È abbastanza curioso che due leader dalle personalità assai diverse, se non opposte, come Donald Trump e Vladimir Putin, al momento di dare impulso alle trattative (che sono in primo luogo trattative tra Usa e Russia, poi anche sull’Ucraina) abbiamo scelto di affidarsi a figure estranee al canali istituzionali e alla diplomazia come Steve Witkoff per gli Usa e Kirill Dmitriev per la Russia. Al punto che ora risultano quasi emarginati due pezzi grossi come Sergej Lavrov, ministro degli Esteri della Federazione Russa dal 2004, e il suo omologo Usa Marco Rubio. L’agenzia Bloomberg, citando anonimi funzionari Ue, ha addirittura scritto che tra i diplomatici si è starla la voce che per farsi ascoltare da Trump si debba risultare simpatici a Witkoff.
Questa invasività del business nella diplomazia conferma una cosa che si era già capita: cioè che Usa e Russia parlano di Ucraina ma anche (soprattutto?) di come gli interessi reciproci potrebbero essere valorizzati dalla ripresa di relazioni normali o quasi. E poi ci sono, naturalmente, le personalità di Witkoff e Dmitriev, titolari entrambi di storie molto particolari e con degli imprevedibili punti di contatto. Dall’origine russa di Witkoff a quella ucraina di Dmitriev.
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