal parlamento di Berlino. In realtà, l&#8217;approvazione da parte del Bundestag non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lesercito-tedesco-si-ritira-dal-camerun-ma-doveva-essere-segreta.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1114" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9740649-e1563607741877.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9740649-e1563607741877.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9740649-e1563607741877-300x174.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9740649-e1563607741877-768x445.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_9740649-e1563607741877-1024x594.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Da qualche giorno, i principali quotidiani tedeschi stanno dando spazio a una notizia che ha fatto irruzione come un fulmine nello scenario politico nazionale: quella del ritiro di una missione militare e di addestramento in Camerun che, tuttavia, non sarebbe mai stata autorizzata dal parlamento di Berlino. In realtà, l&#8217;approvazione da parte del <strong>Bundestag</strong> non è di per sé obbligatoria in caso di impiego per scopi di pace: ma nel frattempo il Paese africano è caduto in una spirale di violenza, nota come Crisi anglofona, iniziata nel 2017 e tuttora in corso. Per questa ragione, il fatto che le forze armate fossero comunque impiegate sul territorio ha causato un piccolo terremoto politico in Germania.</p>
<h2>Cronaca di un ritiro (non) annunciato</h2>
<p>Il Camerun, che insieme alla regione circostante è stato colonia tedesca dal 1886 al 1918, ha per molto tempo vissuto una situazione di stallo dovuta alle spinte secessioniste di una sua regione nel Sudovest, l&#8217;Ambazonia, a maggioranza anglofona: la spaccatura tra quest&#8217;ultima e il resto del Paese, a prevalenza francofona, ebbe inizio proprio al termine della Prima Guerra mondiale, quando l&#8217;ex Kamerun venne suddiviso in un mandato britannico e uno francese. La riunificazione avvenne nel 1961, quando di fronte alla possibilità di unirsi alla Nigeria o al Camerun &#8220;francese&#8221;, già indipendente dall&#8217;anno precedente, la popolazione dell&#8217;<strong>Ambazonia</strong> scelse la seconda opzione (una terza eventualità, quella dell&#8217;indipendenza, venne scartata dalle autorità coloniali inglesi). Da allora, le accuse reciproche tra le due comunità non sono mai sopite: ma soltanto negli anni Duemila, con l&#8217;intensificarsi delle proteste e delle manifestazioni e l&#8217;inasprirsi del responso delle autorità, si può parlare di un conflitto vero e proprio, apertosi ufficialmente il 9 settembre 2017. Proprio mentre l&#8217;esercito dell&#8217;Ambazonia iniziava i suoi attacchi contro le truppe governative, la presenza tedesca nel territorio camerunense entrava nel suo secondo anno di vita, per poi terminare bruscamente qualche giorno fa, dopo che nei mesi scorsi un parlamentare socialdemocratico, Hans-Peter Bartels, aveva reso noto l&#8217;esistenza della missione &#8220;Western Lion&#8221; nel corso di un&#8217;interrogazione parlamentare domandandosi come mai non fosse stata ancora ritirata, specialmente dopo che organizzazioni come Amnesty International avevano parlato di &#8220;possibili torture condotte dalle forze di sicurezza camerunensi&#8221; ai danni dei civili.</p>
<h2>Una presenza scomoda?</h2>
<p>L&#8217;operazione, cominciata nel 2015, era stata ideata come &#8220;progetto formativo&#8221; rivolto alle forze di polizia e militari del posto, nel timore di un&#8217;infiltrazione da parte di <strong>Boko Haram</strong> all&#8217;interno del Paese. Tali missioni, in questo caso strutturate con la presenza di unità di dieci ufficiali tedeschi per ogni cinquanta soldati camerunensi, vengono classificate dal Ministro della Difesa tedesco come &#8220;top secret&#8221;, e sono normalmente sconosciute alla grandissima parte dell&#8217;opinione pubblica: la loro natura &#8220;tecnica&#8221; e non operativa fa sì che la loro approvazione da parte del Bundestag non sia richiesta, come dimostrano casi analoghi in Niger e Tunisia. Uno scopo, dunque, principalmente di sicurezza, che però si è rivelato inutile al momento dello scoppio delle violenze intercomunitarie. L&#8217;eventualità che il know how portato dalle forze speciali tedesche sia stato utilizzato per compiere atrocità nei confronti dei civili è infatti reale, <a href="https://www.dw.com/en/end-of-a-secret-german-military-mission-in-cameroon/a-49610889-0">come affermato</a> dal capo del Gruppo Parlamentare per l&#8217;Africa centrale, Christoph Hoffmann, ai microfoni di <em>Deutsche Welle</em>: &#8220;Non sappiamo se l&#8217;equipaggiamento portato dalla Germania verrà impiegato come parte del conflitto nel Nord- e nel Sudovest del Camerun. Per questo, la missione avrebbe dovuto terminare già due anni fa, alle prime avvisaglie di violazione dei diritti umani&#8221;. Lo stesso Hoffmann, deputato liberale, si è detto non contrario alla presenza di missioni militari in aiuto di altri Paesi, anche senza previa autorizzazione parlamentare, a patto però che ciò avvenga a scopi antiterroristici e in assenza di conflitti interni.</p>
<h2>&#8220;L&#8217;operazione si è conclusa secondo i piani&#8221;</h2>
<p><a href="https://www.sueddeutsche.de/politik/bundeswehr-in-kamerun-mission-beendet-1.4524399">Come riporta la <i>Süddeutsche Zeitung</i></a>, le circostanze del ritiro restano però sospette. Sebbene si sia trattato ufficialmente di una chiusura nei tempi e nei modi previsti dal Ministero della Difesa tedesco, infatti, c&#8217;è chi crede che permangano delle ambiguità sull&#8217;efficienza innaturale con la quale la missione è stata dichiarata terminata. Questo, almeno, è ciò che sostiene il parlamentare di Die Linke <strong>Stefan Liebich</strong>, al quale lo stesso ministero, da lui contattato direttamente, avrebbe risposto che &#8220;Western Lion ha avuto fine secondo i piani&#8221;. Un&#8217;espressione che confligge però con quanto scoperto dallo stesso Liebich, che afferma che ancora qualche mese fa, ci sarebbe stata la volontà di andare avanti ed estendere l&#8217;operazione fino a una data indefinita. Il punto di svolta, quindi, si sarebbe avuto con l&#8217;intervento (sgradito a Berlino) di Bartels nella faccenda, che ha esposto un&#8217;altrimenti oscura vicenda agli occhi di tutta l&#8217;opinione pubblica nazionale facendo inoltre trasparire un&#8217;evidente impreparazione delle autorità militari tedesche dinanzi alle accuse di aver partecipato, seppur indirettamente, a uno scenario di guerra nel quale permangono forti sospetti di violazioni dei diritti umani. Uno scivolone &#8220;Made in Germany&#8221; destinato a far parlare ancora di sé?</p>
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		<title>Niente coppa d&#8217;Africa al Camerun: lo specchio di un Paese in declino</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/niente-coppa-dafrica-al-camerun-specchio-di-un-paese-in-declino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Dec 2018 08:16:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8834178.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8834178.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8834178-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8834178-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8834178-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chi non ricorda o non conosce quel match di Vigo, giocato il 23 giugno 1982, dove l&#8217;Italia stecca nuovamente ed al gol di Ciccio Graziani replica un semi sconosciuto giocatore africano: M&#8217;Bida. È Italia-Camerun di Spagna 1982, ancora poche settimane ed il nostro paese può festeggiare il terzo titolo di campione del mondo. Il Camerun, dal &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/niente-coppa-dafrica-al-camerun-specchio-di-un-paese-in-declino.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8834178.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8834178.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8834178-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8834178-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/12/LP_8834178-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Chi non ricorda o non conosce <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.youtube.com/watch?v=s4NjrtXTMAM">quel match di Vigo, giocato il 23 giugno 1982</a>, dove l&#8217;Italia stecca nuovamente ed al gol di Ciccio Graziani replica un semi sconosciuto giocatore africano: M&#8217;Bida. È Italia-Camerun di Spagna 1982, ancora poche settimane ed il nostro paese può festeggiare il terzo titolo di campione del mondo.</p>
<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/s4NjrtXTMAM" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>
<p>Il Camerun, dal canto suo, può esultare per essersi fatto ben notare, come squadra e come paese, in un palcoscenico internazionale così prestigioso. Ed ancora di più nella storia <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.youtube.com/watch?v=yGCRsZLC_3A">è il gol di Omam-Biyik a San Siro</a>, nel match inaugurale di Italia &#8217;90, dove l&#8217;attaccante camerunense svetta più in alto dei difensori e permette al Camerun di battere l&#8217;Argentina di Maradona campione del mondo in carica. Storie di calcio, che in questo paese africano però richiamano autentici momenti di gloria. Negli anni successivi il Camerun continua ad essere ad ottimi livelli, sforna campioni come Eto&#8217;o, poi inizia il declino. Ed è, questa volta, specchio di un paese che tra instabilità e tensioni interne, inizia pesantemente ad arrancare.</p>

<h2>Tolta l&#8217;organizzazione della Coppa d&#8217;Africa al Camerun</h2>
<p><strong>Leoni indomabili</strong> è il soprannome della nazionale di calcio del Camerun, mai così azzeccato come in occasione dell&#8217;ultima coppa d&#8217;Africa disputata in Gabon. Nonostante gran parte dei titolari a casa, nonostante defezioni eccellenti ed una rosa composta quasi unicamente da giovani, il Camerun non solo onora il suo blasone ma arriva fino alla finale di Libreville. E lì sorprendentemente batte il favorito Egitto, aggiudicandosi il titolo continentale. Sembra l&#8217;inizio della risalita per un movimento calcistico che, dopo la stella di Eto&#8217;o capace di vincere due triplete consecutivi nel 2009 e nel 2010 con Barcellona ed Inter, dona l&#8217;impressione di soffrire la concorrenza di squadre più attrezzate come Ghana, Costa d&#8217;Avorio ed Egitto. Non solo la vittoria della coppa, ma anche l&#8217;assegnazione per l&#8217;organizzazione della Coppa d&#8217;Africa 2019. Un modo per costruire nuovi stadi e nuove infrastrutture e rilanciare l&#8217;economia.</p>
<p>La federazione calcistica ci crede ed assegna la panchina a due grandi del calcio internazionale: <a href="https://www.gazzetta.it/Calcio/04-08-2018/seedorf-nuovo-ct-camerun-ex-comapagno-kluivert-sara-vice-2801159386596.shtml">Clarence Seedorf e Patrick Kluivert</a>. Ma avviene ciò che non ci si aspetta e non ci si augura mai per un paese che corre per organizzare un grande evento. <strong>Viene tolta l&#8217;assegnazione del torneo</strong>: &#8220;Decisione sofferta &#8211; <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.itasportpress.it/calcio/coppa-dafrica-2019-troppi-ritardi-tolta-lorganizzazione-al-camerun/?refresh_ce-cp">afferma in conferenza stampa nei giorni scorsi Ahmad Ahmad</a>, presidente della federazione calcistica africana &#8211; Ma i ritardi sono troppi e non possiamo rischiare&#8221;. Nella storia recente sono rare le revoche dell&#8217;organizzazione di un grande torneo. Non è mai accaduto per le Olimpiadi (anche se Atene e Rio ci sono andate vicine), una sola volta è successo per i mondiali di calcio, quando nel 1983 la Fifa toglie l&#8217;organizzazione ad una Colombia troppo in ritardo e troppo pericolosa, affidando la kermesse del 1986 al Messico. Di recente l&#8217;assegnazione per una coppa d&#8217;Africa è stata revocata nel 2013 alla Libia ed al Marocco nel 2015.</p>
<p>Ma in questi casi, rispettivamente, ad influire è stata la guerra civile in corso nel paese nordafricano e lo spettro dell&#8217;epidemia di ebola diffusasi a fine 2014. Mai è accaduto che invece si arrivasse ad una revoca per ritardi infrastrutturali. <a href="https://www.africarivista.it/africa-calcio-coppa-dafrica-in-egitto-o-in-sudafrica/133068/">Il 9 gennaio a Dakar si sceglierà la nazione che sostituirà il Camerun</a>: si andrà in <strong>Sudafrica</strong>, paese che ha già gli stadi pronti per via dell&#8217;organizzazione del mondiale del 2010, oppure in <strong>Egitto</strong>.</p>

<h2>Le difficoltà del Camerun</h2>
<p>Uno smacco terribile per il paese africano, specie se si pensa che in anni recenti la Coppa d&#8217;Africa sono riusciti ad organizzarla paesi molto più poveri come il Burkina Faso nel 1998 ed il Mali nel 2002. Un&#8217;occasione mancata per il Camerun. Ma se la decisione, come affermano i vertici del calcio africano, è sofferta al tempo stesso essa non appare poi del tutto inattesa.<strong> Il Camerun infatti è alle prese con una delle sue crisi più importanti</strong>. A partire da quanto accade, oramai da più di due anni, nelle due regioni anglofone del paese. Se infatti il Camerun è per 4/5 francofono, quella parte anglofona stanziate in due regioni chiede adesso l&#8217;indipendenza. La divisione in due aree linguistiche distinte, è un retaggio dell&#8217;era coloniale quando Francia ed Inghilterra si spartiscono il Camerun fino al 1919 in mano alla Germania. <strong>Oggi è fonte di instabilità e guerriglia</strong>: da un lato i separatisti, dall&#8217;altro l&#8217;esercito. Un dualismo che oramai fa parlare anche alle stesse autorità camerunensi di vera e propria guerra civile.</p>
<p><a href="https://www.agenzianova.com/a/5bf1127f178574.26523874/2140593/2018-10-19/camerun-elezioni-presidenziali-risultati-attesi-per-lunedi">Le recenti elezioni presidenziali </a>non hanno certo contribuito a migliorare il clima. Il paese infatti, al voto lo scorso 7 ottobre, vive mesi di tensioni per via della campagna elettorale dove ancora una volta il presidente <strong>Biya</strong>, al potere dal 1982 ed all&#8217;età di 85 anni, si mostra favorito. Ma le opposizioni dal canto loro, mai come quest&#8217;anno hanno sperato di ribaltare i pronostici. Dopo un&#8217;iniziale vittoria assegnata al candidato dell&#8217;opposizione, <strong>Maurice Kamto</strong>, alla fine a spuntarla è di nuovo Biya. La scia di queste elezioni è contrassegnata da polemiche e veleni, mentre nel paese la tensione dilaga. E, con essa, un&#8217;instabilità economica e sociale mai come adesso così presente in un paese comunque che risulta da anni come tra i più dinamici dell&#8217;area. La non idoneità ad ospitare la Coppa d&#8217;Africa è un colpo al cuore dei camurenensi. Ma è anche la certificazione di come, in pochi anni, il paese abbia conosciuto una drastica e pericolosa involuzione su molti fronti. Ed oltre a povertà e separatismi, al confine con la Nigeria si affaccia anche la minaccia del fondamentalismo di Boko Haram.</p>

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		<title>L&#8217;insorgenza nel Delta del Niger tra Boko Haram e guerriglia locale</title>
		<link>https://it.insideover.com/schede/terrorismo/niger-nigeria-cameroon-violenza-boko-haram-milizie.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Jul 2018 06:00:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1180" height="787" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/boko-haram-nigeria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/boko-haram-nigeria.jpg 1180w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/boko-haram-nigeria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/boko-haram-nigeria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/boko-haram-nigeria-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1180px) 100vw, 1180px" /></p>
<p>Quando si parla della Nigeria, dei vicini del Camerun e degli attentati islamisti si pensa subito a Boko Haram, ai sequestri delle studentesse e all’affiliazione con lo Stato islamico. In realtà nel Paese vige una violenza diffusa che ha colpito anche anche le regioni meridionali. L’unica area che forse è rimasta immune dalla violenza è quella &#8230; <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/niger-nigeria-cameroon-violenza-boko-haram-milizie.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/niger-nigeria-cameroon-violenza-boko-haram-milizie.html">L&#8217;insorgenza nel Delta del Niger tra Boko Haram e guerriglia locale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1180" height="787" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/boko-haram-nigeria.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/boko-haram-nigeria.jpg 1180w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/boko-haram-nigeria-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/boko-haram-nigeria-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/boko-haram-nigeria-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1180px) 100vw, 1180px" /></p><p class="p1">Quando si parla della <strong>Nigeria</strong>, dei vicini del Camerun e degli attentati islamisti si pensa subito a <strong>Boko Haram</strong>, ai sequestri delle studentesse e all’affiliazione con lo<a href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-isis-genesi-della-rete-del-terrore/" target="_blank" rel="noopener"> Stato islamico</a>. In realtà nel Paese vige una violenza diffusa che ha colpito anche anche le regioni meridionali. L’unica area che forse è rimasta immune dalla violenza è quella degli stati federali del Niger e del Kebbi, entrambi al confine con il Benin. Discorso simile per il Camerun, investito soprattutto nelle regioni meridionali da Boko Haram ma anche dalle azioni dei Séléka centrafricani.</p>
<p class="p1"><div style="position:relative;width:100%;padding-bottom:70.25%;height:0;overflow:hidden;"><iframe src="https://telemaco87.carto.com/viz/3c1213e7-c36a-470e-b46c-8bda6dac5aed/embed_map" style="position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%;border:0;" allowfullscreen loading="lazy"></iframe></div></p>

<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/schede/terrorismo/niger-nigeria-cameroon-violenza-boko-haram-milizie.html">L&#8217;insorgenza nel Delta del Niger tra Boko Haram e guerriglia locale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Camerun, tensione sempre più alta tra le regioni anglofone e il governo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/guerra-civile-in-camerun-tra-le-regioni-anglofone-e-il-governo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jun 2018 07:26:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1052" height="740" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_6096067.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_6096067.jpg 1052w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_6096067-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_6096067-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_6096067-1024x720.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1052px) 100vw, 1052px" /></p>
<p>(Beirut) Il 20 maggio in Camerun si è celebrata la festa nazionale, alla presenza del presidente Paul Biya, 85enne, il capo di Stato più anziano dell’Africa. Ma la manifestazione anziché essere una dimostrazione di unità nazionale, ha mostrato le profonde divisioni che attraversano il Paese. Le due regioni di lingua inglese sono state teatro di una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/guerra-civile-in-camerun-tra-le-regioni-anglofone-e-il-governo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1052" height="740" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_6096067.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_6096067.jpg 1052w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_6096067-300x211.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_6096067-768x540.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/06/LP_6096067-1024x720.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1052px) 100vw, 1052px" /></p><p><strong>(Beirut)</strong> Il 20 maggio in <strong>Camerun</strong> si è celebrata la festa nazionale, alla presenza del presidente <strong>Paul Biya</strong>, 85enne, il capo di Stato più anziano dell’Africa. Ma la manifestazione anziché essere una dimostrazione di unità nazionale, ha mostrato le <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.bbc.com/news/world-africa-44561929" target="_blank">profonde divisioni</a> che attraversano il Paese. Le due regioni di lingua inglese sono state teatro di una rivolta latente e di una conseguente brutale repressione da parte del governo. Durante la parata del 20 maggio membri del partito di opposizione, il <strong>Fronte socialdemocratico</strong>,  hanno sfilato davanti al presidente e mostrato sotto le loro magliette immagini di persone torturate, mutilate e uccise.</p>
<p>La rivolta è iniziata nell’ottobre 2016, quando avvocati anglofoni sono scesi in piazza lamentando il fatto che i documenti legali non venissero tradotti dal francese e che gli inglesi fossero discriminati. Il Paese è ufficialmente bilingue da quando si è votato per creare una repubblica federale dopo l’indipendenza nel 1960. La popolazione di lingua inglese è meno di un quinto di quella complessiva, e sostiene di ottenere meno denaro pubblico e che il governo li costringe ad usare il francese nelle scuole, nei tribunali e in tutte le istituzioni pubbliche.</p>

<p>&#8220;Abbiamo problemi con l&#8217;acqua, le strade e l&#8217;assistenza sanitaria&#8221;, afferma Edna Njilin, segretaria generale del Partito popolare del Camerun dell&#8217;opposizione. &#8220;Non vogliamo che i nostri insegnanti impartiscano lezioni in francese&#8221;.</p>
<p>Ma la risposta del governo è stata una repressione brutale. Biya ha <strong>arrestato attivisti</strong> e <strong>tagliato internet</strong> nelle regioni di lingua inglese. &#8220;È attraverso l’impegno collettivo che saremo in grado di affrontare la sfida della transizione digitale&#8221;,  affermava mentre le province anglofone rimanevano offline.</p>

<p>Alle proteste inizialmente pacifiche son seguiti rapimenti e decapitazioni. Ma la ferocia è stata usata da entrambe le parti. Il 25 maggio sette attivisti sono stati condannati a pene dai 10 ai 15 anni con l’accusa di ribellione e terrorismo. Più di 100 civii sono stati uccisi insieme a 40 uomini delle forze di sicurezza. In questo modo sono ritornate le antiche volontà secessioniste del paese. E migliaia di persone sono fuggite, molte in Nigeria.</p>
<p>Il conflitto sta anche toccando la lotta contro l&#8217;insurrezione jihadista di <strong>Boko Haram</strong>. Nelle paludi che circondano il Lago Ciad nel nord del Camerun si nascondono i combattenti islamisti. I soldati delle unità di élite cemerunensi sono stati spostati dal Lago Ciad alle regioni anglofone. Lasciando così campo libero agli estremisti.</p>

<p>Ma non finisce qui. A marzo Biya ha tenuto un discorso in cui trapelava la sua volontà di ricandidarsi alle prossime elezioni presidenziali programmate per fine anno. Sarebbe, se ciò avvenisse, il suo settimo mandato. Ma Biya sta facendo ben poco per arrivare ad una soluzione pacifica degli scontri. Però governa il Camerun da un hotel a 5 stelle in Svizzera dove è in compagnia della sua eccentrica moglie, Chantal, conosciuta per gli abiti carissimi e le acconciature inusuali.</p>
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		<title>La popolazione si ribella alla Cina per le terre espropriate in Camerun</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/camerun-cina-oro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Apr 2018 07:58:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Oro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1036" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-2.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-2-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-2-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-2-1024x707.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Africa e Cina, un rapporto complesso e dai toni chiaro-scuri. Da una parte la Cina sfrutta l&#8217;enorme ricchezza di materia prima in Africa per utilizzarla nella sua industria. Dall&#8217;altro lato, gli Stati africani ottengono denaro e infrastrutture in una fase di boom demografico. Le fabbriche cinesi, nel frattempo, riversano nel continente i loro prodotti più scarsi. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/camerun-cina-oro.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1036" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-2.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-2-300x207.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-2-768x530.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/GETTY_20171024081925_24738739-2-1024x707.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>Africa</strong> e <strong>Cina</strong>, un rapporto complesso e dai toni chiaro-scuri. Da una parte la Cina sfrutta l&#8217;enorme ricchezza di materia prima in Africa per utilizzarla nella sua industria. Dall&#8217;altro lato, gli Stati africani ottengono denaro e infrastrutture in una fase di boom demografico. Le fabbriche cinesi, nel frattempo, riversano nel continente i loro prodotti più scarsi. Il consumo africano abbonda oggi di <em>made in China </em>a dir poco scadente.</p>
<p>In <strong>Camerun</strong>, la situazione si sta facendo molto difficile. La tensione si alza e il rischio è di arrivare a uno scontro totale fra governo locale e cinese. E la popolazione è esausta del rapporto con l&#8217;industria di Pechino. </p>
<p>Il ministro delle Miniere,<strong> Ernest Ngwaboubou</strong>, ha ritirato le licenze per l&#8217;estrazione dell&#8217;oro alle aziende cinesi Hong Kong Mining, Peace Mining e Lu&amp;Lang. Il ministro delle Miniere si era infatti accorto di alcune importanti irregolarità nell&#8217;estrazione delle aziende cinesi. Un dato curioso visto che i governi africani tendono a essere estremamente concessivi nei confronti della Cina.</p>

<p>Una miniera gestita dalla <strong>Hong Kong Mining</strong> non aveva i documenti necessari all&#8217;estrazione. Per le altre due aziende, invece, si tratta di problemi di ordine pubblico. Perché i rapporti fra cinesi e popolazione locale si fanno ogni giorno più difficile, con episodi di violenza molto duri.</p>
<p>L&#8217;ong locale <strong>Forets dèveloppement rural (Foder)</strong> ha riferito di &#8220;forti tensioni tra residenti e dirigenti cinesi delle miniere&#8221;. I dirigenti delle aziende cinesi arrivati nella parte orientale del Camerun, sono stati accusati di molti delitti: omicidi, corruzione e espropri di terre del tutto illegittimi. Lo scorso novembre, <strong>un dipendente cinese ha ucciso un camerunense </strong>mentre cercava oro su una porzione di terra che si ritiene fosse di proprietà dell&#8217;azienda con sede in Cina. Tanto è bastato per far scattare l&#8217;omicidio.</p>
<p>A quel punto, i residenti sono insorti. I cittadini di <strong>Longa Mali</strong> hanno ucciso a sassate il cinese accusato di omicidio ed è iniziata una vera e propria ribellione contro lo straniero. &#8220;Stanno devastano i nostri campi che comprano per delle briciole. Non puoi farci nulla: se contesti la vendita non ottieni alcun risarcimento. Il conflitto è permanente&#8221; ha denunciato Michel Pilo, capovillaggio di Mali. Come riporta <em>Agi</em>, &#8220;una parcella di terra dal valore stimato di circa 750 euro viene comprata dai cinesi mediamente per 120 euro&#8221;.</p>

<p>I villaggi della parte più orientale del Camerun sono molto preoccupati dal&#8217;attività cinese. E puntano il dito contro il governo, che non sta facendo molto per aiutarli nel tracciare i confini delle loro terre. In questa assenza di dati, la Cina compra appezzamenti di terre e lascia i residenti senza i loro poderi.</p>
<p>Inoltre, c&#8217;è un grosso problema legato all&#8217;estrazione aurifera. Le leggi vigenti in tema di estrazione dell&#8217;oro impone che il 25% della produzione di oro vada consegnata al governo. Ma non c&#8217;è alcuna trasparenza. E i cinesi dichiarano dati diversi. &#8220;Non c&#8217;è <strong>trasparenza</strong> sulle procedure di acquisto dei titoli minerari. Non siamo riusciti ad aver accesso al registro delle autorizzazioni di sfruttamento artigianale (Aea)&#8221; ha riferito l&#8217;ong Foder.</p>
<p>In Camerun non sono mai state concessi in questi anni autorizzazioni per lo sfruttamento industriale dell&#8217;oro. Tutto resta in ambito artigianale. I camerunensi che detengono autorizzazioni artigianali però le affittano o vendono agli stranieri. Che continuano a usare quelle licenze, ormai del tutto fuori luogo. Licenze vendute anche dagli stessi politici e affaristi locali.</p>

<p>I blogger e giornalisti locali parlano di un problema legato a una vasta rete di corruzione in cui l&#8217;uso della forza la fa da padrona. Addirittura c&#8217;è chi dice che i cinesi abbiano inviato le proprie forze militari per tutelare le aziende. Rendendo di fatto impossibile l&#8217;accesso alle forze di sicurezza locali, tanto meno agli attivisti che denunciano i traffici illeciti. Una situazione a dir poco esplosiva che getta un&#8217;ombra sulla <strong>globalizzazione</strong> voluta dalla Cina.</p>
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		<title>Così l&#8217;Africa dimostra che il potere non logora</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosi-lafrica-dimostra-potere-non-logora.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2017 07:32:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1000" height="695" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190865.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190865.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190865-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190865-768x534.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>Ricordate il Camerun di N&#8217;Kono e Milla che ai mondiali di Spagna del 1982 pareggiò con l&#8217;Italia? Al rientro in patria la delegazione africana venne accolta e premiata, per meriti sportivi, dall&#8217;allora capo di Stato Paul Biya. Allora come oggi, perché dopo 35 anni è ancora lui a guidare il paese. Tanto per capirci in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosi-lafrica-dimostra-potere-non-logora.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1000" height="695" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190865.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190865.jpg 1000w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190865-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/08/7190865-768x534.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p><p>Ricordate il Camerun di N&#8217;Kono e Milla che ai mondiali di Spagna del 1982 pareggiò con l&#8217;Italia? Al rientro in patria la delegazione africana venne accolta e premiata, per meriti sportivi, dall&#8217;allora capo di Stato Paul Biya. Allora come oggi, perché dopo 35 anni è ancora lui a guidare il paese. Tanto per capirci in Italia il presidente era Pertini, negli Usa Reagan festeggiava il suo secondo anno da inquilino della Casa Bianca. In Unione Sovietica Gorbaciov era uno zelante funzionario del partito comunista e non si cimentava con la perestroika, mentre il Muro di Berlino si stagliava minaccioso nella sua essenza di monolite della Guerra Fredda. Miguel Bosè spopolava con Bravi Ragazzi quando Biya vinse le elezioni, ma lui è «ancora qua, eh già», come direbbe Vasco Rossi, in plancia di comando a colpi di stravolgimenti delle carte costituzionali, per continuare a vivere nel parco tematico dei dinosauri della politica africana. Biya controlla il Continente Nero assieme a una pattuglia di presidenti eterni. Alcuni violenti e fautori di una diffusa cleptocrazia, altri semplicemente carismatici, altri ancora dotati di un&#8217;indole bizzarra che sfocia nel delirio.</p>
<p>Tanto per cominciare è necessario sfatare una leggenda afro-metropolitana: non è Biya il più longevo, c&#8217;è chi è riuscito a fare di meglio in Africa, l&#8217;angolano Josè Eduardo Dos Santos, incollato allo scranno presidenziale dal settembre del 1979. Lo scenario politico è ancora fortemente condizionato da personaggi come Biya e Dos Santos, che mantengono il potere a vita, grazie soprattutto alla vigilanza di ingenti risorse finanziarie che si traducono in via quasi esclusiva nelle spese per il controllo delle forze armate. Sono presidenti per sempre a capo di democrazie malate in paesi da dove provengono, purtroppo spesso, i migranti. La Costituzione in alcuni casi non prevede neppure un tetto di mandato e quando lo prevede è un attimo ribaltare la situazione a proprio favore. Lo sa bene Yoweni Museveni, che ha fatto letteralmente carte false per festeggiare di recente il suo quinto mandato da presidente dell&#8217;Uganda. Iniziò a guidare il Paese nel 1986, un dilettante se paragonato a Teodoro Obiang Nguema, dall&#8217;ottobre del 1979 a capo dell&#8217;oligarchia che detiene il potere nella Guinea Equatoriale. Nell&#8217;ex colonia spagnola si ascolta una sola radio, non esistono librerie e la stampa è in balìa di un ambiente mediatico tra i più repressivi dell&#8217;Africa.</p>

<p>Altro presidente di lunghissimo corso è Robert Mugabe, che da 30 anni regge col pugno di ferro le sorti dello Zimbabwe. Conta sei mandati presidenziali consecutivi durante i quali ha espropriato le terre dei bianchi. L&#8217;anno prossimo si ripresenterà e se dovesse passare a miglior vita (ha 93 anni) ha già annunciato che candiderà la propria salma. «Del resto &#8211; ha dichiarato in tv &#8211; non ho mai promulgato alcuna legge per impedirlo». Il suo più noto «successo» economico è quello di aver portato lo Zimbabwe nel 2008 a un&#8217;inflazione del 231 milioni per cento. Interessante il giudizio che l&#8217;arcivescovo Desmond Tutu ha dato di lui: «È il prototipo del dittatore africano dei fumetti». E a proposito di comics o manga non è raro trovare alcuni presidenti africani trasformati in supereroi in uno slancio estremo di autocelebrazione. Come per il defunto capo di stato togolese Etienne Gnassingbé Eyadéma. La biografia ufficiale lo dipinge come uomo di pace e di dialogo, che grazie alla sua pazienza e alla sua conoscenza degli uomini seppe evitare la guerra civile in Togo. La realtà è ben diversa: Eyadéma, arrivato al potere nel 1967 con un colpo di stato, fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 2005. Instaurò un regime autoritario e repressivo, ereditato dal figlio Faure, al potere ancora oggi. Entrambi appaiano su un fumetto diffuso nelle edicole della capitale Lomé in abiti militari, pronti a sconfiggere a colpi d&#8217;arma da fuoco i nemici (immaginari) della sicurezza nazionale.</p>
<p>L&#8217;Africa sub-sahariana è una fioritura di personaggi che mettono a punto qualsiasi strategia pur di non abbandonare il potere. Il presidente del Ciad, Idriss Deby, è al quinto mandato consecutivo. Governa il paese dal 1990. In Burundi Pierre Nkurunziza, in sella dal 2005, è stato rieletto per la terza volta. L&#8217;evento ha scatenato una grave crisi politica e umanitaria, con una spietata repressione degli oppositori. Nella Repubblica del Congo Denis Sassou Nguesso guida il paese con il pugno di ferro dal 1979 al &#8217;92 e dal 1997 a oggi. In Gabon invece la successione è dinastica ed è una questione privata della famiglia Bongo. Omar, il padre, ha governato il paese per 41 anni, alla sua morte, nel 2009, è subentrato il figlio Ali. I Bongo di fatto sono sopravvissuti a tutti i presidenti della Quinta Repubblica francese, da De Gaulle a Macron. Detengono tra l&#8217;altro un singolare primato: sono al primo posto tra i capi di stato mondiali per importazione di champagne dalla Francia.</p>

<p>Joseph Kabila, alla guida della Repubblica democratica del Congo (l&#8217;ex Zaire) dal 2001, continua a rimandare le elezioni. Per lui sarebbe il terzo mandato, ma la Costituzione lo vieta e nel frattempo il Paese vive da decenni una guerra civile che ha provocato oltre 6 milioni di morti. E che dire di Paul Kagame, capo di stato del Rwanda dal 1994? L&#8217;uomo che la Francia accusa senza troppi giri di parole di aver avuto un ruolo centrale nello sterminio tra hutu e tutsi, ha modificato le leggi così da poter rimanere in sella fino al 2034. Sulle montagne russe di deliri da lungo corso ci si imbatte anche nel feroce Isaias Afewerki, dal 1993 primo e anche unico presidente dell&#8217;Eritrea. Ha trasformato una nazione grande quanto un terzo dell&#8217;Italia in un lager, come il gambiano Yahya Jammeh, deposto lo scorso gennaio dopo 23 anni di dittatura e e riparato in Guinea Equatoriale dal già noto Obiang. Non è casuale quindi che i migranti di Eritrea e Gambia siano i più numerosi tra coloro che salpano dalla Libia per raggiungere le nostre coste.</p>
<p>Luigi Guelpa</p>

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		<title>Boko Haram vittima di se stesso</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/boko-haram-vittima-della-sua-stessa-crisi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2016 14:43:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Boko Haram]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1457264180boko-haram.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1457264180boko-haram.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1457264180boko-haram-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Stanchi e scavati dalla fame uomini in mimetica e col volto coperto girovagano alla ricerca di una vacca da rubare, di un capretto, di un villaggio in cui siano rimasti ancora dei polli da portare via o delle riserve di sorgo.Una colonna azzannata dalla miseria vaga nel nord della Nigeria e si tratta dell&#8217;esercito del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/boko-haram-vittima-della-sua-stessa-crisi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1457264180boko-haram.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1457264180boko-haram.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/1457264180boko-haram-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p align="JUSTIFY">Stanchi e scavati dalla fame uomini in mimetica e col volto coperto girovagano alla ricerca di una vacca da rubare, di un capretto, di un villaggio in cui siano rimasti ancora dei polli da portare via o delle riserve di sorgo.Una colonna azzannata dalla miseria vaga nel nord della<strong> Nigeria</strong> e si tratta dell&#8217;esercito del terrore di Boko Haram, che con la sua lotta ha dato vita a una crisi alimentare di cui ora ne è vittima.</p>

<p align="JUSTIFY">Nel nord del Paese africano e anche nelle regioni settentrionali del Camerun una crisi alimentare dovuta alla guerra della setta jihadista legata al Daesh,<strong> sta costringendo alla fame l&#8217;intera popolazione della zona</strong>.  A causa del conflitto e dello stato di psicosi, moltissimi campi sono stati lasciati incolti, il bestiame è andato perduto, i mercati hanno chiuso sia perché i commercianti non hanno più nulla da vendere ma anche perché c&#8217;è timore a recarsi in luoghi affollati dopo che il gruppo islamista li ha eletti a posti deputati per le sue stragi.</p>

<p align="JUSTIFY">Ecco però che la crisi alimentare che sta minacciando e coinvolgendo decine di migliaia di persone ha travolto la stessa formazione ribelle che l&#8217;ha provocata. A rivelarlo un reportage del <strong><a href="http://www.nytimes.com/2016/03/05/world/africa/boko-haram-food-crisis.html?_r=0" target="_blank" rel="noopener">New York Times</a></strong>. Il quotidiano statunitense ha infatti raccontato la situazione nel nord della Nigeria e del Camerun raccogliendo le testimonianze di profughi e uomini del contingente internazionale che sta combattendo Boko Haram.</p>

<p align="JUSTIFY">&#8221;Hanno bisogno di cibo, hanno bisogno di mangiare&#8221;, sono state le parole di Midjiyawa Bakara, governatore delle regione Far North del Camerun riferendosi ai guerriglieri, e poi il generale dell&#8217;esercito nigeriano Abubakar, ha raccontato che decine di miliziani si sono arresi nell&#8217;ultima settimana e con loro c&#8217;erano anche bambini e donne prigioniere. E la previsione è che altri seguiranno il loro esempio dal momento che oggi la crisi alimentare, intensificata anche dalla stagione arida, sta piegando le gambe al gruppo jihadista che mai è si è trovato ad affrontare un nemico del genere.</p>
<p align="JUSTIFY">Nessun esercito, nessuna task force congiunta, era mai riuscito prima d&#8217;ora a indebolire così la setta di Shekau, il problema però che la carenza di alimenti è totalizzante e sta colpendo anche la popolazione civile e i due milioni di profughi che il conflitto ha provocato.</p>
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