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Ora il diesel russo resta in Russia. Per decreto

Il blocco alle esportazioni di diesel va ad aggiungersi a quello sulla benzina e sul carburante per aerei. La crisi russa dei carburanti.

E così, sotto i colpi dei droni ucraini, che hanno danneggiato il sistema produttivo russo, il Cremlino ha dovuto decretare un divieto alle esportazioni di diesel, che va ad aggiungersi a quelli già varati sulla benzina e sul carburante per aerei. Una notizia così importante per i russi e per le loro attività economiche da essere diffusa sotto forma di trasmissione in diretta della riunione di Governo, presieduta da Putin, in cui è stata presa la decisione…

Al divieto all’export, la Russia ha affiancato un inedito import da altri Paesi, come Bielorussia e Mongolia. Il che per un Paese che figura tra i maggiori produttori di petrolio vuol dire una cosa sola: crisi…

Detto questo, i soliti esperti avvertono che lo stop alle esportazioni russe di diesel potrebbe avere conseguenze globali, visto che l’anno scorso la Russia ha generato l’11% delle esportazioni mondiali. E privare di colpo il mercato di una quota così importante potrebbe generare scossoni, primo fra tutti un aumento dei prezzi. E allora perché ne sentiamo parlare solo per sottolineare le difficoltà di Mosca, e non anche come un pericolo per noi? La risposta è semplice: i maggiori importatori di diesel russo sono, storicamente, Turchia e Brasile, a cui si sono aggiunti più di recente Paesi come Marocco, Egitto e Senegal. Per una volta, dunque, il problema energia sembra orientarsi in prima battuta verso altre sponde. Il sospiro di sollievo è molto ben udibile.

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