Tra le macerie di una Germania devastata al termine della Seconda guerra mondiale, gli americani si trovarono presto a porsi una domanda esistenziale: come gestire l’ingombrante presenza dell’Armata rossa a due passi dalla linea che demarcava la sfera d’influenza occidentale da quella sovietica?
Arruolare nazisti per competere con i russi
La soluzione era soltanto una: per capire come fronteggiare la potenza che aveva schiacciato la testa al serpente nazista, occorrevano persone che quella potenza l’avevano studiata nel tentativo (miseramente fallito) di disarticolarla: analisti geopolitici e militari, esperti della più varia natura, uomini d’intelligence con una vasta conoscenza dell’Unione Sovietica. Chi meglio degli uomini dell’apparato himmleriano scampati alla morte o alla cattura da parte dei russi?
Per apprestarsi a giocare alla pari in uno scenario che già si delineava altamente competitivo, gli americani non si facevano troppe illusioni, bisognava affidarsi a chi già da decenni studiava le mosse e le strutture dell’apparato staliniano. In poche parole, bisognava affidarsi ai nazisti.
Reinhard Gehlen, l’uomo sbagliato al momento giusto
E infatti, quasi inviato dalla divina provvidenza (ma in realtà con una mossa strategica attentamente studiata in tutte le sue variabili e messa in atto con invidiabile sangue freddo), a bussare alle porte dell’intelligence americana nel maggio 1945 arrivò un uomo che di Unione Sovietica se ne intendeva. Conosciuto come Herr Doktor o con lo pseudonimo di Dottor Schneider, Reinhard Gehlen, durante la guerra, era stato capo dei servizi segreti del Reich sul fronte orientale.
Con “Gli uomini di Himmler, il passato nazista dei servizi segreti tedeschi“, libro edito da Carocci, il ricercatore Gianluca Falanga, che è consulente scientifico, a Berlino, del Museo della Stasi, demolisce un mito che – pur nella sua aura cinerina – ha resistito fino ad oggi: quello dell’Organizzazione Gehlen, l’apparto spionistico che poi prenderà il nome di BND, messo in piedi inizialmente sotto la tutela (solo apparente) degli americani e della neonata CIA, ma presto smarcatosi dal controllo alleato per godere di piena autonomia.
Nel giro di pochi anni, Gehlen ricostruì intere cordate di potere nazista, ricompose uffici degli apparati dell’SD himmleriano (il servizio segreto delle SS), ripulì la fedina penale lorda di sangue di migliaia di assassini che, durante la guerra, si erano macchiati dei crimini più atroci. Ma com’è stato possibile tutto questo all’alba di quella che avrebbe dovuto essere una nuova era di pace? Scrive Falanga:
“Fu […] l’urgenza di compensare velocemente grosse lacune informative su quello che si profilava divenire il nuovo avversario [l’Unione Sovietica], non tanto la mancanza di personale specializzato a motivare l’interesse per gli esperti militari e dei servizi segreti tedeschi di almeno una parte degli organi informativi statunitensi“
In pratica sin dalla fine del conflitto la real politik prese il sopravvento, permettendo il risorgere in sordina di un tentacolare organismo spionistico di matrice squisitamente nazionalsocialista. Eppure, dicevamo, in questo libro Gianluca Falanga “demolisce” la leggenda nera dell’Organizzazione Gehlen. In che modo?
Un servizio segreto imbarazzante
In un modo molto semplice: raccontando come – alla prova dei fatti – il servizio segreto tedesco dell’era post bellica, che aveva gonfiato le proprie fila di uomini provenienti da settori himmleriani nell’illusione che questi avrebbero potuto efficacemente tamponare l’ingerenza dell’intelligence d’oltrecortina, si rivelò non solo inadatto allo scopo, ma addirittura rappresentò la porta d’ingresso principale per il dilagare in Europa – e non solo – di uomini del Kgb russo e della Stasi tedesco-orientale.
Sì, perché la scelta di arruolare nel futuro BND uomini dal passato compromesso si rivelò presto un clamoroso autogol. Nella sua infinita – e presunta – saggezza spionistica, Reinhard Gehlen non aveva previsto una cosa: se sei compromesso, sei ricattabile. E se per puro caso la tua famiglia è rimasta bloccata nella Germania Est, sotto il controllo sovietico, lo sei ancora di più.
Nel corso dei decenni, almeno fino al principio degli anni Sessanta, l’Organizzazione Gehlen/BND fu penetrata a più riprese dai servizi segreti comunisti, anche con operazioni di infiltrazione spettacolari che arrecarono danni all’intelligence occidentale di cui forse ancora oggi viene sottovalutata la portata. Uno dei casi più gravi riguardò Heinz Felfe. Nativo di Dresda, arruolatosi giovanissimo nelle SS, nel dopoguerra assurse ai vertici dell’Organizzazione Gehlen. Era uno dei pochi a conoscere nel dettaglio l’organigramma del servizio segreto e a essere informato di tutte le operazioni in programma e in corso di svolgimento.
Asso dello spionaggio, solo a posteriori si comprese che i suoi successi erano attentamente studiati e programmati insieme ai suoi “veri” datori di lavoro: i servizi segreti sovietici. Quando venne arrestato insieme ad altri due colleghi, si comprese – tardivamente – che “era stato il complesso himmleriano a rivelarsi fatale, un vero tarlo, il ventre molle del sistema di sicurezza della Repubblica“.
Fare i conti con il passato
Da quel momento iniziò l’opera di “repulisti”. Una commissione di giovani agenti non compromessi con il passato nazista fu incaricata di valutare il curriculum dei colleghi più anziani, proponendo il congedo di chi sarebbe risultato più compromesso e, quindi, ricattabile. Il percorso fu tuttavia lungo e il BND non riuscirà mai ad assurgere a grande agenzia spionistica al pari, per esempio, della Stasi.
Poca capacità di penetrazione, scarso rendimento spionistico e nessuna o quasi facoltà di prevedere scenari dell’imminente futuro. L’Organizzazione Gehlen descritta nel libro di Falanga è piuttosto un colabrodo costoso e imbarazzante, il presidio di un passato che non vuole arrendersi alla disfatta, ma che nell’ombra di un’agenzia di intelligence cerca di mettere nuove radici. E in parte ci riesce anche.
Solamente nel 2014, infatti, il BND accettò di istituire una Commissione indipendente di storici con il compito di studiare la genesi e l’evoluzione dell’Organizzazione Gehlen e, di conseguenza, fare i conti con i propri fantasmi. Per la prima volta dal 1945, uomini e donne esterne al servizio segreto hanno potuto accedere senza limitazioni alla documentazione conservata negli archivi del BND, contribuendo a un’opera di informazione e trasparenza che ha segnato non la fine di un percorso, ma soltanto l’inizio. Scrive in proposito Gianluca Falanga: “Con questo pregevole lavoro finisce il lungo silenzio del BND sul suo passato, cade il segreto sulle sue radici naziste, ma il processo di elaborazione della storia del BND non è affatto concluso, anzi, è appena cominciato”.