Tre episodi recenti in quella tragedia, che pare purtroppo senza fine, chiamata guerra tra Russia e Ucraina. Starobilsk, regione di Luhansk, territorio occupato dai russi: 16 droni ucraini colpiscono il college dell’Università pedagogica e uccidono 22 studenti. Enerhodar: un drone ucraino colpisce la centrale nucleare di Zaporizhzhia (la più grande d’Europa, occupata dai russi), in un punto assai prossimo ai reattori. L’allarme è internazionale e mobilita anche Rafael Grossi, il direttore dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Terzo episodio: nella regione di Donetsk (occupata dai russi) un drone ucraino colpisce un autobus russo di linea diretto verso la Crimea: 8 morti, tutti civili ovviamente.
Se uno andasse a controllare come i tre episodi sono stati raccontati da noi, scoprirebbe che: la strage di Strobilsk prima è stata venduta dagli ucraini come un attacco a un comando dei servizi segreti russi, versione immediatamente ripresa dai media occidentali che poi, di fronte alla realtà, hanno semplicemente smesso di occuparsene, lasciando scivolare i fatti fuori dalle pagine e dalle cronache; il drone ucraino sulla centrale nucleare è diventato “un drone”, anonimo, senza identità; e dell’autobus, colpito a sangue freddo, quattro righe dai più volenterosi.
Prima di generare equivoci: sappiamo benissimo che anche i russi provocano ogni giorni vittime civili e che i russi non sono certo meno crudeli dei loro nemici. Ma perché la stampa europea, con quella italiana in prima fila, è così impegnata a mettere la sordina alle “cattive” (ma comprensibili) azioni dell’Ucraina? Perché far finta che gli ucraini combattano in guanti bianchi, contro la realtà di una guerra che di giorno in giorno non fa che incancrenirsi? Perché un civile russo morto in un autobus colpito da un drone ucraino dovrebbe essere “meno morto” di un cittadino di Kiev ucciso da un missile russo?
A me pare che questa sorta di censura soffice riveli soprattutto un nostro problema, un problema di relazione tra l’establishment politico e culturale europeo e le masse.
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