Intervistato dal canale televisivo France 2 (il secondo canale della televisione di Stato), Volodymyr Zelensky si è sentito chiedere quanti siano stati finora i caduti ucraini. Il Presidente ha risposto che “sul campo di battaglia dal febbraio 2022 sono stati registrati 55 mila caduti” più, sempre parole sue, “un numero molto vasto di di dispersi”. La giornalista francese non ha obiettato (55 mila caduti sembra onestamente poco, in quattro anni di guerra) né approfondito (è ricorrente l’accusa al governo ucraino di nascondere le perdite dietro la dizione “disperso”), come peraltro sempre succede con Zelensky e, più in generale con la narrazione ucraina, sempre e comunque sposata dai media occidentali.
Più o meno negli stessi giorni, i giornali italiani (e non solo loro) hanno rilanciato lo studio del CSIS (Center for Strategic and International Studies) di Washington, già ripreso dal New York Times, secondo cui in questi quattro anni di guerra tra morti, feriti e dispersi i russi avrebbero perso 1,2 milioni di soldati e gli ucraini 600 mila.
Ma queste valutazioni hanno senso? Tra dichiarazioni interessate e studi fintamente indipendenti, su questo tema regna una grande confusione e del caos approfittano le opposte propagande. Bisognerà aspettare la fine della guerra per sperare di avere informazioni più affidabili?
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