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	<title>Arabia Saudita Archives - InsideOver</title>
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	<title>Arabia Saudita Archives - InsideOver</title>
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		<title>Vado a vivere a Nusantara. Dall&#8217;Indonesia all&#8217;Egitto le cinque città del futuro</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/vado-a-vivere-a-nusantara-dallindonesia-allegitto-le-cinque-citta-del-futuro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 May 2024 12:27:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="nusantara" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In Asia e in Medio Oriente ci sono almeno cinque progetti urbanistici che ambiscono a ridisegnare il futuro. Ecco come e perché.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/vado-a-vivere-a-nusantara-dallindonesia-allegitto-le-cinque-citta-del-futuro.html">Vado a vivere a Nusantara. Dall&#8217;Indonesia all&#8217;Egitto le cinque città del futuro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="nusantara" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/OVERCOME_20240526223710653_0543ec1dc1a565e58a425b11e7928d84-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>In <strong>Asia </strong>e in <strong>Medio Oriente</strong> ci sono almeno <strong>cinque progetti urbanistici</strong> che, attraverso modalità e tempistiche differenti, sognano di ridisegnare il <strong>futuro</strong>. Il primo di questi progetti chiama in causa una città in fase di costruzione alle porte di Pechino. A un centinaio di chilometri dalla capitale della Cina sta lentamente prendendo forma <strong>Xiongan</strong>: la “città del futuro” voluta da <strong>Xi Jinping</strong>, potente presidente della Repubblica Popolare Cinese. Il progetto ha preso il via nel 2017. Da allora il governo cinese ha speso circa <strong>87 miliardi di euro</strong> in quella che dovrebbe diventare una smart city modello, fiore all’occhiello del Partito Comunista Cinese, nonché esempio da mostrare al mondo intero. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il sogno di Xi Jinping</h2>



<p>La nuova creatura, estesa su una superficie di <strong>2mila chilometri quadrati</strong>, dovrà diventare un <strong>polo tecnologico e green</strong> all’avanguardia. O meglio ancora: una sorta di vetrina incaricata di mostrare ai visitatori il livello hi-tech raggiunto dal Paese. Se, nel 1979, l’allora leader cinese <strong>Deng Xiaoping</strong> tracciò un cerchio sulla mappa attorno alla costa meridionale della Cina e creò <strong>Shenzhen</strong>, un esperimento di capitalismo che avrebbe dato vita all’attuale metropoli, quasi quattro decenni più tardi Xi intende fare lo stesso con Xiongan. Raccontata dai media e dai documenti ufficiali come “una <strong>città modello</strong> nella storia dello sviluppo umano”.</p>



<p>Su ormai ex campi di grano adesso sorgono una stazione ferroviaria, edifici per uffici, complessi residenziali, hotel a cinque stelle, scuole e ospedali. La città è molto <strong>selettiva </strong>riguardo alle industrie da accogliere: incoraggia le aziende attive nei settori della tecnologia dell’informazione, della biomedicina e delle nuove energie, ma respinge quelle che chiama industrie tradizionali.&nbsp;Un hub centrale monitora il traffico digitalmente per prevenire gli ingorghi. </p>



<p>Siamo ancora <strong><em>work in progress</em></strong> e il numero di cittadini è pressoché irrisorio. Pochi, infatti, sognano di lasciare Pechino – dove ci sono le migliori risorse della nazione – per avventurarsi in uno scenario sperimentale-utopico. Il risultato è che il miracolo di Xi fatica a decollare. Xiongan dovrà in ogni caso essere completata entro la metà del secolo per poi diventare “una pietra miliare di sviluppo a breve termine” nel <strong>2035</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una nuova capitale da zero</h2>



<p>Per la Cina, creare una città satellite a pochi passi da Pechino serve ad alleggerire la pressione sulla capitale ed è una questione di sviluppo. <a href="https://it.insideover.com/politica/prabowo-subianto-un-generale-per-guidare-lindonesia-tutte-le-sfide-di-giacarta.html">Per l’<strong>Indonesia</strong></a>, al contrario, è una necessità impellente. Le autorità del Paese asiatico sono impegnate a costruire una nuova capitale visto che l’attuale, <strong>Jakarta</strong>, congestionata, inquinata, soggetta a terremoti, sta rapidamente sprofondando nel <strong>Mar di Giava</strong> (un terzo della città potrebbe essere sommerso entro il 2050). Di conseguenza, il governo indonesiano ha iniziato i lavori per dare vita a <strong>Nusantara</strong>, nel <strong>Kalimantan orientale</strong>. Dovrà essere una “città forestale sostenibile” che metterà l’ambiente al centro dello sviluppo e che mira ad essere a zero emissioni di carbonio. La leadership della nazione mira a ricollocare fino a 1,9 milioni di persone a Nusantara entro il <strong>2045</strong>, con alcuni dipendenti pubblici che si trasferiranno già nel corso di quest’anno. </p>



<p>Il costo previsto? Le stime parlano di <strong>35 miliardi di dollari</strong>, ma il Governo si è impegnato a investire solo il 20% del denaro necessario. Il Governo spera che il restante 80% dei finanziamenti possa provenire da investitori stranieri. Costruire una capitale da zero, dunque, è il progetto dell’Indonesia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il paradiso anti auto</h2>



<p>Spostiamoci in <strong>Giappone</strong>. La capitale, <strong>Tokyo</strong>, è la città più grande del mondo – in termini di popolosità, contando anche l’area metropolitana &#8211; con i suoi quasi 37 milioni di abitanti, seguita da Jakarta e Nuova Delhi. Potremmo aspettarci una megalopoli caotica, inquinata, strozzata da un traffico infernale. Niente di più sbagliato. A Tokyo il <strong>rumore del traffico</strong> è quasi impercettibile in proporzione alle sue dimensioni. Le auto parcheggiate ai bordi delle strade sono rare da trovare. Questa megalopoli, semplicemente, ha il più basso utilizzo di <strong>automobili </strong>al mondo. Secondo Deloitte, soltanto il 12% dei viaggi viene effettuato con un&#8217;auto privata. Come fanno i giapponesi a spostarsi in maniera efficiente? Usano la bicicletta? Il mezzo è apprezzato ma la risposta non è corretta. </p>



<p>I giapponesi possono contare su un <strong>sistema di trasporto pubblico</strong> pressoché perfetto, costruito e calibrato sulle esigenze dell’uomo. È il più utilizzato al mondo (30 milioni di persone si spostano ogni giorno in treno/metro) e funziona a meraviglia. E spinge gli abitanti a preferirlo all’opzione auto. </p>



<p>Non è un caso che a Tokyo ci siano appena 0,32 auto per famiglia, mentre nelle grandi città europee questa cifra salga a 1,06: più del doppio. Per pianificare le città del futuro, insomma, non sempre servono rivoluzioni copernicane. &nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Neom, ovvero l&#8217;utopia saudita</h2>



<p>Dall&#8217;Estremo Oriente al Medio Oriente: il “viaggio” tra le città del futuro non può che passare in quell&#8217;angolo di deserto a pochi passi dal Mar Rosso dove, nell&#8217;ambito del progetto <strong>Vision 2030</strong>, i sauditi vogliono impiantare <strong>Neom</strong>. Una metropoli del tutto nuovo, anch&#8217;essa come nei prima citati casi cinesi e indonesiani progettata da zero. Al momento qui ci sono le prime ruspe per i primi cantieri, fino a pochi anni fa c&#8217;era soltanto la polvere delle dune.</p>



<p>Secondo i piani di <strong>Mohammed Bin Salman</strong>, l&#8217;erede al trono saudita artefice di Vision 2030, Neom dovrà sorgere definitivamente entro pochi anni e dovrà avere al suo interno almeno 9 milioni di abitanti. L&#8217;obiettivo è trasformare l&#8217;intera area in una zona franca per <strong>investimenti stranieri</strong> su vari settori, compreso il turismo ma anche l&#8217;immensa mole di start up che Riad vorrebbe attrarre. Il tutto per contribuire a diversificare un&#8217;economia che, da alcuni decenni a questa parte, è quasi interamente dipendente dal petrolio.</p>



<p>Qui gli imprenditori usufruirebbero di un <strong>quadro legale</strong> differente rispetto al resto del Paese, avrebbero a disposizione quindi un grande spazio dove poter fare affari e impiantare le proprie imprese. Il tutto, tra le altre cose, a pochi passi da un&#8217;area che, nei rari periodi di pace nella regione mediorientale, esprime già un alto potenziale turistico: Neom infatti, dovrebbe andare a ricadere in quella ampia insenatura del golfo di Aqaba dove nel raggio di pochi chilometri sono compresi i territori del Sinai egiziano, della città israeliana di Elat e dell&#8217;unico sbocco sul mare della Giordania.</p>



<p>“Ma Neom è soprattutto un&#8217;utopia – ha dichiarato a <em>InsideOver </em>Marcelo, un ingegnere portoghese che ha visto da vicino il progetto – e questo per due motivi: in primis, l&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong> ha già una città in grado di funzionare sia a livello turistico che come riferimento economico internazionale e si tratta di Jedda. In secondo luogo, impiantare una metropoli nel deserto è sempre una sfida che richiede molti sforzi e soprattutto molti soldi”.</p>



<p>Certo, il denaro per i Saud non è affatto un problema. Questo però non vuol dire avere la più assoluta libertà di avventurarsi in progetti avveniristici e senza particolari esigenze alla base: “Credo si tratti più di megalomania – ha proseguito l&#8217;ingegnere – i più gentili parlano di soft power, ma di fondo c&#8217;è una mania di grandezza dei Saud”.</p>



<p>Il <strong>soft power</strong> è comunque una variabile da non scartare. Riad si è infatti imbarcata in un&#8217;opera che potrebbe rinnovare il concetto stesso di città. Neom si dovrebbe estendere in una superficie grandi quasi quanto la Sicilia e dovrebbe comprendere diverse aree: c&#8217;è la zona centrale, la città vera e propria, poi il quartiere denominato <strong>Oxagon</strong>, ossia la zona industriale. Il tutto deve essere unito da moderne e veloci linee ferroviarie e ogni punto di Neom deve essere collegato da mezzi di trasporto pubblici.</p>



<p>C&#8217;è poi quello che doveva essere, e qui tocca parlare al passato e non al condizionale, il fiore all&#8217;occhiello: <strong>The Line</strong>, la linea. Nell&#8217;idea dei progettisti, quest&#8217;ultima zona doveva assumere le sembianze di un&#8217;immensa città lineare, costruita su un unico asse viario di ben 170 km e dove ogni servizio, da quello pubblico a quello privato, è a portata dei cittadini. Una città pionieristica dunque, in cui ogni abitante può fare a meno della macchina e dove nessuno contribuisce all&#8217;inquinamento.</p>



<p>Ma nelle ultime settimane, il progetto The Line è stato drasticamente ridimensionato: la linea sarà lunga solo 2.4 km e la città complessivamente ospiterà non più di 300mila abitanti. “C&#8217;era da aspettarselo – ha commentato Marcelo – più che pionieristico, il progetto era fantascientifico”. L&#8217;ingegnere ai nostri microfoni ha poi spiegato di aver lavorato su quella che sembrerebbe la parte più “concreta” dell&#8217;intero piano, vale a dire l&#8217;area di Trojena: “Qui è prevista la costruzione della pista da scii più importante del medio oriente e nei lavori è coinvolta l&#8217;azienda italiana per cui ho lavorato – spiega – anche questo un progetto avveniristico, ma sembra avere un senso. Anche perché ospiterà nel 2029 i giochi asiatici invernali e, secondo me, l&#8217;ambizione è quella di portare qui anche le olimpiadi invernali”.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova capitale egiziana</h2>



<p>Rimanendo in Medio Oriente, da anni anche l&#8217;<strong>Egitto</strong> sta pensando a una nuova metropoli. Così come per l&#8217;Indonesia, il governo di <strong>Al Sisi</strong> ha in progetto la costruzione della nuova capitale amministrativa. Se Jakarta sta letteralmente sprofondando nel terreno, <strong>Il Cairo</strong> invece rischia di essere inghiottita dalla sua stessa rapida e disordinata espansione.</p>



<p>La metropoli conta oramai più di venti milioni di abitanti essendo il polo di attrazione economica e politica più importante dell&#8217;Egitto. Nell&#8217;idea del governo, la nuova capitale dovrebbe essere costruita poco più a sud e, ospitando tutti gli edifici amministrativi, dovrebbe contribuire ad allentare la pressione su Il Cairo e decongestionare la più grande megalopoli d&#8217;Africa: “Ma si tratta – ha sottolineato ancora l&#8217;ingegnere portoghese sentito su InsideOver – solo di spostare il problema da una parte all&#8217;altra. Non si risolve né la questione legata all&#8217;inquinamento e né quella relativa all&#8217;emergenza abitativa”.</p>



<p>Ad ogni modo, nella nuova Il Cairo (alla città comunque non è stato ancora assegnato ufficialmente un nome) il progetto sta proseguendo in modo spedito. La città non è stata inaugurata, ma i primi uffici governativi dovrebbero qui trasferirsi entro il <strong>2025</strong>. Tra suggestione, megalomania e tentativi di risolvere i più atavici problemi, il medio oriente negli ultimi anni è però diventato un laboratorio per i progetti delle città del futuro. E, a suo modo, questo costituisce già una notizia.&nbsp;&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/vado-a-vivere-a-nusantara-dallindonesia-allegitto-le-cinque-citta-del-futuro.html">Vado a vivere a Nusantara. Dall&#8217;Indonesia all&#8217;Egitto le cinque città del futuro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
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		<title>La guerra in Yemen, il terrorismo: gli ultimi focolai di crisi in Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/medio-oriente-la-regione-dalle-crisi-infinite.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Chiapparino]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Aug 2023 04:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Mentre il mondo è distratto dalla guerra in Ucraina, crescono i focolai di tensione nella regione mediorientale</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/medio-oriente-la-regione-dalle-crisi-infinite.html">La guerra in Yemen, il terrorismo: gli ultimi focolai di crisi in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-scaled-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/08/ilgiornale2_20230814174454762_940e13fdd9354df0b95c879c6bbd1120-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sono passati più di 20 anni da quando il gruppo intellettuale e politico dei cosiddetti <em>neo-con</em> controllava la Casa Bianca sussurrando come il cappello parlante di Harry Potter all’allora presidente repubblicano George W. Bush i piani per plasmare il mondo a suon di attacchi preventivi e di<em> regime change</em>. L’11 settembre aveva infatti aperto le porte a quella che sarebbe passata alla storia come la <strong>dottrina Bush</strong> enunciata anche in un celebre discorso al Congresso sullo Stato dell’Unione nel quale Iraq, Iran e Corea del Nord venivano bollati come Stati canaglia. </p>



<p>Non è un caso che due delle tre nazioni citate appartenessero ad un’area geografica culla di civiltà e destinata, almeno nelle intenzioni, a divenire il fulcro di un’inarrestabile evoluzione democratica. In quegli anni il segretario di Stato Usa Condoleezza Rice aveva definito i bombardamenti israeliani sul Libano in mano al movimento terrorista sciita degli Hezbollah come le “doglie del parto di un nuovo <strong>Medio Oriente</strong>”, una dichiarazione dietro la quale si celava l’idea di una più ampia “distruzione creatrice” messa in pratica con la guerra in Iraq e la deposizione di Saddam Hussein. La primavera araba, presto trasformatasi in un lungo inverno, e il tentativo dell’amministrazione Obama di improntare una politica estera all’insegna del <em>pivot to Asia </em>avrebbero poi spazzato via l’idea americana di “caos costruttivo” nel mondo arabo e un ridimensionamento di fatto dell’influenza di Washington nella regione.  </p>



<p>Anche se però le attenzioni dell’attuale inquilino al 1600 Pennsylvania Avenue e delle diplomazie occidentali&nbsp;sono tutte rivolte alla Cina e alla Russia, il Medio Oriente si presenta ancora oggi ricco di sfide, alcune storiche altre del tutto nuove. L’annosa <strong>questione israelo-palestinese</strong> continua a trascinarsi senza soluzioni. Il ministro degli esteri palestinese Riyad Malki ha di recente dichiarato che il suo paese “oggi è una terra dimenticata” denunciando il disinteresse del mondo per il processo di pace. L’ultimo tentativo di portare al tavolo dei negoziati entrambe le parti risale al 2014 con il fallimento della mediazione di John Kerry, inviato speciale nella regione. Durante la presidenza Trump si sono registrate importanti evoluzioni, per la verità più sbilanciate verso Israele che la Palestina. Il presidente miliardario ha infatti riconosciuto Gerusalemme come capitale d’Israele, con conseguente trasferimento dell’ambasciata, e ha siglato gli<strong> accordi di Abramo</strong> che sanciscono la normalizzazione dei rapporti tra Israele, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Marocco e Sudan. Il tentativo di raggiungere un accordo definitivo tra i due stati in lotta da decenni ha portato alla pubblicazione di un documento noto come <em>Vision for Peace</em> che però non riesce a convincere il presidente palestinese Abu Mazen. &nbsp;</p>



<p>La firma degli accordi di Abramo, a cui presto potrebbe aggiungersi l’Arabia Saudita, dimostra come il mondo arabo sia pronto ad andare oltre la questione palestinese, considerata in passato una <em>conditio sine qua non</em> per intavolare qualsiasi dialogo con Tel Aviv. Il premier israeliano <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Benjamin Netanyahu</a> intanto continua ad approvare la costruzione di nuovi insediamenti e concentra i suoi sforzi su una contestata riforma della giustizia che da settimane porta in strada milioni di manifestanti e mette a rischio la tenuta sociale del paese. In realtà, però, negli scorsi mesi lo stillicidio di attacchi terroristici in Cisgiordania ed Israele hanno ricordato a Netanyahu e ad Abu Mazen che non può esserci pace possibile sinché un dialogo diretto non verrà ristabilito. A luglio <a href="https://www.theguardian.com/world/2023/jul/03/palestinians-killed-israeli-strike-west-bank-jenin" target="_blank" rel="noreferrer noopener">l’esercito di Tsahal ha eseguito un raid contro i principali movimenti armati presenti in Palestina</a>, una delle operazioni più massicce dalla fine della <strong>Seconda Intifada</strong>. Nei territori palestinesi inoltre cresce il malcontento non solo nei confronti dell’Anp &#8211; non si sono ancora svolte le elezioni legislative rimandate dal 2021 &#8211; ma anche contro Hamas che amministra la striscia di Gaza dove mancano acqua e luce per quasi tutto il giorno e la disoccupazione è al 70%. </p>



<p>Come effetto combinato del vuoto geopolitico seguito all’attacco all’Iraq e al collasso di quello Stato unitamente alla guerra civile in Siria, il <strong>terrorismo internazionale</strong> ha trovato terreno fertile in Medio Oriente, usando la lotta contro gli infedeli occidentali come ragion d&#8217;essere. La decisione dell’amministrazione Obama di non punire l’uso di armi chimiche da parte di Damasco, nonostante la linea rossa stabilita dal presidente Usa, e il supporto non troppo convinto all’opposizione democratica ha permesso alla Russia di Putin a partire dal 2015 di prendere l’iniziativa e di salvare un alleato dalla minaccia dell’avanzata dei ribelli e dei terroristi dell’ISIS. Per diversi analisti i successi militari di Mosca in Siria insieme al ridimensionamento americano nella regione avrebbero indotto Putin ad intervenire poi in Ucraina. </p>



<p>Se la Siria, dove Assad ha domato la rivolta ed è stato nuovamente accolto dai “fratelli” della Lega Araba, ha cessato di rappresentare un focolaio attivo di crisi, è nello <strong>Yemen </strong>che si è manifestata una delle guerre di potere più spietate tra l’Arabia Saudita, potenza regionale sunnita, e l’Iran, rivale storico sciita. Nel 2014 il movimento ribelle degli Houthi, sostenuto da Teheran, ha preso il controllo delle province settentrionali del paese per poi occupare la capitale Sanaa e mettere in fuga il presidente Hadi. Con l’ascesa del giovane principe ereditario <strong>Mohammad Bin Salman</strong>, la politica estera di Riad si è fatta più assertiva portando all&#8217;intervento militare, assieme ad una coalizione internazionale, contro gli Houthi. Le speranze per la fine di questo sanguinoso conflitto si sono riaccese a seguito della firma, mediata dalla Cina, che ha sancito la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Arabia Saudita ed Iran. Al momento però i frutti di questa intesa non sono ancora stati raccolti. L’Iran stesso rimane un altro fronte caldo impossibile da ignorare. La minaccia di un attacco preventivo da parte di Israele agli impianti legati al <strong>programma atomico di Teheran</strong> è più viva che mai in un momento in cui il paese sembra aver superato una fase di intense proteste sociali ed è alla ricerca di un rilancio politico. </p>



<p>Mentre gli occhi del mondo sono puntati&nbsp;sull&#8217;est Europa e su Taiwan, gli eventi che si succedono senza un’apparente connessione tra loro e di cui spesso leggiamo sui giornali in brevi trafiletti ci ricordano che il Medio Oriente&nbsp;è come una scatola di fiammiferi pronta a prendere fuoco in qualsiasi momento. I piromani in questa regione sono tanti, i pompieri non abbastanza.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/medio-oriente-la-regione-dalle-crisi-infinite.html">La guerra in Yemen, il terrorismo: gli ultimi focolai di crisi in Medio Oriente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>La mossa a sorpresa di Xi: perché la Cina punta sul Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-mossa-a-sorpresa-di-xi-perche-la-cina-punta-sul-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Federico Giuliani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2023 04:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[belt and road initiative]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni diplomatiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1379" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-scaled-600x431.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-1024x735.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-768x552.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-1536x1103.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-2048x1471.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Agli occhi della Cina, l’Arabia Saudita è una sorta di laboratorio nel quale sperimentare le giuste ricette per fare breccia in Medio Oriente.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1379" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-scaled-600x431.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-300x215.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-1024x735.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-768x552.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-1536x1103.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/05/ilgiornale2_20230809130909832_dd907b79614403ecb00a73588eb586eb-2048x1471.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Una pioggia di accordi, ben 34 suddivise nei settori più svariati, dall’energia verde ai trasporti, dai servizi cloud all’information technology. La stesura di un piano per “armonizzare” il programma di riforme saudite,&nbsp;<strong>Vision 2030</strong>, con quello infrastrutturale cinese, la <strong>Belt and Road Initiative</strong>. Infine, altro aspetto fondamentale, una <strong>mediazione</strong> a distanza per risolvere delicate questioni diplomatiche. </p>



<p>Nel corso degli ultimi mesi, i rapporti tra la <strong>Cina </strong>e l’<strong>Arabia Saudita </strong>si sono rafforzati oltre ogni aspettativa possibile e immaginabile. Basta guardare la regale accoglienza che il&nbsp;principe ereditario saudita,&nbsp;<strong>Mohammed Bin Salman</strong>, ha riservato a <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-xi-jinping.html">Xi Jinping</a> nella recente visita di Stato a Riad del leader cinese, e paragonarla con il precedente, freddo, benvenuto offerto a Joe Biden. </p>



<p>Il più grande esportatore di petrolio al mondo ha aperto le porte al Dragone, dimostrando la volontà di approfondire i legami – non solo economici &#8211; con il gigante asiatico, ben felice di cogliere al volo un’opportunità del genere. Pechino è il principale partner commerciale di Riad e una fonte di investimenti in crescita, ed è anche il più grande acquirente mondiale di&nbsp;<strong>petrolio</strong>; l’Arabia Saudita è il principale <strong>partner commerciale</strong> della Cina in Medio Oriente nonché il principale fornitore globale&nbsp;di greggio. I sauditi avevano inoltre bisogno di una sponda alternativa allo storico alleato statunitense, in un periodo caratterizzato da forti tensioni con Washington, mentre i cinesi cercavano un partner rilevante in <strong>Medio Oriente</strong> per mettere a punto la propria diplomazia. </p>



<p>E così è stato, visto che, accanto a intese sino-saudite di ogni tipo, Xi ha favorito&nbsp;la ripresa del dialogo tra Arabia Saudita e Iran, due Paesi che non avevano più rapporti diplomatici dal 2016. Insomma, Pechino ha dato dimostrazione di trovarsi sempre più a suo agio in una <strong>regione</strong>, quella mediorientale, che considera altamente strategica. Non solo dal punto di vista dell’immagine, con il governo cinese ben felice di sbandierare i successi conseguiti nella stessa arena rivelatasi fatale agli Stati Uniti, ma anche e soprattutto in virtù del suo posizionamento geografico, fondamentale per raggiungere l’<strong>Africa</strong> e l’<strong>Europa</strong> attraverso i canali transitanti in <strong>Asia centrale</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La Cina in Medio Oriente</h2>



<p>Agli occhi della Cina, l’Arabia Saudita è una sorta di <strong>laboratorio </strong>nel quale sperimentare le giuste ricette per fare breccia in Medio Oriente. I due Paesi hanno aggiornato “il&nbsp;<strong>partenariato strategico globale</strong>” definito nel 2016 in occasione della precedente visita di&nbsp;Xi&nbsp;a Riad. Gli accordi recentemente messi nero su bianco abbracciano, tra le altre cose, lo sviluppo di impianti petrolchimici, la costruzione di complessi residenziali all’avanguardia e l’insegnamento del cinese nelle scuole saudite. In totale si parla di un valore complessivo di&nbsp;<strong>30 miliardi di dollari</strong>. </p>



<p>Certo, sulla carta la presenza cinese nella regione mediorientale è ancora irrisoria, ma è pur vero che l’impronta della Cina nel <strong>commercio </strong>e nella <strong>tecnologia </strong>è cresciuta enormemente, consentendo a Pechino di capitalizzare il suo graduale accumulo di <em><strong>soft power</strong></em>. </p>



<p>Altro aspetto rilevante: l’ascesa del Dragone nel <strong>Golfo Persico</strong> indica un fallimento dei tentativi americani di contenere la leadership globale cinese nelle&nbsp;telecomunicazioni&nbsp;e nella&nbsp;tecnologia dell’intelligenza artificiale.&nbsp;Anche perché, banalmente, la capacità della Cina di trasformare tecnologicamente le economie regionali è un fattore chiave dei suoi sforzi diplomatici. </p>



<p>Un esempio? Torniamo alla visita di Xi in Arabia. In quell’occasione, ha scritto <em>Reuters</em>, sarebbe stato concordato un memorandum tra Riad e la cinese&nbsp;<strong>Huawei Technologies</strong>, sul&nbsp;cloud computing&nbsp;e sulla costruzione di&nbsp;complessi ad alta tecnologia&nbsp;nelle città saudite.&nbsp;Huawei, come se non bastasse, ha partecipato alla costruzione di&nbsp;<strong>reti 5G</strong>&nbsp;nella maggior parte degli stati del Golfo nonostante le preoccupazioni degli Stati Uniti. </p>



<p>Sul fronte diplomatico, l’Arabia Saudita ha aderito come “partner di dialogo” alla&nbsp;<strong>Shanghai Cooperation Organization (SCO)</strong>, l’organizzazione che unisce diversi Paesi dell’area eurasiatica per la collaborazione in materia di politica e di sicurezza istituita a Pechino, in&nbsp;Cina, nel 2001, e si è proposta come intermediaria tra i cinesi e i Paesi arabi. È successo sempre durante la trasferta di Xi, che ha compreso anche il summit tra Cina e Paesi Arabi e tra Cina e Paesi membri del&nbsp;Gulf Cooperation Council, overo il Consiglio di cooperazione del Golfo, l’alleanza filo-saudita di cui fanno parte Qatar, Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait e Oman.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><a href="https://it.insideover.com/energia/larabia-saudita-e-la-cina-possono-colpire-il-dollaro-con-il-petro-yuan.html">Cina e Arabia Saudita possono colpire il dollaro?</a></strong></li>



<li><strong><a href="https://it.insideover.com/economia/il-messaggio-agli-usa-e-lipoteca-sul-petrolio-cosa-si-nasconde-dietro-alla-possibile-visita-di-xi-in-arabia-saudita.html">Cosa si nasconde dietro la visita di Xi in Arabia</a></strong></li>



<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/tutti-hanno-a-che-fare-con-l-arabia-saudita.html">L’importanza strategica di Riad</a></strong></li>
</ul>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<h2 class="wp-block-heading">La corsa all’oro in Arabia Saudita</h2>



<p>Scavando in profondità notiamo un fenomeno specifico che merita particolare attenzione. Il sito <em>Caixin </em>ha sottolineato come l&#8217;Arabia Saudita stia rapidamente salendo nell&#8217;elenco delle destinazioni di <strong>investimento </strong>più calde per le aziende cinesi, in concomitanza una fase da molti definita di &#8220;riforma e apertura&#8221;. </p>



<p>Da quando <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/mohammad-bin-salman.html">Mohammed bin Salman</a> è diventato il principe ereditario nel 2017, il Paese ha subito un cambiamento senza precedenti. Dopo il lancio, nel 2016, del richiamato Vision 2030 &#8211; un piano per promuovere le imprese private, incoraggiare gli investimenti esteri e guidare il cambiamento sociale &#8211; Riad ha implementato politiche di sostegno per le <strong>start-up</strong>, aumentato il turismo, allentato le restrizioni religiose e, per la prima volta, ha consentito alle donne di guidare. </p>



<p>È in questi anni che Pechino ha rafforzato i suoi legami con il governo saudita. Ed è sempre in questi anni che la mutazione in atto nella nazione araba ha scatenato un&#8217;enorme domanda da parte delle <strong>aziende cinesi</strong>, non solo in Arabia stessa ma nell&#8217;intera regione del Golfo. Citiamo, ad esempio le unità di servizi cloud dei giganti tecnologici <strong>Alibaba Group Holding Ltd</strong>., <strong>Tencent Holdings Ltd</strong>. e <strong>Huawei Technologies Co. Ltd.</strong>, nonché lo sviluppatore di intelligenza artificiale <strong>SenseTime Group Inc</strong>. e la società di logistica <strong>SF Holding Co. Ltd</strong>. </p>



<p>L&#8217;aumento degli investimenti cinesi in Arabia Saudita è recente, e il Paese saudita è potenzialmente l&#8217;ideale per le aziende che guardano al mercato del Medio Oriente. Ma perché puntare proprio su Riad? Gli investimenti dei fondi in dollari statunitensi in Cina sono diminuiti rapidamente a causa delle tensioni sino-americane e, di conseguenza, alcuni fondi di investimento cinesi hanno suggerito di colmare il vuoto venutosi a creare dirottando sul capitale mediorientale. </p>



<p>Tra Cina e Arabia Saudita sono stati poi firmati accordi succulenti. SenseTime, uno dei principali sviluppatori cinesi di software AI, è entrato nel mercato saudita nel 2018. Oggi l&#8217;azienda ha già iniziato a fare affari in edifici intelligenti, parcheggi intelligenti e uffici intelligenti nel King Abdullah Financial District della capitale saudita. Un altro esempio? Nello spazio dei servizi cloud, Tencent Cloud è uno dei principali attori tecnologici cinesi trasferitosi nel mercato saudita, stabilendo a febbraio una partnership con Mobily, il secondo fornitore di servizi di telecomunicazioni del Paese. In generale, l&#8217;Arabia ha il più grande mercato di consumo del Medio Oriente e può vantare infrastrutture in continuo miglioramento. La Cina ha dunque scelto di usare il <strong>trampolino </strong>Riad per tuffarsi a capofitto nel Medio Oriente.&nbsp;&nbsp;</p>
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		<title>Netanyahu e il Golfo come obiettivo: l&#8217;asse tra monarchie sunnite e nazionalisti israeliani</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/netanyahu-e-il-golfo-come-obiettivo-lasse-tra-monarchie-sunnite-e-nazionalisti-israeliani.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jan 2023 17:21:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[accordi di Abramo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il governo iper-nazionalista di Benjamin Netanyahu, il più identitario e divisivo sul piano etno-sociale della storia di Israele, ha come primo obiettivo di politica estera espandere gli Accordi di Abramo e consolidare le relazioni diplomatiche coi Paesi del Golfo. Può sembrare una contraddizione solo a chi non conosce i tempi, i modi e gli obiettivi &#8230; <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/netanyahu-e-il-golfo-come-obiettivo-lasse-tra-monarchie-sunnite-e-nazionalisti-israeliani.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/netanyahu-e-il-golfo-come-obiettivo-lasse-tra-monarchie-sunnite-e-nazionalisti-israeliani.html">Netanyahu e il Golfo come obiettivo: l&#8217;asse tra monarchie sunnite e nazionalisti israeliani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_2023010611463351_4865b88f379a76145e145ae04c27da1a-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il governo iper-nazionalista di <strong>Benjamin Netanyahu,</strong> il più identitario e divisivo sul piano etno-sociale della storia di Israele, ha come primo obiettivo di politica estera espandere gli Accordi di Abramo e consolidare le relazioni diplomatiche coi Paesi del Golfo.</p>



<p>Può sembrare una contraddizione solo a chi non conosce i tempi, i modi e gli obiettivi della politica estera di Tel Aviv, che sull&#8217;asse con le petromonarchie sunnite (<strong>Emirati Arabi, Arabia Saudita e Bahrain</strong>) costruisce degli assi portanti del suo sviluppo. E non è un caso che il neoministro degli Esteri israeliano <strong>Eli Cohen </strong>sia già al lavoro per organizzare proprio negli Emirati Arabi Uniti la prima visita all&#8217;estero del sesto governo Netanyahu. &#8220;Bibi&#8221; voleva visitare il Paese già a fine 2021, ma la caduta del suo quinto governo ha reso <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-naftali-bennett.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Naftali Bennett</a></strong> il primo premier della storia a giungere ad Abu Dhabi. In quest&#8217;ottica, l&#8217;obiettivo appare il contenimento della presenza dell&#8217;Iran nella regione e il rafforzamento dei vincoli energetici, securitari e commerciali.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">From Jerusalem to the people of Iran: <br><br>We salute the Iranian citizens who are heroically fighting for their freedom. <a href="https://t.co/fwbZhkxC3j">pic.twitter.com/fwbZhkxC3j</a></p>&mdash; Benjamin Netanyahu &#8211; בנימין נתניהו (@netanyahu) <a href="https://twitter.com/netanyahu/status/1612089181848608769?ref_src=twsrc%5Etfw">January 8, 2023</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Le relazioni ufficiali tra Israele e gli Emirati Arabi Uniti sono state stabilite due anni fa ai sensi degli Accordi di Abramo. E ora sono un pivot che la divisa politica israeliana ha adottato in forma trasversale. I bilaterali sono costanti. &#8220;Nel giugno 2022, l&#8217;allora primo ministro Naftali Bennett è volato ad Abu Dhabi&#8221; per una seconda volta &#8220;per incontri sull&#8217;Iran&#8221; con le autorità emiratine, ricorda il<a href="https://www.timesofisrael.com/netanyahu-said-set-to-make-first-official-trip-to-uae/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <em>Times of Israel,</em></a> &#8220;e il ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti Al Nahyan<strong> <a href="https://www.timesofisrael.com/uae-foreign-minister-lands-in-israel-ahead-of-meeting-with-lapid-in-jerusalem/">ha visitato</a> Israele a settembre per celebrare il secondo anniversario degli <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-prevedono-gli-accordi-di-abramo-firmati-alla-casa-bianca.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">accordi di Abramo</a>.</strong> Ha incontrato l&#8217;allora primo ministro <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-yair-lapid.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Yair Lapid</a> e Netanyahu. Anche il presidente Isaac Herzog ha visitato gli Emirati Arabi Uniti&#8221;.</p>



<p>Dopo le elezioni dell&#8217;1 novembre che avevano visto la vittoria del campo largo nazionalista centrato sulla destra del Likud e sui suoi alleati &#8220;c&#8217;erano state preoccupazioni che i legami tra Israele e la nazione del Golfo potessero essere influenzati dall&#8217;elezione del governo intransigente di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-benjamin-netanyahu.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Netanyahu</a>&#8220;, ma così non sembrerebbe, almeno finora. Itamar Ben Gvir e Bezalel Smotrich, forti dei loro toni anti-islamici e anti-arabi, non hanno mai goduto delle simpatie dei Paesi del Golfo, ma Abu Dhabi e gli altri Stati della regione guardano al ruolo di Netanyahu come &#8220;pontiere&#8221;.</p>



<p>Nei primi giorni del governo nato il 29 dicembre gli Emirati Arabi Uniti hanno condannato &#8220;fortemente&#8221;&nbsp;<a href="https://wam.ae/en/details/1395303116070" target="_blank" rel="noreferrer noopener">la visita di Ben Gvir</a> alla <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/perche-si-parla-di-tensione-dopo-la-passeggiata-di-ben-gvir.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Spianata delle Moschee a Gerusalemme</a></strong>&nbsp;ma di fatto non hanno chiuso alla visita di Netanyahu. Troppo importante l&#8217;apertura di credito bilaterale e troppo cogente la sfida all&#8217;Iran per mettere in primo piano una causa, come quella palestinese, che oggi non ha più la valenza strategica di un tempo per le monarchie del Golfo.</p>



<p>Netanyahu si muoverà in continuità con Lapid e Bennett nel tentativo di separare al massimo politica interna e politica estera nell&#8217;approccio al mondo arabo. Troppo ghiotte le opportunità della relazione con gli Stati della regione per sacrificarle in nome di un nazionalismo fine a sé stesso che aiuta, però, a consolidare come questione puramente interna la faglia tra sionisti e arabi nello Stato Ebraico. Anzi, l&#8217;obiettivo è ottenere nuove adesioni agli Accordi di Abramo sul riconoscimento bilaterale e puntare alla triangolazione con gli Usa per contenere i rivali regionali delle potenze filoccidentali. Dopo <strong>Emirati, Bahrain, Marocco e Sudan</strong>, Netanyahu vuole puntare al più grande dei risultati: fare del suo governo nazionalista quello che riuscirà, in nome dell&#8217;inimicizia comune per Teheran, a conquistare il Santo Graal diplomatico del pieno riconoscimento <a href="https://www.aa.com.tr/en/politics/netanyahu-seeks-to-establish-full-diplomatic-relations-with-saudi-arabia/2765556" target="_blank" rel="noreferrer noopener">bilaterale tra Tel Aviv e l&#8217;<strong>Arabia Saudita</strong>.</a> Il 15 dicembre 2022 l&#8217;allora premier nominato ha promesso un &#8220;salto di qualità&#8221; nei rapporti con Riad. </p>



<p>Dal 2015 a oggi Netanyahu ha aumentato d&#8217;intensità i contatti con Riad, e la <a href="https://www.ibanet.org/article/D2659617-4CAB-4FE9-8B60-A971485EC3D6" target="_blank" rel="noreferrer noopener">diplomazia delle spie e dei militari, informalmente, prosegue attiva da diversi anni soprattutto sul tema iraniano.</a> Il commentatore di <a href="https://english.alarabiya.net/views/2022/12/28/Why-bilateralism-is-key-to-any-Saudi-Israeli-agreement" target="_blank" rel="noreferrer noopener">politica estera di <em>Al Arabiya </em><strong>Tony Badran</strong> sul sito</a> della nota emittente araba ha analizzato l&#8217;intervista concessa da Netanyahu prima dell&#8217;insediamento alla Tv con sede a Dubai ricordando che &#8220;Netanyahu ha presentato fermamente la possibilità di una normalizzazione diplomatica con l&#8217;Arabia Saudita&#8221;, che ha descritto come &#8220;il grande premio&#8221; di &#8220;una discussione bilaterale saudita-israeliana&#8221; attiva nei fatti da anni.</p>



<p>Tutto questo, ed è la grande novità, andando oltre i rapporti della nazione che controlla i luoghi santi dell&#8217;Islam con il broker maggiore degli Accordi di Abramo, gli Stati Uniti: Netanyahu ha sottolineato che &#8220;Israele ha agito e continuerà&nbsp;<a href="https://english.alarabiya.net/News/middle-east/2022/12/15/Netanyahu-Unprecedented-Iran-protests-have-led-to-US-rethinking-of-nuclear-deal">ad agire indipendentemente dagli Stati Uniti</a>, specialmente quando sono in gioco questioni fondamentali della sicurezza del paese, come la minaccia posta dall&#8217;Iran a Israele e alla regione&#8221;. Una svolta sostanziale che potrebbe portare, dunque, il governo più anti-arabo sul fronte interno della storia di Israele a diventare il più filo-arabo nei fatti in chiave geopolitica. Tutto questo ha senso se letto nel quadro della contrapposizione geostrategica e della <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-iran-torna-la-guerra-ombra.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&#8220;guerra ombra&#8221; </a>tra l&#8217;Iran e i suoi rivali che da anni anima il Medio Oriente e in cui sia Israele che le monarchie del Golfo sono pronte, pur di non soccombere, a quelli che solo pochi anni fa avrebbero considerato veri e propri &#8220;patti col Diavolo&#8221;, ma che ora appaiono scelte realistiche e strategiche.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/netanyahu-e-il-golfo-come-obiettivo-lasse-tra-monarchie-sunnite-e-nazionalisti-israeliani.html">Netanyahu e il Golfo come obiettivo: l&#8217;asse tra monarchie sunnite e nazionalisti israeliani</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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