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	<title>Alaska Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 05 Jun 2025 09:16:43 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Alaska Archives - InsideOver</title>
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		<title>Così i popoli indigeni hanno letto in anticipo il cambiamento climatico</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/cosi-i-popoli-indigeni-hanno-letto-in-anticipo-il-cambiamento-climatico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2025 09:16:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[indigeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="yanomani" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Dagli inuit dell'Alaska ai token della Thailandia agli yanomani del Brasile, così l'antica sapienza indigena anticipava i temi odierni.   </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="yanomani" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/yanomani-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><em><br>“Gli alberi sono le colonne del mondo, quando gli ultimi alberi saranno stati tagliati, il cielo cadrà sopra di noi”. Il saggio proverbio indio profetizzava già nell’antichità le conseguenze dell’irresponsabilità umana.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</em><strong></strong></p>



<p>I cambiamenti climatici sono stati per molto tempo un tema per scienziati e ambientalisti prima di approdare al dibattito pubblico. Negli anni Novanta studiosi di varie nazionalità si misero in viaggio alla volta del Grande Nord, per osservare i ghiacci e la vita delle popolazioni autoctone. Quando nel 1999 <strong>Igor Krupnik </strong>&#8211; antropologo del Centro Studi Artici di Washington – raggiunse l’Alaska per approfondire la storia dei suoi abitanti, rimase stupito dal racconto di un indigeno inuit che così argomentava sui propri antenati: “La comunità locale deve affrontare problemi più urgenti delle vicende dei nostri padri”. A cosa si riferiva? All’ambiente, che si comportava in modo strano, inaspettato e non familiare, parole che gli inuit riassumono nel termine autoctono “uggianaqtuq”. </p>



<p>Essi avvertivano da tempo che attorno a loro si erano rotti degli equilibri per lunghi anni rimasti inalterati: il ghiaccio era sempre più sottile e il vento, soffiando forte e in modo imprevedibile, compattava la neve rendendola inadatta alla costruzione degli igloo, le loro caratteristiche abitazioni. Anche i fiumi non erano più abbastanza profondi per le imbarcazioni usate per la caccia e la pesca. <strong>Tutti segnali che forse potevano sfuggire a un esploratore di passaggio ma non agli inuit</strong>, che da generazioni hanno instaurato un rapporto “olistico” con la natura. Dall’ambiente, infatti, traggono tutto il necessario per la vita quotidiana: caccia e pesca garantiscono il cibo; le pelli animali forniscono i vestiti per proteggere dal freddo; le ossa e le pietre servono per realizzare armi e strumenti, e con la neve costruiscono gli igloo. </p>



<p>Al tempo stesso, <strong>ogni cosa nella tradizione inuit ha un’anima</strong> ed è oggetto di venerazione religiosa: l’oceano è abitato da “Sedna”, lo spirito del mare e il cielo da “Malina”, la dea del sole. Una dimensione spirituale della realtà che si fonde con le percezioni, i racconti degli avi e l’ambiente in una visione di insieme, olistica appunto. <strong>Grazie a questo rapporto identitario con la natura, gli inuit avevano percepito da tempo i segnali di cambiamento del clima.</strong> Le loro voci si erano levate attraverso racconti e testimonianze, ma per molti anni erano rimaste inascoltate in quanto ritenute aneddotiche e inaffidabili. Nel frattempo, la scienza – come riferisce lo stesso Krupnik – sembrava interrogarsi se il riscaldamento globale fosse qualcosa di cui realmente preoccuparsi. Solo molti anni più tardi vari studi e osservazioni sul global warming avrebbero dato una conferma scientifica ai racconti del popolo inuit: il clima stava cambiando anche nel Grande Nord.</p>



<p>Quello appena descritto è un esempio di come il sapere indigeno, frutto di un rapporto millenario con la natura, possa dare un contributo alla conoscenza. Nel caso degli inuit, i loro racconti erano veri e propri segnali di allarme, che la scienza ufficiale avrebbe preso in considerazione solo agli inizi del XXI secolo. </p>



<p>Nel Sud-Est asiatico, in alcune isole a Sud della Thailandia, vive una tribù indigena di circa 4.000 individui, i <strong>Moken, soprannominati “nomadi del mare”.</strong> I loro villaggi si trovano sulle coste e sono costituiti da palafitte immerse nell’acqua. Caratteristica peculiare dei Moken è la totale simbiosi con l’oceano. Qualche esempio? Imparano a nuotare in tenera età ancora prima di camminare sulla terraferma e  sott’acqua  hanno una visibilità doppia rispetto a un comune nuotatore. A bordo dei loro kabang, tradizionali imbarcazioni di legno, si spostano da una baia all’altra per pescare e raccogliere molluschi e crostacei. </p>



<p>I Moken credono nell’esistenza di un granchio gigante che vive in una caverna nelle profondità dell’oceano. Una creatura mostruosa che, secondo la leggenda, causa correnti e tempeste. <strong>Quando esce dalla sua tana, l’acqua prende il suo posto e il mare si ritira, allontanandosi dalla costa.</strong> Il ritiro delle acque genera il “laboon”, una parola che nella lingua locale significa “onda che inghiotte le persone”. Il laboon è stato lo <strong><a href="https://it.insideover.com/difesa/terremoti-tsunami-radioattivi-potenzee-natura-arma.html">tsunami gigantesco che il 26 dicembre 200</a></strong>4 si è abbattuto sulle coste dell’Oceano Indiano causando la morte di più di 230mila thailandesi. Grazie alla loro profonda conoscenza del mare, i Moken hanno riconosciuto in tempo l’onda anomala e si sono messi in salvo prima che radesse al suolo le loro abitazioni. In base alla leggenda, infatti, il “laboon” si era già verificato molto prima del 2004 ed era citato nei racconti dei loro antenati.</p>



<p>Passando ad altre latitudini, <strong>al confine tra il Brasile e il Venezuela vive la tribù degli Yanomami</strong>, che occupa l’estensione forestale compresa tra il bacino dell’Orinoco e il Rio delle Amazzoni, la più ampia del pianeta. Una popolazione di circa 38.000 individui – secondo Survival International – l’organizzazione che difende i diritti dei popoli indigeni. Gli Yanomami usano ogni giorno circa 500 varietà di piante per gli scopi più vari: costruire la “maloca”, la loro abitazione caratteristica collocata in genere vicino a fiumi e ruscelli per consentire la pesca e l’approvvigionamento idrico; fabbricare utensili e frecce, ottenere legna combustibile, colorare e dipingere il corpo. Da altre piante ricavano medicine, veleni e sostanze allucinogene che usano nei loro riti tradizionali. </p>



<p>Una straordinaria varietà di impieghi che implica un rapporto inscindibile con l’ambiente in cui vivono: la foresta pluviale. Appare evidente come la salvaguardia dell’habitat amazzonico sia fondamentale per la <strong>sopravvivenza degli Yanomami. </strong>L’azione di tutela, in realtà, deve avere un orizzonte più ampio: tutelare la biodiversità del pianeta, di cui le foreste costituiscono parte essenziale. Si pensi al ruolo primario di questi ambienti nella regolazione e nel controllo di malattie e pandemie. L’integrità delle foreste limita l’esposizione ad agenti patogeni, tra cui i responsabili delle cosiddette zoonosi, patologie trasmissibili direttamente o indirettamente dai vertebrati all’uomo.</p>



<p>Con quali modalità la deforestazione incide sulla loro diffusione? Le aree deforestate e poi adibite a varie destinazioni più o meno urbanizzate come pascoli, aree coltivate o insediamenti industriali, favoriscono una maggiore vicinanza tra l’uomo e gli animali selvatici. Questi ultimi agiscono come serbatoi di virus e malattie potenzialmente trasmissibili alla specie umana. Una relazione che Andy MacDonald &#8211; ecologo delle malattie all’Earth Research Institute dell’università della California – così riassume: “che la deforestazione possa essere un importante fattore nella trasmissione di malattie infettive è una cosa piuttosto nota. È una questione di numeri: più danneggiamo gli habitat forestali, più è probabile che si vada incontro a epidemie di malattie infettive”. Gli fa eco Jonathan Epstein, ecologo, che riferendosi ai patogeni animali afferma: “Non sono loro a cercarci, semmai siamo noi a cercare loro”. </p>



<p>Al riguardo, diversi studi condotti in Brasile, Uganda e Indonesia mostrano che i primati “non umani” come scimpanzè e gorilla sono potenziali serbatoi di malattie trasmissibili all’uomo. Questo si spiega innanzitutto con l’affinità genetica, considerato che condividono con la specie umana circa il 98% del DNA. La distruzione del loro habitat e la sua sostituzione con insediamenti o terreni destinati agli allevamenti intensivi rischia di rendere concreto un rischio potenziale: il passaggio di agenti infettivi da una specie all’altra. <strong>Il virus HIV (Human Immunodeficiency Virus)</strong>, ad esempio, si è adattato all’uomo a partire da una variante presente nelle scimmie dell’Africa centrale, il SIV (Simian Immunodeficiency Virus). Il fattore scatenante è stata in ultima analisi la deforestazione dei territori, che ha favorito il passaggio del virus nell’ospite umano e il successivo contagio uomo-uomo, con la diffusione globale dell’AIDS e decine di milioni di morti. Sempre in Africa, il popolamento di foreste un tempo intatte da parte di insediamenti umani ha portato ad una maggior contiguità con preesistenti serbatoi di malattie, causando la diffusione di patologie come la leishmaniosi e la febbre gialla.</p>



<p>Quest’ultima è un esempio di zoonosi a trasmissione vettoriale; viene infatti trasmessa all’uomo da scimmie infette attraverso le zanzare. Il controllo epidemiologico è solo uno dei molteplici vantaggi di un habitat forestale intatto. <strong>La correlazione tra deforestazione e inquinamento atmosferico è nota da tempo</strong>, così come le varie conseguenze “a cascata”, sempre più intense e frequenti: effetto serra, riscaldamento globale, cambiamento climatico ed eventi estremi. Il quadro delle relazioni causa-effetto va in realtà ben oltre i pochi esempi citati e si presenta più complesso e meno prevedibile di quanto si pensi.</p>



<p>Comprendere tale complessità è fondamentale per generare maggiore consapevolezza degli impatti che le azioni umane hanno sull’ecosistema e sulla sua evoluzione. Questo è un compito fondamentale della comunità scientifica, che deve svolgersi in parallelo ad una efficace sensibilizzazione delle popolazioni. Ciò che è necessario fare nell’immediato è trasformare le conoscenze finora acquisite in efficaci strategie preventive e di tutela, al fine di preservare la biodiversità esistente. Gli indigeni possono dare un contributo in tal senso? I<strong>nuit, Moken e Yanomami,</strong> e con essi le 2.000 culture indigene del pianeta, hanno riti e tradizioni differenti ma un denominatore comune: la perfetta integrazione con l’ecosistema. </p>



<p>Da questa “full immersion” millenaria nella natura deriva la loro sapienza, che guida ogni momento della loro quotidianità. Attraverso la gestione sostenibile delle risorse naturali, essi tutelano l’ambiente, sempre più minacciato dalle politiche di sfruttamento attuate da multinazionali e governi poco lungimiranti. Nonostante rappresentino <strong>meno del 5% della popolazione del pianeta</strong>, secondo le Nazioni Unite le 2000 comunità indigene salvaguardano l’80% della biodiversità mondiale.Da qui l’importanza di tutelare e valorizzare i loro saperi per meglio comprendere i delicati  e complessi equilibri naturali.   </p>
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			</item>
		<item>
		<title>Immigrazione e petrolio: il cambio di passo di Biden (che ora guarda a destra)</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/immigrazione-petrolio-cambio-di-passo-biden-guarda-destra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 05:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="joe biden" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-2048x1365.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando Joe Biden si era presentato alle urne la prima volta, il programma che presentava agli Stati Uniti appariva eminentemente &#8220;obamiano&#8221;. Importanti accenti erano stati posti su alcune battaglie come quelle sull&#8217;ambiente, rimarcate più volte nel corso di questi due ultimi anni. Anche in occasione del suo recente discorso sullo stato dell&#8217;Unione, Biden ha rimarcato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/immigrazione-petrolio-cambio-di-passo-biden-guarda-destra.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/immigrazione-petrolio-cambio-di-passo-biden-guarda-destra.html">Immigrazione e petrolio: il cambio di passo di Biden (che ora guarda a destra)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="joe biden" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/ilgiornale2_202303132053206_d07a446c2ce5740d8c6717ba2077c842-2048x1365.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Joe Biden</a></strong> si era presentato alle urne la prima volta, il <strong>programma</strong> che presentava agli Stati Uniti appariva eminentemente &#8220;obamiano&#8221;. Importanti accenti erano stati posti su alcune battaglie come quelle sull&#8217;ambiente, rimarcate più volte nel corso di questi due ultimi anni. Anche in occasione del suo recente <a href="https://it.insideover.com/politica/il-discorso-sullo-stato-dellunione-di-joe-biden.html">discorso sullo stato dell&#8217;Unione</a>, Biden ha rimarcato alcune lotte di cui ha fatto bandiera: posti di lavoro, politiche verdi, i dimenticati, la sanità e i malati cronici, l&#8217;aborto, gli immigrati e le minoranze. Temi caldi, sui quali si è esposto con veemenza, perennemente inseguito dalla<em> far left </em>all&#8217;interno dei Dem.</p>



<p>Tuttavia, nelle ultime settimane, l&#8217;agenda di Biden, al di là del pugno duro sulla <a href="https://it.insideover.com/topic/guerra-in-ucraina" target="_blank" rel="noreferrer noopener">guerra in Ucraina</a>, sta subendo una poderosa <strong>sterzata destrorsa</strong>, in particolar modo sui temi dell&#8217;immigrazione e dell&#8217;ambiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La politica migratoria: un ritorno all&#8217;era Trump?</h2>



<p>Sul sito della Casa Bianca si legge, all&#8217;interno di un<em> fact sheet </em>che ha dell&#8217;apologetico, che il presidente Biden ha compiuto passi storici per proteggere il nostro confine e ricostruire un sistema di immigrazione sicuro, ordinato e umano che è stato sventrato dalla precedente amministrazione. Negli ultimi due anni, l&#8217;amministrazione Biden-Harris si è assicurata più risorse per la sicurezza delle frontiere di qualsiasi presidente che l&#8217;ha preceduto, ha dispiegato il maggior numero di agenti di sempre, più di 23 mila, per affrontare la complessa situazione al confine, ha impedito livelli record di atti illeciti legati al traffico di <em><strong>fentanyl</strong></em>. L&#8217;amministrazione avrebbe, inoltre, messo in atto nuove misure per migliorare la sicurezza alla frontiera e ridurre il numero di individui che attraversano illegalmente i porti di ingresso, ampliando e accelerando al contempo i percorsi legali per la migrazione ordinata di persone provenienti da Cuba, Haiti, Nicaragua e Venezuela. </p>



<p>Le ultime settimane restituiscono un quadro assolutamente differente, che si andrebbe via via aggravando: la Casa Bianca teme che, quando lo <strong>stato di emergenza Covid-19</strong> volgerà al termine, il prossimo 11 maggio, la decadenza delle restrizioni all’immigrazione possa portare a un vertiginoso aumento degli attraversamenti illegali. A fine febbraio, infatti, l&#8217;amministrazione Biden ha proposto una dura sostituzione della politica del <strong>Titolo 42</strong> dell&#8217;era Trump, limitando radicalmente le richieste di asilo alla frontiera e proponendo un piano che equivale a un avallo della posizione del suo predecessore. Le leggi internazionali e statunitensi consentono da tempo alle persone che attraversano i confini di cercare protezione dalle persecuzioni domestiche. Ma la proposta di Biden renderebbe molto difficile per i migranti <strong>ottenere</strong> <strong>asilo</strong> qualora viaggino attraverso un Paese terzo e attraversino il confine con gli Stati Uniti senza permesso. I funzionari della <em>Homeland Security </em>vogliono, in sostanza, che i migranti fissino appuntamenti con gli agenti di frontiera in un porto di ingresso o cerchino un altro percorso legale, piuttosto che attraversare prima il confine. Se finalizzata, la nuova politica sarà in vigore per due anni, annullando gli impegni di lunga data dell&#8217;America nei confronti delle persone in cerca di asilo, ponendo limiti rigorosi su dove e come coloro che fuggono dalla persecuzione possono richiedere protezione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le trivellazioni in Alaska</h2>



<p>Che la luna di miele tra Biden e gli ambientalisti fosse finita da un pezzo è stato chiaro immediatamente dopo il <strong><a href="https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-internazionale/erin-brockhovic-dichiara-guerra-biden-2116895.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">disastro ferroviario in Ohio</a></strong>, quando il presidente ha dovuto subire le reprimenda di un&#8217;attivista del calibro di <strong>Erin Brockovich</strong>, che lo aveva accusato di restare immobile di fronte al rischio chimico. Sulle stessa questione, il presidente si era addirittura fatto rubare la scena dall&#8217;<em>incumbent</em> Trump, che lesto si era recato in quel di East Palestine a mietere consensi e fomentare il dissenso. E il presidente? Ha continuato a <strong>sminuire</strong> la portata di quello che potrebbe essere annoverato fra i peggiori disastri ambientali nella storia del Paese.</p>



<p>Un&#8217;altra picconata al pedigree ambientalista di Biden giunge nelle ultime ore dall&#8217;<strong>Alaska</strong>. Lunedì scorso l&#8217;amministrazione ha dato l&#8217;approvazione formale a un enorme <strong>progetto di trivellazione petrolifera</strong> noto come &#8220;Willow&#8221;, nonostante l&#8217;opposizione diffusa a causa dei suoi probabili impatti ambientali e climatici. Il presidente dovrebbe anche annunciare ampie restrizioni sul leasing petrolifero <em>offshore</em> nell&#8217;Oceano Artico e attraverso il North Slope dell&#8217;Alaska, in un apparente tentativo di mitigare le critiche sulla decisione e, come ha affermato un funzionario dell&#8217;amministrazione, per formare un &#8220;firewall&#8221; per limitare future locazioni petrolifere nella regione. Il progetto di perforazione avverrebbe all&#8217;interno della riserva petrolifera, che si trova a circa 200 miglia a nord del Circolo Polare Artico. La riserva, che non ha strade, è la più grande distesa di terra incontaminata del paese. Il progetto &#8220;Willow&#8221;, da 8 miliardi di dollari, guidato dal gigante petrolifero <strong>ConocoPhillips</strong>, avrà il potenziale per produrre oltre 600 milioni di barili di greggio in 30 anni. Bruciare tutto quel petrolio si tradurrebbe in 9,2 milioni di tonnellate di inquinamento da carbonio, pari all&#8217;immissione di quasi due milioni di automobili sulle strade, ogni anno.</p>



<p>Un annuncio che da solo è bastato a provocare la reazione infervorata del mondo ambientalista, compresa quella dell&#8217;ex vice presidente Usa e paladino dell&#8217;ambiente <strong>Al Gore</strong>, che ha avvertito Biden che sarebbe &#8220;irresponsabile&#8221; dare il via libera a un controverso piano di questo calibro. Il progetto miliardario è stato criticato anche da molti democratici che temono minerà drasticamente gli sforzi dell&#8217;amministrazione per combattere la crisi climatica. Per Al Gore il progetto &#8220;non solo metterà a rischio i nativi dell&#8217;Alaska e le altre comunità locali, ma è incompatibile con l&#8217;ambizione di raggiungere l&#8217;obiettivo emissioni zero&#8221;. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/mappa-alaska-willow-project-1024x1024.png" alt="" class="wp-image-388364" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/mappa-alaska-willow-project-1024x1024.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/mappa-alaska-willow-project-300x300.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/mappa-alaska-willow-project-150x150.png 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/mappa-alaska-willow-project-768x768.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/mappa-alaska-willow-project.png 1269w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il sito dove partiranno le trivellazioni del controverso Willow Project, nella regione settentrionale del North Slope in Alaska. Mappa di Gianluca Lo Nostro.</figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I perché dietro il cambio di passo</h2>



<p>Di fronte al <strong>brusco cambio di passo</strong> dell&#8217;amministrazione Biden le ragioni e le ipotesi sono numerose. La prima, la più banale, è il 2024 che si avvicina. La campagna elettorale non deve solo confermare i voti dei militanti, ma deve convincere gli indecisi, strizzando l&#8217;occhio al nemico, sperando di rubare numeri al Gop. In occasione del discorso sullo stato dell&#8217;Unione, più volte Biden aveva lanciato l&#8217;idea di una collaborazione <em>bipartisan </em>su molti temi &#8220;per finire il lavoro&#8221;. La questione immigrazione, oltre ad essere un tema scottante, è uno dei prediletti del Gop. La fine dell&#8217;emergenza Covid rischierebbe, come teme la Casa Bianca, di mettere in crisi la frontiera sud del Paese, con ripercussioni gravissime sull&#8217;indice di gradimento del presidente in vista delle presidenziali. Un&#8217;emorragia a cui porre riparo per tempo per evitare di essere travolti dalle critiche e guadagnare consensi a destra.</p>



<p>La seconda ragione è legata ai temi dell&#8217;<strong>energia</strong>. I temi domestici sono il fulcro del dibattito politico che porta verso Pennsylvania Avenue e, sebbene le politiche <em>green </em>siano state il manifesto dell&#8217;amministrazione, non valgono tanto quanto la sicurezza energetica. Quest&#8217;ultima, infatti, resterà sempre una <strong>priorità</strong>, soprattutto in un&#8217;epoca di insicurezza come quella attuale. Le scorte di greggio Usa sono, infatti, ai minimi: il livello settimanale delle riserve continua a rimanere al minimo degli ultimi due anni secondo i dati della Us Energy Information Administration, dopo un down di oltre il 40% nel 2021-2022 e nonostante l&#8217;intento del governo di riavviare al più presto la loro ricostituzione. Non sarà l&#8217;Alaska a fare il miracolo, ma per Biden, in tempi di guerra, il cambiamento climatico può continuare ad attendere. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/immigrazione-petrolio-cambio-di-passo-biden-guarda-destra.html">Immigrazione e petrolio: il cambio di passo di Biden (che ora guarda a destra)</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Biden in continuità con Trump: via libera alle trivellazioni in Alaska</title>
		<link>https://it.insideover.com/energia/biden-in-continuita-con-trump-via-libera-alle-trivellazioni-in-alaska.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2021 14:41:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1176" height="784" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/alaska-oil-la-presse.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/alaska-oil-la-presse.jpeg 1176w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/alaska-oil-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/alaska-oil-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/alaska-oil-la-presse-768x512.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1176px) 100vw, 1176px" /></p>
<p>Joe Biden è uomo con una lunga e navigata esperienza politica, e questo lo ha reso un pragmatico. Al massimalismo e agli annunci il presidente Usa preferisce la cautela e strategie graduali: la mossa della Casa Bianca di non fermare il permesso alle trivellazioni nella National Petroleum Reserve dell&#8217;Alaska (Npr-A) concesso a fine 2020 da Donald &#8230; <a href="https://it.insideover.com/energia/biden-in-continuita-con-trump-via-libera-alle-trivellazioni-in-alaska.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1176" height="784" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/alaska-oil-la-presse.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/alaska-oil-la-presse.jpeg 1176w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/alaska-oil-la-presse-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/alaska-oil-la-presse-1024x683.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/06/alaska-oil-la-presse-768x512.jpeg 768w" sizes="auto, (max-width: 1176px) 100vw, 1176px" /></p><p><strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-joe-biden.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Joe Biden</a> </strong>è uomo con una lunga e navigata esperienza politica, e questo lo ha reso un pragmatico. Al massimalismo e agli annunci il presidente Usa preferisce la cautela e strategie graduali: la mossa della Casa Bianca di non fermare il permesso alle trivellazioni nella National Petroleum Reserve dell&#8217;Alaska (Npr-A) concesso a fine 2020 da <strong><a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-donald-trump.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Donald Trump</a> </strong>alla <strong>ConocoPhilips </strong>può essere analizzata sotto diversi punti di vista alla luce di questa chiave di lettura.</p>
<p>Certo, Biden ha promesso e avviato materialmente dei piani industriali e di investimento per promuovere un&#8217;ampia e efficiente filiera delle rinnovabili e concretizzare ambiziosi programmi di <strong>transizione ecologica </strong>volti a sostenere la decarbonizzazione dell&#8217;economia a stelle e strisce entro la metà del secolo. Ma al contempo sa bene che la transizione è un processo graduale e da governare con opportune modalità politiche di intervento e che cedere completamente al massimalismo dell&#8217;ala sinistra del <strong>Partito democratico, </strong>fortemente contraria a nuovi permessi sul fronte del gas e del petrolio, può spaccare la formazione e complicare gli stessi progetti di spinta sulla diversificazione energetica.</p>
<p>A febbraio, una corte d’appello ha bloccato la costruzione del progetto di greggio Willow di ConocoPhillips da 2 miliardi di dollari in Alaska. Nella giornata di mercoledì 26 maggio il <strong>dipartimento della Giustizia </strong>di Washington ha ribadito che il governo statunitense continua a sostenere l&#8217;opportunità di realizzare l&#8217;impianto di estrazione nella concessione di sua proprietà. La Npr-A è un&#8217;area di poco meno di 100mila chilometri quadrati nel Nord-Ovest dell&#8217;Alaska, che si affaccia sulle acque del Mar Glaciale Artico, è gestito dal Dipartimento per gli Affari Interni tramite il Bureau of Land Management e confina con l&#8217;<strong>Artic National Wildlife Refuge</strong>, un&#8217;area protetta per la biodiversità che<a href="https://it.insideover.com/difesa/si-allungano-le-mani-armate-di-russia-e-stati-uniti-sullartico.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer"> in passato Donald Trump aveva pensato di aprire allo sfruttamento a fini estrattivi ed energetici.</a></p>
<p><strong>Biden </strong>ha più volte ribadito l&#8217;obiettivo di proseguire sulla strada della decarbonizzazione ma, al tempo stesso, conosce come funzionano la politica e l&#8217;economia americane. In primo luogo si pone una questione di <strong>continuità </strong>amministrativa, di progetti e investimenti già avviati il cui stop lancerebbe un segnale problematico, anche data la grandezza della posta in palio:  <a href="https://www.startmag.it/energia/biden-alaska-progetto-conocophillips-petrolio/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">il giacimento Willow, nota <em>StartMag, </em>potrebbe contenere</a> &#8220;590 milioni di barili di petrolio recuperabile e potrebbe produrre fino a 160.000 barili al giorno già nel 2024, secondo le precedenti stime di ConocoPhillips&#8221;. Fermare il potenziale ritorno in termini di produzione e occupazione per un progetto in terra federale approvato da autorità governative di Washington sarebbe decisamente rischioso.</p>
<p>In secondo luogo, Biden ha una necessità pragmatica legata alla volontà di mantenere aperto un canale di comunicazione con il <strong>Partito repubblicano</strong>. Formalmente minoranza in Camera dei Rappresentanti e al Senato, ma con margini talmente ridotti a favore del partito dell&#8217;asinello che un&#8217;interlocuzione continua è necessaria. Pontieri come il senatore della West Virginia <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/joe-manchin-west-virginia-usa.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Joe Manchin</a>, </strong>&#8220;spina nel fianco&#8221; per le politiche più progressiste della Casa Bianca, consentono un&#8217;interlocuzione continua con il Grand Old Party ai cui voti in potenza Biden può guardare qualora alcune proposte non ricevessero il sostegno della sinistra dem. Tra i repubblicani maggiormente attenzionati dalla Casa Bianca c&#8217;è <strong>Lisa Murkowski,</strong> dal dicembre 2002 senatrice dell&#8217;Alaska e per sei anni, dal 2015 al febbraio scorso, alla guida del comitato per l&#8217;Energia di Capitol Hill. Lontana dalle posizioni di Donald Trump, <a href="https://www.adn.com/politics/2016/10/08/alaska-sen-dan-sullivan-calls-on-donald-trump-to-drop-out-of-presidential-race/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">che non sostenne durante la corsa alla presidenza del 2016</a>, la Murkowski mira a esser rieletta alle elezioni di mid-term del 2022 e ad assicurare allo Stato del Grande Nord degli Usa una crescente sicurezza economica e sociale. Che passa inevitabilmente per la gestione degli asset energetici.</p>
<p>Assieme al collega repubblicano e secondo senatore dell&#8217;Alaska, <strong>Dan Sullivan, </strong>la Murkowski mantiene attiva un&#8217;interlocuzione con la Casa Bianca che ha definito proficua e cordiale. Recentemente, i due sono stati ricevuti in udienza da Biden proprio per parlare del progetto ConocoPhilips: c&#8217;è da entrambe le parti l&#8217;interesse a non alzare il livello dello scontro e a calmare le acque. Per la transizione ci sarà tempo e serviranno energie: a Biden serve costruire un rapporto di fiducia reciproca con i repubblicani più aperti al dialogo, al Grand Old Party trovare spazio per portare all&#8217;attuazione proposte concrete in una fase che li vede in minoranza. E proprio le parti dell&#8217;agenda Biden più pragmatiche e lontane dal radicalismo di <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/lo-scivolone-di-alexandria-ocasio-cortez.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Alexandria Ocasio-Cortez</a> </strong>e del resto della sinistra dem sono un eccellente terreno di incontro.</p>
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		<title>Sottomarino nucleare russo emerge a sorpresa davanti alle coste dell&#8217;Alaska</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sottomarino-nucleare-russo-emerge-a-sorpresa-davanti-alle-coste-dellalaska.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mauri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 16:57:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarini]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarino classe Antey]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1076" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-1024x574.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-1536x860.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-2048x1147.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella mattinata di venerdì 28 agosto sulla superficie del mare davanti alle coste dell&#8217;Alaska è apparsa una presenza del tutto insolita: un sottomarino a propulsione nucleare russo. A renderlo noto è stato l&#8217;U.S. Northern Command affermando nel contempo che stanno “monitorando attentamente” la situazione. Secondo i primi rapporti, e secondo le fonti russe, il sottomarino &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/sottomarino-nucleare-russo-emerge-a-sorpresa-davanti-alle-coste-dellalaska.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1076" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-1024x574.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-768x430.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-1536x860.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-2048x1147.jpg 2048w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/08/Sottomarino-russo-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Nella mattinata di venerdì <strong>28 agosto</strong> sulla superficie del mare davanti alle coste dell&#8217;<strong>Alaska</strong> è apparsa una presenza del tutto insolita: un sottomarino a propulsione nucleare russo.</p>
<p>A renderlo noto è stato l&#8217;<a href="https://twitter.com/USNorthernCmd/status/1299117558738702339" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong>U.S. Northern Command</strong></a> affermando nel contempo che stanno “monitorando attentamente” la situazione.</p>
<p>Secondo i primi rapporti, e <a href="https://m.tvzvezda.ru/news/forces/content/2020827828-nEa6N.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">secondo le fonti russe</a>, il sottomarino sarebbe l&#8217;<strong>Omsk</strong> (K-186), un&#8217;unità lanciamissili da crociera (Ssgn) facente parte della <strong>classe Antey</strong> (project 949A) o <strong>Oscar II</strong> in codice Nato. Dovrebbe trattarsi di questa unità in quanto attualmente, nella zona del <strong>Mare di Bering</strong>, è in corso un&#8217;esercitazione navale russa che ha visto, nella giornata di ieri, il lancio di un missile da crociera antinave tipo P-700 Granit da parte dell&#8217;Omsk mentre nello stesso tempo l&#8217;incrociatore missilistico <strong>Varyag</strong> (della classe Slava) ha lanciato un missile del complesso P-1000 Vulkan.</p>
<p>I sottomarini classe Antey sono <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosa-ci-fa-un-sottomarino-lanciamissili-da-crociera-russo-nel-mar-baltico.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">tra i più grandi sottomarini al mondo</a> nati per attaccare i <strong>gruppi di portaerei americane</strong> bersagliandoli con missili da crociera come i <strong>Granit</strong>, che verranno presto sostituiti dai più moderni P-800 <strong>Oniks</strong>, e che potranno anche trasportare missili di nuovo tipo ipersonici 3M22 <strong>Zircon</strong> oltre ai missili per attacco terrestre 3M14K <strong>Kalibr</strong> che sono stati già utilizzati in combattimento in Siria.</p>
<p>Il vascello monta <strong>24 tubi di lancio</strong> per missili da crociera oltre ad essere dotato di sei tubi lanciasiluri (quattro da 533 millimetri e due da 650). L&#8217;Omsk è lungo 154 metri e largo 18,2 per un dislocamento in immersione pari a 23860 tonnellate (a pieno carico); i suoi due reattori da 190 Mw tipo Ok-650V azionano due gruppi di eliche e turboriduttori che spingono l&#8217;unità alla velocità massima di 33 nodi (in immersione). L&#8217;equipaggio è composto da 107 uomini complessivamente e si ritiene che la profondità operativa sia di 430 metri mentre quella massima di circa 600.</p>
<p>Il sottomarino è stato impostato il <strong>13 luglio 1989</strong> nel cantiere navale Sevmash (presso Severodvinsk) e battezzato Omsk il 13 aprile 1993 sotto il patrocinio dell&#8217;amministrazione comunale dell&#8217;omonima città della Russia; varato il 10 maggio dello stesso anno è entrato in linea nella Flotta del Nord il <strong>21 gennaio 1994</strong> per essere poi trasferito alla flotta del Pacifico il 14 settembre 1994, dove è ancora attualmente in forza.</p>
<p>Attualmente nel Mare di Bering <a href="https://twitter.com/Bottema37/status/1299323145430740992" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sono state osservate diverse unità russe.</a> Oltre il già citato Varyag sono state notate la Marshal Krylov, nave per il supporto elettronico facente parte della classe <strong>Marshall Nedelin</strong>, una nave da assalto anfibio classe <strong>Ropucha</strong>, una corvetta della classe <strong>Stereguschchiy</strong> e una classe <strong>Sovreshenny</strong>, un sottomarino tipo Ssk della classe <strong>Kilo</strong> insieme ad un cacciatorpediniere della classe <strong>Udaloy</strong>.</p>
<p>Le circostanze che hanno portato il sottomarino russo in superficie al largo dell&#8217;Alaska sono ancora ambigue: potrebbe trovarsi in qualche tipo di <strong>emergenza</strong> non meglio identificata. Quello che è certo è che è davvero inusuale vedere un sottomarino a propulsione nucleare in emersione, soprattutto se in prossimità di coste “nemiche”. Attualmente il comando americano fa sapere che non hanno ricevuto nessuna richiesta di soccorso da parte dei russi, e da Mosca, come sempre, tutto tace. “Non abbiamo ricevuto alcuna richiesta di assistenza dalla Marina russa o da altri marinai della zona. Siamo sempre pronti ad assistere chi è in difficoltà” sono state le parole del Northern Command.</p>
<p>Si riagita dunque lo spettro di un <strong>possibile incidente</strong>, come quello già avvenuto di recente al sommergibile per operazioni speciali <a href="https://it.insideover.com/guerra/missione-sottomarino-russo-losharik-incidente.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Losharik</a>, ma soprattutto come quello, purtroppo famoso, del <strong>Kursk</strong>, che apparteneva proprio alle medesima classe dell&#8217;Omsk.</p>
<p>Quel <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-tragedia-del-kursk-un-mistero-ancora-irrisolto.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">12 agosto di 20 anni fa</a>, nelle fredde acque del Mar di Barents, i 118 uomini dell&#8217;equipaggio del Kursk trovarono la morte in poco più di un centinaio di metri d&#8217;acqua; una morte orrenda, per annegamento, asfissia e per le dirette conseguenze dell&#8217;esplosione della parte prodiera del vascello.</p>
<p>Un incidente che è ancora avvolto da una cortina fumogena, mai sollevatasi nel corso degli anni, che contribuisce ad alimentare i sospetti che quel giorno, nelle profondità di quel mare ai limiti dell&#8217;Artide, sia avvenuto qualcosa che non deve essere detto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sottomarino-nucleare-russo-emerge-a-sorpresa-davanti-alle-coste-dellalaska.html">Sottomarino nucleare russo emerge a sorpresa davanti alle coste dell&#8217;Alaska</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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