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	<title>America del Nord Archives - InsideOver</title>
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	<title>America del Nord Archives - InsideOver</title>
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		<title>La rinascita del sindacato americano</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/rinascita-del-sindacato-americano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Aug 2022 05:05:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il personale della Delta Airlines, una delle compagnie aeree più importanti degli Stati Uniti, sta raccogliendo le firme per organizzare una votazione sull&#8217;adesione all’Associaton of Flight Attendants, l’organizzazione sindacale di categoria. La Delta, che è anche l’ultima grande compagnia aerea americana a non avere dipendenti sindacalizzati, ha già dimostrato la propria contrarietà ad iniziative di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/rinascita-del-sindacato-americano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/08/ilgiornale2_20220817170506974_20960decd79df4e2966101deea4fb7db-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il personale della <strong>Delta Airlines</strong>, una delle compagnie aeree più importanti degli Stati Uniti, sta raccogliendo le firme per organizzare una votazione sull&#8217;adesione all’Associaton of Flight Attendants, l’organizzazione sindacale di categoria. La Delta, che è anche l’ultima grande compagnia aerea americana a non avere dipendenti sindacalizzati, ha già dimostrato la propria contrarietà ad iniziative di questo genere ed ha promesso battaglia. Semeka, una hostess intervistata dal <em>Guardian</em>, ha riferito che la <strong>pandemia</strong> ha evidenziato quanto sia importante per lo staff aderire ad un sindacato ed ha dichiarato che il Covid-19 è stato un duro colpo a causa “della <strong>carenza di personale</strong> e degli <strong>abusi verbali e fisici</strong> inflitti da alcuni passeggeri” e per l’assenza di tutele in caso di malattia. Un’altra hostess ha riferito che, senza un contratto sindacale, ci sono stati problemi con azioni disciplinari discrezionali e <strong>politiche lavorative non uniformi</strong>. Questa storia, è solo l&#8217;utltima in ordine di tempo a segnare un cambio di passo nei rapporti di potere negli Usa. L&#8217;ennesimo capitolo di un Paese carico di tensioni.</p>
<h2>Le origini del movimento</h2>
<p>Il <strong>movimento sindacale</strong> negli Stati Uniti ha radici lontane e per buona parte del Novecento è stato uno dei <strong>protagonisti della scena sociale e politica</strong> del paese. Le prime organizzazioni sindacali nacquero durante la Rivoluzione Industriale, in risposta agli orari impossibili ed ai salari inumani ricevuti dai lavoratori. I primi sindacati di massa si formarono, invece, tra la <strong>metà e la fine dell’Ottocento</strong> e contribuirono a dare una voce unitaria alle lotte, disorganizzate e disomogenee, esistenti da tempo. La loro legalità venne sancita da una sentenza della <strong>Corte Suprema</strong> del 1842 e almeno inizialmente adottarono strategie poco conflittuali, volte ad evitare scioperi e boicottaggi salvo poi guardare al marxismo. Il movimento si sviluppò in seguito alla <strong>crisi del &#8217;29</strong> e grazie alle politiche di welfare della <strong>presidenza Rossevelt</strong>. Salvo poi vedere un lungo declino nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale. Negli ultimi anni la presidenza di Joe Biden è risultata la più filo sindacale che gli Stati Uniti abbiano mai avuto dai tempi di Jimmy Carter ed i sindacati gongolano.</p>
<h2>La forza dei sindacati</h2>
<p>Nel 2021 il<a href="https://www.bls.gov/news.release/union2.nr0.htm"> <strong>10,3% </strong></a>dei lavoratori statunitensi era iscritto ad un sindacato, un dato in netta flessione rispetto al 20.1 per cento del 1983.  Le percentuali variano tra il <strong>settore pubblico</strong>, dove l’adesione alle sigle cresce fino a toccare quota 33,9%, oppure quello <strong>privato</strong>, dove si ferma al 6,1%. Più della metà degli iscritti ai sindacati è concentrata in<strong> sette Stati</strong>: California, New York, Illinois, Pennsylvania, New Jersey, Ohio e Michigan. Questi Stati, seppur popolosi, ospitano un terzo della forza lavoro degli Stati Uniti e ciò  indica una <strong>sovra-rappresentazione dei sindacati</strong> in alcuni cluster geografici e metropolitani, come New York e Chicago. I membri dei sindacati sono perlopiù <strong>uomini di mezza età</strong> e beneficiano di un salario del 10-30% più alto rispetto ai non iscritti. I sindacati più forti e più numerosi sono quelli del personale amministrativo delle città e del governo, delle forze di polizia e degli insegnanti. <span style="font-size: 1rem; -webkit-text-size-adjust: 100%;">Il sistema sindacale americano è strutturato su base aziendale, dove almeno il 30% dei dipendenti deve firmare una petizione per potersi organizzare.</span></p>
<h2>I nuovi sindacati americani</h2>
<p><span style="font-family: Merriweather, sans-serif; font-size: 1rem; -webkit-text-size-adjust: 100%;">Negli ultimi mesi i dipendenti di alcune sezioni locali di grandi società americane, come Amazon, Conde’  Nast, il <em>New York Times</em> e Starbucks, hanno votato in favore della formazione di un sindacato interno. Per Amazon, in particolare, si è trattata di una prima volta assoluta ma il fenomeno ha un ampio raggio e potrebbe indicare l’inizio di una nuova era per la partecipazione sindacale negli Stati Uniti. Il gigante dell&#8217;e-commerce ha una relazione contrastata con il sindacato. È stato accusato dal National Labor Relations Board di aver interferito con la votazione per la sindacalizzazione dei dipendenti svoltasi presso il magazzino di Bessemer, in Alabama, </span><span style="font-family: Merriweather, sans-serif; font-size: 1rem; -webkit-text-size-adjust: 100%;">dove lo scrutinio è stato ripetuto. In più recentemente ha subito lo sciopero di una parte dei dipendenti dell’aeroporto di San Bernardino, in California, che hanno chiesto salari più alti e condizioni di lavoro più sicure. Tanti piccoli fuochi sparsi per tutto il Paese che possono rappresentare l&#8217;anteprima di un possibile autunno caldo.<br />
</span></p>
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		<title>Gli Stati Uniti non sono pronti per la variante Omicron</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/gli-stati-uniti-non-sono-pronti-per-la-variante-omicron.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jan 2022 07:44:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus Usa]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[Variante Omicron]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La diffusione della variante Omicron ha spinto molti governi, in tutto il mondo, ad accettare una possibile convivenza con il Covid-19. Questa scelta si fonda sul presupposto che la variante, seppur più contagiosa, è meno letale e non rischia di provocare il collasso dei sistemi sanitari (in presenza di immunità naturale o da vaccinazione). Negli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/gli-stati-uniti-non-sono-pronti-per-la-variante-omicron.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/01/ilgiornale2_20220117084336379_ea96e4d6add47617720c46516c505edc-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La diffusione della <strong>variante Omicron</strong> ha spinto molti governi, in tutto il mondo, ad accettare una possibile convivenza con il <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html">Covid-19</a>. Questa scelta si fonda sul presupposto che la variante, seppur più contagiosa, è meno letale e non rischia di provocare il collasso dei sistemi sanitari (in presenza di immunità naturale o da <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/la-lista-dei-principali-vaccini-contro-il-coronavirus.html">vaccinazione</a>). Negli<strong> Stati Uniti</strong> le cose stanno andando diversamente. I pazienti ricoverati in ospedale a causa del virus sono poco circa 155mila, ai livelli più alti dall&#8217;inizio della pandemia, l&#8217;esercito è dovuto scendere in campo in sei Stati per aiutare il personale sanitario e le strutture ospedaliere sono al limite della capienza.</p>
<p>I principali distretti scolastici hanno interrotto le lezioni in presenza a causa degli alti tassi di casi di Covid-19 e dell&#8217;assenza degli insegnanti e persino i funzionari di New York sono tornati a prendere in considerazione la <strong>didattica a distanza</strong> appena una settimana dopo aver detto che era stata inutile durante la pandemia. I casi confermati di Covid-19 sono cresciuti, secondo i dati della John Hopkins University, fino a toccare una media giornaliera di <strong>771,580</strong> ed in realtà sono sottostimati perché una parte dei casi confermati con test rapido non viene conteggiata ed aggiunta al database. Gli stessi <strong>test rapidi</strong> sono in via di esaurimento e ciò contribuisce a far crescere il numero di persone che rimane all&#8217;oscuro della propria positività e che quindi non si sottopone ad isolamento e continua ad infettare gli altri.</p>
<h2>Covid grave ed obesità</h2>
<p>Il Professor David Larsen, epidemiologo ed esperto di salute pubblica della Syracuse University di New York, ha riferito alla <em>Bbc</em> che gli Stati Uniti hanno &#8220;una popolazione mediamente <strong>anziana</strong> e meno in salute rispetto ad altre parti del mondo&#8221;. Nel Paese sono diffuse <strong>obesità </strong>ed<strong> ipertensione</strong>, due fattori di rischio importanti per il Covid severo ed in più le cure mediche non sono accessibili a tutti. Si tratta di un mix letale a cui vanno aggiunti un basso tasso di vaccinazione (pari al 63% della popolazione che ha terminato il ciclo vaccinale), una forte resistenza nei confronti delle mascherine e la variante Delta, più letale, che continua a circolare seppur in forma ridotta.</p>
<p>Non bisogna poi dimenticare, come ricordato da Larsen, che siamo &#8220;nel pieno della stagione invernale&#8221;, un periodo delicato per le malattie respiratorie. Gli Stati Uniti sono la nazione con la percentuale più alta di <strong>popolazione adulta obesa</strong> (36.3%) tra i Paesi che fanno parte dell&#8217;Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD) mentre nel mondo raggiungono il dodicesimo posto e sono preceduti dalla maggior parte delle nazioni dell&#8217;Oceania, dove genetica e tradizioni culturali hanno un peso determinante e dal Kuwait, in Medio Oriente.<a href="https://www.publichealth.org/public-awareness/obesity/"> La relazione schizofrenica</a> tra gli americani ed il cibo ha le sue fondamenta in <strong>campagne pubblicitarie</strong> senza scrupoli, in un<strong> consumo di calorie</strong> schizzato alle stelle grazie alla presenza sovrabbondante della carne e alla costante presenza di <strong>fast-food</strong>.</p>
<h2>Il futuro della pandemia</h2>
<p><strong>Omicron</strong> causa molte infezioni in un lasso di tempo ridotto ma alla fine, come ricordato dall&#8217;immunologo Bruce Walker su <em>Usa Today,</em> &#8220;le persone da infettare finiranno e sperimenterà una fase di declino&#8221;. Questo non accadrà simultaneamente ovunque ma ci saranno una serie di ondate definibili come &#8220;crisi che si muovono geograficamente attraverso il Paese&#8221;. La possibilità che chi è immunizzato e ha ricevuto il booster si ammali gravemente sono &#8220;<strong>fortemente ridotte</strong>&#8220;. In più una volta che larga parte della popolazione si infetterà bisognerà ideare delle strategie per proteggere chi è rimasto vulnerabile, come chi è più anziani, e chi ha fattori di rischio multipli o un sistema immunitario compromesso. La risposta alla pandemia potrebbe, dunque, cambiare a partire dalla stagione primaverile e diventare molto più mirata. Non dovrebbe essere più necessario proteggere tutti e ci si potrebbe focalizzare sulle persone più fragili e sui trattamenti farmacologici loro destinati.</p>
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		<item>
		<title>Il governatore della California rischia la rimozione</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-governatore-della-california-rischia-la-rimozione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Aug 2021 05:56:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[California]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni-americane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gavin-Newsom-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gavin-Newsom-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gavin-Newsom-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gavin-Newsom-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gavin-Newsom-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gavin-Newsom-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 14 settembre gli elettori della California si recheranno alle urne per un&#8217;occasione speciale. Si tratta delle elezioni anticipate che potrebbero porre fine al mandato del Governatore Democratico Gavin Newsom, eletto nel 2018 con il 62 per cento dei voti. La petizione per chiedere le consultazioni era stata lanciata nel 2020 da un gruppo di conservatori californiani &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-governatore-della-california-rischia-la-rimozione.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gavin-Newsom-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gavin-Newsom-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gavin-Newsom-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gavin-Newsom-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gavin-Newsom-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/Gavin-Newsom-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il 14 settembre gli elettori della California si recheranno alle urne per un&#8217;occasione speciale. Si tratta delle <strong>elezioni anticipate</strong> che potrebbero porre fine al mandato del Governatore Democratico <strong>Gavin Newsom</strong>, eletto nel 2018 con il 62 per cento dei voti. La petizione per chiedere le consultazioni era stata lanciata nel 2020 da un gruppo di conservatori californiani insoddisfatti dalle posizioni assunte da Newsom in materia di immigrazione, tasse, pena di morte e senzatetto. La raccolta di firme ha conosciuto una fase di accelerazione &#8220;grazie&#8221; alla pandemia ed al Covid-19, dato che molti californiani non hanno apprezzato <strong>il lockdown</strong> voluto da Newsom e le chiusure imposte alle attività commerciali ed ai ristoranti. L&#8217;operazione anti-Newsom ha avuto successo anche perché un giudice, nel novembre del 2020, ha esteso di ben quattro mesi la possibilità di raccogliere delle firme, che devono equivalere al 12 per cento dei voti espressi nel 2018. Ora la parola passa agli elettori che, nella scheda, dovranno rispondere a due domande. La prima è se vogliono richiamare Newsom mentre la seconda è con chi dei <strong>quarantasei candidati</strong> alternativi lo vogliono sostituire. Qualora Newsom perda verrà eletto chi, tra gli sfidanti, ha ottenuto la maggioranza relativa dei voti. E proprio qui potrebbero esserci delle sorprese.</p>
<h2>Chi è Larry Elder</h2>
<p>La lunga lista di candidati che corrono contro il governatore Democratico è capeggiata dal Repubblicano <strong>Larry Elder</strong>, noto per le posizioni politiche divisive. Elder è contrario al salario minimo, alle forme di controllo sul possesso delle armi, ha dato ampio spazio al <strong>complottismo</strong> in materia di<a href="https://it.insideover.com/schede/societa/che-cose-il-coronavirus.html"> Covid-19</a>, ha promesso di abrogare l&#8217;obbligo di <a href="https://it.insideover.com/schede/societa/la-lista-dei-principali-vaccini-contro-il-coronavirus.html">vaccinazione</a> e di uso della mascherina ed ha negato che esista una differenza di retribuzione tra uomini e donne. Elder, che ha 69 anni, è nero, è stato un avvocato prima di passare al mondo dell&#8217;etere con un proprio talkshow, trasmesso dalla stazione radiofonica KABC. Ha negato l&#8217;esistenza del razzismo sistematico, ha criticato i leader neri perché avrebbero lamentato una discriminazione sproporzionata. Secondo Elder i neri sarebbero più portati all&#8217;illegalità rispetto ad altri gruppi demografici mentre gli immigrati latino-americani sarebbero, spesso, dei criminali. Buona parte della sua piattaforma politica è allineata con quella di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html"><strong>Donald Trump</strong></a>, con cui ha collaborato nella stesura delle politiche migratorie. Secondo Dan Schur, ex-consigliere di Repubblicani come John Mc Cain, la candidatura ha senso nell&#8217;era post-Trump perché può risultare attraente per alcuni conservatori. <strong>Il suo estremismo</strong>, però, non è in linea con la maggioranza di elettori e Repubblicani dello Stato.</p>
<p>Il governatore teme che troppi Democratici stiano dando la sua vittoria per scontata e la sua squadra sta chiedendo ai simpatizzanti di votare, donare e di impegnarsi in prima persona. <strong>La compiacenza</strong> e <strong>l&#8217;indifferenza</strong> sono i principali ostacoli di Newsom e la strategia pianificata per affrontarli è chiara. Inondare i californiani di messaggi di testo, bussare a tutte le porte ed occupare le onde radio.</p>
<h2>Il passato della California</h2>
<p>La California tende ad anticipare <strong>il futuro politico</strong> dell&#8217;America e per oltre 25 anni è stata una roccaforte Democratica. Le cose, però, non sono sempre andate così. I Repubblicani hanno vinto, qui, in quasi tutte le <a href="https://www.latimes.com/projects/la-pol-ca-california-voting-history/">elezioni presidenziali</a> che si sono svolte tra il 1952 ed il 1988. Tutto iniziò con il periodo di crescita economica successivo alla Seconda Guerra Mondiale e con il crescente interesse mostrato dell&#8217;elettorato nei confronti dell&#8217;espansione del comunismo. I Repubblicani piazzarono un triplice colpo , tra il 1952 ed il 1960, con i moderati ed anti-comunisti <strong>Eisenhower</strong> e <strong>Nixon</strong>. La striscia di vittorie si interruppe nel 1964, con la sconfitta di Barry Goldwater, troppo estremo ma riprese con Nixon nel 1968 e nel 1972 e con Gerald Ford nel 1976. Nel 1980 e nel 1984 prevalse, con una certa facilità, l&#8217;ex governatore<strong> Ronald Reagan</strong> che basò la propria campagna su un ritorno all&#8217;ottimismo. La sua popolarità aiutò anche il suo successore, <strong>George H.W. Bush</strong>, ad imporsi nel 1988, l&#8217;ultimo volta in cui un Repubblicano ha vinto in California. La crescita esplosiva di Asiatici e Latino negli anni &#8217;90 e la linea dura del Partito Repubblicano sull&#8217;immigrazione hanno consentito ai candidati Democratici di vincere ogni elezione dal 1992, ottenendo buoni risultati nelle aree più popolose.</p>
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		<title>La polarizzazione politica ha spezzato la campagna vaccinale americana</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/la-polarizzazione-politica-ha-spezzato-la-campagna-vaccinale-americana.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 17:02:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus Usa]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/vaccini-usa-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/vaccini-usa-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/vaccini-usa-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/vaccini-usa-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/vaccini-usa-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/vaccini-usa-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/07/vaccini-usa-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La campagna vaccinale contro il Covid-19 negli Stati Uniti procede a rilento e rischia di ritrovarsi, ben presto, su un binario morto. La percentuale di popolazione immunizzata in diversi stati del Sud è inferiore alla media nazionale e la situazione è particolarmente preoccupante nelle aree rurali. In Alabama, Louisiana e Mississippi meno del 50 per &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/la-polarizzazione-politica-ha-spezzato-la-campagna-vaccinale-americana.html">[...]</a></p>
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<h2>Il quadro complessivo</h2>
<p>La pandemia può esacerbare le <strong>differenze regionali</strong> già presenti all&#8217;interno degli Stati Uniti con gravi conseguenze sulla tenuta sociale e politica del paese. I dati evidenziano come gli abitanti bianchi delle zone rurali, roccaforti dei <strong>Repubblicani</strong>, siano più inclini a mostrare resistenze nei confronti del vaccino. Le grandi città (anche del Sud come New Orleans) e gli stati vinti da Joe Biden alle presidenziali del 2020 hanno, invece, già immunizzato il 70 per cento della propria popolazione.</p>
<p>Il 45 per cento degli americani non vaccinati ha dichiarato, secondo quanto riferito da un sondaggio riportato da <em>Voice of America</em>, di non voler ricevere le iniezioni mentre un altro 35 per cento è meno sicuro ma probabilmente non si farà vaccinare. Il 64 per cento dei partecipanti al sondaggio non ritiene, inoltre, che i vaccini siano efficaci contro le varianti, inclusa la Delta mentre l&#8217;86 per cento dei vaccinati la pensa diversamente.</p>
<p>Gli Stati Uniti stanno sperimentando un aumento dei casi e delle morti provocate dal Covid-19. Per Rochelle Walensky, a capo dei Centers for Disease Control and Prevention, il Covid-19, <a href="https://thehill.com/policy/healthcare/563391-cdc-director-warns-of-pandemic-of-the-unvaccinated-as-cases-rise">come segnalato</a> da The Hill, &#8220;sta diventando la<strong> pandemia dei non vaccinati</strong>&#8220;. Il Partito Repubblicano avrebbe potuto raccogliere parte dei frutti di una buona campagna vaccinale facendo immunizzare più persone ma hanno fatto cadere questa opportunità,  politicizzando la pandemia.</p>
<h2>Le mosse della Casa Bianca</h2>
<p>L&#8217;Amministrazione Biden,<a href="https://www.scientificamerican.com/article/fauci-on-covid-drugs-vaccines-and-getting-back-to-normal/"> come ricordato</a> da <em>Scientific American </em>nel corso di un&#8217;intervista ad <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/societa/chi-e-anthony-fauci-lesperto-di-virus-poco-amato-da-donald-trump.html">Anthony Fauci</a>, </strong>direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases e consigliere del Presidente, non è riuscita nell&#8217;obiettivo di vaccinare, almeno parzialmente, il <strong>70 per cento</strong> della popolazione americana entro il 4 luglio. Fauci, nell&#8217;affrontare il tema, ha ricordato che &#8220;anche se l&#8217;obiettivo non è stato raggiunto&#8221; non c&#8217;è alcuna intenzione di interrompere gli sforzi dopo questa data e che &#8220;l&#8217;unico modo per porre fine a questa pandemia è quello di vaccinare quante più persone possibili&#8221;.</p>
<p>Fauci aveva dichiarato, in passato, che l&#8217;85 per cento della popolazione americana avrebbe dovuto essere vaccinata per raggiungere un&#8217;<strong>immunità di gregge</strong> in grado di riportare le cose alla normalità. <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html">Biden</a>, per riuscirci, è arrivato a mobilitare l&#8217;esercito in supporto dei centri vaccinali locali ed ha elargito grandi quantità di fondi federali (circa 20 miliardi di dollari) all&#8217;American Rescue Plan. C&#8217;è, però, una linea sottile ed invalicabile, quella della persuasione, difficile da &#8220;comprare&#8221; persino con il denaro.</p>
<p>Gli sforzi fatti in questo ambito devono essere ben calibrati per non fomentare lo<strong> scetticismo </strong>e Washington ha scelto di affidarsi ai leader delle comunità locali sperando che questi ultimi risultino più convincenti del governo federale. Lo scetticismo nei confronti del vaccino è molto radicato, per una serie di ragioni storiche, tra gli <strong>afroamericani</strong>. Le istituzioni mediche si sono macchiate di gravi abusi, come la sterilizzazione forzata di donne di colore o la sperimentazione clinica non autorizzata sui corpi di deceduti ed hanno creato ed alimentato un profondo senso di sfiducia da parte dei neri nei loro confronti.</p>
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		<title>Il meeting Biden-Putin sarà più pragmatico di quello che pensiamo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-meeting-biden-putin-sara-piu-pragmatico-di-quello-che-pensiamo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 11:40:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Ucraina nella NATO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli incontri a Ginevra sembrano sempre essere forieri di svolte epocali, tanto da tenere il mondo con il fiato sospeso: dallo storico vertice del 1955 tra i Big Four all’odierno meeting tra Joe Biden e Vladimir Putin. L’atmosfera è di quelle al fulmicotone, tra i due che, negli scorsi mesi, si sono interfacciati a suon &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-meeting-biden-putin-sara-piu-pragmatico-di-quello-che-pensiamo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/biden-putin-la-presse-2048x1366.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli incontri a Ginevra sembrano sempre essere forieri di svolte epocali, tanto da tenere il mondo con il fiato sospeso: dallo storico vertice del 1955 tra i <em>Big Four </em>all’odierno <a href="https://it.insideover.com/politica/le-basse-aspettative-dellincontro-fra-biden-e-putin.html"><strong>meeting tra Joe Biden e Vladimir Putin</strong></a>. L’atmosfera è di quelle al fulmicotone, tra i due che, negli scorsi mesi, si sono interfacciati a suon di “macho da Hollywood” e “killer”. Troppe le reminiscenze, infinite le similitudini che ci portano, oggi, a parlare di una nuova Guerra Fredda tra Russia e Stati Uniti, concetto galvanizzato dal fatto che i due leader abbiano reciprocamente ammesso che, sulla carta, i rapporti non sono mai stati così bassi dal freddo cinquantennio.</p>
<h2>No, non è la Guerra Fredda</h2>
<p>Una narrazione alla quale ci siamo abituati ma che fa perdere il senso di quello che davvero sta accadendo. Innanzitutto, non siamo nel bel mezzo di uno scontro tra Est e Ovest, o tra liberismo e comunismo; secondo, non veniamo da un conflitto devastante ma siamo nel bel mezzo di una pandemia che ha ribaltato la geopolitica intera; terzo, in ballo non c’è l’Europa, ma decine di sfide e una gragnola di attori che non sono esclusivamente a Mosca o a Washington. Al netto del vaso di Pandora costituito dai diritti umani, che restano l’ultimo residuo bellico dello scontro ideologico tra due mondi opposti, <strong>in questa nuova <em>cold war</em> di ideologico c’è poco</strong>. C’è invece un nucleo fortemente pragmatico fatto di zone d’influenza, di risorse energetiche, Nato e controllo delle armi. Quello che di certo sappiamo è che, al termine del vertice, non ci sarà nessuna conferenza stampa congiunta ma dichiarazioni separate ai giornalisti. E stando al Cremlino, la scelta viene dagli americani.</p>
<p>Ai lati del ring, le rispettive delegazioni, a far da funamboli su innumerevoli dossier: un’agenda vastissima per essere evasa in una manciata di ore: l<strong>’incontro sarà, infatti, senza <em>timing</em></strong> e i colloqui si terranno &#8220;per tutto il tempo che i presidenti riterranno necessario&#8221;, tuona il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. &#8220;Nessuno sta ponendo limiti di tempo ai presidenti, sarà completamente una loro scelta&#8221;. Un aspetto decisamente segnante rispetto ai rigidi orari e alle sessioni puntuali al secondo a cui ci hanno abituati questi ultimi giorni. Certo è che entrambi i negoziatori sanno bene che questo è il momento di non far fallire il dialogo: troppa la posta in gioco, dunque più saggio optare per una strategia <em>win win</em>, seppur con dei paletti ben saldi.</p>
<h2>Il controllo degli armamenti</h2>
<p>Il primo dossier sul tavolo a Villa La Grange è quello sul <strong>controllo degli armamenti</strong>. Al crocevia a cui si è giunti, si rende necessaria una decisione. Questo <em>basket</em> si è progressivamente logorato, in particolare con l&#8217;abbandono nel 2019 &#8211; prima da parte di Washington, poi da Mosca &#8211; del <strong>Trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio</strong>, che aveva riguardato un&#8217;intera classe di missili per più di tre decenni. L&#8217;amministrazione Trump, poi, ha anche ritirato gli Stati Uniti dal Trattato <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-stati-uniti-sono-usciti-dal-trattato-open-skies.html"><strong>Open Skies</strong></a>: solo il mese scorso l&#8217;amministrazione Biden ha informato i russi che non sarebbe rientrata nel Trattato e la scorsa settimana Putin ha confermato anche l&#8217;uscita della Russia. Biden negozia da una condizione molto complessa, dovendo affrontare le pressioni del Congresso sulla crescente potenza militare della Cina e sulle ambizioni nucleari della Corea del Nord. A esasperare il pressing sui due presidenti, anche i gruppi internazionali per il controllo degli armamenti, che spingono per avviare colloqui di &#8220;stabilità strategica&#8221;. Presumibilmente, su questo tema, Biden e Putin non lasceranno Ginevra con un accordo, tantomeno specifico, ma potrebbero dare il la ad una serie di appuntamenti e step che hanno come obiettivo il ripristino del corso precedente.</p>
<p>Di certo, se nuova negoziazione deve essere, di certo non sarà <em>old fashioned</em>. I vecchi accordi non sono sufficienti per affrontare il tema del <strong>moderno <em>warfare</em></strong>: &#8220;La stabilità strategica è estremamente importante&#8221;, ha dichiarato Putin ai capi delle agenzie di stampa internazionali. “Non vogliamo spaventare nessuno con i nostri nuovi sistemi d&#8217;arma. Sì, li stiamo sviluppando e abbiamo ottenuto risultati e successi certi. Ma tutti i principali paesi e le principali potenze militari lo stanno facendo e noi siamo solo un passo avanti&#8221;, alludendo, presumibilmente, a innovazioni come il siluro nucleare Poseidon e il missile da crociera sperimentale Burevestnik.</p>
<h2>Riabilitare gli ambasciatori</h2>
<p>Altro nodo da sviscerare è quello degli <strong>ambasciatori</strong>. Questi ultimi partecipano ai negoziati da entrambe le parti, sono membri delle delegazioni ufficiali. Sono stati lontani dal loro principale luogo di lavoro per diversi mesi, ormai: l&#8217;ambasciatore russo negli Stati Uniti <strong>Anatoly Antonov</strong> è stato richiamato da Washington circa tre mesi fa dopo che Biden ha definito Putin un killer e l&#8217;ambasciatore statunitense in Russia <strong>John Sullivan</strong> ha lasciato Mosca quasi da due mesi. Non avere un ambasciatore in nessuno dei due Paesi ha reso ancora più difficile governare la diplomazia di base in un momento in cui le relazioni sono già gravemente tese. Nessuna decisione potrà uscire da Ginevra senza un accordo sulle ambasciate, che sarà la cartina al tornasole degli umori del vertice e forse il primo mattoncino dal quale ripartire.</p>
<h2>Cosa vogliono i due omologhi</h2>
<p>Il tema dei diritti umani è il grande convitato di pietra. È allo stesso tempo argomento di scandalo ma punto che potrebbe essere gettato dalla finestra per evitare che il negoziato si interrompa o si trascini verso il baratro. Allo stesso tempo, però, l’ombra della prigionia di <a href="https://it.insideover.com/politica/la-russia-navalny-e-la-nuova-rivoluzione-della-neve.html"><strong>Alexei Navalny</strong></a> incombe sull’incontro ed è argomento forte per Biden. Putin, invece, orfano del Patto di Varsavia, agiterà il gran tradimento dell&#8217;Occidente, che un tempo promise di non spostare più a est i confini della Nato. Certo è che i due negoziano in una condizione di profonda asimmetria di obiettivi: Biden intende sollevare questioni che vanno dagli attacchi informatici al presunto coinvolgimento della Russia nella pirateria aerea, così come i temi della libertà d’informazione e di pensiero. <strong>La Casa Bianca sta cercando un obiettivo modesto ma fruttuoso</strong>: muoversi verso una relazione più prevedibile con la Russia, pungolando Putin sulle intromissioni elettorali, sulle tensioni in Ucraina, invitando Mosca a smettere di essere il <em>buen retiro</em> di hacker che effettuano <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/cosa-sono-i-ransomware-che-hanno-mandato-in-tilt-il-petrolio-americano.html">attacchi ransomware</a>.</p>
<p>E Putin cosa vuole da questo incontro? La distensione, ideologicamente ed eticamente intesa, a questo punto non interessa nemmeno a Mosca, roba da Cortina di ferro. Non spera di ricucire la frattura causata dall&#8217;annessione della penisola di Crimea né si aspetta passi indietro sulle sanzioni. <strong>Il leader russo vuole l’Occidente fuori dal suo cortile di casa</strong> e, allo stesso tempo, riaprire un dialogo per evitare l’isolamento: Mosca non può permetterselo. Per questo, il dossier più caldo resta l’Ucraina e la paventata sua <a href="https://it.insideover.com/politica/procede-la-corsa-dellucraina-verso-ladesione-alla-nato.html">ammissione alla Nato</a>: una sfida “esistenziale” alla Russia, così l’ha definita il capo del Cremlino in una intervista alla tv di Stato.</p>
<p>Dalle 14.25 in poi, a Ginevra può accadere di tutto: nelle prossime ore, nuovamente, si farà la storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-meeting-biden-putin-sara-piu-pragmatico-di-quello-che-pensiamo.html">Il meeting Biden-Putin sarà più pragmatico di quello che pensiamo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le infrastrutture della discordia negli Stati Uniti</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/le-infrastrutture-della-discordia-negli-stati-uniti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Walton]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2021 07:40:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambientalismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;oleodotto Keystone XL sembra essere giunto al capolinea. Il controverso progetto energetico, che avrebbe dovuto trasportare petrolio dalla provincia canadese dell&#8217;Alberta al Nebraska (per ben 1900 chilometri), non vedrà, con tutta probabilità, la luce. La Tc Energy, una ditta appaltatrice di Calgary, è stata costretta ad interrompere i lavori di costruzione dopo che l&#8217;amministrazione Biden &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/le-infrastrutture-della-discordia-negli-stati-uniti.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/Keystone-XL-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;<strong>oleodotto Keystone XL</strong> sembra essere giunto <a href="https://www.npr.org/2021/06/09/1004908006/developer-abandons-keystone-xl-pipeline-project-ending-decade-long-battle">al capolinea</a>. Il controverso progetto energetico, che avrebbe dovuto trasportare petrolio dalla provincia canadese dell&#8217;Alberta al Nebraska (per ben 1900 chilometri), non vedrà, con tutta probabilità, la luce. La Tc Energy, una ditta appaltatrice di Calgary, è stata costretta ad interrompere i lavori di costruzione dopo che l&#8217;amministrazione Biden ha revocato i permessi ed ha annunciato che collaborerà con le autorità regionali per smantellare il proprio equipaggiamento. Si tratta di una grande vittoria per gli attivisti ambientalisti e per i <strong>Nativi Americani</strong> che hanno lottato contro questo progetto per oltre un decennio e di una sconfitta per i Repubblicani. Il presidente Donald Trump aveva dato il via libera al Keystone XL nel 2017, a due anni di distanza dal rifiuto espresso da Barack Obama alla sua costruzione. Diversi deputati repubblicani si sono espressi contro la sua cancellazione asserendo che il Keystone XL avrebbe potuto creare posti di lavoro nel settore energetico ed in quello delle costruzioni. Più sfumata, invece, la posizione dei Dem. Una parte dei legislatori progressisti ha condiviso le preoccupazioni dei colleghi repubblicani ma, evidentemente, non Joe Biden che ha firmato l&#8217;ordine di cancellazione del progetto nel giorno del suo insediamento. L&#8217;oleodotto, in ogni caso, è solo uno dei tanti <strong>progetti energetici divisivi</strong> in America del Nord, ecco una breve panoramica su alcuni dei più significativi.</p>
<h2>Le dighe controverse</h2>
<p>La<strong> Glen Canyon Dam</strong>, situata nell&#8217;Arizona settentrionale e nei pressi del confine con lo Utah, continua a dividere ecologisti e sostenitori ad oltre cinquant&#8217;anni dal suo completamento. La diga è stata completata nel 1963 e la sua edificazione ha portato alla nascita del <strong>Lago Powell</strong>, il secondo bacino artificiale più grande degli Stati Uniti. Il lago, esteso per 254 miglia e profondo 40 metri, ha impiegato 17 anni per riempirsi dopo il completamento della diga. Sussistono, inoltre, alcune problematiche relative alla natura del terreno desertico che favorisce l&#8217;evaporazione e l&#8217;assorbimento dell&#8217;acqua. Queste problematiche portano alla perdita dell&#8217;8 per cento delle acque del fiume Colorado, già insufficiente per le necessità della popolazione locale. La costruzione della diga ha provocato grandi cambiamenti alla <strong>vegetazione</strong> ed alla<strong> fauna</strong> delle aree che circondano il canyon ma il danno più grande è stato quello di allagare lo stesso Glen Canyon. C&#8217;è poi la questione dei <strong>sedimenti</strong>. Il fiume spinge centinaia di tonnellate di fango, ogni anno, sulla struttura e ciò potrebbe causare problemi di stabilità. Destino simile per la <strong>Grand Coulle Dam</strong>, situata nello Stato di Washington. La struttura può arrivare a generare 6,809 megawatt di elettricità al giorno ed è il più grande impianto idroelettrico del continente. Peccato, però, che abbia portato ad una <strong>drastica riduzione</strong> dei pesci del fiume Colombia, scesi all&#8217;8% della loro presenza originaria ed alla (quasi) scomparsa dei salmoni.</p>
<h2>Una centrale pericolosa</h2>
<p>Spinoso anche il complesso capitolo dell&#8217;energia nucleare. Gli Stati Uniti producono più elettricità derivante dall&#8217;atomo rispetto ad ogni altro Paese del mondo. Un terzo delle 97 centrali nucleari ancora esistenti rischia, però, di chiudere prematuramente oppure si trova ad affrontare significativi problemi economici.<strong> L&#8217;Indian Point Energy Center</strong>, che si trova ad appena 40 chilometri a nord di New York City, ha chiuso in via definitiva nell&#8217;aprile del 2021 anche grazie agli sforzi fatti dal Governatore Andrew Cuomo e da altri, fortemente preoccupati dalle possibili conseguenze derivanti da un incidente o da un eventuale <strong>attacco terroristico</strong>. La peculiarità dell&#8217;Indian Point Energy Center era quella di trovarsi nella posizione sbagliata. La centrale ha prodotto, a partire dalla metà degli anni Settanta, un quarto dell&#8217;elettricità utilizzata dalla città di New York e dalla vallata inferiore del fiume Hudson ma la sua vicinanza ai sobborghi di New York costituiva, secondo alcuni, una <strong>minaccia permanente</strong>. L&#8217;impianto, giudicato antiquato dalle voci critiche, è stato oggetto di alcuni<strong> incidenti</strong> nell&#8217;ambito della sicurezza nel corso degli anni e necessitava di grandi quantità d&#8217;acqua per il proprio raffreddamento. L&#8217;acqua veniva presa dal fiume Hudson e ciò ha portato alla morte di un enorme quantità di pesci.</p>
<h2>Uno strano caso</h2>
<p>Persino le infrastrutture per i trasporti, uno degli aspetti sui quali l&#8217;amministrazione Biden si gioca gran parte del suo capitale politico, in alcuni casi sono problematiche. Il controverso progetto di allargamento della <strong>Interstate 45</strong> a Houston, in Texas, è diventato oggetto di una vera e propria <strong>battaglia legale</strong>. Il Texas Department of Transportation, dopo anni di studi, ha dato il via libera al progetto nel febbraio del 2021 ma questa decisione si è scontrata, appena un mese dopo, con l&#8217;intervento della Federal Highway Administration che ha intimato al Texas Department of Transportation di fermare tutto citando una possibile violazione dei Civil Rights Act del 1964. <strong>L&#8217;espansione dell&#8217;autostrada</strong>, che avrebbe un costo stimato di 7.5 miliardi di dollari, è allo studio dal 2002 e dovrebbe svolgersi in tre fasi con l&#8217;obiettivo finale di decongestionare il traffico e ridurre i tempi di percorrenza per i pendolari. La proposta potrebbe riconnettere alcune parti della città di Houston, al momento mal collegate ma porterebbe anche alla<strong> demolizione</strong> di 1,079 unità residenziali, 344 attività economiche, 5 luoghi di culto e due scuole. L&#8217;impatto sulla comunità di residenti sarebbe, dunque, molto significativo ed il fatto che l&#8217;area sia popolata in maggioranza da<strong> Afro-Americani</strong> ha reso la questione ancora più spinosa. In passato, infatti, la costruzione delle autostrade di Houston è avvenuta, spesso e volentieri, a discapito delle comunità nere. La Freedmen’s Town è stata tagliata a metà dall&#8217;I-45 e lo stesso è avvenuto nel Fifth Ward, con la costruzione dell&#8217;I-69 e dell&#8217;I-10 e nel Third Ward. Difficile che si tratti, solamente, di un caso fortuito.</p>
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		<title>La battaglia tra dem e Gop sul diritto di voto in Usa</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-battaglia-tra-dem-e-dop-sul-diritto-di-voto-in-usa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jun 2021 17:14:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Black lives matter]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni americane 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni negli Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[razzismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sessant’anni dopo i provvedimenti che segnarono una svolta per i diritti civili-il Civil Rights Act e il Voting Rights Act-alcune conquiste democratiche americane sembrano essere nuovamente in pericolo. Una lunga storia di disenfranchisement Il Voting Rights Act del 1965, firmato dal presidente Lyndon B. Johnson, mirava a superare le barriere legali a livello statale e &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-battaglia-tra-dem-e-dop-sul-diritto-di-voto-in-usa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-battaglia-tra-dem-e-dop-sul-diritto-di-voto-in-usa.html">La battaglia tra dem e Gop sul diritto di voto in Usa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/voto-texas-la-presse-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Sessant’anni dopo i provvedimenti che segnarono una svolta per i diritti civili-il <em>Civil Rights Act</em> e il <em>Voting Rights Act</em>-alcune conquiste democratiche americane sembrano essere nuovamente in pericolo.</p>
<h2>Una lunga storia di <em>disenfranchisement</em></h2>
<p>Il <strong><em>Voting Rights Act</em></strong> del 1965, firmato dal presidente <strong>Lyndon B. Johnson</strong>, mirava a superare le barriere legali a livello statale e locale che impedivano agli afroamericani di esercitare il loro diritto di voto come garantito dal <strong>XV Emendamento</strong> alla Costituzione. Lo spirito della norma contribuiva a picconare il <em>Jim Crow System</em> che aveva permesso ai suprematisti bianchi, soprattutto nel Sud, di spadroneggiare, ignorando la legge e le acquisizioni della Guerra Civile. Nonostante questo, a ondate ripetute e attraverso sistemi più o meno leciti, vi sono state progressive derive verso il <strong><em>disenfranchisement</em></strong> degli elettori: tassazione sul voto, test di alfabetizzazione, privazione dei diritti per i pregiudicati, diretti principalmente agli afroamericani per tenere in piedi il sistema segregazionista con altri mezzi. Se i neri americani sono stati i bersagli primari, anche gli ispanici e i nativi hanno avuto limitazioni al loro diritti di voto, nel passato e nel presente. Queste tendenze si sono nettamente accentuate quando la base del Partito Repubblicano ha iniziato a ridursi e la privazione dei diritti è diventata una strategia esplicita per mantenere il potere.</p>
<p>Lo scorso sabato il presidente Biden ha avuto modo di ritornare sull’argomento, <a href="https://www.whitehouse.gov/briefing-room/statements-releases/2021/05/29/statement-by-president-joe-biden-on-texas-senate-bill-7/">denunciando</a> una <strong>proposta di legge dello Stato del Texas</strong> che limiterebbe il diritto di voto, affermando che la misura &#8220;fa parte di un assalto alla democrazia&#8221; e danneggerebbe in modo sproporzionato le persone nere. Per questa ragione ha invitato “nuovamente il Congresso ad approvare il <em>For the People Act</em> e il <em>John Lewis Voting Rights Advancement Act</em>” chiedendo “a tutti gli americani, di ogni partito e credo, di difendere la nostra democrazia e proteggere il diritto di voto e l&#8217;integrità delle nostre elezioni”.</p>
<h2>La <em>Senate Bill 7</em> in Texas</h2>
<p>La proposta è uno dei numerosi atti legislativi presentati dai repubblicani negli Stati Uniti all&#8217;indomani delle elezioni presidenziali del 2020 e che limitere l&#8217;accesso ai seggi,<strong> rendendo più complesso per i neri esprimere il proprio voto</strong>.</p>
<p>L&#8217;ampio disegno di legge del Texas &#8211; noto come <a href="https://capitol.texas.gov/BillLookup/History.aspx?LegSess=87R&amp;Bill=SB7"><strong>Senate Bill 7</strong></a> &#8211; eliminerebbe innanzitutto il <strong>voto <em>drive-through </em></strong>(utilizzato dalla contea di Harris, fortemente democratica), ovvero quello che permette di votare comodamente dall’auto recandosi in apposite location ove depositare la propria scheda elettorale, evitando file ai seggi o il voto per corrispondenza. Il metodo è supportato per la sua comodità rispetto ai metodi di voto tradizionali: può anche essere utilizzato per offrire orari estesi per il voto poiché un hub elettorale può essere reso disponibile 24 ore al giorno. Il disegno di legge vieterebbe poi il <strong>voto fuori orario</strong>, come quello offerto dalla Contea di Harris, che include Houston e altre importanti aree metropolitane nel 2020, rallentando le file e mettendo in difficoltà i lavoratori a turni. Inoltre, impedirebbe che tutte le <strong>votazioni anticipate</strong> nei giorni feriali si svolgano tra le 6:00 e le 21:00: la bozza, inoltre, limiterebbe ulteriormente la votazione anticipata domenicale al massimo tra le 13:00. e le 21:00.</p>
<p>Ma è sulle abitudini comuni degli elettori <em>black</em> e <em>latino</em> che i provvedimenti puntano per disincentivare il voto, ad esempio creando lunghe file, in modo che per le persone di colore siano più difficile votare la domenica subito dopo essere andate in Chiesa. Il disegno di legge, inoltre, impedirebbe alle <strong>contee</strong> di aiutare a facilitare la distribuzione di autorizzazioni al voto non preventivamente richieste, impedendo loro di lavorare con i gruppi di attivisti per il voto. Gli elettori che richiedono schede elettorali sarebbero costretti a fornire, poi, il numero della patente di guida o il numero di previdenza sociale sia sulla loro richiesta di scheda elettorale che sulla busta di ritorno contenente la scheda, tanto per rendere più farraginosa la pratica. Prevista anche una multa di 1.000 dollari al giorno ai <strong>funzionari elettorali locali</strong> che non seguono le procedure prescritte per aggiornare le liste elettorali e sanzioni penali agli operatori elettorali che ostacolano l’attività dei <strong><em>poll-watchers</em></strong> (<em>partisan</em>, ovviamente) che, tuttavia, prestano comunque giuramento, promettendo di non molestare o disturbare gli elettori o il processo di voto.</p>
<h2><em>Disenfranchisement</em> penale</h2>
<p>Milioni di americani sono esclusi dalla liturgia democratica anche sulla base di <a href="https://felonvoting.procon.org/state-felon-voting-laws/"><strong>leggi penali</strong></a>. Queste norme privano del diritto di voto le persone con condanne penali passate e variano ampiamente tra gli Stati. Ventinove Stati vietano ai membri della comunità di votare sulla base di meccanismi di questo tipo. Il nord est e il centro ovest del Paese sono le aree dove si registrano casi limitati di questo genere, con il diritto di voto restaurato dopo aver scontato una pena. Nel resto del Paese, in particolar modo nel centro-sud, si concentrano le normative statali più restrittive con un ventaglio che va dalla soppressione permanente del diritto di voto per tutte le persone con condanne penali alla privazione permanente del diritto solo per alcune condanne.</p>
<p>Questa diffusa privazione dei diritti ha un <strong>impatto sproporzionato sulla comunità nera</strong>. Un afroamericano adulto su 13 non può votare, e possiede un tasso di privazione dei diritti più di quattro volte superiore a quello di tutti gli altri americani. In quattro stati, a più di un adulto nero su cinque viene negato il diritto di voto. Sebbene i dati sulla privazione dei diritti dei latini siano meno completi, uno studio del 2003 su dieci stati di dimensioni variabili dalla California al Nebraska ha rilevato che nove di questi stati privano la comunità latina a tassi maggiori rispetto alla popolazione generale.</p>
<h2>L’effetto domino della privazione del voto</h2>
<p>Uno <a href="https://www.brennancenter.org/sites/default/files/2019-08/Report_Disenfranchisement_History.pdf">studio</a> del <em>Brennan Center for Justice</em> del 2017 mostra che queste leggi tendono a tener lontani dalle urne anche gli elettori aventi diritto. Le politiche di privazione dei diritti di molti Stati sono così complesse che i funzionari elettorali spesso ne fraintendono e travisano il contenuto, diffondendo messaggi imprecisi e inducendo un numero sempre più alto di aspiranti elettori a credere erroneamente di non essere ammessi al voto. In un intricato effetto domino, l&#8217;affluenza alle urne finisce per avere un impatto ancora più grave sulle comunità nere. Uno studio del 2009 ha rilevato che gli elettori neri registrati avevano quasi il 12% in meno di probabilità di votare se vivevano in Stati con politiche attive di privazione del diritto di voto: una sorta di autosabotaggio indotto dall’alto che manda a monte la lunga marcia per i diritti dal 1865 a oggi.</p>
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		<title>Aborto e pena di morte: le questioni morali che incombono su Biden</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/aborto-e-pena-di-morte-le-questioni-morali-che-incombono-su-biden.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 May 2021 10:44:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Aborto]]></category>
		<category><![CDATA[Pena di morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Joe Biden" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-1024x682.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-1536x1023.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/Joe-Biden-Agenzia_Fotogramma-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel Paese dominato dal contrasto tra un florilegio di confessioni religiose e profonda scristianizzazione materialista, i temi morali generano sempre scontri al vetriolo, agitando le piazze, anche in maniera violenta, trasformandosi in assi nella manica o temibili boomerang per le amministrazioni, a Washington come nei singoli Stati. L’aborto Tra i temi morali oggetto di campagne &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/aborto-e-pena-di-morte-le-questioni-morali-che-incombono-su-biden.html">[...]</a></p>
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<h2>L’aborto</h2>
<p>Tra i temi morali oggetto di campagne in cui si sono scontrate le fazioni <em>pro-life</em> e <em>pro-choice</em> c’è, indubbiamente, l’<strong>aborto</strong>. Protagonista indiscussa del cambio di passo in senso progressista è stata la <strong>Corte Suprema</strong>: nel caso Griwold, nel 1965, la Corte allargò giuridicamente l’ambito di applicazione della tutela della privacy estendendola all’uso degli anticoncezionali.</p>
<p>Ma la vera rivoluzione avvenne nel 1973 nel celebre<a href="https://www.law.cornell.edu/supremecourt/text/410/113"> <strong>caso <em>Roe vs Wade</em></strong></a>, che riconobbe il diritto per le donne a interrompere la gravidanza. Il provvedimento invalidava tutta la giurisprudenza statale precedente generando ovunque rimostranze e agitazioni: era la vittoria della visione femminista della famiglia. Da allora, l’aborto e la contraccezione sono sotto il fuoco incrociato di gruppi conservatori, soprattutto evangelici. Con lo sfondo di una nuova presidenza alla Casa Bianca e di una Corte Suprema più conservatrice, alcuni si aspettavano che il 2021 sarebbe stato un anno controverso per la legislazione sull&#8217;aborto. Nonostante la recente azione federale dell&#8217;amministrazione Biden per revocare le politiche dell&#8217;era Trump-come quelle relative ai farmaci abortivi per posta- gran parte della battaglia si sta ora svolgendo negli Stati.</p>
<h2>La <em>Roe vs Wade</em> in pericolo</h2>
<p>L&#8217;anno 2021 è sulla buona strada per diventare determinante nella storia del diritto all&#8217;aborto: vari Stati hanno emanato ben <a href="https://www.guttmacher.org/article/2021/03/danger-ahead-early-indicators-show-states-will-be-main-abortion-battleground-2021">28 restrizioni</a> all&#8217;aborto solo nell&#8217;ultima settimana di aprile. In questo particolare clima si inserisce quanto sta accadendo in Mississippi. La Corte Suprema americana ha deciso che si pronuncerà su una legge dello Stato del 2018 che proibisce l’aborto dopo 15 settimane di gravidanza. Così, l’attuale maggioranza conservatrice della Corte, portata più a destra dalle nomine di Trump, potrebbe decidere di rimettere in discussione la sentenza <em>Roe vs Wade</em> che aveva legalizzato le interruzioni di gravidanza fino a 24 settimane dal concepimento. Il caso <em>Dobbs vs Jackson Women&#8217;s Health Organization</em> sarà il primo caso di aborto discusso dopo la nomina di <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-amy-coney-barrett-il-nuovo-volto-di-trump-alla-corte-suprema.html">Amy Coney Barrett</a><em>.</em></p>
<p>La questione “tecnica” nel processo, che dovrebbe svolgersi nei prossimi mesi, è se un feto è vitale al di fuori dell&#8217;utero dopo 15 settimane. Nell&#8217;annunciare la decisione di esaminare il caso, la Corte Suprema ha dichiarato che avrebbe riesaminato vari casi per verificare se &#8220;tutti i divieti di pre-vitalità sugli aborti selettivi sono incostituzionali&#8221;. Se il divieto del Mississippi fosse confermato dalla Corte Suprema, potrebbe aprire la strada a ulteriori restrizioni all&#8217;aborto chieste dai conservatori. Il caso <em>Roe vs Wade</em> aveva concesso un’ampia gamma di diritti, creando il <strong>sistema cosiddetto &#8220;trimestrale&#8221;</strong>, che concedeva alle donne americane un diritto assoluto all&#8217;aborto nei primi tre mesi di gravidanza, lo consentiva -con alcune regolamentazioni governative- nel secondo trimestre di gravidanza, ma soprattutto dichiarava che gli Stati possono limitare o vietare gli aborti nell&#8217;ultimo trimestre a meno che non vi sia pregiudizio per la vita o salute della donna. Ribaltare quel corpo di norme non renderebbe illegale l&#8217;aborto, ma consentirebbe a ogni Stato di determinare le proprie regole scalzando la vecchia normativa federale.</p>
<h2>La pena di morte</h2>
<p>Anche la <strong>pena di morte</strong> continua a infiammare il dibattito fuori e dentro gli Stati Uniti. Un altro tema che apre una lacerazione profonda, e violenta, nella politica americana, dove a scontrarsi sono -tendenzialmente- l’opinione pubblica <em>liberal </em>delle città, che la considerano un retaggio becero dell’era coloniale, e l’America profonda jacksoniana, conservatrice e fondamentalista religiosa, che preme per tutelare tale istituzione come strumento di pulizia morale.</p>
<p>La pena capitale è attualmente autorizzata in <a href="https://www.bjs.gov/index.cfm?ty=tp&amp;tid=18"><strong>27 stati</strong></a>. Negli ultimi anni, New Mexico (2009), Illinois (2011), Connecticut (2012), Maryland (2013), New Hampshire (2019), Colorado (2020) e Virginia (2021) hanno abolito legalmente la pena di morte, sostituendola con una condanna all&#8217;ergastolo senza condizionale. Anche la legislatura del Nebraska ha abolito la pena capitale nel 2015, ripristinata nel 2016. Dal 2015, 25 stati hanno emanato <strong>66 nuove leggi</strong> che riguardano i sistemi statali di pena capitale. Le tendenze includono l&#8217;espansione o la limitazione dei fattori aggravanti, la modifica dei metodi e delle procedure di esecuzione, nonché delle procedure di processo e di appello.</p>
<p>L&#8217;<strong>iniezione letale </strong>è attualmente il metodo di esecuzione principale in tutti gli Stati che autorizzano le esecuzioni. Sedici stati hanno anche un <strong>metodo di esecuzione secondario</strong> autorizzato dalla legge. Le leggi in Alabama, Arkansas, Mississippi, New Hampshire, Oklahoma, South Carolina, Tennessee, Utah e Wyoming forniscono un&#8217;opzione secondaria se l&#8217;iniezione letale dovesse essere ritenuta incostituzionale o non disponibile. Alabama, California, Florida, Missouri, South Carolina, Virginia e Washington concedono, inoltre, un’alternativa su richiesta del condannato. I metodi secondari di esecuzione includono elettrocuzione, gas letale, impiccagione, ipossia da azoto e plotone di esecuzione.</p>
<h2>Il South Carolina riabilita il plotone d’esecuzione</h2>
<p>La questione della pena di morte è tornata a pungolare il dibattito americano in questi ultimi giorni, dopo che il governatore repubblicano della Carolina del sud Henry McMaster ha annunciato via Twitter di aver ratificato la legge che consentirà ai condannati a morte di scegliere anche la<strong> fucilazione</strong> e la sedia elettrica come metodi di esecuzione. Una pura formalità, dopo l&#8217;approvazione da parte dell&#8217;Assemblea statale, controllata dal <em>Grand Old Party</em>. La legge che prevede anche il plotone di esecuzione è stata ideata per ripristinare la condanna capitale, sospesa da dieci anni a causa della irreperibilità delle sostanze usate per le iniezioni letali, in particolar modo il <em>pentobabital </em>che fa perdere conoscenza e il bromuro di vecuronio che blocca la respirazione.</p>
<p>Eppure, il 2021 era iniziato con una <a href="https://twitter.com/governorva/status/1374824962985496580">buona novella dalla <strong>Virginia</strong></a>: il primo stato americano del sud ad abolire la pena di morte grazie alla firma del governatore democratico Ralph Northam, diventando il 23esimo Stato, ma il primo del sud, a bandire questa pratica, mentre in altri tre stati dell’ex Confederazione sudista sono in vigore delle mere moratorie. Da qui si era diffusa la speranza di un effetto domino che potesse picconare il sistema della pena capitale, “cortile di casa” delle amministrazioni singole.</p>
<h2>L’atteggiamento di Biden</h2>
<p>Se l’agenda di Joe Biden scottava fin dalla sua elezione controversa, adesso rischia davvero di esplodere, così pressata tra vicende internazionali, pandemia e emergenze domestiche. Il tema dell’aborto rischia di trascinare il presidente in una battaglia politica incendiaria che si profila all&#8217;orizzonte delle <strong>elezioni di medio termine</strong>.</p>
<p>Anche in campagna elettorale, se Elizabeth Warren, Kamala Harris e altri contendenti democratici presero l&#8217;iniziativa nel proporre ampie piattaforme sul diritto all&#8217;aborto, Biden si schierò con la <em>Roe vs Wade</em> piuttosto tardivamente e ha seguitato ad essere reticente sul tema. Vi è da dire, però, che nei suoi primi 100 giorni in carica, ha annullato le restrizioni sulle pillole abortive, sul finanziamento della <a href="https://www.plannedparenthood.org/"><em>Planned Parenthood</em></a> e rimosso gli ostacoli alla ricerca medica che utilizza tessuti fetali ottenuti da aborti. Ora, però, la vicenda del Mississippi costringerà la Casa Bianca ad esprimersi chiaramente sul tema nel bel mezzo di un pressing che arriva dalla sinistra radicale e, al contempo, dai conservatori in Congresso.</p>
<p>Quanto alla pena di morte, i sostenitori della lotta alla pena capitale appaiono sempre più frustrati dal suo silenzio e dalla sua inerzia sulla promessa fatta in campagna elettorale: incastrare nel panorama federale il sistema del <em>miglio verde</em>, più che procedere verso una moratoria, consentirebbe di non vederlo resuscitare nel prossimo futuro. Il presidente ha solo il potere di sospendere la pena di morte federale: non può fare molto per i casi del braccio della morte negli Stati, ove dipende dai governatori e dai legislatori &#8211; ma potrebbe, tuttavia, decidere di commutare tutte le condanne all&#8217;ergastolo senza possibilità di libertà condizionale o addirittura, agendo sulla <em>Food and Drug Administration</em> per rendere indisponibili le sostanze legate all’iniezione letale. Nel frattempo, il tempo scorre e, presto, sarà nuovamente campagna elettorale.</p>
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		<title>Gli Usa di Biden appoggiano la revoca dei brevetti sui vaccini: e ora?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/gli-usa-di-biden-appoggiano-la-revoca-dei-brevetti-sui-vaccini-e-ora.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 May 2021 16:45:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Covid-19]]></category>
		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[vaccini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/vaccini-biden-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="vaccini" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/vaccini-biden-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/vaccini-biden-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/vaccini-biden-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/vaccini-biden-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/vaccini-biden-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/05/vaccini-biden-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un “monumental moment”, così il capo dell&#8217;Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha accolto la decisione degli Stati Uniti di sostenere la deroga alla proprietà intellettuale per i vaccini contro il coronavirus. Una presa di posizione forte e decisa che risente, indubbiamente, dell’emergenza India che sta coinvolgendo le principali potenze del Mondo. &#8220;Ora muoviamoci &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/gli-usa-di-biden-appoggiano-la-revoca-dei-brevetti-sui-vaccini-e-ora.html">[...]</a></p>
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<h2>La svolta di Biden</h2>
<p>Nell&#8217;ottobre dello scorso anno, erano state <strong>Sud Africa</strong> e <strong>India</strong> a presentare una richiesta alla WTO per rinunciare ai <a href="https://it.insideover.com/scienza/vaccini-quelle-barriere-sulla-produzione-rappresentate-dai-brevetti.html">diritti di proprietà</a> intellettuale sui vaccini e su altre tecnologie mediche necessarie per combattere il coronavirus. Da allora, più di 100 altri paesi hanno supportato questa chiamata solidale.</p>
<p>Il presidente degli Stati Uniti aveva subito forti pressioni, anche dai Democratici al Congresso, per sostenere la proposta, una mossa che consentirebbe a più Paesi di produrre vaccini, di fronte alla tragica necessità di sostenere l&#8217;equità vaccinale globale e di condividerne la fornitura con altre nazioni duramente colpite. Sulla questione si erano pronunciati a gran voce anche Bernie Sanders ed Elizabeth Warren. Katherine Tai, <em>Trade representative</em> degli Stati Uniti, ha annunciato mercoledì pomeriggio la posizione dell&#8217;amministrazione con una nota lapidaria “L&#8217;amministrazione crede fermamente nella protezione della proprietà intellettuale, ma al servizio di porre fine a questa pandemia, sostiene la rinuncia a tali protezioni per i vaccini Covid-19”.</p>
<p>Washington, dunque, dovrebbe avviare negoziati con la WTO per ragionare sulle deroghe alla proprietà intellettuale, negoziati che richiederanno tempo data la complessità delle questioni coinvolte. La proposta potrebbe anche essere estesa ad <strong>altre categorie farmaceutiche</strong> come i trattamenti per le persone che si ammalano e la diagnostica per aiutare a frenare la diffusione, come originariamente proposto da Medici Senza Frontiere-USA, alcuni mesi fa.</p>
<p>Sebbene il “<em>monumental moment</em>” enfatizzato dall’OMS non consentirà più zone grigie, incalzando tutti i Paesi produttori a stare da una o dall’altra parte, il fronte del no pare altrettanto consistente e sa fortemente di <strong>difesa corporativa</strong>. A schierarsi contro l’iniziativa l&#8217;<em>International Federation of Pharmaceutical Manufacturers and Associations</em> (IFPMA), che sostiene come la rinuncia ai brevetti sui vaccini COVID-19 è &#8220;la risposta sbagliata&#8221; a un problema complesso che richiederebbe ulteriori accordi di trasferimento tecnologico.</p>
<p>Stephen J. Ubl, presidente e amministratore delegato della <em>Pharmaceutical Research and Manufacturers of America</em>, invece, ha definito l&#8217;annuncio &#8220;un passo senza precedenti che minerà la nostra risposta globale alla pandemia e comprometterà la sicurezza&#8221;. Secondo Ubl genererà confusione tra partner pubblici e privati, indebolirà ulteriormente le catene di approvvigionamento già stressate e promuoverà la proliferazione di vaccini contraffatti.</p>
<h2>La risposta europea</h2>
<p><strong>Più cauta l’apertura europea</strong> alla proposta a stelle e strisce. “L’Unione europea è disponibile a discutere ogni proposta che affronti la crisi in maniera efficace e pragmatica. E per questo motivo siamo pronti a discutere come la proposta statunitense di sospendere la protezione della proprietà intellettuale per i vaccini anti-Covid possa aiutare a raggiungere tale obiettivo”, con questa dichiarazione la presidente della Commissione europea, <a href="https://www.agi.it/estero/news/2021-05-06/apertura-europa-idea-biden-brevetti-vaccini-12443422/"><strong>Ursula von der Leyen</strong></a>, ha risposto all’indomani della sterzata Usa. La numero uno della Commissione europea, così come i rappresentanti dell’amministrazione americana, avevano reagito freddamente, nei mesi scorsi, a questo tipo di scelta, lanciando l’allarme sull’eventuale inefficacia della misura pensata per stimolare la produzione e rendere accessibili i sieri ai Paesi a basso reddito.</p>
<p>La posizione europea si è fondata, finora, sulla fiducia negli gli impegni presi dall’industria farmaceutica nell’incrementare nel più breve tempo possibile il ritmo di produzione, assumendo il rispetto della proprietà intellettuale e del libero mercato come colonne portanti del sistema Europa. Anche <strong>Emmanuel Macron</strong> sembra capitolare: il suo sostegno segna un cambiamento per la Francia, che in precedenza aveva sostenuto che una rinuncia al brevetto avrebbe scoraggiato l&#8217;innovazione. Anche il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha sostenuto che Berlino è aperta alla discussione.</p>
<h2>Cosa serve</h2>
<p>Mettere in moto questa macchina, in nome dell’esempio dell’indimenticato <strong>Dottor Sabin</strong>, che donò la sua invenzione “a tutti i bambini del Mondo”, non sarà semplice: i meccanismi attivatisi dovranno portare a una razionalizzazione del sistema e non deviare verso una <em>Banana Republic</em> dei vaccini. Innanzitutto, serve una <strong>rinuncia concertata</strong>: una sola nazione che prende posizione, anche se si tratta degli Stati Uniti, non basta; l’intero processo, poi, deve essere accompagnato da un robusto <strong>trasferimento tecnologico</strong>, in cui i titolari dei brevetti mettano a disposizione know-how tecnico e personale necessario.</p>
<p>L&#8217;industria farmaceutica ha sostenuto che la rinuncia ai diritti di proprietà intellettuale non accelererebbe la produzione di vaccini, indicando altre barriere come l&#8217;accesso alle materie prime e problemi di distribuzione. Pfizer, ad esempio, sostiene che il vaccino dell&#8217;azienda richiede 280 componenti da 86 fornitori in 19 paesi, oltre ad attrezzature e personale altamente specializzati, sottolineando il rischio di consegnare “ricette in bianco” ai Paesi a basso reddito. L’altro grande timore delle aziende è quello legato al <strong>mercato azionario</strong>: mercoledì pomeriggio,infatti, le azioni delle società farmaceutiche BioNTech, Moderna e Novavax sono calate in seguito alla notizia della decisione dell&#8217;amministrazione Biden. <em>Last, but not least</em>, i critici della rinuncia temono che l&#8217;eliminazione delle protezioni brevettuali dopo lo sviluppo e l&#8217;approvazione dei vaccini potrebbe scoraggiare le aziende farmaceutiche dall&#8217;investire in cure per <strong>future crisi di salute pubblica</strong>.</p>
<h2>Problemi irrisolti e prossimi step</h2>
<p>Restano in ballo, tuttavia, dei nodi paralleli che esulano dalla questione brevetti: grandi colli di bottiglia sono anche le <strong>barriere commerciali</strong> che impediscono alle aziende di spostare le loro merci da un Paese all&#8217;altro, la carenza e la scarsità nelle <strong>catene di approvvigionamento</strong>, e l’atavica riluttanza dei Paesi ricchi a condividere precocemente le dosi con i Paesi più sfortunati. La sovranità sanitaria, dunque, è e sarà il grande fantasma e il grande spauracchio che ha ammantato questa vicenda dall’inizio.</p>
<p>L&#8217;Oms e l&#8217;Oms hanno ora bisogno di convocare con urgenza i Paesi che hanno finanziato la ricerca al fine di stringere un accordo su licenze volontarie rapide e trasferimento tecnologico delle conoscenze. Il gruppo Gavi, che co-gestisce il programma Covax con l&#8217;OMS, ha accolto con favore il sostegno di Biden per la rinuncia ai diritti di proprietà intellettuale e ha anche esortato Washington a sostenere i produttori a trasferire il know-how per aumentare la produzione globale. Poi, sarà questione di negoziati e scartoffie. E tanta volontà.</p>
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		<title>La Nato è fuori dalla &#8220;morte cerebrale&#8221;?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-nato-e-fuori-dalla-morte-cerebrale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Apr 2021 11:45:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
		<category><![CDATA[Vertice Nato di Bruxelles]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="summit nato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ormai più di un anno fa, fu il presidente francese Emmanuel Macron a tuonare contro i Paesi europei, mettendoli in guardia circa il non poter più fare affidamento sull&#8217;America. &#8220;Quello che stiamo vivendo attualmente è la morte cerebrale della Nato&#8221;, dichiarò dalle pagine dell’Economist. A suo dire, l’Europa era “sull&#8217;orlo di un precipizio”, bisognosa di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nato-e-fuori-dalla-morte-cerebrale.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/la-nato-e-fuori-dalla-morte-cerebrale.html">La Nato è fuori dalla &#8220;morte cerebrale&#8221;?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="summit nato" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-1536x1024.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/04/nato-futuro-2048x1365.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Ormai più di un anno fa, fu il presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> a tuonare contro i Paesi europei, mettendoli in guardia circa il non poter più fare affidamento sull&#8217;America. &#8220;Quello che stiamo vivendo attualmente è la morte cerebrale della Nato&#8221;, dichiarò dalle pagine dell’<a href="https://www.economist.com/europe/2019/11/07/emmanuel-macron-warns-europe-nato-is-becoming-brain-dead"><em>Economist</em></a>. A suo dire, l’Europa era “sull&#8217;orlo di un precipizio”, bisognosa di cominciare a pensare a sé stessa strategicamente come una potenza geopolitica, prima di &#8220;non avere più il controllo del suo destino&#8221;. Tuttavia, il mondo e l’Europa di cui l&#8217;<em>enfant prodige </em>europeo parlava non esistono più.</p>
<h2>Il ritorno degli Usa in Europa</h2>
<p>A rispondergli, simbolicamente, qualche mese dopo, fu proprio il neoeletto presidente <strong>Joe Biden</strong>, che scelse le pagine del gazzettino della politica estera di Washington, <strong>Foreign Affairs</strong>, per annunciare che l’<em>America was back</em>. Parafrasando il presidente uscente Trump, Biden rispondeva a tono con un editoriale dal titolo più che eloquente: <a href="https://www.foreignaffairs.com/articles/united-states/2020-01-23/why-america-must-lead-again"><em>Why America Must Lead Again. Rescuing U.S. Foreign Policy After Trump</em></a>. A suo avviso, la democrazia era sotto maggiore pressione che in qualsiasi momento dagli anni Trenta e la Nato, un&#8217;alleanza di valori, baluardo dell&#8217;ideale democratico liberale.</p>
<p>Nei primi cento giorni della nuova amministrazione Biden sono stati immediatamente chiari alcuni punti delle nuove direttrici di politica estera: ad esempio, nessuno sconto, nessun compromesso in tema di <a href="https://it.insideover.com/politica/da-biden-a-draghi-la-diplomazia-dei-diritti-umani-riprende-forma.html">diritti umani</a>, seguendo un filone wilsoniano volto ad intestarsi la leadership morale della nazione e del Pianeta. Ma accanto a questa aspirazione liberalista, alcune questioni concrete come la pandemia, la crisi di identità dell’asse Merkel-Macron, l’Islam politico radicale, la rinnovata aggressività di Mosca (soprattutto sul fianco scoperto dell’Unione Europea) e l’obiettivo del <em>China second</em>, rendono la Nato nuovamente necessaria e pregna di significati. Diversa rispetto a quella storia ormai finita secondo Francis Fukuyama, ma comunque necessaria.</p>
<h2>Il nodo turco</h2>
<p>Alla <strong>Conferenza sulla sicurezza di Monaco</strong> di febbraio, il presidente Biden ha inviato un messaggio chiaro al mondo: “L&#8217;America è tornata. L&#8217;alleanza transatlantica è tornata”. Biden ha espresso la determinazione a impegnarsi nuovamente con l&#8217;Europa e ha fermato il ritiro delle truppe statunitensi dalla Germania. Sia i leader europei che gli Usa, oggi, condividono le preoccupazioni per l&#8217;incursione della Russia in Ucraina e la concorrenza con la Cina. Ma il problema immediato è la <strong>Turchia</strong> e la sua vicinanza a Russia e Iran.</p>
<p>Il Leviatano turco sembra essere, in quanto grande contraddizione dentro l’Alleanza Atlantica, la ragione stessa per la quale ha ancora ragione d’esistere: la Turchia negli ultimi 10-15 anni ha preferito diversificare le sue scelte di politica estera, svincolandosi dal quadro della Guerra Fredda, anche se continua a mostrare che, economicamente, ha un bisogno disperato d’Europa e di Occidente. E la “tolleranza zero” da parte del tutt’altro che <em>sleepy</em> Joe è arrivata, solo pochi giorni fa, anche attraverso una scelta scomoda: il <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-biden-ha-riconosciuto-il-genocidio-degli-armeni.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">riconoscimento del genocidio armeno</a>, per la prima volta definito a chiare lettere e senza eufemismi. Un messaggio non solo diretto a Erdogan, ma anche alla Russia, che sta ad ascoltare.</p>
<h2>Il vertice di giugno</h2>
<p>Il <strong>vertice annunciato del prossimo 14 giugno</strong> sarà la cartina al tornasole delle intenzioni Nato. Un vertice pregno di aspettative sul rilancio dell’Alleanza. L’appuntamento, infatti, potrebbe essere il trampolino di lancio per l’Agenda <strong>NATO2030</strong> promossa da Stoltenberg, che segna come fondamentale l’esigenza duplice di <strong>rinnovamento</strong> e <strong>rilancio</strong> di un’organizzazione regionale che non ha più esattamente le stesse motivazioni del 1949.</p>
<p>Ed è nel <strong>mondo multipolare</strong> che la Nato sta cercando di riadattarsi: ha ragionato per cinquant’anni di Guerra Fredda in termini di contenimento e di armi nucleari, ma ora deve plasmarsi su nuovi teatri di scontro: le piazze finanziare, lo spazio, il clima e le emergenze sanitarie. È richiesta dunque una sorta di <strong>globalizzazione del Patto</strong> che, con strumenti differenti, garantisca ciò per cui è nato, ovvero la sicurezza e la stabilità ai suoi membri.</p>
<h2>Il dibattito sull’allargamento e il Mediterraneo orientale</h2>
<p>Ergo, la nuova Nato sembrerebbe essere destinata a prendere l’immagine nuova che Biden desidera conferire alla nuova politica estera americana e al suo approccio. Gli ultimi mesi, poi, hanno riaperto uno storico dibattito, ovvero quello circa l’<strong>allargamento ad est </strong>dell’Alleanza.</p>
<p>Alla fine degli anni Novanta, i favorevoli all’espansione Nato premevano per una maggiore sicurezza della regione, sostenendo che la politica di <em>enlargement</em> avrebbe scoraggiato la Russia dall’intraprendere una politica di revisionismo territoriale, a condizione che fosse mantenuto un adeguato bilanciamento tra deterrenza, rassicurazione e diplomazia. I <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-forze-russe-confine-con-ucraina.html"><strong>fatti d’Ucraina</strong></a> ci hanno mostrato quanto la realtà possa superare il chiacchiericcio dei dibattiti teorici. Anche i detrattori della proposta hanno sempre sollevato numerose questioni molto serie. Nel giugno 1997, ad esempio, in una lettera aperta al presidente Bill Clinton, 50 eminenti personalità politiche e diplomatiche definirono l’allargamento Nato “un errore di importanza storica”: in ballo vi era, a loro dire, l’intero assetto post-Guerra Fredda, una nuova linea di faglia tra gli ex paesi satelliti dell’URSS ammessi nel club e quelli rimasti fuori, ma soprattutto il rischio di minare la credibilità dell’Alleanza che si sarebbe estesa a Paesi non in grado di “reggere la membership”.</p>
<p>L’Ucraina è il luogo per eccellenza che, oggi, infiamma questo dibattito. La vera domanda è se ciò abbia senso per la Nato. Ammettendo l&#8217;Ucraina, l&#8217;alleanza guadagnerebbe chiaramente un membro entusiasta: una svolta “compassionevole”, l’hanno definita molti analisti. Su questo tema però, l’<strong>ambiguità strategica</strong> sembra essere ancora la scelta migliore. Kiev nell’Alleanza fornirebbe un incentivo alla Russia per agire in modo ancora più aggressivo. La Nato, a sua volta, troverebbe la sua attenzione quasi completamente dedicata a questo conflitto, in un momento in cui non può e non vuole. E l’Ucraina non può essere la ragione di vita attuale dell’Organizzazione.</p>
<p>Vi è poi il nodo caldo del <strong>Mediterraneo orientale</strong>, diventato, soprattutto nell’ultimo anno, l’espressione paradigmatica delle contraddizioni dell’Alleanza. Il Congresso degli Stati Uniti ha recentemente approvato la legge sul partenariato per la sicurezza e l&#8217;energia nel Mediterraneo orientale, in cui la Grecia è considerata un prezioso alleato assieme a due partner fondamentali come Israele e Cipro. La domanda chiave però è: fino a che punto Washington è in grado di guidare una nuova alleanza di difesa nel Mediterraneo orientale?</p>
<p>Le condizioni dello scenario internazionale, certamente, impongono nuove sfide e nuovi pungoli al sistema Nato che, in un clima di insicurezza accresciuta, che si tratti di una nuova Guerra Fredda o meno, sembrano convergere verso nuove richieste di <em>security</em>. Per l’ossatura dell’Occidente, ovvero Europa e Stati Uniti, il meccanismo di reciproco supporto continua ad essere immaginato ancora all’interno dell’Alleanza Atlantica, anche se con mezzi e su piazze differenti. È la prova provata che il Patto Atlantico era forse solo una Bella Addormentata che il 2020, l’<a href="https://it.insideover.com/politica/perche-il-2020-e-lanno-della-geopolitica.html">anno più geopolitico</a> dalla Seconda Guerra Mondiale, ha contribuito a risvegliare. I risultati del risveglio, però, sono ancora tutti da vagliare.</p>
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