Sarajevo, Un mosaico di culture e religioni tutto da scoprire (nonostante il boom turistico)
Secondo National Geographic, Sarajevo è la miglior destinazione turistica del 2025. Perché? Ecco la nostra esperienza completa, storia, cibo.
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L’11 luglio è il giorno di ricordo del massacro avvenuto a Srebrenica nel luglio del 1995, dove vennero uccise più di 8000 persone dalla mano esecutiva del “macellaio della Bosnia” Ratko Mladic, generale dell’esercito serbo, e sotto la volontà di...
Washington stava cercando un pretesto per l’aggressione e il casus belli fu creato con il "massacro di di Račak" che si rivelò una menzogna.
Parla Christian Schmidt, alto rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina. Sarajevo sogna l'Ue, ma non sarà facile sganciarsi da Putin
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“Inshallah”. Lo gridano in coro alcuni giovani migranti afghani stipati in una baracca alle pendici delle colline di Bihac, in Bosnia. Quando gli si chiede se l’indomani mattina proveranno di nuovo ad affrontare “the game” rispondono: “Inshallah”, a Dio piacendo....
Ci sono quasi 2mila chilometri tra Aleppo e Idomeni, in Grecia, al confine con la Macedonia del Nord. In auto, se tutto va bene, ci vogliono 20 ore e 38 minuti, a piedi 350 ore, 15 giorni camminando giorno e...
Sui muri di Bihac i segni della guerra dei Balcani e del sanguinoso assedio della città sono ancora ben visibili. Moschee in costruzione sorgono a singhiozzo lungo i crinali che solcano questo territorio incantato sulle rive del fiume Una. I...
Bihac, in bosnia, più che una via di transito, è una sorta di imbuto, una gabbia dalla quale spesso non si riesce più ad uscire. Migliaia di migranti sono incastrate in questo gioco perverso e ogni notte ritentano di nuovo, buttandosi fra le braccia della foresta balcanica, dove tutto è rarefatto, ambiguo, pericoloso. Dodici giorni di cammino separano Bihac da Trieste e durante il cammino è facile vedere i propri compagni braccati dai cani, stesi a terra sotto i colpi dei manganelli, mentre il sibilo dei proiettili fende l’aria.
Bihac, in bosnia, più che una via di transito, è una sorta di imbuto, una gabbia dalla quale spesso non si riesce più ad uscire. Migliaia di migranti sono incastrate in questo gioco perverso e ogni notte ritentano di nuovo, buttandosi fra le braccia della foresta balcanica, dove tutto è rarefatto, ambiguo, pericoloso. Dodici giorni di cammino separano Bihac da Trieste e durante il cammino è facile vedere i propri compagni braccati dai cani, stesi a terra sotto i colpi dei manganelli, mentre il sibilo dei proiettili fende l’aria.
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