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InsideUsa – Caccia agli “estremisti anti-tech”: così gli Usa spiano chi critica l’IA

Il governo americano usa la paura dell’IA come pretesto per sorvegliare sempre più cittadini: "Nei prossimi violente proteste contro l'IA"

Carissime lettrici, cari lettori,

Benvenuti a una nuova edizione di #InsideUsa, la vostra guida settimanale per esplorare i retroscena politici e culturali che stanno plasmando il presente e il futuro degli Stati Uniti. Io sono Roberto Vivaldelli e, come ogni giovedì, vi porto direttamente nel cuore delle dinamiche della superpotenza americana. Pronti? Partiamo!

Nell’articolo riservato agli abbonati di questa settimana vi parliamo del rinnovo silenzioso della sezione 702 del FISA e di come il timore dell’IA stia diventando un nuovo pretesto per la sorveglianza di massa. Secondo un’inchiesta di Daniel Boguslaw su Wired, il governo federale e le polizie locali stanno già etichettando come «estremismo violento anti-tecnologia» (categoria inesistente nei manuali ufficiali…almeno fino ad oggi) le proteste contro l’intelligenza artificiale. Un rapporto riservato del New York Intelligence and Counterterrorism Bureau prevede «disordini violenti entro il 2027» legati alla perdita di posti di lavoro e ai deepfake.

Ma la stessa valutazione viene usata per sorvegliare attivisti pacifici, come dimostra un video sui data center in Georgia finito in mano alle forze dell’ordine. A ciò si aggiungono le direttive dell’amministrazione Trump (National Security Presidential Memo 7) che ordinano di individuare chi ha convinzioni “anti-americane” e il nuovo zar antiterrorismo Sebastian Gorka che mette gli «estremisti di sinistra» tra le priorità. Il risultato, avvertono esperti legali, è che criticare un data center diventa un atto di estremismo, mentre il rinnovo del FISA – senza alcun dibattito pubblico – fornirà gli strumenti per spiare i telefonini dei contestatori.

Per questa settimana, è tutto, abbonatevi e alla prossima con #InsideUsa

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