Secondo una ricerca della società britannica FinExpertise, il salario delle donne in Russia, nel 2025, è risultato in media del 25% inferiore a quello degli uomini. Il divario più ampio degli ultimi quindici anni. Il gender gap salariale non è certo un problema solo russo. Per fare un esempio: negli Usa, sempre nel 2025, è stato calcolato nel 18,5%. Ma per quanto riguarda la Russia, è interessante notare due aspetti. Il primo è che la sperequazione ai danni delle donne è stata perennemente in vigore anche ai tempi dell’Urss. I salari nel 1958 erano inferiori del 39% a quelli degli uomini (e prima, nel periodo bellico, addirittura del 50%). A metà degli anni Sessanta la differenza era ancora oltre il 30%, come pure verso la fine degli anni Settanta. Il tutto anche se, o forse proprio a causa, la percentuale di donne al lavoro fuori casa nell’Urss era molto più elevata che nell’Europa occidentale, arrivando fino al 90%.
Poi, come sappiamo, l’Urss è finita a gambe all’aria, cambiando alcune cose e lasciandone altre inalterate. Cambiamento: la percentuale di donne al lavoro fuori casa è drasticamente calata, scendendo al 52% verso la fine degli anni Novanta. Conservazione: il gender gap salariale è rimasto tale, ancora fisso oltre il 30% all’inizio degli anni duemila. E oggi il problema, pur avendo radici storiche, ci dice molto delle distorsioni introdotte dallo stato di guerra con l’Ucraina.
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