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“È quando il mondo dorme che si generano i mostri. Di mostri ne abbiamo già parecchi, tra noi. Prima di tutto, la nostra indifferenza.” Leggiamo questa frase nelle ultime pagine di Quando il mondo dorme (Rizzoli), il libro di Francesca Albanese pubblicato all’inizio dell’estate 2025. Una frase tanto semplice quanto dura, emblematica, brutale. Quali sono i “mostri” che sono qui, tra noi, e noi non vediamo? Cosa succede quando il mondo – il nostro mondo basato su regole, diritti, culture e civiltà – sembra davvero “dormire”, ignorare, girarsi dall’altra parte, di fronte a uno degli atti più abominevoli della storiografia recente? È davvero possibile trovare un antidoto per la nostra collettiva “indifferenza”?

Francesca Albanese non avrebbe bisogno di presentazioni: giurista, studiosa, docente, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nel territorio palestinese occupato, nelle ultime settimane è finita al centro di un vortice, diventando la prima alta rappresentante Onu a essere attaccata e sanzionata direttamente da un Paese – gli Stati Uniti – a causa della sua denuncia del genocidio in corso a Gaza, a opera dello Stato di Israele. Una denuncia che Francesca Albanese porta avanti coraggiosamente, non certamente da ora, ma da lunghi mesi, e che, assieme al suo lavoro di ricerca, getta una luce su una situazione drammatica, dove fino a questo momento a regnare sono state violenza, caos e impunità.

Questi sono alcuni dei tanti e difficili temi sviluppati all’interno di Quando il mondo dorme. Un libro che racconta la Palestina e la vita dei palestinesi, dentro e fuori Gaza, nella Cisgiordania occupata dai coloni israeliani, nei raid quotidiani, nelle case distrutte, nei volti sfigurati di migliaia di bambini e bambine, che vivono segregati, come topi chiusi in una trappola, ben prima degli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. Una situazione che la Corte Penale Internazionale aveva classificato come ‘a rischio di genocidio’ già nel gennaio del 2024, e che oggi è giunta a un punto di non ritorno, superando i 60mila morti certi, di cui oltre 18mila bambini. Morti non solo per gli spari, ma anche per fame, sete, infezioni non curate in mancanza di medicinali.

Volti, voci e storie dalla Palestina

Un libro che ad ogni pagina è come un pugno nello stomaco, una ferita che lacera riga per riga, nella consapevolezza che non si tratta di racconti di fantasia, ma della pura realtà, e della banalità del male, in ogni storia raccontata. Nei nove capitoli non si parla infatti solo della sistematica violazione del diritto internazionale a Gaza, in atto da decenni, ma si narrano le storie dei sopravvissuti, così come di quelli che non ce l’hanno fatta, subendo il massacro in prima persona. Sono le storie di Hind Rajab, di soli 6 anni, morta mentre era al telefono con gli operatori sanitari per chiedere aiuto, circondata dai cadaveri dei suoi familiari, implorando “Il carro armato è accanto a me. Si sta muovendo. Verrai a prendermi? Ho tanta paura”, per poi essere trovata, nella macchina coi suoi familiari, come corpo morto, in un abitacolo crivellato dal oltre 300 proiettili delle forze armate israeliane.

C’è poi la storia del chirurgo Ghassan, arrivato da Londra per rendersi utile a Gaza, e la storia opposta di Malak, una giovane artista palestinese, che ha deciso invece di lasciare la sua terra, per raccontarne la dolorosa storia, attraverso l’arte, a Londra. C’è la storia di Abu-Hassan e i suoi alternative tours a Gerusalemme Est, che smontano la retorica storia raccontata dalle guide turistiche israeliane per la Città Santa. E tante altre storie, come quella dello studioso di genocidio Alon, di Mohammed El-Kurd, oggi scrittore e tra i giornalisti palestinesi più noti e competenti, che Francesca Albanese ha conosciuto quando era solo un bambino che rubava i gelsi da un cortile; ma anche le storie di George, Ingrid, Eyal, Gabor, e tanti altri bambini e bambine, ragazzini senza volto, che raccontano l’infanzia rubata in Palestina, la quotidianità di una vita fatta di privazioni, di ingiustizia, macerie, ma anche di speranza per la pace.

“Mi ricordo uno scambio tra due bambine che discutevano con delicatezza. Una diceva: «È vero che la chiusura e l’assedio sono terribili per tutti, ma almeno tu, con la leucemia, sei potuta andare in Cisgiordania e hai visto le montagne! Io le montagne non le ho mai viste».” Dal capitolo Hind. Cos’è l’infanzia in Palestina? in Quando il mondo dorme (Rizzoli, giugno 2025) Francesca Albanese

Una lettura dolorosa ma necessaria

Quando il mondo dorme, pur nella semplice brutalità di alcune vicende, evidenzia poi l’importanza del diritto internazionale, come principio fondamentale alla base della nostra società civile, ma anche quanto queste vicende non siano solo una mera questione politica e giuridica, da manuali e report, ma una questione prima di tutto umana: quei volti, quelle donne, madri, padri e figli soli, quelle persone uccise in fila per il pane, quelle bambine invalide, non sono solo immagini, ma persone in carne ed ossa, che vedono e sentono come noi, che provano gioia, dolore, rabbia, amore e che hanno diritto di vivere nella loro terra.

È ancora possibile accettare, nel 2025, che un genocidio così brutale sia perpetrato, con gli strumenti più tecnologicamente avanzati mai visti e soprattutto, con la nostra complicità? Uno dei tanti interrogativi che risuonano, proprio ora che la parola “genocidio”, ripetuta con coraggio da Francesca Albanese in molte occasioni, è giunta sulla bocca di tutti, anche dei più “improbabili”, e di coloro che fino ad ora hanno distolto il proprio sguardo, e adesso denunciano in colpevole ritardo.

In questo libro Francesca Albanese, pur mettendosi in pericolo, rivelando dettagli della sua vita privata, si mette a nudo, raccontando le sue esperienze in Palestina come donna, moglie, madre, ancor prima che studiosa e ricercatrice per l’Onu, rendendo semplice un tema, che semplice non è. Un tema quello delle privazioni subite dal popolo palestinese che reporter, giornalisti, studiosi ed esperti di diritto internazionale conoscono da decenni, ma che è ancora fin troppo sconosciuto ai più. Ecco perché, nonostante il suo peso, Quando il mondo dorme è una lettura necessaria, per creare, almeno a livello individuale, una maggiore consapevolezza e una base per la pace futura.

Francesca Albanese

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