Carissime lettrici, cari lettori,
Benvenuti a una nuova edizione di #InsideUsa, la vostra guida settimanale per esplorare i retroscena politici e culturali che stanno plasmando il presente e il futuro degli Stati Uniti. Io sono Roberto Vivaldelli e, come ogni giovedì, vi porto direttamente nel cuore delle dinamiche della superpotenza americana. Pronti? Partiamo!
Questa settimana vi parliamo della successione alla Casa Bianca, che è già iniziata, e i bookmaker hanno le idee piuttosto chiare. Come scrive Luke Nicastro, senior editor di The American Conservative, «le probabilità che il candidato repubblicano alla presidenza nel 2028 si chiami J.D. Vance o Marco Rubio sono attorno al 70 percento». Eppure, mancano ancora anni alle primarie, e la politica, si sa, è l’arte dell’imprevedibile. Una débâcle repubblicana alle midterm, lo scoppio della bolla dell’intelligenza artificiale o un crollo economico potrebbero cambiare tutto. Ma anche nello scenario più scontato, né il vicepresidente né il segretario di Stato avranno vita facile.
Altri repubblicani si faranno avanti, anche solo per alzare il proprio profilo o guadagnarsi un posto al tavolo dei ministeri. E il Senato, come ricordano gli analisti, è da sempre il vivaio dei presidenti americani: ben diciassette inquilini della Casa Bianca provengono da quella augusta assemblea. Tre nomi, in particolare, circolano con insistenza negli ambienti politici di Washington: Ted Cruz, Josh Hawley e Rand Paul. Tre senatori, tre visioni, tre anime diverse del conservatorismo post-Trump.
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