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Quelle che ancora oggi vengono chiamate milizie Sdf, acronimo di Syrian Democratic Force, per la verità non esistono più. La sigla era nata nel 2015 con l’intento di unire i più importanti gruppi curdi con le tribù arabe sunnite dell’est della Siria. Tra i curdi, a spiccare per anni sono state soprattutto le cosiddette milizie di “autodifesa popolare”, indicate con l’acronimo curdo di Ypg. La coalizione, sorta in funzione anti Isis, si è sciolta a inizio gennaio nel giro di pochi giorni. Non appena da Damasco il presidente Ahmed Al Sharaa ha dato l’ordine di far avanzare le truppe governative verso Deir Haffer, le tribù arabe hanno scelto di abbandonare la coalizione con i curdi.

La fine della coalizione curdo-sunnita, ha rappresentato senza dubbio la svolta più importante di inizio anno. Con le tribù arabe dalla propria parte, l’esercito ha avuto gioco facile a prendere la stessa Deir Haffer. Inoltre, è riuscito a oltrepassare l’Eufrate e ha riportato, dopo oltre un decennio, le province dell’est della Siria sotto il controllo delle autorità di Damasco. Nel 2012, erano state perse dall’allora esercito guidato da Bashar Al Assad e hanno subito successivamente l’avanzata dell’Isis. Al Sharaa può quindi vedere da molto vicino l’obiettivo della riunificazione. Al momento tra governo e curdi vige un cessate il fuoco. Ma la situazione continua a essere tesa, soprattutto nell’area di Kobane.

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