Il secondogenito di Muammar Gheddafi, Saif Gheddafi, non aveva proprie milizie armate, né sembrava prossimo a poter ambire a un controllo del Paese. Non rappresentava, in poche parole, una minaccia imminente per nessuna delle parti operanti in Libia. Il nome però era piuttosto pesante. Forse è proprio da qui che occorre partire per comprendere il suo omicidio. Le circostanze sono ancora avvolte nel mistero. L’unica cosa certa è che quanto accaduto serve a sottolineare, ancora una volta, il profondo livello di instabilità della Libia.
Un’instabilità che passa da almeno due faglie importanti. La prima è interna e riguarda, ancora una volta, la spaccatura tra est e ovest. Con l’est sempre in mano al generale Haftar, messo però in allarme da recenti attacchi che hanno coinvolto le proprie forze al confine con il Niger. L’altra spaccatura riguarda invece il medio oriente, con la sfida tutta interna al mondo sunnita tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti che sta avendo conseguenze anche in territorio libico. Abbonati a InsideWar per leggere la newsletter!

