Secondo un’indagine indipendente di Earshot e Forensic Architecture, nella notte del 23 marzo 2025 i soldati dell’IDF spararono oltre 900 colpi contro il convoglio umanitario di medici e soccoritori che stava transitando nella Striscia di Gaza, nonostante il convoglio fosse ben visibile e contraddistinto da simboli chiari e luminosi.
Nell’attacco furono uccisi 15 operatori umanitari.
Secondo la ricostruzione, i soldati dell’IDF aprirono il fuoco per diversi minuti contro ambulanze e mezzi di emergenza diretti verso la scena di un precedente bombardamento nella zona di Tal as-Sultan, a ovest di Rafah. Le vittime comprendevano paramedici della Società della Mezzaluna Rossa Palestinese, soccorritori della Difesa civile palestinese e un dipendente di un’agenzia umanitaria delle Nazioni Unite.
L’inchiesta — basata su registrazioni audio e video realizzate dagli stessi soccorritori, immagini satellitari e le testimonianze di due sopravvissuti — conclude che almeno 910 proiettili furono sparati in pochi minuti contro i veicoli e gli operatori. In diversi casi, secondo l’analisi balistica, i colpi sarebbero stati esplosi da distanza ravvicinata, tra uno e quattro metri.
Un elemento chiave riguarda l’identificazione del convoglio. I ricercatori affermano che i mezzi erano chiaramente contrassegnati come veicoli di emergenza e viaggiavano con le luci lampeggianti accese. Questo contraddice la prima versione fornita dall’esercito israeliano, che aveva parlato di veicoli non riconoscibili e di una “minaccia sospetta”.
Ho raccontato questa nuova indagine nell’episodio #63 di InsideOsint, la newsletter di InsideOver che affianca al giornalismo l’open source intelligence.
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