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	<title>Armenia Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Wed, 15 Oct 2025 14:47:19 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Armenia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>L’asse India-Iran-Armenia: ambizioni globali sotto il peso delle sanzioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lasse-india-iran-armenia-ambizioni-globali-sotto-il-peso-delle-sanzioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Oct 2025 14:47:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni diplomatiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="874" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98-1024x466.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98-768x350.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98-1536x699.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98-600x273.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un tempo si diceva “tutte le strade portano a Roma”, oggi si potrebbe parafrasare che tutte le strade portano al multipolarismo. Armenia, India e Iran uniscono le forze per dare forma a un ambizioso programma infrastrutturale fatto di rotte ferroviarie, portuali ed energetiche volte a connettere una porzione notevole del continente asiatico, oltre che a&#160; &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lasse-india-iran-armenia-ambizioni-globali-sotto-il-peso-delle-sanzioni.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lasse-india-iran-armenia-ambizioni-globali-sotto-il-peso-delle-sanzioni.html">L’asse India-Iran-Armenia: ambizioni globali sotto il peso delle sanzioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="874" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98-300x137.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98-1024x466.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98-768x350.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98-1536x699.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251015164633964_4eb38691c3a40d4a09bb82e9458d7a98-600x273.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un tempo si diceva “tutte le strade portano a Roma”, oggi si potrebbe parafrasare che tutte le strade portano al multipolarismo. Armenia, India e Iran uniscono le forze per dare forma a un <strong>ambizioso programma infrastrutturale fatto di rotte ferroviarie, portuali ed energetiche </strong>volte a connettere una porzione notevole del continente asiatico, oltre che a&nbsp; scrivere una nuova pagina della cooperazione internazionale in un mondo con sempre più centri di comando. Le delegazioni dei tre Paesi si sono riunite a partire dall’aprile 2023 con lo scopo di mettere a fuoco <strong>le strade da percorrere insieme in ambito commerciale, economico e diplomatico per arrivare a bussare alle porte del Vecchio Continente</strong>. Una domanda sorge spontanea: assisteremo alla nascita di un nuovo polo di potere infrastrutturale in “Eurasia”&nbsp; o la <em>longa manus</em> di chi sta dall’altra parte dell’Atlantico potrebbe mettere un bastone tra le ruote?&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">I corridoi geostrategici</h2>



<p>Il <a href="https://economictimes.indiatimes.com/news/india/india-iran-armenia-trilateral-focus-on-deepening-cooperation-in-instc/articleshow/123786323.cms?from=mdr">9 settembre</a> scorso si sono riuniti a Teheran i rappresentanti dei Governi di Iran, India e Armenia per tratteggiare lo “stato dell’arte” rispetto agli obiettivi  definiti nel biennio precedente. Al tavolo dei lavori, però, non erano da soli, ma sedevano anche gli esponenti del mondo infrastrutturale (autorità portuali e ferroviarie) per discutere di due progetti che potrebbero ridisegnare gli equilibri dell’Asia centrale.  </p>



<p>Concepito all’inizio degli anni Duemila e più volte accantonato, l’<strong>International North-South Transport Corridor (INSTC)</strong> è l’opera a cui si guarda con più attenzione e interesse. Il programma consiste nell’edificazione di un dedalo di rotte marittime, ferroviarie e stradali estese per svariati chilometri in grado di congiungere l’altopiano indiano del Deccan alle gelide acque del Mare del Nord in Europa. Dopo anni ritardi a causa di lungaggini burocratiche e di un contesto internazionale poco propizio, l’INSTC sembra prossimo a vedere la luce dopo che Russia e Iran hanno sottoscritto un memorandum d’intesa per la costruzione della <strong>ferrovia Rasht-Astara</strong>, nel nord della Repubblica Islamica, dando concretezza a un <em>continuum</em> su rotaie tra la penisola indiana e il Mar Baltico. Un’opportunità molto ghiotta per Nuova Delhi che beneficerebbe di un accesso al Vecchio Continente senza doversi confrontare con il vicino Pakistan, dimostratosi molto ostile negli ultimi tempi.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Parallelamente, l’Armenia avanza il suo <strong>“Crocevia della Pace”</strong>, un piano che punta a farne un nodo strategico tra Asia ed Europa.attraverso la  realizzazione di ferovie, oleodotti e cavi elettrici in grado di unire l’intero territorio che separa il Golfo Persico dal Mar Nero, senza coinvolgere l’Azerbaijan contro cui<a href="https://it.insideover.com/politica/la-mossa-del-cavallo-di-trump-tra-armenia-e-azerbaijan-un-messaggio-alla-russia.html"> Yeravan ha combattuto una guerra fino a non molto tempo fa</a>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le sanzioni che incombono</h2>



<p>Quando sembra che tutto stia per andare a buon fine, bisogna ricordare che una rondine non fa primavera. Il porto iraniano di Chabahar da maggio 2024 è amministrato da una compagnia indiana e lo sarà per i prossimi 10 anni, oltre a essere di grande importanza per il completamento dell’INSTC.&nbsp;</p>



<p>Qui, però, le cose si complicano. A fine settembre gli Stati Uniti hanno revocato l’esenzione alle sanzioni che ha interessato a lungo l’infrastruttura, diventata nell&#8217;arco degli anni un importante centro nevralgico per chi voleva investire in Iran. La sospensione dell’esenzione potrebbe spianare la strada all’applicazione di ritorsioni da parte di Washington.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Senza la piena operatività di Chabahar, i tempi di realizzazione del programma rischiano di vacillare. Quel che è certo è che la posta in gioco va ben oltre gli aspetti di logistica: la triade India, Iran e Armenia segna una nuova prospettiva verso una nuova indipendenza strategica in un continente sempre più percepito come un’arena in cui fronteggiarsi per determinare le rotte commerciali ed energetiche del futuro.</p>



<p><em><strong>InsideOver è una testata libera e indipendente che vuole raccontare il mondo fuori dagli schemi convenzionali del mainstream. <em> <a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">Unisciti a noi, abbonati oggi!</a></em></strong></em></p>
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		<item>
		<title>L&#8217;Armenia per rilanciarsi punta forte sulla tecnologia</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/larmenia-per-rilanciarsi-punta-forte-sulla-tecnologia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Jul 2025 14:00:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1189" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-600x372.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1536x951.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La dichiarazione del 19 giugno 2025 del primo ministro armeno Nikol Pashinyan, “Non abbiamo perso il Nagorno-Karabakh, abbiamo trovato la Repubblica d’Armenia”, ha suscitato polemiche, ma riflette un tentativo di voltare pagina, puntando su un’identità nazionale più indipendente. Tuttavia, la crescente presenza cinese nel settore tecnologico suggerisce che l’Armenia potrebbe semplicemente passare da un’influenza all’altra, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/larmenia-per-rilanciarsi-punta-forte-sulla-tecnologia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1189" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-600x372.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1536x951.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La dichiarazione del 19 giugno 2025 del primo ministro armeno Nikol Pashinyan, “Non abbiamo perso il Nagorno-Karabakh, abbiamo trovato la Repubblica d’Armenia”, ha suscitato polemiche, ma riflette un tentativo di voltare pagina, puntando su un’identità nazionale più indipendente. Tuttavia, la crescente presenza cinese nel settore tecnologico suggerisce che l’Armenia potrebbe semplicemente passare da un’influenza all’altra, senza mai raggiungere una vera autonomia.</p>



<p><br>Nel frattempo, il progetto di un hub di intelligenza artificiale, <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/i-timori-di-nvidia-il-bando-usa-ai-chip-in-cina-ha-stimolato-le-aziende-di-pechino.html">sostenuto da NVIDIA</a> e dalla fondazione Afeyan, rappresenta una scommessa sul futuro. Ma anche qui emergono contraddizioni: mentre l’Armenia collabora con giganti tecnologici occidentali per l’AI, si affida alla Cina per le infrastrutture di base che sosterranno queste innovazioni. È una dicotomia che riflette la complessità della posizione armena, stretta tra il desiderio di modernizzazione e la necessità di pragmatismo geopolitico.<br></p>



<p>Erevan si trova a muoversi in un mondo di scelte difficili La vicenda armena è un monito per tutte le nazioni che si trovano ai margini delle grandi potenze. La tecnologia, che sia un sistema di videosorveglianza o una rete di comunicazione, non è mai neutrale. È un’arma, un simbolo, un vincolo. Affidandosi a Hytera, Hikvision e Dahua, l’Armenia sta costruendo un futuro che potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio: modernità a buon mercato, ma con il rischio di dipendenze che peseranno per decenni. </p>



<p>E mentre Yerevan cerca di danzare tra Europa, Stati Uniti e Cina, il mondo osserva. La Russia, che secondo il vicepremier Alexey Overchuk potrebbe perdere 6 miliardi di dollari di interscambio commerciale con l’Armenia entro la fine del 2025, non starà a guardare. Né lo faranno Azerbaijan e Turchia, che vedono nell’Armenia un rivale da contenere. In questo gioco di equilibri, la vera sfida per Yerevan sarà mantenere la propria voce, senza diventare l’eco di un gigante straniero.</p>
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		<title>Il &#8220;Grande Crimine&#8221;: il genocidio degli armeni, 110 anni dopo</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/il-grande-crimine-il-genocidio-degli-armeni-110-anni-dopo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 09:27:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Genocidio armeno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1126" height="706" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250422180325349_a90453ab61d09aa3204f13b22639c69f-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250422180325349_a90453ab61d09aa3204f13b22639c69f-1.jpg 1126w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250422180325349_a90453ab61d09aa3204f13b22639c69f-1-600x376.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250422180325349_a90453ab61d09aa3204f13b22639c69f-1-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250422180325349_a90453ab61d09aa3204f13b22639c69f-1-1024x642.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250422180325349_a90453ab61d09aa3204f13b22639c69f-1-768x482.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1126px) 100vw, 1126px" /></p>
<p>La data del 24 aprile 1915 è scolpita per sempre nella storia del popolo armeno. Quel giorno, infatti, è indicato convenzionalmente come la data di inizio del genocidio armeno, che in oltre due anni portò alla morte di almeno 1,5 milioni di persone appartenenti alle comunità stanziate tra il Lago Van e il confine siriano, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/il-grande-crimine-il-genocidio-degli-armeni-110-anni-dopo.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/il-grande-crimine-il-genocidio-degli-armeni-110-anni-dopo.html">Il &#8220;Grande Crimine&#8221;: il genocidio degli armeni, 110 anni dopo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1126" height="706" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250422180325349_a90453ab61d09aa3204f13b22639c69f-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250422180325349_a90453ab61d09aa3204f13b22639c69f-1.jpg 1126w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250422180325349_a90453ab61d09aa3204f13b22639c69f-1-600x376.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250422180325349_a90453ab61d09aa3204f13b22639c69f-1-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250422180325349_a90453ab61d09aa3204f13b22639c69f-1-1024x642.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/OVERCOME_20250422180325349_a90453ab61d09aa3204f13b22639c69f-1-768x482.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1126px) 100vw, 1126px" /></p>
<p>La data del <strong>24 aprile 1915</strong> è scolpita per sempre nella storia del popolo armeno. Quel giorno, infatti, è indicato convenzionalmente come la data di inizio del <strong>genocidio armeno</strong>, che in oltre due anni portò alla morte <a href="https://it.insideover.com/politica/la-battaglia-degli-storici-contro-il-negazionismo-sul-genocidio-armeno.html">di <strong>almeno 1,5 milioni di persone</strong></a> appartenenti alle comunità stanziate tra il Lago Van e il confine siriano, nella parte orientale dell&#8217;Impero Ottomano. Per gli armeni è il &#8220;Grande Crimine&#8221;, per gli storici il primo importante genocidio del XX secolo.</p>



<p>Nel pieno della Grande Guerra prese forma un massacro che aveva già avuto i suoi precedenti negli ultimi anni dell&#8217;Ottocento e che si sommò ad altre stragi contro popolazioni come i <strong>greci e gli assiri</strong> destinate a produrre un computo complessivo di circa 2,5-3 milioni di morti. Gli armeni furono presi di mira in quanto popolo ritenuto &#8220;ostile&#8221; dai turchi, che li ritenevano una <strong>quinta colonna dell&#8217;Impero Russo con cui Costantinopoli era scesa in guerra</strong> nell&#8217;ottobre precedente. Contro di loro conversero le attenzioni di molti apparati di potere spesso confliggenti tra di loro. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il massacro degli armeni</h2>



<p>I nazionalisti del movimento dei &#8220;Giovani Turchi&#8221; spinsero per reprimere un <strong>popolo ritenuto allogeno</strong>, i radicali islamisti <strong>presero le mosse dall&#8217;invito alla guerra santa</strong> proclamato dal Sultano Muhammad V per <strong>lanciarsi contro un popolo cristiano</strong> (ma questo elemento è parso minore), i militari ottomani assecondarono i massacri in nome della presunta connivenza degli armenti col nemico e le élite curde <strong>sostennero l&#8217;azione della Sublime Porta</strong> per emergere come punto di riferimento politico nella regione. </p>



<p>Da quando nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1915 l&#8217;élite armena della capitale dell&#8217;Impero fu arrestata e deportata e si iniziarono le &#8220;marce della morte&#8221; verso il deserto siriano e Deir ez-Zor <strong>delle popolazioni stanziate da secoli dentro il territorio anatolico</strong> il massacro proseguì in un crescendo continuo e autoalimentato. </p>



<p><strong>Chi oggi si oppone al riconoscimento del massacro degli armeni come un genocidio</strong> fa leva sul fatto che non ci fu un progetto organico, simile a quello dell&#8217;Olocausto nazista contro gli Ebrei, e programmato in maniera efficiente per costruire una macchina della morte. Ma è una spiegazione insufficiente, che non toglie di mezzo l&#8217;obiettivo di fondo di <strong>cancellazione completa di un popolo</strong> che <strong>fu avallato dalle autorità ottomane</strong>. 110 anni dopo, la Turchia continua a tenere il punto sul tema, e spesso la scelta di nazioni e governi di prender posizione sul tema è fonte di scontri con Ankara. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I lutti del popolo armeno</h2>



<p><strong>Fece scalpore, nel 2015, l&#8217;attacco turco a <a href="https://it.insideover.com/religioni/in-morte-di-papa-francesco.html">Papa Francesco</a></strong>, quando il pontefice da poco scomparso citò esplicitamente come un &#8220;genocidio&#8221; il massacro degli armeni. Popolo costretto a essere spesso erratico e martire: nell&#8217;Impero ottomano un secolo fa la persecuzione ebbe i massimi livelli di violenza. </p>



<p>Ma anche oggigiorno, guardando a quel che è successo con la pulizia etnica degli armeni del Nagorno Karabakh dopo le guerre del 2020 e del 2023 vinte dall&#8217;Azerbaijan e conclusesi con l&#8217;occupazione della regione contesa o con la situazione precaria degli armeni di Siria dopo la conquista del potere degli uomini di Abu Mohammad al-Jolani non <strong>passa di mente l&#8217;idea che quello colpito 110 anni fa dal primo genocidio del Novecento</strong> resti un popolo in perenne <strong>lotta per la sua sopravvivenza e stabilità</strong>. I cui diritti dovrebbero essere al centro di un&#8217;agenda internazionale veramente compensativa di torti e lutti subiti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/il-grande-crimine-il-genocidio-degli-armeni-110-anni-dopo.html">Il &#8220;Grande Crimine&#8221;: il genocidio degli armeni, 110 anni dopo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il ruolo dell&#8217;oro nella resistenza della Russia alle sanzioni</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-ruolo-delloro-nella-resistenza-della-russia-alle-sanzioni.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Dec 2024 14:01:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Brics]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[Oro]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni alla Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il dibattito pubblico si concentra sulle sanzioni economiche e sulle implicazioni geopolitiche del conflitto russo-ucraino, un elemento cruciale passa spesso inosservato: l’importanza strategica dell’oro nelle dinamiche economiche e militari della Russia. Questo metallo prezioso, oltre a essere una risorsa economica, è diventato una leva fondamentale che il Cremlino utilizza per aggirare le sanzioni occidentali, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-ruolo-delloro-nella-resistenza-della-russia-alle-sanzioni.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-ruolo-delloro-nella-resistenza-della-russia-alle-sanzioni.html">Il ruolo dell&#8217;oro nella resistenza della Russia alle sanzioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/OVERCOME_20241210225614413_03173551b3334b1dbc66fcb16d2f8196-1536x1024.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il dibattito pubblico si concentra sulle<strong><a href="https://it.insideover.com/economia/le-sanzioni-senza-limiti-dellue-ora-mirano-ai-partner-commerciali-della-russia.html"> sanzioni economiche e sulle implicazioni geopolitiche del conflitto russo-ucraino, </a></strong>un elemento cruciale passa spesso inosservato: l’importanza strategica dell’oro nelle dinamiche economiche e militari della Russia. Questo metallo prezioso, oltre a essere una risorsa economica, è diventato una leva fondamentale che il Cremlino utilizza per aggirare le sanzioni occidentali, mantenere il funzionamento della macchina bellica e consolidare la<strong> propria influenza geopolitica, soprattutto in Africa.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L’oro come ancora economica</h2>



<p>Secondo il World Gold Council, la<strong> Russia è il secondo produttore mondiale di oro, con 324,7 tonnellate estratte nel 2023</strong>, una quantità che rappresenta una risorsa di enorme valore economico e strategico. Grazie a un sistema di commercio sofisticato e al supporto di Paesi amici come Emirati Arabi, Cina e Turchia, <a href="https://it.insideover.com/economia/loro-dei-brics-un-lingotto-su-cinque-e-del-blocco.html">Mosca riesce a utilizzare l’oro per ottenere valuta forte,</a> beni strategici e armi, aggirando in modo efficace le restrizioni imposte dalle sanzioni internazionali.</p>



<p>Il legame tra il rublo e l’oro, stabilito dal Cremlino, rafforza ulteriormente la resilienza economica della Russia, consentendo al governo di mantenere un minimo di stabilità interna e di finanziare le operazioni militari in Ucraina. Ogni tonnellata d’oro vale circa 65 milioni di dollari, una cifra che permette al Cremlino di accedere a risorse critiche senza dipendere dai tradizionali circuiti finanziari occidentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Hub globali e il ruolo dell’Africa</h2>



<p>La strategia russa si estende ben oltre i confini nazionali. Paesi come l’Armenia e il Sudan svolgono un ruolo centrale nel traffico di oro russo. L’Armenia, ad esempio, funge da snodo logistico fondamentale, importando ingenti quantità di oro russo per poi riesportarlo negli Emirati Arabi e in Cina, aggirando così i divieti imposti dal G7. <strong>Tra gennaio 2023 e marzo 2024, l’Armenia ha movimentato 111 tonnellate d’oro</strong>, un volume pari a un terzo del suo PIL, evidenziando la portata globale di questa rete commerciale.</p>



<p>In Africa, la presenza russa è ancora più radicata. Nel<a href="https://it.insideover.com/guerra/sudan-il-contrabbando-delloro-come-motore-della-guerra-civile.html"> Sudan devastato dalla guerra</a>, l’oro è diventato una delle principali risorse per finanziare conflitti e accordi con Mosca. I mercenari del Gruppo Wagner, ormai sotto il controllo diretto dell’intelligence militare russa, gestiscono attività estrattive e accordi con signori della guerra locali, utilizzando l’oro come moneta di scambio per armi e influenza geopolitica. Questo modello si ripete in altri Paesi africani, come il Mali, dove i mercenari russi hanno preso il controllo di diverse miniere d’oro, rafforzando il legame tra risorse naturali e geopolitica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un’arma silenziosa contro le sanzioni</h2>



<p>La capacità della Russia di utilizzare l’oro per sostenere la propria economia e finanziare la guerra dimostra l’efficacia delle strategie alternative adottate da Mosca per resistere alle pressioni internazionali. <strong>Le sanzioni occidentali,</strong> sebbene estese e pervasive, non sono riuscite a bloccare del tutto le entrate russe grazie a questa rete di commercio parallelo. Inoltre, il controllo di miniere in Africa e l’espulsione di aziende occidentali dai mercati locali rafforzano la posizione russa nel continente, a discapito delle ex potenze coloniali come la Francia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le implicazioni globali</h2>



<p>La crescente dipendenza della Russia dall’oro evidenzia una trasformazione nelle dinamiche economiche globali. Il metallo prezioso non è solo una risorsa economica, ma anche un mezzo per costruire alleanze strategiche, aggirare le restrizioni internazionali e consolidare l’influenza geopolitica. Tuttavia, questa strategia solleva interrogativi significativi: fino a che punto le potenze occidentali possono ignorare il ruolo dell’oro nel finanziare le operazioni russe? E quale impatto avrà questa corsa all’oro sulla stabilità politica ed economica dei Paesi coinvolti, soprattutto in Africa?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione</h2>



<p>L’oro è una delle risorse più sottovalutate nel dibattito sulle relazioni internazionali e sulle strategie economiche della Russia. La sua importanza va ben oltre il semplice valore economico: rappresenta una leva geopolitica che Mosca utilizza con grande abilità per mantenere il controllo interno e rafforzare la propria presenza globale. Ignorare questa dimensione significa trascurare un elemento fondamentale per comprendere la resilienza della Russia e il futuro degli equilibri geopolitici globali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/il-ruolo-delloro-nella-resistenza-della-russia-alle-sanzioni.html">Il ruolo dell&#8217;oro nella resistenza della Russia alle sanzioni</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Armeni in fuga: la &#8220;nuova&#8221; Siria targata Turchia ricorda troppo il passato</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/armeni-in-fuga-la-nuova-siria-targata-turchia-ricorda-troppo-il-passato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Dec 2024 12:53:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Genocidio degli armeni]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="824" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Margadeh.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Margadeh.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Margadeh-600x386.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Margadeh-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Margadeh-1024x659.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Margadeh-768x494.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Baykar Sivazliyan, presidente dell'Unione degli Armeni Italiani, parla del destino del suo popolo nella nuova Siria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/armeni-in-fuga-la-nuova-siria-targata-turchia-ricorda-troppo-il-passato.html">Armeni in fuga: la &#8220;nuova&#8221; Siria targata Turchia ricorda troppo il passato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="824" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Margadeh.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Margadeh.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Margadeh-600x386.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Margadeh-300x193.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Margadeh-1024x659.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Margadeh-768x494.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Il <strong>regime siriano di <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-caduta-di-assad-chiude-un-2024-da-incubo-per-liran.html">Bashar al-Assad</a></strong> è crollato e in soli <strong><a href="https://it.insideover.com/dossier/i-dieci-giorni-che-hanno-sconvolto-la-siria">dieci giorni</a></strong> la fine del Governo che da oltre cinquant&#8217;anni dominava a Damasco ha portato i <strong>militanti d&#8217;opposizione</strong> a conquistare la parte del Paese in mano agli ex lealisti e ha stravolto la mappa del Paese levantino. Ora che il governo di transizione di <strong>Mohammad al-Bashir</strong>, vicino al gruppo militante Hay&#8217;at Tahrir al-Sham, si è insediato a Damasco, il Paese guarda con attenzione al futuro, e in particolare vi guardano le minoranze che a lungo hanno contribuito a costituire una Siria plurale. Cosa resterà di questo Paese dopo tredici anni di guerra civile? A chiederselo sono i <strong>curdi e le vaste minoranze cristiane, tra cui gli armeni</strong>.</p>



<p>La storia degli armeni in Siria è di lungo corso e legata ai grandi drammi dell&#8217;ultimo secolo. &#8220;Per poter capire la situazione degli armeni in Siria bisogna guardare alla storia&#8221;, dice a InsideOver il professor <strong>Baykar Sivazliyan</strong>, a lungo docente di Lingua e cultura armena presso l&#8217;Università degli Studi di Milano e oggi presidente dell&#8217;Unione degli Armeni d&#8217;Italia. &#8220;Mezzo secolo fa gli armeni in Siria erano oltre 200mila&#8221;, nota Sivazliyan, &#8220;e c&#8217;era grande gratitudine per il fatto che l&#8217;insediamento più consistente fosse stato favorito dall&#8217;aiuto dato dagli arabi del Paese ai sopravvissuti del genocidio del 1915&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli armeni e la Siria, una lunga storia di convivenza</h2>



<p><a href="https://it.insideover.com/religioni/i-genocidi-di-cristiani-dellimpero-ottomano.html">I massacri di armeni nell&#8217;Impero Ottomano </a>e la politica genocidiaria condotta dal governo di Istanbul durante la Grande Guerra generarono una &#8220;geografia del dolore&#8221; per questo popolo perseguitato che si sovrappose, drammaticamente, con luoghi della Siria tornati a far parlare di sé negli anni cupi della guerra civile. Tra il 1915 e il 1916, centinaia di migliaia di armeni furono costretti a vere e proprie <strong>marce della morte</strong> dall&#8217;Anatolia al deserto siriano, diretti a Deir ez-Zor. Gli anni bui del genocidio videro gli arabi di Siria prodigarsi, in diversi casi, a favore dei deportati: la memoria armena ricorda, ad esempio, il contributo dato dal sindaco di Deir ez-Zor, <strong>Haj Fadel Al-Aboud</strong>, per alleviare le condizioni drammatiche dei deportati.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Baykar_Sivaslyian.jpg" alt="" class="wp-image-449224" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Baykar_Sivaslyian.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Baykar_Sivaslyian-600x450.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Baykar_Sivaslyian-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/12/Baykar_Sivaslyian-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Baykar Sivazliyan</strong></figcaption></figure>
</div>


<p>Quello fu l&#8217;inizio di un rapporto che, nota Sivazliyan, &#8220;è durato per decenni. La guerra civile&#8221;, dice il presidente della comunità armena in Italia, ha creato grandi sconvolgimenti: &#8220;già dieci anni fa questo numero si era dimezzato&#8221;, a poco tempo dallo scoppio del conflitto del 2011. Europa e Usa sono stati i principali luoghi di destinazione della comunità armena in fuga dalla Siria. L&#8217;avanzata dei militanti filo-turchi che ha <strong>travolto il regime di Assad ha portato con sé </strong>un aumento delle fughe di armeni dalle aree investite dall&#8217;offensiva: &#8220;Pensiamo ad <strong>Aleppo. Prima della guerra vi vivevano almeno 80mila armeni</strong>, ad oggi <strong>stando alle informazioni più recenti in nostro possesso non ne restano più di 15mila</strong>, e in totale in tutta la Siria <strong>saremo attorno ai 40mila</strong>&#8220;.</p>



<p>&#8220;A prescindere dal giudizio politico sul regime di Assad, che non è il centro della questione&#8221;, nota il docente, &#8220;sottolineiamo l&#8217;emersione di una profonda sfiducia da parte di molti armeni di fronte all&#8217;avanzata di <strong>forze legate a una potenza ingombrante come la Turchia</strong>, che al nostro popolo evoca tempi bui della storia, e la cui ingerenza in Siria si è fatta sempre più palese&#8221;. Del resto, Sivazliyan nota che &#8220;l&#8217;attenzione mediatica si è spostata sulla Siria nei giorni dell&#8217;offensiva, ma era mesi che il Paese si era surriscaldato e le forze turche e i loro alleati avevano iniziato una crescente pressione su comunità come quella dei curdi, e questo genera un sentimento di sfiducia&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un destino incerto</h2>



<p>Insomma, &#8220;il destino degli armeni è incerto&#8221;, e lo è ad Aleppo, a Damasco o in località dove questa comunità è molto radicata, come l&#8217;area di Chessab vicino Latakia. Ad ora non si registrano vessazioni da parte dell&#8217;ex opposizione ora al governo. &#8220;I rappresentanti dei rivoltosi hanno avuto numerosi contatti con la comunità e la Chiesa armena dando ampissime rassicurazioni che non succederà nulla&#8221;, segnala Sivazliyan, ma <strong>l&#8217;attenzione è alta:</strong> &#8220;Se inizieranno ad imporre l&#8217;ideologia islamista, a segregare i ragazzi e le ragazze nelle scuole o a trattare gli armeni come cittadini di serie B, sarà un problema. Però capisco i miei connazionali che appena hanno visto la situazione, malgrado le garanzie date in questi giorni, sono andati via&#8221;, nota il presidente. Due anni fa Chessab è stata attaccata da gruppi filo-turchi che hanno colpito il patriarcato armeno, divelto diverse tombe nei cimiteri e &#8220;richiamato alla mente scene che pensavamo dimenticate&#8221;, nota l&#8217;accademico armeno.</p>



<p>L&#8217;ipotesi di trovarsi in una Siria filo-turca e <strong>legata alle volontà politiche di Recep Tayyip Erdogan</strong> ha spinto molti armeni a non sentire più il Paese come casa propria. E fresco è ancora, nota Sivazliyan, &#8220;il ricordo <strong>dell&#8217;esodo degli armeni dal Nagorno-Karabakh, </strong>che ha portato il nostro Paese, di meno di 3 milioni di abitanti, ad accogliere 120mila profughi scacciati dagli azeri, dopo le recenti guerre e la conseguente pulizia etnica, strategie avallate dalla Turchia di Erdogan, dalla regione che rappresenta una delle culle della nostra storia&#8221;, il tutto &#8220;nel silenzio del mondo e ignorate dalla stragrande maggioranza dei media occidentali&#8221;. <strong>Impossibile cancellare i traumi della storia, recente e remota, su un popolo</strong>: la sensazione che gli armeni possano non sentire più la Siria come casa propria emerge, ed è una delle problematiche a cui la nuova leadership dovrà dare risposta. Ammesso che abbia intenzione di farlo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/armeni-in-fuga-la-nuova-siria-targata-turchia-ricorda-troppo-il-passato.html">Armeni in fuga: la &#8220;nuova&#8221; Siria targata Turchia ricorda troppo il passato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Esercitazioni con gli Usa, armi dalla Francia: l&#8217;Armenia spinge per uscire dall&#8217;orbita di Mosca</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/esercitazioni-con-gli-usa-armi-dalla-francia-larmenia-spinge-per-uscire-dallorbita-di-mosca.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jul 2024 07:10:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="926" height="612" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Armenia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Armenia.jpg 926w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Armenia-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Armenia-768x508.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 926px) 100vw, 926px" /></p>
<p>Ha preso il via Eagle Partner, esercitazione antiterrorismo tra Armenia e Stati Uniti che si tiene per la seconda volta</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="926" height="612" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Armenia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Armenia.jpg 926w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Armenia-300x198.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/Armenia-768x508.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 926px) 100vw, 926px" /></p>
<p>Lunedì è cominciata in Armenia l&#8217;esercitazione <strong>Eagle Partner</strong> che vede l&#8217;esercito armeno addestrarsi con quello statunitense simulando un intervento di <em>peacekeeping</em>. Secondo il ministro della Difesa armeno <strong>Suren Papikyan</strong> le manovre, che termineranno il 24 luglio, mirano ad aumentare l’interoperabilità delle unità che partecipano a missioni internazionali di mantenimento della pace e coinvolgono i militari del U.S. Army Europe and Africa e la Guardia Nazionale del Kansas.</p>



<p>L’esercitazione è volta a migliorare le capacità armene e statunitensi di condurre operazioni di <em>peacekeeping </em>eseguendo addestramento di artiglieria, familiarizzazione con le armi e gestione del processo di stabilità. Lo svolgimento di questo addestramento consente alle truppe di entrambe le nazioni di acquisire dimestichezza con l&#8217;equipaggiamento dell&#8217;altra, ed è la seconda volta in due anni che viene svolto: <strong>nel 2023, Eagle Partner è stata effettuata in settembre</strong>.</p>



<p>Gli Stati Uniti cercano così di approfondire quella che <a href="https://www.europeafrica.army.mil/ArticleViewPressRelease/Article/3819581/exercise-eagle-partner-24-to-begin-mid-july/">definiscono </a>una “partnership di lunga data” con l&#8217;Armenia aumentando l’interoperabilità e la prontezza: in effetti la Guardia Nazionale del Kansas ha una collaborazione con Erevan sin dal 2003 per quanto riguarda le forze di <em>peacekeeping</em>, ma recentemente i rapporti tra le due nazioni si sono stretti ulteriormente proprio con lo scoppiare del conflitto in Ucraina.</p>



<p>Mosca è stata il principale partner economico e alleato di Erevan sin dal crollo dell&#8217;Unione Sovietica e la Russia, da quel periodo, ha mantenuto una base militare in Armenia, stringendola ulteriormente a sé tramite la partecipazione nell’alleanza di sicurezza a guida russa che prende il nome di <strong>CSTO (<em>Collective Security Treaty Organization</em>)</strong> e che vede presenti diversi Stati che facevano parte dell&#8217;URSS. I rapporti tra Armenia e Russia, tuttavia, hanno cominciato a <strong>deteriorarsi </strong>da quando l’Azerbaigian ha riaperto il conflitto per il <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-lezioni-militari-che-si-possono-apprendere-dal-conflitto-nel-nagorno-karabakh.html">Nagorno-Karabakh</a> nel 2020, con Mosca che ha dovuto destreggiarsi tra la necessità di non indispettire Baku e non perdere Erevan.</p>



<p>Il conflitto lampo scatenato dagli azeri più recentemente, che ha portato alla conquista di quella provincia contesa, ha ulteriormente contribuito a separare le sorti di Armenia e Russia, in quanto il governo armeno ha accusato Mosca di non essere intervenuta per fermare l&#8217;attacco azero nonostante avesse sul campo una forza militare di interposizione. La Russia ha sempre respinto le accuse, sostenendo che le sue truppe non avevano il mandato per intervenire, e proprio qualche settimana fa gli ultimi militari russi sono rientrati in patria dopo una missione di pace che non è servita assolutamente a nulla.</p>



<p>Il Cremlino però è irritato dagli sforzi del primo ministro armeno <strong>Nikol Pashinyan</strong> per approfondire i legami con l’Occidente e allontanare il suo Paese dalle alleanze dominate da Mosca: Erevan ha sospeso la sua adesione al CSTO e ha evitato di partecipare alle esercitazioni organizzate dall&#8217;Organizzazione. Essendosi vista voltare le spalle da Mosca per le questioni legate alla propria sicurezza, e avendo una “spada di Damocle” che minaccia la propria esistenza rappresentata dalle mire espansionistiche azere, l&#8217;Armenia si è trovata a dover <strong>guardare a Occidente</strong>, e proprio all&#8217;indomani degli ennesimi scontri di frontiera riaccesisi con lo scoppio del conflitto in Ucraina, ha accolto la presidente della Camera dei Rappresentanti statunitense <strong><a href="https://www.nytimes.com/2022/09/17/world/europe/nancy-pelosi-armenia.html">Nancy Pelosi</a></strong>. Quel viaggio, avvenuto il 17 settembre del 2022, ha rappresentato la visita di più alto livello di un rappresentante istituzionale statunitense sin dall&#8217;indipendenza dell&#8217;Armenia, ed è indicativo di quanto sia importante il Caucaso nell&#8217;agenda di Washington.</p>



<p>Erevan non guarda solo agli Stati Uniti: da tempo sta stringendo ulteriormente le sue storiche relazioni con la <strong>Francia </strong>per l&#8217;acquisizione di materiale bellico moderno (soprattutto sulla scorta della cocente sconfitta del 2020) ed è alla ricerca di altri partner per la propria sicurezza.</p>



<p>La regione caucasica però non è nell&#8217;orbita occidentale come qualcuno potrebbe pensare: recentemente la <strong>Georgia </strong>è stata messa in secondo piano dalla NATO per via della legge sulle “influenze straniere” (caldeggiata da Mosca) al punto da aver messo in discussione il suo possibile ingresso nell&#8217;Alleanza: nel comunicato ufficiale di chiusura dei lavori del recente vertice di Washington per la prima volta dal 2008 è stato omessa l&#8217;intenzione di far entrare Tbilisi nella NATO. </p>



<p>Il Caucaso resta quindi <strong>un mosaico ancora tutto da comporre</strong>, con diversi attori internazionali che, periodicamente, rimescolano le tessere: Azerbaigian e Iran, che si trovavano su fronti opposti dal conflitto lampo del settembre 2023 (con Teheran schierata dalla parte di Erevan), <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2024/06/iran-azerbaijan-seek-move-past-tensions-joint-military-exercise">a giugno</a> di quest&#8217;anno sono tornate ad avere relazioni più che distese al punto da effettuare esercitazioni militari congiunte con lo scopo di migliorare le capacità anti-terrorismo.</p>



<p>Risulta chiaro quindi perché l&#8217;Armenia stia guardando con sempre maggior insistenza all&#8217;Occidente e agli Stati Uniti, i quali hanno saputo sfruttare l&#8217;occasione per tornare a inserirsi nella regione, approfittando dell&#8217;assenza della Russia, troppo concentrata sulla dispendiosa guerra in Ucraina.</p>
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		<title>Nagorno Karabakh 2020, il modello della guerra moderna</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/nagorno-karabakh-2020-il-modello-della-guerra-moderna.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 13:34:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Nagorno-Karabakh]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1189" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-600x372.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1536x951.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'uso dei droni, la superiorità aerea, l'infowar... L'offensiva ddll'Azerbaigian contro l'Armenia ha anticipato altre guerre. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1189" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-600x372.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-300x186.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1024x634.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-768x476.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/06/OVERCOME_20240621110224221_0ed4b51e1c918e159f64a12f0cf33237-1536x951.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il<strong> 19 settembre 2023,</strong> dopo quasi un anno di stallo, l&#8217;Azerbaigian ha ripreso l&#8217;offensiva contro la repubblica autoproclamata del <strong>Nagorno-Karabakh</strong>, ignorando le norme del diritto internazionale. In sole ventiquattr&#8217;ore, l&#8217;Artsakh ha cessato ogni resistenza, deposto le armi, e questa rapida sconfitta ha segnato la conclusione di un processo accelerato dai 45 giorni di intensi combattimenti avvenuti alla fine del 2020 nella medesima regione. Questo conflitto, studiato a posteriori, mette in evidenza la superiorità permessa da un <strong>alto grado di padronanza tecnologica in una guerra moderna ad alta intensità,</strong> in particolare l&#8217;uso di droni e dei social media. Oltre a questo aspetto contingente, gli armeni hanno perso questa guerra quando hanno perso la loro libertà di azione, mentre gli azeri hanno prevalso grazie alla concentrazione dei loro sforzi e alla rapidità della loro campagna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una terra contesa</h2>



<p>Il <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/nagorno-karabakh-storia-di-una-terra-contesa.html">Nagorno-Karabakh </a></strong>copre una superficie di 11.000 km² e ha una popolazione di 150.000 abitanti. Con un&#8217;altitudine media di 1.100 metri, foreste dense e una rete stradale poco sviluppata, <strong>il terreno ricorda molto le Prealpi francesi.</strong> È importante notare che il paese è collegato all&#8217;Armenia da un solo accesso asfaltato: il corridoio di Lachin. Pertanto, dipende logisticamente da questo unico asse di rifornimento.</p>



<p><strong>Alla dissoluzione dell&#8217;</strong><a href="https://it.insideover.com/dossier/la-fine-del-patto-di-versavia"><strong>URSS nel 1991</strong>,</a> il Nagorno-Karabakh dichiara la propria indipendenza. Per riacquistare il controllo su questa regione, le autorità azere inviano truppe, dando inizio a una guerra che durerà fino al 1994, anno in cui viene raggiunto un cessate il fuoco. <strong>Le difficili negoziazioni per una risoluzione definitiva del conflitto,</strong> condotte nel contesto del <strong>Gruppo di Minsk,</strong> conducono a un equilibrio precario: nel 2016, le ostilità riprendono durante la guerra dei Quattro Giorni, scatenata da un&#8217;offensiva azera che si rivela però infruttuosa. In assenza di reali negoziati diplomatici, tutte le condizioni sono mature per una ripresa dei combattimenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Squilibrio delle fforze alla vigilia del conflitto</h2>



<p>Alla vigilia dei combattimenti, <strong>Armenia/Artsakh e Azerbaigian avevano forze terrestri comparabili.</strong> Tuttavia, l&#8217;equipaggiamento militare di Baku era decisamente superiore a quello del suo avversario. Ad esempio, l&#8217;Azerbaigian possedeva quattro volte più carri armati. Baku aveva anche una maggiore quantità e qualità di mezzi aerei, con un netto vantaggio nel campo dei droni. Più in generale, il budget della difesa di Baku era quasi sei volte superiore a quello dell&#8217;Armenia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;offensiva azera del 2020</h2>



<p>Il 27 settembre 2020, l&#8217;Azerbaigian avvia un&#8217;offensiva. I combattimenti iniziano con bombardamenti di artiglieria e attacchi di droni. In poche ore, <strong>la difesa antiaerea armena è quasi completamente annientata. </strong>Nei giorni successivi, il parco blindato armeno viene sostanzialmente messo fuori combattimento in tutta la profondità del suo dispositivo difensivo. L&#8217;offensiva terrestre azera concentra i suoi sforzi nel sud.</p>



<p>Dopo 44 giorni di intensi combattimenti, le truppe azere raggiungono Shusha, la porta d&#8217;accesso al corridoio di Lachin. Tuttavia, la vittoria non è ancora completa, soprattutto perché l&#8217;Azerbaigian sta esaurendo le sue scorte di munizioni. Inoltre, <strong>la Russia non desidera una vittoria azera </strong>che permetterebbe alla Turchia di consolidare la sua influenza nella regione. Dopo molteplici appelli alla cessazione delle ostilità, la distruzione di un elicottero russo il 9 novembre fornisce il pretesto per imporre un cessate il fuoco. Mosca schiera quindi una forza di interposizione.</p>



<p>In definitiva, le perdite ammontano a circa <strong>25.000 morti </strong>per ciascuna parte, ovvero più di 100 morti al giorno. Anche i danni agli equipaggiamenti sono significativi. Praticamente tutti i carri armati, l&#8217;artiglieria e i lanciarazzi armeni sono stati distrutti. Le perdite sono minori per gli azeri, ma essi perdono praticamente tutti i loro droni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Nagorno-Karabakh e le sue debolezze</h2>



<p>Il sistema difensivo del Nagorno-Karabakh ha giocato un ruolo significativo nella perdita della libertà d&#8217;azione armena. Esso consisteva in una doppia linea di difesa: <strong>una situata alla frontiera e l&#8217;altra circa 20 km più arretrata</strong>. Queste erano costituite da semplici trincee di pietra e posti di combattimento. Questo dispositivo statico era completato da una divisione blindata capace di chiudere eventuali brecce. La principale vulnerabilità di questo sistema statico era la sua debolezza di fronte agli attacchi aerei, in particolare a causa dell&#8217;efficacia dei droni mentre le difese aeree armene erano ormai fuori uso.</p>



<p>Per questo motivo, già al quarto giorno dell&#8217;offensiva, il controattacco armeno con una divisione blindata si è concluso con un fallimento: 80 carri armati e decine di veicoli blindati sono stati distrutti. In pochi giorni, le truppe armene sono state immobilizzate da attacchi che colpivano tutto il territorio. <strong>Sotto la costante minaccia dei droni</strong>, sono diventate incapaci di rinforzare e sostenere le unità in combattimento. Di conseguenza, ogni posizione difensiva ha combattuto isolatamente, fino alla sua distruzione o all&#8217;esaurimento delle munizioni, di fronte all&#8217;inesorabile avanzata azera.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Isolamento dell&#8217;Armenia e Impatto della Guerra Psicologica</h2>



<p>Oltre a queste difficoltà materiali, <strong>il Nagorno-Karabakh e l&#8217;Armenia si sono trovati privi di risorse nei campi cognitivi </strong>sia a livello locale che internazionale. Sul terreno, il continuo sorvolo dei droni e gli attacchi che colpivano tutto il Nagorno-Karabakh, comprese le aree urbane, hanno avuto un effetto devastante sul morale dei militari e dei civili. <strong>Un parallelo impressionante può essere tracciato con la disfatta francese del 1940</strong>. A questo proposito, è interessante notare la somiglianza del suono del drone israeliano HAROP con quello delle sirene del bombardiere Stuka tedesco della stessa epoca.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La campagna di influenza dell&#8217;Azerbaigian</h2>



<p>L&#8217;Armenia si trova rapidamente isolata anche sul piano immateriale. Questo isolamento è dovuto principalmente alla comunicazione aggressiva e sistematica dell&#8217;Azerbaigian, che mira a <strong>minare la volontà di combattere delle forze armene </strong>e della loro popolazione, oltre a ridurre il loro sostegno internazionale. Baku conduce una campagna di influenza sui social network, mostrando la disfatta armena attraverso video di droni. Anche la stampa e le organizzazioni non governative di tutto il mondo vengono coinvolte, con visite organizzate per denunciare gli attacchi missilistici armeni nelle aree urbane.</p>



<p>Di fronte a un nemico privo di libertà d&#8217;azione,<strong> l&#8217;Azerbaigian concentra </strong>saggiamente i suoi sforzi fino a ottenere la vittoria. Per raggiungere questo obiettivo, Baku effettua una diversione attaccando con un corpo d&#8217;armata a Nord del Nagorno-Karabakh, ma il suo sforzo principale rimane concentrato al sud. Qui impiega il suo 2° Corpo d&#8217;armata, composto da cinque brigate meccanizzate. Dopo una settimana di offensiva, il 5° Corpo d&#8217;armata, inizialmente in riserva, viene impegnato nella stessa area. Successivamente, il 3° Corpo d&#8217;armata si aggiunge come rinforzo. Così, 30-40 gruppi tattici interarma sono impegnati contro 20 gruppi armeni su un fronte di 50 chilometri. Baku concentra quindi una forza considerevole e sostituisce continuamente le sue truppe, mentre gli armeni si esauriscono senza possibilità di rinforzi o sostituzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il terreno dell&#8217;offensiva azera</h2>



<p>Il terreno scelto per l&#8217;offensiva è una <strong>zona meno montuosa del nord dell&#8217;Artsakh. </strong>Questo permette all&#8217;Azerbaigian di dispiegare i suoi carri armati, veicoli blindati e artiglieria a supporto della fanteria. La manovra iniziale prevede la conquista di tutto il sud del Nagorno-Karabakh fino al confine armeno, seguita da una convergenza delle forze su Shusha, la porta d&#8217;ingresso del corridoio di Lachin e la via d&#8217;accesso alla capitale, Stepanakert. Si osserva quindi una marcata concentrazione degli sforzi verso questa città fortificata, che alla fine cade, segnando la fine dei combattimenti.</p>



<p><strong>Oltre alla concentrazione degli sforzi, la campagna è caratterizzata dalla sua rapidità.</strong> Gli azeri eseguono <strong>operazioni audaci</strong> e riescono ad accelerare bruscamente il ritmo delle operazioni. Questo è reso possibile principalmente da due fattori di superiorità operativa: la cooperazione e la massa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il modello turco di Ricognizione-Attacco</h2>



<p>La cooperazione è potenziata dall&#8217;adozione del modello turco di complesso &#8220;ricognizione-attacco&#8221;. Infatti, il comando e controllo, i mezzi e i modi d&#8217;azione azeri consentono una<strong> sinergia tra droni, truppe di terra, artiglieria e guerra elettronica.</strong> Questo sistema è particolarmente efficace poiché opera in profondità nel dispositivo armeno, anche quando le condizioni meteorologiche impediscono ai droni di sorvegliare, colpire o guidare i tiri. Questo è reso possibile da alcune centinaia di commandos, noti anche come &#8220;sabotatori&#8221;, probabilmente addestrati in Turchia, che si infiltrano nelle linee nemiche. <strong>Questi uomini guidano i tiri dell&#8217;artiglieria e forniscono informazioni tattiche al resto delle truppe di terra</strong>. È importante notare che l&#8217;obiettivo di queste squadre non è distruggere bersagli ad alto valore strategico, ma sostenere direttamente l&#8217;offensiva terrestre.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;incremento della massa</h2>



<p>Le forze azere aumentano la loro &#8220;massa&#8221; in diversi ambiti grazie a un significativo volume di equipaggiamenti importati dall&#8217;estero. Ad esempio, utilizzano 600 lanciarazzi multipli, dieci volte più degli armeni. Inoltre, questo materiale è spesso più moderno. Baku dispone di carri armati T-90, mentre Stepanakert possiede T-72 più vecchi. La massa è aumentata anche grazie ai droni. Gli armeni non ne possiedono, mentre l&#8217;Azerbaigian utilizza una trentina di droni militari, tra cui <strong>dieci droni turchi TB2 Bayraktar</strong> e circa<strong> 200 droni suicidi HAROP israeliani.</strong> Infine, la Turchia ha attivamente sostenuto il suo partner inviando truppe ausiliarie: circa un migliaio di mercenari dell&#8217;Esercito Nazionale Siriano (ANS), finanziati ed equipaggiati dalla Turchia, sarebbero stati inviati per combattere. L&#8217;invio di queste truppe ausiliarie permette di disporre di uomini esperti, con modalità d&#8217;azione non convenzionali, che possono essere persi senza che ciò abbia un impatto sulle famiglie azere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ritorno della guerra ad alta intensità</h2>



<p>I combattimenti del 2020 nel Nagorno-Karabakh segnano il ritorno della guerra ad alta intensità alle porte orientali dell&#8217;Europa. Questo conflitto è caratterizzato dalla sua ampia visibilità sui social network e dall&#8217;uso predominante dei droni in battaglia, anticipando in parte <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/il-livello-operativo-della-guerra-ucraina-lanalisi-di-un-esperto-di-sicurezza.html">la guerra russo-ucraina iniziata da Mosca il 24 febbraio 2022. </a></strong>Tuttavia, questo conflitto presenta delle peculiarità dovute alla natura del terreno, fortemente montuoso e scarsamente popolato, e quindi non rappresenta un modello ideale per la maggior parte degli scontri contemporanei. In molte delle guerre moderne, le aree urbane sono sempre più dense e numerose, come<strong> nel caso dell&#8217;Ucraina.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Tecnologie e ambiente Urbano</h2>



<p>Una direzione da prendere è il fatto Che le zone urbane tendono a &#8220;livellare le tecnologie&#8221;. In questi ambienti chiusi, la rapidità delle operazioni e il vantaggio offerto dai droni e dalle azioni in profondità diventano meno rilevanti. In effetti, nei contesti urbani densi, la guerra assume caratteristiche diverse. La velocità delle operazioni, pur rimanendo cruciale, deve essere integrata con tecniche avanzate di combattimento urbano e una maggiore capacità di resistere alle perdite. Le operazioni in ambienti urbani richiedono un&#8217;estrema coordinazione tra le varie unità e una rapida capacità di adattamento alle condizioni variabili del campo di battaglia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Droni e infowar, le novità della guerra</h2>



<p>Un aspetto cruciale del conflitto del Nagorno-Karabakh nel 2020 è stato l&#8217;uso <strong>esteso dei droni, che hanno conferito un significativo vantaggio all&#8217;Azerbaigian</strong>. I droni non solo sono stati impiegati per sorveglianza e raccolta di informazioni, ma anche per attacchi mirati. Questa integrazione dei droni nel piano di battaglia ha permesso all&#8217;Azerbaigian di mantenere una pressione costante sulle forze armene, compromettendo il loro morale e la loro capacità operativa.</p>



<p>L&#8217;esperienza del Nagorno-Karabakh ha inoltre dimostrato come la guerra moderna si combatta non solo sul campo ma anche attraverso i media e i social network. La guerra dell&#8217;informazione è diventata un fronte cruciale. <strong>L&#8217;Azerbaigian ha abilmente utilizzato le piattaforme di social media</strong> per diffondere immagini e video dei propri successi militari, esercitando una pressione psicologica sui combattenti armeni e sull&#8217;opinione pubblica internazionale. Al contrario, l&#8217;Armenia si è trovata spesso in una posizione di difesa, cercando di contrastare la narrazione azera con comunicazioni meno efficaci.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Supporto internazionale e potenze regionali</h2>



<p>Il ruolo della comunità internazionale e delle potenze regionali è stato anch&#8217;esso determinante nel conflitto del Nagorno-Karabakh. La Turchia ha fornito un supporto cruciale all&#8217;Azerbaigian, offrendo equipaggiamenti militari avanzati e assistenza logistica. Questo sostegno ha permesso a Baku di mantenere un vantaggio tecnologico e tattico durante il conflitto. La Russia, pur mantenendo una posizione ufficialmente neutrale, ha svolto un ruolo di bilanciamento, intervenendo diplomaticamente per imporre un cessate il fuoco e prevenire una vittoria totale dell&#8217;Azerbaigian, che avrebbe potuto rafforzare eccessivamente l&#8217;influenza turca nella regione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Implicazioni strategiche</h2>



<p>Le <strong>implicazioni strategiche del conflitto del Nagorno-Karabakh sono molteplici. </strong>Da un lato, ha dimostrato l&#8217;importanza della superiorità tecnologica e della capacità di condurre operazioni integrate e rapide. Dall&#8217;altro, ha evidenziato la necessità di strategie di difesa flessibili, in grado di rispondere a minacce asimmetriche e tecnologicamente avanzate. Inoltre, il conflitto ha sottolineato l&#8217;importanza di mantenere la coesione interna e di assicurarsi il sostegno internazionale, elementi che possono influenzare in modo decisivo l&#8217;esito delle guerre moderne.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lezioni per le future operazioni militari</h2>



<p>Il conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020 offre un caso di studio significativo per comprendere le dinamiche dei conflitti contemporanei. Dimostra come la combinazione di tecnologia avanzata, tattiche innovative e una strategia di informazione aggressiva possa determinare il successo militare. Inoltre, mette in luce <strong>le vulnerabilità dei sistemi difensivi tradizionali di fronte a nuove forme di guerra.</strong> Le lezioni apprese da questo conflitto saranno probabilmente rilevanti per le future operazioni militari e per la definizione delle politiche di difesa delle nazioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Necessità di una difesa dinamica e flessibile</h2>



<p>In secondo luogo, il conflitto evidenzia<strong> la necessità di una difesa dinamica e flessibile</strong>. Le forze armene, affidandosi a un sistema difensivo statico, non sono riuscite ad adattarsi rapidamente alle tattiche azere, rimanendo vulnerabili agli attacchi aerei e alle incursioni di commando. Questo indica che le strategie difensive future dovranno integrare una maggiore mobilità e la capacità di rispondere rapidamente alle minacce emergenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Importanza della guerra dell&#8217;informazione</h2>



<p>Il ruolo cruciale dell&#8217;informazione e della guerra psicologica non può essere sottovalutato. L&#8217;uso strategico dei media e dei social network da parte dell&#8217;Azerba igian per diffondere propaganda e demoralizzare le forze armene ha avuto un impatto significativo sul conflitto. Ciò sottolinea l&#8217;importanza di sviluppare capacità di comunicazione efficaci e di contrastare le operazioni informative nemiche. Le nazioni dovranno investire in tecnologie e strategie per gestire la guerra dell&#8217;informazione, garantendo che le loro narrazioni siano convincenti e resilienti contro la propaganda avversaria.</p>



<p>Il sostegno internazionale e le alleanze regionali hanno avuto un ruolo determinante nel conflitto del Nagorno-Karabakh.<strong> La Turchia, con il suo supporto materiale e strategico, ha aiutato l&#8217;Azerbaigian</strong> a mantenere un vantaggio tecnologico e operativo. Al contempo, la neutralità strategica della Russia ha impedito una vittoria completa da parte azera, mantenendo un equilibrio nelle dinamiche regionali. Questo mette in evidenza l&#8217;importanza delle relazioni internazionali e delle alleanze nel determinare gli esiti dei conflitti.</p>



<p>Il conflitto ha anche dimostrato l&#8217;importanza del supporto civile e del morale. La popolazione civile del Nagorno-Karabakh ha sofferto enormemente a causa degli attacchi aerei e delle incursioni di droni, il che ha avuto un impatto diretto sul morale delle forze armate. Le future strategie militari dovranno considerare non solo la protezione delle infrastrutture civili, ma anche il mantenimento del supporto e del morale della popolazione. Questo potrebbe includere misure di difesa civile, evacuazione tempestiva e campagne di informazione per sostenere il morale pubblico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Protezione contro le minacce aeree</h2>



<p>L&#8217;esperienza del conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020 evidenzia diverse sfide specifiche che le forze armate moderne dovranno affrontare. Una di queste è la protezione contro le minacce aeree avanzate, in particolare i droni. La capacità di neutralizzare tali sistemi sarà cruciale per mantenere la superiorità aerea e proteggere le truppe a terra<strong>. Tecnologie come i sistemi di difesa aerea a corto raggio, </strong>le armi a energia diretta e le contromisure elettroniche saranno fondamentali per contrastare queste minacce.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Resilienza delle comunicazioni</h2>



<p>Un&#8217;altra sfida riguarda la resilienza delle comunicazioni e dei sistemi di comando e controllo. Durante il conflitto, la capacità dell&#8217;Azerbaigian di coordinare efficacemente le operazioni tra <strong>diverse unità e piattaforme tecnologiche</strong> ha avuto un ruolo chiave. Questo richiede un&#8217;infrastruttura di comunicazione robusta, in grado di resistere a interferenze e attacchi elettronici. Le forze armate future dovranno investire in sistemi di comunicazione resilienti e flessibili per garantire che le operazioni possano continuare senza interruzioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Logistica e sostenibilità pperativa</h2>



<p>La logistica rappresenta un altro aspetto critico. La dipendenza del Nagorno-Karabakh da un singolo corridoio di rifornimento ha mostrato quanto possa essere vulnerabile una rete logistica limitata.<strong> Le forze armate devono assicurarsi che le loro operazioni possano essere sostenute attraverso multiple linee di rifornimento </strong>e avere capacità logistiche rapide e adattabili. L&#8217;uso di veicoli autonomi, droni logistici e sistemi di gestione avanzata delle forniture può migliorare notevolmente la resilienza logistica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione</h2>



<p>Il conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020 offre lezioni preziose su vari fronti. Sottolinea l&#8217;importanza della superiorità tecnologica, la necessità di difese dinamiche, il ruolo chiave della guerra dell&#8217;informazione e il peso delle alleanze internazionali. Questi elementi saranno cruciali per le future operazioni militari e le politiche di difesa.</p>



<p>In un contesto in cui le guerre diventano sempre più complesse e multidimensionali, i paesi dovranno adattare le loro strategie per affrontare queste nuove sfide. La lezione principale del conflitto del Nagorno-Karabakh è che la preparazione e l&#8217;adattabilità sono essenziali per il successo, e che l&#8217;innovazione tecnologica deve essere accompagnata da una strategia chiara e flessibile.</p>



<p>Alla luce di queste considerazioni, le forze armate di tutto il mondo stanno probabilmente riesaminando le loro dottrine e capacità per rispondere meglio alle nuove forme di guerra. Il futuro della difesa vedrà probabilmente un&#8217;ulteriore integrazione di tecnologie avanzate, una maggiore enfasi sulla guerra dell&#8217;informazione e una maggiore attenzione alle dinamiche delle alleanze internazionali. Il conflitto del Nagorno-Karabakh del 2020 serve quindi non solo come esempio di come le guerre possono essere combattute oggi, ma anche come indicatore delle direzioni future della strategia e delle operazioni militari.</p>



<p>Le lezioni apprese dal Nagorno-Karabakh serviranno come guida per migliorare le dottrine militari e preparare meglio i paesi alle sfide della guerra moderna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/nagorno-karabakh-2020-il-modello-della-guerra-moderna.html">Nagorno Karabakh 2020, il modello della guerra moderna</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>I genocidi di cristiani dell&#8217;Impero Ottomano</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/i-genocidi-di-cristiani-dellimpero-ottomano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2024 15:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani in Iraq]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiani in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Genocidio degli armeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>&#8220;Ucciderò ogni uomo, donna e bambino cristiano&#8221;, affermò il 19 aprile 1915 il governatore di Van di fronte alla prospettiva di ribellione della città abitata dagli armeni; in Mesopotamia la tenace ribellione di numerose comunità cristiane, guidate dall&#8217;imprendibile generale Agha Petros, andò di pari passo con la campagna di sterminio operata dai turchi, che arrivarono a sconfinare &#8230; <a href="https://it.insideover.com/religioni/i-genocidi-di-cristiani-dellimpero-ottomano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/12/Commemorazione-genocidio-armeno-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>&#8220;Ucciderò ogni uomo, donna e bambino cristiano&#8221;, affermò il 19 aprile 1915 il governatore di Van di fronte alla prospettiva di ribellione della città abitata dagli armeni; in Mesopotamia la tenace ribellione di numerose comunità cristiane, guidate dall&#8217;imprendibile generale <strong>Agha Petros</strong>, andò di pari passo con la campagna di sterminio operata dai turchi, che arrivarono a sconfinare nel territorio della neutrale Persia per distruggere i villaggi di un&#8217;etnia ritenuta nemica; i pogrom anti-greci in Anatolia proseguirono anche dopo la fine della guerra, sulla scia di nuovi e ripetuti scontri greco-turchi.</p>
<p>Per lunghi secoli la dominazione turco-ottomana di vaste regioni del <strong>Medio Oriente </strong>e <strong>dell&#8217;Europa orientale </strong>portò sotto l&#8217;autorità dei sultani di Istanbul numerose popolazioni cristiane. Nonostante una narrazione da &#8220;scontro di civiltà&#8221; ed effettivi momenti in cui la battaglia tra l&#8217;Impero turco e le principali potenze europee assunse connotati da scontro tra cristianità ed Islam (come dimostrato dalla battaglia di Lepanto del 1571) per lunghi secoli le popolazioni cristiane furono parte integrante della società imperiale. Tanto che nella &#8220;leva&#8221; compiuta dalle autorità ottomane nelle terre abitate da cristiani, il <em>devishirme, </em>i sultani di Istanbul più volte trovarono l&#8217;occasione di creare corpi militari come quello dei giannizzeri e burocrazie capaci di controbilanciare la tradizionale nobiltà turca.</p>
<p>La fase conclusiva della storia dell&#8217;impero fu però caratterizzata da un tragico strascico, essendo caratterizzata da ben diversi episodi di <strong>stermini di massa di popolazioni cristiane </strong>che per secoli erano state fedeli all&#8217;Impero: l&#8217;ultimo mezzo secolo che precedette la disfatta nella prima guerra mondiale fu un climax ascendente di tensioni e violenze che esplosero nei tre grandi genocidi dell&#8217;era della Grande Guerra. Al <strong>genocidio armeno, </strong>in cui furono uccisi oltre <a href="http://www.genocide-museum.am/eng/Description_and_history.php" target="_blank" rel="noopener noreferrer">1,5 milioni di cristiani appartenente alla nazione armena,</a> si aggiunsero due massacri sistemici meno noti nel contesto della drammatica storia del Novecento, ma nel cui contesto perì un numero di persone superiore a quello del massacro degli armeni: il <a href="https://books.google.com/books?id=ZtcyAgAAQBAJ&amp;pg=PA177&amp;dq=assyrian+genocide+in+urmia&amp;hl=nl&amp;sa=X&amp;ei=bQ9IVd6vGcLYU9CxgaAO&amp;ved=0CE8Q6AEwBw#v=onepage&amp;q=assyrian%20genocide%20in%20urmia&amp;f=false" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>genocidio dei cristiani assiri </strong>che vivevano nell&#8217;attuale Iraq (di rito <strong>nestoriano, siriaco e caldeo</strong>), che provocò 900mila vittime, </a>e quello delle popolazioni di etnia e cultura greca e religione cristiane viventi in Anatolia, proseguito fino al 1922, in cui furono uccise 700mila persone.</p>
<p>Il bagno di sangue in cui l&#8217;Impero Ottomano, nella fase conclusiva della sua storia, trascinò popolazioni che erano state parti integrante della sua storia ha le sue radici in tre fattori avviatisi a inizio XIX secolo: il progressivo ridimensionamento territoriale del dominio della<strong> Sublime Porta, </strong>l&#8217;ascesa di crescenti appetiti coloniali stranieri sui suoi territori strategici e lo sdoganamento del <strong>nazionalismo turco </strong>da parte di numerose èlite di potere alternatesi nel controllo decisionale delle strategie dell&#8217;Impero.</p>
<p>Nei primi due casi, l&#8217;Impero ottomano subì numerose amputazioni territoriali, molte delle quali legate a proclamazioni d&#8217;indipendenza in cui l&#8217;elemento religioso cristiano assunse a fattore determinante (come quella della Bulgaria) o agli appetiti delle potenze europee (pensiamo all&#8217;annessione della Bosnia da parte dell&#8217;Austria-Ungheria e all&#8217;invasione italiana della Libia); l&#8217;orgoglio nazionale ferito fu utilizzato come elemento catalizzatore della svolta politica imposta da gruppi come quello dei <strong>Giovani Turchi </strong>per evolvere le dottrine politiche dominanti nell&#8217;Impero. I Giovani Turchi guidarono dal 1908 in avanti un&#8217;agenda politica fatta di graduale incentivazione del <strong>nazionalismo turco </strong>in cui venivano considerati come esterni al ceppo &#8220;puro&#8221; della nazione quegli elementi ritenuti di importazione straniera, come il cristianesimo. La complessa ideologia fatta di nazionalismo esasperato e di un tentativo di conciliazione tra Islam e positivismo portò i Giovani Turchi a indicare nei <strong>cristiani dell&#8217;Impero </strong>un potenziale nemico alla sua unità, che solo nella progressiva assimilazione alla nazione dominante avrebbe potuto trovare coesione.</p>
<p>Questa ideologia incendiaria provò a trovare giustificazione nel fatto che, tra XVIII e XIX secolo, nei territori mediorientali dell&#8217;Impero potenze europee come <strong>Russia e Francia </strong>si erano fatte garanti delle comunità locali cristiane, utilizzando questa possibilità come strumento di <em>soft power </em>per rendere il regime delle &#8220;capitolazioni&#8221; una proiezione di influenza regionale. Più volte questo fatto era stato strumentalizzato per far ricadere sui cristiani la colpa per il regresso politico dell&#8217;Impero, la sua debolezza di fronte alle potenze stranieri, la sua fragilità interna. L&#8217;autorità imperiale di Istanbul, a fine XIX secolo, trovò a sua volta nell&#8217;ostilità contro i cristiani un pretesto per riaffermare un&#8217;agenda di ordine opposto, quella della sempre più farinosa volontà di garantire l&#8217;unità panislamica. In questo contesto mautrarono i &#8220;massacri hamidiani&#8221;, in cui tra il 1894 e il 1896 da 80 a 300mila cristiani armeni e assiri furono uccisi in una sequela di pogrom.</p>
<p>Ma è solo quando alla miscela tossica di nazionalismo esasperato e fanatismo etnico del governo dei Giovani Turchi (dal 1913 al potere in un regime monopartitico guidato dal triumvirato dei &#8220;tre Pasha&#8221;, <strong>Talat, Enver, Ahmed</strong>) si aggiunse lo scoppio della Grande Guerra che i progetti di annientamento trovarono <a href="https://insideover.ilgiornale.it/politica/la-battaglia-degli-storici-contro-il-negazionismo-sul-genocidio-armeno.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">un&#8217;applicazione su larga scala.</a> I cristiani di varie fedi, abitanti millenari di terre in cui avevano convissuto con grande capacità di adattamento con diversi dominatori alternatisi tra l&#8217;Anatolia e il Medio Oriente, iniziarono a essere visti come agenti di <strong>potenze straniere nemiche della Turchia, </strong>potenziali focolai di rivolta nel decadente impero, a esser ritenuti nemici in quanto tali. Distruzioni di villaggi, marce della morte nel deserto, esecuzioni di massa: i tre genocidi presentano una sequela continua di episodi di questo tipo, in una drammatica riproposizione di quello che si è sviluppato come un processo in grado di autoalimentarsi, in una spirale di violenza crescente.</p>
<p>Questi genocidi, a cui si associarono centinaia di migliaia di morti per le carestie e i disastri naturali collegati alla guerra, furono un campanello d&#8217;allarme per quello che il Novecento sarebbe stato e il più grande caso di persecuzione anti-cristiana della storia umana. <strong>Larga parte </strong>di questa storia è ancora sottaciuta, tenuta nascosta per non urtare la sensibilità politica di quella Turchia divenuta oggi attore chiave sull&#8217;asse euro-atlantico e mediterraneo. A oltre un secolo di distanza, mentre i cristiani nelle terre che furono in passato ottomani vivono ancora una grande tribolazione, il ricordo di queste sofferenze e delle capacità di comunità antiche di proseguire la loro storia nonostante la sistematica campagna di annientamento ottomana e un susseguirsi di crisi politiche e sociali nei decenni successivi ci è di lezione e di monito. Di lezione, per insegnarci a capire al meglio quanti drammi abbiano contraddistinto il XX secolo. Di monito, perché ricordiamo l&#8217;importanza di aiutare comunità che sono fratelli della civiltà europea e testimoni di un <a href="https://insideover.ilgiornale.it/reportage/religioni/egitto/ecco-come-acs-restaura-le-chiese.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">passato di incontro e dialogo </a>che neanche la marea della storia ha potuto sommergere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/religioni/i-genocidi-di-cristiani-dellimpero-ottomano.html">I genocidi di cristiani dell&#8217;Impero Ottomano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Karabakh, il difficile cammino verso la pace</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/karabakh-il-difficile-cammino-verso-la-pace.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2023 17:57:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1330" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-scaled-600x416.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-300x208.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-1024x709.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-768x532.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-1536x1064.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/ilgiornale2_20231115185501112_76f60a3f9167f324bc65a227acf8b60f-2048x1418.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A quasi due mesi di distanza dall&#8217;operazione militare dell&#8217;Azerbaigian che ha portato al capolinea l&#8217;epopea trentennale del separatismo armeno nel Karabakh, regione de jure sotto la sovranità di Baku ma de facto controllata dall&#8217;autogoverno dal regime separatista fino allo scorso settembre, nel Caucaso meridionale è in atto un difficile tentativo di reset. Trent&#8217;anni di guerra &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/karabakh-il-difficile-cammino-verso-la-pace.html">[...]</a></p>
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<p>A quasi due mesi di distanza dall&#8217;operazione militare dell&#8217;Azerbaigian che ha portato al capolinea l&#8217;epopea trentennale del separatismo armeno nel Karabakh, regione de jure sotto la sovranità di Baku ma de facto controllata dall&#8217;autogoverno dal regime separatista  fino allo scorso settembre, nel Caucaso meridionale è in atto un difficile tentativo di <em>reset</em>.</p>



<p>Trent&#8217;anni di guerra tra Baku ed Erevan non sono semplici da dimenticare, le ferite sono ancora fresche, ma la posta in gioco è il futuro del Caucaso meridionale. Se regione bellicosa, attraversata da feroci conflitti identitari, o se pacifico crocevia di rotte commerciali transcontinentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un fragile riavvio</h2>



<p>La questione karabakha è finita. L&#8217;operazione militare di Baku ha condotto allo scioglimento dell&#8217;autogoverno dei separatisti armeni, mai ripresosi dalla seconda guerra del Karabakh, e la classe dirigente di Erevan, nonostante l&#8217;opinione contraria delle piazze, sembra aver abbandonato i vecchi amici separatisti.</p>



<p>Nei quasi due mesi che sono seguiti all&#8217;ultima propaggine della seconda guerra del Karabakh hanno avuto luogo progressi, regressi e sorprese. Il divario tra Armenia e Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva <strong>ha registrato un aumento</strong>, alimentato (anche) dall&#8217;avvicinamento della prima alla Francia, con cui ha siglato un accordo securitario, e all&#8217;Unione Europea, che ha in programma di espandere la propria missione di osservazione a Erevan. Il processo di normalizzazione Armenia-Azerbaigian prosegue, <strong>pur con evidenti difficoltà</strong>, sostenuto da Iran, Russia e Ue.</p>



<p>Nikol Pashinyan e Ilham Aliyev avrebbero dovuto incontrarsi ai margini del vertice della Comunità Politica Europea, lo scorso ottobre, ma il bilaterale era stato annullato. Dopo la cancellazione di un altro faccia a faccia, previsto per lo stesso mese e coinvolgente Charles Michel, le negoziazioni mediate da Bruxelles hanno subito un arresto, che la Germania vorrebbe sbloccare, e altri attori si sono fatti avanti, <strong>come l&#8217;Iran</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le questioni sul tavolo</h2>



<p>Tehran ha ospitato un vertice multilaterale a fine ottobre, che ha visto la partecipazione dei ministri degli esteri di Armenia, Azerbaigian, Iran, Russia e Turchia, durante il quale sono stati discussi gli ultimi fascicoli che dividono i due paesi, come la <strong>(ri)delimitazione dei confini</strong>. Un altro incontro, dello stesso formato, dovrebbe avere luogo ad Ankara nel 2024.</p>



<p>La Georgia è un altro paese verso cui l&#8217;Azerbaigian ha dimostrato interesse. A inizio ottobre, infatti, dal palcoscenico di Tbilisi, il presidente azerbaigiano e il premier georgiano hanno spiegato che la Georgia potrebbe essere la sede ideale per futuri bilaterali o trilaterali focalizzati sul processo di pace del post-Karabakh.</p>



<p>Le incomprensioni tra Baku e Bruxelles sulla questione armeno-azerbaigiana, che difficilmente sfoceranno in una crisi per via della solidità del loro partenariato strategico ed energetico, nei mesi a venire potrebbero spingere la prima a cercare la risoluzione delle ultime controversie con Erevan per mezzo di formati regionali, dando secondaria importanza alla piattaforma per il dialogo facilitato offerta dall&#8217;Ue. Se le parti dovessero trovare un accordo definitivo, su confini ed eventuali scambi territoriali, l&#8217;ombra di un nuovo conflitto verrebbe allontanata e per il Caucaso meridionale potrebbe finalmente iniziare una nuova epoca.</p>
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		<title>Caos Nagorno-Karabakh, elezioni in Slovacchia, escalation tra Kosovo e Serbia: cos&#8217;è successo oggi nel mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Sep 2023 17:30:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Colpo di stato in Niger]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni in Slovacchia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Nagorno-Karabakh]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sahel]]></category>
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<p>Gli avvenimenti in Nagorno-Karabakh si susseguono rapidamente. Tra Kosovo e Serbia le tensioni non diminuiscono. La Slovacchia sta affrontando le elezioni legislative con l&#8217;ombra delle disinformazione russa. L&#8217;Onu lancia l&#8217;allarme della gioventù tunisina: sempre meno istruita e sempre più povera. La Mauritania non accoglierà i soldati francesi cacciati dal Niger. Ecco le cinque notizie del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/senza-categoria/caos-nagorno-karabakh-elezioni-in-slovacchia-escalation-tra-kosovo-e-serbia-cose-successo-oggi-nel-mondo.html">[...]</a></p>
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<p>Gli avvenimenti in Nagorno-Karabakh si susseguono rapidamente. Tra Kosovo e Serbia le tensioni non diminuiscono. La Slovacchia sta affrontando le elezioni legislative con l&#8217;ombra delle disinformazione russa. L&#8217;Onu lancia l&#8217;allarme della gioventù tunisina: sempre meno istruita e sempre più povera. La Mauritania non accoglierà i soldati francesi cacciati dal Niger. <strong>Ecco le cinque notizie del giorno</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Di ora in ora salgono le tensioni tra Armenia e Azerbaigian&nbsp;</h2>



<p>Sale la tensione al confine tra <strong>Nagorno-Karabakh</strong> e <strong>Armenia</strong>. Un soldato azero è stato ucciso da un cecchino armeno posizionato al confine, più precisamente nell’insediamento di <strong>Zarkend</strong>, nel distretto di Basarkakecher. L’obiettivo era una postazione dell&#8217;esercito azero nell&#8217;insediamento di <strong>Ashagi Ayrim</strong>. È lo stesso ministero della Difesa di <strong>Baku</strong> a confermalo poi però smentito da <strong>Eravan</strong> che dichiara che non corrisponde a realtà la dichiarazione diffusa dal ministero della Difesa dell&#8217;Azerbaigian. I fatti si susseguono rapidamente in un conflitto che non vede margini di risoluzione rapida. Proprio oggi infatti, la procura generale dell&#8217;Azerbaigian ha annunciato l&#8217;arresto del ministro degli Esteri, <strong>David Babayan</strong>, dell’ormai sciolta autoproclamata Repubblica Nagorno-Karabakh. Il ministro è stato arrestato con l&#8217;accusa di essere &#8220;coinvolto nel coordinamento delle attività di gruppi terroristici, con l&#8217;obiettivo di instillare inimicizia e odio nazionale”. Queste accuse sono state mosse anche alla luce dell&#8217;attacco con missili balistici sferrato il 17 ottobre 2020 contro aree civili, insediamenti e territori smilitarizzati della città di <strong>Ganja</strong> in Azerbaigian, in cui sarebbe coinvolto Babayan. Nel frattempo Più di 100mila persone di etnia armena hanno lasciato il territorio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tra Kosovo e Serbia la ostilità non accennano a diminuire e la comunità internazionale richiama all’ordine</h2>



<p>Sono passati sei giorni ma la tensione rimane alta tra <strong>Kosovo</strong> e <strong>Serbia</strong>. Gli scontri tra i due Paesi sono nati dall’uccisione di un agente kosovaro al confine con la Serbia. L’uccisione del poliziotto ha portato un gruppo di uomini armati serbi a tendere un’imboscata alla polizia kosovara e a barricarsi in un monastero ortodosso vicino al confine settentrionale con la Serbia. Gli scontri sono durati ore e sono rimasti tre uomini e altri sono stati arrestati. Ieri l’ultimo avvenimento quando la polizia kosovara si è dislocata nel nord del Paese per condurre un’operazione nelle proprietà legate alla presunta mentre dell’attacco della polizia. Belgrado non ha tardato a farsi sentire che ha difinito l’operazione una “brutale ed eccessiva dimostrazione di forza”. La vicenda è arrivata fino alle orecchie statunitensi che hanno chiesto a <strong>Belgrado</strong> di ritirare le proprie forze dal confine con il Kosovo dopo aver rilevato quello che hanno definito un rafforzamento militare serbo senza precedenti. Anche la Nato ha preso posizione dichiarando di essere pronta ad aumentare la sia forza di pace in Kosovo.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’ombra russa nelle elezioni in Slovacchia</h2>



<p>Con le elezioni legislative di oggi, la <strong>Slovacchia</strong> rientra nella guerra geopolitica tra “Occidente” e Russia. Ad affrontarsi sono due correnti diametralmente opposte e, secondo i sondaggi dell&#8217;ultima ora, c&#8217;è da aspettarsi un serrato testa a testa tra il partito populista <strong>Smer-SD</strong> dell&#8217;ex primo ministro <strong>Robert Fico</strong>, che sostiene politiche più favorevoli a Mosca, e la Slovacchia progressista liberale di <strong>Michal Simecka</strong>, vicepresidente del Parlamento europeo che vuole approfondire la cooperazione con l’Ue. Come da copione il Paese è stato bombardato di disinformazione durante tutta la campagna elettorale. Uno studio rivela metà della nazione creda alle fake news in circolazione. La posta in gioco è altissima e pare che la Russia abbia giocato il suo ruolo nel diffondere fake news per agevolare il consenso nei confronti di Robert Fico che ha ornato i cartelloni della capitale <strong>Bratislava</strong> con slogan che promettono  &#8220;stabilità, ordine e benessere”. Dalle 22 di questa sera, ora italiana, avranno luogo gli exit poll e si saprà se la Slovacchia cambierà definitivamente la sua politica estera. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Allarme giovani nella Tunisia dell’esodo umano</h2>



<p>Secondo uno studio Onu, oltre un quarto dei giovani tunisini di età compresa tra i 15 e i 29 anni non è iscritto al sistema di istruzione e formazione della <strong>Tunisia</strong> e non è attivo sul mercato del lavoro. Lo studio è stato condotto da varie agenzie delle Nazioni Unite quali l&#8217;Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) e il Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp). I dati riguardano giovano tunisini provenienti da diversi governatorati, ovvero Gafsa, Kairouan, Monastir e Sidi Bouzid. Non è un caso quindi che oltre alle centinaia di migliaia di disperati che cercando di arrivare sulle coste europee, in gran numero ci siano pure i tunisini. Il Paese sta attraversando non solo una drammatica crisi economica ma anche una crisi sociale. Le sfide che devono affrontare i giovani tunisini sono molteplici. Le difficoltà di apprendimento, le condizioni di vita familiare difficili e le sfide economiche e sociali portano all&#8217;abbandono scolastico e a un’inevitabile stato di disoccupazione e povertà.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Sahel, in un irremovibile sentimento anti francese, allontana la Francia: la Mauritania non accoglierà i militari francesi </h2>



<p>La <strong>Mauritania</strong> non è &#8220;né strategicamente né geograficamente&#8221; il Paese migliore per ospitare i 1.500 soldati francesi che lasceranno il Niger entro la fine dell&#8217;anno. Lo ha detto il presidente mauritano <strong>Mohamed Ould</strong> <strong>Ghazouani</strong> in un&#8217;intervista al quotidiano francese <em>Le Figaro</em>. &#8220;L&#8217;azione di forze dedicate è più logica in un Paese che si trova più al centro o vicino al campo d&#8217;azione. La Mauritania non subisce un attacco sul suo territorio dal 2011 e senza dubbio ha meno bisogno dell&#8217;assistenza di una forza multinazionale&#8221;, ha detto il capo dello Stato africano. È così che la Francia di <strong>Macron</strong> si ritrova in affanno nel Sahel dove non sa più dove fare continuare le sue operazioni anti terrorismo. Parigi è infatti ormai cacciata da tutta la regione che la sta inesorabilmente escludendo da un qualsiasi coinvolgimento militare. </p>
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