Donald Trump ricatta la Nato perché vuole le navi da guerra degli Alleati occidentali al fine di presidiare le acque del Golfo e impegnare la Us Navy in due operazioni che ci riportano a scenari del Secondo conflitto mondiale: uno sbarco sull’isola che ospita il terminal petrolifero di Kharg e una scorta militare per consentire alle petroliere e alle gassiere intrappolate nel Golfo Persico di attraversare lo stretto strategico di Hormuz, dove Lloyd’s, portando i prezzi alle stelle, di fatto non assicura più i mercantili in transito. Gli esperti stimano che potrebbero essere necessarie fino a “due navi per ogni petroliera”, o “una dozzina di navi per scortare convogli composti da cinque a dieci petroliere”, per garantire uno schema di difesa aerea efficace, e questo già sottolinea la complessità di una simile operazione.
Ma ben più pericolosa sarebbe l’opzione anfibia che vedrebbe lo sbarco di migliaia di Marines sulla piccola isola di Kharg, ad appena 25 chilometri di distanza dalle coste iraniane, o, peggio, uno sbarco lungo le coste dell’Iran meridionale che dominano lo stretto per stabilire una testa di ponte che non permetta al Corpo della Guardia della Rivoluzione Islamica di controllarlo. Questa incursione, che inizierebbe con estesi attacchi aerei lungo la costa, cui seguirebbe lo sbarco dei Marines impegnati in un assalto anfibio dal mare, coadiuvati da team trasportati dall’aria su elicotteri, potrebbe rivelarsi estremamente complessa, dispendiosa e pericolosa per il Pentagono. Washington dovrebbe infatti pensare a una exit strategy capace di convincere il Presidente, invece di rischiare di impantanarsi in uno scontro con i Guardiani della rivoluzione che, secondo gli analisti militari, sono forti di 190mila uomini e possono ancora contare sulla forza d’élite Quds, specializzata nella guerra asimmetrica, minacciando di trascinare gli americani in “un altro Vietnam“. Al centro della nostra attenzione, e quindi dell’articolo dedicato ai nostri abbonati, sono proprio queste due “operazioni militari”
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