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	<title>Antartide Archives - InsideOver</title>
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	<title>Antartide Archives - InsideOver</title>
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		<title>Deserti, vette e ghiacci. La straordinaria vita di Ardito Desio, l&#8217;indomabile</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/deserti-vette-e-ghiacci-la-straordinaria-vita-di-ardito-desio-indomabile.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jan 2023 14:29:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1295" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112115841188_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_243695.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ardito desio" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112115841188_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_243695.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112115841188_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_243695-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112115841188_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_243695-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112115841188_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_243695-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112115841188_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_243695-1536x1036.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Alla fine degli anni Ottanta, giovane redattore, intervistai Ardito Desio. Era ormai quasi novantenne (era nato a Palmanova il 18 aprile 1897) e pensavo di trovare un nonnetto un po’ rimbambito da liquidare con quattro domande e qualche complimento di prassi — bravo, bravissimo, facciamo una foto, saluti i lettori etc… — e invece scoprii &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/deserti-vette-e-ghiacci-la-straordinaria-vita-di-ardito-desio-indomabile.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1295" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112115841188_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_243695.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="ardito desio" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112115841188_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_243695.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112115841188_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_243695-300x202.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112115841188_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_243695-1024x691.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112115841188_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_243695-768x518.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112115841188_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_243695-1536x1036.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Alla fine degli anni Ottanta, giovane redattore, intervistai <strong>Ardito</strong> <strong>Desio</strong>. Era ormai quasi novantenne (era nato a Palmanova il 18 aprile 1897) e pensavo di trovare un nonnetto un po’ rimbambito da liquidare con quattro domande e qualche complimento di prassi — bravo, bravissimo, facciamo una foto, saluti i lettori etc… — e invece scoprii un personaggio fascinoso, straordinario, degno della penna di Verne. Una sorpresa e una lezione di vita.</p>



<p>In quell&#8217;uggioso pomeriggio milanese il professore mi raccontò, con l’entusiasmo e il brio di un ventenne, <strong>tante storie</strong>. Tutte bellissime. Rimasi inchiodato alla sedia ascoltando le sue esplorazioni in giro per il mondo e le precisissime descrizioni di mondi e atmosfere passate. La defunta Africa italiana e l’Asia del “grande gioco” di Kipling. Poi la Birmania, la Persia, l’Himalaya, l’Antartide. Deserti, montagne, ghiacci, vette, sabbia, freddo, caldo. Passioni e studio. Tanto studio. Tanta passione.</p>



<p>Affascinato lo ascoltai dimenticando di prendere appunti. Non v’era bisogno. Tutto era (ed è) nella mia testa. Ardito Desio era un formidabile narratore che riusciva a stregarti, a intrigarti. Al momento dei saluti mi anticipò il suo prossimo viaggio. Sorprendendomi una volta di più. Alla sua non più verde età quell’incredibile friulano era in procinto di partire un’altra volta verso il <strong>Nepal</strong> per inaugurare la “Piramide”, un laboratorio per ricerche multidisciplinari ad alta quota collocato a 5.050 metri ai piedi dell’Everest, un progetto del CNR da lui ideato e fortemente voluto. Sgranando gli occhi mi disse: “Torno sull’Himalaya dove ho lavorato tanto, ma di certo meno di quanto ho fatto nel deserto sahariano, quante avventure laggiù, quante occasioni sprecate…”. E poi afferrò un bottiglione e me lo porse. “È il primo campione di petrolio della <strong>Libia</strong>, l’ho trovato io nel 1938 nell’oasi di Marada ma non avevamo la tecnologia per estrarlo, così nel dopoguerra ci hanno pensato gli americani e noi siamo rimasti fregati….”.</p>



<p>Una scoperta di cui, a ragione, andava fierissimo. Ma non l’unica, anzi. Nella sua lunghissima vita, <strong>terminata a 104 anni</strong> il 12 aprile 2001, Desio aveva inanellato una strepitosa serie di successi scientifici e geografici che gli valsero riconoscimenti, fama e non poche invidie. Di quest’ultime se ne infischiava bellamente e tirava dritto per la sua strada. Insomma, Ardito di nome e di fatto.</p>



<p>La sua prima avventura fu la <strong>Grande</strong> <strong>Guerra</strong>. Partito volontario come portaordini ciclista nel 1916 venne nominato sottotenente del corpo degli Alpini dove strinse amicizia con Italo Balbo, anche lui giovane ufficiale. Un incontro, come vedremo, decisivo. Tra un combattimento e l’altro Desio s’iscrisse alla Facoltà di Scienze naturali a Firenze, ma nel 1917 cadde prigioniero degli austriaci e terminò la guerra in un campo di concentramento in Boemia. Rientrato in patria si laureò con il massimo dei voti e nel 1921 prese servizio come assistente all’Istituto di Geologia di Firenze, poi a Pavia e infine a Milano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;Africa secondo Ardito Desio</h2>



<p>Ma la vita sedentaria non faceva per Desio. Tra il 1921 e il 1924 effettuò <strong>due lunghe spedizioni </strong>(in tutto 14 mesi) nel Dodecaneso, fresco possedimento italiano, compiendo la prima ricognizione geologica dell’arcipelago. Nel 1926 fu la volta della Libia. Sbarcato il 24 settembre a Bengasi sotto un furioso acquazzone, il giovane scienziato ben presto rimosse tutte le fantasie letterarie sull’Africa e si adattò rapidamente alla nuova realtà. Nel suo libro <em>Le vie della sete</em>, dedicato alle ricerche sahariane, Ardito avvertiva i lettori: “Ognuno di noi si è formato un’idea personale dell’Africa prima ancora di avervi messo piede. Reminiscenze di vecchie letture, vignette di libri, fantasiose descrizioni di amici giramondo hanno collaborato a creare quel quadro singolare che rappresenta <strong>la</strong> “<strong>nostra</strong>” <strong>Africa</strong>. Se poi la vera Africa dovesse essere diversa ce la prenderemmo non tanto con noi stessi, quanto con quell’inspiegabile realtà”.</p>



<p>Destinato, su incarico della Società Geografica Italiana, verso la remota oasi di Giarabub, il giovane geologo rimase subito affascinato dalle attrattive di “quell’interessantissimo e spaventoso Paese che è l’Africa sahariana” e per mesi perlustrò la Marmarica portando a termine<strong> importanti rilevazioni </strong>geologiche, topografiche e paleontologiche. Un compito entusiasmante e terribilmente faticoso aggravato in più dalla situazione: al tempo la Libia era tutt’altro che conquistata e “pacificata” e la ribellione dei Senussi continuava ad insidiare gli avamposti italiani all’interno. Ciò nonostante Desio continuò le sue esplorazioni piedi o a dorso di cammello scontrandosi più volte con le autorità militari per nulle entusiaste delle attività dello spericolato professore.</p>



<p>Terminata la sua prima avventura africana, nel 1929 Desio partecipò come geografo e geologo alla <strong>spedizione sul Karakorum</strong> guidata dal duca di Spoleto Aimone di Savoia-Aosta, un legame risalente alla sua permanenza nel Dodecaneso. L’idea iniziale, scaturita nel decimo Congresso geografico Italiano, era prettamente alpinistica-sportiva e l’obiettivo era la conquista del K2, la seconda vetta più alta del mondo, ma il disastro della spedizione Nobile al Polo Nord raffreddò gli entusiasmi di Roma. Dopo la tragedia del dirigibile “Italia”, Mussolini temeva un altro insuccesso e “consigliò” la Società Geografica e il Club Alpino, patrocinatori assieme al Comune di Milano della missione, un più prudente taglio scientifico. Fu così che Desio e i suoi compagni esplorarono l’inviolata <strong>Valle Shaksgam</strong>, sul versante settentrionale del Karakorum, e raggiunsero il ghiacciaio Duca degli Abruzzi e la Sella Conway nell&#8217;Alto Baltoro. Nel suo pellegrinare tra le vette dell’Asia il friulano scoprì un nuovo valico attraverso la cresta principale del Karakorum fra il Trango (affluente del Baltoro) e il Sarpo Laggo ed effettuò l&#8217;esplorazione completa del Ghiacciaio Panmah. In più eseguì con la sua personale “Tavoletta di campagna”, costruita appositamente per lui dalle Officine Galileo di Firenze, rilievi topografici in vaste aree inesplorate nonché lo studio geologico e geografico di tutto il territorio. La spedizione himalayana fu un successo pieno, ma per Desio anche l’inizio di un’ossessione: <strong>la conquista del K2</strong>.&nbsp;</p>



<p>Tra il 1931 e il 1932 il professore, su incarico di <strong>Guglielmo Marconi</strong> presidente dell’Accademia d’Italia, organizzò due spedizioni nel Sahara libico, che attraversò con una carovana di cammelli e l’anno dopo con una colonna di camion. L’obiettivo era duplice: studiare e mappare il territorio e, al tempo stesso, cercare risorse minerarie come i nitrati e i fosfati.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;amicizia con Italo Balbo e il periodo in Libia</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="1024" height="844" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112142634128_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_201126-1024x844.jpg" alt="ardito desio" class="wp-image-380092" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112142634128_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_201126-1024x844.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112142634128_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_201126-300x247.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112142634128_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_201126-768x633.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112142634128_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_201126-1536x1266.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112142634128_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_201126.jpg 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption>Italo Balbo durante la trasvolata dell&#8217;oceano atlantico nel 1933. Foto: Uff. Stampa Istituto Luce/Ansa.</figcaption></figure>



<p>Al suo ritorno Desio sposò a Milano Aurelia Bevilacqua, già sua allieva, e riallacciò i rapporti <strong>Italo</strong> <strong>Balbo</strong>, l’amico dei tempi di guerra divenuto nel frattempo l’eroe delle trasvolate oceaniche e uno dei personaggi più potenti dell’Italia mussoliniana. Un sodalizio fruttuoso. Nel 1933 l’allora ministro dell’Aeronautica mise a disposizione del suo vecchio camerata alpino un aereo per una ricognizione scientifica in Persia. Arrivati a Teheran, dopo una perigliosa traversata costellata da due atterraggi di fortuna lungo il percorso, Desio e i suoi compagni d’avventura scalarono alcune cime superiori ai 4.000 metri, compreso l’inviolato monte Demaved alto 5.771 metri, e studiarono i ghiacciai della catena del Zagros. &nbsp;</p>



<p>Si trattò di un’operazione di <em>soft power </em>geopolitico sinergica alla crescente attenzione fascista verso il Levante e l’Asia. A sua volta l’<strong>Iran</strong> di Reza Shah, il fondatore della dinastia Pahlavi, guardava con molto interesse verso l’Italia considerata, in funzione anti britannica, un possibile alleato.&nbsp; Al di là dei rilevanti risultati scientifici, la spedizione inaugurò una nuova fase dei rapporti tra le due nazioni e qualche tempo dopo furono inviati in Italia i primi allievi piloti della nascente aeronautica iraniana.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Intanto nel 1934 Mussolini aveva inviato l’ingombrante trasvolatore in Libia come governatore. Una sinecura più che un incarico politico, ma il ferrarese, carattere mercuriale e pragmatico, trasformò presto la sonnolenta colonia in una<strong> grande officina sociale</strong> e culturale. Due anni dopo il suo arrivo a Tripoli, Balbo incaricò Desio di creare il Museo Libico di Storia Naturale e di dirigere le ricerche geologico-minerarie e di acque artesiane nel sottosuolo. Nelle sue ricerche Desio scoprì un giacimento di magnesio e potassio nell’oasi di Marada nonché la presenza di idrocarburi da dove, come sopra ricordato, furono estratti nel 1938 i primi litri di petrolio, tra cui il famoso bottiglione che il professore mi mostrò nel nostro incontro milanese&#8230;</p>



<p>Con il concorso dell’Agip si stipulò un <strong>programma di ricerche petrolifere</strong> per il triennio successivo che prevedeva, nel quadro dei suoi studi sull’intero territorio (sintetizzati nella sua carta geologica di tutta la Libia), indagini nella Sirtica, da lui studiata per la prima volta dal punto di vista geologico. Lo scoppio della guerra bloccò ogni ricerca sebbene già 18 dei pozzi perforati cominciarono a dare manifestazioni di petrolio.</p>



<p>Il professore individuò inoltre una <strong>ricchissima falda acquifera artesiana</strong> che venne impiegata per l&#8217;irrigazione di vaste aree della provincia di Misurata consentendo la trasformazione agraria di quel territorio semidesertico ed effettuò l&#8217;esplorazione del Fezzan di cui illustrò per la prima volta la costituzione geologica. Sempre nel 1936 partecipò al primo volo, un raid segreto organizzato da Balbo, lungo i nuovi confini meridionali della Libia — definiti nel 1935 da una convenzione italo-francese, ma mai ratificati da Parigi —&nbsp;che si spingevano sino all’inesplorata regione del Tibesti.</p>



<p>Non pago d’avventure l’anno dopo Desio si recò nell’Africa Orientale Italiana per esplorare l’ovest dell’<strong>Etiopia</strong>, una terra appena conquistata e per nulla o quasi pacificata. Le due spedizioni tra il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro individuarono giacimenti d’oro, molibdenite e mica, ma furono più volte attaccate dai ribelli etiopi e vi furono forti perdite; in uno degli assalti un provvidenziale tubo metallico usato come portacarte e indossato da Desio a tracolla impedì a un proiettile di squarciargli il torace.</p>



<p>Nel marzo 1940, alla vigilia della guerra, Balbo lo richiamò in Libia e gli affidò un’altra spedizione nell’inospitale Tibesti. Con due aerei e una colonna d’autocarri il nostro Ardito s’inoltrò nel misterioso massiccio montuoso — un territorio quattro volte più grande della Sicilia con vette che superano i 3 mila metri — realizzando <strong>la prima carta base</strong> dell’area prodromica alla definizione della contestata frontiera tra l’allora <strong>Libia</strong> <strong>italiana</strong> e il <strong>Ciad</strong> <strong>francese</strong>. Nelle sue ricognizioni libiche il geologo-esploratore scoprì sulle pareti di un roccione svettante nel deserto incisioni raffiguranti: “Curiosi disegni che rappresentavano, con poche linee ma con notevole efficacia, buoi con le corna a lira opera di pastori preistorici, i quali dovevano abitare quei luoghi quando il clima era meno arido”.</p>



<p>Il 10 giugno l’Italia sventuratamente entrava in guerra e il 28 l’aereo di Italo Balbo veniva abbattuto per sbaglio dalla nostra contraerea nel cielo di Tobruk. Per Desio un grande dolore e la fine di una fase importante della sua intensa vita. Poiché le vicende belliche avevano bloccato le esplorazioni, il professore si concentrò sulla vita accademica e nel 1942 inaugurò all’Università di Milano l’<strong>Istituto di Geologia</strong> di cui restò direttore sino al 1972, quando andò in pensione per limiti d’età.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La sfida vinta del K2</h2>



<p>Nel dopoguerra Desio riprese i suoi contatti internazionali e già nel 1952 si recò in <strong>India</strong> e in <strong>Pakistan</strong> per coronare il suo sogno giovanile, la conquista del K2. Con indubbia abilità diplomatica e molta pazienza nel 1953 convinse il molto restio governo pakistano ad autorizzare la scalata dell’agognata vetta. Ottenuto finalmente il permesso, il professore s’impegnò con tutte le sue forze e con estrema meticolosità nell’organizzazione dell’impresa suscitando per il suo carattere ferrigno non poche critiche: le selezioni furono rigorosissime e numerosi valenti alpinisti furono scartati. Desio non ammise obiezioni o pressioni di sorta, scelse quelli che considerava i migliori (e i più disciplinati…) fregandosene dei mugugni e delle invidie.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" width="567" height="789" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112143202901_e315bb574c40cabf366eb3ab8590f129.jpg" alt="ardito desio" class="wp-image-380095" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112143202901_e315bb574c40cabf366eb3ab8590f129.jpg 567w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/01/ilgiornale2_20230112143202901_e315bb574c40cabf366eb3ab8590f129-216x300.jpg 216w" sizes="(max-width: 567px) 100vw, 567px" /><figcaption>Una Immagine che racconta la vita di Achille Compagnoni, uno degli eroi del K2. Foto: Ansa.</figcaption></figure>



<p>Il piano prevedeva <strong>due</strong> <strong>squadre</strong>, una alpinistica e una scientifica. La prima con il compito per affrontare la scalata, la seconda per le ricerche scientifiche. I candidati selezionati per la scalata furono: Erich Abram, Ugo Angelino, Walter Bonatti, Achille Compagnoni, Cirillo Floreanini, Pino Gallotti, Lino Lacedelli, Mario Puchoz, Ubaldo Rey, Gino Soldà, Sergio Viotto. La spedizione raggiunse il campo base a fino maggio 1954 iniziando una perigliosa marcia d’avvicinamento e il 28 luglio venne raggiunta quota 7.627 metri dove venne allestito il campo avanzato VIII e poi, il 30 luglio, il campo IX a circa 7.900 metri e infine il 31 luglio 1954 alle 18:00 Achille Compagnoni e Lino Lacedelli conquistarono la vetta della seconda cima al mondo. Il K2 divenne la “<strong>montagna degli italiani</strong>”.</p>



<p>L’impresa fu funestata dalla morte per polmonite di <strong>Mario</strong> <strong>Puchoz</strong>, uno dei membri più noti della spedizione e dal gravissimo “malinteso” tra Bonatti e Compagnoni e Lacedelli. La storia è ben nota ed è inutile in questa sede ripercorrerla. Ricordiamo che negli anni la versione dei due scalatori, sottoscritta e approvata dal capospedizione Desio, fu duramente contrastata da Bonatti innescando un “caso K2” che si protrasse sino al 2004 quando una commissione di saggi del Club Alpino diede ragione al coraggioso Walter senza però mai del tutto smentire la relazione di Desio. Solo nel 2008 la Società Geografica Italiana e il CAI rettificarono ufficialmente la documentazione accettando pienamente la versione di Bonatti.</p>



<p>L’atteggiamento di Desio va in ogni caso contestualizzato. Nulla per lui doveva offuscare la<strong> grande vittoria italiana</strong>, un trionfo sportivo mondiale che leniva le dolorose ferite di un Paese appena malamente sconfitto e vinto. La vittoria del K2 era la <strong>rivincita di un’intera nazione</strong> e basta. Da qui la sua miope caparbietà nel negare a Bonatti le sue sacrosante pretese e riconoscere tutti i suoi meriti. Un’inutile ingiustizia. Ma l’uomo era fatto così…</p>



<p>Negli anni il professore continuò a programmare e guidare spedizioni in Pakistan, Afghanistan, Birmania, Filippine completando le sue ricerche. Nel 1961 cercò d’organizzare una missione italiana nell’<strong>Antartide</strong>, ma il governo negò i fondi necessari. L’indomabile Ardito non si rassegnò e su invito della National Science Foundation americana l’anno dopo raggiunse il continente ghiacciato e, primo italiano nella storia, s’inoltrò sino al Polo Sud. Nel 1974 il governo degli Stati Uniti gli conferì l&#8217;<em>Antartic Service Medal</em>. Nel 1980, ormai ottantatreenne, si recò a Pechino e, primo straniero dopo l’annessione cinese, attraversò il Tibet meridionale da Lhasa sino a Zham, proseguendo poi per il Nepal. Una “passeggiata” su cinquemila metri.</p>



<p>L’ultima avventura, come all’inizio accennato, fu la costruzione del<strong> laboratorio Piramide del CNR</strong>, inaugurato da Desio nel 1989 ai piedi dell’Everest. La sua missione era finalmente conclusa. Era arrivato, infine, il tempo della quiete e dell’attesa prima del grande salto, dodici anni dopo, nel mistero della morte. &nbsp;</p>
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		<title>Il grande gioco per l&#8217;Antartide</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-grande-gioco-per-lantartide.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Dec 2022 16:26:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1761" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/antartide-china-Agenzia_Fotogramma_IPA17736587.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/antartide-china-Agenzia_Fotogramma_IPA17736587.jpeg 1761w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/antartide-china-Agenzia_Fotogramma_IPA17736587-300x184.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/antartide-china-Agenzia_Fotogramma_IPA17736587-1024x628.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/antartide-china-Agenzia_Fotogramma_IPA17736587-768x471.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/antartide-china-Agenzia_Fotogramma_IPA17736587-1536x942.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1761px) 100vw, 1761px" /></p>
<p>La fame di egemonia delle grandi potenze non conosce limiti. Esse ambiscono al dominio di qualsiasi terra sulla quale posino lo sguardo o sulla quale camminino. È nel loro dna. Un determinismo genetico che può essere solo inibito, ma non estinto. È così da sempre. E sempre sarà. Grandi potenze, la loro diplomazia parla la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-grande-gioco-per-lantartide.html">[...]</a></p>
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<p>La fame di egemonia delle grandi potenze non conosce limiti. Esse ambiscono al dominio di qualsiasi terra sulla quale posino lo sguardo o sulla quale camminino. È nel loro dna. Un determinismo genetico che può essere solo inibito, ma non estinto. È così da sempre. E sempre sarà.</p>



<p>Grandi potenze, la loro diplomazia parla la lingua delle cannoniere, dei preti e dei commercianti. Tra loro è grande gioco, torneo delle ombre, ovunque si trovino risorse in abbondanza. Perciò ogni epoca, sebbene in modo diverso, è stata testimone di competizioni egemoniche, corse coloniali e guerre di conquista nei polmoni del pianeta – Latinoamerica e Africa centrale – e nel suo cuore – <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/il-grande-gioco-per-l-asia-centrale.html">Asia centrale</a>.</p>



<p>Il cambiamento climatico e il progresso tecnologico hanno poco alla volta portato le grandi potenze a combattersi per le, e alle, estremità del pianeta: i due poli. Ma, mentre della <strong>corsa all&#8217;Artico</strong> è dato sapere di più, sul <strong>grande gioco per l&#8217;Antartide</strong> si scrive di meno. Anche se, numeri e fatti alla mano, ciò che sta accadendo nel continente ghiacciato è tutto fuorché irrilevante e trascurabile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti pazzi per l&#8217;Antartide</h2>



<p>Antartide, l&#8217;anti-Artide, è da quando <strong>Fabian Gottlieb von Bellingshausen</strong> ne scoprì l&#8217;esistenza, nel lontano 1820, che le grandi potenze avanzano rivendicazioni su di essa. Il diritto internazionale la scherma dalle attività militari e commerciali – sulla base del Trattato del 1959 –, ma se la storia insegna qualcosa è che nulla è perpetuo. E, difatti, cambiamento climatico e competizione tra grandi potenze stanno lentamente portando il continente bianco al centro dell&#8217;attenzione di vecchi e nuovi attori.</p>



<p>Nel sottosuolo antartico giacciono quantità indefinite di risorse naturali dal valore strategico, in particolare terre rare, oro, rame, uranio, petrolio e gas naturale. Estrarre questo tesoro non è possibile in ragione del Trattato del 1959, che del continente vuole preservare anche il fragile ecosistema, ma le necessità dell&#8217;economia globale e la sfrontatezza di alcuni giocatori sono suscettibili di alterare lo <em>status</em> <em>quo</em>. La Russia, ad esempio,<a href="https://www.spglobal.com/commodityinsights/en/market-insights/topics/coronavirus-impacts-commodity-markets"> sta investendo nella mappatura del sottosuolo e dei fondali</a>, delle cui ricchezze elabora stime generose da dare in pasto al pubblico, con l&#8217;obiettivo implicito di stuzzicare l&#8217;appetito delle influenti lobby degli idrocarburi.</p>



<p>Risorse naturali a parte, l&#8217;Antartide è un magnete per le potenze di ogni taglia per via della situazione <em>sui generis </em>che la caratterizza. Perché è, nonostante le rivendicazioni territoriali di sette stati – la sola Australia vorrebbe per se stessa il 42% dell&#8217;intero continente –, una terra di nessuno. Vuoto di sovranità conclamata che la rende aperta alla contesa e nel quale si è inserita con vigore la <strong>Repubblica Popolare Cinese</strong>, <a href="http://www.xinhuanet.com/english/2018-02/08/c_136958901.htm">che sull&#8217;Isola Inexpressible sta costruendo la sua quinta base</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Tensioni lungo la Buenos Aires-McMurdo</h2>



<p>L&#8217;Argentina è la<strong> terza nazione più attiva </strong>in Antartide in termini di stazioni di ricerca – ben sedici – ed è anche, per ragioni geografiche, naturalmente votata a incidere sulle geografie del potere dell&#8217;Atlantico meridionale. Due fattori che potrebbero renderla, in futuro, un attore-chiave all&#8217;interno del grande gioco antartico.</p>



<p>Chi controlla l&#8217;Atlantico meridionale è proiettato sull&#8217;Antartide, perciò il Regno Unito custodisce e continuerà a custodire con gelosia la sovranità sulle <strong>Falkland/Malvine</strong>. E perciò la Cina, facendo leva sul rancore argentino per l&#8217;esito della guerra delle Falkland, sta corteggiando la classe dirigente biancoazzurra e investendo massicciamente tra Patagonia e Terra del fuoco allo scopo di minare l&#8217;egemonia regionale britannica – e, dunque, statunitense.</p>



<p>Parlare di asse sino-argentino è precoce, sebbene negli Stati Uniti si parli già di &#8220;<a href="https://www.limesonline.com/cartaceo/argencina-cosi-pechino-sfida-la-dottrina-monroe">ArgenCina</a>&#8220;, ma ritenerne improbabile la materializzazione e sottovalutarne le potenziali implicazioni è altrettanto sbagliato. Pechino gestisce una stazione radiospaziale in Patagonia dal 2012 – che, di concerto con le basi antartiche, è potenzialmente in grado di permettere intelligence dei segnali a lungo raggio – <a href="https://www.express.co.uk/news/world/1692272/China-army-naval-base-Argentina-Antarctica">e starebbe trattando per l&#8217;apertura di un porto nella Terra del fuoco</a>, balcone sul continente bianco.</p>



<p>Il surriscaldamento del teatro argentino è la prova del fatto che la grande partita per l&#8217;Antartide non si giocherà soltanto sui ghiacci, ma anche nei loro dintorni. Ragion per cui è lecito attendersi scossoni lungo la Buenos Aires-McMurdo e un giorno, forse, la riapertura della questione Falkland/Malvine.</p>
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		<title>La Svastica sull&#8217;Antartide</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/la-svastica-sullantartide.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Dec 2022 16:21:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[Nazismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="949" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Nazismo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Nazismo.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Nazismo-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Nazismo-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Nazismo-768x521.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>È dal XIX secolo che l&#8217;Antartide, il continente ghiacciato, è un&#8217;importante arena di confronto tra le grandi potenze. Oggi è una delle tante terre in cui vanno germogliando i semi della Terza guerra mondiale a pezzi, tra militarizzazione sottotraccia e giochi di spie. Ieri ospitò l&#8217;altro paragrafo glaciale della Guerra fredda. E l&#8217;altroieri, cioè durante &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/la-svastica-sullantartide.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="949" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Nazismo.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Nazismo.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Nazismo-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Nazismo-1024x694.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/11/Nazismo-768x521.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>È dal XIX secolo che l&#8217;Antartide, il continente ghiacciato, è un&#8217;importante arena di confronto tra le grandi potenze. Oggi è una delle tante terre in cui vanno germogliando i semi della Terza guerra mondiale a pezzi, tra militarizzazione sottotraccia e giochi di spie. Ieri ospitò l&#8217;altro paragrafo glaciale della <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/che-cos-e-la-guerra-fredda.html">Guerra fredda</a>. E l&#8217;altroieri, cioè durante la Seconda guerra mondiale, fu un obiettivo della<strong> Germania nazista</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il mito della Nuova Svevia</h2>



<p>La storia dell&#8217;ossessione antartica della Germania non inizia con <strong>Adolf Hitler</strong>, ma con <strong>Guglielmo II</strong>. La <em>weltpolitik </em>imponeva ai tedeschi di piantare ovunque la loro bandiera, dai Caraibi all&#8217;Oceania, perciò una prima spedizione antartica, guidata dal comandante<strong> Erich von Drygalski</strong>, fu organizzata fra il 1901 e il 1903. Poi, cause la Grande guerra e il successivo decennio nero, l&#8217;oblìo.</p>



<p>I tedeschi avrebbero dovuto attendere l&#8217;arrivo di Hitler per rimettere piede nel continente bianco. Berlino era alla ricerca di postazioni per la caccia alla balena, essendo il suo prezioso olio richiesto dall&#8217;industria nazionale, e l&#8217;Antartide sembrava il luogo perfetto in cui edificarne una. Anche perché, se fruttuosa, la spedizione avrebbe potuto soddisfare<strong> due obiettivi</strong>: uno economico, cioè la riduzione delle importazioni di olio di balena dalla Norvegia, e uno militare, ossia il possesso di una testa di ponte utile in caso di guerra.</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong><a href="https://it.insideover.com/storia/belfast-1939-l-ira-e-la-svastica-contro-sua-maesta.html">Belfast, 1939: l&#8217;Ira e la Svastica contro Sua Maestà</a></strong></li><li><a href="https://it.insideover.com/storia/i-nazisti-il-martello-di-thor-e-l-ombra-di-odino.html"><strong>I nazisti, il martello di Thor e l&#8217;ombra di Odino</strong></a></li><li><strong><a href="https://it.insideover.com/storia-2/la-storia-dimenticata-dell-assalto-nazista-al-sudafrica.html">La storia dimenticata dell&#8217;assalto nazista al Sudafrica</a></strong></li></ul>



<p>Nel dicembre 1938, nella più totale segretezza, il veterano della Marina tedesca<strong> Alfred Ritscher</strong> lasciò il porto di Amburgo alla volta dell&#8217;Antartide. Ritscher e l&#8217;equipaggio arrivarono nella costa della principessa Marta, parte di una più ampia regione che di lì a poco avrebbe reclamato la Norvegia – la terra della regina Maud –, poco più di un mese dopo.</p>



<p>Ritscher battezzò quella porzione di Antartide la <strong>Nuova Svevia</strong>, un omaggio alla nave catapulta sulla quale avevano viaggiato – la MS Schwabenland –, stabilendovi una base ed esplorandola da cima a fondo. Bandiere della Germania nazista furono piantate lungo la costa e colonne con in cima la svastica nell&#8217;entroterra.</p>



<p>A missione finita, nell&#8217;aprile dello stesso anno, Ritscher rincasò con più di diecimila fotografie aeree della Nuova Svevia e regioni adiacenti, equivalenti ad una mappatura territoriale dall&#8217;alto di circa 350mila chilometri quadrati di Antartide, e con dei rapporti oceanografici sui mari del polo sud e sull&#8217;Atlantico meridionale.</p>



<p>La Norvegia, venuta a conoscenza della spedizione nazista attraverso dei cacciatori di balene che avevano visto la nave catapulta in rotta verso il continente bianco, avrebbe reagito all&#8217;affronto estendendo le proprie rivendicazioni dalla costa della principessa Marta all&#8217;intera area mappata da Ritscher, chiamandola terra della regina Maud, ponendo fine alle ambizioni glaciali del Terzo Reich. O forse no.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Alla ricerca dei nazisti tra i ghiacci</h2>



<p>Agosto 1946, la seconda guerra mondiale è finita da un anno quando un&#8217;imponente forza viene spostata dagli <strong>Stati Uniti</strong> al continente bianco. Una forza composta da 4.700 soldati, 33 aerei e 13 navi. Obiettivo dichiarato del dispiegamento, rispondente al nome di <strong>operazione Highjump</strong>, è la preparazione delle forze armate all&#8217;azione nei climi estremi. Passo necessario e propedeutico all&#8217;ingresso degli Stati Uniti in Antartide.</p>



<p>Ma Highjump potrebbe essere stata molto più di un&#8217;esercitazione avanzata. Highjump potrebbe aver perseguito, secondo letture controcorrente – e non per forza prive di senso –, anche un fine occulto: <strong>la ricerca di presunte installazioni naziste</strong>.</p>



<p>Gli Stati Uniti erano a conoscenza della grande trasmigrazione nazista verso le Americhe Latine e, seguendo le indiscrezioni ruotanti attorno <a href="https://it.insideover.com/schede/storia/operazione-odessa-fuga-nazisti.html">la rete Odessa</a>, si era fatta strada la convinzione, mai esplicitata, che da qualche parte tra il cono sud e l&#8217;Antartide i superstiti del Terzo Reich si stessero riorganizzando per un futuro colpo di mano.</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong><a href="https://it.insideover.com/storia/i-nazisti-la-ricerca-della-terra-cava-e-il-mito-di-agarthi.html">I nazisti, la ricerca della Terra cava e il mito di Agarthi</a></strong></li><li><strong><a href="https://it.insideover.com/storia/i-nazisti-e-l-amazzonia.html">I nazisti e l&#8217;Amazzonia</a></strong></li><li><strong><a href="https://it.insideover.com/storia/quando-i-nazisti-tentarono-lassalto-allamerica-latina.html">Quando i nazisti tentarono l&#8217;assalto all&#8217;America Latina</a></strong></li></ul>



<p>Prove di attività naziste nel continente bianco non erano presenti. Dopo la spedizione di Ritscher, invero, Berlino avrebbe ufficialmente annullato le successive missioni in programma – almeno due – a causa dello scoppio del conflitto. Versione contestata dai pettegolezzi provenienti dall&#8217;Argentina, dove si parlava di basi sotterranee naziste nei pressi della penisola antartica, che il sensazionale <strong>approdo degli U-Boat 530 e 977 a Mar del Plata</strong>, sul finire della guerra, avrebbe contribuito in maniera determinante a investire di veridicità.</p>



<p>Gli Stati Uniti <em>dovevano </em>sapere se i superstiti del Terzo Reich avessero effettivamente costruito la vociferata Nuova Berlino nel continente bianco. E Highjump, secondo il filone cospirazionistico, avrebbe servito il proposito di scoprirla per distruggerla. Una teoria affascinante, ma che tale resterà fino a quando non emergeranno prove a suo supporto. Se mai emergeranno.</p>
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		<title>Antartide, il prossimo fronte della guerra fredda tra Stati Uniti e Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/antartide-il-prossimo-fronte-della-guerra-fredda-tra-stati-uniti-e-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Sep 2019 05:04:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="922" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Antartide-spedizione-della-Cina-La-Presse-e1567253059133.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Antartide-spedizione-della-Cina-La-Presse-e1567253059133.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Antartide-spedizione-della-Cina-La-Presse-e1567253059133-300x144.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Antartide-spedizione-della-Cina-La-Presse-e1567253059133-768x369.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Antartide-spedizione-della-Cina-La-Presse-e1567253059133-1024x492.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La corsa per l&#8217;egemonizzazione dell&#8217;Artico e l&#8217;accapparramento delle sue risorse è iniziata da poco tempo, con gli Stati Uniti che si scoprono in difficoltà contro il rivale cinese sia in Groenlandia che nel proprio stesso territorio, in Alaska, ma un nuovo scontro tra i ghiacci sta già palesandosi all&#8217;orizzonte: nel continente antartico. I piani della Cina &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/antartide-il-prossimo-fronte-della-guerra-fredda-tra-stati-uniti-e-cina.html">[...]</a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="922" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Antartide-spedizione-della-Cina-La-Presse-e1567253059133.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Antartide-spedizione-della-Cina-La-Presse-e1567253059133.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Antartide-spedizione-della-Cina-La-Presse-e1567253059133-300x144.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Antartide-spedizione-della-Cina-La-Presse-e1567253059133-768x369.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Antartide-spedizione-della-Cina-La-Presse-e1567253059133-1024x492.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La corsa per l&#8217;egemonizzazione dell&#8217;Artico e l&#8217;accapparramento delle sue risorse è iniziata da poco tempo, con gli Stati Uniti che si scoprono in difficoltà contro il rivale cinese sia <a href="https://it.insideover.com/politica/stati-uniti-cina-e-russia-tutti-allassalto-della-groenlandia.html">in Groenlandia</a> che nel proprio stesso territorio,<a href="https://it.insideover.com/politica/lassalto-cinese-allartico-passa-per-lalaska.html"> in Alaska</a>, ma un nuovo scontro tra i ghiacci sta già palesandosi all&#8217;orizzonte: <strong>nel continente antartico</strong>.</p>
<h2>I piani della Cina</h2>
<p>Lo status speciale del continente bianco garantito dal <strong>trattato di Washington</strong> del 1959 proibisce la creazione di installazioni per fini militari, lo sfruttamento delle risorse naturali e stabilisce un regime informale di cooperazione fra i contraenti basato su scambio di informazioni, ispezioni e osservazioni terrestri ed aeree per valutare il rispetto dei primi due punti.</p>
<p>Ma da quando nel 2005 una spedizione cinese raggiunse<strong> Dome Argus</strong>, l&#8217;area più fredda del pianeta nonché il punto più elevato dell&#8217;altopiano antartico, ponendo le premesse per la successiva costruzione della<a href="https://www.scmp.com/news/china/science/article/3008034/are-china-and-us-jostling-position-highest-point-antarctica"> <strong>stazione Kunlun</strong></a>, ultimata quattro anni dopo, a Washington sono aumentati i sospetti che gli obiettivi di Pechino nel continente esulino dalla semplice ricerca scientifica.</p>
<p>Infatti, <a href="https://www.lowyinstitute.org/the-interpreter/heights-china-s-ambition-antarctica">è dal 2013</a> che la Cina sta cercando di dissuadere i contraenti dell&#8217;accordo sull&#8217;Antartide per ottenere che Dome Argus venga riconosciuta come un&#8217;<strong>area antartica specialmente gestita</strong>.</p>
<p>Lo status consentirebbe al paese di avere maggiori rivendicazioni sul territorio e condurre nel miglior modo possibile le attività di ricerca scientifica e indagine ambientale, ma gli Stati Uniti hanno sempre opposto una ferrea resistenza durante le tavole di discussione, sostenendo che esista il concreto rischio che l&#8217;area &#8211; già di per sé difficilmente raggiungibile e monitorabile &#8211; possa essere utilizzata per <strong>scopi militari</strong> e di sfruttamento del sottosuolo.</p>
<p>Le paure di Washington sembrano essere corroborate da alcuni eventi. Dal 2009 ad oggi la Cina ha investito <a href="https://www.fairobserver.com/region/asia_pacific/antarctica-arctic-arms-race-polar-superpower-russia-china-news-10191/">più di ogni altro paese</a> nel continente, costruendo e potenziando &#8211; oltre Kunlun &#8211; un aerodromo stagionale, due stazioni permanenti ed una base stagionale, e nei prossimi anni ci sarà l&#8217;inaugurazione di una<a href="https://thediplomat.com/2019/06/what-are-chinas-intentions-in-antarctica/"> nuova base temporanea</a> e del <a href="https://www.scmp.com/news/china/diplomacy/article/2170735/china-begin-building-first-permanent-airfield-antarctica">primo aerodromo fisso</a> dell&#8217;Antartide. Quest&#8217;ultimo è stato pensato sia per migliorare il trasporto di personale, tecnologia e reperti da e verso la madrepatria che per garantire il <strong>primato</strong> nella gestione dello spazio aereo antartico.</p>
<p>Soltanto gli Stati Uniti possiedono più installazioni della Cina, ma la situazione potrebbe cambiare in futuro e la chiave del mutamento potrebbe giungere da un fattore inaspettato che Pechino ha dimostrato di saper utilizzare magistralmente come strumento di politica estera: <strong>il turismo</strong>.</p>
<p>Nel 2008 il continente bianco era stato scelto come meta di viaggio da meno di 100 cittadini cinesi. Dieci anni dopo, durante la stagione 2017-18, gli stessi componevano il<a href="http://www.chinadaily.com.cn/a/201901/12/WS5c395cb3a3106c65c34e4092.html"> 16% dei flussi turistici totali</a> con poco più di 8200 presenze, ponendosi soltanto dietro gli statunitensi per numero di arrivi.</p>
<p>Le agenzie turistiche cinesi prevedono che il boom sia destinato a durare ed aumentare nel tempo, perciò il paese sta investendo nell&#8217;espansione delle installazioni e nel potenziamento della rete di interconnessione che le collega &#8211; trovandosi sostanzialmente nel Territorio Antartico Australiano. Il turismo di massa potrebbe essere la scusante <strong>ideale</strong> con la quale legittimare una maggiore presenza infrastrutturale nel continente.</p>
<p>Infine, nel maggio 2017, l&#8217;Amministrazione Oceanica di Stato ha pubblicato la prima strategia nazionale per il continente di ghiaccio nel libro bianco<span style="font-size: 1rem;"> </span><span style="font-size: 1rem;">&#8220;</span><a style="background-color: #ffffff; font-size: 1rem;" href="http://www.globaltimes.cn/content/1048187.shtml">Attività antartiche della Cina</a><span style="font-size: 1rem;">&#8220;. Nel documento la Cina riafferma la volontà di voler cooperare con i contraenti dell&#8217;accordo di Washington per difendere la non-militarizzazione dell&#8217;Antartide e di avere come unici obiettivi ricerca scientifica e indagini ambientali, che si intendono perseguire con maggiori investimenti nelle strutture esistenti e nella creazione di nuove.</span></p>
<p>Un punto che ha suscitato perplessità è quello sull&#8217;impegno del paese a garantire lo &#8220;<em>sviluppo sostenibile</em>&#8221; del continente, un concetto che secondo Stati Uniti e Australia nasconderebbe presunte volontà di un <strong>futuro sfruttamento delle risorse naturali</strong> che, come al polo nord, sono destinate a divenire accessibili per via del cambiamento climatico.</p>
<h2>Le contromosse di Stati Uniti e Australia</h2>
<p>Gli Stati Uniti sono presenti in Antartide sin dal periodo interguerra e hanno incrementato significativamente la loro presenza negli anni della guerra fredda, per poi spostare il focus su altri fronti geopolitici all&#8217;indomani del collasso dell&#8217;Unione Sovietica.</p>
<p>Il protagonismo cinese sta, però, spingendo Washington a rivalutare l&#8217;importanza di questo teatro, nel quale si sta appoggiando sull&#8217;aiuto di alleati storici, come Australia e Nuova Zelanda.</p>
<p>Dopo la costruzione della base Kunlun, l&#8217;ente governativo statunitense Programma Antartico ha devoluto dei fondi all&#8217;operazione militare Deep Freeze per costruire un&#8217;<a href="https://www.scmp.com/news/china/science/article/3008034/are-china-and-us-jostling-position-highest-point-antarctica">installazione temporanea</a> con la quale monitorare le attività cinesi nell&#8217;altopiano. La base è stata realizzata a circa 100 chilometri di distanza da Kunlun in grande segretezza: secondo fonti cinesi la costruzione sarebbe avvenuta nottetempo per mezzo di aerei che hanno trasportato personale, materiale e strumenti.</p>
<p><a href="https://www.asiatimes.com/2019/03/article/cold-war-chill-settles-over-antarctica/">Australia</a> e <a href="https://www.fairobserver.com/region/asia_pacific/antarctica-arctic-arms-race-polar-superpower-russia-china-news-10191/">Nuova Zelanda</a> hanno annunciato delle strategie di lungo termine sostenendo che il continente sia minacciato dalle manovre di Russia e Cina, che sarebbero interessate a effettuare test militari segreti e sfruttare le risorse del sottosuolo.</p>
<p>L&#8217;Australia, che reclama <strong>sovranità sul 42%</strong> dell&#8217;Antartide, ha varato un piano ventennale che prevede maggiori attività di pattugliamento e sorveglianza satellitare, potenziamento delle tre stazioni permanenti e costruzione di nuove, e accordi con la <strong>Lockheed Martin Space</strong> per lo sviluppo di tecnologia spaziale da utilizzare per monitorare le attività cinesi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/antartide-il-prossimo-fronte-della-guerra-fredda-tra-stati-uniti-e-cina.html">Antartide, il prossimo fronte della guerra fredda tra Stati Uniti e Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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