InsideUsa – Trump rilancia il mito dell’eccezionalismo: ecco perché

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Carissime lettrici, cari lettori,

Benvenuti a una nuova edizione di #InsideUsa, la vostra guida settimanale per esplorare i retroscena politici e culturali che stanno plasmando il presente e il futuro degli Stati Uniti. Io sono Roberto Vivaldelli e, come ogni giovedì, vi porto direttamente nel cuore delle dinamiche della superpotenza americana. Pronti? Partiamo!

Questa settimana, nell’articolo riservato agli abbonati di InsideUsa, vi parliamo del discorso pronunciato dal presidente Donald Trump in occasione del Giorno dell’Indipendenza (250esimo anniversario) del 4 luglio. Nel suo speech, ha ripreso il mito dell’eccezionalismo americano, abbandonando definitivamente la maschera dell’outsider per abbracciare posizioni neoconservatrici e retoriche anti-comuniste estreme.

Il presidente ha evocato la storica visione degli Stati Uniti come “città sulla collina” e “coronamento della storia umana”, ma è rapidamente scivolato in toni cupi, definendo il comunismo una “minaccia mortale” paragonabile a un cancro da estirpare, più pericolosa di guerre mondiali e attentati. Con un chiaro riferimento tanto alla Cina quanto alle ali più progressiste del partito democratico, Trump ha contrapposto in modo manicheo i due sistemi, dipingendo l’America come baluardo della vita e della libertà contro la tirannia. Questa visione polarizzante, che rivendica un “universalismo missionario” occidentale, si innesta perfettamente nelle teorie di Samuel Huntington, secondo cui l’Occidente identifica i propri interessi con quelli della comunità internazionale, trasformando di fatto il proprio universalismo in imperialismo agli occhi delle altre culture.

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