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	<title>Bahrein Archives - InsideOver</title>
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	<title>Bahrein Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Bahrein sotto stress: tra proteste interne e attacchi iraniani, il Golfo torna al modello 2011</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/bahrein-sotto-stress-tra-proteste-interne-e-attacchi-iraniani-il-golfo-torna-al-modello-2011.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Apr 2026 03:26:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1254" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Doha Qatar" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-1024x669.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-1536x1003.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-2048x1338.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Bahrein è un ingranaggio critico della sicurezza regionale. E oggi l'ombra delle rivolte del 2011 e dell'intervento esterno resta decisiva. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/bahrein-sotto-stress-tra-proteste-interne-e-attacchi-iraniani-il-golfo-torna-al-modello-2011.html">Bahrein sotto stress: tra proteste interne e attacchi iraniani, il Golfo torna al modello 2011</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1254" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Doha Qatar" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-1024x669.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-1536x1003.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Doha-Qatar-2048x1338.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Bahrein non è una periferia del Golfo, ma un <strong>ingranaggio critico</strong> della sicurezza regionale. La sua posizione lo colloca tra le rotte energetiche, la costa orientale saudita e i principali <em>choke point</em> marittimi. Qui opera la Quinta Flotta, pilastro della proiezione navale americana tra Hormuz e Bab el-Mandeb. In questo contesto, anche una notizia non verificata, come l’invio di 5.000 poliziotti giordani, acquisisce peso geopolitico: segnala una <strong>pressione reale su un nodo sensibile</strong>.</p>



<p><strong>Il ritorno della memoria del 2011</strong></p>



<p>L’ombra delle rivolte del 2011 resta decisiva. <a href="https://www.ildubbio.news/news/cronache/49775/iran-iraq-golfo-guerra-peshmerga-bahrein.html">Allora, il GCC intervenne direttamente per stabilizzare il regno, formalizzando una <strong>dottrina di sicurezza esternalizzata</strong>: quando l’ordine interno vacilla, la risposta è regionale.</a> Oggi, pur senza conferme ufficiali su un dispiegamento giordano, la sola plausibilità del <em>rumor </em>indica che quel modello non è superato. È stato aggiornato, reso più flessibile, ma resta operativo.</p>



<p><strong>Tre crisi che si sovrappongono</strong></p>



<p>La fase attuale non è monocausale. Si intrecciano almeno tre livelli di instabilità.<br>Primo, quello <strong>militare</strong>, con intercettazioni di droni e missili che hanno prodotto anche feriti civili. Secondo, quello <strong>energetico</strong>, con l’attacco alla raffineria di Sitra, nodo chiave della trasformazione petrolifera regionale. Terzo, quello <strong>interno</strong>, segnato da arresti, proteste e controllo crescente dello spazio digitale. Questi piani non si sommano: si <strong>rafforzano reciprocamente</strong>, trasformando il Bahrain in un sistema sotto stress continuo.</p>



<p><strong>Sitra: quando l’energia diventa vulnerabilità</strong></p>



<p>L’impianto di Sitra non è un gigante globale, ma è un <strong>hub logistico essenziale</strong>. Colpirlo significa interrompere una catena che collega produzione saudita, raffinazione e redistribuzione regionale. In un contesto già segnato dalla tensione nello Stretto di Hormuz, anche infrastrutture “minori” assumono valore strategico. La sicurezza energetica del Golfo non è fatta solo di grandi giacimenti, ma di <strong>punti di trasformazione fragili e concentrati</strong>.</p>



<p><strong>La securitizzazione del fronte interno</strong></p>



<p>Parallelamente, il governo bahreinita ha intensificato il controllo interno. Arresti per proteste, repressione digitale e accuse di collaborazione con l’IRGC indicano una strategia chiara: <strong>prevenire la convergenza tra dissenso interno e pressione esterna</strong>. Non è solo ordine pubblico, ma una gestione integrata della sicurezza che include informazione, cyberspazio e intelligence.</p>



<p>In questo quadro, la cooperazione con la Giordania acquista rilievo. Non esistono prove del dispiegamento massiccio circolato online, ma esistono incontri militari, coordinamento e interoperabilità. Il punto non è il numero, ma il modello: una <strong>sicurezza distribuita</strong>, dove partner regionali possono fornire supporto mirato senza esposizione politica diretta. È l’evoluzione della dottrina del 2011 in versione meno visibile.</p>



<p><strong>Il rumor come strumento strategico</strong></p>



<p>La notizia non verificata svolge comunque una funzione. Può agire come <strong>deterrenza informativa</strong>, segnalando compattezza del fronte monarchico e dissuadendo mobilitazioni interne. In un ambiente ad alta tensione, anche l’ambiguità diventa risorsa: non serve confermare, basta rendere credibile la possibilità di un intervento esterno.</p>



<p><strong>Il vero rischio: la convergenza delle crisi</strong></p>



<p>Il punto di rottura non è un singolo evento, ma la <strong>sincronizzazione di tre fattori</strong>: danno infrastrutturale, escalation militare e destabilizzazione interna. Se questi elementi si allineano, il Bahrain smette di essere un problema locale e diventa una crisi sistemica del Golfo. La vicinanza alla Provincia Orientale saudita amplifica ulteriormente il rischio.</p>



<p><strong>Scenari: contenimento o crisi regionale</strong></p>



<p>Nel migliore dei casi, la situazione resta gestibile: proteste contenute, infrastrutture ripristinate, cooperazione regionale discreta. Il Bahrein tornerebbe al suo equilibrio instabile ma funzionale. Nel peggiore, invece, nuovi attacchi, repressione crescente e prove di intervento esterno potrebbero trasformare l’isola in una <strong>frontiera avanzata della competizione Iran-Golfo-USA</strong>. A quel punto, il rischio si trasmetterebbe a energia, sicurezza marittima e stabilità regionale.</p>



<p><strong>La vera posta in gioco</strong></p>



<p>Il dato decisivo non è il rumor sui 5.000 agenti. È il ritorno di un principio: la <strong>sopravvivenza del Bahrein dipende da un equilibrio tra controllo interno e protezione esterna</strong>. Questo rende l’isola un termometro del Golfo. Se Manama regge, l’architettura di sicurezza regionale tiene. Se vacilla, il segnale si propaga immediatamente tra Riyadh, Washington e Teheran. In questo senso, il Bahrein non è un caso isolato: è il punto in cui la geopolitica delle risorse, la sicurezza e la legittimità politica si incontrano, e si mettono alla prova.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/bahrein-sotto-stress-tra-proteste-interne-e-attacchi-iraniani-il-golfo-torna-al-modello-2011.html">Bahrein sotto stress: tra proteste interne e attacchi iraniani, il Golfo torna al modello 2011</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 09:48:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="golfo persico" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-600x418.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro una facciata di modernità, nei Paesi del Golfo Persico persistono pesanti discriminazioni ei diritti civili.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html">I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="golfo persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conflitto in Medio Oriente, scatenato dall’aggressione statunitense e israeliana contro l’Iran, ha riacceso il dibattito mai sopito sulla violazione dei <strong>diritti umani e civili delle donne e delle persone della comunità LGBTQ+ all’interno del mondo islamico</strong>.</p>



<p>Premesso che sarebbe impossibile in un singolo articolo ripercorrere in modo esaustivo la situazione nel composito e variegato mondo dei paesi a maggioranza islamica, <strong>ci concentreremo su alcuni stati della Penisola Arabica</strong>, in particolare sulle cosiddette monarchie (più o meno assolute) del Golfo, tutte coinvolte nella deflagrazione in corso. Lo scopo della presente trattazione non è certo quella di sminuire violazioni perpetrate in altri contesti, quanto portare all’attenzione del lettore l’esistenza di situazioni discriminatorie e/o repressive che sembrano non interessare i nostri media,  i quali concentrati sulla <a href="https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_condizione_della_donna_in_iran_intervista_ad_hanieh_tarkian/5496_57820/?utm_source=copilot.com">condizione della donna iraniana</a>, di gran lunga migliore rispetto a quella vissuta dalle loro omologhe dei Paesi vicini, sembrano spesso dimenticare quanto avviene altrove, magari indotti dalla maggiore aderenza di certi governi agli interessi del cosiddetto Occidente, che sembra preoccuparsi dei diritti umani o civili <strong>secondo una logica che potremmo definire a geometria variabile</strong>.</p>



<p>Nel loro insieme, le <a href="https://www.pandorarivista.it/articoli/le-monarchie-arabe-del-golfo-di-cinzia-bianco-e-matteo-legrenzi/">monarchie del Golfo</a> – ci riferiamo ad <strong>Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti</strong> (tecnicamente una <a href="https://uaelegislation.gov.ae/en/constitution?utm_source=copilot.com">federazione</a> di monarchie ereditarie) &#8211;  si presentano agli occhi del visitatore occidentale, o del viaggiatore virtuale, come laboratori di modernità e hub globali (oltre che di basi militari USA), il che contribuisce a oscurare – con una punta di ipocrisia e opportunismo &#8211; la condizione femminile e quella degli appartenenti alla comunità LGBTQ+, spesso caratterizzata da discriminazioni sistemiche, repressione legale e controllo sociale, che ne minano profondamente – in taluni casi annullano del tutto &#8211; libertà e autodeterminazione. Intendiamoci, non mancano rapporti di organizzazioni indipendenti e analisi che delineano un quadro coerente ed esaustivo, fatto <strong>di riforme annunciate (e celebrate in Occidente)</strong>, che però non possono celare la persistenza di un impianto normativo che seguita a negare i diritti fondamentali. A non voler dire, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RrbxbRBjzV0">come ci ricorda un capolavoro del cinema</a>, che non necessariamente cambiando le leggi si cambia la testa delle persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione in Arabia Saudita</h2>



<p>In <strong>Arabia Saudita</strong> è stata varata, pure grazie all’apertura al turismo, una grande campagna di modernizzazione dall’alto, promossa dal principe ereditario (e vero dominus) Mohammed bin Salman, il che non toglie che <strong>la monarchia assoluta rimanga uno dei paesi più repressivi al mondo per i diritti delle donne e delle persone LGBTQ+</strong>. Alcuni rapporti di <a href="https://www.amnesty.org/en/wp-content/uploads/2024/09/MDE2384992024ENGLISH.pdf?utm_source=copilot.com">Amnesty International</a> documentano non solo la persistente <a href="https://arabesc.it/diritti-lgbtq-e-mondo-arabo-accettazione-e-negazione/">criminalizzazione</a> dell’omosessualità, ma anche dure punizioni applicate regolarmente: carcere, fustigazione e, nei casi più gravi, pena di morte, mentre le persone transgender vengono assimilate agli omosessuali, etichettate come “segni di immoralità occidentale”. <strong>E non va meglio per le donne. </strong>L’assegnazione a Riyad della presidenza del <a href="https://www.amnesty.it/larabia-saudita-presiedera-il-forum-onu-sui-diritti-delle-donne/">Forum</a> delle Nazioni Unite sullo status delle donne fa da pendant alle restrizioni alla libertà personale, alla condizione legale e alla partecipazione politica delle cittadine, alle quali fino a pochi anni fa era precluso persino il diritto di guidare  &#8211; ricordiamo la <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/22/fermate-i-rapporti-con-larabia-saudita-viola-i-diritti-delle-donne-e-criminalizza-la-comunita-lgtbqi-la-lettera-delle-calciatrici-alla-fifa/7738544/">protesta delle calciatrici</a> contro la sponsorizzazione saudita della FIFA – mentre il velo islamico non è più obbligatorio per legge (a differenza dell’Iran dove è <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/3/30/irans-police-disperses-pro-hijab-protest-amid-security-concerns">formalmente previsto</a>), per quanto sia richiesto il rispetto di un certo <a href="https://www.visitsaudi.com/it/stories/saudi-culture-and-customs">codice di abbigliamento</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Emirati, tolleranza di facciata </h2>



<p>Non va meglio negli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, dove la tolleranza di facciata e la vetrina futurista non devono far dimenticare la vigenza di una <strong>legislazione severa</strong>. Non solo le relazioni omosessuali sono <a href="https://www.humandignitytrust.org/country-profile/united-arab-emirates/">criminalizzate</a> in diversi emirati, ma esiste una legge federale che punisce gli “atti contrari alla morale”, formula assolutamente generica che consente arresti arbitrari e atti repressivi nei riguardi di qualunque forma di libera espressione; organizzazioni come Human Rights Watch hanno più volte denunciato l’uso strumentale del cosiddetto reato di “indecenza” per colpire persone transgender e queer. Le <a href="https://www.politicshub.it/post/il-ruolo-delle-donne-negli-emirati-arabi-uniti">donne emiratine</a>, pur godendo di maggiori spazi rispetto a quelle saudite, <strong>vivono ancora oggi forti discriminazioni </strong>nel diritto di famiglia, nella tutela legale e nella libertà fondamentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le discriminazioni nel Qatar</h2>



<p>Un discorso non dissimile potrebbe farsi per il <a href="https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/middle-east/qatar/report-qatar/">Qatar</a>, particolarmente attenzionato in occasione dei Mondiali di Calcio 2022, che non solo conserva <strong>leggi che perseguono le relazioni omosessuali</strong> (compresi arresti arbitrari, centri di detenzione e “<a href="https://www.leggiscomodo.org/legali-le-terapie-di-conversione/#:~:text=Tutto%20ci%C3%B2%20mise%20in%20allerta%20l'American%20Psychiatric,psicopatologie%2C%20rispettivamente%20nel%201974%20e%20nel%201990.">terapie di conversione</a>”) ma è molto restrittivo, analogamente all’Arabia Saudita, pure sul versante dei diritti delle donne, discriminate in materia di matrimonio, divorzio, custodia dei figli ed eredità; è vero che ci sono state alcune aperture simboliche, ma queste non hanno intaccato un modello di stampo maschilista e patriarcale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bahrein, passi avanti</h2>



<p>Qualche passo avanti si è registrato in <strong>Bahrein</strong>, dove le relazioni omosessuali tra adulti sono state <a href="https://arabesc.it/diritti-lgbtq-e-mondo-arabo-accettazione-e-negazione/?utm_source=copilot.com">depenalizzate</a> nel 1976, il che non ha impedito l’adozione di normative restrittive, come quelle che puniscono le attività “contrarie alla religione, all’ordine pubblico e alla morale”. E pure le <a href="https://data.unwomen.org/country/bahrain">donne</a> continuano a essere discriminate nel diritto di famiglia e nella partecipazione politica, in un contesto caratterizzato da repressione del dissenso e controllo della società civile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le leggi del sultanato</h2>



<p>E chiudiamo questa breve panoramica con l’<strong>Oman</strong>. Pure nel sultanato le relazioni omosessuali sono <a href="https://www.state.gov/wp-content/uploads/2025/07/624521_OMAN-2024-HUMAN-RIGHTS-REPORT.pdf">vietate</a> e punite dalla legge con pene detentive, mentre le <a href="https://www.ecoi.net/en/file/local/2105450/N2404540.pdf">donne</a> vivono condizioni limitanti quanto ad autonomia personale e diritti economici, sulle quali non hanno finora inciso promesse di riforme annunciate (e mai realmente attuate) negli ultimi anni.</p>



<p>Volendo tracciare un profilo d’insieme, emerge che <strong>le cinque nazioni condividono tre elementi strutturali sotto il profilo dei diritti delle donne e delle persone LGBTQ+: criminalizzazioni dell’omosessualità, </strong>attuata in modo esplicito o ricorrendo a normative poste a tutela della morale pubblica;<strong> limitazioni ai diritti delle donne, </strong>specialmente sul versante dei rapporti familiari e della partecipazione politica (già di per se stessa fortemente limitata per chiunque); <strong>totale assenza di rimedi giuridici o tutela a fronte di discriminazioni</strong>. In tal senso, le monarchie del Golfo che tanto hanno investito sulla propria immagine internazionale in senso modernista e progressista, sono un chiaro esempio di come non necessariamente la modernizzazione in senso economico e tecnologico si accompagni necessariamente a progressi sul versante dei diritti civili.</p>



<p>E sarebbe cose buona e giusta se di queste cose si parlasse e scrivesse più spesso, invece di ricorrere a quelle geometrie variabili cui facevano cenno all’inizio, che suscitano il legittimo sospetto che perfino battaglie sacrosante come quelle per il rispetto dei diritti umani e civili siano strumentalizzate ad altri fini. Non lo scopriamo oggi, ma forse le cose date per scontate sono le prime che siamo portati a dimenticare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html">I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>la Formula Uno che insegue i petrodollari fa i conti con le guerre del Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/la-guerra-e-la-formula-uno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-1536x931.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-600x364.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra incide sul calendario di Formula Uno e contribuirà probabilmente ad aprire un dibattito sul futuro del circus.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-1536x931.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-600x364.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Formula Uno ha vissuto il suo primo atto a <strong>Melbourne</strong>, lontana solo geograficamente dalle aree in cui sta imperversando la guerra in Medio Oriente. Ma anche nel paddock situato nella città australiana, durante il primo weekend stagionale <strong>l&#8217;eco delle bombe che cadono nel Golfo si è fatto ben sentire</strong>. Le prossime due tappe del mondiale infatti saranno in Cina e in Giappone, anche in questo caso in un&#8217;area lontana dal conflitto.<strong> Il problema è però legato alle tappe di aprile</strong>: il 12 aprile si dovrebbe correre in <strong>Bahrein</strong>, il 19 in<strong> Arabia Saudita</strong>. In due dei Paesi maggiormente coinvolti nelle attuali tensioni. A meno di risvolti clamorosi degli ultimi giorni, i due gran premi salteranno. Ma non si tratta in questo caso solo di modifiche al calendario:<strong> il motorsport da anni ha spostato parte del suo baricentro verso il Medio Oriente</strong> e oggi tanti, tra chi da tempo ritiene inopportuno correre più gran premi in regioni turbolente, premono per <strong>far tornare l&#8217;Europa al centro dell&#8217;automobilismo. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è la prima volta di una Formula Uno in &#8220;guerra&#8221; </h2>



<p>Non si tratta di un inedito per la classe regina del motorsport. Già in altre occasioni il calendario di Formula Uno ha subito rimodulazioni per via di scenari politicamente delicati. <strong>Il primo precedente si è avuto proprio in Bahrein nel 2011</strong>, quando il Paese era preda delle proteste legate alla <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-la-primavera-araba.html">Primavera araba</a>. La situazione a Manama era talmente grave in quel momento che, per motivi di gestione della sicurezza, si è preferito cancellare il gran premio. Nel 2022 invece, durante le prove libere del<strong> Gp di Arabia Saudita</strong>, per la prima volta il rumore di un missile ha scosso il &#8220;circus&#8221;. Un ordigno laniato dagli Houthi dallo Yemen, è infatti caduto a circa 20 km dalla pista. Le immagini delle auto che sfrecciano con sullo sfondo una colonna di fumo è rimasta, a suo modo, nella storia della competizione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Missile strike in Saudi Arabia just kilometres from F1 Grand Prix | 9 News Australia" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/HWiFXio_k0w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_HWiFXio_k0w");</script>
</div></figure>



<p>La gara si è comunque disputata senza problemi e il programma di quel fine settimana non ha subito mutazioni. Il weekend cancellato in quell&#8217;anno è stato quello del <strong>gran premio di Russia</strong>, appuntamento inserito nel mondiale dal 2014 e rimasto fuori dal calendario subito dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è solo una questione di sicurezza</h2>



<p>Esistono quindi precedenti ma, al di là delle stagioni del 2020 e del 2021 condizionate dall&#8217;<strong>emergenza coronavirus</strong>, mai si era arrivati a un così drastico cambiamento di calendario. Come detto, due gran premi ormai sono in procinto di saltare e sono quelli di Bahrein e Arabia Saudita. A rischio però ce ne sono almeno altri tre. A partire dai due ultimi appuntamenti programmati in <strong>Qatar</strong> ed<strong> Emirati Arabi Uniti</strong>, previsti però a fine anno e con dunque la possibilità di essere organizzati a guerra (si spera) finita. C&#8217;è chi ha messo in dubbio anche il <strong>Gp di Azerbaijan</strong>, previsto a settembre, dopo i droni caduti nell&#8217;enclave azera di Nakhchivan. Cinque appuntamenti su 24 in calendario sono quindi influenzati dal conflitto e questo dà l&#8217;idea sull&#8217;attuale situazione.</p>



<p>Da qui la riemersione delle critiche sulla scelta, attuata soprattutto negli ultimi anni,<strong> di far crescere il numero di gare in Medio Oriente</strong>. Anche se al momento gli addetti ai lavori appaiono più impegnati a ridefinire il calendario che a mettere in piedi un vero confronto, nel paddock e tra i tifosi<strong> l&#8217;insofferenza verso un circus più lontano dall&#8217;Europa sta crescendo</strong>. E non si tratta solo di motivi di sicurezza. La guerra ha reso palese la v<strong>ulnerabilità organizzativa di un mondiale che guarda ai petrodollari del Golfo</strong>. Oltre ai numerosi gran premi organizzati nella regione infatti, la Formula Uno è legata alle petromonarchie da <strong>contratti di sponsorizzazione </strong>e da<strong> importanti intese economiche</strong>. Si rischia, in poche parole, di avere meno gare e anche meno soldi, visto che le aziende dell&#8217;area stanno subendo gravi perdite per via del conflitto. <strong>Aramco</strong> e <strong>Qatar Airways</strong>, due delle sigle più presenti sui cartelloni pubblicitari degli autodromi, potrebbero ad esempio ridimensionare il proprio apporto economico.</p>



<p>Più in generale, ad emergere tra i meandri del motorsport è la volontà di vedere una Formula Uno <strong>più legata alla sua tradizione che ai soldi del Golfo</strong>. La priorità, secondo questa prospettiva, è quella di ridare centralità alle piste storiche e a quei Paesi dove da sempre è molto più alto il numero di tifosi e appassionati. Rientrare quindi il più possibile nel Vecchio Continente, il quale oggi ospita solo 10 delle 24 (o 22) gare in calendario. La guerra, con le sue conseguenze economiche e logistiche, farà probabilmente da acceleratore a un dibattito rimasto per adesso solo latente. </p>
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		<title>Il nuovo Medio Oriente e il futuro degli Accordi di Abramo</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/il-nuovo-medio-oriente-e-il-futuro-degli-accordi-di-abramo</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Aug 2023 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[accordi di Abramo]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[InsideNews]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-15.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-15.png 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-15-600x338.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-15-300x169.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-15-1024x576.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-15-768x432.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-15-334x188.png 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Con gli Accordi di Abramo siglati tra Uae, Bahrein e Israele l'equilibrio in Medio Oriente sta cambiando </p>
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<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls poster="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/Copertina-video-InsideNews-2-15.png" src="https://cdn.evolutionadv.it/insideover/website/2023/08/Untitled_video-16.mp4"></video></figure>



<p>Proprio due anni fa, il 13 agosto del 2020, Donald Trump metteva la firma su quello che, alla luce degli eventi, è stato l’ultimo grande progetto Usa di politica estera: la normalizzazione delle relazioni tra&nbsp;<strong>Israele</strong>&nbsp;e gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein, comunemente detti&nbsp;<a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Accordi di Abramo</a>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Scopri di più: <a href="https://it.insideover.com/politica/il-nuovo-medio-oriente-e-il-futuro-degli-accordi-di-abramo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Il nuovo Medio Oriente e il futuro degli Accordi di Abramo</a></li>
</ul>
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		<title>Export raddoppiato: cosa c&#8217;è dietro alla grande corsa per le armi di Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/export-raddoppiato-perche-israele-vende-le-sue-armi-ai-paesi-arabi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Marcassa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2023 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[accordi di Abramo]]></category>
		<category><![CDATA[Droni armati]]></category>
		<category><![CDATA[Iron Dome]]></category>
		<category><![CDATA[Missili]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nonostante l'escalation in Cisgiordania e il rifiuto di una "Nato del Medio Oriente", un quarto delle armi prodotte da Israele viene acquistato da Paesi arabi. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/ilgiornale2_20230615094620861_07bb66b11461afe2d0154fda6bc9ca18-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Questa settimana il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz ha commentato pubblicamente i risultati annuali dell&#8217;export di attrezzature militari di Tel Aviv, sciorinando (anche quest&#8217;anno) numeri da record: nel 2022, <strong>Israele</strong> ha raddoppiato<strong> </strong>gli<strong> export</strong> in confronto a dieci anni fa. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri dell&#8217;industria di Tel Aviv</h2>



<p>Gli export di prodotti di difesa di fattura israeliana hanno ammontato nel 2022 a <strong>12,5 miliardi di dollari</strong>, laddove nel 2021 (anno che aveva a sua volta segnato il record di esportazioni) il fatturato era stato di 11,4 miliardi di dollari. Per avere una dato di riferimento, tra il 2011 e il 2013 quel numero fluttuava tra i 5,8 e i 6,6 miliardi di dollari. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="575" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.43.01-1024x575.png" alt="" class="wp-image-399937" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.43.01-1024x575.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.43.01-600x337.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.43.01-300x169.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.43.01-768x431.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.43.01-1536x863.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.43.01-2048x1150.png 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.43.01-334x188.png 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.43.01.png 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Grafico pubblicato dal ministero della Difesa israeliano il 14 giugno 2023. I dati si riferiscono all&#8217;esportazione di prodotti di difesa nell&#8217;ultimo ventennio. </figcaption></figure>



<p>Durante la presentazione dei dati, gli ufficiali del Sibat (il dipartimento israeliano di Cooperazione per la difesa internazionale) hanno evidenziato un aumento del 65% degli export negli ultimi cinque anni, e hanno citato importanti &#8220;<strong>cambiamenti geostrategici</strong>&#8221; in Europa tra le ragioni che hanno provocato il netto incremento nella domanda per armi prodotte in Israele. Il riferimento implicito è all&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina da parte della Russia. Gli agenti del Dipartimento hanno anche aggiunto che una parte della domanda è trainata dai contratti di vendita firmati tra Israele e i Paesi arabi che hanno recentemente normalizzato i loro legami diplomatici e commerciali con esso. </p>



<p>Tra i dati forniti dal Dipartimento c&#8217;è anche una panoramica dei specifici prodotti che Tel Aviv ha esportato. <strong>Droni e Uav</strong> (velivoli a pilotaggio remoto) rappresentano da soli il 25% degli export, mentre missili, razzi e dispositivi di difesa aerea sommati ammontano al 19% delle vendite. Gli altri prodotti di punta dell&#8217;industria della difesa israeliana sono i velivoli con equipaggio, sistemi di ricognizione, lanciamissili, sistemi di comunicazione e munizioni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Nuovi clienti</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="575" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.42.48-1024x575.png" alt="" class="wp-image-399938" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.42.48-1024x575.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.42.48-600x337.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.42.48-300x169.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.42.48-768x431.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.42.48-1536x863.png 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.42.48-2048x1150.png 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Screenshot-2023-06-15-alle-10.42.48-334x188.png 334w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Grafico pubblicato dal ministero della Difesa israeliano il 14 giugno 2023. I dati si riferiscono alla quantità di prodotti di difesa israeliani esportati nei vari continenti negli ultimi cinque anni.</figcaption></figure>



<p>La vera novità svelata delle informazioni divulgate dal ministero della Difesa sta non tanto nella quantità o nella tipologia dei prodotti di difesa venduti da Israele, ma nella distribuzione geografica degli acquirenti. Il boom nel commercio delle armi sottolinea in particolare l&#8217;approfondimento dei legami diplomatici ed economici tra Israele e gli Stati firmatari degli accordi di Abramo. Infatti, <strong>Paesi arabi</strong> che nel 2020 hanno normalizzato i legami con Tel Aviv – Emirati Arabi Uniti, Bahrain e Marocco – hanno rappresentato quasi il <strong>25%</strong> <strong>del totale</strong> dei 12,5 miliardi di dollari fatturati in export di difesa da Israele, quando nel 2021 rappresentavano appena il 7%. Asia e Pacifico confermano il trend e si mantengono stabili destinatari del 30% degli export israeliani; ugualmente stabile il Nord America intorno all&#8217;11%. L&#8217;altra grande eccezione è rappresentata dall&#8217;Europa, che a fronte del conflitto in Ucraina ha incrementato in maniera imponente la spesa nel 2021 per poi normalizzarla intorno al 30% nel 2022. </p>



<p>In seguito alla firma degli accordi sponsorizzati dagli Stati Uniti, questi Paesi si sono mossi nella direzione di un rafforzamento dei legami soprattutto nella sfera della difesa. Va ricordato infatti che nel 2021 il <strong>Bahrain </strong>ha confermato che un ufficiale della Marina israeliana è stato <a href="https://www.aljazeera.com/news/2022/2/12/bahrain-confirms-israeli-officer-to-be-stationed-in-the-country" target="_blank" rel="noreferrer noopener">assegnato di stanza nel Golfo</a> – il primo militare israeliano ad essere inviato in un Paese arabo. Inoltre, in base alle immagini satellitari, esperti di difesa hanno verificato che gli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong> hanno installato entro i propri confini il <a href="https://www.thedefensepost.com/2022/10/21/uae-israel-barak-air-defense/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sistema di difesa aerea Barak</a> sviluppato congiuntamente da Israele e India. </p>



<p>Per quanto riguarda il <strong>Marocco</strong> invece, l&#8217;inviato israeliano a Rabat ha recentemente affermato che la Elbit Systems – tra le maggiori compagnie israeliane che producono tecnologia per la difesa – sta per aprire <a href="https://www.moroccoworldnews.com/2023/06/355876/israeli-defense-giant-elbit-systems-plans-to-establish-two-sites-in-morocco" target="_blank" rel="noreferrer noopener">due sedi di produzion</a>e sul territorio marocchino. L’annuncio è giunto a pochi giorni dalla notizia che il governo israeliano sta considerando di riconoscere la sovranità del Marocco sui territori contestati del Sahara Occidentale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><a href="https://it.insideover.com/iscriviti-alla-newsletter" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="810" height="150" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/thumbnail_strip_io_newsletter_war-3.jpg" alt="" class="wp-image-396797" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/thumbnail_strip_io_newsletter_war-3.jpg 810w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/thumbnail_strip_io_newsletter_war-3-600x111.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/thumbnail_strip_io_newsletter_war-3-300x56.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/thumbnail_strip_io_newsletter_war-3-768x142.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 810px) 100vw, 810px" /></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Contraddizioni e cautele</h2>



<p>Il notevole e veloce incremento nei contratti di vendita di armi con i Paesi arabi è sintomo di due processi più profondi e poco visibili. In primo luogo, evidenzia come i rapporti con lo Stato di Israele siano progrediti nonostante la recente <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/la-cia-lancia-lallarme-sulla-terza-intifada.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">acutizzazione delle <strong>tensioni</strong></a><strong> con i gruppi armati palestinesi</strong> nei territori occupati della Cisgiordania. </p>



<p>Inoltre, sottolinea la disponibilità degli Stati arabi a intensificare gli scambi commerciali con Israele nel campo della difesa a dispetto della riluttanza che hanno dimostrato a partecipare ad un&#8217;iniziativa di coordinamento nella difesa proposta giusto un anno fa da Israele e Stati Uniti e presto rinominata come <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/stati-arabi-e-israele-creano-una-rete-di-difesa-area-nasce-una-nato-del-medio-oriente.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;Nato del Medio Oriente&#8221;</a>.</strong> Come a dire, armi da Israele sì, e anche tante, ma una cooperazione formalizzata no. O forse, non ancora. </p>



<p>Gli Stati del Golfo come gli Emirati sono stati infatti molto cauti nell’abbracciare apertamente legami militari con Israele, dal momento che potrebbero essere interpretati come <strong>rivolti al comune rivale regionale</strong>, la Repubblica Islamica dell&#8217;Iran. A fronte del generale <a href="https://it.insideover.com/politica/liran-la-distensione-in-medio-oriente-e-la-sfida-a-usa-e-israele.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">clima di distensione</a> che caratterizza questa <a href="https://it.insideover.com/politica/arabia-saudita-e-iran-riprendono-relazioni-diplomatiche-decisivo-il-ruolo-della-cina.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">stagione diplomatica</a> mediorientale, l&#8217;Iran mantiene solida la sua postura attiva e aggressiva nei confronti dell&#8217;acerrima nemica &#8220;entità sionista&#8221;.  </p>



<p>Se il progetto di una &#8220;Nato araba&#8221; contro Israele, che pure sopravvive nelle speranze iraniane, si può oramai dire tramontato, l&#8217;idea di una Nato Mediorientale rimane invece viva in maniera direttamente proporzionale alla percezione condivisa di una <strong>minaccia credibile</strong>, che la renda necessaria. In altre parole, un&#8217;alleanza militare in Medio Oriente è fattibile se le aggressioni di Teheran e dei suoi delegati la richiederanno. E ad attestarlo sono proprio i numeri del mercato della difesa Israeliano nella regione. </p>



<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/export-raddoppiato-perche-israele-vende-le-sue-armi-ai-paesi-arabi.html">Export raddoppiato: cosa c&#8217;è dietro alla grande corsa per le armi di Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Italia nel Golfo: il curioso asse con il Bahrein</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/l-italia-nel-golfo-il-curioso-asse-con-il-bahrein.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jun 2021 10:32:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Italia è i Balcani nella stessa maniera in cui è il Mediterraneo. Perché se è vero che i Balcani sono la seconda casa dell&#8217;Italia, lo è altrettanto che il Mediterraneo è la trincea in cui i popoli italici hanno storicamente combattuto per salvaguardare la sicurezza fisica dello Stivale, affrontando le insidie provenienti da ognuno dei &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/l-italia-nel-golfo-il-curioso-asse-con-il-bahrein.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-italia-nel-golfo-il-curioso-asse-con-il-bahrein.html">L&#8217;Italia nel Golfo: il curioso asse con il Bahrein</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Bahrein-Imagoeconomica_1354597-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><a href="https://it.insideover.com/politica/l-italia-nei-balcani-tradita-dai-partner-e-schiacciata-dai-titani.html">L&#8217;Italia è i Balcani</a> nella stessa maniera in cui è il Mediterraneo. Perché se è vero che i Balcani sono la seconda casa dell&#8217;<strong>Italia</strong>, lo è altrettanto che il Mediterraneo è la trincea in cui i popoli italici hanno storicamente combattuto per salvaguardare la sicurezza fisica dello Stivale, affrontando le insidie provenienti da ognuno dei punti cardinali presenti nella stella dei venti.</p>
<p>Quando si scrive di Italia nel Mediterraneo non si dovrebbe pensare al mare<em> stricto sensu</em>, quanto ad una realtà geopolitica terracqua che, trascendendo i confini marittimi, si estende dalle colonne di Ercole al golfo Persico, traversando e toccando Africa settentrionale, corno d&#8217;Africa, Vicino Oriente e penisola arabica. E penetrare a scopo stabilizzativo l&#8217;area di cui sopra, altresì nota come<strong> Mediterraneo allargato</strong>, è stato uno dei fini principali dell&#8217;agenda estera italiana sin dall&#8217;epoca della guerra fredda.</p>
<p>Perché il Mediterraneo, in quanto confine liquido, necessita imperativamente di essere protetto da una cinta muraria, dunque fisicamente solida e più difficilmente valicabile, eretta nel nome di una <strong>profondità strategica</strong> stileggiata concentricamente. È in questo contesto di azione-per-prevenzione che si inquadrano i longevi sodalizi con <strong>Algeria</strong>, <strong>Libia</strong> e <strong>Tunisia</strong>, <a href="https://it.insideover.com/guerra/litalia-nel-sahel-al-fianco-della-francia.html">il nostro crescente interesse nei confronti del Sahel</a>, la nostra presenza in <strong>Libano</strong> e i partenariati tattici<a href="https://it.insideover.com/politica/i-rapporti-tra-italia-e-turchia-spiegati.html"> con la Turchia</a> e le principali potenze dell&#8217;area arabica, <em>in primis</em> <strong>Arabia Saudita</strong> e <strong>Qatar</strong>. E in quest&#8217;ultima arena, che rappresenta l&#8217;estrema periferia orientale del Mediterraneo allargato, l&#8217;Italia ha messo radici anche nei luoghi più insospettabili: il<strong> regno del Bahrein</strong>.</p>
<h2>Noi e il Bahrein</h2>
<p>Bahrein è il nome di un microstato arcipelagico localizzato nella parte orientale della penisola arabica, contermine ad Arabia Saudita e Qatar e circondato dalle acque calde del golfo Persico. Steso su una superficie di 765 chilometri quadrati – ovvero più o meno la metà di quella di Roma, che è pari a 1.285 chilometri quadrati – e abitato da poco più di un milione e 600mila abitanti, questo regno a lieve maggioranza sciita rappresenta uno dei più importanti crocevia del Medio Oriente, essendo il luogo in cui si incontrano e scontrano gli interessi delle contigue petromonarchie wahhabite, dell&#8217;<strong>Iran</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-ha-una-base-segreta-in-bahrein-da-undici-anni.html">di Israele</a> e dell&#8217;asse turco-qatariota.</p>
<p>Lontana dai sopraccennati giochi di potere, in cui immergersi sarebbe inutilmente periglioso, nel piccolo Bahrein si trova anche l&#8217;Italia, quivi presente in maniera massiccia e multiforme. <a href="https://www.dailymuslim.it/2020/11/bahrein-il-sottosegretario-di-stefano-al-webinar-invest-in-italy/">Descritto dall&#8217;attuale sottosegretario di Stato al ministero degli affari esteri</a>, <strong>Manlio di Stefano</strong>, come un &#8220;partner tradizionale e affidabile dell&#8217;Italia in Medio Oriente&#8221;, il Bahrein <a href="https://www.agenzianova.com/a/0/2794272/2020-02-04/italia-bahrein-inaugurata-l-ambasciata-del-regno-a-roma">ha inaugurato ufficialmente un&#8217;ambasciata a Roma</a> a febbraio dell&#8217;anno scorso, durante una cerimonia avvenuta nell&#8217;ambito di un&#8217;importante visita di lavoro del principe ereditario <strong>Salman bin Hamad al Khalifa</strong> –<a href="http://www.tradearabia.com/news/BANK_363736.html"> terminata con la firma di sei accordi da 330 milioni di euro, di cui uno coinvolgente l&#8217;Eni</a> –, ed è frequentemente al centro di iniziative bilaterali volte a favorire interscambio e investimenti.</p>
<p>Il sodalizio è particolarmente forte nell&#8217;economia – siamo il principale partner commerciale del Bahrein appartenente all&#8217;area Ue –, ma è esteso in una grande varietà di aree ed ambiti, tra i quali cultura – l&#8217;università La Sapienza di Roma ha stipulato una convenzione con la Bahrain Federation of Expatriate Associations per il potenziamento della didattica e della ricerca nell&#8217;area scientifica delle culture e della tolleranza tra i popoli – e diplomazia – <a href="https://www.bna.bh/en/BahrainiItalianrelationsdiscussed.aspx?cms=q8FmFJgiscL2fwIzON1%2BDiQsVMwRPjevbctjwlxW%2FJM%3D">l&#8217;Italia aderisce al formato di dialogo di Manama (<em>Manama Dialogue</em>), mentre il Bahrein è un forte sostenitore del Rome Med dell&#8217;Ispi</a> –, e va estendendosi in un settore strategico quale è il turismo – come dimostrato dalle aperture dei voli Manama-Roma e della Manama-Milano.</p>
<h2>Un legame da preservare</h2>
<p>Il <em>Made in Italy</em> è sinonimo di alta qualità, in Europa come nel resto del mondo, e il Bahrein non fa eccezione. Ospiti fissi delle iniziative conoscitive concepite dal nostro governo per investitori e importatori stranieri interessati al mercato italico, i bahreniti hanno dimostrato con i fatti il loro forte apprezzamento per i prodotti e i servizi offerti dalle eccellenze nostrane. Dominanza commerciale a parte, invero, il Bel Paese figura tra i primi contributori all&#8217;ambizioso piano di crescita e sviluppo per il lungo termine di Manama, ribattezzato <em>Bahrein&#8217;s Economic Vision</em> <em>2030</em>,<a href="https://www.ice.it/it/news/notizie-dal-mondo/161399"> al cui concretamento stanno lavorando quasi duecento privati nostrani</a>.</p>
<p>La strategia italiana in Bahrein pare abbastanza chiara: fare leva sulla triade commercio-investimenti-cultura con l&#8217;obiettivo duplice di diffondere prosperità, indi conquistando la fiducia del reame, e di mantenere un basso profilo per quanto concerne il coinvolgimento bahrenita nella competizione tra grandi potenze, in maniera tale da evitare scelte di campo inutilmente perniciose – essendo noi legati a doppio filo con ognuno dei belligeranti. Proseguire su questo percorso potrebbe rivelarsi una carta vincente nel medio-lungo periodo, anche perché il 2030 è alle porte e i bahreniti, se non verranno abbandonati a metà dei lavori, ricorderanno sicuramente chi li ha aiutati a traslare in realtà i loro sogni di micro-egemonia economica: l&#8217;Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/l-italia-nel-golfo-il-curioso-asse-con-il-bahrein.html">L&#8217;Italia nel Golfo: il curioso asse con il Bahrein</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Israele ha una missione segreta in Bahrein da undici anni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/israele-ha-una-base-segreta-in-bahrein-da-undici-anni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Oct 2020 13:50:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele Bahrein Emirati (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A poco più di un mese dalla firma degli accordi di Abramo, avvenuta il 15 settembre presso la Casa Bianca, Israele ed Emirati Arabi Uniti stanno procedendo all&#8217;avvio di forme di cooperazione e partenariato in numerosi settori, dal turismo al commercio, e proseguono attivamente anche i lavori con il Bahrein. Dopo aver annunciato la prossima &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-ha-una-base-segreta-in-bahrein-da-undici-anni.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-ha-una-base-segreta-in-bahrein-da-undici-anni.html">Israele ha una missione segreta in Bahrein da undici anni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Israele Bahrein Emirati (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/10/Israele-Bahrein-La-Presse-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>A poco più di un mese dalla firma degli<a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html"> accordi di Abramo</a>, avvenuta il 15 settembre presso la Casa Bianca, Israele ed Emirati Arabi Uniti stanno procedendo all&#8217;avvio di forme di cooperazione e partenariato in numerosi settori, dal turismo al commercio, e proseguono attivamente anche i lavori con il Bahrein.</p>
<p>Dopo aver annunciato la prossima apertura di una<a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/bahrain-to-establish-maritime-line-with-israel/2004853"> rotta marittima</a> collegante i porti israeliani e bahreiniti e firmato l&#8217;accordo per l&#8217;inaugurazione ufficiale e formale di relazioni bilaterali, il 21 ottobre le opinioni pubbliche dei due Paesi sono state messe a conoscenza di un evento protetto dal massimo riserbo per oltre un decennio: la presenza di una <strong>missione israeliana segreta</strong> a Manama dal 2009.</p>
<h2>La notizia</h2>
<p>La notizia è divenuta di pubblico dominio<a href="https://www.axios.com/israel-secret-embassy-bahrain-d5cd012a-51a7-40bc-a7a3-6426ffa15dcf.html"> il 21 ottobre</a>, preceduta da una settimana di indiscrezioni; segno che l&#8217;era della segretezza e dell&#8217;ambiguità tra Israele e gli attori statuali del mondo arabo è <strong>ufficialmente terminata</strong> con la firma degli accordi di Abramo. Oggi è il Bahrein, ma domani potrebbero essere rivelati dettagli inerenti i rapporti a lungo nascosti, ad esempio, tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti, o tra Israele e l&#8217;Arabia Saudita.</p>
<p>Il portale d&#8217;informazione <em>Axios</em> ha ricostruito l&#8217;intera vicenda nei dettagli grazie all&#8217;aiuto di alcuni ufficiali bahreiniti. Fra il 2007 e il 2008 ebbe luogo un ciclo di incontri segreti tra l&#8217;allora ministro degli esteri israeliano, Tzipi Livni, e l&#8217;omologo bahreinita, Khaled Bin Ahmad al-Khalifa, avente l&#8217;obiettivo di spianare la strada all&#8217;apertura di una &#8220;missione israeliana segreta a Manama&#8221;.</p>
<p>Le due diplomazie raggiunsero un accordo, favorito dall&#8217;aumento della rivalità tra Israele e Qatar, che il 13 luglio 2009 condusse alla registrazione del Centro per lo Sviluppo Internazionale nell&#8217;albo delle imprese operanti in Bahrein. Quell&#8217;ente, in realtà, non era una semplice compagnia privata ma uno scudo dietro al quale proteggere le attività ultra-riservate della diplomazia israeliana.</p>
<p>La compagnia, che dal 2013 ha cambiato nome, è ufficialmente coinvolta in attività di commercializzazione e servizi d&#8217;investimento e consulenza per imprese occidentali interessate a fare affari nella penisola arabica al di fuori del campo petrolifero, come ad esempio nella tecnologia medica, nelle rinnovabili e nella sicurezza alimentare. In realtà, oltre a servire tali scopi, la missione ha anche funto da &#8220;canale per le comunicazioni segrete per il governo israeliano&#8221;.</p>
<h2>Come è stato mantenuto il segreto</h2>
<p>Gli impiegati sono stati scelti con estrema discrezione da Tel Aviv onde evitare che il giornalismo d&#8217;inchiesta e/o attività di spionaggio potessero portare alla scoperta della missione. Il requisito fondamentale per poter lavorare negli uffici della compagnia fittizia era, ed è, il possesso della<strong> doppia cittadinanza</strong>. In questo modo la diplomazia israeliana ha potuto inviare in loco degli agenti ufficialmente provenienti dal Sud Africa, dal Belgio, dagli Stati Uniti e dal Regno Uniti, ma in realtà al servizio di Israele.</p>
<p>Ad ogni impiegato, inoltre, era stato fatto un profilo su LinkedIn, il più importante sito web al mondo per lo sviluppo di contatti professionali, per aumentare la credibilità e ridurre al minimo ogni sospetto.</p>
<p>Infine, per via della sempre presente possibilità che qualche ufficiale bahreinita su posizioni anti-israeliane potesse svelare l&#8217;accaduto, l&#8217;esistenza della missione segreta era stata comunicata soltanto ad un gruppo molto ristretto di persone composto dai lealisti più fidati del re. Da quando sono stati firmati gli accordi di Abramo, però, la necessità di nascondere un simile segreto è venuta meno: le opinioni pubbliche sono state adeguatamente preparate al processo di normalizzazione e il mondo arabo è entrato in una nuova era.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/israele-ha-una-base-segreta-in-bahrein-da-undici-anni.html">Israele ha una missione segreta in Bahrein da undici anni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gli accordi di Abramo, spiegati</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2020 07:10:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto israelo-palestinese]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="532" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Donald-Trump-e-Benjamin-Netanyahu-e1600240347982.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Donald-Trump-e-Benjamin-Netanyahu-e1600240347982.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Donald-Trump-e-Benjamin-Netanyahu-e1600240347982-300x106.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Donald-Trump-e-Benjamin-Netanyahu-e1600240347982-1024x363.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Donald-Trump-e-Benjamin-Netanyahu-e1600240347982-768x272.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Lo scenario è stato lo stesso del 1993, quando sullo sfondo della Casa Bianca Yitzak Rabin e Yasser Arafat firmavano gli accordi che sancivano la nascita dell&#8217;Autorità nazionale palestinese e, nella mente degli ideatori di quelle intese, avviavano un tortuoso e faticoso processo di pace. A distanza di quasi 30 anni sono cambiati i protagonisti, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="532" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Donald-Trump-e-Benjamin-Netanyahu-e1600240347982.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Donald-Trump-e-Benjamin-Netanyahu-e1600240347982.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Donald-Trump-e-Benjamin-Netanyahu-e1600240347982-300x106.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Donald-Trump-e-Benjamin-Netanyahu-e1600240347982-1024x363.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Donald-Trump-e-Benjamin-Netanyahu-e1600240347982-768x272.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Lo scenario è stato lo stesso del 1993, quando sullo sfondo della <strong>Casa Bianca</strong> <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-yitzhak-rabin.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Yitzak Rabin</a> e <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-era-arafat.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Yasser Arafat</a> firmavano gli accordi che sancivano la nascita dell&#8217;<a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cose-lautorita-nazionale-palestinese.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Autorità nazionale palestinese</a> e, nella mente degli ideatori di quelle intese, avviavano un tortuoso e faticoso processo di pace. A distanza di quasi 30 anni sono cambiati i protagonisti, ma la questione ha riguardato sempre la disputa tra israeliani e arabi. Alla presenza di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>Donald Trump</strong></a>, i rappresentanti di<strong> Israele, Emirati Arabi Uniti</strong> e <strong>Bahrein</strong> <a href="https://www.agenzianova.com/primopiano/1174/emirati-e-bahrein-firmano-gli-accordi-con-israele-trump-risultato-straordinario">hanno messo nero su bianco quanto già stabilito nei giorni scorsi</a>: la normalizzazione delle reciproche relazioni diplomatiche e il riavvicinamento sotto la sfera commerciale ed economica.</p>
<h2>La natura giuridica degli accordi</h2>
<p>Il 12 agosto la prima svolta è arrivata da Abu Dhabi: in quell&#8217;occasione, il governo emiratino ha annunciato la prossima distensione dei rapporti con Israele che, tradotto dal politichese, voleva significare una vera e propria pace con lo Stato ebraico. Una novità figlia<a href="https://it.insideover.com/politica/la-sorpresa-annunciata-dell-accordo-tra-israele-ed-emirati-arabi-uniti.html">, come spiegato su <em>InsideOver</em></a>, del costante riavvicinamento tra le parti operato negli ultimi anni. Tra le <strong>petromonarchie</strong> del Golfo e Israele sono emersi diversi punti di convergenza, a partire dai timori per la politica iraniana nella regione e la volontà di isolare <strong>Teheran</strong>. Da qui dunque il lento ma costante lavoro diplomatico che ha portato gli Emirati Arabi Uniti a proclamare la definitiva distensione con il governo israeliano. Poche settimane dopo, è stata la volta del Bahrein: da Manama, <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-il-gioco-politico-che-ha-portato-il-bahrein-alla-pace-con-israele.html">nei giorni scorsi Re Hamad bin Isa Al Khalifa ha annunciato la volontà del piccolo regno di stringere un accordo con Israele. </a></p>
<p>Si è scelta quindi un&#8217;unica sede e un&#8217;unica <strong>cerimonia</strong> per ratificare le reciproche promesse di disgelo. Il pomeriggio di settembre che ha visto la firma degli accordi alla Casa Bianca, è passato alla storia come il giorno dell&#8217;accordo di Abramo, in realtà sotto il profilo giuridico e formale si è trattato di due distinte intese. Tra Israele ed Emirati Arabi Uniti infatti si è proceduto alla firma di un vero e proprio<strong> trattato di pace</strong>, dunque un vero e proprio documento avente valore giuridico internazionale e che deve passare quanto prima al vaglio dei rispettivi parlamenti. Tra lo Stato ebraico e il Bahrein invece, l&#8217;intesa firmata è ufficialmente una <strong>dichiarazione di pace</strong>, ossia un accordo che lega le parti ad un comune percorso volto alla normalizzazione dei rapporti. Due formule diverse adottate quindi, ma che sotto il profilo politico hanno un unico significato: il riavvicinamento tra gli Stati arabi del golfo e Israele.</p>
<h2>Un manifesto per Trump</h2>
<p>Il primo trattato tra lo Stato ebraico e un Paese arabo è stato firmato a Camp David e in quell&#8217;occasione i protagonisti erano i rappresentanti israeliani ed egiziani. Era il 1979, la svolta decisa da Il Cairo è stata la prima di questo genere nel mondo arabo. Sono passati poi dieci anni per arrivare ad un altro accordo di pace, quello cioè del 1989 tra Israele e Giordania. Escludendo gli accordi di Oslo del 1993 firmati il 13 settembre di quell&#8217;anno alla Casa Bianca alla presenza di Rabin e Arafat, poi non sono state siglate altre intese del genere. Per questo il presidente Usa Donald Trump ha parlato di &#8220;giornata storica&#8221;. Per il tycoon newyorkese arrivare alla firma dei trattati tra Israele e due Stati arabi del Golfo ha un valore politico vitale, specie alla vigilia delle elezioni presidenziali. C&#8217;è infatti la diplomazia Usa dietro gli accordi, con la regia affidata al genero del presidente, <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-jared-kushner-la-chiave-della-svolta-di-trump.html">Jared Kushner</a>. Quest&#8217;ultimo ha lavorato negli ultimi due anni per riavvicinare Israele con l&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> e con le altre petromonarchie della regione.</p>
<p>E se Abu Dhabi e Manama oggi hanno avviato ufficialmente le relazioni con gli israeliani, adesso il prossimo obiettivo è la distensione definitiva con i sauditi. Non a caso Trump, nel corso del suo discorso, ha parlato di &#8220;altri nuovi accordi previsti in futuro&#8221;. La firma dei trattati alla Casa Bianca per il capo dell&#8217;amministrazione Usa ha un profondo valore anche in politica interna. Per lui, che nel 2016 ha promesso di mettere gli interessi Usa prima di tutto e allentare la morsa sulle missioni internazionali, poter presentare alla vigilia del voto dei trattati di pace ratificati a Washington significa poter dire di aver mantenuto una promessa elettorale. Una linea, quella delle intese tra petromonarchie e Israele, che si sposa c<a href="https://it.insideover.com/guerra/stati-uniti-e-talebani-vicini-ad-un-accordo-in-afghanistan.html">on gli accordi in Afghanistan</a> con i talebani e con gli annunci <a href="https://www.agenzianova.com/a/5f61acaacff5d7.68915815/3092113/2020-09-09/gli-usa-annunciano-il-ritiro-di-2-200-uomini-dall-iraq-entro-fine-settembre/linked">dei ritiri di parti dei contingenti di soldati presenti in Iraq</a> e Siria.</p>
<h2>Proteste nei territori palestinesi</h2>
<p>Ma le ore appena trascorse non sono state di festa per tutti. Se da Abu Dhabi e Manama si parla di intese che non vogliono tradire la causa palestinese, nei territori della <strong>Cisgiordania</strong> e di <strong>Gaza</strong> invece la sensazione di essere stati messi in secondo piano dai due Paesi arabi accomuna gran parte della popolazione. Proteste e manifestazioni sono scoppiate in diverse città palestinesi, con scontri che si sono protratti per diverse ore soprattutto a Nablus ed Hebron. A Gaza invece sono state date alle fiamme le immagini che raffiguravano il primo ministro israeliano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Benjamin Netanyahu</a>, il re del Bahrein Hamad bin Isa Al Khalifa e il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed al Nahyan. Sempre dalla striscia di Gaza sono arrivate notizie circa un nuovo lancio di <strong>razzi</strong> verso il territorio israeliano nelle ore in cui alla Casa Bianca si firmavano i trattati. Ad Ashkelon e Ashdod per quasi un intero pomeriggio hanno risuonato le sirene di allarme per l&#8217;arrivo di razzi dalla Striscia.</p>
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		<title>Il gioco politico che ha portato il Bahrein alla pace con Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/ecco-il-gioco-politico-che-ha-portato-il-bahrein-alla-pace-con-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Sep 2020 09:18:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Trump-annuncia-la-normalizzazione-dei-rapporti-tra-Israele-e-Bahrein-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump annuncia la normalizzazione dei rapporti tra Israele e Bahrein (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Trump-annuncia-la-normalizzazione-dei-rapporti-tra-Israele-e-Bahrein-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Trump-annuncia-la-normalizzazione-dei-rapporti-tra-Israele-e-Bahrein-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Trump-annuncia-la-normalizzazione-dei-rapporti-tra-Israele-e-Bahrein-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Trump-annuncia-la-normalizzazione-dei-rapporti-tra-Israele-e-Bahrein-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Forse ai più il Bahrein è conosciuto per il Gran Premio di Formula Uno che si svolge in questo arcipelago dal 2004. Prima di allora non c&#8217;erano stati molti motivi del resto per parlare del piccolo regno situato nel cuore del Golfo. Anche in occasione della guerra in Iraq del 1991, le telecamere e i &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-il-gioco-politico-che-ha-portato-il-bahrein-alla-pace-con-israele.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-il-gioco-politico-che-ha-portato-il-bahrein-alla-pace-con-israele.html">Il gioco politico che ha portato il Bahrein alla pace con Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Trump-annuncia-la-normalizzazione-dei-rapporti-tra-Israele-e-Bahrein-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Trump annuncia la normalizzazione dei rapporti tra Israele e Bahrein (La Presse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Trump-annuncia-la-normalizzazione-dei-rapporti-tra-Israele-e-Bahrein-La-Presse.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Trump-annuncia-la-normalizzazione-dei-rapporti-tra-Israele-e-Bahrein-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Trump-annuncia-la-normalizzazione-dei-rapporti-tra-Israele-e-Bahrein-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/09/Trump-annuncia-la-normalizzazione-dei-rapporti-tra-Israele-e-Bahrein-La-Presse-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Forse ai più il <strong>Bahrein</strong> è conosciuto per il Gran Premio di Formula Uno che si svolge in questo arcipelago dal 2004. Prima di allora non c&#8217;erano stati molti motivi del resto per parlare del piccolo regno situato nel cuore del Golfo. Anche in occasione della guerra in Iraq del 1991, le telecamere e i media erano a Riad, in Qatar o negli Emirati, lì dove si trovavano le basi dei vari contingenti. In Bahrein c&#8217;è una base americana, ma era stata lasciata in secondo piano da giornalisti e reporter. Questo Stato sembra avere tutte le caratteristiche per essere una &#8220;classica&#8221; <strong>petromonarchia</strong>: economia dipendente dal petrolio, monarchia sunnita <strong>wahhabita</strong> al potere e vicinanza geografica all&#8217;Arabia Saudita, sono tutte peculiarità che oggi danno al Bahrein un&#8217;immagine molto simile a quella dei suoi vicini. In realtà, il regno retto dalla famiglia reale <strong>Al Khalifa</strong> è ricco di paradossi e di proprie caratteristiche non secondarie anche alla luce della <a href="https://it.euronews.com/2020/09/11/accordo-di-pace-di-israele-con-il-bahrain-trump-mette-d-accordo-netanyahu-e-re-hamad">recente pace con Israele.</a></p>
<h2>Un Paese sciita nel cuore del Golfo</h2>
<p>Per cominciare, il Bahrein non è uno Stato sunnita. Al contrario, quasi due terzi della popolazione è sciita e questo lo pone in un contesto diverso rispetto a quello dell&#8217;Arabia Saudita o degli Emirati Arabi Uniti. Guai a dire che una volta l&#8217;arcipelago è stato parte integrante dell&#8217;Iran, nel 2009 un&#8217;affermazione del genere fatta da un consigliere dell&#8217;ayatollah<strong> Ali Khamenei</strong> ha determinato l&#8217;improvviso stop di un miliardario contratto per la fornitura di gas con il governo di Teheran. Tuttavia, il fatto che la maggioranza della popolazione è sciita lo si deve ad alcuni importanti retaggi storici. Da quando nel 1521 i portoghesi hanno messo piede in queste isole il loro percorso storico si è totalmente distaccato da quello della penisola arabica. Dopo i conquistatori lusitani infatti, sono arrivati i persiani i quali hanno imposto il loro controllo sul futuro Bahrein fino alle soglie del XIX secolo, influenzando molto il credo confessionale portato avanti poi dalla popolazione.</p>
<p>Nonostante poi il territorio ha iniziato a essere retto dalla famiglia Al Khalifa, sunnita e vicina ai sultani della regione, le isole sono sempre rimaste a maggioranza sciita. Oggi questa peculiarità costituisce un elemento di instabilità nel Paese, come si è già avuto modo di vedere nel 2011 quando le rivolte della <strong>primavera araba</strong> sono arrivate fino al centro della capitale Manama e hanno avuto come principale filo conduttore le richieste della maggioranza sciita di poter partecipare maggiormente alla vita politica. Circostanza questa negata dagli Al Khalifa. Loro, al contrario, hanno imposto una linea filo sunnita e filo Saud e non sembrano avere voglia di indietreggiare. Anzi, la <strong>repressione</strong> operata nei confronti dei manifestanti in più occasioni svela come in realtà la famiglia reale voglia proseguire in continuità con gli ultimi anni. Dunque, se il Bahrein può essere accostato all&#8217;Arabia Saudita e alle altre petromonarchie della penisola arabica, lo è soltanto per mera volontà dei regnanti e non per un&#8217;analoga impostazione sociale e culturale con i vicini.</p>
<h2>Una petromonarchia senza petrolio</h2>
<p>Smentita quindi la visione di un Bahrein fedelmente sunnita, c&#8217;è un altro paradosso importante che coinvolge il regno. Guardando le immagini di Manama, non sembrerebbe esserci nulla di diverso rispetto a Doha, Riad, Abu Dhabi o Dubai, metropoli della regione cioè esplose negli ultimi decenni con la costruzione di grattaceli e strutture ultra moderne finanziate dagli introiti del petrolio. Il Bahrein quindi almeno da questo punto di vista potrebbe apparire in linea con la storia recente delle altre petromonarchie. E invece, già da alcuni anni il regno è quasi all&#8217;asciutto di oro nero: le <strong>riserve</strong> di greggio si stanno esaurendo, l&#8217;estrazione quindi procede molto a rilento e il vero introito in grado di rendere positivi i bilanci è dato dalla vendita di petrolio da un pozzo saudita effettuata per conto della famiglia Al Khalifa.<a href="https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2020/05/20/bahrein-verso-lautosufficienza-gas/"> Di recente sono stati scoperti altri importanti giacimenti</a>, soprattutto di gas naturale, ma ancora non sono del tutto funzionanti e gli effetti si potrebbero vedere soltanto fra qualche anno.</p>
<p>Dunque il Bahrein dipende fortemente dai vicini, dai Saud in primis. Dagli Emirati arrivano anche risorse finanziarie volte a dare linfa all&#8217;economia ed evitare possibili crack, mentre il <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> ha stimato per il 2020 un deficit fiscale del 15% a fronte del 10% dello scorso anno. Da anni gli Al Khalifa stanno puntando sul <strong>turismo</strong>, l&#8217;organizzazione del Gran Premio va in questa direzione, ma con la pandemia da coronavirus questo settore anche da queste parti sta avendo gravi problemi.</p>
<h2>Come si è arrivati alla pace con Israele</h2>
<p>In un contesto del genere, ben si intuisce quindi l&#8217;importanza strategica dell&#8217;arcipelago. Un Paese a maggioranza sciita e bisognoso di materie prime e aiuti finanziari per mandare avanti la propria economia, per giunta a due passi dall&#8217;Arabia Saudita, nell&#8217;ottica della politica dei Saud e degli alleati regionali potrebbe rappresentare potenzialmente un pericolo. Il ruolo della famiglia Al Khalifa appare essenziale per mantenere la stabilità e avere Manama sotto la propria orbita. Ecco quindi che il Bahrein ha seguito un percorso politico analogo a quello dei vicini filo sauditi, i quali da anni anche in funzione anti iraniana hanno non poche convergenze con la linea politica israeliana. L&#8217;annuncio delle scorse ore, <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-il-bahrein-prossimo-a-normalizzare-i-rapporti-con-israele.html">già anticipato alcuni giorni fa</a>, della pace con lo Stato ebraico va inquadrato proprio in questo contesto. Subito dopo Abu Dhabi, si era intuito che il regno degli Al Khalifa sarebbe stato il prossimo nello stringere un accordo con Israele. E adesso, sotto la supervisione degli<strong> Stati Uniti</strong>, potrebbe toccare direttamente ai Saud.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/ecco-il-gioco-politico-che-ha-portato-il-bahrein-alla-pace-con-israele.html">Il gioco politico che ha portato il Bahrein alla pace con Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Anche il Bahrein vuole normalizzare i rapporti con Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/anche-il-bahrein-prossimo-a-normalizzare-i-rapporti-con-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Sep 2020 06:48:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="806" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Gerusalemme-il-primo-ministro-israeliano-Benjamin-Netanyahu-La-Presse-e1597760691111.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gerusalemme, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in conferenza stampa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Gerusalemme-il-primo-ministro-israeliano-Benjamin-Netanyahu-La-Presse-e1597760691111.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Gerusalemme-il-primo-ministro-israeliano-Benjamin-Netanyahu-La-Presse-e1597760691111-300x161.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Gerusalemme-il-primo-ministro-israeliano-Benjamin-Netanyahu-La-Presse-e1597760691111-1024x550.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Gerusalemme-il-primo-ministro-israeliano-Benjamin-Netanyahu-La-Presse-e1597760691111-768x413.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dopo gli Emirati Arabi Uniti, potrebbe essere la volta del Bahrein. Nelle scorse ore infatti il sito israeliano Kan 11 News ha riferito delle intenzioni da parte della piccola monarchia del Golfo di intraprendere un percorso di normalizzazione delle relazioni bilaterali con Israele. Un annuncio che fa seguito a quello del 13 agosto scorso, quando &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-il-bahrein-prossimo-a-normalizzare-i-rapporti-con-israele.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-il-bahrein-prossimo-a-normalizzare-i-rapporti-con-israele.html">Anche il Bahrein vuole normalizzare i rapporti con Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="806" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Gerusalemme-il-primo-ministro-israeliano-Benjamin-Netanyahu-La-Presse-e1597760691111.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Gerusalemme, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu in conferenza stampa" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Gerusalemme-il-primo-ministro-israeliano-Benjamin-Netanyahu-La-Presse-e1597760691111.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Gerusalemme-il-primo-ministro-israeliano-Benjamin-Netanyahu-La-Presse-e1597760691111-300x161.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Gerusalemme-il-primo-ministro-israeliano-Benjamin-Netanyahu-La-Presse-e1597760691111-1024x550.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Gerusalemme-il-primo-ministro-israeliano-Benjamin-Netanyahu-La-Presse-e1597760691111-768x413.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Dopo gli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, potrebbe essere la volta del <strong>Bahrein</strong>. Nelle scorse ore infatti il sito israeliano<em> Kan 11 News</em> ha riferito delle intenzioni da parte della piccola monarchia del Golfo <a href="https://www.agenzianova.com/primopiano/1137/israele-dopo-gli-emirati-anche-il-bahrein-valuta-la-normalizzazione-delle-relazioni-con-lo-stato-ebraico">di intraprendere un percorso di normalizzazione delle relazioni bilaterali con Israele.</a> Un annuncio che fa seguito a quello del 13 agosto scorso, q<a href="https://it.insideover.com/politica/la-sorpresa-annunciata-dell-accordo-tra-israele-ed-emirati-arabi-uniti.html">uando da Abu Dhabi le autorità locali hanno confermato la stabilizzazione dei rapporti con lo Stato ebraico</a> e che arriva inoltre pochi giorni dopo il primo volo di linea che ha collegato Tel Aviv con la capitale degli Emirati. Ma la scelta del Bahrein potrebbe non essere significativa soltanto per l&#8217;arcipelago governato dalla famiglia <strong>Al Khalifa</strong>: nei corridoi diplomatici è iniziato un vero e proprio conto alla rovescia per ulteriori passi in avanti anche tra Arabia Saudita e Israele.</p>
<h2>La svolta di Manama</h2>
<p>Non ci sono ancora notizie ufficiali, né tanto meno annunci da parte degli Al Khalifa, la famiglia reale che regna nel piccolo arcipelago del Golfo. Ma gli indizi ci sono tutti: da anni tra Manama e il governo israeliano i rapporti appaiono molto attivi, specialmente sotto il profilo economico e commerciale. Non solo: il Bahrein ha una linea politica molto vicina a quella saudita e a quella degli Emirati, tanto che gli Al Khalifa hanno sempre appoggiato le iniziative degli ultimi anni dei <strong>Saud</strong>, a partire dal boicottaggio e dalle sanzioni decretate nei confronti del Qatar. Ecco quindi che, a non più di due settimane dalla svolta operata da Abu Dhabi, non è difficile immaginare un Bahrein ancora più vicino a dichiarare definitivamente stabilizzati i rapporti con Israele.</p>
<p>Del resto, Kan 11 News ha fatto riferimento a fonti fidate della diplomazia israeliana che, a loro volta, avrebbero avuto diretti contatti con i rappresentanti di Manama. In particolare, da parte del governo del Bahrein sono stati giudicati positivi gli ultimi passi avanti operati tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, così come a destare positiva attenzione agli Al Khalifa sarebbero stati i sempre più intensi rapporti commerciali ed economici con lo Stato ebraico. Tutto quindi sarebbe pronto per l&#8217;annuncio ufficiale e per la riproposizione a Manama di quanto già visto ad Abu Dhabi.</p>
<h2>Il ruolo di Jared Kushner</h2>
<p>L&#8217;indiscrezione lanciata dal sito Kan 11 News è arrivata inoltre a pochi giorni dalla visita, avvenuta lo scorso primo settembre, di <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-jared-kushner-la-chiave-della-svolta-di-trump.html">Jared Kushner</a> nella capitale del Bahrein. Il genero del presidente Donald Trump si è incontrato con il <strong>Re Hamad bin Isa Al Khalifa</strong>, discutendo soprattutto della situazione nella regione. C&#8217;è proprio Jared Kushner dietro l&#8217;intesa tra israeliani ed emiratini, così come nel riavvicinamento operato negli ultimi anni tra lo Stato ebraico e i Saud. Kushner, è bene ricordarlo, al di là della parentela con il più importante inquilino della Casa Bianca è anche uno dei principali delegati per il medio oriente da parte dell&#8217;amministrazione Usa. Il suo recente tour in medio oriente è da inquadrare nella strategia americana di accelerare sul progetto di avvicinamento tra le petromonarchie e Israele. Un progetto che ha come base la comune volontà di solare ed emarginare sempre più l&#8217;<strong>Iran</strong>, visto come una minaccia sia dagli israeliani che dagli sceicchi sunniti.</p>
<p>L&#8217;Arabia Saudita in particolare, il cui <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mohammad-bin-salman.html">principe ereditario Mohammad Bin Salman</a> è amico personale di Jared Kushner, contende il ruolo di potenza regionale con Teheran. Israele dal canto suo vede con sospetto la formazione della cosiddetta &#8220;<em>mezzaluna sciita</em>&#8221; in medio oriente, una teoria portata avanti dal <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/soleimani-generale-iran.html">generale iraniano Soleimani</a>, ucciso da un <a href="https://it.insideover.com/guerra/ucciso-il-generale-soleimani.html">raid Usa il 3 gennaio scorso a Baghdad</a>, e che vede il sostegno a governi filo sciiti da Teheran a Beirut, passando per Baghdad e Damasco. Una convergenza su cui Kushner punta molto per giocare un ruolo determinante nel definitivo avvicinamento tra israeliani e petromonarchi sunniti. L&#8217;accelerazione data al progetto che ha già portato alla stabilizzazione dei rapporti tra Emirati e Israele è uno dei piani più importanti su cui punta la Casa Bianca in pieno anno elettorale: assicurarsi il favore dei gruppi filo israeliani negli Usa e presentarsi agli elettori come l&#8217;amministrazione capace di portare stabilità in medio oriente è una carta che Trump vuole giocarsi fino in fondo.</p>
<h2>Occhi puntati sull&#8217;Arabia Saudita</h2>
<p>Adesso è da comprendere se l&#8217;ultima decisiva tappa di questo percorso avverrà o meno entro questo 2020 e prima delle presidenziali di novembre. Gli Emirati con la svolta decisa il 13 agosto hanno fatto un primo passo: la loro monarchia ha dei tratti caratteristici molto vicini a quella saudita, essendo la famiglia reale sunnita ed applicando al suo interno la rigida interpretazione islamica <strong>wahhabita</strong>, era quindi naturale che il primo &#8220;esperimento&#8221; di riavvicinamento con Israele partisse proprio da Abu Dhabi. Stesso discorso per quanto riguarda il Bahrein, anche se quest&#8217;ultimo Paese ha delle differenze non di poco conto con emiratini e sauditi. Qui la maggioranza della popolazione è sciita, mentre la comunità sunnita è in minoranza ma ha dalla sua parte la famiglia reale. Gli Al Khalifa hanno sempre represso gli sciiti, già a partire dal 2011, anno in cui pure in Bahrein si sono viste le manifestazioni prodotto della cosiddetta primavera araba. Manama è quindi stretta alleata dei Saud nella regione.</p>
<p>Dopo le svolte di queste due petromonarchie così vicine a Riad, possibile quindi attendersi nel giro di poco tempo un definitivo riavvicinamento tra Arabia Saudita e Israele? Un primo passo in tal senso è stato fatto il 31 agosto scorso, <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2020/09/01/volo-el-al-da-abu-dhabi-atterrato-a-tel-aviv_c3f36d25-beed-40b3-8736-33b7597bd521.html">quando il primo volo diretto tra Tel Aviv e Abu Dhabi</a> ha avuto il permesso, da parte delle autorità locali, di sorvolare lo spazio aereo saudita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/anche-il-bahrein-prossimo-a-normalizzare-i-rapporti-con-israele.html">Anche il Bahrein vuole normalizzare i rapporti con Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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