La Russia e l’Indice Olivier, ovvero: l’inflazione in tavola

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Il settimanale inglese The Economist da molti anni calcola l’inflazione mondiale sulla base dell’Indice Big Mac, ovvero confrontando il prezzo del panino con il costo della vita nei diversi Paese. Anche i russi hanno il loro indice, l’Indice Olivier, basato sul costo di uno dei loro piatti più tipici, certamente il più tipico delle feste: l’insalata Olivier, dal nome del suo inventore, lo chef russo di ascendenza belga Lucien Olivier, che nel 1864 aprì a Mosca il raffinato ristorante Hermitage. La sua insalata, in origine, era un piatto da ricchi, cacciagione e crostacei su un letto di verdure (patate, capperi, olive, cetrioli), con abbondante maionese.
Da lì in poi storia e leggenda si intrecciano senza scampo. Resta il fatto che, con qualche modifica (tonno o pollo al posto di cacciagione e crostacei, per esempio), quel piatto si diffuse anche all’estero, finendo con l’essere chiamato “insalata russa”.
In Russia, proprio perché non può mancare sulla tavola, il costo dell’Olivier è diventato il metro dell’aumento dei prezzi al consumo. L’inflazione calcolata dalle massaie, insomma. Per il 2025 l’inflazione è al 6%, dunque questo dovrebbe essere l’aumento del costo dell’Olivier. Ma non è così semplice. L’anno scorso i prezzi di molti generi alimentari sono schizzati alle stelle (le patate, per esempio, che nella nostra insalata sono indispensabili, sono aumentate del 140%) e nel 2025 non sono certo tornati alla base, anzi.

In Inside Russia, la newsletter su Russia e dintorni che arriva puntuale ogni giovedì, racconto tutto il resto: la storia mirabolante dell’insalata Olivier, la dinamica in salita dei prezzi dei generi alimentari nella Russia in guerra, la composizione e il costo di un pranzo tipico delle Feste. Per scoprire tutto questo e molto altro c’è un modo molto semplice: abbonarsi a InsideOver, diventare uno di noi, scegliere l’informazione indipendente. Ti aspetto qui!