Nessuno sbarco in forze sull’isola di Kharg o di Qeshm, né sulla zona costiera dello stretto di Hormuz, che pure resta sottoposto al blocco e alla minaccia delle mine e delle ritorsioni dei pasdaran, o temerarie e più volte paventate operazioni ad alto rischio delle forze speciali che dovrebbero impossessarsi dell’uranio arricchito dell’Iran, ma un D-Day economico, che punta a colpire ancora più duramente l’economia della Repubblica Islamica. Così l’amministrazione Trump, impantanata in una campagna che è rimasta a corto di obiettivi militari e soluzioni a breve termine per affermarsi sul campo di battaglia del Medio Oriente, punta ancora una volta sulla guerra finanziaria che non sembra aver ottenuto risultati tangibili, o almeno decisivi, quando è stata mossa contro la Federazione Russa, dalla Crimea all’invasione dell’Ucraina. Né ha scoraggiato Mosca dal perseguire i propri obiettivi in quello che qualcuno voleva rendere il cortile di casa dell’Europa.
Gli Stati Uniti hanno dichiarato, attraverso il segretario al Tesoro Scott Bessent, quello che è stato battezzato “D-Day economico” per l’Iran, ufficializzando l’intenzione di colpire Teheran con “sanzioni senza precedenti”. Il termine D-Day, nel gergo militare, è il primo giorno in cui ha inizio un’operazione o un attacco, e viene comunemente associato al 6 giugno 1944, data dello sbarco in Normandia. Queste sanzioni economiche, “misure estreme”, secondo le precise parole di Bessent, mirano a “ripercuotersi in maniera non secondaria anche su tutti i Paesi che decidono per una politica di pacificazione” nei confronti del regime degli Ayatollah.
Per l’apparato che si è occupato della pianificazione di questa guerra finanziaria, in assenza di obiettivi militari, ormai “terminati” secondo l’ammissione dell’ammiraglio Brad Cooper, capo del Comando centrale degli Stati Uniti responsabile della conduzione dell’operazione Epic Fury, e del capo dello Stato Maggiore Congiunto, Generale Dan Caine, gli Stati Uniti sono ormai giunti alla fase decisiva della guerra economica, il D-Day, la “più grande offensiva finanziaria mai scatenata contro un avversario”. Nell’articolo principale di questa nostra newsletter analizziamo la strategia di Washington che, almeno attualmente, sembra essersi impantanata prima ancora di mettere i “boots on the ground”.
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