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Russia, l’oro (olimpico) alla patria

La politica è entrata pesantemente nello sport. E la Russia, oltre a subire il bando internazionale, patisce la fuga dei talenti.
Olimpiadi

In questi Giochi olimpici di Milano-Cortina la Russia di fatto non può partecipare. essendo essere bandita dalle competizioni dall’invasione dell’Ucraina del 2022 e vedere i suoi pochi atleti ammessi (13 in questo caso) costretti a gareggiare senza bandiera, senza inno e con la denominazione di “neutrali”. Punizione forse comprensibile ma che non fu certo applicata ad americani e inglesi invasori dell’Iraq e ora nemmeno a Israele decimatore dei palestinesi). Quel che fa arrabbiare di più il Governo russo, però, è che molti atleti di nascita, origine o formazione russa gareggino e conquistino medaglie avvolti nella bandiera di altri Paesi.

Il ministro dello Sport, Mikhail Degtyarev, sottolineando che ben 30 atleti russi partecipano a questa Olimpiade per altre nazioni, ha lanciato un anatema auspicando che a questi (che in Russia hanno ovviamente ancora relazioni e parenti) venga proibito il rientro nella ex-patria. “Li nutriamo, li educhiamo, forniamo loro allenatori e impianti e loro buttano via il passaporto e se ne vanno. Dovremmo privarli di tutto, vietare loro l’ingresso in Russia e l’uso delle nostre strutture sportive. E ci arriveremo”.

Da questo punto di vista il fenomeno non è nuovo. Sono i tempi che sono cambiati. E così anche gli atleti rischiano di diventare “patrioti” o “traditori”, come i casi di Aleksandr Oveckin e di Ilya Malinin possono far pensare.

Anche lo sport, in questi nostri anni, è stato travolto dalla politica. E il fronte russo-ucraino non fa eccezione, anzi: è diventato anche in questo campo il laboratorio di nuovi equilibri. Se vuoi saperne di più, non perdere Inside Russia, la newsletter di InsideOver dedicata alla Russia e ai suoi vicini. Riceverla è facile: basta abbonarsi. Fallo subito!


La prende così male, la Russia, che il suo ministro dello Sport, Mikhail Degtyarev, sottolineando che ben 30 atleti russi partecipano a questa Olimpiade sotto la bandiera di altri Paesi, ha lanciato un anatema auspicando che a questi (che in Russia hanno ovviamente ancora relazioni e parenti) venga proibito il rientro nella ex-patria. “Li nutriamo, li educhiamo, forniamo loro allenatori e impianti e loro buttano via il passaporto e se ne vanno. Dovremmo privarli di tutto, vietare loro l’ingresso in Russia e l’uso delle nostre strutture sportive. E ci arriveremo”.
Da questo punto di vista il fenomeno non è nuovo. Sono i tempi che sono cambiati. E dunque anche gli atleti di origine russa si dividono, ormai, in “campioni nazionali” e “traditori”. Tra i primi va senz’altro annoverato Aleksandr Oveckin, il supercampione dell’hockey su ghiaccio, che da anni gioca nella lega professionistica Usa dove ha battuto ogni possibile record. Oveckin (figlio di Tatiana, per lunghi anni pilastro della fortissima nazionale sovietica di basket), però, ha un’icona russa appena sull’armadietto nello spogliatoio. E di recente, unico della sua squadra, ha rifiutato di partecipare a un gesto di solidarietà con la popolazione LGBT+.Sull’altra sponda la famiglia di Ilya Malinin, stella assoluta del pattinaggio di figura, dal cognome evidentemente russo. Ilya è figlio di Tatiana Malinina e Roman Skorniakov, entrambi pattinatori (e lei pure figlia di pattinatore) di livello olimpico, che però scelsero di gareggiare per l’Uzbekistan, stante l’enorme concorrenza tra i pattinatori russi.
Trasferitisi negli Usa, dove si sono sposati e sono rimasti a vivere, Malinina e Skorniakov sono diventati allenatori di pattinatori americani finché si sono accorti che Ilya, nato nel 2004, aveva doti fenomenali. Ed eccoli qui, a far venire il nervoso al ministro Degtyarov.

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