Oramai in Iran si è entrati in una fase di stallo. Da una parte gli Usa che spingono per un accordo ma minacciano ancora ritorsioni, con tanto di blocco navale mai revocato attorno le coste iraniane. Dall’altra parte, la Repubblica Islamica che vuole sedersi attorno a un tavolo solo per firmare accordi di pace. Ben si intuisce come, un una situazione del genere, sembra molto difficile risolvere la situazione. Nel frattempo, il conto alla rovescia sta finendo: il 22 aprile scade il fragile cessate il fuoco sottoscritto a Islamabad la notte dell’8 aprile scorso e il rischio concreto è che la guerra riprenda con rinnovata intensità. Facendo così naufragare, almeno per il momento, ogni speranza di intesa e di ritorno alla normalità tanto a Hormuz quanto nel resto del medio oriente.
Il quadro è complicato dal fatto che in Iran non si comprende ancora molto bene chi sia il leader. La diatriba emersa dopo il tweet di Araghchi, ha testimoniato le difficoltà della Repubblica Islamica a determinare con precisione il vero centro decisionale. L’uccisione a marzo di Alì Larijani, ha portato a una maggiore incertezza all’interno del quadro governativo. Stringere così un accordo appare ancora più difficile. Per scoprire di più, abbonatevi!
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