<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Arabia Saudita Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/luoghi/arabia-saudita-8/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/luoghi/arabia-saudita-8</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 26 May 2026 03:52:52 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Arabia Saudita Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/luoghi/arabia-saudita-8</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Armi e soldati del Pakistan in Arabia Saudita all&#8217;ombra della Cina: è la nuova deterrenza del Golfo, baby!</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/armi-e-soldati-del-pakistan-in-arabia-saudita-allombra-della-cina-e-la-nuova-deterrenza-del-golfo-baby.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 03:52:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Politics]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=518189</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1204" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-1024x642.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-1536x963.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-2048x1284.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Alla luce dei problemi di Hormuz la presenza militare pakistana in Arabia Saudita assume una valenza che va oltre la dimensione regionale. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/armi-e-soldati-del-pakistan-in-arabia-saudita-allombra-della-cina-e-la-nuova-deterrenza-del-golfo-baby.html">Armi e soldati del Pakistan in Arabia Saudita all&#8217;ombra della Cina: è la nuova deterrenza del Golfo, baby!</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1204" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-300x188.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-1024x642.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-768x482.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-1536x963.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/principi-arabia-saudita-2048x1284.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il dispiegamento militare del Pakistan in Arabia Saudita segna un passaggio qualitativo nella geometria della sicurezza del Golfo. Non si tratta più soltanto di una cooperazione storica o di un sostegno politico implicito, ma della traduzione operativa di <strong>un patto di difesa che ridefinisce le logiche di deterrenza regionale.</strong> In un contesto segnato dalle tensioni con Iran e dall’incertezza sul livello di coinvolgimento degli Stati Uniti, la presenza pakistana introduce un terzo livello di garanzia che altera gli equilibri tradizionali.</p>



<p><strong>Dalla garanzia politica alla presenza militare osservabile</strong></p>



<p>Il punto di svolta è il passaggio da una <strong>clausola politica di difesa reciproca</strong> a una presenza militare concreta. Secondo le ricostruzioni giornalistiche internazionali, il dispositivo includerebbe migliaia di militari pakistani, asset aerei e sistemi di difesa aerea. Al di là della verifica puntuale delle cifre, ciò che conta è la trasformazione strutturale: la sicurezza saudita non è più solo promessa, ma <strong>postura visibile sul terreno</strong>. Questa evoluzione modifica la natura stessa della deterrenza. Non è più solo l’ombrello statunitense a definire la soglia del rischio, ma una combinazione di attori che include Islamabad come fornitore diretto di capacità militari e, indirettamente, anche la rete tecnologica cinese.</p>



<p><strong>Architettura della deterrenza e filiera sino-pakistana</strong></p>



<p>La componente più significativa del dispositivo riguarda la sua <strong>architettura tecnologica</strong>. Sistemi come il caccia JF-17, sviluppato congiuntamente da Pakistan e industria aeronautica cinese, e piattaforme di difesa aerea a lungo raggio riconducibili alla filiera della Cina, indicano che la deterrenza saudita si sta ibridando. Questa non è una semplice sostituzione di fornitori occidentali, ma una <strong>stratificazione di standard militari</strong>. Il risultato è un sistema di difesa in cui interoperabilità, manutenzione e addestramento dipendono da una catena logistica non occidentale. In termini geopolitici, ciò significa che Pechino entra nel teatro mediorientale non come attore militare diretto, ma come <strong>infrastruttura di potenza indiretta</strong>.</p>



<p><strong>Stretto di Hormuz e vulnerabilità energetica globale</strong></p>



<p>Ogni evoluzione della deterrenza nel Golfo si riflette immediatamente sul sistema energetico globale. Lo Stretto di Hormuz resta uno dei principali <em>choke point </em>mondiali: una quota rilevante del petrolio e del gas naturale liquefatto globale transita attraverso questa arteria marittima. In questo contesto, la presenza militare pakistana in Arabia Saudita assume una valenza che va oltre la dimensione regionale. Essa contribuisce a proteggere infrastrutture critiche e rotte energetiche, ma allo stesso tempo aumenta la complessità del sistema di <strong>sicurezza marittima</strong>, perché introduce nuovi livelli di coordinamento tra attori eterogenei.</p>



<p><strong>Triangolazione strategica: Washington, Teheran e Islamabad</strong></p>



<p>Il cuore della dinamica resta la triangolazione tra Stati Uniti, Iran e Pakistan. <a href="https://www.analisidifesa.it/2026/05/il-pakistan-a-difesa-dellarabia-saudita-il-golfo-persico-nellera-delle-garanzie-incrociate/">Washington mantiene un ruolo di arbitro e garante storico della sicurezza saudita, ma deve confrontarsi con una crescente frammentazione delle responsabilità. Islamabad, dal canto suo, assume una posizione ibrida: è al tempo stesso <strong>garante militare di Riad e potenziale mediatore con Teheran</strong></a>. Questa doppia funzione è strategicamente utile ma intrinsecamente instabile, perché riduce la percezione di neutralità del Pakistan nel caso di un’escalation regionale. Teheran interpreta inevitabilmente qualsiasi rafforzamento militare nel Golfo come un possibile incremento della pressione strategica. Anche in assenza di intenzioni offensive esplicite, la sola presenza di asset avanzati modifica i calcoli iraniani sulla <strong>profondità della deterrenza avversaria</strong>.</p>



<p><strong>Arabia Saudita: diversificazione della sicurezza e riduzione della dipendenza</strong></p>



<p>Per l&#8217;Arabia Saudita, il dispiegamento pakistano risponde a una logica di <strong>diversificazione strategica</strong>. Per decenni la sicurezza del regno è stata fondata su una relazione quasi esclusiva con gli Stati Uniti e su una massiccia importazione di tecnologia militare occidentale. Oggi la logica cambia: non si tratta di sostituire Washington, ma di ridurne l’esclusività. La costruzione di una seconda cintura di sicurezza consente a Riad di aumentare la resilienza, ma introduce anche un elemento di <strong>complessità decisionale</strong> nelle crisi future, dove più attori avranno capacità operative sullo stesso teatro.</p>



<p><strong>Implicazioni strategiche: tra deterrenza estesa e rischio di opacità</strong></p>



<p>Il sistema emergente produce tre effetti principali. Il primo è il rafforzamento della <strong>deterrenza estesa</strong>, che rende più costoso qualsiasi attacco diretto alle infrastrutture saudite. Il secondo è l’aumento della <strong>interdipendenza tecnologica</strong>, soprattutto con la Cina attraverso la filiera pakistana. Il terzo è la crescita dell’<strong>opacità strategica</strong>. Questa opacità è il vero elemento critico. In un sistema multipolare, la deterrenza funziona solo se le soglie di intervento sono leggibili. Quando invece le responsabilità sono distribuite tra più attori, il rischio è che un incidente locale venga interpretato come parte di una catena più ampia, accelerando dinamiche di escalation non intenzionale.</p>



<p><strong>Il Golfo come sistema di sicurezza stratificato</strong></p>



<p>Il dispiegamento pakistano in Arabia Saudita non rappresenta un episodio isolato, ma un indicatore della transizione verso un Medio Oriente <strong>stratificato sul piano della sicurezza</strong>. La logica unipolare della protezione americana lascia spazio a un sistema più complesso, dove alleanze militari, forniture tecnologiche e mediazioni diplomatiche si sovrappongono. In questo nuovo assetto, la stabilità non dipenderà solo dalla forza degli attori, ma dalla loro capacità di gestire la comunicazione strategica e di evitare ambiguità sulle linee rosse. La deterrenza può funzionare meglio in un sistema multipolare, ma può anche fallire più rapidamente se la complessità supera la capacità di controllo. Il Golfo, oggi, è esattamente in questa soglia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/armi-e-soldati-del-pakistan-in-arabia-saudita-allombra-della-cina-e-la-nuova-deterrenza-del-golfo-baby.html">Armi e soldati del Pakistan in Arabia Saudita all&#8217;ombra della Cina: è la nuova deterrenza del Golfo, baby!</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>AWACS nel mirino: perché il colpo a Prince Sultan ridefinisce le strategie della guerra nel Golfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/awacs-nel-mirino-perche-il-colpo-a-prince-sultan-ridefinisce-le-strategie-della-guerra-nel-golfo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Apr 2026 17:04:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=511733</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="888" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Portaerei Usa Nimitz nell&#039;Oceano" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432-300x139.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432-1024x474.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432-768x355.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432-1536x710.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432-2048x947.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un AWACS non è un semplice velivolo: è un nodo di comando e controllo, capace di costruire una visione coerente del campo di battaglia.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/awacs-nel-mirino-perche-il-colpo-a-prince-sultan-ridefinisce-le-strategie-della-guerra-nel-golfo.html">AWACS nel mirino: perché il colpo a Prince Sultan ridefinisce le strategie della guerra nel Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="888" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Portaerei Usa Nimitz nell&#039;Oceano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432-300x139.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432-1024x474.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432-768x355.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432-1536x710.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Portaerei-Uss-Nimitz-La-Presse-e1593950936432-2048x947.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra moderna non si decide più soltanto nel confronto tra piattaforme visibili – caccia, bombardieri, sistemi missilistici – ma nella tenuta della loro <strong>architettura di supporto</strong>. L’attacco alla base di Prince Sultan in Arabia Saudita, con il probabile <strong>write-off di un E-3 Sentry</strong>, rappresenta esattamente questo cambio di paradigma. Non è solo un danno materiale: è un colpo al sistema che rende possibile la superiorità aerea americana. <a href="https://italiaeilmondo.com/2026/03/29/un-aereo-awacs-statunitense-di-vitale-importanza-e-stato-distrutto-nel-contesto-dei-nuovi-attacchi-iraniani-mentre-gli-stati-uniti-continuano-a-perdere-capacita-cruciali-nella-regione_di-simplicius/">Un AWACS non è un semplice velivolo: è un <strong>nodo di comando e controllo</strong>, capace di integrare sensori, coordinare missioni e costruire una visione coerente del campo di battaglia.</a> Senza questa “regia”, anche la forza aerea più avanzata perde efficienza, coesione e capacità di anticipazione.</p>



<p>La rilevanza dell’episodio aumenta se si considera il bersaglio. Prince Sultan non è una base avanzata esposta, ma un <strong>hub arretrato</strong>, fondamentale per la proiezione operativa statunitense nel Golfo. Colpirla significa dimostrare che la profondità strategica non è più una garanzia. Questo introduce un elemento chiave: la guerra non si limita più alla linea del fronte, ma penetra nelle <strong>infrastrutture logistiche e nei centri di coordinamento</strong>, cioè nei punti dove si genera continuità operativa. È qui che si produce il vero vantaggio occidentale – ed è qui che l’avversario ha iniziato a colpire.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il vero problema: una flotta già fragile</strong></h3>



<p>Il danno a un singolo E-3 pesa molto più di quanto suggerisca il conto numerico. La flotta AWACS statunitense è oggi <strong>ridotta, invecchiata e con bassa prontezza operativa</strong>. Il numero nominale di velivoli disponibili è ingannevole: la quota effettivamente impiegabile è significativamente inferiore. <a href="https://ilfarosulmondo.it/iran-distrutto-aereo-awacs-500-milioni-di-dollari/">In questo contesto, la perdita anche di una sola piattaforma comporta: <strong>riduzione delle ore di copertura radar</strong></a>; maggiore stress sugli equipaggi; minore ridondanza operativa; aumento del rischio sistemico in caso di nuovi attacchi. Non si tratta quindi di una perdita lineare, ma di un effetto moltiplicatore al contrario: si riduce la capacità di sostenere operazioni prolungate e coordinate.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Colpire gli enabler: la logica iraniana</strong></h3>



<p>L’elemento più interessante è la possibile <strong>dottrina sottostante</strong>. L’Iran sembra non cercare uno scontro simmetrico con la potenza aerea americana, ma una strategia di <strong><em>cost-impositio</em>n</strong>: aumentare il costo operativo dell’avversario colpendo i suoi moltiplicatori di forza. In questa logica rientrano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>AWACS (comando e controllo)</li>



<li>tanker (rifornimento in volo)</li>



<li>infrastrutture di base</li>



<li>nodi di comunicazione</li>
</ul>



<p>L’obiettivo non è distruggere tutto, ma <strong>degradare l’efficienza complessiva</strong>. È una strategia coerente con una guerra asimmetrica ad alta intensità tecnologica.</p>



<p>Un altro fattore critico è la <strong>concentrazione degli assetti</strong>. La presenza di più AWACS nello stesso hub risponde a esigenze operative – gestione dello spazio aereo, coordinamento delle missioni – ma crea una vulnerabilità evidente. Se l’avversario riesce a colpire un nodo ad alta densità, il danno diventa <strong>sproporzionato rispetto al mezzo impiegato</strong>. Un singolo attacco può produrre effetti sistemici, alterando l’equilibrio operativo del teatro.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il fattore industriale: una transizione incompleta</strong></h3>



<p>A complicare il quadro c’è la dimensione industriale. L’E-3 è una piattaforma <strong>fuori produzione da decenni</strong>, mentre il suo sostituto, l’E-7 Wedgetail, non sarà pienamente operativo prima della fine del decennio. Questo crea un <strong>vuoto temporale</strong>: ogni perdita non è immediatamente sostituibile. La guerra, quindi, non colpisce solo il presente operativo, ma anche la <strong>capacità futura di rigenerazione</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Effetto regionale: pressione sugli alleati</strong></h3>



<p>L’attacco ha anche una dimensione politica. Colpire una base in Arabia Saudita significa inviare un messaggio ai partner regionali: le infrastrutture che ospitano forze americane non sono immuni. Questo può tradursi in:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>maggiore cautela da parte dei Paesi ospitanti</li>



<li>pressione diplomatica sugli Stati Uniti</li>



<li>aumento del rischio percepito nella regione</li>
</ul>



<p>In altre parole, il bersaglio non è solo militare, ma anche la <strong>fiducia nell’ombrello di sicurezza americano</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Scenario: episodio o metodo?</strong></h3>



<p>La vera domanda strategica è una sola: questo attacco resterà isolato o diventerà un <strong>modello replicabile</strong>? Se resterà un episodio, fungerà da lezione operativa: maggiore dispersione, più protezione, adattamento rapido. Ma se verrà replicato, si entrerà in una fase diversa, in cui la guerra diventa una <strong>competizione di logoramento degli enabler</strong>. In quel caso, il costo della superiorità aerea americana aumenterà in modo significativo, non per la perdita di singoli assetti, ma per la necessità di <strong>difendere continuamente l’infrastruttura che li rende efficaci</strong>. Il possibile write-off di un E-3 Sentry non è solo un fatto tecnico. È il segnale che la guerra sta colpendo il livello più sensibile della potenza militare contemporanea: la sua <strong>struttura invisibile</strong>. Non sono più solo i mezzi a contare, ma la rete che li connette. E quando quella rete viene colpita, il costo strategico cresce ben oltre il valore di qualsiasi singolo velivolo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/awacs-nel-mirino-perche-il-colpo-a-prince-sultan-ridefinisce-le-strategie-della-guerra-nel-golfo.html">AWACS nel mirino: perché il colpo a Prince Sultan ridefinisce le strategie della guerra nel Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Gli Houthi entrano in guerra e attaccano Israele. La Terza guerra del Golfo arriva al Mar Rosso</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/gli-houthi-entrano-in-guerra-e-attaccano-israele-la-terza-guerra-del-golfo-arriva-al-mar-rosso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Mar 2026 06:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=510892</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A quattro settimane esatte dallo scoppio della Terza guerra del Golfo, arriva anche il turno degli Houthi yemeniti che entrano nel conflitto attaccando Israele con diverse salve di missili balistici che hanno raggiunto il Sud di Israele, senza causare morti o feriti a causa dell&#8217;intercettazione, nella notte tra venerdì e sabato. Una mossa attesa da &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-houthi-entrano-in-guerra-e-attaccano-israele-la-terza-guerra-del-golfo-arriva-al-mar-rosso.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-houthi-entrano-in-guerra-e-attaccano-israele-la-terza-guerra-del-golfo-arriva-al-mar-rosso.html">Gli Houthi entrano in guerra e attaccano Israele. La Terza guerra del Golfo arriva al Mar Rosso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee-1024x768.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee-1536x1152.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260328070653798_0f0ddc78317b070821d83cbe82461cee-600x450.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A quattro settimane esatte dallo scoppio della <strong>Terza guerra del Golfo, arriva anche il turno degli Houthi</strong> yemeniti che entrano nel conflitto attaccando Israele con diverse salve di missili balistici che hanno raggiunto il Sud di Israele, senza causare morti o feriti a causa dell&#8217;intercettazione, nella notte tra venerdì e sabato. Una mossa attesa da molti osservatori e che alza l&#8217;asticella del <strong>conflitto scatenato da Israele e dagli Usa </strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-conferma-khamenei-e-stato-ucciso-per-la-repubblica-islamica-arriva-lora-della-verita.html"><strong>colpendo l&#8217;Iran</strong>, </a>alleato e protettore dei miliziani yemeniti, il 28 febbraio scorso. Gli Houthi calcolano le tempistiche dell&#8217;attacco: <strong>nella notte tra venerdì e sabato, a borse chiuse. </strong>I mercati passeranno il weekend preoccupandosi di un dato molto concreto: dopo lo Stretto di Hormuz ci sarà un nuovo blocco del Mar Rosso? L&#8217;assertività Houthi parla chiaro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché gli Houthi scendono in campo</h2>



<p>Più che il motto che gli Houthi mostrano sul loro stendardo come vessillo ideologico (che recita un inequivocabile &#8220;morte all&#8217;America, morte a Israele, maledizione sugli ebrei&#8221;) le motivazioni dell&#8217;attacco yemenita è da ricercare infatti in un appoggio esterno alla strategia di <strong>difesa a mosaico dell&#8217;Iran che sta distribuendo i colpi</strong> su tutta la regione e, principalmente, <strong>sui gangli economici dell&#8217;Asia Sud-Occidentale</strong>.</p>



<p>Gli Houthi si muovono a circa un mese dall&#8217;inizio della guerra come era successo nel 2023 dopo i massacri di Hamas in Israele e lo scoppio del conflitto a Gaza, che ha provocato la feroce rappresaglia dello Stato Ebraico. In opposizione a Tel Aviv e ai Paesi che la sostenevano, <strong>Ansar Allah</strong> (questo il nome ufficiale del gruppo che controlla il Nord dello Yemen e la capitale Sana&#8217;a) ha lanciato attacchi al traffico navale nel Mar Rosso capaci di disarticolare per diverse settimane i commerci mondiali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La guerra economica globale dell&#8217;Iran ha l&#8217;appoggio degli Houthu</h2>



<p>Ebbene, se l&#8217;entrata in guerra degli Houthi a fianco dell&#8217;Iran sarà propedeutica a una <strong>serie di manovre del genere non è ancora detto, ma va sottolineato che la prospettiva di una saldatura</strong> tra la coalizione di forze islamiste sciite di impronta zayidita (una versione &#8220;rivoluzionaria&#8221; nella componente minoritaria della galassia musulmana) e la Repubblica Islamica potrebbe <strong>rafforzare la proiezione di Teheran</strong>. E contribuire in particolar modo alla <strong>guerra economica globale</strong> condotta in forma asimmetrica dall&#8217;Iran in risposta ai raid americani. </p>



<p>Le capacità militari e balistiche degli Houthi, in tal senso, sono tutte da verificare. Non è dato sapere quanto siano state degradate dai raid che a vario titolo hanno colpito il gruppo da gennaio 2024 in avanti, condotti principalmente dagli Stati Uniti, dal Regno Unito e da <strong>Israele, che più volte sfruttando l&#8217;espandibilità a lungo raggio dei raid di </strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-bombarda-lo-yemen-per-mandare-un-messaggio-a-iran-e-arabia-saudita.html"><strong>F-15 e F-16</strong> e le aerocisterne ha organizzato missioni di attacco fino in Yemen.</a> Inoltre, dopo gli scontri di fine 2025 e inizio 2026 all&#8217;interno del campo anti-Houthi in Yemen, dove il governo internazionalmente riconosciuto sostenuto dall&#8217;Arabia Saudita <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-stc-al-capolinea-finisce-lavventura-dei-filo-emiratini-trionfa-riad.html">ha travolto la fronda del <strong>Consiglio di Transizione del Sud (Stc)</strong> sostenuto dagli Emirati Arabi Uniti</a>, è tutto da valutare se un&#8217;operazione dei ribelli nel Mar Rosso non avrebbe in questo senso conseguenze più ampie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pressione sull&#8217;Arabia Saudita</h2>



<p>Da analizzare, in particolare, il ruolo dell&#8217;Arabia Saudita, <strong>messa sotto pressione dalla risposta iraniana ai raid israelo-americani</strong>. Il recente<a href="https://www.ft.com/content/99a5df0f-1c77-46db-abf1-543a4fe05862?syn-25a6b1a6=1"> attacco alla base americana Prince Sultan</a> e l&#8217;arrivo della <strong>guerra sul Mar Rosso</strong> con l&#8217;attacco ai terminal petroliferi di <a href="https://it.insideover.com/energia/lassalto-energetico-delliran-e-senza-limiti-sfide-alle-rotte-alternative-a-hormuz.html">Yanbu, fondamentali per far &#8220;evadere&#8221; il petrolio altrimenti confinato nel Golfo dalla chiusura di Hormuz</a> hanno aumentato l&#8217;allarme a Riad. </p>



<p><strong>Diversi report hanno avanzato l&#8217;ipotesi che Mohammad bin Salman,</strong> principe ereditario e leader di fatto del Paese, stia incentivando l&#8217;assalto di Washington e Tel Aviv a un Iran con cui ha pure concluso un accordo di normalizzazione nel 2023, che peraltro ha di fatto congelato la guerra civile in Yemen. Rare conferme di tutto ciò sono emerse. Ma l&#8217;entrata in guerra degli Houthi può cambiare tutto e invita a guardare alla minaccia di un blocco ulteriore del Mar Rosso e di Bab-el-Mandeb come potenzialmente inaccettabile per molti attori. Gli Houthi colpiranno ancora i navigli? Minacceranno l&#8217;energia del Golfo da un&#8217;altra prospettiva? Saranno contrastati da ulteriori raid? Non è dato saperlo. Ma il loro ingresso nel conflitto cambia l&#8217;equazione. E la rende ancora più complicata per la coalizione anti-iraniana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-houthi-entrano-in-guerra-e-attaccano-israele-la-terza-guerra-del-golfo-arriva-al-mar-rosso.html">Gli Houthi entrano in guerra e attaccano Israele. La Terza guerra del Golfo arriva al Mar Rosso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Arabia Saudita, il corridoio del Mar Rosso reggerà la guerra lunga o diventerà il nuovo choke point globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/arabia-saudita-il-corridoio-del-mar-rosso-reggera-la-guerra-lunga-o-diventera-il-nuovo-choke-point-globale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Riccardo Renzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 16:12:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=509687</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1250" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Yemen" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-600x391.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-1536x1000.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel pieno della crisi, l’Arabia Saudita ha riattivato la East-West Pipeline, concepita per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/arabia-saudita-il-corridoio-del-mar-rosso-reggera-la-guerra-lunga-o-diventera-il-nuovo-choke-point-globale.html">Arabia Saudita, il corridoio del Mar Rosso reggerà la guerra lunga o diventerà il nuovo choke point globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1250" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Yemen" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-600x391.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/09/OVERCOME_20240911234822168_c6c8106d2c4278d2cf3003064a5e2724-1536x1000.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La crisi nello Stretto di Stretto di Hormuz ha riportato al centro <strong>la strategia energetica dell’Arabia Saudita. </strong>La pipeline Est-Ovest verso Yanbu consente un parziale bypass, ma apre nuove vulnerabilità. Il nodo si sposta verso Bab el-Mandab, già area ad alta instabilità. La resilienza esiste, ma non equivale a sicurezza strutturale. Il rischio è il passaggio da una crisi lineare a una crisi sistemica dell’energia globale.</p>



<p><strong>Il ritorno della Petroline: una vulnerabilità prevista</strong></p>



<p>Nel pieno della crisi regionale, l’Arabia Saudita ha riattivato in modo intensivo la <em>East-West Pipeline</em>, infrastruttura concepita durante la Guerra Fredda per ridurre la dipendenza dallo Stretto di Hormuz. Quella che per decenni è stata una “assicurazione geopolitica” si è trasformata in una linea operativa critica. Il greggio viene ora trasferito dai giacimenti orientali fino al terminale di Yanbu, <strong>bypassando il Golfo.</strong> Ma questo ritorno non avviene in condizioni di normalità: la crisi ha già ridotto drasticamente i flussi nel Golfo e costretto il sistema energetico regionale a operare in modalità emergenziale.</p>



<p><strong>Capacità teorica e limiti reali</strong></p>



<p>Sul piano tecnico, <strong>la Petroline può trasportare fino a circa 7 milioni di barili al giorno.</strong> Tuttavia, una quota significativa è assorbita dal fabbisogno interno della costa occidentale. Il risultato è uno scarto strategico: il bypass consente continuità, ma non replica i volumi precedenti che transitavano per Hormuz. Questo dato introduce un primo elemento chiave: <strong>la resilienza saudita è quantitativamente limitata. </strong>Non si tratta di sostituire un sistema, ma di tamponarne la crisi.</p>



<p><strong>Yanbu: il vero collo di bottiglia</strong></p>



<p>Il punto critico non è la pipeline, ma il terminale finale. Yanbu ha aumentato rapidamente la capacità di carico, ma storicamente non ha operato ai livelli oggi richiesti. La differenza tra capacità teorica e operativa è il vero terreno della competizione geopolitica. In altre parole, il problema non è trasportare il petrolio nel deserto, ma trasformarlo in flusso marittimo: caricare navi, garantire sicurezza, assicurare le rotte. Qui emerge il limite strutturale: ogni pipeline alternativa resta vincolata a infrastrutture portuali finite.</p>



<p><strong>Il fattore qualitativo: non tutto il greggio è uguale</strong></p>



<p><strong>La crisi non colpisce solo i volumi, ma anche la qualità del petrolio esportato.</strong> La Petroline trasporta principalmente greggi leggeri, mentre parte della produzione offshore più pesante — fondamentale per molte raffinerie asiatiche — resta penalizzata. Questo introduce una distorsione meno visibile ma decisiva: il mercato globale non perde solo quantità, ma specifici mix di greggio. Per economie altamente dipendenti dalla raffinazione complessa, questo è un problema strutturale, non contingente.</p>



<p><strong>Dal Golfo al Mar Rosso: il rischio si sposta</strong></p>



<p>Aggirare Hormuz non significa uscire dalla geografia del rischio. <strong>Il traffico energetico si concentra ora verso il Mar Rosso e soprattutto verso Bab el-Mandab</strong>, uno dei passaggi più instabili al mondo. Qui operano attori non statali e proxy regionali, con capacità di interferenza che non richiedono una chiusura totale per essere efficaci. La minaccia è cambiata: non più blocco diretto, ma logoramento progressivo fatto di rischi, costi assicurativi, deviazioni e incertezza operativa.</p>



<p><strong>Una diplomazia energetica in tempo di guerra</strong></p>



<p>La scelta saudita non è solo tecnica, ma politica. Attraverso la gestione flessibile dei flussi tra Yanbu e i terminali del Golfo, <strong>Riyadh sta cercando di mantenere la propria credibilità come fornitore globale.</strong> È una forma di diplomazia energetica: garantire continuità, anche ridotta, per non perdere centralità nei confronti dei partner asiatici. Questo approccio segna un cambio di paradigma: non più massimizzare l’export, ma preservare l’ecosistema dell’export.</p>



<p><strong>Contenimento della crisi</strong></p>



<p><strong>Nel migliore degli scenari, il sistema regge.</strong> Il terminale di Yanbu aumenta gradualmente la capacità, il Mar Rosso resta navigabile e i mercati si adattano a volumi e qualità diversi. In questo quadro, l’Arabia Saudita rafforza la propria immagine di attore resiliente, mentre la crisi resta gestibile. Non si tratta di ritorno alla normalità, ma di stabilizzazione imperfetta.</p>



<p><strong>Nel peggiore degli scenari, il corridoio occidentale si trasforma in un imbuto. </strong>Se Yanbu raggiunge il limite operativo e Bab el-Mandab diventa teatro di pressione sistematica, il bypass perde efficacia. Non serve bloccare completamente il traffico: basta renderlo più costoso, lento e incerto. A quel punto la crisi energetica diventa crisi strategica, con impatti diretti sulle catene di approvvigionamento asiatiche e sugli equilibri globali. </p>



<p><strong>La Petroline dimostra che l’Arabia Saudita non è ostaggio totale dello Stretto di Hormuz. </strong>Ma dimostra anche che nessuna infrastruttura può sostituire completamente un sistema logistico regionale. Il baricentro si è spostato, non è scomparso. La vera domanda non è se il bypass funzioni — perché funziona — ma per quanto tempo possa sostenere una crisi prolungata senza generare una nuova vulnerabilità. Ed è proprio su questa linea temporale che si giocherà il prossimo equilibrio energetico globale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/arabia-saudita-il-corridoio-del-mar-rosso-reggera-la-guerra-lunga-o-diventera-il-nuovo-choke-point-globale.html">Arabia Saudita, il corridoio del Mar Rosso reggerà la guerra lunga o diventerà il nuovo choke point globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Arigotti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Mar 2026 09:48:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=509073</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="golfo persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dietro una facciata di modernità, nei Paesi del Golfo Persico persistono pesanti discriminazioni ei diritti civili.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html">I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1339" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="golfo persico" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-300x209.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1024x714.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-768x536.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-1536x1071.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/donne-600x418.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conflitto in Medio Oriente, scatenato dall’aggressione statunitense e israeliana contro l’Iran, ha riacceso il dibattito mai sopito sulla violazione dei <strong>diritti umani e civili delle donne e delle persone della comunità LGBTQ+ all’interno del mondo islamico</strong>.</p>



<p>Premesso che sarebbe impossibile in un singolo articolo ripercorrere in modo esaustivo la situazione nel composito e variegato mondo dei paesi a maggioranza islamica, <strong>ci concentreremo su alcuni stati della Penisola Arabica</strong>, in particolare sulle cosiddette monarchie (più o meno assolute) del Golfo, tutte coinvolte nella deflagrazione in corso. Lo scopo della presente trattazione non è certo quella di sminuire violazioni perpetrate in altri contesti, quanto portare all’attenzione del lettore l’esistenza di situazioni discriminatorie e/o repressive che sembrano non interessare i nostri media,  i quali concentrati sulla <a href="https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-la_condizione_della_donna_in_iran_intervista_ad_hanieh_tarkian/5496_57820/?utm_source=copilot.com">condizione della donna iraniana</a>, di gran lunga migliore rispetto a quella vissuta dalle loro omologhe dei Paesi vicini, sembrano spesso dimenticare quanto avviene altrove, magari indotti dalla maggiore aderenza di certi governi agli interessi del cosiddetto Occidente, che sembra preoccuparsi dei diritti umani o civili <strong>secondo una logica che potremmo definire a geometria variabile</strong>.</p>



<p>Nel loro insieme, le <a href="https://www.pandorarivista.it/articoli/le-monarchie-arabe-del-golfo-di-cinzia-bianco-e-matteo-legrenzi/">monarchie del Golfo</a> – ci riferiamo ad <strong>Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Oman ed Emirati Arabi Uniti</strong> (tecnicamente una <a href="https://uaelegislation.gov.ae/en/constitution?utm_source=copilot.com">federazione</a> di monarchie ereditarie) &#8211;  si presentano agli occhi del visitatore occidentale, o del viaggiatore virtuale, come laboratori di modernità e hub globali (oltre che di basi militari USA), il che contribuisce a oscurare – con una punta di ipocrisia e opportunismo &#8211; la condizione femminile e quella degli appartenenti alla comunità LGBTQ+, spesso caratterizzata da discriminazioni sistemiche, repressione legale e controllo sociale, che ne minano profondamente – in taluni casi annullano del tutto &#8211; libertà e autodeterminazione. Intendiamoci, non mancano rapporti di organizzazioni indipendenti e analisi che delineano un quadro coerente ed esaustivo, fatto <strong>di riforme annunciate (e celebrate in Occidente)</strong>, che però non possono celare la persistenza di un impianto normativo che seguita a negare i diritti fondamentali. A non voler dire, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=RrbxbRBjzV0">come ci ricorda un capolavoro del cinema</a>, che non necessariamente cambiando le leggi si cambia la testa delle persone.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La situazione in Arabia Saudita</h2>



<p>In <strong>Arabia Saudita</strong> è stata varata, pure grazie all’apertura al turismo, una grande campagna di modernizzazione dall’alto, promossa dal principe ereditario (e vero dominus) Mohammed bin Salman, il che non toglie che <strong>la monarchia assoluta rimanga uno dei paesi più repressivi al mondo per i diritti delle donne e delle persone LGBTQ+</strong>. Alcuni rapporti di <a href="https://www.amnesty.org/en/wp-content/uploads/2024/09/MDE2384992024ENGLISH.pdf?utm_source=copilot.com">Amnesty International</a> documentano non solo la persistente <a href="https://arabesc.it/diritti-lgbtq-e-mondo-arabo-accettazione-e-negazione/">criminalizzazione</a> dell’omosessualità, ma anche dure punizioni applicate regolarmente: carcere, fustigazione e, nei casi più gravi, pena di morte, mentre le persone transgender vengono assimilate agli omosessuali, etichettate come “segni di immoralità occidentale”. <strong>E non va meglio per le donne. </strong>L’assegnazione a Riyad della presidenza del <a href="https://www.amnesty.it/larabia-saudita-presiedera-il-forum-onu-sui-diritti-delle-donne/">Forum</a> delle Nazioni Unite sullo status delle donne fa da pendant alle restrizioni alla libertà personale, alla condizione legale e alla partecipazione politica delle cittadine, alle quali fino a pochi anni fa era precluso persino il diritto di guidare  &#8211; ricordiamo la <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/10/22/fermate-i-rapporti-con-larabia-saudita-viola-i-diritti-delle-donne-e-criminalizza-la-comunita-lgtbqi-la-lettera-delle-calciatrici-alla-fifa/7738544/">protesta delle calciatrici</a> contro la sponsorizzazione saudita della FIFA – mentre il velo islamico non è più obbligatorio per legge (a differenza dell’Iran dove è <a href="https://www.aljazeera.com/news/2025/3/30/irans-police-disperses-pro-hijab-protest-amid-security-concerns">formalmente previsto</a>), per quanto sia richiesto il rispetto di un certo <a href="https://www.visitsaudi.com/it/stories/saudi-culture-and-customs">codice di abbigliamento</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Emirati, tolleranza di facciata </h2>



<p>Non va meglio negli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, dove la tolleranza di facciata e la vetrina futurista non devono far dimenticare la vigenza di una <strong>legislazione severa</strong>. Non solo le relazioni omosessuali sono <a href="https://www.humandignitytrust.org/country-profile/united-arab-emirates/">criminalizzate</a> in diversi emirati, ma esiste una legge federale che punisce gli “atti contrari alla morale”, formula assolutamente generica che consente arresti arbitrari e atti repressivi nei riguardi di qualunque forma di libera espressione; organizzazioni come Human Rights Watch hanno più volte denunciato l’uso strumentale del cosiddetto reato di “indecenza” per colpire persone transgender e queer. Le <a href="https://www.politicshub.it/post/il-ruolo-delle-donne-negli-emirati-arabi-uniti">donne emiratine</a>, pur godendo di maggiori spazi rispetto a quelle saudite, <strong>vivono ancora oggi forti discriminazioni </strong>nel diritto di famiglia, nella tutela legale e nella libertà fondamentali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le discriminazioni nel Qatar</h2>



<p>Un discorso non dissimile potrebbe farsi per il <a href="https://www.amnesty.org/en/location/middle-east-and-north-africa/middle-east/qatar/report-qatar/">Qatar</a>, particolarmente attenzionato in occasione dei Mondiali di Calcio 2022, che non solo conserva <strong>leggi che perseguono le relazioni omosessuali</strong> (compresi arresti arbitrari, centri di detenzione e “<a href="https://www.leggiscomodo.org/legali-le-terapie-di-conversione/#:~:text=Tutto%20ci%C3%B2%20mise%20in%20allerta%20l'American%20Psychiatric,psicopatologie%2C%20rispettivamente%20nel%201974%20e%20nel%201990.">terapie di conversione</a>”) ma è molto restrittivo, analogamente all’Arabia Saudita, pure sul versante dei diritti delle donne, discriminate in materia di matrimonio, divorzio, custodia dei figli ed eredità; è vero che ci sono state alcune aperture simboliche, ma queste non hanno intaccato un modello di stampo maschilista e patriarcale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bahrein, passi avanti</h2>



<p>Qualche passo avanti si è registrato in <strong>Bahrein</strong>, dove le relazioni omosessuali tra adulti sono state <a href="https://arabesc.it/diritti-lgbtq-e-mondo-arabo-accettazione-e-negazione/?utm_source=copilot.com">depenalizzate</a> nel 1976, il che non ha impedito l’adozione di normative restrittive, come quelle che puniscono le attività “contrarie alla religione, all’ordine pubblico e alla morale”. E pure le <a href="https://data.unwomen.org/country/bahrain">donne</a> continuano a essere discriminate nel diritto di famiglia e nella partecipazione politica, in un contesto caratterizzato da repressione del dissenso e controllo della società civile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le leggi del sultanato</h2>



<p>E chiudiamo questa breve panoramica con l’<strong>Oman</strong>. Pure nel sultanato le relazioni omosessuali sono <a href="https://www.state.gov/wp-content/uploads/2025/07/624521_OMAN-2024-HUMAN-RIGHTS-REPORT.pdf">vietate</a> e punite dalla legge con pene detentive, mentre le <a href="https://www.ecoi.net/en/file/local/2105450/N2404540.pdf">donne</a> vivono condizioni limitanti quanto ad autonomia personale e diritti economici, sulle quali non hanno finora inciso promesse di riforme annunciate (e mai realmente attuate) negli ultimi anni.</p>



<p>Volendo tracciare un profilo d’insieme, emerge che <strong>le cinque nazioni condividono tre elementi strutturali sotto il profilo dei diritti delle donne e delle persone LGBTQ+: criminalizzazioni dell’omosessualità, </strong>attuata in modo esplicito o ricorrendo a normative poste a tutela della morale pubblica;<strong> limitazioni ai diritti delle donne, </strong>specialmente sul versante dei rapporti familiari e della partecipazione politica (già di per se stessa fortemente limitata per chiunque); <strong>totale assenza di rimedi giuridici o tutela a fronte di discriminazioni</strong>. In tal senso, le monarchie del Golfo che tanto hanno investito sulla propria immagine internazionale in senso modernista e progressista, sono un chiaro esempio di come non necessariamente la modernizzazione in senso economico e tecnologico si accompagni necessariamente a progressi sul versante dei diritti civili.</p>



<p>E sarebbe cose buona e giusta se di queste cose si parlasse e scrivesse più spesso, invece di ricorrere a quelle geometrie variabili cui facevano cenno all’inizio, che suscitano il legittimo sospetto che perfino battaglie sacrosante come quelle per il rispetto dei diritti umani e civili siano strumentalizzate ad altri fini. Non lo scopriamo oggi, ma forse le cose date per scontate sono le prime che siamo portati a dimenticare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/i-diritti-delle-donne-e-della-comunita-lgbtq-nelle-monarchie-del-golfo.html">I diritti delle donne e della comunità LGBTQ+ nelle monarchie del Golfo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;assalto energetico dell&#8217;Iran è senza limiti: sfide alle rotte alternative a Hormuz</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/lassalto-energetico-delliran-e-senza-limiti-sfide-alle-rotte-alternative-a-hormuz.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2026 06:11:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Terza guerra del Golfo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=509842</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1309" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Arabia Saudita" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita-1024x698.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita-1536x1047.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita-600x409.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'assalto energetico dell'Iran è senza limiti: sfide alle rotte alternative a Hormuz, missili sull'Arabia Saudita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/lassalto-energetico-delliran-e-senza-limiti-sfide-alle-rotte-alternative-a-hormuz.html">L&#8217;assalto energetico dell&#8217;Iran è senza limiti: sfide alle rotte alternative a Hormuz</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1309" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Arabia Saudita" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita-300x205.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita-1024x698.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita-768x524.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita-1536x1047.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Arabia-Saudita-600x409.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Iran <strong>non cessa gli attacchi </strong>al sistema energetico regionale del Golfo dopo che Israele ha scelto la strada dell&#8217;escalation sul gas naturale nella giornata del 18 marzo colpendo il giacimento South Pars. Di ieri l&#8217;attacco di <strong>Teheran all&#8217;importante<a href="https://it.insideover.com/guerra/partito-lattacco-di-teheran-contro-israele.html"> raffineria israeliana di Haifa</a></strong>, che però non è un caso isolato. </p>



<p>L&#8217;Iran sta facendo <strong>guerra economica a ampio raggio</strong> colpendo anche obiettivi come la raffineria di Yanbu in Arabia Saudita sul Mar Rosso, che ha un valore strategico in quanto offre un bypass fondamentale al petrolio tagliato fuori dal blocco dello Stretto di Hormuz da parte di Teheran fungibile da molti altri Stati della regione.</p>



<p>Parliamo di un&#8217;infrastruttura che inizia dal pozzo di petrolio di Abqaiq, uno dei maggiori al mondo, sito vicino al confine dell&#8217;Arabia Saudita con Bahrain e Qatar e che taglia longitudinalmente il deserto dell&#8217;Arabia interna per arrivare sul Mar Rosso. Fu costruita negli Anni Ottanta proprio per ovviare alla <em>disruption </em>del greggio indotta dall&#8217;invasione dell&#8217;Iran da parte dell&#8217;Iraq di Saddam Hussein, e rappresenta <strong>un&#8217;arteria fondamentale per garantire i flussi di greggio </strong>mentre dai 15 ai 20 milioni di barili di offerta sono paralizzati dal blocco di Hormuz.</p>



<p>Colpendo Yanbu, al termine dei 1.200 km di percorso dell&#8217;oleodotto, l&#8217;Iran manda un segnale potente: <strong>anche i 7 milioni di barili al giorno di export che questa infrastruttura consente di sdoganare sono a rischio. </strong>Nel 2019 gli Houthi dello Yemen, in guerra con Riad, colpirono nella giornata del 14 maggio l&#8217;East-West Pipeline, costringendola a un breve stop.</p>



<p>Teheran mostra di accettare la <strong>logica dell&#8217;escalation, in un contesto che vede la ripresa di lanci missilistici della Repubblica Islamica</strong> dopo alcuni giorni di riduzione dell&#8217;intensità degli attacchi, e questo permette di analizzare tre dinamiche. In primo luogo, l&#8217;Iran non sembra disposto a dividere tra Paesi arabi e apparati israelo-americani; in secondo luogo, Teheran ha una strategia di escalation <em>tit-for-tat</em> che identifica bersagli chiari a ogni innalzamento del livello dello scontro da parte dei nemici; infine, <strong>l&#8217;Iran aumenta l&#8217;ambizione degli obiettivi proprio mentre nel </strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/il-golfo-a-corto-di-intercettori-i-timori-degli-usa-e-dei-paesi-arabi-per-la-guerra.html"><strong>Golfo si teme per la difesa</strong> dei cieli, visto i livelli in calo di antiaerea degli alleati americani.</a> L&#8217;Iran accetta, inoltre, l&#8217;idea della battaglia esistenziale in cui gli attacchi ai Paesi del Golfo appaiono danni collaterali accettabili. </p>



<p>Questo pone un ulteriore interrogativo circa la tenuta del progetto iraniano di <strong>guerra d&#8217;attrito e difesa a mosaico: quanto a lungo potranno sopportare i Paesi del Golfo,</strong> trasformati in campo di battaglia, prima di unirsi in qualche modo all&#8217;operazione contro l&#8217;Iran? Esiste questa possibilità? Il ministro degli Esteri saudita, il principe <strong>Faisal bin Farhan Al-Saud</strong> ha dichiarato nella giornata di mercoledì di voler veder cessare gli attacchi iraniani. Nel frattempo il petrolio vola e il mondo intero paga il prezzo di una guerra che Teheran intende accettare come lunga. E l&#8217;economia globale rischia una pesante incertezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/lassalto-energetico-delliran-e-senza-limiti-sfide-alle-rotte-alternative-a-hormuz.html">L&#8217;assalto energetico dell&#8217;Iran è senza limiti: sfide alle rotte alternative a Hormuz</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>La guerra in Iran e la sanità del Medio Oriente: l&#8217;impatto su un sistema in ascesa</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-guerra-in-iran-e-la-sanita-del-medio-oriente-limpatto-su-un-sistema-in-ascesa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Mar 2026 05:45:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=509653</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1222" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1024x652.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1536x978.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-600x382.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fuga dei professionisti, difficoltà nel reperimento delle risorse e delle forniture: il medio oriente rischia anche a livello sanitario.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-guerra-in-iran-e-la-sanita-del-medio-oriente-limpatto-su-un-sistema-in-ascesa.html">La guerra in Iran e la sanità del Medio Oriente: l&#8217;impatto su un sistema in ascesa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1222" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1024x652.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-1536x978.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260318160033525_0b43fcf3decd046908c691e78bcee317-600x382.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non solo sport e non solo intrattenimento: il <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-il-soft-power.html">soft power</a> delle monarchie del Golfo in questi ultimi anni <strong>è passato anche dalla sanità</strong>. Tra Dubai, Abu Dhabi, Doha, Riad e tra le altre grandi città della regione, sono state costruite importanti strutture e cliniche considerate all&#8217;avanguardia. Il tutto, <strong>attraendo anche personale dall&#8217;estero</strong>. L&#8217;Italia ne sa qualcosa, visto il fenomeno molto discusso negli anni di medici e infermieri che preferiscono trasferirsi sulle sponde del Golfo. Lì dove stipendi e condizioni di lavoro molto spesso risultano migliori. Ma adesso, <strong>con la guerra che sta interessando tutta la regione</strong>, la situazione rischia di diventare problematica<strong>. La sanità delle petromonarchie potrebbe assistere alla fine della sua ascesa</strong>, tra gente che rientra e mancanza di forniture. </p>



<h2 class="wp-block-heading">La fuga dal Golfo </h2>



<p>Il precedente paragone tra lo <em>sportwashing </em>e il <em>soft power</em> della sanità non è per caso. Allo stesso modo di come sono stati costruiti grandi stadi, nei Paesi del Golfo sono state edificate nell&#8217;ultimo decennio<strong> alcune delle più avveniristiche strutture sanitarie</strong>. E come non si è badato a spese per attrarre grandi campioni, così a favore di medici e infermieri stranieri sono state stanziate cifre importanti e <strong>capaci di calamitare l&#8217;attenzione di molti professionisti</strong>. Il motivo è da rintracciare non solo nella volontà di migliorare i locali sistemi sanitari, ma anche in quello di fare delle capitali della regione <strong>un&#8217;avanguardia in fatto di ricerca. </strong></p>



<p>La creazione di poli sanitari e tecnologici, rappresenta da almeno due decenni una delle prerogative dei governi delle petromonarchie.<strong> Un modo per migliorare l&#8217;immagine dei Paesi in questione, ma anche per attirare maggiori investimenti</strong>. Il problema però, è che la caduta di razzi e droni sui grattacieli iconici delle metropoli mediorientali sta vanificando molti sforzi. Anche in questo caso, la situazione si può paragonare a quella sportiva:<strong> stanno tornando a casa molti campioni, al pari di come stanno andando via diversi professionisti. </strong></p>



<p>Una circostanza che sta già adesso creando problemi. In molte cliniche, si sta cercando di frenare la fuga degli operatori nel timore di vedere le strutture andare sotto organico. Dall&#8217;Arabia Saudita al Qatar, passando per Emirati Arabi Uniti, Bahrein e Oman, <strong>il timore di molti governi è quello di avere ospedali meno pronti e preparati</strong>. Il tutto poi, proprio in una fase in cui l&#8217;arrivo di ordigni dall&#8217;Iran richiederebbe maggiori sforzi. Non si può parlare di collasso della sanità regionale, almeno per il momento. Ma di certo, <strong>le preoccupazioni iniziano a diventare sempre più importanti</strong>. Anche perché, tra le altre cose, con le varie economie ferme per via del blocco dello Stretto di Hormuz, gli introiti per finanziare i progetti rischiano di venir meno. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è solo un problema mediorientale</h2>



<p>C&#8217;è inoltre la questione riguardante i rifornimenti. Con lo Stretto di Hormuz quasi del tutto impraticabile, non sono soltanto i rifornimenti di petrolio a scarseggiare. A Dubai, così come a Doha,<strong> già da giorni non si fanno vedere in porto le navi che trasportano farmaci e materiale medico</strong>. Una situazione che ha portato la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) a lanciare un&#8217;allerta. Proprio a Dubai infatti, ha sede uno degli hub dell&#8217;Oms che rifornisce di medicinali e strumenti vari alcune delle strutture allestite in situazioni di emergenza. </p>



<p> Da Dubai ad esempio, dipendono le forniture per il campo della città egiziana di <strong>El Arish </strong>usato per spedire aiuti umanitari nella Striscia di Gaza.<a href="https://www.quotidianosanita.it/cronache/conflitto-in-medio-oriente-oms-si-aggrava-la-crisi-sanitaria-in-tutta-la-regione/"> Molte forniture, hanno fatto sapere dalla sede dell&#8217;Oms, sono in ritardo.</a> Con conseguente preoccupazione per la tenuta della situazione a Gaza e in altri contesti limitrofi. Lo stesso discorso vale per i campi in Afghanistan e in altre aree delicate del medio oriente. Lo stop all&#8217;hub di Dubai sta generando ritardi nelle forniture, con non secondarie ricadute internazionali. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-guerra-in-iran-e-la-sanita-del-medio-oriente-limpatto-su-un-sistema-in-ascesa.html">La guerra in Iran e la sanità del Medio Oriente: l&#8217;impatto su un sistema in ascesa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>la Formula Uno che insegue i petrodollari fa i conti con le guerre del Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/la-guerra-e-la-formula-uno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 05:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[sport]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=508400</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-1536x931.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-600x364.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra incide sul calendario di Formula Uno e contribuirà probabilmente ad aprire un dibattito sul futuro del circus.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/la-guerra-e-la-formula-uno.html">la Formula Uno che insegue i petrodollari fa i conti con le guerre del Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1164" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-300x182.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-1024x621.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-768x466.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-1536x931.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260309134816964_43e4062bad8daaeab7a1ac39173df973-600x364.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Formula Uno ha vissuto il suo primo atto a <strong>Melbourne</strong>, lontana solo geograficamente dalle aree in cui sta imperversando la guerra in Medio Oriente. Ma anche nel paddock situato nella città australiana, durante il primo weekend stagionale <strong>l&#8217;eco delle bombe che cadono nel Golfo si è fatto ben sentire</strong>. Le prossime due tappe del mondiale infatti saranno in Cina e in Giappone, anche in questo caso in un&#8217;area lontana dal conflitto.<strong> Il problema è però legato alle tappe di aprile</strong>: il 12 aprile si dovrebbe correre in <strong>Bahrein</strong>, il 19 in<strong> Arabia Saudita</strong>. In due dei Paesi maggiormente coinvolti nelle attuali tensioni. A meno di risvolti clamorosi degli ultimi giorni, i due gran premi salteranno. Ma non si tratta in questo caso solo di modifiche al calendario:<strong> il motorsport da anni ha spostato parte del suo baricentro verso il Medio Oriente</strong> e oggi tanti, tra chi da tempo ritiene inopportuno correre più gran premi in regioni turbolente, premono per <strong>far tornare l&#8217;Europa al centro dell&#8217;automobilismo. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è la prima volta di una Formula Uno in &#8220;guerra&#8221; </h2>



<p>Non si tratta di un inedito per la classe regina del motorsport. Già in altre occasioni il calendario di Formula Uno ha subito rimodulazioni per via di scenari politicamente delicati. <strong>Il primo precedente si è avuto proprio in Bahrein nel 2011</strong>, quando il Paese era preda delle proteste legate alla <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-la-primavera-araba.html">Primavera araba</a>. La situazione a Manama era talmente grave in quel momento che, per motivi di gestione della sicurezza, si è preferito cancellare il gran premio. Nel 2022 invece, durante le prove libere del<strong> Gp di Arabia Saudita</strong>, per la prima volta il rumore di un missile ha scosso il &#8220;circus&#8221;. Un ordigno laniato dagli Houthi dallo Yemen, è infatti caduto a circa 20 km dalla pista. Le immagini delle auto che sfrecciano con sullo sfondo una colonna di fumo è rimasta, a suo modo, nella storia della competizione.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Missile strike in Saudi Arabia just kilometres from F1 Grand Prix | 9 News Australia" width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/HWiFXio_k0w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_HWiFXio_k0w");</script>
</div></figure>



<p>La gara si è comunque disputata senza problemi e il programma di quel fine settimana non ha subito mutazioni. Il weekend cancellato in quell&#8217;anno è stato quello del <strong>gran premio di Russia</strong>, appuntamento inserito nel mondiale dal 2014 e rimasto fuori dal calendario subito dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è solo una questione di sicurezza</h2>



<p>Esistono quindi precedenti ma, al di là delle stagioni del 2020 e del 2021 condizionate dall&#8217;<strong>emergenza coronavirus</strong>, mai si era arrivati a un così drastico cambiamento di calendario. Come detto, due gran premi ormai sono in procinto di saltare e sono quelli di Bahrein e Arabia Saudita. A rischio però ce ne sono almeno altri tre. A partire dai due ultimi appuntamenti programmati in <strong>Qatar</strong> ed<strong> Emirati Arabi Uniti</strong>, previsti però a fine anno e con dunque la possibilità di essere organizzati a guerra (si spera) finita. C&#8217;è chi ha messo in dubbio anche il <strong>Gp di Azerbaijan</strong>, previsto a settembre, dopo i droni caduti nell&#8217;enclave azera di Nakhchivan. Cinque appuntamenti su 24 in calendario sono quindi influenzati dal conflitto e questo dà l&#8217;idea sull&#8217;attuale situazione.</p>



<p>Da qui la riemersione delle critiche sulla scelta, attuata soprattutto negli ultimi anni,<strong> di far crescere il numero di gare in Medio Oriente</strong>. Anche se al momento gli addetti ai lavori appaiono più impegnati a ridefinire il calendario che a mettere in piedi un vero confronto, nel paddock e tra i tifosi<strong> l&#8217;insofferenza verso un circus più lontano dall&#8217;Europa sta crescendo</strong>. E non si tratta solo di motivi di sicurezza. La guerra ha reso palese la v<strong>ulnerabilità organizzativa di un mondiale che guarda ai petrodollari del Golfo</strong>. Oltre ai numerosi gran premi organizzati nella regione infatti, la Formula Uno è legata alle petromonarchie da <strong>contratti di sponsorizzazione </strong>e da<strong> importanti intese economiche</strong>. Si rischia, in poche parole, di avere meno gare e anche meno soldi, visto che le aziende dell&#8217;area stanno subendo gravi perdite per via del conflitto. <strong>Aramco</strong> e <strong>Qatar Airways</strong>, due delle sigle più presenti sui cartelloni pubblicitari degli autodromi, potrebbero ad esempio ridimensionare il proprio apporto economico.</p>



<p>Più in generale, ad emergere tra i meandri del motorsport è la volontà di vedere una Formula Uno <strong>più legata alla sua tradizione che ai soldi del Golfo</strong>. La priorità, secondo questa prospettiva, è quella di ridare centralità alle piste storiche e a quei Paesi dove da sempre è molto più alto il numero di tifosi e appassionati. Rientrare quindi il più possibile nel Vecchio Continente, il quale oggi ospita solo 10 delle 24 (o 22) gare in calendario. La guerra, con le sue conseguenze economiche e logistiche, farà probabilmente da acceleratore a un dibattito rimasto per adesso solo latente. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/la-guerra-e-la-formula-uno.html">la Formula Uno che insegue i petrodollari fa i conti con le guerre del Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Tucker Carlson accusa Israele: &#8220;Attentati nel Golfo, Agenti del Mossad arrestati in Qatar e Arabia Saudita&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/tucker-carlson-accusa-israele-attentati-nel-golfo-agenti-del-mossad-arrestati-in-qatar-e-arabia-saudita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Mar 2026 09:03:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=507629</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="976" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel suo podcast, Tucker Carlson ha affermato che Qatar e Arabia Saudita hanno arrestato agenti del Mossad israeliano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/tucker-carlson-accusa-israele-attentati-nel-golfo-agenti-del-mossad-arrestati-in-qatar-e-arabia-saudita.html">Tucker Carlson accusa Israele: &#8220;Attentati nel Golfo, Agenti del Mossad arrestati in Qatar e Arabia Saudita&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="976" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/OVERCOME_20260303092213734_df5ae1efcba95056eb325ac28057e397-e1772526199271.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il commentatore politico conservatore ed ex <em>anchorman</em> di <em>FoxNews</em>, <strong>Tucker Carlson</strong>, ha lanciato una grave accusa contro Tel Aviv, sostenendo che Arabia Saudita e Qatar abbiano arrestato agenti del Mossad israeliano mentre pianificavano attentati dinamitardi nei rispettivi paesi. Durante la sua trasmissione del suo podcast, Carlson <a href="https://www.middleeasteye.net/news/tucker-carlson-says-saudi-qatar-arrested-mossad-agents-planning-bombings">ha dichiarato</a>: «In Qatar e Arabia Saudita, le autorità hanno arrestato agenti del Mossad che pianificavano attentati con bombe in quei Paesi».</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Tucker Carlson: “Last night in both Qatar and Saudi Arabia authorities arrested Mossad agents planning on committing bombings.” <a href="https://t.co/23TK7H6jyH">pic.twitter.com/23TK7H6jyH</a></p>&mdash; Ryan Grim (@ryangrim) <a href="https://twitter.com/ryangrim/status/2028599187059732751?ref_src=twsrc%5Etfw">March 2, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Ha poi aggiunto: «Perché gli israeliani dovrebbero commettere attentati in Paesi del Golfo, che sono anch’essi sotto attacco dall’Iran? Non sono dalla stessa parte?». Carlson ha proseguito affermando che Israele intenderebbe danneggiare non solo l’Iran, ma anche «Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Bahrain, Oman e Kuwait», accusando lo Stato ebraico di <strong>seminare deliberatamente caos tra gli alleati arabi degli Stati Uniti nella regione</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Carlson sempre più critico verso Israele</h2>



<p>Nessuna fonte ufficiale ha per ora confermato l’arresto di agenti israeliani, e l’accusa – priva di riferimenti verificabili da parte del giornalista – non ha ricevuto conferme indipendenti da governi coinvolti o da altre agenzie di stampa internazionali.</p>



<p>Le accuse di Carlson si inseriscono nel suo recente percorso critico verso Israele e la sua politica estera. A febbraio, durante un’intervista con l’ambasciatore statunitense in Israele <strong>Mike Huckabee</strong>, il giornalista aveva contestato duramente le posizioni del diplomatico, che <strong>aveva difeso il «diritto divino» degli ebrei a colonizzare terre palestinesi e negato l’identità nazionale palestinese. </strong>Poco dopo l’intervista, forze israeliane avevano brevemente trattenuto Carlson e la sua troupe.Nel 2025, dopo una visita a rifugiati palestinesi di Gaza in Qatar – durante la quale aveva accusato Israele di uccidere bambini – un gruppo di <em>advocacy</em> pro-Israele negli Stati Uniti lo aveva nominato «Antisemita dell’Anno», citando la sua opposizione alla guerra a Gaza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il giornalista ha incontrato Trump nello Studio Ovale</h2>



<p>Il mese scorso, il noto giornalista conservatore ha incontrato per ben tre volte, nello Studio Ovale, il presidente Usa <strong>Donald Trump</strong>, cercando di dissuaderlo dall&#8217;attaccare l&#8217;Iran. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Tucker Carlson stood firmly against war with Iran. &quot;He met with Trump in the Oval Office three times in the past month to argue against an attack.&quot; <br><br>Tucker outlined the military and economic risks. Tucker warned against Israel&#39;s outsized influence. And Trump chose not to listen. <a href="https://t.co/CTznOarnDX">pic.twitter.com/CTznOarnDX</a></p>&mdash; The American Conservative (@amconmag) <a href="https://twitter.com/amconmag/status/2028580500403614190?ref_src=twsrc%5Etfw">March 2, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Carlson ha evidenziato i gravi rischi militari per il personale americano, le conseguenze economiche come l&#8217;impennata dei prezzi dell&#8217;energia e le ripercussioni sugli alleati arabi nella regione, avvertendo inoltre contro <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-guerra-con-liran-non-e-per-lamerica-e-per-israele.html">l&#8217;influenza sproporzionata di Israele e del premier Netanyahu</a>, che secondo lui era l&#8217;unico vero motore della decisione. Nonostante gli appelli di Carlson a trattenere Tel Aviv, <strong>Trump non ha ascoltato e ha scelto di unirsi a Israele nell&#8217;offensiva</strong>, avviando una campagna di bombardamenti che ha aperto un conflitto più ampio con implicazioni regionali devastanti. <a href="https://it.insideover.com/guerra/attacco-alliran-il-punto-di-non-ritorno-per-trump-tucker-carlson-disgustoso-e-malvagio.html">Nelle scorse ore Carlson ha inoltre definito l&#8217;attacco contro la Repubblica Islamica «disgustoso e malvagio»</a>, rompendo definitivamente con l&#8217;amministrazione repubblicana.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/tucker-carlson-accusa-israele-attentati-nel-golfo-agenti-del-mossad-arrestati-in-qatar-e-arabia-saudita.html">Tucker Carlson accusa Israele: &#8220;Attentati nel Golfo, Agenti del Mossad arrestati in Qatar e Arabia Saudita&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Leonardo mette a segno un contratto record, i C-27J Spartan volano a Riad</title>
		<link>https://it.insideover.com/tecnologia/leonardo-mette-a-segno-un-contratto-record-i-c-27j-spartan-volano-a-riad.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Davide Bartoccini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Feb 2026 06:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Aerei]]></category>
		<category><![CDATA[arabia saudita]]></category>
		<category><![CDATA[Leonardo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=505955</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1120" height="802" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/MNT-DJ-21-018_C-27J-NAVY-CUT.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/MNT-DJ-21-018_C-27J-NAVY-CUT.jpg 1120w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/MNT-DJ-21-018_C-27J-NAVY-CUT-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/MNT-DJ-21-018_C-27J-NAVY-CUT-1024x733.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/MNT-DJ-21-018_C-27J-NAVY-CUT-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/MNT-DJ-21-018_C-27J-NAVY-CUT-600x430.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1120px) 100vw, 1120px" /></p>
<p>Quattro esemplari di C-27J Spartan verranno consegnati alla Marina dell'Arabia Saudita. La conferma di una grande affidabilità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/leonardo-mette-a-segno-un-contratto-record-i-c-27j-spartan-volano-a-riad.html">Leonardo mette a segno un contratto record, i C-27J Spartan volano a Riad</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1120" height="802" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/MNT-DJ-21-018_C-27J-NAVY-CUT.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/MNT-DJ-21-018_C-27J-NAVY-CUT.jpg 1120w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/MNT-DJ-21-018_C-27J-NAVY-CUT-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/MNT-DJ-21-018_C-27J-NAVY-CUT-1024x733.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/MNT-DJ-21-018_C-27J-NAVY-CUT-768x550.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/MNT-DJ-21-018_C-27J-NAVY-CUT-600x430.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1120px) 100vw, 1120px" /></p>
<p>I <strong>C-27J Spartan </strong>sono piaciuti al Ministero della Difesa dell&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> che ha ordinato quattro esemplari di questo velivolo da trasporto tattico multiruolo nella sua configurazione <strong>Maritime Patrol Aircraft</strong> (MPA), da destinare alla Marina saudita. La scelta di Riad conferma l&#8217;affidabilità del velivolo, che sta aumentando la sua presenza sulla scena internazionale, operando in venti Paesi nel mondo.</p>



<p>Secondo quanto ha comunicato <strong><a href="https://www.leonardo.com/it/press-release-detail/-/detail/16-02-2026-ksa-s-ministry-of-defence-to-introduce-advanced-maritime-patrol-and-multi-mission-capabilities-with-contract-for-four-c-27j-mpa-aircraft">Leonardo</a></strong>, la flotta globale di questo bimotore ad ala alta, che ha ormai superato le 290.000 ore di volo, conferma il suo valore come una delle piattaforme più versatili della sua categoria, e segna un &#8220;<em>passaggio rilevante</em>&#8220;, visto che si tratta del primo programma C-27J Spartan che include &#8220;<em>l’integrazione di armamenti specifici per missioni marittime</em>&#8220;, ampliando ulteriormente il raggio operativo della piattaforma. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr"><a href="https://twitter.com/hashtag/Spartan?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#Spartan</a> <a href="https://twitter.com/hashtag/C27J?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#C27J</a> is a twin-turboprop tactical airlifter with state of the art technologies, offering high operational effectiveness together with competitive costs, extreme flexibility, the best performance in its category <a href="https://twitter.com/hashtag/FIDAE2018?src=hash&amp;ref_src=twsrc%5Etfw">#FIDAE2018</a> <a href="https://t.co/Ah9mdiPllQ">https://t.co/Ah9mdiPllQ</a> <a href="https://twitter.com/FIDAE_OFICIAL?ref_src=twsrc%5Etfw">@FIDAE_OFICIAL</a> <a href="https://t.co/hSShvP6d5r">pic.twitter.com/hSShvP6d5r</a></p>&mdash; Leonardo (@Leonardo_live) <a href="https://twitter.com/Leonardo_live/status/981583792157724674?ref_src=twsrc%5Etfw">April 4, 2018</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>L’accordo con Riad ha rafforzato un rapporto industriale già consolidato, e il nuovo lotto di questi pattugliatori marittimi conferma la strategia di sviluppo modulare del programma, basata su investimenti continui per espandere capacità operative, prestazioni e tecnologie di bordo. La variante che verrà acquisita nel 2029 dalla <em><strong>Royal Saudi Naval Force</strong></em> mantiene &#8220;tutte le caratteristiche&#8221; del <strong>C-27J Next Generation</strong>, inclusi avionica e sistemi di comunicazione di ultima generazione, progettati per ridurre il carico di lavoro dell’equipaggio e garantire operazioni sicure anche in scenari complessi o ad alta minaccia. </p>



<p>Ma è appositamente configurato per svolgere missioni di pattugliamento marittimo attraverso una suite che integra sensori avanzati per <strong>individuare</strong>, <strong>identificare</strong> e <strong>tracciare bersagli </strong>di superficie e <strong>sottomarini,</strong> e gli consente di impiegare diversi sistemi d&#8217;arma, come siluri leggeri, missili antinave o cariche di profondità. La configurazione armata può trasportare fino a 3.600 kg di carico bellico su sei piloni alari, mantenendo un’autonomia superiore alle nove ore, estendibile tramite rifornimento in volo.</p>



<p>Nonostante questa configurazione specialistica, la cabina può essere rapidamente riconfigurata rimuovendo le consolle e ripristinando la capacità di trasporto, aviolancio o evacuazione sanitaria, una flessibilità che ha già portato il modello a essere impiegato anche dalla&nbsp;<strong>Guardia Costiera </strong>degli<strong> Stati Uniti&nbsp;</strong>in ruoli marittimi.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-twitter wp-block-embed-twitter"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Saudi Arabia Orders 4 C-27J Patrol Aircraft to Enhance Maritime Defense Across the Red Sea and Gulf<a href="https://t.co/9ZumxbjPo1">https://t.co/9ZumxbjPo1</a></p>&mdash; Navy Recognition (@NavyRecognition) <a href="https://twitter.com/NavyRecognition/status/2023734843553530292?ref_src=twsrc%5Etfw">February 17, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>Come riportato da <em>The Aviationist</em>, emergono <a href="https://theaviationist.com/2026/02/16/saudi-arabia-c-27js-maritime-patrol-aircraft/">ulteriori dettagli tecnici</a> sulla versione <strong>Maritime Patrol Aircraft</strong> dello Spartan. Il velivolo può montare radar Aesa, sistemi elettro-ottici e infrarossi, apparati Sigint/Elint, rilevatori di anomalie magnetiche e sensori acustici, oltre a lanciatori per <strong>boe sonore</strong> e segnali di soccorso. L’equipaggiamento dello Spartan, gestito da un massimo di cinque operatori di missione e <strong>supportato da collegamenti satellitari </strong>che assicurano lo scambio dati continuo con altri asset, punta a garantire capacità di sorveglianza multidominio; e in questo quadro, l’adozione saudita della variante MPA rappresenta non solo un successo commerciale, ma anche la dimostrazione concreta della maturità di una piattaforma progettata per adattarsi a scenari operativi in continua evoluzione, combinando in un unico velivolo sorveglianza, capacità d’attacco e funzioni logistiche.</p>



<p><strong><em>Lo sviluppo di tecnologie militari&nbsp;d’avanguardia e il loro schieramento deciderà le sorti delle guerre future. Conoscerle, analizzarle, e cercare di spiegare la loro importanza e il ruolo che svolgono nei conflitti&nbsp;è parte del nostro sforzo quotidiano.&nbsp;Se vuoi approfondire queste tematiche ed essere sempre aggiornato sugli sviluppi nell’ambito della Difesa, segui InsideOver, e sostieni il nostro lavoro,&nbsp;</em><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard">abbonati oggi!</a></strong><br><br><br><br><br><br><br></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/leonardo-mette-a-segno-un-contratto-record-i-c-27j-spartan-volano-a-riad.html">Leonardo mette a segno un contratto record, i C-27J Spartan volano a Riad</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 63/386 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-06-06 00:50:31 by W3 Total Cache
-->