“No man left behind”. Il codice di condotta delle forze armate statunitensi non è soggetto a discussione quando un compagno in pericolo rischia l’uccisione o la cattura in territorio nemico. È un principio, nato prima dell’America stessa, in una formazione di antesignani commandos, i Rogers’ Rangers della guerra franco-indiana del XVII secolo, che nella notte di sabato si è tradotto in un’operazione ad altissimo rischio nel cuore del territorio iraniano, a soli 50 chilometri di distanza dal sito nucleare di Isfahan. Al centro di tutto, la vita di un solo uomo: l’operatore di sistemi d’arma, o Weapons System Officer, spesso abbreviato con WSO, abbattuto nei cieli dell’Iran meridionale venerdì mattina mentre era a bordo di un cacciabombardiere F-15E Strike Eagle insieme al suo pilota.
Washington doveva recuperarlo a ogni costo, mentre Teheran ha cercato di catturarlo con ogni mezzo, dando vita a una caccia all’uomo che ha coinvolto i Guardiani della Rivoluzione, agenti della Basīj in abiti civili e la popolazione locale. Sulla testa del colonnello dell’US Air Force, che ha evitato la cattura per oltre 24 ore dopo aver trovato un nascondiglio su un crinale che ha scalato per mettersi “al sicuro”, pesava una taglia di 50mila dollari. Per salvare il pilota caduto dietro le linee, gli Stati Uniti hanno lanciato un’imponente missione di salvataggio, inviando un’armata aerea e perdendo otto aerei in azione, per un valore complessivo di 300 milioni di dollari. Ma secondo alcune versioni, che si focalizzano sul grande numero di forze speciali coinvolte nell’esflitrazione di un solo uomo, il vero obiettivo della missione potrebbe essere stato un altro. Al centro della nostra attenzione, e quindi dell’articolo dedicato ai nostri abbonati, sono la ricostruzione e i dettagli di questa audace operazione militare.
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